venerdì 5 agosto 2016

IL GRANDE INGANNO DEL TOTALITARISMO PACIFISTA NELLA COSTRUZIONE €UROPEA. **


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1. Il discorso qui svolto, ha sempre avuto di mira gli antecedenti storico-economici ed istituzionali dell'idea federalista europea: abbiamo rammentato quello che, con esattezza profetica, avevano detto, dell'idea del "federalismo interstatale", Lenin e Rosa Luxemburg, e lo stesso Gramsci (p.10), circa l'inevitabile natura di spartizione imperialista della "torta" €uropa, - ovviamente tra i paesi più forti che avrebbero promosso tale assetto per via di trattati-, che avrebbe assunto: un esito che così bene aveva teorizzato Hayek, riprendendo e, anzi, accentuando (data la mancanza di una lingua e di un'effettiva tradizione culturale comuni) l'idea di Madison espressa in "The Federalist".
Abbiamo visto, tra l'altro, come Caffè, avesse costantemente evidenziato gli inconvenienti - che dal punto di vista degli hayekiani (cioè, nella sostanza strategica, di tutti i federalisti, anche quelli tatticamente più pragmatici e meno paludati di altisonanti filosofie, come Robbins), sono tutt'ora visti come dei pregi- di un liberoscambismo ossessionato dalla competitività esterna e dall'apertura indiscriminata delle economie (v. qui, p.8), a scapito di ogni azione sovrana dei governi per tutelare la piena occupazione come mezzo di democrazia sostanziale per costruire una società del benessere pluriclasse.

2. Potremmo allungare il discorso ulteriormente, menzionando gli innumerevoli indizi di conferma di questa effettiva finalità del federalismo europeo e delle sue dissimulazioni tattiche, per contrabbandare come pace la sterilizzazione progressiva delle sovranità democratiche, definite, senza alcuna remora e con infinito cinismo, come "nazionalismo guerrafondaio" (cioè con la consapevolezza di raccontare qualcosa di non vero, ripetendolo talmente tante volte da renderlo un'iperconvinzione orwelliana di massa). 
Questa dissimulazione tattica, è stata obiettivamente indispensabile, e risulta infatti di comune e coerente trasmissione nelle generazioni dei "padri fondatori" dell'€uropa
Parliamo di quelli effettivi, tipo Monnet, Amato e, naturalmente, l'Hayek dei tempi gloriosi della fondazione della Mont Pelerin Society: molto di più dell'ingenuo, - o meglio: "per ingenui"-, Manifesto di Ventotene, il cui ruolo fondativo, debitore della dominanza ideologica liberal-restauratrice di Einaudi e Robbins, è sostanzialmente una narrazione tutta italica di un processo fondativo che si è avvalso di ben più efficaci spinte, interne alla comunità oligarchica dei capitalisti propugnatori del governo dei mercati.

3. Nel fare questo riassunto introduttivo ho inserito dei links: ovviamente affinché possano essere letti. 
Più in generale, il discorso è stato in buona sostanza illustrato nella ricostruzione operata con "La Costituzione nella palude": le acquisizioni seguite a tale libro, grazie ai successivi contributi di Bazaar, Arturo, Francesco Maimone e altri (non vorrei dimenticare qualcuno), permetterebbero, già ora, di scrivere un ulteriore libro che raccolga in modo sistematico, come più di qualcuno ci ha chiesto, questo ulteriore quadro storico e di irresistibili politiche economico-istituzionali che fanno capo alla costruzione €uropea. 
E che dipingono un quadro che sfocia in un totalitarismo neo-liberista, condito dalla versione pan-germanica dell'ordoliberismo: un totalitarismo di cui gli stessi originali federalisti (cioè lo stesso Madison), avevano individuato i presupposti di instaurazione, solo parzialmente temuti (cioè un rischio che, tutt'ora si ritiene che valga la pena di correre).  
E questo (tiepido) timore era presente ben al di là della connessa, ma più pragmatica, formulazione di Hayek sulla preferenza per una dittatura, laddove la democrazia idraulica dovesse fallire la sua cosmesi di pre-indirizzo del consenso; cosmesi che, tanto bene aveva individuato Gramsci, ironizzando sulle lamentele, relative al voto "ottuso" delle maggioranze popolari, dei sostenitori delle "democrazie liberali" (p.14.1.), oggi reimposteci come forma di governo a totale obliterazione dei principi immodificabili della Costituzione del 1948.

4. Probabilmente, tale libro si farà, sempre, come sapete, nei limiti di tempo disponibile rispetto ad un così vasto lavoro di riorganizzazione di fonti, che costituisce un quadro impressionante della cosciente pianificazione dell'ordine sovranazionale dei mercati fattosi, strumentalmente, aspirazione ideale alla "pace" tra le Nazioni_
Una pianificazione che ha incredibilmente venduto tale false flag della "pace", in un'operazione di marketing mediatico che non ha precedenti nella Storia, a centinaia di milioni di cittadini, simultaneamente deprivati dei mezzi interpretativi per decodificare il vero disegno sottostante e per arrivare, di fronte agli effetti nefasti subiti nel concreto delle proprie esistenze, ad identificare i reali meccanismi di causa/effetto

Si tratta del "famoso" (almeno tra i pochi "consapevoli" che hanno la motivazione a voler sfuggire alla grancassa mediatica orwelliana) e gigantesco disegno promozionale di autoidentificazione delle classi colpite, - essenzialmente la massa della medio-piccola borghesia in via di neo-proletarizzazione-, con gli interessi delle elites, in nome della condivisione autolesionistica dell'obiettivo di abbattere il ruolo dello stato sovrano e pluriclasse, limitandone "il perimetro" e accettando che lo Stato, privato di sovranità monetaria e fiscale, sia "come una famiglia"

5. Una cialtronata che serve, a sua volta, a dissimulare la sua vera pietra angolare, lasciandola inavvertita su uno sfondo remoto (rispetto al senso comune delle masse), come una batteria di cannoni potentissimi, posti sulla collina e di cui si subisce il bombardamento da decenni, senza minimamente pensare ad alcuna azione di autoprotezione e di neutralizzazione: la dottrina delle banche centrali indipendenti.
Questo "paradosso europeo", d'altra parte, è l'altra faccia della  FORMIERTE GESELLSCHAFT, cioè della "macchina" del neo-ordo-liberismo e del lavoro-merce (contraffatto sotto la "tutela del consumatore"), che è stato così realizzato con tutti i suoi automatismi antidemocratici e antiumanitari.

