domenica 9 dicembre 2012

DA ORIZZONTE48 EMERGE L'UMANESIMO...48. l'INVALICABILITA' DEI PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA NOSTRA COSTITUZIONE AD OPERA DEL DIRITTO COMUNITARIO

Da "Umanesimo48" riceviamo e volentieri pubblichiamo questo primo contributo che inaugura la costruzione collettiva della nostra "Costituente"...e di un nostro futuro "nella democrazia".
"Umanesimo", che è un prestigioso docente universitario di diritto pubblico, ha avuto il pregio di affermare dei principi chiari e puntuali, mantenendosi nel solco divulgativo che qui cerchiamo di perseguire, in modo da porre tutti in condizione di comprendere questi complessi problemi.
Insomma, stiamo "rimuovendo gli ostacoli" di cui parla l'art.3, secondo comma, della Costituzione. Per voi tutti.
A questo punto da Gian Luca Menti, Chicco D.M. e da tutti gli altri che generosamente si offrono per portare avanti l'iniziativa di "doppia rimessione", - alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea, delle questioni inerenti alla legittimità costituzionale non solo delle norme interne di recepimento di quelle "europee", ma di queste ultime con gli stessi principi "fondamentali" dei trattati, correttamente intesi, cercando di fermare la "follia contabile" che li sta cancellando (oltre la misura della stessa ambiguità delle formule adottate)-, mi aspetto un impulso alla organizzazione dell'iniziativa.
Ovviamente con i tempi e le possibilità di concreta disponibilità "personale"del caso. Cosa che può richiedere l'ausilio e l'impegno, ognuno per la sua parte, di tutti coloro che "sentono" l'urgenza di questo impegno civile.
Il supporto di questo blog (vedrete!) non mancherà, ma i primi attori siete voi tutti, come vi ho detto fin dal primo post
Ecco il contributo di "Umanesimo48"... 

