venerdì 18 maggio 2018

I CENTRI DI IRRADIAZIONE? IRRADIANO. IL CONTRATTO DI GOVERNO E IL TRUMAN SHOW A "LA LE BON"


1. Come detto anche nel post di ieri (p.1), proseguo in una personale propensione a non commentare nei suoi contenuti il "contratto di governo", pur reso accessibile nella sua forma definitiva; e ciò in quanto lo stesso è astretto da "limiti tattici" senza precedenti nella storia della Repubblica
Un'operazione ermeneutica è dunque resa difficoltosa dalla impossibilità di conoscere dati essenziali, - sulla libera disponibilità dei rispettivi interessi sostanziali da parte dei contraenti-, che risultano estremamente rilevanti sul piano interpretativo.
Se la segnalata debolezza strutturale, già in fase genetica  - che è poi una debolezza politico-metodologica, probabilmente inevitabile -, si rivelerà o meno problematica per la funzionalità del governo, lo potremo in seguito constatare, ma anche giustificare, in considerazione, appunto, della fase storica che stiamo vivendo.

2. Questa fase trova il suo tangibile punto di emersione, ma non certo il suo compimento, nell'evidenza del risultato delle elezioni del 5 marzo e può essere così sintetizzata:
"...l'evidenza dei segnali lanciati dall'elettorato è tale che nuove elezioni a breve potrebbero risolvere la situazione di stallo attuale, anche senza che sia mutata l'attuale legge elettorale: ciò in quanto, il processo di reindirizzo largamente maggioritario delle preferenze di voto del popolo italiano è, manifestamente, un processo che si sta compiendo e sul quale lo Spirito democratico che dovrebbe caratterizzare le istituzioni costituzionali di garanzia non avrebbe ragione di interferire. 
Trattandosi di un'imponente trasformazione in atto, essa non può che essere compresa e favorita come un'espressione della coscienza popolare verso il pieno recupero della sua prerogativa sovrana di contribuire all'indirizzo politico democratico. E va compresa e favorita anche nei tempi, non necessariamente brevi, in cui essa si possa manifestare...
...questioni come le "clausole di salvaguardia" sono, appunto, automatismi la cui priorità, considerata correttamente nel suo significato politico-economico, non solo non è più attuale e "tecnicamente" attendibile, ma addirittura deve essere l'oggetto di una rimeditazione che costituisce una scelta politica fondamentale e che dà senso (molto) attuale al libero processo elettorale e alle forze politiche divenute più rappresentative; soprattutto perché la trasformazione in atto va compresa, con ragionevolezza e senso della realtà, proprio per il disagio sociale crescente, e presto incontenibile, che proprio tali automatismi hanno provocato".

3. Ma vorrei portare l'attenzione, piuttosto, sulla dimensione degli ostacoli che, invece, vengono sollevati e che spiegano i "limiti tattici senza precedenti nella storia della Repubblica", poiché ci  forniscono l'urgente concretizzazione di quanto la democrazia sia in pericolo, almeno con riguardo alla coessenziale funzione del suffragio universale.
L'evolversi delle pressioni mediatiche e istituzionali contrarie al formarsi di una maggioranza di governo in condizioni fisiologiche secundum constitutionem, e quindi nell'ambito di una libera dialettica limitata al solo confronto (non coartato da limiti giuridicamente praeter constitutionem) tra le due forze "contraenti", conferma come la sovranità popolare, quella in cui l'indirizzo politico rifletta la libera espressione del voto e la conseguente pienezza del mandato democratico delle forze politiche, non può coesistere con la sovranità dei "mercati". 
Sempre tenendo conto del principio per cui "sovrano è colui che ha il potere di dichiarare lo stato di eccezione". 

4. E, per l'appunto, le pressioni che vengono oggi esercitate per alterare la fisiologia costituzionale della formazione di un governo non gradito al "sovrano", o meglio all'antisovrano, costituito dai privati timocrati che controllano i "mercati", consiste nella non celata minaccia di una serie pressocché infinita di ben noti stati di eccezione. Ripetute, tali minacce, in stereofonico coordinamento domestico-internazionalista.
Ed a queste minacce conseguono toni, affermazioni e linguaggi a dir poco estremizzati, in una colossale tentativo di corroborare, a favore dell'antisovrano, la profezia apocalittica di cui Monti è stato il più potente messaggero, instauratore di una nuova era che si pretende irreversibile.

