lunedì 5 giugno 2017

LA GUERRA CIVILE FREDDA NEGLI USA. L'INTERESSE DELLA GERMANIA...E QUELLO ITALIANO


http://slideplayer.it/slide/5514208/17/images/11/La+guerra+fredda+Anche+una+guerra+civile+fredda+Il+maccartismo.jpg

1. Ci conforta ("rallegra" sarebbe francamente eccessivo) che dalla Germania arrivi un riscontro alla congettura che avevamo formulato in questo precedente post
"...la Merkel, (certamente "piccata" a titolo personale per il trattamento ricevuto nella sua visita a Washington), inaugura la, per molti versi clamorosa, linea di esplicito anti-americanismo, giustificato dall'avversione ad personam verso l'attuale POTUS.
...è meglio chiarire in cosa realmente si traducano i "passaggi fondamentali" che la Merkel vorrebbe imporre, reclamando una leadership fondata sullo "stato di eccezione" - cioè sulla (di lei) effettiva sovranità, a ben vedere- determinato dalla situazione conflittuale con Trump...da lei stessa creata (!). 

2. Il riscontro è in questo post di "Voci dalla Germania", di cui riporto il passaggio più pertinente al tema: 
"a) che Merkel intenda mettere in campo una nuova "dottrina geostrategica" che implica un allontanamento dagli Stati Uniti è altamente improbabile. Angela Merkel è personalmente ancora molto ben collegata con gli Stati Uniti. E' supportata senza riserve ed in maniera convinta da una parte molto consistente degli Stati Uniti, appoggio ben visibile durante la partecipazione di Obama alla "Giornata della Chiesa Protestante". Merkel si trova evidentemente a suo agio con quella parte degli Stati Uniti che non sostiene Trump, con la NATO guidata dagli USA e probabilmente anche con una larga parte dell'amministrazione americana

b) il conflitto con gli "Stati Uniti di Trump" potrebbe essere addirittura parte di un accordo. Merkel in questo modo potrebbe contribuire ad isolare ulteriormente Trump e a fare in modo che ci si possa sbarazzare di lui. L'attacco di Merkel permette al New York Times e al Washington Post di esagerare lo scontro in corso e di poter parlare di uno "spostamento tettonico"."

3. Naturalmente, dobbiamo sempre tener conto della genesi a trazione USA della costruzione europea, che si serve della Germania cui, appunto, viene concessa la posizione di paese egemone in €uropa in cambio del ruolo di garante del controllo politico-economico degli Stati europei in funzione del preminente interesse statunitense. Lo abbiamo già visto: 
a) Qui, p.4:
"E' stata Washington a guidare l'integrazione europea nei tardi anni '40, finanziandola in modo "coperto" tramite le Amministrazioni Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon.
Sebbene talvolta irritati, gli USA hanno fatto affidamento sull'unione europea da allora per dare ancoraggio agli interessi regionali americani accoppiati nella NATO...
La dichiarazione Schuman che segnò la riconciliazione franco-tedesca - e che avrebbe condotto alla Comunità europea nei suoi vari stadi- fu preparata dall'allora Segretario di Stato Dean Acheson nel summit di Foggy Bottom (ndr; un nome in sé già presago dei contorni indefiniti, per le opinioni pubbliche, dei disegni perseguiti). "E' cominciato tutto a Washington" dichiarò il capo dello staff di Schuman.
...Fu l'amministrazione Truman che "forzò" i francesi a cercare un modus vivendi con la Germania nel primo dopoguerra, arrivando persino a minacciare di tagliarle i fondi del Piano Marshall in un acceso meeting coi leader francesi che recalcitravano nel 1950.
...Negli anni che seguirono vi furono gravi errori di valutazione, naturalmente. Un "memo" datato 11 giugno 1965, impartisce al vicepresidente della Commissione europea l'istruzione di perseguire l'unione monetaria in modo "innavvertito" (dalle opinioni pubbliche: "by stealth"), sopprimendo il dibattito fino a quando "l'adozione di tale proposta non fosse divenuta praticamente ineludibile"...

