domenica 12 febbraio 2017

INCONTRO DRAGHI-MERKEL: MA L'ART.130 TFUE E' IN DESUETUDINE APPLICATIVA?


1. In attesa delle elezioni, - non quelle in Italia, dove per definizione le cose, nel breve temine, non possono cambiare in modo sostanziale- c'è una notevole confusione in €uropa: al punto che, all'interno nell'avvicendarsi di notizie, e analisi espertologiche, orwelliane, sfuggono i risvolti di quelle veramente rilevanti.
Prendiamo l'incontro Draghi-Merkel di un paio di giorni fa. La cancelliera aveva parlato di "europa a più velocità" e, in molti, l'avevano fraintesa: in effetti, ciò che contava, in quella dichiarazione, era più un'oscura minaccia a chi non si adeguava all'intensificazione dell'attuale modello mercantilista a trazione germanica che non la prospettiva di una volontà politica di cambiare i trattati. Insomma, contava più quello che non era stato detto: e di sicuro non era stato detto, dalla Merkel, che lei, proprio lei, ipotizzasse un euro a più velocità.

2. Su questo punto, riportiamo la sintesi "ufficiale" dell'incontro fatta dal Corriere della sera
Non hanno parlato di tassi d’interesse, Angela Merkel e Mario Draghi, nel loro incontro alla cancelleria di Berlino. Hanno però parlato di qualcosa di più: del futuro dell’Europa. E la cancelliera ha chiarito che la sua proposta di diverse velocità d’integrazione non riguarda l’eurozona, da mantenere unita. «Non è vero che ho parlato di velocità diverse riguardo all’eurozona — ha detto dopo il colloquio con il presidente della Bce — Anzi, l’area euro dev’essere coesa e continuare a sostenere tutti i progetti varati assieme, come il fondo salva Stati» 
La confusione, chiunque l'avesse fatta e amplificata, viene esplicitamente stigmatizzata:
Nei giorni scorsi, c’erano state discussione e confusione sulla proposta di Merkel di formalizzare un’Europa a velocità multiple. Tra queste, il sospetto che intendesse un nucleo forte di Serie A e i Paesi deboli ai margini. Idea che avrebbe messo in discussione la tenuta dell’euro. Dopo avere parlato con il guardiano della moneta, Merkel ha voluto dunque precisare che la proposta riguarda altro, non l’unità valutaria.
3. Al di là di fumose esemplificazioni sulle "diverse velocità" in alcuni irrilevanti settori (almeno per le priorità dei cittadini comuni che, in €uropa, sono alle prese con disoccupazione strutturale devastante e distruzione sistematica del welfare), al di là della generica inquietudine, priva di qualsiasi autocritica, per cui l'UE sarebbe alle prese con "enormi cambiamenti", appunto, "nell’era della Brexit, di Donald Trump e delle crisi multiple dell’Europa", l'incontro è servito in pratica per dire che l'applicazione dei trattati prosegue per quella che è, che è sempre stata e che sempre sarà
Anche nei settori, - su tutti l'immigrazione e il controllo dei megasurplus esteri di Germania e Olanda-, in cui le crisi "multiple" sono, evidentemente, dei momenti evolutivi interni al "migliore dei mondi possibile". Quello dei trattati della pace, della cooperazione e della "durezza del vivere".
4. Infatti, ci tiene a precisare il Corsera, 
"Draghi...non ha mai caricato di significati eccessivi il surplus commerciale tedesco e sa che Merkel non potrà, in un anno elettorale, frenare la spinta all’export delle imprese". 
Traduciamo però in termini di previsioni normative dei trattati questo bel siparietto, così rassicurante e sereno sul futuro dell'eurozona: la Merkel, in veste e nell'esercizio delle sue funzioni di capo del governo dello Stato membro dell'eurozona più importante, - che passa il suo tempo a pianificare e a dettare le politiche socio-economiche cui, esplicitamente, si devono adeguare gli altri paesi dell'eurozona stessa-, incontra il presidente della BCE, la più importante istituzione "federale" dell'eurozona (anzi, l'unica, necessaria e sufficiente, a rigor di trattati) per rassicurare tutti gli altri Stati membri che le cose andranno avanti così.
Quindi, Draghi avrebbe ricevuto e/o sollecitato istruzioni, attinenti all'esercizio delle sue funzioni, - se non altro perché la Merkel avrebbe potuto ventilare un diverso quadro normativo che regolasse tale esercizio-, e la Merkel, proprio riguardo all'esercizio della sua iniziativa politica quale capo di governo in proiezione applicativa ma anche modificativa dei trattati (le "più" velocità), avrebbe ricevuto e/o sollecitato istruzioni da Draghi. 
Chiariamo che le istruzioni sono proprio delle indicazioni orientative, adottabili nelle più diverse forme, compreso un incontro "diplomatico", pubblico e "protocollare", attinenti ai rispettivi indirizzi generali nell'esercizio dell'ampia discrezionalità che caratterizza sia i poteri della BCE sia, al contempo, il potere di negoziazione, rilevantissimo, che all'interno delle istituzioni €uropee caratterizza la posizione di capo del governo tedesco.

