mercoledì 24 luglio 2013

AHHHH, ME PAREVA!

Già me stavo a preoccupa'...Era mai possibile?
Ma Grillo, "per fortuna" se ne è già riuscito fuori coi tagli alla spesa pubblica (che non sono mai abbastanza) e con gli sprechi: la "distruzione dello Stato" sarebbe, appunto, spesapubblicabrutto. Ufff....il mondo torna alla sua "ordinaria follia" e possiamo nuovamente contare sulle care vecchie sicurezze.
Aspettiamo quindi fiduciosi un ritorno alla carica anche sul reddito di cittadinanza...

martedì 23 luglio 2013

COME BACK ERIN BURNETT! E PIZZA, PIZZA, MANDOLINI, CARINA SIGNORINA!

Una delle sicurezze del "meraviglioso mondo di von Hayek" è che ci si può muovere, senza alcuna preoccupazione, tra pochi e sani principi. Chi sia il "cattivo" lo si sa in partenza e si possono trovare soluzioni, senza avere alcuna paura di essere smentiti (e come si fa? I fatti contrari verrebbero oscurati), apparendo geniali economisti, persino più perspicaci di Sherlock Holmes.
Le ultime dichiarazioni di Jack Lew, "digiamolo", mi hanno aperto gli occhi. Confesso che vivevo nell'oscurità frattalica, nonchè fideistica in...Keynes. E credevo illuministicamente, con una certa aporia sentimentale, che la ottusità umana non potesse essere premiata all'infinito. Ma d'altra parte, è anche vero che "solo la stupidità può dare l'idea dell'Infinito" (aforisma ora attribuito a un "anonimo" ora ad Einstein...).

Ma mi sono ricreduto: "se non puoi batterli", dice il saggio (di Chicago), "unisciti a loro".
Perciò vi farò la mia proposta hayekkiana di risoluzione della crisi.
I rimedi che proporrò accettano coerentemente la granitica premessa che la disoccupazione, oltre un certo livello, non è che la dimostrazione dell'assurda avidità della masse lavoratrici, fannullone, choosy e sindacalizzate, nel rivendicare un salario che, pensate! stia bene a "loro". Una cosa veramente inconcepibile e, come dice il mio maestro v.H., foriera di sciagurati privilegi contrari alla sana evoluzione umana.

Nel post sul nostro amico Jack, abbiamo preso atto che 'sto sbarco in Sicilia non si può fare finchè non si portano a termine le riforme strutturali che stimolano una sana e duratura crescita.
Che Schauble la veda così poteva ancora lasciare qualche dubbio, ma poi ho visto che i principali e autorevoli quotidiani italiani riportavano l'opinione di una grande espertologa americana, Erin Burnett di CNN, la quale ci ha detto: "Il downgrading? Vi sta bene: troppi scioperi...". Ha pure detto di ammirare Bini Smaghi, che, infatti, l'ha subito sostenuta, stigmatizzando come l'OMT di Draghi (quella che non è stata mai attivata, perchè, tra l'altro, implica una pesante "condizionalità"), abbia però portato a un'eccessiva rilassatezza del rigore fiscale in Italia. Perbacco!

