domenica 23 marzo 2014

ANTI-ITALIANS DISUNITI: LA REDENZIONE E IL METEORITE



Chiara pone questo drammatico interrogativo:
"Torno carica dal bastaeurotour di Padova. Il tempo stringe e dobbiamo unire le forze, tutte. Temo che anche tra molti favorevoli all'uscita dall'euro non sia chiara l'URGENZA che dobbiamo porre. Se a maggio non vinciamo sarà un massacro. . Cosa possiamo fare di più?" 

Chiara probabilmente intende "se a maggio non vinciamo...noi italiani (tout-court) alle elezioni italiane (!) per il parlamento europeo".
Ma, al di là della risposta che comunque le ho dato nei commenti, credo che il problema sia proprio nel fatto che non è detto che alle elezioni italiane vincano gli italiani. 
E non è un paradosso.
Si tratta ormai di un fenomeno di anti-italianità di massa, mediaticamente indotta, che fa sì che questa posizione suicida non solo trovi un'autolesionistica rappresentanza politico-elettorale, ma che si rinforza ulteriormente degli slogan lanciati, verso l'elettorato, dagli stessi politici, vecchi e, specialmente, "nuovi".
Una sorta di gara a prendere le distanze dalla nostra realtà, attribuendone le storture ad un modo di essere organico del nostro popolo (la corruzione, il populismo, la casta-cricca, "l'indisciplina") e non ai fattori causali effettivi della crisi, che sono esogeni.
Ciò impedisce in partenza di trovare l'unità; perchè ciò che viene imputato, dall'angolazione di ciascuna formazione politica, al resto dei connazionali, ha diverse sfumature e versioni, non coincidenti tra loro, e tale diversità si segnala come l'indispensabile differenziazione di prodotto offerto per concorrere sul mercato del voto, al di là di ogni coerenza e aderenza con il vero interesse degli elettori. Sicchè dubito che si arriverà mai, (o comunque in tempo), a un "deponete le armi" simultaneo, come base per la indispensabile azione unitaria, quale dettata dall'attuale emergenza.

Circa un anno fa, se andate a vedere sull'archivio del blog, esattamente in questo periodo, avevo pubblicato 2 post che erano e rimangono il core di questo stesso blog (tanto da essere, riadattati e perfezionati, il fulcro della II e della III Parte del libro).
Erano il post sulla dottrina delle Banche centrali indipendenti e quello sulla legittimità costituzionale delle manovre finanziarie succedutesi da Maastricht in poi.
Ebbene questi post, - li uso a titolo di esempio ma altri temi analoghi sono utilizzabili-, trattano di problemi che, in se stessi, risulterebbero politicamente neutri rispetto alla contesa "partitica" interna. Il primo dei 2 temi è stato poi anche ripreso, con ulteriori punti di vista, da altre voci scientifiche e critiche.
Ma rimane che se tali argomenti sono neutri rispetto alla contesa politica interna, non di meno, rispetto al sistema politico-rappresentativo nel suo insieme, gli stessi sono esclusivamente vantaggiosi; ciò in quanto riaprono alla politica nazionale, col supporto della suprema legalità, cioè quella della Costituzione, gli spazi di indirizzo politico, e di effettività del potere delle proprie decisioni, che l'€uropa ha sottratto al sistema nel suo insieme.

Nonostante ciò, le principali forze politiche, tranne alcune parziali eccezioni, non solo non paiono consapevoli di questa enorme opportunità che gli offre il dettato costituzionale, (opportunità che la politica tedesca, ad es; non esita a sfruttare al massimo), ma neppure della gravità assoluta della situazione democratica nel paese.
In un solo anno infatti, il proporre la genetica illegittimità costituzionale della banca centrale indipendente e dei parametri di finanza pubblica posti in attuazione di Maastricht, pare divenuto una ingenua, se non eccentrica, sofisticazione dell'analisi giuridico-economica.
Dirò di più; nonostante e anzi proprio in ragione di queste elezioni, questi problemi paiono divenuti anacronistici residuati di una cultura democratica ormai del tutto superflua.

Mentre si discute (un pò mestamente) se i partiti che hanno dichiarato una posizione favorevole all'euro-exit riusciranno a superare la soglia di sbarramento del 4%, neppure si è in grado di focalizzare, nella maggior parte degli esponenti politici, la decorrenza del c.d. fiscal compact, e ancor peggio, i suoi effetti.

E mentre l'arma alta e democratica della Costituzione continua ad essere ancor più ignorata, ci si crogiola su assurde e stravaganti soluzioni rispetto ad un fiscal compact che altro non è che il sistema di correzione degli squilibri commerciali privati interno all'UEM, realizzato senza trasferimenti "federali" e, invece, con politiche fiscali nazionali (senza aver nulla a che fare con un reale problema di "conti in ordine"), ESATTAMENTE QUALE FIN DALL'INIZIO VOLUTO DAI TEDESCHI. Che hanno così: 

a) predisposto il trattato in modo che la solidarietà "finanziaria" fosse espressamente vietata;
b) agito spregiudicatamente in violazione dei trattati per conquistare una posizione di forza in modo tale che non solo non fosse possibile aprire un negoziato attendibile sulla rimozione di tale divieto;
c) ma neppure impedire l'ulteriore inasprimento della sua governance mercantilista de facto sull'intera Unione.

Se i trasferimenti disposti da un inesistente e mai previsto (nè minimamente voluto) governo europeo federale non sono utilizzabili a correzione degli squilibri creditori commerciali interni all'UEM, e se non si accetta la correzione mediante la repressione interna della domanda (cioè il FC), perchè troppo distruttiva (in termini di deindustrializzazione e disoccupazione), non si vanno a chiedere gli eurobond, che non correggono nulla e solo consentono un rallentamento degli effetti distruttivi della repressione deflattiva interna, rimandando solo nel tempo un esito di colonizzazione con resa all'altrui mercantilismo.