6. Sul libro, se siete riusciti a seguire fino a qui il discorso con interesse, considerati i temi che sarebbero da affrontare (finalità effettive della costruzione europea, tattiche iniziali e attuali di dissimulazione, controllo sociale ed dei processi elettorali, totalitario, per via mediatica, prospettive di sua "irrinunciabile" conservazione ad ogni costo), mi trovo a chiedere a tutti i lettori più attenti un consiglio preliminare: come intitolarlo senza dover utilizzare una terminologia "respingente" che, pure sarebbe esatta dal punto di vista delle scienze sociali e della fenomenologia che dovrebbe ispirare la relativa ricerca.
Non mi troverei in totale accordo nemmeno con me stesso, dovendo intitolare un libro, rivolto a "risvegliare" coloro che sono immersi nel paradigma della proiezione identificativa autolesionista, "Totalitarismo e federalismo europeo", ovvero "Controllo sociale neo-liberista e conflitti sezionali", o altro ancora che ricomprenda tutti tali concetti complessi. 
E, d'altra parte, l'ennesimo libro "suggestivo" quanto inutile, pronto a subire l'etichettatura di bislacco e complottista, specie in un contesto accademico come quello italiano, non potrebbe fare a meno di riportare nel titolo qualcosa che ricordi questi stessi concetti.

7. Lasciandovi, per ora, con questo cortese invito "ideativo" di un titolo che concili queste contrastanti esigenze, mi pregio di riportarvi un brano tratto da un articolo di un giornalista economico irlandese, Vincent Browne, che, essendo giornalista (vantaggio non da poco), può svolgere il discorso essenziale riportato ne "La Costituzione nella palude" - e che merita appunto l'ulteriore approfondimento sistematizzato di cui abbiamo appena parlato- con questo (come si suol dire) "folgorante incipit":
"THE EUROPEAN UNION, its elites, its hyper fans had this coming to them.
They deliberately devised a supposedly idealistic project of a united Europe, founded on the subversion of democracy across the continent – the exclusion of the meddlesome masses, on an agenda that, inevitably, was going to deepen inequality.
All the bluster of a “social Europe” was just that. It was, essentially, never about anything other than the further enrichment of the rich, right from the inception of the European Coal and Steel Community in 1951.
One of the “visionary” founders of the European project, Robert Schuman said that European Coal and Steel Community was “to make war not only unthinkable but materially impossible” – and he may have believed that.
But what became of it was a huge cartel that enriched the shareholders and managers of the coal and steel industries. And so it has continued ever since.
The Euro project has progressed by similar deceptions."
8. Traduzione
"L'Unione Europea, le sue elites, i suoi accaniti fans, si trovano ora ad affrontare questo.
Essi hanno deliberatamente escogitato un progetto di europa unita presuntamente idealistico, fondato sulla sovversione della democrazia nell'intero continente, con l'esclusione delle masse della medio-piccola borghesia, in un'agenda che avrebbe inevitabilmente acuito l'ineguaglianza.
Tutto il blaterare di una "Europa sociale" era solo tale. Consisteva, essenzialmente, in niente altro che l'ulteriore arricchimento dei ricchi, fin dal concepimento della Comunità europea del carbone e dell'acciaio nel 1951.
Uno dei fondatori "visionari" del progetto europeo, Robert Schuman, disse che la Comunità europea del carbone e dall'acciaio avrebbe dovuto "rendere la guerra non solo impensabile ma materialmente impossibile", e forse ci credeva persino.
Ma ciò che in effetti si manifestò essere consistette in un  gigantesco "cartello" che arricchì gli azionisti e i managers delle industrie di carbone e acciaio. E da allora si è continuato con inganni analoghi".


45 commenti:

  1. Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi...

    Il titolo del libro, intendo. Un poco lungo ma poi a ben guardare è tutto lì...

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  2. Nella didattica terapeutica si usano le 'simulate', cioè si chiede allo studente di interpretare un ruolo (quello del paziente in una determinata situazione) per avere consapevolezza delle dinamiche, e dei vissuti emotivi ad esse connesse, che si muoveranno nel corso delle future sedute in cui si sarà seduti sulla sedia del terapeuta. Si dovrebbe lanciare una campagna nazionale con la quale chiedere a tutti gli italiani di simulare per un mese la propria vita senza tutti i servizi dello stato sociale. Si dovrebbero mettere a confronto le strategie di sopravvivenza di un disoccupato, di un impiegato e di un ricco imprenditore o professionista. Facile prevedere quale potrà essere la presa di coscienza riguardo a chi ha necessità di protezione e chi invece ha da specularci sulla offerta di protezione privata. Nel libro potrebbe essere incluso questo suggerimento.

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  3. Per una migliore efficacia comunicativa ometterei dal titolo i vari "...ismi", un titolo accattivante, soprattutto per chi non è avvezzo a tali argomenti, potrebbe essere "Èlite economiche e riprogettazione sociale" sottotitolo "Come il mercato aperto ha polarizzato la ricchezza di pochi e la povertà di tutti".

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    1. Ma di libri così, cioè con titoli, e specialmente, come nell'ipotesi proposta, con "sottotitoli" contro il globalismo e il capitalismo internazionalizzarto, oligarchia-finanza-brutta, ce ne sono a bizzeffe: un titolo senza riferimento all'€uropa (in tutte le sue accezioni sinonimiche), non avrebbe senso...

