venerdì 19 settembre 2014

LA SCISSIONE

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(nell'immagine c'è un errore di battitura nel nome di Friedman; ma il problema, non modificabile nel riportare da Google l'immagine, non pare rilevante per chi voglia intendere in buona fede il concetto...).


Non mi riferisco alla Scozia, sia chiaro. Quella oltretutto sarebbe stata una "secessione" (autolesionista: intervistato in TV, uno scozzese che parlava perfettamente italiano ha detto che gli indipendentisti si considerano filo-UE e desiderosi di entrare nell'euro, "anche se è difficile spiegarlo ORA alla gente, in mezzo a questa crisi". Bontà sua: com'è che quasi tutte le secessioni assomigliano così tanto a derive di accelerazione ordoliberista?).

Dunque la "scissione" pone invece un diverso ordine di problemi.
Il più eloquente esempio di ciò ce lo danno gli arguti editoriali quotidiani di Travaglio.
Le argomentazioni sul tema (elezioni dei giudici della Corte costituzionale e autonomia del parlamento) sono, pur nei toni sarcastici (magistrali), ineccepibili sul piano costituzionale. Esistono dei ruoli istituzionali inequivocabilmente disciplinati in Costituzione da regole esplicite, anche specificate e sviluppate in leggi attuative riguardanti incompatibilità e requisiti di legittimazione, che non dovrebbe essere difficile applicare in modo corretto; dando luogo all'ovvio rispetto della legalità costituzionale.

Tuttavia, il problema è che si "scinde": l'affermazione della priorità della legalità costituzionale si ferma ad un aspetto ben preciso. Quello di riaffermare, denunciando la negazione di aspetti circoscritti della stessa legalità da parte delle attuali istituzioni, un'interpretazione univoca quanto errata della crisi: quella imperniata sullo slogan "castacriccacorruzione".
Non che il problema in Italia non sussista: è l'esatta identificazione del suo oggetto che, in questa interpretazione "unica" (cioè monopolizzante una certa parte dell'opinione pubblica), appare macroscopicamente difettoso.
a) Cominciamo dalla casta. Chissà perchè questa viene delimitata ai pesci piccoli, al secondo o terzo livello degli "esecutori" del (non identificato) disegno di sistema ordoliberista: la vera casta è rimossa (tipico meccanismo della scissione conflittuale con se stessi) e mai sfiorata da alcun attacco, quando, sul piano fenomenologico e quantitativo, risulta di gran lunga la componente esplicativa della crisi più attendibile.

b) La "cricca", poi, è una mera specificazione periferica della vera casta. Si è già segnalato, da voci scientificamente accreditate al massimo livello, che queste cricche possono essere identificate con cordate settoriali inscritte nello "scambio tra rendite politiche e rendite finanziarie", cioè un compenso assicurato a forze economiche tutto sommato minori (comparate con la dimensione degli interessi finanziari messi in gioco dal sistema €uropa) che risultano opportunamente legate ai politici mandatari della vera casta; questa forze sono incaricate (come soci o prestanome) di fare "affari" i quali, a loro volta, si compongono in un ricco mosaico istituzionalizzato di remunerazione dei garanti dell'assetto ordoliberista.

(considerate che questo grafico non è aggiornato a tutta la partecipazione finanziaria italiana all'ESM, nel frattempo notevolmente accresciuta, ai contributi bilaterali di salvataggio e al più o meno equivalente passivo dell'Italia nella sua posizione di contribuente netto al bilancio dell'UE).

 Riportiamo questo passaggio di Florio:
"La tesi che ho sostenuto (in Le privatizzazioni come mito riformista) è che in particolare la sinistra, oltre più ovviamente la destra, abbia cercato di accreditarsi presso i gestori della finanza offrendo loro in pasto delle attività perfette per montarvi operazioni speculative, garantite dalla dinamica nel tempo dei flussi di cassa. Il caso delle autostrade è in questo senso emblematico. Il rischio imprenditoriale è nullo, la rendita garantita, gli investimenti attuati minimi e neppure rispettati, le tariffe aumentano con e più dell’inflazione, il contribuente continua a farsi carico della spesa per la rete in aree meno ricche e più a rischio (vedi autostrada Salerno-Reggio Calabria e grande viabilità interregionale), mentre un ambiente imprenditoriale come quello dei Benetton e altri sono diventati dei concessionari, con tutto quello che questo implica di rapporti con la politica. In tutti i settori privatizzati le spese di ricerca e sviluppo sono diminuite, indebolendo il potenziale tecnologico.

