martedì 10 dicembre 2019

NOTE A MARGINE DELL'AUDIZIONE. ALCUNI ASPETTI DELLA RIFORMA ESM RIMASTI "INESPLORATI"




1. Qui sopra trovate il filmato del mio intervento in audizione alla Camera, presso le Commissioni riunite Bilancio e Politiche europee.
A rafforzamento di quanto esposto in quella sede, e che per ragioni di brevità del tempo a disposizione ho dovuto contenere, vorrei aggiungere un altro serio elemento di riflessione.

2. Sappiamo già che l'Italia, - pur essendo contribuente a pieno titolo (il 3°), e pur non essendo in alcun modo giuridicamente obbligata a riformare il Trattato, tranne che ne ricavi un vantaggio apprezzabile ai sensi dell'art.11 Cost. -, è esclusa dall'ammissione alla Linea "precauzionale" e potrebbe accedere solo alla linea di credito "a condizioni rafforzate". Quella che comporta le condizionalità più pesanti ed alla quale, nessuno Stato vorrebbe ricorrere mai.
Quest'ultima linea "enhanced" è prevista dall'art.13, paragrafo 3, nuovo testo riformato (qui tradotto in italiano), e che prevede un protocollo d'intesa col MES, preparato dal suo direttore generale, e che indica le "modalità e condizioni finanziarie", e, soprattutto, "la scelta degli strumenti". Tale ultima dizione sta a indicare che il potere di scelta, cioè l'ampia e difficilmente sindacabile (da parte di una paese che incontra, secondo il MES, una tale "gravità delle carenze da colmare", da essere ritenuto "privo di fondamentali economici solidi" e suscettibile di "subire gli effetti negativi di shock al di fuori del loro controllo", art.14, par.1, prima parte) discrezionalità del MES, si estende a una pluralità di strumenti finanziari.

3. Questi strumenti sono evidentemente consequenziali al tipo di valutazione in sede di intervento su "domanda di sostegno" - che, come abbiamo sempre visto (qui p.5 e qui, p.7), è diversa dall'accertamento macroeconomico esteso alla sostenibilità del debito pubblico effettuata a livello preparatorio, cioè preventivo e generalizzato effettuabile dal MES in base alla parte aggiunta dalla riforma all'art.3, par.1 -, che riguardano tra l'altro (art.13, par.1, lettera b), "la sostenibilità del debito pubblico e la capacità di rimborso del sostegno alla stabilità..." (il sostegno alla stabilità è il nome dato al credito in questa disposizione, ma, dall'intera riforma, e comunque, dagli art.13 e 14 è locuzione che si estende a tutte le condizionalità che accompagnano le linee di credito e che, appunto, darebbero "sostegno" con prescrizioni sulle politiche economiche e fiscali che vanno, per definizione, ben oltre l'assistenza finanziaria).

4. L'intero "dispositivo di assistenza finanziaria", nel caso non riguardi una linea di credito condizionale precauzionale, dunque, può ben condurre alla famosa imposizione della ristrutturazione del debito pubblico del paese "istante", visto che, nel complesso, si tratterebbe per definizione di uno Stato-membro la cui situazione è ritenuta "grave" e che farebbe dubitare della sua capacità di rimborso del sostegno-credito (che rimane comunque derivante, in una parte consistente, dalla capitalizzazione iniziale effettuata dallo stesso Stato).
Ciò non è (più) esplicitamente enunziato, neanche nei "considerando iniziali" su nuovi poteri tipizzati del MES e sua cooperazione con la Commissione, la BCE e il FMI (v. in particolare 5A, 5B e 9A) e figura, in compenso, come ratio delle single limb CACs, cioè "a maggioranza singola".
Quindi queste clausole concedono ai privati creditori degli Stati, non al MES, il potere di imporre la ristrutturazione dell'intero debito pubblico e non di singole tipologie di titoli, e sono introducende dal 10 gennaio 2023.
E quindi, sia detto per inciso ma non secondariamente, dopo un anno circa dalla entrata in vigore dell'operatività del completo recepimento, in sede Ue, di Basilea 3(4), v. qui p.6, essendone prevista le full implementation dal 1° gennaio 2022. Cioè, - nonostante le attuali bozze di regolazione Ue consentano di provvedere alle complessive ricapitalizzazioni derivanti da Basilea 3(4) entro il 2027 -, le CACs single limb entreranno in vigore dopo un anno dalla full implementation di Basilea, con le previsioni statali recettive. Dunque, le nuove CACs paiono oggettivamente volte a consentire, ai creditori degli Stati, di vedere come si avviano le ricapitalizzazioni e che prospettive, imminenti, di intervento dei vari Stati in tal senso, si siano nel frattempo manifestate.

5. A questo punto, sempre a parziale approfondimento delle nuove disposizioni, mi pare utile riportarvene per esteso una che, almeno in Italia, è sfuggita ad ogni discussione (non è l'unica: tra l'altro, ci sarebbe anche il considerando (7), ma magari ne parleremo in altra occasione...forse). Si tratta dell'art.14, par.1, secondo periodo che così recita (è in neretto nel testo tradotto dal Sole24ore, e evidenzio la parte più "singolare"):

Assistenza finanziaria precauzionale del MES

1. Gli strumenti di assistenza finanziaria precauzionale del MES offrono sostegno ai membri del MES con fondamentali economici solidi che potrebbero subire gli effetti negativi di shock al di fuori del loro controllo. Il consiglio dei governatori può decidere di concedere al membro del MES che presenta un debito pubblico sostenibile assistenza finanziaria precauzionale sotto forma di linea di credito condizionale precauzionale o sotto forma di linea di credito soggetta a condizioni rafforzate ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, purché siano soddisfatti i criteri di ammissibilità applicabili a ciascun tipo di tale assistenza stabiliti nell'allegato III.
Il consiglio dei governatori può decidere di variare i criteri di ammissibilità applicabili all'assistenza finanziaria precauzionale del MES, e modificare di conseguenza l'allegato III. La modifica entra in vigore dopo che i membri del MES hanno notificato al depositario l'avvenuto completamento delle procedure nazionali applicabili.


5.1. Questa disposizione, per qualunque interprete dotato di normali strumenti di comprensione, non necessariamente quelli tecnico-giuridici più complessi, ha un significato ben preciso:

a) nel combinato disposto letterale del sistema normativo, quando si arriva, nella prima parte del par.1, a definire nella sua essenzialità, il parametro di discrezionalità del MES, lo si riduce a 1 (dai 3 dell'art.13): la sostenibilità del debito (pare invece incomprensibile, e frutto di mancato corretto coordinamento interno, il rinvio all'art.12, par.1, che riguarda tutt'altra materia);

b) da ciò deriva che l'enfasi "informatrice" unificante delle linee di credito condizionali è incentrata su tale sostenibilità, che è d'altra parte, ben definita proprio nell'allegato III "un benchmark del debito che consista di un rapporto del complessivo debito pubblico rispetto al PIL sotto il 60% o in una riduzione del differenziale rispetto al 60%, nei precedenti due anni, a un tasso medio di un ventesimo per ciascun anno".

c) la previsione dell'art.14, par.1, sulla linea a condizioni rafforzate, per effetto di questa priorità normativamente espressa come "autosufficiente", data alla valutazione di sostenibilità del DP, dunque, una volta coordinatolo con i criteri di ammissione dell'Allegato III, porta a concludere che il fondo possa concederla solo rendendo sostenibile ciò che, normativamente, sostenibile non è. Cioè "condizionando" il paese istante alla ristrutturazione. Tutto ciò è disseminato in molte previsioni sparse e in una serie di rinvii piuttosto macchinosi, ma il senso letterale e logico finale questo è.