5. L'uso spregiudicato di iperboli e di aggressività verbale raggiunge risultati che, in condizioni di normali capacità critiche da parte dei media italiani, dovrebbero essere ridicolizzati o almeno destare "perplessità", anziché essere seriosamente "irradiati":

E non che le irpeboli vaticinanti provengano solo da tedeschi dalla smisurata capacità di "rimozione" (quantomeno del buon gusto) e media anglosassoni. La produzione autoctona tiene "brillantemente" il passo, debordando a sua volta in una certa criptica apoditticità:

6. Talora, episodi di transitoria, e scontatamente ideologica, volatilità del mercato assumono i contorni di una sfrenata mancanza di senso delle proporzioni:

E su nulla ci viene risparmiata la reiterazione ossessiva dei semplici e virili concetti che fondano l'etica della durezza del vivere:
7. Ci piace perciò rammentare, se mai (in un mondo ideale della ragion democratica) potesse risultare utile, quali siano i capisaldi del tradizionale liberalismo, attualizzato nelle teorie economiche neo-classiche oggi rivisitate in chiave €uro-mercatista, con riguardo al ruolo dei parlamenti, del suffragio popolare e della relativa pretesa (assurda) di sovranità. Ci rifacciamo a Gustave Le Bon (p.1.7, d), la cui matrice è un sempreverde che si può indossare in tutte le stagioni (più tristi per la democrazia pluriclasse):
"Come la tradizione liberale, ai cui rappresentanti (Tocqueville, Macaulay, Spencer) fa spesso riferimento, Le Bon mette in connessione l’estensione del suffragio e il diffondersi delle idee socialiste che, violando le “leggi economiche”, pretendono di “regolare le condizioni dell’impiego e del salario”, diffondendo la “fiducia superstiziosa nello Stato provvidenziale” e l’attesa della soluzione di una presunta questione sociale mercé l’intervento legislativo nei rapporti di proprietà. Tutto ciò ha già avuto e può ancora avere effetti rovinosi: “le fantasie di sovranità popolare ci costeranno di sicura ancora più care (Le Bon, 1980, pp. 34, 125 e 224)"
"Nella denuncia di questa «pericolosa chimera» che ha preso piede a partire dalla rivoluzione francese e di cui «invano filosofi e storici hanno tentato di dimostrare l'assurdità» (Le Bon, 1980, pp. 117 sg.), lo psicologo delle folle è d'accordo con Tocqueville (cfr. supra, cap. i, § 2), da lui più volte citato. Solo che ben diversamente si configura il rimedio suggerito, il quale ora è da ricercare non nel sistema elettorale di secondo grado o in qualche altro accorgimento per limitare o contenere il suffragio universale diretto.
Quest'ultimo dev'essere, al contrario, portato a compimento perché il capo, senza essere ostacolato da barriere e diaframmi, possa agire sulle masse ricorrendo a strumenti di persuasione che vengono così descritti: 
L'affermazione pura e semplice, svincolata da ogni ragionamento e da ogni prova, costituisce un mezzo sicuro per far penetrare un'idea nello spirito delle folle. 

Quanto più l'affermazione è concisa, sprovvista di prove e di dimostrazioni, tanto maggiore è la sua autorità. I testi sacri e i codici d'ogni tempo hanno sempre proceduto per affermazioni. Gli uomini di Stato chiamati a difendere una causa politica qualsiasi, gli industriali che difendono i prodotti con la pubblicità conoscono il valore dell’affermazione. Tuttavia quest’ultima acquista una reale influenza soltanto se viene ripetuta di continuo, il più possibile e sempre negli stessi termini.  

