mercoledì 1 gennaio 2014

2014: LE LUCI DELLA VERITA' FRA LE OMBRE CHE SI ADDENSANO



Certo storicamente ci sono delle differenze: la Germania, a differenza del regno sabaudo, non è meno industrializzata e fiscalmente florida dell'Italia, come lo era, invece, sicuramente, tale regno "conquistatore", rispetto al Sud d'Italia al tempo del Regno delle due Sicilie.

Ovviamente, anche questa premessa potrebbe tranquillamente essere rivista in buona misura se si va a vedere la posizione commerciale di Italia e Germania rispetto al resto d'Europa prima e dopo l'inizio del grando "sogno" concretizzatosi nelle varie tappe di avvicinamento alla moneta unica, inclusive di SME e divorzio tesoro-bankitalia: il modello italiano, lungi dal potersi definire perdente, avrebbe, senza queste interferenze, potuto raccontare tutta un'altra storia.
In assenza dell'applicazione del "vincolo esterno", dovuto alla pressione irresistibile di elites industriali-finanziarie italiane, accuratamente saldate con potenze straniere che avevano loro fornito il quadro teorico e ideologico nel quale inscrivere questo vero e proprio "mutamento costituzionale materiale" (ormai giunto alla rottura rispetto al modello "formale" ancora vigente), la storia economica e industriale italiana avrebbero avuto sicuramente un migliore sviluppo.
Se non altro perchè, sicuramente, si sarebbe potuto contare su una più equa e "produttivistica" ripartizione del reddito nazionale, non gravata dall'alterazione provocata dalla distribuzione del crescente onere degli interessi sul debito pubblico e, contemporaneamente, si sarebbe potuto contare sul naturale strumento di riequilibrio del cambio flessibile.

E forse il riequilibrio fiscale che era alla base delle criticità del modello italiano, avrebbe potuto svolgersi senza i traumi che, invece, la crescente dominanza straniera dei "mercati", ci ha alla fine costretti ad intraprendere con esiti che se non fossero tragici, per la definitiva crisi del modello industriale delle PMI, si potrebbero piuttosto definire un ridicolo boomerang.

Ma, si sa, la questione della "lotta all'inflazione" divenne una bandiera politica che è tutt'ora, più che una priorità basata su una qualche verità scientifica, - sia storica, cioè legata alle cause e alle dimensioni del suo andamento, sia relativa al suo effettivo impatto sul benessere -, piuttosto su una pluridecennale versione mediatica che è stata importata in Italia in forza delle influenze estere accolte dalle nostre oligarchie; queste erano in cerca di una definitiva rivincita sulla democrazia sociale, identificata come un compromesso inaccettabile con la minaccia comunista. Venuta meno tale minaccia (ammesso che non fosse alimentata, nella sua fase finale più calda, da questo coacervo di interessate mire redistributive e restauratrici), "questa" Unione Europea è divenuta senza dubbio l'etichetta più ossessiva e manipolatrice che la Storia ricordi almeno, ed appunto, dal tempo della vicenda della "unificazione" italiana.

Ma ciò che colpisce di più è che come la vicenda del saccheggio delle risorse monetarie-aurifere e del contemporaneo smantellamento industriale del sud a favore del nord d'Italia, suscitò delle forti resistenze (più o meno lucide e organizzate), che però, poi, a un certo punto si rivelarono inutili, dando luogo piuttosto a un fenomeno di emigrazione che spopolò letteralmente il sud stesso, privandolo di buona parte del suo migliore capitale umano.
Allo stesso modo, la vicenda dell'euro, così ben riassuntiva di un'analoga spoliazione di risorse e di un impoverimento industriale pianificato per lungo tempo, potrebbe, col solo passare del tempo, svilupparsi allo stesso modo in un consolidamento definitivo
(che si manifesta in forme drammaticamente anticipatrici).