Un buon esempio di dove si possa arrivare nello scambio di rendite politiche e finanziarie si ha in Russia, di cui pure mi sono occupato in occasione della crisi finanziaria del 1997 (in Economists, Privatization in Russia, and the Warning of the Washington Consensus). Più recentemente mi sono occupato della dimensione europea delle liberalizzazioni e privatizzazioni (ne L’esperienza delle privatizzazioni), in particolare di elettricità, gas, telefonia, giungendo a queste conclusioni per i quindici stati dell’Unione Europea prima dell’allargamento nel 2004: (a) soprattutto per l’elettricità le privatizzazioni hanno comportato aumenti dei prezzi per i consumatori; (b) la separazione delle reti dalla gestione (vedi Terna, Snam Rete Gas, ecc.) è spesso costosa e senza chiari vantaggi per la concorrenza; (c) l’introduzione della concorrenza peraltro ha mitigato ma non rovesciato in benefici mezzi questi effetti avversi; (d) indagini ufficiali dell’UE, come quelle di Eurobarometro, mostrano che i consumatori si dichiarano più soddisfatti nei paesi che hanno adottato meno le privatizzazioni; (e) dove c’è stata più privatizzazione è aumentato il numero di famiglie in difficoltà nel pagare le bollette
."
Quadro confermato dalla Corte dei conti, in un ormai celeberrimo, quanto scarsamente ricordato, studio-rendiconto sulla questione.

Inutile dire che sulla lunga scia di evidenze lasciate da fatti come il costo pubblico delle privatizzazioni, - in termini di prezzo di collocamento dei beni e delle partecipazioni pubblici trasferiti ai privati-, o come i vantaggi personali, - in termini di status e di carriera, proiettata anche nel settore finanziario privato-, acquisiti dai pubblici funzionari che si sono occupati di determinare questo assetto, o ancora come gli effetti negativi per la collettività determinati dalla creazione di oligopoli e rendite private, non ci si sofferma troppo
Una certa "distrazione" altera la narrazione, creando un effetto di appiattimento, in cui un rubagalline diviene più visibile di una gigantesca espropriazione di beni pubblici a favore di poche ristrette mani private.

c) Sulla corruzione, poi, la distorsione nella percezione dei meccanismi e delle relative dimensioni, soffre della ormai storica bufala della quantificazione in 60 miliardi, dell'ignorare che il "lovuolel'€uropa" ha innalzato a sistema legale l'appropriazione e reindirizzo a fini sostanzialmente privati della ricchezza pubblica.
Una storia già nota che ci segnala come, nelle mitiche classifiche internazionali, la corruzione scompare laddove le oligarchie finanziarie divengano a tal punto padrone delle istituzioni ex-democratiche, da determinare la legalizzazione dell'interesse rapace dei gruppi economico-finanziari, con la simultanea scomparsa sistematica della rilevanza penale dei fatti appropriativi
Ma non la scomparsa della illegittimità costituzionale di tali fatti, beninteso, congegnati come sono in quello che può assumersi come l'attacco finale del liberismo alle Costituzioni democratiche.

