giovedì 6 febbraio 2014

L'ILLUSIONE SYRIZA E LO STATO NAZIONALE (DEMOCRATICO) COME BASE PER CREARE UNA "CORRENTE INTERNAZIONALE"



Partirei oggi dal post su Vocidall'estero relativo all'intervista a Costas Lapavitsas. "Sfido", direte voi, "l'hai segnalato tu! Non ti basta che sia stato pubblicato?"
No, non mi basta. 
Intanto ve ne riporto qualche passaggio pregnante perchè, specialmente in Italia, non fa affatto male rifletterci per bene:

"D. La posizione di Syriza non è maggioritaria all'interno della sinistra perché si oppone alla austerità, però scommette sulla moneta unica e la UE. Che significa questa presa di posizione nel quadro politico dell'Unione Europea? 
R. Per me é esattamente quello che vuole la classe dirigente europea. Perché Syriza dice: "Noi stiamo nell'euro in qualsiasi maniera, succeda quel che succeda, e inoltre saremo radicali". Però la classe dirigente sa che questa opzione è impossibile..."
...
"D. Sembra che lei identifichi la sinistra con la linea che sostiene l'uscita dall'euro, perché?
R. Per me, questa linea è l'unica che apre alla possibilitá di fare politiche di sinistra radicale che cambino i rapporti di forza a favore del lavoro e contro il capitale; politiche necessarie per recuperare il danno provocato dalla crisi ai paesi europei negli ultimi anni. Sono politiche sensate, fondamentali, come ridistribuzione, controllo o nazionalizzazione delle banche, riorganizzazione della produzione. Secondo me questi cambiamenti sono impossibili restando dentro l'unione monetaria, e rappresentano l'esatto contrario di ciò che oggi significa l'Unione Europea."
Non vi paiano estrapolazioni segmentate in modo arbitrario: ho riportato ciò che, nell'analisi compiuta, è indicato come "certo", cioè come posizione dichiarata ed attuale di Syriza - e di gran parte della autoproclamata "Sinistra" europea, d'altra parte-, non invece assunto come "incerto"; cioè ipoteticamente legato a ciò che potrebbe accadere se, - avendo questa "certa" e ambiguamente irrisolta posizione dichiarata-, Syriza vincesse le elezioni. 
Queste evenienze "in prospettiva", sono elementi ulteriori che Lapavitsas, nel corso dell'intervista, che potete leggere per intero (c'è il link), analizza molto bene.
Per quanto ci riguarda, l'idea che si possa essere "radicali", ma rimanendo dentro l'euro ad ogni costo, è pari ad una cosciente enunciazione di propaganda, nella più che probabile consapevolezza che ciò sia non solo uno specchietto elettorale per le allodole, ma, peggio, che ciò costituisca un passaggio non trascurabile della strategia von Hayek di instaurazione della Grande Società (a conduzione elitaria germanica). 
Mi basta richiamare questo passaggio di un post di agosto, che tra l'altro oggi trova conferma puntuale di quanto prevedeva sui rivolgimenti italiani:
"Rammentiamo, allora, la fatidica affermazione del colloquio Lippman, celebre summit degli "amici" di von Hayek, alla pianificazione del "nuovo ordine" (l'unica variante è che non l'impero Bismarckiano ma quello austro-ungarico era il modello di riferimento: ma bisogna capirli erano "semplicemente" austriaci): 
"in questa politica neoliberale è possibile che gli  interventi economici siano tanto ampi e numerosi quanto in una politica pianificatrice, ma sarà la loro natura a essere differente". (Notare che questa frase contiene la descrizione esatta del concetto e del funzionamento dell'ordoliberismo, ndr.)
Insomma, il pareggio di bilancio per affamare la bestia-Stato, la cessione definitiva di sovranità con sua "dispersione" nel magma €uropeo, Stati (altrui) smembrati e "Grande società" €uropea che si riduce, tutto combacia, alle "elites tedesche".
Quindi la situazione è questa:
- Schauble non si sposta di un millimetro;
- mediando con la Merkel per assecondare ancor più Bundesbank, comunque rivinceranno le elezioni (non importa con quale coalizione governeranno: l'accordo verrà trovato);
- l'italo-PUD€ non avrà alcuno spazio per modificare i trattati,- visto, oltretutto che non ha saputo influire neppure sulle prassi applicative degli attuali- e, quando le nostre manovre finanziarie passeranno per il twopacks-Commissione, quest'anno e, ancor più, nel 2014, non avrà scampo: commissariamento UEM, tagli selvaggi delle funzioni-spese pubbliche e prelievi dai depositanti bancari conditi da svendite forzate degli asset pubblici...al miglior offerente.
E a RAINEWS24 ancora dicono che il dopo-elezioni tedesche consentirà una maggior "solidarietà" e tutto si risolverà in un meraviglioso clima di..."fogno".
Ai miei arguti e attenti lettori, non sfuggirà dunque che, per Syriza, come per un qualsiasi partito di (presunta) opposizione italiana, non avere una posizione chiara sulla fine dell'euro e sulla incorreggibilità degli squilibri commerciali in assenza di cambi flessibili, nonchè sulla pratica irrealizzabilità di un governo federale che serva da alternativa e pavida "correzione"- con ciò rinunziando esplicitamente all'internazionalismo dell'indistinto,  tanto caro alle compatte tradizioni €uropeiste- significa prestarsi irresistibilmente, anche e specialmente una volta conquistato il potere, ad adottare "interventi economici che  siano tanto ampi e numerosi quanto in una politica pianificatrice". Ma poi, altrettanto irresistibilmente, piegandoli ad una "natura  differente".

