giovedì 13 ottobre 2016

L'€URO-RIFORMA DELLA COSTITUZIONE: LA PISTOLA FUMANTE...



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1. Allora: l'8 aprile 2014, il presidente del consiglio si presenta al Senato della Repubblica italiana e legge la relazione di accompagnamento al testo del disegno di legge (di riforma) costituzionale (la cui intitolazione figura oggi nel quesito referendario). Dopo una breve premessa sulla insufficienza dei mutamenti costituzionali intrapresi negli ultimi anni per delineare in modo sistematico una riforma adeguata alle “potenti trasformazioni” già intervenute nel quadro istituzionale, espone le
"Le ragioni della riforma  (neretto aggiunto)
Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono di-scesi, tra l’altro, l’introduzione del Semestre europeo e la riforma del patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (quali le nuove regole del debito e della spesa); le sfide derivanti dall’internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale; le spinte verso una compiuta attuazione della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione tesa a valorizzare la dimensione delle Autonomie territoriali e, in particolare, la loro autonomia finanziaria (da cui è originato il cosiddetto federalismo fiscale), e l’esigenza di coniugare quest’ultima con le rinnovate esigenze di governo unitario della finanza pubblica connesse anche ad impegni internazionali: il complesso di questi fattori ha dato luogo ad interventi di revisione costituzionale rilevanti, ancorché circoscritti, che hanno da ultimo interessato gli articoli 81, 97, 117 e 119, della Carta, ma che non sono stati accompagnati da un processo organico di riforma in grado di razionalizzare in modo compiuto il complesso sistema di governo multilivello articolato tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali, entro il quale si dipanano oggi le politiche pubbliche".

 2. Il 3 aprile 2014, senza aver potuto conoscere questo testo, disvelato al Senato 5 giorni dopo, basandoci esclusivamente sulla imponente “comunicazione” mediatica che preannunziava la presentazione della riforma, avevamo così anticipato la “ratio” della riforma
"si individua uno pseudo-rimedio - cioè la possibilità "monocameralista" di fare leggi, tante leggi "veloci", e possibilmente di taglio alla spesa pubblica- come risposta alla crisiInsomma il sondaggismo arriva a sostituirsi al Potere Costituente primigenio, nato dalla Resistenza, rafforzando un "potere costituito" - cioè di revisione in via solo derivata della Costituzione, fortemente condizionato dall'attenersi necessariamente a interventi "puntuali"- il cui unico scopo è agevolare I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA
E, quindi, quello di ACCELERARE LO SMANTELLAMENTO DELLA CAPACITA' DI INTERVENTO DELLO STATO A PROTEZIONE DEI DIRITTI FONDAMENTALI SOCIALI, quelli non revisionabili e previsti nella prima parte della Costituzione".

3. La €uropean Connection, che caratterizza la “ratio” giustificatrice essenziale della riforma, è stata individuata nei suoi tratti fondamentali con un successivo post: costituzionalizzazione implicita ma inevitabile dell’obbligo di appartenere all’Unione europea, attraverso l'introduzione nella mission fondamentale delle Camere dell'inscindibile oblbigo conseguente di “attuare le politiche europee”, nonché attraverso la tipizzazione del contenuto obbligatorio della stessa funzione legislativa, nel senso di attuare tali politiche.
Al post appena citato è seguito quello che individua nel "Report on constitutional amendment" del 2009 della Venice Commission il presupposto ideologico della stessa riforma, cioè il costituzionalismo politico neo-liberista. 
Dal Report, con formulazioni che ricalcano quasi alla lettera la relazione governativa presentata al Senato, “si è edotti, infatti, del fatto che per la stessa “legittimità del sistema costituzionale” la revisione talvolta risulta necessaria “… al fine di migliorare la governance democratica o di adattarsi alle trasformazioni politiche, economiche e sociali (punto 5) e che “… le Costituzioni liberali sono progettate per aiutare a risolvere tutta una serie di problemi politici: tirannia, corruzione, anarchia, immobilismo, problemi di azione collettiva, l’assenza di deliberazione, la miopia, la mancanza di responsabilità, l'instabilità e la stupidità dei politici. Le Costituzioni sono multifunzionali. […] Il compito è di creare un governo che è pienamente in grado di governare” (punto 84).

