mercoledì 25 giugno 2014

E IL POPOLO ACCLAMA I TEA-PARTY (anche se litigano tra loro e sopravviveranno all'euro)


Un articolo dai toni caustici su "Libero Quotidiano" ci racconta del parallelismo Monti-Renzi sul piano dello sperticato elogio da parte di una grancassa mediatica assuefatta a se stessa e priva di memoria a breve termine. (E ci sarà un triste perchè...).
Si può sintetizzare in questi passaggi:
"Generazioni e stili diversi, ma la prosa è quasi identica. I titoli oggi sono gli stessi del luglio 2012, quando il bocconiano ex commissario europeo illustrava alla Camera dei deputati il resoconto del Consiglio europeo di Bruxelles dove sembrava che con lui andasse sempre tutto benissimo. L’Italia non correva pericoli e potevamo stare tranquilli. «C’è un asse», scriveva allora Repubblica, tra la Germania della Merkel «e l’Italia di Monti, un feeling personale tra lei e “Mario”...
Anche per Monti c’è stato lo stesso clima ultra-favorevole sulla stampa italiana e straniera. C’erano i fuochi d’artificio, si è stappato lo champagne, ma poi a ben vedere i festeggiamenti sono durati abbastanza poco. I tecnici hanno fallito e il progetto politico montiano si è scontrato alla prima prova delle urne. Renzi ha i voti, ora l’attende la prova dell’Ue.
A distanza di due anni cambiano i soggetti, ma frasi sono le stesse. Renzi è il nuovo eroe. I suoi ministri tutti fuoriclasse...".
Peccato che non risulti, dallo stesso articolo, perchè "i tecnici hanno fallito" e come Renzi stia ripercorrendo le stesse identiche impostazioni di politica economica: solo paludate di roboanti propositi sulla lotta "anticasta-Stato-sprecone" e via corruzion-dicendo, propositi che, invece, Monti e Letta non avevano sufficientemente percorso. Naturalmente propositi viventi nella (mera) comunicazione, come attestano i fatti di cronaca e i conti dello Stato degli ultimi anni e...in prospettiva, se non altro perchè è il denominatore PIL che tradisce le previsioni (quanto a tagli e tasse sostanziali, in effetti, bastava e avanzava anche lo sfortunato Tremonti, che poteva benissimo cavarsela in UEM, non fosse stato per la questione della connection tra junks bond nelle banche tedesche e "serate eleganti" varie: chi non è in grado di vederla si rilegga un pò il blog).

Dell'inquietante parallelismo tra Monti e Renzi, da parte dei media sdilinquiti in chiave "cheek to cheek  with Angela", avevamo detto nel post di sabato scorso.
E vale quanto le lodi a Prandelli immediatamente dopo la vittoria sull'Inghilterra.
Ma in quel post avevamo anche specificato che la questione €uropea, agli effetti pratici, non si muoveva di una virgola; siamo sempre fermi al punto in cui, che si raggiunga o meno il pareggio di bilancio, la via è quella del consolidamento fiscale e le politiche relative verrebbero al più consentite mediante un'ambigua acquiescenza al rinvio al 2016 del pareggio stesso, condita da confusissime  concessioni verbali, mai seguite da determinazioni euro-istituzionali, sulla golden-rule (cioè la eccettuazione dal calcolo nell'indebitamento pubblico della spesa pubblica per investimenti).

Insomma, si può pure ironizzare sull'attuale governo, come sul suo inquietante accostamento a quello Monti, ma la consapevolezza mediatica non cresce; ci si appaga, al più, di lotte politiche intestine, mentre (basta vedere un Ballarò qualsiasi) la confusione e le discussioni relative a problemi malposti e, tra l'altro, peggio ancora risolti, campeggiano in un'orgia che può riassumersi nel triste spettacolo della disunità dell'italian tea-party .
Se ci pensate un paradosso che le stesse forze politiche totalitarie potrebbero risolvere facilmente, se non fosse che non avendo capito nulla, la ragion d'essere della politica si è ridotta alla corsa alla presa di distanza dalla corruzione e dalla pressione fiscale. Cioè i metodi più sicuri per non risolvere nulla ma per raggiungere un facile consenso che, al più, può portare a un reverente implorare all'Europa una flessibilità di facciata, ed in quanto, comunque, "a noi piace fare quello che stiamo facendo e non perchè ce lo chieda l'Europa".

