venerdì 22 gennaio 2016

DRAGHI E IL "WHATEVER IT TAKES" LIBEROSCAMBISTA: THE STRONGEST RULES WHATEVER HE SAYS.

L`Odeon e` stato costriuto in Atene sul fondamento di Acropoli  nel  161 A.D. da  Herodes Atticus,,il filosofo, politico e studioso greco 
La democrazia è finita. E adesso?

"La sua speranza  è che gli Stati Uniti - coi quali si è schierato in Medioriente scavalcando Merkel e Hollande (sic!) - vincano la loro battaglia con Berlino: gli USA vogliono che l'Europa abbandoni l'austerità perché così sta portando il mondo in deflazione. Dopo i richiami a Berlino, sono passati alle maniere forti: lo scandalo Volkswagen o la class action a Deutsche Bank, accusata di usare software truccati per gli scambi di valute. Difficile, però, che le tensioni fra i due paesi servano a Renzi per evitare il redde rationem". 

1. Nel post precedente avevamo descritto lo schema che, inevitabilmente, all'interno di un'area di (esplicito) liberoscambio definita per trattato, investe l'Italia come Stato debole, come tale destinato a divenire satellitare ed economicamente, nonchè politicamente, subordinato a quelli dominanti l'area stessa. 
Tale meccanismo fa sì che la forza politico-economica nella logica liberoscambista, si concentri sempre più verso un unico Stato, cioè la Germania (e verso quegli Stati che, quali alleati politicamente omogenei, della prima ora, finiscono per avere carattere complementare ad esso, auto-assorbendosi nei suoi scopi ed interessi finanziari e commerciali). 
E questo proprio per effetto dell'applicazione del trattato liberoscambista che, in tal caso, è quello che ha dato luogo all'UE, rafforzata, in ogni suo effetto, dall'adozione della moneta unica.

2. Uno Stato diviene quindi dominante, nella logica coloniale che è esattamente equivalente a quella di un trattato liberoscambista, che assolve, per via di autolimitazione del governo "debole", alla stessa funzione della conquista militare da parte della potenza divenuta egemone (solo un po' meno cruenta nella sua fase instaurativa, appunto, del "vincolo esterno").
Questo Stato "dominante" passa poi ad impadronirsi della totalità delle risorse patrimoniali appetibili del paese "debole" (ovvero, colonizzato in modo incruento). 
Tale schema, visto appunto nel post precedente, passa per l'indebitamento finanziario dei suoi cittadini e imprese, verso l'estero, e sul piano interno per una caduta dei redditi, che determina un diffuso stato di insolvenza che vincola, tali imprese e tali cittadini, a liquidare il proprio patrimonio, posto a naturale garanzia della situazione di indebitamento.

3. Il post precedente aveva acceso il riflettore sullo schema sopra riassunto, in quanto si sta(va) delineando un vero e proprio "Stato di eccezione", attraverso l'applicazione, dal 1° gennaio 2016, del sistema di €uropeo risoluzione delle crisi bancarie, previsto dalla Unione bancaria (corollario del trattato liberoscambista e dell'area monetaria unica). Almeno nel senso che la Germania stessa stava e, tutt'ora, sta cercando di imporre, come abbiamo visto in questo post:
"Questo sistema, infatti, attualmente e per molti  e cruciali anni a venire, risulta privo di un sistema assicurativo comune (almeno per i conti correnti fino a 100.000 euro), che, nelle more della possibile ondata di insolvenze e conseguenti bail-in, cioè di espropri dei risparmi dei correntiti e piccoli investitori, andrebbe forse attivato fra 8 anni; anche se, appunto, la Germania già dice di non essere interessata...