La domanda che va posta è: può un governo, anche per il tramite del parlamento, modificare (peggiorando il livello di tutela e di garanzia) norme sul diritto al lavoro, sul diritto alla pensione (vedi anche la condizione dei c.d. "esodati"), sul diritto all'assistenza, sul diritto allo studio, sul diritto alla salute, e quant'altro, in deroga - se non in contrasto - ai principi fondamentali della nostra Costituzione, ed in nome di una - sedicente – “necessità” di una politica di austerità, pur nel pieno di una crisi economica?
Vi è, certamente, una ingiustificabile mancanza di considerazione di un canone-base della teoria economica: "l'austerità va praticata nelle fasi di espansione, non in quelle di crisi" (Keynes), altrimenti si produce la distruzione dei posti di lavoro.
Quando non si produce alcuna politica industriale, non si pensano misure per alleggerire il carico fiscale delle imprese e delle famiglie, si allunga l'età pensionabile, si  affievoliscono le misure di garanzia e di tutela dei lavoratori adottando strumenti che, anzi, ne “ incentivano l'uscita" l’uscita dalla condizione lavorativa attiva, quando non si introduce il meccanismo delle compensazioni tra amministrazione dello Stato e le aziende (o imprese) e quant'altro, si genera un sistema di misure che, messe tutte insieme, danno l'impressione (per non dire, la certezza) di un gioco al massacro sociale. Senza voler ricordare le ultime uscite del governo in ordine al sistema sanitario, sempre con il supporto di rito secondo cui il livello di spesa non è più sostenibile. Argomento quantomeno strano, a fronte dei dati europei che pongono il nostro sistema sanitario - sul piano della spesa e dei costi - al gradino più basso.
Insomma, ogni misura sembra pensata solo in senso "contabile", senza tener conto degli effetti sociali in cui risiedono le garanzie, la dignità, il benessere, la solidarietà, l'uguaglianza, la libertà di ogni  uomo. Anzi, in nome della "contabilità" sembra giustificarsi qualsiasi negazione del diritto, fino a liquidare come "danno collaterale" la scelta di quanti sono giunti a concepire anche gesti estremi per aver perso la dignità e la speranza di una vita serena.
Ma tutto questo è coerente con l'essenza, i principi fondamentali della nostra Costituzione? Lascio a ciascuno degli eventuali lettori ogni considerazione, dopo aver offerto qualche elemento di riflessione.
L'anima (il valore fondamentale) della nostra Costituzione è certamente quella di una Carta costituzionale di uno Stato di democrazia classica. Il suo riferimento - o la sua finalità - è il benessere dell'uomo e intorno ad esso (ovvero nel suo interesse) è costruito un sistema di norme che contengono principi fondamentali non revisionabili, ovvero non sopprimibili, altrimenti verrebbe meno la stessa natura "democratica".
Su tale assunto si basa anche l'art. 139 Cost., quando afferma che la "forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale", laddove nel termine "repubblicana" è insito il collegamento all'art. 1 della stessa Costituzione ed al suo richiamo al fondamento del lavoro: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro".
Con ciò non si vuol dire che se tutti non lavorano viene meno la stessa Repubblica, ma che il lavoro è il valore essenziale attraverso il quale si afferma la dignità e la libertà di ogni individuo, in ossequio al principio - formale e sostanziale - di uguaglianza, il quale "impone" alla Repubblica - e, dunque, ad ogni organo costituzionale chiamato ad agire in nome del popolo sovrano- di rimuovere ogni ostacolo "di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (...)".
Così, l'art. 4 della Costituzione con il riconoscimento del diritto al lavoro a tutti i cittadini, promuovendo "le condizioni che rendano effettivo questo diritto". Allo stesso modo la parte relativa ai "Rapporti economici", in cui si afferma la tutela del lavoro(art. 35), il diritto ad una "retribuzione proporzionata alla quantità e qualità" del lavoro e "in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé (il lavoratore) e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa" (art. 36). Non di meno quando la Costituzione prescrive che l'iniziativa economica "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana" (art. 41 Cost.).
Tutto ciò significa che qualsiasi misura o norma in contrasto con i principi che ho fin qui ricordato sono incostituzionali e lo sono anche se "ce lo dice (o ce lo fa intendere) l'Europa".
Infatti, se è vero che oggi vige il c.d. "primato" del diritto comunitario sul diritto interno, ciò non può, comunque, valere se in ragione del diritto comunitario vengano emanate norme che violano i principi fondamentali della nostra Costituzione.

Esiste, infatti, una sfera "intangibile" dell'ordinamento costituzionale che si pone come barriera all'espansione illimitata (o irragionevole) del diritto comunitario.
Mi riferisco (come ricorda Gustavo Zagrebelsky) ai c.d. "principi supremi" che non possono essere superati neanche dalla cessione di sovranità derivante (attraverso un'interpretazione estensiva) dall'art. 11 della Costituzione.
Quindi, se il nostro diritto interno é cedevole di fronte al diritto comunitario, quest'ultimo non può derogare o superare i "principi supremi" della nostra Costituzione.
Una regola questa ribadita dalla Corte costituzionale (sent. 284 del 13 luglio 2007).
Di essa (ndQ, nota di Quarantotto...grazie Alberto del metodo segnalato J!) segnaliamo questo passaggio, che dà risposta ad alcune questioni sollevate nel dibattito al post precedente: “Ora, nel sistema dei rapporti tra ordinamento interno e ordinamento comunitario , quale risulta dalla giurisprudenza di questa Corte, consolidatasi, in forza dell'art. 11 della Costituzione, soprattutto a partire dalla sentenza n. 170 del 1984, le norme comunitarie provviste di efficacia diretta precludono al giudice comune l'applicazione di contrastanti disposizioni del diritto interno , quando egli non abbia dubbi - come si è verificato nella specie - in ordine all'esistenza del conflitto. La non applicazione deve essere evitata solo quando venga in rilievo il limite, sindacabile unicamente da questa Corte, del rispetto dei principi fondamentali dell' ordinamento costituzionale e dei diritti inalienabili della persona (da ultimo, ordinanza n. 454 del 2006).