Basta saper attendere: nulla ci dice che la reazione dell'interesse nazionale democratico, demonizzato costantemente con una tecnica di resecazione dell'ultima aggettivazione, per legare ogni "valore etico collettivo" divenuto politicamente corretto, a un malinteso "internazionalismo", possa mai prevalere.
L'abitudine al nuovo livello di ricchezza che tutto il disegno UEM prefigura, proprio in quanto con sempre maggior forza proposto come una necessità morale ed emergenziale senza fine, avrebbe tutto il tempo di affermarsi, dato lo stato di coscienza collettiva ormai instillato nei cittadini sempre più assuefatti.
L'unico limite a tutto questo è che un impoverimento definitivo così drastico e inesorabile non conviene alla Germania, perchè in ogni modo, la colonizzazione italiana, ancorché susseguente alla sua necessaria accelerata deindustrializzazione, le imporrebbe strutturalmente degli oneri fiscali di mantenimento di una parvenza di "ordinamento civile", supposto tale in forza delle stesse previsioni cosmetiche dei trattati, che essa non vuole assolutamente sostenere: è la conseguenza dell'effetto Grecia, esteso a livello continentale, che non potrebbe più essere ridotto a episodio una volta dilagante per effetto del fiscal compact. Che, d'altra parte, non ha alternative, una volta che si voglia mantenere ad ogni costo l'Unione monetaria che conviene "solo" alla Germania, ma fino...a un certo punto, ormai molto più vicino di quanto la politica italiana tenda a farci credere..a reti unificate.

E questo non tanto per il fatto che sia coinvolta una Nazione, quella italiana, a cui la Germania senta "eticamente" di dover dare qualcosa in contraccambio per aver accettato di autoaffondarsi, senza resistere, all'affermazione della sua egemonia, quanto perchè l'insieme delle conseguenze di questo stesso schema sull'intera platea delle nazioni europee coinvole, inclusa ormai anche la Francia, determina una posizione di inevitabile responsabilità che prima o poi le ricadrà addosso con tutti i suoi effetti economici e commerciali.
Beggar thy neighbor è una tattica (non una strategia, perchè a quella pensano in realtà le elites nostrane) che non può essere sostenuta all'infinito, perchè il vicino reso mendicante dovrà essere poi sostenuto se non altro per mantenere il livello di consumi che renda conveniente questa aggressione commerciale.
Cosa se ne fa la Germania, nel lungo periodo, afflitta da problemi demografici e di modello industriale (in sovraofferta produttiva) non sostenibili nell'attuale quadro istituzionale europeo, di un Impero di colonie straccione, una volta finita la spoliazione delle (limitate) risorse dei PIGS in mano agli investitori esteri, che come nel caso del Portogallo e della Grecia non sono esclusivamente tedesche, e anche una volta eliminata la fastidiosa concorrenza di un'Italia ridotta a debole platea di consumatori?

Insomma la stessa strategia del liberoscambismo, portata al suo livello ordoliberista in chiave europea, distrugge l'economia del continente ad un livello tale che, la Germania stessa non può neppure avvantaggiarsene in modo stabile ed esclusivo (finirebbe per divenire da esportatrice privilegiata, in virtù del cambio sottovalutato, ad importatrice...di uno strutturale calo della domanda dei vicini, cui prima o poi dovrà estendersi il pareggio di bilancio, questo assurdità ossimorica che solo in Italia si difende, ipocritamente ma a spada tratta, con una compattezza che non ha paralleli al mondo).
Dall'altro lato, proprio per il suo limite di meccanismo divenuto "reale" su basi (solo) continentali, l'ordoliberismo, conformemente alle sue premesse di instaurazione della Grande Società dei mercati planetari, dovrebbe condurre ad un escalation mondializzata, i cui esiti ultimi contrastano la forte tendenza tedesca all'autoconservazione del proprio interesse nazionale. Che si troverebbe comunque ad essere esposto alla saldatura con il paese originario del sommovimento internazionalista e liberista.
Che, a sua volta, è lacerato dalla crescente consapevolezza della crisi delle sue stesse premesse socio-politiche, ormai svincolate da qualsiasi parvenza etica positiva del capitalismo che è così giunta a mettere in discussione lo stesso fondamento materiale e democratico che legittima il potere politico che, ancora oggi, deve ricorrere al consenso del proprio elettorato di origine. Cioè il fondamento della stessa sovranità USA, rispetto alla propria comunità sociale, per quanto un tempo dinamica e multiculturale, non può più basarsi sulla cosmesi del politically correct e attuare, a vari livelli di cedimento, il tea-party pattern senza porsi il problema della sua stessa coesione sociale (notare l'abbissale differenza tra il discorso linkato ed altri discorsi "presidenziali"...).

Il mondo è troppo complesso per essere ancora ridotto alle distopie libero-scambiste assurte a modello unico di vivibilità dell'esistenza umana (e Krugman ne dà atto ad Obama), mentre la risposta ordoliberista, cioè la contraffazione delle Istituzioni delle democrazie sociali per nascondere i propri veri ed inconciliabili fini, si scontra con la verità dei fatti: la sua ipocrisia non può più nasconderli e tutto ciò che si affaccia sullo scenario mondiale lo denunzia.

