martedì 17 ottobre 2017

NELL'IMPOSSIBILITA' DI ESSERE NORMALI (ANCHE COL QE): IL NUOVO "FATE PRESTO"...IMPRATICABILE.

https://cibology.files.wordpress.com/2011/03/tacchi.jpg
Lo so: l'immagine è stata usata tante altre volte. Ma ci sta più che mai bene...

1. Zerohedge, basandosi sui dati Citi(group?) Research, fornisce alcuni interessanti dati su volumi e flussi del Quantitative Easing della BCE e sulle conseguenti prospettive che si aprono con il tapering, cioè con la progressiva discesa degli acquisti fino alla loro cessazione.

2. Gli acquisti totali, a partire dall'inizio del QE a marzo 2015, ammontano a 1,89 migliaia di miliardi di euro. Fino ad oggi, in questo stesso periodo, le nuove emissioni di titoli pubblici, nell'eurozona, sono ammontati (perciò) ad appena un quinto del volume degli acquisti; anzi, se si ha riguardo al più recente periodo (interno al QE "pieno") che parte dal 2016 e va fino all'inizio del tapering, il saldo netto delle nuove emissioni (rispetto all'estinzione di titoli alla loro scadenza naturale) è stato quasi pari a zero.

Già questo primo dato è piuttosto impressionante, dato che questo ha significato una rarefazione dei titoli progressivamente scambiabili sul mercato, prezzi che salgono di conseguenza, e investitori che, avendo venduto,- e dati i livelli raggiunti dai prezzi, e inversamente dai rendimenti divenuti negativi in termini reali-, hanno razionalmente indirizzato la liquidità altrove.

3. Perciò, prosegue Zerohedge, è importante anche vedere chi abbia venduto alla BCE, guadagnandoci con plusvalenze rispetto ai prezzi originari di acquisto, e dove abbia collocato i suoi soldi.
Il settore dei detentori privati dei titoli ha contribuito alle vendite per 1,5 miliardi (su 1,89).
In base ai dati BCE, sappiamo che le vendite (e quindi le plusvalenze) sono state in maggior misura effettuate dalle banche private, per un ammontare di 645 miliardi dall'inizio del QE, contribuendo così a più del 40% del declino della detenzione privata dei titoli.  Le vendite si sono appuntate per la maggior parte sui bond governativi, (293 miliardi) su altre emissioni finanziarie private (273 miliardi), mentre le obbligazioni delle imprese non finanziarie, e assimilabili, sono state vendute solo per 70 miliardi. 
A parte le banche, Citi stima che mentre gli investitori non residenti nell'eurozona hanno venduto, dal marzo 2015, 400 miliardi, il settore non-bancario dell'eurozona ha coperto il rimanente ammontare di 795 miliardi (beninteso, residuo rispetto ai 645 miliardi venduti dal settore bancario). 
Questo smentisce l'idea predominante che le vendite alla BCE siano state effettuate prevalentemente da "stranieri", poiché la maggior parte delle cessioni del settore non bancario sono venute da investitori domestici. Se a ciò, appunto, si aggiunge quanto venduto dalle banche dell'eurozona, diviene chiaro che la gran parte dei 1500 miliardi di vendite "private" alla BCE, è stato compiuto da residenti nell'eurozona.

4. Zerohedge, si pone quindi la domanda: dove sono andati questi soldi?
Gli indicatori "Citi" mostrano che la massa del differenziale di liquidità (rispetto all'impiego precedente in titoli soggetti al QE), guardando al 2014, si è convertito in un aumento del tasso di accumulo sui depositi (pura preferenza per la liquidità in presenza di tassi prossimi allo zero e tendenzialmente negativi in termini reali, tanto più se con "moderate" aspettative di rialzo dell'inflazione, che avrebbe dovuto essere l'obiettivo dichiarato del QE), e in flussi di investimento esterni all'eurozona! 
Con buona pace dei "piani Juncker", nonché della "colpevolizzazione" degli italiani per il fatto di tenere i soldi liquidi, come hanno fanno, diffusamente, tutti gli altri risparmiatori dell'eurozona (e infatti, il vertice di Tallin di questa estate stava già ipotizzando le "contromisure"... un po' pesantucce). 

