domenica 9 giugno 2013

CHI NON RISICA NON ROSICA; MA LA GERMANIA E' MOLTO ROSIKONA

(Laddove si vede come partecipare a una conferenza di Bagnai è sempre stimolante...anche per il non detto :-)
E poi pensate che, tra tanti problemi pratici, non discuteremo di questo a Viareggio il 22 giugno? Per saperne di più sil-viar@virgilio.it)

Con un'analisi che denotava la sua adesione alla teoria monetarista, De Grauwe indicava che, in caso di "ritorno" al marco da parte della Germania, e di esigenza di conversione dei crediti Target 2, questa avrebbe potuto limitare un (ipotizzato) effetto "quantitativo monetario" in senso inflazionistico, riducendo la propria base monetaria con una semplice soluzione: "la Bundesbank, tuttavia, può evitare questo rischio, limitando la conversione degli euro in marchi solo ai tedeschi residenti".
Il problema, però, è la posizione finanziaria netta "commerciale" verso i paesi UEM, pur riflessa nei saldi Target 2. Non dunque quella parte del credito "lordo" che ha portato a "passività" bancarie tedesche, cioè quella dovuta ad afflusso di capitali, in cerca di rifugio, da parte dei paesi UEM debitori.
La posizione finanziaria netta sono appunto i crediti commerciali accumulati e riflessi in crediti bancari tedeschi, tutt'ora espressi in euro ma non unilateralmente convertibili in marchi (in caso di uscita tedesca ovvero di generale euro-break).

