martedì 27 ottobre 2015

GERMANIA, USA E FRONTE ORIENTALE: A QUALCUNO PIACE CALDO?


https://www.db.com/usa/img/db-60-wall-solar-panels2.jpg

Deutsche Bank AG (USA) (NYSE:DB) Fined $55 Million By SEC
http://www.secretsofthefed.com/wp-content/themes/goodnews47/framework/scripts/timthumb.php?src=http://www.secretsofthefed.com/wp-content/uploads/2012/12/Libor-Scandal.jpg&h=315&w=599&zc=1

Deutsche Bank gets off with $2.5 billion fine and no jail time for largest criminal fraud in history

1. La questione Deutschebank è sotto i riflettori in un articolo su "Il Foglio", dove viene accostata, in chiave di scontro geopolitico tra USA e Germania a quella concomitante con Volkswagen nonchè alla, tante volte e inutilmente, sottolineata questione del super-surplus estero dei tedeschi unita alla neo-Ostpolitik, tanto temuta dagli USA -nell'ambito della dottrina Brezinsky- e che parrebbe essere stata, più o meno, stoppata dalla vicenda dell'Ucraina: ma in modo non definitivo e non cristallino.

2. Ben prima dello "scoppio" della questione ucraina, si era ipotizzato questo quadro problematico (era il febbraio 2013), proprio legato all'ambiguità USA nello stigmatizzare, (solo a parole, almeno fin'ora..), l'eccesso di surplus tedesco e il relativo mercantilismo a tutto campo (verso l'est specialmente):
"Nel merito ribadisco quanto detto, sull'attendismo USA in vista della reazione di una Francia comunque sull'orlo del baratro (ADDE; abbiamo poi visto che il baratro sia stato scongiurato, negli ultimi anni, dalla burletta ("ad Italiam") o vaudeville del fiscal compact, versione gallicana...).
...
Un fatto: la Francia sarebbe già uscita dall'euro se non avesse una classe di governo che "crede" nelle teorie neoclassiche, in virtù di un'embricazione anche personale col mondo bancario. Quindi lo switch-out deve ricevere una spinta decisiva di carattere politico: e questa possono dargliela solo gli USA (se, finalmente, ammettessero che l'UEM NON COINCIDE CON
"US-E IN ITINERE"). 

Insomma, non sarà per la salvezza del lavoro e del welfare che accadrà (la fine dell'UEM, ndr.), ma per l'effetto di una recessione-stagnazione propagata a livello mondiale proprio nel tentativo di aggiustare l'euro secondo le di ESSI teorie "macroeconomiche" (in tal caso saremmo a posto, ma il periodo di sviluppo sarà "lungo" un paio d'anni...almeno; e c'è sempre di mezzo il TTIP, adde)".

E ciò in quanto:

"...pare che gli Usa abbiano una fissa di politica internazionale "pura" sulla stabilità - forse perchè sanno cose che noi non consideriamo sugli sviluppi prossimi in medio oriente (adde: ma Putin le ha capite benissimo): non cogliendo che proprio dalla stabilità che invocano (v.link al Sole24h) discende invece quella "continuità" delle politiche europee che cozzano frontalmente con i loro interessi. Almeno quelli enunciati, (adde: molto in teoria, s'è poi visto) nel discorso sullo Stato dell'Unione e già analizzati da Flavio nella "litera ad Obamam".
Per ora, potrebbe spiegarsi il tutto (cioè questa ambiguità, "detto non detto") come una priorità non assoluta al "changeover" delle politiche fiscali UE rispetto ad una potenzialità critica mediorientale che richiederebbe, nel breve periodo, un'Europa non distratta dall'euro-break
."

Per chi fosse interessato alle prospettive realistiche di tutto ciò, nel nostro immediato futuro (entro i pochi prossimi mesi):

"Per questo, in soldoni, monti(bersani) non possono a lungo continuare a prendere in giro gli USA assecondandoli nel loro errore e, al tempo stesso, essere gli alleati migliori della merkel (o dei piddini tedeschi,tanto non cambia nulla, anzi), in politiche che portano alla recessione strutturale UEM e alla concentrazione del potere di mercato in Germania, che diventerebbe un player globale incontrollabile (specie verso i Russi), una volta che si fosse assicurata la sua "zona economica esclusiva"...con l'avallo degli stessi USA!
Ma quando gli USA la smetteranno di credere ai "consulenti politico-economici" attuali e cominceranno a vedere le cose in base ai dati (per loro controproducenti) che la realtà sta accumulando
?"


3. Dell'articolo di Libero, sui temi così messi in campo, cito qualche passaggio che, peraltro, dimostra una certa genericità, non proprio lineare nell'inquadrare la situazione:
"Galeotto fu il dieselgate, ma la storia d’amore e d’interesse tra Stati Uniti e Germania era in crisi da tempo. Volkswagen, Deutsche Bank, Gazprom, le divergenze sul trattato transatlantico di libero scambio e quelle su Putin, l’Ucraina, la Nato, la Siria, lo spionaggio incrociato, i profughi e gli immigrati, la sterzata verso Erdogan. Il cahier de doléance è spesso e si riempie di pagine ogni giorno che passa. “Americani e tedeschi sono ancora i migliori amici?”, si chiede la Bbc: la domanda è retorica con risposta negativa. Michael Wertz del Center for American Progress, un pensatoio liberal, teme che gli Stati Uniti stiano perdendo la Germania. Del resto, secondo i sondaggi, solo un terzo dei tedeschi pensa che gli Usa meritino ancora fiducia...
...Negli ultimi cinque anni, mentre il Dax, l’indice di borsa tedesco, raddoppiava, la Deutsche Bank lasciava sul campo quasi metà del suo valore. E anche il confronto con l’indice bancario della Ue è impietoso, dato che è in progresso del 13 per cento, per non parlare dello Stoxx 600 (che stima i principali 600 titoli europei) salito del 57 per cento. Un vero colpo basso arriva dai pesantissimi oneri dei contenziosi legali in cui la banca è incappata, il più grave dei quali nei confronti dello stato di New York, che ha messo sotto accusa alti dirigenti per aver manipolato il Libor (il tasso di riferimento dei mutui). La multa è costata due miliardi e mezzo di dollari, ma l’insieme dei risarcimenti dal 2011 ammonta a 7,8 miliardi (in Italia la banca tedesca è indagata per i derivati del Monte dei Paschi di Siena).
E sui mercati corre voce che la Deutsche Bank possa diventare la nuova Lehman, deprimendo ancor più il valore del titolo. Se davvero deflagrasse, non crollerebbe solo Berlino.