Lo stesso Report, dopo aver teorizzato che:
“… Una democrazia costituzionale dovrebbe in linea di principio acconsentire ad una discussione aperta sulla riforma dei suoi più elementari principi e strutture di governo. Inoltre, fintanto che la Costituzione contiene regole severe in materia di revisione, allora questa fornirà normalmente una garanzia adeguata contro l’abuso e se la maggioranza, seguendo le procedure prescritte, vuole adottare la riforma, si tratta quindi di una decisione democratica che in generale non dovrebbe limitarsi ...”, 
preannuncia che:
… La modifica costituzionale dovrebbe preferibilmente essere emanata con revisione formale … Quando sostanziali modifiche informali (non scritte) si siano sviluppate, queste preferibilmente dovrebbero essere confermate da successive modifiche formali” (punto 246)
Dovrebbe essere possibile discutere e modificare non soltanto le disposizioni costituzionali sul governo (cioè gli assetti istituzionali), ma anche disposizioni in materia di diritti fondamentali e tutte le altre parti della Costituzione (punto 248). Principi e disposizioni di inemendabilità dovrebbero essere interpretati e applicati in modo restrittivo (punto 250)”

4. Il quesito da sottoporre al popolo italiano, in funzione di integrazione “Costituente” delle decisioni in tema costituzionale assunte dalla maggioranza parlamentare, dunque, in coerenza con tali presupposti ideologici di derivazione €uropea e con le conseguenti “ragioni della riforma”, indicate dal governo, avrebbe dunque dovuto essere, (dunque, in modo più aderente all’oggetto ed alla finalità della revisione ad adottare): 

"Approvate il testo della legge costituzionale concernente l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono discesi, tra l’altro, l’introduzione del Semestre europeo e la riforma del patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (quali le nuove regole del debito e della spesa) e alle sfide derivanti dall’internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale, anche, per quanto riguarda le Autonomie territoriali, in relazione alle rinnovate esigenze di governo unitario della finanza pubblica connesse anche ad impegni internazionali?

Il quesito così riformulato è piuttosto lungo, ma ciò sarebbe giustificato dalla stessa “lunghezza” del testo di riforma e dal suo oggetto che abbraccia diversi titoli e diposizioni della Costituzione.
5. La “eterogeneità” di oggetti e la difficoltà di esprimersi con un unico “sì” o “no” su tutto questo, sarebbero oltretutto superate alla luce della coerenza “organica”, e quindi unificante, del disegno di revisione quale enunciata dallo stesso governo.
Questo aspetto di difficoltà di esprimersi su oggetti multipli e non sempre coerenti tra loro, - ma prescindendo dalla legittimità di una tale ampiezza di intervento alla luce dell’art.138 così come effettivamente elaborato dai lavori della Costituente- è stato denunciato in vari ricorsi proposti da Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale. 
Chiarita la “ratio” riformatrice qui evidenziata, tale aspetto (dell'ampiezza praticamente illimitata di oggetti della revisione) dovrebbe, invece, essere considerato proprio sotto il pregiudiziale profilo della sua compatibilità con la chiara volontà dei Costituenti e con il parametro del “procedimento in frode alla legge”, ipotizzato a suo tempo da Vincenzo Caianiello (altro presidente emerito della Corte).
Rimangono problematici i profili, sempre denunciati da Onida, relativi alla conformità alla legge che disciplina i referendum, anche quelli sulle revisioni costituzionali, di un quesito ancorato all’attuale “intitolazione della legge” (che abbiamo visto comunque non riflettere le effettive “ragioni della riforma”), e circa la proposizione del referendum come “confermativo” laddove il sistema costituzionale lo prevede, piuttosto, come “oppositivo”.

19 commenti:

  1. Alcuni mi dicono che "esagero". Io, personalmente, continuo a rietenere la democrazia in pericolo allo stesso modo in cui lo era alla vigilia delle elezioni del 1924. Anche allora l'involuzione definitiva era stata preceduta da una fase "pseudo-parlamentare" (1922-1924 allora, 2011-2016 oggi) che aveva sostanzialmente preparato il terreno. Anche allora gli intellettuali liberali cedevano all'illusione che la democrazia era "superata": a Salandra ed al suo celebre discorso alla Scala fanno eco, oggi, i deliri "oligarchici" di Scalfari (il suo vedere -nella sostanza- il fascismo bianco dei mercati come un nuovo "governo degli ottimati" che ci porterà verso un radioso futuro sfugge alla mia comprensione.....).
    Anche allora, la stampa era asservita. La differenza è che al tempo ci volle un decreto-legge apposito mentre oggi la "libera informazione" si è liberamente asservita da sè.

    Sullo sfondo, una misura involutiva della forma di governo che, nella sostanza, è un fenomeno "a valle", la concretizzazione di una nuova costituzione materiale che era già imperante da tempo senza che intellettuali, politici e.... giuristi (questi ultimi forse troppo prigionieri del normativismo?) riuscissero a cogliere il disvalore di fondo rispetto ai parametri costituzionalmente fissati.

    Mi si dice che, a differenza di quasi un secolo fa, non c'è lo squadrismo. Il mio sospetto è che ci sia ancora, solo che ha cambiato nome e metodi: oggi si chiama "politicamente corretto", ed usa la neutralizzazione linguistica e morale al posto di quella fisica (la quale, comunque, non rimane perciò solo esclusa dal novero delle possibilità......).

