giovedì 1 marzo 2018

SI PUO' VINCERE: AL DI LA' DEL BENE E DEL "MALE MINORE" (la presenza di Alberto Bagnai)

Risultati immagini per castaneda dover credere

1. I Talk-show ormai parlano stancamente di come i giochi inizieranno a farsi dopo le elezioni
Ciò non significa che le cose andranno come pensano, perché siamo solo agli inizi della presa di coscienza popolare.
Intanto il lungo dopo elezioni sarà certamente una sorpresa. Per ESSI.

2. E perché sarà una sorpresa (ex parte principis)? 
Perché si tratta non di una vittoria che possa realizzarsi uno actu con le prossime elezioni (salvo imprevisti ad oggi da ritenere clamorosi), quanto perché esiste una fenomenologia storico-evolutiva del modello di potere e di società propugnato da ESSI (liberoscambio imposto coi trattati "condizionali & desovranizzanti", lavoro-merce e "rimozione" della funzione democratica del potere di emissione monetaria "nell'esclusivo interesse della Nazione"); e questa fenomenologia indica un'inesorabile fase di tramonto. Nonostante la tecnica autoconservativa di provocare continui "stati di eccezione".  
La situazione, perciò, - per quella ricorrente peculiarità storica che fa spesso delle dinamiche socio-politiche italiane la metafora anticipatrice di tendenze dell'intera civiltà occidentale (e, alla faccia degli autorazzisti, lo intuisce pure un raffinato stratega della politica globalizzata come Steve Bannon)-, fornisce agli italiani un'occasione storica di recuperare la propria dignità di popolo sovrano e di acquisire la coscienza che, sia pure dopo una "lunga marcia", si può "vincere", al di là di qualsiasi contingente esito della "tappa" elettorale.  

"Per perdere si perde, se ci si pone nella prospettiva immediata della "scissione" gramsciana (che in realtà è "ricomposizione" dello Spirito umano), intendendola come remedium espresso da una supposta capacità di reazione (automatico-naturalistica? Costruttivista? Non cambia) del corpo sociale umano.
La contrapposizione della coscienza (di classe: in senso strutturale storico, e quindi continuamente da aggiornare con metodo scientifico) alla forza del capitalismo-elitismo è, ahimè, destinata a perdere (qui svisceriamo il pensiero iper-cosciente, fino alla previsione di dettaglio, di Basso e Caffè, ma le loro vicende personali sono di travolgimento da parte delle forze private di controllo sociale extralegalitario).
Tuttavia, con crudo realismo, ritengo che ESSI siano destinati a perdere non perché possa verificarsi che una parte "resistenziale" giunga operativamente ad affermare la propria superiore forza metodologica, ma semplicemente perchè i calcoli di ESSI sono sballati.
Lo sono sempre stati nella Storia e adesso hanno amplificato il margine esiziale di errore: cioè la loro sconfitta deriverà dal backfire di una rendita di potere sfrenato basata - lo dico molto prosaicamente- sull'avidità anti-cooperativa o, come dici tu, sull'elitismo disfunzionale.
ESSI, cioè, danno per scontata una superiorità ontologica sugli "schiavi", mentre invece non sono in grado di accorgersi che non sanno governare la macchina che hanno costruito e vanno al disastro per via delle stesse forze disfunzionali e innaturali che hanno suscitato (non per la reazione degli oppressi).
Poi accade che, dopo ogni crash disastroso, per un breve periodo, l'umanità si riorganizzi e prevalga una luce dell'Umanesimo (più o meno feconda) mentre ESSI sono impresentabili (e si leccano le ferite senza mai averci capito un tubo)".
4. Un'evidenza salta agli occhi in modo tale da diffondersi verso le recondite coscienze dei comuni cittadini: un processo si è avviato, ed è simmetricamente opposto e consequenziale a quello della progressiva perdita di controllo del sistema orwellian-mediatico-finanziario
Anche dopo queste elezioni, direi specialmente dopo, crescerà il numero di italiani che non vorrà scegliere, - e che arriverà a vedere con certezza di non potersi permettere di scegliere- , il "male minore"
Questo è, ridotto alla sua essenza, il processo di cui le elezioni segneranno un passaggio, importante e formalizzato, ma pur sempre un passaggio: in vista del successivo sviluppo della scissione-presa di distanza dal dover subire il governo dei mercati esterno alla Nazione.

5. Ci pare utile, peraltro, concludere con una precisazione (reiterata) sul male minore.
Di esso, (come spesso capita...), ci dà una illuminante definizione operativa il pensiero di Gramsci (grazie Luca Sant):
Ecco infine le parole di Gramsci precedentemente annunciate, nota 25 del Quaderno 16 (XXII), sulle quali invitiamo tutti a meditare, specialmente dopo le elezioni francesi che hanno visto Macron prevalere su Marine Le Pen, grazie alla pratica ormai non solo più italiana del “turatevi il naso e votate…” di montanelliana memoria:
Il male minore o il meno peggio (da appaiare con l’altra formula scriteriata del «tanto peggio tanto meglio»). Si potrebbe trattare in forma di apologo (ricordare il detto popolare che «peggio non è mai morto»). Il concetto di «male minore» o di «meno peggio» è uno dei più relativi. Un male è sempre minore di un altro susseguente possibile maggiore. Ogni male diventa minore in confronto di un altro che si prospetta maggiore e così all’infinito. La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste).
http://www.pci-genova.it/il-male-minore-o-il-meno-peggio/
5.1. In anticipata sincronia con un successivo razionale commento di Alberto Monaco,  è ancora una volta Bazaar che conferma la visione in termini di "processo" (definibile nel tempo) sia del "male minore" che del percorso in cui "dobbiamo credere" per giungere alla vittoria (ora, per alcuni, potrà risultare "astratto", ma, com'è spesso capitato, molti capiranno; e per questo è importante la presenza intrinsecamente pluralista di Alberto Bagnai):
"@Luca
Mi permetto di segnalarti quella che mi sembra una precomprensione di natura ideologica: il "male minore" non si risolve nel momento del voto che, come abbiamo più volte argomentato, in un sistema materiale di carattere liberale, totalitario, globale ed imperiale, rimane per lo più idraulico sanitario quando va bene, o un pretesto per abolire il suffragio universale stesso, quando va male: la Struttura (i rapporti di forza strutturali tecnico-economici, pre-politici) in Grecia ha pure sterilizzato il risultato di un referendum senza neanche la necessità di far del teatrino.
Superare l'identitarismo e l'appartenenza è fondamentale: ma questo atto non si limita allo stigmatizzare l'identitarismo altrui, significa entrarci in dialettica, in modo di ritrovare una sintesi in cui si contribuisce reciprocamente.

