sabato 17 febbraio 2018

L'ANTIFASCISMO XENOFILO: "DIALETTICA" LIBERALE ANTIPOPULISTA (SEDARE LA LOTTA DI CLASSE)

Trappola d'affari concetto di business con un funambolo che cammina su un filo che porta a una gigantesca ragnatela come una metafora per le avversità e l'inganno di essere attirato in un agguato finanziario o reclutare nuovi candidati di carriera

I. Della questione si può discutere all'infinito.
Ponendo la questione sul piano delle ideologie storiche, poiché questo è il senso comune diffuso che ne definisce i termini, si può trovare una serie pressocché indefinita di opinioni basate su ricostruzioni selettive dei fatti; una selezione guidata appunto dal "senso comune" di chi compie la ricostruzione e che, talora, si sedimenta come "auctoritas", cioè come descrizione prevalentemente accettata (...dal senso comune, nell'orizzonte transitorio di un certo periodo storico). 
La parzialità selettiva dei fatti è propria delle ricostruzioni "storiche", o ancor più, "storico-filosofiche"; e gli storici, i filosofi - e, immancabilmente, i "politologi" che schematizzano le elaborazioni dei primi per costruire una meta-ricostruzione sistematicamente avulsa dalla conoscenza effettiva di diritto ed economia - giustificano questa selettività con l'apriori del...comune sentire di cui si sentono (spesso inconsciamente) esponenziali.

II. Ciò, appunto, in una sorta di giro euristico, o uroboro, in qualità di appartenenti all'epoca in cui vivono (e si guadagnano da vivere; e dunque, per lo più, senza enunciare la premessa non secondaria che la "cultura", in un regime capitalistico, intanto dà da vivere in quanto "offra" un prodotto gradito al mercato; che, a sua volta, non è un luogo astratto e impersonale ma il conglomerato delle forze capitalistiche dominanti, storicamente individuabili in una sempre più ristretta cerchia di persone). 
Questa appartenenza (a) e questa esponenzialità del "senso comune" epocale, induce queste classi di operatori culturali a considerare, o ri-considerare (rispetto a un momento "0" precedente), le priorità (valoriali ed ermenutiche) nel selezionare i fatti basandosi sull'idea, spesso solo implicitamente ma saldamente accettata, che il passare del tempo, cioè il fluire della Storia, sia un percorso unidirezionale verso un (indefinito) progresso.

III. Parliamo, naturalmente del fascismo, e dei suoi "automatici" corollari semantici (negli slogan mediatizzati dominanti) e sintattici (nei ragionamenti che, sempre in modo per lo più inconscio, vengono sistematizzati sulla base di questi slogan, una volta espansi e resi presentabili "intellettualmente", secondo varie tecniche di linguaggio e di comunicazione).
Per quanto emerge dal lungo lavoro di elaborazione compiuto su questo blog, in base all'utilizzo coordinato di discipline quali il diritto e l'economia, - naturalmente in prospettiva storica ma, prima ancora, fenomenologica-, il fascismo è tale se e in quanto definisca un fatto istituzionale (ovviamente sovrastrutturato con una forte ideologia "suggestiva"); un fatto istituzionale che postula il capitalismo e i suoi stati di crisi successivamente alla fase in cui il regime liberal-capitalista si è visto costretto (dallo stesso sviluppo economico determinato dai suoi metodi produttivi e dal conseguente acuirsi del conflitto distributivo relativo a tale crescita), a concedere il suffragio universale. 
In questo senso è l'interpretazione dei due massimi esponenti del pensiero marxiano in Italia, e tra i più noti e accreditati al mondo, e che, in aggiunta (elemento impossibile da trascurare), sono stati altresì testimoni diretti della nascita e dello sviluppo del fascismo: Gramsci e Basso.

IV. Quando il controllo istituzionale, cioè politico-statuale, del regime capitalista viene sottoposto a uno stress eccessivo, a causa della difficoltà di controllare gli esiti del processo elettorale a suffragio universale, il capitalismo vede posto in pericolo il prediletto gold-standard (considerato il baricentro dell'assetto conservativo allocativo-efficiente del potere economico-sociale), e ricorre:
a) all'autoritarismo poliziesco, all'imperialismo militare, e/o a varie combinazioni tra i due- prima anima capitalista: finanziaria e bancocentrica;
b) ovvero a vari cedimenti a forme istituzionali che cerchino di conciliare la democrazia liberale, cioè oligarchica, (che controlla il processo elettorale con metodo idraulico) con una certa mobilità sociale, essenzialmente legata a varie forme di welfare pro-labor: quel tanto che basta per scongiurare la rivolta di massa o, peggio, la rivoluzione organizzata del mondo del lavoro - seconda anima capitalista, talora prevalente, come nel New Deal post '29, protezionista, industrialista e anti-finanziario, e, peraltro, sempre con la riserva mentale della possibilità di riprendersi quanto "ingiustamente" concesso al fattore lavoro, (magari dopo una guerra che dia soluzione agli altrimenti insolubili problemi di insufficienza della domanda aggregata e di sotto-occupazione, laddove si ritenga irrinunciabile mantenere la democrazia formale e lo Stato "liberale").

V. Nei sensi appena precisati, il fascismo è un fenomeno storicamente connotato: uno strumento di default del capitalismo, come ci dice inequivocamente von Mises, cfr; p.3 (uno strumento sempre concepito come temporaneo: come già nel caso alternativo del New Deal - e della mobilità sociale e del welfare non "caritatevole"); sottostante ad ogni forma di fascismo, dalla Marcia su Roma a Pinochet (e pur nelle evidenti differenze di presupposti economici strutturali, e di utilizzo della sovrastruttura ideologico-suggestiva, dei vari fenomeni di conservazione autoritaria) c'è sempre la riserva di riprendersi il pieno controllo dello Stato, mettendo da parte il "partito unico" o la "giunta militare" ed evitando l'effetto pretoriani. Lo "strumento di default", infatti, tende sempre a deragliare, agli occhi dei capitalisti che gli danno il via libera, in una violenza considerata negativamente (soltanto) perché non essenzialmente mirata a reprimere le istanze di partecipazione al potere economico della massa dei "subalterni" (da cui la contingente disponibilità "finale" a fare concessioni anche della "prima" forma di capitalismo, quando sia messo alle strette dall'orrore culturale per gli eccessi ideologici incontrollabili, in quanto autonomi, di quello stesso totalitarismo che gli è intrinsecamente congeniale). 

VI. Detto questo, passiamo a riportare una serie di interessanti commenti di Bazaar in "libera uscita" su blog degli amici di Sollevazione
Come tutti dovrebbero sapere, Bazaar non abbraccia alcuna ideologia marxista: egli muove dal condividere la scientificità (etica) del metodo marxiano come il più efficace, dal punto di vista fenomenologico, a risolvere il problema politico perenne del conflitto sociale tra capitale e lavoro (in modo che, effettivamente risoltolo, ciascun essere umano possa dedicarsi a ben altri problemi che quelli della fame, della disoccupazione e della "scarsità di  risorse" e possa perciò esprimere le sue piene inclinazioni per la "conoscenza", manifestate non solo sul piano della dignità, non più contestabile, di qualunque attività lavorativa egli svolga, ma, forse ancor più, nella sua connessione con lo Spirito e l'Intento della condizione umana: essere avvolto nel mistero della nascita, dell'esistenza e della morte). 
I commenti in questione sono emendati di talune parti e arricchiti da qualche link (per i non attenti o i nuovi lettori) e li ho numerati per dare allesposizione un format consueto (allo "stile" di questo blog):

1. « Ci sarà infine qualche cretino che griderà al complotto di qualche servizio segreto per favorire XYZ nelle urne. »

Io sono uno di quei cretini.

Ora, non mi aspetto che chi non abbia capito nulla di ciò che è successo negli anni'70 in Italia lo possa capire ora. È inutile citare la Cox come è inutile spiegare perché Marx sostenne il conservatore Lincoln. Ovvero è inutile spiegare le due anime storiche del capitalismo che, nella loro dialettica, offrono delle opportunità all'avanguardia democratica che per struttura, in condizioni normali, ha pochissimi spazi politici.

Ciò da cui non ci si può astenere, però, è lo stigmatizzare l'antimarxiano muoversi per appartenenza, acritico ed incosciente.

Ma che diavolo sarebbe 'sta fava di "antifascismo", fuori dalla reale concretezza della situazione storica, che viene sbandierato da generazioni di socialisti falliti?

La Costituzione è antifascista in quanto socialista. E si richiama all'antifascismo in quanto si rifà alla comunione di intenti della concreta situazione storica della Resistenza. Punto.

Ora: l'anima "nera" non è quella del "fascismo". È quella del capitalismo. Giusto?

Il socialismo nasce come anticapitalismo. Non nasce come un "antifascismo" fuori dalla storia.

Ora il capitalismo si è riproposto nel suo totalitario liberalismo ottocentesco: cosa facciamo? Continuiamo a fare gli "antifascisti" al servizio del capitale?

