mercoledì 4 maggio 2016

USA FOR ITALY: GLI ITALPRETORIANI DELL'ELITE GLOBALISTA (Parte seconda)




1. Dunque, come abbiamo visto nella parte prima, il global capitalism si fonde e si attualizza con il federalismo europeo e ci porta dritti al TTIP. Almeno in quella che pare la volontà, del momento, degli Stati Uniti.
I segnali di questa saldatura, di questa sorta di timing, che amplia e rinnova quello registratosi con la costruzione €uropea tra gli anni '80, Maastricht e gli sviluppi attualissimi, non mancano:
- il presidente emerito Napolitano - parlando di TINA all'approvazione della riforma costituzionale, dunque evidentemente, da lui stesso, correlata al tema-, ci illustra la volontà di Obama e liquida definitivamente la sovranità come un attrezzo "tribale" del passato: 
«Viviamo una grave crisi dell’unità europea e del processo di integrazione. Ma abbiamo appena vissuto un intervento storico del presidente degli Stati Uniti, che non è stato sottolineato abbastanza. Obama si è rivolto ai popoli europei e alle leadership. Ha fatto capire che gli Usa non vogliono più trattare con i singoli Stati europei, ma con l’Europa nel suo insieme. Ha detto che la relazione speciale tra Washington e Londra non avrebbe più senso se Londra non restasse nell’Ue. E ha usato un’espressione che mi ha colpito per la sua durezza: “È nella nostra natura umana l’istinto, quando il futuro appaia incerto, di ritrarsi nel senso di sicurezza e di conforto della propria tribù, della propria setta, della propria nazionalità». Insomma, Obama ha messo gli impulsi neonazionalistici sullo stesso piano degli istinti tribali».

- Padoan, per parte sua, ci rassicura - o meglio, obiettivamente rassicura la visione proveniente dagli USA- dicendo che gli ostacoli alla crescita italiana sono determinati dall'accumulo di ritardi strutturali, che esigono perciò "riforme strutturali", che sono la caratteristica fondamentale dell'azione del governo italiano (appunto): mentre le privatizzazioni continuano, e maggiore imposizione tributaria e ulteriori tagli della spesa pubblica promuoveranno la crescita...di lungo periodo (perché, dice, eviteranno l'applicazione immediata...delle misure di salvaguardia, solo loro depressive, a quanto pare), la trojka non arriverà perché siamo già abbastanza bravi a riformarci da soli;
- il nostro presidente del Consiglio, senza tentennamenti, ci dice che: “Il Ttip ha l’appoggio totale e incondizionato del governo Italiano”, auspicando che ne giunga l'approvazione "entro la fine del prossimo anno".

2. Siamo dunque a posto così: la linea è tracciata. Le riforme strutturali ci porteranno nel global capitalism in un futuro di crescita, radioso e circondato da una chiarezza di idee a quanto pare incrollabile. 
E' sufficiente che la sovranità nazionale sia abrogata mediante la sua cessione incondizionata ai mercati che, se "facciamo presto", magari saranno indulgenti. Come gli USA, se facciamo le riforme che non finiscono mai.
Se una cosa è inutile, tribale e guerrafondaia, non si deve neppure sapere cosa sia: se sia per caso contemplata dalla Costituzione e come. Basta liberarsene in fretta e il global capitalism penserà a noi, ma proprio a noi, inondandoci di investimenti esteri e di piena occupazione. La pace e la democrazia "vere" splenderanno per sempre.
Il segreto è quello di non parlare mai, nello stesso contesto della pace apportata dall'internazionalismo dei mercati, di questo fenomeno, peraltro ben programmato e inevitabile (non solo italiano, ma da noi particolarmente intenso e destabilizzante): l'andamento italiano delle retribuzioni a seguito delle radiose riforme:


Questo, poi, secondo i dati della Commissione europea l'andamento della quota salari in Italia, in presenza degli effetti internazionalisti, e della "pace", del vincolo esterno:


3. In questo italico mondo di perfezione a portata di mano, e di soluzioni ben individuate senza ripensamenti, non c'è neppure spazio per i dubbi che mostrava Martin Wolf circa la natura "leggermente" elitaria di questa visione e gli inconvenienti che ciò starebbe manifestando (e non poco)
Ciò che Wolf, sia pure a fini rafforzativi delle stesse elites, indica come problema, in Italia non esiste e comunque è sufficiente dire che non "deve" esistere (anche perché l'Italia è destinata alla leadership del processo €uropeo e comunque agli USA qualsiasi dubbio non dovrebbe piacere: è tribale e non rientra negli scopi della neo-sovranità mondialista dei mercati). 
In effetti, anzitutto, Wolf si preoccupa di questa questione di come possa votare la "gente": 
Anche i perdenti possono votare. La democrazia è questo, ed è giusto che sia così. Se si sentono sufficientemente imbrogliati e umiliati, voteranno per Donald Trump negli Stati Uniti, per Marine Le Pen in Francia o per Nigel Farage nel Regno Unito. 
Sono quelle persone, specialmente negli strati popolari autoctoni, che si lasciano sedurre dalle sirene di politici che mettono insieme il nativismo dell'estrema destra, lo statalismo dell'estrema sinistra e l'autoritarismo di entrambe.Sopra ogni altra cosa, queste persone rigettano le élite che dominano la vita economica e culturale dei loro Paesi: sono le stesse élite che la settimana scorsa si sono riunite a Davos per il Forum economico mondiale. Le possibili conseguenze fanno paura. Le élite devono elaborare risposte intelligenti, e potrebbe già essere troppo tardi...
Ma, per dire, Napolitano o Padoan, sanno già che le riforme strutturali e la cessione (massima possibile) della sovranità sono "risposte intelligenti" e dunque nelle urne, ove mai dovessero votare, a cominciare dal referendum costituzionale,  gli italiani sceglieranno le riforme strutturali e la più ampia cessione di sovranità ai mercati. Se si dovesse votare...
Dunque, in Italia, è scongiurato in partenza il timore evidenziato da Wolf: 
"I Paesi occidentali sono democrazie. Sono gli Stati che forniscono le fondamenta legali e istituzionali dell'ordine economico globaleSe le élite occidentali non terranno in alcun conto i timori di tanti, quei tanti ritireranno il loro consenso ai progetti dell'élite. Negli Stati Uniti, le élite di destra hanno seminato vento e stanno raccogliendo tempesta. Ma è potuto succedere solo perché le élite di sinistra hanno perso la fedeltà di ampi strati della classe media autoctona.Non da ultimo, democrazia significa governo di tutti i cittadini. Se i diritti di residenza, e ancor più di cittadinanza, non verranno tutelati, questo risentimento pericoloso crescerà. In molti posti è già cresciuto". 