    Che dire? Io continuo a sperare fino al prossimo 4 dicembre.

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    1. Sul piano de "la storia si ripete", non c'è dubbio che, in Italia, siamo tristemente vicini alla fase del discorso di Salandra.

      Ma a livello di "rigetto" da parte dell'opinione pubblica rispetto alla sudditanza nei confronti della Germania, saremmo molto più avanti cronologicamente.
      Elementi intrecciati sussistono e non consentono un pieno parallelismo: se il (neo-)liberismo è comunque la radice dei totalitarismi, la crisi di rigetto sempre più diffusa in tutto l'Occidente ci farebbe situare "anche" in una fase avanzata degli anni '30.

      Certo per arrivare alla Costituente - e al vero "respingimento" del marginalismo autoritario- si dovette scontare una guerra mondiale.

      Il nodo, inutile dirlo, rimangono gli USA e "come" usciranno dall'impasse della debt deflation-secular stagnation questa volta...

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    2. "si dovette scontare una guerra mondiale". Si, appunto, non è solo che, porelli, sono ragliatori razzisti e islamofobici e intrinsecamente anticostituzionali...io faccio la mia proposta, che è solo una proposta, ma ESSI possono avere diverse alternative: che si faccia una guerra globale per difendere "La Democrazia Occidentale", come la chiamano ESSI, contro i popoli barbari, i tagliagola e gli incivili fondamentalisti, o gli scopatori folli che ci invadono e vogliono rubarci le mogli. E nel frattempo pigliamo due piccioni con una fava, sfoltendo un po questo pianeta in preda al Global Warming e sovrappopolato di questo virus chiamato Uomo; ed alla fine ce la spasseremo con i nostri jet privati da un capo all'altro del mondo....ops..volevo dire...alla fine avremo esteso "democrazia, libertà e sicurezza in tutte le regioni del mondo".
      https://it.wikipedia.org/wiki/Dottrina_Bush

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  2. « il complesso sistema di governo multilivello articolato tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali »

    Il tipico sistema democratico: proprio come quello delle grandi corporation.

    Se hai un problema ti risponde il call center, al cui capo ci starà, a gestire i turni e la gestione operative delle lamentele, un manager che sarà chiamato "Presidente della Repubblica".

    O, meglio, con la lingua del padrone: premier.

    Chiaramente una corporation ha la necessità di avere un regolamento interno (la Costituzione) in cui è necessario modificare anche disposizioni in materia di diritti fondamentali.

    Poiché la grandi dinastie finanziare sono notoriamente "responsabili", oltre che "integerrime", è giusto che si occupino di affrontare il problema del sovrappopolamento.

    Se si vuol portare la popolazione terrestre a tre miliardi di abitanti (ma anche meno) con una tecnocrazia di qualche decina di milioni di persone (ma anche meno) i diritti fondamentali delle Costituzioni sono un impiccio: cosa facciamo? ancora una discriminazione tra primo e terzo mondo?

    Una bella "equalizzazione" al ribasso e accontentiamo gli egualitaristi.

    Come scriveva Pareto nel suo manuale di economia politica, nessuno ha mai saputo definire precisamente cosa fosse la morale, né definire cosa è bene o male.

    La vita non è un diritto.

    La gente è sempre morta ammazzata: è l'evoluzione della specie, bellezza.

    (Quale "specie" gli etologi dello spencerismo sociale devono - questo sì - ancora chiarirlo: ci accontentiamo di vaghe concezioni di superuomini e oltreuomini. Che, per i diversamente filologi dei nicciani "de sinistra", ricordo che significano la medesima cosa)

    Non c'è alternativa: se quattro bamboccioni vogliono vivere cent'anni passando il tempo a cospirare con altri bamboccioni e far delle gran orge sui jet privati da una città globale all'altra, è necessario che responsabilmente il resto dell'umanità decresca.

    Dovete moriiireeeeee.

    Per le sfide del futuro. (Che non vedrete).

    « La concezione inglese [della finanza dominante, ndr] vede in questo [lo strangolamento finanziario unionista/neocolonialista, ndr] - giacché la morte per fame non è una morte violenta - addirittura una dimostrazione di maggiore e più sensibile umanità, mentre la "guerra mattatoio" della strategia bellica continentale le appare una crudele carneficina [per questo è meglio che siano i cruccomanni a far la parte dei nazisti, ndr,...]
    Ciò sembra loro buono è ovvio; equivale per loro alla civiltà e all'umanità;è la pace e il diritto internazionale stesso. La cosa più sorprendente è che altri popoli accolsero simili concetti inglesi come verità classiche
    » Carl Schmitt


    E i pirla tutti a far "i compiti a casa".