Cioè parliamo dei prestiti tedeschi, sia a Stati che a banche, che siano sorti da obbligazioni soggette alla legge nazionale del soggetto debitore (banca o operatore economico) residente in altro paese UEM.
Anche su questo De Grauwe, al tempo (poi è ritornato su posizioni più euro-conservative invocando i "trasferimenti solidali"), dice qualcosa di importante e, probabilmente, (ancora) più sensato:
"In primo luogo, l'accumulo di una posizione creditoria estera netta della Germania è infatti una fonte di rischio, ma esiste in quanto la Germania ha accumulato surplus delle partite correnti.
Dal momento che questi surplus sono il risultato di scelte politiche di quel paese, si può dire che la Germania ha scelto di correre questi rischi. I Tedeschi dovrebbero smettere di lamentarsi di questi rischi.
In secondo luogo, la posizione attiva estera netta della Germania e il rischio conseguente ha poco a che fare con l'aumento dei crediti lordi come gli squilibri TARGET2"
Ora, la questione è che la Germania, quand'anche accettasse per motivi politici (ideologici) l'uscita dall'euro, vorrebbe evitare il rischio di (hair)cut di questi crediti, conseguente alla loro conversione in euro svalutati rispetto al ripristinato marco, ovvero in monete nazionali ripristinate a seguito di generale ritorno alle valute nazionali.
La partita è tutta qua: finito il "loro" dividendo per collasso della domanda UEM- provocato dalla loro imposizione di austerity e, in definitiva, dalla loro gretta avidità nell'assumersi un rischio che consegue a strategie di mercantilismo imperialista in violazione dei trattatil'oligarchia tedesca vorrebbe conservare il malloppo e portarselo a casa intatto.
Probabilmente, tenteranno di convincere i deboli governi PIGS che i corsi dell'euro siano "ultrattivi": cioè che per i debiti contratti prima dell'eurobreak, si continuino ad applicare i valori, ad es; euro-dollaro, vigenti al momento in cui il debito è stato contratto, o, per semplificare, ad un dato momento anteriore all'euro-break.
Potrebbero essere i recenti minimi dell'estate scorsa, quando appunto il mondo scontava la oggettiva insostenibilità dell'euro (che permane), con i picchi degli spread. Spread che appunto riflettono l'approssimarsi dei valori monetari conformi ai tassi di cambio reale dei diversi paesi UEM.
O potrebbero essere gli alti corsi di quest'anno, non solo susseguenti all'OMT di Draghi (che, va rammentato a commentatori disattenti, in sè, non ha portato finora ad un solo acquisto), ma, ancor più, all'indebolimento di altre importanti valute attribuito alle politiche monetarie fortemente espansive.
E' chiaro che i tedeschi punteranno alla seconda soluzione.
Cioè, in pratica, a portare avanti una trattativa in cui, di fronte alla fine dei saldi commerciali, dai paesi UEM, che si sta prospettando, non offra alcun compromesso effettivo.
Ma anche la prima soluzione "compromissoria" pone un interrogativo: perchè si dovrebbe accettare di attenuare il rischio che essi si sono intenzionalmente assunti, stressando la moneta unica per avvantaggiarsi a spese degli altri paesi e eludendo-violando una pluralità di vincoli dei trattati, rispondenti alla "causa" cooperativa degli stessi?
Perchè farlo quando i paesi in sofferenza crescente - inclusa ormai la Francia- possono lo stesso determinare l'euro break semplicemente coalizzandosi e imponendo un assetto "naturale" dell'euro break con la normale applicazione delle rispettive "lex monetae"?
Il futuro dell'euro passa tutto da questi interrogativi. Cioè dalla capacità di recupero della dignità e dell'interesse nazionali da parte dei governi UEM "non area marco".
Siccome è da pensare che questi governi, queste classi politiche, siano disabituate da trent'anni a perseguire questi interessi, la risposta è meno ovvia di quanto potrebbe sembrare a un "operatore veramente razionale".
Dunque, il timore è che la praticabilità dell'euro break, subordinata ai rapporti di forza internazionali imposti dalla Germania, sia possibile solo in caso di ulteriore e protratta correzione dei tassi di cambio reale. Cioè di prosecuzione, fino allo sfinimento, distruttivo di occupazione e strutture produttive, delle riforme invocate da Draghi e da tutto il resto degli euro-deflazionisti del lavoro e negatozionisti del problema della domanda.
Ma realizzatasi una brutale convergenza dei tassi di cambio reale (cioè senza trasferimenti attenuativi di disoccupazione e caduta della domanda),  all'euro break si arriverebbe, paradossalmente, proprio quando si sarebbero verificate le condizioni corrette per ISTITUIRE L'AREA VALUTARIA OTTIMALE...che però non converebbe più alla Germania!. Confermandosi che l'OCA  o è inutile o è dannosa, e che rimane una scelta politica che presuppone una comunità popolare unitaria, che userà quella moneta, che già si identifichi come tale e sia capace di esprimere una volontà costituente, sociologica e culturale, capace di sostenere la sovranità monetaria. Cioè la sovranità tout-court, che, come sappiamo, si identifica con il compito dell'organizzazione esponenziale della comunità di perseguirne gli interessi sociali, cioè i diritti fondamentali. Sostanza del fenomeno che include pure la funzione della moneta.
Confermatasi l'inutilità-dannosità dell'area valutaria, (persino se sostenuta da un processo costituente popolare), ora le prospettive fallimentari sono quelle di provocare ulteriori danni e consentire ulteriori vantaggi a chi ha perpetrato degli abusi.
A meno che non intervenga un fattore esterno, effettivamente interessato alla ripresa urgente della domanda mondiale, che riporti i rapporti di forza in termini di non schiacciante vantaggio della Germania... 

28 commenti:

  1. Tipo interessi targati USA? ...per rispondere all'ultimo paragrafo

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    1. Lo dico senza ironia: ma il link posto all'inizio del paragrafo stesso non funziona?

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  2. Su, coraggio! Che la trojka è diventata pariglia...

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  3. Ci si vede a Viareggio il 22!
    Ho appena prenotato!