5. E cosa dicono i trattati sul punto? Quello che è espresso nell'art.130 del TFUE (che abbiamo già incontrato varie volte):
"Nell'esercizio dei poteri e nell'assolvimento dei compiti e dei doveri a loro attribuiti dai trattati e dallo Statuto del SEBC e della BCE, nè la Banca centrale europea, nè una banca centrale nazionale nè un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o agli organismi dell'Unione, DAI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI nè da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni gli organi e gli organismi dell'Unione, NONCHE' I GOVERNI, DEGLI STATI MEMBRI SI IMPEGNANO A RISPETTARE QUESTO PRINCIPIO E A NON CERCARE DI INFLUENZARE I MEMBRI DEGLI ORGANI DECISIONALI DELLA BANCA CENTRALE..."

6. Dunque, l'anomalo incontro tra il presidente della BCE e il capo del governo tedesco, culminato in una dichiarazione concordata che indirizza la futura discrezionalità di entrambi nell'esercizio delle rispettive funzioni all'interno del quadro istituzionale UE-M, è esattamente la situazione che è vietata dalla norma in questione. 
Basti pensare che Draghi, - che è abituato ad esternare, anche in via scritta, sulle più minuziose istruzioni relative alle politiche fiscali dei paesi dell'eurozona, e sulla priorità delle più drastiche riforme del mercato del lavoro-, viene indotto, a sentire il Corsera, a glissare, per l'ennesima volta, sul surplus commerciale tedesco che, sul piano delle sue competenze, influisce in modo decisivo nel rendere insostenibile l''eurozona e nel vanificare i suoi tentativi, più o meno creativi, di limitare le asimmetrie determinate dalla moneta unica.
L'assuefazione a questa alterazione applicativa dei trattati (economici), nei ruoli dei rispettivi protagonisti, e negli indirizzi anticooperativi che ne scaturiscono, - tutti rafforzativi delle problematiche che comporta la moneta unica-, è una cosa molto grave.

