lunedì 11 novembre 2013

ITALPUD€ E GOVERNANCE (esclusivamente) BANCARIA. NE PARLIAMO? (fate un pò voi...) - con ADDENDUM

ADDENDUM "PREGIUDIZIALE": in consonanza con i temi qui trattati e che voi, nel dibattito, avete magistralmente approfondito, constato con piacere, ma in fondo senza stupore, che Alberto Bagnai la pensa esattamente come ho esposto in questa sede (tra post e risposte ai vostri commenti). Lo dice "in soldoni", ma il succo coincide.
Il "nuovo patto sociale" di cui parla, per la precisione, è un back to the future, inteso come ripristino del patto sociale insito nella Costituzione. E' una cosa ovvia: vediamo se ci arrivate agevolmente, visto che ormai siete abilissimi a istituire connessioni logico-economiche-giuridiche o, come dice Alberto, "a unire i puntini".


Un "tranche de vie" bancario-executive, fin dal titolo (che è tutto un programma), ci ragguaglia sui "banchieri" al prossimo venturo cospetto di Draghi, illudendosi che tale summit possa dare soluzione al credit crunch.
Pallida illusione, perchè la ital-casta bancaria (nemesi mediatica in forma di boomerang, del concetto livoroso inoculato su loro stesso input), sarebbe costretta ad infliggere il credit crunch per ragioni tutt'altro che morali o psicologiche.
Si tratta piuttosto di una precisa scelta di impostazione economica che hanno propugnato imprudentemente, drogati dal monetarismo (e von Hayekkismo) e dall'ossessione dell'inflazione, in conflitto di interessi...fino a finirne vittime.
Insomma, cercare di risolvere il credit crunch dicendo ai banchieri "fate credito", da parte di colui che è l'autore delle Lettere che hanno innescato la crisi da domanda seguita da deflazione, è esattamente come pensare di essere "dalla parte del lavoro", e contro la disoccupazione, dicendo sic et simpliciter agli imprenditori...di fare assunzioni, senza menzionare l'austerità fiscale e l'ossessione per la spesa pubblica.

Che tristezza infinita, lo stato generale di agitazione del PUD€ in preda al panico creato dalle sue stesse contraddizioni e ideologie economiche deliranti!

Ma insomma, per non intristirci oltre, vi offro un paio di argomenti "dialettici" da buttare lì nelle (inutili) discussioni su "l'€uro non c'entra nulla con la crisi": lo sapevate che senza la contribuzione degli ultimi 3 anni, in termini di concessione di crediti bilaterali (circa 10 miliarducci) ad altri paesi UE (che godono di esenzione dal limite del deficit del 3%!) e per la partecipazione all'ESM (trascinante anche quella dell'EFSF, per un esborso complessivo di altri 40 miliardi), lo Stato italiano potrebbe praticamente registrare un pareggio di bilancio (eh sì, perchè non dovendo procedere alla copertura negli anni passati di quelle somme, volate via in debito aggiuntivo, la recessione sarebbe stata ben inferiore per via di manovre più sensate e così anche il deficit pubblico stesso)?
SAPEVATELO!
Non vi dico poi cosa sarebbe la virtuosità italiota senza l'UE tout-court (argomento controverso su cui torneremo) visto che secondo la Corte dei conti, la nostra contribuzione netta (cioè una volta sottratto quanto "prendiamo") al bilancio UE (cioè un ulteriore trasferimento fatto ad altri paesi, cui corrisponde nostro debito pubblico), è pari a 6,7 miliardi all'anno (quasi mezzo punto dell'attuale PIL, considerato che è in recessione inarrestabile)?

Ma non basterà certo a consolarvi. Lo so. Qualcuno (più d'uno) mi scrive e mi dice, in varie formule: "ma se poi non abbiamo rappresentanza politica...a che serve continuare a svelare la tragica verità (oscurata dalle menzogne)?
Beh non saprei. Ma lo dico sul serio. Quale che sia la forma (preesistente o nuova) che assumerebbe questa rappresentanza politica, il problema è di fondo.
Esistono 3 posizioni (all'incirca ma sono aperto ad ulteriori "tassonomie"):

1. la cosa essenziale è recuperare il cambio flessibile attraverso una instancabile opera di sensibilizzazione multimediale, che dilagherebbe, in termini di orientamento dell'opinione pubblica, ed il resto dovrebbe venire da sè (corollario, più o meno esplicitato: solo un paio di persone, o giù di lì, sono in grado condurre questa operazione utilmente. Gli altri sono inutili o dannosi. O entrambe le cose);

2. occorre unire le forze di tutte le sparse componenti del dissenso rispetto al PUD€, per creare tempestivamente un fronte comune capace di tradursi, con le sue stesse energie di base, in rappresentanza politica;

3. Sub-variante della 2, unione ma a condizione che sia chiaro che superare l'euro in sè (oltre che l'euro in "me" direbbe Gaber), non è sufficiente se non si supera anche il modello neo-liberista di Maastricht e baraccone conseguenziale (qui, si trova anche la ulteriore sub-variante per cui ai fini di questo recupero, sarebbe indispensabile, e sufficiente, recuperare il modello costituzionale, cosa su cui, concettualmente concordo).


Ora: voi che ne pensate?
Questa è un' impasse?
O solo un momento preparatorio di un' inevitabile saldatura?
O quest'ultima non avverrà mai e perciò è persino inutile e irrealistico discuterne?
Ovviamente, essendo noi quattro gatti (ma non ciechi, come quelli figli del fiscal compact) la discussione è del tutto accademica....O no (ultimo interrogativo "topico")?



82 commenti:

  1. intanto dal blog il-mainstream leggo che la commissione UE ha fatto sapere in anticipo che in virtù del two pack, questo venerdì, dichiarerà "da blindare" la legge di stabilità.
    precisando che l'Italia non può permettersi ulteriore sostegno alla crescita e i saldi devono restare invariati. in cambio? 3 miliardi di fondi comunitari nel 2014 (io cmq sento straparlare di fondi comunitari che quando si viene al dunque delle finanziarie spariscono sempre dal computo non si capisce perchè).
    io sono curioso di vedere come reagirà il parlamento...3000 emendamenti da buttare.

    se poi pensiamo come ci fai notare ai deficit incredibilmente più alti di altri paesi io davvero sarei curioso di sentire le motivazioni logiche per decisioni del genere. perchè almeno una parvenza di finta razionalità dovranno darla...o no?

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    1. La motivazione logica è che "l'operazione Italia" non è ancora finita: per i Saccomanni e i Giavazzi non lo potrà finchè non ci sarà la nuova ondata di svendite. Ovviamente, su input deutschebank-Bruegel, traspoto su cata intestata Commissione UE: elemento per il quale il twopacks per l'Italia vale da un pezzo, "a prescindere", da prima che fosse concordato ufficialmente...

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  2. Ho pescato un articolo (link sotto) sulla strategia di allargamento e reclutamento (anche guardando a sinistra ) della le Pen per garantire al FN la credibilità come partito di governo e non solo di opposizione.
    La Francia ci segue economicamente con un lag di pochi anni ma di certo politicamente ci ci precede .
    Non so risponderti. Forse basterà alimentare il panico nei quadri. La sensazione è che, una volta aperte le crepe nel PUDE, la ricomposizione di nuovi soggetti politici potrebbe essere piuttosto rapida benché comunque orrendamente tardiva. La mia speranza: decine di parlamentari e dirigenti che per "sopravvivere" tornano a scuola prendendo appunti (lezione dal titolo: modello costituzionale per sopravvivere alla valanga di fango della storia) e chi resta fuori gli tocca il video di barbapapa e LaRepubblica di Salò (video certamente più rassicurante, ma solo nell'immediato).

    http://www.lefigaro.fr/politique/2013/11/08/01002-20131108ARTFIG00341-les-reseaux-secrets-du-front-national.php

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    1. Da come la metti, e in gran parte sarei anche d'accordo, enfatizzi più il lato previsionale puro che non il lato prassi possibile.
      Delle crepe nel PUD€ che (e in parte sta già accadendo, ma, per ora, senza ammettere la "verità") porteranno a ricomposizione di nuovi soggetti politici, come sai qui lo abbiamo detto da tanto. Quando ancora non era chiaro a nessun altro.
      Se la vuoi mettere su questo piano, che è poi, al di là dell'esattezza schematica, l'ipotesi frattalica, ti chiedo: come la componi una classe dirigente "minima" che sia in grado di fare ciò che fece l'Assembolea costituente nel 1946-48?
      Sì la Francia ci precede, ma non ha mai abbandonato lidea di priorità della sovranità nazionale...E lì le stesse "ricomposizioni" in senso sovranista, in eventuale, probabile, risposta alla Le Pen, sono perciò molto più agevoli (v. Francois Heisbourg che dal vertice dell'ENA già ci dice che non ha senso fare un'unione federale politica come strumento per conservare una moneta che ha fallito)

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    2. Si, in Francia è davvero più semplice.

      Come componiamo una classe dirigente? Prendiamo Prodi e gli diciamo "shut up, we are the lord of this..." e gli mettiamo sotto la costituzione in versione originale 8^). A parte lo scherzo, mi pare impossibile che da noi, a parte i soliti noti, non vi siano dei "Francois Heinsbourg" pronti a uscire dai buchi in cui si sono nascosti. Certo che le SS dovrebbero ritirarsi e abbandonare il "campo".

      PS: ormai mi informo quasi solo leggendo questo blog e satelliti e quindi so bene che qui si è parlato delle fratture nel PUDE (domenica mi mancava un giornale per lavare i vetri). Non me ne volere se a volte scopro l'acqua calda (vuol solo dire che, daje e ri-daje, ho fatto mio un concetto).

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    3. Ma vedi Stefano, bisogna (entro limiti di preservazione del benessere psico-fisico) continuare ad informarsi :-)
      A piazza Pulita in 5' minuti che mi sono affacciato sono stati capaci di dire che con la centrale di acquisto CONSIP si potrebbero risparmiare 30 miliardi di "sprechi" solo dall'arredamento degli uffici!
      La sparata che farebbe impallidire qualsiasi persona di buon senso che avesse davanti il bilancio dello Stato, sarà stata sicuramente bevuta da qualche centinaio di migliaio di livorosi: il tutto, infatti, era attestato da uno "studio internazionale". Mecojoni!