Quindi, se una legge dello Stato viola la Costituzione nei suoi principi fondamentali è direttamente incostituzionale.
Ma lo è anche se viola i principi fondamentali o supremi della Costituzione per "mandato" europeo. In ogni caso, un'eventuale violazione dei principi supremi della Costituzione da parte di norme comunitarie non vengono direttamente affidate al giudizio della stessa Corte costituzionale, ma indirettamente, attraverso il sindacato di costituzionalità della legge interna, di attuazione dei Trattati istitutivi dell'Unione, nella parte in cui consente - incostituzionalmente - di contraddire i principi inderogabili della Costituzione (così numerose sentenze della Corte costituzionale).
Quindi, in conclusione, non è sufficiente che "ce lo dica l'Europa" per giustificare la violazione di principi fondamentali costituzionalmente garantiti, anzi ,che sono l'essenza della Costituzione stessa.

25 commenti:

  1. Grazie a Umanesimo48 per questo post.
    Da profano, ritengo che la battaglia per affermare come invalicabili i confini posti dai principi costituzionali va combattuta con la massima determinazione, posto che lo "zeitgeist" sembra ormai essere quello di considerare le costituzioni come accessorie e valide solo nella misura in cui non confliggono con le più concrete leggi del mercato.
    E' significativo, in questo senso, il brano di un articolo scritto da Piero Ottone su Repubblica il 13/04/2012, quando annota "a me sembra che l’impostazione sindacale di Landini, che parte dai principi (repubblica imperniata sul lavoro, diritto di ogni cittadino al lavoro) piuttosto che dalle leggi naturali (domanda, offerta, libero scambio)…sia una scheggia di quel sindacalismo che prevaleva nell'Italia del dopoguerra, figlio dell’estremismo di sinistra”. La Costituzione Italiana come espressione dell'estremismo di sinistra del dopoguerra... Stiamo parlando di un giornalista come Piero Ottone, e di un giornale come la Repubblica che si spaccia per l'organo ufficiale dei progressisti, fonte di informazione e ammaestramento per una serqua di persone che in buona fede lo ritengono tale...

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    1. Sì Mauro, ma Repubblica è uno di quei giornali che, se hai fatto il percorso di informarti qui, e prima ancora su goofynomics, o anche "tempesta perfetta", tendi a non leggere più.
      Proprio per esaurimento di ogni interesse: vedere mille volte una stessa "rappresentazione" dell'inganno sistematico oligarchico, va bene se ancora non ci si è accorti di come ci colpisce concretamente.
      Vederla 100.000 volte e più è puro masochismo. Che ti faccia male uno dovrebbe essersene già accorto da un pezzo.
      Ma pure Landini non è un modello di coraggio e di scardinamento del sistema di "sterilizzazione" della Costituzione cui pure si richiama.
      Come ho dettoinel post, LA PRODUTTIVITA' E I TAGLI E POI ANCORA I TAGLI:
      "Sì ma le parole "euro-Maastricht-austerità-pareggio di bilancio" non gli escono mai? Perchè se non gli escono, non è che possano fare molto altro che non sia lamentarsi, ossia "fare ammuina" solo per differenziarsi da...Bonanni.
      Diciamo che gli escono solo quelle "austerità" e, qualche volta, "pareggio di bilancio", manifestandoci pure, contro gli effetti...MA NON CONTRO LA CAUSA.
      EURO-EURO-EURO-EURO-EURO-EURO: è così facile a dirsi!

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    2. Ma forse Landini non conosce la causa, e può pure essere, perché non risulta che a sinistra-sinistra, dove si situa Landini (e anche più a sinistra) ci sia conoscenza diffusa di macroeconomia: si fermano alla realtà, che diventa pure slogan, di "capitale contro lavoro" e di "crisi cicliche del capitalismo", che è vera, ma che, detta così, nulla spiega nella fattispecie e pertanto nulla aiuta ad argomentare e ad "orizzontarsi". Sto parlando di sindacato e di base in quelle aree del sindacato e della base che non credono che il massimo siano la deregulation e la mobilità.

