venerdì 1 settembre 2017

SCHMITT, GRAMSCI E L'AUFHEBUNG IMPOSSIBILE

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1. Ho un bel ricercare di scrivere post meno lunghi. Ma ormai la "posta in gioco" non consente punti morti e meri "rinvii" ai vari tasselli, già esposti, che concorrono a spiegarci la brutale realtà in cui siamo immersi (e che non differisce da quella degli uomini che ci hanno preceduto nella Storia; l'unica differenza sta nel fatto che, almeno la parte di noi che corrisponde ai baby boomers, ha avuto la sfortuna di sentirsi raccontare, e di testimoniare nello svolgersi di fatti pure tormentati, che la democrazia potesse essere un ordinamento giuridico-sociale irreversibile...).

2. Parto da Lelio Basso (p.4), un membro della Costituente, per tornare sempre, "chiudendo il cerchio", ad un Costituente...
Questo punto mi pare troppo importante per non ribadirlo ancora. In termini di "struttura" ci racconta come e perché la democrazia non potrebbe che prevalere, date accettabili condizioni di "coscienza" e, preliminarmente, di cultura (che potrebbero, in un'astratta realizzazione integrale della nostra Costituzione, evitare di ridurre il processo elettorale alla sua dimensione "idraulica"):
"...oggi il settore monopolistico (usiamo questa espressione nel senso che essa ha oggi assunto nella polemica politica e non in senso rigorosamente tecnico-economico che suggerirebbe piuttosto l’espressione di ‘oligopolio concentrato) non soltanto si appropria del plusvalore prodotto dai suoi operai, ma, grazie al suo forte potere di mercato, che gli permette d’imporre i prezzi sia dei prodotti che vende che di quelli che compra, riesce ad appropriarsi almeno di una parte del plusvalore prodotto in tutti gli altri settori non monopolistici: sia in quello agricolo, sia in quello del piccolo produttore indipendente, sia anche in quello delle aziende capitalistiche non monopolistiche, dove il tasso di profitto è minore e spesso, di conseguenza, anche i salari degli operai sono più bassi proprio per il peso che il settore monopolistico esercita sul mercato. 
Ridurre quindi, nella presente situazione, la lotta di classe al rapporto interno di fabbrica, proprio mentre la caratteristica della fase attuale del capitalismo è la creazione di questi complessi meccanismi che permettono di esercitare lo sfruttamento in una sfera molto più vasta, anche senza il vincolo formale del rapporto di lavoro, è perlomeno curioso...
Una seconda tendenza destinata ad accentuarsi sempre più in avvenire è quella relativa all’interpenetrazione di potere economico e potere politico, cioè, praticamente, all’orientamento di tutta la politica statale ai fini voluti dal potere monopolistico...".

3. Le condizioni culturali, e quindi la notoria carenza delle relative, fondamentali, risorse, sono un enorme problema. Per questo, nel fare una precisazione ad una risposta ad un commento di Bazaar, ho posto alcuni interrogativi:
"...gli esseri umani vogliono veramente essere liberi? La democrazia è un'inutile aspirazione solo perché si rivela, nel tempo della Storia, una tensione umanista priva di riscontro? E l'umanesimo è legato all'uomo quale noi diamo per scontato, come essere difettoso - e perciò "colpevole"- bisognoso di protezione eteronoma di fronte all'Infinito?".


4. Queste domande si rivelano in oggettiva connessione con il problema della Chiesa (sul quale ho appunto invitato a diffidare di un'effimera e fuorviante reductio ad Bergoglium).
La connessione tra "risorse culturali"-rivendicazione democratica-interferenza politica della Chiesa- suo (inevitabile e autotutorio) sostegno al paradigma "idraulico" dell'ordine internazionale del mercato, risulta evidente in questo commento di Bazaar (che ho integrato con dei links che ne completano la brillante sintesi):
"Carl Schmitt parla esplicitamente di mancanza di Aufhebung nella (a)dialettica del cattolicesimo romano. Parla infatti di complexio oppositorum, di "opposti che si complementano" come massimo risultato politico conservatore, come più grande e funzionale struttura organizzativa reazionaria mai esistita, come archetipo di prassi politica volta a cristallizzare l'assetto sociale.

Per un cattonazista come Schmitt, il modello politico da imitare.

Una istituzione, con una sua statualità e la relativa autonomia politico-giuridica che può produrre diritto internazionale, in grado di manipolare totalitaristicamente le coscienze tramite lo sfruttamento della paura della morte, la moralizzazione della sessualità, e un untuoso condimento composto da retoriche autopunitive, incensanti il sacrificio e castranti l'istinto alla vita e l'impulso alla lotta che dovrebbero portare alla propria emancipazione le masse compattate da comune coscienza. La religione come oppio dei popoli.

