sabato 23 marzo 2013

OLTRE IL PUDE-3. IL FUTURO DELLO SVILUPPO, E IL LEGAME TRA INVESTIMENTO PUBBLICO, NUOVE TECNOLOGIE E OCCUPAZIONE.

Questo importante post di Flavio fa il punto su una questione centrale ineludibile.
Il pericolo che incombe sull'Italia, è la nefasta alternativa tra:
a) prosecuzione nell'euro della distruzione sistematica del nostro sistema industriale e del nostro futuro;
b) prosecuzione senza euro delle politiche deflazioniste neo-classiche basate sulla dottrina della banca centrale indipendente, che predicano la riduzione dello Stato e della spesa pubblica per un mercato del lavoro a disoccupazione intenzionalmente tenuta ad alti livelli (con la prospettiva dela privatizzazione di sistema sanitario e pensionistico);
c) tentativo di instaurare una nuova versione, (non più europeo-centrica e direttamente "Von Hayek"), della limitazione dello Stato nel suo disegno costituzionale, in favore della "decrescita felice", come paradigma planetario guidato da abili campagne multimediali di informazione "interessata".
Questo disegno, non affatto avvertito, conduce alla strutturale dipendenza da tecnologie straniere che colonizzerebbero un territorio nazionale a cui verrebbero riservate le versioni B o C, dato l'impoverimento della ricerca e della capacità industriale nazionali, irreversibilmente declinate, e quindi incapaci di assimilare tempestivamente i nuovi orizzonti tecnologici, mediante un adeguato livello di investimenti, pubblici e privati; cioè, volti già ora all'innovazione, alla ricerca e all'applicazione in dimensioni adeguate al nostro livello demografico.

Per questo occorre vigilare: perchè la soluzione c'è già. Ed è il modello economico e sociale delineato dalla nostra Costituzione. Che non può essere messa da parte criticandone questa o quella clausola episodica in materia di istituzioni parlamentari o di meccanismi di governo. Queste clausole appaiono problematiche solo come conseguenza patologica di un sistema economico alterato e di una classe politica globalmente incapace di rendersene conto.
Le geometrie istituzionali assumono un peso esasperato solo se la sostanza degli interessi perseguiti in Costituzione (i "contenuti") scompare dal dibattito tra le forze partitiche che dovrebbero esprimere un indirizzo politico conforme alla stessa Costituzione.
Perciò vigiliamo e non facciamoci ingannare dal gioco dei 4 cantoni di una politica asfittica e incapace.
ADDENDUM del 24 marzo: alla faccia del globalismo e dei PIGS, della "geopolitica che porta all'emergere di nuove potenze mondiali", alla faccia del decrescismo felice (che piace solo a chi ama farsi colonizzare da oil and finance), guardate cosa ha incentivato Obama: il programma EB-5 esiste dal 1992, ma la sua vera accelerazione è post crisi del 2008. Si "nazionalizzano-localizzano"  in pratica gli investimenti esteri e i relativi profitti. Questo sistema richiama la cooptazione censitaria nella classe senatoriale a Roma dei ricchi cittadini delle province su cui prosperò l'impero romano (e più tardi la stessa Costantinopoli). 

Prendendo spunto dall’invito di Giovanni, che ringrazio, elaboro il commento inserito al post pubblicato ieri da 48. Cercherò di utilizzare le fonti linkate di modo da cercare di esporre concretamente quanto ho ritenuto utile sottolineare. Partiamo dal principio: gli Usa dal 2020 diventeranno i più grandi produttori di petrolio al mondo, con tutte le conseguenze del caso: divenendo esportatori netti, avranno grossa voce in capitolo sui prezzi.
E chi rimane indietro (nel senso di dipendenza dal greggio), non avrà scampo. L’articolo linkato meriterebbe di essere letto in toto, soprattutto la parte finale, dove si prefigurano possibili scenari futuri dei prezzi, andando quindi ad incidere sui costi delle imprese e sull’inflazione di tutti i paesi dipendenti da tale materia prima:
Il prezzo del petrolio, sempre secondo l'Aie, crescerà moderatamente in concomitanza con la domanda. Il greggio arriverà a circa 125 dollari al barile in termini reali (al netto dell'inflazione) nel 2035, dai circa 108 dollari registrati attualmente.
Le incognite, però restano. Del resto il petrolio ha già abituato gli investitori a violente escursioni nel prezzo. Dopo aver raggiunto il picco storico a 147 dollari al barile nel luglio del 2008 è crollato nel 2009 in area 50 dollari per poi ritornare nel 2012 intorno a quota 100 (con il Brent londinese a 108,7 dollari e il Wti di New York a 85).
La posizione di indipendenza energetica verso cui si proiettano gli Stati Uniti potrebbe cambiare gli attuali equilibri con i Paesi dell'Opec (l'Organizzazione dei produttori del petrolio fondata nel 1960 per porre un freno al predominio delle aziende anglo-americane, allora conosciute come le "sette sorelle"). Ed è questa una delle più grandi incognite che si pone sul fronte energetico negli anni a venire.
Da svariati anni, in particolare da quando gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita hanno raggiunto un accordo dando vita alla United States-Saudi Arabian joint economic commission (Jecor) c'è una sorta di tregua.
Un compromesso nella produzione del petrolio in modo tale da regolare domanda e offerta ed evitare repentini aumenti dei prezzi. Questo anche per evitare altri embarghi, come quello annunciato il 16 ottobre del 1973 quando l'Iran e i cinque Stati del Golfo Arabo, Arabia Saudita inclusa, annunciarono un aumento del 70% del prezzo del petrolio (mossa che seguiva la guerra dello Yom Kippur, la principale festività ebraica che ricorre il 6 ottobre quando Egitto e Siria sferrarono un attacco militare contro Israele).
L'embargo, poi "limato" con un aumento del prezzo tra il 5 e il 10%, terminò il 18 marzo 1974. Pochi mesi furono però sufficienti per causare effetti dirompenti: i prezzo del petrolio dell'Arabia Saudita schizzò oltre gli 8 dollari quando all'inizio del 1970 era a 1,4. Una lezione mai dimenticata.”.  E questo è un punto su cui riflettere bene.
Molto dipenderà da quanto i big player (vedi post Oil & Finance) decideranno di incidere sui prezzi del greggio in termini di “speculazione”… e fino a quando questi legami non verranno spezzati - la disaggregazione Big Banks e multinazionali mondiali "energetiche" costituisce a mio modesto avviso passo fondamentale su questa via- rimarremo purtroppo alla mercè dei cosiddetti “mercati” cattivi ma a cui dobbiamo in qualsiasi momento sacrificare i nostri diritti ed il nostro avvenire.
Un po’ come se uscissimo dall’Euro lasciando tutto così com’è: sarebbe il disastro più completo, scaricato ancora una volta sulle spalle dei più deboli.

