lunedì 25 settembre 2017

MERKEL, KOHL E LA N€O-GOVERNANCE: LA CAROTA DAVANTI AL MUSO (PER ORA)

http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2012/11/03/796967/images/1578922-vincitori_horse_emotion_2012.JPG

1. Prendiamo le mosse dal rammarico, carico di suggestioni, del Sole24 ore:

Sappiamo già come sono andate le elezioni tedesche: i nostri media hanno fatto del relativo risultato la più grande giaculatoria dal tempo della Brexit. Tanto che mi pare appropriato evidenziare un ossimoro (forse) passato inosservato ai più (visto che generalmente anche il mainstream mediatico, oltreche le stesse istituzioni economiche internazionali, ormai concordavano sul fatto che L€uropa avvantaggiasse solo la Germania): 

Ora, nel voto tedesco è verosimile scorgere un'analogia con il risultato delle elezioni olandesi. Con un piccolo particolare in aggiunta: la Germania è il paese egemone nell'eurozona e, quindi, il suo governo, QUALUNQUE suo governo, è decisivo nel dettare la linea "comune", cioè quella a sè più conveniente. Che, a parte le giaculatorie, rimane strutturalmente quella del mantenimento dell'euro.

2. Seguono quindi i commenti dei media italiani, fermamente schierati a favore della Merkel, e cioè del mantenimento dell'euro ad ogni costo. 
Repubblica, non sapendo cogliere la ripetitività e, ancor più, le ragioni dei mutamenti, in quanto, come tutti i media italiani, parla degli effetti sociali ma non delle cause (cioè l'euro, da mantenere ad ogni costo, in oggettivo endorsement dell'egemonia tedesca) commenta "a caldo" così, in un modo che tutt'ora è replicato compattamente da tutti i giornaloni:
"La Cdu di Angela Merkel si conferma primo partito in Germania con il 33,3% (pur perdendo quasi 10 punti percentuali), male la Spd che supera di poco il 20% e l'estrema destra dell'Afd - che per la prima volta entra al Bundestag - è addirittura il terzo partito, con il 13,2%. Sono i dati delle prime proiezioni, che confermano gli exit poll, diffusi dai media tedeschi alla chiusura delle urne in Germania, nel voto per il rinnovo del Bundestag.
Successo anche per i liberali, intorno al 10%, ma in netto recupero rispetto a quattro anni fa. Tengono la Linke e i Verdi, sulle stesse percentuali del 2013".
E, peraltro, subito evidenzia:
"Scontata la conferma di Merkel come cancelliera, anche se non è chiaro quale maggioranza la sosterrà. "È una pesante sconfitta per l'SPD, oggi finisce per noi la grande coalizione", ha detto Manuela Schwesig, una delle esponenti di spicco dell'SDP. Parole confermate poco dopo dal leader del partito, Martin Schulz: "Andremo all'opposizione".
Con questi numeri infatti, e vista la posizione dei socialdemocratici, unica coalizione possibile sarebbe la coalizione cosidetta Giamaica (dai colori dei partiti), la coabitazione insieme alla Cdu dei liberali dell'Fdp e dei Verdi. Alleanza alla vigilia considerata difficile, visto che le posizioni di Fdp e Gruenen sono molto lontane. Tanto che la leader dei Verdi, Catrin Goering-Eckardt, ha detto a caldo: "I colloqui per il governo saranno difficili"."

3. Il fatto è questo: se alleanze con qualsiasi coalizione saranno presumibilmente possibili in nome di un maggior rigore nei confronti degli altri euro-partners, - quand'anche ciò non abbia alcuna razionalità economica per l'interesse tedesco, quantomeno quello principale: mantenere in vita l'euro-  il risultato sarà comunque quello preannunziato nel precedente post. Qualunque sia la collocazione di SPD; sulla cui vocazione all'opposizione, avendo un po' di pazienza, non sarei così sicuro: esistono pure gli "appoggi esterni" sulle principali misure che, in Germania, promuovo l'interesse nazionale dentro L€uropa. 
La Merkel rimarrà al governo e la sua "carta vincente" non potrà che essere la riforma dei trattati antisolidaristica e PIGS-distruttiva. In tal modo, ponendo fuori gioco ogni tipo di effettivo bail-out e di effettivo burden sharing, sia riguardo al debito pubblico sia rispetto ai sistemi bancari nazionali, vedrebbe rapidamente riaperta la strada del consenso. 
In effetti è sufficiente la semplice mossa di riformare i trattati, spingendo Macron al federalismo fiscale "maggiorato" con Moscovici poliziotto del rigore, a carico soprattutto dell'Italia, e proseguire lo stallo negoziale all'infinito sul fondo L€uropeo di salvataggio bancario.