b) e qui, nell'intervento originale di Di Vittorio (Camera dei Deputati, seduta di lunedì 16 giugno 1952, dibattito sulla ratifica del trattato CECA, Atti Parlamentari, pagg. 38833 e ss.) circa la consapevolezza che, la parte più attenta della (allora) sinistra, dimostrò di avere riguardo al fatto che alla prevalenza degli interessi privati (!) della grande industria (franco)tedesca, corrispondesse un'inevitabile e simmetrica sottomissione italiana:
Il piano Schuman sottopone l’Italia, in materia di politica economica, alla dominazione straniera; il piano Schuman affida in mani straniere lo strumento più potente ed efficace di cui l’Italia dispone, cioè la sua siderurgia, che è invece la base indispensabile, fondamentale, direi unica, al fine di compiere lo sforzo per accelerare 1’industrializzazione del nostro paese, la meccanizzazione dell’agricoltura e quindi lo sviluppo economico e civile di tutta la nazione. È vero, vi è un articolo del trattato che stabilisce che l’Italia, nel pool del carbone e dell’acciaio, nella cosiddetta comunità europea, è a parità di condizioni con altri Stati; ma questa eguaglianza è puramente fittizia.
...
“Il fatto stesso che il trattato prevede una maggioranza qualificata nell’ambito dell’Alta Autorità, per tutte le decisioni importanti, esclude l’Italia automaticamente dall’avere un peso in queste decisioni. 
Quindi, la sottomissione del1’Italia ad interessi stranieri è sancita, è ammessa e consumata. Questa fittizia uguaglianza giuridica, dunque, si può benissimo paragonare a quella uguaglianza giuridica che una compagnia di lupi offrisse a degli agnelli.
...
Qui si tratta, dunque, di una coalizione di Stati che amministra interessi privati, non certo per subordinarli a quelli della collettività. Qui avviene il contrario: sono gli interessi e le esigenze di vita e di sviluppo della collettività che vengono subordinati agli interessi privati dei monopoli americani che si sono inseriti nei monopoli tedeschi e francesi.
Tutto ciò, naturalmente, fa dire a voi: ma finalmente avremo la liberalizzazione, ed in questo modo vi sarà il libero scambio e quindi grandi possibilità di sviluppo. Noi non ci crediamo, e non crediamo nemmeno alla liberalizzazione in senso assoluto come fattore di progresso. Adesso si dice: ma voi siete allora dei protezionisti. Questa è una polemica antica: protezionismo e liberismo.
Noi proletari siamo per lo sviluppo economico e civile massimo di tutte le nazioni, a cominciare dalla nostra. Se a questo scopo, in determinate condizioni storiche, politiche ed economiche, può servire il liberismo, siamo liberisti, se in determinate condizioni invece può servire una protezione ragionevole del caso per caso, siamo anche protezionisti; l’essenziale è stimolare al massimo il progresso economico e civile della nazione.”


4. Ci è parso utile non linkare semplicemente queste premesse e riportarle per intero. 
La Merkel incarna una rivendicazione "definitiva" della sovranità sull'intera €uropa intorno alla sua leadership
E questo non può che significare l'ulteriore escalation di quella sottomissione dell'Italia a interessi stranieri e, per di più, privati. Non a caso, Di Vittorio, anticipa, di oltre 50 anni, il senso sostanziale di quel "diritto internazionale privatizzato", mediante trattati multilaterlali di liberoscambio, di cui parla Lordon, (v. qui, p.6).
Il "piano segreto" della Merkel accentua e porta a compimento il disegno di una Germania mandataria degli USA, - intesi come quella componente fondamentale della loro struttura di potere che sottosta costantemente alla "costruzione europea"-,  e massimizza al massimo grado la realizzazione di questi interessi solidali.

5. L'elemento di dissonanza, rispetto al lineare percorso di questo "sodalizio", è quella sorta di guerra civile fredda che, all'interno degli USA, vede contrapporsi l'attuale presidente al c.d. Deep State (sintesi di un conglomerato di interessi economico-finanziari, bipartisan, strutturati all'interno dello Stato USA, secondo la stessa definizione che ne danno i commentatori americani).
La Merkel, come ci suggerisce il surriportato articolo di Albrecht Müller, è in fondo coerente con la "tradizionale" posizione, e convenienza, della Germania. 
Ma la lotta di potere interna agli USA non è ancora decisa: Trump pare aver delle frecce al suo arco. 