4. Dire che gli Stati forniscono le fondamenta dell'ordine economico globale, un principio di democrazia delle relazioni internazionali che è alla base dello stesso art.55 della Carta ONU, una volta trasposto nei termini della teoria politica ed economica assolutamente dominante in Italia, conduce inevitabilmente a una manifestazione estrema e paradossale di integralismo internazionalista: Wolf si becca pure lui, in sostanza, del tribalista dagli istinti belluini.
E non finisce qui, perché questo epiteto sprezzante, e comunque un'inequivocabile qualificazione di inadeguatezza, sarebbero estesi a una parte crescente del popolo americano e persino a quei governi €uropei a cui l'Italia dovrebbe, secondo la versione americana, proporsi come "leader" al posto della Germania-che-dice-sempre-no. 
Ad esempio, l'Austria e la Francia, che sono i nostri principali confinanti terricoli, e coi quali occorrerebbe, secondo la più ovvia prudenza insita nelle pacifiche e cooperative relazioni internazionali, non assumere posizioni di radicale censura o interferenza, diretta o indiretta, coi processi democratici in base ai quali tali paesi manifestano il loro legittimo indirizzo politico sovrano. 
Insomma, se ci si compiace di disperdere la propria sovranità (nella superiore convenienza di "impersonali" mercati), ciò non autorizza la sistematica censura moralistica della sovranità altrui: un atteggiamento del genere è tipico degli imperialisti, che vogliono omologare eticamente a se stessi il mondo intero per dissimulare la propria convenienza economico-oligarchica. Cosa che, dati i risultati di questo atteggiamento finora conseguiti, non si addice certo all'Italia

5. Eppure non mancano i contro-segnali al granitico ital-pensiero: si moltiplicano potenti "avvertimenti" che mostrano come le riforme strutturali, e la cessione di sovranità ai mercati, non siano più esattamente ben accetti in un intero rinascente paradigma della comunità internazionale, espresso persino dalle sue più emblematiche espressioni economiche, per non parlare di quelle politiche più rilevanti.
"The Decline of the Dollar Is Not the Decline of the United States"
 detto da Stratfor, preannuncia che il ruolo dominante degli USA nei mercati finanziari non sarebbe in definitiva posto in pericolo dal graduale ritiro del dollaro dalla sua funzione di moneta di riserva e di pagamento nel commercio internazionale. 

Questa prospettiva, peraltro, consentirebbe al dollaro di potersi indebolire e permettere così agli USA di stabilizzare la propria economia conciliando la valorizzazione dei propri interessi produttivi nazionali, secondo tale assunto, con gli interessi del resto del mondo. 
Stiamo parlando dunque di un interesse statunitense molto statale e nazionale e, perciò, stando alle parole di Obama, squisitamente "tribale".  
E il TTIP sarebbe uno strumento di aggiustamento strutturale dei conti con l'estero degli Stati Uniti molto efficace, nelle stesse intenzioni dichiarate, come avevamo visto qui.

6. Solo che, nonostante il problema non appaia avvertito dai nostri governanti, questo strumento avrebbe il difetto di risultare, nei suoi effetti distributivi innegabili, elitario: che poi in pratica significa economicamente favorevole solo a una ristretta oligarchia finanziarizzata, agli occhi dello stesso popolo americano, che di globalizzazione finanziaria, e dei suoi effetti redistributivi dei redditi e della ricchezza, inizia ad averne veramente abbastanza

Anche perché, come da previsione, con grandi costi per i tribali cittadini non elitari degli USA, la popolazione messicana non si era certo avvantaggiata del liberoscambismo NAFTA, divenendo il Messico, piuttosto, un'economia esportatrice di...messicani.
Il che equivale a dire che questo globalismo economico, così amato dal mainstream italiano, nega il più importante dei diritti dei popoli e di ciascun individuo: quello di ricercare dignità e benessere nella terra dove si è nati, valorizzando la dimensione comunitaria e naturalmente affettiva e solidale dell'essere umano. 
Ciò che l'art.2 della Costituzione pone ai vertici dei valori immutabili della nostra Costituzione
Un ordine di problemi, e di valori, che, per i nostri governanti, appaiono non esistere. 

7. E invece la realtà conferma i timori di Wolf, condivisa, per parte sua, pure da i più importanti partner €uropei, versione ortodossa non lepenista.
Hollande, all'opposto di Renzi, preannuncia una decisa contrarietà al TTIP e lo fa per ragioni che dovrebbero essere definite "tribali"; considerato che la Francia rimane un paese fortemente agricolo e che tale interesse, economico e occupazionale e, pensate un po', "nazionale", non appare indifferente al suo Presidente della Repubblica. 
Che parla persino di non accettabilità di una non reciproca apertura (rispetto agli USA) dei rispettivi mercati pubblici. Tradotto per i governanti italiani, Hollande non accetta a priori che, ad esempio, il servizio sanitario (con il lucroso mercato dei farmaci) e quello previdenziale, pubblici e nazionali, possano in prospettiva divenire dominio incontrastato della finanza "globale" USA.

8. Intanto, un altro contro-segnale, connesso, arriva dal Fondo monetario internazionale, che discute di come vada riformato il sistema finanziario mondiale, che abbiamo visto poter scontare il graduale disimpegno del dollaro dal ruolo di mezzo di pagamento "universale"; il Fondo lo si ipotizza,  "addirittura", rinunciando al mito della stabilità monetaria, raggiunta a colpi di politiche deflattive di matrice hayekiana, e einaudiana, internazionalista e liberoscambista (per la pace nel mondo globalizzato dai mercati, che rimane l'obiettivo unico che parrebbe giustificare ogni presa di posizione italiana). 
Infatti si discute di un punto basilare e prioritario, che è l'abbandono dei cambi fissi, che, in termini di fenomenologia mondiale, trova la sua massima espressione nell'euro.

A Padoan non può sfuggire, probabilmente con suo disappunto, che l'abbandono della mitologia dei cambi fissi, della supposta enormità del rischio di cambio, del mantenimento dell'inflazione a livelli bassissimi e stabili per acquisire la competitività estera agendo sui tassi di cambio reale, mette fuorigioco tutto l'armamentario delle riforme strutturali e del debito pubblico come urgenza assoluta a cui porre rimedio
E mette fuorigioco persino l'intoccabile dottrina delle banche centrali indipendenti
Magari sovranazionali e che comunque si appropriano di un pezzo fondamentale della sovranità popolare, sottraendo al gioco democratico i mezzi per raggiungere i fini della sovranità popolare nazionale, fini normalmente stabiliti dalle Costituzioni democratiche (che per il raggiungimento di tali finalità assumono un concetto di sovranità dello Stato democratico. Mica tribale).

