mercoledì 17 settembre 2014

L'ESTORSIONE

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Allora, risulta che il rapporto debito/PIL della Grecia sia andato, considerando il solo periodo che va dal 2008 al 2014, dal 105 al 175%, quello della Spagna (il grande modello cui ispirarsi) dal 36,1 al 96%; quello dell'Irlanda dal 25 (sic!) al 123%; quello del Portogallo dal 68,3 al 129%.
In questo stesso periodo, l'Irlanda ha realizzato deficit pubblici con un picco annuale del 30,6% (!) nel 2011, registrando un 7,2 per il 2014, che è anche il miglior risultato di tale periodo (partito col pressocchè pareggio di bilancio, -0,1, del 2008). 
La Grecia potremmo tralasciarla (ancora non ci dicono che è un modello da imitare, a reti unificate). 
Ma la Spagna è andata dal deficit -1,9 del 2008, all'attuale  stima di -7,1 (praticamente come l'Irlanda) per il 2014, passando per un picco del 10,6 nel 2013.
Il Portogallo, è tanto virtuoso e da imitare che al 2014 registra una stima di -4,9, dopo il -6,4 nel 2013 e passando per un  picco di -9,8 nel 2011 (dal -3,1 del 2008).

Tutto questo, per realizzare "crescite", nei casi considerati, che hanno portato il PIL della Spagna da 1441 miliardi del 2008, agli attuali...1358 (ecco la crescita: nel 2013 era stato di 1322 miliardi); il PIL del Portogallo dai 232 del 2008, agli attuali stimati 219 del 2014, essendo in "crescita" sui 212  registrati nel 2013; l'Irlanda passa dai 258 miliardi del 2008, agli attuali 219, mentre nel 2013 registrava...212 miliardi. (per capirsi, la Grecia, in trionfante "fuori pericolo", parte dai 305 miliardi del 2008, ed arriva oggi a 248, stima 2014, che le attribuisce una splendida crescita 0, sui 248 dello stesso 2013).

Si potrebbe proseguire illustrando i dati della disoccupazione, in costante aumento in tutti tali paesi, nello stesso periodo: la consolazione starebbe nel fatto che si avrebbero leggeri cali dei relativi tassi tra il 2013 e il 2014. 
Ma ovviamente non si dice della quota salari su PIL, nel frattempo stabilizzatasi, dell'incremento del numero di ore lavorate per realizzare la produzione (comunque minore del 2008), a parità di salari reali (quando va bene), in questo stesso periodo, del crescente numero di semioccupati, precari e part-time, che sfalsano la significatività del dato occupazionale (cioè lo rendono un'apparenza statistica rispetto alla reale produttività realizzata ceteris paribus a partire dal 2008).

Ora, questi dati non sono tratti da un sito di economia "critico" ma da La Repubblica, con un articolo che trovate qui. Non ho trovato le immagini dei grafici da riprodurvi e le ho riassunte dalle pagg. 10-11 dell'edizione del 15 settembre.

