lunedì 3 luglio 2017

A CHE PUNTO E' LA NOTT€? (DA SHOCK ESTERNO)

https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51xrNIGHJNL._AA300_.jpg
Gomblotto! Va tutto benone: proseguiamo con le "riformeperlacrescita"!

1. Facciamo "un salto" dalle parti degli scenari di grande respiro.
Oggi, nel luglio 2017, pare sia importante parlare di crisi immigrati (quelli che fino a ieri erano le risorse che avrebbero dovuto pagare le pensioni) e di non-crisi bancaria sistemica in Italia. 
La verità è che il sistema va avanti indisturbato verso i suoi obiettivi. 
In una prospettiva congiunturale dell'intero mondo occidentale, quello alacremente dedito alla riforme "per la crescita" e (quindi) a crescere solo per via di domanda estera, prendo spunto da questo passaggio dell'ultimo post di Goofynomics:
"La crisi della finanza privata italiana è strutturale, non episodica. Il problema è una economia stagnante nella palude eurista, che perde competitività vis à vis il fratello-coltello teutonico ogni giorno che Odino manda in terra.
E che sarà troppo fragile per reggere il prossimo shock esterno.
...apro e chiudo una parentesi per segnalarvi che fra un po' di IFRS9 ne parleranno tutti. Noi abbiamo cominciato a parlarne qui... Ai nuovi del blog segnalo anche che Charlie Brown ci sta dicendo che nelle condizioni attuali potremo rispondere al prossimo shock esterno - per indicazioni su quale potrebbe essere suggerisco di farsi un giro sul blog di Andrea Mazzalai - noi potremo reagire solo innalzando il tasso di disoccupazione per far flettere i salari, far diventare i nostri prodotti più competitivi - che significa convenienti - per gli acquirenti esteri, e rianimare così la domanda estera - ma solo dopo aver depresso tagliando i salari quella interna!.

2. Il sunto si riallaccia a molti discorsi qui già svolti (e infatti i soprastanti links sono messi apposta per richiamarli).
Uno in particolare mi pare opportunamente riallacciabile al passo appena citato. 
Il punto è questo: vero, il sistema istituzionale a ordinamento sovranazionale, in particolare quello L€uropeo a moneta unica irrinunciabile e basato sulle condizionalità perpetue agganciate al ricatto del debito pubblico, -peraltro due facce della stessa medaglia, pp.12-15-, è a rigidità non solo attualmente incontestabile ma in via di accrescimento (abbiamo più volte parlato di quale sia la grande riforma dei trattati che la Merkel vorrebbe imporre, e magari Schauble "insinuare" più pragmaticamente col metodo intergovernativo; per un quadro riassuntivo, v. qui, pp.13-15).

3. Ciò che possiamo chiederci è se in questa corsa accelerata verso la rigidità ci sia un punto di rottura. Tre anni e mezzo fa avevamo più o meno ipotizzato questo, in modo relativamente ottimistico (qui, p.VII-VIII):  
"...La democrazia redistributiva pluriclasse probabilmente è già morta, nel momento in cui è caduto il muro di Berlino (o giù di lì): senza una forza contraria e simmetricamente minacciosa i capitalisti si riprendono tutto il maltolto (secondo loro). E siccome il capitalismo si sviluppa per oligopoli sempre più grandi e transnazionali, non vedo come si possa trovare una forza capace di neutralizzare il loro dominio, in presenza delle loro strategie di manipolazione dell'informazione."
VIII. Attenzione, non voglio considerare questo commento un epitaffio ma solo la definizione di un momento di transizione: sono più propenso a ritenere, ora, che questo "sentiment" segni solo l'inizio di una riscossa democratica, verso un (ri)allargamento della sua prospettiva. 
E ciò, vista anche l'evoluzione della situazione mondiale, che implica un progressivo cedimento della "facciata" marmorea di una governance mondiale affidata alla grande finanza, ormai irreversibilmente screditata. 
In una situazione, cioè, in cui il capitalismo finanziario finisce per essere come un condannato con la "condizionale",  questa sorta di "epitaffio", vale nell'orizzonte del breve periodo. 
Al massimo, può ancora durare fino a quando una probabile nuova crisi finanziaria imporrà di prendere quelle misure che dopo il 2008 non si ebbe il coraggio di attuare: limitazione della libera circolazione dei capitali e superamento del modello di banca universale (almeno). 
Certo non sarà senza traumi un simile "rappel a l'ordre", ma almeno implicherà la profonda revisione della composizione della governance mondiale: ne verranno travolti e dunque ripensati, FMI, WTO e la stessa UEM.
E si dirà basta con i banchieri al potere...ovunque
Avranno perso ogni legittimazione anche di mera facciata, e il controllo mediatico non basterà più: come potranno i giornalisti di regime e i banchieri istituzionalizzati chiedere ancora alle masse di disoccupati e lavoratori precari, spogliati di ogni sicurezza sociale e dei loro risparmi (e prospettive di risparmio) di sopportare ancora i costi della crisi che "loro" avranno nuovamente provocato?
Nel medio-lungo periodo, dunque (quando ancora non "saremo tutti morti", si spera), questa incomprensione, o incompleta comprensione, degli effetti del neo-liberismo, porterà inevitabilmente a ripensamenti e revisioni da parte di tutti gli attori (USA in primis): tanto più traumatici per tutti, quanto più sarà ritardata l'espulsione dai processi decisionali degli attuali componenti della stessa governance "globale".  