Secondo punto:
- gli USA punteranno ad essere quasi un price maker del greggio all'estero, mentre per il mercato interno puntano ad eliminarlo virando sull'auto verde ed il gas (via fracking), grazie ai miliardi concessi alla ricerca. Ciò che vogliamo sottolineare qui è lo stretto legame fra una banca centrale che sostiene il sistema attraverso acquisto titoli Tesoro ed un governo incentrato, con tutti i difetti intrinseci del suo operato, a portare la propria economia in qualche modo fuori dallo stallo in cui l’ipertrofia finanziaria l’ha portato a danno dell’economia reale. L’articolo del Sole chiarisce una questione cruciale, l’investimento pubblico nella ricerca, la tanto vituperata SPESA PUBBLICA che sta alla base di tale politica:

Il presidente Obama ha proposto ieri di investire il ricavato dalle concessioni petrolifere nella ricerca, al fine di svezzare l'America dalla dipendenza dal petrolio. Nel suo primo discorso post-elettorale sul controverso argomento dell'energia, Obama ha riproposto il tema dell'energia rinnovabile ... L'investimento di 2 miliardi di dollari nell'arco di 10 anni non dovrebbe infatti accrescere di un centesimo il deficit pubblico.
Parlando all'Argonne National Laboratory di Chicago, famoso per la ricerca svolta negli anni 90 sulle batterie per l'auto elettrica, il presidente ha auspicato la creazione di un fondo per la ricerca, l'Energy Security Trust, dedicato ad abbassare il costo dei veicoli alimentati da biodiesel, gas, elettricità ed altre fonti di energia a basso inquinamento. «L'obbiettivo - ha detto - è quello di eliminare del tutto il petrolio come fonte di energia per auto e camion».
L'accento questa volta è sull'abbassamento dei costi dell'energia alternativa, non sull'indipendenza dall'energia importata. Grazie all'impennata della produzione di gas metano estratto con le nuove tecnologie del fracking, l'America infatti si sta rapidamente avvicinando all'autosufficienza con una produzione interna di energia capace di coprire il fabbisogno. Ciò non la isola tuttavia dalle ampie fluttuazioni dei prezzi, che vengono determinati sul mercato mondiale. Ieri per esempio il prezzo dei futures del gas naturale è schizzato in alto del 2,6% a 3,910 dollari per milione di BTU raggiungendo il livello più alto dal novembre scorso… I repubblicani hanno criticato Obama per non avere aperto la riserva naturale Arctic National Wildlife Refuge in Alaska alle trivellazioni, per non avere autorizzato la costruzione dell'oleodotto Keystone XL dal Canada al Texas, e per avere elargito agevolazioni fiscali a società di energia alternativa come la Solyndra, fallita pochi mesi dopo aver ricevuto stanziamenti pubblici. Il settore petrolifero era riuscito inoltre a ostacolare l'istituzione di un mercato per i diritti all'inquinamento, una soluzione di mercato al problema dell'inquinamento.
Il presidente è tuttavia sotto pressione anche per soddisfare le domande degli ambientalisti... Due miliardi in 10 anni per la ricerca sono pochi, ma sono un primo passo verso il consenso bipartitico sulla politica energetica nazionale.”. Capito Obama? Certo non sarà il presidente che tutti speravamo fosse, ma almeno non agisce come i pazzi di Bruxelles e Francoforte".