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    1. Oggi, poi, quanto a "compiti a casa" abbiamo rischiato il culmine
      http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/aiuto-mattarella-minaccia-non-firmare-manovra-incostituzionale-133828.htm
      http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/smentita-flash-ipotesi-prive-fondamento-cos-quirinale-vengono-133848.htm

      Attendiamo sviluppi, perché non pare che in Italia ci si renda conto (credendosi ancora, ai vari livelli istituzionali, alla storiella dell'austerità espansiva perché taglia il debito pubblico...) della natura finale della crisi in corso...

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    2. Al TG Lombardia Edizione delle 14.00, al minuto 16:33, un mazzo di leghisti si esprime così sulla riforma costituzionale: «è un ritorno al centralismo del passato che volevamo dimenticare», «non è un salto nel futuro come dice Renzi ma una frana verso un passato molto cupo»; bisogna invece “dare più potere agli enti locali per riformare la Costituzione in senso federalista, con un secco no all'iniziativa referendaria governativa„.

      Questo è il livello di "consapevolezza apparente" di quella parte dell'opposizione che si propone come più anti-€Uropeista. Non riesco ancora a decidermi fra queste due ipotesi: è guerra all'interno del partito fra pro- e contro-€U o semplice sceneggiata, un colpo al cerchio e uno alla botte, così si intercetta anche l'avversione per l'€U, che comincia a portare bei voti.

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    3. @Quarantotto

      Metodo Junker? Avviso mafioso?

      @CorrettoreDiBozzi

      Un problema di "consapevolezza apparente" c'è anche tra "i nostri".

      Il brand "noeuro" ha dato visibilità sia antiteticamente ai Sonderkommando del « attenzione ad uscire dall'euro, chissà quali catastrofi possono accadere fuori dal lager finanziario europeista, tranquilizzatevi e "andate a farvi una doccia"» - tutti nel web con nome e cognome che ora vengono ripresi da Sylos Labin, oppure scrivono sul Sòle24ore, o chi - per la propria irrazionalità - prende visibilità o voti, contribuendo a narcotizzare o confondere livorosamente la coscienza sociale.

      E qui sta il punto: sono di fatto "pro e contro" l'euro, ma al terrorismo fomentato dagli sgherri mediatici delle corporation viene in risposta un livore irrazionale e logicamente sgangherato.

      Consolidando la non sintesi dialettica del monoteismo liberista (quella che in ambito del cattolicesimo romano Schmitt chiama "complexio oppositorum").

      Al terrorismo non si risponde col panico o col livore reazionario.

      Alla reazione neoliberista e terrorista, si deve rispondere con della *sana* paura.

      La paura di chi è cosciente del pericolo e di cui comprende la sua fenomenologia.

      Le persone devono spaventarsi come nelle situazioni di estremo pericolo che qualcuno ha avuto la terribile - ma formativa - esperienza di affrontare.

      Le persone vanno allertate: al panico non si risponde con la calma incosciente o con il rabbioso livore.

      Le persone si devono spaventare in quanto coscienti del terribile pericolo che i Sonderkommando dissimulano e che gli utili idioti del "altro liberismo", o "altro fascismo", o del "altro federalismo", o "altro conservatorismo" e via con il benaltrismo illogico e inquinante, contribuiscono a puntellare.

      Le persone devono spaventarsi ed uscire dal coma farmacologico indotto dai media con quella sana adrenalina che deve essere rivolta verso gli obiettivi strutturali che - se non compresi - porteranno ad un vero e proprio olocausto.

      La malvagità pura esiste e, anche se la sua manifestazione ontica non appare con la faccia di Freddy Krueger, tende a concentrasi e a materializzarsi col nome di élite, e nella banalità del male dei piccoli perfidi Io degli Eichmann delle classi subalterne.

      Questi non si fermeranno come non si son mai fermati in Africa, in Asia o in Sudamerica.

      È una malattia sociale. È una malattia strutturale.

      Senza coscienza della struttura, non si capisce come si possa far in modo che i presagi di Basso citati da Francesco non portino alle loro nichilistiche ed orwelliane estreme conseguenze.

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    4. @CorrettoreDiBozzi
      Tale e tanta è invece l'attitudine a cogliere le debolezze dell'altra parte che, ex parte super-eurista, si gioca abilmente sulla contraddittorietà irrisolta della LN: alle prese con l'impossibile compito di conciliare l'originario localismo-federalismo, (destrutturatore della sovranità nazionale in funzione pro-vincolo esterno), con una (dichiarata) lotta all'eurofollia che può passare solo e soltanto per il ripristino della sovranità dello Stato nazionale.