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  3. Intanto il prossimo probabile Presidente del Consiglio Renzi, che certo neanche si sogna di ridurre l'entità davvero assurda del contributo italiano ai vari programmi UE, propone di abolire del tutto la giustizia amministrativa, misura che secondo lui (o il suo pregiato consigliere economico, ex di Mc Kinsey & Company) porterebbe a un paio di punti aggiuntivi di PIL. Si rimane di sasso a leggere certe proposte, che non solo fanno a pezzi i principi costituzionali (che tanto la costituzione per questi personaggi è solo un impaccio), ma anche secoli di cultura giuridica europea. Pur di accontentare i potentati tedeschi ed euro liberisti, questi sono pronti davvero a scardinare tutto.

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    1. OK: ma in tanta assurdità che ci attende come un brigante dietro l'angolo, e ben sapendo che è là in agguato, siamo così sicuri che il nostro destino è assistere impotenti per ritrovarsi cotanto Presidente del Consiglio?

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  4. ma il punto ulteriore sarebbe che non esiste logica per motivare il fatto che l'operazione Italia sia tanto più impellente delle operazioni riguardanti gli altri paesi. la differenza di trattamento è ormai palese per tutti. perfino Squinzi se ne è lamentato di recente.
    I piddini la ricollegano al famigerato alto debito, ma ormai chiunque non sia totalmente indottrinato ha colto la cosa (questa cosa nello specifico almeno, non dico di più).

    Vabbè che poi non dovendo la commissione rendere conto ad alcuna parte sociale o ad alcun organo d'informazione critico nei fatti non ha poi bisogno di motivare alcunchè...basta la solita letterina scritta e nessuno chiederà spiegazioni.

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  5. L'impasse c'è. E' frustrante non capire esattamente perchè le non poi tanto esigue forze del dissenso non collaborino più attivamente. L'unica spiegazione che mi do è che non si sia poi così tutti veramente d'accordo sul fatto che l'euro è l'arma raffinata che il neoliberismo, o il "turbocapitalismo" alla Fusaro, ha forgiato per realizzare lo stato di necessità. di assenza di alternative, e realizzarsi come sistema totalitario.

    L'idea di Borghi della "base contro altezza" è improntata da un lato al pragmatismo per cui risulterebbe non vincente un nuovo soggetto politico che si presenti alle elezioni proponendo l'uscita dall'euro, ma d'altro canto egli stesso chiede se saremo capaci di votare quel partito che salterà per primo sul carro vincente dell'euro exit, qualunque esso sia...
    Chiunque ha avallato UE e euro ha avallato con esso liberalizzazioni e privatizzazioni e i conseguenti tagli a pensioni, scuola, sanità; non ha esitato per questo a calpestare la nostra Costituzione, deliberatamente occultando ai cittadini lo strappo democratico... Non è che si tratti di non poter perdonare, è che proprio fatico a concepire questi soggetti come capaci di un ravvedimento completo, reale e fattivo.

    Ovviamente parlo come avessimo chissà che scelta...

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    1. Brava Chiara. Ma perchè le "non poi tanto esigue forze del dissenso" non collaborano più attivamente. Ci sarà un motivo per cui ciò non accade mentre, in realtà, taluni di essi (al di là di tendenze egemoniche tutto sommato poco convinte), in realtà lo predicano?
      Insomma, mi piacerebbe capire se voi vi fate un'analisi attenta, visto che di acute analisi ormai siete ben in grado di farle, del perchè ciò non accada.
      E bada non c'entra nulla con la infiltrazione in formazioni preesistenti o la creazione di soggetti nuovi. Anche la prima è tanto più efficace in quanto si presenti come riflesso di un fenomeno culturalmente organizzato e perciò, in quanto tale, più esteso.
      Insomma, vorrei veramente capire meglio, dal vivo pensiero di coloro che hanno già strumenti sufficienti per capire

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  6. Il bello, a voler aggiungere qualcosa all'osservazione di Luca, e che i 2/3 delle famigerate 3000 proposte vengono dalla maggioranza!!! Ossia da quell'entità politica che dovrebbe prima fra tutte difendere la validità del testo governativo......

    Nel frattempo, le ottimistiche previsioni lettiane (crescita all'1% nel 2014, ricordiamolo), già riviste al ribasso dall'ISTAT, sono ora addirittura smentite da confcommercio: nel 2014, non si prevede alcuna ripresa.....

    http://www.affaritaliani.it/economia/confcommercio-no-ripresa111113.html?refresh_ce

    Comunque. Io sono un amante della Storia. E quindi mi rifaccio alle parole di Giovanni Giolitti in un'intervista rilasciata alla "Gazzetta del Popolo" il 16 luglio 1899. Cito le testuali parole:

    "[...] Ciò che rende pericolose le elezioni è il malcontento del Paese, il quale va rapidamente crescendo, cosìcché si può avere la certezza che, continuando il Governo nella via attuale, tra un anno la situazione sarà ancora più pericolosa di oggi. Occorrerebbe una mutamento radicale di indirizzo, per effetto del quale sorgesse almeno la convinzione che il Governo conosce i mali da cui è affetto il Paese [...].
    Così potrebbe modificarsi la corrente ostile al Governo e rinascere qualche fiducia nella classe popolare. Ma purtroppo non vedo alcun sintomo da tale mutamento in meglio, e vedo anzi indizi molto gravi d'un prossimo indirizzo di Governo più pericoloso dell'attuale. La parte intransigente del partito conservatore, quella che consigliò al Ministero i più gravi errori e spinge il nostro Paese verso una violenta reazione, trova ormai troppo liberale lo stesso ministero Pelloux e mira a sostituirgli un ministero il quale, lasciati tutti gli scrupoli costituzionali, adotti rigorosamente una politica reazionaria; parmi evidente che si mira ad una restrizione del suffragio elettorale.
    E' difficile calcolare le conseguenze di una tale politica la quale, lasciando intatta la causa del malcontento e togliendo alle classi popolari ogni speranza di migliorare la loro condizione per vie legali, creerebbe una situazione rivoluzionaria.
    [...]
    Non mi nascondo che in momenti di violente passioni dei due partiti estremi la voce della ragione e del buon senso stenti alquanto a farsi sentire, ma, nonostante tutti gli elementi contrari, ho sempre piena fiducia nel retto sentire del nostro popolo, che non si lascerà lungamente illudere da programmi di impossibile attuazione e non ha, d'altra parte, alcun desiderio di ritornare ai metodi di governo incompatibili col progresso e colla civiltà".

    Ecco mi rifaccio a queste parole, che trovo assai attuali e certamente di spessore superiore alle considerazioni che appaiono negli editoriali dei "giornaloni" odierni. Il sunto politico, è esposto chiaramente: reazione, abbattimento della democrazia parlamentare, restrizione del suffragio elettorale. Stessi problemi, che richiedono, forse, meno ideologia (eurista), e più buon senso, per il progresso e la civiltà.

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    1. Ottima citazione di ricorso storico: ma noterai che oltre al ben diverso livello culturale e di consapevolezza, c'era comunque la minaccia di un "partito estremo", in ascesa, che si contrapponeva agli ultraconservatori.
      E questo ci riporta al tema del post: nei termini della mia risposta a Chiara (al netto degli errori di battitura), qual'è la tua analisi sulla "impasse" che, di fronte allo stesso parallelismo da te individuato, parrebbe ancor più inspiegabile?

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    2. E' vero. All'epoca, c'era il partito socialista. Ossia, c'era un'alternativa in grado di rappresentare politicamente le rivendicazioni delle classi medie e popolari.
      Perché, invece, oggi, l'alternativa non sembra emergere? Provo a dare la mia personale interpretazione.
      Partiamo da un primo dato: non è che lo scontento non ci sia. Il problema è che sembra "poco consapevole", ed indirizzato ad arte o su problematiche "di facciata" (diritti cosmetici, cui si collega un anti-clericalismo molto "stereotipato", della serie "sono contro il divorzio, sono contro le nozze gay, sono contro le donne sacerdote"), o su tematiche sì attinenti alla crisi ma che non esauriscono il problema ("la colpa è del debito pubblico", la colpa è della "Kasta", etc). Insomma, c'è un chiaro meccanismo di "neutralizzazione del dissenso" all'opera.
      La fonte? Per individuarla, a mio avviso, basta porsi la seguente domanda: un Giolitti di oggi, che volesse dire le stesse cose negli stessi termini, avrebbe spazio nelle colonne di un giornale? La risposta è no, e fa emergere il rilevante ruolo dell'informazione nella neutralizzazione del dissenso.
      E' un fenomeno curioso. A differenza dei regimi tradizionali, dove l'informazione allineata segue il consolidamento del regime (il fascismo infatti dovette, tra i primi provvedimenti, imbavagliare la stampa), in quello del del PUD€ si procede all'inverso: prima compare la stampa di regime, che canalizza le reazioni dovute all'impoverimento e alla crisi e allo stesso tempo disinforma sulle cause, e poi viene il "regime" propriamente detto, ossia quello che opera a livello politico-istituzionale.
      Per farla breve, la differenza rispetto al passato io la vedo nel ruolo chiave dell'informazione ai fini della neutralizzazione del dissenso. Un'informazione che si proclama "libera" ma che allo stesso tempo è fortemente asservita ad interessi ben precisi (e qui, forse, incide "per davvero" l'anomalia berlusconiana, che ha sempre impedito una seria regolamentazione dell'informazione, soprattutto in relazione al divieto delle concentrazioni e alla dipendenza dei media dai gruppi finanziari).
      L'informazione, propaganda lo "statocorrottobrutto" un giorno si e l'altro pure. Martella, all'unisono (Libero e il Giornale inclusi), sull'antipolitica.... mi si dica, a parte questi blog, quale giornale rappresenti un'alternativa!
      Perché, al di là della non volontà di approfondire di alcuni, è anche normale fare "affidamento" su chi ci informa, e questo la dice lunga sulla grande responsabilità che hanno queste persone, nello svolgere il loro lavoro da giornalisti e non da agit-prop......
      La politica, sempre meno sovrana e sempre più costretta ad appiattirsi sul marketing per "intercettare" il consenso, "insegue", nella sostanza, il livore così "creato" dai media. Livore forse anche comprensibile (perché chi assiste al proprio personale impoverimento ovviamente si arrabbia!), ma incanalato "ad arte" in una linea di pensiero favorevole alle stesse dinamiche di impoverimento che lo generano, approfittando dell'affidamento riposto dall'individuo negli organi di informazione.
      In altre parole, la consapevolezza che sta emergendo -ormai chiaramente- in ambito intellettuale e -in parte- accademico, non viene diffusa, ma filtrata dall'informazione. Che è "già di regime" ancorché questi non si sia ancora clamorosamente manifestato a livello istituzionale.

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    3. E questo ci riporta dritti alla proprietà bancario-finanziaria dei media. Vorrà dire che darò un riassunto di quanto già detto in latri dibattiti: un post di puntualizzazione per le condizioni di una informazione accettabilmente indipendente...