Infatti, lo stesso Lapavitsas, del tutto condivisibilmente, ci dice: 
"A volte la sinistra (ma aggiungerei, la democrazia tout court, ndr.) ha bisogno dello Stato-Nazione per proteggere i diritti dei lavoratori e i diritti democratici, non c’è nessun altro modo
I governi di Grecia e Portogallo non possono cambiare la struttura dell’Unione Europea, peró possono intervenire in Grecia e Portogallo. Naturalmente il mio non è un argomento nazionalista. In certe occasioni si possono usare i meccanismi di uno Stato Nazione per creare una corrente internazionale".

29 commenti:

  1. 48 sono complottista se leggo in questo tweet del ministro della salute l'inizio di ulteriori privatizzazioni?
    https://twitter.com/bealorenzin/status/431446707583193088

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    1. E' perchè mai? Ormai gli argini sono rotti e devono fare in fretta...su tutti i fronti, se non altro per intestarsi i meriti di fronte ai nuovi "margravi" quando avranno formalizzato, com'è nei piani, il nuovo ordinamento oligarchico

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  2. @filo
    Sono meno complottista di te e ti riporto il "caso" di ieri: DCM "terre di fuoco e ILVA".
    i.) stanziamento di 50 mln € per screening sanitario della popolazione (eccetto "qualche" escluso)
    ii.) protocollo eziologico stilato con esclusione della consulenza indipendente
    iii.) tagli lineari della SSN nella sola regione Campania di 500 mln €
    Ergo, cerco la soluzione del caso acclarato domandandomi se togli risorse per la prevenzione, profilassi e terapia quale il senso dello screening?
    E se lo screening è mirato perché stanziare 50 mln €?
    Mi viene una risposta, 500-50= 450 mln € destinabili.
    Sempre sul "caso" SSN i dati recenti di CERGAS (Bocconi di Milano, quinti da ritenersi "attendibili") riporta i dati di spesa SSN annua pro-capite in UE:
    -) ITALIA: 2.419 €
    -) GERMANIA: 3.318 €
    -) FRANCIA: 3.133 €
    -) GB: 2.747 €
    Trilussa mi ricorda i "polli" statistici, da bertuccia io sono curioso di sapere quei 450 mln € che mancano alla conta dove finiscono.
    Un "indizio" l'avrei ...