4. Quanto al versante interno del dissenso tedesco, poi, basta condire il tutto con lo stesso epitaffio ausiliario che ha caratterizzato l'esito del similare voto olandese:  
Severità che, a dirla tutta, Merkel, Schauble e Issing avevano, già da un pezzo, adottato: ma si sono sbagliati sui numeri (sebbene a favore di Confindustria tedesca), prima di chiudere i giochi, come ha di recente ben evidenziato Clemens Fuens (oltre a dire tante altre cose interessanti specialmente per noi italiani),
"L'intera storia dei benefici economici portati alla Germania dall'immigrazione dei rifugiati nel 2015 è fuorviante, così com'è stata raccontata. Si trattava di aiutare le persone, ma non c'è stato un guadagno economico per la Germania. Ovviamente i grandi leader industriali ne sono stati felici, perché traggono vantaggio dalla manodopera a basso costo e non pagano per il welfare garantito ai migranti. Ma per l'economia nel suo insieme c'è un costo. L'immigrazione di persone che guadagnano meno della media porta ad una perdita di benessere per la popolazione nativa perché questi individui sono beneficiari netti dell'assistenza pubblica. Ottengono più in termini di servizi pubblici e trasferimenti di quanto contribuiscano in termini di tasse."
 
4.1. L'ipotesi di governo di coalizione alternativo all'attuale, sarebbe poi così difficile? Non tantissimo, visto che un interesse nazionale condiviso comunque c'è:
'Giamaica' riuscirebbe (secondo le proiezioni) ad avere 348 deputati su un totale previsto di 631: 220 seggi a Cdu/Csu, ai liberali di 67 e ai verdi di 61. Il problema è che Verdi e Liberali hanno posizioni inconciliabili su molti punti, come l'Ue. L'altra opzione, la Grosse Koalition, con i suoi 137 deputati vedrebbe una maggioranza più ampia con 357 deputati."

5. Ma...niente paura: l'analogia con  l'Olanda rende allora molto utile domandarci: com'è andata a finire la formazione di una maggioranza di governo?
Se non ci sono novità recenti, grosso modo così: 
"Da quando ci sono state le elezioni generali, lo scorso 15 marzo, i Paesi Bassi sono senza governo: il risultato molto frammentato ha fatto sì che non ci fosse una maggioranza chiara, e nonostante intense trattative i principali partiti non hanno ancora raggiunto un accordo per formare una coalizione che raccolga almeno 76 parlamentari, necessari per avere la maggioranza al parlamento. Le vacanze estive stanno poi complicando le trattative, con i parlamentari che chiedono di rimandare tutto a settembre".
In Germania, come pure in Olanda, tuttavia, queste estenuanti fasi di trattativa - nonostante l'ossessivo "facciamocome" ital-autorazzista che ci addita sempre esempi di "governabilità" nordeuropei- non costituiscono un'anomalia:
"Forse i media internazionali, e olandesi, si preoccupano per la mitologica "governabilità"?
"Dalla seconda guerra mondiale, i governi hanno avuto un tempo medio di formazione di 72 giorni, da paragonare alle 4-6 settimane necessarie per formare una tipica coalizione in Germania. Il record olandese sono i quasi sette mesi necessari nel 1977, ma anche ciò impallidisce rispetto al suo vicino, il Belgio, che dopo le elezioni del 2010 ha impiegto 541 giorni per arrivare a un accordo di coalizione". 
316 giorni per formare un governo conservatore "di minoranza" in parlamento (dopo ben due elezioni rivelatesi inutili a chiarire una precisa maggioranza): un governo che si regge sull'astensione "collaborativa" (!) dei socialisti, che non hanno interesse a sottoporsi a una terzo voto politico in tre anni, dato che temono di uscirne letteralmente distrutti".