Tutti sono dunque convinti di aver capito che il problema è tagliare la spesa pubblica e si rinfacciano, semmai, di non aver propinato dosi sufficienti di tale veleno.
Persino i 350 dipendenti delle società immobiliari che perderanno il posto a seguito della possibile disdetta degli affitti d'oro per conto della Camera dei deputati, non viene vista come ovvia conseguenza di tale atteggiamento, che, pure, fa capire con immediatezza che tagliare il reddito nazionale, cioè la spesa pubblica non è una soluzione che garantisca la crescita, semmai la disoccupazione (=deflazione salariale): perchè questa è l'unico strumento a disposizione per non finire di nuovo in crisi di indebitamento estero. Salvo poi rendere incorreggibile la posizione netta sull'estero, dato che l'euro è un processo inesorabile che deve ridisegnare, scatenando un conflitto generazionale dove tutti perderanno, la società italiana... possibilmente con il suo stesso plauso!

L'euro sta lì, senza legame cosciente con questa idea tea-party che probabilmente gli sopravviverebbe. Perchè non è pensabile che sia sradicabile dal senso comune degli italiani, tutti assorti nella rabbiosa indicazione della corruzione come il primo dei loro problemi.
E basta leggersi questo articolo sul Brasile per rendersi conto che i mali (coincidenti semmai con le politiche di correzione adottate da istituzioni neo-liberiste dalla facciata "progressista"), vengono sempre fatti ricadere su questo splendido format (corruzione-spesa pubblica improduttiva), che la World Bank e il FMI hanno messo a punto, con tanto di classifiche incredibili (ma molto credute), in base alle quali risultano meno corrotti i paesi più liberisti: quelli cioè in cui le lobbies dei poteri economico-finanziari sono talmente potenti da catturare totalmente il processo decisionale normativo, alienando lo Stato da ogni residua funzione democratica, e quindi minimizzando la deviazione di ciò che è conforme a legalità da quanto coincide con gli interessi affaristici dell'oligarchia economica.
In tali casi, infatti, si verifica in radice "il difetto di fattispecie sanzionatorie applicabili ai meccanismi di appropriazione disparitaria della ricchezza, che vengono simultaneamente legalizzati dalle norme".

Ieri a Ballarò, un ennesimo sondaggio, incurante della distinzione tra pubblico e privato, (tipica manifestazione dell'ordoliberismo, semmai qualcuno avesse nutrito qualche dubbio) presentava gli "imprenditori" (sic!) come la "istituzione" che riscuote la maggiore fiducia degli italiani!
E quando sento queste cose, e vedo che non c'è nessun accenno di stupore, o rimostranza, in NESSUNO dei politici, su questo panorama concettuale, mi chiedo se abbia senso ancora tenere questo blog e magari preparare un convegno per spiegare, che so, cosa significhi, in termini di democrazia fondata sul lavoro, l'art.41 della Costituzione:
"L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali."

Anche spiegando cosa significhi, essendo un meccanismo (doveroso, per governo e legislatore)  del tutto dimenticato, e anzi stigmatizzato, bisognerebbe sempre aggiungere che la norma, pur essendo un pochino più importante dei trattati europei, è ormai praticamente inapplicabile. Finchè c'è l'euro, di sicuro.

33 commenti:



  1. Guardiamo al bicchiere mezzo pieno: L'Italia ai mondiali ha purtroppo perso. cosa che senza dubbio renderà gli italiani più nervosi verso le nuove manovrone che dovremo subire...indebolendo il fronte nemico o cmq rendendo più instabile il terreno su cui si muove.

    Tra l'altro sondaggi come quelli di Ballarò sono da tenere davvero poco in considerazione. sono posti in modo particolare e in modo da favorire certe risposte. questo da sempre.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è mezzo pieno; è il bicchiere come lo puoi percepire tu...purtroppo.
      Tanto chi non è influenzabile dai sondaggi di Ballarò e dal suo paradgima culturale, non vota. E tanto basta....