Al terzo punto, intravediamo in concreto altri campi in cui negli USA si punta pesantemente. Anche qui sono gli investimenti pubblici a trainare la ricerca in campi strategici per l’avvenire: Lockheed Martin, il colosso della Difesa americana (quella dei cacciabombardieri F-35 per capirci), trova il modo di trasformare acqua salata in acqua dolce grazie al grafene:
Il sistema (nato probabilmente dalla ricerca per usi militari, cioè per consentire alle truppe di disporre ovunque di acqua pulita) è costituito da filtri caratterizzati da membrane sottili di carbonio dotate di fori regolari delle dimensioni di un nanometro, un miliardesimo di metro. Una dimensione sufficientemente a far passare l'acqua ma abbastanza ridotta da poter bloccare le molecole di sale dell'acqua marina.
Secondo i tecnici di Lockheed Martin utilizzando fogli di grafene così sottili occorre molta meno energia per spingere l'acqua di mare attraverso il filtro con la forza necessaria per separare il sale dall'acqua. L'impiego di questa nuova tecnologia avrebbe un impatto notevole in molti Paesi in via di sviluppo costretti oggi a ricorrere a grandi stazioni di pompaggio che assorbono molta energia producendo acqua desalinizzata ma a costi poco competitivi.
Il nuovo filtro "è 500 volte più sottile di quello migliore oggi sul mercato e mille volte più resistente" ha dichiarato John Stetson, l'ingegnere che lavora dal 2007 a questo progetto... "L'energia richiesta e la pressione necessaria per filtrare il sale è di circa 100 volte inferiore" rispetto agli standard attuali…
Entro il 2040, la disponibilità di acqua dolce non terrà il passo con la domanda in assenza di una gestione più efficace delle risorse idriche" si legge nel rapporto - e i problemi idrici ostacoleranno la capacità di produrre cibo e generare energia elettrica. Nel 2012 le Nazioni Unite hanno valutato in circa 780 milioni le persone nel mondo che non hanno accesso all'acqua potabile e i progressi tecnologici nel settore della desalinizzazione a basso costo rappresenteranno in molte aree la differenza tra sviluppo e sottosviluppo.
Lockheed Martin non è l'unica grande azienda hi-tech a lavorare a progetti di questo tipo ma è probabilmente quella che ha compiuto i maggiori progressi. Jeffrey Grossman, professore associato presso il Massachusetts Institute of Technology e autore di ricerche sulle membrane di grafene per la filtrazione, ha confermato che realizzare membrane con fori di dimensioni nanometriche rappresenta un grande passo avanti in termini di efficienza di dissalazione grazie alla "possibilità di aumentare di 100 volte la permeabilità della membrana". Lockheed conta di avere pronto entro la fine dell'anno un prototipo di filtro applicabile alle stazioni di pompaggio al posto di quelli tradizionali e cerca partner per produrre e commercializzare nei prossimi 12/24 mesi il nuovo prodotto chiamato Perforene.”.

Infine: dove sono collocate le tre aziende più grandi produttrici di grafene al mondo? Negli USA. Dove si usa il grafene?
Nissan Motors, per esempio, ha sviluppato un dispositivo che permetterebbe di immagazzinare grandi quantità di idrogeno da sfruttare come carburante in automobili con celle a combustibile. Come? Il principio è semplice: costruire contenitori a base di grafene, la cui bassissima permeabilità permetterebbe di confinare in modo efficace l'idrogeno, risolvendo quindi uno dei principali problemi che assillano i progettisti di automobili ibride, quelle cioè non alimentate esclusivamente con carburanti fossili. La Princeton University e il Department of Energy, tra gli altri, hanno esaminato un altro campo di applicazione interessante: i materiali compositi, in cui il grafene sarebbe il comprimario, portando in dote le sue straordinarie proprietà meccaniche da unire alle caratteristiche di altri materiali. Una prospettiva interessante soprattutto per l'industria aerospaziale e aeronautica.
Un'altra caratteristica del grafene, la grandissima trasparenza, promette bene per impieghi nella tecnologia del fotovoltaico e per applicazioni più popolari come i touch screen, dove può sostituire il composto a base di indio attualmente usato, che ha il problema di essere fragile e costoso. Altro esempio: Graphene Energy, spin off dell'Università del Texas ad Austin, sta compiendo ricerche nel campo degli accumulatori di carica, ovvero di dispositivi che permettono di immagazzinare grandi quantità di energia in modo molto più efficiente rispetto alle prestazioni permesse dalle tecnologie attuali. In altre parole, il grafene promette pile con capacità mai viste.”.

Guardando loro e noi – e non me ne vogliate perché io amo il mio paese e non lo credo secondo a nessuno –  non posso notare come in fatto di investimenti pubblici per la ricerca noi siamo indietro anni luce dai tanto bistrattati “cugini” americani.
Avranno di certo tutti i difetti di questo mondo, ma non possiamo dire che, nel loro specifico interesse, non abbiano il coraggio di prendere in mano le redini del proprio destino ogni qualvolta la storia lo richieda. E non è questione di nazionalismo o quant’altro. Più che di un popolo coeso, gli Stati Uniti  nel bene e nel male riescono quando serve a coagulare la propria classe dirigente attorno ad un obiettivo comune di lungo termine. A differenza della classe dirigente italiana, che in questi anni non ha avuto remore nello “svendersi” al migliore offerente in cambio del proprio tornaconto personale. Il popolo italiano avrà di certo la sue colpe, ma trent’anni di moderazione salariale e di informazione pilotata non si cancellano in un “amen”… sta alla classe dirigente democraticamente eletta mettere in primo piano l’interesse nazionale. Negli Stati Uniti sembrano farlo… qui da noi?