7. Ma c'è un altro aspetto del par.1 in questione di grande rilevanza: il consiglio dei governatori, abbiamo visto, può "può decidere di variare i criteri di ammissibilità applicabili all'assistenza finanziaria precauzionale del MES, e modificare di conseguenza l'allegato III. La modifica entra in vigore dopo che i membri del MES hanno notificato al depositario l'avvenuto completamento delle procedure nazionali applicabili".
Ciò implica che, già nel testo attuale, poiché l'oggetto e lo scopo del trattato sono soprattutto da ricondurre alle linee di credito condizionali, - cioè alla pretesa funzione di pseudo-lender of last resort, che ha giustificato l'istituzione del fondo e la sua qualificazione come "di stabilità" -, il contenuto più importante del trattato, a cui si vincolano gli Stati, è variabile, riformabile, mutabile, cambiabile, con una semplice deliberazione del consiglio dei governatori. 
Il passaggio per l'Eurogruppo e per il Consiglio-summit eurozona, pare soppresso, e con esso, la sottoposizione dello ius variandi della parte fondamentale del trattato, ai ministri delle finanze e ai capi di di governo. 
Gli Stati sarebbero solo chiamati a "completare le procedure nazionali applicabili".
Queste ultime non sono espressamente dette "ratifiche", e cioè tendenzialmente, autorizzazioni conferite con voto dei parlamenti nazionali. 
Si può anche ipotizzare che, facendo passare la riforma dei criteri di ammissibilità all'assistenza finanziaria come modifiche tecniche e non impattanti (formalmente e in prospettazione) sulle finanze pubbliche, ad esempio secondo prassi molto diffuse in Italia, sia assunta come una modifica equiparata a un accordo in forma semplificata in cui la ratifica si limita all'approvazione del ministro competente, senza alcun passaggio parlamentare.

8. Si avrebbe una modificabilità della parte più importante dell'accordo intergovernativo mediante deliberazione dello stesso "ente" creato dal Trattato-accordo, e quindi potendo tale organo, sicuramente "esecutivo" (nel quadro delle Istituzioni Ue), crearsi la propria "independent self-regulation".
Questo è quindi un potere di rimodulare, in qualsiasi momento lo si ritenga opportuno, i parametri normativi della più incisiva discrezionalità "provvedimentale", che dovrà poi esercitare un organo-ente appartenente all'Esecutivo, ma indipendente, in definitiva, e per Statuto, dalla stessa Commissione.
E in questa indipendenza regolatoria, di livello politico per la natura degli interessi inevitabilmente incisi, il board ESM potrà inasprire i criteri di ammissibilità al credito, proprio per la linea precauzionale; dettando, per inevitabile induzione, la ulteriore restrizione dei criteri per la condizionalità "rafforzata", che fonda i suoi presupposti, - nell'oggettiva costruzione giuridica della riforma -, proprio nell'area esterna a quella della "mera" condizionalità precauzionale: spostando i confini di quest'ultima si restringono inevitabilmente i presupposti della "rafforzata" (enhanced).

E questi sono solo alcuni dei problemi interpretativi e applicativi suscitati dalla lettura (attenta) del testo.

domenica 8 dicembre 2019

SUPERATA LA LEGALITA' COSTITUZIONALE...COME SARA' LA NUOVA FASE COSTITUENTE? (GRECA...COME L'OLIVA)



1. Solo una breve "notazione a margine" di tutto ciò:


Perché naturalmente, come è accaduto nell'entrata (una scelta politica nazionale, imputabile al formarsi di una maggioranza ordoliberale, o jacquattalista, ovviamente sostenuta dal Quarto Partito, che già nel 1947 tornava a controllare la "numerazione dei voti"), anche nell'uscita, ci sarebbe qualcuno che ci perde - importatori e delocalizzatori, investitori esteri (forse, vedremo)...e quelli che devono comprare casa ai figli a Londra, perché possono permettersi di pagare la retta di un'università estera -, e qualcuno che ci guadagna: tutto il resto del popolo italiano che non dipenda per il suo reddito dai primi.
E infatti (si ritira fuori la questione del mutuo, magari a Londra o a Bruxelles)...
E quando tiri fuori la storia del mutuo, subito dopo quella della produttività, i toni si riscaldano
Claudio, naturalmente, sa il fatto suo.
E non dice nulla di ciò che non abbia già spiegato Eichengreen (qui, p.7), - che l'onorevole Carfagna dovrebbe apprezzare e, comunque, aver studiato -, o Guido Carli (qui, p.8), parlando del gold standard, poiché, all'interno dell'eurozona, la single currency funziona sostanzialmente allo stesso modo.

2. Ma mi sovviene un interrogativo molto istituzionale e poco ideologico: le scelte politiche (quale che sia la fonte dell'indirizzo politico) formano e stratificano l'ordinamento giuridico-legislativo. Perciò va costantemente tenuto in considerazione questo aspetto:
Ora, per chi non lo avesse ancora compreso, noi SIAMO dentro all'ipotesi Calamandrei, come iniziammo a segnalare nel marzo del 2013.
negati i diritti fondamentali sanciti nella Costituzione, "la Costituzione non sarebbe semplicemente modificata, ma sarebbe distrutta; si ritornerebbe, cioè, allo stato di fatto, allo stato meramente politico in cui le forze politiche sarebbero di nuovo in libertà senza avere più nessuna costrizione di carattere legalitario, e in cui quindi, i cittadini, anche se ridotti ad una esigua minoranza di ribelli alle deliberazioni quasi unanimi della Assemblea nazionale, potrebbero valersi di quel diritto di resistenza che l'articolo 30 del progetto riconosce come arma estrema contro le infrazioni alla Costituzione".
3. E l'abbiamo ribadito nell'ottobre 2017, e poi nel maggio 2018 ("Il fatto è che siamo in pieno manifestarsi dell'ipotesi Calamandrei, così come formulata nel post dell'1 ottobre 2017"), riprendendo la stessa evoluzione del pensiero di Calamandrei...
 "le forme di limitazione di sovranità conosciute e classificate dai giuristi non sono tutte le limitazioni che operano di fatto nella vita degli Stati: non soltanto perché nelle relazioni tra Stati (come nelle relazioni tra individui) si fanno sentire di fatto preminenze di ordine economico e militare, per le quali gli Stati economicamente più deboli debbono rassegnarsi a essere meno indipendenti di quelli economicamente più forti; ma anche perché canali di penetrazione attraverso i quali le imposizioni riescono a infiltrarsi nell'interno di un ordinamento costituzionale apparentemente sovrano possono essere molto più complicati e molto meno classificabili di quelli previsti negli schemi dei giuristi.Sicchè può avvenire che in uno Stato che si afferma indipendente gli organi che lo governano si trovino senza accorgersene, in virtù di questi segreti canali di permeazione, a esprimere non la volontà del proprio popolo, ma una volontà che vien dettata dall'esterno e di fronte alla quale il popolo cosiddetto sovrano si trova in realtà in condizione di sudditanza."