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    1. In realtà sono anni che vanno avanti così. E i risultati sono ben percepibili: solo che in TV fanno parlare solo quelli che denunciano la spesa pubblica improduttiva e la corruzione...come cause della disoccupazione (questa è la piccola variante attualizzata della strategia) e così, prendono due piccioni con un fava. Stornano l'attenzione della rivolta da ciò che fanno e trovano un colpevole che funziona alla grande in chiave grande società.."renziana"

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  3. (Metto qui le quattro banalità che avevo buttato giù). L'insostenibilità politica della posizione di Syriza è precisamente la ragione che ha spinto Alavanos a fondare "piano B". Naturalmente il problema pratico si pone solo per la Grecia: rispetto all'Italia direi che siamo semplicemente alla cosmesi all'ennesima potenza (tra l'altro molto probabilmente irrealizzabile anche in questa povera dimensione, come Giannuli, già segnalato da mainstream, ha ampiamente spiegato qui). Sulla questione più generale nazionale-internazionale non saprei aggiungere niente a questo post di Cesaratto, che penso tutti i lettori abbiano già compulsato (certo, le conseguenze politiche che poi l'autore ne trae dimostrano che il gusto per il controintuitivo non è monopolio degli economisti neoclassici...;-)).
    Quali le argomentazioni dei sostenitori italiani della lista Tachipirinas (l'adeguato nominignolo è idea di Azzarà)? Riporto, per ovvi motivi, quelle di Zagrebelsky: in Europa regnerebbe una "dittatura finanziaria" a cui potrà costituire efficace antidoto un'iniezione di solidarismo nelle istituzioni europee. E l'unità della Costituzione? (Non sarebbe irrimediabilmente intaccato l'art. 1, si domanda il nostro, se "le camere venissero depotenziate al
    punto che il loro ruolo fosse reso solo formale o lo si riducesse al punto di essere chiamate a
    esprimere un sì o un no alle proposte del governo"? Buona domanda!). Com'è possibile illudersi che una democrazia fondata sui diritti sociali possa fiorire "senza quell'apparato di principi solidaristici e quella rete di poteri istituzionali in grado di reclamarli e farli valere concretamente?" (A. Cantaro, Il secolo lungo, Ediesse, Roma, 2006, pag. 129). (Significativo però che si lasci una porta aperta col richiamo all'art. 11: "la cessione di sovranità è subordinata a due principi: la pace e la giustizia." Mi pareva peraltro che ce ne fosse pure un terzo...).

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    1. Zagrelbesky, come molte altre persone della sua generazione (al riguardo vale quanto qui detto: http://orizzonte48.blogspot.it/2013/09/non-ce-solidarieta-senza-verita.html) vagheggia un "vero" spirito dell'Europa che non c'è mai stato (se non sul presupposto di arginare l'avanzata comunista) o che da almeno 30 anni non c'è più: e infatti non considera le concrete clausole dei trattati, il cui significato economico, oltretutto, sfugge ai costituzionalisti.
      E neppure il rapporto Werner, che pure conteneva in sè già tutto il "menu" (e trascurano, se vogliamo, pure quanto dicevano economisti come Carli o Spaventa...ma nel 1978)
      Ed è straordinario vederli oggi, dopo decenni di silenzio, inseguire una quadratura del cerchio sulle macerie della democrazia, illudendosi di poter separare Maastricht (e prima ancora SME e Atto Unico) da quanto sta accadendo.

      Ma trascurano pure le norme della Costituzione: non dico la piena occupazione, in base agli artt.1, 3, 4, 36, 41 e 47 (su quest'ultimo mi rendo conto che è troppo complesso arrivarci), ma addirittura l'art.11, dove non si parla di "cessioni" ma di limitazioni, dettaglio giuridicamente tutt'altro che irrilevante.

      Quanto a Cesaratto. Non paia un paradosso, ma il problema è connesso a quello di Zagrelbesky: se un'intera cultura, nella sue gerarchie e deferenze al pensiero costituito, non è più capace di esprimersi sulla scorta dei principi fondamentali della Costituzione riferendoli alla realtà mentre si manifesta, come può pretendersi che si focalizzi la "rottura dell'ordinamento" (chiarissima per Carli, peraltro, ma erano altri tempi), da parte di un economista?