4. Ora, "a che punto è la nott€" (della ragione)? 
Se si approfondiscono i reali andamenti del mercato del lavoro USA (cosa che abbiamo fatto più volte seguendo i dati veri e farlocchi delle statistiche "US gov.", fino a U6 e anche oltre) possiamo anche vederci un po' più chiaro (appunto laddove si includano le schiere degli "scoraggiati permanenti" di tipo sistemico e non congiunturale):

http://www.shadowstats.com/imgs/sgs-emp.gif?hl=ad&t=1496409371
 
"In altri termini come abbiamo già detto, - e come, per motivi del tutto analoghi, verificatosi in Giappone- strutturare definitivamente una società sul mercato del lavoro-merce, che  esclude istituzionalmente i salari dalla crescita del prodotto, eliminando il welfare pubblico (pensionistico e sanitario), conduce alla deflazione permanente
E quindi acuisce il rischio della insolvenza sistemica e della stagnazione irreversibile dell'economia reale. Cioè del benessere e della dignità degli esseri umani coinvolti. 
In tale situazione, aumentare il deficit pubblico, neppure sortisce più gli effetti anticiclici che, in teoria, si verificavano in passato: comunque la spesa pubblica si indirizza alla crescente emergenza disoccupazionale, con grande dispendio di inutili misure tampone, e comunque finisce in improbabili misure supply side, che includono pure i programmi di spesa per infrastrutture e di alleggerimento del costo fiscale del lavoro, una volta che il mercato dello stesso lavoro sia strutturato sulla precarietà e sulla deflazione salariale".
 
5. Ci basti vedere come cresce il debito in USA nei vari settori:
http://www.valuewalk.com/wp-content/uploads/2017/03/student-loan-default-300x227.png
Si tenga conto che il debito studentesco, pur di dimensione relativa più modesta, non è collateralizzato, cioè non è assistito da alcuna garanzia, ed è diffuso su milioni di debitori insolventi, in una progressione che coinvolge prima di tutto i giovani, segnando la fine della mobilità sociale (che si sia o meno "college graduate"):

 
6. Si obietta che, in questi ultimi anni post-crisi 2008, il rischio è passato essenzialmente dal sistema bancario al...bilancio dello Stato, pur avendosi livelli di debito subprime che hanno superato quelli del 2006-2007, e che navigano verso quelli del 2009, cioè registrati in piena recessione.
La "fiscalizzazione", tuttavia, sicuramente non vale per il settore auto, fortemente strutturato in ABS e derivati (considerate che il trend è oscillante per ragioni "stagionali", in primavera e d'estate ci ri ricorda di pagare le rate, mentre in autunno e inverno...molto meno: ma la delinquency, cioè l'insolvenza conclamata, sale sempre di più):
 

7. Dunque, lo shock esterno sta accumulando la sua energia cinetica; e questo a tener conto solo della situazione degli USA...
La domanda è questa: ove questo shock si manifestasse, forse nei prossimi 12 mesi (viste le prospettive di crescita delle insolvenze annidate fra gli americani tra i 21 e i 54 anni), l'onda che arrivasse inevitabilmente in L€uropa, potrebbe lasciare intatta la rigidità del sistema e rendere politicamente praticabile un nuovo assalto fiscale di aggiustamento deflattivo (come ipotizza Alberto essendo ciò, a istituzioni vig€nti, sicuramente "scontato")?
 