Titolo:Irlanda, Grecia e Spagna ormai fuori pericolo ma la cura della Troika costa 6 milioni di disoccupati.
Passaggio significativo dell'analisi
"Jyrki Katainen – numero due della commissione Ue ed enfant prodige della linea dura alla tedesca – è stato chiaro all’Ecofin di Milano: «Chi ha fatto le riforme come Madrid ha raccolto i frutti e corre più veloce degli altri». Klaus Regling, altro rigorista di vecchia data imposto da Berlino al vertice del fondo salva-Stati, è ancora più esplicito: «L’aggiustamento è stato duro e doloroso – ha ammesso –. Ma senza vivremmo in un mondo molto diverso». E i Paesi risanati dalla cura lacrime e sangue della Troika «avranno performance migliori di altre nazioni dell’area euro».
Vero? Dipende se si guarda al bicchiere mezzo pieno o a quello mezzo vuoto. Se cioè si mettono sul piatto i primi segnali positivi che, in effetti, arrivano dagli ex-Piigs o se si mette sotto la lente il costo sociale – ancora ben visibile – dell’effetto Troika. La medicina, su questo nessuno discute, è stata amarissima: Bce, Ue e Fmi hanno stanziato per Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda e Cipro qualcosa come 530 miliardi di prestiti. Chiedendo in cambio riforme strutturali e manovre finanziarie pari a circa 300 miliardi. Un elettrochoc. Che come tutte le terapie d’urto che non uccidono il paziente, ha accelerato la guarigione, rischiando però di lasciare sul corpo dei degenti cicatrici difficili da rimarginare.
Insomma, si considera acquisita la "guarigione". Con deficit pubblici come quelli sopra riportati dallo stesso articolo! Ed attribuendo la "crescita" (sostanzialmente ridicola e con PIL lontanissimi dai livelli pre-crisi) alle politiche di austerità ed alle "riforme", inevitabilmente, DEL LAVORO!!!
Domanda, semplice semplice: ma cosa sarebbe successo se questi PIGS  avessero dovuto rispettare, non dico il deficit al 3%, ma addirittura gli obiettivi intermedi in vista del pareggio di bilancio, visto che sono tutti paesi che hanno aderito festanti al fiscal compact?  
E che dire del fatto che, a giustificazione della incredibile tolleranza della Commissione-Trojka sul deficit, si registrano aumenti del debito/PIL molto più consistenti di quelli generati (dalla stessa austerità espansiva) in Italia?
Considerate che nessuno di tali paesi tra il 2012 e il 2014 poteva dirsi lontanamente vicino al tetto del 60% (tutti hanno sfondato ed incrementato il "muro" del 100%, ad eccezione della Spagna che è passata "solo" dall'oltre 80% 2012 al suddetto 96%)...
Conclusioni dell'articolo sulla "guarigione acquisita": 
"Atene ha bruciato il 25% del suo Pil dal 2008. I quattro pazienti della Troika, malgrado gli ultimi progressi, hanno visto andare in fumo in cinque anni 200 miliardi – circa il 10% – del loro prodotto interno lordo. E sul fronte dell’equilibrio dei conti, i loro bilanci scricchiolano ancora: il rapporto debito/Pil della Spagna è balzato dal 36 al 96%. Quello ellenico è ancora nella stratosfera e pure a Dublino il dato è in crescita. I grandi malati d’Europa, è vero, non sono più in sala di rianimazione. Ma prima di firmare le dimissioni dall’ospedale – con buona pace dell’euforia forse un po’ prematura del “Troika fan club” – è meglio aspettare che il quadro clinico sia un po’ più chiaro."

Non che sia da condannare in sè la cautela: ma perchè essere titubanti quando il quadro, a volerlo considerare anche solo in base a questi dati (in particolare sui differenziali di deficit pubblico rispetto all'imputata Italia), è straordinariamente chiaro?
La posta in gioco è sempre e soltanto il mercato del lavoro (merce): l'unica riforma che, da Draghi a...i vari soggetti (enfant-prodige?) della governance UEM, interessa è quella del ripristino della deflazione salariale no-limits, supposta (in tutti i sensi) panacea per arrivare alla competitività. Cioè a vivere solo sulla domanda estera, essendo quella interna una cosa brutta. E, naturalmente, affinchè si scatenino gli IDE e i profitti delle (residue) imprese esportatrici siano poi trasferiti all'estero. Mica ai popoli "guariti".

Vi dirò, questa della trojka-Commissione-BCE e Lagarde (quella che l'austerità in UEM non c'è...), si configura sostanzialmente come un'estorsione: si prospetta, con minaccia e violenza morale, un male, - l'austerità col pareggio di bilancio-, per costringere il governo-popolo minacciato a cedere sul proprio benessere (determinato, pensate un po', dalla possibilità occupazionale e da retribuzioni che consentano una"esistenza libera e dignitosa", art.36 Cost.), cioè per autoinfliggersi, con legge (o con decreto-legge) votata appunto sotto minaccia e violenza morale, un male superiore ed irreversibile.
Questo si conferma il prezzo del "rabbioso tramonto dell'euro". 
Come aveva pronosticato Winne Godley, parlando appunto dell'euro nel 1992.