5. Comunque, prosegue Zerohedge, dall'inizio del QE, l'accumulazione nei depositi è proseguita, ma sono cresciuti gli acquisti di equities (cioè di azioni, com'era ovvio e, d'altra parte, previsto) e specialmente gli investimenti all'estero, secondo una tendenza marcatamente accelerata durante il 2017 (com'è altrettanto ovvio per un'eurozona che, nel suo complesso, accumula saldi positivi nel saldo commerciale e che, simultaneamente, non riesce veramente ad uscire dalla bassa inflazione "core" (v.qui, p.9), cioè al netto della volatilità dei prezzi delle importazioni di petrolio e materie prime).


6. Domanda finale di Zerohedge: con la BCE ormai orientata al tapering, con annunci "ballon d'essai" sul taglio dei suoi acquisti mensili della metà o più, cosa è in procinto di accadere ora che la stessa BCE potrebbe effettivamente ridurre gli acquisti ben oltre il 50%?  Le "famiglie" (privati non finanziari) venderanno più o meno obbligazioni, e cosa accadrà ai rendimenti? 
La risposta a questa domanda, che Zerohedge pone in modo volutamente angoscioso (quasi retorico), non è difficile da immaginare. Disaggregando per i singoli Stati dell'eurozona i dati sugli acquisti prossimi alla cessazione del QE (per quanto progressiva), il risultato è quello di una risalita - non può predirsi esattamente quanto progressiva o, piuttosto, repentina e da quando- dei rendimenti dei titoli del debito pubblico per i paesi, tra cui "tradizionalmente" l'Italia, soggetti agli spread (cioè ai differenziali, sul prezzo di collocamento, rispetto ai bund tedeschi).

7. Ora, in condizioni fisiologiche, questi spread, come abbiamo visto, dovrebbero essere determinati prevalentemente dalla posizione netta sull'estero (indicatore, teoricamente fondamentale, rispetto al quale l'Italia non è messa poi così male, v. l'ultimo Bollettino di Bankitalia, pag.12 che segnala una continua riduzione, arrivata, al primo trimestre del 2017, a -226,1 miliardi, cioè a qualcosa di meno del 14% del PIL, con un miglioramento di oltre 10 punti rispetto al fatidico 2011).
Ma nell'eurozona, cioè nel gold standard in cui le correzioni degli squilibri di competitività, (interni all'area valutaria sub-ottimale, cioè con esplicito "divieto" di trasferimenti), sono affidate esclusivamente alla riduzione del costo del lavoro perseguita tramite austerità fiscale, non c'è nulla di fisiologico: l'armonizzazione "spontanea" della competitività interna all'eurozona, infatti, è stata compromessa dalle preventive politiche di deflazione salariale tedesche (sempre qui, p.2) e ogni "inseguimento" da parte degli altri paesi, inclusa la Francia, passa per la mera applicazione dell'aggiustamento fiscale-deflattivo, ben spiegato da Draghi (qui, p.1), che, però, risulta contemporaneamente distruttivo della capacità industriale interna e, quindi, irreversibilmente riduttivo dello stock di capitale produttivo e della connessa occupazione. Con un più che ovvio epifenomeno di fallimenti a catena e di conseguenti insolvenze bancarie di imprese, private aggiuntivamente della domanda interna, e famiglie (qui, pp.8-10), private dell'occupazione e quindi del reddito. Dall'austerità espansiva

8. Solo che, ora, queste insolvenze divengono un regime autoritativamente amministrato dall'€uropa, quello dei c.d NPL, all'interno dell'Unione bancaria: ne abbiamo parlato tante volte. 
Il tapering, opportunamente, verrà modulato in modo da incidere più tangibilmente nel dopo-elezioni italiane, semplicemente perché, sul piano politico, sono di gran lunga le più importanti, essendo l'ital-tacchino il piatto forte del menu dell'eurozona e di ogni "fate presto!"