Le sterminate eccezioni di uomini di Chiesa che sembrano aver seguito i precetti evangelici, non possono produrre nessuna dialettica proprio perché il farisaico edificio con radicati interessi temporali e monopolista di riti e sacramenti in quanto autorità politica (cfr. Schmitt) rappresentante Cristo - ossia l'Idea stessa di immortalità - nasce e si sviluppa nell'atto concreto di sterilizzare i contenuti umanistici, etici e solidaristici degli scritti evangelici. (Fate pure una vita indegna di essere vissuta, non ribellatevi, avrete voi fedeli a questi precetti il massimo delle aspirazioni: la vita dopo la morte).

Il giochetto consiste nel far credere che la Chiesa romana abbia sbagliato, sbagli, ma vada "rivoluzionata da dentro". Lo fanno da millenni, non è una novità degli altreuropeisti.

Poiché per motivi strutturali - una autoritaria gerarchizzazione - la Chiesa vede al suo vertice un azionariato di controllo prono agli interessi temporali, i "vescovi africani" (qui, p.7) di ogni luogo e in ogni tempo non hanno mai pouto, non possono e non potranno mai aver voce per un Aufhebung progressivo.

La Chiesa, come dimostrano duemila anni di storia, è una organizzazione in cui i "progressisti" perdono sempre. Vincono in paradiso. Almeno così dicono i conservatori.
Come però fa emergere Marx nel Capitale, « l'unica religione utile è il cristianesimo »; di converso l'etica gesuana si può realizzare solo tramite la prassi emancipatoria del socialismo. 
Insomma, a "favore" della Costituzione italiana, oltre a Marx e a Keynes, non abbiamo la Chiesa, ma Gesù di Nazareth (v. qui, p.2)".
[Precisazione per taluni necessaria: la Aufhebung è l'elevazione a un grado superiore di una "categoria" (ideale o reale) tramite la sua evoluzione generata da una contrapposizione dialettica].

5. Questo commento ci riconduce, a sua volta, all'analisi di Gramsci riportataci da Francesco, analisi che (non) sorprendentemente, coincide, pur assunta da un punto di osservazione dialetticamente opposto, con quella di Schmitt: 

Il Vaticano è senza dubbio la piú vasta e potente organizzazione privata che sia mai esistita. Ha, per certi aspetti, il carattere di uno Stato, ed è riconosciuto come tale da un certo numero di governi… esso rimane tuttora una delle forze politiche piú efficienti della storia moderna. La base organizzativa del Vaticano è in Italia: qui risiedono gli organi dirigenti delle organizzazioni cattoliche, la cui complessa rete abbraccia una gran parte del globo. In Italia l'apparato ecclesiastico del Vaticano si compone di circa 200.000 persone; cifra imponente, soprattutto quando si consideri che essa comprende migliaia e migliaia di persone dotate di intelligenza, cultura, abilità consumata nell'arte dell'intrigo e nella preparazione e condotta metodica e silenziosa dei disegni politici. Molti di questi uomini incarnano le piú vecchie tradizioni d'organizzazione delle masse e, di conseguenza, LA PIÚ GRANDE FORZA REAZIONARIA ESISTENTE IN ITALIA, forza tanto piú temibile in quanto insidiosa e inafferrabile.

Il fascismo prima di tentare il suo colpo di Stato dovette trovare un accordo con essa. Si dice che il Vaticano, benché molto interessato all'avvento del fascismo al potere, abbia fatto pagare molto caro l'appoggio al fascismo. Il salvataggio del Banco di Roma, dove erano depositati tutti i fondi ecclesiastici, è costato, a quel che si dice, piú di un miliardo di lire al popolo italiano. IL VATICANO È UN NEMICO INTERNAZIONALE DEL PROLETARIATO RIVOLUZIONARIO...
” [A. GRAMSCI, Il Vaticano, La correspondance internationale, 12 marzo 1924].
Non potrebbe che essere così, essendovi netta cesura tra teoria e prassi, quest’ultima utilizzata solo per difendere i propri privilegi:… la Chiesa non vuole compromettersi nella vita pratica economica e non si impegna a fondo, né per attuare i principi sociali che afferma e che non sono attuati, né per difendere, mantenere o restaurare quelle situazioni in cui una parte di quei principi era già attuata e che sono state distrutte.
Per comprendere bene la posizione della Chiesa nella società moderna, occorre comprendere che ESSA È DISPOSTA A LOTTARE SOLO PER DIFENDERE LE SUE PARTICOLARI LIBERTÀ CORPORATIVE…cioè i privilegi che proclama legati alla propria essenza divina: per questa difesa la Chiesa non esclude nessun mezzo, né l’insurrezione armata, né l’attentato individuale, NÉ L’APPELLO ALL’INVASIONE STRANIERA
Tutto il resto è trascurabile relativamente, a meno che non sia legato alle condizioni esistenziali proprie.