Ma l'aspetto più inquietante dell'enfasi su questa accezione fortemente delimitata del castacriccacorruzione è che esso funziona come premessa logica e rafforzamento oggettivo dell'altra parte dello slogan "livoroso": quella stessa parte che, contrariamente alle intenzioni di chi sottolinea la "prima" parte, porta dritto alla accelerazione affaristica avviata sotto l'ombrello del piùeuropa
E cioè il segmento "debitopubblicospesapubblicaimproduttivabrutto".
Inutile dire che questa seconda parte dello slogan, pur avendo una diversa valenza descrittiva della crisi rispetto alla parte relativa al c.d. problema della legalità, è legata a quest'ultimo fin dall'inizio.
Ci riportiamo a Federico Caffè ed alla sua denunzia, - ai tempi, (chissà perchè tutt'ora considerati "gloriosi"), della nascita della "questione morale"-, di come l'enfasi sul "clientelismo" legato allo "assistenzialismo", presuntamente innescato dalla spesa pubblica, fosse un attacco alla democrazia pluriclasse fondata sul lavoro.
Il meccanismo è noto e l'abbiamo in molte occasioni denunciato: "il fulcro attivo dell’ordoliberismo, cioè la teoria del “vincolo esterno”, ha avuto una pretesa addirittura etica, in realtà, basata sulla manipolatoria sovra-enfatizzazione dei difetti fisiologici della democrazia"...Questo attacco, poi, si è costantemente sposato con un'ipocrita quanto vana, e assolutamente presunta, mobilitazione di facciata, quando, invece, sfugge, a tutti gli alfieri del "castacriccacorruzione", la strana omissione per cui si denunciano corruzione e clientelismo "senza mai considerare l’ipotesi che ben altri rimedi si potevano e, tutt’ora, si possono proporre, per correggere questi inconvenienti".
Capiamoci: che la crisi sia ascrivibile al debito pubblico, che questo sia aumentato a causa della eccessiva spesa pubblica, in Italia, è un'altra gigantesca bufala. E non è questa la sede nè per ripetere queste ovvie verità nè per risottolineare la tetragona ostilità dei sostenitori del "castacriccacorruzione" ad accettare la realtà, quand'anche sostenuta dalle fonti più autorevoli, dei fatti economico-politici sottostanti.

Il fatto è che la scissione tra la prima e la seconda parte del complessivo mantra livoroso è SOLO APPARENZA E FINISCE PER CREARE INEVITABILMENTE una melassa bipartisan, tea-party e ordoliberista-pseudo-progressista al tempo stesso: una sorta di ossimoro, che non funziona sul piano logico delle "evidenze", esattamente come non funzionano, se non per accelerare la distruzione economica, industriale e soprattutto sociale, della nostra Patria, LE GRANDI INTESE.

16 commenti:

  1. Ciao Quarantotto per quanto concerne le privatizzazioni, vorrei ricordare: 1) che le Ferrovie furono statalizzate nel lontano 1905 dal Governo Giolitti. Quello che ci vogliono far credere innovativo è in realtà un ritorno all'ottocento.
    2) Le aziende privatizzate che pagano se stesse. Il caso più eclatante è stata la Telecom che si è ritrovata in pancia il debito, che aveva contratto Colannino con le banche estere (americane) per la sua scalata, questo dopo una serie di fusioni delle sue controllanti Tecnost-Olivetti, Olivetti -Telecom.

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    1. Pare che questi fatti notori non abbiano alcun effetto sui nostri solerti "privatizzatori" a oltranza. Ma le ragioni delle privatizzazioni sono tutt'altro che il risanamento dei "conti pubblici". Sarebbe arduo sostenere qualcosa di lontanamente diverso...

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  2. Effettivamente, la "dottrina Friedman" (così potremmo chiamarla), consiste in un "loop" perverso. Si creano, attraverso misure deflattive, disoccupazione e precarietà. Poi, si usano quella stessa disoccupazione e quella stessa precarietà come scusa per implementare "riforme" che porteranno ancora più disoccupazione e precarietà nonché, attraverso la caduta dei prezzi, la diminuzione dei redditi e la riduzione del perimetro dello Stato via tagli e privatizzazioni, ad un rilevante trasferimento della ricchezza dal basso verso l'alto.
    Anche lo stesso debito è un pretesto. Queste politiche tutto faranno tranne che alleviarne il peso, se non altro perché un indebitato è strutturalmente più debole.
    Ed anche la stessa "corruzione" è un pretesto. Monti incitava la classe dirigente italiana, a fare "come Menem in Argentina". Lo abbiamo fatto: abbiamo privatizzato, ci siamo innamorati del cambio forte, abbiamo indossato il cilicio del vincolo esterno....... e ci ritroviamo, infatti, come l'Argentina di Menem allora: in preda alla corruzione e sull'orlo della bancarotta. Perché il liberismo sulle corruzioni e sui fallimenti, ho il fondato sospetto che CI CAMPI SOPRA. Sono la sua fonte di reddito, e quindi CI DEVONO ESSERE.