Ma ora ci penso io.
Conscio che persino Jack Lew ritiene inammissibile il mercato del lavoro in Italia,  si deve ritenere per mancanza di sufficienti poteri di licenziamento "acausale" (cioè, come negli USA, a totale discrezione del datore...salvo che non risulti politically un-correct, ovviamente), ecco la mia ricetta anti-crisi:
- i partiti presenti in parlamento potranno dar vita a una "fondazione", denominata "Palinodia Unitaria Disoccupazione Escissa" (un nome di spessore intellettuale ci sta bene: l'acronimo sarebbe poi, PUDE, ma distinguibile dal PUD€. E comunque indica un diffuso pentimento e un'autentica ritrattazione circa il precedente lassismo con riguardo alla disciplina dei lavoratori). Quindi un fenomeno culturale di alta promozione del lavoro e della crescita;
- in base alla legge che la prevede, questa fondazione potrà assumere personale, variamente qualificato, ne L'ESERCITO DI RISERVA DEI DISOCCUPATI". Ma senza rigide e obsolete assunzioni formali, a tempo indeterminato o a termine che siano;
- infatti questi ex-disoccupati, verranno assunti "a progetto", di facile e pronta realizzazione, e retribuiti in percentuale dei corrispettivi pagati da chi richiederà l'esecuzione del progetto oltre che nella nuova forma "a bottino" (vedremo come);
- i servizi resi dalla fondazione saranno nel campo della sicurezza pubblica e del lavoro: si tratta in sostanza di forme di "polizia privata" che accelerano quella doverosa instaurazione dello "Stato minimo" che esigerebbe, coerentemente, che siano gli stessi "esseri più evolutivamente adatti" a gestire l'ordine pubblico, senza costose ed elefantiache macchine burocratiche pubbliche;
- i servizi in questione, resi legali dalle norme previste, saranno "Polizia del Lavoro" e Polizia Disoccupazionale", accorpate in realtà in unità polifunzionali denominate PdL-PD (potranno aggiungersi servizi di Soda Caustica- SC, in caso le condizioni igieniche del progetto da eseguire lo richiedano);

- i servizi potranno essere richiesti da tutti i datori di lavoro, in ogni settore produttivo, in caso di:
a) sciopero di lavoratori, sia per rivendicazioni salariali, sia per riduzioni di personale e licenziamenti;
b) autorità locali di governo e entipubblici in genere, in caso di dimostrazioni a favore di politiche del lavoro (che non siano promosse dai sindacati "ammessi", indicati in un breve elenco allegato alla legge);
- infine, i compensi pagati da imprese e enti pubblici per i servizi resi dal PUDE, con le operazioni PdL-PD (disinfestazione fabbriche occupate e piazze dai manifestanti e dai manifestini, entrambi sequestrabili a discrezione dei dipendenti del PUDE impegnati nel singolo "progetto") saranno così suddivisi: 90% ai partiti che aderiranno alla Fondazione PUDE, e 10% agli operatori assunti.
- questi avranno altresì diritto al "bottino", cioè a sequestrare e vendere (in apposite aste riservate a chi abbia preso parte ai "progetti" e ai loro familiari) denaro e altri oggetti di valore rinvenuti addosso ai manifestanti illegali, eventualmente anche a seguito di perquisizione domiciliare (non si può mai sapere fino a che punto arrivino l'avidità e il privilegio della masse quando si mettono a "irrigidire" il mercato del lavoro).

Come si vede, lo schema presenta innumerevoli vantaggi:
1) "riduzione del perimetro dello Stato" con riguardo ai servizi di ordine pubblico e pubblica sicurezza, oggi espletati da migliaia e migliaia di appartenenti a Forze dell'ordine divise in troppi "corpi" difficili e costosi da coordinare;
2) prevedibile fine sia di rivendicazioni salariali sia di proteste in caso di licenziamenti, che, oltretutto, danno un'immagine sbagliata del paese agli investitori esteri;
3) ampio assorbimento della disoccupazione (dall'apposito esercito di "riserva") con creazione di decine di migliaia di posti a costo zero e senza dove espletare lunghi e complessi concorsi pubblici di assunzione, dato che i partiti politici, possono mettere a disposizione una elevata expertise in fatto di individuazione dei soggetti da selezionare (con anche il vantaggio della perfetta legalità di tali scelte, e l'alleggerimento del carico delle Procure per concorsi truccati);
4) valorizzazione di professionalità oggi sacrificate in stadi e stazioni ferroviarie e in attività di dubbio valore etico;
5) ma soprattuto, e notate la finezza, risoluzione del problema del "finanziamento ai partiti" assicurando loro una stabile e costante redditività raggiunta senza alcuna corruzione, senza contribuzione pubblica e per di più, con una complessiva attenzione al problema della "legalità" e della disoccupazione giovanile.