Ovvero, è interessata ma con una ben precisa condizionalità nel proprio interesse esclusivo: cioè imponendo di ripristinare un sistema che sostanzialmente riaumenti gli spread e consenta al loro asfittico sistema di risparmio, a fini assicurativi e pensionistici, di lucrare sui rendimenti differenziali (ridivenuti, grazie all'Unione bancaria) molto più alti dei nostri titoli del debito pubblico. 
I prezzi di collocamento e i connessi tassi di  interesse passivi (a carico dei contribuenti italiani), infatti, sarebbero fissabili SOLO dai sottoscrittori privati finanziari esteri (che rimarrebbero, nel sistema preteso dai tedeschi, praticamente gli unici sottoscrittori legittimati sul mercato primario, al collocamento)".
4. In pratica, avevamo visto, gli interessi sul debito pubblico italiano sarebbero stati un costante trasferimento a favore degli investitori finanziari del paese dominante, con rendimento che avrebbero consentito di meglio corrispondere alle aspettative di finanziamento dei sistemi pensionistici e assicurativo-previdenziali di tale paese, afflitto dal calo dei rendimenti connesso alle sue politiche deflazioniste e dall'invecchiamento della popolazione; una popolazione di anziani risparmiatori e, soprattutto, elettori che, invece, conta su rendimenti del proprio risparmio appetibili e rassicuranti, (circa un futuro sempre più incerto). che il sistema tedesco non è più in grado di garantire.

A questo vantaggio sperato, si accompagna la prospettiva di svendita, naturalmente e preferibilmente a mani estere (dominanti) degli asset patrimoniali italiani (aziendali e immobiliari, sottostanti alle posizioni debitorie divenute "sofferenze"), determinato dallo stesso meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie, e dai suoi effetti direttamente connessi sulla immediata realizzabilità, a catena, di ogni forma di  debito pendente, anche se non ancora in sofferenza.

5. Dunque siamo di fronte all'applicazione interstatale, più precisamente in chiave liberoscambista, del principio generale, comune alle Nazioni "Civili", enunciato dall'art.1186 del codice civile (essendo l'Italia il paese espressivo della più forte e solida tradizione giuridica, che riflette la sintassi normativa che regola ogni livello di rapporti obbligatori): 
"Decadenza dal termine - Quantunque il termine sia stabilito a favore del debitore il creditore può esigere immediatamente la prestazione se il debitore è divenuto insolvente o ha diminuito, per fatto proprio, le garanzie che aveva date o non ha dato le garanzie che aveva promesse".
Questo principio si riflette pure nel diritto fallimentare; art.55 L.F
"Lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni".
Quindi i crediti possono divenire "escutibili" anteriormente al loro termine di "esigibilità", cioè prima della scadenza posta a favore del debitore (per dargli il tempo di produrre la ricchezza aggiuntiva che gli consenta di poter restituire), laddove possano, cioè "minaccino di", divenire non restituibili, (oggi si dice, in modo generico e improprio, da linguaggio mediatico-bancario più che giuridico, inesigibili), secondo una previsione di situazione futura.

6. Notare che un altro principio generale che, dalla civiltà giuridica italiana, si è diffuso in tutto il mondo, è quello relativo alle garanzie naturali di ogni obbligazione contratta, posto dall'art.2740 c.c.:
"Responsabilità patrimoniale - Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri".
Risulta poi nell'ordine naturale delle cose (del "mercato") che la norma che consente la previsione (induttiva) di una futura situazione di insolvenza, neppure ancora manifestata, del debitore, induca il  creditore - specie se estero o, ancor, più se sovranazionale e liberoscambista -,  a fare di tutto per renderla attuale.
E lo fa, quanto più può sfruttare la sua posizione di forza politico-istituzionale.

Anzitutto tende a farlo mediante una regolazione che imponga indici automatici dell'insolvenza futura, non necessariamente ragionevoli e legati a una situazione di difficoltà irredimibile: proprio per potersi impadronire di tutti i beni "presenti e futuri" del debitore.
Questi "indici automatici normativizzati", che inaspriscono la posizione del debitore e aumentano gli appetiti del creditore in grado di imporre regole che lo avvantaggiano nell'appropriarsi dei beni "presenti e futuri" del debitore,  si rendono applicabili ai rapporti interstatali proprio sul presupposto, principale, della "federazione" politica, ma liberoscambista, e di una connessa unione monetaria.
Perché è evidente che, in tale contesto sovranazionale, lo Stato debole viene privato della sua banca centrale, che viene spostata a livello sovranazionale e che non deve più provvedere a funzioni di tesoreria nell'ambito della funzione, (in Italia costituzionalizzata), di tutela del risparmio dei cittadini dello Stato, spossessato della sua moneta.