6. E viene da pensare, visto che "i mercati governano, i tecnici gestiscono e i politici vanno in televisione", in Italia come in Germania: (pp. 4-7) non si fa prima a dire che gli unici "voti" che contano sono quelli di Confindustria e dei banchieri centrali?
  
Insomma, a cominciare, in ordine cronologico dalla Spagna, la soluzione Citigroup rimane la più probabile, in tutte le sue variegate forme che non ne mutano la sostanza, oltretutto, abbondantemente confermata sullo scenario dell'eurozona, come linea naturale di evoluzione - verso la definitiva irrilevanza, ne L€uropa- del suffragio universale nazionale.
A proposito: la soluzione Citigroup è stata esplicitata solo per l'Italia. Ma non è una novità questa estremizzata sincerità, che dico!, brutale schiettezza, rispetto ai nostri affari interni: è l'esplicitazione della nuova costituzione materiale L€uropeizzata. 

7. Tornando ai riflessi italiani di queste elezioni tedesche, avendo un po' di pazienza nell'attenderne i prevedibili sviluppi, mi pare che lo schema vincente si stia ripetendo.
Basta convincere l'opinione di massa degli italiani che c'è una cosa molto "bella" - ieri l'euro, oggi la nuova governance federal€ antisolidaristica- ma i tedeschi "non ci vogliono" (come no!), e farne un feticcio, una carota da metterci (per ora) sotto il naso, e con cui andare festanti all'ennesimo festino in cui siamo il piatto principale in menu: l'Ital-tacchino "porchettato".   

8. Siccome, in molti, i links non se li vanno a leggere, a scanso di equivoci, vi ripropongo il "vero volto €uropeo" di Kohl (così, Tietmeyer in una intervista col settimanale "Il Mondo" il 15 maggio 1995 (n.20, datato 20 maggio), a cura di Stefano Eleuteri):
"Il 1996 fu l’anno delle decisioni definitive per l’euro. L’Italia arrivò alla volata finale in difficoltà, e indietro. Il terreno sarà poi recuperato da Prodi e Ciampi – pagando il prezzo suppletivo di una parità troppo alta. Ma la decisione, si poteva scrivere quindici anni fa di questi giorni, era già stata presa:
“Kohl dirà un giorno, lo va dicendo da tempo, che Margaret Thatcher e François Mitterrand gli hanno estorto un impegno a “restringere” la Germania nell’euro, in cambio del consenso alla riunificazione. E che questo impegno fecero patrocinare dagli Usa – che invece l’euro non lo amano, per il poco che lo considerano. Il cancelliere lo va dicendo per venire incontro all’opinione pubblica nel suo paese: i giornali, sia conservatori che socialisti pretendono che la Germania non gradisca l’euro, non gradisca cioè un legame stabile con gli altri paesi europei. La verità è però un’altra: Kohl vuole tutti nell’euro, per non avere concorrenze sleali da parte dei partner europei. In particolare ci vuole l’Italia. In disaccordo per questo col suo stesso presidente della Bundesbank, l’amico di partito Tietmeyer. Al quale l’ha detto chiaro, e di questo ne ha reso edotto Lamberto Dini: l’Italia deve entrare nell’euro, alle condizioni di Maastricht, fin dal primo minuto.
Hans Tietmeyer, da buon tecnico, ha escogitato varie soluzioni per una sorta di Euro 2, un secondo livello di paesi europei con vincoli di spesa pubblica meno rigidi. Il suo ragionamento è semplice: l’Italia ha un debito doppio di quello della Germania, non potrà mai stare nei parametri rigidi fissati a Maastricht. Per l’Italia e gli altri paesi indebitati come il Belgio, si può quindi pensare a un Euro 2. Si può pensarci anche come una soluzione a tempo, “per un anno”: finché le economie dei paesi più indebitati si metteranno in condizione di onorare gli impegni di Maastricht.
Il cancelliere invece è di tutt’altro parere: un’Italia fuori dall’euro, e insieme strettamente legata all’industria tedesca, farebbe una concorrenza rovinosa. L’Italia deve quindi essere subito parte dell’euro, alle stesse condizioni degli altri partner.”
 