Negli USA questa soluzione normativa, sicuramente deflattiva del problema definibile "casta-corruzione", potrebbe condurre finalmente a vedere con altri occhi la realtà italiana.
Ci auguriamo, in un prossimo futuro che Erin Burnett possa tornare dalle nostre parti e, apprezzato il nuovo "mercato del lavoro" e l'assenza di scioperi, possa limitarsi a dichiarare "Adoro Roma e la cucina italiana! E gli uomini italiani sono così romantici!"
Tanto più che pare che questo modulo di creazione di nuovo impiego, ripercorra formule in larga parte già sperimentate con successo, oltre Oceano.
Ma nella soluzione qui ipotizzata, ancora più "garantiste", evitandosi il fastidioso "conflitto di interessi" dei datori di lavoro che assoldino essi stessi i "miliziani" - pardon gli operatori-, dato che l'assunzione sarebbe addirittura affidata a rappresentanti politici democraticamente eletti.
Ma anche in Italia possiamo vantare esperimenti-pilota simili, poi assurdamente messi da parte con l'irruzione della Costituzione scritta dai "nipotini di Stalin"...

Non è meraviglioso il mondo di von Hayek?

lunedì 22 luglio 2013

JACK LEW CERCHIOBOTTISTA. UE SEMPRE PIU' AVVIATA AL COLONIALISMO?

Sempre attento e intuitivo, Lorenzo Carnimeo, nei commenti del precedente post, mi segnala un Krugman in grande spolvero che ci spiega l'arrivo al capolinea del modello economico cinese basato su un incredibile livello di investimenti e senza un coerente sostegno ai consumi. Che è poi una rivincita del ruolo della domanda interna, rispetto all'ossessivo mito (tedesco-euroitaliota) della "competitività", nel dar luogo ad una crescita stabile e, in definitiva, alla stessa "stabilità finanziaria" (concetto sfuggente, ma che alla fine, in UEM più che mai, si risolve nei cittadini che pagano le tasse, o, peggio, si vedono tosare i depositi, per sostenere i vacillanti patrimoni bancari).
Lorenzo mi chiede: "Vado a intuito: che i fattori esogeni siano qui?", cioè nell'irrompere del fattore "C", come Cina.
Risposta: "La "versione" di Krugman è interessantissima.
Riguardo ai "tempi" dei fattori esogeni, dalla situazione Cina possiamo sperare in un'accelerazione.
In particolare, quanto questo possa influire su cruccoland, che, a scapito degli USA, voleva integrarsi in una maxieconomia, con divisione delle lavorazioni, con la Cina.
Paradossalmente, la crisi cinese, proprio per la legge dei rendimenti decrescente indicata da K., favorirebbe l'Italia e la competitività relativa delle sue produzioni. E metterebbe ancor più in ginocchio i crukki ove riavessero il marco: traduzione, la situazione cinese aumenta vertiginosamente la (teorica) forza negoziale italiana in UEM.
Ma non se rimane nell'euro ancora a lungo.

Ma alla luce di quanto riportato nel post, cioè delle differenti forme di irrealismo italico, (dal Cavaliere a Piga, che "teme" la dissoluzione dell'euro ma poi, contraddittoriamente, lamenta che continuiamo a seguire le politiche fiscali imposteci dall'europa...per conservare l'euro!), la concreta ed effettiva speranza rimane che l'interesse italiano, che la classe dirigente italiana ignora, coincida con quello USA ad un atterraggio morbido della nuova crisi che si prospetta a livello mondiale..."


Il problema, però, è che la posizione USA non appare sempre coerente e concreta, nel manifestare il proprio "interesse". Almeno nei passi intrapresi "ufficialmente", incluso il G20.
Noi abbiamo visto come la logica dello "sbarco in Sicilia" appaia come una sorta di elemento catalitico (se non catartico), capace di sbloccare proprio l'incapacità della nostra classe politica a sfruttare quella "forza negoziale" che, di per sé, prescinderebbe da un diretto intervento USA (basterebbe svolgerci un dialogo chiaro e serio per assicurarsene l'appoggio: anche perchè la nostra riappropriata competitività, fuori dal vincolo valutario, investirebbe anche la loro stessa economia).