7. Detto questo, nella maniera più sintetica possibile, ora ci troviamo di fronte allo sgonfiarsi, apparente, della urgenza della situazione bancaria che consegue al sistema dell'Unione bancaria.
Questo sgonfiamento si sta (forse) verificando in virtù dell'ennesimo intervento "dichiarativo" del presidente della BCE. "Dichiarativo" come già il "whatever it takes", ovverosia il c.d. Outright monetary transaction, di cui, invece, conosciamo l'effettiva ridefinizione di limiti e presupposti, avvenuta ad opera della Corte europea di giustizia, in sostanziale accoglimento delle tesi tedesche. 
L'OMT è, oggi, teoricamente realizzabile ma, in pratica, deve essere accompagnato da tali condizionalità imposte dalla Commissione UE da non differenziarlo poi molto da un intervento della trojka, nell'ambito della sfera d'azione dei vari EFSF e EMS.

Ma questo aspetto, troppo spesso, e sventatamente, dimenticato, dagli stessi operatori politici e finanziari italiani, ci racconta pure di come le dichiarazioni di Draghi siano accolte: dimenticando cioè che non è il banchiere centrale italiano e nemmeno, in questo caso, il titolare della vigilanza bancaria italiana.
Qualunque cosa dica, sui propri presunti poteri illimitati, il sistema delle regole dell'unione monetaria e della complementare unione bancaria, rimane quello che è e che abbiamo visto: un sistema di asimmetrie che il paese dominante, in un'area liberoscambista, come l'UE e, ovviamente, quale sarà anche il TTIP (con gli USA destinati a sostituire la Germania in tale ruolo), ha il pieno diritto di sfruttare a proprio favore, essendosi il paese debole, e colonizzato, assoggettato al vincolo esterno del trattato.

8. Questo vincolo, - monetario, cioè il divieto per lo Stato di poter decidere la quantità di liquidità da immettere nella propria comunità per indirizzarne lo sviluppo; fiscale, cioè il divieto di poter modulare le politiche di sviluppo sui vari settori da incentivare o da limitare; e sulla tutela del risparmio cioè il divieto di promuovere l'acquisto della proprietà di beni fondamentali per tutti i cittadini-, segnala che le regole stesse del trattato PROVOCANO lo "stato di eccezione" che travolge la situazione patrimoniale dei cittadini spossessati della propria moneta. 
Schematicamente, moneta unica e unione bancaria, combinate, determinano: 
- squilibri commerciali e conseguente indebitamento con l'estero determinati principalmente dalla moneta unica, cioè dal divieto per lo Stato di poter agire contando sulla flessibilità del cambio e, quindi, anche a tutela di redditi e occupazione; 
- divieto di bail-out, cioè di intervento dello Stato a tutela del risparmio, in situazione di sofferenze diffuse provocate essenzialmente da politiche fiscali imposte dal trattato!.

9. Lo stato di eccezione deriva dunque, non da misteriosi eventi congiunturali internazionali, o da colpe imputabili a presunte mancanze delle imprese e dei lavoratori/risparmiatori italiani, come stanno cercando di propinarci a reti unificate da alcuni anni, ma proprio dall'applicazione dei meccanismi intrecciati e coordinati del trattato liberoscambista; con ciò segnalando la privazione della sovranità che, se esercitata a norme della Costituzione, avrebbe impedito l'impoverimento, l'indebitamento crescente, e la conseguente aggressione alla responsabilità patrimoniale dei cittadini italiani.