C’è, poi, il braccio di ferro macroeconomico. L’amministrazione Obama batte ossessivamente sullo stesso tasto: la Germania che ha il bilancio pubblico in ordine (onore al merito) e una bilancia dei pagamenti con un attivo doppio rispetto a quello cinese, deve spendere ed espandere per sostenere l’economia europea e mondiale. Ogni riunione del G7 e del G20 da sette anni a questa parte, si conclude con un comunicato solenne che invita ad allentare i freni fiscali. La cancelleria tedesca ha sempre fatto orecchie da mercante...
...Presa in contropiede nell’area geopolitica più importante per la sua sicurezza e per la sua egemonia, l’onda d’urto dei rifugiati ha spinto Frau Merkel ad Ankara dove ha promesso a Recep Erdogan il sostegno per l’ingresso della Turchia nell’Unione europea, pur di avere un aiuto ad arginare la marea migratoria. Una posizione che incontra l’aperta ostilità della Gran Bretagna e della Francia e lascia perplessi anche gli Stati Uniti, originariamente favorevoli all’europeizzazione della Turchia, ma preoccupati dall’autoritarismo di Erdogan e dai suoi giri di valzer (compresi quelli moscoviti). “E’ il momento sbagliato per fare queste aperture”, ha scritto David Gardner sul Financial Times, soprattutto se “presi dal panico”..."

4. Questa ulteriore valutazione è peraltro interessante:
"Il no a interventi in medio oriente e in nord Africa è la testimonianza di quanto lontana sia Berlino dal Mediterraneo, ben più di Bonn che negli anni della Guerra fredda si rendeva conto che un cambiamento degli equilibri strategici nella sponda sud sarebbe stato determinante anche per la Germania ovest. Quel che accade oggi in Grecia o in Italia, in Spagna o in Portogallo vale soprattutto per gli effetti sull’area euro. Mai si è sentito un discorso sull’importanza strategica di Roma e di Atene come baluardi contro le mire espansionistiche dell’islamismo radicale, il nuovo Califfato o “l’imperialismo musulmano”. E questo aumenta i sospetti americani che i tedeschi stiano diventando, ancora una volta, un problema per la stabilità internazionale e rafforza la pressione affinché abbandonino velleità terzoforziste o illusioni da congresso di Vienna e ritornino nell’alveo atlantico."
...Con l’unificazione, il Westbund, il legame con l’occidente che aveva segnato la politica della Germania ovest dopo la Seconda guerra mondiale, si è allentato. Al ministero degli Esteri c’è un esponente della Spd, Frank-Walter Steinmeier, a lungo considerato filo russo, inclinazione che appare anche dalle intercettazioni della National Security Agency. Del resto, perché mai gli americani avrebbero dispiegato una tale rete di spionaggio nei confronti della classe politica tedesca se l’avessero considerata leale fino in fondo? Proprio la linea di Steinmeier aveva suscitato forti perplessità quando nell’aprile 2014 aveva pubblicato su Foreign Affairs un articolo intitolato “La nuova Ostpolitik della Germania”.
...Questa politica estera ha un braccio mercantile che arriva fino al Pacifico. In questi anni la Germania è diventata un paese trainato sempre più dalle vendite di prodotti sui mercati internazionali. Il peso delle esportazioni rispetto al prodotto interno lordo è passato dal 33 al 48 per cento del pil e la riposta tedesca alla crisi del 2008 non ha che rafforzato la tendenza. Il rapporto con l’estremo oriente si basa sulla potenza della macchina bancario-industriale: Volkswagen, Daimler, Siemens, Deutsche Bank sono i quattro cavalieri che guidano un vasto esercito di imprese medio-grandi, il cosiddetto Mittelstand. I frequenti viaggi a Pechino di Angela Merkel, accompagnata dai big dell’industria e della finanza, hanno consolidato il rapporto che si nutre anche di una ricaduta politica e strategica perché a partire dal 2008 la Cina coltiva sempre più il progetto di un rafforzamento dell’Unione europea come potenza concorrenziale agli Stati Uniti, nuova variante dell’Europa dall’Atlantico agli Urali che piaceva a Charles de Gaulle."
Ci fermiamo qui nelle lunghe citazioni dall'articolo in questione.

4. Per rammentare delle riflessioni già svolte su questo stesso tema, sintetizzo richiamando l'introduzione a un poderoso post di Flavio intitolato:

LO SCENARIO BANCARIO (FRATTALICO) INTERNAZIONALE, LA FED E L' "AMICIZIA" DELLA GERMANIA: LA MORAL "HAZARDED" GEOPOLITICA

Il post è del 21 giugno 2013 e vale veramente la pena di rileggerselo, per la copiosa serie di dati che vengono offerti, ben prima della "congiuntura" attuale, sulla situazione Bundesbank/relazioni USA-Germania federale.