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  4. Quarantotto propone una lettura degli avvenimenti che vede, come attrici protagoniste, le classi politiche dei paesi europei. Secondo questa lettura, le classi politiche dei PIIGS subirebbero l'iniziativa della Germania apparentemente senza ragione, oppure per l'unica ragione di non dover rispondere ai propri elettori di un fallimento che comunque, a lungo andare, è inevitabile.Forse sbalio, in tal caso corigeteme, ma mi sembra una lettura incompleta che non tiene conto del fatto che i grandi interessi finanziari sono cosmopoliti. Per questi, non è la sorte dell'Italia o della Francia piuttosto che della Germania la prima delle preoccupazioni, bensì la salvaguardia dei valori dei loro assets.

    Non mi è difficile immaginare, ad esempio, che un imprenditore come Della Valle (è solo un esempio) possa avere rilevanti interessi finanziari in una istituzione finanziaria tedesca che ha fatto prestiti commerciali alla periferia. Perché i mille Della Valle italici dovrebbero desiderare che la classe politica faccia gli interessi del paese anteponendoli ai loro?

    InZomma, la lettura geopolitica mi appare non dico "sbaliata", ma un tantinello incompleta sì.

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    1. Ma no Fiorenzo. Questa lettura nel blog non c'è.
      E qui si fa semplicemente un'analisi specifica di un possibile comportamento negoziale che proprio le classi politiche si trovano indubbiamente a prendere in considerazione in questo momento (che ce lo vengano a dire o no, che siano "competenti", specie gli italiani, o meno).
      Per questo si parla di aspetti relativi alla loro predictability; neanche riferita alla generale gestione della crisi, di cui ci siamo occupati in altri post, ma proprio alla fase di trattativa.
      Quanto alla natura dei "grandi interessi finanziari", come tali intrecciati oltre le frontiere, questo fattore, pur esistente, non è quello decisivo dell'attuale frangente.
      I saldi target2, per come definiti nei loro termini rilevanti, cioè alla posizione finanziaria netta verso l'estero, riguardano i residenti, e lo Stato tedesco , che è proprietario di almeno il 40% del loro sistema bancario, a cui vanno aggiunti i proprietari nazionali, è comunque l'azionista di riferimento in queste analisi.
      Qunato alla "francesità" del sistema finanziario francese, per dire, poi...
      E poi i saldi commerciali creatisi in UEM sono frutto proprio di un'accentuazione del nazionalismo competitivo, che l'euro esalta inevitabilmente. Il sistema, quindi, ha delle implicazioni "europromiscue", come nel caso dei saldi lordi da capitali investiti in euro-marco da non residenti, ma è sempre conseguenziale agli squilibri ed a come agiscono sulla difesa finanziaria dei capitali liberamente circolanti; ed è esattamente la realtà del problema considerata da De Grauwe.
      Rimaniamo comunque su un aspetto importante per capire quali siano le scarse possibilità di una negoziazione equilibrata. I negoziatori eventuali dovranno, per necessità determinata dal "nazionalismo" del vincol imposto tenere conto di queste dinamiche...

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  5. Ciao Ste, ci si sente prima di partire allora! Io ho prenotato da un pezzo :)

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  6. Ragionando sull'ipotetico "sbarco in Normandia", mi chiedevo se fosse possibile, da parte degli USA, l'utilizzo di una strategia "morbida" e sinceramente non la ritengo praticabile.
    Qualunque forma di aiuto possa arrivare da oltreoceano, se prima non si sarà ridotta forzatamente la potenzialità tedesca di iniziare un nuovo ciclo mercantilista, finirebbe con l'aiutare la Germania stessa.
    Se gli americani non sono stupidi (e non lo credo), dubito che semineranno a piene mani in terreni così distanti da casa loro e così vicini a chi potrebbe trarre vantaggio da quei raccolti.
    E qui gli scenari si fanno più cupi.
    Quali forme di intervento potrebbero adottare, sufficentemente energiche da rimettere "in riga" la Germania per lungo tempo, ma sufficentemente morbide da non scatenare un conflitto?
    Ancora non mi sono dato una risposta.
    Ci si vede a Viareggio ;-)