Ebbene: nel 2017 e nel 2018, non stavamo più lanciando un allarme: ma, più semplicemente, prendendo atto (o avvertendo del compimento del processo affinché si fosse realisticamente orientati a capire e quindi a scegliere...).

4. Infine: se, come distingue Luciani, esiste una legalità-legale (cioè affidata alle scelte politiche, quale che sia la fonte dell'indirizzo politico, esterna o meno alla volontà del popolo sovrano, art.1 Cost.), e una legalità-costituzionale, che però risulta non più modificata ma distrutta, poi diventa prevedibile che si facciano molte scelte che riflettano lo stato meramente politico in cui le forze politiche sarebbero (già sono) di nuovo in libertà. 
E alla fine, ci si rende conto (o forse no) che non si esce mai; non si può semplicemente uscire.
Almeno finché non sarà stata ricostruita una legalità-costituzionale, come priorità su ogni altra (ormai non credo che possa aver luogo un, pur auspicabile, ripristino di quella del 1948). 
Ma, per farlo, occorrerebbe che, - dalla distruzione della Costituzione, dal suo ridursi a epifenomeno secondario della "governabilità" che non deve disturbare i mercati -, si avviasse un nuovo Processo Costituente.
E' il tema che, sostanzialmente, costituisce l'oggetto del primo post , nel 2012, e dello sviluppo geopolitico ipotizzato all'inizio del 2014 (qui, pp.IV-VIII).

5. Quello che però non siamo in grado di prevedere, data l'insufficienza sempre più grave delle risorse culturali (cioè della comprensione, economica e quindi monetaria, della democrazia sostanziale, affermata, come disse Mortati, come necessità che superasse la mera apparenza della "democrazia liberale"), è quale sarà il Potere Costituente che emergerà dalle macerie della Costituzione del 1948.

giovedì 5 dicembre 2019

LA FUNZIONE PUBBLICA DI NEGOZIAZIONE E L'INDIMOSTRABILE INTERESSE PUBBLICO AL "PACCHETTO"

Risultati immagini per #Numeriacaso: fantasy-PIL, le previsioni sistematicamente errate del Governo
(Ecco cosa succede quando si ritiene che il surplus, o saldo, primario di bilancio non influisca sulla (non)crescita. E, prima ancora, quando si pensa che tarando le manovre sul pareggio di bilancio, si possa abbassare il rapporto debito pubblico/PIL. Continuiamo così...)

1. Facciamo il punto, dato che la situazione si sta rapidamente evolvendo verso il compimento di una "logica di pacchetto": nella sua versione più disastrosa per i privati cittadini italiani, risparmiatori-contribuenti, che sono costretti ad assumere un ruolo di "garanzia" del sistema bancario: in luogo di una banca centrale nazionale "emittente" che, ormai da decenni, non esiste più.

Tanto per cominciare, dal link all'interno del sottostante tweet di c.d. unroll, trovate un riassunto delle reali prerogative esercitabili, e NON ESERCITATE, all'interno della pubblica funzione di negoziazione in sede europea (rammentiamo che la pubblica funzione è un potere-dovere: cioè non è solo una facoltà ma è, prima di tutto, vincolo d'ufficio a perseguire l'interesse pubblico che ne giustifica l'attribuzione a un organo, o funzionario. appartenente all'esecutivo).


2. Di seguito segnalo un editoriale di Folli su Repubblica che con pragmatica lucidità riassume i riflessi politici della gestione governativa delle questioni ILVA, "prescrizione" e, soprattutto, ESM2 con pezzettone di "pacchetto" annesso.


La Stampa, a sua volta, fa il punto sul rinvio dell'approvazione (praticamente considerata ormai solo "formale") dell'ESM2, - rinvio che risulterebbe fin da ora come preannunciato ma del tutto ininfluente sui contenuti essenziali del nuovo trattato (che è una fonte di diritto comunque "europea", in quanto previsto, l'ESM, come istituzione dell'Eurogruppo, dall'art.136, par.3, del trattato), ma le sfugge che, Centeno, sull'allargamento dell'accordo alla garanzia €uropea sui depositi (fino a 100.000 €) è invece molto più positivo come vedremo subito dopo.

3. Dunque Centeno, dicevamo: egli fa una serie di dichiarazioni su twitter, a commento di una sua intervista a un periodico tedesco, che rivestono un notevole interesse:


4. Questo complessivo ragionamento di Centeno ci consente una serie di riflessioni. 
Ve le riporto per come svolte su twitter. 
Con una preventiva correzione da apportare. Nel corso della sequenza faccio riferimento a "due dichiarazioni rese nello stesso giorno": non mi ero accorto che, invece, i tweets di Centeno risalissero al 22 novembre (me li ero visti comparire in TWL ieri sera). Il ragionamento ne risulta rafforzato: cioè Centeno non viene smentito da un appena sfornato verbale dell'Eurogruppo, ma da una successiva e collegiale deliberazione di tale organo. Il che rende ancora più evidente che la sua posizione sia superata dalla sopravvenuta e diversa volontà degli Stati che ne fanno parte e che la sua un po' criptica posizione pro-crescita, come strumento di risoluzione dei problemi italiani, incontra ben poca fortuna una volta trasposta tale visione nella sede collegiale competente.





5. Dunque, l'ESM deve entrare in vigore così com'è, nel testo attualmente elaborato. E questo testo, come abbiamo visto contiene, all'art.3, par.1, seconda parte, (qui, p.7), la previsione di un potere di accertamento, preparatorio (così la norma), e quindi preventivo e generalizzato, che, nel quadro macroeconomico accertato, fa espresso riferimento alla verifica di sostenibilità del debito di tutti "i suoi membri": non di "un" paese richiedente una linea di credito, ma di tutti i paesi aderenti all'accordo, a prescindere dal fatto che, in un futuro imprecisato, si rivolgano al Fondo per avere supporto finanziario. Questo, come abbiamo già altrettanto evidenziato, è un rating "ufficiale", cioè ex auctoritate dell'istituzione dell'Eurogruppo normativamente preposta a tale compito di assessment.
Dalla quale, nonostante l'internal preparation che giustificherebbe tale compito, deriverebbe una connaturata divulgabilità a "i mercati" finanziari che riceverebbero una sorta di riskweighting, graduato, a cui ricorrere per "prezzare" il rischio, appunto ponderato dall'assessment di sostenibilità in un quadro generale degli Stati dell'eurozona. 