In questo quadro (politico interno) di incapacità di sviluppare un'azione comune per l'interesse nazionale - anche perchè persino questo, da taluno, viene visto in sè come qualcosa da combattere per sostituirlo con l'interesse locale-, si arriva al Redemption Fund come astro nascente della soluzione finale destinata a fare un deserto industriale dell'area mediterranea.
Su tale "Fondo", rispetto a quanto riportato da vari articoli (anche risalenti nel tempo), possiamo aggiungere che esso è in definitiva un sistema con garanzia c.d. "reale" - estesa persino all'oro d'Italia- della realizzazione del fiscal compact, dato che, al di là dell'obbligo di incrementare a livelli insostenibili - e incompatibili con la crescita - il saldo primario, implica l'asservimento della macchina fiscale nazionale ad un'entità estera, non prevista nè compatibile con la Costituzione, che diviene stabilmente beneficiaria della capacità contributiva dei cittadini italiani.
E non solo; si tratta di un prelievo effettuato in corrispondenza di una sorta di secondo saldo primario, aggiuntivo al primo counque realizzato per limitare il deficit annuale, e che, dunque, corrisponde esattamente all'idea che il debito pubblico altro non sia, in termini neo-classici di equivalenza ricardiana, che la capitalizzazione della futura tassazione aggiuntiva necessaria per ripagarlo.
E cioè o servirà a creare risparmio nazionale costantemente negativo ovvero consisterà in una liquidazione coatta (per via di tasse patrimoniali e privatizzazioni in svendita) dell'intero patrimonio pubbico e privato nazionale. O entrambe le cose insieme (perfettamente compatibili).


Per fermare questo meccanismo infernale ormai lanciato come un meteorite in rotta di collisione col "Bel Paese", c'è un solo modo: uscire dall'euro per tornare alla Costituzione.
Ma se questo messaggio non è raccoglibile con spirito di unità e di solidarietà democratiche da tutte le forze politiche non attualmente "di governo" (forze politiche che, secondo uno schema generale verificatosi in tutta Europa, avrebbero una oggettiva convenienza a farlo), occorrerà semplicemente attendere e sperare che il meteorite colpisca prima qualcun altro, togliendoci, si fa per dire, le castagne dal fuoco.



37 commenti:

  1. io continuo a non capire come anche secondo il metodo di ragionamento ricardiano si possa scegliere una via simile.

    quantomeno l'onere dell'operazione dovrebbe risultare inferiore all'onere del debito. se no non si giustifica proprio in termini di conti. penso che neanche un iperliberista si sognerebbe mai di proporre un piano di rientro dal debito simile.

    è del tutto illogico. se non dal punto di vista, come hai precisato rispondendomi al post precedente, di imposizione di danni di guerra a una nazione vinta. così ha senso. ma allora diviene tutto funzionale al pagamento, come tu dici, e le idee neoliberiste non sono idee....ma solo scuse. cui mi rifiuto di pensare che i vari economisti e tecnici degli ambienti di governo credano davvero.

    voglio vedere come sarà possibile per Renzi avallare anche questa cosa. se riescono in questo possono anche reintrodurre la servitù della gleba per legge con stato di polizia per rastrellamenti coatti delle proprietà private residue che tanto vorrà dire che come popolo la nostra capacità di reazione sarà inservibile perchè non pervenuta.

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  2. Se mi consente Le tengo compagnia,2 residuati fanno un ordigno.-)Quindi se ho ben compreso non c'è scorciatoia alcuna che l'uscita unilaterale,sulla quale peraltro convengo appieno.Balza peraltro il recente dato di 160 m.di di "residuati" bancari che difficilmente riusciranno a disseppellire e il 40% di micro,piccole e medie imprese che non restituiscono più gnente.Se qualcuno ancora dovesse aver dubbi, se non sia questa crisi di debito privato da bolla preordinata dalla quale la normazione sovraordinata comunitaria con i suoi vincoli e ulteriori aggravi salvifici x altri Paesi (siamo buoni noi italiani) ci ingessa ed impedisce di uscircene-in deflazione debiti pesano-,che non vada più in televisione a parlar di debito pubblico.Correggo,la vulgata debito pubblico e rinegoziazione e eurobond (mai) può politichesemente pure fare presa a gonfiare euroscetticismo per poi passare all'incasso del consenso ma problema è il primo.D'altronde la campagna elettorale non ci esimerà dall'assistere a di tt e di più.
    Veneto indipendente,levantini come i pugliesi.Chissà 'na federazione.Però una cosa glielo debbo dire,immodestamente,la Lega del cavallo azzoppato dell'indipendente Padania è la più funzionale alla distruzione degli Stati Nazione e alla successiva apertura del casello autostradale libero e senza pedaggio alcuno alle Big-Hawk europee e d'oltre atlantico.Su che basi e su quali tematiche cercare di tessere filo?Non penso ve ne sia.Certo è che nel suo piccolo FDI quantomeno ha votato una mozione congressuale che è molto più veritiera e fedele dell'assenza di una mozione del Gran Consiglio padano.Va detto cme che il segretario della Lega ci sta mettendo la faccia e il basta €tour,il che compensa e ripara.Per questo giro,ed è un peccato,nessun fronte comune.
    P.S.
    a)Legge elettorale,non si sa che pesci prendere.Dopo maggio.
    b)Riforme Costituzionali necessitano di adeguata maggioranza,nuovo villan non la trova.
    Saluti e grazie sempre x questo spazio di riflessione che ci concede.