Insomma, ancora una volta, la torsione paradossale delle verità risultanti dai fatti, non potrà essere soggiogata dalla mera propaganda mediatica, orchestrata dalla sempre più avida oligarchia finanziaria.

Il paradosso consiste nel fatto che l'Italia, la cui discesa verso gli inferi avrebbe del prodigioso se fosse vista senza gli occhiali di questa propaganda, potrebbe pure non reagire ed assuefarsi, priva di rigurgiti di dignità democratica e monoliticamente dimentica delle radici del suo costituzionalismo, ma il mondo intero lo farà.
Questo 2014 inizierà a manifestare questa insopprimibile reazione della verità dei fatti e sicuramente la nostra attuale classe politica si schiererà compattamente, senza tentennamenti, dalla parte reazionaria che opporrà ogni forma di resistenza ottusa e monomaniacale al cambiamento di paradigma che si affermerà a partire da questo anno e in quelli seguenti.
Ma, per fortuna, la Germania e gli altri paesi hanno ancora presente il senso della realtà e della propria convenienza.
E il disegno del "rivedere i trattati", questa ridicola offerta di una tattica temporeggiatrice, che scinde "l'austerità" dalla moneta unica nel sommo della ipocrisia tatticista, e che semplicemente attualizza il costo che la Germania non ha alcuna voglia "di" e convenienza "ad" affrontare, farà fallire gli zeloti italiani dell'ordoliberismo.
La speranza è che quanti di voi si stanno preparando, dotandosi un bagaglio di conoscenze e di consapevolezza capaci di conservare il senso della Verità, riescano a divenire una voce consistente nella indispensabile ricostruzione, sociale, economica e, prima di tutto civile, che seguirà alla fuga scomposta dei responsabili di questo stupido disastro.

27 commenti:

  1. Buon anno a tutti, e che sia quello auspicato, ci credo. Ma quanto è e sarà dura la battaglia? Ho passato la notte di San Silvestro a fugare la incredibile posizione castacriccacorruzione di un amico professore del Dipartimento di Economia che non si è accorto che l'Italia non ha più leve di politica economica e di un altro amico bancario sostenitore estremista dell'antievasione e del relativo strumento, secondo lui principe, quale quello della tracciabilità dei movimenti monetari/bancari esteso alla "respirazione dei cittadini". Hanno abbandonato per "stanchezza" e non per convincimento, li capisco, è sempre dura ammettere la fallacia tecnica delle proprie convinzioni, soprattutto se sei del "campo". Ho voluto condividere questo aneddoto di fine anno dopo aver letto questo ineccepibile e speranzoso post, associandomi all'augurio che l'oscurità del pensiero più comune sia squarciata sempre più dalla luce della verità. Grazie 48.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come dice Alberto Bagnai, stigmatizzando la presuntissima "appartenenza al campo",
      "...nel difendere il punto di vista secondo me piuttosto ovvio, cioè che in una crisi economica determinata dall'adozione di un sistema monetario assurdo forse bisognerebbe prima ascoltare chi ha fatto ricerca in economia monetaria internazionale, e poi, a seguire, gli altri esperti (cominciando dagli altri economisti, ma dando forse la precedenza agli storici!), io non credo di aver mai negato la rilevanza sia teorica che politica dell'approccio microeconomico"

      Il campo non è una generica appartenenza al settore...agricolo, ma l'essere agronomi di quella specifica coltivazione.
      Questo è il guaio: la derubricazione di Keynes in nome dell'approccio neo-classico finanziario, fa straparlare in base alla sistematica estensione di soluzioni "micro" a livello macro ed alla ostinata ricerca dei flussi finanziari, anche quando di mezzo c'è l'impatto sociale, cioè un equilibrio politico-economico che quando salta è per ragioni legate alla domanda aggregata...la realtà ormai censurata nell'intimo dei cervelli (senza che si rendano conto di come sia avvenuto). Ossia, poi, la "precomprensione"

      Elimina
  2. Buon anno a tutti! Sono certo che 48 e tutti noi lettori saremo ancora in prima linea , per tutto il tempo che sara' necessario per ristabilire la vera' democrazia e liberta'.