5.1. Dal risk-weighting così prevedibilmente inserito deriverebbe poi l'ondata di deprezzamento nei bilanci delle banche detentrici dei titoli e i conseguenti problemi di perdite di patrimoniali e di conseguente ricapitalizzazioni. Su volumi che è facile immaginare dell'ordine di decine, se non centinaia, di miliardi.
Appare scontato che ciò, in termini molto concreti, conduca alla esigenza, praticamente una "pistola alla tempia" di provvedere ad un prelievo massiccio sui contribuenti italiani, sia quali depositanti, sia, se necessario, quali proprietari di immobili, per abbassare l'ammontare del debito pubblico e, in ultima analisi, per apprestare i buffers di finanza pubblica di cui tanto si parla oggi; questi margini di bilancio, appunto precostituirebbero lo spazio fiscale per eventuali ed urgenti ricapitalizzazioni "sistemiche"; che, come tali, dovrebbero consentire l'intervento statale di ricapitalizzazione precauzionale, ed evitare ogni forma di risoluzione a carico di azionisti, obbligazionisti e depositanti (insomma, colpire in via preventiva gli assets dei risparmiatori per...tutelarne il risparmio).

6. Sul fatto che l'assessment sarebbe imperniato su guidelines applicative di tipo matematico, imperniate sulla dimostrazione che il superamento della soglia del 60% renderebbe insostenibile il debito, in base dunque a meri criteri quantitativi e differenziali (verso l'alto), non dovrebbero esserci molti dubbi; come attesta il discorso di Blanchard (riportato e commentato qui, p.4) e gli studi derivanti dalla sua presa di posizione nel discorso di Washington del gennaio 2019
Particolarmente significativo questo di Cinzia Alcidi e Daniel Gros,  che muove proprio dal discorso di Blanchard,  e ne cita i (vecchi e) nuovi studi a supporto: 
This has been confirmed by many empirical studies (e.g. Laubach 2009, Ardagna et al. 2007, and Engen and Hubbard 2004), and plays a key role in debt sustainability analysis (DSA) exercises. For example, the IMF’s (2017) and the European Commission’s projections of debt in Greece use a simple rule of thumb that the risk premium, defined as the difference between the riskless rate and the interest rate on public debt of any particular country, increases by 3 to 4 basis points for every one percentage point increase in the debt to GDP ratio above 60%.).
N.B. - seguendo questo criterio di calcolo del differenziale "presuntivo" rispetto al livello di interesse senza rischio, l'Italia, con un debito pubblico attuale al 134% (+74 di punti percentuali in eccesso) soffrirebbe di un premio negativo di mercato tra i 222 e i 296 basis points. Dal che conseguirebbe che dovrebbe conseguire un traiettoria di riduzione verso il livello di debito/Pil riskless del 60%, perseguita attraverso surplus primari tra il 3,5% (sostanziale pareggio di bilancio, essendo 3,6 punti di Pil l'attuale onere del debito pubblico secondo il Nadef) e il 4,3% (avanzo di bilancio di circa 0,7 punti di Pil).

6.1. Difficilmente un debito al 134% e non in traiettoria di riduzione negli ultimi 4-5 anni, come quello italiano, scamperebbe a questa "rule of thumb" agevolmente matematizzabile. Tanto che si traggono queste "conclusioni":
"With very low interest rates, it is tempting for governments to spend more. However, while risk-free rates hover around zero in the euro area, high-debt countries face considerable risk premia that can lead to a feedback loop in which high-risk premia lead to higher debt, which in turn leads to ever higher risk premia.
This column has focused on the longer-term link between risk premia and public finances, taking growth as given. The conclusion that high debt creates a danger of doom loops will be reinforced if one takes into consideration spillover effects for the private sector. 
The financing costs of banks and large enterprises are usually linked to the risk premium on the sovereign. This implies that a higher debt level is likely to depress growth. It is this channel that leads to the conclusion that for a high-debt country, a fiscal expansion can be contractionary.[5] Low risk-free rates should not be taken as a justification to increase public debt above a certain threshold".
7. Inutile, forse, sottolineare che lo studio proviene da EconPol Europe: A voice for research in Europe, che è a indubbia trazione tedesca: IFO "fondatore" con il Leibniz Institute. Sicché, naturalmente non tiene conto dei livelli di inflazione attuali in Italia, e dei suoi effetti, ben noti e conoscibili, sulla domanda di credito, più che sulla stessa offerta- come confermano esplicitamente Fitch e Moody's nel più recente outlook sul sistema bancario italiano, parlando di "debole domanda di prestiti da parte di aziende e PMI" -, e sulla occupazione, e quindi dell'alta improbabilità di spill-over effects del debito pubblico, autonomamente considerato nella sua efficienza causale, in un paese in deflazione prolungata e con uno stagnante credit crunch (generato dalla "permanente caduta" della domanda aggregata...specie di investimenti in capitale fisico, secondo l'analisi "globale" di Larry Summers):
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7.1. Poi, pensate voi, a quanto sia probabile che, introdotto con guidelines e documenti tecnici allegati all'ESM2, in corso di discussione nei tavoli "tecnici" (come traspare dalla discussione dell'Eurogruppo dello scorso 7 novembre), un sistema di sostanziale risk-weigthing, questo non "attinga" anzitutto l'Italia.
ADDENDUM: tra l'altro, è da segnalare anche questo paper della BCE, Interest rate-growth differential and government debt dynamics, - anch'esso ispirato a Blanchard 2019, e che risale infatti al marzo 2019 -, dove la sostenibilità del debito pubblico viene legata al raggiungimento di duraturi ed opportunamente elevati saldi primari, in assunto idonei a portare il tasso di interesse (medio, via via che si sviluppano rimborsi alle scadenze e nuove emissioni delle varie tipologie di titoli) ad un livello di sicurezza (safe), cioè inferiore, com'è noto, al tasso nominale di crescita del Paese considerato.
Ma anche qui, gli effetti deflattivi (cioè di compressione della domanda) legati al saldo primario "sistematico" non vengono tenuti in alcuna considerazione, come dimostra questo passaggio emblematico:
Immagine
La nota 7 (per chi fosse interessato) pare peraltro trascurare che i surplus primari in "most euro area countries" sono in realtà conseguiti a una fase di ripresa, dopo la recessione "double dip" 2008-2009 (crisi finanziaria) e 2011-2012 (austerità come soluzione alla crisi del debito pubblico), in cui la situazione è stata esattamente inversa: si realizzavano saldi primari negativi, si registravano deficit di bilancio, prolungati, superiori all'interesse sul debito pubblico (e quindi ovviamente, deficit primari); e ciò ha progressivamente portato tali paesi (Spagna, Irlanda, Portogallo e naturalmente la Francia) verso una crescita nominale superiore all'interesse/onere sul debito pubblico, e quindi, poi, alla stabilizzazione e riduzione del rapporto DP/Pil. Ma solo successivamente al 2014, e, non secondariamente, in virtù dell'inizio del programma di acquisto dei titoli (QE) intrapreso proprio dalla BCE...
Rammentiamo questa tabella, che lo studio blanchardiano della BCE pare non considerare:



E questi, appunto, gli effetti, post QE sui conti fiscali dei paesi dell'EZ(dal 2016, ma che arrivano fino al 2018...mentre dal 2020, probabilmente, inizierà una nuova "storia"). Dati Eurostat:
File:Public balance and general government debt, 2015-2018 (¹) (% of GDP) 2019-04-23.png
E infatti in precedenza era andato così (notare che, negli USA, non c'è il fiscal compact e il QE non deve seguire il capital key....perchè la Fed non funziona così):

Risultati immagini per debito pubblico in rapporto al pil paesi dell'eurozona 2000-2019

8. E tanto per capire meglio il pacchetto
a) la garanzia comune sui depositi (EDIS) si legherebbe in tal modo, seguendo le preannunziate intenzioni di Scholtz, a un risk-weighting sostanzialmente già definito, nelle sue metodologie di valutazione della sostenibilità del debito pubblico, all'interno dell'ESM2;
b) il bilancio comune dell'eurozona, per la convergenza e la competitività (BICC), si definice, già nell'Eurogruppo del 9 ottobre 2019 (e sempre con la previsione di co-finanziamento (al 25% dei "programmi" decisi, aggiuntivo alla contribuzione già erogata dalle finanze dei vari Stati), con la seguente configurazione condizionale che, rinvenibile attraverso i (complicatissimi) rinvii contenuti nella documentazione dell'Eurogruppo del 9 ottobre:
"...Member States to submit in spring proposals which should as a rule consist of packages of reforms and investments, linked to the NRP and compatible with the national budgetary process"
Cioè: gli Stati membri saranno tenuti a sottoporre, ogni anno, proposte "a primavera", che di norma consisteranno in pacchetti di riforme e investimenti, collegati al NRP- Programma nazionale di riforma (conseguente alle indicazioni del Country Report annuale - che perviene entro la fine di febbraio, avviando il semestre europeo), e compatibili con il processo nazionale di bilancio.

8.1. Detto in termini più lineari: per vedere restituiti i propri soldi (già versati) da parte dell'Ue, - e sempre sapendo che comunque i programmi da essa stabiliti e approvati vanno cofinanziati al 25%-, occorre che le proposte di investimento siano mirate ad ottemperare alle richieste annuali della Commissione, che nel Country Report indica costantemente che scostamenti si sono verificati dal rispetto delle regole sugli obiettivi intermedi di pareggio strutturale e sulla regola di riduzione progressiva del debito. 
In assenza di ciò, le proposte non sono, evidentemente, approvabili e il finanziamento, comunque corrisposto dallo Stato, non verrebbe "restituito".

martedì 3 dicembre 2019

LA LOGICA DEL PACCHETTO - MA COS'E'? MEGLIO APRIRLO PRIMA...

Risultati immagini per pacchetto regalo che scoppia cartoni animati

1. Dunque la logica del pacchetto giustificherebbe l'approvazione dell'ESM-2 e renderebbe ragionevole l'avvenuta "approvazione che, anche se non ci fosse, non può più essere rifiutata". 
Perché è meglio "chiudere". Parola di "fonti dell'Eurogruppo"...Tradotte o che si esprimono direttamente in italiano? 
No, perché in tal caso, non ci risulta, per ora, che questa fosse una dichiarazione attribuibile al Ministro dell'economia italiano, non presente a Bruxelles in quel momento. 
E, d'altra parte, l'Eurogruppo è un organo collegiale la cui volontà costitutiva di effetti giuridici vincolanti, può essere formata e quindi esternata solo dai ministri componenti dell'organo: i funzionari dei "tavoli tecnici", siano tali funzionari italiani o anche non, avendo funzioni meramente istruttorie e preparatorie, non hanno la legittimazione a fare dichiarazioni giuridicamente operative sull'avvenuto perfezionamento della procedura approvativa di una fonte di diritto: queste dichiarazioni spettano solo all'organo collegiale politico competente e quando sia perfezionata la procedura deliberativa sull'oggetto posto all'ordine del giorno. Quindi persino un singolo rappresentante nazionale nell'organo collegiale, un ministro, potrebbe dire "abbiamo approvato", dopo la deliberazione definitiva; non un funzionario, prima della deliberazione ancora non svoltasi. Accadono cose curiose.. 

Immagine

1.1. E pertanto apriamo subito una parentesi su questa notizia proveniente da Bruxelles, curiosamente, mentre era in corso un cruciale dibattito parlamentare in Italia:



2. Ma andiamo con ordine: quella del pacchetto, è una formula che non è stata escogitata da Conte o comunque da una qualunque abilità diplomatica dei negoziatori italiani.
Il "pacchetto" è infatti l'insieme di riforme che muove da una "comunicazione" complessiva della Commissione, ai primi di dicembre 2017, che ha dato l'avvio, al suo interno, anche, alla questione "riforma ESM": semmai risulta strano che, a un certo punto, verso la fine del 2018, si stralci tutto il resto e si acceleri, guarda tu il caso!, soltanto sulla riforma più controversa
Quella che incide in modo più pesante sull'Italia, ponendola nell'alternativa di dover salvare il proprio sistema bancario ricorrendo, con un paradosso esiziale, alla ristrutturazione preventiva del proprio debito pubblico - resa dall'ESM-2 praticamente inevitabile, in prevedibile conseguenza della sorveglianza macroeconomica preventiva e generalizzata, che l'art.3, par.1, del nuovo trattato, e le sue successive, inevitabili, linee guida applicative, affidano all'ESM con riguardo alla sostenibilità del debito di tutti i paesi aderenti, quindi un risk weighting mediante rating "internal", preventivo e generalizzato -, ovvero a drenare risorse equivalenti con un draconiano e recessivo mix di tagli alla spesa pubblica e prelievi tributari straordinari.

3. Ma andiamo con ordine: senza pretendere troppo, perché si tratta di una lunga storia di pacchi, pacchetti e contropacchetti che sono solo espedienti multipli per raggiungere un unico obiettivo: rendere insostenibile per gli italiani rimanere nell'eurozona, affibbiandogli la colpa di non "saper stare" in un sistema monetario, (e nelle sue fantasiose regole), creato per essere antisolidale e deflazionista, e che è divenuto insostenibile pure per quelli che lo volevano rendere insostenibile su misura per noi.
Rinvio (ancora) a questo post per una spiegazione storico-economico- istituzionale.

3.1. Questa ondata di riforme dell'eurozona, nasce in realtà dal problema della c.d. incorporazione del fiscal compact nel diritto europeo, problema dovuto alla sua natura di trattato intergovernativo esterno ai trattati TUE e TFUE e alle fonti da essi previste (cfr; art.16 del trattato stesso). 
Così come ha natura di trattato intergovernativo, esterno alla "architettura dell'eurozona" contenuta nei trattati, lo stesso ESM
Anche se poi, comunque, con grandi contorsioni, si sono in parte interpretati e in parte emendati gli stessi trattati per giustificare questi accordi intergovernativi che inaspriscono la natura antisolidaristica, reciprocamente competitiva, e dunque gerarchizzante, - e peraltro anche contraria alle "condizioni di parità" costituzionalmente richieste -, propria dei trattati fondamentali (da sempre; v. sempre qui, pp. 4-14).
Quello dell'incorporazione del fiscal compact è un problema che deriva dalla frenesia punitiva tedesca (e olandese, e dei loro simpatici Stati-vassalli) che ha creato un ircocervo, appunto, inutilmente accelerativo della insostenibilità di un'area valutaria priva di trasferimenti "federali" e della garanzia di una banca centrale "normale" (ancorché indipendente). 
Quindi un'area valutaria in cui gli Stati aderenti sono reclusi dal filo spinato elettrificato delle condizionalità (di espiazione punitiva), a carico di chi, in qualsiasi modo, cerchi di perseguire autonome politiche anticicliche per uscire dalla morsa deflazionista (Prodi dixit; qui p.5) nelle cui spire la Germania avvolge per vocazione i suoi incauti partners. 