      Il mio chiaro presupposto, che non posso comprovare perché non conosco direttamente la persona, è la buona fede di Landini, mentre di altri di area politico-sindacale, che parimenti non conosco, non posso neppure presupporre la buona fede dato che hanno consentito a tagli su tagli fin da subito, in realtà, da un lontano prima.

      Colgo l'occasione per oscillare da goofy a orizzontista, pochissimo sapendo e poco potendo in entrambi gli ambiti, e in questo, temo, meno che in quello: da lettrice accanita e con un certo gusto per la parola, posso diffondere e linkare, come ho già iniziato.

      Un saluto a Mauro Poggi, che invito a non farsi del male anche se non posso considerarmi un grande "pulpito", perché solo da quattro anni definisco Repubblica "quel giornalaccio di regime" (abbandonato da allora).

      E un saluto a chi, con grazia sulfurea, ha menzionato, a Pescara, Giuliano l'Apostata.

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    3. Adriana se fosse come dici tu, non sarebbe neppure esistito il blog ggofynomics, che nasce proprio dal linciaggio, fatto sul "manifesto", delle lineari e limpide spiegazioni economiche che Bagnai tentò di fare sull'euro e sull'attacco al "lavoro" e alla democrazia che esso rappresenta.
      Purtroppo, visto che la "verità" su queste cose abbiamo le prove che sia disponibile, ormai facilmente accessibile, e documentata ampiamente, non possiamo che ritenere che le ragioni di questo assurdo silenzio (sulla spiegazione macroeconomica e, da qui, anche costituzionale), delle insostenibilità dell'euro, siano diverse dalle mera ignoranza

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    4. Comunque grazie dei saluti :-)

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    5. D'accordo, ohimé. Ho tentato di salvare Landini, almeno nella mia testa.
      Per "più a sinistra" non intendo "Il manifesto" o partitini, ma Lotta Comunista: a livello di base e propaganda la vulgata è che l'euro è stato l'invenzione del capitalismo europeo per battere le economie (allora) emergenti (rispunta la Cina) e pertanto si preconizza un forte sindacato europeo. E qui siamo al più Europa auspicato a fronte del già avvenuto più Europa delle borghesie.

      A livello di vertici, ignoranza o connivenza? Non è vera domanda, nel senso che nessun vertice, ammesso che leggesse qui, potrebbe-vorrebbe rispondere.

      In generale, sono d'accordo che il silenzio su "questo" argomento è assordante e dice più di MILLE parole. "Il veleno di mille scorpioni", dice un personaggio del Nome della rosa, mi pare proprio il monaco oscurantista e avvelenatore Jorge, a proposito della quantità di veleno che intride il libro reso da lui mortale a ogni incauto lettore, perché non fosse divulgato.

      Sì, talvolta l'inconscio è un buon link.

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    6. Vorrei precisare: non sono masochista e pertanto non leggo Repubblica, se non di quando in quando e solo perché ritengo utile sapere qual è l'ultima narrazione della stampa omologata. Del resto, da molto tempo - allo stesso modo - ho smesso di frequentare i quotidiani in generale e la mia maggior fonte di informazione è la rete.
      Citando Ottone non intendevo difendere Landini. (A Landini mi pare di poter riconoscere una passione che non hanno certo Bonanni o Camusso o Angeletti; ma convengo con 48 che la sua analisi non lo porta a fare il salto logico che dovrebbe, e questo è un grave limite, suo e di troppi altri).
      Citavo Ottone come esempio di un atteggiamento culturale che liquida come inutile zavorra principi costituzionali che avrebbero dovuto essere alla base del nostro convivere e che, ancorché disattesi già in passato, oggi sono esplicitamente disprezzati.
      Esempi più recenti non mancano. L'ultimo è quello di Monti intervistato da Al Jazeera, che alla domanda se non era stato un errore non avere assistito di più le classi povere (poor citizens) ha risposto: "non è stato per errore, ma per mancanza di risorse", dichiarando con questo che le priorità di questo governo erano altre, in disprezzo - a mio avviso - dell'art 3 della Costituzione, tanto per dirne uno.
      PS: Saluto Adriana, che spero di incontrare all'evento del 20 a Genova nonostante il "pacco" che Bagnai ci ha tirato.