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    1. Hai fatto analisi ragionevole. Pure sull'attitudine contraddittoria, rispetto all'internazionalismo, intrinseca nella posizione €-exit della Lega: si illudono che la dimensione localistica possa consentire l'affermarsi di un'entità capace di riaffermare un costituzionalismo sovrano inclusivo dei diritti fondamentali.
      Probabilmente non sono neanche interessati a ciò, ma solo alla transitoria e illusoria svolta dell€-exit staccandosi dall'Italia.
      Se fossero interessati ai diritti fondamentali (che non sono connotati in modo localista, ma universali) gli sarebbe bastato puntare al ripristino del sistema costituzionale.
      E potrebbero anche collegare i puntini sul fatto che ciò che li fece nascere elettoralmente negli anni 80 fu lo SME e gli effetti del "vincolo europeo"

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    2. Emh...mi sembra che abbiate una visione un distorta dell'europa...no volevo dire della leganord..
      (è una cosa che volevo gia' scrivere pero' è cosi' triviale in fondo che mi costa energia e non è davvero interessante) Allora precisiamo la lega nord non c'entra nulla con il secessionismo
      generalmente inteso e nello specifico con quello veneto...magari lo appoggia ma il secessionismo veneto è un fenomeno assolutamente trasversale ai partiti politici ...(e sto' parlando della sostanza non dell'apparenza e dei giochini per andare a raccogliere il consenso anche tra i secessionisti ) di piu' i secessionisti piu' ferventi odiano la lega e/o sono stati espulsi dalla lega per essere troppo estremisti ...di piu' in genere i partitini secessionisti veneti sono la riedizione con marcato accento veneto di FARE (boldrin &co) tea party molto piu' estremi del piu' estremo della lega ...Questo non per fare l'avvocato della lega ma voi italiani^ che vi godete la bella vita con le tasse dei lavoratori del nord che si spaccano la schiena ..non potete capirle queste cose (detto con forte accento trevigiano :D)
      Il discorso sopra è troppo raffinato e complesso per essere compreso da chi si spacca la schiena fomentando il secessionismo teaparty...(faccio fatica a capirlo io stesso in un certo senso se mi metto nei panni di un politico veneto alla boldrin brunetta etc...)
      Del tutto casualmente ho ascoltato un pezzo di un intervento di zaia (non ricordo in quale
      contesto era un frammento) che parlava dell'euroregione fra veneto e carinzia (vedete chi c'è dientro al secessionismo strisciante in fondo :l'europa ...come aveva brillantemente compreso luciocaracciolo nel '97!) e cosa diceva zaia : che la carinzia fa dumping fiscale !!!
      ma che lui si è messo d'accordo (per sanare la cosa) con il governatore della carinzia ...non ha spiegato come ...(???)
      Questo per esplicitare la lega (e salvini lo dimostra nei fatti) non è per il secessionismo
      il secessionismo veneto è altro , ha un altra natura :molto legata all'assetto europeo
      (anche se magari latente c'è sempre stato , ma c'è anche un secessionismo sicialiano nonostante la sicilia abbia piu' autonomia e privilegggi di tutti le altre regioni ...)
      Se vogliamo poi è anche epifenomeno della gestione della crisi da parte del PdR e delle istituzioni romane (un modo cattivo per ricoleggarmi al discorso di 48)
      E' un po' come il secessionismo della catalogna...le risorse sono limitate e allora perchè devo pagare per te?
      Ma di questo salvini è sostanzialmente consapevole...tanto che ha gia' piu' volte che è paradossale che la lega sia il partito che 'vuole' salvare l'italia...(infatti prima di salvini la linea era molto piu' ambigua e maroni era piu' un macroregionalismo che piaceva anche a confindustria...)

      ps: sottolineo che una cosa triviale perchè anche caduto l'euro con un mercato comune europeo l'italia non potrebbe veramente fare politica economica come costituzionalmente intesa ...quello spirito ante '78 non tornera' ...non puo'...quindi inutile occuparsi dei secessionisti bisogna preparsi a un altro assetto ...in cui farlo rivivere...

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    3. Vabbè R.: un discorso un pò confuso.
      Qui ci si occupa anche dei secessionisti se l'analisi del quadro lo esiga.
      Quanto all'ambiguità della posizione della Lega (non di Salvini a livello individuale) sul secessionismo, non c'è bisogno di spaccare il capello in 4. Se mai prenderà le distanze in modo univoco lo vedremo: adesso stiamo ancora aspettando.

      Su una cosa hai ragione e anzi focalizzi correttamente il problema (quello del legame UE-macroregioni, di cui ci siamo occupati in apposito post che deve esserti sfuggito): perchè, infatti, per poter prendere le distanze dal secessionismo, la LN ha davanti a sè la via di denunciarne la natura tea-party e filo-europea, dichiarandosi apertamente per il ripristino prioritario della sovranità italiana sull'Italia.

      Di ottusi tea-party che si faranno comunque tritare dalla moneta unica - e che se lo meritano per l'egomaniaca presunzione- ne abbiamo abbastanza; mentre noi puntiamo a riprenderci la moneta nazionale e la domanda interna sarebbe una bella soddisfazione che tutti costoro se ne fossero andati all'estero.
      Oltretutto straparlano come se solo loro, in quanto "loro", fossero soggetti a eccessiva tassazione e particolarmente capaci di produrre e lavorare. Beh; hanno rotto il cazzo.
      Come bambocci di 5 anni viziati pensano che capacità e fatiche ingiustamente misconosciute pertengano solo alla loro posizione, chissà perchè, etnica: un'idiozia senza fine.
      Che emigrino, tanto la secessione per fare la macroregione, filo UE., sempre all'interno dell'euro dovrà essere; se non lo hanno capito è perchè sono tanto "capaci" quanto ignoranti. E sempre con correzione dei differenziali localizzabili del tasso di cambio reale avranno a che fare; e quindi con la distruzione di domanda interna.
      Quindi, che ci lascino pure per andare in Austria o in Svizzera : contenti loro ma ancora di più gli italiani democratici e consapevoli