7. E in questo quadro, risulta quasi un beffa che, contemporaneamente all'incontro in questione, la Germania abbia, ancora una volta, preso un unilaterale posizione sulla questione Grecia, come, sempre lo stesso articolo, ci riferisce:
Sempre ieri, una vecchia crisi è tornata, quella greca. In discussione è la sostenibilità del piano di salvataggio ellenico da parte dell’Europa. Le opinioni sono contrastanti e il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha detto che Atene deve fare le riforme stabilite, «altrimenti dovrà andare per un’altra strada», cioè abbandonare l’euro. Posizione forte, come da tempo ha il ministro tedesco sulla questione. Ma che Merkel ha poi sempre mediato, con l’appoggio di Draghi, per non mettere in crisi l’eurozona. Due leader uniti di fronte alle debolezze dell’Europa.
8. Cosa poi abbia mediato la Merkel, con l'appoggio di Draghi, nel massacro continuativo della Grecia, non è dato di sapere. Specialmente se ha appena detto a Draghi che l'eurozona non si tocca, cioè che la Grecia deve rimanere nell'euro...per ripagare i debitI corrispondenti al surplus tedesco. Il che vale, come monito e esempio "educativo", per tutti i paesi "debitori" dell'eurozona.
Ma questo è è lo stesso identico concetto espresso da Schauble, che ipotizza la Grexit solo dopo essersi assicurato che i soldi dell'ESM e della trojka abbiano messo al sicuro i crediti bancari tedeschi, prospettando che l'uscita, cioè il default, ovvero il taglio concordato del debito greco, comunque accompagnato dalla svalutazione della neo-dracma, siano a carico di chi ha contribuito all'ESM...cioè noi (che avevamo posizioni creditorie trascurabili, a differenza dei francesi, verso la stessa Grecia).

8 commenti:

  1. UNUM CASTIGABIS, CENTUM EMENDABIS

    Una locuzione adottata da altri - Mao Tse-Tung, le BR, le hazet-36 milanesi .. – ma c'è sempre qualcuno, più “bravo” degli altri, ad usare un fattore moltiplicativo - l'uno a dieci dell'Ordungspolizei nella rappresaglia di via Raselli – e la rievocata “memoria (con)divisa”.

    Ho compreso il dramma di andare a prendersi un Caffè ..

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  2. Qualora il disegno tedesco di una industria €uropea orientata dal modello esportatore e ovviamente diretta e dominata dalla Germania si realizzasse – cosa non così verosimile a mio avviso – non avrebbe in ultima analisi come conseguenza la marginalizzazione dell’€uropa ? E questo nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore delle ipotesi non verrebbe vista come una realtà geopolitica aggressiva da parte dell’Asia oltre che dagli SUA? con le conseguenze che tutti possiamo immaginare.

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  3. “Credo che dobbiamo affrontare alcune questioni. La prima è che i duri programmi di austerity sono stati un fallimento completo. Ho viaggiato in Grecia, ho incontrato molti greci, ho amici professori in Grecia che dicono che questi piani di austerity stanno davvero danneggiando in modo profondo la popolazione e che la situazione, semplicemente, è insostenibile. Dunque, vale forse la pena di chiedersi se ci possa essere qualcosa di peggio rispetto a quanto sta avvenendo ora”.
    (Ted Mulloch)

    “Futuro euro si decide nei prossimi 18 mesi. Grecia chiederà di uscire”

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    1. E questo è puro buon senso, aderente ai fatti (e non alla loro negazione).
      Ma è del tutto evidente che la classe dirigente italiana ignora intenzionalmente tutto questo e converte ciò che ha detto Mulloch in grida isteriche di "protezionismo; nazionalismo guerrafondaio; populismo" e via dicendo.

      Se questo esercizio di autodifesa delle oligarchie sia, come pare, miope e distruttivo, tuttavia, lo riveleranno solo i prossimi appuntamenti elettorali europei (Olanda e Francia per cominciare) e le mosse che concretamente adotterà l'amministrazione Trump.

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  4. Al Ventotene's vaudeville (http://orizzonte48.blogspot.it/2016/08/ventotenes-vaudeville-la-penosa-agonia.html) erano presenti in tre. Dei tre (due dei quali erano volgari reggimoccolo) ne è rimasto uno (come prevedibile), il vero ed unico protagonista, l’erede attuale di Erhard: Ang€la. Nessuna soluzione politica o giuridica, solo una SSoluzione (finale) di natura tecnocratica basata sull’economia sociale di mercato. TINA.