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  4. Il babau che tutti agitano ovviamente è il solito: il nazionalismo (razzista e xenofobo, ça va sans dire); noiosamente la stessa ha da essere la risposta (bene concettualizzata da Lordon in polemica con alcuni trotzkysti d'oltralpe: paese che vai, PUDE che trovi): "« Repli national », en tout cas, est devenu le syntagme-épouvantail, générique parfait susceptible d’être opposé à tout projet de sortie de l’ordre néolibéral. Car si cet ordre en effet se définit comme entreprise de dissolution systématique de la souveraineté des peuples, bien faite pour laisser se déployer sans entrave la puissance dominante du capital, toute idée d’y mettre un terme ne peut avoir d’autre sens que celui d’une restauration de cette souveraineté [...] Prononcer le mot « nation », comme l’un des cas possibles de cette restauration de la souveraineté populaire, peut-être même comme l’un de ses cas les plus favorables ou du moins les plus facilement accessibles à court terme – précision temporelle importante, car bien sûr le jacquattalisme du gouvernement mondial, lui, a le temps d’attendre… –, prononcer le mot « nation », donc, c’est s’exposer aux foudres de l’internationalisme, en tout cas de sa forme la plus inconséquente: celle qui, soit rêve un internationalisme politiquement vide puisqu’on en n’indique jamais les conditions concrètes de la délibération collective, soit qui, les indiquant, n’aperçoit pas qu’elle est simplement en train de réinventer le principe (moderne) de la nation mais à une échelle étendue !". In effetti c'è piuttosto un nazionalismo europeista, che ho il sospetto a sinistra trovi radici in un non elaborato lutto per il collasso della "patria" sovietica, che andrà poi smascherato per quel che è.

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    1. LO dico per il pubblico "generalista": ma se l'avessi tradotto? Il "francesorum" è sintatticamente più rabbioso dell'inglese :-)
      E in ogni modo, ciò che dice Lordon è acuto e vale la pena di farlo capire a tutti...
      (Peccato che i francesi che intellettualizzano in modo così sofisticato, poi, sono destinati al disconoscimento in Italia)

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    2. Scusami, hai ragione: provvedo subito! "Ripiegamento nazionale", in ogni caso, è diventato il termine spauracchio, suscettibile, nella sua genericità, di essere opposto a qualsiasi progetto di uscita dall'ordine neoliberale. Dal momento che, se quest'ordine in effetti si definisce come sforzo di dissoluzione sistematica della sovranità dei popoli, perché possa così dispiegarsi senza intralcio la potenza dominante del capitale, qualsiasi idea di porvi fine non può avere altro senso che quello di una restaurazione di questa sovranità. [...] Pronunciare la parola "nazione", come una delle possibili vie di questa restaurazione della sovranità popolare, forse anche la più agevole o almeno la più facilmente accessibile a breve termine - precisazione temporale importante, visto che il jacquattalismo mondiale può aspettare - pronunciare la parole "nazione", dunque, significa esporsi ai fulmini dell'internazionalismo, o almeno della sua forma più incoseguente: quella che, o sogna un internazionalismo politicame vuoto visto che non indica mai le condizioni concrete della deliberazione collettiva, oppure, indicandole, non si accorge che sta semplicemente reinventando il principio (moderno) della nazione su scala più ampia!".

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    3. Abbondi - quelli di troppo - manzoniani che ci accompagnano alla mensa della Caritas.
      :-)

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    4. @Arturo: Come spesso è capitato, credo che dalla "perla" da te pescata, (Lordon l'ho citato, ma per per altri passaggi, nel libro), nascerà un seguito.
      E quindi grazie come sempre alla tua continuità fuori dal comune nel focalizzare e dare stimoli di alto livello (di consapevolezza)

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    5. Sovranità popolare come gli zecchini di Pinocchio: metteteli nel Campo dei Miracoli europeo e ritorneranno moltiplicati.
      E poi i portamonete sono superati, roba dell'altro secolo, un invito per i tagliaborse, e via cantando.

