giovedì 24 luglio 2014

LA TAGLIOLA...ALLA SOVRANITA' COSTITUZIONALE E L'EPILOGO INEVITABILE (della democrazia "necessitata" del 1948)


Ricevuto questo interessante commento di Lorenzo Carnimeo, ritengo che meriti una risposta articolata, punto per punto, che troverete lungo lo sviluppo del suo intervento:
1. "Comunque. Sono molto pessimista.
La stessa "opposizione" che si vede sulla riforma del Senato, pur turbolenta, non centra concettualmente il problema, limitandosi ad aspetti di contorno (come le preferenze, la riduzione del numero dei deputati e l'eleggibilità diretta), senza comprendere l'involuzione della stessa forma di governo, e l'ormai avvenuto cambiamento, in chiave ultra-liberista, della costituzione materiale, espresso dall'inserimento in costituzione del pareggio di Bilancio
."
Caro Lorenzo, 
su questo punto ti rinvio alla "lettera aperta" di Aldo Giannuli, (pubblicata anche sul sito di Beppe Grillo), relativa alla riforma costituzionale "monocameralista" unita a legge elettorale fortemente maggioritaria, che conclude in questi termini:
"In definitiva avremmo un Parlamento composto da una Camera di nominati, eletta con criterio maggioritario e con pesanti clausole di sbarramento, ed un Senato di eletti di secondo grado con doppia selezione maggioritaria, dal quale dipenderebbero quasi totalmente tutti gli organi di controllo e garanzia ed il processo di revisione costituzionale: converrà che si tratterebbe di una situazione piuttosto anomala nel quadro delle democrazie liberali. Qualora Ella ritenesse non infondate queste preoccupazioni, sarebbe positivo che si aprisse un confronto, quantomeno sulle possibili misure per mettere in sicurezza la Costituzione.

Come vedi una certa consapevolezza dell'alterazione del "metodo" di formazione dell'indirizzo politico, nei suoi risvolti sul processo di revisione costituzionale e sulla determinazione della composizione degli organi di garanzia, la si ritrova. 
Ma ovviamente, una volta constatato questo effetto complessivo, si deve comprendere che non residuerebbe più, a riforma effettuata, alcuno spazio di messa in sicurezza della Costituzione stessa
Per due motivi:
a) perchè, come evidenzi, questa concentrazione maggioritario-governativa del potere politico-normativo, estesa alla determinazione "conforme" dei componenti di ogni possibile organo di garanzia teoricamente previsto come "neutrale" (Corte costituzionale e lo stesso presidente della Repubblica, oltre cche gli organi di autogoverno delle magistrature), sarebbe già pre-vincolata alla osservanza del pareggio di bilancio e, quindi, non avrebbe altro spazio che perseguire ogni teorica espressione di politica fiscale ed economica nei termini, in definitiva, imposti dal recepimento del fiscal compact. 
E questo senza più alcuna forma di bilanciamento potenziale (diciamo, finora, teorico) in un sindacato di conformità ai principi fondamentali della Costituzione, che rimarrebbe affidato a organi di garanzia pura espressione del governo, a sua volta dominus del Parlamento.
Questo effetto, che sfugge nella sua immediatezza a Giannuli, era stato chiaramente evidenziato in questo post;
b) perchè questo assetto complessivo, in via indiretta ma attuale e molto concreta, fa venir meno la stessa rigidità della Costituzione, basta sulla procedura rafforzata di cui all'art.138 Cost, che rendeva indisponibile alla maggioranza la Costituzione stessa e che saldava questa indisponibilità con il metodo di preposizione "neutrale-bipartisan" dei membri della Corte costituzionale.
Dal momento che la Costituzione perde la sua rigidità sostanziale, nessun diritto fondamentale è al riparo dalla modifiche (abrogative, al di là di formule cosmetiche) imposte dalla supremazia de facto oggi reclamata dal "vincolo esterno", ormai costituito da qualunque fonte europea
E ciò, da decenni, con la totale acquiescenza dell'intero corpo politico-istituzionale nonchè di ogni forma della classe dirigente d questo Paese.
Ogni tipo di misura e di "recepimento" del diritto €uropeo diverrà prevalente e potenzialmente immune da ogni censura di illegittimità alla luce di superiori principi costituzionali, per sempre derubricati a fonti subordinate a quelle europee dal venir meno della rigidità sostanziale.


2. "Si ritorna al problema delle risorse culturali per uscire dalla crisi, che no, non ci sono. Per quanto riguarda l'€uropa, e i pugni sul tavolo da sbattere nel (sopravvalutato) semestre europeo, mi limito poi a far notare un dato politico: la nomina di uno come Yuri Katainen a commissario per gli affari economici è un segno chiaro che l'Europa ci sbatte la porta in faccia. Infatti il nostro ha già fatto dichiarazioni al riguardo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/19/ue-katainen-contro-renzi-flessibilita-sui-conti-pericolosa-fate-le-riforme/1066079/."
Su questo punto, occorre essere molto chiari: lo abbiamo detto qui e ribadito qui.
Le risorse cuturali che non ci sono, hanno ormai prodotto l'effetto che l'attacco finale è stato sferrato e sta andando al suo compimento: cioè all'epilogo della "democrazia necessitata" del 1948
L'€uro-ordoliberismo dilagherà e non potrà avere nessuna resistenza legale, formale o sostanziale. Su quest'ultima, d'altra parte, ci sta già pensando un sistema mediatico che ha ormai irreversibilmente preso il controllo della stragrande maggioranza dell'opinione pubbica, ormai trasformata nella passiva "opinione di massa" (di cui parlammo qui).