Stando così le cose, può essere interessante questo intervento del ministro del tesoro USA, Jack Lew, in esito alla sua visita in Grecia. Cosa ci suggerisce? Che certamente gli USA si rendono conto del "blocco" economico globale imposto dalla "fortezza Bastiani-Europa" a tutto il mondo, in termini di austerity.
Una presa di posizione che, come abbiamo visto, è assunta compattamente, anche nei paesi "debitori", al di fuori quindi della interessata Germania, non tanto per ragioni esclusive di ricerca della competitività (cioè il mito dell'intera UEM che esporta come la Germania, una fandonia che serve a mettere la carota, sotto il naso delle masse che si illudono della praticabilità di tale modello, laddove la "carota", in realtà, finisce ben lontano dal naso...), quanto per una ragione "sentimentale". Cioè fare dell'UEM il luogo idealizzato del "meraviglioso mondo di von Hayek". E vivere per sempre felici e libero scambisti con uno Stato minimo e un bel salario di cittadinanza.

Ma torniamo a Jack Lew. Da un lato, egli appare ben consapevole della "congiuntura" che si incardina nel mondo partendo dall'Europa, dall'altro, però, non pare voler smuovere le acque con frontali contrapposizioni con la governance euro-crucca; forse anche perchè il confronto di svolge tutto nella sotterranea frizione sulle questioni bancarie "tedesche" negli USA.
Sia come sia, il punto di emersione di un certo "cerchiobottismo" all'americana, viene proprio dal tenore di questa dichiarazione:
"Engagement with Europe remains at the top of my agenda, because US jobs and growth are inextricably linked to Europe achieving growth and prosperity.” He also added that expansion and job creation will be a “key focus for the road ahead".
In Athens, Lew met Greek Prime Minister Antonis Samaras and Finance Minister Yannis Stournaras in order to discuss economic recovery and job creation. Following the meetings, the US Treasury Secretary said about Greece: "We recognize the difficult decisions and sheer sacrifices made by Greece in the past few years, as well as the challenges that remain. Continued reform will be essential to laying the foundations for future growth”.

Ma Lew, crede veramente che "la crescita e la creazione di lavoro USA siano inestricabilmente connesse con il raggiungimento della crescita e della prosperità in Europa"?
No, perchè se così fosse, prendendo atto delle impostazioni nettamente diverse intraprese dalla sua Amministrazione per il rilancio dell'economia USA rispetto alla inflessibile "austerity" UEM, qualche conclusione la potrebbe trarre. Non dico che dovrebbe creare un incidente diplomatico, con i difficili interlocutori euro-germanici: ma almeno NON DIRE che la "prosecuzione delle "riforme" ("all'europea") sarà essenziale per gettare le fondamenta della futura crescita".
E non solo non dirlo ai greci, ma a tutti gli europei.
Di fondo, c'è sempre il pregiudizio americano sul mercato del lavoro europeo; troppo vincolato, troppo sindacalizzato, e troppo "rischioso" agli occhi di chi è, però, abituato a tutta un'altra tendenza (e che non conosce, neppure nella crisi, i livelli di disoccupazione registrati in Europa).
Ma non disperiamo: la buona notizia, almeno, è che segnalare, ora, e proprio in concomitanza  con la situazione di forte raffreddamento cinese, la interconnessione dell'economia USA e di quella europea, lascia pensare che altre più esplicite mosse possano presto essere intraprese.
Anche perchè il neo-reflazionismo giapponese, ampiamente vincitore alle recenti elezioni, non pare dispiacergli. Almeno, loro, la crescita ci stanno provando veramente a perseguirla. E Jack Lew lo dovrebbe sapere fin troppo bene.
Certo, per gli USA, l'Italia rimane una sorta di "mistero buffo": speriamo solo che non puntino a ritenere che, in questa situazione, la "cura" possano essere gli attuali protagonisti della fase di svendita e deindustrializzazione, proni all'Europa.
Se così fosse, rischiano, anche gli stessi USA, un brusco risveglio sulle aspettative che l'Europa possa mai raggiungere una ripresa, in tempi utili a scongiurare nuovi shock mondiali. Piuttosto, l'Europa, ben lungi dal pensare a rimediare alle cause della sua crisi, si sta inventando idee sempre nuove per il caro vecchio colonialismo, in salsa privata (in fondo nel XVII secolo è nato proprio così), ripetendo, nella stessa formula, ma saltando le banche, il "gioco dell'OCA".











sabato 20 luglio 2013

IL "REALISMO" E' ESSERE PASDARAN DI VON HAYEK, MENTRE I "NIPOTINI" SONO IN RITIRATA IN TUTTO IL MONDO?