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    4. ecco appunto ottimo Lorenzo.

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    5. L'analisi di Lorenzo è perfetta, ma spiega la ragione della ancora diffusa inconsapevolezza.
      Io invece mi interrogo sul motivo per cui le truppe dei "consapevoli" tendano a frantumarsi in una galassia di movimenti che invece di generare dibattiti produttivi danno luogo a stucchevoli ed estenuanti polemiche, quando l'imperativo dovrebbe essere la coalizione contro il moloch pudeista.

      Mi chiedo allora se quello che manca qui è l'identificazione di un nemico comune inequivocabile, quale poteva essere il fascismo per il CNL. L'euro, infatti, è uno "strumento di potere" (cfr Bagnai, Fusaro); poderoso, ma pur sempre strumento: se l'euro è un arma, la prima urgenza è disarmare chi ce la punta contro, però è chi ce la punta contro il nemico da identificare.
      Ora, sembra chiaro che a puntarcela contro è il sistema ideologico che lo ha concepito e che se ne serve, ma temo che su questo punto le interpretazioni comincino a divergere. Per me questo sistema si chiama capitalismo, ma devo prendere atto che per tanti miei compagni di strada, forse la maggior parte, il modello in sé rimane fuori discussione.
      L'analisi di Fusaro, secondo cui l'attuale fase sarebbe l'espressione di un capitalismo "assoluto", monoteista, penso che sia condivisibile da tutti; e tuttavia lascia poi spazio a successive domande: si tratta di una deriva perversa, ma emendabile, o è invece il risultato di un processo che ha in sé le premesse che lo rendono inevitabile? E' chiaro che a seconda della risposta che ciascuno si dà il profilo dell'avversario cambia radicalmente e radicalmente cambia il progetto. E allora la posizione 3, nella sub-sub variante 2 del ritorno ai valori costituzionali (quella a cui io darei la mia adesione, logicamente ed emozionalmente), ha implicazioni radicalmente divergenti.
      Sono riserve mentali del genere quelle che poi inquinano il dibattito per un'azione comune. Aggravate, ça va sans dire, dall'inevitabile, ricorrente afflizione del narcisismo e del protagonismo. Superare questa e quelle rimane la gatta da pelare più insidiosa.

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  7. Nell' ipotesi 1 ci leggo un po' di polemicuzza con Bagnai (e Borghi)? O sbaglio?

    Credo che Bagnai, scelga la via piu' percorribile, al perfetto passo coi tempi.
    Mi spiego, oggi, i capi politici VERI, sono i cosi detti "opinion leader". Sono loro che capeggiano i movimenti di opinione, sono loro che dettano l' agenda.
    Ricordiamo che Berlusconi fu invenzione di Craxi, mentre, Renzi e' un invenizione dell' apparato mediatico-PUDE. Insomma, i ruoli si sono invertiti. Uno Scalfari e un Mieli, sono tra i veri capi politici, rigorosamente compatti col resto della masnada giornalistica.
    Oggi la loro credibilita' e' a livello zero o giu' di li. Ma chi legge piu' i giornali? Ma chi da piu' retta ai vari "editorialisti" che pascolano in tv?
    Il politico vuole i voti per essere eletto, e a portarglieli non saranno piu' gli Scalfari e i Mieli. Bagnai punta, spero non per sola vanita' , a prendere il loro posto di "portatori di voti".
    Bagnai certamente e' un validissimo economista, ma ancor piu' certamente e' un grande stratega e un grande affabulatore, un conoscitore veramente profondo dell' Italia profonda , mi si passi il gioco di parole.
    Bagnai e' (o sarebbe) un grandissimo politico. Di questo ne sono sicuro. E oggi, vedi sopra, il capo politico e' "l' opinion maker". E siamo al tempo di internet.

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    1. La polemicuzza ce la vedi un pò tu. La soluzione 1 è riferita in termini puramente descrittivi.
      Per il resto dell'analisi, su ci concordo, c'è una piccola falla. B non fu invenzione di Craxi; politicamente è un'anomalia che lo stesso Craxi constatò con un certo orrore. E comunque come anomalia di sub-cultura militante, rimane un elemento spurio (non antaognista, certo) della strategia del PUD€, che gli ha sempre contrapposto i giornaloni come limite che lui stesso ha sempre sofferto.

      Però, però: Scalfari o Mieli sono pura espressione di circoli economici ben più saldi e influenti di loto stessi.
      A voler essere veramente strategici, cioè coerenti con l'analisi di sostanza, questa è una lotta che in termini "epocali" può vincersi solo se si recupera il modello costituzionale come idea condivisa e fondante dell'intera comunità.. E spiego perchè; perchè esso è già il frutto della prima vera delimitazione legittima del capitalismo sfrenato: risolvendo dei problemi che, come ci dice Lorenzo erano già chiari alla fine dell'800 e sicuramente in sede di ass. costituente. E non era solo che il fascismo non doveva tornare più: come potè affermarsi fu il frutto dello stesso identico ordine di problemi di oggi. Che poi erano gli stessi persino della Costituzione francese del 1793 (basta leggersela: è interessantissimo vedere come contenga frasi intere che sono le stesse che si potrebbero contrapporre alla deriva €uro-liberista).
      Insomma, senza dire, in massa, le parole "piena occupazione" e un "no" al "lavoro merce", connettendo il tutto a un dovere-compito inderogabile delle istituzioni democratiche, non si esce dalla capacità delle oligarchie di condizionare in mille forme il consenso. E non c'è personalità (o ristretta elite) strategica che tenga.
      Che tu riesca a crederci o no...

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    2. Ma anche io sono per la "opzione 3".
      Io sono sempre e comunque per la costituzione del '48, per questo tu sei il mio "opinion leader" ;-)
      Quella e' la stella polare, e , per dire, Borghi, che pure stimo, da quell' orecchio non ci sente (ancora?) tanto bene...
      E' chiaro che i Mieli e gli Scalfari sono solo i "front-man" di quell' apparato oligarchico.
      Ma anche i Togliatti e i De Gasperi, per dire, non e' che alle spalle avessero nessuno (anche fuori dai confini nazionali)...La differenza, e il problema, e' che i secondi mediavano DANDO PARTECIPAZIONE ATTIVA anche all' elettorato di riferimento, assecondandone e rappresentandone REALMENTE le istanze.

      Su Berlusconi.
      Certo che e' pude-liberismo!
      Anzi, con le sue doti di comunicarore (e con i suoi mezzi) ha reso patrimonio (QUASI) comune assiomi come "lo Stato-azienda" e "lo Stato ladro-vessatore" e amenita' similari. Veri e propri assalti eversivi ai principi costituzio ali.
      Berlusconi, comunque, se proprio non fu una invezione e di Craxi, e fu una anomalia, fu una anomalia concessa innanzitutto da Craxi, Berlusconi era il cavallo di Craxi, se non altro per ampliare i suoi "pascoli" all' interno dell' elettorato CAF

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    3. il concetto era che una volta i direttori dei giornali li sceglievano i capi partito, oggi, i capi "partito" li scelgono i direttori dei giornali (all' unisono). Ma oggi, col seguito che hanno i giornali (e i giornaloni) e' gia' ieri...

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    4. Sono sempre, '48 knight. i puntini ultimi difficili unire: dopo il 48 un 49 c'è un 2013 con le luci degli uomini del saccheggio.
      Senza uscite destre o sinistre, senza puzzi di olezzi, ORA SERVE SOLO USCIRE.
      Domani o domani l'altro, quando 'sto delirio lisergico negli acquedotti - son sempre loro Zyclon C, LSD .. l'unica giusta fu l'aceltilsalicilico ma la palla è scaduta - sarà finito, nell'agorà qualcuno tornerà ad articolare le declinazioni.

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    5. Ma lo so che di fondo siamo d'accordo.
      E lungi da me anche una indiretta polemica con Alberto: la sua grande acutezza strategica è quella di aver innalzato il livello del dissenso a un punto tale che non possa essere più ignorato, via via che il PUDE si incarta nelle sue cazzate distruttive e non sa più come conservare il consenso.

      Solo che oggi abbiamo un vuoto di rappresentanza e ad esso si contrappone Renzi, la massima espressione di un controvuoto-liberista alla ricerca dell'ultimo feroce rilancio (tanto più feroce quanto più si presenta con un volto "simpatico" e gggiovane.).
      Come la risolvi? Qualche anno di Renzi e la democrazia, e più ancora la Costituzione e il benessere residuo di questa Italia, saranno definitivamente distrutti. Anche se cadesse, come cadrebbe, sotto i colpi della totale incompetenza sua e di chi lo circonda e dei conseguenti risultati disastrosi di un'economia ormai senza nessuna protezione da una visione sadica e antiumanistica che B. non avrebbe mai potuto attuare.

      B. comunque, è semmai un esperimento andato high-wire di Craxi: doveva essere il polo mediatico che cristallizzava il suo definitivo potere e la piattaforma di influenzamento per il calcolo di Craxi (rivelatosi sbagliato) di riuscire ad arginare le conseguenze nefaste del suo abbraccio col mondo finanziario-grandindustriale, continuando ad essere un player politico in autonomia.

      Alle oligarchie B. non è mai stato bene, nonostante le cose indubbie che evidenzi, perchè controllava direttamente e in prima persona il proprio apparato mediatico. Di nuovo, non si sarebbe rivelato "abbastanza", non tanto efficace, quanto scevro da quella legittimazione moralistica che hanno i veri rappresentanti del PUDE. La sacralizzazione hayekkiana dell'impresa come valore fondante prioritario, può passare solo per il settore finanziario o per quello manifatturiero esportatore, su grandi numeri. E in più deve essere "intoccabile", cioè al di sopra delle leggi non per autoproclamazione, ma per diffusa lectio mediatica ripetuta fino alla nausea.

      MI darai atto che il problema che pongo fin dall'inizio in questo blog è quello di riuscire, attraverso la cultura della democrazia (che è economia come presupposto ma anche e soprattutto diritto) costituzionale), a porre le premesse per un nucleo di persone capaci di ripetere l'esperienza della Costituente. Cioè legittimate come gruppo prima ancora che come "individualità"; e senza i CNL ciò sarebbe risultato molto più difficile, se non impossibile.