    RispondiElimina
  3. era propio quello che sostenevo in un commento ad altro post.... se la crisi si sta diffondendo a macchia d'olio per l'intera europa rendendo il modello "grecia " endemico , non cè propaganda che tenga rispetto all'impoverimento delle classi sociale e le oligarchie politiche " non italiane " lo sanno : è logico che il modello liberista imploderà sotto il suo stesso peso , se a questo aggiungiamo il dissidio tra usa e germania , relativamente alla cultura dei propi interessi visti come preminenti rispetto a quegli di altri popoli , risulta agevole capire che il 2014 sarà un'anno sicuramente decisivo. 2 cose mi fanno storcere il naso : 1) l'accordo di libero scambio tra usa e eu , 2) facendo un calcolo grossolano tra fiscal compact, pareggio di bilancio , spending review e ordinaria amministrazione la finanziaria 2014 dovrebbe essere di circa 120 / 130 mld , non so come letta e saccomanni potranno farla e giustificarla . Mi pare che i nodi si avviano a velocità considerevole verso l'odiato pettine. Buon anno a lei e alla sua famiglia , a tutti i lettori e commentatori del blog nel 2014 cisarà molto da fare e da dire

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo che Saccomanni arriverà alla legge di stabilità 2014. E non credo che Cottarelli potrà passare indenne dall'alternativa "non possumus" (facendo la vittima "virtuosa") o realizzare tagli aggiuntivi in corso d'esercizio riscaldando la recessione proprio quando dovrebbero portare una certa "crescita" per raccontare bellamente che la recessione stessa non fosse prima dovuta all'austerità. E che quindi sia persino praticabile arrivare al pareggio di riduzione del debito entro il 2015 (applicando una inevitabile superpatrimoniale per la prima rata del fiscal compact. Pagata col reddito e, chi può col risparmio, e quindi mostruosamente recessiva)

      Elimina
  4. Solo due considerazioni che mi fanno ritenere poco probabile l'asservimento incruento del Paese. La prima è che l'annessione del Sud Italia riguardava comunque un'entità nazionale , pur con tutte le differenze e i distinguo voluti. Un po' come la l'ex DDR verso la Germania Ovest , con la relativa unione fiscale. La seconda considerazione è che un Paese come la Francia poteva accettare una supremazia economica della Germania ma non può quella politica e prima poi , ma penso prima , la Francia farà saltare il banco. Prima che in Italia il malcontento riesca a trovare solidi punti di riferimento tali da tramutarsi in un cambio di rotta politico. Purtroppo.
    GioC

    RispondiElimina
  5. Stavolta, mero commento cortese: tanti auguri di buon anno nuovo! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. GRAZIE E OVVIAMENTE AUGURI AFFETTUOSI A TUTTI!!! :-)

      Elimina
  6. Caro Quarantotto,

    Nel fare a te e al tuo blog i migliori auguri per un anno di liberazione, un paio di considerazioni:

    Le elezioni europee di primavera secondo me sono un passaggio fondamentale, come sondaggio dell'opinione pubblica di tutta l'unione, giustamente temute dai maggiorenti del PUDE, perchè una chiara affermazione di forze euroscettiche in uno o più paesi chiave, con ingresso di molti euroscettici nel parlamento europeo, potrebbe essere un colpo durissimo per gli eurocrati, che se sono abituati a passare SOPRA la volontà popolare, forse non hanno la forza di andarle direttamente CONTRO qualora sia chiaramente espressa.

    Un simile risultato probabilmente sarà raggiunto in Francia, dove Marine Le Pen dovrebbe avere un buon successo.

    Non conosco bene la situazione ma forse anche in Grecia forze euroscettiche potrebbero avere una buona affermazione.

    Idem Spagna e Portogallo anche se ne so pochino!

    E da noi?

    Qual'è secondo te l'offerta elettorale euroscettica, e quale possibilità concreta di successo può avere?
    Si può considerare euroscettico il Mov Cinque Stelle? Certo è percepito come tale, e forse in questo frangente conta più l'apparire dell'essere.
    La forza elettorale è buona.

    Forza italia? Non mi pare che si voglia connotare come euroscettica!
    Al massimo euroqualchedubbiomasesalviamolechiappealcapovabeneancheleuro!
    Se si connotasse come chiaramente euroscettica la forza elettorale è buona.

    Lega nord: la più euroscettica, ma che forza elettorale?

    Fratelli d'Italia: qualche dubbio più di forza Italia e meno della Lega, forza elettorale pochina.

    Magdi Allam : il più convinto, ma elettoralmente zero virgola!

    Altri non me ne vengono in mente
    Non è che facciamo vincere il PUDE?
    Sarebbe imperdonabile! Un colpo mortale alle speranze di liberazione!
    Ditemi che non sarà così!!!!!
    Buon anno a tutti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buon anno a te (anche se oggi in Italia non abbiamo alcuna forza politica contraria all'euro e ciò, salvo novità - del tutto imprevedibili- dovrebbe portare a liste PUD€ al 100% per le europee)

      Elimina
    2. Come ti permetti di essere più pessimista di me? Io cercavo conforto..... ;)

      Scherzi a parte io confido sull'effetto shock.