      In astratto, peraltro convengo sul titolo in sè, anche se fa perdere di vista l'aspetto del coerente e protratto continuum storico ed ideologico della costruzione europea: ma la "riprogettazione sociale" rimane un concetto tosto, se posto a livello divulgativo

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  4. IL GRANDE FRATELLO EUROPEO
    Controllo totalitario e strategie orwelliane del "sogno" ordoliberista.

    FEDERALISMO versus DEMOCRAZIA.
    Menzogna e conflitti (...) nell'Europa oligarchica.

    LA DEMOCRAZIA LIQUIDATA
    I fondamenti totalitari dell'UE.

    L'INCUBO DI SPINELLI
    Delirio liberale e democrazia negata nell'Europa attuale.

    IL BIS-PENSIERO UNICO
    La sostanza ideologica delle narrazioni europeiste.

    IL GRANDE MAQUILLAGE
    [Dalla] lotta di classe [ai] e conflitti sezionali nell'Europa ordoliberista.

    VON HAYEK A VENTOTENE
    Le radici liberali di un "sogno" antisociale.

    IL QUARTO PARTITO
    De Gasperi, Einaudi e la Costituzione tradita.

    I PATRIGNI FONDATORI
    Filogenesi del pensiero europeista [e del suo spaccio mediatico].

    IL DICIASETTESIMO LAND
    La sostanza ordoliberista del dominio tedesco in Europa.

    DALLA SOCIETÀ LIQUIDA ALLA DEMOCRAZIA LIQUIDATA
    Violazione dei diritti e decostruzione dello stato nel federalismo europeo.

    LA PROSECUZIONE DEL REICH CON ALTRI MEZZI
    Come l'UE del totalitarismo liberale distrugge la democrazia.

    L'ALTERNATIVA AL SOGNO CILENO
    L'UE e il proseguimento della dittatura con altri mezzi.

    SPINELLI E LA NEOLINGUA EUROPEISTA
    Smascheramento di un delirio distopico.

    Ne avrei forse ancora, ma nessuno di questi mi soddisfa del tutto (e poi dipende dal taglio del libro...).

    Dunque mi fermo. Volevo solo dare l'idea.

    È difficile trovare compromessi tra il linguaggio tecnicistico e quello marchettaro (che ho lasciato prevalere in questi titoli). Fossi in lei, dando per persa la gran parte del mondo accademico, punterei a catturare un pubblico più vasto (dico catturare solo in riferimento alla funzione di un titolo).

    Boh...

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    1. Consapevole della difficoltà della conciliazione, un paio di buoni spunti me li hai dati :-)

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  5. Nota di traduzione: "meddlesome" significa invadente, indiscreto. Non è un sinonimo di "middle-class".

    Proposte provvisorie per quanto concerne il titolo (premettendo che sarebbe comunque opportuno leggere il testo definitivo prima di definirlo): "Il totalitarismo realizzato"; "L'indipendenza totalitaria delle banche centrali"; "Il vetero-totalitarismo neo-liberista"; "Guerra o pace?"; "Il sogno totalitario"; "Il sogno della ragione genera mostri [con bandiera dell'UE in copertina]"; "La schiavitù disumana del [oppure nel] libero mercato"; "Ein Volk, ein Reich, ein Markt"; "Padri e padroni"; "L'uomo nuovo nella società capitalista"; "Ubercapitalismo [senza dieresi e con riferimento alla nota azienda]"; "La dittatura federalista"; "Il costituzionalismo dimezzato"; "Perché il nazismo ha vinto la Seconda guerra mondiale"; "L'Europa è morta: l'ha uccisa l'UE"; "Arrendetevi: siamo circondati"; "La guerra dell'euro: genesi e storia di una commedia tragica"; "Finirà male: ce l'avevano detto!".

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    1. La "dittatura federalista" è buono ma presuppone un lettore già formato su presupposti storici e istituzionali: "la guerra dell'euro" può essere un titolo efficace, ma andrebbbe un po' circostanziato...

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  6. Mi permetto di suggerire una cosa tipo questa:

    TU SEI L'ÉLITE
    Dal Verbo alla testimonianza: Mito e ideologia liberista nella costruzione unitaria europea

    Il titolo è un riferimento - nemmeno troppo velato - alla promozione di quell'autoidentificazione delle masse con gli interessi delle élites e, però, nella sua forma, in grado di attirare, a mio modo di vedere, un pubblico anche più vasto, dormiente: (nessuna presenza di parole "pericolose", vicoli ciechi quali ad es. "progetto", "dittatura", "orwelliano", "classi", "Stato", "Euro", "guerra": soltanto una diretta provocazione, che comunque racchiude in sé un concetto chiave, idonea a risvegliare l'attenzione di chi, avendo invece letto quelle parole "pericolose" ed "estreme" sarebbe stato solamente spinto a proseguire nel proprio sonno. L'idea, insomma, è quella di condurre il lettore a chiedersi con interesse: "Perché io sarei l'élite?" stimolandolo attraverso un riferimento diretto a lui personalmente - ma che nasconde tuttavia un significato profondo - e approfittando della consapevolezza che chiunque, più o meno inconsciamente, vorrebbe far parte di un'élite (in pratica si userebbero in piccolo le loro stesse tecniche: per un sognatore ci vuole un titolo da sognatore).
    Per il sottotitolo ho pensato di tendere a dare l'idea che si parli di una sorta di nuova religione (dato che lo è) e quindi ecco il Verbo (Hayek) e i testimoni (i nipotini) sulla falsa riga del Vangelo di Giovanni. "Mito e ideologia" rendono l'idea di quello che poi sarà chiarissimo leggendo il libro, mentre "costruzione unitaria europea" non solo conferisce il senso dello sviluppo nel tempo del progetto europeista, ma risulta essere anche una terminologia più leggera che non rimanda brutalmente alla tesi degli autori (sempre il solito pericolo di respingimento che Lei sottolineava nel post), ma simula un politically correct di fondo (necessario, mi ripeto un po', se si vuole allargare il gruppo dei lettori con finalità di "risveglio"). In altri termini, la mia idea è quella di mettere nel titolo una Cavallo di Troia (anche se onesto perché poi il lettore in teoria dovrebbe capire chiaramente che no! lui non è l'élite) senza tuttavia tradire minimamente il contenuto del libro e anzi, giocare un po' coi significati e i riferimenti.