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    6. dirò una banalità grande come una casa: credo che non si dia sufficiente importanza alla televisione come mezzo di sedazione e disorientamento.
      io penso che al di là degli altri media, le idee dissidenti che serpeggiano nel sottobosco avrebbero molto probabilmente già raggiunto l'effetto valanga, senza una manipolazione della realtà che entra di prepotenza nelle nostre case giornalmente e a qualunque ora del giorno e della notte, la sua invadenza è assai più penetrante dei giornali di una volta. ed è anche difficile per un lavoratore con magari poco tempo libero (ma anche per un disoccupato che passa le giornate in casa) trovare il modo per constatare che il 95% di quello che sente tutti i giorni sono fregnacce o questioni marginali.

      e come evidenzi tu il problema è che anche se vedremo le nostre case in rovina c'è addirittura la possibilità che la maggioranza di noi non riesca mai davvero a mettere a fuoco il problema vero, quello posto nei tuoi termini.

      certo questa fase di decadenza non potrà durare per sempre...però il contesto interno al paese purtroppo non è molto rassicurante in tal senso.

      avremmo bisogno dell'appoggio di una parte della nostra elite, in questo Borghi ha ragione. però per una combinazione di fattori abbiamo una elite talmente compromessa e simbiotica al sistema attuale (quasi un unicum in combinazione con lo stato di paese totalmente sottomesso in cui ci troviamo) che sarà più difficile qui che altrove, come giustamente fai notare spesso.

      Forse ci troviamo proprio nel posto sbagliato al momento sbagliato.

      Ma non si molla.

      Grazie ancora per il lavoro fondamentale che fai. e grazie anche agli altri commentatori di questo blog, dai cui commenti ho imparato e imparo sempre molto.

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    7. Ti rinvio all'ultimo intervento di Lorenzo ed alla risposta a lui data :-)

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  8. "questa è una lotta che in termini "epocali" può vincersi solo se si recupera il modello costituzionale come idea condivisa e fondante dell'intera comunità.. E spiego perchè; perchè esso è già il frutto della prima vera delimitazione legittima del capitalismo sfrenato".
    Concordo. Ma siamo sicuri che questa impostazione moderata, e perciò teoricamente più ampiamente condivisibile, sia di fatto condivisa da tutti i dissenzienti? (Mi pare prevalga tra le righe più un "difendiamo la Costituzione dall'attacco nemico. Va riformata ma lo faremo poi noi, dopo").

    A Pescara mi ha colpito il diversissimo punto di vista sul capitalismo come processo necessariamente totalitario di Fusaro e la distinzione di Bagnai tra un capitalismo "buono" e la sua degenerazione euro-liberista. E' credo il motivo di rottura (quella sì degenerata ) tra il blog Sollevazione e Bagnai.
    Per assurdo Bagnai così focoso mi sembra in realtà mediare tra le posizioni più rivoluzionarie di Sollevazione o Mainstream o, in modo diverso del 5s che vorrebbe rivoluzionare appunto, e posizioni più conservatrici, tipo Borghi, espresse nel Manifesto. (Borghi che non vede crescere in Italia il divario nella distribuzione della ricchezza, che ritiene non intelligente il taglio alla spesa pubblica in situazione di crisi, diverso con PIL in crescita, che concorda con l'innalzamento dell'età pensionabile...).
    L'euro diventa una coperta troppo corta se la si vuol tirare da parti opposte.

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    1. Ma è chiaro che sono d'accordo tutta la vita con Alberto sul capitalismo! La posizione di Fusaro è del tutto dissonante dal discorso di goofynomics o orizzonte48; frutto di una gran confusione e giovanile mancanza di approfondimento dei temi storico-macroeconomici.
      Il mio intervento, purtroppo a ranghi ridotti e senza streaming, ha indirettamente replicato a questa visione marxista pura, che implica l'accettazione di Stalin come forza purificatrice benefica e la consueta equazione USA= male senza se e senza ma.
      Senza saper distinguere il liberismo USA e la sua realizzazione UEM, ben più truce e spietata, perchè addirittura portata su un piano di assoggettamento etnico irreversibile (da cui, invece, si stanno affrancando in sudAmerica, come ci riferisce anche Krugman nel post di ieri).

      Se i dissenzienti non sono capaci di capire - e qui cerchiamo di spiegarla- la Costituzione (per loro lacune culturali e ostinazioni in analisi storiche viziate), in effetti non mi interessano. Non potrei coesisterci.

      Quanto alle posizioni di Borghi, dipende da come le si vede attuate in termini "numerici" e ciclici, cioè est modus in rebus: Keynes stesso predica il consolidamento fiscale in situazione di crescita dell'economia reale, quando il moltiplicatore si abbassa e non occorre più sostenere la domanda (ipotesi in cui sì sarebbe concepibile un avanzo primario).

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    2. Ah, e poi, il m5s, con quello che ha espresso finora, non vuole rivoluzionare un bel niente: fa solo nuovismo consolidatore del neo-liberismo, che, infatti, raramente attacca; e di cui condivide il moralismo censorio, tutto avulso dalla verità dei dati e di un decente livello tecnico delle analisi. Almeno finora.

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    3. Beh però la contrarietà suscitata in Borghi ogni volta che compare nei discorsi il termine "redistribuzione" è abbastanza evidente.

      Certo, fossero queste le differenze di idee contro cui combattere vorrebbe dire che saremmo davvero in democrazia :-)

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    4. Ma anche su questo, allo stato attuale, Borghi ha ragione: la redistribuzione blaterata dalla sinistra-sinistra, ascara del PUDE, si incentra su due idee cialtroniche:
      1) che la crisi sia provocata dalla cattiva distribuzione, mentre è esattamente l'opposto. E in Italia la ricchezza patrimoniale è distribuita in modo abbastanza equo (checchè ne dicano i luogocomunisti per distrarre l'attenzione dall'euro-liberismo e innescare un conflitto tra oppressi);
      2) la redistribuzione deve avvenire su una ricchezza stagnante o in diminuzione: cioè acuendo la crisi, determinata dal lavoro-merce e dalla deflazione salariale (su cui si continua imperterriti). E' la tecnica di captazione del consenso dei pudo-sindacati, fra l'altro.

      Suvvia, Borghi come ho detto, non sapete cosa direbbe se si riprendesse a crescere...

      Magari se si assume che il solo fatto di perseguire la piena occupazione attraverso un sistema grande industriale pubblico, che consenta di respirare alla filiera della PMI, e di lasciare intatto il sistema pensionistico, mentre aumenta il PIL(e con esso la spesa pubblica), si comprende come la distribuzione sarebbe automaticamente raggiunta senza innescare una odiosa e distruttiva oppressione fiscale



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    5. notare che questa idea doppiamente sbagliata di redistribuzione (ritirando fuori la storiella del patrimonio al 50% nel 1° decile, che è invece indice di ragionevole distribuzione) è stata appena sostenuta in TV da un rappresentante del m5s, che non ha detto una parola su euro e deflazione salariale (cioè su lavoro merce e curva di Philips).
      E che vuole finanziare il reddito minimo di cittadinanza con una patrimoniale che, vista la dimostrata allocazione del risparmio, non significa altro che distruggere definitivamente ogni possibilità di arrivare a fare investimenti in Italia; ma credo che "credano" che gli investimenti buoni siano quelli esteri.

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    6. Secondo me, Fusaro, dovrebbe sostituire al termine "capitalismo" il termine "libero scambismo".
      Certo , se il libero scambismo diventa valore assoluto e imprescindibile in ogni ambito sociale, la "forma merce", appunto, pervade ogni ambito dei rapporti sociali e porta a una totale svalorizzazione degli esseri umani, assimilati, per l' appunto, a merce.

      (Ovviamente, l ' URSS era un paese CAPITALISTA, fosse sfuggito, era il capitalismo di Stato assoluto e, altrettanto ovviamente, le uniche societa' veramente NON capitalisti he erano e rimangono quelle primitive. Affascinati e da cui abbiamo molto da imparare, ma... ).

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    7. quanto alla redistribuzione: no ma messa così concordo al 100%. è ovvio che tassando con patrimoniali non risolvi nulla.

      Il punto è che come dici il sistema attuale ha invertito il flusso redistributivo e sta distruggendo le classi medie. quindi si genera una cattiva redistribuzione della ricchezza, che è appunto anche poco funzionale alla crescita in un sistema capitalistico.
      Poi che questa non si risolva come dicono i sinistri d'oggi è verissimo. anche perchè se ho ben capito le risorse tolte tramite patrimoniale, andando a deprimere ancor più il PIL e quindi le entrate, servirebbero automaticamente a riempire il vuoto lasciato a bilancio dalla contrazione del PIL conseguente. sbaglio?

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    8. Non è così; è molto peggio. La ricchezza patrimoniale sta svanendo da sola per effetto della distruzione del risparmio e del reddito: cioè nella logica continua della correzione gold standard la domanda di beni patrimoniali crolla e non è consentito l'accumulo di nuovo risparmio.
      Di conseguenza i valori di scambio si deprimono costantemente proprio mentre calano redditi e risparmi.
      Questi ultimi, come abbiamo visto, con riguardo alle famiglie (e imprese non bancarie), sono praticamente vicini allo zero.

      Imporre ora una patrimoniale significa negativizzare sostanzialmente il risparmio, dato che la patrimoniale potrà essere fronteggiata solo intaccando ulteriormente il reddito effettivo.
      Ma non solo: oltre un certo livello, sebbene alcuni avranno maggior capacità di resistenza, ciò implica il realizzo del patrimonio stesso per fronteggiare consumi (primari) e lo stesso carico fiscale aggiuntivo; es; mi vendo l'auto o la casa per comprarne una più economica. O non me la posso ricomprare affatto.

      Ciò significa accelerare l'effetto di sovraofferta già determinato dal consolidamento-austerità e, a maggior ragione, dal fiscal compact.

      Cioè accelerare, in contrasto con le basi imponibili già in corso di accrescimento (vogliono pure aggiungerci la revisione delle rendite catastali ai valori del 2008), la depatrimonializzazione. Effetto ricchezza al contrario, come detto a Flavio.
      Questa patrimonializzazione a valori non mantenibili, tra l'altro, garantiva sia l'accesso-solvibilità del credito (la solvenza dei mutui già stipulati su quelle case o la stipula di nuovi ) sia una progressiva insostenibilità di tutti gli investimenti già effettuati e in fase di ammortamento. Cioè fallimenti e impianti che chiudono. Cioè disoccupazione.

      E mi limito a questo, senza parlare dell'effetto sull'occupazione della inevitabile simultanea accelerata depressione dei consumi.
      Bella idea la patrimoniale no?

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    9. bellissima. come tutte le ideone del pude del resto.
      rileggendo le tue risposte poi mi sn accorto di aver anche in parte confuso redistribuzione con ribilanciamento dei redditi.
      sì perchè io in realtà poi mi riferivo principalmente alla seconda cosa. dato che è decisamente il caso di ridare potere d'acquisto al reddito da lavoro a scapito della rendita.