Per “dispotismo” la Chiesa intende l’intervento dell’autorità statale laica nel limitare o sopprimere i suoi privilegi, non molto di più: essa riconosce qualsiasi potestà di fatto, e pur
ché non tocchi i suoi privilegi, la legittima; se poi accresce i privilegi, la esalta e la proclama provvidenziale
Date queste premesse, IL “PENSIERO SOCIALE” CATTOLICO HA UN PURO VALORE ACCADEMICO: occorre studiarlo e analizzarlo in quanto elemento ideologico oppiaceo, tendente a MANTENERE DETERMINATI STATI D’ANIMO DI ASPETTAZIONE PASSIVA DI TIPO RELIGIOSO, MA NON COME ELEMENTO DI VITA POLITICA E STORICA DIRETTAMENTE ATTIVO
Esso è certamente un elemento politico e storico, ma di un carattere assolutamente particolare: è un elemento di riserva, non di prima linea… I cattolici sono molto furbi, ma mi pare che in questo caso siano troppo furbi…” [A. GRAMSCI, Quaderni del carcere, a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino, 1975, Quaderno 5 (IX) – 1930 - 1932: - § <7>. Sul “pensiero sociale” dei cattolici]". 

6. Predisporsi ad accettare o meno l'accurata descrizione fenomenologica di questa analisi è questione di fede: la fede può del tutto impedire l'accettazione dei fatti da cui scaturisce l'analisi stessa; certamente, la rende irrilevante. Per quanto ciò possa risultare il frutto di quella manipolazione derivante dal "monopolio dei riti e del sacro" e dal presupposto "sfruttamento della paura della morte" che rende "inattivo", in senso propriamente conservatore e reazionario, questo pensiero politico.
Perciò il problema non sta tanto nella "fede" ma nell'oggetto sul quale si ripone la stessa. Sulla paralizzante paura della morte usata come metodo strumentale di acquiescenza ai rapporti di forza, o sull'attivo amore per la vita che porta a lottare ora e subito contro l'ingiustizia sociale?

7. I (migliori dei) Costituenti scelsero, per la loro fede, il secondo di tali "oggetti":
(Tratto dall'intervento dell'on.Merighi all'assemblea Costituente, nella seduta del 20 dicembre 1947, per la votazione dell'art.38 Cost., in materia di previdenza e assistenza pubblica):
Io vedo in questo momento, avanti a me, spuntare il sorriso ironico dell'onorevole Nitti. (Interruzione dell'onorevole Nitti). 
Mi perdoni, onorevole Nitti, ma oltre al sorriso che rivedo si rinnova nel mio animo, tristemente, il ricordo del suo nero scetticismo di fronte alle possibilità di questa nuova Repubblica: di fronte alle affermazioni di questo statuto che vogliamo dare alla nostra Repubblica in cui crediamo. Noi vogliamo pensare — e non saremmo socialisti se non lo facessimo — vogliamo pensare all'avvenire. 
Ci lasci, onorevole Nitti, e con lei tutti quelli che non credono, ci lasci illuminare questa Costituzione con un raggio di fede; che non sarà una gran fede nelle nostre modeste possibilità scientifiche, ma sarà però, ed è, una grande fede nella nostra missione di medici e di organizzatori socialisti. (Applausi).

30 commenti:

  1. Auguri, Quarantotto.

    Comunque, almeno per quest'anno, il mio compleanno sarà più... significativo ;-)

    (Segnalo che ci sarebbe da espandere la voce in funzione del lavoro divulgativo)

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    1. In effetti qualcuno su FB mi aveva scritto di averla inserita ritenendo di farmi cosa gradita (e peraltro mai da me richiesta). Gli avevo chiesto di modificarla in alcune parti e di inserirne di altre...Ma niente. Espandere tale voce in funzione del lavoro divulgativo, in realtà, esigerebbe una "coscienza" e una cognizione delle scienze sociali, diciamo, non "comuni".
      Un abbraccione!

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    2. Credo che sia cosa utile, anche se non richiesta.

      Fosse per me aggiungerei un link alla voce Quarantotto :-) , a cui farei ampio riferimento alla fenomenologia, all'epistemologia e, in ultimo, alle scienze sociali come fondazione materiale da cui nascono gli strumenti cognitivi forniti dalla ricerca e dalla dialettica che si sviluppa in questo spazio di confronto.

      A voler ben vedere, la divulgazione scientifica è solo una parte del lavoro fatto.

      (recepito!....)

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    3. (Anfatti: chi meglio di te?)