    La donnina prussiana porta alle estreme conseguenze la razionalizzazione neocapitalistica, fenomeno che un vero democratico aveva ben chiaro già illo tempore:

    “… La formula “schiavitù o genocidio”, che gli americani hanno adottato in casa con i pellirosse e all’estero con i vietnamiti, è, su scala ingigantita, LA FORMULA CHE LA SOCIETÀ TECNOCRATICA (la “formierte Gesellschaft” di cui sognava il cancelliere Erhard) adopera ogni giorno con gli individui che non si piegano al ruolo di congegni: DISOCCUPAZIONE, EMARGINAZIONE, FAME, MORTE CIVILE … sono il prezzo che la società impone per questa insubordinazione…” [L. BASSO, A trent’anni dal 25 luglio, il fascismo invisibile, su Il Giorno, 25 luglio 1973].

    Tanto per intenderci:

    “… Sono passati appena trent’anni da quando l’Europa si è liberata, con enorme sacrificio di sangue, dalla tirannide nazista, ed è troppo presto per dimenticare che IL SISTEMA REPRESSIVO È PURTROPPO UNA COSTANTE DELLA POLITICA GERMANICA, e che SE LA DEMOCRAZIA CHIUDE OGGI GLI OCCHI DI FRONTE AI PRIMI SEGNI DI UN PROCESSO CHE SI RIPETE DOVRÀ PAGARE DOMANI UN PREZZO TROPPO ALTO per scuotere il giogo.

    In un commento alla morte della Meinhof scritto per un quotidiano milanese ho già rilevato come dalle leggi eccezionali di Bismarck del 1878 alla legge hitleriana del 7 aprile 1933, dall’ordinanza di Adenauer del 19 settembre 1950 alla legislazione attuale, queste forme di repressione eccezionali siano un continuum della storia tedesca. LA CLASSE DIRIGENTE TEDESCA È SEMPRE RIUSCITA E PRESENTARE AL POPOLO UN’IMMAGINE IDEALE DELLA SOCIETÀ GERMANICA E A SFRUTTARE IL SENSO DELL’ORGANIZZAZIONE, DI CUI IL POPOLO TEDESCO È LARGAMENTE DOTATO, PER FAR ACCETTARE IL CULTO DELL’OBRIGKEIT e il ruolo del suddito cui Fleinrich Mann dedicò in anni molto lontani un indimenticabile romanzo.

    Questa mistificazione è ancor oggi l’ideologia dominante presso il tedesco medio. Già il cancelliere Erhard aveva sviluppato la teoria della Germania come formierte Gesellschaft, come società organizzata e strutturata, in cui ogni più piccolo congegno deve ubbidire alla logica del meccanismo (che è il MECCANISMO DEL PROFITTO CAPITALISTICO) per non intralciarne il funzionamento….” [L. BASSO, Mistificazione e repressione, su Il Messaggero, 18 maggio 1976].

    E la Prussia ha (ormai da tempo) forti alleati interni, re Giorgio, il quale, in un delirio insopportabile, chiede ancora più cessioni di sovranità (http://www.imolaoggi.it/2017/02/11/napolitano-bisogna-cedere-sovranita-alle-ue-e-reagire-alle-correnti-populiste/)

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    1. Certo che Lelio disponeva di una cultura sterminata.

      Mi chiedo, quando si incontrò con Gramsci in carcere, quale fosse il livello del confronto.

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  5. Nell'Europa delle regole, le regole......si ignorano.

    Incredibile ma vero...... mai e poi mai, anche solo 10 anni fa, avrei pensato di trovarmi di fronte tutto questo.

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    1. Beh, eppure è da più di dieci anni che accade...solo che non ci facevamo caso, presi dall'idea che la nostra politica fosse corrotta e distante dai cittadini, lo Stato spendaccione e B. l'epitome dei conflitti di interesse; ergo, l'€uropa ci avrebbe salvato da tutto questo.

      Ora è chiaro quale fosse il frame e il riassetto di potere già in corso (dall'approvazione nel 1978 dello SME): solo che a unire i puntini erano stati solo Basso e Caffè, finchè si era in tempo.
      Ora possiamo solo tentare di salvare il salvabile della democrazia costituzionale. Forse.

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