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    10. Riguardo a Fusaro, forse ho capito male io, ma credo che le divergenze riguardino principalmente questioni semantiche.
      Io al congresso di Pescara ho sentito Fusaro citare e ricitare esplicitamente l'espressione "capitalismo assoluto" e credo, ma magari sbaglio, che anche nella sua concezione non vi fosse una condanna inappellabile al capitalismo, ma a quella forma di capitalismo che lui ha filosoficamente scelto di chiamare "assoluto", mentre un economista potrebbe chiamarlo iper-liberista o neoclassico.
      Ma se ho inteso male....coriggetemi. :-)

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    11. Non mi pare:per Fusaro non esiste, coerentemente alla sua visione marxista pura, un capitalismo diverso da quello "assoluto" (a cui, come già detto, preferisco il capitalismo "sfrenato" definito da Popper, con molta più accuratezza storico-economica).
      Quello assoluto, per lui, è la forma progressiva e necessitata che assume inevitabilmente il capitalismo, come tale non emendabile.
      Cioè ritiene implicitamente inutili o irrilevanti le Costituzioni democratiche e le esperienze di intervento pubblico di cui parlano appunto MInsky, Popper e lo stesso Stiglitz nel delineare il trentennio successivo a Bretton Woods (cioè il paradigma keynesiano, freno compromissorio destinato a soccombere)

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  9. Da ascoltare: limpido e cristallino.

    Joseph Stiglitz
    Conferenza del 2011 in Spagna
    http://www.youtube.com/watch?v=TvJzfWjRMLQ

    Mi fa così incazzare non poterlo "condividere".

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    1. Eh ma sapessi quanto deve essere contrariato lui, che sono anni che lo ricevono (e magari lo pagano) e poi fanno tutto il contrario...

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    2. "the post great depression financial markets regulation worked so well that for the first time in history of capitalism we had over 30 years without any serious financial crisis...but because we didn't have any crisis some people started to think we didn't need any regulation...but the reason we didn't have crisis was because the regulations were working"

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  10. Qualcuno dovrebbe attivarsi perchè non è possibile che il livello della discussione all'estero sia così alto e l'Italia sia completamente tagliata fuori. Queste conferenze andrebbero tradotte e sottotitolate e ce ne sono a centinaia.

    Così molti la pianterebbero di rompere le scatole sulle "teorie di un oscuro professore di Pescara" :)

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  11. Appunto, la risposta alla tua domanda. Che l'euro sia una dittatura e che l'eurodittatura sia orribile siamo tutti d'accordo. Poi è tutto un distinguo. Per questo il dissenso non si coagula in rappresentanza politica.

    Che il capitalismo sia un modo fondamentale dell'essere e del produrre non toglie che contenga in sé il germe della sua degenerazione totalitaria, in senso antidemocratico. Che le Costituzioni degli Stati moderni ne limitino gli eccessi in nome di un interesse della collettività, evitandone nel contempo l'autodistruzione, non implica che questi limiti non potrebbero essere spostati: qualche anno fa leggevo ad esempio una proposta di fondare la Repubblica sull'impresa, anziché sul lavoro, agli antipodi della proprietà pubblica dei mezzi di produzione di derivazione marxista. In mezzo ci stanno molte rivendicazioni, tipicamente di destra o di sinistra (ad es. il riconoscimento del merito e delle posizioni acquisite di contro all'effettiva possibilità di accedere per tutti ad una società meritocratica; il concetto di età pensionabile in relazione alle aspettative di vita rispetto al riconoscimento del logorio prodotto dall'alienazione tipica di alcuni lavori; la determinazione di una "abbastanza equa" distribuzione della ricchezza, ecc).

    Non si tratta di uscire dall'euro da destra o da sinistra, ma d'altro canto non si può negare che esistono rivendicazioni tipicamente di destra e di sinistra, anche se si assume il capitalismo come modo fondamentale dell'essere e del produrre. Negare le contraddizioni le acuisce, cercare mediazioni storicamente accettabili è il compito di una democrazia sana.
    Con PoggioPoggiolini concordo: accantoniamo e pensiamo solo ad uscire!

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    1. Il tuo ragionamento equivale a dire che qualsiasi documento venga chiamato "Costituzione", in futuro o in latri luoghi, possa essere "il" modello costituzionale, ignorando che quello, specifico e determinato, che abbiamo già, come detto a Bargazzino, è il frutto di 150 anni di lotte e tragedie che sono le stesse che oggi, grazie all'€uropa vengono riproposte.

      Il tuo ragionamento è proprio lo stesso fatto dai liberisti di Maastricht: diciamo che qualsiasi cosa è una Costituzione, tanto è il nomen che conta (e il fatto che si lascino delle elezioni, mentre i media sono controllati dalla finanza liberista): non i valori sostanziali.

      Eppure sul blog e molto col libro, mi sono messo lì, come un cretino, a cercare di illustrare come la attuale democrazia costituzionale, cioè la tutela dei diritti fondamentali incentrati sul lavoro, sia un punto di arrivo, cioè, come dice Mortati, una forma necessitata.
      Di valori.
      Che ha consentito ciò che dicono Stiglitz e Minsky.
      Ora questa Costituzione bisogna difenderla perchè ancora è lì; perchè sono troppo stupidi per accorgersi che i trattati non possono averla abrogata.
      Anche se di fatto noi gli consentiamo di agire come se fosse così.

      Fare del relativismo su questo e dire che tanto le costituzioni non contano perchè si cambiano, significa dire che una vale l'altra e dimenticare che uscire dall'euro già in sè ripropone il problema IMMEDIATO del se si vuole difendere questa Costituzione.
      I due effetti sono SIMULTANEI: IL GIORNO DOPO CHE SI USCISSE DALL'EURO LA QUESTIONE VERREBBE POSTA. ANZI, LA STANNO GIA' PONENDO.
      Quindi uscire dall'euro senza prepararsi a difendere la Costituzione significa perdere in partenza.

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  12. Le tre posizioni - ovviamente IMHO - sono posizioni TEMPORALI messe in una sequenza corretta.
    Come ha detto ripetutamente Borghi (parlo di quello che ho sentito, ma è evidente che Bagnai pensa la stessa cosa) siamo in una emergenza, molto grossa, molto seria. E cosa fare, in termini generali, è chiaro: prima smettere di affondare (punto 1), poi cercare di tirarsene un po' fuori (punto 2), quindi mettere la situazione UN MINIMO in sicurezza, e siamo al punto 3.
    Cosa fare e come farlo? Non ne ho la minima idea e credo che non ci siano modelli pronti. Per dire, il vecchio schema di golpe era: bloccare caserme e prefetture; poi sono venute le reti telefoniche e le stazioni televisive; oggi si POSSIEDE l'informazione e questo (forse) consente formidabili economie. Fare a meno di polizie politiche e di grandi apparati repressivi... ma anche questo è un ESPERIMENTO di "brave new world" e come andrà a finire non è scritto da nessuna parte. Sappiamo solo che i coniglietti siamo noi.
    Pensavamo, tre anni fa, che la stampa, il "nostro" giornale (quale che fosse) ci potesse portare a spasso con tanta sfacciataggine e disinvoltura, in un modo così radicale?
    Io non lo pensavo, e poi ho dovuto ricredermi. E meno male che c'è internet, per adesso. Fino alla prossima volta, fino alla prossima sorpresa.
    Morale: siamo (IMHO!) tutti dei poveri bricoleur; potremo stabilire delle lineee generali e qualche obiettivo prioritario, e cara grazia se si riesce. E il resto sarà usare la testa, nervi solidi e improvvisazione.

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    1. Ottima analisi: a scolpire in sintesi eloquente il meccanismo del controllo mediatico. Per completezza, biosgna sempre aggiungere un elemento: la proprietà dei mezzi mediatici, cosa che ti consente di individuare per deduzione diretta i controllori del regime.
      Non concordo sulla sequenzialità temporale: al riguardo ti rinvio alle risposte a Chiara qui sopra e più sotto.
      Agganciare nella simultaneità euro-exit e riespansione del modello costituzionale del '48 (finchè c'è), evita di cadere nella logica del "rilancio" che, altrimenti, sarebbe consentito da un regime la cui forza sarebbe intatta e la cui unica preoccupazione sarebbe solo di "aggiornare" e intensificare la modalità di realizzazione del neo-liberismo.

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    2. Grazie per l'apprezzamento; per il resto ognuno si muove sui propri schemi mentali e i miei assomigliano (non proprio casualmente) a quelli di un manuale di manutenzione..:-).
      La sequenzialità temporale, per me, è quella dei passi di una singola operazione, che ovviamente deve essere pensata fin dall'inizio nella sua interezza. Anche perché non completarla significa necessariamente ritrovarsi nella situazione di partenza, ricominciare ad affogare.

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  13. Il fatto che siano state proposte e si vogliano proporre modifiche alla Costituzione fondata sul lavoro, non implica che questa sia la mia posizione, e difatti non lo è.
    Rilevavo appunto due proposte estreme, che non auspico (mi sembrava implicito).

    In che misura vadano tutelati il lavoro e i lavoratori rispetto al capitale (e viceversa)credo però sia frutto della contrattazione collettiva, con rivendicazioni delle parti tipicamente rappresentate da un'idea di dx e di sx.

    Lascerei appunto alla contrattazione collettiva queste tematiche (sulla misura) al fine di un consenso più ampio possibile sul fronte euro. Auspicherei l'ipotesi 3 insomma.

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    1. Chiara spero che tu abbia modo di leggere con attenzione il libro. Anche se il blog già avrebbe dovuto chiarire il punto: la contrattazione collettiva ha un ruolo e una funzione se e solo se esista una cornice di Stato che tutela il lavoro (piena occupazione) come primario obbligo costituzionale.
      Senza la sanzione costituzionale la tutela collettiva è sempre reversibile come principio e può arrivare a progressive limitazioni legali indirette (legislazione sul lavoro, v.poi) o dirette (limitazione della rilevanza delle rappresentanze sindacale fino alla illiceità generalizzata dello sciopero...e dello stesso sindacato).