8. Quali governi in L€uropa potrebbero reggere politicamente un nuovo "fate presto!"? 
Siamo davvero sicuri che l'eurozona possa proseguire il proprio cammino basandosi solo sul terrorismo colpevolizzatore e lo "stato di eccezione", già prolungato oltre ogni ragionevolezza, e predicare un aggiustamento competitivo mentre, in Italia, la disoccupazione, persino quella ufficiale, già tende a risalire (e per di più alle soglie dell'estate "turistica" e del boom atteso delle assunzioni stagionali)?

16 commenti:

  1. Oso portarmi innanzi: allorché l'ora verrà e dopo il giro di boa del 1942 (2008) arriverà la mazzata definitiva al sistema liberista (sbarco in Sicilia e Kursk, tanto per rimanere in ambito 2GM), con quale classe dirigente sarà possibile costituire la piattaforma di partenza della Ricostruzione?

    Vent'anni di lotta antifascista (che in realtà sono la propaggine di quarant'anni di lotta socialista...) avevano creato un eterogeneo fronte unito in grado di esprimere una classe dirigente all'altezza della situazione. Ora a che punto siamo? L'unico vantaggio di una dittatura- di ieri come di oggi- è almeno quello di compattare e far emergere le individualità attorno alle Idee, temprarle nella battaglia e prepararle alla famosa ora X.

    Se già il vento del Nord della Repubblica e della Costituente furono prostrati da Einaudi e soci, l'ipotetico terzo Risorgimento del nostro disgraziato Paese su quali gambe camminerà?

    (Mi scusi, ma leggendo Vento del Nord di Pietro Nenni sono immerso nei dibattiti post-Liberazione di Roma, e il collegamento sorge spontaneo verso il nuovo nero settembre contemporaneo...)

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  2. Credo che il liberismo e tutti i suoi corollari: debito publico competitività privatizzazioni, siano stati ormai interiorizati dalla grande maggioranza degli italiani e la fine del vincolo esterno farà poco senza un seria e diffusa presa di coscianza della popolazione.
    Potrebbero nascondersi dietro il debito publico ancora per anni portando avanti politiche supply side anche se crollasse l'eu.

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  3. La situazione odierna degli USA sara' oggetto di studio da parte degli storici del futuro.

    Si chiederanno:

    ma come ha fatto a non collassare prima uno stato in cui su 350 milioni di anime quasi 90 milioni di persone in eta' da lavoro non lavorano e la meta' di queste vive di sussidi statali (food stamps)?

    Probabilmente la triade nucleare, i diciottomila miliardi di PIL, i quasi tre milioni di uomini e donne in armi (soldati, aviatori, marinai, guardia nazionale ed altri corpi minori e civili in armi) nonche' il previlegio di battere (ancora) moneta di riserva si dira' che hanno ritardato la caduta (un po' come la Spagna di Carlo V).

    Ma la caduta mi pare piu' che imminente, direi pure inevitabile, e non credo si limitera' alla sola sfera finanziaria.

    Nel corrente anno almeno tre stati non hanno approvato il budget in tempo (e comunque saranno costretti ad aumentare la tassazione con evidenti effetti recessivi).

    Molte amministrazioni municipali e molti grandi fondi pensione sono in bancarotta.

    Ipotizzando anche solo una semplice caduta del PIL USA del 5% a fine anno a seguito di un 'evento inatteso' (900 miliardi) lo shock esterno sulla EU sara' invece dell'ordine del 7-8% (il PIL della EU e' di circa 11 mila miliardi).

    L'impatto sull'Italia potrebbe tranquillamente superare i 100 miliardi di caduta di PIL, un importo di poco inferiore alla spesa sanitaria pubblica (110 miliardi).