Di più segnala, questo stato di eccezione e la dislocazione del potere di dichiararlo a poteri e organi sovranazionali, la cessione, già in sè non consentita, di quote di sovranità nazionale che, comunque, nulla ha a che vedere con pace e giustizia tra le Nazioni e, meno che mai, con condizioni di parità, come, per contro, avrebbe imposto il rispetto dell'art.11 Cost.

10. Ora che il free-trade (auto)imposto per trattato, agisca come conflitto permanente tra i paesi coinvolti nel trattato stesso, in un crescendo di reciproca ostilità tra popoli privati della sovranità, ce lo dice lo stesso think tank, che abbiamo visto citato nel post "ORDOLIBERISMO, MONDIALISMO, DECRESCISMO: GLI "€URO-AMICI" DELL'ITALIA UMILIATA". Cioè lo European Council on Foreign Relations, quello promosso e finanziato alla nascita da George Soros e la sua Open Society (oltreche da Unicredit..). 

Basta leggersi una delle sue ultime pubblicazioni, datata 20 gennaio 2016, intitolata significativamente: Connectivity Wars: Why migration, finance and trade are the geo-economic battlegrounds of the future
Dunque, tutto ciò che è liberoscambismo, così come promosso in Europa principalmente attraverso l'Unione europea, crea appunto questa "connettività"; ed essa è la premessa delle inevitabili guerre di "nuova generazione", incentrate sulle sue ricadute inevitabili: migrazione, finanza e commercio:
"Durante la guerra fredda, l'economia globale rispecchiava l'ordine globale - soltanto connessioni limitate esistevano al di là della Cortina di Ferro, e l'Internet in embrione era utilizzata solo dal governo USA e dalle università.Ma ol collasso dell'Unione Sovietica, un mondo diviso che viveva all'ombra della guerra nucleare cedete il passo a un mondo di interconnessione e di interdipendenza. Alcuni salutarono la "fine della Storia". Il mondo su ampiamente unita nel perseguire i benefici della globalizzazione...
Il commercio, gli investimenti e altri "links" tra Stati si accrebbero...

...In pratica, le stesse cose che hanno posto in connessione il mondo sono adesso usate come armi - ciò che ci aveva messo insieme- ci sta ora separando....
Gli Stati stanno invece cercando di rendere un'arma il sistema globale in sè utilizzando l'interruzione o la rottura dei vari links e connessioni come un'arma.
...Il sistema globale di commercio, una volta strumento di integrazione, è stato lacerato da sanzioni economiche e finanziarie (proprio quelle che, al di là degli scopi dello scritto chiaramente inteso a una maggior cooperazione internazionalistica, insomma a un ritrovarsi nel caro vecchio "volemose bene", caratterizzano l'inevitabile evoluzione dell'UE-UEM qui segnalata; ndr.)
...Questo significa che i paesi che non dipendono troppo da un qualsiasi altro Paese singolarmente considerato  -cioè con un'economia diversificata e in grado di importare energia da molti posti diversi- saranno al riparo dalla maggior parte degli attacchi geo-economici".

11. Appunto: i paesi al riparo sono quelli posti esattamente nella condizione in cui ERA l'Italia, prima di assoggettarsi all'Unione economica e monetaria, al cui interno si verificano, drammaticamente accelerate, tutte le dinamiche che, nelle intenzioni dell'autore del paper, sarebbero da attribuire alla insufficiente regolazione della globalizzazione, non abbastanza, secondo lui, orientata verso una completa mondializzazione di regole e interessi essenziali.
 Lo schema delineato in questi termini globali, (unito, però, alla rimozione della capacità di vedervi il massimo grado di realizzazione proprio all'interno dell'UE e di ciò che vi sta accadendo), è esattamente come quello prima illustrato: solo che ce lo conferma, basandosi su fatti e valutazioni non più nascondibili, questo think tank, finanziato da Open Society, Soros e, anche, dalla stessa Commissione UE, a nome di Mark Leonard, esperto scientifico del think tank stesso che, in base alla sua biografia, è accreditato di essere un  “Young Global Leader”!

