venerdì 23 febbraio 2018

LA QUESTIONE MEDIATICA TRA JUNCKER E LA ZIA D'ITALIA

http://www.voltairenet.org/article17502.html

1. Siamo in quella peculiare fase finale della campagna elettorale in cui i sondaggi sono vietati e perciò tutti i partiti in corsa possono, anzi "gli corre l'obbligo di", fare professione di ottimismo, potendo, un po' tutti, autocertificare che la strategia comunicativa e il programma prescelti daranno buoni frutti di consenso. Anzi "ottimi e abbondanti".
Essendo, in generale, "inutile polemizzare con i fatti" (ammesso che i sondaggi possano considerarsi tali, e non piuttosto un fattoide di massa come pochi altri), è a maggior ragione inutile polemizzare con le autocertificazioni in assenza di...fatti (che le contraddicano).
Proveremo invece a riproporre alcune parti dell'approfondimento dedicato alla "questione mediatica" (ero in dubbio se ri-occuparmi del fenomeno dell'astensionismo e delle sue condizioni "ottimali" di efficienza antidemocratica: non escludo di tornarci sopra ma, più utilmente, nel dopo elezioni). 
Della questione mediatica ci siamo occupati più volte ma trovo significativo riallacciarmi all'ultima occasione in cui abbiamo tentato di definirne la crescente criticità; cioè alla vigilia del referendum sulla riforma costituzionale

2. Quella consultazione, nel suo contesto e nei suoi epifenomeni, infatti, presentava alcune inquietanti analogie con l'attuale campagna elettorale. Basta apportare gli opportuni aggiornamenti ai più recenti sviluppi. 

2.1. Ma cominciamo col ricordare le premesse generali, giuridico-istituzionali e "di mercato" (peculiare ma pur sempre mercato) della questione mediatica.
La prima di tali premesse discende da una sintesi orwelliana (a) che si combina perfettamente con il più volte citato brano di Habermas (b):
(a) "Ogni singolo elemento dell'agenda dell'informazione mediatica è studiato per costituire un tassello della conservazione del potere oligarchico. Senza eccezione alcuna".

https://uniticontrounsistemamalato.files.wordpress.com/2015/01/g-orwell.jpg?w=520&h=326 http://calamouse.corrieredelveneto.corriere.it/articoli/Stei081213_med.jpg
La fisiologia della guerra, intrapresa dall'oligarchia, ha armi di combattimento adeguate per la conduzione di un conflitto continuo e ininterrotto: i media, - giornali, televisioni e, sempre più ovviamente, l'utilizzo del web- e il sistema finanziario di loro controllo totalitario. 

(b) Nella definizione di Habermas si tratta di una guerra condotta in forma di d'assedio e quindi dell'uso di adeguate "macchine ossidionali".

http://it.manuelcappello.com/wp-content/uploads/2012/03/habermas-potere-comunicativo-IMG_4868.jpg
 
Sappiamo che il sistema di dispiegamento di queste armi "adeguate" e del loro controllo totalitario, assume, nella società globalizzata di massa, la forma del "pop", - quella che è più conveniente mantenere, perché ottiene la frammentazione strutturale di ogni possibile resistenza-, e si basa su alcuni principi:

b) la gestione, all'interno del sistema controllato dei media, dell'informazione e della controinformazione, in modo spesso indiretti ed occultati;

c) come conseguenza dei punti a) e b), il ferreo controllo dell'opinione pubblica ("ciò che gli uomini debbano credere e ciò per cui debbano affanarsi", nelle parole scolpite, da Hayek, sulla pietra tombale della democrazia sostanziale) che garantisce, al livello sottostante dell'opinione di massa (pop), una proiezione identificativa degli oppressi con gli oppressori, che ha come coagulante il senso di colpa (qui, p.2, b.) instillato nei primi. 
Nelle attuali condizioni storico-politiche, questa proiezione identificativa assume il significato di "paradosso €uropeo".
3. Poiché, (purtroppo), soltanto per taluni, questi richiami a presupposti teorici essenziali risultino utili, scendiamo dunque nel concreto, per verificare la segnalata analogia con le vicende che precedettero il referendum costituzional-riformatore. 
Proprio alla vigilia del referendum l'europarlamento se ne uscì con questa deliberazione:
E il nostro Juncker, esattamente in quegli stessi giorni, si segnalò per questo curioso appello (suggerendo, con un nervoso "mettere le mani avanti" che il referendum costituzionale italiano fosse proprio...sull'€uropa):

4. Puntuale, all'approssimarsi delle elezioni politiche, Juncker si "ripropone":


5. E il nervosismo di Juncker trova un puntuale riscontro interno con quello della Bonino, la (autodefinitasi) zia del Più Europa, che si inalbera con Travaglio dimostrando uno scarso livello di tolleranza alle "contraddizioni" più che al contraddittorio (che normalmente liquida con una serie di affermazioni apodittiche, e del tutto avulse dagli argomenti dell'interlocutore, che ritiene sacralizzate e come tali possibile oggetto soltanto di "venerazione". Questione di scarsa verifica dei presupposti teorici, storici, istituzionali e geo-economici sui quali si fonda il suo spinelliano atto di fede?):


6. E certamente la "zia degli italiani", gode di un'eccezionale dose di spazio televisivo per divulgare delle idee che in realtà sono ben note da molto e che, vorremmo rassicurarla, conosciamo benissimo:



7. Il problema della misteriosa iper-presenza mediatico-televisiva della Bonino - ma non solo sua, per la verità-, è tanto maggiore quanto minori risultavano le sue confessate incapacità di attrazione popolare in sede di presentazione della lista; tuttavia, tale problema, va esteso naturalmente a considerare tutta le serie di analoghe (e finanziariamente costose) super-visibilità, tutte in una c€rta direzione, e, non secondariamente, anche a considerare certi misteriosi oscuramenti; e tuttavia, questo problema, sembra passare inosservato.
Nondimeno è, dal punto di vista giuridico-costituzionale, molto rilevante:

8. Ribadiamo perciò i termini costituzionali della questione, che si àncorano all'art.21 della Costituzione assunto nella sua intera formulazione e nella sua armonizzazione sistematica con l'intero dettato della Carta (qui, pp.5-7). Partiamo dalla interpretazione "autentica" che fornisce Lelio Basso:


Se democrazia significa sovranità del popolo, e quindi di tutti i cittadini, se pertanto in un regime democratico ogni cittadino deve essere posto in condizione di esercitare i diritti che gli derivano dalla sua partecipazione alla sovranità collettiva, se la nostra Costituzione (art. 3 cap.) riconosce che questa democrazia rimarrà una vuota parola fino a quando tutti i cittadini non saranno messi in condizione di poter partecipare di fatto alla gestione della cosa pubblica, mi pare che se ne possa concludere che la collettività ha l’obbligo di dare a ciascun cittadino la concreta possibilità di tale partecipazione. 

Ora tale concreta possibilità non significa soltanto liberare ogni cittadino dagli assillanti problemi della fame, della miseria o della disoccupazione, non soltanto eliminare le stridenti disuguaglianze e gli squilibri perturbatori del tessuto sociale, MA ANCHE FORNIRE A CIASCUNO I MEZZI PER ESSERE IN GRADO DI APPREZZARE I VASTI E COMPLESSI PROBLEMI IN CUI SI ARTICOLA LA VITA COLLETTIVA. 

E TALI MEZZI SONO TANTO SOGGETTIVI (adeguato livello di istruzione e di coscienza civile e democratica) quanto oggettivi (un’informazione per quanto possibile seria e imparziale). Sarebbe infatti impossibile concepire una democrazia reale, un effettivo governo di popolo, se al popolo non fossero dati gli strumenti per accedere alla conoscenza della vita associata che esso deve governare e dei problemi che ne risultano ch’esso deve risolvere.

Ad assolvere a questo compito non è certamente sufficiente la libertà della stampa e dell’informazione in generale: LA LIBERTÀ DELLA STAMPA È CERTO UNA GRANDE CONQUISTA DEL PERIODO LIBERALE che va strenuamente difesa anche oggi, in un regime democratico più avanzato, ma è ben lungi dall’esaurire la materia

Essa infatti ha radice in una concezione individualistica della società e riflette il diritto di ogni individuo ad esprimere la propria opinione: riguarda di più cioè il diritto di chi vuole scrivere che quello di chi vuole leggere per essere obiettivamente informato, risponde assai più al concetto di libertà in senso tradizionale che a quello di servizio pubblico

In altre parole, la libertà di stampa rappresenta il diritto del singolo cittadino di “fare” qualche cosa e il correlativo dovere dello Stato di “lasciar fare”, mentre il servizio pubblico dell’informazione rappresenta un dovere della collettività di “fare” essa positivamente qualche cosa e il correlativo diritto di tutti i cittadini di ottenere dalla collettività la prestazione dovuta.

...la libertà d’informazione ha oggi assunto un significato diverso che nell’Ottocento

Che cosa significa parlare di libertà di stampa nel senso di riconoscere a ciascuno il diritto di fondare un giornale, quando si sa che in realtà solo pochi magnati, o un grandissimo partito, possono permetterselo? 

Mi sembra più giusto parlare di un DIRITTO DEL CITTADINO ALLA VERITÀ, cioè all’informazione più ampia e spregiudicata che gli fornisca tutti gli elementi per FORMARSI UNA SUA IDEA DELLA VERITÀ: ciò significa soprattutto che i partiti, i sindacati, le organizzazioni civili devono avere libero e incontrollato accesso alla radio e alla TV, per un tempo che corrisponda alla loro reale rappresentatività. Questo mi sembra il modo migliore di garantire la libertà dell’informazione, almeno nel settore radio-televisivo …” [L. BASSO, Affinché il Paese migliori, Il Giorno, 12 ottobre 1974].
9. A queste considerazioni del 1974, ne vanno aggiunte altre che, peraltro, corrispondono alla stessa propensione di Basso a denunciare la struttura antidemocratica del mercato all'interno del paradgima capitalistico attuale. Ecco, questo la denunzia di questo paradigma trova necessaria, e sicuramente ancor più prioritaria, necessità rispetto al mercato dell'informazione, a proposito del quale Basso, nel 1979, parla di "imperialismo culturale" (qui, p.4):

"...senza capire la natura irresistibilmente oligopolistica dei "mercati", di qualunque settore, ogni disquisizione sulle "libertà" è una squallida pantomima.