9. Un colossale contro-segnale, che rischia di far ritrovare l'Italia piuttosto isolata, scaturisce anche dal fenomeno delle attuali primarie USA.  
Obama esporta l'epiteto di tribalismo settario ma, a quanto pare, gli elettori USA non sono d'accordo. Con le elites: i perdenti si ribellano, come temeva Wolf. E non si tratta del solo fenomeno Trump:

Trump-Sanders Phenomenon Signals an Oligarchy on the Brink of a Civilization-Threatening Collapse

Oligarchies win except when society enacts effective reforms

Traduciamo l'eloquente incipit dell'articolo di questa economista americana: "I media hanno creato una fiorente industria dalle analisi sulla correlazione tra le infrastrutture americane, al collasso, i lavori in outsourcing, i salari stagnanti, la piccola borghesia (ndr; traduzione effettiva di middle-class, senza l'ipocrisia che, in Italia, fa chiamare "classe media" schiere di impiegati, operai e precari nei servizi, attribuendogli un precedente status di benessere sacrificabile in base al senso di colpa), che "evapora", e l'ascesa di candidati presidenziali anti-establishment, Donald Trump e Bernie Sanders". 
I media italiani non sono capaci di tali analisi peraltro, e infatti vanno velocemente a picco.
Certo il contro-segnale di Trump, il principale "tribalista", nei fatti (ignorati) pare essere piuttosto pacificatore, dato che si incontra coi toni di Hollande e dei sostenitori della Brexit, avvicinando, culturalmente e politicamente, piuttosto che allontanando le due sponde dell'Atlantico:

10. Il fatto che tutto ciò risulti "culturalmente" inaccettabile agli occhi dei nostri politici di governo, pare perdere rilevanza a grande velocità, a meno di non ostinarsi a voler attribuire ai cittadini USA, - che trovano incredibilmente importanti i propri salari e la propria prospettiva di vita dignitosa (per "vili" questioni di benessere e persino di sopravvivenza)-, una natura collettiva belluina e tribale: il che non pare appropriato, nell'ambito di una corretta linea diplomatica, nei confronti di un popolo certamente alleato e impegnato a tentare il recupero della propria sovranità pluriclasse.
E l'arrocamento delle elites italiane pare perdere rilevanza e senso di opportunità perché...

Usa, il sorpasso di Trump: dai sondaggi è in vantaggio di due punti sulla Clinton

Insomma, "in nomine euri" e delle cessioni di sovranità nonché delle "riforme strutturali" del lavoro che strozzano i popoli, immolandosi sull'altare dell'ortodossia ad un paradigma che è divenuto insostenibile laddove è nato, l'Italia dovrebbe diventare ostile e distonica rispetto agli stessi USA (e alla Francia; per citare un altro esempio eclatante)?
Se il global capitalism è insostenibile, e se ne stanno accorgendo i cittadini americani, sarebbe più prudente non voler assumere posizioni irreversibili, che ci isolerebbero sul piano internazionale
Il global capitalism rimarrebbe una faccenda per le elites, com'è sempre stata: basta iniziare a dire la verità e rammentare che le oligarchie la Costituzione impone(va) di limitarle non di acclamarle come sovrane.
E se proprio non si è più in grado di ritrovare la via della originaria democrazia costituzionale, perché non si può ormai perdere la faccia, magari si può consentire di governare a chi non sia irrimediabilmente compromesso col paradigma oligarchico, giunto al suo rabbioso tramonto.

11. Forse non accadrà, forse è troppo tardi.
Ma forse no. Magari sta accadendo quello che avevamo pronosticato in questi termini:
"Ora perché [nell'establishment USA] credono che un sistema incorreggibile possa andare avanti?
Per il semplice fatto che "possono"...farlo andare avanti. E' una questione di potere, esattamente come evidenziò Kalecky nel parlare della preferenza, da parte dei capitalisti, a rinunciare alla piena occupazione, ed ai maggiori profitti connessi, come obiettivo ben più appetibile della prospettiva, alternativa, della perdita della "disciplina nelle fabbriche" e del controllo delle istituzioni di governo.
Non hanno capito che, una volta accettato di non contestare il legame tra limitazioni del deficit pubblico e auspicata destrutturazione definitiva del welfare, le riforme strutturali provocano un effetto politico di rafforzamento delle tendenze mercantiliste che oggi vorrebbero combattere: si tratta sostanzialmente della sindrome "dell'apprendista stregone", (opposta a quella del "questa volta è diverso"). 
Una volta evocato il capitalismo sfrenato, non si può poi fermarlo a piacimento: il "lavoro-merce" diviene un problema di arretramento oltre gli stessi desiderata dell'improvvido apprendista.
Riusciranno a fermare tutto questo, se veramente sono interessati a questo tipo di "recupero" delle potenzialità dei mercati UEM?
Per farlo devono comprendere le ragioni profonde della loro stessa crisi sistemica: il neo-liberismo, non è buono se legato alle "nuove" politiche monetarie, mentre diviene "cattivo" se trasposto in Europa in forma di ordoliberismo a matrice mercantilista tedesca.
Il free-market liberoscambista è un blocco unico di tendenze politiche che in Europa poteva affermarsi solo nella forma attuale: diversamente non sarebbe stato possibile fronteggiare in modo vincente decenni di applicazione delle Costituzioni democratiche. 
Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca.
Ma non è possibile ritenere che un ripensamento di questo genere avvenga, da parte loro, in tempi accettabilmente brevi e senza traumi al loro stesso interno.

Se il "trauma" risultasse essere solo l'elezione di Trump e un suo qual certo nazionalismo e populismo, potremmo ritenerci fortunati.
Ogni altra ipotesi, di esito elettorale, avrebbe peraltro ripercussioni molto peggiori: specialmente sull'Italia. Il gran tacchino che si mette in forno da solo

32 commenti:

  1. TABERNACOLI GIOVANILI E PREPUZI SENILI

    Nel giovanile turgore, erano gli ungheresi “spregiovoli provocatori” rivoltosi contro l’Armata Rossa che era “contributo alla pace del mondo”.

    Oggi - nel flacidume senile che dovrebbe essere tabernacolo delle virtù - sono i “conservatori” - intellettualmente disonesti perché “si colpisce la riforma per colpire Renzi” - movimentisti referendari contrari allo scempio della Costituzione Italiana.