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    7. C'è forse ancora una cosetta da osservare riguardo all'esemplare articolo di Ottone da te citato: la liquidazione dei "principi" - di tutti i principi, ovviamente anche di quelli costituzionali - in nome delle "leggi naturali". E questa è la parte veramente gustosa: quali "leggi", scritte da chi? NON dalla comunità accademica che studia la scienza economica, come ci illustra Bagnai con abbondanti e ripetuti riferimenti.
      Leggi naturali, ma non scientifiche; dunque non falsificabili. Assiomi come s'intendevano cent'anni fa (verità di per se stesse evidenti...)? Dogmi? Bidoni pazzeschi?
      Grazie per lo splendido esempio.

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    8. Se anche Landini fosse in buona fede (e non lo credo), ritengo che si dovrebbe comunque vergognare.
      Di fare il sindacalista e segretario della FIOM lo ha scelto lui, non credo lo abbiano costretto.

      Ora, se gente come tutti noi, che in teoria hanno un loro lavoro e "altro da fare", hanno scelto di dedicare tempo ed energie alla ricerca di una verità, per molti versi faticosa non solo da perseguire ma anche da digerire, possibile che lui, nel suo ruolo, non abbia MAI voluto approfondire alcuna tematica inerente l'EUROtrappola????
      Considerando la ormai non più scarsa letteratura presente sia nelle librerie che sul web??

      Giudicate un po voi se è peggio la buona o la malafede, io non ci vedo una gran differenza in termini di responsabilità.

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    9. Caro Carlo...Applausi a scena aperta mandati dalla..."regia"!
      Dovrebbero leggersi ogni mattina un "intervento" come il tuo. Anzi, migliaia :-)

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  2. Salve 48 (entrambi:), molto interessante questo post, grazie, e a questo proposito mi sorgono delle domande che avevo "in cantiere" da un po'...

    Per esempio, vi chiederei se siete d'accordo con la valutazione che circola - a un livello di approfondimento meno tecnico - sulla posizione della Corte Costituzionale tedesca, molto più incisiva rispetto a quella della nostra Corte.
    Infatti, a quanto ho capito, mentre noi ci limitiamo a porre il limite invalicabile dei principi fondamentali (che comunque nel loro carattere programmatico restano un pochino vaghi da definire, o no? vedi art 4 sul bistrattato diritto al lavoro...), la Corte tedesca invece ha sentenziato che, nell'attuale fase di integrazione, gli organi dell' Unione non sono abbastanza legittimati democraticamente, e quindi nei casi di “sviluppo dinamico” dei trattati previsti dal Trattato di Lisbona (ossia le procedure di revisione semplificata dei trattati e le "clausole di flessibilità", in base alla quale l'Unione può adottare provvedimenti anche in materie non di sua competenza, qualora risulti necessario per attuare i fini propri dell'Unione) si deve pronunciare sempre il Parlamento tedesco, per ratificare o autorizzare il Governo in sede europea.

    Questa differenza, tra l'altro, contrasterebbe con le condizioni di reciprocità necessarie alle limitazioni di sovranità ex art 11...e quindi ...?



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    1. Ciao Carmen.
      Sulle questioni che sollevi: intuisci tutto correttamente (nei commenti al precedente post ho fatto vari cenni, se hai avuto modo di seguire l'interessantissimo dibattito).
      Mentre ti rispondo (visto che è domenica e ho...più tempo) sto anche iniziando a dare una risposta organica a questi problemi: il post che ne verrà fuori magari ti chiederò cortesemente di rilanciarlo. E' ricco di informazioni importantissime.
      Sulla iniziativa della "doppia rimessione" per ora ti rinvio sempre a quei commenti, magari da organizzare in un "apparato" sistematico, per chi fosse interessato (e competente come te) :-)...

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    2. Caspita, 48, mi ero proprio persa quel mitico post con altrettanto dibattito!
      Gli ho dato una letta veloce, ma merita ben altro, quindi cerco di darmi da fare per recuperare - e naturalmente sono ben felice di collaborare al rilancio di questi temi così importanti...per riprenderci la dignità giuridica ed economica che ci spetta!