      Se lo Stato rinuncia a questo compito fissato come prioritario, perchè ritiene di assumere un "vincolo esterno", potrà legiferare per adeguarsi a questo e si finisce con disoccupazione da deindustrializzazione e deflazione salariale provocata ancora prima dalla precarizzazione: oggi questi effetti ci sono già.
      Usciti dall'euro, - condizione in virtù della quale le "sanzioni" dei trattati sarebbero praticamente inoperanti e i limiti fiscali non potrebbero più trovare una giustificazione in qualcosa al di sopra della legge parlamentare-, ti devi porre il problema immediato se ha senso, ancora, mantenere quella deflazione salariale e quella precarizzazione.
      Se risolvi il tutto "in un secondo tempo", e non riespandi simultaneamente la Costituzione (pur in assenza di una valuta che funziona come un gold standard), di fatto vuol dire che la rottura dell'ordine costituzionale è irreversibile.
      Vuol dire che le forze socio-politiche, euro e non euro, hanno già dato vita ad una nuova Costituzione (liberista) che dovrà solo essere formalizzata.
      Cioè abbiamo già perso: come con l'euro rispetto allo SME, nulla potrà impedire un rilancio, (magari proprio sfruttando il cambio flessibile come transitoria riespansione dell'occupazione ma non dei diritti e del benessere)

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    2. Quasi una metafora, ma il fatto emorragico (disoccupazione, sottoccupazione, descolarizzazione, deflazione salariale, deindustrializzazione, prelievi forzosi, concentrazione del capitale, perdita dei diritti inalienabili della dignità umana - lavoro, salute, istruzione, libertà democratiche ..) sono il prodotto di un metodo di governo fondato sui vincoli esterni e sulle condizionalità automatiche fissate con l'adozione scellerata e deliberata di una moneta unica tra economie disomogenee da parte di oligarchie "possedute", scientemente preparata con l'indipendenza delle politiche monetarie dal controllo politico dei parlamenti costituzionali (un riconoscimento particolare al piano vittorioso va a "nostri" Andreatta, Padoa Schioppa, Carli, Amato .. e ai "nipotini" che ora - altro paradosso - denunciano "altri" del mancato governo dell'unione).
      E' il momento della vittoria e non del fallimento dell'euro.
      Una diagnosi prevista e predetta con lungimiranza ma intenzionalmente nascosta e coperta dalle pieghe/piaghe del paradosso economico del "libero mercato" autoregolamentato che - efficiente, efficace, produttivo - conduce alla concentrazione in oligopoli e monopoli sovranazionali: il grande è bello fino al parossismo del "too big to fail" che detto da un liberista suona come una bestemmia poco contestualizzata in bocca ad un papa.
      Ma, l'abbiam visto e lo vediamo, le ragioni e le dinamiche dell'equilibrio sono da altre parti, nelle carte costituzionali della democrazia parlamentare e qui rimane la ferita sociale curata con la terapia ablativa dell'rigore e dell'austerità che insacca da altre parti le energie (menti in esilio) e le risorse (industria).
      Si proclamano gli eccellenti risultati della ripresa irlandese e spagnole sacrificando il maiale greco, qui nel Belpaese ancora di un poco di carne da rosicchiare che piace -l'hanno dichiarato -ai tanti sodali e sussidiari dell'unione - beggar-thy-neighbour condotta dagli uomini del saccheggio di G&A e Co.
      Comprano tempo, i "draghi", monitorando le funzioni basali di corpi quasi esamini con i cuori già ben oltre la barricata.
      Un po di coraggio, quella ferita va tempestivamente tamponata e suturata, la terapia è ancora scritta in quella Carta, prima che sia cancellata come stanno facendo.



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  14. Ciao Quarantotto, grazie del materiale che mi hai spedito, partecipo poco al dibattito perchè, per i miei scarsi mezzi, preparare il materiale per le tre serate d'incontri è un lavoro che mi sta assorbendo non poco. Intervengo solo per dire che vorrei esordire così visto che siamo in terra Veneta.
    La nostra Costituzione rappresenta Arsiero nel maggio/giugno del 1916. E' l'ultimo argine a difesa della Nazione. Una volta travolta Arsiero, dove confluiscono la Valle di Posina e la Valdastico il nemico dilagherà nella Pianura Padana. Modificare la Costituzione rappresenterà una tragedia di egual spessore. Una volta resa inapplicabile la Costituzione nei suoi principi fondamentali il nemico dilagherà nelle nostre misere vite sferzandole con una violenza inaudita di cui noi, ora, non riusciamo nemmeno a concepire.

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    1. Bravo Mauro.
      Sopero piuttosto che questo dibattito possa servirti per mettere a punto i tuoi incontri: lodevole iniziativa (che ognuno dovrebbe tentare nel rispettivo mondo di riferimento) per cui ti dico "in bocca al lupo"!

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    2. scusate se mi intrometto: tre serate in terra veneta dove e quando?
      Grazie.

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  15. Leggerò sicuramente il libro; a questo punto sono veramente incuriosita (e speranzosa).

    Ma qual è la tua risposta alla domanda che poni?

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  16. Ci metto anch'io i miei due cent bucati. Se non mi sbaglio, la Costituzione del '48 è nata grazie ad alcuni fattori sia internazionali che nazionali, strutturali e contingenti: la disorganizzazione dell'esercito italiano dopo l'8 settembre, la Resistenza, la decisione americana (gli inglesi erano di diverso avviso) di appoggiare una discontinuità politica, la nascita di partiti che avevano già maturato una vivace elaborazione culturale, una forte identità collettiva cementata dalla repressione fascista ed erano forniti di significative radici sociali, la repressione finanziaria (il "global plan", come lo chiama Varoufakis). Poi i rapporti di classe e internazionali sono cambiati, la repressione finanziaria è finita, la rappresentanza politica del lavoro svuotata: dove solide costituzioni democratiche come la nostra non c'erano è bastato il vento thatcherian-reaganiano; altrove si è dovuto usare uno strumento più devastante: l'euro. Sul quadro internazionale, è chiaro leggendo il suo libro che Bagnai (e non solo lui) coglie possibili sintomi di un cambiamento ("L’esperienza storica dimostra che i possibili percorsi di uscita da crisi di questa entità sono obbligati: o la bancarotta, o l’iperinflazione, o il ripristino di un sentiero di crescita moderatamente inflazionistico, assistito dalla regolamentazione dei mercati finanziari [...]"). Sul piano interno (ma è ovvio che i due fattori sono strettamente legati; sarebbe in effetti molto interessante studiare quelle esperienze sudamericane - cui accennavi, non per la prima volta - che hanno ottenuto buoni risultati in un ambiente internazionale non molto accomodante), quello che mi pare manchi è la fiducia reciproca: senza un'esperienza comune unificante come la Resistenza (e purtroppo, o per fortuna, l'opposizione all'euro non ha ancora assunto una proporzione analoga), un apprezzabile radicamento sociale, l'assenza di figure di integrità e reputazione al di sopra di ogni sospetto (come un Alavanos in Grecia), la consapevolezza che la politica degli ultimi decenni è stata un cumulo di mistificazioni e bugie rendono molto difficile - credo - coinvolgere, coordinare e fugare i sospetti che certe iniziative politiche si riducano a velleitari conati autopromozionali. Insomma, se non ho frainteso, anche alla luce dell'ultimo post, Bagnai ritiene che esista, sia a livello internazionale che nazionale, una sufficiente frattura di interessi tra classi dirigenti (Brancaccio le chiama "contraddizioni intercapitaliste") - per sfruttare politicamente la quale il modo più efficace e rapido è la strategia 1 - perché l'assetto attuale cambi. Probabilmente ha ragione, ma mi sentirei più tranquillo, e in ogni caso lo stesso modello la presuppone, se il ritorno, la rivoluzione (nel senso filologico con cui la parola è usata in "Glorious Revolution") costituzionale che tutti ci auguriamo camminasse anche su una significativa rappresentanza del lavoro. Temo che il problema dei problemi sia proprio quest'ultimo e su come non dico conseguirlo, ma almeno avvicinarci, oltre a una diffusione degli strumenti perché il maggior numero possibile di lavoratori si renda conto di quali sono i suoi interessi e chi i nemici, temo di non avere molto da suggerire. Sapir ha parlato, con Gramsci, di necessità di ricostituzione di un nuovo "blocco storico". A méditer, come direbbe lui. (E mi scuso per la lunghezza).

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    1. Siamo praticamente in linea.
      Aggiungo che, focalizzato che il regime neo-liberista è incentrato sulla "repressione mediatica" e sul conseguente condizionamento culturale (che preindirizza i politici e rende vane le elezioni), il terreno di cementificazione contro questa nuova repressione è proprio quello: da qui l'esigenza che esista un strategia mediatica adeguata che sappia travalicare il web.
      Questo lo spunto sintetico che i commenti in fondo confermano

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  17. Sarò conciso ;-)

    Io rivoglio la mia Costituzione del 1948!

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    1. :-)
      Ma hai visto Mauro Gosmin come si è organizzato per riprendersela insieme ad altri?
      10, 100, 1000 come lui è tutto diverrebbe più facile...

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    2. Non so cosa Mauro Gosmin stia "rimestando". Ma anche da queste lande la pentola è tutt'altro che vuota. Anzi ... Credo ne saprò qualcosa in più verso fine settimana.

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  18. Credo che ci sia una condizione accessoria, necessaria seppure non sufficiente, per sperare di mettere in moto un processo di cambiamento. Questa è la nascita di nuovi movimenti politici dal basso che si richiamino esplicitamente allo spirito e alla forma della Costituzione del 48.

    Ora, un limite del web è che crea legami prevalentemente mentali, mentre la politica è anche una faccenda un po' animale, per cui ci si deve guardare negli occhi, annusarsi, ascoltare, osservare dal vivo la mimica corporea. Insomma, ci si deve frequentare, si deve fare comunità. Il web è importante, fondamentale, ma poi servono le sezioni, gli incontri dal vivo, le discussioni faccia a faccia. Per questo è nata l'Associazione Riconquistiamo la Sovranità, senza la pretesa di sostituirsi al dibattito intellettuale portato avanti in questo e altri meritori blog, ma con la chiara consapevolezza che è necessario moltiplicare gli "agenti sovversivi" reali che si muovono dal basso. La strategia scelta da ARS è quella di disseminare, in tutte le regioni e in tutte le province, alcune idee fondamentali attraverso il coinvolgimento fisico di alcune migliaia di cittadini informati e animati dalla ferma volontà di ripristinare lo spirito sostanziale e formale del dettato costituzionale del 1948.

    Questa strategia, proprio perché si basa sul coinvolgimento effettivo di qualche migliaio di militanti il cui compito è quello di moltiplicare il dibattito nella realtà concreta (attraverso incontri anche di poche persone, dibattiti, interventi a convegni altrui, scritti sui giornali locali... et cetera...), è esposta al rischio di produrre semplificazioni che possono dispiacere a chi è abituato ad analisi di cristallina coerenza. Ne siamo consapevoli, ma pensiamo che questa strada debba essere percorsa a dispetto del rischio menzionato, rispetto al quale siamo tuttavia costantemente allertati.