Napoleone diceva che esiste una sola figura retorica seria, la ripetizione. Ciò che si afferma finisce, grazie alla ripetizione, col penetrare nelle menti al punto da essere accettato come verità dimostrata”.

8. Detto questo capirete bene perché il contesto in cui ci troviamo, induce a porre l'attenzione non tanto sul contenuto del "contratto di governo" (che, conoscendo i principi generali del diritto e la cultura tedeschi, avrebbe potuto con più esattezza e misura essere denominato "Convenzione"), quanto sull'esigenza vitale di preservare la prosecuzione del difficile processo di reindirizzo del consenso elettorale; un fenomeno che, se non verrà traumaticamente arrestato da "forze esterne, che stiano al di sopra del popolo e al di fuori dello Stato", come ammoniva Calamandrei, dimostra come il disagio sociale è meglio, molto meglio, che si esprima nel suffragio universale e nella composizione democratica del parlamento, piuttosto che nella sua negazione e nell'insistenza a colpevolizzare un popolo solo perché crede di poter esercitare la sovranità che gli riconosce la sua Costituzione. 

24 commenti:

  1. Ho letto il 'Contratto per il Governo del Cambiamento' ed arrischio un giudizio.

    In primis osservo che alcune delle persone intorno a quel tavolo di trattativa devono essere lettori di questo blog.

    "Le parti si impegnano ad attuare questo accordo in azioni di governo,
    nel rispetto della Costituzione Repubblicana, dei principi di buona
    fede e di leale cooperazione e si considerano responsabili, in uguale
    misura, per il raggiungimento degli obiettivi concordati."

    "Altre questioni da affrontare in termini costituzionali sono: (OMISSIS) ... e l’affermazione del principio della prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, in analogia al modello tedesco, fermo restando il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione."

    "Alla luce delle problematicità emerse negli ultimi anni, l’Italia chiederà la piena attuazione degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht, confermati nel 2007 con il Trattato di Lisbona, individuando gli strumenti da attivare per ciascun obiettivo."

    Il mio voto complessivo del testo è 7+.

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    1. Qualcosa di buono indubbiamente c’è, anche il riferimento al rispetto dell’art.11.. il problema è capire se lo intendano correttamente, secondo la sua interpretazione autentica, e quindi se provvederanno effettivamente ad attuarlo... a leggere la parte sull’UE pare proprio di no. In un convegno di 3 anni fa a Milano (credo) organizzato dalla Lega, in cui c’era anche Bagnai, proprio Bagnai disse che questa volontà di proporre la modifica dei trattati europei andava considerata solo come mero “proposito culturale”, ma che c’era già la piena consapevolezza dell’impossibilitá di realizzarla. Ora mi sarei quanto meno aspettato che indicassero il COSA FARE quando l’ue dirà no a qualsiasi proposta di modifica dei trattati in senso sostanzialmente democratico. Qualcosa riusciranno a fare, e la direzione magari è anche quella giusta per ora, ma siamo lontani dalla volontà effettiva di attuare alla Costituzione.

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    2. Vedi?
      Hai iniziato a fare un'operazione ermeneutica e, immediatamente, per spiegare il senso del testo hai fatto ricorso a elementi "preparatori" e extratestuali, storici e di contesto.

      Tante altre cose si potrebbero aggiungere: ma essenzialmente continuando a fare supposizioni sulla base di antefatti di cui non abbiamo sufficienti informazioni (attendibili).

      Il che ci riporta a "doverci" focalizzare sul punto effettivo sollevato nel post. Allo stato...

      Un processo della portata di quello che sta manifestandosi non può essere ricondotto a paradigmi delle scienze sociali e all'attribuzione di una coscienza intenzionale già delineata.

      Sappiamo che non ci sono i presupposti e le "risorse culturali" per poter riconoscere queste componenti nella dinamica in atto.

      La necessità della democrazia sociale, a cui sono pervenuti i Costituenti, è qualcosa che deve essere riscoperto alla (dura) prova dei fatti: non può essere cioè un'ipotesi ideologica a priori, ma si rivela come una struttura razionale dell'agire collettivo quando deve contrapporsi alla morsa asfissiante della timocrazia cosmpolita.