    Questo dovrebbe altresì far riflettere chi invoca misure liberiste per "moralizzare il paese"........ non è una questione, tanto per fare un esempio, solo di "numero delle municipalizzate" ma della loro struttura giuridica. E' la gestione privatistica, in forma di società per azioni (fatta, il più delle volte, in regime di monopolio o quasi), che facilita le male gestioni, le assunzioni clientelari (non c'è più nemmeno il filtro formale del concorso pubblico), gli intrecci tra politici, amministratori e finanziatori disonesti, che poi chiamano il cittadino a pagare........
    Sono le regole che impongono spurii ed inefficienti partenariati pubblico-privato le cause dove si annidano gli sprechi.....
    Voglio essere provocatorio: immaginiamo un'ATAC ente pubblico, con dipendenti assunti per pubblico concorso e sottoposto ai controlli del MEF e della Corte dei Conti. Sarebbe più corrotto dell'odierna municipalizzata? Io non credo......

    I social network invasi dal livore sono pieni di citazioni (a sproposito) di Bukowski..... una, però, è stranamente trascurata (o per lo meno, mi pare decisamente rara su FB), ed è questa:

    " Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo. Bene, ora si divora da solo"

    Che è esattamente quello che sta succedendo. Un tempo, la piaga delle locuste liberiste toccava a ex-sovietici (Russia 1998), asiatici e sudamenticani (Cile, Argentina....).
    Oggi, l'occidente "si divora da solo": Irlanda, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo. Tutti paesi della NATO, tutti contributori, anche militarmente, alla "causa" occidentale in medio oriente. E sacrificati così. E' buona politica, questa?

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    1. Non è buona sicuramente, ma è anche TINA. Più che mai.
      Arretrare da ciò peraltro, per i protagonisti politici di queste vicende è impossibile.
      Per le ragioni esposte qui in precedente commento (http://orizzonte48.blogspot.com/2014/09/lestorsione.html?showComment=1410974376580#c2278812565308840802):

      "Il problema è che noi siamo più realisti del re.
      Ma ti rendi conto che:
      a)Renzi non avrebbe più ragion d'essere,
      b) Forza Italia dovrebbe imporre lo spaghetti tea-party tutto da sola,
      c) il M5S non saprebbe più come nascondere il neo-libersimo filo-anglosassone
      d) e il PD rischia il processo generazionale senza prospettive di consenso e di ricambio?

      Il suicidio, quindi, è solo per noi; per la classe politica è tutto esattamente all'inverso..Mors tua vita mea.
      E i giornali inneggiano al più Euro..."

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  3. Professore, io lavoro in un grande Comune del Nord, all'Ufficio enti partecipati, ormai da dieci anni. L'esproprio delle reti del gas delle ex municipalizzate, reti pagate dai cittadini, che stanno facendo proprio adesso, in questo momento, nel silenzio generale, è vergognoso. Grazie ad un Decreto Ministeriale che ha espropriato i Comuni dell'autonomia decisionale in materia di servizi pubblici locali, in barba alla Costituzione vigente (e al Titolo V riformato, controverso, ma ancora in vigore), hanno istituito queste sovrastrutture opache (si dice di secondo livello, come le nuove Province, obbrobri mai previsti dalla nostra Carta Costituzionale, o sbaglio, professore?) dalla governance diluita che si chiamano ATO (x idrico) o ATEM (per il gas), dove a decidere sono le segreterie di partito (i sindaci votano senza sapere cosa votano, perché la materia è diventata troppo tecnica, sulla base delle indicazioni del partito), lontano dal controllo dei Consigli Comunali! E, sempre con Decreto Ministeriale viene imposto (in teoria x incentivare gli investimenti, in realtà per far sì che le concessionarie ingrassino!) di concedere questi beni pubblici per un piatto di lenticchie (unica gara in cui è stato imposto un tetto MASSIMO di offerta per il canone di concessione, non più del 5%, quando fino all’anno scorso i Comuni si portavano a casa il 20-30-40% !) alle grandi multiutilities locali, che ormai di locale hanno ben poco, e sono di fatto monopoli misto pubblico-privati, dove il privato (quale? Lettura interessante andare a vedere chi sono i soci di queste multiutilities) la fa da padrone. E mentre Italgas, Enel Gas, A2A etc. si approprieranno per un tozzo di pane delle reti pubbliche di distribuzione del gas naturale, i cittadini se la prendono con il dipendente pubblico lavativo che osa perfino scioperare....(discussione di oggi su Twitter...).
    Così mentre prima i Canoni del servizio tornavano nelle casse dei Comuni per essere spesi per la collettività, adesso andranno agli azionisti delle utilities. Certo oggi tra gli azionisti ci sono anche molti Comuni, ma.... a gare fatte, Cottarelli penserà bene di imporre loro di cedere al mercato le proprie quote, così siamo sicuri che i profitti vadano solo ai privati.
    Quindi riassumendo: Le reti ce le siamo pagati noi con la fiscalità generale (e locale)
    Adesso che quasi tutta l’Italia (almeno al Nord, infatti sono i primi ATEM a dover partire con le gare) è stata metanizzata a spese del contribuente, i profitti ci assicuriamo bene che vadano ai privati.
    Di questo non parla NESSUNO, NESSUNO.
    Si è fatto tanto parlare dell’acqua pubblica, e intanto ci hanno scippato le reti del gas (business ben più lucroso...)