E lo è più che mai laddove sia in gioco un mercato caratterizzato dal preminente pubblico interesse del bene/servizio offerto: la cosa sarebbe agevolmente risolvibile con una legge sull'informazione conforme all'art.21 Cost. Di cui abbiamo in passato indicato, su questo blog, alcuni principi irrinunciabili.

Ma poi vedendo che le "classifiche" internazionali (invariabilmente redatte da ONG "senza frontiere" che attaccano gli Statibrutti e ignorano i "mercati") fanno coincidere la "libertà di informazione" con il numero di operatori privati (in oligopolio!) e con l'assenza di interferenza statale su di essi, non rimane che una sola soluzione: vietare lo svolgimento di servizi di informazione privata da parte di chi non sia, in modo accertato con totale rigore, un editore PURO.
Cioè privo di qualunque altro interesse commerciale, industriale o finanziario, il cui titolare si ponga quale oligopolista concentrato, in qualsiasi settore, e, come tale, portatore di una rilevante frazione di potere politico de facto, cioè al di sopra e al di fuori dello Stato di diritto costituzionale, come avvertiva Calamandrei.

E non solo: si deve trattare di un editore puro che sia finanziato ESCLUSIVAMENTE da un istituto di credito specializzato di proprietà pubblica, nonché amministrato da funzionari imparziali, a requisiti di nomina rigorosamente predeterminati (su oggettive "competenze") e soggetti a scadenze non rinnovabili delle cariche, nonché sorteggiati da un elenco aggiornato costantemente.

Poi sull'entertainment, facessero quello che vogliono (nei limiti delle leggi penali) e massima apertura del mercato: compresi i "film di interesse culturale".
La precondizione per la loro produzione e distribuzione deve essere SOLO la diffusione della cultura, per tutti, da parte di un imparziale e rafforzato sistema della pubblica istruzione.

Pubblica istruzione, (forte e imparziale), libertà di informazione, (ontologicamente separata da interessi privati di altro tipo, compresa la reverenza verso la "morale dei banchieri"), e eguaglianza sostanziale, sono praticamente la stessa cosa vista in momenti e angolazioni differenti". 

19 commenti:

  1. "Pubblica istruzione, (forte e imparziale), libertà di informazione, (ontologicamente separata da interessi privati di altro tipo, compresa la reverenza verso la "morale dei banchieri"), e eguaglianza sostanziale, sono praticamente la stessa cosa vista in momenti e angolazioni differenti"."

    Definitivo. Peccato che per farlo capire- o meglio, farlo almeno arrivare alle masse- occorra oggi una fatica immensa con incerti esiti.
    E però solo un completo alienato non può non chiedersi l'eterno "cui prodest?" quando un giornalone o una emittente seguono pedissequamente una linea da oltre trent'anni. Tolti dalla scena i giornali di partito, abbiamo avuto un monopolio dell'informazione (e che informazione!) liberale, autorazzista e fortemente antidemocratica.

    Sono metodi mafiosi per un Potere altrettanto osceno e vile come la Mafia (la quale, almeno, aveva la schiettezza di volere tutto senza ipocrisie).

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  2. @Antonio Martino

    Ipocrita cosmesi: "mafia" è un'espressione classista e implicitamente razzista per definire il capitalismo liberale.

    @Lelio Basso

    Imbrigliata l'informazione e l'istruzione ai fini dell'interesse generale dallo Stato, espressione della sovranità popolare che trova unici limiti nella Costituzione nata da potere primigenio, la Società dello spettacolo chiude il sipario, il capitalismo liberale si piega ai fini sociali (socialismo) e il processo di alienazione si inverte, con buona pace di Hayek, Bruno Leoni, Einaudi e di tutti gli europeisti, incoscienti ed acritici sostenitori della sociopatia cosmopolita e della rendita parassitaria.

    «Mi sembra più giusto parlare di un DIRITTO DEL CITTADINO ALLA VERITÀ, cioè all’informazione più ampia e spregiudicata che gli fornisca tutti gli elementi per FORMARSI UNA SUA IDEA DELLA VERITÀ »

    Questa parole pronunciate negli anni '70 ora sembrano liberalisticamente conservatrici e quasi moralistiche, tanto negli abissi sono sprofondati l'etica sociale e l'umanesimo implicito nell'ordine costituzionale democratico.

    La nostra Resistenza culturale è talmente radicale che, quarant'anni dopo, rifiutiamo di vederci atomistici e borghesi "cittadini", ma - ridotti a plebi depredate e barbaricamente violentate dalle invasioni migratorie - desideriamo tornare a sentirci identitaristicamente una e una sola cosa: il popolo sovrano.

    Popolo sovrano che è l'unica entità che può rivendicare irrevocabilmente il diritto inalienabile ad autodeterminarsi e a costituirsi unica ed indivisibile soggettività storica nella forma di nazione.

    Non ci interessa un'astratta e relativistica "verità": ci interessano le cose in sé percepibili ed interpretabili tramite "fonti" e "dati" forniti correttamente dai media in quanto pluralisticamente verificati: noi pretendiamo la verità positiva e non abbiamo fede in altra verità se non in quella che si dispiega nella dialettica del divenire, nella totalità che si produce sinteticamente nelle contraddizioni della Storia, ricercando lo Spirito nella materialità dell'esistenza.

    La nostra coscienza è indisgiungibile da quell'esperienza intersoggettiva che consiste nel mondo della vita; questa si rispecchia e si riflette nella coscienza della comunità sociale unitariamente ed olisticamente considerata.