(Poi se uno è un cretino è un cretino: ci si trova di fronte alla solita questione morale: meglio non frequentare cattive compagnie)

Voglio dire: criticare l'ideologia altrui non significa partir dal presupposto di non aver alcuna ideologia "noi": diciamo che aver consapevolezza del problema ideologico e di appartenenza permette di essere molto critici con chi lo manifesta apertamente, nel momento in cui viene agito in modo evidente in patenti contraddizioni logiche o filologiche, nelle argomentazioni e nelle prese di posizione.

Credo che la questione ideologica si risolva genericamente in questi termini: "carissimi, su questi temi state dicendo delle scemenze per i motivi uno, due e tre". Dimostrata fattivamente l'illogicità delle argomentazioni, ci si chiede: c'è una "coerenza" in queste contraddizioni? Generalmente queste contraddizioni trovano una loro logica interna a livello falso-coscienziale, ovvero a livello ideologico ed identitaristico. E lo si rileva.

Gli antifascisti sono infarciti di antifascistismo, gli islamofobi sono infarciti di fallacianesimo, i cattolici sono infarciti di moralismo clericale, i "socialisti" sono infarciti di liberalismo sorosiano, ecc. E perché non si mettono in discussione?
Per debolezza psicologica o interesse materiale, di cui l'appartenenza ad un gruppo rispettivamente rassicura o è strumentale al raggiungimento di obiettivi materiali.

Neanche se ci fosse un partito che portasse avanti coscientemente i principi costituzionali risolverebbe il problema del "nostro bene": il totalitarismo liberale, con la sua angosciante anomia e violenza silenziosa, con la sua perfida spettacolarizzazione ed il sangue versato in nome dell'umanitarismo, obbliga ad una radicale risposta altrettanto totalizzante. Che inizia con la propria presenza alle urne, ma sicuramente non termina lì.
Ciò che ricordi, comunque, è sacrosanto: i nazi-sociopatici dei think tank liberali, come da antica tradizione usurara, hanno messo in una morsa economico-politica i popoli.
Non esiste un solo partito che, in un modo o nell'altro, non porti avanti un pezzo dell'agenda neoliberale. Sta a noi a portare coscienza: la cancrena liberale, come è già stato fatto più volte, si può e si deve curare."

40 commenti:

  1. In effetti io vedo una campagna elettorale molto strana, decisamente sottotono, non so se è un'impressione solo mia ma mi sembra di vedere, in giro, perfino meno manifesti del previsto. Come se alla fine nemmeno servisse più farla, una vera campagna elettorale: un sintomo di un processo idraulico ormai arrivato alla fase finale? Ma, ripeto, è una sensazione 'mia'.

    Gentiloni va in giro per l'Europa a dire che non ci sono problemi. Mai come ora mi ritorna in mente la figura di Badoglio che proclamava la prosecuzione della guerra al fianco dell'alleato tedesco..... E' come se tutti fossero in attesa di un qualcosa che prima o poi debba comunque accadere.

    Ma il problema, o meglio, il punto di arrivo sarà effettivamente dopo queste elezioni, perché, a prescindere dallo sviluppo di una 'coscienza resistenziale' in seno alle masse, e dal fatto che tutti i partiti siano, in qualche modo, a loro modo 'neoliberali', resta il fatto che il sistema è materialmente alla soglia della sostenibilità e che sia a destra che a sinistra credo si sia politicamente arrivati (quasi) al capolinea: o si matura una qualche sorta di disimpegno oppure l'unica alternativa sarà davvero la grecizzazione del Paese.
    Il popolo non può andare avanti solo con i 'circenses' proposti dai media: arriva un momento dove del 'panem' deve per forza essere elargito.

    Davvero un prossimo governo, di qualunque natura esso sia, potrebbe accontentarsi di compiere "il mezzo miracolo di Syriza"?

    http://espresso.repubblica.it/internazionale/2018/02/22/news/grecia-alexis-tsipras-miracolo-1.318623

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    1. Se vogliamo dare a queste impressioni, largamente condivise dai media, un senso concreto, dovremmo dire: passiamo da un sistema in cui le forze politiche, anche di teorica "opposizione", formulavano essenzialmente minacce (di immiserimento e di un futuro peggiore), - verso il popolo italiano prima ancora che verso il (disprezzato) elettorato-, e questo atteggiamento era rivendicato come un merito (un prerequisito di "credibilità"), a un sistema, quale ora si profila, in cui le minacce vengono trasformate in opposte concessioni (a parole).