    PS
    Anche nel linguaggio, a mio modo di vedere, il titolo non dovrebbe essere "pesante" con termini tipo "vetero-totalitarismo", "neo-ordo-liberismo" ecc.

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    1. La traccia è interessante: chiaro che il linguaggio utilizzato nei post è ormai, in buona parte, "meta", essendo la prosecuzione e l'implicazione del discorso che vi è svolto da anni.
      Basta leggere i due precedenti libri per verificare che, in essi, il materiale sistematizzato del blog è rivisitato anche nel linguaggio.

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    2. Sì sì certo, è facilmente verificabile leggendo. Peraltro scegliere il titolo tenendo conto di quelle considerazioni può indubbiamente essere utile per evitare l'effetto respingimento, ma... relativamente al popolo dei lettori, il quale corrisponde ad un numero davvero limitato rispetto al complessivo della popolazione italiana (con un poco più del 40% nella fascia d'età tra i 25 e i 64 anni e una spesa ridotta del 18% tra il 2010 e il 2015); se si considera poi che la stragrande maggioranza dei lettori preferisce romanzi appare chiaro fino a quanto si possa influenzare o anche solo raggiungere. Nel senso che più probabilmente il soggetto portato ad acquistare un Saggio su argomenti del genere possiede di per sé gli anticorpi necessari a bypassare un certo tipo di linguaggio "pericoloso" e convincersi all'acquisto, tutti gli altri invece proprio non ne sarebbero mai attratti a prescindere dalla scelta del titolo. Forse, per raggiungere realmente un pubblico più vasto e dunque i famosi dormienti, un romanzo sull'argomento funzionerebbe meglio oppure provare con un altro linguaggio tipo quello cinematografico, con un documentario (l'argomento si presta decisamente). O entrambi: il libro/saggio per un nucleo ristretto di lettori e il documentario per tentare di sfondare il muro delle abitudini e di una società che è diventata "impaziente" e "passiva". Sono riflessioni, così, senza pretesa alcuna.

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    3. Per il romanzo e per il documentario attendo da anni che qualcuno realizzi qualcosa di concreto e sostanziale.

      Ma, c'è il piccolo dettaglio che:
      a) sono attività che presuppongono - per un risultato utile che non sia di rafforzamento o gate-keeping del paradigma dominante-, di aver studiato e capito. E questo, inevitabilmente, al di fuori del sistema accademico, che ha rimosso e alterato, fino a livelli ormai difficilmente recuperabili, ciò che andrebbe effettivamente studiato: in termini molto pratici, per poter "studiare", in Italia, e probabilmente in Europa, praticamente c'è solo questo blog e, per l'economia politica, goofynomics;

      b) documentario e romanzo appartengono alla sfera mediatica (info)entertainment, e quindi sono sottoposti automaticamente al filtro, "pop", di compatibilità con il rigido underlying order dell'ordine internazionale dei mercati.

      A meno di non fare un romanzo o un documentario "off", cioè che sia prevedibilmente letto o visto più o meno dallo stesso numero di persone che leggerebbe un saggio appetibile per la sua attendibilità scientifica.
      Ma, in tal caso, avrebbero comunque, ed obiettivamente, meno efficacia e spinta motivazionale alla consapevolezza.

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    4. Certo. E il punto b) appare, in effetti, del tutto insuperabile. Ma sì! come affermato da Lei più sotto, tra i commenti, che sia dunque libera attività di pensiero critico da lasciare a futura memoria e alla coscienza presente di chi - per fortuna e/o volontà - non ha distolto lo sguardo.

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  7. Il problema sono gli "intellettuali": i "colti": quei colti che nel totalitarismo liberomercatista hanno coltivato solo gramigna e segale cornuta.

    « Con l’assassinio della deputata Jo Cox, l’ombra della follia era parsa distendersi sullo stesso referendum che ha condotto alla Brexit. Un paradosso, che proprio dall’Inghilterra fosse partita quest’onda emotiva, non di cuore ma di pancia. Perché proprio dall’Inghilterra era venuta la luce decisiva per il pensiero federalista di Spinelli ».

    Lo ricorda lui stesso nell’autobiografia (“Come ho tentato di diventare saggio”, Il Mulino, 1983): “Poiché andavo cercando chiarezza e precisione di pensiero -scrive- la mia attenzione non fu attratta dal fumoso e contorto federalismo ideologico di tipo proudhoniano o mazziniano, ma dal pensiero preciso e pulito di questi federalisti inglesi, nei cui scritti trovai un metodo assai buono per elaborare la situazione in cui l’Europa stava precipitando, e per elaborare prospettive alternative”.

    Ben poco di questa razionalità sembra sopravvissuto nei commenti agli eventi di questi giorni. E parliamo di ragion pratica, cioè dell’ideale di attuare pace e giustizia insieme alla democrazia, nel mondo globale di oggi. Scelgo due esempi che mi sembrano paradigmatici del discredito in cui versa oggi la dolce luce dei Lumi, tanto a destra quanto a sinistra, perfino fra gli intellettuali che dicono di apprezzare gli ideali di Spinelli.»

    E poi "l'illuminato Ernesto Rossi" che voleva «un libero mercato, ma vincolato dall’idea di giustizia»

    Certo, quella commutativa, proprio come von Hayek.