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    1. Di temi adiacenti abbiamo parlato qui, più volte. Ma se vuole spazio per una trattazione dettagliata che ricostruisca il sistema può inviare il relativo post all'indirizzo mail in calce alla homepage del blog (formato word.doc semplice). La porta è aperta a tutti i contributi che rivendichino la tutela dell'interesse e della ricchezza pubblici....

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    2. Elena, se hai voglia di scrivere qualcosa lo leggerei volentieri anch'io. Intanto penso possa interessarti questo pregevole paper di Roberto Bin, intitolato "I diritti di chi non consuma", che affronta fra l'altro la questione delle multiutilities, rispetto a cui "[...] qualsiasi legame con gli enti rappresentativi è reciso"; "i servizi pubblici hanno" quindi "perso ogni rapporto con il circuito della responsabilità politica: può infatti un ente locale rispondere politicamente pro quota azionaria? Chi risponde della politica dei servizi pubblici, e a chi? Mentre appare irrisoria l’ipotesi che – soprattutto in situazioni dove il mercato non esiste – siano i consumatori lillipuziani a bilanciare il peso del colosso industriale, è però del tutto evidente che i cittadini sono completamente scomparsi dell’orizzonte: con loro è scomparsa la “comunità” quale destinataria dei servizi pubblici, e la politica come sede delle scelte sull’estensione, l’intensità e il carattere sociale degli stessi."

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    3. Dalle mie parti invece hanno gia' scippato proprio l'acqua.... I privati di solito sono misti, tipo soc, di Caltagirone con dentro soc. francesi...morale della favola, se il proprietario resta un ente comunale o regionale italiano non va bene, se lo diventa un ente pubblico straniero invece si.

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  4. Comunque deve avvenire (e avverrà) un bel regolamento di conti che DOVRA' toccare tutti i vertici della classe dirigente italiana, quelli si, veramente corrotti e per corrutele ben più gravi delle spaghettate di Fiorito. A partire dai vertici (anche quelli FINO AD OGGI "intoccabili").
    Per esempio; prendiamo questa intervista a De Cecco pubblicata dal Manifesto il 14 gennaio 2014.

    http://ilmanifesto.info/marcello-de-cecco-nei-vicoli-ciechi-dellausterita-ue/


    "Per­ché le pri­va­tiz­za­zioni degli anni Novanta sono state un fallimento?

    Sono state le più grandi dopo quelle inglesi e hanno cam­biato la fac­cia dell’industria ita­liana senza fare un graf­fio al defi­cit pub­blico. Se si voleva distrug­gere l’industria ita­liana ci sono riu­sciti. Ma non credo che Prodi volesse distrug­gere quello che aveva con­tri­buito a creare. Que­sto risul­tato non è stato voluto, ma è sicuro che sia stato asso­lu­ta­mente dele­te­rio. Gli studi della Banca d’Italia dimo­strano che al tempo l’industria di Stato faceva ricerca per tutto il sistema eco­no­mico ita­liano. Dopo le pri­va­tiz­za­zioni, chi ha preso il posto dell’Iri, ad esem­pio, non l’ha voluta fare. Siamo rima­sti senza un altro pila­stro impor­tante della poli­tica indu­striale, men­tre si con­ti­nuano a fare solenni discorsi sull’istruzione, sulla ricerca o la cul­tura. In que­sti anni è stato distrutto tutto. Su que­sto non ci piove.