    In sostanza, ARS sostiene posizioni che sono sostanzialmente allineate con quanto viene esposto nella rete di blog di cui questo è uno dei più importanti, mentre ci distingue nettamente il metodo di lavoro, che si affianca e non è in opposizione al vostro. Noi vogliamo incontrare i cittadini per convincerli a spendersi in un percorso di militanza politica che un giorno si tradurrà, quando sarà il momento, anche in militanza partitica. Militare in un partito implica una struttura psichica e un'attitudine intellettuale molto diversa dal fare informazione attraverso la blogosfera o i social networks, poiché impone una disciplina che, necessariamente, obbliga a tenere sotto controllo le proprie esternazioni, in quanto tutto ciò che si dice o si scrive ha ripercussioni sugli altri.

    In sintesi: nella blogosfera si fa ricerca, miltando in un partito si fa prassi. Questo significa, ad esempio, che noi non ci preoccupiamo del come "unire le forze di tutte le sparse componenti del dissenso rispetto al PUD€, per creare tempestivamente un fronte comune capace di tradursi, con le sue stesse energie di base, in rappresentanza politica", mentre ci poniamo con urgenza il problema di farle nascere effettivamente queste "forze di tutte le sparse componenti del dissenso", o almeno di farne nascere almeno una. Se poi saranno molte, meglio!

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    1. Ma ero rimasto che ARS non fosse "ancora" un partito.
      In ogni modo, fermo restando l'apprezzamento verso gli appartenenti all'associazione che, finora, ho conosciuto, (e fermo che il mio amico Mattia non mi pare così autofrenato nelle "esternazioni", peraltro meritorie, come neppure Piero Valerio), qui in definitiva si arriva a un ulteriore punto nevralgico:
      "...focalizzato che il regime neo-liberista è incentrato sulla "repressione mediatica" e sul conseguente condizionamento culturale (che preindirizza i politici e rende vane le elezioni), il terreno di cementificazione contro questa nuova repressione è proprio quello: da qui l'esigenza che esista un strategia mediatica adeguata che sappia travalicare il web."
      Da questo punto di vista è molto più agevole qualsiasi forma di cooperazione tra uomini liberi. Perchè per essere tali si sta facendo questa lotta di democrazia...costituzionale

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    2. Infatti ARS non è un partito, e non lo diventerà, almeno non da sola. Quello che ARS sta facendo è "allenare" le persone alla militanza di partito, il che implica la capacità di coniugare libertà di pensiero e disciplina. Ad esempio imparando a mettere la sordina alle differenze non sostanziali (invece che sottolinearle come si fa spesso nei blog) e a prendere atto di quelle importanti, per decidere di uscire da un movimento o un partito quando è necessario. Mattia, ad esempio, è uscito dal M5S quando ha capito che le differenze erano sostanziali e non secondarie. Lo stesso feci io un paio di anni fa.

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  19. Moody's copia Letta:

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2013/11/12/Moody-Italia-torna-crescere-ma-nodo-lavoro_9607133.html

    Da notare, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa, l'accento posto sulla necessità di insistere sulle politiche di austerità.

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    1. Moody's ha la stessa attendibilità di un banchetto del gioco delle 3 carte. BAnkitalia "spara" come fattori di crescita "miglioramento strutturale dei conti pubblici" e dei "conti con l'estero". Il primo non c'entra una cippola (anzi), il secondo è una scommessa bassata sul prolungamento dell'effetto deflattivo salariale al 2014, in assenza, anzi in flessione prolungata degli investimenti (da essi stessi registrata). Ma scommetto che sulla crescita dovranno presto rivedere i conticini "propagandistici" (ancora credono che la fiduccia sia il motore cioè tu dici di crecere e per magia ricominciano a investire imprese fallite e a consumare disoccupati e precari)

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  20. In primis, grazie a Quarantotto e a chi gli ha risposto, é (quasi) tutto molto bello e davvero rinfrescante da leggere.

    Dunque, non é che io abbia molto da aggiungere ad alcuni interventi molto ben espressi che ho letto come quello di Lorenzo e Arturo.

    Io faccio parte di ARS e pertanto la mia preferenza ricade certamente sul modello 3 comma 2, ovvero l'approccio sovranista e costituzionale. Ritengo sia il migliore, per motivi che ho espresso ad esempio qui:
    http://mattiacorsini.blogspot.it/2013/10/le-asimmetrie-dellinformazione-italiana.html

    Ma in sintesi, ritengo che FORSE inoculare la partitocrazia esistente con il virus dell'uscita dall'euro é il sistema più veloce per uscire, appunto, dall'euro (sempre che la Francia non scelga per noi anzitempo). Ma questo risultato NON fermerebbe certo il sistema liberista e turbocapitalista di cui l'euro é solo uno strumento. Euro a parte, qui si parla di libera circolazione atlantica, macroregioni, deregulation, libera concorrenza con la Cina... ma di che stiamo parlando? Abbiamo un trend mondiale (o traiettoria culturale direbbe Pozzi) da invertire, e scusate se é poco.

    Metto in guardia ogni giorno sempre più persone dai facili entusiasmi. Proporre e delineare il nuovo modello costituzionale/sociale verso cui tendere é forse anche più importante di sottolineare la necessità di uscire dall'euro. Le logiche dietro cui si muovono TUTTE le forze politiche mainstream attuali, inutile illudersi del contrario, sono SOLO commerciali. Valgono SOLO i voti per loro, non importa come ottenerli. Ed ecco quindi soggetti come Renzi che sarà il sepolcro imbiancato che "rinnoverà" il PD, ecco Alemanno e compagnia che senza averci capito un tubo cavalcheranno il tema no euro, ecco Grillo-Casaleggio e el loro analisi degne di signoraggio.com, che comunque non vogliono esprimere, perché prendere una qualsiasi posizione costerebbe loro dei voti. Meglio quindi l'ambiguità e mantenere la base nel dubbio e nell'ineducazione economica, cosa in qualche misura contrastata da Economia 5 stelle che creai. Oltre a ciò, tutti i partiti mainstream attuali sono indistintamente ricattabili dai poteri di cui sopra. questa é una caratteristica di tutti i partiti con conflitto di interesse radicato oltre un certo livello, e anche dei partiti personali/aziendali come PDL e Mov5s (sbranatemi pure, é così).

    E trovo anche sbagliata la distinzione che sta purtoppo nascendo, fomentata da posizioni come quella di Brancaccio, di sovranismo di destra e di sinistra, distinizione che forse a Chianciano produrrà l'ennesimo scisma.

    Occorre capire che prima della globalizzazione e quindi fino alla fine degli anni '70 il conflitto distributivo era tra "salari" e "profitti" nell'ambito del "reddito"; quindi il conflitto si svolgeva nell'ambito del mondo del lavoro e vedeva da una parte gli imprenditori e dall'altra gli operai.
    Oggi, in un mondo globalizzato di cui l'Unione Europea è la massima espressione, il conflitto distributivo è tra "rendita" e "reddito", cioè tra "finanza" e "lavoro". Il capitale finanziario, che prende forma produttiva attraverso le multinazionali, vessa sia gli imprenditori che gli operai.

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  21. Occorre quindi una nuova alleanza: Proletari, salariati e imprenditori contro l'Unione Europea e la sua struttura globalista.

    E questa é possibile non certo tramite gli stessi che ci hanno messo gli uni contro gli altri armati, o comunque NON SOLO. Perché senza un'uscita costituzionale, il conflitto si riproporrà subito e in termini anche peggiori. Un'uscita che non tuteli il salario sul capitale é un qualcosa che non voglio vedere.

    E' per questo che in politica la dicotomia destra-sinistra, lascerà il posto (almeno per una decina di anni) alla dicotomia sovranisti-globalisti. Ed é importante capire il vero significato dell'essere sovranisti, nel senso unificante del termine. E' forse tra una decina di anni di lotta, che potrà aver senso ri-dividersi su questi temi.

    Ma ora, io non chiederei di meglio di una convergenza. Ma non la convergenza incondizionata che chiede ad es. la rete LIRA. E' pernicioso mettere insieme persone con analisi raffazzonate e complottiste o persone che non abbiano ancora capito la necessità di superare i concetti di destra e sinistra. Citando un mio amico, stalinista convinto (!!!) una forza politica costituzionale sarebbe "la sinista più rivoluzionaria che si sia mai vista in italia". E allora di che parliamo?

    Oltre alla non comprensione di questa NON dicotomia, io vedo un grosso problema di orgoglio in giro. Per unirsi e collaborare occorre umiltà. Tutte le vie sono valide e da percorrere, ma non esiste una sacra e sola via, e menchemeno chi ne percorre una dovrebbe demonizzare o schernire le altre. Perché facendolo sputa sui suoi alleati migliori e ne riduce l'efficacia operativa, il che in un mondo dominato dal pude é overkill, e voler farCI del male. farne a tutti intendo.

    Il problema é che alcuni ambienti sovranisti, avendo RADICALIZZATO troppo il dibattito, si sono chiusi da soli in un angolo nell'impossibilità di rivedere certe proprie posizioni senza perdere la faccia. E quindi la cosache con ARS sto facendo in risposta é... niente. Lascio correre, li cito come fonte quando serve e merita, ne raccomando e frequento le attività. Tendo una mano perennemente senza chiedere nulla e senza arrogarmi superiorità morali o strategiche di sorta. Se le prendano pure tutte se gli va. Ma in qualunque momento passi questo messaggio e anche loro cambino idea, noi non mancheremo di fare la nostra parte.

    ps. E spezzo una lancia in favore di Diego Fusaro. E' vero che non ha (e lo ammette) una visione economica, e questo lo limita, ma meglio di TANTI altri ha capito la necessità di creare un nuovo "principe" perché l'esistente é prigioniero indissolubile dell'ideologia criminosa che ci ha portato qui. Non ha ambizione però di dettar legge in tema economico, e anzi manderebbe volentieri avanti in politica chi avesse le competenze giuste, MA con una necessaria supervisione esterna ideologico/filosofica, compatibilissima con i nostri valori costituzionali, perché alla fine Fusaro la pensa come Pozzi. L'economia da strumenti, ma senza una traiettoria socio-culturale diversa, condivisa e consapevole, li useremo MALE.

    Quarantotto, mi permetto di consigliarti di parlare a Diego del problema. E vedrai che siete su posizioni più simili di quanto pensi...

    Saluti a tutti.