      Infatti, a scompaginare le fila in cui albergano tanti "migliani", incapaci di cogliere il senso attuale pro-€uropa del pensiero del de cuius, Gozi ha buon gioco a comunicare sulla riforma in questo senso:
      "La politica europea non è politica estera.
      È politica interna, e ne è sempre di più la parte più importante.
      Quindi non solo è legittimo legare le comunità regionali e locali alle politiche sovranazionali europee. È assolutamente necessario, e questa riforma ci darà nuovi strumenti per farlo in modo più efficiente e diretto.
      La riforma costituzionale, infatti, renderà la democrazia migliore, più efficiente, più giusta e sopratutto più europea".
      http://www.huffingtonpost.it/sandro-gozi/un-si-europa-_b_12428820.html?ncid=engmodushpmg00000004

      Che dire? A volte, rendersi conto in retrospettiva di come si sia stati condizionati (a partire dalle ragioni dell'accumulo del debito pubblico e dell'innalzamento della pressione fiscale), è l'unico modo per rendersi liberi.

      Ma è lo stesso "cul de sac" che, sull'opposto versante, incontrano quelli che dicono "Siamo quelli dell'euro". Non puoi rivedere ciò che hai fatto e sostenuto fino al punto da privarsi della gratificazione illusoria, livorosa e sezionalista, di cui ti sei alimentato psicologicamente (come unico rifugio contro l'aggressività del neo-liberismo sovranazionale).

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    5. Su questi punti aprireri un'altra questione che non mi pare sia stata discussa "inter nos".

      Borghi sta facendo una gran pubblicità alla Lega: ma non sta a Salvini come Sapir sta alla Le Pen. A partire dal fatto che, come riferiscono coloro che sono addentro nei giri della destra liberale, i principali consiglieri economici di riferimento di Salvini sono altri.

      Possiamo dirlo che non è un caso che Salvini (e il suo giro) ripeta a pappagallo prima una voce e poi l'altra?

      E poi una critica anche anche ad Alberto: insiste - giustamente - sul fatto che esiste un'ampia letteratura economica per cui si sta andando verso ad una frammentazione degli stati nazionali in unità territoriali più piccole e verso una maggior centralizzazione.

      Chiaramente lo fa quando ha nell'auditorio a che fare con chi crede nel superstato, ecc., ecc.

      Ma anche qua: questo l'ho sempre saputo, e infatti, però, pensavo che la soluzione federale facesse a caso anche dell'Italia.

      I problemi dei cambi fissi e della disomogeneità economica non facevano che confermare - effettivamente - che l'intuizione fosse corretta. (Bada bene, "intuizione", non "studio")

      A ribaltare questa credenza sono stati il confrontarsi con il materialismo storico di Chang - che ha spostato l'attenzione dall'eterogeità geografico-culturale a quella più prettamente conflittualista e colonialista - e - soprattutto - l'analisi economica istituzionalista che emergeva dagli scritti di Quarantotto.

      Ho capito la differenza tra uno "statista" ed un "economista puro" (che chiaramente non è Alberto, insegnando politica economica e proponendo un sacco di intuizioni illuminanti in tal senso).

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    6. Se si comprende che si sta andando verso ad una privatizzazione del diritto internazionale, va sottolineato che la distruzione dello Stato non implica l'annullamento del "archè".

      Significa semplicemente che le organizzazioni private - ossia i "marchi globali" - faranno le veci dello Stato e produrranno diritto internazionale ex-nihilo come nell'esperienza del cattolicesimo romano.

      È quindi evidente che il controllo territoriale sarà macroregionale - ossia non sarà fatto a misura d'uomo con quell'omogeneità culturale e linguistica che qualsiasi "leghista" potrebbe desiderare sperando di conservare le proprie radici culturali (ctonie) - ma sarà fatta ad uso e consumo dei "marinai" del capitale, ovvero aumentando i sezionalismi il più possibile.

      Come diceva Hitler: "ogni campanile una religione".

      Il trust, il cartello, gli oligopoli devono poi avere delle superstrutture che ad un livello più alto, geograficamente continentale, producano diritto privato e si occupino di risolvere i conflitti (fin che ce ne saranno: quando ci sarà un unico monopolio avremo che la legge sarà l'arbitrio dell'imperatore).

      (Il monopolio porterebbe alla pianificazione e razionamento dei prodotti, strozzandoli costantemente dal lato dell'offerta proprio come nel centralismo sovietico, soltanto che sarebbe fatto non per difendersi "dal nemico esterno", industria pesante a scapito dei piccoli "beni di consumo", ma da quello "interno"; quindi poiché il monopolio invece di essere pubblico sarà privato, è scientifico che il liberismo è strutturalmente il comunismo dei ricchi. Tutto ciò che è comune è privato.)