4. Dunque dall'incorporazione nasce l'ottica del "pacchetto" e, però, non dimentichiamolo mai se vogliamo capire qualcosa delle circonvoluzioni franco-tedesche degli ultimi anni, si trasforma nell'obiettivo di inasprire ad ogni costo, e essenzialmente a danno della "ricca" Italia (in senso spregiativo, poiché per loro sarebbe una ricchezza immeritata e da ridimensionare), tali condizionalità. Che sono poi una desovranizzazione, poiché mirano a spostare, a qualche organismo Ue, il potere di supremazia "interna" sui propri cittadini, che sarebbe (art.1 Cost.) nella titolarità, originaria e irrinunciabile, della Repubblica fondata sul lavoro, e quindi la potestà suprema di decidere sull'assetto economico-fiscale e sui livelli occupazionali italiani.

4.1. Il problema dell'incorporazione del fiscal compact, da cui "tutto" prende le mosse, si prospetta grosso modo così, fin dal 2016 (pp. 7-8): 
"...l'austerità fiscale e quindi il fiscal compact sono condizioni sine qua non affinché la Germania accetti di far parte dell'euro. Ciò, noi sappiamo, è un atteggiamento ben visto e condiviso in ampi ambienti del nostro Paese. Nel 2017 verrà in rilievo la questione della "incorporazione" del fiscal compact nel trattato dell'Unione, a cui naturalmente Dijsselbloem e Juncker sono superfavorevoli. Il nostro governo parrebbe invece, attualmente, intenzionato a svincolarsene.

...
...Il testo allo stato reperibile del fiscal compact fa tuttavia pensare a una cosa diversa, sia da quella che sostiene il governo, sia da quella che obietta Brunetta. La previsione dell'art.16 del trattato FC, infatti, recita:
"Al più tardi entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente trattato, sulla base di una valutazione dell'esperienza maturata in sede di attuazione, sono adottate in conformità del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea le misure necessarie per incorporare il contenuto del presente trattato nell'ordinamento giuridico dell'Unione europea"
In pratica, la norma "scommette" che, nei cinque anni di prima applicazione del fiscal compact, l'andamento economico degli Stati aderenti sarebbe divenuto così favorevole, con un solido ritorno alla crescita e all'occupazione, da indurre un'ondata di adesioni all'eurozona, sia da parte dei paesi "non euro" e "in deroga" firmatari dello stesso fiscal compact, sia da parte di tutti gli altri estranei al trattato." 
Insomma, la previsione era che la trionfale applicazione del FC, avrebbe unificato verso l'adesione all'euro economie sempre più convergenti, e rafforzate dall'adozione dei criteri automatici, ed ordoliberisti (v.p.5), di accresciuta austerità fiscale, al punto da farne l'unica "vera fede" del futuro comune dell'UE!
La cose sono andate, e in un "crescendo", esattamente nel senso opposto (anzi, come abbiamo visto, il fiscal compact è stato praticamente applicato solo all'Italia e nessuno vuole, oggi e meno che mai domani, porsi nei nostri scomodi panni)

5. Siccome però l'unanimità emendativa dei trattati Ue  è quasi impossibile da raggiungere, ma il risultato di inasprire le condizionalità e, soprattutto, l'automatismo delle sanzioni per il loro mancato rispetto, è un risultato che si "deve" comunque raggiungere, si inizia, in una serie di (consueti) incontri bilaterali franco-tedeschi, mirati a pensare a come raggiungere un risultato equivalente al cambiamento dei trattati, mediante un insieme di misure coordinate fra loro (rendendo più facile il raggiungimento spacchettato dell'unanimità o delle maggioranze, secondo il tipo di fonte escogitata). 
Dapprima si pensa alla soluzione Schauble; poi, per semplificare il racconto, si arriva al 5-6 dicembre 2017 e all'approvazione, peraltro all'unanimità, da parte della Commissione, di un...PACCHETTO che contiene la "riforma dell'eurozona".

5.1. Per una descrizione dei contenuti di tale pacchetto e per una sua valutazione politica compiuta da un convinto europeista italiano, Pittella, lasciamo la parola a lui (siamo, si noti, al 6 dicembre 2017). Si noti che, in nuce, si ritrovano tutti i temi oggi dibattuti, solo che parrebbe che i forti timori, almeno riguardo all'ESM riformato (di cui, pure, non si conoscevano allora i forti elementi innovativi e pericolosi quantomeno per il nostro sistema bancario), paiono, al momento attuale, "di slancio" superati:

"Noi non accettiamo che questa proposta possa andare avanti fino in fondo e vogliamo disinnescarla perché il nostro obiettivo è quello di modificare drasticamente il Fiscal compact. Vogliamo passare a un paradigma opposto rispetto a quello dell'austerità, cioè crescita e investimenti".
Il pacchetto della Commissione prevede poi il superministro del Tesoro e la creazione di un budget della zona euro all'interno del bilancio dell'Ue da usare per coprire il fondo salva-banche, per intervenire in caso di choc economici e per aiutare le riforme e i Paesi che vogliono aderire all'euro.
Altra novità è il Fondo monetario europeo. Il Fondo sarà basato sull'attuale Esm (il fondo salva-Stati). Il Fme dovrebbe fondarsi sull'Esm, mantenendone (!) sostanzialmente l'attuale architettura finanziaria e istituzionale (compreso il ruolo svolto dai parlamenti nazionali). Continuerebbe ad assistere gli Stati membri dell'eurozona che si trovano in difficoltà finanziarie. Inoltre costituirebbe il salvagente di ultima istanza comune per il fondo di risoluzione unico bancario, il prestatore di ultima istanza per facilitare la risoluzione ordinata delle banche in difficoltà. Si prevedono anche un processo decisionale più rapido in caso di urgenza e un coinvolgimento più diretto nella gestione dei programmi di assistenza finanziaria.
Come giudica, nel complesso, questa proposta di riforma della Commissione europea?
"Ci sono luci e ombre. Le luci sono la trasformazione dell'Esm (il fondo salva-Stati) in Fondo monetario europeo, che sarà dotato di un bugdet finanziario e che permetterà di intervenire evitando di ricorrere a strumenti esterni e simbolicamente nefasti come la troika o l'Fmi (NdQ: "Evitando"? L'attuale accordo invece coinvolge il FMI e semmai rafforza il ruolo dell'ESM come perno centrale di una trojka che pende decisamente per intervenire, quando ce ne sia veramente bisogno, previa ristrutturazione del debito del paese da...salvare, e crea dunque una trojka ben più armata e autoritaria...) Anche se c'è una nube: la possibilità di sostenere i Paesi che fanno riforme strutturali, dove per riforme si intendono il taglio delle pensioni o del welfare, che per noi è indigesto".
Arriva anche il superministro del Tesoro, una proposta che l'Italia ha più volte caldeggiato.
"È un fatto sicuramente positivo, ma è pure vero che è una comunicazione e non una proposta legislativa. Diciamo che è l'apertura di un dibattito".
6. Ora: con l'attuale riforma ESM, si sarebbe risolto il problema del backstop per le ricapitalizzazioni bancarie conseguenti all'intervento del meccanismo di risoluzione unica dell'Unione bancaria, nonché i problemi, strettamente e ovviamente connessi, di difficoltà dei paesi aderenti all'accesso ai mercati per il rispettivo rifinanziamento pubblico, ma proprio arrivando a condizionalità preventive (ristrutturazione discrezionale del debito pubblico, agevolata dall'introduzione della single-lim CACs, e decisa in definitiva dallo stesso ESM-2), e successive ancora più aspre
Le riforme strutturali, e l'onorevole Pittella dovrebbe essere il primo a rendersene coerentemente conto, sarebbero imposte non "a sostegno" dei paesi in difficoltà, ma ponendoli nelle stesse condizioni giugulatorie della Grecia, cioè nella probabilissima prospettiva di ristrutturazione-default del debito, e con l'obbligo, imposto dall'ESM, di riforme strutturali aggiuntive ancor più pesanti, perché sconterebbero sia la restituzione della linea di credito elargita dall'ESM-2, sia la partecipazione del settore privato alle perdite derivanti dalla probabile ristrutturazione del debito