5.1. Naturalmente, in tutto questa gigantesca lotta di potere, l'Italia non pare aver chiaro da che parte gli convenga stare.  
Gli interessi economici e sociali nazionali, per la verità, suggerirebbero di rammentare la "lezione" di Di Vittorio e di non farsi tirare dentro un assurdo allineamento con gli interessi tedeschi e con la loro violazione dei più elementari principi di leale cooperazione politico-commerciale con il resto del mondo.
Più probabilmente, - mentre tra "sconti" sedativi (preelettorali) sulla legge di stabilità e prospettive di accentuazione della "durezza del vivere", propugnate da Bankitalia (e non solo), si avvicina un redde rationem elettorale-, si sceglierà di non scegliere.
La stessa idea che un governo tecnico possa avvicendarsi a quello attuale per portare a termine la legislatura esclusivamente in funzione dell'approvazione di una legge di stabilità imposta sotto l'egida della volontà dei "mercati", conferma l'irrilevanza del voto, quanto e più dell'ipotesi di un anticipazione delle elezioni subordinata all'approvazione generale della stessa legge di stabilità.
Ma così facendo, "non scegliere", e quindi fingere che la situazione sia sostenibile rimanendo nella traiettoria dell'eurozona a leadership franco-tedesca, fa crescere la possibilità che si verifichi un neo 25 luglio...

17 commenti:

  1. Sono sincero, la notizia odierna della rottura dell'allineamento fra i paesi del Golfo mi ha non poco sorpreso... Trump (il suo entourage) sta giocando delle carte che non avrei mai pensato potesse usare... staremo a vedere cosa accadrà...

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    1. Certamente è una mossa sorprendente: sulla sua efficacia non è facile fare un pronostico perché disponiamo, per ora, di troppo poche informazioni attendibili.

      E comunque, è una mossa che da sola non può costituire il "game changer": non vedo come i players globalisti (variamente coalizzati) possano esaurire, solo per questo, le incredibili risorse finanziarie e mediatiche di cui dispongono.

      Ma possiamo anche dire che un POTUS che mostra di poter mordere, e non solo di subire attacchi mediatici grossolani a sprezzo di ogni logica, è un segnale importante...

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  2. NOMEN OMEN

    Che dire, come sempre, sono da '48, le analisi intellettuali, filosofiche, filologiche, economiche, giuridiche più rilevanti e significative del Bel Paese.

    Ad personam, ESSA cioè l'Angelona – nonché Merkel - rappresenta quello che nella scienza di Ippocrate è una cellula dello stato epidermico in diretto contatto con una terminazione amielinica n€uronica che costituisce il recettore del tatto per il riconoscimento di caratteristiche fisiche di oggetti – durezza e ruvidità .. del vivere anche se va ricordato quello che il “quadrivium” germanico ha saputo esprimere ed esprime - e meno di una delicata discrezione diplomatica come, d'altro canto, la SStoria ci ricorda presentandone la fattualità oggettiva.

    Parrebbe confermare la Germania come il solido e sodale alleato al sopra richiamato “deep state” globale ricordando i violenti attacchi al “black channel” attivato dall'amministrazione Trump (ndr, Russiagate) con l'amministrazione russa di Putin.

    “Black channel” - canali segreti informali di relazioni internazionali fuori dal controllo delle agenzie ufficiali USA di intelligence: come non ricordare quelli di JF Kennedy degli anni '60 per “risolvere” la crisi missilistica di Cuba e quella berlinese del '61, quella di R Nixon e H Kissinger per la definizione degli accordi di non proliferazione nucleare nel Medio Oriente, quella di H Clinton nel golpe honduregno del 2009, quella di Obama con l'Iran attivate con nazioni ostili o comunque non alleate, con lo scopo di instaurare relazioni informali per risolvere questioni spinose che i canali ufficiali non avrebbero modo di risolvere.

    Quello commesso dal “novello“ POTUS è l'esplicita dichiarazione di avviare una distensione con la Russia per per sconfiggere il “terrorismo” internazionale e ripristinare una sorta di simmetrie mondiali .

    Ma, a quanto pare, non piace molto al “deep state” seduto sul Elysium e, a quanto pare, la classe dirigente del Bel Paese non comprende o trova interesse e vantaggio a non comprendere.

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  3. https://www.geopolitica.ru/en/article/russias-mideast-energy-diplomacy-boom-or-bust

    Che farà adesso Putin?

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  4. Russia is compelled to utilize its world-class technical-strategic leadership in the global energy sector to pragmatically interface with the GCC states of Saudi Arabia and Qatar and enhance the prospects that it could reach a rapprochement with both

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  5. "Quello commesso dal “novello“ POTUS è l'esplicita dichiarazione di avviare una "distensione con la Russia per per sconfiggere il “terrorismo” internazionale e ripristinare una sorta di simmetrie mondiali "
    E' ironico vero ?

    http://www.maurizioblondet.it/qatar-isolato-preparazione-della-guerra-alliran/

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    1. La domanda va rivolta nella sede in cui tale affermazione è stata esposta. O, nella sede linkata dal commento dove pare si analizzi un diverso risvolto geopolitico.