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  5. a proposito dell'inutilità del voto a Syriza, c'è un interessante pezzo su appelloalpopolo.it di tale Stefano D'Andrea che descrive l'inutilità del parlamento europeo in toto....e di conseguenza la sostanziale inutilità (sempre in un'ipotetica funzione di cambiamento dei trattati) delle stesse elezioni europee.

    Mi pare una lucida analisi....e conclude col dire che il miglior risultato possibile per queste elezioni europee sarebbe una bassa affluenza record....essendo cmq la stessa in costante dimunzione fin dagli anni 70. nel 2009 eravamo al 43%. ma il 65% in italia (tanto noi quando c'è da schierarci in stile calcistico non ci tiriamo mai indietro pur non capendoci una mazza).

    questo il pezzo: http://www.appelloalpopolo.it/?p=10562

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    1. Grazie anche a te: ho avuto modo non solo di leggere la ricostruzione delle norme dei trattati (cui a mio parere manca la considerazione del profilo, meno formale-giuridico, del ruolo costituzionale de facto del parlamento UE - foss'anche solo mediatico- che si va affermando), ma anche la stimolante discussione che ne è seguita.
      In cui alcuni (tra cui Mauro Poggi) hanno fatto valere delle ragioni più che valide per il "non-astensionismo": anche se Stefano ha di fatto giustificato ciò nel quadro di una insufficiente base di militanti per agire iin un modo diverso.

      Forse sarebbe da chiedersi perchè il numero dei militanti non sia ancora nella misura auspicata (a parte che porre dei "tetti" prestabiliti di soddisfazione, in tempi di web e dopo il sorgere del fenomeno M5S appare azzardato).

      E non solo: ma anche considerare che la "domanda" politica è molto più manifesta e diffusa di quanto non sia l''offerta politica stessa.
      Una (retro)prospettiva rapportata ai radicali o ai verdi non si attaglia al m5s, che incontrava una "domanda" che era già viva e molto diffusa (anche se suscitata da motivi contrastanti tra loro e in parte persino inconciliabili) e che attendeva solo di essere aggregata in via comunicativa e mediatica.

      E lo stesso si poteva dire della domanda che "incontrò" Lenin: era la nascente organizzazione "necessitata" dei lavoratori, che precedeva (e anche "seguì") e trascendeva il movimento marxista.

      Stefano lo conosco e il 15 febbraio saremo (insieme con l'ottimo Diego Fusaro) ad un convegno a Rieti: magari si riuscirà a discutere di alcuni di questi temi (e quello che diceva "Gamon" era peraltro molto lucido e tatticamente coerente)

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    2. sì anch io arrivavo alla conclusione che nonostante tutto è più utile il voto del non voto. foss'anche solo per lanciare segnali alla politica nostrana....ad eventuali partiti che sarebbero tentati di sposare la causa ma ne hanno paura. vedendo una discreta affermazione di lega e 5S potrebbero trovare più "coraggio" se così si può chiamare.
      Poi in effetti anche il discorso di creare alleanze e punti di contatto con partiti esteri ha senso.
      Purtroppo penso in Italia in questo caso Berlusconi costituirà un pericolo: ha già dimostrato di non poter essere anti-eurista nei fatti...però sarà bravo a fingere di esserlo...per cui parte del voto euroscettico sarà intercettato da lui.
      Berlusconi sta all'elettorato di centrodestra esattamente come il PD a quello di sinistra: entrambi ingannano uno facendo credere di essere dalla parte dei poveri e l'altro fingendo di essere contro Bruxelles sul serio.

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    3. @Quarantotto Vorrei sapere dove ci sarà il convengo a Rieti e a che ora, grazie.

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    4. ntanto, domani sarò a Frosinone, per una presentazione del mio libro, in Piazza Gramsci 13, Frosinone, dalle ore 11,00.
      L'organizzatore dell'evento è il "Comitato provinciale in difesa della costituzione".
      L'incontro è patrocinato dalla Provincia di Frosinone.

      Quanto a Rieti, sarà il 15 febbraio, alle ore 16,00 presso la
      Fondazione Varrone, Omonimo Auditorium, via Terenzio Varrone n.57.
      Il titolo della convegno dovrebbe essere: "Costituzione, mercati,
      moneta".