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  2. E’ inutile sperare che possa cadere la vernice religiosa-teocratica con la quale viene nascosta la vera natura di quella che è solo una battaglia politica condotta dal cattolicesimo istituzionale nell’inter€sse esclusivo delle élites. D’altronde lo Stato è stato sempre considerato dal cattolicesimo istituzionale (così come dai liberisti) come un “usurpatore”. Con l’esercizio del potere per il potere, anti-umano ed anti-democratico per definizione, non è quindi possibile alcun tipo di dialogo:

    … storicamente il cattolicesimo fu la più tenace forza politica che nel mondo moderno abbia per lunghi decenni combattuto la democrazia. E se ciononostante noi siamo disposti a riconoscere che esistono oggi cattolici sinceramente democratici, possiamo perlomeno sorridere dello zelo con cui la Civiltà Cattolica si impanca a maestra di democrazia dopo avere per quasi un secolo, con altrettanto e forse maggiore zelo, dimostrato la sostanziale inconciliabilità di cattolicesimo e democrazia con argomenti del resto non dissimili da quelli che adopera oggi per dimostrare l’inconciliabilità di cattolicesimo e socialismo.

    E tanto più siamo autorizzati a sorridere, magari di un sorriso amaro, se pensiamo che ancor oggi, nonostante tanti bei discorsi, la prassi ufficiale cattolica è una prassi che offende in radice la vita democratica del nostro Paese grazie al continuo e massiccio intervento delle gerarchie ecclesiastiche nella lotta politica, che priva i cattolici militanti della propria capacità di autodeterminazione politica. Per quanto sia stucchevole ripetersi, dobbiamo ancora una volta ricordare che VI È DEMOCRAZIA SOLO LÀ DOVE IL POPOLO È VERAMENTE SOVRANO, E SOVRANO NON È CHI DEVE SOTTOSTARE, PER LE PROPRIE FONDAMENTALI SCELTE POLITICHE, A UN COMANDO CHE VIENE DA UN’AUTORITÀ ESTERNA…
    ” [L. BASSO, Socialisti e cattolici, Avanti!, 1 settembre 1957].

    E a proposito di “coscienza”, il mio personale regalo al Presidente. Un Basso che cercava di dialogare…con i sordi, i quali non vogliono sentire e che predicano bene, ma (per convenienza) sono obbligati - ça va sans dire - a razzolare male:

    Padre Raimondo Spiazzi ha dedicato ben sei articoli di una postilla, sul Quotidiano, organo dell’Azione Cattolica, al problema dei rapporti fra cattolici e socialisti, il cui contenuto - pur attraverso contraddizioni e pentimenti - si può riassumere così: una grande apertura verso le prospettive sociali del movimento socialista, ma chiusura verso il socialismo come dottrina e verso i partiti socialisti, in particolare verso il P.S.I., che s’ispirano alla dottrina marxista della lotta delle classi.

    Non è questa la sede per affrontare il dibattito dottrinale sul marxismo…E nemmeno si tratta di discutere sulla conciliabilità del marxismo e cattolicesimo, essendo ben convinti che si può operare in comune per determinati fini anche se si parte da premesse teoriche diverse. E del resto il P.S.I., che pur tende ad orientare la propria azione secondo gli insegnamenti della strategia marxista, non pretende tuttavia neppure dai propri iscritti l’accettazione della dottrina marxista. Tanto meno quindi un’intesa dottrinale è necessaria con gli eventuali alleati in vista di un’azione politica. Sarà, se mai, l’azione pratica che potrà mostrare gli eventuali errori dottrinari, avvicinando punti di vista prima discordanti.

    Il problema politico quindi, che è il solo che c’interessa in questa sede, è quello sulla possibilità di collaborazione fra cattolici e socialisti in vista di determinati fini pratici comuni
    .(segue)

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  3. Padre Spiazzi risponde di no per quel che riguarda i socialisti marxisti, ammettendo tuttavia una possibile eccezione, e cioè quando di trattasse di evitare un male peggiore. Vorrei, se me lo consente, mettere in_ guardia padre Spiazzi contro affermazioni troppo decise, ricordandogli l’esperienza che la Chiesa cattolica ha già fatto con il liberalismo e i liberali. Chi non ricorda l’affermazione categorica contenuta nell’ultima proposizione del Sillabo, che suonava rifiuto totale ad ogni possibilità per la Chiesa di comporre non solo con il liberalismo, ma con tutta la civiltà moderna?

    Non erano passati due decenni dalla proclamazione del Sillabo e già il successore di Pio IX preparava il “ralliement” dei cattolici alla società moderna o al liberalismo, magari conservatore. E si dovettero scomodare autorevoli interpreti della dottrina per spiegare che il Sillabo, non essendo stato pronunciato “ex cathedra”, non aveva valore vincolante per i fedeli. E in Italia, dopo tanti anni di “non expedit” e di chiusa fanatica opposizione allo “Stato usurpatore”, il patto Gentiloni non consacrò proprio l’alleanza dei cattolici con il Governo liberale dello Stato usurpatore?