      Elimina
    2. Stanno già scrivendo che i nostri hanno perso perché sono viziati e non correvano (e per estensione tutti gli Italiani), mentre i tedeschi che sanno fare il loro dovere si sono qualificati.

      Come la giri giri.. il condizionamento luogo-comune ne esce rafforzato.

      Elimina
    3. epperò se non vota significa che è forse un potenziale elettore per una forza politica futura. del resto chi mai dovrebbe votare una persona interessata a un cambio di paradigma oggi? non esiste alcuna forza antisistema rappresentata politicamente.

      lo dici sempre che la fine dell'euro sarà l'inizio della battaglia. non la fine.

      e che i luoghi comuni vincano o meno....resta il fatto che un elettore senza la sbornia da mondiale andato bene è un elettore che si incazza prima :-D soprattutto quando gli freghi dei soldi.

      Elimina
  2. La corruzione è una macchia su una camicia di forza: l'€urozona,

    RispondiElimina
  3. Sì, quando si parla di evoluzioni del genere '"inevitabile implosione dell'euro" si sottovaluta la cappa mediatica nella quale viviamo. L 'assoluta prevalenza della comunicazione tv rispetto a quella stampata produce assenza di senso critico e conformismo e i contenuti sono quelli che sappiamo.
    Anche in condizioni economiche peggiori di quelle attuali la forza della comunicazione di regime basterebbe ad arginare le spinte "populiste".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mah io penso che anche se la prevalenza ce l'avesse la carta stampata....è tutto un unico megafono qualunque media sia.

      Elimina
    2. Su questo possiamo essere sostanzialmente d'accordo :-)
      La carta stampata serve gli opinion-makers e il linguaggio (ordoliberista) delle classi più "istruite"; la TV confeziona il discorso per le masse, tarato sulla massima semplificazione, cioè il riduzionismo pop (notare che gli espertoni in TV utilizzano gli stessi argomenti e cifre espressive dei giornalisti, tanto che un Mannoni, per dire, dà l'idea di interloquire e interrompere a proposito su "laqualunque").
      Nell'insieme sono complementari per produrre quella inversione dei meccanismi causa/effetto che solidifica l'impressione della gente di poter condividere soluzioni che essa stessa crede di aver formulato come conclusione inevitabile.

      Elimina
    3. Senza shock economici molto forti penso però che siano impossibili reazioni significative in questa situazione comunicativa. In caso di shock forti le reazioni sarebbero del genere forconi quindi facilmente gestibili in termini di ordine pubblico.
      Penso che il percorso più probabile sia quello della morte lenta per anoressia da austerità.

      Elimina
  4. Agli inizi degli anni '90 mi sono accorto, così, da un giorno all'altro, che buona parte dell'informazione era manipolata a dovere da tempo (almeno da quando ho iniziato a leggere i giornali e seguire la politica in tv). Anche in periodi dove apparentemente non esistevano emergenze drammatiche come in questi anni, venivano proposti i "tormentoni mediatici": si prende un fatto, un problema (magari anche di scarsa rilevanza) e lo si propina per giorni e giorni, sempre lo stesso, fino al giro successivo. Questo sistema è stato usato sia della destra che dalla sinistra, a volte in sinergia. Lo scopo evidente è quello di mettere in primo piano qualcosa per tenere nascosto qualcos'altro. Non sono una persona colta e quindi ho faticato non poco in questi anni prima di riuscire a trovare il perchè del declino italico. Ma prima mi sono bevuto una marea di str....ate coniate dalla sinistra neo-liberista.
    Temo che anche in caso di deflagrazione della zona euro l'informazione "mainstream" saprà aggirare accuratamente i nodi cruciali che affliggono la nostra nazione, ahimé.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh certo: negli anni in cui entrava in vigore la "convergenza" imposta da Maastricht, si passava il tempo a parlare di dobermann e rotweiler, nonchè di fatti, naturalmente, relativi a ogni sussulto di B. Ma ogni riforma era presentata acriticamente come un grande progresso, in cambio del quale era accettabile pagare sempre più tasse.
      Il bell è che la tecnica non è cambiata: anzi, si è intensificata. Prima almeno temevano di perdere le elezioni (anche se avevano stabilizzato il nucleo di potere presso fondazioni bancarie e società locali).
      La deflagrazione, se questo sarà l'esito risolutivo, non sarà certo endogena, ma a livello internazionale; e non riguarderà solo l'euro...Temo