23 commenti:

  1. Qualora il salto quantico della deflazione salariale in eurozona fosse completata, cioè mettiamo il caso che l'élite europea riuscisse a farci tornare indietro, come società di 2-3 secoli, mi chiedo e chiedo a chi legge: gli altri paesi extra ue, accetterebero passivamente il loro ruolo di importatori netti sine die?

    Penso scoppierebbe molto prima una guerra armata tra europa (?) ed il resto del mondo ( Cina, Russia, Giappone, Brasile, etc)!!

    Anni fa non capivo appieno il significato della frase " il sonno della ragione genera mostri".

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    1. Ma neppure ce la farebbero a rimanere esportatori netti, dato l'incredibile crollo di investimenti netti e la distruzione di impianti generati da queste politiche. Una crisi da domanda non è uno scherzo che possa essere fronteggiato con le teorie macro-neo-classiche e con inutili politiche monetarie centralizzate e credendo nel monetarismo. La crisi del '29 pare non aver insegnato nulla!
      Questa è la follia che gli USA non paiono capire; dopo la Germania anche loro stanno segando il ramo su cui sono seduti...

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    2. Si, distruzione prolungata per secoli ( nello scenario da me prefigurato ) di capitale umano, innanzitutto e quindi di capacità produttiva, di conoscenza acquisita nel tempo e che irrimediabilmente sarebbe persa.
      È evidente che il sistema imploderà molto prima ( anche se adesso i danni sono quasi incalcolabili ). Purtroppo l'unica variabile incerta saranno i morti che questo genocidio sta causando....

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    3. Io credo che l'euro-zona non si possa più permettere a lungo un andamento così catastrofico del economia. Siamo al sesto anno con un PIL sul zerovirgola, con una francia che fa vedere primi segni di cedimento. La francia tiene ancora più o meno, solo per lo sforamento del deficit.
      Del italia non nè parliamo nemmeno, ormai quelli del più europa sono arrivati al capolinia, hanno creato il nulla, solo povertâ è miseria, adesso vogliono delegare alla trojka, un atto di viltà senza precedenti, dimostra solo il totale disprezzo che certi personaggi (politici/giornalisti) italiani hanno nei confronti del proprio popolo.

      Secono mè l'europa non è in grando di condurre nessun tipo di guerra armata. Con ca. 150 centrali nucleari in giro sparsi su tutta l'europa (specialmente centro/nord) l'europa non si può permettersi alcun tipo di confrontazione armata.
      Un esplosione di una centrale nucleare con un reatore che và fuori controllo metterebbe subito fuori combattimento il paese colpito.

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  2. «L’aggiustamento è stato duro e doloroso – ha ammesso –. Ma senza vivremmo in un mondo molto diverso».

    Ecco proviamo a immaginarlo questo mondo. un mondo con meno sfratti. con meno disoccupati. con meno suicidi. con meno depressi. con meno debito pubblico accumulato. con meno fallimenti di impresa. con meno poveri.

    ecco il mondo diverso che vogliono fare in modo che resti un ricordo.

    Ora Renzi, dimostrandosi ancora assolutamente impotente di fronte ai diktat euro-italiani, punta a togliere il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato.

    Immagino già l'indennizzo come verrà calcolato. in cambio di una mancetta sarà possibile mandare a casa chiunque in qualunque momento. soprattutto i giovani che avendo bassa anzianità avranno indennizzi RIDICOLI. (immagino poche molto poche mensilità).
    aprendo la strada al precariato perenne come si voleva dall'inizio.