Rispondendo in conclusione a Federico, che in un suo commento chiedeva lumi sulla ricerca in Italia: direi che la ricerca, come sempre è stata e come sempre sarà, è la base del futuro. Una nazione che si rispetti dovrebbe tutelare i propri cervelli, dare loro quindi la possibilità di crescere e lavorare in patria per lo sviluppo e la crescita tecnologico-economica della propria nazione. L’Italia in questa UEM non avrà mai il peso specifico che le dovrebbe competere, vuoi per piaggeria, per mancanza di amor proprio, per inadeguatezza (della propria classe dirigente); devo quindi purtroppo concordare con 48 su una visione pessimistica del futuro prossimo venturo.

Il privato fa ricerca, non lo mettiamo in dubbio, ma la spina dorsale di quella buona che si fa in Italia nasce nell’Università (con tutti i difetti che essa porta con sè) pubblica… così come il “privato” non è più efficiente del “pubblico”: qui numerosi studi sono stati postati a riguardo sulla non veridicità dell’assunto.
Ci vuole una spinta decisiva, ci vuole quindi l’unica via che in questo momento ha la concreta possibilità di dare respiro ad una economia intera sull’orlo del collasso: l’investimento pubblico.
Ciò che serve all’Italia è un piano nazionale di ricostruzione economica, energetica, monetaria.
Mettiamo il caso che si possa, attraverso politica fiscale e monetaria che agiscano nuovamente di concerto, risparmiare ad esempio 30miliardi l’anno di interessi. Cosa ci potremmo fare? Cosa potremmo finanziare? Quali ambiti di ricerca potremmo sostenere? A quanti ricercatori potremmo dare lavoro? Di quanto potrebbe crescerebbe il PIL? Quante tasse si raccoglierebbero con una economia che riparte? E, ultimo ma non meno importante, quanto capitale umano potremmo finalmente mettere in campo per riappropriarci di quel qualcosa che i tecnocrati della BCE ci stanno togliendo… il futuro!

Spesa pubblica non è solo spreco. Basta con questa stupida diceria che a destra e a sinistra si va ripetendo da troppo tempo. Guardiamo all’Italia degli anni d’oro!! Quanta spesa pubblica c’era nelle aziende di Stato che ci portarono ad essere ai primi posti nel mondo industriale? Quanta spesa pubblica c’era per la ricostruzione delle aree colpite dai disastri naturali che via via si sono succeduti sul suolo patrio negli anni della Repubblica? Quanta spesa pubblica per vedere nascere all’interno delle nostre scuole economisti come Pasinetti, Garegnani o tutti i ricercatori o studiosi che attualmente tengono alto l’onore della nostra nazione nel mondo?
Spesa pubblica è ricerca, è innovazione, è scuola, sono ospedali, sono infrastrutture  fisiche e virtuali, sono aiuti ai più bisognosi, sono incentivi e sgravi per chi non ce la fa. Chi la combatte a priori, dicendo che essa è solo spreco, non è nostro compagno di viaggio. 48 ha quantificato in 4 miliardi i risparmi derivanti dai VERI tagli sui costi alla politica, Lorenzo Carnimeo diceva giustamente in un suo commento che i risparmi sugli stipendi della “Gasta” sono nell’ordine dello zero virgola qualcosa rispetto al totale della spesa pubblica stessa…
Allora carissimi, di che cosa si sta parlando in questo momento all’interno dell’agone politico? Di fuffa… purtroppo. Parliamoci chiaro: la Costituzione di chiara enunciazione keynesiana o la si abbraccia tutta o la si rigetta tutta.
E’ così: non si può prenderne una parte, dimenticandone un’altra quando fa più o meno comodo. O tutto, o niente.
Nel primo caso, si metta in primo piano il lavoro, ed in questa situazione l’unico datore di lavoro di ultima istanza è lo Stato affiancato ad una Banca Centrale “dipendente”.
Altrimenti, se l’unica soluzione è il taglio della spesa pubblica quale male assoluto e l’eliminazione dello Stato quale regolatore di un mercato intrinsecamente portato al fallimento, meglio dichiarare da subito decaduta la Costituzione repubblicana a vantaggio della pseudo-regolamentazione europea (che, attenzione, non è diretta espressione del popolo ma enunciazione calata dall’alto) poiché una politica da perseguire in tal senso va in netto contrasto con quanto nella Costituzione Repubblicana è contenuto. Punto.
Esagero, ma sarebbe meglio da subito gettare la maschera: dopo 30anni di teatrini, anche il popolo bue inizia a stancarsi della solita medicina che il padrone ha interesse a somministrargli.



31 commenti:

  1. Se penso a cosa era l' IRI mi viene da piangere.

    Se penso alla "carriera"(fatta di "porte girevoli") del suo "liquidatore" - quello di Bologna, anzi di Reggio- mi viene una inca***ura!!