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    4. me lo ricordo benissimo il post sulle macroregioni (forse ero anche intervenuto)
      in realta' quello che scrivo ne è l'estrema sintesi...mi spiace ma non ci comprendiamo su questo punto quindi faro' un altro post sgradevole e poi sbattero' la porta sdegnato come fece istwine
      (sto' scherzando , era un modo per dire che percepisco una forte incompresione su questo punto , anche se tutto quello che ho scritto veleggiava sul paradossale )
      Il mio post voleva anche essere fortemente provocatorio ovviamente , volevo riportare l'atmosfera il sentimento...Quando dico che la tua riflessione precedente al mio commento
      è troppo articolata e profonda per essere compresa ed accettata dai movimenti secessionisti (che sono piu' vicini a boldrin che a salvini ...)volevo sottolineare
      che è un problema da valutare e considerare con attenzione...
      (mi spiace comunque di essere stato provocatorio , nelle mie intezioni volevo anche strappare una risata...fail ...:/ )

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    5. Prendo atto del sottostante intento umoristico. Ci mancherebbe...
      Va però ribadito che la posizione di Salvini e dell'attuale "tentato" nuovo corso LN è stato qui accuratamente sempre oggetto di separata attenzione.

      Ma, quanto ai tea-party, polenta o spaghetti poco importa, il punto rimane che non c'è tempo e energie da sprecare per chi è così limitato da voler comunque rimanere nell'euro in odio allo Stato che...non c'è più e che, piuttosto, si presenta come tassatore in conto banche tedesche.
      Pensassero quello che vogliono e trascinassero altri ingenui (nella migliore delle ipotesi) nella loro caduta. La Storia non si fermerà

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    6. Ricordo che la Lega nasce come partito americano cannibalizzando la Liga veneta e soffiando sul fuoco di mani pulite, in perfetta sintonia con le altre forze che in Italia e nel resto d'Europa (Germania compresa) sovvertirono gli ordinamenti antifascisti dopo la caduta del muro (non più funzionali perché venuto meno il nemico sovietico).

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  3. Anche qui non si tratterebbe di scenari senza precedenti, mi pare, in un senso più specifico delle generiche ipotesi di sconfitta bellica. In un pregevole libro (di cui forse converrà riparlare), The Globalization Paradox (Norton & Company, N.Y., 2011), Dani Rodrik, trattando della prima globalizzazione finanziaria, spiega qual era il maggior problema che gli operatori si trovavano ad affrontare: l'assenza di "credible mechanisms for enforcing repayment" da parte di debitori (gli Stati) che potevano fallire a propria discrezione, dimostrandosi allo scopo la perdita di reputazione un'arma spuntata ("history shows that defaulters eventually reenter international financial markets." Notare che Borensztein e Panizza raccontano la stessa storia, quantificando i costi del default in termini di crescita in una media di 2,5 punti di PIL per un anno: noccioline rispetto al disastro dell'eurozona). Allora che fare? Presto detto: "As with trade treaties, it was a big help to have gunboats and imperial rule as enforcers of debt contracts. [...] When the Ottoman Empire defaulted on its obligations to mostly British and French bond holders in 1875, the Europeans prevailed on the weakened Sultan to let them set up an extraterritorial agency to collect Ottoman tax revenues. The Ottoman Public Debt Administration (which began operations in 1881) became a vast bureaucracy within the Ottoman state with the primary purpose of paying foreign creditors. When nationalist agitation in Egypt threatened British financial interests in 1882, the British invaded the country to “restore political stability” and ensure that foreign debts would continue to be repaid. At the time, the prime minister, William Gladstone, had a sizable chunk of his wealth invested in Egyptian obligations so in this case the link between financial globalization and military power was particularly transparent." (le citazioni sono tratte dalle pagg. 51 e 52).

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    1. D'accordissimo. Questi sono casi di rapporti para-coloniali ab origine. Un partner che, per un trattato ancora formalmente in vigore, sia tuo pari, lo tratti così solo se ritieni che vi sia stato un conflitto inter partes con debellatio del partner debitore.

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  4. Dialogo con mio figlio, di 9 anni, che incuriosito da qualche tempo sta cercando di capire di cosa discutano i genitori "tutte le sere"!
    Samu: ma allora se non ti piace più il 5s perché non critica l'euro, cosa voterai?
    Io: Ci sarebbe la Lega che dichiara la necessità di uscire dall'euro...
    Samu: bene, votala. Non sei contenta?
    Io: Sai oltre a questo dice anche altre cose e non tutte le condivido. Ad es. sostiene un referendum nella nostra regione perché diventi uno stato indipendente dall'Italia.
    Il giorno dopo,
    Samu: mamma ho pensato che devi votare Lega. Intanto ci salviamo noi almeno!

    Come hai ben esplicitato, io intendevo le elezioni ITALIANE, per riprenderci l'ITALIA, tutta, e i nostri diritti fondamentali, garantiti dalla nostra Costituzione ITALIANA. Lo sottintendevo e il tuo rilievo mi ha fatto riflettere.