      È evidente che questa super-struttura - questo "terzo livello" (di "menti raffinatissime", e dai a rotolarsi di isteriche risate...) - cercherà di coordinarsi per arrivare ad un unico centro politico mondiale - con necessariamente numerario sovrano - e con una amministrazione decentralizzata.

      Si è mai vista una multinazionale strutturata diversamente?

      Gerarchia, burocrazia, e amministrazione decentralizzata in base a grandi aree geografiche e, in parte, nazionali.

      (Snake Plissken vive nel mondo auspicato dagli anarco-capitalisti)

      Questo è diritto internazionale privatizzato: non è diritto, non è né nazionale né internazionale, e, volendo, non è neanche privato, non esistendo più il pubblico come termine di paragone.

      Considerando l'etimologia di "privato", possiamo comprendere che si privano le comunità sociali di Diritto e - quindi - di diritti.

      Solo flessibilità in entrata e in uscita dal mondo del lavoro che è il mondo e la vita stessi.

      Il licenziamento si chiamerà eutanasia.

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    7. Ti dirò: sono problematiche su cui non saprei esprimere una posizione "cognita causa". Non dispongo di abbastanza elementi di diretta e certa conoscenza per farlo.
      D'altra parte qui non siamo neppure inter nos: qualche migliaio di persone ci legge e, anche, ripercuote, al di fuori er dibattito.

      A maggior ragione, dunque, in questa sede di analisi economica del diritto pubblico, non riuscirei a dare una valutazione della "traiettoria" prescelta (o obbligata) relativa ad altre voci critiche del sistema €uroliberista.

      Ammesso che ancora questo sia definibile in una qualche formula omnicomprensiva...

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    8. Sulla seconda parte dell'analisi, (di cui nei commenti non mi ero accorto), siamo d'accordo: questa è la linea programmatica da lungo tempo concertata a livello di superstruttura.

      I ranghi intermedi, mandatari locali dell'elite, sanno bene che è questo il disegno e, infatti, scalpitano e non vedono l'ora di poter abbandonare il "dietro le quinte" e di entrare da dominatori in ogni aula di ex-publbico potere: oggi, considerano i giochini elettorali di periferie come l'Italia come sussulti finali o tutt'al più esperimenti di "terminazione" del vecchio ordine statale.

      Tutto sommato, persino l'idea della democrazia idraulico-sanitaria a base sondaggistico-elettorale viene considerata una concessione transitoria, gestibile come fase di passaggio.

      Stiamo andando oltre le speranze più rosee di Hayek.

      I "diritti" (generali, cioè estensibili a ogni essere umano secondo l'eguaglianza formale), lo abbiamo visto, sono esplicitamente visti, in prospettiva, come "costi" che non possono "mettere in scacco il bene comune".

      Questo ci colpisce, oggi, perché pare attaccare i diritti "attivi", quelli sociali: ma nella mentalità di ESSI, intendono in effetti anche i diritti politici (intesi come "universali").

      Prima ancora, nelle progressione che è inevitabile nell'affermazione del nuovo ordine del diritto internazionale privatizzato, sottintendono proprio gli stessi diritti di prima generazione: cioè le libertà negative.

      E' lo Stato nazionale (di diritto) che, ai loro occhi, ha perso la legittimazione a concederli e a farli rispettare: una volta privatizzate polizia e forze militari, se non altro nella governance e negli interessi considerati "bene comune" (lo sviluppo delle istituzioni sarà graduale ma sta già tendendo alla eliminazione del concetto di "interesse pubblico"), nessun limite sarà più considerato opponibile (dagli individui non cooptati nella struttura gerarchico-territoriale delle elites).

      Sì, una volta iniziato il processo di formalizzazione a tappe forzate dello smantellamento delle Costituzioni nazionali, il punto di arrivo è il feudalesimo tecnologico.

      Ma forse ESSI non hanno fatto i calcoli con la propria mediocrità...come giustamente evidenzi. Forse...
      Grazie per le riflessioni che hai consentito col tuo intervento: in effetti, questo è un "luogo" unico :-)

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    9. Alla fine aveva ragione Silvio Berlusconi: il problema sono i comunisti.

      I benecomunisti.

      Quando si ammazzano gli interessi generali per il "bene comune", e il bene è privato, il benecomunismo si manifesta sociologicamente come privazione di qualsiasi bene di chi rimane escluso dal processo politico che si ostenta come amministrativo: non c'è confronto politico con beni di consumo: il lavoro-merce va tecnocraticamente amministrato e gestito.

      C'è chi ordina e chi non pensa ed esegue.

      Il dott.Falcone si riferiva ovviamente all'intelligenza operativa della mano che muoveva gli esecutori: questa è, come abbiamo visto, una creazione effettivamente raffinatissima.