    Non ci interessa ragionare con "la nostra testa": ci interesse sviluppare la nostra personalità individuale tramite l'altro, senza il quale alcun significato è possibile; e intendiamo contribuire collettivamente, tramite le nostre abilità, alla crescita materiale e spirituale della nostra nazione in comunione con tutte le altre.

    È finito il lotofago Sessantotto; in fasce, percepiamo i risorgimentali vagiti per un Quarantotto dell'avvenire. Si riscopra la tensione morale volta alla solidarietà e alla lucida radicalità di cui è propria la lotta per la sopravvivenza, costringendo la propria moralità individuale al servizio dell'etica sociale.

    Coscienza morale è democratica coscienza di classe e patriottica coscienza nazionale.

    Lelio Bazaar

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  3. "...i partiti, i sindacati, le organizzazioni civili devono avere libero e incontrollato accesso alla radio e alla TV, per un tempo che corrisponda alla loro reale rappresentatività."

    Sono d'accordo con l'impostazione di Basso quando parla del "diritto di fare", mi chiedo però, con riferimento al passo che riporto, chi e come possa determinare il tempo usufruibile in radio e in TV. Affidarsi ai sondaggi non credo possa essere la soluzione, ma neanche affidarsi all'ultimo risultato elettorale poiché nel corso di una legislatura la rappresentatività di un partito aumenta o diminuisce a seconda degli eventi che si verificano. Di cosa potremmo servirci per determinarlo?
    Non riuscendomi a dare una risposta penso che la cosa più giusta sarebbe dare uguale spazio a tutti sempre, e non solo (per finta) nell'ultimo mese prima del voto. Per questo ci vorrebbe una legge molto dettagliata.

    Poi (anzi prima) c'è certamente il problema del finanziamento pubblico e privato ai partiti. Se oggi abbiamo le gigantografie della Bonino (che non rappresenta quasi nessuno) sugli autobus, nelle stazioni centrali e persino nelle pubblicità prima dei video su YouTube, oltre che la Bonino stessa sempre in TV, c'è un problema di finanziamento: se un partito minuscolo senza una base elettorale come +europa dispone dei soldi per permettersi tutto ciò c'è necessariamente qualche grosso capitalista che lo finanzia, e in questo caso possiamo immaginare anche chi sia. Ma c'è da dire che si sfrutta anche la prenotorietà del suo portavoce, la Bonino. E questo Casaleggio lo ha sempre detto a Grillo: "la visibilità politica presuppone la prenotorietà, altrimenti è letteralmente impossibile nel sistema informativo attuale". Se Casaleggio padre e Casaleggio figlio avessero fondato il movimento senza Grillo, esso avrebbe faticato a prendere l'1% dei voti. Il m5s non sarebbe mai arrivato al 25% nel 2013 se gli italiani non avessero già conosciuto Grillo nei decenni precedenti, questo è chiaro. L'unico altro modo sarebbe stato quello di disporre di ingenti finanziamenti privati che avrebbero consentito l'ottenimento dello spazio mediatico. E forse non basterebbe, perché ad esempio +Europa "sponsorizzato" da una persona qualunque, comunque non avrebbe avuto tutto questo spazio mediatico o perlomeno non così immediatamente e facilmente.

    Per questo il finanziamento pubblico è fondamentale in una democrazia, altrimenti saranno i soli (grandi) finanziatori privati a decidere quali siano i partiti che possano crescere e quindi quali siano i partiti "da scegliere" e solo i cittadini "pre-noti" avranno il "diritto di fare" come lo intendeva Basso. Eppure purtroppo oggi, si sa, il finanziamento pubblico è forse la cosa più demonizzata in assoluto fra tutte le cose legate allo statobrutto.

    E credo che fondamentale sia, in quest'ottica e dell'eguaglianza sostanziale, anche una vera legge sui partiti in applicazione dell'art.49 cost., impedendo che possano esistere partiti-persona che nascono e muoiono col suo fondatore/capo, e che per questo sono privi di quel "metodo democratico" essenziale per determinare la politica nazionale.

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  4. Istruzione [per le classi subalterne una “scuola disinteressata…per poter realizzare la propria individualità nel modo migliore, e perciò nel modo piú produttivo per loro e per la collettività”, A. GRAMSCI, Uomini o macchine?, Avanti!, ediz. piemontese, 24 dicembre 1916, già in nuce l’art. 3, comma II, Cost.] e informazione sono un binomio indisgiungibile dalla democrazia sostanziale, per una “effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Da quel binomio dipende la formazione della coscienza dei cittadini:

    …quando i grandi organismi economici sono nelle mani di una ristretta oligarchia, la quale, senza alcun controllo pubblico, può precipitare il paese in una qualsiasi avventura economica fino ad asservirlo ad interessi stranieri: quando questa stessa oligarchia, grazie alla sua potenza finanziaria, ha di fatto il quasi totale monopolio della stampa, soprattutto della grande stampa D’INFORMAZIONE e può avvelenare quotidianamente l’opinione pubblica, dandole il tono ch’essa desidera;

    quando la SCUOLA… e spesso, mi sia consentito dirlo, la stessa predicazione religiosa, diventano veicoli per la propagazione delle idee care alla classe dominante (ubbidienza, accettazione della propria condizione sociale, difesa della proprietà, esaltazione dei valori tradizionali, tendenza al conformismo, ecc.) e quindi un ostacolo al FORMARSI DI UNA COSCIENZA e di una dignità nelle classi oppresse… sarebbe assurdo affermare che basti l’emanazione di una costituzione formalmente democratica per dare effettivamente ad ogni cittadino la possibilità di esercitare lo stesso grado di influenza sulla vita pubblica...
    ” [L. BASSO, Intervento in La partecipazione del popolo al governo, Cronache sociali, 15 marzo 1948, n. 5, 1-3].