      Elimina
    2. Veramente allora mi sembrarono tutti d'accordo: i DS , Ciampi, Prodi come sostenitori e la destra sostanzialmente indifferente su una questione fuori dal perimetro degli interessi del proprio padrone. La vulgata fu che l'Italia in quanto potenza europea e socio fondatore non poteva non partecipare alla festa, a dispetto di meschini calcoli ragionieristici.
      Se non ci fosse stato il fattore B. sarebbe andata nello stesso modo.
      Se l'anti berlusconismo fosse stato reale ed efficace non saremmo arrivati ai sorrisini del 2011.

      Elimina
    3. Hai malinterpretato: il mio riferimento era une mera registrazione dei contenuti dell'informazione risalente a quell'epoca, senza pretese neppure di essere esauriente. D'altra parte era la risposta a un commento sui "tormentoni mediatici". Quindi nessuna ricostruzione storico-politica.
      Seguendo il blog (a partire dai primi post), sapresti che la questione qui è staa analizzata come costruzione selettiva e progressiva del dominio ordoliberista, incentrato sulla scelta del partito di massa (ex) di sinistra come perno centrale del vincolo estero; e, in essenza, in questa cornice, più o meno posso concordare con quanto esponi.

      Elimina
  5. le genti della nazione italiota non capisce che col te non ci saranno i biscotti. se li son già spartiti sempre quelli

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Temo che sia un pò più complicato di così; anzitutto ci dicono che sia tè la sciacquatura dei piatti, e senza la grancassa mediatica non sarebbero riusciti a convincerci.
      Poi ci dicono, e convincono la massa, che a causa di corruzione e spesa pubblica (comunque male in sè), ci meritiamo la sciacquatura dei piatti.
      Infine, ci prendono i biscotti che avevamo messo nella credenza: a questo punto senza neppure spiegare perchè, contando sull'autorazzismo e sul tutti contro tutti, che ce lo fanno accettare come destino ineluttabile.

      Elimina
    2. prendiamoci il nostro destino nelle mani e con sacrificio facciamoci valere. fermo restando che il macchinone è a trazione tedesca. punto.il nostro destino è segnato in questa direzione quindi facciamocene una ragione e diamo il nostro contributo per una europa federale

      Elimina
    3. Contributo per una europa federale?!?
      Oh Gesù!
      Più di quello che già abbiamo dato?

      Ps. Il macchinone tedesco è truccato e personalmente non ho nessuna intezione di federarmi con chi trucca a mie spese e senza ritegno.

      Elimina
  6. Almeno in Italia han portato più acqua alla strampalata idea che lo Stato sia il problema e non la soluzione Berlinguer ed i suoi illivoriti epigoni che non Reagan e la Thatcher.
    La mala pianta è stata innaffiata abbonantemente da destra (come era naturale) ma dal 1979 in poi anche da sinistra, in tutte le sue accezioni, ivi compresa quella sedicente radicale.
    Oggi cercare di spiegare ad un elettore medio di sinistra (soprattutto quello che diserta le urne) che stiamo come stiamo soprattutto grazie alle idiozie seminate dal 1979 in poi dal mitico Berlinguer (coadiuvato da Magri, Parlato, Rossanda e compagnia cantante del Manifesto e poi da Occhetto, Folena, D'Alema e Veltroni) è davvero un'impresa titanica. Dovrebbe prendere coscienza d'aver collaborato per quasi quantanni con quelle forze padronali che hanno sempre mal digerito la Costituzione del 1948. Insomma dovrebbe comprendere che le continue sconfitte elettorali, maturate dal 1979 al 1992, non erano il risultato dello Stato clientelare ed assistenziale messo su dalla D.C., nè del voto di scambio camorristico mafioso (che tra l'altro ha avuto ovviamente più peso col sistema maggioritario messo su nella seconda Repubblica che non con quello proporzionale che vigeva nella Prima, ma quest'ultima cosa non si può proprio dirgliela dato che in Campania, dal 1992 fino quasi a ieri, ha sempre vinto il Pds con Bassolino).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì; mettiamoci pure le (per loro inaspettate) sconfitte elettorali del '94 e del 2001. Frutto della semplicissima strategia del promettere meno tasse e dell'imbarcare tutti gli affaristi di secondo piano che credevano di poter prosperare all'ombra del nuovo "ordine" (instaurato dagli altri e pronto per l'uso).
      Ma in fondo, nonostante la feroce contrapposizione che veniva inscenata, è stata solo una lotta fra fazioni di ordoliberisti, un pò più filo-europei oppure vetero-liberisti (in quanto affaristi speculativi e antitasse). Nel complesso, tutti quanti insieme, anti-Stato costituzionale (ma, come oggi, disuniti, constatando l'esito della bicamerale).
      Oggi, poi, come evidenzia il post, sono in disaccordo solo per motivi di autoconservazione, essendo tutti quanti insieme, sulla spinta della vulgata €uropea, divenuti tea-party.
      Ma a quanto pare, al fin della licenza, Renzi, almeno a livello parlamentare, sta riuscendo a creare un partito unico ordoliberista-liberoscambista-tea-party, finalmente tale anche nella facciata...