Questa dunque l'introduzione al post stesso, il cui quadro va assommato con quello delineato, - sull'inesauribile fronte €uro-(demo)cratico (in continuo deterioramento, non circoscritto a tali paesi soltanto) delle emergenze di Polonia e Portogallo, nel post appena precedente:
"...Probabilmente non è che la cronaca delle avvisaglie della crisi USA-Germania che si svilupperà nei prossimi mesi.
Lo "spirito" di questa congiuntura internazionale, senz'altro "eccezionale", che stiamo vivendo può essere già racchiuso, come chiave di lettura del post, in queste parole di Bibow (più sotto linkato):
From a global perspective, not only is Euroland shamelessly freeloading on external growth to offset suffocation of domestic demand through mindless area-wide austerity (see Figure 19), but adding insult to injury, Euroland is also hijacking the IMF as global sponsor in backstopping the EFSF/ESM (European Stability Mechanism) “firewall” for its purely homemade internal crisis. 

German mercantilism had given rise to regional imbalances and global tensions in the pre-EMU past.
The euro has multiplied Germany’s weight—and the gravity of German policy views—in the global economy. Effectively, Germany, the world champion of moral hazard talk, is holding the world community hostage to a “too big to fail” global risk “made in Germany” today: arising as the potentially lethal mix of a dysfunctional monetary union paired with the economic consequences of Germany’s denial of her euro trilemma. It is one thing that, by freeloading on external growth, Euroland is reneging on its commitments to the G-20 process of global rebalancing. It is quite another for Euroland to create the world’s foremost threat to stability by self-inflicted folly and to not even be ashamed of “marshalling support from countries that are either more fiscally challenged or a lot poorer than the eurozone itself” to bail it out (Bibow 2012b).”.

Persino La Repubblica inizia ad accorgersene (registrando il tutto con una algida equidistanza, senza capire i risvolti potenzialmente favorevoli alla nostra dignità di democrazia, una volta, almeno formalmente indipendente di gestire i propri interessi sociali ed economici; anche se c'è chi ancora crede che la Nato sia un problema di sovranità limitata, sempre di analoga "fonte" internazionalista, più urgente del fiscal compact o dell'ESM, ancora ignorando il significato del pareggio di bilancio imposto "esogenamente" nella nostra Costituzione). E così commentava la visita di Obama a Berlino:
"Il clima resta amichevole, ma la freddezza lo rende sempre più irriconoscibile, ogni anno che passa. Quando ieri il capo della Casa Bianca ha affermato che «per l'eurozona non c'è una soluzione unica», ha trovato in Merkel orecchie fredde, quasi ostili: quel giardino di casa è tedesco, non americano. Il pretesto per la loro svolta a 180 gradi, i leader tedeschi lo usano sfacciati: l'America comunque guarda più verso l'Asia, affermano.
È con la Cina che Volkswagen, Siemens, i responsabili di Istruzione e ricerca scientifica firmano le intese più importanti a raffica. La conclusione del settimanale di Amburgo (Sueddeutsche Zeitung, ndr.) non lascia dubbi: «I tempi in cui Usa e Germania si sentivano legati da una comunità di destino e sorpassavano piccoli disaccordi appartengono ormai al passato»."
Qualche mese fa, nell'ambito di questa analisi, avevamo ricordato:
"...la Germania ha radicalmente riconsiderato il proprio posizionamento strategico, avvicinandosi ai nuovi centri di gravità del pianeta – i BRICS – che stanno trasferendo l’asse della crescita mondiale dall’Atlantico all’Oceano Indiano e al Pacifico, aprendo prospettive nuove e profondamente rivoluzionarie per l’intero continente europeo. Qualora la Germania si cimentasse seriamente nel tentativo di trainare l’Europa sul solco tracciato da Berlino, potrebbe ipoteticamente prendere forma uno dei pericoli contro cui Zbigniew Brzezinski ha ostinatamente messo in guardia gli Stati Uniti. «Per dirla in una terminologia che richiama l’età più brutale degli antichi imperi – scrive Brzezinski – , i tre grandi imperativi della geostrategia imperiale statunitense sono impedire la collusione e mantenere la dipendenza della sicurezza tra i vassalli, tenere i tributari deboli e protetti, e impedire ai barbari di unirsi». Una “unione dei barbari” che potrebbe comportare significative “discontinuità” negli scenari futuri."
Ora, in questo quadro molto attuale, che si proietta anche sullo scenario cooperativo con i partners europei che gli USA vorrebbero mantenere rispetto alla crisi in Medio-oriente, (dove rischia fortemente di acuirsi una riedizione della contrapposizione con la Russia), le mosse geopolitiche della Germania si sommano ad un atteggiamento conflittuale del suo sistema bancario con le autorità finanziarie USA.
La cosa è aggravata dal fatto che, dell'istituto principale protagonista di questa frizione ormai esasperata, cioè la "solita" Deutschebank, lo Stato federale è ormai un azionista non di secondo piano (nell'ambito di una sostanziale compartecipazione su Deutsche-Postbank, operazione che ha dato vita all'acquisizione statale della partecipazione). Così come, anche a seguito del noto salvataggio di Hypo Real Estate, lo Stato tedesco è il crescente azionista di sistema dell'intero sistema bancario (v. Commerzbank, KFW, equivalente alla nostra Cassa Depositi e Prestiti, e centinaia di altri istituti bancari di livello locale).
La conflittualità, ormai chiaramente intrecciata, tra USA-Germania-membri UEM (specie PIGS) non è estranea a questo ruolo dello Stato federale, interessato alla copertura delle relative "colossali" magagne di bilancio, e conferma come il terreno finanziario sia quello dove oggi si esplicano i conflitti tra "aree economiche", pur sempre nazionali, anche se dissimulate, nel caso dell'UEM, sotto le vesti dell'ipocrita sogno internazionalista europeo.
Le "torsioni" geopolitiche tedesche sono quindi l'altra faccia della medaglia dello scontro bancario mondiale: la Germania "esporta" l'instabilità finanziaria mediante una condotta bancaria spregiudicata e spesso poco accorta, ma finchè si rimane in UEM, la fa pagare ai partners commerciali, su cui esercita ormai una ferrea "presa" (col "tallone"), ma poi negli USA il discorso cambia e si assomma alla strategia del Drang Nach Ost commercial-finanziaria."