12. Il nodo irrisolto però è questo: qualcuno, di molto potente e influente sulle cose €uropee, ha stoppato, per ora, il meccanismo di (auto)distruzione del sistema bancario italiano e, conseguentemente, di espropriazione del patrimonio italiano, con la distruzione accelerata della sua economia.
Questo qualcuno può aver indirizzato Draghi, cui certo le buone relazioni con gli ambienti dell'ordine mondiale dei mercati finanziari non mancano, e convinto, al momento, gli stessi Weidman a raggiungere l'unanimità sulle cose deliberate preliminarmente, il 21 gennaio, dal Consiglio dei governatori della BCE.
Ma i ricatti della "connettività", e la loro trasformazione in guerra di nuova generazione, all'interno dell'area liberoscambista più istituzionalizzata e vincolante del pianeta, restano.
Draghi, mostrando (abilmente, non c'è che dire) di ignorare l'applicabilità inevitabile del sistema di regole e di sanzioni di cui ossessivamente si nutre l'Unione monetaria europea, ha concesso una tregua, di forte valore politico, alla stessa Italia (come già col "whatever it takes", che s'è visto com'è finito...)

13. Rimangono così intatti tutti i motivi di conflitto interno all'UEM innescati dalle regole irrevocabili e ormai da applicare inderogabilmente.
La riduzione del deficit, verso il pareggio di bilancio, nella sede di verifica della legge italiana di stabilità, così come i limiti, derivanti dalle stesse regole €uropee, che incombono sui pretesi "illimitati poteri", per "reflazionare", reclamati da Draghi; allo stesso modo questi limiti incombono, su QUALUNQUE cosa potrà decidere il prossimo Consiglio della BCE, per rassicurare sulla stessa situazione di stagnazione e di crisi bancario-finanziaria dell'eurozona.

Tutto questo apparato di conflitto guerreggiato all'interno dell'UEM, non è scalfito dall'ennesima mossa di Draghi. 
L'insieme delle regole adottate, e in folle inasprimento, prima o poi, esplicheranno tutto il loro significato di guerra (imperialistico-coloniale) in €uropa.

14.  Insomma, per quanto di nuova generazione, all'appuntamento della Storia, il liberoscambismo, adottato in €uropa in versione federalista-ordoliberista, ancora una volta produce effetti equivalenti alle guerre delle cannoniere del XIX secolo: una guerra che è pur sempre ormai apertamente dichiarata. 
Anzi: una guerra ottocentesca, scritta in regole che non lasciano spazio a mediazioni ed a compromessi.
Ma che, pur in questa fase di tregua (certamente armata), prelude solo alla scelta, da parte dei più forti che conducono l'offensiva, dei tempi più o meno strategici e tattici (come in ogni guerra) in cui passare alla depredazione di coloro che stanno per essere inevitabilmente sconfitti.
A meno che non si rammentino di poter ridivenire economie che "non dipendono da un singolo altro Paese" o, peggio, da un'autorità sovranazionale liberoscambista, e dotati di "un'economia diversificata" e dinamica.
Com'era sempre stata l'Italia, almeno sul piano economico e finanziario (cioè quello sul quale si sta svolgendo questo nuovo tipo di guerra), da quando era stata ripristinata la democrazia. Costituzionale.

8 commenti:

  1. «gli USA vogliono che l'Europa abbandoni l'austerità perché così sta portando il mondo in deflazione»

    E sì, e i tedeschi di nuovo nazificati stanno portando alla terza guerra mondiale.

    Sarà, ma Schäuble voleva liberare la Grecia dalla UEM: i padroni hanno detto "no".

    Almeno è chiaro qual è il centro di potere che ha creato il meme: «Sì all'euro, no all'austerità».


    (Carne da macello: qual è la differenza tra l'italiano medio e il soldato?

    Uno dei due sa di essere in guerra...)

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    1. Ovviamente questa frase non è mia (ma del giornalista citato: eloquente di un ritardo, forse incolmabile, nel prendere atto dei..."fatti quotidiani" di fronte ai nostri occhi).