      La patente mediocrità è di chi questa macchina l'ha programmata e finanziata e materialmente ne beneficia: da un punto di vista metapolitico si realizza il massimo di economicità ed efficienza nel realizzare gli interessi apparenti della classe dominante, con il minimo di efficacia in tutto ciò che oggettivamente fa della vita un appassionato mistero degno di essere vissuto.

      E in questo c'entra ovviamente quella sovrastruttura massimizzante di profitti che è il positivismo e lo scientismo tecnocratico.

      Non a caso Husserl riteneva che Galileo fosse stato contemporaneamento un scopritore e un ricopritore.

      L'imbecillità sta nell'usare immensi poteri per costruire una raffinatissima macchina per farsi parassitare l'energia vitale.

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  3. Mi permetto di aggiungere un altro “puntino”, nella speranza che la ggente si decida prima o poi ad unirli tutti:

    “LE ESIGENZE DELL’ECONOMIA E DEL MERCATO NECESSITANO DI TEMPI RAPIDISSIMI DI DECISIONE, tempi non più compatibili con il parlamentarismo puro. Si è ovviato per anni a questo problema con i provvedimenti economici a iter obbligato, con la decretazione d’urgenza e con le leggi delega, tra le proteste di coloro che, giustamente, in termini di diritto costituzionale, considerano tutto ciò come una compressione dei diritti dei parlamentari. Tuttavia questi escamotage da “Costituzione materiale” non possono essere utilizzati indefinitamente. Occorre, viceversa, VELOCIZZARE IL PROCEDIMENTO DECISIONALE, sia pure con tutte le garanzie costituzionali, politiche e legali necessarie. Il progetto di legge costituzionale qui presentato tenta di dare risposta ai problemi evidenziati, proponendo l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri (Premier), l’ampliamento dei suoi poteri e il suo legame indissolubile con la maggioranza parlamentare. Contestualmente si provvede alla riduzione del numero dei parlamentari” [http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0042570]

    (Proposta di legge costituzionale d’iniziativa del deputato Mario Pepe - allora nel PDL, dal 5 luglio 2011 al 14 marzo 2013 nel gruppo Misto-Repubblicani-Azionisti - presentata il 30 settembre 2010).
    Tutti stramaledetti rinoceronti appartenenti al partito del Pud€. (segue)

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  4. Lettera dal passato - Lelio Basso sulla deforma costituzionale (e non solo):

    “… Oggi … dopo la fine della seconda guerra mondiale, siamo già probabilmente nel pieno sviluppo di un terzo periodo di crisi storica di immense proporzioni. Il progresso tecnico si accelera, e con esso si accelerano anche i mutamenti nelle strutture sociali e nei rapporti di potere e gli equilibri si fan più precari. Elemento caratteristico della presente situazione mi sembra essere il passaggio dai capitalismi nazionali all’internazionalizzazione del capitale: ovunque le grandi società multinazionali tengono il campo, ognuna di esse più potente e più ricca della maggior parte degli Stati indipendenti, ognuna decisa a ricorrere a qualunque mezzo pur di conquistare o di mantenere sul mercato mondiale il dominio di determinati settori…la penetrazione della propria rete di interessi.

    Ciò comporta che i CENTRI DI DECISIONE da cui dipende la nostra vita quotidiana si spostano sempre più lontano, FUORI ADDIRITTURA DAI CONFINI DEL PAESE IN CUI VIVIAMO, senza alcuna possibilità di interferire in queste decisioni che ci riguardano da vicino, e in tal guisa CIASCUNO DI NOI È SEMPRE PIÙ RIDOTTO A SEMPLICE ROTELLINA DI UN MECCANISMO DI PORTATA MONDIALE CHE APPLICA INESORABILMENTE LE SUE LEGGI E CI SPOGLIA DI QUALSIASI POSSIBILITÀ DI ESSERE E SENTIRCI PADRONI DEL NOSTRO DESTINO, del nostro futuro o, più semplicemente, del processo stesso di lavoro in cui siamo inseriti, privati di qualsiasi responsabilità e di qualunque autonomia, che non sia quella delle microscelte.

    A questo potere oscuro, lontano, misterioso, kafkiano nel senso più pieno della parola, l’uomo contemporaneo reagisce o con la contestazione dell’autorità fino alla rabbiosa rivolta, o con la fuga e il rifiuto di questa società, o infine con l’accettazione conformistica della legge, con la rinuncia a ogni responsabilità, con il rifugio nell’egoismo più piatto, nel consumismo e nella ricerca a qualunque costo del successo e del benessere individuale. Ma ognuna di queste reazioni distrugge non solo il tessuto connettivo della società, il senso dei valori comunitari e della partecipazione cosciente e responsabile alla vita sociale, ma distrugge anche le ragioni più profonde della vita di ognuno, le radici stesse della personalità.