9. Ma rimane il fatto che la BCE ha già iniziato a inasprire i requisiti sugli accantonamenti di capitale corrispondenti al deprezzamento in bilancio delle sofferenze posti essenzialmente a carico del sistema bancario italiano (i valori di bilancio dei ben più incerti strumenti derivati nel bilancio del sistema bancario tedesco, non sono stati sostanzialmente toccati: andrebbero bene così, mark to fantasy, con l'Imprimatur della vigilanza BCE!). 
Quindi, per quanto moralmente tentati, e scientificamente non attrezzati a comprenderlo, i banchieri italiani "fiutano" che al prossimo aumento degli spread sarà difficile, anzi controproducente per i  loro interessi patrimoniali e, ancor più, per la preservazione del loro controllo societario, invocare un nuovo "fate presto" che, via austerità" fiscale, induca un nuovo dilagare delle sofferenze (sicuramente soggette alle nuove regole BCE).
La totale falsità (usiamo la definizione di Milton Friedman) del debito pubblico come primo dei problemi italiani, potrebbe, anzi, dovrebbe, in un'ottica di istinto di sopravvivenza del nostro sistema bancario (se pure è rimasto), risultare un'arma spuntata. Anzi: una spada senza elsa, che ferisce pure chi la impugna.

10. In pratica, lo spread, in un'eurozona depurata dalla droga del QE, si lega ad un parametro, o meglio, ad un'aspettativa, ben diversa da quella relativa all'andamento della PNE: i mercati tendono a prezzare la stupidità (Prodi dixit) dell'eurozona e dei suoi parametri fiscali, per paesi, altrimenti sani, come l'Italia e, quindi, la prospettiva di dover abbandonare la valuta unica e il conseguente ritorno a una moneta nazionale, che, in ipotesi, dovrebbe svalutarsi (ma ormai non è pronosticabile di quanto, in una valutazione seria e non terroristica) rispetto alle altre valute di scambio internazionale, come il dollaro o, molto teoricamente, al wannabe euro che si vorrebbe capace di sopravvivere senza l'Italia (che sarebbe sempre più un marco, prima sottovalutato, ma poi, a seguito dell'Ital€xit, da rivalutarsi).
E' bene rammentare queste prospettive, che si affacciavano nel 2011-2012, naturalmente al di fuori del "fate presto!" del mainstream. 
"Un altro fate presto" non è possibile: a meno che anche il Quarto Partito (qui. p.2) non voglia suicidarsi
E' questa la novità che incombe sulle elezioni italiane, cioè su tutti gli italiani, per il 2018...

11 commenti:

  1. Infatti….all'epova... Grande commento di Lorenzo:

    Lorenzo Carnimeo11 settembre 2013 15:40

    L'uso terroristico dello spread da parte del mainstream mediatico italiano è talmente becero e propagandistico da risultare vulnerabile perfino ad affermazioni di natura non tecnica. Infatti:

    a) se lo spread dipendesse dalla "stabilità politica" e dalle "riforme", nell'estate del 2012, dopo il decreto salva-Italia, riforma del lavoro e decreto sviluppo uno e con una maggioranza (bulgaramente) solida attorno a Monti, avrebbe dovuto picchiare in caduta libera. Invece era a 500 punti.....

    b) per la stessa ragione, le dimissioni di Monti avrebbero dovuto farlo schizzare a valori siderali. Ma era Natale, e probabilmente lo spread aveva chiesto ferie.... (che improduttivo!).

    b) dopo le elezioni di Febbraio, con un governo dimissionario ed un Parlamento incapace di esprimere una maggioranza, il predetto spread avrebbe dovuto assestarsi almeno a quota 500 se non oltre. Invece, si è limitato a superare timidamente quota 300 (a giugno dell'anno scorso Monti avrebbe acceso un cero, se fosse stato a 300....), per poi ridiscendere gradualmente ben prima dell'insediamento di Letta.....
    Forse era stanco, o non si era riposato abbastanza......