3."Ma non c'è problema, perché la dissonanza si vede all'interno dello stesso Governo. Laddove Renzi parla di rilancio della domanda interna, il suo ministro dell'Economia prosegue senza indugi nelle stesse politiche di Saccomanni e Monti: stretta fiscale, riduzione della spesa pubblica, privatizzazioni. Identica anche la propaganda: mettiamo nel DEF delle previsioni di crescita di pura fantasia ed il gioco è fatto. Poco importa che quelle stesse previsioni vengono corrette al ribasso già a distanza di due mesi: i media, i "liberi informatori" della nostra democrazia, hanno insegnato alla gente a non leggere e ad avere la memoria corta."
Caro Lorenzo, il nostro "premier" quando parla di rilancio della domanda, dato il complesso rivelatore delle sue reiterate affermazioni, intende gli 80 euro e il pagamento dei crediti verso la p.a.. Misure che, come abbiamo detto più volte, non portano affatto all'effetto dichiarato, con grande superficialità: per il semplice fatto che esso è perseguito all'interno del finanziamento in pareggio di bilancio, cioè con costante copertura in misura che non solo non amplifichi il deficit pubblico, ma che, anzi, lo riduca nel tempo secondo gli obiettivi intermedi dettati implacabilmente dall'€uropa, subordinati all'interesse del mantenimento della moneta unica. L'unico e vero bene supremo dell'UE.
Anche di questo abbiamo parlato infinite volte.

4. "Si, sono pessimista e -in un certo senso- scoraggiato. Non vedo veramente delle vie d'uscita. Vedo solo quel che rimane delle istituzioni democratiche svenduto sull'altare della propaganda liberista. E un'opposizione incapace di esercitare il suo ruolo.

Che dire? Fossi in loro, a questo punto (e frattalicamente parlando), abbandonerei l'aula. Dato che tra violazioni della Costituzione e tagliole varie questa maggioranza si comporta in maniera fascista, allora voti i suoi provvedimenti come facevano i fascisti: Senza l'opposizione! Lo so: l'Aventino non servì a nulla. Ma almeno, forse, li si costringe a gettare la maschera, non so
........"

Frattalicamente non saprei dire neppure io. La situazione è andata oltre ogni più pessimistica previsione.
Ciascuno di essi, a ben vedere, consentiva ampi spazi di risposta legittima e fondata sulla stessa Costituzione, cioè sulla sovranità che essa concede(va) a chi fosse designato a giurare sulla Costituzione stessa come presidente del Consiglio dei ministri.
Ne dico solo alcuni:
a) la "autonomia" della banca centrale non ha valore costituzionale, e semmai la Corte costituzionale aveva precisato che limiti alla determinazione stipendiale da parte del governo valevano per la magistratura, per ovvii ed evidenti motivi che, in questi giorni, e ancor più nei prossimi, verranno drammaticamente al pettine;

b) la governance comune, €uropea, sulle "riforme strutturali", considerando la loro natura essenziale di incidenza sul mercato del lavoro-merce, equivale ad abrogazione tacita, per incompatibilità formale e sostanziale, dello stesso art.1 Cost.; qualcosa di assolutamente inammissibile, eppure mai evidenziato neppure lontamente da politica e media; 

c) le politiche di QE della BCE, quand'anche direttamente in acquisti sui titoli sovrani, lo abbiamo visto in recenti post, nulla possono - e Draghi stesso lo dice, come evidenziato qui- sul livello di occupazione (e neppure sul livello del cambio esterno dell'euro, manovra peraltro praticamente inutile, per evidenti quanto ignorati motivi)
Ma agitare questa prospettiva come forma di pressione ha esclusivamente il valore di ratificare non solo la definitiva espropriazione di ogni forma di sovranità democratica sancita dalla nostra Costituzione, ma anche la subordinazione italiana a..Bundesbank, che, - anche a fronte di misure che non farebbero altro che (semplicemente) ritardare l'inevitabile collasso italiano e dell'intera area UEM-, preferisce inasprire la sua posizione di dominio per massimizzare il proprio vantaggio competitivo anche in condizioni che non paiono avere nè un grande futuro nè, tantomeno, un grande presente.
Che dire?
Ma siamo a pallide speranze su prospettive che, comunque, saranno fuori tempo massimo e, che, ancor più tragicamente, lascerebbero intatta la mancanza delle famose "risorse culturali".

mercoledì 23 luglio 2014

BCE MUMBLE MUMBLE...VANE POLITICHE MONETARIE

inflazione 
 Inflazione Italia


Mi imbatto in questa interessante ipotesi di intervento della BCE. Ve la riporto così come esposta:

"Nella fase attuale occorre quindi identificare meccanismi che garantiscano che la liquidità generata d’ora in avanti dalla Bce si traduca non in ulteriori acquisti di titoli di stato ma in nuovo credito all’economia. È in quest’ottica che si muove la nuova iniziativa annunciata il mese scorso dalla Bce. Le operazioni LTRO diventeranno TLTRO (Targeted LTRO) e saranno parte di un più ampio pacchetto di misure (inclusi tassi negativi sui depositi) per un totale che anche questa volta potrebbe arrivare agli ormai tradizionali mille miliardi.
Ma in che senso le LTRO saranno targeted? La novità sta nel fatto che già nel 2014 le banche potranno richiedere alla Bce liquidità per 400 miliardi con rimborso a quattro anni e a condizioni estremamente vantaggiose (si parla di un tasso dello 0.25%) a patto che si impegnino a utilizzarla per prestiti alle famiglie e alle imprese. Tutto bene allora? Forse sì, ma non è detto che l’obbiettivo sia pienamente raggiunto, e proprio nei paesi in deflazione. Da un lato molte banche stanno ancora facendo i conti con la crisi e con persistenti problemi di adeguatezza del capitale. E in paesi come l’Italia, in cui la crescita è nel migliore dei casi destinata a rimanere modesta e fragile e il problema delle sofferenze bancarie è gigantesco, non è per nulla ovvio che le banche siano ansiose di far ripartire in grande stile il credito alle piccole e medie imprese.
In poche parole, occorrerebbe forse dare alle banche incentivi ancora più forti. Un’ipotesi da considerare potrebbe essere quella di inserire tali incentivi nel contesto dell’Asset Quality Review (AQR) in corso da parte della Bce. L’AQR delle banche europee ha l’obiettivo di valutare la solidità e la qualità dei bilanci bancari e di aumentarne la trasparenza. Nell’AQR i punti critici sono diversi. Uno riguarda la valutazione della rischiosità delle sofferenze. Un altro riguarda invece proprio i titoli di stato, sempre in termini di rischiosità.
Recentemente, alcuni esponenti della Bce hanno chiarito che nell’AQR i titoli di stato detenuti come immobilizzazioni (cioè fino a scadenza) non saranno considerati asset “rischiosi”. Dato che solo il 10-15 % dei titoli di stato detenuti ad esempio dalle banche italiane sono immobilizzazioni, l’implicazione in questo caso sarebbe quella di dover affrontare un problema di rischiosità di dimensioni molto grandi.
Ma come ridurre tale eccessiva esposizione senza sconvolgere mercati come quello dei Btp (realizzando quindi ulteriori perdite in conto capitale)? Innanzitutto, la Bce potrebbe, in aggiunta al parametro qualitativo held to maturity, introdurre un limite anche quantitativo per il totale dei titoli di stato detenuti in portafoglio al di sotto del quale non scatta comunque la “rischiosità”.
Pragmaticamente, questo limite per il rapporto fra titoli di stato e asset totali potrebbe essere posto al 5%. Come evidenziato dal grafico, ciò sarebbe infatti neutrale per Germania, Francia, ecc. (che essendo al di sotto, verrebbero totalmente esentati da qualsiasi rilievo critico) e limiterebbe quindi l’ambito di intervento a paesi come Italia, Spagna e Portogallo.
Un’ipotesi per tale intervento potrebbe essere quella per cui, a fronte dell’imposizione del limite del 5% per il rapporto titoli di stato/asset totali (da raggiungere entro il 2014), le banche possono avere le seguenti alternative (anche in combinazione fra loro):
  • vendere i titoli
  • aumentare i prestiti all’economia
  • depositare i titoli presso la Bce per un LTRO “dedicato” a quattro anni.
È chiaro che banche come quelle italiane, che dovrebbero liberarsi di circa 180 miliardi di titoli in eccesso, privilegerebbero la terza soluzione, che consentirebbe loro, attraverso un unwinding graduale delle posizioni, di evitare le perdite in conto capitale associate a una liquidazione diretta e immediata dei titoli.
In questo modo inoltre si garantirebbe che la liquidità sia destinata al credito e quindi alla crescita, soprattutto nel sistema bancario dei paesi in deflazione (Italia in primis). La differenza con il TLTRO attualmente in gestazione starebbe proprio in questa certezza."

Ora, una piccola obiezione: l'impedimento alla conversione della liquidità concessa alle banche (segnatamente italiane) in credito erogato all'economia reale, è così indicato in questo contesto: "...molte banche stanno ancora facendo i conti con la crisi e con persistenti problemi di adeguatezza del capitale. E in paesi come l’Italia, in cui la crescita è nel migliore dei casi destinata a rimanere modesta e fragile e il problema delle sofferenze bancarie è gigantesco, non è per nulla ovvio che le banche siano ansiose di far ripartire in grande stile il credito alle piccole e medie imprese."
Stando così le cose perchè mai con l'imposizione di un limite (più correttamente di una "soglia massima") di detenzione risk-free, con la costrizione de facto a liberare i bilanci dei titoli eccedenti tale limite- per evitare minusvalenze da realizzo obbligato- le stesse banche dovrebbero poi preferire l'utilizzo in credito verso le imprese? Perchè cioè questa imposizione, che oltretutto pone a rischio sistemico i corsi dell'intera gamma dei titoli pubblici emessi, dovrebbe spingerle ad assumere un rischio di insolvenza sostanzialmente intatto (se non accresciuto, dato l'assestarsi della deflazione), della liquidità ottenuta? 
Il profilo di rischio delle stesse imprese verrebbe forse attenuato dalla minaccia "mossa" alle banche di ridurre la detenzione di titoli, in maniera praticamente obbligata, (per liberarsi della patata divenuta bollente)?
Non permarrebbero "i problemi di adeguatezza del capitale" e le prospettive di aumento delle sofferenze, che acuirebbero i problemi di bilancio, a fronte delle pacifiche attese di crescita "modesta e fragile, nella migliore delle ipotesi"?
Insomma, se non si agisce sulle cause della mancata crescita, - chiaramente individuabili nel quadro valutario "unico", nel suo sviluppo asimmetrico e nei vincoli fiscali che ne costituiscono l'unica correzione consentita dal quadro istituzionale imposto fin da Maastricht e acuito dalla egemonia politica dei paesi creditori (in testa la Germania)- quali prospettive di solvibilità aggiuntive darebbero di per sè le imprese "beneficiate" di fronte alla persistente debolezza della domanda e quindi della redditività delle rispettive attività?
Si fallisce perchè non si vende il prodotto e perchè contemporaneamente la correzione fiscale €uro-imposta impone una pressione tributaria insostenibile, mica perchè il prodotto non è producibile a costi di credito convenienti.