      Elimina
    2. Magari il Pude, attuando un'operazione, questa sì di onestà e pulizia intellettuale, si presentasse all'elezioni unito nel P.U.L.I.T.O. (Partito Unico liberoscambista Teaparty Ortottero). Purtroppo non avverrà e continueranno a differenziarsi sulle minchiate (testamento biologico,unioni omossesuali, bando delle bevande gasate, alle scie chimiche, indagine sui rettiliani) minchionandoci ancora. Salvo shock esogeno, che riporterebbe in sella i revenant (mai come oggi le librerie sono state piene delle memorie di Martelli, Occhetto, Dotti, Maccanico e pure La Malfa figlio silenziati ormai da quasi ventanni. Non so perchè ma mi ricordano tanto Bonomi, Sforza, Croce e De Nicola).

      Elimina
    3. concordo su quanto detto a proposito dell'elettore della sinistra che fu e dell'incomprensione e la mitizzazione che si fa di una persona come Berlinguer che fu, a posteriori, senza dubbio dannoso per la sinistra italiana.

      e dalla cui memoria un tentativo di rifondare un partito progressista in italia si dovrebbe tenere abbastanza lontano. questo se non vivessimo in una realtà percepita in modo alterato.

      Elimina
    4. La sconfitta elettorale del 2001 non mi pare affatto inaspettata quanto, piuttosto, fortemente voluta proprio a sinistra.
      Come nel 2008 la regia era di Veltroni sui cui il bel Rutelli era longa manus.
      Il mancato accordo con Di Pietro (erede del livore della prima lega nord - quella del cappio in parlamento - e predecessore di quello pentastellato) fu poi determinante.
      I voti di IDV (che a diferenza di PRC non fece desistenza) andarono dispersi dato che non fu raggiunto il quorum ma avrebbero permesso il pareggio al senato.
      Credo proprio che la regia di Veltroni mirasse proprio a lasciare il Paese in mano a Berlusconi perché il passaggio epocale che stava avvenendo fosse gestito da destra (e mai gli ex comunisti avrebbero potuto reprimere sul nascere i movimenti antilibero scambisti di allora - i no global).

      Elimina
  7. Mentre un "assertivo" Renzi chiede con tono perentorio a Bruxelles "di indicare dove va l'Europa", a ricordarci dove va l'Italia ci ha pensato il rapporto Bes 2014 Istat-Cnel che rileva "un preoccupante peggioramento della condizione dei lavoratori"; [...]"Aumenta la povertà assoluta con un aumento di ben 2,3 punti percentuali nel 2012(...) la quota di persone che vivono in famiglie assolutamente povere passa dal 5,7% all'8% e aumenta in tutte le ripartizioni territoriali, dal 4% al 6,4% nel Nord, dal 4,1% al 5,7% nel Centro, dall'8,8% all'11,3% nel Mezzogiorno[...]".