    c) quest'estate, infine, registriamo lo stato dell'arte. Un giorno sale per "timori Siria", il giorno dopo per "timori caduta governo" (con la Siria rapidamente dimenticata). Ma comunque sembra riottoso a salire e questo, va detto, è un problema.
    Scatta allora l'astuta "mutatio controversiae": lo scarto tra Italia e Spagna si è azzerato. Non siamo più "migliori di loro"!!! (Ma Rajoy non era indagato per corrrruZZZione??? Forse è solo 'a coruzzzzione italiana che influenza lo spread.... le corruzioni non sono tutte uguali.....)
    Vengo quindi a sapere che, a suon di "riforme strutturali" è in corso una specie di partita Italia-Spagna...... con un clamoroso pareggio iberico in zona cesarini.
    Evidentemente per i nostri preparati giornalisti l'economia e il fanta-calcio sono la stessa cosa.......

    Io non lo so. Onestamente mi domando: "queste contraddizioni sono evidenti e alla portata di qualsiasi persona di buon senso. E probabilmente non sono le sole.
    Basti pensare alla favola del "Più Europa": che, dopo il dumping sociale tedesco, ben potrebbe essere tradotto con un "mettiamoci in società con chi ha cercato di rubarci i soldi". Ora: dato che "lo Stato è come una famiglia", io mi domando: quale padre di famiglia aprirebbe una società con chi ha cercato di fregarlo? Nessuno (a parte il Governo italiano piddino).....

    Comunque: non dico che siano risolutive, ma sono sicuramente un "fumus boni juris" riguardo a qualcosa che non va.
    Chi fa informazione così non la canta proprio giusta, o quanto meno, i rapporti causali che lui da per certi, certi non appaiono per niente: se mi dici che c'è un nesso tra instabilità politica e spread e dopo sei mesi di riforme Monti a tappe forzate lo spread è oltre 500, i fatti, semplicemente, non confermano l'idea...

    Ma la cosa più sorprendente è come la gente creda a questa favola, ignorando anche le contraddizioni più elementari e visibili.

    http://orizzonte48.blogspot.it/2013/09/la-verita-sugli-spread-e-aso-abe-nel.html?showComment=1378906843611#c1297015930417020853

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    1. E siamo a dover ribadire queste cose visto che gli spaghetti-liberisti ripetono imperterriti i loro slogan (sempre più lontani dalla realtà...come se ai loro occhi ciò avesse un peso).

      Un'unico dettaglio: Monti NON avrebbe "acceso un cero" se a giugno 2012 fosse calato lo spread, invece di essere a 500 (prima del whatever it takes). Sapeva infatti che la sua legittimazione meta-democratica dipendeva dallo stato di eccezione e non aveva un grande interesse a rompere troppo presto il suo giocattolo.

      E fu stoppato, (in sostanza da Draghi), sol perché il protrarsi dello spread su quei livelli non avrebbe potuto reggere politicamente, come non ha in effetti retto (nonostante Bersani prima, e Letta poi, fingessero di sapere come normalizzare la situazione); in pratica si rischiava veramente l'eurobreak.

      E quindi il "povero" Monti fu messo da parte dalla superiore "ragion d'euro" (infatti, oggi per le stesse incombenze si sceglierebbe qualcun altro, ove mai: "l'empatico" Boeri ad esempio...)

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  2. "a meno che anche il Quarto Partito non voglia suicidarsi"

    Il Quarto Partito ha già ingerito da tempo il veleno.
    La domanda è se troverà mai la forza di assumere l'antidoto prima di defungere.

    Anche la BCE e la FED hanno assunto il loro veleno (QE), un veleno di cui si nega il solo antidoto noto (monetizzazione del debito).

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    1. Ma il Quarto Partito non è solo la banca centrale...anzi.
      Il tema del suicidio è interessante: una cosa è autodistruggersi per errore di valutazione, altro è averne l'intenzione (segno di conflitto inconscio insostenibile con il super-io) :-)

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    2. "Un altro fate presto" non è possibile: a meno che anche il Quarto Partito (qui. p.2) non voglia suicidarsi.