I democratici sono socialisti, ossia anticapitalisti: non sono né di sinistra né antifascisti che, guarda un po', trovano eco in organizzazioni tipo "Antifa" che sono TUTTE infiltrate se non direttamente finanziate dal grande capitale liberal. Così come certe formazioni di "estrema destra" come Forza Nuova.

La verità è che l'Internazionale dei lavoratori nasce in ottica anti-immigrazionista e nazional-indipendentista (qui, p.4): a farlo ora ci sono partiti e movimenti senza cultura socialista e democratica che si sono storicamente rifatti a regimi conservatori.

La responsabilità è di chi si propone come "intellettuale socialista" e continua a ragionare come la sinistra nata dal Sessantotto... ossia la sinistra neoliberista.

2. Signori, dando per assodato che conosca come la vostra posizione si distingua dal resto del pensiero di sinistra reazionario, il mio intervento è volto a criticare ciò che non considero una sufficiente presa di distanza radicale dall'antifascismo neoliberale.

Il motivo è banale: l'antifascismo degli ultimi decenni - se non di gran parte dell'intero dopoguerra - ha fallito nel suo compito di portare coscienza alle masse. Ossia ha, nell'evidenza che ci circonda, perso politicamente.

Non so se ho "cileccato", ma l'origine della mia critica è quella che ho riportato in testa al mio commento.

Poiché condividiamo una comune coscienza democratica, ossia nazionale e di classe, probabilmente converrete con me che il fascismo, storicamente, è stata una delle tante maschere del capitalismo.

Se questo è condiviso, dovrebbe essere anche condiviso che la maschera fascista, ossia al di fuori dalla Storia, è in se stessa un finto bersaglio.

Di conseguenza, qualsiasi antifascismo astorico, che si rifà ad una qualche essenza morale, antropologica, del fascismo (come quello dei Wu Ming che si chiedono come mai il loro tweet viene retuittato dai bot...), è necessaria per creare una (falsa) dialettica con lo spaventapasseri del fascismo: questa finta dialettica è quella che negli anni '70 è stata chiamata "strategia degli opposti estremismi", "strategia della tensione", da una parte fondata sulla neoliberistica equiparazione di comunismo e nazifascismo come opposti totalitarismi e, in cui, i liberali sarebbero i democratici al posto dei socialisti, dall'altra creando un divide et impera, una semi-guerra civile che ha distratto dall'unico e vero - a anche per motivi filologici - nazifascismo (qui, p.2): quello di Hallstein e dell'eurounionismo, dell'imperialistico diritto comunitario, federalista e liberoscambista.

Il liberoscambio (qui, pp. 1-3), quello che i nazisti provarono ad imporre con i panzer, come ben sapete, postula la libera circolazione dei capitali, dei beni e delle persone.
Come da tradizione del più grande Instrumentum Regni mai inventato - il cristianesimo - questo autentico atto politico volto a segmentare e a distruggere qualsiasi coscienza nazionale e di classe - quello dell'immigrazione e della tratta degli schiavi - necessita di questo moralismo peloso: che si chiami razzismo, xenofobia, fascismo, sessismo, omofobia, islamofobia, stagranfavafobia, si tratta sempre e solo di moralismo volto a sedare qualsiasi reazione patriottica e di classe e, dall'altra, far montare irrazionale panico livoroso in chi vede il pericolo di questi fatti sociali ma non ne comprende le cause ed i fini.

Usare già il termine "xenofobia" è già usare le categorie del nemico.

Tutti hanno paura del "diverso", in qualsiasi sua accezione (qui, pp. 5-8): è banale psicologia.
Tutto ciò che è volto a colpevolizzare i sentimenti che NON si possono NON provare (qui, pp.5-7.1.)è clericale pratica dell'Instrumentum Regni
.  

3. Per creare questa finta dialettica, sezionalizzante e distraente dal conflitto di classe e dall'imperialismo, la longa manus del capitale - di cui i "servizi" che non rispondono allo Stato sono, da sempre!, storicamente parte - può creare casi di cronaca. La coincidenza del fatto di Macerata con quello della povera Pamela è troppo evidente per tacciare chi ci vede una manovra politica dietro di essere un "cretino". Assomiglia troppo alla strategia della tensione.

Non si può non pensare a cosa sia successo dopo Rimini, o alla Cox, o, per altri motivi ancora, cosa sia successo a Bologna, o dopo Ustica.

Poiché ciò che argomento mi pare organico e coerente a tutti i livelli di chi prova a ragionare con il "materialismo dialettico", non può vedere una certa precomprensione a questi fatti di cronaca dovuti a motivi di antimarxiana "appartenenza".

Ora, il livore montante per il panico dovuto all'immigrazione è assolutamente preoccupante, da temere la guerra civile e il tipico utilizzo - tanto stigmatizzato da Marx ed Engels - del sottoproletariato come esercito reale per opprimere le masse di lavoratori, di disoccupati ed inabili.
Sono intervenuto a gamba tesa anche tra i "sovranisti" per criticare l'eccesso di identitarismo e l'uso di toni che si possono rivelare controproducenti, non solo per motivi coscienziali, ma anche per l'uso che ne può venir fatto dai vari panzer del politicamente corretto. Politicamente corretto, liberal, che, basti vedere i sussidiari delle scuole elementari, sappiamo essere ingegneria sociale totalitaria.

Ora, o ci si smarca da quel branco di socialisti inutili che Marx ed Engels avrebbero preso a calci nel sedere come i Wu Ming, che non fanno che amplificare la propaganda dei Saviano e dell'oppressione finanziaria, oppure in Italia non rimane veramente più nulla; manco uno scampolo di coscienza.

Io vi voglio bene: ma qui il terzo non si può dare: o a Macerata si vede un innesco volto alla strategia della tensione (di cui i fini elettorali sono ovvi), oppure non lo si vede e si dà a chi la pensa così del "cretino".

Una delle due posizioni fa cilecca. Per carità, è dialettica ma, come ho argomentato, è basata sulla coscienza di "fondamentali": non sono sicuro di aver fatto cilecca io. 

4- Un post scriptum, per massima chiarezza e tentare un Aufhebung volto a grattar via decenni di quella che io credo essere falsa coscienza sedimentata: quello che il capitale trasnazionale teme non è un partito socialista, per il semplice fatto che non esiste proprio più il pensiero socialista, ovvero il pensiero democratico.

Quello che il capitale cosmopolita e mondialista, difeso dai Toni Negri e dai Saviano, teme ora, è la crescita di partiti conservatori nazionalisti che si mettano di traverso alla nuova feudalizzazione voluta dal cosmopolitismo borghese: quel nazionalismo rappresentato dai Putin, dagli Orban, dalla Regina d'Inghilterra (vedi la sua posizione sulla Brexit) o dai Trump: questo nazionalismo che ama l'identitarismo della tradizione e che protegge gli interessi del capitalismo industriale; v. Main Street Vs Wall Street, v. il repubblicano Lincoln, erede della tradizione "hamiltoniana" volta allo sviluppo industriale tipicamente nordista contro il partito liberale sudista, filo-britannico, liberoscambista e schiavista.

Voglio dirvi che il cieco è colui che non si accorge che il totalitarismo fascista è già tra noi, e l'autoritarismo è già prossimo a venire, basti vedere le leggi per la censura, in preparazione pre-bellica.

Il cieco è colui che non vede che l'antifascismo è sventolato per non permettere partiti antiliberisti - perché l'immigrazionismo, come sapevano i comunisti, è liberismo applicato al lavoro-merce- di acquisire consenso e di portare coscienza nazionale.
Coscienza nazionale che, piaccia o meno, è propedeutica alla coscienza di classe.

Ragionare per "amici e nemici", in modo ideologico e non strumentale rispetto alla concretezza del momento storico, lo considero più schmittiano che marxista.

Se mi sono spiegato bene, si arriva alla conclusione che è facile che Marx, come sostenne il borghese Lincoln, oggi sosterrebbe i vari Putin ed Orban, e tutti i partiti conservatori ma nazionalisti e "statualisti", perché non ragionava per appartenenza, ma, come Lenin più avanti, ragionava in modo dialettico sulle opportunità che le contraddizioni del capitalismo riserva imprevedibilmente.  

"...Getto la casacca da appassionato bassiano e mi cimento in quella
meno partigiana del "fenomenologo".

Ora: se il "razzismo" è stata una sovrastruttura dell'imperialismo, ovvero una proiezione classista per far collaborare i ceti subalterni nella colonizzazione di nuovi mercati, l'allarme "xenofobia" con cui il "razzismo" è stato ribattezzato, ha il significato *non marxista*, ma LIBERALE, di MORALISTICA inclusività del "diverso" che nulla ha a che fare con l'inclusività SOCIALE, che permette la piena partecipazione di tutti i lavoratori alla cosa pubblica tramite la socializzazione del potere economico e politico.

Il moralismo liberale è il "nuovo" clericalismo laico.

Io rimango con Marx ed Engels: il sottoproletariato è un nemico di classe.

Vanno stigmatizzati i tipici stereotipi razzisti da parte dei conservatori perché portano falsa coscienza. Ma dell'educazione politicamente corretta non me ne può fregar di meno.

Poiché credo che tutti gli uomini siano uguali nella sostanza, me ne batto di quella roba ipocrita che fa la sinistra da decenni: la liberale e clericale sussidiarietà verso "i deboli".