      Ma tutto questo mentre i media (che, autoinvestitisi del ruolo di guardiani supremi dell'€-assetto de "i mercati", rilasciano tutt'ora la patente di "credibilità"), si sforzano di sottolineare che tali concessioni sono una presa in giro e che nulla cambierà.

      Perché, dicono all'unisono i media (coi loro infuencers al massimo della potenza stereofonica, comunque dobbiamo AD OGNI COSTO mantenere gli obblighi assunti verso l'Ue.

      L'efficacia di questa attuale "complexio oppositorum" (non a caso, Schmittianamente, tendente a una contraddittoria, pura, conservazione di potere), quanto può durare alla prova degli atti che qualunque governo potrà adottare per adeguarsi al rispetto del fiscal compact nell'eurozona (con procedura di infrazione puntualmente in attesa per il dopo 4 marzo), alle esigenze di ricapitalizzazione bancaria che preannuncia l'addendum BCE, alla sempre più inevitabile stretta finale delle riforme dei trattati proposte dalla morsa franco-tedesca?

      Seguire anche solo uno di questi percorsi dettati dal "vincolo esterno", non solo infatti esclude che le promesse elettorali siano lontanamente rispettate, ma implica il certo riespandersi della disoccupazione e dei working poors (basta l'inevitabile enfasi sul prevalere della contrattazione aziendale), nonché l'arresto della debole crescita attuale (e anzi un probabile ritorno in recessione, se, oltretutto, come pare, il dollaro si svaluterà ancora, obbligandoci ad accelerare la contro-svalutazione salariale interna).

      E' perciò comprensibile che la campagna elettorale sia "percepita" come sotto-tono: nel suo riflesso mediatico, questo nuovo (tentativo del) sistema, implica un'accentuazione del "non dire la verità" proprio quando la gente inizia ad averne una percezione immediata, nelle proprie tasche, che non può essere più mediaticamente nascosta.

      Cosa faranno nel dopo-elezioni i guardiani mediatici della credibilità- che si sono dimostrati così sgangheratamente ignoranti e presuntuosi in materia di previsioni economiche (per decenni)?
      Diranno che sono state trovate le "coperture" e che i poveri e i disoccupati debbano riempire il desco e il loro futuro di ciò?

      E' evidente che siamo alle soglie di un salto nel buio, per ESSI e i loro influencers.

      La questione €uropea sarà, a velocita accelerata, il discrimine sempre più inequivocabile tra democrazia e una feroce dittatura timocratica.
      Peggiore che in Grecia, perché la nostra razione di trattamento greco, mutatis mutandis, ce la siamo già autoinflitta.

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  2. Capito perche' la signora col turbante ci vuole operai e non latinisti?

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  3. "ESSI, cioè, danno per scontata una superiorità ontologica sugli "schiavi", mentre invece non sono in grado di accorgersi che non sanno governare la macchina che hanno costruito e vanno al disastro per via delle stesse forze disfunzionali e innaturali che hanno suscitato (non per la reazione degli oppressi)."

    Si tratta dello stesso errore compiuto nei confronti della Russia nel 1941 e nel 1991.

    Oggi Putin, nel discorso annuale sullo stato della federazione, dopo aver annunciato 'urbi et orbi' di aver stabilito la superiorità militare su USA/NATO (e sottinteso, Cina), si è anche permesso di elencare cosa intende fare nel prossimo mandato (la sua elezione è un evento praticamente certo):

    "Increasing the country's economic potential is the main source of additional resources. For this we need an economy with growth rates exceeding the global level"

    "An increase of the gross domestic product (GDP) per capita by 1.6 times by mid-2020 is one of key tasks of the state"

    "Russia should not merely firmly fix its position among the top five economies of the globe but also to increase GDP per capita by 1.5-fold by the middle of the next decade"

    "It is necessary people have "healthy and active life, when diseases do not limit and constrain people," he continued. "I am confident, this objective - noting the positive recent dynamics - is realistic."
    (According to the president, in 2000, life expectancy was slightly over 65 years, and in 2017, it hit the historic record of almost 73 years.)

    "We must solve one of the key tasks for the coming decade - to ensure a confident, long-term growth of real incomes of our citizens, and in six years, at least to halve the level of poverty"

    "Overall, we need to channel no less than 3.4 trillion rubles ($60 billion) into demographic development measures, the protection of motherhood and childhood in the next six years. This is 40% more than in the previous six years"

    "Average life expectancy in Russia should be over 80 years by the end of next decade. By the end of next decade, Russia should join the club of "80+" countries, where life expectancy is over 80 years"


    http://tass.com/economy/992163

    http://tass.com/politics/992080

    Come si diceva sotto la naja, 'non so se mi si piega'....

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  4. Bene… parliamoci chiaro:

    L'accordo sull'autonomia "riscopre una parola dimenticata dalla politica: federalismo. Un tema assente dalla campagna elettorale, dominata da chi la spara più grossa, ma sempre centrale per la (ancora irrisolta) questione settentrionale. Un tema di cui, lo dico con rammarico, la Lega di Salvini ha perso le tracce". Lo ha scritto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, nella sua rubrica settimanale sul Foglio.

    ansa.it/sito/notizie/speciali/elezioni/2018/02/27/lega-maroni-salvini-ha-dimenticato-il-federalismo-_5e3133b0-d940-4f1d-bdba-f47501889b47.html …

    mentre basta leggere il programma… che ci trovi il Federalismo.