      Questa possibile versione, infatti, su questo blog, è stata prima accolta come appello (con una certa ingenuità o...ottimismo della volontà); poi è emersa come mero wishful thinking di una situazione frattalicamente ben più difficile da decifrare; infine, respinta in considerazione della immensa utilità strumentale della Germania ordoliberista, in chiave €uropea, per realizzare il programma mondialista-neoliberista sulle democrazie costituzionali. Altrimenti irrealizzabile in tempi considerati "ragionevoli"...

      Insomma, nell'ottica costi/benefici della governance mondialista-finanziaria, che gli italiani debbano continuare a non sapere di essere dei soldati (di un esercito in rotta), è un byproduct della strategia germanica considerato, allo stato, irrinunciabile.

      Almeno fino a quando non interverrà una nuova "salvazione mediante le opere", dal lato atlantico; questa volta, però, come ci siamo detti tante volte, col non irrilevante dettaglio dell'assenza dei carri armati di Stalin.

      Anche se poi la tua Eurasia geopolitica, in varie proiezioni ancora (almeno per me) da decifrare, prefigura scenari che possono ritornare utili in chiave frattalica...da aggiornare.

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    2. ESORBITANTI PRIVILEGI - I
      (OTC .. quelli degli uni e quelli degli altri)

      Più per caso che necessità, capita di sobbalzare dall’oblio della ragione con qualche immagine sfuocate da ritrovare nel disordine della “valigia nera”.

      Sarà, forse, che la frequentazione obbligata con un umanità in “pantofole con i-phone” (grazie ad un Baazar molto esilarante) impone lo scrollo della polvere dal logoro pastrano di inverni del nostro scontento per cercare, desiderati, i colori autentici.

      Ricasca il bulbo riprendendosi tra la 1° e 4° di copertina – quelle che qualcuno si referenzia d’aver letto sganasciandosi nelle frivolezze allegoriche «nel lungo periodo saremo tutti morti».

      Saranno state le frequentazioni del Bloomsbury Group ad alimentare le caricature degli attori del Trattato di Parigi del 1919 nel rassegnare le dimissioni da consigliere inglese nelle stanze di Versailles.
      “ .. lascio ai gemelli (Wilson e Clemenceau) di godersi la devastazione dell’Europa .. senza creare nella struttura europea tensioni tali e scatenare tali forze umane e spirituali da travolgere, oltrepassando frontiere e razze, non solo noi e le nostre ‘garanzie’ ma le nostre istituzioni e l’ordine esistente della nostra società”
      (“Le conseguenze economiche della pace” - 1919, Adelphi).

      “Clemenceau era il membro di gran lunga più eminente del Consiglio dei Quattro e aveva soppesato i colleghi. Solo lui aveva un’idea, e insieme ne aveva considerate tutte le conseguenze. La sua età, il carattere, l'ingegno, l'aspetto si combinavano nel dargli oggettività e un profilo definito in un ambiente di confusione. Non si poteva disprezzare Clemenceau né detestarlo, ma solo pensarla diversamente circa la natura dell'uomo civile, o nutrire, almeno, una diversa speranza.
      Nel Consiglio dei Quattro egli portava una giubba a tagliere di buon panno nero, e alle mani, che non erano mai scoperte, guanti grigi di pelle scamosciata; le scarpe erano di grosso cuoio nero, ottime, ma di foggia campagnola, e a volte fermate sul davanti, curiosamente, da una fibbia invece dei lacci. Nella sala della casa del presidente Wilson in cui si tenevano le riunioni regolari del Consiglio dei Quattro, Clemenceau sedeva su una seggiola quadrata, rivestita di broccato, nel mezzo del semicerchio davanti al caminetto, con alla sua sinistra il primo ministro italiano Orlando e Lord George. Non aveva con sé carte né portafogli e non era assistito da un segretario personale, ma vari ministri e funzionari francesi confacenti all'argomento in esame erano presenti intorno a lui. Il suo passo, la mano e la voce non mancavano di vigore; nondimeno, specialmente dopo l'attentato di cui era stato oggetto, aveva l'aspetto di un uomo molto vecchio, che riservava le sue forze per le occasioni importanti. Parlava di rado, lasciando l'esposizione iniziale del punto di vista francese ai suoi ministri o funzionari; spesso chiudeva gli occhi e se ne stava rilasciato sulla sedia con un viso impassibile di cartapecora, le mani guantate di grigio intrecciate in grembo. Una breve frase, recisa o cinica, era in genere sufficiente, una domanda, una sconfessione netta dei suoi ministri senza salvarne la faccia, o un'impuntatura caparbia rafforzata da qualche parola in un inglese dalla pronuncia asprigna. Ma eloquenza e fervore non mancavano quando ce n’era bisogno, e l’improvvisa eruzione verbale, spesso seguita da un accesso di tosse cavernosa, produceva il suo effetto piuttosto col vigore e la sorpresa che con la persuasione.”. (pp 38-40)