    Varrebbe la pena – e che pena fa – ricordare il turgore giovanile adesionista ai G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti), togliattiano sin quando Togliatti visse, craxista quando il craxismo “beveva Milano”, moralista dalle “mani pulite”, gentile cortigiano brianzolo [ndr .. sarebbe più efficace qualche espressione popolare] per non ostacolare la camminata al Colle, mentre si riferisce all’errore del novello talent scout che si gioca la faccia [ndr .. che qualche volta coincide con il culo] nel riferirsi al “accentuazione politica personale” e meno a “ questo sforzo di revisione costituzionale, allora è finita: l’Italia apparirà come una democrazia incapace di riformare il proprio ordinamento e mettersi al passo con i tempi».

    Il defeco rimane defeco, sempre al passo con i tempi come la storia insegna.

    That’s all, folk!

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  2. Non lo so: ma ormai Corey Robin ha raggiunto certi livelli di raffinatezza che... perdo il senso.

    Comunque le analisi americane di politica interna sono il proseguimento dell'inutile con altri mezzi: vivono in un altro pianeta.

    L'estero semplicemente non esiste se non come simpatica astrazione di popoli-maschera conosciuti grazie ad Hollywood, e magari di interesse in caso di vacanza.

    Ma hanno capito che qualsiasi istanza non nazionalista destinerà gli USA ad un destino sudamericano? Hanno capito che l'innocuo - per loro... - imperialismo si sta trasformando in una resa dei conti tra classi che non prevede nessun particolare privilegio neanche per le classi produttive "autoctone"? Non capiscono che anche la loro stessa sovranità rischia di essere dispersa?


    Come l'Italia sia invece stata la terra di Gentile, Gramsci, e Fanfani rimane un mistero: sono talmente stupide, superficiali ed ignoranti le dichiarazioni che si sentono a tutti i livelli, dall'élite economica a quella intellettuale, che mi chiedo come facciano ad appendere un quadro a casa propria... (quella politica, tutta, meglio lasciarla perdere... giusto per non infierire contro noi stessi).

    Quando c'è qualche dichiarazione di chi sa il fatto suo, è normalmente di proprietà di un sociopatico, di un criminale, di un vile affarista, o di un traditore.

    Generalmente qualificazioni che si comportano l'un l'altra.

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    1. Non saprei se le categorie concettuali di Robin siano del tutto assimilabili a quelle assunte in questa sede (non dimentichiamo che negli USA non hanno mai dovuto fronteggiare un vasto movimento politico marxista e che McCarthy ha dovuto inventarselo per rinsaldare una destra che, altrimenti, dopo il New Deal, avrebbe perduto ogni connessione col patriottismo: che, invece, è politicamente neutrale, ma avvantaggia chi fa funzionare uno Stato distribuendo ricchezza...ancorché seguita ad una vasta vittoria militare).

      Rimane il fatto che "To make privilege popular, Burke’s successors have had to conscript these lower and middling orders into their armies of inequality".
      E il solito geniale Hayek capisce l'importanza di una tensione rabbiosa sempre attivata, per poter sostenere le ragioni della Legge del mercato.

      Robin non ci dice bene, se noti, le cause strutturali del fatto, di cui pure indica la centralità, che non esista più una sinistra.

      Ma se è così, la rabbia che incanala Trump è quella che una volta apparteneva alla sinistra: infatti, il nazionalismo, in questa fase politica USA, non è più funzionale all'espansione imperialista, ma alla difesa comunitaria dei "residenti" (e Wolf se n'è accorto molto bene).

      Rimane il fatto che l'unica inequivoca connotazione conservatrice di Trump è quella relativa al "meno tasse per tutti": che è peraltro ambiguamente affermata insieme all'idea che le pensioni per i "reduci" delle forze armate, (attinti dalle classi e dalle etnie più povere del paese) divengano il nucleo di un vero sistema pensionistico a regime, e non una mera assistenza in caso di inabilità (attribuita largheggiando nell'entitlement ma non nel livello della prestazione, e facendo prosperare la solita torma di avvocati).

      Sostenere che un miliardario possa volere politiche di sinistra, cioè di redistribuzione della ricchezza, candidandosi tra i conservatori è ovviamente un paradosso provocatorio: ma quel tanto di patriottismo elementare che sta recuperando Trump è inevitabilmente più di sinistra di qualsiasi delirio ulteriore che possa escogitare, per definizione, una Clinton che non può, mai più, far altro che politiche supply-side e spostare all'infinito la frontiera del politically correct, dissolvendo ogni residuo di sovranità of the American People.

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    2. I limiti di Corey Robin sono evidenti: è un teorico politico nato nell'impero espressione della più cinica e materialistica gestione del potere della storia umana. Ovvero gli manca tutta la cultura che conta: quella europea che va da Marx a Lenin. La cultura che aggancia l'idealismo etico alla prassi politica.

      Una vetta etica e culturale che non ha pari nella storia occidentale: un dibattito multidisciplinare in cui i più alti livelli di astrazione della cultura continentale sono stati ridotti, grazie alla genialità di Lenin e dei grandi teorici marxisti, a prassi.

      Il Partito diventava una scuola in cui si imparavano tanto la complessa teoria marxista quanto la prassi politica vera e propria.

      Una teoria che raffinava menti tramite l'esegesi delle opere dei maestri, proprio come per la parte più importante e fruttuosa della tradizione ebraica. L'esegesi dei "Grandi Libri" (cit. Strauss) come strumento di elevazione culturale.

      Poi arriva "il parassita", e tutto si trasforma in monoteismo...

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    3. Già: il problema è che non nel materialismo storico, - la cui comprensione è uno strumento raggiungibile come conseguenza della logica "pura"=non egotica, di un punto di vista umanitario-, ma nel perseguimento, da parte di persone disinteressate al vantaggio personale, della eguaglianza sostanziale; qui si trova la soluzione che Lenin non aveva potuto (o saputo, non importa ormai), organizzare stabilmente (anche perché è probabilmente impossibile, nelle condizioni attuali dell'Umanità: diciamo da almeno...l'età del Ferro e possiamo eccettuare solo una cultura sempre più nascosta e perseguitata da tale disastro).

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    4. Chiedo scusa alla favola antica,
      se non mi piace l'avara formica.
      Io sto dalla parte della cicala
      che il più bel canto non vende, regala. (Gianni Rodari)

      La soluzione è in questa filastrocca.
      Tra l'altro, mi fanno notare che vi sono al mondo formiche libbberiste, quindi...