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    1. Stante il noto problema che evidenzi, la strategia di salvezza dei "med", Italia su tutti, serve solo a preparare il successivo passo inevitabile: la Francia, infatti, è in recessione pur facendo spesa pubblica e avendo spread insignificanti e aiuti (Euroclear) privilegiati al sistema bancario. Anzi, se si rafforza l'euro, in questa dinamica, starebbero ancora peggio...e dovrebbero prendere una posizione su cui adesso sono ambigui.
      Ma sinceramente credo che se in effetti si verificasse l'intervento USA le trattative, nascoste ma serrate, partirebbero subito

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  7. Ma guarda. Ora pare che pure alla BCE si siano accorti che il problema non nasce dal debito pubblico ("First, there is no strong correlation between whether a Member State respected or not the Stability and Growth Pact before the crisis, and the yields being demanded by financial markets today") ma privato ("imbalances originated mostly from rising private sector expenditures, which were in turn financed by the banking sectors of the lending and borrowing countries."). E forse pure che l'ipotesi dei mercati finanziari efficienti non regge granché. Ovviamente (?) bisogna continuare con gli aggiustamenti fiscali per la sostenibilità del debito nel lungo periodo. Ma soprattutto con l'aggiustamento del "real exchange rate in relative unit labour costs terms". I risultati finora sono stati incoraggianti (Irlanda, -19%; Grecia, -9%; Spagna, -9,5%; Portogallo, -6,6%) ma non per l'Italia: un misero -0,2%. A me piacerebbe che qualcuno si assumesse la responsabilità davanti al paese di spiegare che cosa vuol dire recuperare ancora, quanti?, 10 punti percentuali? Se bastano.

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    1. Guarda c'è uno studio di De Grauwe che quantifica il tutto (non lo ritrovo ma è in nota al post "per chi non leggesse solo Google...").
      Anzi: http://www.econ.kuleuven.be/ew/academic/intecon/Degrauwe/PDG-papers/Discussion_papers/Symmetries.pdf

      Ma non è neanche questo il punto: il punto è che lo stesso De Grauwe dice che il costo della recessione-crollo della domanda per una piena correzione dei tassi di cambio reale via deflazione salariale sono DIA' insostenibili (a parte che la correzione al 2012 per l'Italia dovrebbe essere già superiore e che BCE mi sa che utilizza dati degli anni precedenti).
      Ormai sono un un cul de sac: è vero che noi abbiamo aumentato nei primi anni, e anche a causa del livello dei prezzi (specie immobiliare) post introduzione dell'euro (se non fosse stato così, crollo immobiliare e dei consumi immediato, entro i primi due anni), ma partivamo comunque da retribuzioni più basse.

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    2. Che il problema stia nel manico lo ammettono finalmente anche loro ("it would be asking too much of fiscal policy to think that it could have significantly offset this explosion of private expenditure"). Probabilmente mi son perso qualcosa ma mi pare la prima volta.
      Sì, avevo presente De Grauwe, che infatti usando come inizio della serie la media 1970-1999 anziché il dato del '99 ottiene per l'Italia un valore di relative unit labor cost inferiore agli altri PIIGS (eccetto l'Irlanda). Avevo anche provato a calcolare, molto amatorialmente, la misura dell'aggiustamento proprio sui suoi dati: 15% o 8, 57%, secondo la scelta del valore per il 1999. E secondo i dati AMECO per il 2013 il nostro RER sta di nuovo peggiorando ("presto, le riforme!"). A me pare non si possa neanche più far finta che tutto ciò possa condurre altrove rispetto all'uscita dall'euro. Ma meno male che possiamo contare su Renzi, pronto a raccogliere la sfida...