      Per quanto riguarda quello che qui è, ad altri fini, citato nello sviluppo di un diverso discorso, basta leggersi lo scambio di battute seguito al primo commento di Flavio.

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  6. Leggendo questo tweet di Trump, ho subito pensato lo sbarco è vicino.

    Chi sà, chi sà.

    A proposito di Qatar. Tante imprese tedesche hanno esposizioni nel Qatar.

    Obama è ancora molto attivo, sopratutto con la Merkel. Sè Trump dovesse riuscire a neutralizzare Obama cioè farlo uscire di scena, Merkel perderebbe il suo prinicipale sostenitore.

    Sento qualcosa nel aria.

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    1. Tempo fa in un altro tweet apparve la parola COVFEFE.

      Ho letto che e' una parola ebraica e che nel contesto significa:

      "the media will never tell the truth and it will make things difficult but we will succeed anyway".

      Il tweet in questione era quindi rivolto alle sole persone che ne potevano intendere il significato (la lobby ebraica che controlla i mezzi di comunicazione USA).

      Ormai anche POTUS "parla alla nuora perche' suocera intenda".

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    2. @ Cellai

      Essere amico d'israele non vuole dire automaticamente essere anche amico di Soros o della lobby Ebraica della comunicazione. Dubito fortemente che Trump abbia molto a che fare con Soros o con la lobby della comunicazione Ebraica.

      Per esempio Obama era amico di Soros e diciamo non aveva problemi con la lobby della comunicazioni ebraica ma un po meno con israele.

      Il vero nodo da scogliere per Trump imho sarà la questione Iran-Israele, forse ancora di più del Deep State degli USA. Secondo mè non ci riuscirà.

      Io credo che dietro trump ci siano poteri molto forti Non credo che Trump abbia qualcosa in comune con il Deep state o con la lobby della comunicazioni ebraica degli USA.

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  7. Nessuno credo sappia cosa in realtà sta accadendo "veramente" behind the scenes, possiamo solo ipotizzare... però iniziano a trapelare i motivi, come sempre “economici” di certe mosse...
    prima "the catalyst that forced the Saudis and their allies to unveil the cut in diplomatic and economic ties, is that Qatar allegedly paid up to $1 billion to Iran and al-Qaeda affiliates "to release members of the Gulf state’s royal family who were kidnapped in Iraq while on a hunting trip, according to people involved in the hostage deal"; the secret deal was allegedly one of the triggers behind Gulf states’ dramatic decision to cut ties with Doha."
    poi le ruggini sopite da 22 anni sono sfociate sembra a causa del gas di cui il paese è ricco e conseguenza di ciò dell’avvicinamento dell’emirato alla Russia: “The tiny gas-rich state of Qatar has spent as much as $3bn over the past two years supporting the rebellion in Syria, … As the years passed, Qatar grew to comprehend that Russia would not allow its pipeline to traverse Syria, and as a result it strategically pivoted in a pro-Russia direction, and as we showed yesterday, Qatar’s sovereign wealth fund agreed last year to invest $2.7 billion in Russia’s state-run Rosneft Oil, even as Qatar is host of the largest US military base in the region, US Central Command. This particular pivot may have also added to fears that Qatar was becoming a far more active supporter of a Russia-Iran-Syria axis in the region, its recent financial and ideological support of Iran notwithstanding…”

    "gas prompted Qatar to promote a regional policy of engagement with Shiite Iran to secure the source of its wealth" infatti condividono North Dome/ South pars, il più grande giacimento di gas del mondo, e Qatar lo produce ai costi più bassi del pianeta "As Bloomberg adds "demand for natural gas to produce electricity and power industry has been growing in the Gulf states. They’re having to resort to higher-cost LNG imports and exploring difficult domestic gas formations that are expensive to get out of the ground, according to the research. Qatar’s gas has the lowest extraction costs in the world.".
    Questa quindi è una delle versioni riportate da FT e Bloomberg.

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    1. In questa prospettiva, la mossa parrebbe estranea a un purpose anti-globalista e anti-terroristico. Il Qatar risulterebbe aver già mutato il suo flusso finanziario al riguardo e, piuttosto, il blocco mirerebbe a indebolire l'asse con Russia e Iran.