Ci si illude che cambiando strumenti di elargizione (a termine) della moneta al sistema bancario questo renda automaticamente elastica la curva IS e cioè induca le imprese ad effettuare gli investimenti, e quindi a domandare credito?
Perchè il credito può essere offerto, ma l'altra faccia del credit crunch, quella ormai più strutturale,  è che invece è venuta a mancare la domanda di credito; è in caduta la "propensione" all'investimento netto e persino lordo, cioè, in sostanza, (anche) la propensione all'utilizzo nel ciclo produttivo  della moneta immessa nel circuito bancario dalla banche centrali. 
Può questo essere cambiato  in base al solo livello vantaggioso del tasso di interesse, cioè all'aumento dell'offerta dello stesso credito, per di più "forzata"? 
Ma se così fosse, perchè la situazione non si sarebbe sbloccata già autonomamente con i ribassi del tasso di interesse medesimo? 
Abbiamo invece avuto la deflazione, cioè tassi in calo ma "reali positivi" perchè il livello dei prezzi,- si conferma ancora una volta-, è determinato da quello della domanda, che è scesa più repentinamente e sostanziosamente dei tassi stessi. Una domanda che si è voluta deprimere per limitare e correggere gli squilibri commerciali interni all'area UEM. E  che non si fa nulla per sostenere. Anzi, si continua a perseguire il consolidamento fiscale, negandosi ogni "flessibilità", e continuandosi a drenare liquidità dai paesi debitori.

Il (forte) sospetto è che si continui ad ignorare che in assenza di domanda pubblica - indirizzata in misura aggiuntiva e anticiclica all'economia reale, ed anzi gravata tutt'al più dagli aumenti, non risolutivi come stimolo, degli stabilizzatori automatici legati alla crescita della disoccupazione indotta dalla drastica e prolungata flessione della domanda privata interna- , non si risolve la crisi da...domanda
Perchè di questo si tratta. 
E certo non la si risolve puntando sulla domanda estera "soltanto";  dato che questa, anche nei mutati saldi delle partite correnti italiane,  è stabile -finora e neppure si sa per quanto ancora- e l'attivo delle partite correnti è solo dovuto alla contrazione delle importazioni. Cioè al calo della domanda stessa. 
Il rebus, collocato all'interno delle demenziali condizioni della valuta unica, non ha soluzione. 
Quali che siano le alchimie della banca centrale e le pressioni da essa esercitate su un sistema bancario stremato dalla sua stessa pressione deflattiva (esercitata per tanti anni senza pensare alle conseguenze)...

lunedì 21 luglio 2014

VADEMECUM. LA "GUIDA" FINALE (a futura memoria)

 
 (Tomba di Giuseppe Garibaldi).

La situazione italiana sta "allegramente" precipitando senza alcuna apertura di comprensione della gravità della situazione da parte di ogni governo succedutosi - con l'appoggio mediatico granitico che ne rafforza l'inadeguatezza- negli ultimi 3 anni.
Vi fornisco un piccolo vademecum riassuntivo, - corredato dai links più importanti per sviluppare l'inquadramento giuridico-economico della situazione stessa-, da utilizzare come "guida" finale, e testimonianza "a futura memoria" (ormai e purtroppo), di ciò che disperatamente avrebbe potuto tentarsi per tutelare l'interesse sovrano e democratico della Nazione italiana.


Se si parte dalla posizione politico-negoziale che si rispetteranno i parametri del fiscal compact, avendo anche autonomamente inserito il pareggio di bilancio in Costituzione, sostenendo che, tutt'al più, si vuole (in modo del tutto generico) più flessibilità nella loro applicazione:
1) si ribadisce la propria volontà di adesione al fiscal compact prescindendo dalla unica critica negozialmente legittima all'austerità fiscale: quella sulla attendibilità economica - già ora smentita dai fatti- dei presupposti,  che condussero a quella soluzione "emergenziale" e sicuramente costrittiva per l'Italia.  
2) In connessione a ciò, si rinuncia anche a rivendicare, secondo il principio di parità sancito dallo stesso art.11 Cost., il medesimo grado di sovranità che, sull'OMT come su ogni altra misura delle istituzioni UE, i tedeschi si sono riservati sempre di sindacare ed autoattribuirsi. Ciò implica la rinuncia a contestare la legittimità del  FC come fonte contraria ai superiori trattati UE (a cui è esplicitamente subordinato in termini di condizione di efficacia), nonchè dell'euro stesso, in base al principio rebus sic stantibus che, sul piano della sovranità democratica, è ad applicazione irrinunciabile per le istituzioni repubblicane democratiche ai sensi degli artt.1, 10, 11 e 139 Cost;
2) si accetta infatti, in tal modo, di considerare questo assetto valutario, ed il FC come strumento di correzione degli squilibri determinati dall'applicazione (originariamente e consapevolmente) asimmetrica della moneta unica, come conformi ai limiti costituzionali interni (ma tutt'ora prevalenti nel sistema delle fonti di diritto) il cui rispetto soltanto rende leciti gli impegni internazionali assumibili dall'Italia nell'ambito di organizzazioni internazionali economiche;
3) si rinuncia, per ciò solo, e in modo inequivoco, a mettere in discussione la conformità dell'euro - e della stessa "austerità"- al fine cooperativo che dovrebbe avere l'UE, ed a contestare la stessa corrispondenza dell'azione dei paesi creditori in surplus commerciale - e simultaneamente delle stesse istituzioni UE, inerti sul punto-, agli obblighi di convergenza, coordinamento e cooperazione che dovrebbero caratterizzare le politiche economiche, sociali e di equilibrio commerciale, secondo gli stessi enunciati dei trattati;
4) in pratica, ci si dichiara acquiescenti alla interpretazione dei trattati contraria alla posizione italiana e in tal modo si legittima e si incentiva ogni altra successiva imposizione che aggrava tale interpretazione.