"Si e' rivisto in Senato il Cavaliere, ma in tono minore e preoccupatissimo per la crisi economica (e non sapeva ancora delle pesanti condanne dei suoi compagni di bunga bunga alias cene eleganti). Nessuna fila per omaggiarlo, solo un piccolo drappello di senatori ai quali ha raccontato quanto segue:
1. La crisi economica durerà ancora a lungo e che non sarà facile per nessuno, cittadino o impresa, uscirne indenne.
2. Una possibilità potrebbe essere quella di uscire dall'euro e tornare alle monete nazionali, con conseguente svalutazione da una parte e stampa di carta moneta dall'altra. Ma l'Italia, ha precisato, realisticamente non e' in grado di farlo.
3. Un giovane imprenditore amico suo e' andato a riferirgli che mette in libertà qualche centinaio di persone perché delocalizza in Albania dove tutto, a partire dal costo del lavoro, costa un terzo di quanto occorra in Italia.
4. In generale, i suoi amici benestanti che lavorano all'estero non vengono più in Italia nemmeno per i week end perché le mogli non possono nemmeno fare shopping a causa della "folle" limitazione dell'uso del contante. E anche le loro barche restano stabilmente all'estero.
5. E' uno sbaglio gigantesco aprire la stagione delle riforme senza mettere quella della giustizia tra le cose da fare. Ma, anche qui, non per rompere con Letta Enrico, Re Giorgio II e il Pd ma per cercare di imporre il tema".

"E' un programma che piace al PdL; nel Pd, invece, è ancora allo stato nebuloso" (....?) "In una situazione del genere la scelta di Letta sarebbe veramente innovativa: darebbe una svolta al governo"

"La soluzione della Banca d’Italia, come ormai accade da anni, non è all’altezza della sua analisi: “Il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica è condizione necessaria per il contenimento degli spread.” Imbarazzante.
Per fortuna che non ci dicono che meno domanda pubblica è condizione “sufficiente” per risolvere la crisi: di questo se ne sono resi conto anche loro. Ma il taglio della domanda pubblica e l’aumento delle tasse non solo non è condizione sufficiente, non è nemmeno necessaria, anzi!
Che non sia necessaria ce lo dice lo stesso Bollettino quando ci ricorda che siamo, in parte, anche se sempre meno, salvati dal resto del mondo, dal fuori Europa, che tira. E come mai tira? Come mai cresce il nostro export verso il Giappone, per esempio? Perché il Giappone ha voluto tirarsi fuori dalle secche della crisi (o sta apparentemente riuscendo a uscirne) grazie allo stimolo alla domanda interna dall’unico attore che può farlo in un momento di recessione come questa: il settore pubblico. Con tanto di esultante reazione dei mercati azionari giapponesi. Insomma, siamo salvati … dalla spesa pubblica giapponese.
Ma non basta. Bisogna salvarci con la nostra spesa pubblica, quella buona, quella fatta di competenza e acquisti mirati, che generano reddito ed occupazione nel settore privato.
L’alternativa?
Siamo vicini ad una crisi europea senza se e senza ma che rischia (...???) di spazzare via l’euro e con esso la geopolitica europea e dunque la forza contrattuale del nostro Continente al tavolo delle negoziazioni mondiali. Ovvero i prossimi 30 anni di sviluppo. Quando vorremo capirlo, forse, sarà troppo tardi. Ma salvarci da soli, non mettendoci nelle mani del resto del mondo, è alla nostra portata."