    Il rapporto afferma , per indorare la pillola, che " è diminuita la quota di persone in famiglie che dichiarano di non poter sostenere spese impreviste, di non potersi permettere un pasto proteico adeguato ogni due giorni o di riscaldare adeguatamente l'abitazione": è assai probabile che - in un contesto a tinte così fosche - tale dato sia imputabile al senso di "vergogna sociale" che spinge persone una volta benestanti a mentire a se stesse, minimizzare e ad autoconvincersi che Ha da passà 'a nuttata e, dopo, tutto sarà come prima.
    L'irrefutabile cartina al tornasole è data dal crollo dei consumi energetici: secondo il consueto rapporto mensile di Terna il mese di maggio 2014 ha visto un calo del 2,9% rispetto a maggio 2013, con la variazione della domanda di energia elettrica che è risultata ovunque negativa: -3,7% al Nord, -2,6% al Centro e -1,4% al Sud; non va meglio nel settore del metano che, secondo i dati della Snam, in marzo l'Italia ha consumato 6,02 milioni di metri cubi di gas, in calo del 23,7% rispetto al marzo 2013 dopo il -21% di febbraio e il 7,9% rispetto al marzo 2012.

    E' un vero de profundis e le temperature relativamente miti degli ultimi inverni non possono spiegare compiutamente una tendenza irrecusabile: le famiglie - in grave difficoltà - non possono permettersi di riscaldare tradizionalmente la casa ( basti vedere l'aumento record del 15% di legna da ardere dello scorso anno, con relativo boom di vendite per stufe e camini) e decidono di risparmiare anche sul riscaldamento domestico; significativa è stata la Relazione al Parlamento di Guido Bortoni, presidente dell'Autorità Energia, che ha affermato: " Nel 2012, con aggravamento nel 2013, le sofferenze correlate alla crisi si sono manifestate anche nel mercato di massa dell'energia, in maniera evidente sotto forma di morosità di imprese e famiglie".

    Intanto al "Giardino degli Squinzi Contini" ci fanno sapere che la Ripresa è ancora rinviata (si parla di fine 2014) e che, nonostante i numeri siano ancora difficili, "l'Italia non è più sull'orlo del baratro; non sappiamo in base a quali granitiche certezze il ciclotimico Imbrattamuri manifesti oggi cotanta speme, considerando che il tenore delle dichiarazioni rilasciate cambia in genere nel breve volgere di qualche ora.

    "Dateci un Paese normale e vi faremo vedere di cosa siamo capaci".... ipse dixit.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mentre i decrescisti apprezzeranno (felici) il calo dei consumi energetici, ricordo che un vecchio medico mi diceva: "Guarda che la TBC non è mica stata sconfitta dalla medicina, sono stati il riscaldamento centrale e un'alimentazione decente a cambiare le cose".
      Il riscaldamento centrale si affermò negli anni '50 e io ricordo il furgone della "schermografia" che arrivava davanti alla scuola, e poi magari qualche compagno spariva e la parola "sanatorio" si doveva dire sottovoce...
      ...ma vuoi mettere quanto fa bene "il contatto diretto con la durezza del vivere"?

      Elimina
    2. "De Profundis" confermato anche dagli economisti di Confindustria:

      http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/06/26/confindustria-taglia-stima-pil-solo-02-nel-2014_30bcbb0a-0ae7-45b4-b3ba-ddb6d7cded75.html

      Testualmente: "Tre milioni di persone povere in più (+93,9%), 3,7 milioni in più cui manca lavoro (+122,3%). Confindustria traccia "come siamo caduti in basso" dai livelli pre-crisi: -9% Pil, -23,6% produzione industriale, -43,15% costruzioni, -8% consumi famiglie, -27,5% investimenti, -7,8% di occupazione e quasi 2 milioni (1,968) di unità di lavoro perse."

      A fronte di questo dato (che rivede, guarda caso, al ribasso anche le stime sulla crescita, che continuano a tendere allo zero relegando lo 0,8% scritto nel DEF di Renzi alla panchina dei peridoi ipotetici della irrealtà), il fatto che lo stesso Squinzi lo commenti dicendo che "L'Italia non è più sull'orlo del baratro", e che "Si è avviato un ciclo politico di riforme che sembra avere finalmente stabilità" dovrebbero far sorgere, nei suoi associati, più di un dubbio........