7. Basterebbe leggersi le previsioni dei considerando 6, 8 e 11a, nonché degli articoli 3, paragrafi 1 e 4, in generale, e 13 dell'attuale testo della riforma ESM (che non saranno certo sfuggite all'onorevole Pittella). Riportiamo il testo del fondamentale par.1, dell'art.3 dell'attuale testo (approvato ma non si sa...) evidenziando in "turchese" la parte dei tasks, generali e preventivi, che implicano un surrettizio, ma indubbio, risk-weighting del debito pubblico dei paesi aderenti:
ARTICLE 3 
Purposes 
1.  The purpose of the ESM shall be to mobilise funding and provide stability support under strict conditionality, appropriate to the financial assistance instrument chosen, to the benefit of ESM Members which are experiencing, or are threatened by, severe financing problems, if indispensable to safeguard the financial stability of the euro area as a whole and of its Member States. Where relevant in order to internally prepare and enable it to appropriately and in a timely manner pursue the tasks conferred on it by this Treaty, the ESM may follow and assess the macroeconomic and financial situation of its Members including the sustainability of their public debt and carry out analysis of relevant information and data. To this end, the Managing Director shall collaborate with the European Commission and the ECB to ensure full consistency with the framework for economic policy coordination provided for in the TFEU. 
8. Ma la riforma dell'ESM, come abbiamo visto,  in origine, - non si sa se giuridicamente approvata o meno (le dichiarazioni più varie si succedono e in un'opacità giuridico-linguistica altamente inquietante) -, avrebbe dovuto essere inserita in, anzi essere geneticamente parte di, un pacchetto, appunto: perché la Commissione, all'unanimità, così aveva prospettato la cosa.
Ed invece, misteriosamente, all'Eurogruppo e al Consiglio UE di fine 2018, quelli in cui si è avuta la partecipazione adesiva di Tria e Conte (che ci dicono che avrebbero evitato almeno la ristrutturazione automatica preventiva, ma, proprio per questo, non la condizionalità selettiva di accesso al fondo, emersa da quella sede), il pacchetto si...spacchetta e diventa prioritario il solo ESM riformato...e ristrutturatore nonché "ponderatore" di rischio del debito pubblico dei paesi aderenti (in via generalizzata e preventiva, a ben leggere i tasks specificati nell'art.3 della bozza, in relazione all'autonoma sorveglianza macroeconomica affidata all'ESM-2).
9. Un'avvisaglia di questo "riordino" delle priorità, rispetto alla logica di pacchetto, seguita originariamente dall'unanimità della Commissione, si ebbe, nel 2018, proprio col già citato "accordo di Meseberg" nel bilaterale franco-tedesco (qui p.5). In tale sede, un pacchetto viene di certo considerato, ma il rilievo preminente e autosufficiente dei nuovi "tasks" dell'ESM viene chiaramente enunciato. Il resto, una volta introdotta questa linea principale, segue...o forse seguirà (come l'Intendenza di Napoleone): perché diviene un problema minore, assorbito dalla realizzazione principale e rinviabile a un comodo "secondo tempo" futuro.
10. Il "perché" lo possiamo così sintetizzare: tutto il neo-pacchetto che emerge da Meseberg, si svincola dalla genesi del problema, - quella di inserire il fiscal compact nell'ordinamento europeo (formalmente migliorando la sostenibilità dell'eurozona) -, perché diviene più un rimedio ai problemi dell'eurozona subentrati al tentativo di salvarla mediante il QE e i tassi super-accomodanti da questa prolungati. Cioè è subentrato (drammaticamente) il problema della redditività dei sistemi bancari dell'eurozona, a fronte di tassi negativi vigenti, sia per le riserve depositate presso la BCE che nel collocamento dei titoli del debito pubblico, specialmente tedeschi.
Quindi il pacchetto si trasforma in un accordo franco-tedesco di...salvazione dell'euro divenuto insostenibile per i tedeschi. Diviene perciò "inadeguato" l'inapplicato, e ormai inapplicabile, OMT: destinato a essere abrogato dalla riforma ESM e comunque soggetto all'ormai sistematico "veto" tedesco imposto dalla pronuncia della sua corte costituzionale che, lungi dal dare il via libera riportato dai media italiani, ha posto dei "paletti" tali che ricalcano, guarda caso, la disciplina attuale dell'ESM-2. Il quale, dunque, si potrebbe considerare già vigente, ma solo ex parte Germania, orientata perciò a mettere il veto alle "normali" operazioni del praticamente defunto OMT.
11. Quindi, il pacchetto non mira più a rendere sostenibile l'eurozona, mitigando il fiscal compact, come nel 2016 riteneva Pittella, ma serve a rendere più stringenti le condizionalità che l'accompagnano, che vengono ritenute dai tedeschi applicate in modo troppo tollerante e "politico" dalla Commissione, in modo da determinare un effetto ben preciso: mettere l'Italia con le spalle al muro, al punto tale da dover o applicare le condizionalità stritc, cioè severissime e automatiche, procedendo a manovre fiscali intense e fortemente recessive (specialmente nell'attuale situazione dell'interscambio globale), ovvero uscire dall'eurozona, naturalmente saldando le sue passività Target-2 (che la Germania, unilateralmente quanto arbitrariamente, considera alla stregua di proprie riserve "valutarie" presso la BCE e quindi da trasferire alla Bundesbank in qualsiasi caso di "eurodemise", ordinata o disordinata, non gli importa). 
12. Schematizzando, le altre misure includibili nel pacchetto (non si sa né "come" né quando), risultano oggi da discutere se e solo se verrà approvato il main course della riforma ESM.
Ma, come vedremo, un elemento le accomuna tutte quante: infatti sono sempre intrise della medesima logica di rendere le condizionalità più severe e stringenti.
Il "pacchetto" attualmente utilizzato come giustificazione della preventiva approvazione dell'ESM consiste infatti nella 
"creazione di uno strumento di bilancio per la competitività e la convergenza nell’Eurozona (Bicc) e un approfondimento dell’Unione bancaria con la garanzia dei depositi".
13. A sua volta, la risoluzione "Molinari" del 19 giugno 2019, a questo fa riferimento, anche se, prima ancora, pone impegni preliminari di "non approvazione" ben più forti, a salvaguardia dell'interesse nazionale (e che peraltro non distano molto dalle "intenzioni" dichiarate da Pittella nell'intervista del 2016!):
"...9) ad avviare un dibattito nelle istituzioni europee al fine di riformare il Patto di stabilità e di crescita, prevedendo, tra gli altri, l’esclusione degli investimenti produttivi, inclusi quelli in capitale umano, dal computo dei parametri utili al pareggio di bilancio e del rapporto deficit/pil, e la revisione del riferimento al saldo strutturale, indicatore la cui natura pro-ciclica è riconosciuta a livello internazionale, al fine di sostenere crescita, lavoro e inclusione sociale, investendo nella politica industriale aperta alle nuove tecnologie, nella ricerca e nell’innovazione, nelle infrastrutture materiali e digitali, nella cultura, rilanciando l’economia e uscendo dalle spirali recessive;
10) in ordine all’approfondimento dell’unione economica e monetaria, a confermare l’impegno ad opporsi ad assetti normativi che finiscano per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti ed automatici, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci;
11) più specificamente, in ordine alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale;
12) a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’unione economica e monetaria, riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all’esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto « package approach», che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo;
13) a render note alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato."
14. Le parti evidenziate dovrebbero essere chiarissime sulla posizione del parlamento, competente all'ultima parola sull'indirizzo da imprimere al negoziato.
E ciò in base, non solo e non tanto, alla legge n.234 del 2012, ma proprio in forza dell'art.12 del TUE e del Protocollo 1 ai trattati "Sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea", disciplina che ha reso necessario il recepimento mediante la legge 234, e che all'art.2 (del Protocollo) prevede un, ad oggi inadempiuto obbligo delle istituzioni Ue, e certamente del Consiglio Ue, proponenti un progetto di atto legislativo, di trasmetterlo esse stesse ai parlamenti nazionali. Fosse anche la proposta di un accordo intergovernativo, nel quadro della disciplina dell'eurozona, promosso da un "gruppo di Stati" (in seno all'Eurogruppo incluso). Il primo e l'ultimo paragrafo dell'art.2 del Protocollo sono inequivoci al riguardo.
15. Ma il "bilancio dell'eurozona" si è già visto che funzionerebbe mediante fondi di finanziamento a carico dei paesi aderenti, ipotizzandosi una contribuzione (almeno) pari all'1% del PIL (con inevitabile corrispondente aumento in pari misura, del rispettivo saldo primario di bilancio: dunque da finanziare con tasse e tagli aggiuntivi): tuttavia, sia ben chiaro, l'erogazione, ovvero la restituzione di tali fondi, si prospetta come condizionata, in modo praticamente automatico, al rispetto dei criteri e parametri del fiscal compact. E fermo l'obbligo annuale di contribuzione. 
Esattamente con lo stesso criterio preventivo di condizionalità "escludente", dai propri soldi, adottato con l'ESM-2.