27 commenti:

  1. Poveri USA :gli serve uem per instaurare ttip, ma se tengono uem gli tocca ostpolitik.
    Conoscendoli mi aspetto il peggio (quando la polvere si posera' ci serve una classe dirigente degna di tal nome).

    RispondiElimina
  2. Uno scenario che impressiona per la sua complessità. Azzardo alcune considerazioni.

    Sotto la "crosta" della NATO e della retorica europeista, sembrano quindi sussistere importanti divisioni all'interno della compagine occidentale. Quella tra USA e Germania da un lato e quella tra interessi tedeschi e francesi (e inglesi) dall'altro. Un panorama diviso, che dimostra come i "nazionalismi" continuino ad esistere.
    A quanto pare, sotto questo aspetto, l'Italia non sembra tradire il suo ruolo: non siamo stati già alleati degli uni e poi cobelligeranti degli altri un tempo? Sempre sulla pelle del popolo italiano, peraltro.

    E' mia opinione che la politica estera americana nel mediterraneo (ed anche in generale) sia stata disastrosa. E' stato dato supporto alle primavere arabe con troppa leggerezza. Ogni paese destabilizzato (Sira, Libia, etc...), è diventato sostanzialmente un nuovo Afghanistan e richiederebbe la presenza di corposi contingenti internazionali per almeno 5 anni se non di più (ma nessuno ce li vuole mandare). Per quanto riguarda la Libia, in particolare, si può dire che la Francia abbia approfittato sia di "regolare" i conti con un vecchio nemico (negli anni '80, in Ciad, Libici e Francesi combattevano di fatto uno contro l'altro), sia per "liberarsi" della concorrenza degli interessi italiani. Ma il fatto che abbia potuto agire senza un ruolo attivo americano dimostra, ancora una volta, la scarsa lungimiranza politica dell'amministrazione USA, che non ha valutato tutte le possibili implicazioni della cosa. Lo stesso discorso vale per la Siria: possibile che le esperienze afgana ed irachena non abbiano insegnato niente? Da quei Paesi, dopo anni di occupazione, l'occidente sta ritirando le proprie truppe senza avere stabilizzato nulla: i talebani sono una forza ancora viva ed importante, l'Iraq è un paese solo sulla carta ed i Siria trionfa l'ISIS.

    E ancora. Che senso ha destabilizzare il mediterraneo e dar luogo ad una pressione migratoria in grado di produrre effetti negativi sulla già fragile coesione politica dell'Europa e sui paesi europei mediterranei per poi alzare il tiro contro la Russia? Che Putin non fosse Yeltsin si sapeva, come si sapeva che un'Ucraina occidentalizzata era la pietra tombale sulla Flotta del mar nero. La reazione russa c'è stata ed è stata anche ben organizzata. Putin ha arginato l'offensiva solidificando le posizioni dei separatisti russi nell'est e garantendosi il possesso della Crimea, poi è passato all'attacco in Siria.
    (segue)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La negazione dell'interesse nazionale, in termini di politiche estere (e anche economiche), è un fatto solo italiano. Acutizzato dalla sudditanza propagandistica all'ideona €uropea.
      E' fin troppo facile concorrere alla pace sottomettendosi...

      Quanto a destabilizzare il mediterraneo, in particolare il nord Africa e il medio-Oriente, Winston mi trova concorde nella sua risposta: gli USA favoriscono obiettivamente i propri alleati (Israele e, sia pure in chiave "energetica" di stratergia anti-Mosca, le monarchie assolute arabe).

      Ergo, tutto sommato, come sottolinea Bazaar, la politica USA non è miope, ma ben coerente con la dottrina Brezinsky (di lungo periodo).

      Elimina
    2. Si, è assai probabile che la destabilizzazione sia fatta "coscientemente".
      La convergenza USA-Israele-Monarchie sunnite è uno scenario sorretto prevalentemente -a mio avviso- da interessi contingenti. Sono conviventi che non si amano. Le monarchie sunnite non amano né gli USA né Israele. Israele, ora come ora, è molto preoccupato dell'ascesa iraniana (futura potenza nucleare e che sta sviluppando una propria industria bellica), trascurando l'antisemitismo sunnita. Gli USA sotto questo aspetto danno un colpo al cerchio ma anche uno alla botte: l'accordo sul nucleare iraniano è stata cosa sgraditissima sia a Israele che alle monarchie sunnite.