    La contraddittorietà della posizione leghista pesa e risulta doppiamente evidente anche dai risultati del referendum, che ha appoggiato ma non promosso: han votato a stragrande maggioranza per un Veneto libero dall'Italia ma schiavo di UE e euro! (si poteva differenziare le risposte, la domanda esplicita era: posta la sovranità dl Veneto vuoi che aderisca a UE e adotti l'euro come moneta?...)
    Mi sembra che Salvini stia giocandosi il tutto per tutto, al recupero di un elettorato educato per anni con slogan di "spessore" (Stato ladro, meridionali fannulloni, extracomunitari a casa loro...) quale ermeneutica della crisi. Un elettorato ora molto arrabbiato che ha dovuto scoprire come la crisi persistesse anche con Lega al governo e come nessuno è puro e incorrotto, anche se padano. Nel suo discorso di sabato ha cercato di ricucire la Lega del prima e altresì cucirla a quella del futuro che lui vuol rappresentare, a partire dalla difesa del valore della unicità e delle diversità, del locale, quali fondamenti della libertà dalla globalizzazione, di cui UE e euro sono manifestazione e strumento, che ci vuole tutti consumatori e tutti eguali del grande mercato unico. Sul referendum ha glissato dicendo che l'istanza di libertà da parte del popolo veneto va letta in questo senso di valorizzazione della propria unicità, diversità e tradizione, contro l'uniformità che secondo UE dovrebbe caratterizzare il consumatore europeo, senza tradizioni perché senza radici, senza peculiarità nemmeno di genere (genitore 1 e genitore 2)...
    Salvini, che sembrerebbe poco appoggiato dai big della Lega del prima, nel gestire un elettorato storico che anche al congresso si evidenziava visivamente rispetto al possibile nuovo richiamato dal bastaeuro, sta dimostrando un grande coraggio, molta abilità e umiltà non comune (che dietro ci sia tanto di Borghi è evidente, ma lui ha studiato). Non so se gli basterà il tempo.

    E soprattutto questa è solo una delle parti politiche che dovrebbero unirsi nella lotta!
    Siamo lontani anni luce.

    Il referendum in Veneto è la manifestazione su scala regionale della risposta individualista come unica possibile. Deriva dalla ignoranza delle cause della crisi e del recupero della Costituzione garante dei diritti fondamentali come soluzione. Fa il paio con i teorici della produzione di nicchia, dell'esportazione del lusso, o dei forconi (frequentati e poi per questo abbandonati) e del loro affamiamo lo stato-bestia. Come in una lotteria gli esiti non possono che essere complessivamente disastrosi (anche se per taluni, individualmente appunto, vantaggiosi).

    Ci rimane veramente solo sperare di non essere noi, come individui e come Nazione, i prossimi annientati dal meteorite?

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    1. Premesso che tutto quanto hai correttamente esposto "dal campo" vale ancor più come risposta alla strana perorazione di R., mi avvedo che, contrariamente a lui, non trovi affatto troppo difficile il discorso-obiettivo del recupero della sovranità democratica dei diritti fondamentali.

      Che poi i tea-party (non dico spaghetti, nel caso "polenta" tea-party) non lo capiscano, sinceramente non ha importanza alcuna: se la democrazia ha una speranza questa prenderà le mosse da chi ha comprendonio - almeno del perchè pressione fiscale e politiche economiche siano queste- e non c'è veramente tempo per stare a convincere ex evasori fiscali (spesso neanche ex) frustrati dalla moneta unica, ma capaci solo di prendersela con lo Stato che essa è preordinata a smontare!
      Grazie a te

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    2. [premettendo che devo ricordarmi di non parlare piu' in tono paradossale di macroregioni e lega etc...] La deriva del referendum della macroregione all'interno dell'euro e dell'europa
      del secessionismo magari tendosi l'euro (etc etc...) del filogermanismo e una vena anti-italiana
      (nel post precedente avevo volutamente marcato i termini 'italiani' e 'istituzioni romane' in senso provocatorio come sono spesso intese in veneto , perdonami 48 , la provocazione è andata oltre le mie intenzioni ) è perfettamente coerente con quanto scritto nel gia' citato post sulle macroregioni...(le cui linee di fondo erano curiosamente anticipate nel 'famoso' libro di luciocaracciolo sull'euro del '97...)
      quello che vorrei specificare è che non sono assunti o modi di pensare riservati a bifolchi e semianalfabeti ma sono fatte proprie da elite (alla boldrin per internderci) da ricercatori universitari con curricola ^prestigiosi^ ...che non comprendono appunto il 'perchè della pressione fiscale e le politche economiche '...
      Alla deriva secessionista veneta (cui come detto la lega ha aderito , non ha certo promosso) si è sovrapposta la nuova campagna di salvini che sta' avendo a sua volta un grande successo...(ma il messaggio di salvini borghi e bagnai ha un altro spessore e valore...)

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    3. Trovo sempre utile confrontare le strategie pudiste con cui macellano gli altri porcellini. In Grecia è appena spuntato un nuovo partito, il Fiume, guidato da un giornalista (una specie di Floris greco, da quel che ho capito), le cui posizioni sono queste: “l'Europe c'est notre famille, cette Grande école de la différence unifiée. Nos ennemis, sont les populistes, les nationalistes et les euroscepticistes”. E poi: “de toute manière le modèle traditionnel de l'État fort arrive à son terme et d'ailleurs partout il est donc en train d'évoluer [e del resto ovunque sta evolvendo]. Ses pouvoirs sont transférés vers les structures supranationales comme l'Union Européenne, et également, vers les communautés locales, là justement où peuvent s’exercer plus aisément [facilmente] certaines formes de démocratie directe.” Ovviamente tutto tratto dal blog di Grigoriou. Et qui habet aures audiendi, audiat, come direbbe Bagnai. ;-)

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    4. So' 4 fregnacce messe in croce secondo la peggior retorica internazionalista-ordoliberista.
      Però nei greci ci deve essere qualcosa che non va ben oltre il controllo mediatico: a questo punto, chiunque dovrebbe avere timore e imperitura impopolarità a sostenere cose come queste.
      Mi chiedo se lì cricche-caste-evasori siano ancora ragguardevolmente numerosi: altrimenti rimane inspiegabile