      Anche solo un forte arretramento delle forze eurofile più smaccate, come da noi il PD sarebbe un catalizzatore che potrebbe far esplodere le contraddizioni intrinseche alla situazione attuale con effetti insperati...

      Ci accorgeremo se questo esito è veramente temuto dagli eurocrati se vedremo che nell'imminenza delle elezioni rilasseranno i criteri euroausteri per tirare la volata alle forze eurofile...ma potrebbe non bastare....
      Comunque un'altra occasione così non si presenterà tanto presto, e i seminatori di consapevolezza non devono trascurarla....

      Io ho una speranziella....

      Elimina
    3. Ma sì; le scissioni nel PUD€ sulla gestione della questione europea ci saranno: in realtà la sola esistenza di Renzi, ultraliberista completamente a digiuno di economia, circondato da consiglieri che orecchiano teorie che andavano bene in USA negli anni '90 senza avere alcuna idea delle effettive dinamiche attuali, è una garanzia di evoluzione conflittuale, quando si arriverà al sodo. E un primo "sodo" potrebbero essere le elezioni europee, se non altro per il segnale che lancerebbero gli altri europei agli "ultimi giapponesi" italiani, ponendoli nella posizione dei kamikaze (ma rispetto al liberismo, ciò vale anche per forze italiane oggi dichiaratamente anti-euro, ma anche anti spesa pubblica). Dando per acquisito che l'euro non è solo questione di entrare-uscire dalla moneta unica, ovviamente,

      Elimina
  7. Primo alterco dell'anno in 10 battute: Bazaar riesce a litigare con il comandante della nave.  

    1 - Capitano nave Costa  si sottomette ai curiosi quesiti dei passeggeri che gremiscono il teatro.
    2 - Costi e tasse: Costa unica al mondo che batte bandiera italiana sulle navi da crociera: paga le tasse in Italia. Standing ovation anche di un redivivo Bazaar alle prese con l'articolo 31 che dalla Convenzione di Vienna si e' impresso in "Euro e (o?) democrazia costituzionale" con tanto di autografo pescarese di 48. (Si', sono lento ma le cose me le gusto...).
    3 - Bazaar riprende la lettura ma viene di nuovo distratto da "docente della scuola navale di Genova" che chiede come mai tutto il personale e' straniero e per lo piu' non parla italiano?
    4 - Capitano: Perche' gli italiani non vogliono piu' fare questo mestiere Applauso generale di buona parte della platea mentre il provincialissimo Bazaar riacquista la voce (un vero lumbard si ammala sempre e solo in vacanza) e si lancia appellando il Comandante bugiardo!.
    5 - Bazaar si e' gia' fatto nemico tutto il piddinume circostante, moglie imprenditrice compresa: Sai quanti italiani vengono a colloquio e non accettano lo stipendio proposto?. (Nonostante 2 giorni di pellegrinaggio ai lidi pescaresi, da brava ex-sovietica, risulta ancora radicata al luogocomunismo...)
    6 - Docente scuola nautica rincara dose affermando che i suoi studenti PIANGONO perche' non c'e' verso di trovare QUALSIASI occupazione sulle navi.
    7 - Silenzio nella sala: ad eccezione di Bazaar che rinfaccia alla moglie di ragionare da "microeconomista"...
    8 - Capitano ricama sul tenero cuore di tale piddinume il principesco trattamento riservato ai VOLENTEROSI filippini, di come le "tasse vengano versate in Italia" e di come sia squisito l'ambiente MULTICULTURALE: non bisogna aver pregiudizi!
    9 - Gentleman seduto a fianco mi intima di star zitto.
    10 - Acting out di Bazaar che lascia la sala con un solitario applauso alla docente e alla sua denuncia. Contrariato si fionda a condividere via satellitare il proprio vissuto con i suoi stimatissimi.  

    BUON ANNO

    (che pare sara' piu' duro del precedente...)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il principio di realtà: è chiaro che se fai l'istituto nautico dovresti trovare un qualsiasi lavoro conforme alla tua qualificazione. Ma in quel caso costi troppo, perchè c'è questa orrida cosa della legislazione speciale sul lavoro. Non sia mai, se frequenti l'istituto nautico devi essere demansionato e sottopagato, per fare l'addetto a qualcosa che NON richiede alcuna particolare qualificazione professionale. Sì gli italiani che hanno fatto studi tecnici-professionali non vogliono fare gli inservienti e buttare anni di studio: pretesa veramente assurda, agli occhi del piddinume. Che a sua volta, vede sempre il resto degli italiani come improduttivo e pigro, avendo fruito nei passati decenni di una posizione accuratamente conquistata con enormi meriti tecnico-professionali attestati dalla accuratezza della visione del mercato del lavoro e delle (non) politiche industriali seguite in Italia per le generazioni future...mica come i tedeschi (specialmente dell'est)....