17 commenti:

  1. “E se fossimo rimasti fuori?”

    “Un’Italia fuori dall’euro, visto il nostro apparato industriale, poteva fare paura a molti, incluse Francia e Germania che temevano le nostre esportazioni prezzate in lire. Ma Berlino ha consapevolmente gestito la globalizzazione: le serviva un euro deprezzato, così oggi è in surplus nei confronti di tutti i paesi, tranne la Russia da cui compra l’energia. Era un disegno razionale, serviva l’Italia dentro la moneta unica proprio perché era debole. In cambio di questo vantaggio sull’export la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso”

    http://orizzonte48.blogspot.com/2013/12/tietmeyer-in-fondo-ci-voleva-meno-male.html?spref=tw

    e non solo a Francia e Germania:

    Se l’Italia non fosse mai entrata nell’Euro sarebbero stati guai per la Germania (...specialmente, ma anche per Giappone, Cina e Corea)

    http://orizzonte48.blogspot.com/2016/03/e-adesso-what-now-attali-libero-e.html?spref=tw

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  2. In questo caso non credo però che alla culona sia sufficiente agitare il bastone verso i piigs per riguadagnare consenso.
    Il voto ad Afd è sintomo di malessere sociale profondo.
    E negli ultimi anni non ci sono stati salvataggi anche solo propagandibili come a carico del contribuente tedesco.
    Di eventi che possano aver dato fastidio all indole razzista tedesca vedo solo la momentanea apertura merkeliana agli immigrati di tempo fa.

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    1. Mi sa che non hai afferrato il senso del post: la Merkel troverà comunque i voti in parlamento.
      Specialmente sulla nuova governanc€.

      Che questo sopisca lo scontento sociale interno, non ha, perché non ha MAI avuto, alcuna rilevanza nelle politiche storicamente svolte in Germania (che rimane a maggioranza identitaria mercantilista). A maggior ragione, da quando SPD ha smesso di essere un partito pluriclasse ed ha aderito al corporativismo ordoliberista (come sottolinea Eichengreen).

      La stessa ascesa di AfD, è condizionata, ora e in futuro, da tale punto pregiudiziale; politiche anti-immigrati pagano solo fino a che si sfrutti una critica sugli effetti, quindi depotenziabili nel tempo, per definizione.

      Poi, se si vuole arrivare a essere forza di governo, occorre affrontare il problema del mercato del lavoro e del mutamento supply-side dello Stato sociale come fonte di diseguaglianza (cioè il conflitto sociale e il ruolo del "proprio" Stato, non dei partners e dell'immigrazione in sè).

      Linke è attrezzata a farlo: ma AfD, al momento, è lontana da una convergenza sulla linea "sociale" e quindi il suo "disturbo" è riassorbibile dando il segnale di saper mettere in riga i pigri mediterranei.

      AfD e Linke sarebbero efficaci e complementari, in grado di determinare una svolta, se si alleassero.

      Ma, dove il conflitto sezionale governa il dibattito politico, creando l'identità oppositiva (contro immigrati come contro i PIGS), la saldatura rappresentativa degli interessi delle non elites non risulta possibile (v. Rodrik).

      E la Merkel, sia pur depotenziata (come può benissimo accadere a qualsiasi governante pro-mercati), continuerà a governare.

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    2. Tra l’altro leggevo questo…. Non so se è fonte attendibile:

      Qual è il suo modello economico?

      «Il modello economico e di sviluppo che sosteniamo noi è quello dell’economia sociale di mercato, quale è stata descritta e promossa da Walter Eucken e Friedrich August von Hayek».

      liberoquotidiano.it/news/esteri/13248582/pietro-senaldi-intervista-alexander-gauland-alternative-fur-deutscheland.html …

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    3. Come vedi...E sia Eucken che Hayek - che Roepke che Einaudi!- sappiamo quale ruolo attribuissero al termine "sociale".