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    5. Non c'è dubbio. E' però interessante (per questo segnalavo) che siano, mutata appena la cornice retorica, fregnacce del tutto analoghe a quelle degli indipendentisti veneti: "[...] quanti sostengono la battaglia veneta per l’autodeterminazione e immaginano un’Europa composta da piccole entità indipendenti (sottoposte a una forte concorrenza istituzionale), lo fanno in nome di rivendicazioni e principi che non possono essere ignorati, anche se certamente minano alla radice la moderna nozione di sovranità, che è stato il vero cardine dell’istituzione che ha dominato gli ultimi cinque secoli della storia d’Europa: lo Stato." "È ormai alle nostre spalle l’epoca di quel Machtsstaat che tanto ha affascinato intellettuali e masse nel ventesimo secolo. Oggi è il tempo di darsi istituzioni modeste e vicine, chiamate a rispondere direttamente alle esigenze della persona, costrette a competere con altre realtà che sono al loro fianco. Il grande successo economico delle città indipendenti (da Singapore a Montecarlo) o delle piccole realtà regionali (dai cantoni svizzeri all’Estonia, dal Lussemburgo alla Slovacchia) sono la riprova di come gli Stati nazionali e di grandi dimensioni abbiano fatto il loro tempo." "Molti sostengono che l’Unione Europea è una creazione artificiosa, priva di un demos europeo. A me sembra invece che possa, meglio degli Stati nazionali (ndr. risorgimentali) ospitare le patrie regionali all’interno di un patto federale." Eccetera. Non sto a tediarvi oltre.

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    6. mettere nella stessa frase Slovacchia, Estonia e Lussemburgo e cantoni svizzeri denota un'ignoranza con pochi eguali. in toto proprio...non solo in materia economica.

      quando si dice lo stereotipo del piccolo imprenditore veneto che si fa un mazzo tanto sul lavoro ma che è ignorante che piega al punto da attribuire alla più astratta "burocrazia" e allo Stato il disastro attuale.....dico senza offendere nessuno ovviamente.

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    7. E' stata un'ignoranza attentamente coltivata. L'autore del promiscuo catalogo comunque è Carlo Lottieri; il segretario nazionale del Comitato referendario per l'indipendenza del Veneto è Lodovico Pizzati. Serve altro?

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    8. assoultamente...i secessionisti veneti sono molto ma molto piu' ^boldriniani ^ e teaparty della lega (anche se ci sono interconnessioni e sovrapposzioni ovviamete) una nota a favore della lega attuale : non saprei nei '90 se fosse pro Usa ma attualmente penso sia il partito piu' pro putin in italia...
      E sono sinceramente stupito che abbiano accolto cosi' calorosamente non solo claudio borghi (che è facile) ma anche Alberto il cui pensiero è piu' articolato critico politicamente difficile ...

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  5. "Occorrerà semplicemente attendere e sperare che il meteorite colpisca prima qualcun altro, togliendoci, si fa per dire, le castagne dal fuoco."
    Purtroppo siamo, storicamente, un popolo di camerieri e il suo inciso finale è tristemente vero.
    Del resto Venezia, il più fiero degli stati preunitari che oggi si ribella, fu venduta agli austriaci dopo essere stata irretita da Napoleone con la rivoluzione francese.
    E cosi oggi si spera in una nuova rivoluzione al di la delle alpi, sul cui carro salire al momento giusto, perché noi proprio non siamo capaci di scegliere da soli.
    E anche la costituzione altro non è che una concessione degli alleati occupanti perché non ci venisse in mente di passare dall'altra parte.
    Scado nell'autorazzismo ma purtroppo francia o spaga é oggi piu vero che mai.

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    1. NO la Costituzione non è una concessione degli alleati occupanti; questa versione disfattista ha creato un irresponsabile ignoranza sostanziale della Carta che è alla base dell'attuale incapacità della sinistra di rendersi conto di essere complessivamente caduta nell'ordoliberismo.
      Il contenuto della nostra Costituzione è talmente esteso ed esplicito che nessun alleato avrebbe potuto ampliare fin a tal punto una concessione; la verità è un'altra, molto meno antiitaliana e fedele ai fatti storici.
      USA e GB, nel 45-48, avevano ben altre gatte da pelare (nei rapporti con la Russia: Grecia, Polonia-Ucraina, Cecoslovacchia, ricollocazione ebrei scampati), mentre l'Italia si stava rivelando un paese più saldo e consapevole nella democrazia e nell'unità nazionale di molte altre aree problematiche di Europa.
      La Costituzione fu dunque lasciata alla gestione di un gruppo dirigente nato dalla Resistenza che si rivelò immediatamente come di grande prestigio e qualità culturale.
      Ai giapponesi, a digiuno di ordinamento democratico, la Costituzione gliela scrissero praticamente gli USA. Con noi non ci pensarono proprio: eravamo troppo avanti nel diritto per farci insegnare da loro.
      Solo con questa truffa del sogno UE siamo arrivati ad autoflaggellarci anche in retrospettiva culturale, forzando le interpretazioni storiche in senso invariabilmente negativo

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    2. Questa è musica... :-)

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  6. La concessione sta proprio nel fatto di averci permesso di scriverla da soli.

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    1. Questo è solo un artificio dialettico. Rispetto all'Italia non c'è mai stata questione (forse gli inglesi al tempo avrebbero preteso tanto, ma non gli USA).

      E poi non potevano "concedere" ciò che a sua volta non era nella loro sfera di controllo: gli USA e UK non avevano e non hanno un sistema costituzionale di contenuti paragonabili. Al più il rapporto Beveridge e il Social Security Act. Ma fonti ordinarie e non costituzionali.