    Le prime pri­va­tiz­za­zioni sono state fatte per impo­si­zione della City di Lon­dra. Siamo stati ricat­tati. Credo che era molto dif­fi­cile per le auto­rità poli­ti­che riu­scire a sot­trarsi, dati i pre­cari assetti poli­tici che anche allora ci affligevano. "

    Non credo che Prodi....COSA?
    Perché non spiega un pò meglio questa "faccenda" della City. Ma non erano "gomblottisti" fino a ieri tutti quelli che dicevano queste cose fino a ieri PER I GIORNALONI SUI QUALI SCRIVETE E CHEVI HANNO RESI "intoccabili"?

    La paraculaggine, la miserrima codardia passi. Ma prendere per il culo i lettori scrivendo che -si evince- le privatizzazioni degli anni '90 fossero state fatte per "risanare i conti" e che sia possibile farla passare liscia a chi si "sorprende" del fallimento di tale obiettivo per questa via.....
    Che strano che regalando (e "regalando" è dir poco) le aziende migliori e PIENE DI PROFITTI dello Stato i deficit non siano diminuiti...che strano, eh, professorissimo De Cecco!?

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    1. Ovviamente nessuna sorpresa.
      Non si arriva a nessun imminente regolamento di conti, purtroppo.
      Non esiste un blocco sociale - che pure sarebbe largamente maggioritario nella realtà degli interessi materiali- capace di esigere un "rendiconto".
      La disarticolazione della Res publica nel senso collettivo di coscienza dei valori in gioco è andata troppo oltre per poter essere recuperata.
      Temo che una certa riscoperta attiva sarà fatta dalle future generazioni.
      Ma dovranno ricostruire come archeologi

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    2. Ma dai, ma guarda un po' che covi di complottari che si trovano proprio dappertutto! Ancora con sti Inglesi? È tutta colpa di Fasanella e Cereghino...

      Ogni tanto c'è qualcuno che se ne salta fuori con sta "chiave inglese"; spiego: l'Impero britannico non c'entra nulla con quello USA, è dal 1787 che esportano libertà e democrazia, il miglior modo per diffondere quest'ultime sono i Servizi James Bond e l'associazionismo segreto a legame iniziateco e il liberismo porta prosperità, benessere e uguaglianza tra i popoli poi liberi di civilizzarsi.

      Soprattutto i tedeschi sono dei nazistoni e non sono mai stati finanziati per combattere contro est.

      infatti gli USA (che con Londra non hanno nulla a che fare) non hanno mai sostenuto il progetto €uropeista e hanno fatto di tutto per far sganciare la Grecia dall'eurozona.

      La decrescita felice è funzionale all'ecologia e all'avere una riserva di disoccupazione giovanile per ravvivare Woodstock: peace & love.

      (Secondo me quelli dell'FSB spiano le nostre discussioni e producono di conseguenza la propaganda multimediale... da Boris Eltsin a Concita Wurst, io farei girare il filmato...)

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    3. Bazaar. Mi complimento per il tuo magistrale post dell' altro giorno.

      Se ti sei andato a sbirciare i "documenti" redatti nei "thik-thank" sicuramente ci avrai trovato quella che sarà la prossima "bandiera" della "sinistra" (ovviamente internazionalista) che dovrà sostituire i logori vessilli del comunismo, dell' europeismo e del liberismo (gli ex "comunisti" sono i più fanatici sostenitori dell' utopia del "libbbbero mercato"):

      L' ecologismo.
      Ah, ovviamente l' adozione del loro ecologismo porterà al risultato esattamente opposto a quelli "promessi"...

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  5. Da L'Antidiplomatico del 7 agosto 2014


    Lorenzo Cadogno (capo Direzione analisi economico-finanziaria del Dipartimento del Tesoro):
    "[...] Per abbattere il debito pubblico bisogna aggredire l'acqua, luce o gas, vale a dire le utilities gestite dai Comuni. La vera risorsa sono le utilities a livello locale. Lì sono veramente tanti, tanti miliardi. Il problema è che non sono nostri - dello Stato - sono dei Comuni, delle Regioni. E quindi dobbiamo cambiare il Titolo V ed espropriare i Comuni e le Regioni".

    L'intervista è andata in onda il 25 settembre 2013 a La Gabbia ed è stata realizzata in occasione della 77ma "Fiera del Levante" e delle manifestazioni mondane ad essa connesse.
    Da non perdere il video linkato che ci offre, tra le varie cose, alcuni "suggestivi" scorci dell'esclusivo gran soirée barese, con un Franco Bassanini in splendida forma.