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    1. E mò come se fa' a fallo capì a qualche milione di invasati che pensano che quella era tutta corruzione, mentre poi, invece...le municipali privatizzate sono un toccasana di efficienza ed economicità! Che culo!
      Per non parlare delle banche: grazie alla legge Amato.
      Ma mantieni l'inca...tura; è tutta verità e democrazia che può tornare utile :-)

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    2. La rabbia canalizziamola per creare qualcosa , tasformiamo il pensiero i praxis .
      Come non condividere l'analisi di Flavio (complimenti , sempre chiaro e preciso) ? E come non condividere la rabbia di Baragazzino per l'Iri?
      Il pessimismo io lo chiamerei realismo:) ma più che condividerlo vorrei prenderne atto e poi superarlo .
      Io penso che siamo ad un punto tale che più che chiederci se fare dovremmo chiederci ininterrotamente: cosa fare?

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  2. Normalmente, quando una persona assurge ad un incarico di responsabilità, cerca di domostrare di essere degno della fiducia che viene riposta in lui. Fiducia che si estrinseca anche nel trattamento economico.

    Ora: un parlamentare o un membro del Governo che esordiscono tagliandosi lo stipendio, da un punto di vista possono anche apparire "virtuosi", ma dall'altro mi stanno dicendo "a priori" di essere degli incompetenti, non adatti al delicato incarico loro affidato (una legge, un emendamento approvato, possono cambiare la vita di MILIONI di persone....).

    Ma, pure se "costa meno", onestamente, di un incompetente la società non sa che farsene! Meglio allora se si DIMETTESSE e lasciasse l'incarico a persona più degna (dell'incarico e del salario). Questa sarebbe la VERA ONESTA'! Ma gente come Bersani, Casaleggio, Grillo ed altri si guardano bene dal dirlo.....

    Ciò non esclude che lo stipendio di un parlamentare, di un ministro o di un dirigente pubblico debba essere oggetto di discussione. Ma lo deve essere ai sensi dell'articolo 36 della costituzione, e non sulla base di un dibattito becero e falso come quelli che si leggono sulla cosiddetta "anti-politica"!!!!

    L'America, come al solito, guarda al futuro. L'Europa, prigioniera della "competitività di prezzo", la parola "ricerca e sviluppo" non sa nemmeno cosa sia (a meno che non ci si ostini a considerare "investimenti verdi" delle normalissime rottamazioni auto solo perché fatte in Germania, ad esultare per qualche pannello solare e/o generatore eolico piazzato qua e là con "i fondi europei", o a magnificare il motto "tutti in bicicletta" solo per mascherare il fatto che le auto non vengono comprate più solo perché la gente, impoverita, non se le può più permettere....)

    L'Europa rimane un mondo vecchio, con idee vecchie......

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    1. Ineccepibile.
      Sei benvenuto per fare un post, ove lo desiderassi, sui temi che riterrai di approfondire :-)
      Suppongo tu sappia come fare per recapitarmelo
      (Sil-viar@virgilio.it)

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    2. Thanks! Ci sto provando, a dir la verità, ma lavoro e famiglia mi assorbono parecchio tempo. Se riesco a partorire qualcosa di compiuto, ben volentieri! :-)

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    3. Caro Lorenzo, qui è tutto rigorosamente libertario e spontaneo (tranne che per Flavio :-)...). Intanto, per divertimento, ti sottopongo qvesto (come direbbe la Merkel se parlasse italiano):
      http://www.quitthedoner.com/?p=1452&cpage=2#comments

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    4. Se riferito allo "spintaneo", anvedi ci sta tutto: ormai sei considerato un intellettuale "organico" e stiamo in piena navigazione sull'orizzonte48 :-)
      Se invece riferito al link (sorta di trattatello sulle tecniche di occupazione del web in chiave politica del nulla), al tipo je manca un pezzettino non trascurabile: riuscire a parlare dell'UE-UEM e del vincolo monetario come causa accuratamente nascosta della crisi (se no si finisce per dare la colpa alla solita generica finanza cattiva e non si capisce un tubo dei tassi di cambio reale e di OCA)

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    5. Articolo interessantissimo, che mi ricorda il pensiero del buon Bertrand Russel: " [..] Il fascismo non ha uno schema ben ordinato di credenze, come il lasser faire, il socialismo o il comunismo; è essenzialmente una protesta emotiva, sorta in parte tra i membri della classe media (come i piccoli commercianti) che hanno sofferto per lo sviluppo dell'economia moderna, e in parte tra i magnati anarchici dell'industria la cui smania di potere è diventata megalomania. E' irrazionale, nel senso che non può raggiungere gli scopi che i suoi fautori desiderano; non esiste una filosofia del fascismo ma soltanto una psicanalisi del fascismo. Se trionfasse, la prima conseguenza della sua vittoria sarebbe un rapido diffondersi della miseria [...]
      [...] il governo sarà nelle mani di uomini senza scrupoli, che nasconderanno la loro brama di potere simulando il desiderio di plasmare un certo tipo di società. Grazie all'inevitabile logica del dispotismo, quel poco di buono che poteva esservi in origine nei propositi della dittatura svanirà a poco a poco, mentre la difesa ad oltranza del potere del dittatore emergerà sempre più chiaramente come lo scopo puro e semplice della macchina di Stato.
      L'eccessiva importanza data alle macchine, ha prodotto quello che potremmo chiamare l'abbaglio del manovratore, che consiste nel trattare individui e società come se fossero cose inanimate, e i manovratori delle macchine come se fossero esseri divini. [...]".