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  8. Scusa il commento totalmente OT.
    ma, io, ho la netta sensazione che la situazione stia rapidamente precipitando.
    Siamo in fondo al "cul de sac".
    (avvistati ,mezzi da sbarco a largo di Gela? :-) )
    Prima Berlusconi che dice quello che ha detto, prima ancora il "rumor" qui commentato ,una non notizia certo, ma diffusa dall' "Huffington post Italia" (e questa è una notizia!)
    Oggi lo "Squinzio". Cito testualmente:
    “la via difficile, ma corretta e che garantisce sicuramente il futuro, è operare scelte politiche che ci permettano di rimanere la quinta industria manifatturiera mondiale. Questo è l’obiettivo che dovremmo avere in testa, per mantenere il quale tutti dovremmo essere impegnati. INVECE ACCETTANDO LA VULGATA MONETARISTA ABBIAMO FINITO CON COMPROMETTERE IL MERCATO INTERNO, attenendoci a dettami di austerità fine a a se stessa e accettando di ridurre il rapporto debito-pil asetticamente, senza una logica economica che accompagnasse questa scelta”
    -si noti come nella parte che ho riportato in maiuscolo si senta chiaro e nitido il cambio di vento da nord (ger) a est (USA)....

    Sul "Sòle24 ore" la frase non è riportata (temo non sia un caso), ma, comunque , è eloquente:
    http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2013-06-10/squinzi-europa-miope-solo-122653.shtml?uuid=AbOVBg3H

    Che ne peNzi ?

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    1. Nun me basta, specie dallo Squinzio. Il capital-liberismo alla amatriciana (o agnolottaro, scegli tu), vuole mantenere l'euro perchè sa che assoggetta il mercato del lavoro alla pura legge di domanda/offerta e condanna l'austerity senza ammettere che il calo dei consumi è essenzialmente legato a questa formula, di cui tutto il resto è corollario (la famosa curva di Philips implicita). Per questo non menzionano l'euro!
      ...anche perchè continuano ad aver paura di dover pagare di più energia e semilavorati dall'estero, senza pensare che non sono costi che non possano essere neutralizzati da cambio flessibile-maggior competitività di prezzo e incidenza relativa della svalutazione sul dollaro in un sistema fiscale di accise come il nostro. Ma sai non hanno proprio i "mezzi" per capirlo

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    2. Ma l' euro, al prossimo "nein" lo citeranno anche senza volerlo....
      Il fatto che abbia detto sta roba, secondo me, è sintomatico che qualcosa è cambiato, e non poco (poi, va bè, ovviamente contestano il tetto del 3% solo perché vogliono batter cassa, ma comunque, roba del genere, solo qualche settimana fa era impensabile sentirla da quella bocca).

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    3. Ma che je venisse in mente mai che senza l'euro potrebbero rilocalizzare! Oppure gli viene in mente, ma sanno che dovrebbero investire e rischiare sul prodotto senza scuse.
      Ma vabbè, quello che conta sono le PMI, e mi sa che sia la loro pressione a fargli fare queste mezze conversioni (tranne rismentirle il giorno dopo, a telefonata di banchiere ricevuta; v. Brunetta sulla dichiarazione antieuro di B.)
      Però già questo strano stop and go puzza di Badoglismo, visto che oggi confermano una recessione tendenziale annua al 2,4 e che per il 2013 abbiamo già raggiunto -1,6: B. si dovrà preparare al 25 luglio e poi...scappare a Brindisi

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    4. Comunque, guarda, i segnali sono veramente molteplici, te ne cito solo un altro (tra i tanti):
      le hai lette le frasi anti Monti/MERKEL trapelate anche sulla STAMPA MAIN STREAM di RICCARDI?

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    5. Yes qualche giorno fa. Su vari altri giornali. Ma la vedo più come creazione di un alibi di prima salvezza per i piddo-puddini (incentrarsi su Monti deflette l'attenzione dal resto dei 30 anni). Vuoi sapere quale sarà un segnale inequivoco?
      Quando arriverà la dichiarazione ufficiale della Fed; oppure quando B. utilizzerà questa storia per far cadere il governo. E quando avrai i giornalisti del PUDE che si rendono conto di essere rimasti indietro e iniziano a parlare del debito causato dagli interessi e dal divorzio come di un problema prioritario.
      Il resto sono riposizionamenti preparatori ma non "operativi"

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    6. Se togli le PMI (che non sono adattate all'eurozona) gli altri stanno come tarma in pelliccia. C'è il vantaggio sui salari (citato da 48) e la totale assenza di rischi di cambio (sto pensando a quanto ipotizzato sull'uscita tedesca : se la callipigia, o chi per lei, darà marchi solo ai cittadini tedeschi ... Vedi che è meglio tenerci l'euro?)