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    2. Con gran finale e applausi.

      Mi sto convincendo che un ritorno culturale eurocentrico non può che non passare da una rivoluzione culturale interna ai paesi anglosassoni.

      D'altronde l'intuizione è piuttosto semplice: l'anomalia pricipale delle democrazie costituzionali stava proprio nel fatto che i Paesi più influenti erano culturalmente "svantaggiati": USA e UK che non hanno mai avuto un assetto costituzionale realmente democratico a livello programmatico.

      Penso che meglio di me, 48, puoi sostenere o meno l'idea di quanto siano fake il sistema democratico e di diritto degli anglosassoni: li ritengo una cosmesi democratica a fine imperialistico.
      Una concessione non garantita da nessun "patto sociale" che può essere "ritirata" in qualsiasi momento.

      Voglio dire: la BoE è divorziata ma pare che si comporti come se non lo fosse: nulla garantisce (a livello di "diritto primigenio") ai sudditi inglesi che la loro monarchia rimarrà più o meno "illuminata".

      Come tu stesso sottolinei, il deragliamento delle democrazie costituzionali europee (antifasciste) ha un'origine esogena.

      Lo stesso "ordoliberismo germanico" trova il suo riconoscimento nella City (e qui sottolineo la grandissima influenza dei Lords anche negli USA) che per motivi di affinità culturali ma, soprattutto, per il ruolo di "vassallo speciale" affidato alla Germania Ovest durante tutta la guerra fredda, trova una naturale collocazione geopolitica. Ucraina docet.

      Per le costituzioni antifasciste è stata necessaria la moneta unica: per USA e UK sono stati sufficienti Reagan e la Thatcher.

      Portando in sintesi queste considerazioni:

      1 - se le democrazie costituzionali necessitano una nazione che sia sentita "patria" dai suoi abitanti e che una socialdemocrazia debba quindi rifiutare qualsiasi forma di internazionalismo che non rispetti "gli art.11 delle Costituzioni",

      2 - se il diritto internazionale è naturalemente il diritto del più forte

      si propone per tesi:

      USA/UK (intese come braccio armato della finanza apolide) devono necessariemente imboccare un percorso antiglobalista costretto da un'imposizione sovrana di un programma costituzionale socialdemocratico.

      Fintanto che questa "rivoluzione" non verrà fatta e che gli influenti progressisti di questi paesi non rifiuteranno un percorso mondialista in favore di Carte costituzionali nazionali, sperare non è lecito.

      L'unica evenienza che lasci tempo per queste trasformazioni si potrebbe trovare in un ritrovato equilibrio tra est ed ovest che, nell'impasse nucleare, costringa ad una meta-dialettica propagandistica che alimenti di riflesso influenti espressioni culturali che, almeno per l'Occidente, portino ad un desiderata come sopra descritto.

      Salutissimi.

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    3. Sì per impedire che, di questo passo, anche noi e altri PIGS si organizzino referendum per aderire alla Russia di Putin (o anche solo all'area doganale libera che per noi sarebbe un autentico toccasana in alternativa all'UE, rispetto a cui potremmo rimanere come associati con esenz doganale reciproca).
      E' un paradosso, ma se Putin inizia a farsi due conti in grande e se gli USA non si rendono conto del prezzo irreversibile della distruzione della domanda (e dell'offerta) determinata dalle politiche tedesche, potrebbe presto divenire una prospettiva concreta

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    4. Sarà un pensiero piccolo, ma che "per le costituzioni antifasciste è stata necessaria la moneta unica: per USA e UK sono stati sufficienti Reagan e la Thatcher", come ben dice @Bazaar, e segnatamente in Italia nessuno avrebbe accettato le riforme Hartz nel 2005, per me è motivo di orgoglio e di speranza.

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    5. Lungi da me comunque criticare la Costituzione più bella del mondo (di cui mi sono sempre vantato parlando con gli anglosassoni).
      Le mie volevano solo essere amare constatazioni di quella che è la realtà italiana (almeno dal 476 DC).
      'E vero che i padri costituenti approvarono in autonomia la carta, ma è anche vero che durante i lavori dell'assemblea si fu la strage di Portella della Ginestra con noti mandanti, ad oggi ancora ignoti. E come non ricordare la portaerei che, sino alla caduta del muro, stabilmente si piazzava alla fonda nel golfo di Napoli nei giorni delle tornate elettorali? E la fine che è toccata prima a Mattei (già allora si parlava degli sprechi in relazione al Giorno e al suo aereo privato anticipando il mantra di oggi bastacasta e spesapubblicaimproduttivabrutto) e poi a Moro (fine peraltro ampiamente annunciata da Pecorelli) suo referente politico? E ancora gli stages esteri del 91 (come abbiano potuto certi personaggi diventare magistrati senza conoscere i congiuntivi appare peraltro un mistero nel mistero) che anticiparono tangentopoli e il crollo della prima repubblica (e a pagare il prezzo più alto fu proprio il partito socialista anima socialdemocratica del Paese il cui leader aveva osato far rispettare la sovranità territoriale pochi anni prima)?
      L'ipotesi frattalica, del resto, mi pare ampiamente in linea con la mancanza tutta italiana di amore per il proprio popolo o (a seconda del lato da cui ci si pone) per la propria patria, su cui fanno gioco proprio le elites per convincerci che non siamo degni di autodeterminarci e che per questo abbiamo bisogno della badante tedesca.

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    6. E comunque in tema di concessioni americane ricordo ancora che gli inglesi, fosse stato per loro, ci avrebbero tranquillamente lasciato in pieno regime (forse anche con Mussolini della cui fuga non si è ancora capito chi avvisò i partigiani), ma gli americani si opposero in cambio nel nostro fondamentale aiuto alla nascita di Israele (cosa che gli inglesi avversavano).