    Lo stesso potremmo dire della democrazia, condannata un tempo come cieca manifestazione di volontà puramente numerica, mentre oggi ogni buon cattolico si offenderebbe se qualcuno osasse contestargli i suoi quattro quarti di nobiltà democratica

    Ecco perché, nonostante le conclusioni finali, considero positiva la serie di articoli di padre Spiazzi. Nulla più di questo insistere sull’argomento poteva meglio offrire la prova dell’importanza e dell’attualità del problema e del posto che esso occupa nelle coscienze cattoliche. Se così non fosse, non si spiegherebbe del resto neppure l’insistenza con cui anche l’Osservatore Romano ritorna periodicamente, e a periodi ravvicinati, sull’argomento per rinnovare la condanna di ogni collaborazione con il socialismo “ateo e materialista”.
    IL PROBLEMA È ATTUALE, IL PROBLEMA È NELLE COSCIENZE, perché è prima di tutto nelle cose.

    Riconosce padre Spiazzi che anche il marxismo contiene dati positivi che egli così riassume: 1) “Necessità di superare la società e l’organizzazione statale caratterizzate dal capitalismo, ossia dalla concentrazione e magari dal monopolio della ricchezza in poche mani, a causa dell’accumulazione illimitata determinata dal “plusvalore” che ridonda a vantaggio del solo produttore, con espropriazione e sfruttamento del lavoratore”; … 3) “Necessità che la cosiddetta classe proletaria prenda coscienza di sé e operi validamente sul piano politico”; 4) “Necessità di realizzare tale riforma economica, sociale e politica, se si vuole creare una nuova civiltà, in cui anche i più alti valori fioriranno”.
    Riconosce padre Spiazzi che l’umanità va verso una nuova civiltà, già in formazione, “che a parere di molti potrebbe chiamarsi democratica”, e che “tale civiltà democratica dovrà avere un contenuto spiccatamente sociale, nel senso di formazione di una società bene ordinata, in cui le classi si avvicinino o addirittura spariscano”. E aggiunge che i cattolici vogliono anch’essi tutte queste cose, e lavorano per cosiffatta società, e in più hanno il compito di liberare le esigenze sociali del materialismo, di contemperare le esigenze della giustizia sociale con la libertà, di impedire che nello sforzo si turbi l’equilibrio sociale con sovvertimenti violenti o esperienze pazzesche, ecc…
    (segue)

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  4. PADRE SPIAZZI NON SI PONE PERÒ UNA DOMANDA: se i cattolici vogliono tutte queste cose, come mai non hanno attuato pressoché nulla in un Paese che governano da dodici anni, e da dieci in condizioni di assoluto predominio?

    Se i cattolici vogliono la dignità dell’uomo, vogliono una società al servizio dell’uomo, come mai vi sono in Italia ancora due milioni di disoccupati e tanti milioni di sottoccupati, come mai il piano Vanoni è stato dimenticato, come mai vi sono ben 13 milioni di persone che non sanno leggere e scrivere?

    Come mai vi è tanta miseria e tanta fame in un Paese governato da un partito cattolico, che si fregia dell’aggettivo cristiano, di cui giustamente padre Spiazzi ricorda l’alto significato morale, ma che sembra aver dimenticato persino la più bella delle preghiere cristiane, quella che ogni bimbo impara per primo dalle labbra della mamma, e dove pure si recita: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”?

    Non si è chiesto padre Spiazzi se ciò è accaduto perché, nonostante l’etichetta cristiana, nonostante le dottrine sociali cattoliche, le forze sociali che reggono le sorti del nostro Paese … sono forze antipopolari?

    Non si è domandato padre Spiazzi con quali forze sociali, con quali appoggi, egli pensa di realizzare tutte le belle cose di cui parla nei suoi articoli come facenti parte della dottrina sociale cristiana?

    Non ha interrogato padre Spiazzi la storia recente d’Italia, la storia del nostro Paese, e non ha visto che se milioni di lavoratori si sono elevati dalla condizione di plebe miserabile e abbrutita a dignità di popolo civile, ciò è stato merito essenziale dei socialisti, che appunto perciò egli avrebbe dovuto considerare come “naturaliter cristiani”?

    E allora se è vero che i cattolici vogliono seriamente e sinceramente tutto ciò che scrive il nostro autore, essi non potranno realizzarlo se non insieme CON LE FORZE SOCIALISTE E DEMOCRATICHE, SENZA LE QUALI NON CI PUÒ ESSERE CHE IMMOBILISMO E CONSERVAZIONE SOCIALE, CONSERVAZIONE DEI PRIVILEGI CONSOLIDATI, DELLE ANTICHE INGIUSTIZIE E DELLE TRADIZIONALI DISUGUAGLIANZE. Ecco perché ogni chiusura verso le forze socialiste nasconde in realtà una chiusura verso gli obiettivi sociali.