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    4. Ma sul fatto che la merkel continui a governare non c'è dubbio alcuno.
      Io ho solo contestato il fatto che possa riaumentare il proprio consenso puntando il dito sui mediterranei.
      Questo non credo possa più accadere. perchè la situazione di arretratezza della germania est si è oramai incancrenita e i due partiti principali da quella parte del paese (sempre un quarto degli abitanti) sono in discesa e continueranno a scendere.

      Poi CDU/CSU e FDB e SDP e VERDI sono tutti un partito unico ovviamente. per cui rischi di ingovernabilità in germania non se ne vedono finchè questi 4 partiti messi assieme avranno la maggioranza. e oggi hanno circa l'80% per cui....

      Questo voto segna la frattura sempre più profonda fra est e ovest.

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    5. E una volta che l'ha segnata la frattura cosa cambia se l'esplosione di AfD richiama l'applicazione dell'economia (anti)sociale di mercato? Quanto al puntare il dito contro i mediterranei lo stesso Gumpel (dopo averci insultato a reti unificate per anni) sottolinea questa fondamentale linea identitaria "oppositiva" in AfD! Quindi, non ci conterei troppo che non possa funzionare: si tratta solo di saper aggiornare i vecchi cavalli di battaglia.

      Avrei capito la tua obiezione se fosse stata Linke ad andare al 30-40%: à l'unico partito che predica una solidarietà effettiva coi partners L€uropei, quantomeno sostenendo un'espansione della domanda interna tedesca, riequilibrando la quota salari su PIL e alleviando il "vincolo esterno" - e la disoccupazione- degli altri paesi (che è poi l'unica soluzione, interna all'eurozona, di cooperazione e di convergenza che non richiede neppure una riforma dei trattati).

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    6. Bisogna considerare però che i lander orientali, quelli dove Afd ha sfondato e dove Linke ha avuto buoni risultati, sono quelli di gran lunga con meno immigrati.
      Ma con più povertà. Più disoccupazione.

      Quindi, anche se Afd è apertamente identitario e anti immigrazione, non credo che sia fra gli identitari che ha pescato di più.
      Credo abbia più pescato dai tedeschi deflazionati.

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    7. Appunto: non può dargli risposte efficaci se non...stando all'opposizione (dove puoi raccontare quello che ti fa comodo sulla Germania che sta da sola). Se dovesse governare sarebbe mercantilista e deflazionista: come la Merkel (cioè ordoliberista). E perderebbe la base elettorale dell'Est. E pure nell'ovest (povero).

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  3. Lo so, lo so:

    “Per semplificare questa conclusione consigliamo la lettura integrale di questo paper che, sul principale teorico dell'ordoliberismo e della "terza via", cioè di quella che sarà poi la struttura fondamentale del Trattato di Maastricht.
    Va peraltro precisato che lo stesso Roepke non proponeva la definizione di "terza via" :

    "Röpke non disegna una terza via tra l'economia di mercato e l'economia collettivista. Lo dice lui stesso in forma esplicita nel già citato importante scritto del 1961 (L'anticamera del collettivismo): “Chiunque tema il rimprovero d'aver ignorato i segnali della storia mondiale si guarderà bene dal parlare ancora di un “sistema misto”, come se ci fosse una terza possibilità, atta a risparmiare la scelta, spesso scomoda, fra economia di mercato e collettivismo quali principi dell'ordine economico”.
    Ma questa esplicitazione semmai conferma la natura "cosmetica" dell'uso del termine sociale da parte dell'ordoliberalismo, in quanto strumentalmente agevolativo di una restaurazione del libero mercato tout-court, (senza particolari concessioni che non siano, appunto, la mera aggiunta del termine "sociale").