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    1. Mattia, concordo con praticamente tutto quello che hai detto. Comprese le analisi pricologiche...sull'orgoglio (o amor proprio).
      Con Diego ci ho parlato: e mi è parso un tipo consapevole, cioè ben cosciente che l'unità di intenti anti-oligarchie scatenate nella loro follia sia un valore al momento prioritario.
      Gli ho regalato una copai del libro e persino prospettato che, se venissi a Torino, sarei ben felince di svolgere un incontro di dibattito sul libro insieme a lui.
      E gli ho lasciato mail e numero di telefono.
      Sono sempre aperto, senza alcun eccesso di orgoglio, a discutere con lui (tanto che gli ho suggerito Minsky e Kalecky come economisti da approfondire per comprendere il quadro più economico).
      Oh: poi un pò sta pure a te :-) organizzare a Torino e magari riuscire convogliarlo in un evento che potrebbe essere molto interessante e coagulante.
      A presto

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    2. Musica per le mie orecchie. L'unico problema di Dieguito é che é realmente inafferrabile, sempre in giro per l'Italia con un agenda piena per mesi, maledetto filosofo improduttivo e fannullone! :D

      Naturalmente ti prendo in parola e farò quel che posso per combinare una cosa simile. E sul coagulante, sto già lavorando dietro e davanti le quinte ;)

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    3. Su Fusaro mi trovo d'accordo in parte con entrambi, la sua posizione è di stampo hegeliano marxiano ma sulla sua apertura al confronto non nutro dubbi. La mia visione è quindi abbastanza vicina a quella di Pozzi.
      Ho inserito link al sito di Diego, in tempi non sospetti, prima che venissero divulgate le sue idee no euro (che devo dire non mi hanno sorpreso) in post che vertevano sul filosofo. Del resto io stessa sono giunta al Blog di Bagnai e come naturale conseguenza a quello di 48, partendo dai miei studi filosofici : le mie conoscenze di economia aziendale non mi avrebbero permesso di comprendere la Macro.
      Sulla capacità e disponibilità al dialogo di 48 non mi dilungherei, credo sia chiara ai frequentatori del blog.
      Quindi se Mattia riuscisse ad organizzare, ritengo ne uscirebbe un confronto costruttivo.
      Convengo poi con Ecodellarete sull'importanza della prassi oltre che della teoria, mi sono espressa agli albori del blog ma anche recentemente sull'argomento.
      Il ruolo di Ars potrebbe essere complementare e non antitetico alla divulgazione.
      Per uscire tutto è utile, anche turarci il naso, ma per il dopo c'è bisogno di forze nuove di stampo sovranista e costituzionalista che diano nuova linfa alla politica, e non saranno i badogliani (seppur storicamente necessari ed in questo mi trovo d'accordo con Bagnai).
      Come già espresso nel post su Sapir e nei commenti su Farage, io auspicavo ed auspico un'internazionale no euro. Il buon (si fa per dire:) Bagnai sta "esaudendo " le mie aspettative decisamente irrazionali ( basate se vogliamo su quella che Spinoza definiva scienza intuitiva ) e gliene sono grata.

      P.s.: mi dispiace non poter essere presente domani alla presentazione del tuo libro che ritengo fondamentale in ambito giuridico e non solo, ma sai già che vuolsi così cola dove si puote...a Sant'Ambrogio non posso dire no. Spero che altri colgano l'importanza dell'evento.
      See soon.

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    4. No problem Sandrina. Tanto siamo solo all'inizio del gran ballo :-)

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    5. @sandra moro, che significa "Bagnai sta esaudendo le mie aspettative dcisamente irrazionali" (se non sono indiscreta)?

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    6. @48 e genererà una stella danzante:)

      @Chiara nulla di indiscreto.

      Semplicemente auspicavo su questo blog sinergie nazionali (tu forse non puoi saperlo perché avresti dovuto leggere tutti i post e relativi commenti) ed internazionali con Sapir Farage Fusaro ed ultimamente Bagnai li sta invitando od incontrando tutti non su mia richiesta sia chiaro (tranne quella con 48 espressamente richiesta long time ago), chiamiamole coincidenze gradite, anche perché che io sappia Bagnai non accetta consigli:)

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  22. mi pare che i tre punti si basino sul fatto che l'euro finirà "bene" ora mi spiego meglio. tutte le varie ipotesi sono di un'uscita governata in modo da ridurre al minimo le perdite. per me dovrebbe essere presa in considerazione anche un'uscita disordinata. prendiamo il caso che in grecia alba dorata decida una "marcia su Atene" e questa riesca con l'appoggio dei militari e decida di uscire unilateralmente dall'euro. posto che come da intercettazioni del 2011 di vari esponenti PDini il piano B esiste e che quindi comunque grandi traumi non dovremmo subirne (o comunque sempre meno che rimanere nell'euro) chi vieterà poi ai giornali di non dire :"l'euro si scioglie per colpa dei nazisti"'? (dimenticando il fatto che è stato l'€ a crearli). mettiamo ora pure il caso di uscita ordinata anche se fosse chi vieterebbe al PUDE di dire "sapete signori il mondo è tanto ingiusto; noi ci abbiamo provato ma non abbiamo fatto le riforme sufficienti i tedeschi volevano tanto ma la colpa è nostra che non siamo competitivi" (della serie il mio ragazzo mi picchia ma la colpa è mia lui è tanto un bravo ragazzo...). anche perchè se l'informazione facesse il suo mestiere dopo lo sme non saremmo entrati nell'€, e dato che l'elettore mediano si informa tramite tg e giornali la vedo molto dura cambiare il paradigma liberista. A meno di un'intervento yankee non vedo come possiamo uscirne; riassumendo a questo punto per me lo scenario più probabile per me è: 1- si esce dall'€(alla fine come si esce non cambia ciò che segue);2- i giornali e partiti dicono che la colpa è stata dei nazistieuroscetticichenonvoglionobeneallamammaildebbbbbitolacorrrruzioneleriformemancate; 3- ci rimettiamo in piedi e il giochino riparte con nuovo sme o €2

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    1. Beh questa in fondo, come emerge da molte cose dette nei post, è l'ipotesi purtroppo più probabile. Salva l'ipotesi frattalica con gli USA che raddrizzano la loro scala di valori nel senso suggerito da Stiglitz e Krugman (o la stessa Yellen?).
      Ma ammetterai che, intanto che la partita sembra segnata, proviamo almeno a vedere se si può...pareggiare.
      E questo passa per una strategia mediatica, come detto qui più volte.

      E non lo dico solo a te:
      C'è qualcosa che possiamo fare per non lasciare nulla intentato?
      Ognuno può riflettere su questo in termini possibilmente operativi.
      Mauro Gosmin è l'unico (oltre a Mattia che però era già "in action") che ha dto una risposta operativa. Tanto di cappello.
      Se avessi ricevuto, in questo corposo dibattito, un elenco intero di iniziative concrete come la sua, forse saremmo un pezzo avanti...almeno nella speranza.
      Ma quel carico che si è assunto Mauro risponde veramente alla domanda: per chi suona la campana?

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    2. ho letto ieri l'ipotesi di claudio borghi su un ribaltamento dal basso dei partiti facendo presa sulle nuove leve. ora io ho 23 anni e posso assicurare che di tra quelli della mia età (quelli semi-impegnati in politica) sono per la maggior parte PDini anche perchè vent'anni di slogan anti berlusconi hanno identificato in quelli della mia età la destra con tutto il marcio possibile e la sinistra come la salvezza (cosa che i media continuano a fare) inoltre noi siamo i ragazzi del ffogno, abbiamo vissuto metà della nostra vita nell'€ ci insegnano da bambini che l'europa è il futuro che gli stati nazionali un qualcosa di superato. quindi a meno di ribaltoni clamorosi la base dei partiti sarà costituita da giovani tendenzialmente PDini, PUDini, o da gente che del marcio della politica ne ha pieni i cog..ni (infatti il m5s ha base prevalentemente giovane). la mia proposta è intanto continuare a informare più gente possibile, sperare in un cambio di paradigma degli USA con noi che li seguiamo (che sta un po' già avvenendo anche se con una Germania così egemone e che si sta spostando a est tutto può succedere). alla fine le possiamo sperare che i movimenti antieuro prendano abbastanza voti da essere un rischio per le maggiori forze politiche, o più difficile che da noi nasca un movimento tipo ARS con la capacità di prendere più dell'1% o mettersela via che ogni vent'anni o uno sme o un nuovo euro distruggeranno quello che abbiamo ricostruito e ricominciare da zero a rispiegare! giriamola come vogliamo ma le possibilità quelle sono e le cose da fare le sappiamo tutti informare e aiutare i partiti sovranisti o provare a cambiare quelli già esistenti..

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    3. Problema tragicamente vero: il "luogocomunismo" del domani (che non gli appartiene...ma non lo possono capire).
      La tua opera è nella giusta direzione. Parlane con gente come Flavio o Mattia: non sono molto più grandi di te. E siete quelli che avete più interesse alla verità. Intanto potete contare su una certa sensibilità residua dei "vecchietti". Ma sarebbe deprimente se proprio voi, maggiori interessati, li lasciaste da soli :-)

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    4. mattia.corsini@gmail.com

      per servirvi... ;)

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  23. Quoto Mattia per l'ottima analisi e aggiungo che la differenza tra rendita e lavoro , che si manifesta in contrapposizione tra oligopolisti e comunità , necessariamente viene gestita ricorrendo alla menzogna e alla mistificazione da parte dei primi , grazie al controllo dei Mass media. Pertanto la trasparenza e la verità , insieme alla disponibilità e umiltà, saranno il punto vincente . È proprio la verità che contraddistingue i principi della costituzione del 48. Io contrariamente ad altri , forse perché ho iniziato successivamente, continuò a battermi all'interno del M5S locale e regionale cercando di portare avanti questi temi con incontri , discussioni e rendendone testimonianza pratica in ogni occasione . Ad esempio iniziativa per la difesa costituzione e prossimo regionale toscano dove ho inserito questo punto come intervento http://www.meetup.com/Toscana5Stelle/events/147441512/

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  24. 48 rispondi esplicitamente però alla domanda che aleggia nitida sulla testa di tutti.

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    1. In verità non ho domande a cui rispondere. Le domande sono piuttosto quelle che ho messo alla fine di questo post.
      Dalle risposte vostre dipende anche quello che si può ritenere "fattibile". Risposte che implicano analisi e, più o meno dirette, proposte.
      Di sicuro auguro a tutti di fare del proprio meglio. E anche qualcosina di più. Operativamente...

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    2. Caspita non ci capiamo proprio io e te! :) Sono proprio le domande che hai posto alla fine del tuo post. Mi sono scervellata, ora mi piacerebbe sentire il tuo parere.

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  25. Anch'io condivido la posizione 3 e la subvariante.

    La discussione è accademica finché non diventa operativa. :)

    Non ho proposte da fare, al momento, ma oggi ho letto questa frase: "Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada."

    Sembra che sia di Eraclito.

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    1. Acuta consapevolezza!
      E' l'esatto oppposto di "la ggente sono ignoranti" :-)

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