Deve ritornare il concetto di solidarietà: nazionale e di classe.

Gli immigrati vanno fermati: soprattutto se arrivano dall'Africa o dal sudest asiatico. È l'abc del socialismo: questi sono lavoratori senza un minimo di coscienza sindacale. Non divengono generalmente "compagni" neanche quando emergono dal sottoproletariato.

C'è un'esperienza secolare dei marxisti statunitensi su questo tema (qui, p.5).

Gli infiltrati neofascisti fomentano solo conflitti sezionali in una società artificialmente segmentata per evitare lotte di emancipazione di classe e anti-imperialistiche.
Non solo Bordiga, che diceva certe cose da un particolare punto di vista, ma anche Basso stigmatizzava già certe categorie di lotta nel primo dopoguerra.

È inutile fare dei distinguo nominalistici sull'antifascismo: l'antifascismo, per come viene "ermeneuticamente" inteso, significa antiautoritarismo, inclusività sussidiaria (moralismo di formale antirazzismo che rivela dei sostanziali pregiudizi di carattere razziale). Lotta per la libertà delle minoranze...Che framework concettuale ed ideologico è?

L'antifascismo è PURO LIBERALISMO. È patente neoliberalismo piccolo-borghese.
L'antifascismo è un neoliberale frame divisivo per non permettere resistenza.

Il confronto con i partiti conservatori deve rimanere ESCLUSIVAMENTE sui contenuti economico-sociali.

L'identitarismo nazionale conservatore, in quanto propedeutico all'identitarismo di classe, va sostenuto. La sinergia sui contenuti di indipendenza nazionale e di difesa dello Stato sociale va ricercata.

Va condiviso il conservatorismo culturale da opporre al sorosiano e nazista modernismo reazionario. E ovviamente va condiviso lo sforzo su quegli obiettivi propedeutici al progressismo sociale.

In sintesi? Io chiamerei leghisti e "destre sociali", in questo frangente politico, "socialisti che non sanno l'economia" [NdQ: probabilmente Bazaar concorderà con me che, in una riflessione non contingente e frettolosa, Lega e destre sociali siano fenomeni geneticamente non assimilabili: in particolare la Lega è un movimento federalista e liberale, senza alcuna aspirazione, fino ad oggi, a connotarsi come "socialista". Un fenomeno di "destra economica" vicino alla seconda anima del capitalismo. Quindi, anche potendo prescindere dai suoi attuali, contingenti, e prestigiosi, esponenti "economisti", a noi ben noti, non può essere tacciata di "non sapere l'economia"; quanto, semmai, di...non preoccuparsi della storia dell'economia e dei meccanismi causali, tutt'ora in atto, che essa segnala].

Il materialismo dialettico porta a questo: è lo studio dell'economia politica che fornisce le categorie per dividere schmittiamente gli amici dai nemici nel concreto momento geostorico.

Tutto il resto è moralismo reazionario.

Un abbraccio!

43 commenti:

  1. Grazie mille come sempre per il supporto redazionale...

    Alcune precisazioni:

    a) per quanto l'analogia sia ovviamente abnorme, sono state avanzate ipotesi per cui la strage di Bologna non sia solo stata strumentalizzata per togliere l'attenzione dalla strage di Ustica, ma proprio commissionata "al fine di"; era ciò che intendevo;

    b) quando ho scritto che ero già intervenuto a gamba tesa tra i "sovranisti", intendevo sovranisti "de destra" (considerando gli amici di Sollevazione "de sinistra")

    C) sono ovviamente d'accordo sulla distinzione tra destra sociale e leghismo liberale: diciamo che più che alla dirigenza dei partiti e dei movimenti, pensavo dell'elettorato che, come lucidamente intuiva Einaudi, è "socialista" ma non sa di esserlo. Insomma, non pensavo tanto alle proposte economico-strutturali, ma, ideologicamente, a quel germe di democrazia sociale che viene tacciato di populismo...

    Grazie ancora

    (Ci sarebbe stata bene la foto di M. presa dalla rivista del '46...)

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    1. Senta Bazaar, io sto spalmando pezzi di quel suo intervento sia su facebook che su twitter. Non è la prima volta, ed è da un pezzo che sogno di leggere un suo libro. Quando è che ne scrive uno? E a quelli che la conoscono dico convincetelo, tiratelo per la giacca, fate come col Pedante. Bazaar ha la conoscenza storica e filosofica unite ad una grande chiarezza e precisione del discorso che risulta comprensibile pur essendo molto complesso. O, alla peggio si resta sbilanciati, finalmente incerti! Sono tantissimi i fascisti dedestra e desinistra che ne beneficierebbero. Ci facci sto piacere Baz.

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    2. Grazie mille per la condivisione.

      Un saggio su cosa esattamente?

      Cosa vorresti vedere riassunto e *come* lo vorresti questo testo?

      Ovvero, quali temi vorresti trattati di quelli a margine degli argomenti core qui discussi ma comunque fondati sull'analisi economica del diritto?

      E soprattutto, come?

      (Io ho sempre sognato la narrativa, ma questi argomenti, dopo Dante, sono stati trattati in saggi non appassionanti per tutti...)

      Voglio dire: con le categorie epistemologicamente e moralmente fondate sull'ermeneutica della Costituzione, si può esplorare praticamente tutta la storia universale...

      Cosa di ciò che è stato discusso vorresti leggere organicamente ordinato? Cosa vorresti approfondito? Il totalitarismo liberale?

      Con che stile? "Dialettico" tipo la Repubblica di Platone :-)

      Un'invettiva?

      Quello che viene viene?

      Detto questo, se Arturo :-) non è troppo pedante come redattore, e sorvola su qualche pecca filologica, senza strigliarmi troppo, provo a dare il mio sporco contributo.



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    3. Guarda io mi accontento di quello che viene viene e non credo che possa darti io dei consigli. Specialmente sulla ermeneutica della costituzione. A me piacciono molto le tue invettive, ma anche i momenti alla Pedante del riscoprire l'ovvio, o anche il meno ovvio, corredati da cenni storiografici che però uno si deve andare a cercare altrove e che invece nel libro potrebbero essere ampliati (come in questo caso l'episodio dei Wu Ming oppure Marx che appoggia Lincoln). Insomma è il "solito" tema degli stereotipi e della ricerca della verità. D'altra parte, se penso ai bisogni miei e forse di altri come me, la parte organicamente ordinata che ti chiederei riguarda proprio la dialettica, magari con esempi di applicazione agli stereotipi di cui sopra, e qualcosa anche sull'idea che ti sei fatta di coscienza e spirito. Però forse chiedo troppo?

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    4. Effettivamente quella dei Wu Ming che non capiscono perché il loro tweet viene retuittato a raffica è veramente surreale... c'è chi lo fa e chi lo è: bè, quello smarrimento mi è sembrato talmente sincero che me lo ha reso indicativo del fatto che questi anonimi attivisti probabilmente "lo sono".

      I bot del sistema che propagandano ciò che dici pubblicamente: un po' come le riviste degli "intellettuali progressisti" che producevano articoli così scomodi, ma così anti-sistema, ma così rivoluzionari... che venivano sovvenzionati dalla CIA.

      Ovviamente a loro insaputa...

      Venendo a noi: purtroppo, in realtà, se fossero tempi "normali", chiederesti troppo poco...

      Al di là del fatto che credo molto nel pensiero come momento collettivo e trovo a prescindere (molto) poco interessante "la mia idea", mi sembra di cogliere più propriamente la voglia di "spogliare la realtà dalle sue apparenze" (rimuovere i preconcetti ideologici che ci fanno percepire in modo distorto la storia ed i fatti di rilevanza politica) tramite l' "analisi economica del diritto" ("dialettica", "coscienza" e "spirito" sono categorie e strumenti del classico paradigma hegelo-marxiano da cui nasce l'analisi economica istituzionalista a fini democratici) e, in questo percorso, cercare - se ti ho capito bene - contestualmente un "senso" più di carattere "esistenziale".

      Bè, è ciò che desidero anche io.

      Pian, pianino, e con un sano spirito dantesco...

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  2. Quante cose cambia il tempo...
    (musica di sottofondo)
    C'era una volta il West (non c'era la Cina, invece) e c'erano anche la lotta di classe, il materialismo storico, la quota salari, la piena occupazione. Ricordi velati di malinconia.
    Sono rimaste intatte solo due cose, miracolosamente rispettate dal tempo: fascismo e antifascismo. Una bella consolazione, no?

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  3. Ieri, Horkheimer: "Wer aber vom Kapitalismus nicht reden will, sollte auch vom Faschismus schweigen".

    Tradotto: chi non vuol parlare del capitalismo, dovrebbe tacere anche del fascismo.

    Oggi, questo.

    Ovvero, se non ci si vuole ritrovare intruppati, anche e prima di tutto malgré soi, dietro chi non si vorrebbe, la massima cautela è purtroppo d'obbligo.