    Curiosamente, a conferma di quanto per questa restaurazione occorra tener conto di esigenze di marketing politico-comunicazionale, elemento principe della strategia di "costruzione europea", vediamo come, non casualmente, da parte della sinistra filo-europeista si ponga invece un'enfasi prioritaria sulla "terza via"; e ciò specialmente suggerendo una presunta attenzione di "social-lavoristica" di Roepke (ed Einaudi), legata alla sua enunciazione pro-concorrenziale della tutela dei consumatori, (legittimati in realtà solo come "produttori"); in qualche modo, politicamente e mediaticamente, si ritiene vantaggioso lasciar vivere l'equivoco che la tutela dei consumatori equivarrebbe ad una più moderna, ed inevitabilmente "nuova", tutela dei "lavoratori"

    http://orizzonte48.blogspot.com/2014/10/vrso-la-schiavitu-dallordoliberismo-al.html?spref=tw

    naturalmente è da leggere tutto (compresi i link)

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  4. Straziante
    Quello su cui volevo riflettere, caro orizzonte48, e mi scuso se per mancanza di energia non sono riuscito a leggere tutte le fonti al riguardo, è questo:
    Dopo la caduta del muro di Berlino e del comunismo l'élite internazionalista Occidentale (a guida statunitense) doveva in qualche modo scardinare anche le socialdemocrazie keynesiane europee, cioè i diritti sociali delle classi subalterne; cioè ogni competitor alla propria egemonia classista, e quale modo migliore di farlo che accordarsi con le élite tedesche e creare una moneta unica che avrebbe avvantaggiato, sì, le stesse élite tedesche, nel breve medio termine, ma che avrebbe riportato per la maggior parte delle classi subalterne in Europa, le lancette dell'orologio della storia in dietro di oltre un secolo, quindi, non solo a svantaggio delle classi subalterne italiane.
    Il 1989 ha aperto questa possibilità; il cappio dell'euro ne è stato lo strumento pratico.
    Il progetto ultimo mi sembra solo quello del dominio di classe, internazionalista, con il patrocinio Usa, che ha lasciato campo libero alla Germania di fare quello che ha voluto; altrimenti non si spiegherebbe la prona sudditanza delle nostre élite, cioè le élite di un paese forte come l'Italia, che poteva dettare le sue condizioni, e non piegarsi a 90°, ad un progetto tanto autodistruttivo per il popolo italiano; ma la "nostra" élite e quella "tedesca" non hanno certo risentito della "crisi"; la crisi è stata solo quella delle classi subalterne, di tutti i paesi coinvolti; perché, alla fine, il progetto ultimo non riguarda solo il dominio della Germania, ma quello di classe, e la classe dominante "italiana" così come quella "tedesca", o quella "statunitense" hanno gli stessi obiettivi di classe internazionale; ciò ha potuto verificarsi dopo l'eliminazione del principale competitor a est. La Germania o, meglio, l'élite tedesca,potrebbe aver solo svolto il suo ruolo sporco in uno scacchiere di portata internazionale, con l'obiettivo del ritorno al medioevo globale.

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  5. "Il miglior governo è quello che non governa affatto" scriveva Thoreau. Sicuramente, al giorno d'oggi, è il massimo tra i desiderata dei 'mercati' e dei banchieri centrali. Anche perché così, de facto, governano loro e senza nemmeno averne la responsabilità politica.......

    Per quanto riguarda le elezioni tedesche, condivido le analisi di chi dice che, in fin dei conti, il vero vincitore delle elezioni è la Bundesbank. AfD è un partito di destra, anch'esso rigorista ed anti PIIGS. Un appoggio esterno ad un 'governo Merkel' spostato a destra con il sostegno dei liberali non lo vedo così inconcepibile (nei fatti). Spostato a destra, peraltro, significa spostato sulle posizioni di Weidmann (no a nessuna condivisione in europa, noi siamo i bravi, gli altri riformino) Quindi anzi: secondo me la cancelliera si sposterà molto sulla linea 'anti meridionale' e il cambio al vertice della BCE farà il resto. Dopodiché per l'Italia la scelta potrebbe essere dicotomica: o fuori dall'euro o come la Grecia (o quasi)......

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    1. Caro Lorenzo, alla fine questa congiuntura politica verificatasi in Germania una grande utilità ce l'avrà.