    « Puro decisionismo schmittiano, alla faccia della vita spesa da Spinelli per costruire un Parlamento europeo. »

    « quelle ambizioni universalistiche che definiscono la ragione, da Socrate fino a Bertrand Russell e ad Altiero Spinelli. »

    Socrate insieme a Russell e Spinelli!

    « il principio di autonomia e responsabilità personale, che si oppone alla potenza arcana delle personificazioni [d'altronde, anche Spinelli era un liberista reazionario, ndr], come la macchinazione universale (giudeo-plutocratica?) o il popolo che è origine, mezzo e fine, insomma dio. »

    Questa è Roberta De Monticelli su Libertà e Giustizia.

    Questa gente il bipensiero ce lo ha microchippato.

    Un referendum come "decisionismo schmittiano"?

    La "ragion pratica" de che? Che costei non ha mai aperto un libro che non sia funzionale alla patafisica? La prassi implica l'introiezione di ciò che si impara sui libri: implica un agire,una modifica dell'atteggiamento. Una crescita umana, etica e morale.

    (Ecco qualcosa che non si può veramente insegnare senza dare l'esempio: la morale)

    Questo è il primo titolo che mi viene in mente:

    «Europeismo, orrore e falsa coscienza: la fenomenologia della patafisica»





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    1. Ill.mo prof.Bazaar, queste tue azzeccate citazioni mi hanno "innervosito" (anche se non capiscono dove finiscono i brani riportati e dove iniziano i tuoi commenti).

      Una volta entrato in questo stato d'animo, ovviamente il tuo titolo mi va a fagiuolo.
      E proprio fregandomene di ogni aspirazione divulgativa, del tutto vana come mi ha già insegnato l'esperienza pregressa.

      Ed anche considerando come "dovrebbe essere" una libera attività di pensiero critico, visto che, escluso che il sistema di controllo mediatico consentirebbe mai una grande promozione e diffusione, l'unico vero divertimento rimane quello di lasciare A FUTURA MEMORIA (scientifico-sociale) quanto necessario a contrapporsi alla marea di "liberi e giusti" che farneticano di europeismo (e costituzionalismo) patafisico :-)

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    2. Certo, l'Europa buona e federalista contro l'eterna tentazione schmittiana. Si aprisse almeno Schmitt, che sì, era brutto, cattivo e nazista (in effetti...), però, anzi: quindi, oltre che fautore dell'indipendenza "neutralizzante" della banca centrale, pure federalista. E perché? Per le stesse ragioni, che spiega lui stesso (Il custode della costituzione, Giuffrè, Milano, 1981, pag. 148):

      “Prescindendo da questa possibilità, che pluralismo e fede­ralismo si alleino, cionostante l’organizzazione federale può essere tuttora un contrappeso particolarmente forte nei ri­guardi delle formazioni generali di potere pluralistico e i me­todi della loro politica di parte.”

      “In una comunità statale, che è contemporaneamente organizzata in federazione e retta a re­gime parlamentare, nell’odierno Reich tedesco, il federalismo assume di conseguenza due nuove giustificazioni: in primo luogo è un mezzo ausiliario per un giusto decentramento territoriale ed in secondo luogo, in modo analogo ai fraziona­menti autonomi sopra menzionati dell’economia pubblica del Reich
      [sta parlando della banca centrale] ed ai tentativi ancora da trattare di una «neutralizza­zione», esso può essere visto come un rimedio contro i metodi di un pluralismo politico di parte.”

      E' chiaro cosa vuol dire?

      Son pagati per studiare? E allora che studino!

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    3. @Quarantotto

      Ho fatto un po' di confusione con il corsivo: tra le virgolette, comunque, ci sono le perle della nota filosofista De Monticelli.

      Mi spiace per il nervoso, ma - più che pensare al titolo - volevo condividere l'emozione che genera l'inverosimile dissonanza cognitiva di questa gente.

      I reazionari di sinistra non li posso più tollerare: solo ora capisco che Preve non esagerava affatto quando affermava che i dotti delle ultime generazioni eran buoni a dir solo "scemenze". "Stronzate".

      Tra i marxisti che non hanno le minime basi di economia politica e che non san cosa sia il materialismo storico, e i divulgatori di Husserl che fan della patafisica in buona compagnia di costituzionalisti che fan democrazia filosofica insieme a filosofi morali, bene: posso darmi una sola risposta: questa è occupazione armata - totalitaria - della cultura e dell'educazione.

      Il piddino è stato formato con le edizioni Soros: peggio del democristiano a cui veniva conculcato il cattolicesimo di Roepke ed Einaudi.

      Non abbiamo più solo la Germania: c'è tutta la sinistra reazionaria da euro-denazificare.

      L'uomo nuovo federal-mondialista è obiettivamente un mutante.

      @Arturo

      Morto il comunismo hanno dato alla borghesia semicolta due nuovi giocattoli: ai radical-chic hanno dato il ciccio-bello-federalista-cosmopolita, ai nostalgici di una storia che non possono capire, ossia a quelli di "destra", hanno regalato la Barbie islamica, in modo così da unire: mesoginia, complotto giudaico-bolscevico e machismo alla Bognetti in una trasmutata nuova guerra tra civiltà.

      (Cosa ci sarà di civile nella guerra, poi, se si toglie lo Stato-nazione, lo sanno solo i federalisti de sinistra e de destra)

      Gli ariani non si dan più delle arie ma fanno aria. La trasmutazione dell'ariano in aerofago.

      Schmitt era giustamente federalista, d'altronde lo sono state tutte le potenze imperialiste della Storia: mezzo pianeta è federato perché è stato terra di sfruttamento coloniale britannico.

      (Considerando che Miglio è stato colui che ha sdoganato Schmitt in Italia, i conti col federalismo tornano)

      Non aggiungiamo, poi, che Leo Strauss proponeva per il dominio iperialista assoluto la completa dispersione della sovranità e la disintegrazione dello Stato brutto: certo, solo per i nemici: niente Stato, niente esercito (solo terrorismo...).