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    3. ESORBITANTI PRIVILEGI - II
      (OTC .. quelli degli uni e quelli degli altri)

      “Quale posto aveva il Presidente nei cuori e nelle speranze del mondo quando salpò alla nostra volta sulla George Washington! Nel novembre 1918 le armate di Foch e le parole di Wilson ci avevano portato un repentino scampo da un conflitto che stava inghiottendo tutto ciò che ci era caro. Le circostanze sembravano favorevoli al di là di ogni aspettativa. La vittoria era talmente completa da non richiedere che il timore avesse parte alcuna nella sistemazione finale. Il nemico aveva deposto le armi confidando in un patto solenne circa il carattere della pace, un patto i cui termini sembravano garantire una soluzione giusta e magnanima e buone speranze di ripristino del corso infranto della vita. A maggior garanzia, il Presidente veniva di persona a suggellare la propria opera.
      Alla partenza da Washington il presidente Wilson godeva in tutto il mondo di un prestigio e di una influenza morale senza eguali nella storia. Le sue parole coraggiose e misurate arrivavano ai popoli europei al di sopra e al di là delle voci dei loro uomini politici. I popoli nemici confidavano che egli avrebbe adempiuto al patto che aveva stretto con loro; e i popoli alleati lo riconoscevano non solo come vincitore ma quasi come un profeta” (pp. 44-45).

      “La prima impressione di Wilson visto da vicino intaccava alcune di queste illusioni, ma non tutte. La testa e i lineamenti erano ben modellati, e corrispondevano perfettamente alle fotografie; i muscoli del collo e il portamento del capo erano molto distinti. Ma, come Odisseo, il Presidente appariva più saggio da seduto; e le sue mani, sebbene capaci e abbastanza forti, difettavano di sensibilità e di finezza. Una prima occhiata suggeriva non solo che l'indole del Presidente, quale che fosse, non era principalmente quella dello studioso o dell'uomo di pensiero, ma che egli scarseggiava anche di quella cultura mondana che distingue un Clemenceau e un Balfour come squisiti esemplari della loro classe e generazione. “(p. 46)

      “Ma se il Presidente non era il re-filosofo, che cos'era? ..Il bandolo, una volta trovato, era illuminante. Presidente assomigliava a un pastore nonconformista, diciamo un presbiteriano. Il suo pensiero e il suo temperamento erano essenzialmente teologici, non intellettuali, con tutta la forza e la debolezza di quel modo di pensare, di sentire e di esprimersi Presidente.” (p.47)
      “In realtà il Presidente non aveva elaborato un bel nulla: venendo all'atto pratico, le sue idee erano nebulose e lacunose. Egli non aveva nessun piano, nessun progetto, non idee costruttive di sorta per rivestire di carne viva i comandamenti che aveva tuonato dalla Casa Bianca. Avrebbe potuto fare un sermone su ognuno di essi o rivolgere all'Onnipotente una solenne preghiera per il loro adempimento; ma non era in grado di formulare la loro concreta applicazione allo stato effettivo dell'Europa” (p.48).