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    5. In effetti Giannini (in Rilevanza costituzionale del lavoro (Riv. giur. lav., 1948, 7), collaboratore tecnico di Basso nella redazione del secondo comma dell'art. 3, osservava che tale disposizione, nel riconoscimento della sottoprotezione e nell'istanza di empancipazione del proletariato che essa contiene, segna l'accoglimento dell'istanza politica fondamentale del marxismo.

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    6. Grazie Arturo sempre per il supporto delle fonti: quando tempo addietro feci notare "a certi dotti" che dentro l'articolo fondamentale della Costituzione ci sta la "Luxemburg", e il paradigma ortodossissimo del "riformismo rivoluzionario", mi presero per pazzo.

      Capire che mettere keynes in Costituzione è socialismo ortodosso, è per me stato evidente dopo aver letto il primo libro di Quarantotto.

      Semplicemente, in fase costituente, eliminate le porcherie ideologiche di tutti i vari fronti, si è riconosciuta la convergenza tra "etica gesuana e marxismo", materializzabili tramite l'accettazione dei risultati fondamentali dell'analisi economica keynesiana che, guarda un po', sono i medesimi di quella kaleckiana.

      Si può fondare una comunità sociale su qualcosa che non è socialismo?

      Da qui la necessità reazionaria di cosmetizzare "una terza via".

      Chi non ha ancora capito la precedente domanda, cerchi la risposta in Hayek, Madison e i vari "federalisti kalergici" di tutti i colori....

      Keynes non ha salvato il capitalismo. Ha salvato la democrazia.


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    7. @Bazaar: E un elemento fondamentale di quella cosmesi è stata l’infinita polemica contro il “cattocomunismo” accusato di ogni nefandezza ideologica (in primis di “arcaismo” da parte di una cultura che si vende come moderna e pragmatica essendo invece vecchia come il cucco e menzognera da capo a fondo), quando, come osservi giustamente, la cifra caratteristica della Costituente fu proprio la capacità di superare le questioni di principio ideologiche per arrivare al sodo dei problemi (e il dibattito in I Sottocommissione sull’art. 3 ne rappresenta un ottimo esempio: vedi gli interventi di Dossetti, Togliatti e, ovviamente, Basso).
      Una consapevolezza che si è conservata negli interpreti più lucidi: con Giannini concordava infatti il cattolico Mortati nel suo commento all’art. 1 contenuto nel commentario Branca.
      Per questo le geremiadi di Zagrebelsky sulle perdute generazioni non hanno senso: perché i problemi da risolvere per assicurare una convivenza democratica (civile) fra gli uomini sotto il capitalismo son sempre quelli e quelle sono le soluzioni.

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    8. Certamente Arturo: quello che dice Z. (di cui abbiamo già dibattuto), vale peraltro sul presupposto di denunciare una oligarchia che si forma nella "finanza", a livello internazionale, senza mai preoccuparsi di come questo meccanismo (per diventare addirittura supernormativo) potesse retroagire sull'ordinamento italiano senza passare per i filtri accuratamente predisposti dalla Costituzione.

      Insomma, se si prende l'€uropa in base ad una "pre-comprensione" pacifista di Ventotene che ne ignora:
      a) i presupposti di modello economico inevitabilmente propugnati;
      b) il sopravvenire cosciente del modello costituzionale, proprio rispetto a questo modello economico (come attesta la "sconfitta" einaudiana), e respingere l'attitudine irenica dell'ordine sovranazionale dei mercati (cosa ardua da dimostrare persino sul mero piano storico, a voler essere benevoli);
      si finisce...nell'eurostrabismo, senza via d'uscita e ad accettare senza capirlo il concetto di "economia sociale di mercato fortemente competitiva".

      Scusare se mi ripeto: sarà l'età...
      Sarà pure che col nuovo post ho cercato di dare un inquadramento storico-economico che vada più alla radice di questo errore culturale e politico gravissimo: di un'intera generazione che, perdendo se stessa, perde pure quelle successive.

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  3. Segnalo che le "international unions" riguardo a cui è scettico Trump sono da intendersi come "unioni internazionali" lato sensu e non hanno alcuna connessione con fantomatici "sindacati internazionali". Che il traduttore automatico fosse a favore del capitale #sevedeva, quindi...

    Qui, tra l'altro, si trova il discorso nella sua interezza (in inglese).

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    1. Discorso interessante. Cosparso di contraddizioni irrisolte, per motivi evidentemente elettorali, ma non privo di buon senso.
      Il riferimento alle "unioni" internazionali si riferisce ai trattati economici multilaterali: l'accostamento col Nafta, sacrosanto, lo chiarisce molto bene.
      Non so se lo elimineranno prima che realizzi 1/3 di quello che sostiene...

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    2. Quando scrivi "elimineranno", intendi con le buone o con le cattive?

      D'altro canto, se Hillary dovesse diventare presidente, si può far partire il conto alla rovescia.

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    3. Dati i precedenti USA, direi che, al contrario, l'eliminazione con le cattive si prospetta se diviene presidente.
      Se vincerà Clinton non avrebbero alcun bisogno di farlo, ma solo di portare l'assetto istituzionale globalizzato oltre il punto di non ritorno (cioè, alle brutte, guerra mondiale per rilanciare la domanda)

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    4. Il periodo che va dal '63 al '68 del secolo scorso in America ricorda la scena de Il Padrino in cui Michael Corleone rinunzia a Satana.

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  4. Sì certo il Ttip fa comodo alle multinazionali americane, ed i mercati servono x spolpare i risparmiatori e punir gli stati ribelli (a noi la Vodka fece molto male nel 2011). Però credo ci sia molto altro. Ed é superiore. Lo Zio sta facendo due accordi, il nostro atlantico ed uno nel pacifico per far accerchiamento contenimento geopolitico ai ragazzi degli occhi a mandorla ed alla loro spalla, quello della vodka di cui sopra. La loro logica è a lunghissimo periodo, un post 2030 quando gli ex amici di Marx (convertiti al capitalismo burocratico) saran abbastanza grossi da sfidar le stelle e striscie. Il nostro piccolo massone di periferia dice che è bello a quei pochi italiani che san cosa è. Mentre quello che ci soffia gli appalti sulle armi con l'Egitto dice che é brutto, e la culona passa le soffiate ai verdi x rallentarlo (e vendicarsi delle marmitte Vw e delle micciolate che x ora han solo accennato alla DB). Inoltre la culona devr sostituir il mercato del sud europa (che han strangolato con l'euro fisso ed i vincoli ai trasferimenti) con la Est Politik. Ora lo Zio è impegnato a far eleggere la moglie di Clinton quindi han bisogno di calma. Ma fra 2 anni quando si sarà insediata puniranno le banche da megaderivati sia del finto socialista sia della culona che stanno mettendo a rischio il patto oceanico. Il nostro piccolo massone lo sa: è ignorante ma nn scemo ed ha qualcuno chr gliele spiega. Meglio star col più forte cioè con lo Zio che nn calca la mano sulle borse con bail-in progettato dal nord contro di noi. Ed io cinicamente son d'accodo con il massoncino. Per il resto giá lo sai come la penso: la distruzione del ceto medio occidentale é destino della fase di maturità e declino. Stando con lo Zio sarà meno doloroso e piú graduale rispetto allo star sotto gli ordoliberisti continentali.
    Il prox 2011 sarà un colpo di teatro: nn colpirà il sud come tutti credete bensí il ricco nord. E l'uomo di Gs è già lì pronto a far l'eroe e salvar tutto e nessuno capirà niente. È altamente probabile che persino dei complottisti come voi credano pazzia questo linguaggio.
    Ve lo scrivo nn x ora. Ma x fra qualche anno. Cordialità