      Elimina
    3. Se le misure imposte per la legge di stabilità avranno il volume finanziario preannunziato come inevitabile, e se Cottarelli esplicherà ancora i suoi poteri, la Confindustria sarà staa alquanto ottimista sulla crescita...

      Elimina
  8. Quello che dice Squinzi ha solo l'obiettivo di far pressione su Renzi per ottenere il cambio della normativa sui contratti di lavoro a tempo indeterminato e il superamento della contrattazione nazionale, anche in questa occasione caso ha infatti parlato della necessità di uno "shock politico" per il mercato del lavoro.
    Ricordo con nostalgia i tempi in cui i presidenti di Confidustria non facevano lotta di classe via radio/tv e quintali di veline ai giornali e quando i ministri del lavoro non erano top manager di grosse imprese.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ben detto: non avrei saputo sintetizzare meglio

      Elimina
  9. @ 48:

    Ti segnalerei un tale professor Claudio De Fiores....non so se già lo conosci ma è:

    " giurista, studioso dello sviluppo democratico dell’Europa nel contesto della Grande Recessione."

    e ha partecipato assieme a Brancaccio a un seminario sul tema alla normale di Pisa.
    Mi pare molto vicino alle tue posizioni sul discorso di convivenza fra costituzioni e trattati europei.

    qui sotto il video del seminario se può interessare:

    https://www.youtube.com/watch?v=F-uOxqgLZZI#t=9642

    magari lo conosci già...però io intanto segnalo :-)

    RispondiElimina
  10. NON LO FO’ PER PIACER MIO MA PER FAR PIACERE A ..

    E’ ancora la povera zia T.I.N.A. a pagar dazio e trovarsi ricamata sulla camicia da notte qualche aforisma che nel corso del tempo e della Storia viene stampato come meglio fa comodo, a seconda della bisogna.

    Non ha tempo la zia T.I.N.A., sempre affacendata dalla “durezza della vita” a far quello che le viene detto di fare da quelli che coniano parole monocorde per insegnarle cosa s’ha da fare, come lo si deve fare, cos’è il giusto e cosa lo sbagliato, tirandone poi somme e divisioni senza resto.

    Non ha tempo per i perché, c’è da correre con le tasche vuote al mercato chiuso per rovistare tra le buccie qualcosa per riempire gli stomaci vuoti di una prole procreata senza voglia, inoccupata, inoccupabile.

    Le capita di inciampare in qualche giornale vecchio con qualche figura che le richiama un’attenzione, anche se avrebbe preferito, stanca, quelle di un fiabesco incoronato re, delle fortunate consorti o di qualche tattoo impresso e crimiera colorata al plasma del divo di turno.

    Non conosce lingua diversa dal dialetto che parla con le comari e di quella ostica parlata quando faceva servizio a sciacquar piatti oltralpe, non ha tempo di ascoltar le confessioni pronunciate nella sacrestia della cattedrale dover vanno a sentir messa i signori del villaggio.

    Povera zia T.I.N.A., t’è capitata una Natura matrigna magari un giorno, un’altra volta troverà tempo di ascoltarle e leggerle verità vere che non sono neppure troppo è difficile da capire.
    Magari potrebbe provare anche piacere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Legrain mi pare un (bel) po' cerchiobottista. Perchè far arrivare gli Stati al default invece di rinunciare a moneta unica e BC indipendente? E' come dire che, quando sei stato condannato ingiustamente, ti dovrebbe essere agevolata l'evasione (salvo comunque divenire ricercato come latitante)

      Elimina
    2. Altri i termini per qualificare il consigliere e capo del team di analisti del Bureau of European Policy Advisers al servizio del presidente della Commissione Europea.
      Come altre le “ricette” per curare la democrazia “malata”.
      Le confessioni di Legrain sono l’evidenza provata di una “diagnosi” lungamente studiata ma non rivelata a zia Tina che, ignara a sua insaputa, continua a partecipare al gran ballo .

      Elimina
  11. Complimenti per l'analisi puntuale dei documenti.

    RispondiElimina