Non commenterò nel merito, le varie posizioni. Quello che penso l'ho già fin troppe volte espresso.
La domanda piuttosto è: ma il Cavaliere chi lo consiglia?
Com'è possibile che non si renda conto che l'eurobreak non è un evento che si possa ritardare a piacimento, con le nostre zelanti "forze", ma qualcosa che o ci arriva addosso quando siamo impreparati, o ci obbliga a "lavorare", ben oltre, ma molto oltre, la linea ufficiale di questa maggioranza di governo, in Europa?

Condurre in porto le privatizzazioni, intanto che si prepara un collasso definitivo dell'euro-gold standard, che è poi in definitiva un'ignoranza inguaribile, da sindrome von Hayek, su una crisi da domanda, irresponsabilmente indotta e acuita, si rivelerà del tutto inutile e anzi dannoso. Questa volta non è così scontato  che gli italiani possano ingoiarsi l'ennesima svendita, accettandola senza trarne le conseguenze in termini di consenso elettorale.
Può darsi che dopo il 30 luglio le cose, in qualche modo, cambino. Magari la sindrome di von Hayek apparirà meno "utile". Certo l'autunno delle "manovre" potrà portare all'inverno del "nostro scontento"...  




venerdì 19 luglio 2013

SACCOMANNI "VALORIZZA" E...AFFOSSA LE PARTECIPAZIONI

La svendita pare ormai alle porte.
Visto che una classe politica, diciamo ormai a perseveranza trentennale, non è capace di dire la verità sulla formazione del deficit in Italia e sull'accumulo del debito pubblico, nella forbice tra divorzio tesoro-bankitalia-interessi in decollo e "vincolo esterno", con tutti i suoi idolatrati corollari: tra cui un output-gap alimentato da vincoli fiscali tesi a creare il saldo primario (per ripagare gli interessi sul debito) e debolezza indotta dell'export per via cambio "credibile" (come abbiamo detto nel post di ieri, Kohl e poi il resto del cucuzzaro tedesco, ci hanno creduto eccome, al cappottino per l'Italia).

Così Saccomanni, al G20 non trova di meglio che dire che intende "valorizzare" gli assets italiani da svendere; "La Stampa", abbastanza eccitata, mitiga dicendo che ENI ed ENEL non ne verrebbero toccate e sciorina il "piano" delle privatizzazioni, per ridurre il debito...e che te lo dico a ffa'?
Ma il "portavoce" del tesoro ipotizza che proprio perchè sono aziende che danno utili, cosa c'è di meglio che offrirle come collaterali per "operazioni finanziarie" di abbattimento del debito. Ovviamente nessuno spiega agli italiani che le inevitabili mani straniere, "private", acquirenti, si porterebbero quegli utili a casa loro e che il CAB italiano ne verrebbe strutturalmente peggiorato, e il pubblico bilancio, versante entrate, invece pure. L'importante è abbattere il debito.

Tanto ci hanno creduto alla "valorizzazione" degli assets i "mercati" che, infatti, "Borsa di Milano poco mossa: Saccomanni affossa Eni, Enel e Finmeccanica".
Il fatto è che "valorizzare", laddove la mia obiettiva intenzione è manifestare al mondo intero che sono costretto a vendere perchè mi ritengo alla canna del gas, significa "offrire" in vendita sul mercato "al meglio": e nulla quanto un'offerta di un venditore in difficoltà, scontando poi la via "italiana" alla privatizzazione (acquirente amico dei politici, che non mancano mai e rivendita o fallimento successivo), finora seguita, può deprimere il prezzo di un bene.

E anche degli immobili, che una volta ceduti ai comuni, "debbono" essere venduti, in un clima di sovraofferta immobiliare che rasenta il tragico e che lascia preludere a ghiotte occasioni per chiunque voglia cimentarsi in una sorta di ASTA AL RIBASSO. Un "chiunque" straniero, visto che la liquidità in Italia si chiama "credit crunch".