    Nel 1975, in una breve intervista, Lelio Basso fa un limpido sunto di qual è il problema su cui il blog insiste ormai da anni e che Bazaar non a caso ha opportunamente richiamato:

    … Per i regimi totalitari la retorica, cioè il vuoto, rimane la forma principale di cultura. Ma occorre un esercito di funzionari culturali per impartirla ad una Nazione”.

    D: E oggi?

    R: Oggi il problema è più complesso e sottile. Il Potere, che è organico alla società che vuol conservare, ha sempre più bisogno di consenso: ma di un consenso ottenuto con la mistificazione, che è un mezzo meno grossolano della retorica dei regimi totalitari. Da questo lato, l’America è un esempio: il Paese tecnologicamente più progredito è anche quello in cui l’integrazione è spinta al massimo. E per ottenere questo risultato il regime ha bisogno, anche qui, di un esercito di intellettuali: PROFESSORI, GIORNALISTI, TECNICI, PSICOLOGI, PUBBLICITARI, eccetera, tutti contribuiscono a far accettare i modelli che sono necessari alla sopravvivenza del Sistema.

    I pochi che non l’accettano sono dichiarati ‘disadattati’, per cui si interviene con opportune terapie di adattamento, oppure con l’emarginazione attraverso una rete di istituzioni che sono anch’esse un’espressione culturale organica del Sistema. È contro questo modo di procedere che è nato pochi giorni fa, a Venezia, l’Istituto ‘Critica delle istituzioni’”
    . (segue)

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  5. Naturalmente, in queste società moderne dovrebbero esistere anche forze antagonistiche assai robuste: non soltanto la classe operaia, ma l’immensa maggioranza della popolazione che è sottoposta dal Potere a un processo di alienazione. Tuttavia, proprio in quanto alienata, questa maggioranza non sempre reagisce, e non sempre trova intellettuali che si battono per aiutarla a disalienarsi. Perché anche l’intellettuale che si ribella rischia di essere messo da parte, e la forza integratrice del Sistema ha un potente effetto di dissuasione. Per cui accade spesso che, pur sotto l’apparenza di una lotta, ci sia una sostanziale convergenza: dopotutto, gl’intellettuali che difendono il Sistema e quelli che lo combattono escono generalmente dallo stesso ceto sociale, hanno fatto le stesse scuole e parlano lo stesso linguaggio. Spesso riconoscono gli stessi valori”.

    D: È dunque la debolezza congenita della cultura ad agevolare la prepotenza del Potere. E questa fragilità lascerebbe disperare. Lei pensa che ci sia ancora spazio per un discorso sano, estraneo al compromesso?

    R.: Quello di cui mi sembra ci sia bisogno oggi, e mi riferisco a tutte le società capitalistiche avanzate, È UN PROCESSO DI DEMISTIFICAZIONE DELLE COSCIENZE, cioè una vera e propria rivoluzione culturale. Gli uomini, l’immensa maggioranza degli uomini alienati, devono riprendere a guardare il mondo con occhi propri, a non lasciarsi imporre gerarchie di valori, modelli di comportamento, criteri di giudizio, che sono organici al sistema di sfruttamento e di alienazione di cui sono vittime; devono capovolgere il mondo feticizzato in cui il prodotto domina il produttore, per porre al centro l’uomo creatore della storia e artefice del propria futuro collettivo”.

    Sta qui il senso della distinzione che facevo in principio: non basta ribellarsi a coloro che esercitano il Potere, ma al Potere anonimo del Sistema, alla coazione silenziosa dei rapporti economici, sociali, culturali; bisogna esprimere veramente una cultura alternativa, una cultura di uomini liberi
    ”.[L. BASSO, Liberare le coscienze, Messaggero, 17 aprile 1975].

    In una compiuta democrazia costituzionale in cui il Popolo fosse cosciente, la zia del Più €uropa avrebbe spazio solo per essere spernacchiata h24

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  6. “E certamente la "zia degli italiani", gode di un'eccezionale dose di spazio televisivo per divulgare delle idee che in realtà sono ben note da molto e che, vorremmo rassicurarla, conosciamo benissimo”

    A me ricorda una delle zie di Arsenico e vecchi merletti di Frank Capra. (Solo che quelle erano “simpatiche”)

    “Lo scrittore Mortimer Brewster, ex scapolo convinto, torna a casa dalle zie Abby e Martha per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper, ma scopre che le due amabili e anziane ziette "aiutano" quelli che affettuosamente chiamano i "loro signori" ossia gli inquilini ai quali affittano le camere, a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra, offrendo loro del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni”

    Arsenico e vecchi merletti - Wikipedia

    Bazaar21 dicembre 2017 02:06

    Da ricordare mentre si sente il nauseante dibattito sull’eutanasia, dove la feccia malthusiana del modernismo radicale, sorosiano e liberal trova la solita sponda nell’ipocrita e superstizioso moralismo cattolico, coi suoi scampoli di tradizionalismo funzionale a far vincere le Bonino rappresentanti dello Stato profondo Atlantico. Proprio come negli anni ‘70.