    Questo avverte ormai chiaramente la coscienza di molti cattolici: o rinunciare a progredire, o servire gli interessi di conservazione, o smentire ogni giorno nella pratica, le belle frasi dei programmi, oppure rovesciare l’indirizzo seguito sin qui, ricercare nuove alleanze per una politica veramente nuova. Questo è il problema che è nelle cose prima che nelle coscienze. Le chiusure periodiche dell’Osservatore Romano e magari anche gli articoli di padre Spiazzi potranno ancora servire a intimorire delle coscienze. Ma non risolveranno il problema che è nelle cose e che rimarrà insoluto finché si pretenderà di fare una politica di progresso sociale con gli agrari e con i conservatori, con i monopolisti e i clericali, contro i democratici e contro i socialisti
    . (segue)

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  5. Non si tratta di conciliare marxismo e cattolicesimo, MA DI UNIRE LE FORZE CHE VOGLIONO LAVORARE PER LA DEMOCRAZIA E IL PROGRESSO. Se la Chiesa è anch’essa da questa parte, come padre Spiazzi ci assicura, se vi sono – come certamente vi sono – cattolici da questa parte, a questo problema non si sfuggirà. La storia cammina e la Chiesa cattolica deve anch’essa regolare il passo sulla storia” [L. BASSO, Socialisti e cattolici, Avanti!, 23 giugno 1957].

    Ancora auguri, Presidente. Lunga vita a Quarantotto!

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    1. Grazie degli auguri e del regalo dei tuoi preziosi "reperti" bassiani.
      Purtroppo credo valga, oggi a fortiori, quanto detto nel commento di Bazaar riportato nel post (Basso ragionava e quindi imputava una dialettica razionale e coerente alla controparte; ma credo sapesse bene di ragionare "per absurdum")

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  6. E' proprio così. Lui ha fatto quello che poteva; noi faremo quanto è nelle nostre possibilità. Sempre a futura memoria

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  7. La reductio ad Bergoglium si nutre spesso della contrapposizione al suo predecessore. Per carità, ci saranno sicuramente differenze che sono consapevole di non avere la competenza per cogliere (sappiamo che Ratzinger aveva posizioni meno no borders sull’immigrazione); mi pare però si tenda a dimenticare un po’ troppo facilmente, per dire, l’affettuosa, e pubblicamente esibita, consuetudine con Monti.

    E allora, ripassino:

    E’ vero, come pensa qualche intellettuale cattolico, che nessun politico neppure democristiano ha avuto un così esplicito appoggio del Vaticano come Monti?

    L’Osservatore Romano e poi anche Avvenire hanno speso parole chiare su Monti. Poi nelle scorse ore, ma è solo una mia impressione, c’è stata più cautela. In generale, a motivo della particolare offerta politica di queste elezioni, mi sembra vi sia un’affinità con Monti che almeno negli ultimi 20 anni non si è verificata verso altra forza politica.
    "

    […]

    E perché la Santa Sede si è esposta a tal punto? Non è una forma di debolezza?

    La Santa Sede e la Cei vogliono il bene del Paese. Se si sono esposti l’hanno fatto perché ritengono che la situazione sia grave e che dunque nonostante i rischi di una tale esposizione, un passo esplicito andava fatto.

    Passiamo ai rapporti personali tra Monti e il Papa.

    Sette udienze in dieci mesi sono un record che parla da solo. Monti non sembra aver bisogno di intermediari per arrivare in Appartamento. E già questo è un dato singolare. Poi conosce il tedesco e anche questo aiuta. In più c’è la volontà del Vaticano di far dialogare fattivamente e in clima di serenità i due colli (Vaticano e Quirinale) e dunque la vicinanza di Monti al Papa è facilitata.
    ”.

    Servono commenti?

    Tanti cari auguri anche da parte mia. :-)

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    1. Grazie Arturo.
      Quello era un caso di eloquente dimostrazione che "il bene del Paese" e la gravità della situazione" sono apprezzati dalla Chiesa esattamente come diceva Gramsci.
      Da qui (forse non inconsciamente) il brocardo di Flaiano: la situazione è grave ma non seria.
      Finché riguarda noi, misere, insignificanti pedine...