      Cos'altro aggiungere? Abbiamo oggi dei magnati della finanza la cui smania di potere è diventata megalomania, ed un guru impazzito che fa lo stesso lavoro di chi "marciava su Roma" 90 anni fa. Bersani, Napolitano, Grasso, Boldrini sono avvertiti e hanno di fronte una scelta dicotomica: o -metaforicamente parlando- "firmare uno stato d'assedio" e difendere ad oltranza la democrazia con rinnovato vigore, o chinare mestamente il capo come fecero Facta e Vittorio Emanuele III.

      Schopenhauer diceva: "di fronte agli imbecilli, c'è un solo modo per mostrare il proprio spirito: evitare qualsiasi conversazione con loro". Quindi, anche con una cultura da liceo dovrebbe essere chiaro che il Fascismo, in qualsiasi forma si manifesti (anche finanziaria), non può e non deve essere riconosciuto come interlocutore. Con i beceri, è inutile cercare di fare a gara: saranno sempre loro i più bravi. Guardate la seconda e la terza carica dello Stato! Umiliati, trattati come due ladri che devono restituire il maltolto, accettano l'umiliazione solo per vedersene imposta un'altra dalle nuove -insaziabili- camice nere: comunque sono KASTA, stipendio dimezzato o meno.

      Fermiamoli......

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    6. Acuta la citazione di B. Russell: ma rimango dell'idea che il fascismo abbia preceduto questa fase. Cioè l'ipotesi frattalica. Tutto considerato quello che dobbiamo cercare di riconoscere è l'esasperazione mistica delle sua caratteristiche (cioè i germi di una neo- Salò) ovvero il contro-totalitarsimo neostalinista in agguato.
      L'umiliazione (opportunisticamente) accettata per conservare la facciata di un regime al tramonto, rammenta più questa secondo elemento. Il legame con un'ideologia di rozza omologazione verso il basso con la rigida osservanza di un leader incontestabile (il cui unico pregio è l'efficienza nel dare al popolo un illusorio dominio) richiama il primo elemento.
      Bisogna rifletterci...
      Di sicuro, la Resistenza e il possibile CNL (col superamento del badoglismo incombente) sta da altre parti

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    7. Se avessi commentato l'articolo avrei esclamato: "'Sti quatsi!!!!". Perchè purtroppo (per tutti quelli che l'hanno votato credendoci intendo) è una istantanea perfetta del fenomeno, grandissimo post...consigliato a tutti!!

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    8. Flavio, mio prediletto :-), a te lo devo proprio spiegare: l'esclamazione "stica..." in romanesco significa "chissenefrega".
      Ho constatato che "giù al nord" è stata assunta come "cavoli! Ma pensa tu! questa è proprio bella/grossa!".
      In effetti in romanesco questo tipo di esclamazioni enfatiche sono espresse con "mecojoni!" ovvero, meno grossier, "anvedi tu!" o ancora, con il passepartout "mortacci loro!" :-).
      Te lo dico conoscendo la tua capacità filologica e la tua predilezione per un linguaggio tecnicamente preciso.
      Non perchè speri che si inverta questo uso distonico del romanesco (che alla fine significa l'opposto di quello che si vorrebbe esprimere) :-)

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    9. Infatti noi al Nord ne facciamo un uso distorto...non avendo il background adatto alle spalle ci "rifacciamo" a quanto ascoltiamo sui media!! Comunque correzione gradita onde evitare futuri fraintendimenti...nel frattempo, ti segnalo come negli Usa "Companies...are stepping up hiring as the economy improves"...

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  3. Vedo che mi avete preso in parola :-). Speriamo che venga letto molto, anche dai grillini. Almeno quelli in buoni fede che Bagnai dice di aver conosciuto e di cui auspica, ed io auspico come lui, che non finiscano nella pattumiera della storia.

    Che dire, anche io ho pensato tante volte all'IRI, un fascismo lo ha creato ed un altro fascismo lo ha distrutto. Senza parole.

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  4. Complimenti sinceri per il post.

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  5. END OF DEMOCRACY
    Dopo la prova generale fatta a Cipro...
    Mi chiedo se tanta parte della magistratura, che strepita a (giusta) difesa della propria indipendenza contro ipotesi di riforma delle carriere che aumentino i poteri d'indirizzo dell'Esecutivo, si renda conto che l'attuazione di simili prelievi forzosi sotto ricatto esterno, eseguiti dallo stesso Governo dello Stato, senza correlazione alcuna con la capacità contributiva e senza possibilità di ricorso giudiziario, non costituiscano di per se una negazione della ragion d'essere dell'indipendenza e della funzione della Magistratura e della divisione dei poteri in uno Stato di diritto.
    Se ciò è possibile in un Stato aderente all'UE, perché noi cittadini ci dovremmo preoccupare se i magistrati sono liberi o meno di decidere?
    Tutto il potere all'UE!

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    1. Di cosa penserà la magistratura in caso fosse adottato un prelivo forzoso anch in Italia n on lo possiamo ancora sapere. Di certo non è un suo compito fare dichiarazioni preventive (attraverso la sua asssociazione) su questioni finanziarie di diritto internazionale.
      Inoltre, ogni distorsione relativa alla capacità contributiva è in realtà sindacabile dalla Corte costituzionale (e quindi in Italia non priva di ricorribilità giudiziaria). Che però potrà essere attivata solo in via incidentale ove la questione fosse sollevata in un giudizio instaurato davanti alle commissioni tributarie (non davanti alla magistratura ordinaria che è quella che si preoccupa della riforma della carriere; oggi ventilata, come qui evidenziato, per impedire giurisprudenze, poco gradite al deflazionismo salariale, sull'art.18).