    è il momento se ancora esiste qualcuno con un minimo di coscienza umana in questa classe politica....di farsi avanti e, indipendentemente dal colore politico (penso a Fassina)...votare CONTRO!!!

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  3. Avete visto che anche De Grauwe ha aperto un blog? Nell'ultimo post avanza quest'ovvia considerazione: "This diagnosis of the Eurozone growth problem does not make sense. As is made clear from Figure 1 the Eurozone countries recovered as quickly from the recession of 2008-09 as the non-euro countries. If the problem was a structural one, it also existed in 2008-09. Yet these structural rigidities did not prevent the Eurozone countries from recovering quickly in 2010. Why then did structural rigidities from 2011 on suddenly pop-up to produce lower growth in the Eurozone than in non-euro EU-countries, while they did not play a role in 2010? Although this supply-side story does not hold water, it continues to provide the intellectual underpinnings of the Eurozone policymakers who continue to insist on structural reforms." E' la dimostrazione che il nesso causale è invertito: non si fanno le riforme per uscire dalla depressione ma si impone la depressione per ottenere le riforme. E la shock doctrine è servita.

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    1. Il tuo commento è la perfetta risposta (o conferma) a quello di Luca, direi.
      Grazie per la segnalazione (il grande De Grauwe non è prolifico ma parla a ragion veduta...)

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    2. Anche se devo dire che illudersi che gli investimenti pubblici da parte dei paesi core come soluzione pecca un po' di irrealismo (teoretico).

      Insomma, a parte il carico ideologico, che è immanente nell'euro-costruzione (distruzione), pare dimenticare che la moneta unica rimarrebbe comunque asimmetrica e gli squilibri commerciali non diversamente correggibili, avendo come unica istituzione la BCE. Come pure dimentica (di affrontare) che questa precondizione, competitiva e non cooperativa, è precondizione essenziale per la presenza tedesca...

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    3. "...it continues to provide the intellectual underpinnings of the Eurozone policymakers who continue to insist on structural reforms."
      Ammiro De Grouwe, ma mi auguro che conosca le ragioni del perché i politici dell'eurozona, insistano con le riforme strutturali.
      Mi sembra che il prof. Bagnai l'abbia detto 2-3 anni fa, e nel suo libro, che si alimentano che crisi con lo scopo di schiacciare la classe lavoratrice e la piccola impresa.

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    4. Anche qui. E fin dai primissmi post

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    5. Shock economy, Naomi Klein, 2007

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  4. E' una estorsione contunuata, per la precisione.
    E' (in modo chiaro) così dal 2011:
    Lo scalpo dei lavoratori, il patrimonio pubblico e privato in cambio delle "politiche monetarie accomodanti" (ma questo accomodamento a vantaggio di chi sarà...?).

    Ieri sera a Ballarò Landini ha detto : (cito a memoria) "se la condizione della BCE è la riforma del lavoro la risposta alla BCE è no".
    Non è un cambio di linea (diciamo una presa d' atto con leggggerissimo ritardo) di poco conto. Anche Fassina , anche Bersani hanno detto "non passerà" .
    Potrebbe cadere li davvero l' Euro? Considerando che questa infornata di parlamentari del PD è stata fatta da Bersani, potrebbe essere davvero possibile che ....."ci facciamo buttare fuori"?

    (sinceramente non ci credo molto ma è una ipotesi abbastanza plausibile anche perché permetterebbe ai crucchi di dire: "ecco è tutta colpa di quegli inaffidabili italiani che non mantengono le promesse")

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    1. La stampa crucca già dice "ma che ci sta a fare ancora l'Italia nell'euro".
      http://www.imolaoggi.it/2014/09/16/die-welt-litalia-non-si-salvera-uscira-dallunione-monetaria-anzi-dovra-farlo/

      Il problema è che noi siamo più realisti del re.
      Ma ti rendi conto che:
      a)Renzi non avrebbe più ragion d'essere,
      b) Forza Italia dovrebbe imporre lo spaghetti tea-party tutto da sola,
      c) il M5S non saprebbe più come nascondere il neo-libersimo filo-anglosassone
      d) e il PD rischia il processo generazionale senza prospettive di consenso e di ricambio?