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    3. È vero.. a pensarci me ne rendo conto, l’ho imparato qui.. è qualcosa che può essere riscoperto solo dopo un percorso e ci vuole pazienza. È che il desiderio di vedere il nostro Paese tornare grande è tale che a volte sbagliandomi penso (e vorrei) che il recupero di quella consapevolezza sia molto più facile o più vicino di quanto sia in realtà :-)

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    4. Dubito che quanto contenuto nel "Contratto per il governo del cambiamento" sia anche soltanto una c.d. lettera di intenti.

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  2. Il popolo. Popolo.

    Per i razzisti ed i classisti (cioè per i liberali) la democrazia è una dittatura del popolo.

    Con lo sdoganamento del termine "populista", gli analfabeti funzionali e propriamente detti del BigMacGiornalismo, sono riusciti a far passare l'idea per cui popolo = plebe.

    La sovranità può appartenere ai plebei?

    Non sarebbero plebei, ovviamente.

    Il sovranismo è quindi il desiderio delle plebi di imporre la guerrafondaia dittatura fascista. Post-litteram.

    La propaganda è post-litteram.

    Il totalitarismo liberale è così post in tutto che siamo culturalmente balzati indietro di qualche secolo.

    Il post-moderno assomiglia tanto al pre-istorico. Quando non esistevano simboli e lingue in grado di produrre documenti scritti; documenti interpretabili dai posteri con un certo grado di consenso.

    I mercati, ovvero i banchieri, debbono il loro potere ad un gioco di prestigio: svelato il trucco, disperso il potere.

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    1. Sei troppo "avanti" :-)
      Cioè scorgi la "necessità" avendo colto l'essenza del fenomeno.
      Per cui rinvio alla soprastante risposta data a Dario.

      Ci vuole pazienza. Timing. E un intento inflessibile.

      Se i fenomenologi, ovvero gli "operatori" in grado di svolgere compiutamente il processo cognitivo fossero adatti alla politica calata negli eventi della Storia, - cioè alla imperfezione del conflitto sociale nelle sue reazioni e controreazioni-, Rosa Luxemburg sarebbe vissuta molto più a lungo, Lelio Basso sarebbe stato il leader indiscusso della Repubblica fondata sul lavoro e...invece dei marxisti avremmo avuto generazioni di scienziati sociali marxiani a presidio della democrazia sostanziale.

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    2. Qualche giorno fa…. rileggevo i commenti di questo post.

      Devo dire… che tra i commenti di 48, Bazaar, Arturo, Francesco etc etc….. altro che libro….

      Qui ne viene fuori un'enciclopedia :)

      Francesco Maimone16 giugno 2017 10:18

      Per il passato, però, io credo che sia quasi impossibile una riforma dei trattati in senso democratico:

      “… la rivendicazione di una maggiore giustizia distributiva, di una maggiore eguaglianza sociale… la rivendicazione della piena occupazione e cioè di una garanzia di stabilità nel lavoro, del salario annuale garantito (stabilità anche nel reddito), di un efficiente sistema di sicurezza sociale. Ora non c’è dubbio che giustizia distributiva, stabilità e sicurezza sono rivendicazioni il cui soddisfacimento è incompatibile con la natura instabile e con il permanente squilibrio cui la lotta per il profitto condanna il capitalismo: sono, cioè, in altre parole, delle rivendicazioni LA CUI PIENA ATTUAZIONE SAREBBE EVERSIVA DEL SISTEMA.