      Tra l'altro, ciò vorrebbe dire che l'ISIS, oggi, trarrebbe i suoi finanziamenti da altre "fonti"...
      Ma sulla identificabilità e tracciabilità dei "giri" di finanziamenti tra paesi del Golfo, intermediazioni e incoraggiamenti occidentali, e destinatari finali sui campi di battaglia, siamo nella nebbia: e probabilmente sarà sempre uno di quegli argomenti che risulteranno oscuri, per decenni...

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    2. Concordo pienamente, non lo sapremo mai, possiamo solo ipotizzare naturalmente... RImane però il fatto che i Saud se acquistano armi americane, un perchè c'è... come si infilano inoltre nella logica mediorientale gli odierni attacchi a Tehran? Avvertimento?

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    3. Il quadro rimane comunque confuso: L'Arabia saudita è già anti-Iran e conduce una sanguinosa guerra contro gli sciiti yemeniti (con armi GIA fornite da tutti i maggior paesi occidentali). Se sono stati armati ulteriormente è per metterli in condizione di rispondere a un attacco diretto iraniano?

      O, piuttosto per attaccare l'Iran stesso, alleggerendo la pressione sciita, pro-Assad, in Siria e costringendo la Russia a un maggior impegno sul terreno?

      Una svolta contraria al finanziamento del terrorismo, non mi pare di scorgerla...

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    4. @ Flavio

      Un possibile perchè potrebbe essere: dare un zuccherino al complesso militare-industriale americano per neutralizzarlo. Se la somma di 100 Mrd. fosse veramente vera l'industria militare americana sarâ occupata per un pochino, sicuramente più di 1 anno.

      100 Mrd. sono quasi il doppio di quanto spende la Francia per il suo militare al anno e ca. 5x di quello che spende l'iran. In più l'arabia saudita è già armata fino ai denti.

      La cosa strana è questa:

      I raporti tra Israele e Arabia-Saudita negli ultimi anni sono migliorati tantissimo, ma secondo la Wikipedia tedesca Arabia-Saudita e Israele sono ancora in stato di guerra e l'Arabia-Saudita non riconosce Israele come stato. L'avvicinamento tra Israele e Arabia-Saudita e dovuta sicuramente al fatto che il "nemico" Nr. 1 dei 2 paesi è l'Iran e che Obama nella sua presidenza trascurò i 2 paesi per aprire al Iran, i raporti USA/Iran sotto Obama migliorarono tantissimo e questo probabilmente ha spinto ad una strana alleanza direi pro forma tra Isr. e AS.
      Comunque resta il fatto che i raporti tra Israele e Arabia-Saudita sono tutt'altro che buoni, agli Ebrei ortodossi ancora oggi è proibito mettere piede in Arabia-Saudita.

      Direi nuvole al orrizzonte per l'Iran, ma l'Iran può contare su 2 potenti alleati, Russia e Cina.

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    5. Se Israele ed il Regno saudita non sono "amicissimi", ma commerciano, i rapporti con gli Emirati Arabi Uniti EAU sono invece molto vicini, nonostante gli attriti... C'è un nemico comune, l'Iran, ed una organizzazione finanziata dall'Iran, Hamas (ed i Fratelli Musulmani in Egitto), che è nemica di Israele, che è aiutata pure dal Qatar il quale condivide, cosa di non poco conto, il gas di South Pars/North Dome con Iran e con cui i rapporti sono molto migliorati in questi anni.

      Mettiamoci inoltre che Israele sta diventando esportatore di gas, grazie ai giacimenti del Mediterraneo Orientale che l'ENI chiama non a caso Mare del Gas e, dopo la Giordania, sta cercando dei compratori per gli investimenti effettuati. Sembra strano come tutto alla fine possa collegarsi: Gerusalemme credeva d’aver scoperto il più grande giacimento mai esplorato (Leviathan), ed aveva già avviato contatti con l’Egitto e Turchia, se non erro, per l’export in Europa… poi è arrivata l’Eni che, per concessione dell’Egitto stesso, ha scoperto il maxi giacimento chiamato Zohr… rompendo le uova nel paniere ad Israele: perso il compratore più importante, l’Egitto - che grazie alla scoperta ENI potrà tornare, in teoria, autosufficiente o quasi – sono andati un po’ in panico. Comunque per la cronaca, il 90% di Zohr detenuto da Eni è stato spezzettato con un 10% a BP ed un 30% a Rosneft (la stessa in cui ha investito il Qatar 2,6mld di dollari). Con i soldi, purtroppo, si fa tutto. E il nemico del mio nemico può essere, in fin dei conti, mio amico...


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    6. @ Paolo: ecco la portata della fornitura americana ai sauditi... non male... ma siamo ancora a livello di "agreements"...

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