      Il suicidio, quindi, è solo per noi; per la classe politica è tutto esattamente all'inverso..Mors tua vita mea.
      E i giornali inneggiano al più Euro...

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    2. Io aspetto gli stress test...voglio vedere se hanno il coraggio di chiedere altri miliardi all'Italia stremata, per le banche crucche....cioe', l'avranno, ma stavolta qualcosa succedera' (suvvia, un po' di auto ottimismo, concedetemelo..)

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    3. Vedere Ballarò (e diMartedì, ma sono la stessa cosa) l'altra sera è stato straziante, un susseguirsi di propaganda PUDE senza confini. Ho continuato a fare zapping in attesa di un segnale di controtendenza che non è mai arrivato.
      L'apertura poi con Prodi e Benigni che inneggiano al "più Europa" mi ha tolto il respiro. Senza un filo di critica o di dubbio: devastante!
      La critica di Landini non mette in dubbio il costrutto UE e UEM ma semplicemente addita un passaggio sbagliato (forse il povero Landini è anche in buona fede!).
      Cosa tiene lontano dalla scena televisiva persone in grado di controbattere la propaganda PUDE?
      C'è reticenza (come nel caso di Bagnai) a partecipare ai "bar di guerre stellari"?
      E' possibile oggi riuscire a fare informazione di massa senza "sporcarsi le mani" con questo genere di trasmissione?

      OT Un elogio a Quarantotto per il lavoro che sta facendo con questo blog, per me importante fonte di studio e approfondimento. Grazie.

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  5. ¿Quién compra España?

    Questo era l'enigmatico ed inquietante interrogativo con cui - il 13 settembre dello scorso anno - il compassato e ultra mainstream "El Pais" titolava il reportage di Rafael Méndez Alemán e Lluís Pellicer Mateu dedicato ad una delle innumerevoli sfaccettature del "nuevo milagro español" da esportazione, ovverosia la SVENDITA a prezzi di saldo del patrimonio immobiliare iberico.
    Il sommario dell'articolo non avrebbe potuto essere più eloquente:" Il denaro torna a posare gli occhi sulla Spagna. Decine di fondi internazionali sono sbarcati negli ultimi mesi alla ricerca dei saldi della crisi. Improvvisamente, gli investitori e gli speculatori ritengono che il mercato spagnolo è di nuovo attraente. Cosa sta succedendo?"
    Il 6 agosto del 2013, la HIG Capital (fondo di investimento statunitense) ha partecipato alla cosiddetta "Operazione Toro", la prima grande vendita di case della SAREB, una bad bank nella quale lo Stato ha inserito gli asset tossici della bolla immobiliare.
    Il fondo ha acquistato proprietà per 50 milioni, il 50% di un migliaio di abitazioni, il resto è rimasto alla SAREB: sono appartamenti a buon mercato alla periferia delle città in Andalusia, Valencia, Madrid, Murcia e Canarie.
    Anche la Generalitat della Catalogna ha ceduto alla francese AXA 13 edifici per un valore di 172 milioni di euro, con l'impegno di occuparli e pagarne l'affitto: il rendimento pattuito è intorno al 9,45%, il che implica che in poco più di un decennio Axa avrà recuperato il suo investimento solo con gli affitti pagati dal Governo di Artur Mas.