      Ricordando sul Quarto Partito anche questo commento di Bazaar:

      "Il disgelo costituzionale avviene infatti solo quando "Confidustria" viene "messa all'angolo": fosse stato per quel gruppo sociale la "segnaletica" l'avrebbe messa in modo tale da far finire sessanta milioni di Italiani in uno sterrato nel deserto o in una palude. Come poi sul finire dei '70 ha proprio fatto...

      Einaudi e i suoi han fatto la figura dei cinici fessi tutta la Costituente ma, subito dopo, ci siamo trovati il nostro Hayek italiano alla BdI e come Presidente della Repubblica.

      Poi, diciamocelo: quella dello shock petrolifero è stata una delle solite ciniche e sociopatiche pagliacciate... altro che politica anticiclica per raffreddare l'economia... Si è, guarda a caso, creata ad arte la situazione pochi anni prima paventata da una delle figure più eminenti della Mont Pelerin: ovvero inflazione e recessione insieme. Non c'era da raffreddare un bel niente, se non solo la finanza angloamericana che, tirato il pacco con la convertibiltà in oro, si è assicurata comunque il signoraggio della Fed che, invece di convertire i dollari in oro giallo, ha cominciato "a convertirli in oro nero".

      Infatti gli "einaudiani" se ne sono usciti con "l'austerità"... con il supporto della sinistra ormai in massa coartata.

      Capire ora cosa siano sostanzialmente "destra e sinistra", cosa implichi difendere la rendita da oligopolio o il reddito da lavoro, potrebbe essere lievemente importante: proprio perché è da quasi trentacinque anni che abbiamo abbandonato progressivamente la strada "asfaltata" della Costituzione. Parlare ora di destra e sinistra non è più una questione "cosmetica"..."

      http://orizzonte48.blogspot.com/2015/10/la-comprensione-che-non-ce.html?spref=tw

      p.s. come sa…. Grandissimo post :)

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  3. Alla puntuale analisi, verrebbe da giuntare il massiccio sbarco US$ di Warren Buffett (vs Cattolica), Bridgewater(vs Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bpm, Bper, Ubi e Generali) e gli hedge Marshall Wace, Oceanwood Capital Management, Aqr e Pdt Partners. per entrare nella "partita" della finanzia italica.

    La "trazione" germano-franca (e non franco-tedesca) del UE-M deve ancora fare i conti coi "marines" pronti a calmierare gli "idioti di Düsseldorf" e partecipare attivamente al Thanksgiving Day.

    Comunque, "la situazione è grave ma non è seria" a parte confusione e ripensamenti ..

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    1. A proposito di situazioni 'gravi ma non serie', oggi apro l'ANSA e leggo questo:

      http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/10/18/draghi-le-riforme-di-italia-e-spagna-hanno-ridotto-disoccupati_385cea1c-336f-4dfd-a4d3-218a7cc00b72.html

      Non credo servano commenti.

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    2. @lorenzo carmineo

      non commenti ma fattualità che volentieri lasciamo a Giovannini ex ISTAT UNITA' DI LAVORO

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    3. Un possibile inintenzionale, relativamente non preventivabile ma, direi, significativamente oggettivo commento.

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    4. "...Da questo ragionamento emerge come l’asimmetria tra la descrizione delle statistiche normalmente commentate e il sentimento generale degli italiani rispetto alla ripresa non sia affatto sorprendente.
      L’interrogativo che ci si deve porre è, quindi, cos’altro si potrebbe fare perché la ripresa occupazionale riesca a generare più ULA e non semplicemente più posti di
      lavoro.
      A mio parere, infatti, è per questo elemento che passa non solo il miglioramento del benessere, ma soprattutto una prospettiva diversa per le famiglie rispetto al futuro".

      Peraltro, riscontro empirico della legge di Okun, riferita, com'è logico, agli ULA, qui, pp. 4 e ss:
      http://orizzonte48.blogspot.it/2015/03/il-numerone-di-poletti-sui-nuovi-posti.html

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