      Cosa è il federalismo globale prima della realizzazione della democrazia sostanziale in tutti i popoli della terra?

      Se gli stati nazionali - stando con Schmitt - hanno comportato la "civilizzazione della guerra", il federalismo è la pace tra le nazioni per mancanza di soggetti regolati dal diritto internazionale: dall'incivilimento della guerra, alla guerra civile permanente tra segmenti sociali e guerra per bande tra neofeudatari: 1984: l'apoteosi dei conflitti sezionali.

      Dove le uniche sezioni che non sono più in conflitto, sono quelle chiamate "classi".

      Per la gioia delle classi dominanti, ovviamente.

      Gli unici interessi "sezionali" che temevano i federalisti, d'altronde, erano quelli sindacali.

      Ma per l'analisi filologica dei documenti sarebbe necessario avere gli strumenti cognitivi adeguati e l'atteggiamento corretto: la fonomenologia non è una teoria filosofica. Non basta studiarne le basi teoriche; è un atteggiamento che implica una prassi. Nostra, cara, De Monticelli...

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  8. €UROPA ARRIVEDERCI
    La liberazione dagli inganni totalitari e la disfatta della avidita' mercantile

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  9. Carissimi,
    il gioco del titolo è troppo intrigante perché io possa sottrarmi. Se l'obiettivo è quello di coinvolgere una platea più ampia, io proporrei un titolo con le seguenti caratteristiche: breve, semplice (solo parole di uso comune), provocatorio, e che ponga una sfida alle certezze più consolidate.
    L'euro non è una moneta.
    In modo che nel lettore potenziale sorga la domanda: sì, vabbe, e allora cos'è?
    Leggiti il libro e lo scoprirai.
    Tom

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  10. Non mi cimento coi titoli (altri sono sicuramente più talentuosi di me). Anche se tanto non bastano mai, aggiungo invece ancora un paio di materiali (e sto continuando a raccoglierne).

    (Ri)Cominciamo con Caffè, Mano all'economia subito, "L'Ora", 30 giugno 1983 ora in Contro gli incappucciati della finanza, a cura di G. Amari, Lit Edizioni, Roma, 2013, s.p.: "Non avanzo profezie, né mi avventuro sul terreno politico. Preferisco restare nel settore dei miei studi, cioè nell’economia. E qui sento di dover ribadire le idee già da me sostenute. Bisogna dare maggior forza e importanza alla domanda interna, come uno degli elementi di fondo della dinamica interna, come uno degli elementi di fondo della dinamica economica rispetto alla dinamica internazionale. Non possiamo continuare a dire che dobbiamo aspettare che questa e quella locomotiva si metta in moto per porci a rimorchio in attesa che venga la ripresa.
    Esiste la possibilità di fare alcune cose subito sul mercato interno (edilizia, settore agro-alimentare ecc.) e intanto dobbiamo prepararci a fronteggiare la ripresa internazionale allineandoci su un grado soddisfacente di efficienza del sistema produttivo ed economico. È ormai una moda corrente dire che deve essere abbassato il costo del lavoro e non ci si accorge invece che l’efficienza del sistema economico dipende da molti altri fattori: dai trasporti, per esempio, o dai servizi postali o dal funzionamento complessivo dell’apparato statale, tutti punti decisivi se si vuole veramente partecipare alla ripresa internazionale.
    È riduttivo vedere tutto in funzione di quanto possiamo esportare, è riduttivo ritenere che la compatibilità del sistema dipenda solo dal fatto che il costo del lavoro sia basso. Credo che il risultato delle elezioni – e mi pare che questo aspetto non sia stato adeguatamente posto in rilievo – contenga un’implicita protesta rispetto all’assoggettamento del nostro paese a posizioni esterne, cioè alle posizioni dominanti.
    Scrivo sull’Ora e allora ricordo che un grande personaggio siciliano, Vittorio Emanuele Orlando, parlò a suo tempo, di «cupidigia di servilismo». Ebbene la protesta degli elettori ha colpito questa cupidigia di servilismo. Mi riferisco all’atteggiamento italiano nei confronti della Comunità economica europea, che attua verso l’Italia una vera e propria opera di vessazione impedendoci di fabbricare l’acciaio di cui abbiamo bisogno o di produrre le barbabietole da zucchero che ci necessitano. È necessario reagire a queste imposizioni. Altrettanto bisogna fare nei confronti degli Stati Uniti, davanti ai continui giri di valzer del dollaro, che ci danneggiano così gravemente. C’è una precisa disposizione del Fondo monetario internazionale che impedisce questi sbalzi della moneta americana. Basta farla rispettare.
    Mi auguro che tutto ciò venga attuato, che si rimetta mano alle leggi lasciate cadere a cominciare da quella sull’occupazione dei giovani per il servizio del lavoro. [...] Ciò che non vorrei vedere e sentire è l’uso e l’abuso di frasi fatte come rigore, austerità. Ne abbiamo proprio abbastanza."
    (Figuriamoci noi oggi).

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    1. Beh, in effetti problemi come il fabbisogno di acciaio di produzione nazionale e di barbabietole, nonchè quelli della disoccupazione giovanile e del costo del lavoro, furono poi "brillantemente" risolti da Craxi (iniziando lo smantellamento privatizzatore dell'industria manifatturiera pesante, spezzando le reni al sindacato, già mezzo morto di suo dopo l'adozione dello SME, reagendo, sì, ma a qualsiasi opposizione interna alle "vessazioni" europee, sme ristretto incluso).
      Quantomeno pose le premesse per una loro risoluzione...verso l'attuale assetto.