    “…penso che la battaglia per la democrazia nei singoli paesi debba essere prioritaria rispetto ai fini federalisti…ci sono cose che vanno, secondo me, profondamente meditate. A me, se così posso dire, la sovranità nazionale non interessa; però c’è una cosa che mi interessa: è la sovranità democratica... Nella Costituzione abbiamo scritto, nel primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica”; poi abbiamo aggiunto quelle parole forse sovrabbondanti “fondata sul lavoro”; e poi abbiamo ancora affermato il concetto che la “sovranità appartiene al popolo”.

    Sembra una frase di stile e non lo è. Le costituzioni in genere hanno sempre detto “la sovranità emana dal popolo” “risiede nel popolo”; ma un’affermazione così rigorosa, come “la sovranità appartiene al popolo che la esercita” era una novità arditissima. Contro la concezione tedesca della “sovranità statale”, di quella francese della “sovranità nazionale”, noi abbiamo affermato la “sovranità popolare” quindi democratica. A questo tipo di sovranità io tengo…” [37]. La sovranità costituzionale è tutto.
    (L. BASSO, Consensi e riserve sul federalismo, L’Europa, 15-30 giugno 1973, n. 10/11, 109.118).

    https://orizzonte48.blogspot.com/2017/09/timo-catalunyaet-dona-ferentes.html …

    non ho altro da aggiungere.

    Ci si sente.

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    1. Te lo l'avrei voluto avvertire da molto tempo: il brano di Basso che citi (più volte e tratto da questo blog) non è il più pertinente sull'argomento che sollevi.

      A rigore logico, in termini storico-istituzionali e relativi alla struttura economica, le analisi più pertinenti le trovi in una lunga "Nota" apposta in questo post http://orizzonte48.blogspot.it/2015/11/democrazia-federalismo-indipendentismo.html, e in generale in quest'altro post http://orizzonte48.blogspot.it/2017/10/litalia-e-la-scarsita-di-risors.html

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  5. Ah… poi per rispondere ad Alberto Monaco

    “Credo che un centro destra vincente con Lega in maggioranza sia più auspicabile di un centro destra vincente con Lega in minoranza”

    Io prenderei in considerazione questa “cosuccia”:

    Leghisti e Fratelli d’Italia passano l’ultimo giorno di campagna elettorale chiedendo di non votare CasaPound altrimenti il loro alleato Berlusconi farà il governo di coalizione con il PD. Sciocchi, Berlusconi vi tradirà in ogni caso! Come fa da 6 anni. Sveglia!.... cit Simone Di Stefano‏

    Quindi io personalmente aspetterei:

    Ad essere obiettivi, per completezza, si può riconoscere che, senza astrazioni teoriche e proposizioni sistemiche, Matteo Salvini, sta compiendo un tentativo di proporre un paradigma di "crescita inclusiva" e (accettabilmente) non conflittuale all'interno della non-elite. La sua personale "comunicazione" relativa a questa linea è, se non altro, l'unica riconoscibile a livello di partiti maggiori.
    La riuscita del suo tentativo, al di là del "merito" specifico delle sue proposte (che pure è un aspetto non trascurabile), è soggetta a condizioni che la rendono obiettivamente incerta: sia quanto alle linee concrete delle misure attuative che ne conseguirebbero, sia rispetto alle condizioni di alleanza politica che le renderebbero fattibili.

    7. Una conclusione è perciò vincolata: la coerenza e la sostanza dell'azione politica di qualunque forza che sarà in grado di dar vita a una maggioranza, saranno immaginabili solo dopo le elezioni, quando si confermeranno, modificheranno o rimescoleranno le "alleanze" e un qualche governo inizierà ad attuare non tanto un programma elettorale (sulla cui validità vincolante rispetto all'indirizzo politico effettivo, per esperienza pluridecennale, l'elettore ha appreso a non fare alcun affidamento), quanto ciò che realmente consentono i rapporti di forza all'interno dell'unione europea.
    E sapendo che questi rapporti di forza sono stati e saranno, prima di tutto, determinati dal peso della volontà delle elite nazionali, riassumibili nella formula del Quarto Partito.
    Per questo, oggi, non saprei neppure cosa commentare: abbiamo davanti essenzialmente una lunga attesa, infarcita di lunari polemiche e di spaventose strumentalizzazioni. I fumi di questo immane gioco delle parti potrebbero solo intossicarci e farci perdere la lucidità.

    http://orizzonte48.blogspot.com/2018/01/la-lunga-attesa-del-dopo-elezioni-oltre.html

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    1. http://www.huffingtonpost.it/2018/03/02/elezioni-2018-il-fuorionda-sul-voto-tra-matteo-salvini-giorgia-meloni-e-raffaele-fitto_a_23375054/

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    2. Io non vorrei perdere lucidità (cosa comunque possibile), però io i miei ragionamenti sono gioco-forza costretto a farli prima di votare e a votare durante le elezioni e non dopo; e si è detto che il voto non ci farà comunque deflettere dall'obiettivo finale auspicato.

      Relativamente al fuorionda qui sopra riportato da Quarantotto, e che mi aveva inviato separatamente un amico stamattina, e in particolare alla speranza espressa da Salvini che il PD raggiunga un certo consenso, la interpreto come la comprensibile speranza di un aspirante leader di una coalizione (Salvini) che i due principali avversari delle altre coalizioni-partiti (PD e M5S) si suddividano con un certo equilibrio i restanti consensi, anche in relazione alla parte uninominale di assegnazione dei seggi.

      Per parte mia, che sono siciliano e vivo in Sicilia, concordo con la previsione di Fitto.

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    3. Se il partito della Trilateral va al governo è come avere direttamente lo straniero in casa... Se dopo il fiorentino non crescerà più l'erba, il partito degli onesti getterà il sale sulle macerie...

      Sarà direttamente la Trilateral a far le macroregioni e a dare i definitivi strappi fiscali ed economici necessari per sbriciolare il Paese.