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  4. Nel brillante discorso svolto nel post, mi pare che non si faccia cenno a Casapound?
    Mi pare che, nonostante l'esplicito richiamo al fascismo, sia oggettivamente una destra sociale. Anche la distanza da Forza Nuova lo confermerebbe.
    Anzi, ascoltando Marco Mori, e leggendo il programma del partito, viene da pensare che sia la formazione più forte vocazione "sociale" presente nella tenzone elettorale.
    Che ne pensate?

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    1. "Che ne pensate?" è un approccio...poco costruttivo.
      In realtà, abbiamo in precedenza precisato che, durante una campagna elettorale a maggior ragione- ma più in generale nell'ambito di questo blog- si cerca di evitare il riferimento a specifici partiti.

      Il tema di questo post è sostanzialmente quello di riuscire, senza forme di precomprensione, a definire il tema attuale dell'antifascismo e del suo ruolo entro una "costituzione materiale" che è già liberal-mercatista (restauratrice), e quindi in rapporto a €uropeismo e mondialismo.

      Se talora sono menzionate singole formazioni (ciò che è una tendenza più propria di Bazaar, ahimé :-) lo si fa in quanto necessario a definire alcune categorie interpretative giuridico-economiche, per dare concreto riscontro fattuale al discorso complessivo.

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    2. Forse è un approccio poco costruttivo... forse, invece, è un approccio modesto, volto ad ottenere non inopportune indicazioni di voto, ma autorevoli pareri tecnici sulla parte economica del programma di un partito.
      Mi sembra, infatti, interessante in relazione al contenuto del post interrogarsi sul fatto che proprio una formazione che si richiama esplicitamente al fascismo sia quella che, quantomeno nei proclami elettorali, si mostra più fedele alla parte sui rapporti economici della Costituzione.
      Insomma, riprendendo il linguaggio di Baazar, "il confronto con" tale partito, "ESCLUSIVAMENTE sui contenuti economico-sociali", pare possibile, persino agevole.
      Saluti

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    3. Dunque, ammette ancor più che il suo commento è OT (essendo appunto volto ad "ottenere indicazioni di voto", proprio "in relazione al contenuto del post"); e comunque, lo è in ogni caso la "richiesta (insistita) di parere".
      Probabilmente, non segue il blog: in questa sede NON DIAMO INDICAZIONI DI VOTO, neppure a seguito di richiesta "indiretta" (ma evidente). Forniamo analisi economico-giuridiche tali per cui chiunque possa formarsi una coscienza democratico-costituzionale (semmai lo ritenga di proprio interesse).

      Tra l'altro, una sua opinione se l'è formata e la esprime: come pure ne ha tratto la conseguenza politico-operativa.
      La relativa sequenza, valutazione-scelta, mi pare che non sia così dubitativa e dunque tale da giustificare l'insinuante esigenza di imporre una certificazione da parte di questo blog.

      In realtà, nel blog è presente una quantità di materiale tale per cui potrà da sè, con una semplice ricerca, confermare o meno la sua opinione sul se e quanto potrebbe essere agevole un confronto con tale partito; indicazione di confronto che, nel contesto del discorso di Bazaar su Sollevazione, era rivolto ad un interlocutore, non a caso, di tipo politico.

      Ma in questa sede, i ragionamenti di Bazaar rilevano in quanto costituiscono, prima di tutto, un'analisi fenomenologica conseguenziale all'impostazione scientifica seguita nel blog.

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    4. Già il genere "commento", di per sé, è una forma di "post" diverso dal "giornale" di un autore; in questo caso i nomi dei partiti nascevano dalla discussione stessa, portati da altri contributori e relativi al coso di cronaca da cui nasceva la riflessione degli autori di Sollevazione.

      Poi bisogna considerare che il "concreto partito", nei fatti, non può non incarnare interessi materiali che vanno tendenzialmente oltre al programma stesso (anche solo banalmente l' "ambizione personale" di conconcorre per conquistare "il seggio"); per cui, valutazioni di questo tipo, sono di "prassi politica" che non attengono al lavoro svolto in questi spazi; lavoro che porta valutazioni esclusivamente di prassi teorica: ciò che si acquisisce in questo blog è a beneficio di tutte le parti ideologiche. (Ed è "tautologicamente" a detrimento delle rare eccezioni che coscientemente desiderano sovvertire l'ordine costituzionale per interessi materiali diretti)

      Da un punto di vista strettamente teorico - e questo credo sia fondamentale - l'importanza dei programmi economici valutati secondo le inderogabili disposizioni costituzionali, è dirimente. Questo deriva dalle categorie de facto usate dai Costituenti stessi: fondare una repubblica democratica su uno dei due fattori della produzione - il lavoro (l'altro sarebbe stato la... "libertà") - indica una precisa analisi fenomenologica: la stessa usata dai "materialisti storici".

      Quindi è necessario valutare in primis i programmi di politica economica che si confrontano nell'arena elettorale perché questi impattano la struttura sociale.

      Ma il medesimo paradigma che ci dice scientificamente questo, ovvero che il resto delle proposte politiche sono influenzate da quelle economiche, ci dice anche che le "sovrastrutture ideologiche" impattano dialetticamente sulle proposte politiche e, in ultimo, sulla politica economico-sociale stessa.

      In breve: affermare che è esiziale valorizzare le proposte economiche funzionali al ripristino della legalità costituzionale, non significa che l'ideologia non abbia ricadute sulla prassi politica stessa.

      L'ideologia rimane, fenomenologicamente, "falsa coscienza".

      Gli ideali, intesi eticamente, sono da ritenersi, per ogni forza politica, convergenti alla realizzazione dei principi fondamentalissimi iscritti nella Carta: tutto il resto è eversione.

      Le varie Weltanschauungen potranno disegnare "nella forma" ma non nella sostanza la realizzazione democratica, mentre gli interessi materiali delle varie fazioni daovranno essere contemperati politicamente nei limiti imposti dalla Carta.

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  5. IN LIBERA USCITA
    (otc)

    Ho creduto che dopo sett'anni di sistemici e sistematici approfondimenti filologi, economici e logici la BASI x ALTEZZE della DEMOCRAZIA fosse comprese.

    M'accorgo, e rilevo, che - forse, per coloro che ne abbiano ancora voglia - occorre tornare all'abecedario e all'algebra.

    PUNTO

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  6. “Usare già il termine "xenofobia" è già usare le categorie del nemico.”

    Tra l’altro Bazaar ci ricorda:

    Quello che interessa, nel commento di Bazaar (a sua volta linkato a un'analisi di marxisti ortodossi francesi), è nell'ottica dei "punti di usura" del sistema di controllo mediatico-oligarchico:

    «Bernard-Henri Lévy, André Glucksman, Alain Krivine, Bernard Kouchner, Daniel Bensaïd, Henri Weber, Pierre Lambert. Tiennoch Grumbach, Marc Kravetz e molti altri divennero i sostenitori più fanatici del capitalismo e dell’imperialismo degli Stati Uniti.

    Con De Gaulle scomparso, l’embargo sulle armi ad Israele, imposto nel 1967, venne prontamente sollevato dal presidente Pompidou e nel 1973 fu approvata la legge Rothschild che privava lo Stato francese del diritto di stampare moneta. Il risultato fu il crollo dello standard di vita e l’esplosione del debito nazionale, con 1400 miliardi di euro solo sugli interessi da pagare, soprattutto, a banchieri privati stranieri.
    L’ibridismo della rivolta del 1968 è una lezione attuale.

    Mentre i lavoratori francesi intraprendono azioni concrete, occupando raffinerie di petrolio, centrali nucleari e fermando i mezzi pubblici, il regime di Hollande affronta la prospettiva di una rivolta popolare incontrollabile. Non sorprende quindi che gli oligarchi responsabili della primavera araba assolutamente reazionaria e controrivoluzionaria promuovano ‘nuit debout’. L’élite dominante ha capito da tempo come manipolare la piccola borghesia, che Lenin descrisse come classe oscillante, utilizzata nel mondo dal capitalismo finanziario come un ariete contro ciò che resta dello stato sociale.

    Gli intellettuali di sinistra di ‘Nuit debout’ cercano di controllare il movimento dei lavoratori. A ciò si deve resistere con pugno di ferro!
    Alcun slogan è più specioso di ‘repubbliche sociali’ e ‘un altro mondo è possibile!’ E’ tempo per i lavoratori francesi di controllare le aziende pubbliche e private.

    Il movimento operaio deve capire la connessione tra fasulla guerra al terrore, guerre infinite e oppressione di classe. Gli attentati terroristici che richiedono più militarizzazione e sospensione delle libertà civili saranno utilizzati dallo Stato per schiacciare la solidarietà di classe dei lavoratori, incitando al razzismo e alla xenofobia.

    L’emigrazione coercitiva ingegnerizzata, con cui gli oligarchi come George Soros finanziano la sostituzione dei lavoratori europei con i migranti, sarà usata anche per schiacciare l’unità della classe operaia. Pertanto, la prima tappa dell’emancipazione sociale richiede l’affermazione della sovranità nazionale, la fine degli slogan dell’ultra-sinistra infantile su ‘senza confini’, che ha sempre significato ‘capitalismo senza frontiere’.