    Per ‘sta feccia gli unici diritti sono quelli di crepare con la propria stirpe.

    Sei cinquantenne e depresso? Suicidati.

    Il gregge cattolico in tutto questo bela in coro togliendo qualsiasi scampolo di dialettica volta alla coscienza.

    E la nuova complexio oppositorum neoliberale è servita.


    L’unico vero diritto che devono riconquistare le donne è quello di avere tutta la sicurezza economica per potersi realizzare in primis come... donne! Ovvero vivere quell’esperienza psicofisica chiamata gravidanza. E farlo nel numero di volte che le appaghi.

    La femminilità trova la sua sublimazione nella maternità.


    (Ma questi sociopatici sono troppo impegnati a sterminare gli europei e la cultura umanistica da cui sono nati democrazia e socialismo)

    https://orizzonte48.blogspot.com/2017/12/la-rivoluzione-liberale-delle-care.html?showComment=1513818406328#c5762352735453146491

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    Risposte
    1. "Da ricordare mentre si sente il nauseante dibattito sull’eutanasia, dove la feccia malthusiana del modernismo radicale, sorosiano e liberal trova la solita sponda nell’ipocrita e superstizioso moralismo cattolico..."

      Ma per fortuna altrove non se li fila nessuno!

      http://tass.com/economy/990506

      A tecnologia esistente il pianeta (ove democraticamente gestito in ottica di ordinato sviluppo dei mercati interni) è anche in grado di alimentare almeno altri tre miliardi di anime (basta che gli Stati, non le varie Monsanto, possano governare le loro politiche agricole).

      Domani viene il Papa a visitare la parrocchia vicino casa.
      Mia suocera, che è una attivista, mi voleva riservare un posto in prima fila.
      Si è scandalizzata quando ho cortesemente rifiutato dicendo che non partecipo a 'riti pagani' officiati da un non-cristiano.

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    2. Luca sono con te. Anche perché…. come sappiamo al riguardo del Papa:

      Verrebbe strano - anche a chi come me, teiera di B Russell in orbita marziana – limitarsi a ricordare l'assegnazione del Karlspreis 2016 [Internationaler Karlspreis der Stadt Aachen – Premio Carlo Magno] a Papa Francesco (nato Jorge Mario Bergoglio) nel dicembre 2015 e conferito nel maggio 2016 nel Palazzo Apostolico in Roma alla presenza delle istituzioni europee, riconoscimento riservato a partire da Coudenhove-Kalergi (1950) alle migliori espressioni del liberismo internazionale e dell'ordoliberismo europeo.
      D'altronde l'imprint fenotipico della Societas Iesu conferisce ad alcuni il diritto pontificio di chierici “regolari”, ad altri “irregolari” l'algoritmo, limitata”mente”, del materialismo storico (materialistische Geschichtsauffassung).

      https://orizzonte48.blogspot.com/2016/12/lipotesi-frattalica-e-i-ricchi-nel.html?showComment=1481295025130#c3822509253728266576

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  7. Intervista a Lelio Basso del 13 Febbraio 1972 Molte antenne con il socialismo

    CORRIERE: Un sistema socialista moderno che prevedesse la libertà di stampa non dovrebbe prevedere anche una pluralità di televisioni?

    BASSO: La differenza fondamentale fra la società capitalistica in cui viviamo e quella socialista (almeno come io la concepisco) è che la prima è dominata da profonde disuguaglianze e da forti concentrazioni d’interesse mentre la seconda dovrebbe condurre uno sforzo permanente per realizzare il massimo possibile di uguaglianza, non soltanto nelle condizioni di partenza, e di omogeneizzazione del tessuto sociale; che l’elemento motore della prima è il profitto, cioè l’interesse privato, mentre nella seconda dovrebbe essere l’interesse collettivo e il benessere, sia materiale che spirituale, egualmente diffuso per tutti; che nella prima il potere si presenta in generale con un volto ostile per la grande maggioranza dei cittadini che è sfornita di qualsiasi potere, nella seconda il potere dovrebbe essere veramente al servizio della collettività. Può darsi che nella mia visione di una futura società socialista ci sia anche un tantino d’utopia, ma, a parte la considerazione che ogni visione dei futuro contiene necessariamente un elemento utopico, anche questa utopia ci aiuta a capire in che senso dobbiamo camminare.

    Le due prospettive essendo così diverse, è ovvio che tutti i problemi, compreso quello dell’informazione, compreso quello della stampa, si presentano in un’ottica diversa. In una società capitalistica, la libertà di stampa ha perduto gran parte del suo significato tradizionale, perché oggi solo i grandi gruppi capitalistici sono in grado di fondare un giornale quotidiano, e anche per un settimanale occorre una tale larghezza di mezzi che ben pochi se lo possono permettere. A questo livello la libertà di stampa si risolve semplicemente in un nuovo privilegio per i già privilegiati, mentre il cittadino comune ne è sfornito. Lo stesso può dirsi per la Tv: è chiaro che libera iniziativa in materia di Tv non significa maggior libertà ma può significare semplicemente rafforzare maggiormente alcuni grandi gruppi egemonici. D’altra parte è altrettanto chiaro che il monopolio statale ha fatto una ben cattiva prova.