      Personalmente ritengo che la destabilizzazione, ancorché fatta coscientemente, sia un'arma pericolosa anche per la mano che la impugna e sotto questo aspetto ribadisco il mio pensiero: non so quanto gli USA "pesino" correttamente tutti i possibili effetti collaterali. Gheddafi, Saddam e Assad non erano certamente amici, ma erano, allo stesso tempo, regimi laici con i quali era possibile una qualche forma di accordo e di dialogo politico: sono sicuri, gli USA, di "gestire" il califfato nel lungo periodo? E le monarchie sunnite, sono davvero "buoni" alleati?

      La cosa certa, è il nanismo assoluto della classe dirigente italiana (ed europea), in questo conrtesto.

      Elimina
    3. Negli USA possono ben ragionare così: Israele ha l'ombrello tecnologico-militare di ultima istanza USA.
      Nel frattempo, la spiralizzazione mediorientale è essenzialmente...ai confini russi, portatirce di un ben visto contagio: che però non sconta la forza di reazione della stessa Russia: qui sta la miopia che evidenzi giustamente.
      Ma è pur sempre una partita di "medicine infette" scaricabile sui campi di battaglia extraterritorio nazionale e auspicabilmente sugli €uropei.

      Ed è questo quello che conta, per chi viene dal Regno di "moooltolontano"...
      Il problema vero potrebbe divenire il fronte "sociale interno" agli States; v. ultima risposta data in fondo a Flavio...

      Elimina
  3. (riprende dal post precedente)
    Se ci si pensa, quella in Siria è la prima, vera, proiezione Russa all'estero dopo l'Afghanistan dei tempi sovietici. Ed ora come ora sembra un successo. L'occidente e la sua propaganda mediatica rischiano di ritrovarsi nello sgradevole ruolo di sostenitori della sovranità dell'ISIS. Militarmente, la proiezione in Siria dimostra che le forze armate russe non sono quel moloch decadente, rugginoso e superato che si credeva. Da un punto di vista geostrategico, poi, la Russia "supera" il blocco rappresentato dalla Turchia e si propone come parte attiva nel mediterraneo (cosa che non era mai stata in epoca sovietica!).

    Concludendo. Non era più saggio, prima di provocare la reazione russa, ricostruire l'omogeneità politica dell'occidente per altra via, magari basata su una opportuna pacificazione sociale? Anche a voler pensare che il tutto faccia parte di un disegno per ricondurre forzatamente la Germania nei ranghi, rimarrebbe comunque -secondo me- cattiva politica da parte americana, perché non valuta adeguatamente gli effetti collaterali.
    Che anche questo possa essere il frutto dell'inquinamento ideologico ordoliberista, che non riesce strutturalmente a vedere oltre gli interessi economici contingenti di alcuni grandi attori finanziari? L'obiettivo, da questo punto di vista, è americanizzare la società europea in vista del TTIP e stop. Il mondo come vasta comunità finanziaria: tutto il resto non conta. Ma si tratta di una visione molto corta, che potrebbe presentare, in futuro, un conto molto salato a tutto l'occidente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Francamente, tutta questa miopia statunitense non la vedo: sarà che ogni volta che si legge qualche stralcio di qualche autore rilevante in relazioni internazionali (notare le perle nietzchiane...), si evidenzia la semplice constatazione che gli USA hanno ottenuto molto di più di quello che si potevano aspettare.

      Per gli Straussiani:

      «The idea is simple: substitute to the States inherited by the collapse of the Ottoman empire, smaller entities of mono-ethnic character, and neutralize those mini-states by setting up them permanently against each other.»

      Non è proprio andata così? Mancava solo la Siria all'appello....

      Zbigniew Brzezinski «recommends how Russia should be militarily weakened and intimidated. He is convinced that the best way to achieve it is by destabilizing its border regions. [Brzezinski] also developed a “plan for Europe” that included NATO’s expansion to the Baltic republics [...]. Brzezinski promote the most important oil infrastructure project of the world: the Baku-Tbilissi-Ceyhan pipeline which was his best opportunity to prevent the resurgence of Russia
      The European region located in the Western border of Eurasia and next to Africa is much more exposed to the risks of the increasing global disorder than a more politically united, military powerful and geographically isolated America [...].The Europeans will be more exposed to risk if an imperialist chauvinism encourages Russia’s foreign policy.
      Brzezinski assisted a system of funds and NGOs (non governmental organizations) in support [ :-D, ndr] of the former Soviet top-classes, intellectuals and elites.
      [L'amministrazione USA promuove la] strategy of Russia’s subordination but, from now on, it will be much more difficult to convince the world public opinion of Russia’s evil and totalitarianism. Therefore, it is necessary to provoke its reaction as was done with the Afghan case in 1979, because Russia will have no problems with its energy supply in the next decades, a real concern the U.S. has.»
      .

      E la Germania?

      Come l'hanno nazificata la denazificheranno: sempre che Benito Vladimiro faccia della Siria, non un nuovo Afghanistan, ma una nuova Stalingrado...

      p.s.

      Per capire cosa è l'UE e cos'è l'élite atlantica, invito ad ascoltare con attenzione le interviste ad Enrico Mattei...

      Elimina
    2. A proposito di ISIS o "Daesh"...

      Elimina
    3. Che l'ideologia ordoliberista pesi negativamente sulla capacità decisionale di uno stato è palese da tempo, credo che sia palese che favorendo uno o piú attori economici a sfavore dell'insieme tale insieme lo stato americano ne risulri indebolito, ció è facilmente riscontrabile nel sistema di appalti militari usa dove la corruzione regna sovrana rendendo l'apparato militare estremamente costoso in confronto a quello russo.
      D'altronde la stessa germania attuo politiche keynesiane (prima che kaynes le publicasse) per riarmarsi dimostrando l'efficacia di tale sistema.