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    1. Dai, complottista è imperdonabile: non si può sentire. Da dove ti vengono queste cose brutte e anche un po' livorose? Parli con parole "non tue"...

      Tanto più che qui "non si crede", in gruppone collettivo, né si è mai parlato, di un prossimo 2011 che "colpirà il sud". Tutt'altro. Per ragioni tante volte dette che non lo rendono più necessario.

      Sei pure vagamente simpatico, finché non dimostri di non aver mai veramente letto questo blog; e dici cose pure in parte condivisibili, e peraltro già dette da anni su questo blog.
      Basta cercarle e non cadere nella sindrome di Dunning-Kruger.
      Ma si vede che non la conosci...

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    2. Caro Thor

      La potenza stelle è strisce non ha le capacità per un confronto mlitare diretto contro la "Vodka" come la definisci tu.

      Il collega Cinese, economicamente chiaramente non è ancora ai livelli della potenza a stelle è striscia, militarmente non ne parliamo nemmeno. Ma ha una popolazione di 1.3 Mrd. Occhio.
      Ma sta recuperando massicciamte con la sua economia statale.


      Le banche del paese a stelle è striscia sono piene dei cosidetti instrumenti finanziari CDS che hanno un moltiplicatore di 40. Fin quando non ci sarà nessun Default, tutto in ordine. Ma guai se un paese del euro-Zone dovesse dichiarare Default. Salterebbe il sistem bancario del paese a stelle è striscia. È qui entrano in scena le merde crucche. Leggere tra le righe, please.

      Io continuo ad essere del parere che le merde crucche hanno in mente un pieno diabolico. Adesso mi puoi anche definire complottista, Thanks. :-)))

      Corrispondo con tè, preferisco 1000x gli anglosassoni che i crucchi. Ma non il complesso industriale-militare degli USA. Questo è un problema.

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  5. Ciò che mi manda in bestia in tutto ciò, dal punto di vista strettamente giuridico, è che nessuno a livello istituzionale si ponga il problema se quanto ordito da questi RINNEGATI possa essere legittimato dalla nostra Costituzione. Mi rendo conto che la mia ormai è una colossale ingenuità e me ne scuso, ma l’azione della politica è totalmente avulsa dalla Legge Fondamentale, si è praticamente assolutizzata. I rinnegati se ne fregano del fatto che sia la Costituzione che legittima il potere politico e non viceversa (mi chiedo perché si continuino ad insegnare questi concetti all’università, ammesso che ancora si insegnino. Coerenza vuole che si chiudano tutti i dipartimenti di diritto costituzionale e si finisca di prendere in giro gli studenti). Purtroppo il diritto, soprattuto costituzionale, ha oramai una volontà di potenza troppo debole per frenare il delirio mercatista. Qui non siamo nemmeno più in presenza di una rottura costituzionale, siamo allo squartamento sistematico realizzato con una sfacciataggine ed una arroganza mai sperimentati prima

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  6. Gramsci rilevava che “un’opinione diffusa è questa: che, mentre per i cittadini l’osservanza delle leggi è un obbligo giuridico, per lo Stato l’osservanza è solo un obbligo morale, cioè senza sanzioni punitive per l’evasione. Questa concezione è legata all’altra della non obbligatorietà giuridica delle leggi dello Stato, cioè per i funzionari e agenti statali i quali pare che abbiano troppo da fare per oggligare gli altri perché rimanga loro tempo di obbligare se stressi” (Quaderni del carcere, V. Gerratana, 1975, 842). Questa è la dottrina della non esistenza di obblighi giuridici pendenti sull’autorità statale che corre da Hobbes a Kant (e ripresa dagli italpretoriani) e totalmente rigettata da Gramsci il quale ha anche affermato “in quanto lo Stato è la stessa società ordinata, è sovrano. Non può avere limite giuridico: non può avere limite nei diritti pubblici soggettivi, né può dirsi che si autolimiti. Il diritto positivo non può essere dallo Stato ad ogni momento modificato in nome di nuove esigenze sociali (n.d.r. tanto più se mercatistiche). Finchè un ordinamento giuridico è, lo STATO VI E’ COSTRETTO; se lo vuol modificare, lo sostituirà con un altro ordinamento, cioè lo Stato non può agire che per via giuridica” (Quaderni del carcere, V. Gerratana, 1975, 400). Questo era Gramsci, che i rinnegati hanno disonorato. E siccome i diritti fondamentali non sono modificabili, i rinnegati non possono fare quello che vogliono. Un giorno renderanno conto a qualcuno?

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    1. Lo Stato di diritto democratico è ovviamente quello in cui non solo gli atti dell'esecutivo-amministrazione sono sindacabili da un apposito giudice (senza il quale non si ha il tradizionale Stato di diritto), ma quello in cui la Costituzione è fonte rigida superiore alla legge del parlamento e un altro giudice "dovrebbe" potere sindacare la conformità delle leggi a tale Costituzione.

      L'istanza politica allo stato più puro, cessa così di essere libera di determinare l'indirizzo politico in una situazione pre-giuridica di "puri rapporti di forza" e diviene custode (giuridicamente) obbligata della realizzazione dei diritti fondamentali.


      Gramsci purtroppo non poté assistere a questo rivolgimento epocale.

      Ma il contro-rivolgimento giuridico, in nome del sempre immanente "stato di eccezione" determinato dai mercati, e quindi la sostituzione del rapporto di forza economico sovranazionale alla legalità costituzionale, come forza costitutiva primaria dell'indirizzo politico, è ora giunta a livelli che neppure ai tempi del fascismo, si sarebbe potuta istituzionalmente concepire (cioè almeno nelle forme).