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    7. Mi sto domandando, se fossi nei panni del vertice del PUDE le dichiatazioni di Draghi perché mi dovrebbero preoccupare?

      Il piano sta andando avanti, l'obiettivo è sgonfiare lo stock del debito italiano via default coperto da bail-in stile Cipro e, contestualmente proseguire nel subentro a prezzi da fallimento di imprese e servizi della "riserva di legge". Il tempo, l'appoggio dell'opinione pubblica italiota non è cambiato.

      E se nelle fila dei sonderkommando c'è chi pensa che qualcosa possa cambiare, arriva il 'successo' elettorale del piddino a riposizionare il focus sui temi del 'fogno'.

      Se ragionevole quanto sopra allora ancora di più l'evento del cambiamento NON può arrivare dall'interno dell'Europa.

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  9. Scusa ancora per l' OT, ma mi ha fatto scompisciare (e incazzare), voglio condividere:

    Parla un VERO usuraio:

    Nell’eurozona non si ricorrera’ a un tasso di inflazione piu’ alto come via di uscita dalla crisi: ”questo lo garantisco”. Cosi’ il presidente della Bce Mario Draghi in un’intervista alla Zdf, secondo un’anticipazione.

    Per convincere i tedeschi che non vi sara’ inflazione nell’Eurozona, Mario Draghi ha raccontato come negli anni ’70 abbia subito una ”dolorosa” esperienza familiare, proprio a causa dell’inflazione.

    ”Una gran parte dei risparmi della mia famiglia, e noi eravamo tre figli, furono annientati dall’inflazione degli anni ’60 e ’70 in Italia”, ha spiegato in un’intervista alla ZDF, secondo un’anticipazione.

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    1. E' il caso umano da "la vita in diretta": il trauma segreto di Draghi!
      Ma poi, "carramba che sorpresa" G$S lo ha fatto ricontrare coi "dindi" e da allora vivono mano nella mano, felici e contenti. Draghi e anche Draghijr (che non ha neanche subito er trauma adolescenziale)

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    2. piu' che un caso umano, direi un caso DIsumano...
      ;-)

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    3. L'OUTING DEL DRAGO
      La rivendicazione (ndr, vendetta o rappresaglia?) di azioni premeditate messe in atto a fronte del "soppruso" non risulta essere attenuante generica alla prossima "Norimberga".
      Esso, cioè esso, non ha obbedito, ha premeditato e disegnato il disegno criminogeno.

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    4. Strano, perché un altro "caso umano", ossia quello dei miei genitori (che non erano banchieri), testimonia come negli anni '70 loro abbiano costruito un piccolo patrimonio, dato che i mutui si pagavano benissimo. Patrimonio che, nel "meraviglioso mondo dell'euro", io invece sarò, con buona probabilità, costretto a ridimensionare.

      Mi piacerebbe parlare con il nostro, al riguardo, quanto meno per confrontarsi.
      Ma il duce, in questo momento, pare impegnato in una solenne cerimonia con i balilla, e non credo possa essere disturbato (vedi sotto)....

      http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/06/euro-dittatura-e-comunicazione-bisogna.html

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  10. En passant: su TEMPESTA PERFETTA articolo esemplare di Francesco Mazzuoli: attenzione! - dato il contenuto licenzioso ed esplicito delle immagini si sconsiglia la visione ai bambini e deboli di stomaco.