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  6. Il piano Draghi di acquisto di bond va oltre il mandato della Bce ma è comunque possibile che una sua interpretazione limitata possa essere conforme alla legge. E' quanto afferma la Corte Costituzionale Tedesca nell'attesa sentenza sul programma Omt lanciato dalla Bce nel settembre 2012. I giudici di Karlsruhe hanno inoltre annunciato che si rivolgeranno alla Corte di giustizia europea perché si esprima sul piano.
    Nella sentenza, la Corte afferma che «vede importanti ragioni per ritenere che il piano Omt eccede il mandato di politica monetaria della Bce e quindi viola i poteri degli Stati membri e il principio che proibisce il finanziamento monetario dei bilanci nazionali».
    Tuttavia, affermano ancora i giudici di Karlsruhe, è possibile che «un'interpretazione restrittiva del piano Omt» possa essere ritenuta conforme alla legge.
    Il programma di acquisto bond fu annunciato da Draghi tra il luglio e il settembre 2012 nel pieno della crisi dell'Eurozona. Pur senza mai essere stato attivato ha contributo a calmare le tensioni sui mercati finanziari e sui titoli di Stato. Il programma Omt (Outright monetary transactions) prevede l'acquiato di titoli di Stato da parte della Bce sul mercato secondario condizionato al rispetto da parte degli Stati di un programam di riforme e di risanamento di bilancio.

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    1. Ovviamente ci torneremo: intanto va detto che il fatto che si ritengano (bontà loro) "giudice interno", tenuto a rimettere alla CGE, dimostra quel che avevo preannunziato in precedenza.
      Il cerchiobottismo potrebbe preludere a uno scontro più profondo, che, a seconda della loro convenienza economico-politica, e in funzione della risposta che potrà dare la corte europea, li potrebbe condurre a "uscire". Salvo ottenere interpretazioni ancora più giugulatorie sul ruolo della BCE "pura", il che equivale a un voler far saltare comunque il banco (un pò come le proposte di Weidmann sulla patrimoniale).
      Insomma, chi ci dice che sia una disgrazia :-)?

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    2. Persino questa prevedibile notizia gioca in questo senso
      http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/quell-unione-bancaria-non-s-ha-da-fare-su-istigazione-dei-tedeschi-e-dei-71477.htm
      Cioè, nonostante la frenesia di concludere al più presto la deflazione salariale di massa da parte della nostra Confindustria, il sistema mostra crepe sempre più ampie della sua stessa facciata (ipocrita) giustificativa: buttando giù le maschere, reclamizzano la insostenibilità, esponendo alla distruzione politica tutti i partiti collaborazionisti (che non avrebbero più nulla da offrire neppure sul piano ideale e verebbero spazzati via elettoralmente).

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    3. D'accordissimo. Aspettiamo poi cosa diranno sul Fondo Salvastati... nel frattempo loro si godono il loro surplus commerciale record mentre banche UE tremano...

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    4. Segnalo inoltre il caso Napoli...

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  7. Caro Professore, visto che questo è il mio primo commento ad un suo post, la volevo ringraziare per l'attività da lei svolta in difesa dei valori costituzionali. Rispetto a Syriza, a mio modestissimo parere mi sembra che essa sia semplicemente l'anello di una catena che include tutta la sinistra europea, la quale, dopo aver abbracciato, con perfetta consapevolezza di ciò a cui questo avrebbe condotto, le politiche neo-liberiste in anni di relativa prosperità (vedi Schroeder in Germania, Blair in Inghilterra, Prodi da noi etc.), adesso che la festa è finita cerca di convincere le persone che la colpa della crisi non è l'euro, ma l'austerità imposta dalla Germania (vedi recente discorso di Napolitano al Parlamento Europeo), invertendo perversamente il rapporto di causa (l'euro) ed effetto (l'austerità) e trasformando l'effetto nella causa. Penso quindi che un futuro raggruppamento di cittadini liberi che voglia combattere l'euro non possa aspettarsi alcun profitto da una eventuale collaborazione con la sinistra in tutte le sue sfumature di colore, dal rosa pallido al rosso acceso. Ovviamente, il medesimo discorso vale allo stesso modo, se non di più per la destra. Berlusconi non accetterà mai di portare avanti la battaglia anti euro, anche se, penso, egli lo vorrebbe, visto che è stata la Commissione a spodestarlo, perché sa benissimo che gli verrebbe scatenata contro la speculazione finanziaria contro Mediaset, come nel 2011. L'unica alternativa è secondo me diffondere sempre più la conoscenza tra il popolo; quando la maggior parte delle persone avranno capito come stanno veramente le cose, il cambiamento verrà da sé.