      Se rivedi il dibattito seguito al post sulla "Costituzione patafisica", emerge come sia arduo concepire un'azione di responsabilità, personali e collettiva, per questa serie di decisioni: in quella sede hai fatto un commento molto interessante sulla trasformazione dello stesso processo normativo-giurisprudenziale che ne consegue.

      E' in tale contesto che mi pare difficile immaginare un "renderanno conto": i soggetti istituzionali coinvolti e i segmenti sociali di cui si è garantita la compartecipazione (nel senso indicato da Corey Robin e sopra commentato) sono troppo vasti. Una società priva di mezzi culturali non può processare l'altra metà che li conosceva e li ha distorti.
      Però, un nuovo processo Costituente, perchè tutto questo non si ripeta, è immaginabile: ma solo, forse, di fronte a mutamenti epocali degli assetti di forza. Che in questo post tentiamo di prevedere sulla base di sintomi (non del tutto univoci: altrimenti sarebbero già manifesti in contro-vincoli giuridici, "rivalidati" dagli Stati sovrani...).

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    2. Questo è il motivo per cui - come nella IIGM - non può finire se non con una guerra civile.

      Già in atto in forma latente, peraltro.

      Il vero fallimento (perché fondamentalmente non previsto) della Rivoluzione bolscevica, può essere considerato proprio l'interminabile guerra civile che ne è seguita, contraddistinta da una repressione sanguinaria nata prima e morta dopo quel "brutale", "sleale", "intollerante" (cit. Lenin) e paranoico di Stalin ("paranoico", però, a buon ragione...).

      Corey Robin notava che:

      «Contrariamente alla credenza comune e alle considerazioni accademiche, Hobbes non sostiene che lo stato di natura sia una condizione in cui le persone sono naturalmente guidate dal loro istinto di autoconservazione nel sottomettersi ad un sovrano onnipotente. Ciò che sostiene è che lo stato di natura è una condizione in cui la gente non riesce a concordare i principi fondamentali della morale - su ciò che è giusto e l'ingiusto, il bene e il male, e così via - e che questo disaccordo sulla moralità è uno dei principali motivi di conflitto».

      Lo Stato "meramente politico" è quello per cui vengono messi in duscussione i pilastri stessi della cultura e della Weltanschauung: la morale è in primis una consuetudine, un uso, un costume. Qualcosa che viene condiviso a livello pregiuridico e la cui non conformità viene punita "informalmente" dalla comunità sociale.

      Il Tiranno, come fa notare Platone, impone un ordine e una sua giustizia che cambia una parte significativa del costume, di ciò che è giusto e di ciò che è buono e bello: cambia il "costume" a "sua immagine e somiglianza".

      Quando questo "costume" viene completamente rivoluzionato, abbiamo a che fare con un regime totalitario. (cfr. la Arendt)

      La moda è costume, quindi morale.

      Hayek ha ragione ad indicare l'imprenditore come creatore della morale "degli individui": chi controlla i mezzi di produzione controlla anche «ciò per cui gli uomini debbano credere, e ciò per cui debbano affannarsi».

      Ideali e morale sono strettamente connessi, e il legame sono la cultura, l'episteme, la coscienza.

      L'ideologia, correttamente intesa come insieme di ideali introiettati, sovrastrutturati ai rapporti di produzione - ossia ideologia intesa come "falsa coscienza" - destruttura il sistema di valori stessi.

      Secondo la "teoria del circuito monetario", lavoratori e famiglie non possono accedere al "credito" altrettanto correttamente inteso come quello "in avvio del circuito": lo può fare solo l'imprenditore; e il credito - in coerenza con il "carattere soggettivo" del valore secondo tradizione reazionaria - dipende dalla "fiducia" che il banchiere concede all'imprenditore. (cfr. JP Moragan al processo sulla "nascita" della Fed)

      Purtroppo in famiglia abbiamo già i nemici, nel senso proprio della parola, ovvero coloro che attentano alla nostra libertà e alla nostra vita: i nemici sono coloro che hanno introiettato l'etica di questi "monopolisti del credito", che, "rivestiti da capo a piedi" da qualche nota "marca globale", servono interessi contrapposti ai nostri e - spesso - anche ai loro.

      E spesso, purtroppo, ciò che li ha fatto cedere di fronte "al parassita" padrone del relativismo soggettivista dei valori e della morale, è ab origine un problema etico. Il loro.




      O il nostro?

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    3. Il nostro, ovviamente: ESSI i problemi li creano non lasciano che avvenga il contrario.

      Il "circuito monetario" è già idea di una super-etica che pone la creazione di valore, nello svolgimento di qualsiasi attività socio-economica, alla mercé di chi ha accumulato "oro e terra" e tenderà sempre a farne un uso rafforzativo della sua posizione

      Attraverso l'elargizione della fiducia -che contiene in sé sia il concetto di scarsità di risorse che quello di allocazione delle stesse, deciso dal concedente- si costruisce in profondità, sul piano etico-sociale, il perno morale (praticamente incontestato) di ogni altro valore concepibile (persino la Chiesa vi si è sempre sottomessa e lo stesso rapporto socio-biologico uomo-donna viene posto su questo piano).

      La moneta fiduciaria comunitaria (cioè sovrana) è già in sé una leva scardinante questo modello, introiettato automaticamente da "noi": sia perché ri-disloca nello Stato la titolarità originaria del potere di concedere la fiducia, sia perché inevitabilmente abolisce la legittimazione del possesso di "oro e terra" rispetto alla titolarità nel concederla.
      I banchieri cercheranno sempre di eliminare fisicamente chi propugni una simile idea (qualcuno aveva citato un passaggio eloquente in proposito, disperso nei commenti di qualche post fa).

      Come al solito, grazie dello spunto per le riflessioni...

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    4. Ah, naturalmente: qualsiasi operatore economico che, attraverso la creazione di valore (e dunque attraverso il lavoro-merce), abbia accumulato abbastanza "oro e terra" (e poche cose possono dirsi averne preso il post pur nell'avanzamento tecnologico), tenderà a trasformarsi in banchiere, se è abbastanza lungimirante.