      Non a caso da parte degli economisti e dei politici borghesi è in atto una lotta contro le pretese alla stabilità, alla sicurezza, alla giustizia distributiva per il loro carattere antagonistico alla natura stessa della società capitalistica… (in nota: Cfr. CAFFÈ, Note su alcuni moventi odierni dell’attività economica in Moneta e Credito, 1959, vol. XII, n. 16, pp. 151 sgg.: “Da tempo si assiste ad una critica insistente di taluni moventi che vengono riconosciuti operanti negli odierni sistemi economici capitalistici - in aggiunta a quello tradizionale del profitto - ma dei quali viene, in genere, sottolineata esclusivamente la portata eversiva, o comunque pregiudizievole, agli effetti della vitalità e della persistenza dei sistemi stessi. Si tratta, principalmente, del movente che esprime la diffusa aspirazione odierna verso l’attenuazione di sperequazioni distributive, ritenne troppo stridenti per essere socialmente tollerabili, e del movente che riflette l’inclinazione attuale per un pubblico impegno inteso a salvaguardare la sicurezza e la stabilità”) ” [L. BASSO, Introduzione a un programma, in Problemi del socialismo, ottobre 1959, n. 10, 713-731].

      http://orizzonte48.blogspot.com/2017/06/rivedere-i-trattati-il-vincolo-esterno.html?showComment=1497601139800#c5713675887868910710

      p.s. da leggere i commenti precedenti di Francesco…. Ma anche il primo di Arturo.

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    3. E’ la retorica reazionaria che ci accompagna puntualmente nella storia degli ultimi due secoli, per fermarci alla storia moderna. Il Settecento vide le grandi battaglie per l’istituzione della cittadinanza civile, l’Ottocento vide le battaglie per l’emancipacione politica, ovvero il diritto dei cittadini di partecipare all’esercizio del potere politico (il progressivo allargamento del diritto di voto e l’originaria democrazia formale del costituzionalismo liberale); il Novecento vide invece l’avvento del Welfare con l’affermazione delle condizioni minime di istruzione, salute, benessere economico e sicurezza (la democrazia sostanziale del costituzionalismo democratico).

      E’ la lotta di classe, che si dispiega dialetticamente in azione e puntuale controspinta reazionaria delle élites, contorniata da intellettuali servi e, oggi, potenziata dai potenti media.

      L’atteggiamento reazionario nei confronti della “cittadinanza civile” (uguaglianza, fratellanza, libertà) come uscita dalla Rivoluzione francese, tutto sommato non è quella sulla quale conviene investire troppi sforzi; le élites, anzi, sono liete di pompare volentieri diritti cosmetici e proclamare che tutti sono Liberi e Uguali (per i fessi che ci credono).

      La partita, come dovremmo ormai sapere, si gioca sul campo della cittadinanza politica (partecipazione delle masse al potere politico) perché, per mezzo della sovranità, è lì che è in gioco anche la sovranità economica e la regolazione degli interessi economici. In questo campo l’investimento delle élite è stata ed è di primaria importanza.

      Per farla breve, il clima è tornato quello dell’Ottocento, allorché i reazionari denunciavano una sorta di perversità nell’allargamento del suffragio universale:

      Non si può dire … che le attività di parrucchiere o di candelaio apportino particolare onore, per non dire di innumerevoli altre attività più servili di queste…lo Stato viene certo oppresso se queste…persone, individualmente o collettivamente, sono messe al controllo della cosa pubblica” [E. BURKE, Riflessioni sulla Rivoluzione francese, in E. Burke, Scritti politici, a cura di Martelloni, Torino, 1963, 384].

      Assoluto disprezzo, se non vera e propria ripugnanza fisica verso quelli che l’illuminato Burke (così tanto caro all’asinistra) definiva “disgraziati” (sono le stesse reazioni severgniniane e riottose del dopo Brexit e anche quelle più recenti; il “lapsus” riottiano è estremamente indicativo: il secondo comma dell’art. 1 Cost. non esiste. Anzi, non deve esistere).

      … Le condizioni esistenti in Svizzera – così ripugnanti e barbariche – mi hanno guastato ogni cosa, ed espatrierò il più presto possibile…La parola libertà suona ricca e bella, ma dovrebbe pronunciarla soltanto chi abbia visto con i propri occhi e sperimentato la schiavitù sotto questa massa gridante che è detta “il popolo” , e si sia trovato a subire disordini civili…Io conosco troppa storia per aspettarmi da questo despotismo delle masse qualcosa di diverso da una futura tirannia, che significherà la fine della storia…” [J. BURCKHARDT, The Letters of Jacob Burckhardt, Londra, Routledge&Kegan Paul, 1955, 93].