      I sovranisti devono compattarsi e sostenersi solidaristicanente: in qualsiasi caso è Davide contro Golia.

      (Mi arrivano dalla Germania ritagli di giornali tedeschi pieni di razzismo e sarcasmo: il capitale cruccosassone è nazi inside)

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    4. Mi pare che l'analisi, sintetica ma fenomenologicamente esatta, di Bazaar risponda anche ad Alberto. Con la precisazione, ovvia, che "i sovranisti" avrebbero potuto compattarsi meglio, e le liste in concreto presentate e imparentate (e la natura di tale apparentamento è di per sè un altro problema...di cui si discuterà semmai "dopo") lo attestano.

      Ma siccome questa è la realtà tangibile e non un'altra;
      - siccome nulla è più vano del polemizzare con..."i fatti";
      - siccome quello che è in gioco è proprio la sovranità democratica costituzionale del lavoro;
      - siccome non esiste un partito che lontanamente la rappresenti e vige il principio che non conta di che colore sia il gatto purché sia in grado (almeno in teoria) di prendere il topo;

      premesso INEVITABILMENTE tutto ciò, il "compattamento" si fa, solidalmente (categoria metodologicamente utilitarista che coincide con quella razional-costituzionale) sulla realtà operativa e si sceglie di conseguenza. Senza distorsioni cognitive.

      Per la effettività della lotta ci sarà il dopo-elezioni: ma SOLO SE almeno si tengono aperti i giochi.

      Non se vincono direttamente Trilateral e Soros...

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    5. Purtroppo si vedono i frutti della logica del conflitto sezionale e della propaganda più che ventennale di castacriccacorruzionebrutta, nei gruppi antivaccinisti salta agli occhi.

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    6. 48, tatticamente più che evidente; tuttavia o si assume che la lotta si fa solo in sfere inattingibili e sconosciute, e persino in questo caso forse una pressione potrebbe tornare minimamente utile; o spiace vedere che a parte qui, nessuno, ma proprio nessuno sembra avere realmente percepito o dato evidenza al fatto cruciale: la mancanza di qualsiasi partito che lontanamente rappresenti la dignità costituzionale del lavoro, perfino in quei programmi che definisci inutili. Oso pensare che a molti tale mancanza faccia più che comodo, ma non certo a tutti.
      Meglio sarebbe stato discuterne prima (come peraltro si è fatto qui), non dopo le elezioni. Ma appunto nessuno sembrava rendersi conto del problema, preferendo ripetere gli slogan o le battute più consolatori.

      Quando parlavo di attesa messianica di queste elezioni intendevo esattamente la voluta cecità rispetto a tale consapevolezza.
      Ora, dopo sei anni spesi per far capire il significato dell'euro, quanto tempo sarà rimasto se persino i più allertati, assumendo che tali siano coloro che passano tra qui e Goofynomics, sembrano non dico condividere, ma nemmeno percepire il problema della mancata rappresentanza del lavoro, a fronte di una esultanza da tifoseria?

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    7. @Alberto: non sono una specialista di meccanismi elettorali, ma la frase che citi potrebbe anche avere un'altra ragione e cioè rientrare in una preventiva disponibilità verso un quadro Citigroup, perché le intenzioni saranno buone, ma in certe circostanze non si sa mai.
      L'evidente ammorbidimento di toni e strategie, calcate su quelle Fn dopo il 20 luglio, tutte volte alla "preparazione", potrebbero pure indicare la accettazione di una partecipazione a quello scenario nel tentativo di contenere in qualche modo il disastro, ma certo non per tutti, verosimilmente solo per i ceti medio-alti. Normalmente i fuori onda non viaggiano su tutti i social: se questo ci è arrivato e proprio a fine campagna è perché ha potuto farlo.

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    8. Pellegrina: certo che sarebbe stato meglio discuterne prima. Ma personalmente, pensando che ci sarebbe stato chi lo volesse fare, ho ricevuto solo porte in faccia (alcune cortesi, altre molto meno; queste ultime da parte di persone che ora adottano pure atteggiamenti vittimistici, aggressivo-passivi, senza mai chiedersi se hanno commesso degli errori che potevano evitare, se non altro nelle forme).

      Discuterne "dopo" non è però una soluzione di ripiego: temo che i lavoratori sotto-occupati, i disoccupati permanenti, i giovani senza futuro che però cercano delle spiegazioni "reali-razionali", siano rimasti soltanto qui. La gran massa crescente che versa in queste condizioni rimane comunque inattingibile per via del controllo cultural-mediatico: per me è un problema fondamentale, da affrontare, per altri no.

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    9. @tutti
      Il fuori onda di Salvini mi pare significhi, ascoltando e raccordando quanto espresso da tutti (Fitto, Meloni e Salvini) che il PD non crolli altrimenti i voti del PD vanno nell'astensione o al M5S. E i entrambi i casi al sud il centrodestra all'uninominale non tocca palla e il centrodestra senza quei deputati non vince anche con sondaggi che lo fanno oltre il 40% a livello nazionale. E visto che i sondaggi danno pure Lega primo partito del centrodestra intorno al 20% a Salvini vincere a metà non piace di certo.

      Penso lo sappia che B lo tradirà. Penso però che sia goloso e che stia pensando al miglior modo di rubare buona parte dei voti di B, che non è immortale...
      Il livello di Salvini lo vedremo solo se sarà premier.

      Direi che un buon indicatore sarà il nome del ministro dell'economia (ricordarsi di come il nome proposto da Renzi, cioè Delrio, non fu accettato da Napolitano). Mattarella dovrebbe essere leggermente meno supino alle influenze straniere. Ho scritto "leggermente" e non per ironia. Di poco. Chissà che non sia il varco.