    CORRIERE: Come dovrebbe essere quindi garantito in un regime democratico il diritto a una informazione veritiera?

    BASSO: È certo che fra i diritti che una società democratica moderna dovrebbe riconoscere al cittadino, c’è un diritto all’informazione veritiera, ma poiché nessuno ha il monopolio della verità il modo migliore per arrivarci è la possibilità di accedere a diverse “angolazioni” della verità. Questo problema non si risolve semplicemente modificando le televisioni: come dimostra l’esempio americano, se le diverse Tv “manipolano” la verità allo stesso modo, avremo un peggioramento e non un miglioramento della situazione. Si tratta di dare diversi punti di vista, e non lo stesso moltiplicato più volte.

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  8. CORRIERE: Praticamente quale soluzione suggerisce?

    BASSO: C’è un’altra soluzione, che io ho sostenuto in passato: quella di dare alle diverse organizzazioni politiche, religiose, sindacali, ecc. un accesso autonomo alla trasmissione televisiva, in termini di minuti, senza passare per gli arrangiamenti preventivi, i veti, i tagli, ecc. dell’ente televisivo. È quello che accade per esempio in Olanda. Oggi probabilmente ci potrebbe essere una nuova soluzione attraverso le Tv regionali, la cui concorrenza, anche in sede politica e culturale, potrebbe essere preziosa. Alle Tv private rimango contrario.

    CORRIERE: In definitiva, in una sua visione della società socialista avremmo una sola Tv come quella di oggi, o tante Tv diverse?

    BASSO: Nella società socialista che io vagheggio, dove il problema dell’ente privato non sussisterebbe più, è ovvio che dovrebbe esservi una pluralità di televisioni, che dovrebbero essere affidate tutte a enti pubblici (penso ai sindacati, agli enti culturali, religiosi, alle grandi amministrazioni locali, ai partiti. ecc.) e che dovrebbero considerarsi tutte al servizio della collettività. Lo scopo dovrebbe essere da un lato quello di rompere il monopolio dell’informazione e della verità, dall’altro quello di non passare dal monopolio e cioè dalla manipolazione statale alla manipolazione privata. Una pluralità di voci diverse, nessuna delle quali però posta al servizio di interessi privati, potrebbe garantire al cittadino il diritto all’informazione veritiera, intesa non nel senso di una verità bell’e fatta che gli viene offerta già cucinata ma in quello, assai più profondo e più degno di un cittadino democratico, di offrirgli tutti gli elementi disparati che possono concorrere a permettergli di interpretare egli stesso questa verità.

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    1. Credo che, nella situazione attuale (cioè nella moneta unica e coi vincoli fiscali posti a tutta la sfera "classificata" - dall'Istat pro-Uem- del settore pubblico soggetto ai tagli verso il pareggio di bilancio), Basso non suggerirebbe più tale soluzione.

      Come poi notava Bazaar (specie nei commenti al post "madre" di questo), c'è un non so che di vetero-pedagogia (positivista?) nell'idea che la gestione delle televisioni - e non dei meri spazi di informazione interni all'offerta complessiva-palinsesto -, possa essere affidata a "enti culturali, religiosi (!), alle grandi amministrazioni locali, ai partiti. ecc.".

      Certo, posta in termini di trasparenza su finalità e ideologia della "fonte", sarebbe stato un buon elemento di chiarezza.

      Ma non è detto che non avrebbe portato a incoercibili resistenze, ben comprensibili, di una parte non irrilevante della coscienza diffusa (l'essere umano ha bisogno di "storytelling" e non può delimitarsi all'impegno sociale, per di più settorializzato o ideologizzato).

      Il discorso naturalmente è complesso e affascinante.
      Ma oggi ci ritroviamo ben lungi dal potergli fornire un aspetto operativo.

      Occorrerà prima ripristinare la legalità costituzionale...

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    2. Penso che sarebbe su queste posizioni "Il mondo dopo l'uomo tecnica e violenza" Gunther Anders pag 209
      L’uomo non è più un essere responsabile42 che possa esprimere con la propria bocca una propria opinione. Egli è molto più un succube, il quale infatti ascolta sempre e soltanto; e precisamente, ascolta quello che gli viene somministrato attraverso la radio e la televisione, ma su cui egli, rimanendo la relazione unilaterale, non può rispondere. Questa ascolto è caratteristico della non libertà che l’uomo ha prodotto attraverso la propria tecnica, e della quale poi egli stesso cade vittima.
      Il modo di dire secondo cui l’uomo sarebbe responsabile, al giorno d’oggi, è falso, poiché nessuna persona che sieda davanti alla radio o alla televisione e che dipenda da questi apparecchi, apre più bocca. Noi siamo esseri «d’occhio» e «d’orecchio», e non esseri responsabili. Con i mass media si è inventato anche l’«eremita di massa». Egli siede isolato davanti alla sua radio o al suo televisore, ricevendo tuttavia lo stesso alimento uditivo e visivo degli altri. In breve: non avverte che ciò che egli consuma solipsisticamente è il pasto comune di milioni di persone. Egli crede, nella misura in cui ci si spreme le meningi, cosa che raramente accade, di essere «lui stesso» e un «se stesso».