      Elimina
  8. Io ho sempre visto un parallelismo sorprendente (ma anche no) tra unificazione (?) italiana e unificazione europea (???????????????).
    A partire dal ruolo della massoneria e/o dei circoli "elitari" sovra-trans nazionali.
    Ho sempre pero' inteso in questo parallelismo, il ruolo del regno sabaudo come quello della odierna Francia (egemonia politica e militare-strategica), il ruolo della Lombardia come quello della odierna Germania (egemonia economico-finanziaria-tecnologica) e il ruolo del Regno delle due Sicilie come.....be' se semo capiti (portatore di sangue colpevolizzante)




    E' del tutto evidente (fuorche' ai piu' o meno consapevoli veteroleghisti) chi sia stato a rimetterci in quella unificazione. Stiamo a livello di constatazioni proprio.....salvo per i veteroleghisti (largamente maggioritari anche al sud Italia).



    BUON ANNO A QUARANTOTTO E TUTTI I "QUARANTOTTINI"!

    RispondiElimina
  9. Io invece non è che sia tanto convinto dell'analogia tra unificazione italiana e attuale situazione europea, proprio nell'aspetto strettamente economico. Come mostrano anche le più recenti serie storiche, quali quelle elaborate da Daniele e Malanima, l'Italia era su una traiettoria di stagnazione/declino del PIL procapite che durava dal '700 (anche se un declino rispetto al 3-400 era già evidente in precedenza), che si è invertita solo a partire dal 1880 circa, quando lo Stato assume un ruolo più attivo abbandonando il liberismo, che è poi il momento da cui inizia a profilarsi un vero divario economico tra sud e nord che fino a quel momento era scarso o nullo; per l'eurozona, la traiettoria va invece esattamente nella direzione opposta. Ammetto che è una domanda oziosa, ma possiamo affermare con certezza che un'industrializzazione italiana nell'età dell'imperialismo e del protezionismo fosse alla portata dei due segmenti della penisola separati?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà, proprio la dichiarata indisponibilità di dati ante 1871 sulla produttività industriale e il trascurare gli eventi "depredatori" che, con grande intensità si manifestarono nel decennio 1861-1871, mostra, per logica via deduttiva, che lo studio non è in grado di pronunciarsi bene sul punto: anzi, la considerazione della spoliazione aurifera e della chiusura sistematica degli opifici del sud (tecnologicamente persino più avanzati), unita alla, peraltro sostanzialmente ammessa, maggior produttività agricola, fanno ragionevolmente pensare che il sud d'Italia, prima dell'Unità fosse una regione più florida del nord d'Italia (cosa affermata da altre fonti: peraltro, non pretendo di aver approfondito abbastanza).

      Elimina
    2. Fermo restando che nella logica dello sviluppo protezionistico e semmai imperialistico-coloniale dell'epoca, certamente l'unità nazionale era un presupposto essenziale per creare un'economia con prospettive comparabili a quelle di Francia e Inghilterra (sebbene diverse, a loro volta, tra loro). E che la Germania seguì un analogo percorso, com'è noto, avvantaggiata dalla famosa industrializzazione agricola degli Junkers e dalla ben nota disponibilità del bacino della Ruhr. La disponibilità di estensioni agricole altamente produttive in misura maggiore giocò un ruolo naturale, che ancora oggi si ripercuote sui vantaggi comparati del loro accumulo di capitale.
      Rimane il fatto che il sud, a differenza del nord Italia, già prefigurava un modello di valore aggiunto "creativo" (lavorazione pelli e stoffe, unito ad un ormai consolidato avvio di industria di Stato, siderurgica e cantieristica, su tutte, che si radicava su un territorio comunque di dimensioni sufficienti a consentire sia un volume di produzione che competitività esportativa). L'export del regno delle 2 Sicilie era già tale da consentire di mantenere costante il livello della pressione fiscale e di accumulare nuove riserve aurifere. Nella prima parte dell'800, cadute della crescita furono dovute alla instabilità politica ed ai costi polizieschi-militari che si dovettero sopportare, ma la struttura era abbastanza efficiente da consentire dei pronti recuperi: come comprovano i dati finanziari del Regno linkati. E questa instabilità era certamente dovuta a interferenze interessate delle grandi potenze imperialiste che non vedevano di buon occhio l'affermarsi di una potenza commerciale e industriale mediterranea, fuori dalla loro sfera di spartizione.