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    3. Carmen carissima, qui stanno accadendo cose "importanti" che forse ci daranno una via di liberazione e di resistenza (su quest'ultima vedrai il posto di domani...)-
      Se riesci con la tua sperimentata capacità di assemblaggio a "rimontare sistematicamente" i miei interventi in risposta ai commenti del post "violazioni del trattato", in modo da fornire una sorta di iniziale vademecum per chi si vorrà attivare, mi faresti e faresti alla "causa" un immenso piacere (sono sfinito...e ho ancora tanto da "riversare"). Grazie qualunque cosa deciderai di fare :-)

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    4. Vedo, vedo..:)
      In merito all'assemblaggio, in verità ho un paio di giorni molto incasinati, poi se il tema è ancora attuale (leggi, se nessuno se ne assume nel frattempo il nobile carico...) vedrò di fare quello che posso, certamente.

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  3. Bellissimo Post, che dire a parte grazie...

    il punto relativo alla sentenza SENTENZA N. 284 anno 2007, è molto interessante, per me, in quanto riguarda un caso concreto in cui la Corte Costituzional, si è trovata "costretta" a considerare la Portata non indifferente, dell'Art. 11 della Costituzione Versus Trattati Europei.

    P.s : non so voi ma io quando leggo "IN NOME DEL POPOLO Italiano" mi emoziono (senza retorica: I belive).


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  4. Dei vari articoli della costituzione citati mi soffermo sul 41 solo per fare due banali considerazioni.
    Una di ordine interno. Il terzo comma dell’art. 41 stabilisce che “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. Questa norma dice chiaramente che l’attività economica soggiace alla decisione politica, la quale si esprime nella legge. E quindi ferma rimanendo la libertà d’iniziativa economica privata e fermi i limiti sanciti nel secondo comma dell’art. 41 Cost., tutto ciò che lo Stato non ha fatto per tutelare al meglio l’iniziativa economica privata non è imputabile al programma economico costituzionale, ma esclusivamente alla volontà politica.
    L’altra di ordine esterno. Il più pericoloso nemico dell’art. 41 della nostra Cost. è il principio della “concorrenza” assunto quale valore supremo dalla UE. E di esempi ve ne sono molti.
    Pensiamo al divieto di “aiuti di Stato” (art. 107 TFUE), che impediscono di aiutare le imprese italiane, pubbliche o private. Qualunque norma interna che disponesse aiuti , dovrebbe essere disapplicata affinché lo Stato italiano non sia sanzionato dagli organi della UE.
    L’art. 106, n. 2 del TUE, prevede che “Le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme dei trattati, e in particolare alle regole della concorrenza .
    A cui deve aggiungersi il fatto che l’Italia ha perso ogni potere normativo (salvo quello di applicare i principi UE) in materia di banche e intermediari finanziari.
    L’art. 63 del TFUE vieta “tutte le restrizioni… tra Stati membri nonché tra Stati membri e paesi terzi” per quanto riguarda i movimenti dei capitali e i pagamenti. E si tratta di disposizione che ha effetti enormi sulle politiche economiche nazionali (ad esempio l’impossibilità per lo Stato di limitare la libera circolazione dei capitali, rende difficile se non inattuabile una serie di politiche economiche perché di fronte alla semplice enunciazione delle stesse si verificherebbero fughe di capitali).
    Anche l’unione monetaria ha avuto quale effetto (paradossalmente) quello di limitare la concorrenza sottraendo agli Stati il potere di svalutare la propria moneta.
    Quello della concorrenza così tanto tutelata a livello comunitario ed il suo contrasto con l’art. 41 della Cost. (almeno sotto diversi aspetti) non è altro che un ulteriore indice del fatto che non è possibile salvaguardare i principi della nostra Costituzione senza porsi l’obiettivo dell’uscita dall’UE.
    SOFIA



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    1. Sofia ma sei bravissima! hai focalizzato tecnicamente la metà buona degli argomenti dei prossimi post. Ma l'hai visti i commenti al post precedente quello su "area euro, mercantilismo e violazione dei trattati"?
      Ci sarebbe proprio bisogno di gente come te...:-)
      A vedere i commenti qui c'è da dire W LE DONNE!!!