    Una botta del genere per essere assorbita in regime di cambio fisso e di pareggio di bilancio richiederebbe necessariamente la parziale reintroduzione del lavoro schiavile, anche se siamo a nord del 38° parallelo (prima della guerra civile USA si stabili' infatti che la schiavitu' sarebbe stata ammessa in tutti gli stati di nuova costituzione a sud del 38° parallelo ed in Italia il 38° parallelo passa per Reggio Calabria).

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    1. Sul lavoro schiavile si stanno già avvantaggiando: ma sempre nell'ottica della Hazard Circular. Il modello è più quello Charlie Chaplin e Fronte del Porto. Ovverosia, in termini più tecnologici, Elysium.
      Infatti perché prendersi in carico l'onere del mantenimento in vita degli schiavi?

      E poi si preferisce la robotizzazione: millantamiliardi di posti di lavoro verranno persi e il welfare non sarà perciò sostenibile: venderanno i prodotti così ottenuti nel mondo parallelo della Terra Cava (grande passione delle gerarchie naziste).

      L'ideale sarà avere i voli aerei in overbooking e poi farli viaggiare vuoti perché gli unici che potranno permettersi di viaggiare saranno gli aderenti, adeguatamente sovvenzionati, delle varie forme di jihad

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    2. Perché prendersi in carico l'onere del mantenimento in vita degli schiavi?

      Già: controllando i salari tramite il controllo dell'emissione monetaria, non è necessario mantenerli.

      Ci pensano Malthus e Attali a far quadrare i conti.

      Fai il ragionamento più banalmente semplice, praticamente idiota, e completamente privo da qualsia coscienza morale fondata materialmente.

      Bene: hai ragionato come un elitista.

      Puoi andar a vivere su Elysium.

      (Ah... non hai i soldi per il superfantabiglietto dello Shuttle? liberista anche tu?)

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    3. Macchè, basta fare come il Giappone...

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    4. In effetti gia' oggi non ci si cura piu' del mantenimento in vita delle frange piu' estreme dei miserabili di Roma.

      Da quando sono un disoccupato involontario ho iniziato a fare lunghe passeggiate col cane nel parco fluviale dell'Aniene (nel tratto urbano tra ponte Mammolo e ponte Nomentano) e nel parco di Aguzzano.

      E' cosi' che ho scoperto che le condizioni di vita descritte nel romanzo "La citta' della gioia" di D. Lapierre esistono anche a Roma (cioe' Roma e' gia' in molte parti come Calcutta)!

      Tra le canne in cima all'argine maestro (per sfuggire alle piene del fiume) o nei boschetti vicino al commissariato di zona vivono molte persone in capanne costruite con materiali di risulta.

      Come si possa vivere senza acqua corrente, fogne, servizi igienici e luce (per cucinare e per i frigoriferi usano il GPL in bombola) lo possiamo solo immaginare.

      Sciamano la mattina presto e rientrano al tramonto pedalando in una bicicletta dotata di un cassoncino in cui trasportano le cose di valore che riescono a recuperare con un bastone uncinato dai cassonetti della spazzatura.

      Con un paio di loro (originari dell'Europa dell'est, per cui non si tratta neppure di immigrati africani clandestini), dopo molti buongiorno e buonasera, ho scambiato anche qualche chiacchiera (nello stentato italiano/inglese con cui comunicano).

      Ho cosi' appreso che nel corso della giornata, raccogliendo rottami di ferro, piombo, rame ed alluminio riescono a guadagnare 5-10 euro.

      Per mangiare a volte vanno ai centri della Caritas, per il vestiario gli bastano i capi dismessi che trovano nei cassonetti, se stanno molto male vanno al pronto soccorso.

      E' facile prevedere che 'sic stantibus rebus' anche molti autoctoni finiranno per vivere come loro.

      Tuttavia mi sento ancora ottimista, sento che in molti stanno prendendo finalmente coscienza e che la struttura cambiera'.

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    5. Le due cose coincidono, sebbene il Giappone abbia maturato un'esperienza e una tradizione che ancora non abbiamo.
      Lavori fino a 85 anni e poi, hopefully, schiatti. Solo e in una casa di 15 mq (robottizzata, con bagno estraibile dall'armadio a orari prestabiliti da un software).