      Comunque non si sa per chi votare.

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  6. “I sovranisti devono compattarsi e sostenersi solidaristicanente”

    E continuo a pensarla così:

    “Vedi, chi non si rifà coscientemente alla Costituzione, potrà essere parte del gregge sovranista e noeuro, ma non potrà mai essere democratico. Ossia rimarrà de facto collaborazionista ed eurista.”

    Un caro saluto a tutti.

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    1. La frase che "pensi" è di Bazaar. Altre che citi sono tratte direttamente dai post.

      Nulla è cambiato in quello che si sostiene in questa sede: anzi, le stesse ragioni che hanno anticipato esiti e tendenze sono coerentemente utilizzate per "questo" momento.

      Ma per qualunque approfondimento e ulteriore analisi, rinviamo a...tra qualche giorno. Probabilmente, per avere un quadro confermativo di quanto da sempre qui ipotizzato, occorrerà piuttosto qualche settimana.
      Anche per "ripartire".

      E cercheremo di anticipare in che razza di 25 luglio, nella sua infida intenzionalità di prendere le distanze...dalle proprie responsabilità, per tentare la continuità a dispetto del fallimento, ci troveremo in questo tornata.

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    2. @Luca

      Ma non è che in questa occasione sovrapponi la riflessione su una desiderata efficacia politica con quella di un'efficace prassi divulgativa, pre-politica?

      Non vorrei che l'emotività e l'identitarismo che si sviluppa nei temi affrontati dalla "controinformazione" e dal laboratori culturali e coscienziali influissero suĺle capacità di analisi solitamente puntuali e ben strutturate.

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    3. Bazaar condivido in pieno il tuo pensiero….. tutto qui.

      Mi scuso se non sono riuscito a farmi capire.

      Quello che in sostanza volevo dire è che ritengo Salvini (e non solo lui) un NON sovranista…. Visto che anche lui vuole cambiare la Costituzione. Tutto qui.

      Comunque smetto di commentare.

      Un abbraccio a tutti

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    4. Guarda che il morale fa tanto, soprattutto in una logica di lunghissimo periodo: il dover crederci è anche un dover guardare la frazione di "bicchiere pieno", perché da bere c'è quello; e lo "sciopero della sete" (e della fame..) è l'obiettivo dell'oppressore.

      Se ci sono quelle due gocce di acqua buona, bè, è in primis merito di Alberto Bagnai che, anche se non si candida nelle fila di un partito con un programma frutto della coscienza democratica come sviluppata in questi spazi, rimane un indipendente che, a spizzichi e a bocconi, ha seguito il nostro lavoro che avrà l'opportunità di farsi spazio nelle istituzioni.

      Politici intellettualmente attrezzati per poter portare avanti le nostre istanze non ce ne erano.

      Un nulla in mezzo alle masse di zombie dell'onestismo e dell'antifascistismo? Un nulla nella pinochettiana morsa europeista?

      In Grecia, in Francia o in Germania manco quello hanno.

      Quello che potevamo fare - e molto di più, visti i mezzi - lo abbiamo fatto.

      Orgoglio e fierezza dovrebbero almeno tenere in alto la bandiera del morale.

      Tutto qua.

      Un abbraccio

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    5. Concordo e vi lascio con Giovanni Pascoli: allora, io sempre, io l'una e l'altra mano
      Getto a una rupe, a un albero, a uno stelo,
      A un filo d'erba, per l'orror del vano!

      Per me Bagnai rappresenta il filo d'erba.

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    6. Bazaar, ora (ora), sarebbe meglio non entrare nel dettaglio di questa spinosa questione.
      Tristemente, però, è da notare che, se in Francia o Germania "manco quello hanno", è perché quei paesi non hanno subito il nostro trattamento (considerato dai rispettivi "punti di partenza" culturali, istituzionali e strutturali) e quindi non hanno dovuto mettersi alla prova in termini di capacità di reazione oggettivamente comparabile.

      Questo mi pare un punto fondamentale, da non dimenticare.

      E, appunto, parlando d'altro, trovo imprudente e di retroguardia, da parte di taluni, paventare un pericolo Grecia per l'Italia; la nostra ital-trojka incorporata ha fatto altrettanto se non peggio, considerate le posizioni di partenza rispettive di Grecia e Italia.

      Quindi, per tornare a "bomba": sì, oggi, consapevoli di essere collocati in un processo il cui esito incerto potrà dire se riusciremo a scongiurare la cosmesi del male minore (quello che Gramsci dimostra essere solo una fase preparatoria all'assuefazione successiva all'unitario "male" tout-court), siamo pragmatici e razional-realisti.

      Perché il male maggiore, un male immediato e probabilmente irrimediabile, è right in front of usa...

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  7. Sì, probabilmente avete ragione, Salvini, nel merito di quanto sopra, sbaglia strategicamente a pensarla così e io sbaglio a giustificarlo.

    Quanto agli apparentamenti "sovranisti" non so: potevano aggregare Casa Pound, ma immagino che Forza Italia non avrebbe più aderito ( e significava offrirla su un piatto d'argento ad altri partiti per future alleanze di governo - che magari avverranno comunque) e non oso immaginare il fuoco incrociato dei media.

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    1. Nulla di quanto accaduto finora è stato casuale; ognuno ha fatto i suoi calcoli. Le liste erano decise, intendo nei loro precisi criteri di formazione, da molto prima che fossero sciolte le camere.
      Presto vedremo quali calcoli sono risultati giusti e quali sbagliati (ci vorranno alcune settimane per rendersi veramente conto...).