      E ciò fece punto per punto: sempre propugnando la costruzione europea con scelte precise e inarrestabili.
      Senza curarsi del volgare interesse nazionale...
      (ci sono tanti nostalgici che rifiutano la realtà dei fatti storici: quando si fanno scelte di governo sistemiche, ripetutamente e sempre nella stessa direzione, emerge una precisa visione e una volontà coerente. E non capisco di cosa siano nostalgici....o forse sì)

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    2. Con Craxi, almeno nel mio ricordo, inizia la stagione della "incomprensione" di sinistra. Diventò poi famoso il tormentone "non capisco ma mi adeguo", ma fu all'epoca di Craxi che si alzò per la prima volta il grido di guerra "Compagno... ma non hai ancora capito?"
      Dove "compagno" veniva pronunciato con lo stesso tono (e lo stesso significato: irrecuperabile cretino) con cui Gian Maria Volontè chiamava "Panunzio..." in "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto".

      Cominciava lo svecchiamento della Repubblica...

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  11. Ritorno poi un attimo sui fatti del '64, in particolare sugli interventi delle istituzioni europee di cui avevo parlato nei commenti a questo post. Avevo menzionato l'intervento di Marjolin: così ne riferisce Franzinelli (Il piano Solo, Mondadori, Milano, 2010, 237-8): "La durezza verso il governo di centro-sinistra contrasta con le posizioni politiche del vicecommissario della CEE, di orientamento filosocialista. Evidentemente, il timore delle ripercussioni europee di un'eventuale svalutazione della lira prevale sulle affinità ideologiche.” (Questo per chi sogna fratellanze con le sinistre europee).

    Il vero e proprio autore della lettera del 20 fu però niente meno che il primo Presidente della Commissione Europea, Walter Hallstein: "Il 20 maggio 1964 Hallstein invia a Moro un memoriale che raccomanda la riduzione della spesa pubblica, l'aumento della pressione fiscale e la soppressione o quantomeno il rallentamento della scala mobile sui salari, bocciando quindi la linea economico-finanziaria italiana: «La Commissione è del parere che l'assieme delle azioni intraprese non è sufficiente a ristabilire l'equilibrio desiderato e ad evitare il rischio che i progressi compiuti nella realizzazione del Mercato comune siano rimessi in discussione». (Ibid., pag. 69). Tre giorni dopo Carli presentava il suo piano di "risanamento".

    E qui arriva il bello (si fa per dire, ovviamente): "Incalzato in parlamento dai comunisti, che gli rinfacciavano «l'intervento straniero di Marjolin e Hallstein nella crisi del 1964 (intervento di Amendola alla Camera, 30 gennaio 1968, Atti parlamentari, p. 42865), Moro aveva ribattuto: «Quante fantasie! Il discorso di Marjolin è stato un normale intervento; nell'ambito della CEE simili consultazioni sono di ordinaria amministrazione»; concetti ribaditi nella replica finale al dibattito parlamentare, con l'affermazione che il comportamento di Marjolin «fu il più discreto, il più costruttivo, il più rispettoso che si potesse immaginare» (Atti parlamentari, pp. 42865 e 42921). Durante la prigionia il giudizio si ribalta e il memoriale [di Monte Nevoso, "documento straordinario e sottovalutato", lo definisce Franzinelli, rinvenuto il 1° ottobre 1978 dai carabinieri del Reparto di Dalla Chiesa] cita (in ben tre passaggi) l'operato del commissario CEE come un'«interferenza» condotta di concerto all'azione di Segni e Colombo: «Il fatto grave, ripeto, fu politico anche per il fatto dell'interferenza della Comunità europea nelle cose italiane, attraverso la missione Marjolin» (Il memoriale di Aldo Moro rinvenuto in via Monte Nevoso a Milano, a cura di Francesco M. Biscione, Roma, Coletti, 1993, p. 47)."

    Quando si ritornerà a capire a cosa servono e a chi le istituzioni europee non sarà mai troppo presto.

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    1. Te e Bazaar mi riportate coi piedi per terra: le riflessioni inquietanti che scaturiscono da queste raggelanti fonti storiche combinate, fanno ritenere che il punto del discorso a cui siamo ormai giunti, e te ne ringrazio personalmente, non possa che essere approfondito, rigoroso e senza nessuna illusione divulgativa. Non ce n'è più né il tempo, nè l'utilità tattica (chi poteva capire ha capito...e può essere sorretto. Per gli altri....ormai).

      Dunque, chi vuole seguire questo discorso lo faccia: a te, e agli altri più preziosi "cacciatori", chiederei solo di aiutarmi nelle varie integrazioni di fonti e, prima ancora, nella impostazione sistematizzata dell'opera.

      Questa è una sporca guerra e, come diceva Bazaar, una prosecuzione della guerra civile permanente in cui consiste il riaffermarsi (periodico e costante), dell'ordine internazionale dei mercati.

      Una guerra in cui noi siamo solo carne da cannone, ovvero cavie del folle laboratorio ordoliberista-pop, naturalmente (e intendendo correttamente i "cannoni" utilizzati nel contesto tecnologico di oggi).

      Dunque, astretti tra patafisica e sterminio, come armi di distruzione di massa, nel lungo "genocidio al rallentatore del popolo italiano" (e non solo), direi che spetta agli altri, egualmente e non meno interessati di noi, adeguarsi a contenuti e linguaggio: se vogliono sopravvivere, ovviamente.

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  12. Un titolo va al di là delle mie capacità.

    Magari un sottotitolo: l'usura diventata sovrana.

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    1. Anzi, no. Un titolo breve, non troppo esplicativo, così da attirare la curiosità: non più case di pietra. Per restare in tema e citare Pound (il linguaggio poetico ha il vantaggio della sintesi, adatta per i titoli).

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  13. I PATRIGNI FONDATORI
    Filogenesi del pensiero europeista [e del suo spaccio mediatico].( lo posso votare ?)
    da una intercettazione : - Banca: "Abbiamo un Europa " -

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    1. Potrebbe pure rendere un: "Padri ingannatori"
      Sottotitolo: "Lo spaccio mediatico del federalismo €uropeo: la restaurazione orwelliana dell'oligarchia".