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  5. Caro 48 io ho letto la Costituzione italiana per la prima volta a 40 anni suonati. Ciò non toglie che quando lessi e studiai per la prima volta il trattato di mastricht a metà anni '90 ( e non superavo i 30 dunque) ho avuto subito la nettissima sensazione che ci fosse una distanza abissale di ispirazione tra il trattato e "i principi supremi" che evidentemente scorrevano nelle vene... Passare dalla "sensazione" alla consapevolezza informata è tutt'altra cosa e ti ringrazio molto per l'impegno che ci stai mettendo. Vorrei anche poter dare un contributo. A me sembra che nel tema individuato corruzione/trattati europei dovremmo inserire il tema della c.d. urbanistica contrattata e dell'utilizzo degli oneri di costruzione come forma di finanziamento degli enti locali. Se ritieni che non abbia frainteso, sono a dispozione per qualunque forma di collaborazione. Ci sono anche altri temi da segnalare sempre sul tema: norme per promuovere la sostenibilità ambientale, norme per promuovere la liberalizzazione dei trasporti, norme per promuovere la liberalizzazione dei servizi tecnici per la PA. In tutti questi settori l'ingresso della normativa europea ha completamente stravolto l'ordinamento precedente creando dei mostri.

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    1. IN linea di principio d'accordo su temi così interessanti. Ma gli "anonimi" non sono normalmente da me pubblicati...Basta un nickname su account google e la questione si risolve :-)

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    2. Scusa per l'anonimato, ho solo cancellato da poco il mio account google.

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  6. «...in nome della "contabilità" sembra giustificarsi qualsiasi negazione del diritto, fino a liquidare come "danno collaterale" la scelta di quanti sono giunti a concepire anche gesti estremi per aver perso la dignità e la speranza di una vita serena».

    Purtroppo è proprio il senso delle parole di Fornero, che ho visto poco fa intervistata da Lerner a L'Infedele. Raccapricciante. Dalle parole di Fornero si evince con sconcertante chiarezza che l'intento di questo governo non è quello di “agire in nome del popolo sovrano”, ma di sopraffarlo in nome della “contabilità”, a sua volta imperniata su un concetto di austerità che viene impugnata come una clava, e che in queste ultime settimane è oggetto di critiche provenienti persino dal Fmi.
    Indicativa, in questo senso, l'intervista ad Augusto Grandi, giornalista del Sole24Ore, “Mario Monti, un pericolo mortale”, in cui si sottolinea che «La Fornero è il braccio armato del governo. Ha portato l’età delle pensioni ai livelli record d’Europa. [...] Grazie alle follie della Fornero i lavoratori italiani sono costretti ad accettare condizioni indecenti o ad emigrare. Il progetto di impoverire l’Italia non può prescindere da lei».
    Secondo la condivisibile opinione di Grandi, il modello cui tende il governo Monti «è quello di un’Europa del sud trasformata in una sorta di Bangladesh per l'Europa del nord. Bassi salari, fuga dei cervelli e importazione di braccia per lavori non qualificati. Ma un Bangladesh anche a vocazione turistica. Il paradiso dove verranno a svernare ricchi cinesi e tedeschi, russi e americani. Perché l’Italia? Perché la Grecia è troppo piccola e debole per sperimentare un modello. L’Italia è la terza economia europea, la seconda manifatturiera. Dunque la sperimentazione ha davvero senso».

    Insomma, stiamo vivendo un momento storico oscuro e molto pericoloso.

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  7. non dovrebbe stupire che la più rigida corte costituzionale nel mantenere l'autonomia del proprio ordinamento e l'intangibilità dei relativi principi - e quindi garantire un minimo di impermeabilità al diritto comunitario - sia quella con sede a Kalshrue o come diavolo si chiama (non avendo squadra di calcio particolarmente simpatica nn ho mai avuto modo di memorizzarne correttamente il nome)
    saluti

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