domenica 20 luglio 2014

IL "FARE" PER DRAGHI: TRA RENZI ED ANGELINO (La prova finale)

 2-tavolo

Lo potevate immaginare. 
Ora, nel corso dei mesi, con numerosi post, abbiamo più volte visto che Draghi considera le riforme essenzialmente come qualcosa che si connette al mercato del lavoro: la crisi, che viene considerata una fase necessaria di recessione e decrescita "ristrutturante", è concepita dunque come una congiuntura tutto sommato favorevole, volta esclusivamente a riconquistare la competitività.
Quest'ultima, connessa ad una crescita concepita in termini di solo export, ottenibile mediante il mantra della deflazione salariale, è sospinta dalla pura ipotesi neo-classica che solo la rigidità verso il basso dei livelli salariali impedisce il ripristino della piena occupazione e che, perciò, la flessibiiltà salariale, indotta dalla opportuna dilagante disoccupazione, è in fondo la vera e unica grande riforma da operare.


Tutto il resto sono chiacchiere, tergiversare su epifenomeni, o questioni di "distrazioni di massa".
L'euro, consolidato come dogma al centro della incontestabile costruzione europea, oggi più che mai, riporta al centro la sua schiacciante forza riplasmatrice della società italiana.
Una forza che politicamente pare essere ormai coronata da successo, circondata da un consenso così solido e trasversale all'intero substrato sociale, che ci si attende ormai la soluzione finale come un compitino di maturità essenziale per laureare il portatore "carismatico" individuato dai media per il consolidamento del nuovo "ordine"
L'ordoliberismo come religione o imperativo morale.

Lo diceva a proposito dell'OMT; ma quest'ultima, per quanto acciaccata dai contraccolpi del potere germanico, si proponeva solo come occasione to make THE point: cioè, come pretesto che valeva, ieri come oggi, a fissare ogni possibile obiettivo di residua sovranità "controllata" italiana. Tralasciando, senza alcuna remora o finzione, la "facciata cooperativa dell'euro" e dei trattati. Una scusa barbina, che, venuti al sodo, dei rapporti di forza ormai instaurati, può essere dismessa senza alcun timore di reazione democratica connessa all'art.11 Cost. e a residuati senza senso come gli stessi principi fondamentali della Costituzione.

Rivediamo la fissazione definitiva del quadro della sovranità italiana (se così la si volesse ancora chiamare) secondo Draghi:
"L'OMT, ha insistito, non consentirà ai governi di rilassarsi, in quanto devono concordare delle riforme in cambio del supporto della BCE:
"Essi possono o fare le riforme "senza" l'OMT e trattenere la sovranità economica o possono riformare "con" l'OMT ma rinunciare "a parte" della loro sovranità economica. In ogni modo, dovranno perseverare negli sforzi di riforma"
Ha anche negato che ciò possa minare l'indipendenza della BCE, o che il costo del prestito nell'eurozona sia troppo strettamente condizionato, poichè gli investitori potrebbero ancora stimare che un paese sia più a rischio di  un altro..
Infine Draghi ha avvertito che l'OMT non può indirizzarsi a risolvere il maggior problema dell'eurozona, la disoccupazione record.
E ha spiegato:
"Costantemente, e specialmente nell'attuale situazione, il bisogno di parlamenti e governi di fare le riforme non sorge tanto dal mercato obbligazionario sovrano, ma dalle condizioni drammatiche del mercato del lavoro.
Sfortunatamente (!!!), milioni di disoccupati sono una spinta molto maggiore dei tassi sul debito sovrano. E sfortunatamente, OMT non hanno quasi alcun effetto sulle fonti di creazione dell'occupazione".
DUNQUE LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO COME CURA ALLA DISOCCUPAZIONE.
inflazione disoccupazione senza linee