    Se questo movimento è guidato dai lavoratori, allora la rivoluzione nazionale può diventare socialista, diffondendosi in Europa e nel mondo.»

    http://orizzonte48.blogspot.com/2016/06/colonizzazione-mediatica-senza.html …

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  7. Il post spiega in maniera eccellente il significato dell'antifascismo nel contesto attuale (conseguente al travisamento del fascismo stesso, degradato, da detrattori e sostenitori, a macchiettistico fenomeno di cui si ignorano i caratteri e le ragioni strutturali).

    Oggi prevale, in Europa, l'anima finanziaria e bancocentrica del capitalismo che, anche per le possibilità tecnologiche attuali, può realizzare un regime ibrido pre-poliziesco (o poliziesco 'alla bisogna') ricorrendo sempre meno e in maniera poco evidente al 'fattore umano', cioè a un apparato di persone tenuto ad eseguire ordini e retribuito per questo.

    Questo aspetto, se nel breve e medio periodo ha costituito un enorme vantaggio (niente fronde o 'scrupoli di coscienza' da parte di appartenenti all'apparato, e nemmeno il rischio di creazione di un abbozzo di classe media), nel lungo periodo ha reso ancora più radicale e, oggi, evidente, la differenza elite - dominati.

    Ecco dunque che il rischio di perdita di controllo istituzionale rende necessaria la creazione di intere formazioni politiche di 'sfogo' / incanalamento / sviamento del sentimento di malcontento, che accolgano tutta quella parte di popolazione che ha compreso che la sua condizione economica e sociale non migliorerà più, a prescindere da ogni dichiarata ripresa economica.

    In questo 'frame' di finte alternative credo si possa inserire l'attuale sentimento di ostilità verso gli immigrati, non perché l'immigrazione non costituisca un problema reale, quanto perché, per come il tema è posto, nasconde il fatto che, se anche per ipotesi domani tutti gli immigrati sparissero, non avremmo risolto UNO dei problemi strutturali che ci attanagliano.

    Persino la vicenda Traini, accedendo alla tesi di Bazaar, mi pare che possa essere inserita in questa cornice: si crea il problema (immigrazione, criminalità, insicurezza), ovviamente non lo si risolve, si forniscono però la soluzione sbagliata (razzismo) e la pavloviana reazione (ecumenismo, antifascismo manieristico, manifestazioni contro il razzismo etc etc).
    Come si è detto più volte su questo blog, un regime totalitario controlla e determina sia azione che reazione.

    Ora non resta che vedere che succederà quando, a breve, anche le finte alternative appariranno come tali (finte).

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    1. “Persino la vicenda Traini, accedendo alla tesi di Bazaar, mi pare che possa essere inserita in questa cornice: si crea il problema (immigrazione, criminalità, insicurezza), ovviamente non lo si risolve, si forniscono però la soluzione sbagliata (razzismo) e la pavloviana reazione (ecumenismo, antifascismo manieristico, manifestazioni contro il razzismo etc etc).”

      E ricorderei anche questo:

      [14] «Divide et impera, il riprovevole brocardo della tirannia, è sotto determinate circostanze, l'unica politica tramite la quale una repubblica può essere amministrata solo su principi» Un “dividi e regna” a cui sono funzionali enormi spazi, giganteschi mercati del lavoro, differenti esigenze economiche legate a geografia e territorio, localismi e, su tutti, l'immigrazione. Potersela prendere con afroamericani ed ispanici per la criminalità è assolutamente più immediato che comprendere come certe condizioni sociali trovino responsabilità politica nell'élite economica. Il razzismo è l'altra faccia del liberalismo.

      https://orizzonte48.blogspot.com/2016/02/la-societa-aperta-negare-il-conflitto.html

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    2. "Se anche per ipotesi un domani tutti gli immigrati sparissero non avremmo risolto UNO dei problemi strutturali che ci attanagliano" è un'argomentazione sofisticata, ma, al punto del processo euroguidato cui siamo arrivati, temo ormai poco utilizzabile: mi limito a rammentare l'Einaudi delle "porte aperte" e Chang sulla determinazione politica (via scelte sull'immigrazione) del livello salariale. Poi è chiaro che la sovrastrutturazione di un autonomo sfruttamento politico del risentimento anti-immigrazionista, avulso da queste analisi sul paradigma globalista e libero-mercatista, sarebbe irrazionale e strumentale.

      Piuttosto, si potrebbe dire che se anche sparisse ogni connotazione nostalgico-fascista del risentimento stesso, "non avremmo risolto UNO dei problemi strutturali che ci attanagliano".
      Ed è questo un punto fondamentale, per evidenziare in cosa consista oggi la tecnica strumentale di default del capitalismo (sostanzialmente invertita: dall'appoggio al fascismo, al cosmetico contrasto al fascismo su Marte...accuratamente "provocato)

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  8. "Il materialismo dialettico porta a questo: è lo studio dell'economia politica che fornisce le categorie per dividere schmittiamente gli amici dai nemici nel concreto momento geostorico."

    Illuminante a questo proposito è il recente libro di V. Giacchè "L'economia della Rivoluzione", dove compare anche un insospettato Lenin 'capitalista di stato'.

    Secondo me è ancora più interessante il caso poco noto di Stalin teorico di un sistema alternativo all'IMF, che nel 1950 istituisce il 'golden rouble' (prontamente smantellato dal suo successore per ristabilire il 'peg' sul dollaro).

    http://csef.ru/en/ekonomika-i-finansy/251/stalinskij-zolotoj-rubl-zabytaya-istoriya-3616

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  9. Anche Basso era molto chiaro sul punto.

    Se un uomo è sradicato dalla sua cultura, dal suo ambiente culturale, è sradicato dalla vita: diventa un essere anonimo, impersonale, sperduto in una folla di uomini altrettanto anonimi e impersonali, in balia di uomini che non conosce, di eventi che non controlla, di decisioni cui non partecipa. È LA QUOTIDIANA TRAGEDIA DEGLI EMIGRANTI che voi, fratelli algerini, conoscete bene come la conosciamo noi italiani.

    Distruggere o contaminare una cultura significa distruggere la dialettica del momento individuale e del momento sociale che è il ritmo della vita dell'uomo, significa spersonalizzare, gettare nell'anonimato, nel vuoto di un'esistenza puramente materiale, che non ha più calore di vita, che non ha più dimensione umana. Se viene a mancare la cultura, che è l'atmosfera in cui bagna la vita culturale dell'uomo, cioè la sua vita comunitaria e sociale, anche il momento individuale perde la sua linfa e si isterilisce fino a diventare un mero automa che si muove per effetto di spinte esteriori, subite ma non interiorizzate, in forza di una coesione sociale anonima non assimilata, non fatta sangue del proprio sangue.

    Ecco perché abbiamo giudicato che la difesa dell'identità culturale di un popolo fosse un dovere primario, e perciò, se vogliamo sul serio impegnarci sul terreno di lotta che noi stessi abbiamo scelto con la Dichiarazione dello scorso anno, cioè sul terreno della difesa dei diritti dei popoli, questa è la prima seria battaglia da impegnare…” [L. BASSO, Discorso introduttivo, in I Diritti dei popoli, ottobre 1977, n. 10/11, 5-10].

    E nel 1978 così continuava: “… Il capitalismo è riuscito ad estendere il suo dominio praticamente su quasi tutto il mondo, cerca la materia prima ovunque gli faccia comodo, sovvertendo governi, distruggendo stati, suscitando guerre civili, non importa, purché la società multinazionale arrivi ad avere il valore (?) che le serve.
    Vende in tutto il mondo, distruggendo le economie, gli artigianati e le piccole industrie locali. Preleva, come ai tempi della schiavitù dei negri, sottratti dall’Africa e portati in America, PRELEVA UNA MANODOPERA DOVUNQUE LA TROVI AL MINOR PREZZO.

    Domina questo mercato mondiale, impone le sue leggi e sovverte tutte le istituzioni per avere ovunque governi che siano al servizio degli interessi del partito e degli interessi del grande capitale…
    Se dovessi pensare che questo sistema di vita che, come ho detto poc’anzi, si maschera molto bene grazie all’ipocrisia, che si presenta molte volte in forma apparentemente accettabili, se dovessi pensare che questo fosse veramente il destino dell’umanità, che questo che si chiama progresso rappresentasse veramente il nostro futuro, dovrei disperare delle sorti dell’uomo, anche a lontana scadenza, perché sarebbe una ricaduta totale nella barbarie…” [L. BASSO, Saluto alla Rete, V Convegno nazionale della Rete Radiè, Rimini, 29 aprile-1 maggio 1978].

    https://orizzonte48.blogspot.com/2017/12/oggi-27-dicembre-la-coscienza.html

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    1. Introducendo ovunque la droga, corrompendo I giovani, inquinando la scuola...

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  10. No. Non concordo, non mi piace, (come sempre, devo dire) e trovo, parlando in generale, cioè al di là della situazione contingente in cui l'enfasi su Macerata è con ogni evidenza sfruttata per distogliere l'attenzione dalla questione che soprattutto dovrebbe occupare la campagna elettorale, le scelte economiche in rapporto alla UE, la proposta dell'esclusione dell'antifascismo dal discorso politico un colpo retorico molto furbo ma del tutto sbagliato. L'antifascismo odierno non è riconducibile in toto alla questione immigrazione come espressa da antifa né lo sono i diversi modi in cui esso si oppone alla maniera in cui il fascismo diciamo così storico (sulla cui radice e funzione economica e padronale concordiamo peraltro, quindi, eviterei di dilungarcisi) viene rivendicato e risciacquato, non solo nelle aule accademiche.