15. Questa conclusione era già evidente nel 2017, davanti alle varie proposte Macron o "soluzioni" Schauble, che, infatti, avevamo così al tempo riassunto (qui, p.10): 
Ferma la "irrealistica" praticabilità di un adeguato bilancio fiscale federale, il massimo che si tenterà di fare, e che Macron è predisposto ad accettare per sua "forma mentis", è un "inadeguato" bilancio di tal genere: cioè composto con risorse fornite, da tutti i paesi dell'eurozona, in proporzione maggiorata in rapporto al PIL, rispetto all'attuale contribuzione, ma senza alcun intervento solidale-compensativo a carico della Germania. 
Questo pseudo bilancio federale (che non avrebbe alcuna funzione di riequilibrio delle asimmetrie interne, ma solo la veste di un'esosa esazione aggiuntiva aggravante la situazione fiscale dei paesi in crisi di competitività), sarebbe semmai, in più, farcito di un ESM trasformato in trojka permanente, intenta a "sorveglianze" di bilancio direttamente sostitutive delle politiche fiscali residue dei paesi dediti all'aggiustamento (quindi moltiplicando il "trattamento Grecia" per chiunque non correggesse di qualche decina di punti percentuali il costo del lavoro, tramite il dilagare della disoccupazione e la distruzione del welfare) e con un ministro euro-finanziario fantoccio della "guida" tedesca.
16. Quanto, infine, all'altro elemento residuo del pacchetto, cioè la mera prospettiva di approfondimento sul fondo comune di garanzia dei depositi per l'intera Unione bancaria, perché solo di questo si tratta, si sa che la volontà tedesca, di discuterne solo dal 2027 - in sostanza ad avvenuto completamento delle ricapitalizzazioni prevista dalla completa attuazione di Basilea 3-4 -, equivale a un veto, da anni; e non c'è molto da approfondire su questa posizione. 
Qualcuno ha dei dubbi in proposito? 
Glieli fughiamo subito (e ne abbiamo già parlato): l'ottimo Scholz ha proposto di aprire la discussione sul punto ma alla strict condizione che venga prima introdotto un sistema di rating sulla base del risk-weighting dei titoli del debito pubblico (qui, p.7). E subito Centeno gli ha dato il welcome
In pratica è una forma nuova di veto tedesco: e le ragioni di logica opposizione (qui, Addendum) le ha ben espresse Patuelli (anche se il nostro governo pare non avere proprio presente il problema, che, come abbiamo visto, è surrettiziamente anticipato da ben possibili applicazioni dell'accordo sulla riforma dell'ESM).
Conclusioni - A queste condizioni complessive, e dati gli obiettivi subentrati nella riforma dell'eurozona (v. sopra, p.10) non è che approvare l'attuale bozza di riforma dell'ESM è un "azzardo", che si rivelerebbe come sconveniente per il nostro sistema economico e bancario, solo se non viene approvato dentro un "pacchetto" (o viceversa; conveniente se approvato dentro tale pacchetto). 
Al contrario: la "logica del pacchetto" attuale non ci attribuisce alcun trade-off positivo rispetto a tale approvazione: anzi, sarebbe più "salubre" fuggirne e...imparare a negoziare nell'interesse "esclusivo della Nazione" (come recita la formula di giuramento di tutti coloro che esercitano pubbliche funzioni, specialmente governative e di negoziazione in sede internazionale).