      Anche non essendolo (lungimirante, cioè non mirando a divenire finanziere, cosa sempre più rara), peraltro, finché gli affari prosperano, tenderà a volere il gold-standard e a conquistarsi un monopolio, per sperare di governare il problema dell'obsolescenza tecnologica del suo "valore", in quanto organizzatore.
      Mentre il valore del lavoro, paradossalmente permarrà, perché intrinsecamente dotato di maggior, seppure non illimitata, mobilità funzionale e fisica: e ciò conferma che la teoria del valore in senso allocativo e marginalista è un'idea statica, incapace di reggere a qualsiasi formulazione di "equilibrio" fondato su di esso.

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  7. La mia domanda finale, ahimè, è uno sfogo viscerale e quasi disperato di fronte a quanto scorre come se nulla accadesse. Perfettamente sostituibile con "solo un dio ci può salvare", come fece Heidegger al termine del suo percorso. Il risultato sarebbe rimasto drammaticamente immutato. Sono cosciente che una responsabilità di costoro non potrà essere affermata con i consueti strumenti, anche se ogni tanto indosso i panni di Candido solo per non impazzire. Ricordo le elezioni di Obama, il nuovo verbo e futuro premio Nobel (e sappiamo come è finita). L'uomo con il parrucchino è della stessa risma, con l'aggravante che è miliardario. Gli USA si sentono investiti, quale popolo eletto, di una missione divina e metafisica e questo per me è pregiudiziale quando parlo di loro; la conquista del West (con ogni mezzo) è nel loro DNA, con la conseguenza che per loro tutto è prateria (anche gli uomini che ci vivono). Anche se ciò non toglie qualche colpo di scena sempre auspicabile ed i cui sintomi devono giustamente essere osservati...fenomenologicamente :-)

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    1. Oddio, tecnicamente, alcuni reati contro la personalità dello Stato sono ancora ipotizzabili e non prescritti: il problema di una realistica capacità di ravvisarli/qualificarli, e imputarne i responsabili, da parte della magistratura inquirente è reso quasi irrisolvibile dal passare del tempo: non solo i protagonisti rischiano di essere quasi tutti trapassati, nel frattempo, ma la formazione giuridica (e para-economica) dei magistrati diventa sempre più soggetta alla nuova concezion,e mercatista di matrice europea, del sistema delle fonti (verso la quali si nutre una diffusa soggezione, in nome della loro presuntissima capacità anticorruttiva).

      Ne discende oggi, e sempre più in futuro, l'estrema difficoltà di ravvisare l'elemento soggettivo del reato: gli stessi magistrati, una volta intrapresa tale via, rischierebbero di dover applicare tale metro rigoroso anche alle loro stesse precedenti pronunce... :-)

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  8. Esco dal seminato (ma non troppo!)anche al fine di sdrammatizzare: suggerisco vivamente il libro del prof. Mantovani che si è dato allo studio teorico della stupidità (Ferrando Mantovani, Stupidi si nasce o si diventa?, compendio di stupidologia, Edizioni ETS). L'Autore individua "scientificamente" anche lo "stupido politico" da cromosoma Z, prova scientifica data dalla "... rivoluzionaria scoperta del cromosoma sovranumeriario "z", riscontrato in tutti i più rappresentativi esemplari di politicanti analizzati, nazionali e stranieri, eurocomunitari e sovranazionali. Sicchè può dirsi, ormai, verità acquisita che il politicante è anche cromosomicamente diverso, per la presenza dell'anomalia di 47 cromosomi, anzichè dei normali 46. Cioè di un corredo cromosomico XYZ, nel politicante maschio, e XXZ, nel politicante femmina, al posto delle rispettive coppie normali XY e XX" (pag.49). Che non si riesca a risolvere il problema con qualche intruglio medico? :-)

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    1. ..EUGENETICA .. ??

      Carissimo,
      credo sia poco utile buttarla nella caciara mendeliana e nel darwismo sequenziale, il tema è poco (ndr nulla) cromosomico quanto culturale e conoscitivo e di una civiltà che garantisce e tutela le diversità ..

      Il resto è defeco della funzione termodinamica degli scarti .. tra riti scozzesi 

      Tiremm innanz !!

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  9. Carissimo,
    Io ci andrei piano anche con la cultura. Il termine deriva dal latino "colo" che significa anche colonizzare (Derrida dixit). La cultura è una parola magica e fin troppo ambigua e quindi abusata almeno quanto la parola "dio". Quale cultura? Nel libro da me segnalato (e che non è la Fenomenologia dello spirito, ragione per cui contiene anche inevitabili luogocomunismi) la parte II, sezione II, è intitolata "La stupidologia sociologica fenomenologica" in cui è compendiata una serie illuminante di fenomeni di stupidità legati proprio alla "cultura", quella che ci ha ridotto allo stadio terminale che ben sai e che è essa stessa "defeco". Non volevo "buttarla in caciara" tanto meno in quella "eugenetica". Credevo si fosse capito dal mio intervento volutamente "umoristico". Tuttavia, come disse Twain, la fonte dell'umorismo non è la gioia, ma il dolore. Ecco perché ti ringrazio comunque in quanto mi hai dato la possibilità di specificare. E Tiremm innanz!!

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    1. Un colonia batterica rigorosamente pop....

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    2. Zecche [xodidae o "zecche dure" e Argasidae o "zecche molli] per ragionare come disse Twain ..

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  10. Per Paolo Corrado. Il piano dei crukki é sganciarsi dallo zio e, quando nn servirá più, anche dal sud cotto a fuoco lento. Tanto che stanno ritirando a rate il loro oro depositato oltreoceano.
    Si stanno suicidando xrchè nn riescono ad ammettere che lo zio ha sommando la intelligenza e la tecnofinanza li ha in mano. Db ha leva 50. Se gli fan oscillare di 2% il sottostante son 1000mld cioè 50% del gdp dell'intera crukkolandia. La volontá di potenza niciana li acceca come fece il baffetto impazzito quando si mise contro mezzo mondo. L'incoscienza dei propri limiti sarà la nostra fortuna (del sud).
    Il ttip cioè smantellamento anche della sanità (x le pensioni il lavoro è ormai compiuto) sarà l'altissimo costo che poi dovremmo pagar x la loro protezione daincrukki. Questo nn è ciò che vogliono o nn voglio. Questo è ciò che accadrà. Come dice Severino: la filosofia nn dice ai popoli ciò che devono o non devono fare, ma mostra loro ciò che son destinati a volere.
    Ovviamente x stabilire se son io stesso affetto da illusione di onniscenza basterà aspettare.
    PS: i cds dello zio nn son un problema xrché son loro che controllano la tecnofinaza. Lehman fu un mediopiccolo agnello sacrificare x forzare la monetizzazione della rumenta. Monetizzazione che ora i crukki nn han più. Son disarmati.

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