Ma poi, alla fine, tutto questo non eviterà nè qualche richiesta di "aiuto", minimo un commissariamento two-packs, nè la tosatura dei depositi dei privati risparmiatori,
evocata da Grillo come giusta punizione perchè non si può vivere in eterno "a mutuo": lui sì che ha capito cosa è il debito pubblico ed anche l'indebitamento privato creato dall'euro-squilibrio delle partite correnti.
Svendere, se fa guadagnare gli acquirenti, di sicuro fa perdere lo Stato, ma l'emergenza, si sa, giustifica ogni cosa
.
A proposito: Grillo crede ancora che l'alternativa al default siano...gli eurobond: evidentemente non legge Sapir e non gli hanno saputo spiegare mai le cause della crisi UEM.
Ma le convergenze "von Hayek" sono come le vie del Signore: infinite.

giovedì 18 luglio 2013

RITROVATA LA "SINDONE" DELLA FINANCIAL-NEO-SALO'?

Ora la domanda è: chi gliela fa fare ad una banca a prestare soldi a un'impresa in situazione di calo della domanda (che sia recessione o solo output-gap da...saldo primario pubblico, cambia solo l'intensità del fenomeno), quando può prestare gli stessi soldi allo Stato e stare bene al sicuro sulla restituzione?

Ovviamente, una banca "universale", cioè abilitata, in regime di liberalizzazione globale dei capitali, a giocare al grand casinò della finanza "derivata", già di per sè tenderà a preferire gli impieghi basati sui rendimenti che "pagano" sul bilancio annuale e fanno fruttare i bonus e le stock options. Insomma la intermediazione finanziaria si disinteressa sempre più della redditività degli investimenti produttivi, basata sulla capitalizzazione dei profitti "attesi" comparata col costo del nuovo bene strumentale da inserire nel processo produttivo. Ok?

Tutta questa storiella, alquanto caratterizzante, secondo Minsky, del capitalismo post abolizione del Glass-Steagall Act, è la parte dei discorso che von Hayek non considerò mai. Convinto com'era che l'operatore razionale fosse sempre in grado di valutare la convenienza dell'investimento in base alla sola aspettativa di calo dell'inflazione, per il solo fatto che lo Stato si levasse di mezzo, e senza alcuna interferenza da una, per lui, inesistente influenza della logica del "breve" propria dell'intermediazione finanziaria.

Insomma questa è la parte del funzionamento del capitalismo moderno che "non si può menzionare", perchè "è maleducazione" e contraddice il dogma che "la colpa è tutta dello Stato inefficiente" e di 'sti avidi dei lavoratori con le loro assurde pretese salariali.

Se poi condividiamo l'analisi che in fondo, cruccoland avesse ben chiaro il prezzo da chiedere per la rinuncia alla propria "monetona" (gli agnelli italiani da sacrificare sull'altare dell'egemonia franco-tedesca, ma non quelli con la "A" maiuscola, che miravano a tutt'altro), come chiarì ben benino il simpatico Kohl,si capisce al volo quanto non abbiamo avuto scampo negli ultimi 25 anni.

Venendo a noi, possiamo tirare un respiro di sollievo. Si poteva pensare, per un passeggero singulto della politica italiana, che von Renziek assumesse il ruolo "badoglico".
Ma pare che la questione sia in via di "rientro".
Il che riporta la palla nel campo badogliesco per elezione, che, nella logica delle cose, non è propriamente quello dei filotedeschi ad oltranza, cioè dei super-nipotini di von Hayek, con tanto di premio. Insomma, scongiurata una folgorazione sulla via di Washington del "nostro", ritorniamo alla iniziale configurazione dei rivolgimenti farseschi, che si aggiravano su altre possibili candidature al ruolo catalitico del 25 luglio.

Ma in compenso, stante la possibile saldatura dei "tosco-nipotini" e, udite!, della premiata ditta "von Hayek", potremmo avere, in anteprima, la facciata della "nuova Salò" farsesca e bancofila.
E quindi, in fondo, la logica dell'8 settembre farsesco (adesso non ci stiamo a impiccare sui nomi, tanto la fantasia della Storia può ancora farci delle sorpresine) sarebbe un pò più rispettata.