      Sarà che le trucidi immagini proiettate di quel “secolo beve” abbiano portato alle riflessioni radicate nella Costituzione del ‘48 che avrebbe dovuto tutelare, ingenuamente perché non abbia più sd sccsdere, una civiltà umana ma - ascoltando le “candide” parole Christine Odette Maddaleine da Davos e Mario, il "drago" - sorgono terrificanti le riflessioni sulle “conseguenze economiche di una guerra” mai dichiarata perché laida condotta nella menzogna e nel tradimento di una tragedia greca.

      S’è scelto un altro cammino, ardito con i piedi scalzi, verso l’ ”oriental zaffiro” di in futuro dove «l’amore per il denaro come possesso, è distinto dall’amore per il denaro come mezzo per godere dei piaceri della vita e la bramosia del possesso sarà riconosciuto per quello che è: una passione morbosa, un po’ ripugnante, una di quelle propensioni a metà criminali e a metà patologiche che di solito si consegnano con un brivido allo specialista di malattie mentali».

      Tiremm innanz .. !!

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    4. A proposito della raffinatezza intellettuale dei presidenti USA ricordata nelle celebri pagine di Keynes, e della disperata necessità di controbilnciare il potere sociopatico atlantista con un nuovo blocco sovietico tramite l'eurasismo:

      Come Volevasi Dimostrare

      «The Russian campaign exists in a grey area, operating covertly - and often legally - to avoid political blowback, but with the clear aim of weakening Western will to fight, maturing doubts over Nato, the EU, Trident and economic sanctions»

      «Wherever the opportunity presents itself, Russia wants to undermine the West – to present the argument that the West is no better than they are. It wants to see an end of the European Union because it much prefers a policy of divide and rule.»

      L'integrazione europea è un processo di annessione agli USA.

      L'Unione Europea è un progetto neocoloniale.

      Gli Inglesi, come al solito, ci sono dentro fino al collo... (Infatti non compaiono tra gli "occupati", almeno a giudicare dal diverso approccio con Corbyn e Farrage).

      Sono il tridente orwelliano: USA, UK, e Israele.

      L'oppressione del totalitarismo liberale sta calando anche in Europa; la storica demofobia angloamerica si sta traducendo in oppressione esplicita: il mercato finanziario è solo il più fumoso degli strumenti bellici, così come l'ordonazismo teutonico o "come l'arma di immigrazione di massa" con annessi false flag...

      L'informazione oggi è tutto.

      (Quindi inizio con Salvini a preparare le valigie per Guantanomo...)

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  2. Chiedo venia per il cinismo iperrealista. Ogni ulteriore acquisizione riporta allo stesso risultato finale. Ora la situazione prefigura questa "allegra brigata"
    Si torna sempre lì : dovremo morire.... prima o poi.

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  3. Sono considerazioni ineccepibili, eppure, anche rifacendomi a tuoi precedenti post, mi sembra che l'impadronirsi dei beni del debitore sia, più che il fine ultimo, il fine mediato in vista della completa distruzione del Paese.
    L'Italia non ha petrolio, gas o pietre preziose, né può offrire "spazi vitali" a una popolazione tedesca in rapido invecchiamento, né un mercato di consumatori (come fu nel secondo dopo guerra per gli USA).
    Insomma, tutto ciò che di buono l'Italia può offrire è frutto del suo lavoro e può mantenersi solo con esso, i prodotti manifatturieri, meccanici, alimentari, le meraviglie artistiche e urbanistiche, lo stesso ambiente e paesaggio conformati dall'uomo.
    Distruggere il lavoro retribuito, l'industria, l'artigianalità, le competenze professionali, ha come scopo finale (e misero) l'eliminazione dell'Italia come concorrente commerciale sui mercati globali.
    Non credo ci siano progetti per il dopoguerra, e non so se sperare di sbagliarmi.

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  4. Grazie e complimenti per il libro.

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