      Elimina
    4. Chiedo venia, ma una risposta ai tuoi legittimi dubbi sulla strategia americana di medio termine esige un commento-collage per evidenziare quello che, da parte mia, è il suo "vero" disegno.

      Questa è, in sintesi, la strategia americana nel mondo per bocca di George Friedman (in perfetta linea con il sunto della "dottrina Brzezinski" riportato nel post di Quarantotto):
      https://www.youtube.com/watch?v=aYgmhO9QJFc.

      Il problema principale degli americani in questo momento storico è la Cina (per ragioni principalmente economiche: http://www.zerohedge.com/news/2015-03-09/de-dollarization-encircles-globe-china-completes-swift-alternative-may-launch-soon-s), verso le cui coste hanno difatti orientato progressivamente settori sempre maggiori della loro flotta sotto l'amministrazione Obama ("With plans to send approximately 60% of its ships and aircraft to the Indo-Asia-Pacific region by 2020, the Navy says it needs to add roughly 30 ships -- including an additional aircraft carrier and several amphibious vessels -- in order to maintain a consistent presence in other regions around the world" - l'articolo completo è questo: http://edition.cnn.com/2015/09/08/politics/us-navy-size-military-election-2016/).
      A ciò si aggiunge il sostegno alla "rilettura" della Costituzione in senso interventista promossa da Abe in Giappone (http://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2015/07/23/giappone-costituzione-pace).
      L'anello di congiunzione fra i due eventi (che è questo: http://www.zerohedge.com/news/2015-10-27/furious-china-slams-obama-decision-threaten-peace-warship-challenge) si spiega così: "Based off the revised U.S.-Japan defense cooperation guidelines, the new legislation now allows JSDF personnel to protect U.S. forces, including American naval ships and also permits logistical support of other nations engaged in fighting.
      According to the Asahi Shimbun, special attention will be given to a new joint U.S.-Japanese action plan for the defense of the Senkaku/Diaoyu Islands in the East China Sea claimed by China." (l'articolo completo è questo: http://thediplomat.com/2015/09/japans-military-gets-new-rules-of-engagement/).

      Elimina
    5. Per quanto concerne il Medio Oriente, invece, la politica estera statunitense è legata innegabilmente agli interessi degli alleati nell'area, principalmente di Israele. In quest'ottica, l'estremismo islamico dell'ISIS è perfettamente funzionale al blocco di interessi formato da USA, Israele, Arabia Saudita, Quatar (ai quali si è recentemente aggiunta la Turchia musulmana): da un lato, offre il pretesto per delle operazioni di "regime change" nei Paesi a guida sciita o comunque anti-sionista, "anti-occidentale" - se limitiamo la definizione degli interessi dell'Occidente a quelli di certe fazioni in campo - (http://www.maurizioblondet.it/la-mano-nascosta-che-sta-coi-ribelli-in-siria-ormai-si-vede/); dall'altro, permette di proseguire l'operazione di accerchiamento della Federazione Russa, la loro auto-percepita "minaccia esistenziale" di lungo periodo (http://www.foxnews.com/politics/2015/07/25/special-ops-chief-russia-aims-to-divide-nato-poses-existential-threat-to-us/).

      Putin e i suoi consiglieri più stretti hanno apparentemente compreso tutto ciò con estrema chiarezza (vedasi qui: https://www.youtube.com/watch?v=dCIrXvzhP4w, e qui: https://www.youtube.com/watch?v=BF-6TsqPoQs) ed è per questo motivo che hanno potuto muoversi bene nella regione, promuovendo la saldatura sul terreno dell'alleanza fra Iran, Iraq sciita e Siria sotto l'egida russa. Il perfetto tempismo con cui i russi hanno agito ha messo in difficoltà i quadri di comando israelo-americani perché ha generato una apparente spaccatura fra il blocco "sionista", che è propenso a un riposizionamento tattico (http://www.maurizioblondet.it/anche-rabbi-zakheim-e-entusiasta-di-vladimir-chi-si-rivede/) e quello sunnita-wahhabita, che è pronto alla guerra "diretta" fin da subito (http://www.zerohedge.com/news/2015-10-22/proxy-war-no-more-qatar-threatens-military-intervention-syria-alongside-saudi-turkis).

      Elimina
    6. Infine, per quanto concerne la Germania, fino a che non deciderà di utilizzare l'enorme surplus accumulato per effettuare un riarmo in grande stile (alcuni segnali timidi in tal senso ci sono già stati: http://www.linkiesta.it/it/article/2015/03/09/la-germania-pensa-al-riarmo-e-rivede-il-suo-pacifismo/24979/), la politica estera tedesca dovrà alla lunga sempre piegarsi alla volontà statunitense (l'analisi della questione è fornita dal post di Quarantotto con tutti gli opportuni rimandi agli assi nella manica di cui dispongono gli USA per coartare "l'alleato").
      Ciò, come è facile intuire, pone noi italiani in una questione scomodissima, perché, se vogliamo realmente essere liberi da vincoli esterni di sorta, dobbiamo sia rinnegare l'euro (e allora ci dobbiamo appoggiare agli americani, ma beccandoci il TTIP-TiSA-CETA) sia rinnegare il TTIP-TiSA-CETA e la partecipazione alle politiche aggressive della NATO (e allora dobbiamo cercare di formare un asse italo-franco-tedesco, che realisticamente è l'unico fronte che potrebbe opporsi alla volontà di potenza a stelle e strisce). Sostanzialmente, dovremmo tenere i piedi in due staffe, ricercando tutta l'autonomia (economica da una parte, militare dall'altra) che le due parti in causa sarebbero disposti ad offrirci in cambio dell'appoggio al perseguimento dei rispettivi obiettivi, per sfilarci da entrambe al momento opportuno. Va da sé che, con il livello di classe dirigente attuale del nostro Paese, una politica estera del genere è non solo irrealistica, ma del tutto impossibile. E se anche fosse possibile, le probabilità di successo sarebbero comunque basse dato il grado di "impantanamento" e di distruzione progressiva della capacità produttiva in cui già ci troviamo ad operare.