      Tanto varrebbe prevedere la disoccupazione come reato permanente e incarcerare la relativa aliquota di improduttivi facendoli lavorare gratis negli istituti di pena. Probabilmente risulterebbe troppo costoso, dato che si tratterebbe di lavori work-intensive e invece si va verso le produzioni hitech-intensive.
      Ma gli anziani carcerati, magari in istituti speciali (i giap, si sa, hanno un animo gentile) potrebbero lavorare nei "servizi alla persona", cioè aiutarsi a vicenda in prestazioni infermieristiche e assistenziali materiali. Se poi non ce la fanno fisicamente...beh, si stacca la spina.

      Il sistema pensionistico&assistenziale sarebbe eliminato una volta per tutte e, in ambiente urbanizzato e a famiglie destrutturate dalla denatalità, è in fondo lo schema einaudiano, predicato per le famiglie coloniche, adattato alle nuove circostanze...

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    6. @Luca Cellai: grazie per la condivisione, davvero interessante!

      @Quarantotto: secondo Boeri però: "bloccare l'adeguamento dell'età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani. Scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento...". Quindi, in pensione forse da morti - anche perchè se uno lavora "a contratto", cioè minijob, può avere una pensione anche di 400euro mensili o un "reddito di cittadinanza" - e aprire ancora di più le frontiere agli immigrati, che arrivino a più non posso (strano che non conteggi però le rimesse all'estero da 5mld circa, chissà perchè). Quindi anziani e immigrati a lavoro. Ma i giovani Boeri dove li piazza? Boh, non si sa... che furbacchione...

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    7. Dev essere perché in Giappone non ci sono gli immigrati a "pagare le pensioni" che vanno a finire così

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    8. Boeri poi si dimentica di dire che dal 2005 al 2015 la "risorsa" immigrati ha rispedito a casa la bellezza di 64 miliardi di euro...ma si sa, a lui piace vincere facile...

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    9. Adesso Boeri ha buttato l ultima bomba...che chiudere le frontiere agli immigrati è un costo. 38 miliardi in 20 anni...tra l altro somma che ci mangiamo ogni due salvataggi bancari...o ogni 6 mesi di interessi sul debito... ma son dettagli.
      Saranno fuori di testa Austria Francia e Spagna allora...se addirittura sopportano cotanti costi pur di non vedersi pagate pensioni e servizi aggratiss.

      Tutti stupidi tranne noi.

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  4. … Il monaco veneziano Ortes, uno dei grandi scrittori di economia del XVIII secolo, concepisce l’antagonismo della produzione capitalistica come una legge naturale e universale della ricchezza sociale. «Il bene ed il male economico in una nazione [sono] sempre all’istessa misura, o la copia dei beni, in alcuni sempre eguale alla mancanza di essi in altri, giacché l’affluenza de’ beni in alcuni, accompagnata dall’assoluta privazione di essi in più altri è un fenomeno di tutti i tempi e di tutti i luoghi. La ricchezza di una nazione corrisponde alla sua popolazione, e la sua miseria corrisponde alla sua ricchezza. La laboriosità di alcuni impone l’ozio di altri. I poveri e gli oziosi sono un frutto necessario dei ricchi e degli attivi», ecc..

    … il prete protestante dell’Alta chiesa Townsend esaltò, circa 10 anni dopo Ortes, LA POVERTÀ COME CONDIZIONE NECESSARIA DELLA RICCHEZZA. «L’obbligazione legale al lavoro costa troppa fatica, costringe a troppa violenza e fa troppo rumore, mentre la fame non solo è una pressione pacifica, silenziosa ed incessante, ma, come il più naturale stimolo all’industria e al lavoro, conduce agli sforzi più poderosi.» PERCIÒ È NECESSARIO PERPETUARE LA FAME tra la classe operaia e a questo provvede, come pensa Townsend, il principio della popolazione, che soprattutto tra i poveri mostra la sua efficiacia. «Pare sia una legge di natura che i poveri siano entro certi limiti incapaci di prevedere (cioè siano tanto incapaci di prevedere che nascono senza cucchiai d’oro in bocca), in maniera che non manchino mai per svolgere le funzioni più servili, più sudicie e più abbiette della comunità. Così il fondo di umana felicità viene grandemente aumentato, le persone più delicate sono disimpegnate dal lavoro noioso e possono adempiere in tutta tranquillità alla loro missione più alta... La legge sui poveri tende a distruggere l’armonia e la bellezza, la simmetria e l’ordine di questo sistema che Dio e la natura hanno stabilito nel mondo».