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    2. E le prospettive che indica Bazaar, id est. realizzazioni di obiettivi "intrecciabili" (convergenze neppure troppo parallele), occorre considerarle tutte, ma proprio tutte.
      Senza fermarsi ossessivamente a quel poco che rivelano i programmi ufficiali di questo o quel partito (i quali, degli obiettivi "costitutivi" delle rispettive identità, sono, specialmente ora, sostanzialmente poco indicativi).

      L'agenda italiana è stabilita da ESSI, da molti anni ormai...e le di ESSI vie sono proteiformi, spesso "insospettabili" (sebbene prevedibili, per il noto controllo cultural-mediatico strutturale nell'opinione di massa), e certamente unificabili; in un primo motore immobile (l'anti-Statobrutto).

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  8. SUVVIA
    (otc)

    A me "mi" - da massimalista luxer/bu(o)rgese un tempo, forse - basterebbe leggere le dichiarazione delle "prevalenze" nei "programmi" delle coalizioni e, sul valico della frontiera con la "valigia nera" di "benjamino" con carpette colorate - considero gli insegnamenti dei Maestri costituzionali, economici e del pensiero umano.

    Il resto e scienza, conoscenza e consapevolezza.

    PUNTO

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  9. Sul tg1 propaganda piddina h24.

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  10. Una nota di “colore” per chiudere il discorso.

    Bazaar so che conosci questo post La crociata

    http://goofynomics.blogspot.com/2016/07/la-crociata.html?spref=tw

    Tempo fa su twitter mi son “permesso” di postare a Bagnai questo post:

    http://orizzonte48.blogspot.com/2016/03/lo-scontro-tra-civilta-come-arma-pop-di.html?spref=tw

    la sua risposta….oltre ad avermi subito bloccato….. (anche se del suo blocco non me ne frega niente) è stata questa:

    “caro, io stimo Luciano, ma non leggo il suo blog. Vengo copiato, ma non copio, e insinuarlo non è prova di intelligenza.”

    Credimi…… il mio scopo era solo quello di tentare di fare “aprire gli occhi” a Bagnai:

    https://orizzonte48.blogspot.com/2016/07/la-trattativa-stabilita-finanziaria-e.html?showComment=1469120145464#c3659701036860639669

    Ora Bagnai dice sempre che riesce a leggere solo lei

    http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2011/11/mario-lalieno.html?spref=tw

    http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2011/11/r-per-realismo.html?spref=tw

    direi.... beato lui.

    Comunque il discorso è….. che come politico lo valuterò nel merito.

    Ma dopo questa risposta (ti invito a leggerla bene)

    “caro, io stimo Luciano, ma non leggo il suo blog. Vengo copiato, ma non copio, e insinuarlo non è prova di intelligenza.”

    Per me come uomo vale meno di 0 ( a prescindere che sia vero o meno che legga il Presidente)

    Passo e chiudo.

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    1. Vale per Bagnai (come per tutti noi del resto) l'avvertenza dei contratti internazionali: "it does not guarantee an uninterruptible or error-free operation".

      Sembra ovvio, ma forse vale la pena di ricordarlo, anche perchè è scritto (Geremia 17):

      5 Maledetto l'uomo che confida nell'uomo,
      che pone nella carne il suo sostegno
      e dal Signore si allontana il suo cuore.
      6 Egli sarà come un tamerisco nella steppa,
      quando viene il bene non lo vede;
      dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
      in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
      7 Benedetto l'uomo che confida nel Signore
      e il Signore è sua fiducia.
      8 Egli è come un albero piantato lungo l'acqua,
      verso la corrente stende le radici;
      non teme quando viene il caldo,
      le sue foglie rimangono verdi;
      nell'anno della siccità non intristisce,
      non smette di produrre i suoi frutti.

      Comunque vadano le elezioni, saldamente piantati lungo l'acqua di questo blog (e di Goofynomics), anche se continuerà ancora a lungo la "siccità", non dobbiamo smettere di produrre frutti.

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    2. Ripeto, lo "spirito" del post è quello di rammentare di essere utilitaristi in senso razional-reale. Che i "giochi rimangano aperti" è oggi la priorità assoluta...

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    3. Luca, ti avevo capito benissimo.

      Al di là di ribadire ciò che scrive Quarantotto qui sopra - e di non perderlo di vista, appunto, a causa degli sforzi per rendere il più efficace possibile la divulgazione, ad esempio criticando gli influencer tanto attivi ed appassionati quanto poco critici (e con cui mai uscirei a cena :-) ) - e sorvolando sulle scelte personali del più che meritoriamente "esposto" dei divulgatori, i miei riscontri ai tuoi commenti volevano avere valore più che altro "umano"...

      Mi sembravano interventi sottotono, delusi, e di chi ha il morale a terra.

      Siamo d'accordo su tutto, semplicemente, peggio di così il futuro non ce lo potevamo immaginare, chi non è "figlio di" o si è venduto l'anima al demonio deve campare, quando va bene, alla giornata. Chi ha figli deve immaginare la prole che dovrà crescere come nelle scuole del Bronx, col berrettino da baseball girato al contrario, il passo molleggiato con i mutandoni che saltano fuori dai pantaloni mezzo calati, che parla un'idioma meno evoluto di un homo sapiens, insicuro sulla propria identità sessuale e a cui, per merenda, si darà da mangiare il frullato di bacarozzi.

      Voglio dire: in questa ennesima espressione di bestialità da parte delle cosiddette élite, cerchiamo di guardare ciò che di buono è stato fatto nella resistenza culturale.

      Di "attivisti" e di "impegnati" ce ne sono molti... a fare gli utili idioti del capitale.