      Persino Flaubert si schierò contro il suffragio universale definito “vergogna dello spirito umano”, convinto che il “popolo”, la “massa” sono da considerarsi sempre inetti, stupidi e “minorenni” [G. FLAUBERT, Corrispondance, Parigi, Conrad, 1930, 282, 33, 228 e 287]. (segue)

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    4. Il Le Bon non è che l’espressione più "raffinata" della reazione declinata in salsa pseudo-scientifica. E’ lui che, come sappiamo, opera una dicotomia netta tra individuo e folla: il primo è razionale, la seconda è irrazionale, influenzabile, totalmente incapace di pensare. Praticamente una forma di vita inferiore. Ecco la necessità delle élites illuminate, degli oligarchi, degli Aristoi. Le Bon in fondo anticipa i teorici contemporanei della “Public Choice” alla Buchanan.

      Tuttavia, “…poco inclini al ragionamento, le folle si dimostrano, al contrario, adattissime all’azione” [G. LE BON, Psicologia delle folle, Milano, 1970, 39]. Ma guarda un po': se si tratta di essere mandate in guerra al macello, scopriamo che le folle servono!

      Bazaar ha perfettamente ragione: per il liberista tipo a struttura reazionaria, popolo=folla. E quindi: populismo=disordine, irrazionalità, forma di vita inferiore. Gregge nietzschiano (o montiano, poco cambia)

      (di “Popolo” questa gente non vuol sentir parlare)

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    5. La ricerca della sicurezza psicologica, è al centro della vita psicologica 》Michael J. Bader, 2002.

      Chissà perché col neoliberalismo e con "non esiste la società, esistono solo gli individui" le ultime generazioni hanno visto sbriciolare l'organizzazione della personalità e l'identità di questi astratti "individui". Chissà perché la farmacologia psichiatrica e psicotropa va a gonfie vele. Chissà perché la tecnocrazia viene selezionata con l'empatia di un Eichmann o di un Monti.

      Chissà perché il clero mediatico-universitario sta messo come sta messo.

      Chissà perché stiamo tutti messi come stiamo messi.

      Ci stiamo trasformando tutti ad immagine e somiglianza psichica dei membri delle élite. Senza potercelo economicamente permettere.

      Non è raffinato malthusianesimo?

      È, come argomentava Malthus, l'evoluzione della specie per affrontare le sfide del futuro; un contributo dell'élite alla perfettibilità della specie umana.

      Per manifesto atto di RESPONSABILITÀ degli aristoi... salvatori della libertà e della civiltà.

      Liberi di vivere nella civiltà del terrore.

      Meglio Robespierre.

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    6. Tra l'altro Bader ricorda che l'esclusione sociale e l'isolamento producono un terribile dolore psicologico, tanto che un metodo di tortura praticato da sempre nei penitenziari è proprio "l'isolamento".

      L'estratto individuo delle astratte libertà del Bruno Leoni.

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    7. @Francesco

      Pure il nostro Manzoni, tanto vicino al "popolo", non amava tanto le folle ed i "disordini"...

      Ma ci aveva il suo da fare con la vita lievemente sfortunata che la sua estrazione sociale non ha risparmiato.

      Flaubert...

      Dove c'è romanticismo, esistenzialismo, c'è reazione. Almeno che, al contrario di Nietzsche, l'esistenzialismo si trasforma in coscienza morale e, quindi, in prassi.

      La stessa filosofia morale non può che tendere a moralismo reazionario.

      L'etica è prassi.

      E non è necessario farsi perdonare "i peccati", il karma non risponde ad alcun clero.

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    8. [da umanista junghiano, invito alla considerazione di "Psicologia delle masse e analisi dell'Io" S Freud, 1923]

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    9. mi viene da riproporre "robba" nvecchia ...
      https://www.youtube.com/watch?v=ap350YLNUNc

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    10. @Bazaar: non so, viene da pensare che Palombi quantomeno ti legga...o comunque bazzichi questo blog. Oppure, che le analisi qui proposte si trasmettano "tra le nuvole" e ricadano a pioggia con una discreta irradiazione...