      Elimina
    3. Un pochino, solo un pochino, io l'argomento ho provato ad approfondirlo, quanto più sine ac studio son capace (so che per molti è un argomento "caldo" :-)). Vorrei anche precisare che non vedo l'analogia nel bilancio complessivo dell'operazione; nella dinamica certamente le similitudini ci sono. In questi termini mi pare che siamo sostanzialmente d'accordo ma aggiungo comunque qualche dato e osservazione che può interessare.
      Solo alcuni settori erano tecnologicamente più avanzati: mi risulta, per esempio, che l'industria meridionale di punta - dal punto di vista tecnologico, organizzativo e finanziario - fosse quella del cotone (peraltro quasi tutta sotto controllo svizzero), ma il corrispondente settore del nord era più sviluppato: al momento dell'unificazione è stata calcolata la presenza di 70.000 fusi nel Mezzogiorno contro 250.000 a nord dell'Appennino (dato in G. Pescosolido, Unità e sviluppo economico, Laterza, Roma-Bari, 2007, pag. 80; a pag. 79 indicazioni ad opere monografiche con dati su chili per fuso e metri per telaio). Briciole ovviamente rispetto ai 30 milioni di fusi inglesi), senza con ciò nulla togliere al settore meccanico che ricordavi, come Pietrarsa, Castellammare e il Regio arsenale di Napoli (però anche il nord non era sguarnito: basti pensare alla Taylor & Prandi a Sampierdarena (la futura Ansaldo), la Westermann di Sestri Ponente e i cantieri Odero). D'altra parte anche per quanto riguarda il commercio estero, i dati calcolati da Vaccaro (Unità politica e dualismo economico in Italia (1861-1993), Cedam, Padova, 1995) circa il valore per abitante indicano, per gli anni '50, un valore di 37, 81 lire in Sicilia, 23, 85 nelle province napoletane, contro le 68, 88 della Toscana, le 73, 76 della Lombardia e le 88, 27 delle antiche province sarde (Pescosolido, op. cit., pag. 99. Il dato è però sicuramente sottostimato in relazione al contrabbando), così come va osservato che la quota di spesa pubblica, senza dubbio in un quadro di finanza pubblica più sano di quello settentrionale, destinata alle opere pubbliche era in percentuale inferiore a quella degli altri stati preunitari e, almeno stando alle stime di Ostuni (Finanza ed economia nel Regno delle Due Sicilie, Liguori, Napoli, 1992 cit. da Pescosolido) solo in moderato e non forte, come pure si era ritenuto, aumento negli ultimi anni del regno. -segue

      Elimina
    4. In ogni caso, se nel suo insieme (cioè nonostante un'indubitabile progressiva deindustrializzazione, quantitativamente mappata da questo studio di Fenoaltea e Ciccarelli (anche se solo dal 1871), poco simpatico effetto collaterale del modello di Kaldor-Verdoorn (e qui l'analogia col presente c'è eccome)) ci fosse stato un tracollo dell'economia meridionale a ridosso dell'unificazione, le serie storiche del PIL dovrebbero mostralo, no? Sulla questione di un sviluppo industriale in senso moderno (che anche nel nord non è anteriore agli anni '80) autopropulsivo mi pare che, dato il contesto politico internazionale dell'epoca, siamo d'accordo. Aggiungo solo un'osservazione avanzata da Viesti, Pellegrini e Iuzzolino, in questo importante studio molto interessante: oltre a sottolineare i vantaggi di partenza collocati al nord (in termini di risorse naturali, infrastrutture e capitale umano), gli autori (sia pure su dati solo del 1871) così riflettono: "In brief, in the South in 1871 the local size of the market appears to have been a necessary condition – there were no specialized districts with a population under 100,000 – but not a sufficient condition. In the rest of the country, the same factor appears instead to have acted as an (almost) sufficient condition – fewer that 9 per cent of the large districts did not have a pronounced specialization in industry – but not a necessary condition, because a quarter of the specialized districts did not have a large population. Consequently, if there were locational advantages independent of the local volume of demand, they can be presumed to have been concentrated in some parts of the Centre and North."
      In ogni caso, dato che la storia non ha le urgenze dell'attualità, se ci sarà da sovvertire quelli che, per quanto ne so, sono punti di vista diffusi nella storiografia economica, sarò lieto di scoprirlo; intanto però aspetto l'elaborazione di nuove serie storiche che pare debbano arrivare. Un saluto affettuosissimo :-) agli amici meridionali, di cui non intendo assolutamente urtare una sensibilità giustamente esasperata.