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  11. Decisamente OT, ma interessante.
    Grazie a Giambattista Di Donna, frequentatore di Goofynomics, ecco il DOCUMENTO DI LAVORO DEI SERVIZI DELLA COMMISSIONE EUROPEA "Esame approfondito per l'ITALIA" qui
    Di seguito alcuni stralci, ovviamente nel mare di una visione tutta orientata sull'offerta (e di fatto negazionista circa ragioni e cause della crisi -ovviamente..-)

    SOSTENIBILITÀ DELLE POSIZIONI SULL’ESTERO
    Il saldo delle partite correnti dell’Italia si è costantemente deteriorato dopo l’adozione dell’euro e fino a metà del 2011. Da un avanzo dell’1,8% del PIL nel 1998, il saldo delle partite correnti è diventato leggermente negativo nel periodo 2002-2005 e si è deteriorato in modo significativo dopo la crisi finanziaria del 2008, raggiungendo un deficit superiore al 3% del PIL nel 2010-2011. La diminuzione del saldo delle partite correnti è dovuta in parte al peggioramento delle ragioni di scambio, dato che l’aumento del prezzo delle importazioni di petrolio ha influito negativamente sul saldo delle merci. Nel 2008-2009 la netta diminuzione del reddito dall’estero (per lo più partecipazioni azionarie) a seguito della crisi finanziaria ha portato in negativo il saldo dei redditi. Il deficit del saldo dei trasferimenti è gradualmente aumentato nel corso del decennio, raggiungendo quasi l’1% del PIL nel 2011, soprattutto a causa del contributo netto dell’Italia al bilancio dell’UE (superiore a 0,3% del PIL) e delle rimesse dei lavoratori stranieri, aumentate a circa lo 0,5% del PIL.
    A partire dalla metà del 2011 il saldo delle partite correnti è migliorato in misura significativa. Nel 2012 il deficit è sceso allo 0,6% del PIL. Il calo del deficit è attribuibile al miglioramento della bilancia commerciale, reso possibile a sua volta dal calo delle importazioni determinato dalla debolezza della domanda interna, ma anche ad una certa ripresa delle esportazioni. Mentre la domanda dagli altri paesi dell’UE resta debole, le esportazioni verso partner commerciali extra-UE sono migliorate nel biennio 2011-2012, anche grazie al deprezzamento dell’euro, che ha consentito all’Italia di recuperare una parte della competitività di prezzo e di costo rispetto ai partner commerciali extra-UE.
    Per quanto riguarda il risparmio e gli investimenti, il recente miglioramento delle partite correnti è dovuto principalmente al calo degli investimenti, mentre il tasso di risparmio nazionale è rimasto sostanzialmente stabile ai livelli bassi raggiunti nel 2009. La stabilità del tasso nazionale di risparmio è merito dell’aumento del tasso di risparmio delle amministrazioni pubbliche, a seguito del risanamento del bilancio in corso, cui si contrappone una diminuzione del tasso di risparmio del settore privato. La ripresa degli investimenti con il miglioramento delle prospettive economiche determinerebbe un nuovo peggioramento del saldo delle partite correnti se non accompagnata da un corrispondente aumento del tasso di risparmio nazionale.

    ANDAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ ITALIANA
    A partire dall’adozione dell’euro l’Italia ha perso quote del mercato delle esportazioni e il ritmo dell’erosione si è accelerato con lo scoppio della crisi mondiale.
    L’impatto negativo sulla competitività della crescita rapida del costo del lavoro per unità di prodotto è stato accentuato dal notevole apprezzamento del tasso di cambio effettivo nominale dell’Italia.
    La Germania ha registrato un apprezzamento analogo, ma l’impatto sul tasso di cambio effettivo reale è stato compensato dal calo del costo relativo del lavoro per unità di prodotto consentito da una notevole moderazione salariale.
    -----------
    Della serie: ce lo dicono in faccia, senza ritegno, sicuri che nessuno solleverà nemmeno un sopracciglio. Dannatamente sicuri, aggiungo... Troppo sicuri, ma questo riflette la mia rabbia e la mia speranza.

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