    E poi non è nemmeno del tutto vero che in questo momento non vi sia una sconfitta delle classi subalterne, anzi. Vi è in realtà la sconfitta definitiva delle Costituzioni che anche quelle classi hanno imposto e che ne hanno permesso un progresso verso l'emancipazione dal bruto stato di bisogno verso quello di una dignità di vita se non di piena partecipazione politica. Tutte cose che svariati elementi ben prossimi e compromessi con il fascismo storico hanno tentato di impedire già a partire dall'immediato dopoguerra, peraltro riuscendoci, più o meno intorno al quarto partito.
    Abbastanza per chiamare oggi a raccolta ogni mezzo repressivo, in prospettiva.

    C'è un'ambiguità capziosa e invischiante che mette paura in discorsi come questi, tanto più che col prossimo governo qualcuno arriverà dove ha sempre sognato e non ci saranno più limiti a tali tortuosità. Non mi piace e non mi fiderò mai di chi li fa - sempre che mi sia concesso, perché non scommetterei neppure su questo, un giorno.

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    1. Mi pare un discorso un po' confuso. Anzi: molto.
      Mi limito a rinviare al commento soprastante di Arturo.

      Comm'è che l'antifascismo di oggi è uno spin mediatico che i big media enfatizzano come atteggiamento contrappositivo a un pericolo del tutto immaginario ove attribuito alle destre non liberali e non governative?

      E com'è che si sposa inscindibilmente col sostenere tutto l'apparato di pensiero politico-economico di Einaudi (cioè l'anticostituzionalismo per eccellenza nonché la rimozione dell'entusiastico appoggio al fascismo nella sua significativa ascesa)?

      Non voglio una risposta.
      Se non hai capito finora nulla potrà smuoverti dall'idea che il "fascismo su Marte" sia un problema e non il capitalismo neo-liberale: che lo crea, lo indirizza e lo distrugge a suo piacimento, e alla bisogna ne evoca il fantasma posticcio per giustificare le nuove forme di autoritarismo.

      Il fascismo storico è sepolto da decenni: ma l'autoritarismo, nelle fasi di crisi, del capitalismo totalitario, è vivo e vegeto.

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    2. Concordo con 48… sempre Basso sul punto:

      A mio parere oggi vedere il pericolo del fascismo più che nelle dittature che si devono combattere per carità, dobbiamo combattere le battaglie di ogni giorno contro i tentativi fascisti vecchio stile, le forme nostalgiche, dobbiamo combattere le aggressioni, tutte queste forme, le minacce di colpi di stato di generali golpisti, ecc.

      Ma C’È UN PERICOLO PIÙ NASCOSTO E, A MIO GIUDIZIO, PIÙ GRAVE CHE CI MINACCIA: LA TENDENZA DEL GRANDE CAPITALE MONDIALE A CONCENTRARE IL POTERE IN POCHISSIME MANI.
      Secondo gli economisti, prima della fine del secolo, le grandi compagnie, le grandi società multinazionali che domineranno il mondo non saranno più di cinquanta.
      Non saranno più di 50 i manager, i padroni, che nel chiuso dei loro uffici a New York oppure a Londra o a Francoforte o ad Amsterdam decideranno del destino vostro perche io probabilmente che ho 72 anni, non ci sarò più, ma voi ci sarete.
      Ognuno dovrà accettare di essere una rotella impercettibile di un meccanismo messo in essere da forze lontane ed ignote per produrre il profitto del grande capitale.
      Per permettere a questi 50 manager di aumentare in ricchezza e in potenza l’umanità dovrà subire la schiavitù più umiliante e più degradante che non è soltanto la schiavitù dello sfruttamento economico, ma è questa forma di schiavitù ancora maggiore che è lo svuotamento dell’intorno della coscienza umana. Gli uomini devono essere schiavi ed essere contenti di essere schiavi, ringraziare i loro padroni.

      C’è stato uno storico americano che ha scritto per spiegare la differenza di trattamento che negli USA hanno avuto i negri rispetto agli indiani, i cosiddetti “pellirosse” e ha detto: “I pellirosse non hanno capito che dovevano accettare di essere schiavi, i negri hanno capito. Se anche i pellirosse avessero accettato di fare gli schiavi avrebbero trovato dei padroni benevoli che li avrebbero trattati bene, paternalisticamente. Voi sapete quali padroni buoni e paternalisti hanno trovato i negri, come sono stati trattati, come sono trattati tuttora. Invece hanno voluto essere liberi e non c’era altro che sterminarli, che ammazzarli perché l’economia americana doveva andare avanti: o schiavi eliminati o complici di questo regime…”
      [L. BASSO, Le origini del fascismo, Savona, Centro giovanile, cicl., 10-45].

      http://orizzonte48.blogspot.com/2017/04/capitalismo-fascismo-tra-la-marcia-su.html …

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    3. E niente: questa evidenza clamorosa non riesce a entrare nel panorama congitivo.

      Che poi una dittatura (con giunta militare: quando piuttosto incombe la difesa comune UEM invocata a partiti principali unificati!!!), almeno fosse un pericolo incombente di provenienza da soggetti politici dichiaratamente neo-fascisti (cosa che, a stretto rigore, non si verificà neppure negli anni 60-70 dei "colonnelli" e di Gladio atlantista). Di tutto questo, oggi, nemmeno l'ombra...nemmeno nelle più deliranti proiezioni elettorali

      (E infatti, demonizzata la Le Pen, hanno avuto Macron: e ce lo terremo. E in Germania, demonizzato l'apertamente autodichiaratosi iper-ordoliberista AFD, si inneggia alle grandi intese...con al più false piste dissidenti dei giovani SPD che non vogliono definitivamente suicidarsi)

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    4. @48: sempre meglio tentare di dissipare la confusione. Su quello che dici concordo, oggi c'è un uso strumentale e funzionale al progetto di asservimento concepito dal gran capitale del concetto di antifascismo. Uso fatto da una sinistra istituzionale che pure un tempo nutriva diversi atteggiamenti nei confronti del fascismo diciamo così storico, o, se ho ben capito come tu lo definisci, istituzionale. In parallelo c'è un uso confuso e onnicomprensivo del termine "fascismo" da parte di una sinistra più movimentista, per cui ogni avversario e ogni azione considerata come negativa vengono definiti "fascismo", il che non giova alla chiarezza. Tale uso ha probabilmente radici storiche lontane, ma su questa vaghezza di base si salda oggi, in certi contesti ma non in tutti, il decalogo (peraltro credo importato) di "Antifa".

      Ma non c'è solo la polemica contro l'uso onnicomprensivo di quel concetto in quegli interventi.
      Non avendo la tua cultura in materia di fantascienza la questione Marte mi rimane peraltro piuttosto oscura.

      Non penso che in Italia non sia esistito un neofascismo, se così vogliamo definirlo, attivo politicamente, e non esista ancora (qualsiasi ne sia o ne sia stata l'entità quantitativa e l'effettiva pressione politica), con chiari rimandi, ispirazioni, nostalgie e mistificazioni revisioniste verso quel momento storico-istituzionale. (E non penso che Basso dissentirebbe del tutto, anzi sembra dire la stessa cosa.) In questo senso, pur restando convinta dell'uso strumentale ed elettorale, che tutti qui stigmatizziamo, della cronaca recente, trovo l'idea di escludere in toto e per sempre il concetto di "antifascismo" dal discorso pubblico, al di là dell'al lupo elettoralistico e delle incertezze terminologiche, sbagliata e pure pericolosa.

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    5. @48 quanto al fatto che per me non sarebbe: "problema... non il capitalismo neo-liberale: che lo crea, lo indirizza e lo distrugge a suo piacimento", dài, su, è da quando commento che lo scrivo, lo sai bene (sta pure nel commento in questione).

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    6. Oh, Pellegrina! Ma dove MAI si è formulata qui l'idea "di escludere in toto e per sempre il concetto di "antifascismo" dal discorso pubblico"?
      Il problema è che per le forze dominanti del capitalismo, totalitario e autoritario, è particolarmente funzionale un antifascismo basato sull'OSCURAMENTO SISTEMATICO, costruito meticolosamente in decenni di azione propgandistica, del corretto concetto di fascismo.
      E QUINDI hanno totalmente monopolizzato l'antifascismo, lasciando il campo a sue forme espressive di autentica violenza squadrista.

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    7. Credo che il problema sia questo….. (ok poi è “nato” il post), ma è interessante il commento finale di Bazaar:

      “Lo scontro tra anticomunisti e antifascisti al di là della storia, porta alla consacrazione del liberalismo come via "moderata e democratica" tra i due "opposti estremismi": insomma la via moderata e democratica di Monti e Pinochet.”