      Spero di essere stato sufficientemente chiaro nonostante la frammentazione necessaria dell'esposizione. E anche sufficientemente condivisibile, perché immagino che su questi temi ognuno ha una visione divergente rispetto a quella altrui, ma in fondo il confrontare le diverse versioni è l'unico modo per ricostruire gli eventi il più accuratamente possibile.

      Elimina
    7. Analisi condivisibile in linea teorica.
      Nel realismo dei fatti della politica internazionale, un'abilità quasi diabolica come quella necessaria per barcamentarsi utilmente, a un paese che ERA industrialmente e commercialmente forte (abbastanza) e militarmente nano, non trova riscontro nell'intera storia italiana.

      E, a ben vedere, neppure nella storia recente dell'intero quadro della politica internazionale. Non mi viene in mente nessuno, in tali condizioni, così abile (a meno di considerare Giappone e Germania, ma certamente questi sono ancora industrialmente e commercialmente forti: noi, ben poco).

      Partiamo pragmaticamente dall'idea che il legame geo-politico e strategico con gli USA non è, allo stato, rescindibile: sarebbe al più modificabile via via che l'indebolimento economico USA (determinato dal globalismo finanziario da essi stessi lasciato alla guida del Paese, senza aver, gli stessi USA, le risorse culturali per uscirne senza traumi politici interni), si delineasse in tempi difficilmente stimabili.

      La traiettoria della finanza, su cui l'establishment USA ha perso il controllo, è verso accelerazioni improvvise della propria natura distruttiva; il problema è che per bilanciarla, la volta scorsa (crisi del '29), occorse una guerra mondiale e il conseguente riarmo guerreggiato (non puramente funzionale al dollare in sè, che non appare neppure più sufficiente allo scopo).

      Eventi in apparenza oggi imprevedibili, - e non intendo una guerra su larga scala che, invece, prevedibile lo sta divenendo- possono accadere e inaugurare nuovi equilibri: l'abilità sarebbe nella capacità di sfruttarli.
      Da questo punto di vista, adeguarci pedissequamente al paradigma ordoliberista e liberoscambista, non è ovviamente utile: di certo, non abbiamo traccia di alcuna classe dirigente capace di comprenderlo e di essere, non dico lungimirante, ma neppure "accorta"...

      Elimina
    8. Quello che temo è un crollo usa che trascinerebbe nel caos tutti gli stati vassali per non parlare delle possibili ritorsioni da bestia ferita che potrebbe attuare l'america.
      Un lento declino sarebbe a noi piú favorevole per ricreare le basi sociali e culturali degne di una democrazia

      Elimina
    9. Un crollo "in" USA è un crollo di Wall Street: a determinarlo sono le stesse forze che essa stessa ha scatenato e che non possono essere controllate, perchè nessun decidente lo vuole fare (sono lautamente pagati per non volerlo).
      Da questa potenziale nuova crisi possono semmai rinascere in USA, e cioè, come già per il New Deal, "a partire dagli USA",le basi culturali e sociali per una restaurazione della democrazia...
      Questo è quanto potrebbe accadere nella migliore delle ipotesi: un lento declino ci trascinerebbe a fondo fra i primi, come accadeva alle province di confine dell'Impero d'Occidente (la Pannonia, o la Britannia, o, ovviamente, la Germania oltre Reno...)

      Elimina
  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  5. Vorrei aggiungere che se la tempesta in arrivo ci darà la possibilità di liberarci dal giogo che ci opprime dobbiamo essere pronti a coglierla costruendo una classe dirigente sostituriva a quella attuale spesso incapace quando non collaborazionista e nel casono non si presenti essere noi pronti a crearla, nessuno risolverà i nostri problemi gratuitamente rischiamo di cambiare solo padrone e rimanere comunque schiavi.

    RispondiElimina
  6. Il Surplus commerciale tedesco viene direttamente re"investito" al estero in forma di crediti, speculazioni finanziarie è investimenti. Gli "investimenti" tedesci verso l'estero sono più alti del loro Surplus.
    Lo stabilimento più grande della BMW si trova negli USA non in Germania. Ma anche in Cina, Russia, UK i tedesci sono molto attivi. Sono molto attivi anche in Sudamerica è paesi del Golfo arabo. Tutti paesi con una crescita molto alta. È da quando l'Iran ha potuto aprire il suo mercato i tedesci hanno subito reagito attivando il loro intero apparato politico, banchario è industriale. Già diverse delegazione tedesce hanno visitato l'Iran in cerca di appalti.

    Dal altra parte l'Italia è il più grande investitore in Germania insieme alla Francia. L'Italia è molto meno presente negli USA, Russia è Cina. Qui solo negli ultimi anni si è mosso qualcosa.
    La Germania è il più grande concorrente manufatturiero del Italia, la domanda interna tedesca è piatta dal 1990 è ho detto tutto. Non c'è visione ne strategia. Sintomatico l'attecciamento estremamente disprezante di G. Agnelli nei confronti della Cina 30 anni fà, (tanto sti communisti non combineranno mai niento) mentre VW incominciò a costruire i suoi primi stabilimenti in Cina.