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    11. Non so a cosa, Quarantotto, esattamente ti riferisca, ma, sicuramente, Palombi è de facto un quarantottino: per teoria economico-istituzionalista, per rielaborazione propria, e, soprattutto, per tensione morale.

      (Voglio dire, se Palombi pare abbia "capito" ben al di là della questione politica ed economicistica, non tutti coloro che son passati di qua hanno interiorizzato certi concetti fondativi: "quinto stato" e "quarta teoria politica"?)

      Per il resto, per capire che Platone è stato ben più di un "gerarca piddino" - cit. Alberto - basta la considerazione che mi fece tempo fa Arturo: perché i più perversi reazionari e antiumani della storia, ovvero i liberali classici, ossia i modernisti reazionari invasati di esoterico positivismo scientista, si sono scagliati in quel modo contro Platone? da taluni ritenuto il padre di ogni grande riflessione europea?

      Bè, chi altro ha fatto una riflessione così ampia in cui in realtà emerge che la filosofia non è altro che un modo «reticente» di riflettere in primis sulla politica? (Aristotele insisterà poi sull'uomo come zoon politikòn)

      Proviamo a pensare ora al progressismo sociale come volto alla conservazione della specie umane e della vita cosciente.

      Cosa osò pensare quel ricco genio greco?

      Una società diversa.

      (In classi, certo, ma con un "ma", come si faceva notare in un vecchio post di Orizzonte48: l'egemonia politica non apparteneva ai più ricchi...)

      (Che cavolo c'entra Platone con Palombi e l'irradiazione? Bè: semplice: le idee iperuraniche di Platone non sono degli archetipi? e gli archetipi di Jung non sono la manifestazione più affascinante dell'ontologia della noosfera di Vernadskij? io credo alla potenza del Pensiero perché è nella Coscienza stessa che sta il mistero della vita. Nella Storia sono ben noti questi "entanglement quantistici" del pensiero, da Leibniz e Newton a Keynes e Kalecki: figuriamoci quelli non noti. Altro che individui astratti, avulsi da relazioni: se esiste un «inconscio collettivo» esiste pure una «coscienza collettiva» che non è quella nichilistica del positivismo durkheimiano... [Jung Vs Matrix])

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  3. Lettura superficiale e frettolosa, per ora, della suddetta roba immenzionabile sottoscritta da due signori. Nella misura in cui questo voto può essere stato il risultato di una ribellione più o meno consapevole all' EUroliberismo, la formulazione del testo costruisce una sedazione culturale della medesima. Essa rimette infatti in circolo tutte le rappresentazioni che si è a fatica tentato di cancellare. Europa, non UE; età dell'oro della medesima; Maastricht da applicare non da demolire; possibilità di riforma che sappiamo impossibile e via dicendo. "L'affermazione pura e semplice, svincolata da ogni ragionamento e da ogni prova..."
    Non penso che sia il signor Gros da sedare con questi dettagli.

    Rilanciamo la domanda ordinando molta arnica e molti guanti imbottiti, please! ché ci fa anche sentire molto sportivi, quindi, oggi, eroici.
    Condiamo il tutto con i diritti cosmetici visti da questo lato, cioè immigrazione e controllo (visivo e elettrico), perdiamo di vista i veri nemici del nostro ordin(amento) e sfoghiamo la nostra frustrazione quotidiana scannandoci su come trattare i poveri cristi che dovessero protestare disordinatamente un giorno (rimedio ben altrimenti orgasmico che il consumismo).

    Ma con la confusione così suscitata si regalano solo voti al PD, magari alle prossime europee dove faranno tanto comodo. A Bruxelles. Come un tempo il PCI li regalò alla destra. Il bersaglio ultimo sovraordinato rimanendo ovviamente la neutralizzazione delle richieste popolari espresse nel voto ai fini delle scelte economiche.

    Basterà il grimaldello nascosto dei richiami alla Costituzione... tedesca?