Per una conferma, di come questo processo di svuotamento culturale, prima ancora che giuridico-politico-costituzionale, sia praticamente giunto a compimento, vi riporto un significativo brano di un'intervista appena rilasciata da Angelino Alfano. Che trovate, nel passaggio sotto riportato, alla pag.3 del Il Messaggero di oggi.
Essa contiene in sè tutta la (inconscia? Comunque travolgente) potenza di condizionamento del "vincolo esterno", così come appunto fissato nella sua avanzata finale dalla insistenza di Draghi.
Al netto delle velleità consuete, buttate là per una stampa senza memoria, ci restituisce la misura di ciò che è il "fare", ultimo ed essenziale, che ci si aspetta da Renzi. 
Abbiamo cioè la radiografia programmatica e imperativa dell'impatto dell'ordoliberismo nella sua capacità di ripristinare la fede incrollabile nella versione neo-classica della correzione dei cicli economici: la legge di Say, considerata, senza alcuna remora scientifico-economica, a persistente e universale validità; la conseguente necessità di agire solo sul lato dell'offerta, con l'illusione che l'unico ostacolo al sorgere di nuove imprese e al blocco degli investimenti sia la "burocrazia" e quindi lo Stato, la convinzione incrollabile, trasmessa e infusa in tutte le forze politiche comunque impegnate al governo negli ultimi 20 anni, che il mercato del lavoro-merce sia la soluzione senza se e senza ma:
Dice Alfano:
"Abbiamo tre obiettivi. 
1.Uno choc fiscale per le famiglie, con sostegno ai nuclei numerosi per ridurre l'ormai insostenibile pressione fiscale e rilanciare i consumi interni" E qui riemerge per necessità che, non essendo neppur lontanamente messa in discussione che l'azione fiscale si debba svolgere in pareggio di bilancio, ci troviamo di fronte alla solita promessa di tagli corrispondenti alla spesa pubblica, senza saper poi individuare dove effettuarli e finendo per fare ulteriore illusione finanziaria su inevitabili nuovi tributi.
2. "Eliminazione dell'art.18 per favorire le assunzioni". E qui non c'è che dire: il lavoro-merce e la teoria della piena occupazione neo-classica, saltando 70 anni di teorie economiche che risolsero la crisi del '29, e che oggi vengono a piè pari ignorate, mostra la enorme influenza di Draghi.
3. "Rivoluzione burocratica: ora basta con permessi e autorizzazioni. Se la legge ti permette una cosa, puoi farla...Lo Stato se vuole, ti vegna a controllare dopo, intanto tu cominci.
Con queste tre mosse l'Italia può ripartire". Si tratta di cose già introdotte per legge da un pezzo, ma che si ama ripetere per forza di inerzia, dimenticandosi quanto già inutilmente fatto finora.

Il bello è che, nell'assenza totale di risorse culturali, e nell'incrollabile fede nella "sovrastante" leadership illuminata di Draghi, ci credono pure.

venerdì 18 luglio 2014

COCOMERARI ESTIVI (fanno er tassello ma non riconoscono il sapore?)

 

Così tanto per un flash che rammenti come sbaglino sempre e sempre per gli stessi motivi.
Fanno finta di non capire che il consolidamento fiscale fa diminuire il PIL e che questo è la base imponibile delle entrate e anche il maggior indice del tasso di occupazione. 
Anche Bankitalia rivede, tardivamente, il PIL 2014 e senza scontare gli effetti di copertura già in corso d'anno dei buchi per le varie voci di cui, senza alcun riscontro, preconizza effetti di crescita (il mantra dei pagamenti alle imprese e degli 80 euri-80, che servono solo per estinguere posizioni debitorie dilaganti, come a sua volta il credit crunh, e non portano nè a liquidità circolante nè, tantomento, a nuovi investimenti, dato che la domanda interna, questa sconosciuta, va sempre peggio). Quindi sottostima i relativi effetti delle politiche fiscali (lo fa regolarmente da quando....c'è l'euro) e sovrastima regolarmente ripresa degli investimenti e tenuta della domanda estera. 
Poi, se arriva la correzione mondiale dei mercati azionari, la mitica BOLLA, si stupisce, regolarmente, e preconizza ulteriore inasprimento fiscale come "indispensabile".
 

Ma i "bankitalici" stavolta mettono le mani avanti col "rischio ribasso"..a consuntivo. Mica possono gridare alla ripresa ogni tre mesi e poi non riuscire più a "coprire" quanto sia bella e sana l'UEM!
Questo il copione attuale e futuro. Invariabile.
Grande autorevolezza!






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mercoledì 16 luglio 2014

BASTA-CASTA: IL "FALSO MOVIMENTO" DELLE OLIGARCHIE OCCULTATRICI DELLE CAUSE DELLA CRISI

Casta e bene comune, quando esploderà il popolo?

Se questa immagine e il relativo slogan non suscita in voi un senso di naturale repulsione, dovuto alla manipolazione in essi intrinseca, questo post non fa per voi (vorrebbe dire che l'idea della Casta ha per sempre saldato in voi l'inevitabile conclusione livorosa che il problema sia il "debitopubblico"...e la stessa Casta)

Gli Italiani ce l'hanno con la "casta".
Un'invenzione di Stella-Rizzo che è stata e rimane uno dei caposaldi culturali dell'ordoliberismo "pop". Cioè della gigantesca operazione di restaurazione del liberismo antidemocratico (come ci conferma Paolo Savona, con chiare recenti parole, alla presenza di Lordon), che fa della predicazione anti-Stato, - acclamata da coloro che ne risultano in concreto i soggetti negativamente colpiti-, il principale strumento di divulgazione di quella inversione dei rapporti causa-effetto della crisi che consente all'euro e all'Europa di proseguire imperterriti il massacro sociale, occupazionale e industriale di questo povero Paese. 

Questa è la funzione fondamentale della grancassa mediatica, che sorregge efficacemente, finora, il consenso autolesionista e autorazzista di cui godono i politici ordoliberisti.
Una sorta di contraddizione irrisolta, per cui gli stessi titolari delle posizioni più "evidenti" all'interno della casta stessa, si ritrovano legittimati a condurre la crociata contro di essa (!), ma naturalmente, senza alcuna preoccupazione di coerenza, "traslando" su altri protagonisti il marchio di infamia, preferibilmente i burocrati, intesi secondo un concetto atecnico, che coinvolge anche soggetti estranei alla pubblica amministrazione in senso tecnico-costituzionale. 