    L'arma più potente dei tedesci secondo mè sono i loro Think Thank di communicazione come l'Auswertige Amt (statale) Bertelsman Stiftung è Springer Presse che non sono altro che un gigantesco centro di Marketing pieno di lobbisti, questi Think Thank sono attivi in tutto il mondo dove inneggiano il modello "vincente" tedesco è i prodotti "superiori" tedesci.

    È cosa succede in Italia, le testate giornalistice è anche i politici non fanno altro che spalare merda sul italia, spesa pubblica brutta, stato brutto, corruzione corruzione corruzione. L'italia non ha nessun Think Thank di communicazione o una lobby rilevante al estero che faccia gli interessi del Italia. Si preferisce ad invitare i due pirla Piller/Gumpel.


    RispondiElimina
    Risposte
    1. Be', certamente non abbiamo lobby che facciano "gli interessi dell'Italia", né qui né all'estero.
      Abbiamo invece da noi lobby molto ben finanziate, formalizzate o meno, che curano una comunicazione filo-tedesca o meglio ordoliberista con la Germania come testimonial. Piller/Gumpel sono invitati per precisi ordini di scuderia.

      Elimina
    2. La metà di quanto afferma in continuazione la premiata ditta piller-gumpel, in una paese di normale osservanza della legalità costituzionale e del diritto internazionale, sarebbe bastato e avanzato per fare delle proteste ufficiali presso l'ambasciatore tedesco.

      Invece, la stampa nostrana mainstream li vezzeggia e adotta tutte gli slogan velenosi che riversano su cittadini anestetizzati dall'esterofilia colonizzatrice, senza mai verificare un dato che sia uno.
      Al punto che cittadini italiani (dipendenti di ditte tedesche!), sono gli unici al mondo a difendere la volkswagen: e i nostri media gli danno voce acriticamente.

      Elimina
  7. Leggo ora di un probabile invio di truppe di terra usa in siria e iraq, ció aprirebbe un nuovo scenario che dipenderà dalle scelte russe, se anche putin schiererà le sue truppe un conflitto su larga scala potrebbe essere inevitabile, pare che la linea wahabita e la fame dell'industria bellica americana stiano prendendo il sopravento nello schieramento sionista.

    RispondiElimina
  8. Negli USA i pignoramenti sono aumentati del 66% in un anno… E si dice che ora siano messi peggio che nel 2006… e per di più con reddito famiglia media americana collassato, cioè senza benzina nel motore della ripresa.. Anzi, con debiti auto/studenti/shale oil alle stelle, sottoccupazione e disoccupazione... A cosa è servito il QE? A far si che le grandi aziende di contro prendono denaro in prestito per pagare i dividendi agli azionisti, oppure finanziare fusioni/ acquisizioni o il famoso buyback mentre la maggior banche americane sono, assieme a Deutsche Bank, esposte sui derivati per posizioni abnormi… Vedendola così direi che sono (siamo) proprio messi bene… Prima del crack, Lehman Brothers aveva iniziato a parlare di scissione di una bad bank del settore con crediti inesigibili, allo stesso tempo iniziòvasta campagna di licenziamenti… DB ha già iniziato a parlare di Bad Bank… e sta per mandarne a casa 23mila di dipendenti… chissà se siamo già in terreno di 1+1…

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Appunto: questa cornice andrebbe sviluppata in un bel post (dato che DB, e Taunus, sono solo punta dell'iceberg insolvenze: c'è Santander e anche Credit Suisse e chi più ne ha più ne metta...)

      Badabuva Gringo! Poi la situazione sociale negli USA fa filotto
      http://orizzonte48.blogspot.it/2015/05/flags-of-our-father-6-media-pubbliche.html

      Elimina
    2. Mi correggo… non sono 23mila ma 26mila i posti tagliati (nel mondo) e no dividendi fra 2015 e 2016, con trimestre in perdita di 6mld…

      Elimina
  9. Presidente mi perdoni per l'estemporaneitá e per la visione forse limitata .a posso basarmi solo sui dati a cui ho accesso.
    Dato ormai il certo collasso dell'euro zona cercare un graduale allontanamento dall'influenza atlantica sfruttando il caos che ne deriverebbe e il conseguente cambio di classe dirigente, magari ponendoci in funzione anti tedesca per guadagnare lo spazio di manovra necessario per ricostruire il nostro tessuto industriale e la nostra capacità militare, altrimenti temo che continuando ad assecondare il progetto delirante americano finiremo per perdere ogni capacità di reazione.
    Sperare che le elites americane imparino dalla catastrofe dell prossima crisi finanziaria mi sembra utopico ,la seconda guerra mondiale li ha frenati solo per poco .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Assecondare? Non ho mai detto che sia una linea da seguire: ma che "STANNO assecondando" e non è realistico pensare che smettano. Anche perchè, tranne pochi, non capiscono nemmeno di cosa si tratti (cioè cosa significhi liberoscambismo, finanziarizzazione mediante vincolo esterno monetario e mercato del lavoro-merce).

      Non si può obiettare a ciò che qui non è sostenuto ma "registrato e riferito": IN ALTRI TERMINI non si polemizza coi fatti. Ci si impegna a conoscerli...

      Il resto è wishful thinking, in balia degli eventi. Ci piaccia o meno (non c'è nessuna cavalleria che ci viene a salvare, come dice Bagnai, e non c'è nemmeno la traccia della classe dirigente che tentò il grande Umanesimo della Costituente. Punto)

      Elimina