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  14. IL BENESSERE COSTITUZIONALE SMARRITO NEL MERCATO GLOBALE
    sogno europeo di pace come incubo competitivo del presente

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  15. Consapevole dell'improbabile utilità del mio contributo mi cimento comunque nella proposta del laconico titolo :

    Unione Europea ovvero Tecnica di un perfetto colpo di Stati

    Domenico Scalamandrè



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  16. " 1981 ".....per richiamare " 1984, (Nineteen Eighty-Four)"....

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  17. Ho appena scoperto il blog: bellissimo.
    In base a quanto letto in un paio d'ore proporrei un:

    "FOGNANDO L'EURO: PANE, AMORE...DEFLAZIONE [SALARIALE]"

    Complimenti davvero...un vero peccato non avervi "scovato" prima.
    Luca

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  18. Nell'ambito dei titoli "suggestivi", "divulgativi", e ispirandomi alle idee di chi mi ha preceduto, all'utilizzo mistificatore della pace dell'ultimo dopoguerra, al ricorrere della parola "guerra" nei commenti e nella nostra vita e a "1984" e a "Quarantotto", dico:

    "GUERRA IN PACE"

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  19. Io suggerisco :
    - LA RIVINCITA DEL CAPITALE
    - €UROZONA : sogno o incubo ?
    - €UROZONA : come il neoliberismo ha distrutto le democrazie
    - LOTTA DI CLASSE; vinti e vincitori
    - €UROZONA E LE SUE ORIGINI : ritorno al feudalesimo
    - CAPITALISMO E POVERTA'

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  20. GUERRA IN PACE

    storia dello smantellamento degli Stati in nome del liberismo e dell'€uropeismo

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  21. Buongiorno ( e grazie) al Presidente e a tutti voi che intervenite a vario titolo.

    Tutto ruota intorno a cio' ed ESSI ne sono perfettamente consapevoli.

    " Si tratta del "famoso"....e gigantesco disegno promozionale di autoidentificazione delle classi colpite, - essenzialmente la massa della medio-piccola borghesia in via di neo-proletarizzazione-, con gli interessi delle elites, in nome della condivisione autolesionistica dell'obiettivo di abbattere il ruolo dello stato sovrano e pluriclasse, limitandone "il perimetro" e accettando che lo Stato, privato di sovranità monetaria e fiscale, sia "come una famiglia".

    Ne sono tanto consapevoli che si PRODIGANO nelle " FESTE" ( 3KM DA CASA MIA ) a proseguire nel" gigantesco disegno promozionale di autoidentificazione delle classi colpite".

    Il " VOLONTARIO- ottantenni- " che dichiara " Non ho bisogno di soldi, ho fatto il dirigente di ceramica per 33 anni e adesso ho bisogno solo di un po' di salute e di stare in mezzo alla gente e parlare con loro". ( Leggo la stampa locale e la conservo a futura memoria non trovandola on line)

    L'altra VOLONTARIA : " andrebbe maggiormente valorizzato il VOLONTARIATO che puo'essere una grande opportunità anche sul piano lavorativo per i giovani" .
    E tutti "entusiasti a lavorare nel " volontariato" della Festa.( aspettando Renzi ).

    Ma alcuni sanno che se non ci vanno( a fare i VOLONTARI ), non riescono a portare a casa la pagnotta.
    E' ora ( anche tardi) ma di cominciare a scrivere nero su bianco che il VOLONTARIATO altro non è che MERCE DI SCAMBIO.
    La pagina FB della Festa è davvero un vero....capolavoro..... https://www.facebook.com/FestadiVillalunga/?fref=ts

    Io mi rintano a tratti sulla Via Francigena, con tanto di ceri da accendere nel cammino perchè ce ne sarà davvero bisogno e continuo a leggervi sempre. Cordiali saluti.

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  22. LA DUREZZA DELLA VITA
    (otc)

    Ancora una volta fa spcie - ed è speciale sentire la simbologia del "coraggio del duro lavoro" pronunziate dal PdR e di solidarismo con i migranti del xxi secolo dal PdS della Repubblica Italiana in occasione del 60* anniversario della strage di Marcinelle (miniera belga) dove perirono 262 persone su 237 lavoratori presenti in quel momento di cui 126 (44.000 "immigrati" italiani su 143.00 minatori) barattati dal governo De Gasperi con le associazioni industriali belghe in cambio di un accesso "favorevole" al minerale a basso prezzo con un "ragionevole costo del lavoro.

    60° che non parlano di assenza di elementari assenze di prevenzione e sicurezza del lavoro, delle responsabilità coperte e depistate della proprietà edirigenza de Bois du Cazie di Marcinelle.

    Mai una verità storica solo "durezza del vivere" e "solidarietà" e non dignità del lavoro.

    Una vergogna ..

    That's all, folks !!

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  23. Molti dei titoli proposti hanno buoni spunti a volte divertenti. Qui sotto qualche pasticcio su quelli che mi hanno colpita di più:

    1)€Uropa: l'euro non è una moneta

    2)€Uropa o sia Von Hayek a Ventotene:
    le radici liberali di un "sogno" antisociale

    3)€Uropa
    le radici liberali di un "sogno" antisociale

    4)€Uropa, l'élite impossibile.

    Si sarà notato che mi piace la formulazione €Uropa. Mi pare un paratesto che riesce a dire tre cose e a suscitare curiosità con la massima concisione. Lo metterei anche come titolo da solo, ma non è abbastanza esplicativo, temo.
    Ma ci vorrebbe un marchettaro di professione per trovare il ritmo giusto...

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  24. E anche €uropa, guerra in pace.

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  25. Da buon ultimo, pensato sotto la doccia sogghignando senza troppa serietà d'intenti:

    TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE
    L'euro, l'Europa, la rana bollita

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