      Il problema è l'assordante silenzio della Corte cost. (al di là di enunciati cui non ha mai dato seguito pratico), su queste questioni. E certo gioverebbe, come auspichi, che tutti i magistrati di ogni tipo di contenzioso, fossero ben consci dei problemi qui evidenziati, per saper prospettare e rimettere con tempestività e esattezza molte questioni di illegittimità costituzionale alla stessa Corte...

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    2. Infatti, il problema è a monte nella mancata attivazione dei meccanismi di garanzia. Il prelievo forzoso (eventuale), dopo l'IMU irragionevole (attuata), è solo l'ultimo stadio di un processo (finora) incontrastato di destrutturazione democratica per via sovranazionale, qui ben illustrato in tanti post.
      A cose fatte, nel nome della salvezza del Paese, sarebbe possibile fare ben poco ...come non è possibile restituire l'IMU pagata.
      Oltre l'aspetto tecnico, quello che volevo evidenziare, è che in un sistema così accettato non ha più nemmeno senso parlare di indipendenza dei poteri.
      Queste cose sono già ben state evidenziate, è vero, ma chissà che la percezione dell'estensione del pericolo alla tasca di ogni residente possa contribuire a smuovere le coscienze.
      Perché è molto probabile che la tacita accondiscendenza di tanti, anche relativamente benestanti (ex classe media), alla progressiva riduzione delle garanzie costituzionali sia dovuta proprio alla fiducia, falsamente ingenerata, di veder mantenuto "difeso" il proprio gruzzolo. Al principio fu l'inflazzzione...

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  6. Mannaggia!
    Ma fra il "il diritto di resistenza costituzionale" non inserito in Costituzione perché pregiuridico/metagiuridico, e una norma per l'accesso diretto dei cittadini alla Corte Costituzionale, non si poteva trovare una via di mezzo? Quello che Mortati prefigurava adesso è figurato! In Germania, dove questo è possibile, hanno avuto più di 30.000 istanze contro la ratifica del MES. Che non sia questa una delle riforme da fare alla Costituzione?!?

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    1. Sono abbastanza d'accordo. Non solo istituirei il ricorso diretto "residuale" (cioè qando si debba dedurre solo la illegittimità costituziona e enon si abbia altra censura da muovere avverso l'atto dei pubblici poteri), ma anche il sistema francese di accesso diretto su iniziativa di monoranza qualificata del Parlamento.
      Mortati era nel senso di consentire l'accesso diretto "residuale": http://www.unipd.it/scuolacostituzionale/documenti/RelazionePugiotto.pdf.
      Invece legittimare la minoranza parlamentare consente di far emergere le corresponsabilità e il consociativismo pro-euro che aggravano (con l'omissione) la falsa contrapposizione dentro al PUDE.
      Na col M5S come forza emergente la possibilità di fare queste vere correzioni costituzionali si allontana molto: più probabile che si abbia la disattivazione definitiva, mediante revisione, dei principi fondamentali che ci tutelano...

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    2. Grazie per la relazione, molto bella e interessante. Peccato che l'accesso residuale di una minoranza parlamentare qualificata non sia stato ammesso.

      La necessità di creare "ad arte" il caso "incidentale" da parte dei cittadini è oneroso (rischi di condanne penali, pecuniarie, ecc...) e senza garanzie nell'esito (il giudice potrebbe non interpellare la Corte).

      Ma quello che viene a mancare, secondo me, è un esercizio di vigilanza preventivo: occorre attendere (o provocare) un fatto conclamato, oppure che tutto degeneri fino ad invocare la "attivazione spontanea e diffusa del diritto di resistenza a difesa della Costituzione" (e come detto in altro post, ci siamo già).

      Mi fermo qua e ringrazio, anche se una parte dei miei neuroni continuerà a interrogarsi su quale sarebbe un "caso incidentale" adatto per questa vicenda.

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  7. Fico questo blog.
    Secondo me l'euro non è lo strumento di un progetto espansionista tedesco, nè uno strumento pensato per mettere nell'angolo le classi subordinate (secondo me la questione è più complessa), ma trovo ugualmente interessante questo blog e condivido parte dei rilievi che ho avuto piacere di leggere oggi.
    Complimenti e a presto.

    D.

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    1. Ma infatti, l'euro è lo strumento di una restaurazione, ma aveva una leadership bancaria transnazionale a trazione franco-tedesca. Poi la sua imperfezione ha consentito il prevalere del mercantilismo tedesco. Ma come conseguenza di un calcolo sbagliato di elites reazionarie che, nel coltivare la rivincita sulle democrazie redistributive, si aspettava una solidarietà di "classe" oligarchica che i tedeschi sono incapaci a dare. Nell'epilogo non nella genesi il fenomeno richiama la fine della II guerra mondiale.

      Questa è, nel complesso, l'interpretazione dell'euro sostenuta su questo blog. E non è neppure l'unica linea ermeneutica qui seguita.