      Perdonami, partivo dal presupposto che non fossi un lettore di Orizzonte48.... e la mia voleva essere una provocazione in riferimento a coloro i quali hanno coscienza nazionale (insomma, coloro che contribuiscono nelle discussioni "sovranista/antieuro") ma non seguono il lavoro qui svolto che, in definitiva, dà risposte filologicamente molto convincenti per piantarla con la dialettica tra destra sociale e sinistra liberale (che, da quel che vedo, seduce coi suoi frame anche quella marxista...)

      Lo scontro tra anticomunisti e antifascisti al di là della storia, porta alla consacrazione del liberalismo come via "moderata e democratica" tra i due "opposti estremismi": insomma la via moderata e democratica di Monti e Pinochet.

      Il punto è che poi, nel momento in cui iniziano a "fioccare" le leggi Fiano, queste inizieranno a fioccare anche per censurare i segni "comunisti". E con un lieve problema in più: il comunismo e il socialismo sono, di fatto, il medesimo modello sociale. E i maggiori costituzionalisti indicano nel socialismo "scientificamente inteso" il fine ultimo della nostra Costituzione: ossia realizzare la democrazia nella sostanza socializzando il potere economico e politico tramite la rimozione di quegli ostacoli che l'appartenenza o meno ad una classe si frappongono al pieno sviluppo della persona umana e alla partecipazione di tutti i lavoratori alla cosa pubblica.

      https://orizzonte48.blogspot.com/2018/02/kalecky-e-la-vera-piena-occupazione.html?showComment=1518714041168#c6213588114737233506

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    8. Sì: e proprio perché il problema è questo, NON preoccupa nessuno. Ci sono tanti fascisti, antropologicamente cattivi in agguato, che della deriva inevitabilmente in atto che condurrà le destre "liberali" (e che condannano gli eccessi e le provocazioni fasciste con grande convinzione) a rendere illecita la Costituzione del 1948: cioè la democrazia sostanziale.

      E che vuoi che sia in confronto al "pericolo" dei gruppuscoli fascisti, che tra l'altro vengono sottoposti a presunzione assoluta di natura criminale, in base all'attribuzione presuntiva di oscuri comportamenti propri di individui personalmente responsabili; cioè soggetti isolati che compiono crimini dovuti a "strane", ma evidenti, manifestazioni individuali di follia (che spesso si manifestano in paesi come gli USA e la Svezia, dove il fascismo non può certo ri-nascere)?

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    9. Manca la conclusione del periodo inziale: "che NESSUNO FA CASO E SI ASSUME LA RESPONSABILITA'"..."della deriva inevitabilmente in atto..."

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  11. Ecco la mia testimonianza. In un consiglio universitario ristretto alcuni colleghi hanno deciso di togliere la parola Cristianesimo dalla presentazione del corso, che per sua natura comprende cultura classica e cristiana. Insomma, hanno falsificato la storia per paura di nominare il.Cristianesimo! L'unico voto contrario e' stato il mio.
    Effetti del pensiero totalitario imperante.

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    1. Il pensiero totalitario imperante si vede molto di più nel fatto che per poter accedere all'insegnamento sia stato introdotto per legge (D.M. n. 616 del 10 Agosto 2017) l'obbligo di conseguire non solo la laurea ma anche i necessari 'crediti formativi universitari'.

      https://www.uniroma1.it/it/pagina/24-cfu-linsegnamento

      Mi è capitato per caso tra le mani il materiale di cui al Corso 02:

      https://www.uniroma1.it/it/pagina/24-cfu-linsegnamento

      Dire che i testi proposti fanno vomitare sarebbe un eufemismo [ne sconsiglio vivamente la lettura a Bazaar perchè gli verrebbe un travaso di bile...].

      L'Università e la scuola ai tempi del ventennio era sicuramente più pluralista di quella che il Governo sta plasmando con l'attuazione dei suoi decreti ministeriali del 2017.

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    2. Link corretto al Corso 02:
      https://elearning2.uniroma1.it/course/view.php?id=5772

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    3. La storia dei 24 crediti mi ha distrutto.

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  12. …L’antifascismo non avendo condotto a fondo l’analisi del fascismo, le sue profonde ragioni economico-sociali sfuggono all’osservazione dei più e resta solo il facile cliché fascismo = dittatura antiparlamentare, e antifascismo = democrazia parlamentare, cliché caro alla propaganda borghese che permette di assimilare la dittatura del proletariato a “fascismo rosso” e una qualsiasi parvenza di istituzione parlamentare a una reale democrazia. Sulla base di questo schematico semplicismo, la lotta condotta dalle potenze occidentali contro il nazifascismo viene facilmente assimilata a una lotta condotta per il trionfo di principi democratici, e le potenze occidentali stesse assurgono ad archetipi della democrazia. Siamo qui evidentemente sul piano che abbiamo chiamato delle apparenze superficiali… ” [L. BASSO, Ciclo totalitario I, Quarto Stato, 30 maggio-15 giugno 1949, n. 10/11, 3-8].

    Di conseguenza, “…ho sempre considerato UN EQUIVOCO LE MANIFESTAZIONI ANTIFASCISTE … a cui partecipano esponenti di partiti che, disposti a condannare l’esperienza fascista del ventennio, CONTINUANO PERÒ A DIFENDERE QUELLE STRUTTURE SOCIALI DA CUI È SCATURITO IL FASCISMO e da cui scaturiscono tuttora le tentazioni di regime della classe dominante italiana. Da molti anni io mi sforzo di richiamare l’attenzione della sinistra italiana su questi equivoci e su questo problema, sulla necessità cioè di individuare la vera natura del fascismo e le sue radici strutturali; ciò è necessario anche a fini pratici perché compito della sinistra è precisamente quello di attaccare e distruggere quelle radici senza di che non sarà mai spianata la via alla democrazia…” [L. BASSO, Antifascismo ieri e oggi, Problemi del socialismo, marzo 1961, n. 3, 312-313].

    Piuttosto “…Mi pare… si possa dire che un fascismo 1960 è in pieno svolgimento in Europa, non solo in Spagna ed in Portogallo, ma nella ”Demokratur” di Adenauer, nella Francia di De Gaulle, e…anche nell’Italia democristiana. Mi sembra infatti assurdo pensare che in Italia si possa considerare il pericolo fascista legato alle fortune dei pochi detriti raccolti nel MSI anziché alla volontà di regime della classe dirigente, alla sua azione sistematica, condotta silenziosamente, senza rulli di tamburi e senza squadre d’azione, per svuotare di ogni vitalità la coscienza democratica del paese, per seminare a piene mani quella sfiducia, disgusto e apatia, che rendono ad un certo momento possibili i discorsi qualunquisti …” [L. BASSO, Dialogo fra tre generazioni di italiani sugli anni difficili, Il Paradosso, aprile-giugno 1960, n. 22, 38-40]. (segue)

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  13. Detto ciò, se - come ben afferma Bazaar - il problema è e rimane il capitalismo, è alla sua evoluzione storica che bisogna guardare. Per il capitalismo storico del laissez faire e della concorrenza, quello dello scontro tra imperi e del colonialismo primitivo, il nazionalismo (aggressivo ed autarchico e quindi fascista, per intenerci) andava bene.

    Si dà il caso però che da qualche secolo il capitalismo si è evoluto, è diventato oligopolistico, globalizzato e neo-coloniale. E a questo stadio dell’evoluzione, ogni richiamo al concetto di “nazione” non va più a genio. Ecco perché: “Quello che il capitale cosmopolita e mondialista … teme ora è la crescita di partiti conservatori nazionalisti che si mettano di traverso alla nuova feualizzazione voluta dal cosmopilitismo borghese”.

    Il “nazionalismo” (conservatore) si pone comunque come una “resistenza” al capitalismo cosmopolita e perciò non può che essere demonizzato a prescindere dal sistema mediatico culturale:

    … Quali sono gli ostacoli, le resistenze, le contraddizioni che incontra questo tentativo di dominio mondiale dell’imperialismo nordamericano?... Diverse da queste resistenze opposte dagli interessi imperialistici, che sono specifiche naturalmente dei paesi capitalisticamente più avanzati, sono le RESISTENZE CHE POTREMMO CHIAMARE NAZIONALISTICHE…Resistenze più o meno accentuate di questa natura si trovano però in tutti i paesi, anche in quelli più sviluppati, come forme specifiche di determinati settori della borghesia…, che non sono disposti a sacrificare i propri interessi di natura locale ai programmi americani…

    Tali resistenze si manifestano negli ostacoli che ogni paese frappone alla realizzazione dei suggerimenti americani, circa LE RINUNCE ALLA SOVRANITÀ NAZIONALE o alle barriere doganali e la conseguente formazione di unioni (Fritalux, Uniscan, Unione doganale italo-francese, Unione europea, ecc.)…
    ” [L. BASSO, La lotta di classe oggi nel mondo VII-Conclusioni, Quarto stato, maggio 1950, n. 5, 8-26].

    L’identitarismo nazionale conservatore, in quanto propedeutico all’identitarismo di classe, va sostenuto. La sinergia sui contenuti di indipendenza nazionale e di difesa dello Stato sociale va ricercata”.