      Non tanto quella di irrigidire l'azione tedesca fino al punto di portare a un RAPIDO collasso l'eurozona, - cosa che mi pare alquanto improbabile perché Weidman è comunque soggetto alla duplice limitazione di "dover essere" sia filo-grande finanza internazionale che filo-Confindustria tedesca, e perciò tenderebbe a essere meno "devastante" di quanto non si pensi ora- quanto per un altro aspetto.

      Questo: far comprendere che la destra non ha identità se non come "destra-economica" potere timocratico, cioè neo-liberismo, probabilmente aprendo gli occhi sia ai tedeschi che agli italiani, sull'idea ingannatrice che il capitalismo sia "libertà" e che il fascismo nasce (ovunque, non solo in Italia e Germania nel passato), quando l'oligarchia capitalista capisce la pericolosità dell'aver concesso il suffragio universale.

      La miseria dilagante di troppi impedirà che reductio ad hitlerum e reductio ad stuprum, o ad corruptionem, siano più armi credibili. Si capirà la grande attualità del regime pinochettiano per descrivere il presente.

      Il vero sconfitto (ma non vinto) dei rivolgimenti elettorali - provocati dai problemi del gold standard- è proprio il "sistema di controllo mediatico" del capitalismo sfrenato, che nasconde il conflitto sociale dietro la cortina censoria ed antistorica delle varie "reductiones".

      Nel momento in cui si perde tale controllo, facendo emergere la sua vera natura, antidemocratica, essendo perciò costretto a forme di autoritarismo, si capisce veramente, e senza equivoci, cosa sia "destra" e cosa sia tutela della democrazia sociale.
      E le maschere mediatiche cadono...

      Questo significa che, in termini di povertà materiale, miseria morale e emersione dei peggiori istinti sociali sia di REAZIONE che di REPRESSIONE, "finirà male".

      Finisce male perché non si comprende mai in tempo dove va a parare la propaganda tecno-pop neo-liberista e quanto sia facile, una volta che domini la sua pre-determinazione del voto, perdere la democrazia; cioè la libertà per tutti.

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  6. “I mercati governano, i tecnici amministrano, i politici vanno in televisione”


    Un “dio” li fa, poi li accoppia, poi il “sonno della ragione genera mostri” (El sueño de la razón produce monstruos) .. Lucrezia, Pietro, Bianca Maria, Maria Stella, Marco, Laura, Chiara, Renata, Bruna, Celeste, Guido, Giulio “napo”, Marianna ..

    La statica immagine di quella FAVA / CAROTA davanti al muso prelude ad una particolare “traiettoria” ellittica che la ri/posiziona - dolenti o piacenti – da altre parti.

    E' il “bello” della democrazia “idraulica: ma tutto questo zia T.I.N.A. non lo sa e non l'è dato di sapere.

    Tiremm innanz..!!

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  7. Draghi, ultime dichiarazioni:
    "La flessibilità esistente all'interno delle regole dovrebbe essere usata per meglio indirizzare la ripresa debole e per fare spazio ai costi per le necessarie riforme strutturali", indispensabili per dare "nuove opportunità di lavoro" e quindi ridurre la disoccupazione.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/08/31/il-discorso-di-draghi-a-jackson-hole-tra-flessibilita-e-riforme_65408a6a-6135-455f-b938-97f72cf92a9e.html

    Della serie "le contraddizioni ideologiche dell'ordoliberismo".
    Flessibilità e occupazione possono appartenere alla medesima natura idologica, ma soltanto nella misura in cui la forma contrattuale di detta "occupazione" soddisfi le istanze del mercato del lavoro e delle politiche defazioniste.
    Ma l'opinione pubblica, opportunamente indottrinata, pensa che la "flessibilità" sia il volto misericordioso e benevolo che le aziende, in fase di remissione del proprio peccato di avidità, possa presentare di fronte ad un popolo di lavoratori (o ex-lavoratori) bisognosi di qualche spicciolo e di un po'di sicurezza nel proprio futuro.

    Che strazio.

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