    IL GRANDE CAPITALISMO DI OGGI, GIUNTO ALLE DIMENSIONI PLANETARIE e spinto dalla logica dell’accumulazione, HA BISOGNO SOLO DI POCHI GRANDI TECNOCRATI, E, PER IL RESTO, DI ESECUTORI UBBIDIENTI: non solo gli operai, ma gli scienziati stessi, devono essere al servizio dei suoi interessi. Esso maneggia capitali immensi e ha bisogno che la macchina del profitto funzioni alla perfezione, che OGNI FRIZIONE SIA EVITATA, OGNI PROGRAMMA REALIZZATO, OGNI OSTACOLO ABBATTUTO. Chi non accetta di essere schiavo di questo meccanismo sarà eliminato o emarginato, si tratti di individui o di popoli intieri. E chi accetta, o comunque chi è impotente a reagire adeguatamente, porterà con sé il senso permanente della frustrazione a cui è condannato.

    La sola strada da battere per uscire dalla crisi contemporanea è IL RIFIUTO DI PIEGARE OGNI UOMO ALLE ESIGENZE DEL PROFITTO, che è il motore di questa società, e lo sforzo di adeguare tutte le strutture sociali alle esigenze dell’uomo, di CREARE UNA SOCIETÀ A MISURA UMANA, UNA SOCIETÀ IN CUI GLI UOMINI POSSANO RITROVARE IL SENSO DELLA VITA, la coscienza della propria responsabilità, il gusto dei rapporti comunitari…” [L. BASSO, Le radici del malessere, Il Giorno, 13 giugno 1974].

    Sarebbe il caso che tutto il Popolo prendesse nota.

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  5. Ciao Quarantotto, la fine della seconda guerra mondiale vedeva l'affermazione di due Imperi, quello Statunitense, e quello Sovietico. Quest'ultimo non c'è più e con esso se ne è andata una grande narrazione, un grande sogno che ha coinvolto centinaia di milioni di persone; il primo rimasto assoluto è in via di disgregazione e di disfacimento, si sta corrompendo dal suo interno. Mi sembra una situazione tanto fluida e poco prevedibile, da una parte abbiamo un capitalismo che è come un cancro nel suo stadio terminale, dall'altra l'assenza assoluta di nuovi modelli sociali. Sembra manchino i grandi pensatori autonomi, forse sono tutti al servizio del Signor Capitale. Secondo me gli Usa sono il vero problema e non potranno di certo essere la soluzione.

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  6. Ho partecipato ultimamente ad un incontro organizzato da Comitato per il NO con l'intervento, divertente e divertito, del prof GFranco Paquino, ordnario di Scienza Politica al Alma Mater di Bologna, riscontrando, anche dopo ripetute e circostanziate documentazioni, quanto marginali e ininfluenti siano le "ragioni positive del NO" sulle riflessioni di deriva democratica imposta " .. (dal)l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea ..".

    Un tema focale - direi IL tema- che sfugge e rifugge da ogni analisi critica forse per ignoranza storica, per valutazioni politiche, per opportunismo strategico fino ad elaborare gli effetti politici maggiormente destabilizzanti in caso di vittoria del fronte del SI, quello del "pasticciaccio" istituzionale.

    Non so se sei maggiore effetto del Sassello o del Sassicaia, ma sicuramente c'è qualche psicotropo particolarmente "efficiente % efficace" disciolto negli acquedotti.

    That's all, folks !

    (c'è da ripristinare velocemente il "tasso" di serotonina nel circolo endocrino)

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    1. Le ragioni del NO sono e rimangono un epifenomeno assolutamente equivoco del mainstream di pensiero del costituzionalismo politico. basta vedere che molti dei suoi sostenitori si abbandonano:
      a) alla promessa di fare una riforma ben più "liberale" e rivoluzionaria, a cui l'attuale sarebbe di ostacolo;
      b) all'idea che le oligarchie siano collocate all'interno delle nomenklature dei partiti (!), dimenticando la struttura dei rapporti di forza economica che fa di tali nomenklature solo dei più o meno efficienti esecutori dell'indirizzo politico promanante dall'ordine dei mercati €uropeo (v.dibattito con Bazaar, sopra)

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    2. Beh, che dire, non è che fossi particolarmente fiducioso nelle raffinate pratiche di "parrucconi" dediti al voyEURISMO (:-) politico.

      Vabbè, ritorno al cafonal della piccante cronoca "nera" che in quest'ultimi tempi offre spunti piccanti: l'imponente emissione (4,5 mld di €) dell'obbligazionario DB con "misteriori" sottoscrittori, il "macabro gusto dei pirati dei caraibi (JPM) per i NPL (crediti deteriorati) di MPS, l'ovvietà del dumping USA sul laminato a freddo cinese ..

      Ce ne per tutti i gusti, oltre ogni "fantasia" di patologia psichiatrica.

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