Cerchiamo di dare una definizione fenomenologica della casta, utilizzando un minimo di coerenza e adottando, nel far ciò, la forma mentis dei "professionisti dell'anti-casta" (come viene ben illustrato in questo post di cui consiglio la lettura).
Premessa 1: la "casta" ha a che fare con la spesa pubblica. Quindi può essere "casta" qualunque soggetto sia coinvolto, in base alla preposizione a qualsiasi - e sottolineo qualsiasi- pubblica funzione, cioè all'esercizio professionale od onorario o, nell'accezione diciamo "originaria", elettivo, di una qualunque attività svolta nel pubblico interesse;
Premessa 2: la denuncia della "casta" muove dal presupposto che la spesa pubblica sia invariabilmente un costo e non una componente fondamentale, positiva, del PIL. Essendo un costo, e anzi negandosi "a prescindere", qualsiasi considerazione degli effetti della spesa pubblica rispetto alla crescita del reddito nazionale, tagliare la spesa pubblica è sempre un vantaggio e condurrebbe allo "sgravio fiscale";
Premessa 3; non solo la spesa pubblica è un costo, ma essa, nell'immaginario ordo-livoroso (crasi che coglie matrice culturale e effetto manipolatorio indotto) è sempre legata, direttamente o indirettamente ad un illecito. Preferibilmente penale anche se spesso si contrabbanda come tale un (mero) illecito contabile, rilevato dalla Procura della Corte dei conti ...i cittadini non distinguono più bene e il livore parte schiumante! 
Conseguenze esemplificative di tale premessa: le pensioni? O sono "falsi invalidi" o sono-, invariabilmente, e specie se superano l'apposito tetto variabile del livore generazionale-, frutto di trasferimenti indebiti di ricchezza. Gli appalti? Sono tutti truccati e manovrati per gli "amici", anche se poi, gli stessi che formulano l'accusa considerano, chissà perchè, inammissibile che il giudice, competente per Costituzione proprio a verificare la regolarità legale di tali appalti, possa mutare l'esito di queste stesse gare (insomma, quando è il giudice penale a far saltare tutto, erano appalti aggiudicati agli amici della "casta", le varie "cricche"; quando è il giudice della fase di controllo "non patologico" della legalità, stranamente, il controllo stesso danneggia fantomatici "investitori esteri"...)

Valendoci di queste tre premesse, possiamo dare una definizione che si muova, appunto, all'interno della "ideologia" che ha formulato il concetto (ovviamente, neppure adottando questa sistematica "interna" si può pretendere che una definizione astratta sia stata già concepita a livello di "espertoni" mediatici: troppo rischioso, correndosi il rischio di lasciar fuori qualche fenomeno di spesa pubblica che si vorrebbe, all'occorrenza, stigmatizzare).

E dunque.
La casta è la serie di soggetti che si trovano a disporre o a fruire, in termini di erogazione di compensi di pubblico denaro, cioè a carico di ogni forma di bilancio pubblico, ovvero derivanti da regimi di diritto pubblico, di una posizione socio-economica immeritata...in quanto derivante dalla spesa pubblica.
E' una petizione di principio evidente? Cioè una definizione euristica incapace di giustificare e di dimostrare in qualsiasi modo quando tale compenso o regime pubblicistico sia realmente "immeritato"?
Non importa.
La distinzione tra meritevolezza e non, - tra corrispondenza ad una remunerazione economicamente e legittimamente giustificabile o meno-, non può e non "deve" essere fatta: si tratta, come abbiamo visto, di una diretta (ma non enunciata, ci mancherebbe) derivazione dal concetto Malthusiano di consumatore improduttivo

L'idea è che si tratti, sempre e in ogni caso, di "rendite" come tali sempre abolibili e sanzionabili, in nome di produttività e competitività, che albergherebbero solo nell'impresa privata, di cui si predica la superiorità etica incontestabile, persino di fronte al dato che la maggioranza relativa della "casta elettiva", - quindi il maggior stakeholder delle decisioni pubbliche censurate come "spesapubblicaimproduttiva"-, è composta da soggetti provenienti dalla governance dell'economia privata!
Ma rilevare questo dato, tutto sommato, essenziale, non rientra tra gli scopi mediatico-manipolatori del concetto di "casta":  il concetto serve a colpire solo certi tipi di spesa pubblica, evidentemente, e a instaurare un concetto di "politica" che si ferma solo a un ben preciso livello.
Cioè a colpire il livello della politica non funzionale alla doppia verità del liberismo: in altri termini, se il parlamentare o il ministro, cioè il decidente politico, fosse, per dire, un Briatore o un "cummenda", preferibilmente delocalizzatore degli impianti in precedenza situati in Italia, o, meglio ancora, un executive bancario, non è "casta"
Non si sa perchè, ma pur, secondo il caso, fruendo degli stessi compensi e prendendo le stesse decisioni, può e anzi deve considerarsi "legibus anti-castam solutus" e suo dovere è protestare contro lo Stato, il debito pubblico e la spesa pubblica improduttiva. E la casta stessa ("sono un manager e/o un imprenditore "prestato" alla politica, so tutto e capisco tutto, ma mi dovete lasciare carta bianca"). 