      Insomma: almeno noi si è fatto qualcosa di concretamente cosciente e che rimarrà, comunque vada.

      Inoltre vorrei passarti comunque quella che è la mia profonda fiducia nel Pensiero inteso come fenomenologia dello Spirito...


      (L'unica cosa di veramente imperscrutabile, invincibile e pericolosamente incomprensibile, è l'universo femminile... e non è un caso che la Morte abbia nome di donna)

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    4. Grazie mille di esistere. A volte mi lascio prendere dallo sconforto. Poi vengo qui e mi ristoro.
      Grazie.

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    5. Luca dai che ti tiro su il morale :-) (operazione memoria) http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/esteri/iraq69/sismicia/sismicia.html?refresh_ce

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  11. Consideriamo ora gli individui sempre più dissociati della società americana contemporanea. Una cosa di cui certamente dobbiamo preoccuparci sono i processi che producono dissociazione e ne discendono (sebbene talvolta essi abbiano anche la funzione di promuovere l’emancipazione), come ad esempio5:
    – l’elevata frequenza dei divorzi che ha continuato a salire fino a poco tempo fa, quando è sembrata stabilizzarsi;
    – il numero tuttora crescente dei bambini allevati da madri sole e spesso molto giovani;
    – l’aumento recente dei casi di abuso infantile e di abbandono;
    – il numero crescente di persone che vivono da sole (costituendo quella che viene chiamata «famiglia formata da una persona»);
    – il tramonto dell’appartenenza: ai sindacati, alle chiese tradizionali più stabili (anche se chiese evangeliche e sette sono in aumento), a società filantropiche, ad associazioni genitori-insegnanti e a club di quartiere;
    – il declino a lungo termine della partecipazione al voto e il venir meno della lealtà al partito (cosa vistosamente evidente nelle elezioni locali);
    – il tasso elevato di mobilità geografica che taglia alle radici la coesione dei gruppi di quartiere;
    – l’improvvisa comparsa di senza tetto dell’uno e dell’altro sesso;
    – la marea montante della violenza gratuita.
    L’apparente stabilizzazione di livelli elevati di disoccupazione e di sotto-impiego tra i giovani e i gruppi di minoranza accentua tutti questi processi e ne aggrava gli effetti. La disoccupazione rende fragili i legami familiari, isola le persone dai sindacati e dai gruppi di interesse, drena le risorse della comunità, promuove alienazione e marginalizzazione politica, aumenta la tentazione di optare per una vita criminale. La vecchia massima secondo cui l’ozio è il padre di tutti i vizi non è necessariamente vera, ma lo diventa quando l’ozio non è una condizione liberamente scelta.
    Personalmente sono orientato a pensare che questi processi, tutto sommato, siano più preoccupanti della cacofonia prodotta dal multiculturalismo – se non altro perché in una società democratica l’azione collettiva è meglio della marginalità e della solitudine, l’agitazione è meglio della passività e la collaborazione a scopi comuni (anche quando personalmente non li approviamo) è meglio dell’indifferenza privata. Probabilmente, inoltre, è vero che molti di questi individui dissociati sono disponibili per mobilitazioni di estrema destra, ultranazionalistiche, fondamentalistiche o xenofobe, che le democrazie nei limiti del possibile devono scongiurare. Naturalmente, secondo certi autori contemporanei il multiculturalismo è anch’esso il prodotto di mobilitazioni di questo tipo; ai loro occhi la società americana è sull’orlo non solo della dissoluzione, ma anche di una guerra civile di stampo «bosniaco»6. In realtà, finora abbiamo avuto solo qualche vago segnale di una politica apertamente sciovinistica e razzistica. Gli americani che praticano culti religiosi anomali sono più di quelli che aderiscono a gruppi politici di estrema destra (anche se le due cose a volte coincidono). Al punto in cui siamo, possiamo ancora far leva sul pluralismo dei gruppi per porre rimedio al pluralismo degli individui dissociati.
    Gli individui sono più forti, più fiduciosi e più saggi, quando partecipano a una vita comune, quando sono responsabili di altre persone e verso altre persone. Naturalmente questa relazione non vale per ogni tipo di vita comune. Non è certo mia intenzione raccomandare l’adesione a culti religiosi strani, sebbene anche questi debbano essere tollerati entro i limiti posti dalle nostre idee in tema di cittadinanza e di diritti individuali. Forse gli uomini e le donne che riusciranno a portare a termine un’esperienza di vita in questi gruppi ne risulteranno rafforzati ed educati a una vita comunitaria più pacata, giacché è solo nel contesto dell’attività associativa che gli individui imparano a deliberare, ad argomentare, a prendere decisioni e ad assumersi responsabilità.

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  12. la Cost'48 è quanto di più inclusivo e conclusivo sia mai stato pensato,o finisce l'uomo e la storia o sarà rivalutata nella sua interezza(il testo sopra è tratto da "Sulla tolleranza" di Michael Walzer)

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    1. Dove è socialista, Walzer risulta assolutamente efficace: dove inizia con in liberalismo, ecco, il pensiero va in tilt.

      Il socialismo, quando è compreso nella sua genesi marxiana, non ha la necessità dell'ambiguità dei principi liberali: questi ne sono la conseguenza.

      Quando in USA raderanno al suolo la Statua della libertà avranno, finalmente, la libertà e la democrazia.

      Orwell ne era probabilmente inconsapevole, ma la sua critica non era una critica ai "regimi politici" totalitari, ma al liberalismo.

      E i pensatori angloamericani, purtroppo, dopo secoli di propaganda, il concetto di democrazia proprio non lo comprendono.

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