    Mentre il monaco veneziano, nella concezione di una perpetua miseria voluta dal fato, aveva proclamato lo spirito di carità cristiana, il celibato, i monasteri e le fondazioni religiose, il prebendario protestante invece vi aveva colto il pretesto per bollare le leggi che danno al povero il diritto a una misera assistenza pubblica. «Il progresso della ricchezza sociale», afferma Storch, «genera quella utile classe della società... che attende ai lavori più monotoni, più abbietti e più disgustosi, che insomma prende sulle sue spalle tutto quanto la vita ha di spiacevole e di servile, e procura così alle altre classi il tempo, la serenità di spirito e la dignità convenzionale (‘c’est bon’) del carattere, ecc. »
    (segue)

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  5. Storch s’è mai domandato allora dove sia la superiorità di questa civiltà capitalistica, con la sua miseria e la sua degradazione delle masse, rispetto alla barbarie! Egli non riesce a dare che una risposta - la sicurezza! - «Grazie al progresso dell’industria e della scienza», afferma Sismondi, «ciascun operaio può produrre ogni giorno molto di più di quanto gli necessiti per il consumo personale. Ma allo stesso tempo, mentre il suo lavoro produce la ricchezza, la ricchezza, qualora dovesse consumarla egli stesso, lo renderebbe poco idoneo al lavoro.»

    Secondo lui «gli uomini (cioè i non-lavoratori) molto probabilmente farebbero volentieri a meno di tutti i perfezionamenti delle arti e di tutti i piaceri che l’industria porta con sé, qualora dovessero impadronirsene attraverso un lavoro incessante come quello dell’operaio ... Oggi gli sforzi sono separati dal loro compenso; non è il medesimo uomo quello che prima lavora e poi si riposa; anzi, proprio perché uno lavora, l’altro deve riposarsi. .. La infinita moltiplicazione delle forze produttive del lavoro non può quindi avere per risultato che l’aumento del lusso e dei piaceri dei ricchi oziosi». –

    Infine il freddo dottrinario borghese Destutt de Tracy dice brutalmente: «Le nazioni povere sono quelle in cui il popolo sta bene, e le nazioni ricche sono quelle in cui esso è generalmente povero
    »” [K. MARX, Il Capitale, Libro I, Cap. XXIII, La legge generale dell’accumulazione capitalistica].

    Che piacere c’è ad essere ricchi se non esistono i miserabili?
    Perciò temo che non molleranno la gallina dalle uova d’oro. €SSI non possono rinunciare al loro perverso godimento

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    1. Certo che a leggere questi passi si capisce perché la Sinistra semicolta ha fatto di Marx una macchietta barbuta.

      È difficile trovare giustificazione a questa struttura sociale se non nell'idiozia inumana insita nell'umanità stessa.

      Per fortuna che c'è quel socialista di Amato, collega di Barbera, che ci spiega il costituzionalismo sociale e democratico di Lelio Basso

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  6. A proposito del nuovo "Fate presto", leggo che il premier macroniano Philippe avrebbe testé reso noto (ad un parlamento fondamentalmente monocolore) che "La France ne peut demeurer à la fois la championne de la dépense publique et des impôts!" e che è assolutamente necessario "Stopper l'inflation de la masse salariale du secteur public, qui représente le quart de nos dépenses publiques".

    https://www.lesechos.fr/politique-societe/politique/030427225521-en-direct-suivez-le-discours-de-politique-generale-dedouard-philippe-2099719.php

    A me sa di film già visto (il montiano "Rigore-Equità-Crescita"). Probabilmente i dipendenti pubblici francesi staranno invece ancora pensando che "in fondo non toccherà a me". Sbagliando: dopo Grecia e Italia, tocca proprio a loro, mi sa......

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