    Non vado nel dettaglio un po' per via del primo capoverso del post e un po' anche per la fretta, osservo solo che ritorna anche l'abolizione del CNEL.

    "Ci vuole pazienza. Timing [tempismo, accidenti! (-:]. E un intento inflessibile." Mi piace soprattutto l'ultima cosa, 48.
    Grazie per quello che ci hai insegnato qui e ancor più fuori, suppongo.

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    2. Riformulo:
      Grazie; ma...che vuoi che ti dica?
      Qui il linguaggio politico "astretto dai vincoli senza precedenti..", cioè di nuova generazione, è tutt'ora infarcito di tecnicismo pop.
      Ci dicono (e preferibilmente dovremmo crederci), per non turbare i mercati: solo ora, in fase di "via libera", o per convinta visione?
      L'interrogativo aleggia mentre comunque, incontentabili, i mandatari del vincolo esterno gridano all'eversione e si dicono preoccupati...per la democrazia!

      Ogni proposizione formulata, perciò, viene suggerita come simbolo: ambivalente però, cioè che allude sia a significati espansi e riassunti, che alla dissumulazione strumentale del loro opposto.

      Allo stato, sospendere il giudizio è d'uopo.

      Anche l'8 settembre andava visto come l'inizio di un processo, dopo il fallimento del tentativo di autoconservazione del 25 luglio.
      Occorrerà raffinare le capacità di predizione frattalica.

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    3. Sì, 48 ci ho pensato a quel che scrivi. Come ho pensato al fatto che possono esistere anche pessime riforme, a partire da quelle che voleva favorire Prodi.

      La vostra (in senso lato) è stata un'operazione di verità: economica, giuridica, storica, sociale, che ha condotto a una presa di coscienza grazie al lavoro di alfabetizzazione pubblica di alto livello ma potenzialmente universale che avete svolto. È la vostra forza e il vostro merito, di questo vi siamo grati e per questo vi diamo fiducia.

      Non può snaturarsi su questo discorso mentre si traduce in azione politica, pena il dissolversi.

      Senza voler trasformare un programma di governo in una sequela inutile di slogan no euro, non si possono reggere sconfitte, compromessi e lungaggini, peraltro inevitabili, e miseria, tanta miseria, se la causa della nostra situazione attuale viene mistificata in un testo senza reale valore giuridico ma destinato a un'ampia diffusione.

      Non credo nemmeno che quelle frasi rassicurino i pastori dei mercanti tedeschi, il loro bersaglio sono verosimilmente i saldi target e il deficit.

      Certo non so i ricatti eventualmente all'opera, dalla Grecia in poi l'allenamento non è mancato.
      In tanti sono stanchi dell'invadenza UE. Hanno bisogno di definizioni e di parole precise, per poter liberarsi dall'angoscia dell'incognito e delle intimidazioni che stanno puntualmente arrivando.

      Sospendiamo, con giudizio.

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  4. Onida oggi sul sole24ore. domanda:Questa supremazia, dovrebbe avvenire nel « rispetto dell’articolo 11 della Costituzione». Non basta?
    Risposta:L'articolo 11 prevede che ci possano essere cessioni di sovranità, e sia la Corte di giustizia sia la Consulta concordano fin dagli anni 70 sul fatto che il diritto europeo prevale su quello nazionale. La Corte ha posto un unico limite, affermando che la prevalenza si ferma se c’è violazione dei principi supremi dell’ordinamento costituzionale (il cosiddetto “controlimite”): ma questo non si è mai verificato. L’unica strada per negare il primato del diritto europeo sarebbe quella di uscire dall’Unione: ma nell’accordo non si arriva a tanto. Quell’accenno mi sembra quindi un’improprietà giuridica e un’aspirazione velleitaria.
    DA Onida non me l'aspettavo!

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    1. Invece era prevedibilissimo.
      Valerio Onida è tradizionalmente vicino all'Istituto Bruno Leoni.

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    2. "L'invasione degli ultracorpi" dovrebbe essere un punto cardine dei (furono) programmi ministeriali, A COMINCIARE DALLE ELEMENTARI.

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