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  9. Dagli aborti a Mario Monti. Percorso esemplare.

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  10. Non so a voi, ma a me Emma e Più Europa ricordano tanto Pavolini e il PFR.

    I colpi di coda di qualcosa che gli sta scivolando dalle mani, tanto da costringerli a rilanciare ferocemente in un terreno divenuto politicamente ostile dove, tutt'al più, possono arruolare qualche vecchio gerarca e i giovani che essendo "nati nel ventennio" conoscono solo quello.

    Se sono a questo punto, ho buone speranze che nel quinquennio prossimo venturo l'UE possa considerarsi cosa finita.

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    1. Non lo so, caro Maurizio.

      Penso semplicemente che, solo per il fatto di ispirarsi a Popper, Soros dovrebbe avere un mandato di cattura internazionale per vilipendio al pensiero umano.

      Secondo, dal link di Quarantotto, vediamo il livello da ONG dell'amore per il prossimo.

      Quando si diceva che anche la mafia è "non governativa"...

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    2. “Secondo, dal link di Quarantotto, vediamo il livello da ONG dell'amore per il prossimo.”

      E non solo caro Bazaar:

      Bazaar15 agosto 2016 21:49
      Ora, la prova che dietro la fogna piddosellina dei "diritti cosmetici" c'è Soros è pubblica: LGBT, xenofobismo, immigrazione come arma di distruzione di massa, europeismo fanta-spinelliano, Hitlery for president e provocazioni alla Russia, sono tutte finanziate sostanziosamente da Soros.

      Prima riflessione: dai documenti 'sto orribile mostro ha in mano propaganda e politica di praticamente tutto il mondo.

      Le elezioni sono in effetti una carnevalata manipolata in tutto il pianeta: prima nell'informazione, e poi nei seggi.

      Più genera catastrofi umanitarie, più accumula ricchezze immense per scatenarne altre ancora più grosse.

      Altro che "mano invisibile" del mercato: questa non è manco del legislatore, come sosteneva Robbins, ma è quella reliquia grinzosa del frontman del club degli psicopatici che si fa chiamare élite.

      Secondo: a leggere le mostruosità che combina - chiamandole "alchimia della finanza" o semplicemente "business" - vien da ridere in faccia a quelli che parlavano di "viaggi di potere" di Andreotti o a quelli che la menano con la mafia.

      La mafia non è altro che un embrione di capitalismo liberale: sono sicuro che Provenzano era favorevole alla "Società Aperta" di Popper.

      Terzo: non mi si venga a raccontare che Soros si muove indipendentemente.

      Chi lo sostiene? di chi è ciambellano?

      Può 'sto cadavere ambulante in trip da potere consegnare l'umanità al genocidio? Può l'essere abominevole che emerge dalla corrispondenza mail prendere decisioni personali su un futuro che non vedrà mai?

      Può un tiranno pazzo portare con sé nella tomba tutto il resto dell'umanità?

      Non ho mai letto una dichiarazione sensata di questa gente: le concentrazioni di potere e ricchezza sono una malattia degenerativa.

      E le élite sono esse stesse parte della sintomatologia.

      https://orizzonte48.blogspot.com/2016/08/lo-strano-caso-trump-la-fine-della.html?showComment=1471290568302#c2569101161460795325

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    3. Grazie Luca, la questione più inquietante è che per comprendere la politica degli Stati Uniti non va ascoltato il legittimo presidente, ma questo individuo.

      Da costui sappiamo che CIA e Pentagono vogliono euro, immigrazione e guerra con l'eurasia.

      I popoli sono in catalessi.

      70 anni di totalitarisca distruzione della cultura e mistificazione dell'informazione, l'apatia ha superato quella dei vegetali.

      E, invece di organizzarsi internazionalmente e scendere in piazza tutto il mondo per la sovranità anticolonialista e antimperialista, i diritti sociali, il lavoro e la pace tra nazioni, fantasmi umani dimostrano contro il fantasma del fascismo .

      D'altronde è molto più confortevole lottare nella fantasia contro qualcosa che non c'è piuttosto che ribellarsi dall'incubo reale, che c'è.

      Lo psicopatico con l'accetta alzata è di fronte a noi: puoi continuare a conversare facendo finta di niente. Io parto con calci e pugni.

      Non c'è altro da aggiungere .

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    4. "I popoli sono in catalessi.
      70 anni di totalitarisca distruzione della cultura e mistificazione dell'informazione, l'apatia ha superato quella dei vegetali.
      E, invece di organizzarsi internazionalmente e scendere in piazza tutto il mondo per la sovranità anticolonialista e antimperialista, i diritti sociali, il lavoro e la pace tra nazioni, fantasmi umani dimostrano contro il fantasma del fascismo .
      D'altronde è molto più confortevole lottare nella fantasia contro qualcosa che non c'è piuttosto che ribellarsi dall'incubo reale, che c'è."
      IL SOGNO AMMERRECANO,differenze di aspettativa di vita fino a 20 VENTI!Anni tra le contee ricche e quelle povere
      https://www.npr.org/sections/health-shots/2017/05/08/527103885/life-expectancy-can-vary-by-20-years-depending-on-where-you-live

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  11. qui un bell'elenco del suo essere filantropo (da brividi) http://www.glennbeck.com/content/articles/article/198/47856/

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