      Elimina
    5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    6. Questo è un dibattito che può incartarsi facilmente: la verità è che, comoe dimostra più di un intervento, i dati su cui ragionare significativamente partono dal 1871 (e quindi già sono falsati da elementi politici determinanti) o tutt'al più aggregano dal 1861 (il che non consente di cogliere i trend di espansione pregressi, che pure sono determinanti).

      Ma il punto è un altro ancora: condizioni concrete di sviluppo del sud, in senso industriale autonomo dall'Unità d'Italia, c'erano o no?
      La risposta è, in termini ragionevoli e prudenti, "sì".
      Condizioni geo-politiche perchè questo avvenisse a lungo termine, come in effetti era necessario, invece, altrettanto ragionevolmente, "no".
      Ora: supponendo una certa affidabilità di questa aporia (apparente, si tratta di fatti riconoscibili a posteriori), l'unità ha portato certamente più giovamento al nord che al sud.
      Era tutto ciò rimediabile con il raggiungimento della piena democrazia (pluriclasse e redistributiva)?
      Anche qui la risposta potrebbe essere positiva: ma al tempo stesso, dobbiamo ammettere che nel secondo dopoguerra, la golden age dello Stato interventista e non ancora "disciolto" nella irresistibile vena neo-liberista globale, lo stesso Stato fu costretto ad agire in modo rapido e imperfetto.
      Qualsiasi serio discorso ora è stato interrotto sotto l'imperio dell'euro-modello. Chi avesse dubbi su ciò, fermandosi ad una presunta realtà antropologica, si troverebbe nella stessa posizione attuale dei tedeschi verso i Med.
      Insomma, alla fine dei giochi, anche il riprendere un cammino risulta difficile per il profondo radicamente "autoctono" della vulgata neo-liberista. E l'ordoliberismo, cioè la capture delle istituzioni democratiche da parte delle forze liberoscambiste, costituisce uno schermo molto più insidioso a qualsiasi soluzione operativa di quanto non si creda.
      Contrariamente a quanto con disappunto rabbioso o disperato si creda nel senso comune, le forme di corruzione e di criminalità territoriale meridionali sono molto più effetti che cause del problema. Personalmente, ritengo che non ci sia formula di accumulazione capitalista che sia compatibile con la legalità "pro tempore": e ciò vale a maggior ragione per l'altissimo livello implicito nella legalità costituzionale post 48. Ciò implica che repressione e risanamento non possano che andare di pari passo con una intenso programma di intervento pubblico (cioè su apparato della legalità INSIEME con politiche industriali COORDINATE col primo aspetto).
      In apparenza la via intrapresa negli anni '80, assomigliava a questa tenaglia; ma aveva il semplice inconveniente di essere "emergenziale", cioè finanziata a tempo, e, al tempo stesso, anche insufficiente nel volume, una volta intrapresa la via della banca centrale indipendente "pura".
      E torniamo sempre allo stesso punto: l'espansione del mercato interno, l'adeguamento infrastrutturale, esigevano un riequilibrio fiscale dal lavoro alle attività "autonome", per rendere ciò praticabile.
      NON FU FATTO PROPRIO PERCHE' SI SCELSE LA VIA DEL VINCOLO ESTERNO E DELLA BC INDIPENDENTE: l'interesse nazionale unitario era già minato da tutto ciò.
      La stessa via del trasferimento fiscale ne risultò alterata concettualmente: si legava, per sempre, a uno standard "morale" che anche le discussioni qui in parte registrate confermano. Ma nella eradicazione delle differenze strutturali non c'è alcuna indulgenza morale alla presunta debolezza (morale) di alcuno: si tratta solo di capire o meno in che consista la proiezione fiscale, INEVITABILE, della EGUAGLIANZA SOSTANZIALE (quella cui fa variamente riferimento Rawls).

      Elimina
    7. Una delle sintesi della questione più solide che mi sia mai capitato di leggere. D'altra parte ci hai abituati bene. ;-)

      Elimina
    8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
  10. Amedeo Lepore " La questione meridionale prime dell'intervento straordinario".
    Piero Bevilacqua " Breve storia dell'Italia meridionale".
    Gaetano Cingari " Nordisti, acciaio, e mafia".
    su industrializzazione del Regno delle Due Sicilie prima del 1861 e finanze pubbliche nettamente più floride rispetto al Piemonte, con tanto di dati..

    Buon anno a tutti e grazie a "Quarantotto" per i fecondi post.

    RispondiElimina