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    2. Grazie ad Arturo per il ripassino. E auguri al Presidente (with lot of thanks)

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  8. auguri Presidente e grazie di tutto

    Luca smigol73

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  9. Auguri Presidente... e grazie di tutto

    Luca smigol73

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  10. tanti auguri Presidente.... e come sempre... grazie di tutto

    Luca smigol73

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    1. Grazie Luca: l'ho lasciato triplo, l'augurio, per attestare la tua indomita dedizione alla causa :-)

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  11. mi scusi è la prima volta che commento in un blog e non so come funziona. :)

    Il fatto è che in questo periodo sono "nauseato" dal fatto che c'è la gara su twitter a chi ha stuprato di più..... Italiano o immigrato?.... ( e nessuno si interessa della vera vittima... la donna)
    Ora voglio dire, questo post non l'ha scritto un anno fa:

    "Riforme in stato di eccezione permanente, accoglienza illimitata, distruzione definitiva della legalità costituzionale sono tutt'uno, dunque, con la cinicamente calcolata diffusione dei reati commessi dagli immigrati. E con la loro enfatizzazione, intenzionalmente diffusiva dell'odio che intendono addebitarci, per poi reprimerlo anche con la forza delle armi. Armi di ogni tipo: il primo sono gli agenti di influenza che, secondo la teorizzazione che ne fa la stessa intelligence, sono destinati a influenzare e controllare l'azione dei governi presso cui tali agenti operano, rispondendo a interessi e direttive ostili alla Nazione infiltrata.
    Non ci cascate.
    Difendete la Costituzione democratica: con tutti i mezzi che essa offre. Il primo, però, e il più importante, è dentro di voi.
    Perché i veri avversari, ci avvertivano i Costituenti, sono quelli che non credono nelle Costituzioni..."
    http://orizzonte48.blogspot.com/2017/08/la-trappola-dellodio-degli-agenti-di.html?spref=tw

    Rientro su twitter una volta che sarà finita questa assurda "gara"

    Ancora auguri Presidente

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    1. È ovvio che sia il sottoproletariato immigrato ad essere stasticamente più rilevante, tanto nella microcriminalità quanto in quel tipo di crimini odiosi come la violenza carnale.

      Sono decenni che le carceri scoppiano a causa del numero di detenuti stranieri. Chiedi a qualche ex-galeotto cosa pensa dei nordafricani.

      I lavoratori del nord Italia non erano sicuramente incazzati a morte con l'immigrazione meridionale perché razzisti: succedevano le medesime cose negli anni '50 in Lombardia, in Piemonte o in Veneto.

      Non ho dati per comparare l'impatto con ciò che avviene oggi, ma non credere che l'astio dei settentrionali verso i meridionali sia stato campato in aria o, peggio, dovuto ai mitologici pregiudizi razziali.

      Quando arrivarono le prime grandi ondate di contadini meridionali in Brianza nel dopoguerra, le ragazze dovvettero iniziare ad uscire di casa "con attenzione", usando un eufemismo delle mie nonne.

      Vogliamo dire che tipo di criminalità si è sviluppata nel nord Italia nel dopoguerra? E a chi questo stato di cose è andato bene? Ossia a quali ceti tutto ciò è andato bene e quali ceti ne abbiano pagato l'altissimo prezzo?

      I "pregiudizi razziali" sono stati strumentalizzati dalle "Leghe" negli anni '80 facendo leva sui naturali sentimenti campanilistici innati nella cultura popolare in funzione anticoscienziale in pieno conflitto di classe: il conflitto lanciato dalle élite ai subalterni in particolare con SME e divorzio e i loro risvolti austero-deflattivi.

      È giusto rilevare l'incidenza dei crimini stranieri, sarà il costo politico che pagheranno nel breve termine i traditori della Patria.

      Diverso è riversare pubblicamente astio per nazionalità o religioni - si badi bene, se esiste un diritto naturale, è proprio quello di provare sentimenti - che risultino essere offensive esternazioni strumentabilizzabili dai fascisti politicamente corretti, ossia dai mondialisti.

      Alla fine i cretini di oggi che si accapigliano sui fenomeni di costume che sono da un paio di generazioni i "razzismi", gli "antirazzismi", i "fascismi" e gli "antifascismi", sono gli stessi imbecilli di ieri che nel Sessantotto hanno trasformato il conflitto di classe in moralismo piccolo borghese. Il politicamente corretto è la marijuana dei piccolo-borghesi. Il politicamente scorretto è la cocaina dei poveri.

      Ogni crimine ha per definizione delle vittime: e qui il crimine vero è da parte di chi - per i suoi infantili obiettivi - è disposto a far pagare agli altri qualsiasi prezzo per un cazzo di "bene superiore" rigorosamente... comune.

      Che poi tra "i nostri" (?) ci sia un branco di cretini ideologicamente antisocialista, quindi lontano dallo spirito della Costituzione che è ciò che ha unito e unisce gli Italiani, è risaputo ed è stato segnalato.