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    7. Nessuna di queste circostanze storiche costituisce minimamente una ragione per rinunciare al loivello di democrazia tutt'ora previsto dalla Cost nonchè alla assoluta priorità di un ripristino della legalità da essa prevista.

      L'ipotesi frattalica sconta invece, come un dato inaggirabile, gli effetti di 30 anni di strategia mediatica ordoliberista, condotta specificamente sull'antitalianità e a sostegno del vincolo esterno.
      Cosa che fa ritenere che il CATALIZZATORE di un riscatto italiano possa realisticamente aversi in tempi brevi solo se la sua classe dirigente attuale viene "spiazzata" e sconfessata da una forza maggiore di quella tedesca a cui si sono asserviti.
      Ma è solo un'ipotesi di tipo cognitivo sperimentale e NON UNA DOTTRINA POLITICA O UN AUSPICIO. Ipotesi che he non vuole affatto escludere e discutere di altri scenari PREVISIONALI.
      E non esclude che tutti i popoli europei siano egualmente oggetto dello stesso propagandismo mediatico e del condizionamento culturale ordoliberista.

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  7. A questo punto non ci rimane che dire: "Vive la France!"

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    1. E speriamo pure nei ballottaggi (colpo di grazia reciproco al FRA-PUDE)

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  8. Sostanzialmente, mi par di capire... l'offensiva si basa su una serie di direttrici.

    a) l'autorazzismo, che fa sentire gli italiani "colpevoli" della crisi;

    b) un corollario dell'autorazzismo è il cosiddetto "parassitismo reciproco": un meccanismo di disarticolazione e di disunione che impedisce al corpo sociale una presa di coscieza unitaria del problema, in quanto impegnato a "fare la guerra a se stesso". Mirabilmente -a mio avviso- descritto dell'inizio di questo articolo:

    http://scenarieconomici.it/siamo-tutti-parassiti-o-forse-no-viaggio-nelle-cause-della-crisi/

    Vale a dire: ogni italiano è parassita (e quindi colpevole) agli occhi di un altro italiano.

    c) collaborazionismo. La politica italiana è asservita ad intreressi esteri. Che siano quelli tedeschi o quelli americani via TTIP poco importa: quello che conta, è che praticamente l'intero arco costituzionale mira a realizzare interessi esteri confliggenti con quelli nazionali. Particolare responsabilità, in questo frangente, assumono le forze cosiddette (ma solo di nome) "di sinistra", se non altro perché propognano esplicitamente ed aprioristicamente la prevalenza della norma comunitaria "in quanto tale" (come le loro donne), indipendentemente dall'orientamento politico veicolato dalla norma stessa (dichiaratamente ultra-liberista);

    d) l'informazione, che è già di regime prima ancora che nasca il regime!!! Dietro l'apparente immagine di libertà ed autonomia che discende dalle inchieste contro la "Kasta", abbiamo infatti un giornalismo asservito agli interessi dominanti, che disniforma totalmente sulle cause della crisi economica, demonizza chi non si schiera col regime e contribuisce a disarticolare e a disunire il corpo sociale alimentando il fuoco dell'autorazzismo e del parassitismo reciproco.

    Questo sistema si è realizzato in maniera "nascosta", a ben vedere. Sfruttando l'onda controriformista originata dal crollo dei regimi dell'est, in quando il corpo sociale occidentale associava, ormai, pacificamente l'effettività della democrazia a quella del capitalismo. Questo ha consentito dapprima una costruzione "soft" del sistema, che occupava i gangli centrali della politica e dell'informazione senza che nessuno osasse denunciarlo. Anzi, era ritenuto perfettamente normale e naturale. Con la crisi, tuttavia, ha approfittato dell'emergenzialità per imporsi, finalmente, in via esplicita. Financo autoritaria.

    E forse è questo il punto debole del sistema. Prediligendo la "neutralizzazione" delle democrazie dei paesi in crisi, il regime ha spezzato l'equazione "effettività del capitalismo = effettività della democrazia". La ha spezzata esplicitamente: ormai, nè in Grecia, nè in Portogallo, nè in Italia si può più parlare di democrazia autentica.
    Certo, i media continuano a ribadirla. Ma nei fatti, comincia ad essere visibile il contrario, e comincia, anche se lentamente, a maturare una coscienza in tal senso (voglio essere ottimista).
    Io credo che alla fine, siamo di fronte all'appuntamento con la Storia del neo-liberismo, ennesimo "ismo" prodotto dal tardo '900. E' una questione, forse, di tempistica: quanto tempo ci vorrà per metabolizzare questo ennesimo fallimento storico? E quante macerie rimarranno, al termine?

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    1. Ricostruzione corretta e acuta. Solo che l'equazione "effettività del capitalismo= effettività della democrazia", è solo fuffa propagandistica post caduta del Muro, come ci insegna Popper

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  9. Ma non voglio rinunciare al livello di democrazia previsto dalla Costituzione che difendo con forza (e non smetto di ringraziarla per questo spazio e per i suoi approfondimenti).
    Constato amaramente che da italiano non mi resta che sperare nella lotta tra potenze più grandi ci scappi qualche beneficio (senza illudermi troppo e consapevole delle fregature che ci siamo presi nei secoli alleandoci col potente di turno - jacopo ortis, repubblica romana ecc. ecc. - insomma chi vive sperando...).

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    1. Ma perchè il "constatare" per me, che combatto controcorrente da una vita su questi temi, credi che sia una cosa piacevole?
      Ma la resa non è un'opzione...

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  10. posso dire proprio di no e comunque nessuna resa!
    solo consapevolezza di quello che si può ottenere...
    piutost che nient l'è mei piutost
    (è triste ma è così)

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