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  6. Ma una classe politica che e' incapace di reagire agli abusi esterni, non e' l'esempio piu' concreto di inettitudine e corruttela? Una magistratura che come il pop corn scoppia quando c'e' da 'punire' il politico di turno (guarda il caso padre del buffone Renzi) non e' "castacorruzione"?
    Sono stato in Italia tre anni dopodiche' da emigrante come ero arrivato, sono ripartito. La sensazione principale, che si ha in Italia, e' di un sistema marcio nel midollo, con gente inetta in ogni posizione dirigenziale.
    Il costo della politica non e' l'auto blu, questo e' solo l'effetto, ma questa impotenza verso l'invasore straniero.

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    1. Mi pare che la tua posizione sia un pochino condizionata da un passa parola - di derivazione mediatica- che ha in parte viziato il modo in cui hai percepito le cose.
      Questa tua visione è esattamente ciò che questo blog cerca di scalfire, essendo un'adesione acritica (di post che confutano queste impressioni ce ne sono a bizzeffe) ad uno slogam complessivo che è funzionale all'opera di distruzione economico-sociale indotta dalla "costruzione europea" in Italia. Certamente per la convenienza di un'elite che soffia ancora sul fuoco coi suoi alfieri mediatici.
      Quanto al finale, se riferito all'immigrazione, si tratta di un'invasione voluta e intenzionalmente accentuata.
      Se riferito al controllo di gruppi economico-finanziari sull'economia, di una miope conseguenza, del desiderio di riplasmare la società in senso verticalizzato di gran parte del potere economico italiano.

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  7. DUELLO AL CAMPOSANTO

    Quando tra i contendenti di una disputa ne rimangono solo DUE, prima c’è la riapertura del dialogo, poi il tentativo di un duetto, quindi l’inconciliabile battibecco e infine – con irragionevolezza – il lancio della sfida, una mattina all’alba dietro i muri del camposanto.

    Quanto alle ragioni della disputa, un sopruso, un tradimento, una prevaricazione potrebbero essere motivi che i contendenti interpretano in modi e finalità differenti tanto da srotolare - con sconsideratezza di “parole [ideologie] che non hanno più significato .. “ – la rissa che richiede di essere “onorata” con la forza e .. che vinca il più forte che potrebbe non essere il migliore o la ragione.

    Quando però al regolamento finale della disputa sulla dignità di TERZI – pur inconsapevoli o fragili – sono mandati una banda di guasconi mercenari, da una parte, e, dall’altra, un plotone di psicolabili affetti dal BIPOLARISMO curati con 80 euri, il risultano scritto e certo è che a subire le conseguenze sarà il povero TERZO, meno belante e più tosato.

    Per caso & necessità, manca sempre la funzione garante di UN “buon pastore” che riporti con buon senso alla ragione e al significato delle parole dette e scritte dalla storia del Belpaese.
    Cosi come è ragionevole e legittimo supporre che sia schierato tra le fila di mandanti interessanti, meno tra novelli stregoni che prendono tempo e soldi con nuove diagnosi e, men che meno, tra quelli che conoscendo il male propongono la giusta cura necessitata.

    Nuove frontiere del LAVORO, SANITA’, ISTRUZIONE, PREVIDENZA SOCIALE, DEPREDAMENTO DEGLI INTERESSI COMUNI comandate con il braccio destro teso di Christine Madeleine Odette Lagarde dai bunker del FMI tra la pietosa promozione di “nuovi stili di vita” indicate dalla terza carica di uno Stato democratico, repubblicano, pluriclassista fondato sul lavoro e sulla dignità dei suoi appartenenti.

    Più che lettura delle distopie narrate da G Orwell, parrebbe di guardare la trasposizione post apocalittica di “Hunger Games” di S Collins guardandone solo le immagini emozionali di desideri non necessitati.

    Ma non sufficiente al quadro “resistance in futile” dei Borg di Star Trek, parte rafforzato la minaccia della pandemia di Ebola e il terrore “ideologico” di ISIS, finanziati per essere distrutti.

    Rimane - ahimé in assenza e in ultima istanza di prestatori non solo di conio ma del più basale ben dell’intelletto – “la vita, anche se muore, non è comunque sconfitta” (V Grossman).

    This shit must go out!

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