      Vedi, chi non si rifà coscientemente alla Costituzione, potrà essere parte del gregge sovranista e noeuro, ma non potrà mai essere democratico. Ossia rimarrà de facto collaborazionista ed eurista.

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    2. Che poi tra "i nostri" (?) ci sia un branco di cretini ideologicamente antisocialista, quindi lontano dallo spirito della Costituzione che è ciò che ha unito e unisce gli Italiani, è risaputo ed è stato segnalato.

      Il mio commento caro Bazaar (che ti seguo sempre) era incompleto, infatti per essere chiari, su twitter c'è la gara a chi ha stuprato di più..... Italiano o immigrato?. (“naturalmente” mulsumano”)… cioè per essere chiari condivido in pieno questo commento:

      “Mai come ora, però, le nostre menti elementari che berciano contro i musulmani, sono risultate tanto pericolose. Dopo aver creato confusione e propagato falsa coscienza, ora si prestano - da bravo gregge livoroso che bela i frame degli spin doctor credendoli farina del loro sacco - a fornire pretesti per far scattare qualsiasi forma di repressione.

      Bravi. Complimenti.

      Anticomunismo e islamofobia: dei geni.

      Vabbè, fiato sprecato.”
      http://orizzonte48.blogspot.it/2017/08/la-trappola-dellodio-degli-agenti-di.html?showComment=1503956551117#c2073474433596406985

      e sono sempre gli stessi:
      Purtroppo caro @Stop, c'è chi "si abbevera a fonti infette": "infezione" che pare abbia messo in allerta anche il nostro Alberto.

      Questa dinamica di gruppo per cui credere che (intellettualmente) "l'amico del mio amico è anche mio amico" è tendenzialmente il motore del "noto club dei polemici".

      Non riuscendo a comprendere il lavoro di divulgazione di Alberto, questi non capiscono che euro (libera circolazione dei capitali) ed immigrazione (libera circolazione del fattore lavoro) sono espressione della medesima politica strutturale e che queste piaghe, data un'analisi "materialistica" dell'attualità, sono risolvibili entrambe con la medesima consapevolezza politica che implica il ripristino di un determinato assetto socio-economico.

      E il problema cognitivo non è una questione di difficoltà "tecnica" o - c'è chi ha avuto il pelo di sostenerlo - di "formattazione" degli articoli; altrimenti il post "La Crociata" di Alberto lo avrebbero compreso anche i "dislessici".

      (Di "tecnico" da capire in quel post non c'e nulla, e la "formattazione" è "artisticamente" immediata)

      Il problema cognitivo è di natura morale.
      http://orizzonte48.blogspot.it/2016/07/la-trattativa-stabilita-finanziaria-e.html?showComment=1469120145464#c3659701036860639669

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  12. Tra sacro e profano, tra archetipi e stereotipi, io so che non andrò mai in “paradiso” ma a me “mi” basta sapere “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e non s'ha - tra altri – che ringraziare la tavola rotonda tutta di “knight” che alimenta incessante la CONSAPEVOLEZZA.

    Tardivi, mi associo agli auguri del genetliaco, caro '48 e ..
    tiremm innanz!!

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  13. Tra sacro e profano, tra archetipi e stereotipi, io so che non andrò mai in “paradiso” ma a me “mi” basta sapere “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e non s'ha - tra altri – che ringraziare la tavola rotonda tutta di “knight” che alimenta incessante la CONSAPEVOLEZZA.

    Tardivi, mi associo agli auguri del genetliaco, caro '48 e ..
    tiremm innanz!!

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  14. Pure io in ritardo, ma mi associo agli auguri con tanta gratitudine e con sincero affetto.

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  15. Più in ritardo di tutti...
    Auguri Presidente!

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  16. Sinceri auguri ed un enorme grazie.

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  17. @Bazaar...vorrei avere dieci ciclostili e stampare centinaia di pile di copie di quello che hai scritto e tappezzarci tutto il Veneto. Quello che hai scritto non riesco a spiegarlo da una vita....del resto ho impiegato una decina di anni per spiegare e chiarire a tutta la mia famiglia che l'espropriazione comunista si riferiva/sce ai mezzi di produzione e non alla casa, alla macchina...e probabilmente sono stato ascoltato solo perché figlio/nipote ecc...

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  18. Mi associo tardivamente agli auguri convinto che non ringrazieremo mai abbastanza il presidente per l'impareggiabile lavoro che anima questo blog (che ovviamente è molto più di un blog).
    Gianni

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  19. Augurissimi in primis e in secundis vorrei sapere se l'attuale politica "bergogliana" può essere paragonabile, dal punto di vista politico,alla Religione Romana che andava piegandosi al cristianesimo; vedo tutto fuorché sostegno ai cristiani da parte di questo gesuita. è voluta questa auto-distruzione secondo voi?

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