    Tuttavia i veri protagonisti dei "saldi spagnoli" sono, nemmeno a dirlo, i due titani finanziari americani Blackstone e Goldman Sachs; come riporta Zero Hedge l'obiettivo è entrare nel mercato immobiliare residenziale spagnolo per replicare il "successo" ottenuto negli Stati Uniti, con le offerte "all-cash" per decine di migliaia di abitazioni aventi l'intento di trasformare gli ex proprietari di case in fonti permanenti di reddito da locazione: a tal proposito Goldman Sachs ha acquistato un complesso di 289 unità nel mese di agosto 2013, come parte del suo acquisto di 3.000 appartamenti a basso reddito dal governo regionale di Madrid per 201 milioni di euro.
    Il 24 giugno dello scorso anno, la stessa Blackstone (associata con la spagnola Real Magic Estate) ha perfezionato l'acquisto di 1.860 case in affitto sociale dalla Empresa Municipal de la Vivienda y Suelo de Madrid (EMVS) per una cifra intorno ai 128,5 milioni di euro: una fonte vicina all'operazione ha affermato che "Blackstone osserva che in Spagna l'85% della popolazione ha una casa di proprietà contro il 15% di chi vive in affitto; la media europea è 70:30 e la Spagna a lungo termine, giocoforza, tenderà a questo. Si va dal 15% al ​​25%, che sono circa 2,7 milioni di case che 'passeranno' di proprietà diventando affittabili".
    E' chiaro che con una legge vessatoria sui mutui, bocciata dalla stessa Corte europea di giustizia, che ha provocato un aumento delle persone senza un tetto, le "aspettative razionali" di codesti "operatori" sono destinate a risultare, alla lunga, assai profittevoli.














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    1. Ciao Riccardo, ben tornato...:-)

      Esiste una legge di privatizzazione mediante cessione a futuri locatari (in sostanza) anche per il corposo patrimonio immobiliare statale italiano.
      L'operazione, ideata nelle manovre Tremonti 2011, doveva partire dalla (misteriosa) individuazione del gestore del fondo per la gestione del collocamento delle quote.
      Inoltre erano garantiti rendimenti di affitto (locazione) ope legis piuttosto elevati.

      Non si sa bene che fine abbia fatto il tutto, ma, come insegna la Spagna, i veri acquirenti si fanno avanti solo quando la svendita è a prezzi stra-stra-stracciati.

      Quindi dipende dal livello di ribasso dei prezzi e di correlata sovraofferta del settore immobiliare.
      Ancora in Italia non ci saremmo: ma il sistema di tassazione patrimoniale, unito alla politiche supply side anzichè rivolte alla domanda, stanno provvedendo

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  6. E il "Die Welt", parlò come nessun giornale italiano osava parlare.....

    http://vocidallestero.blogspot.it/2014/09/die-welt-litalia-voltera-le-spalle.html

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    1. Yes, l'avevo già linkato in risposta a Bargazzino :-)

      Ma senti qua:
      "Ciò che tiene (ancora) assieme l’Italia, sono alcuni fattori: tassi di interesse storicamente bassi, l’irrazionale assegno in bianco di Berlino per salvare e garantire fiscalmente l’Italia e tutti gli altri paesi dell’Euro (Trattato ESM), e l’audace tentativo della BCE di acquistare obbligazioni ad alto rischio dalle banche italiane (ABS, RMBS) attraverso un sistema di dubbia regolarità per comprare (direttamente o indirettamente) titoli tramite terzi beneficiari privati (Blackrock), ridistribuendo i rischi verso i contribuenti europei e tedeschi."

      A parte la (ipocrita) rivendicazione di irregolarità nel rispettare i trattati, tecnicamente però corretta, c'è il consueto ribaltamento della realtà su chi si sia finora sfacciatamente avvantaggiato dell'ESM e su quali siano i veri sistemi bancari ad alto rischio.

      Metterla in modo irresponsabile e vessatorio, cercando fino alla fine di umiliare l'avversario (commerciale), dopo averlo già disattivato dal punto di vista industriale (nell'articolo è pure detto), significa solo ripercorrere la strada post 8 settembre e mettere con le spalle al muro l'ambigua classe politica italiana. L'unica filo-tedesca de facto ed as usum delphini della stessa Europa.
      Pure i tedeschi, insomma, soffiano sul fuoco di una crisi continentale con la scarponeria di chi falsifica i fatti e fa del razzismo una bandiera culturale righteous...