    Eresia? Marx sostenne il conservatore Lincoln; ma anche qualche discepolo di Marx aveva imparato la lezione. (segue)

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  14. Lenin – per come riferitoci da Lelio Basso - parlando delle borghesie dei popoli europei oppressi affermava:

    La borghesia delle nazioni oppresse…trasforma continuamente la parola d’ordine della liberazione nazionale in un inganno per gli oppressi; nella politica internazionale essa utilizza questa parola d’ordine per accordi reazionari con la borghesia delle nazioni dominanti, nella politica estera tende ad accordarsi con una delle potenze imperialistiche rivali per attuare i propri scopi di rapina”.

    Ciò nondimeno il leninismo insegna che “IN OGNI NAZIONALISMO BORGHESE DELLE NAZIONI OPPRESSE C’È UN CONTENUTO DEMOCRATICO GENERALE DIRETTO CONTRO L’OPPRESSIONE E QUESTO CONTENUTO NOI LO SOSTENIAMO IN MODO ASSOLUTO... in quanto la borghesia della nazione oppressa lotta contro la nazione che opprime, noi siamo sempre, in tutti i casi, più risolutamente di ogni altro, in suo favore, perché siamo i nemici più implacabili e più coerenti dell’oppressione” (Lenin, Sul diritto di autodecisione).

    L’insegnamento è pur sempre valido, purché si tenga presente anche l’altro insegnamento sopra menzionato circa la funzione e gli scopi della borghesia nei movimenti di liberazione nazionale, e purché si abbia presente quello che è il canone fondamentale del marxismo che, in nessun caso, il movimento operaio deve dimenticare i propri scopi, obliterare la propria fisionomia e confondere la propria individualità in un generico movimento democratico o nazionale.

    Il che in altre parole significa che il movimento operaio deve anche sostenere gli sforzi della borghesia che lotta contro l’oppressione straniera e allearsi con tutte le forze democratiche impegnate in questa lotta, “PURCHÉ NON SI LASCI PRENDERE ALLA TRAPPOLA DELLE PAROLE D’ONORE GENERICAMENTE “NAZIONALI” O “DEMOCRATICHE” e abbia sempre la chiara coscienza della fondamentale divergenza degli interessi di classe e del dissenso che potenzialmente lo separa sempre dalla borghesia e che è destinato ad attualizzarsi in seguito. Suo compito è quindi non soltanto quello di vigilare in forma difensiva contro i possibili tradimenti della borghesia o i suoi compromessi con gli imperialismi stranieri, ma anche quello, assai più importante, di sapersi porre alla testa del moto nazionale per imprimergli una diversa direttiva e riuscire a conservarne la guida anche nel momento, che inevitabilmente deve presentarsi, della rottura con le classi dirigenti…
    ” [L. BASSO, La lotta di classe nel mondo, V, Il fronte operaio, Quarto Stato, 15 settembre-15 ottobre 1949, nn. 17/18/19, 3-12].

    Posto che la parola d’ordine, per quanto ci riguarda, è e rimane la COSTITUZIONE repubblicana, sul resto il discorso riportato dovrebbe risultare abbastanza chiaro.

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    1. E credo che sia così ancor più chiaro.
      Ma solo se non li si considera "discorsi tortuosi" (di Basso e Lenin: dunque reclamando una propria interpretazione superiore che delegittimi questi due pensatori, così chiari e profetici sul piano storico e pragmatico).

      E rinvio pure alla problematica delle "equivalenze" censorie, cioè del "pari son", includendovi inevitabilmente la Costituzione del 1948, rievidenziata sopra da Luca (su un passo di Bazaar)

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    2. Certo, tortuosi e pure "anacronistici". Esiste anche l'anticapitalismo su Marte

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  15. @Vishnu @Luca Cellai

    È talmente banale e meschinamente ovvio il processo in atto, che i "travasi di bile" me li risparmio volentieri.
    D'altronde cosa dire di Soros che vuole passare alla storia come filosofo e si rifà a Popper? facendosi ridere dietro da qualsiasi essere umano alfabetizzato?

    Anche Hitler voleva passare alla storia come pittore. Similmente, e così nella varie "arti umane", alla maggior parte dei suoi efficientissimi gerarchi.

    Faccio fatica a pensare che persone che mettano così la faccia in sovvertimenti sociopolitici spesso genocidiari, senza neanche il carisma del "condottiero", brillino di chissà quale acume: non rimane loro che controllare il passato per poter controllare il futuro. (Anche solo per veder salvaguardati il proprio ricordo e la propria immagine di fronte ai posteri)

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  16. @Luca sant

    Non sbagli un colpo.

    Considerando che il "non piacere" di un certo atteggiamento di pensiero è radicalmente e simmetricamente ricambiato dallo scrivente, non si può non valutare quella certa posizione ideologica come paradigmatica.

    C'è qualcosa di molto umano, specialmente se il proprio vissuto è un misto anche di nobili sentimenti, magari, mischiati a nostalgia e ad attaccamento personale a vicende e ad affetti. Magari famigliari.

    Il punto è che sull'antifascismo ci sono altre questioni vecchie quanto la Costituzione e che sono abnormi: l'antifascismo non è neanche stato storicamente una battaglia esclusivamente di "sinistra". È già un indizio della brandizzazione di "ANTIFA". C'è stato un contributo importante, soprattutto durante la Resistenza, di forze che non sono collocabili con la "sinistra parlamentare". Cosa significa, che tutti coloro che stanno nella "destra parlamentare" sono potenzialmente "fascisti"? Possono marciare su Roma da un momento all'altro?

    E se anche fosse, quale sarebbe il modo per evitarlo che negli anni'20 non è stato individuato e che ora sarebbe dirimente attuare fuori dal Parlamento? Menarsi per strada con i presunti combattenti al servizio di un nuovo potenziale duce? Manifestare per strada e poi, dopo la marchetta a Soros, chiedere la paghetta? Intimidire con la violenza chi, anche solo per ignoranza, fa canti scemi o semplicemente esprime un pensiero non politicamente corretto? Dove il "corretto" è la risultante di una interpretazione filosofica della Costituzione?

    Chi inizia le sue argomentazioni con "mi fa paura", è "pericoloso dire che", fa orrore a me. E me lo ha sempre fatto dai tempi del liceo con cui mi dovevo confrontare con il professore "de sinistra" o ciellino (questi ultimi ben più scafati).

    È tutto armamentario a fini moralistici della sinistra contaminata dal clericalismo.

    « Sentiti in colpa, figliolo. Anche la lingua può uccidere. Pensare a cose immorali è già commettere peccato. I sentimenti che provi, figliolo, sono pericolosi. Accogli il prossimo e amalo come ami te stesso »

    Che, poiché i figli dell'oppressione di classe e, spesso, i loro stessi oppressori, si odiano, ossia odiano se stessi, diventa un comandamento boomerang.

    Moralismo, poi, generalmente di segno opposto: divorziate!, abortite!, drogatevi!, scopate con chi vi capita! (ma usando le precauzioni, è progressista essere ecologisti e malthusiani).

    Gli opposti che si complementano invece di infiammare la dialettica politica sui fatti sociostrutturali.

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  17. La sinistra della postmodernità non è una sinistra politico-sociale, è un movimento settarista intriso di moralismo. Moralismo parareligioso che affonda ideologicamente nel fanatismo religioso che portava alle guerre di annientamento in Europa prima del suo assetto post-vestfalico e ritornato con l'imperialismo liberale di cui il nazifascismo è prodotto.

    Moralismo che può rivelare tratti psicologici assolutamente antitetici alla morale professata, come in quella negazione dell'umano nella "santità" stigmatizzata da quel Nietzsche che tanto piace ad una certa sinistra postmoderna. Animalisti ed ecologisti che se ne battono dei disoccupati e dei rapporti di produzione, "internazionalisti" ed immigrazionisti che odiano la propria patria e che non hanno minima solidarietà nazionale e di classe, pacifisti che non vedono l'ora di menar le mani e di appendere il fascista.

    Poi, glielo si fa notare e, da bravi moralisti: « ma io sono per l'emancipazione, io sono contro a XYZ... e via, nella vacuità intellettuale più assoluta »

    Moralismo non è coscienza morale.

    A differenza di quello che provano a dimostrare i Wu Ming con la bava alla bocca - filologi dei miei stivali - Pasolini scriveva a Moravia le medesime cose: perché sono ovvie se non si hanno fette di salame ideologico sugli occhi e identitarismo di appartenenza tutto falsa coscienza e distintivo.

    L'antifascimo rabbioso della solitudine della massa atomizzata in epoca liberista. Il complotto fasciorazzista. A quando i pogrom?

    Pasolini vedeva e sentiva le medesime cose negli anni '70: effettivamente diceva cose che "fanno paura". Soprattutto alla classe egemone, per come è finita.

    (Ah, già, sono stati i "fascisti" a ucciderlo...)

    Facciamo l'amore e non la guerra?

    Sono d'accordo: ancor più se fossi un giovane ed incosciente piccolo borghese.

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    1. chiaro Presidente.

      Chiaro anche Francesco con i suoi commenti.

      E naturalmente grazie Bazaar anche per quest'ultimo commento.

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