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    1. D'accordissimo che il presupposto essenziale sia la diffusione della conoscenza: ma il problema è che ciò richiede dei tempi che ormai non sono più disponibili.

      E in più, si può, in aggiunta, notare una incredibile italica mancanza di coordinamento tra le forze e le competenze che hanno finora sviluppato i frammenti sparsi di questa conoscenza. Persone disposte ad agire in modo coordinato, mettendo da parte isterismi, personalismi e ideologie che, magari, sono bravi, a parole, a vedere come superate dagli eventi, ma che poi riabbracciano in modo pavloviano alla prima occasione.

      E questo senza contare che l'accumulo di ostilità e reciproco pregiudizio (o anche solo di autoinvestitura carismatica...da piazza del paese) sono già arrivati a un punto tale che risulta praticamente impossibile praticare un vero CNL, arricchito di tutte le componenti socio-politiche che hanno interessi convergenti.

      Insomma, presto si avranno gruppi di cittadini "espertologi" e magari anche motivati (ma col rischio che siano all'ombra di capetti vari da cui ritraggono in modo sussidiario la stessa legittimazione scientifica), tutti rigorosamente separati tra loro e intransigenti su qualsiasi riconoscimento di altri (quelli senza la "vera" fede e col leader "sbagliato").

      Sinistra, "non-sinistra", terzoviaisti a titolo vario, elitaristi messianici in attesa di un popolo che si inginocchi di fronte a loro per forza della Storia, espertoni-fideistici, rivoluzionari da tastiera capaci di mille sotto-distinzioni e così via...

      Persino la conoscenza (applicativa), per sua natura, divide e rende puramente accademica (o meramente verbale e chiusa in sè) la controspinta di un dissenso comunque fortemente minoritario....

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  8. Ringrazio Quarantotto e tutti i partecipanti di questo meraviglioso blog, per l'altissimo livello culturale a cui io posso abbeverarmi. La sinistra, dalle gerarchie (loro in malafade) fino all'ultimo suo militante( loro per rigidità mentale) non vogliono ammettere che all'interno dell'eurozona qualsiasi politica di sinistra, intesa a favore del lavoro, e non dico ridurre ma a contenere lo strapotere del capitalismo finanziario, è impossibile. Nemmeno se leggi loro i trattati ottieni qualcosa, ti guardano con espressione assente, inebetita e addormentata. Il massimo che riescono a dire è: bisogna cambiare i trattati. Loro li giustifico, ma i loro vertici e i loro intellettuali di riferimento no.
    Personalmente trovo molto più recettivi, i piccoli artigiani, i piccoli imprenditori, e gli stessi loro collaboratori. Secondo me è quest'area, questo grande centro silenzioso, che bisognerebbe informare e aggregare attorno ai valori della nostra Costituzione democratica, pluriclasse e redistributiva.

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    1. Caro Mauro, è un aggregato di interessi che dovrebbe essere il più interessato attualmente. E anche quello con più urgenza di salvarsi...E come sempre, l'autorganizzazione, spontanea e intenzionale, è il segnale più autentico della coscienza pratica dei problemi. Diciamo (dato lo stato €uristico-onirico dei sinidacati) che "potrebbero" costituire l'ultimo baluardo di difesa dell'interesse democratico nazionale, nel senso inteso da Lordon (quello che ci dice che, per questioni ti impellenza, è l'unico riferimento possibile)

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  9. molto bello e chiaro quest'articolo, Complimenti prof.

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