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  7. ASSALTO ALLA DILIGENZA

    Non so quanto sia ancora da chiarire sul significato del braccio teso di Christine Madeleine Odette Lagarde, direttorA del FMI, mentre imparisce lezioni e assegna comandi di devastazione di ogni ordine sociale finora consolidato LAVORO, SALUTE, PENSIONE, ISTRUZIONE.

    Sarà forse perché, lombrosiana/mente, labbra sottili e sadiche bocche cucite non hanno mai evocato immagini amichevoli (IMHO ON .. verrebbero commentari poco “civili”.. IMHO OFF) ma questi carnefici ora hanno esagerato.

    Non è ESTORSIONE, è RAPINA A MANO ARMATA DI UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

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    1. Hai fatto bene a segnalarlo :-)
      Un domani, n'zia mai, il governo potrebbe decidere di imperniare rapidamente la legge di stabilità su questi fronti.
      Conservare il potere è importante, bisogna capirlo. A lui.

      O magari si procederà per decreto-legge condito da monito del Colle sulla inammissibilità di esitazioni parlamentari a varare presto queste riforme.
      Se un Katainen (o quel che l'è) o Christine in persona, poi, opinassero per l'abolizione del parlamento stesso, in blocco con quella del Quirinale (da privatizzare...ancor di più), probabilmente si farebbe una legge-delega.

      MIca costituzionale: sarebbe ghiotta occasione per sancire che la mera "parola sacra" (ius dal sanscrito ios) delle divinità €uro(dis)topica, anche solo in dichiarazioni ai media (classe sacerdotale onde medium col divino) si trovi incondizionatamente al di sopra della inefficiente Costituzione

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    2. CHE SBADATO ...

      Da tempo in "tutt'altre faccende affaccendato" e ho scordato di censire VALIGIE STIVATE SULLA DILIGENZA, ma ci sono sempre i Bollettini statistici della BdI, in abstract - per chi non ha tempo di leggere.

      "Nel 2012 il valore della ricchezza netta complessiva è diminuito rispetto all'anno precedente dello 0,6 per cento a prezzi correnti; la flessione del valore delle attività reali (-3,5 per cento), dovuta al calo dei prezzi delle abitazioni (-5,2 per
      cento), è stata solo in parte compensata da un aumento delle attività finanziarie (4,5 per cento) e da una riduzione delle passività (-0,4 per cento). In termini reali (utilizzando il deflatore dei consumi) la ricchezza netta si è ridotta del 2,9 per cento rispetto al 2011. Dalla fine del 2007 la flessione a prezzi costanti è stata complessivamente pari al 9 per cento.
      Secondo stime preliminari, nel primo semestre del 2013 la ricchezza netta della famiglie italiane sarebbe ulteriormente diminuita, dell’1 per cento in termini nominali rispetto allo scorso dicembre.
      Alla fine del 2012, la ricchezza abitativa detenuta dalle famiglie italiane superava i 4.800 miliardi di euro; tale valore registrava una flessione del 3,9 per cento rispetto all'anno precedente (-6 per cento in termini reali).
      Nonostante il calo degli ultimi anni, le famiglie italiane mostrano nel confronto internazionale un'elevata ricchezza netta, pari nel 2011 a 7,9 volte il reddito lordo disponibile; tale rapporto è comparabile con quelli di Francia, Regno Unito e Giappone e superiore a quelli di Stati Uniti, Germania e Canada. Il rapporto fra attività reali e il reddito disponibile lordo, pari a 5,5, è inferiore soltanto a quello delle famiglie francesi; relativamente basso risulta il livello di indebitamento (82 per cento del reddito disponibile), nonostante i significativi incrementi degli
      ultimi anni."

      Spolpati i "senza terra" irlandesi, greci, spagnoli, portoghesi, ora è tempo del salvadanaio italiano e .. francese.

      Io mi alleo con Asterix



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