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  8. MA TU CHE LO VENDI COSA TI COMPRI DI MIGLIORE ....

    Per un attimo avrei voluto commentare Flavio, Santo sempre, con un grafico tratto dai dati BIS (ndr, la banca centrale delle “banche”, www.bis.org) sulle serie storiche degli “international bank claims” poi m’è venuta in mente l’antologia di “Spoon river” e “ ‘n livella” di Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno di Bisanzio De Curtis Gagliardi, in arte Totò.

    Poi, m’è (s)caduto lo sguardo sulla Costituzione, ‘na Bibbia testamentaria, che cascando s’apre sul ’41 (ndr: 7 prima del ‘48 :-) .. ), e leggo “ L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

    Mé sà che n'amo 'a reformà ..

    That’s all, folks!

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    1. Sull'art.41 e sulla gerachia dei valori insita nella Costituzione abbiamo appunto parlato. Per quello che serve :-)
      http://orizzonte48.blogspot.it/2013/01/costituzioni-democratiche-e.html (che rinvia a un post di Sofia in argomento adiacente)

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    2. tu pensa che gli unici che facevano riferimento nel loro programma a questo articolo nell' ultima campagna elettorale erano quelli di Casa Pound.
      insomma i partiti tutti stanno a destra di Casa Pound....Fai un po tu....

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    3. Il che ci riporta dritti alla ultima risposta data a Lorenzo. E sempre rammentando che l'art.41 non starebbe bene nemmeno a degli stalinisti, sia pure in forma nuova, in cui la proprietà dei mezzi di produzione è abolita per alienazione totale degli stessi all'estero: un caso paradossale ma implicito nel decrescismo (sebbene occulto nel suo esito ultimo ai seguaci più accesi)

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  9. I miei complimenti a Flavio per il post.
    La disintegrazione del sistema universitario italiano, avvenuto a partire dalla riforma Berlinguer (un cognome sprecato), passando per Mussi, Moratti e Gelmini grida vendetta al pari della disintegrazione del tessuto industriale italiano.
    E anche qui dobbiamo ringraziare in parte "mamma" Europa (come se non fossimo abbastanza bravi a farci male da soli), che alla fine degli anni '90 proponeva la "costituzione di uno spazio europeo dell’istruzione" (il famigerato "Processo di Bologna").
    E da lì giù riforme tese a trasformare in nostri laureati, da persone estremamente colte e preparate su importanti e imprescindibili materie di base, in "tecnici" pronti per il lavoro (dagli a ridere..) e la produzzzzione.
    E a quanto pare, dall'anno prossimo, le nostre Università subiranno in via definitiva il decreto Gelmini, che le porterà ad avere vincoli di contabilità molto più ristretti. Attività istituzionali come ricerca e didattica, che in bilancio non potranno che essere caratterizzati da vistosi segni "meno", dovranno cedere il passo ad attività "conto terzi", progetti e convenzioni con finanziatori esterni in grado di portare denaro fresco in bilancio. Insomma si stanno creando le basi per una privatizzazione futura delle nostre Università.

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    1. @Carlo
      A tutti gli effetti lo sfascio dell'istruzione è bipartisan. Io ho vissuto "da dentro", come insegnante, gli effetti della riforma Berliguer, e la fallita riforma Moratti (sono poi arrivati i decreti attuativi?), che hanno avviato il declino degli Istituti Tecnici Superiori. Ho insegnato nella scuola dove mi ero diplomato 10 anni prima, e non la riconoscevo più.

      Ora lavoro nel privato, azienda di taglio PMI, e la mia esperienza è che il settore "Ricerca & Sviluppo" è quasi sempre e solo "Sviluppo". Applichiamo idee e tecnologie altrui. Il taglio alla ricerca universitaria lo pagheremo caro, così come la mancanza di bravi tecnici (vedi sopra).

      Secondo me c'è poi un'altro aspetto che spesso si ignora, della Pubblica Amministrazione tutta (non solo Istruzione), ed è l'accavallarsi delle continue riforme, spesso con direzioni alterne e contrastanti, ad un ritmo che le rende inattuabili. Ci sono delle inerzie organizzative nella PA (non lo dico in senso necessariamente negativo) che impongono un tempo tecnico minimo per vedere operativa una riforma, e quindi per vederne i frutti. A me sembra che, quando questo momento arriva, si è già a dove attuare la riforma successiva! Questa schizofrenia ha dei costi, anche solo per la gestione del pregresso in tutti i campi (istruzione, regimi fiscali, pensionisitici, ecc..) diventa un rebus.

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    2. Fai bene Federico a evidenziare come ricerca&sviluppo si riducano ormai a quello delle tecnologie altrui.
      Quanto alle riforme della p.a., qui abbiamo più volte evidenziato come si tratti di operazioni di "ammujna", rivolgimenti sostanzialmente senza senso se non cosmetico, basati sulla colpevolizzazione dell'esistenza delle funzioni pubbliche in quanto corrispondenti a spesa e quindi irrimediabilmente accusabili di improduttività e di "burocratizzazione". Senza mai affrontare il problema degli investimenti necessari ormai da venti anni.
      http://orizzonte48.blogspot.it/2012/12/la-produttivita-e-i-tagli-e-poi-ancora.html

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