Dunque, la casta, la cui estirpazione è il principale scopo della intera categoria politica del "nuovo", va identificata con quella parte della classe politica (elettiva, ad ogni livello politico-amministrativo, ma non solo) o dei soggetti da essa nominati, che NON siano programmaticamente coinvolti e titolari del processo di privatizzazione degli interessi che dovrebbero, contro il dettato della Costituzione, guidare l'esercizio di ogni pubblica funzione.
Si tratta quindi di estirpare o, secondo il caso, "rieducare", la categoria dei "mediatori" (tendenzialmente "professionali") tra oligarchia liberista e istituzioni (ex)democratiche, in modo da cambiarne la composizione o comunque assicurarsene la totale fedeltà ed efficienza alla pronta realizzazione della privatizzazione oligarchico-affaristica di ogni aspetto dell'azione pubblica (residua).

Questi fini sono ufficialmente esposti come tali da teorizzazioni sia ordoliberiste interne che internazionali che, ancor più incisivamente, €uropee: si tratta di liquidare rapidamente tutte le componenti del consenso e della stessa società che svolgano ancora una funzione di freno alla intera restaurazione del liberismo ordinamentale.
E, nello spiegare il fenomeno, abbiamo così dato una definizione fenomenologica "oggettiva" (quella che i media livorosi non vi daranno mai).

Inutile dire che non difendiamo la casta: contrariamente ai propagatori mediatici del concetto, riteniamo che sia possibile distinguere tra posizioni di rendita politica smodate e parassitarie ed attribuzioni di compensi pubblici aventi titolo legittimo in indispensabili funzioni di pubblico interesse.

E SOPRATTUTTO abbiamo ben presente che le privatizzazioni e le liberalizzazioni, come ben dimostra questa ormai famosa elaborazione di Florio, sono alla base del colossale scambio tra rendite finanziarie e rendite politiche. 
Cioè, ed è bene chiarirlo, almeno per chi vuol capire, quello scambio che è posto alla base della stessa creazione della vera e propria casta in senso renditiero-parassitario
Casta che, quindi, non costituisce affatto il prodotto dello Stato-assistenziale-brutto e del clientelismo-corruzione, ma al contrario, dell'irrompere delle "forme legalizzate" dell'affarismo privatizzato nella gestione del bene pubblico, con il conseguente depotenziamento dell'interesse generale, assorbito in quello privato dei pochi che giustifica la sofferenza dei molti 
Orbene questo paradigma è TIPICO DEL PARADIGMA IMPOSTO DALL'UNIONE EUROPEA. E infatti le tecnocrazie della governance UE-UEM non scherzano affatto nei privilegi e negli sprechi di denaro affluente dai tanto detestati bilanci in deficit degli Stati-membri.

Ovviamente, non difenderemmo mai nè la casta intesa dagli ordoliberisti come (mediaticamente) "sacrificabile", nè tantomeno quella "intoccabile" dei tecnici e degli executives istituzionalmente preposti, a partire da BCE e Commissione, alla distruzione degli Stati democratici.
Solo diciamo che, se ponessimo correttamente la questione in termini di rendite, che sottraggono alla efficienza dello stesso sistema produttivo, risorse e profitti, altrimenti destinati a costituire il capitale di investimento in una corretta gestione efficiente del capitale stesso, EMERGEREBBE CHE L'UNICA VERA CASTA, INGIUSTIFICATA E DEL TUTTO INTOCCABILE, E' QUELLA DELLA GOVERNANCE FINANZIARIA, sia nella società italiana che nelle istituzioni europee.

Nessuno ci dice quanto guadagna Weidmann, Lagarde, o un Olli, o altro analogo personaggio intento a dare "lezioncine" di tutto e a tutti. 
Ma per "quanto guadagna", intendiamo una traiettoria, un'appartenenza, contraddistinta non solo in termini attuali (relativi alla carica pro-tempore) di percezione di denari sostanzialmente pubblici, ma in termini di potenziale carriera, sempre pronta e assicurata da una PORTA GIREVOLE, all'interno degli organismi finanziari privati dominanti
Ciò che, nei fatti, ci può cioè dare la misura di quanto valgano, in termini di guadagno economico personale, le decisioni delle istituzioni cui, incidentalmente, costoro appartengono, in una fase -opportunamente delimitata- della loro immensamente remunerativa vita professionale.

Quindi, colpevolizzare la casta e farne il principale obiettivo della revanche livorosa della "nuova politica" - a parte la ben nota irrilevanza della spesa relativa rispetto ai flussi di out-put gap e di recessione indotta dai creditori finanziari ordoliberisti nella loro furia rimodellatrice delle società democratiche- è un'operazione null'altro che "servente", rispetto ai fini ordoliberisti.
E non solo lascia intatta, ma anzi rafforza la "doppia verità" della effettiva concentrazione oligarchica del potere politico-istituzionale, prima ancora che della ricchezza, attualmente in corso. Un verità occultata dietro il manto di un'etica pubblica tutta particolare e alimentata dai media che costruiscono fattoidi e iperconvizioni che nessuno potrà mai estirpare.

 

Ma naturalmente, questa mia analisi è troppo complessa per essere "metabolizzata". 
Siamo in Italia, il regno livoroso dell'autorazzismo.
E si continuerà a considerare la distruzione della casta - e della sottostante gestione pubblica dell'interesse democratico generale- come il fine ultimo di ogni "rinnovamente politico".
Ormai senza neanche badare più se esista una qualche utilità rispetto alla crisi economica che ci sta divorando: un dettaglio e niente più.
Continuiamo così....