martedì 24 marzo 2020

L'EUROZONA ALLA CRISI FINALE. SALVARE L'EURO O SALVARE I POPOLI EUROPEI? (I PALETTI AL MES MINIMALISTA)



1. Nei due precedenti post (cui rinviamo per brevità; qui e qui) abbiamo analizzato alcuni dei punti di riferimento giuridici e macroeconomici che, nel quadro istituzionale dell'eurozona, servono a comprendere l'evoluzione della situazione. Per evoluzione, intendiamo non solo l'incedere della gestione dell'epidemia, ma anche il crescente concretizzarsi di una recessione la cui dimensione è, ovviamente, dimensionabile in funzione dell'andamento del contagio e della durata futura delle misure di suo contenimento.

2. Un punto però deve essere chiaro: il quadro istituzionale dell'eurozona non è, e non è mai stato, politicamente modificabile: a fortiori adesso, sia a motivo della tempistica delle procedure legali-negoziali (che comunque esigono l'unanimità) sia, principalmente, a causa della irremovibile contrarietà dei paesi "dominanti", che vedono approssimarsi la "vittoria finale". Ciò  è confermato  da innumerevoli e ormai ridondanti segnali inviati, in queste stesse ore, dalla Germania, dall'Olanda e dall'Austria (la c.d. "area euro-marco"). 
Ma anche se fosse politicamente modificabile, e non lo è, perfino limitandosi ad alcuni accorgimenti secondari (ad es; chiarendo certi presupposti e condizioni dell'intervento ESM), la modifica delle regole dell'eurozona si sta manifestando, com'era scontato, inserita in un contesto in cui i tempi politici (prima ancora che giuridico-procedurali) di una formalizzazione, risulterebbero incompatibili con l'urgenza corrispondente al volume finanziario dell'intervento che dovrà intraprendere lo Stato italiano (di cui, proporzionalmente, l'entità di quello già messo in campo dalla Germania, ci dà la misura).
In altri termini, va subito detto che, intanto che si negozia, la situazione economica europea e globale, segna delle cadute molto più pronunciate di quelle a cui occorrerà, in qualche modo, provvedere da parte dei bilanci statali, rispetto al "fondamento della negoziazione" (Geschäftsgrundlage) che si sta tenendo presente ORA e trascinandosi tra i paesi dell'eurozona.
Quando (e se) arriveranno a un compromesso, questo rischia di essere già stato superato dagli eventi. Come dimostrano i bollettini provenienti dagli Usa, dalla Francia, dal Regno Unito, e persino dalla Norvegia; insomma, da tutto il mondo: e che si compongono in continue stime progressivamente peggiorative, aggiornate in un crescendo giornaliero.

3. Dunque, dobbiamo lavorare induttivamente dall'insieme dei segnali che si muovono intorno e dentro le sedi decidenti dell'eurozona.
Essendo riducibile ogni aggravamento della risposta emergenziale alla recessione, all'assenza di una vera banca centrale nel pieno dei suoi ordinari poteri (come viene confermato proprio oggi da questa "esortazione" dall'America) e al permanere (talora ambiguamente sospeso) di discipline quali il fiscal compact e l'Unione bancaria, i paesi UE "con deroga" (cioè estranei all'eurozona) non sono coinvolti nelle problematiche aggiuntive che derivano, rispetto a TUTTO IL RESTO DEI PAESI DEL MONDO, dall'appartenenza all'eurozona.
Fatta questa essenziale premessa, proponiamo quello che risulta un po' il punto di partenza (e di potenziale arrivo...) del nostro processo induttivo:


4. L'ESM come unica via d'uscita, politicamente parlando
Ribadiamo, proprio perché come paese aderente all'eurozona siamo privi di sovranità monetaria e fiscale e siamo automaticamente e, per taluni, irreversibilmente, assoggettati all'accordo con gli altri Paesi: il che si converte, altrettanto automaticamente, nel fatto che siamo soggetti alla autorizzazione, più o meno benevola, degli Stati dominanti i quali, infatti, hanno imposto quelle stesse regole dietro le quali ora possono trincerarsi legittimamente per negare il loro consenso a qualsiasi loro modifica nella sostanza.
Regole che, però, i nostri governi hanno accettato supinamente ed entusiasticamente, senza MAI sollevare alcuna obiezione in sede di negoziato. 
Ovviamente, nella parte "autoctona" di coloro che quelle regole, solo ora percepite come giugulatorie, hanno promosso, condizionando i governi a colpi di campagne mediatiche che culminano nella formula "fate presto!", c'erano e ci sono delle riserve mentali. 
L'applicazione delle regole invocate, e ottenute, doveva essere sempre e comunque rivolta a disciplinare la massa riottosa degli italiani, e non, in alcun modo, a danneggiare i loro stessi interessi;  e ciò in coerenza con la giustificazione consapevolmente data da Carli: "La nostra scelta del «vincolo esterno» è una costante che dura fino ad anni recentissimi, e caratterizza anche la presenza della delegazione italiana a Maastricht. 
Essa nasce sul ceppo di un pessimismo basato sulla convinzione che gli istinti animali della società italiana, lasciati al loro naturale sviluppo, avrebbero portato altrove questo Paese." (Cinquant’anni di vita italiana, pagg. 266-7).
5. Ne possiamo obiettivamente dedurre che, nella soluzione ESM, da trovare in qualche forma che potremmo dire mitigata, minimalista o, più generalmente, cosmetica - cioè accettabile per l'opinione pubblica, previamente ammorbidita dall'emergenza sanitaria e comunque tenuta all'oscuro, ora e da sempre, sul reale impatto, nell'esistenza quotidiana, delle regole introdotte in base alla lettera del 2011 e ai vari "fate presto!", ci sono dei paletti, delle "no go areas": queste che corrispondono alle riserve mentali e alla filosofia fondamentale, quella dichiarata da Carli (Era il «modello di sviluppo» che l’élite liberale alla quale appartenevo aveva scelto fin dalla fine degli anni Quaranta), riassunta da Federico Caffè nella formula "ricatto dell'appello allo straniero"; qui, p.2).

6. Il rammentare questi paletti è immediato e manifestato con la massima fermezza ai partners dell'eurozona (leggi: Germania e suoi "ausiliari") da parte dei portavoce delle "elites liberali" (che essendo liberali, sono elites in senso capitalistico, finanziario e grande industriale, sebbene ormai sempre meno a controllo nazionale...).

Si tratta dunque: e la base della trattativa muove dall'esigenza di smuovere la Germania dalla posizione di assoluta intransigenza che si incarna, tra l'altro, in Altmaier (e si può notare che la fonte francese appare critica di tale posizione, sempre per ragioni simili a quelle delle elites italiane pro-vincolo esterno, ma formalmente di minore intensità).

C'è poi una sostanza macroeconomica in questa ossessione per la competitività, da parte di paesi che, peraltro, come al massimo grado l'Olanda, violano sistematicamente i limiti macroeconomici posti nel sixpacks, relativi all'eccesso di attivo del saldo delle partite correnti con l'estero (qui, p.5: che è l'atteggiamento più anticooperativo per antonomasia all'interno di un'unione economica dotata di moneta comune). 
Questa ossessione può apparire anacronistica, ma corrisponde al fervore religioso con cui il neo-liberismo ordoliberista si converte in una fede intransigente nella meritevolezza morale del  mercantilismo, cioè nell'essere creditori verso l'estero e perciò eticamente legittimati dall'effettivo potere di condizionamento del debitore, costretto, in condizioni economico-sociali impossibili, a dover diventare "come il creditore", cioè virtuoso (ovverosia dedito a depredare la domanda altrui). 
La sostanza macroeconomica è: imporre ad ogni costo la svalutazione interna mediante deflazione salariale, con totale indifferenza verso l'irrompere di una recessione a cause esogene come quella causata dal Coviv19:

7. I paletti, invece, corrispondenti alle (originarie) riserve mentali delle "elites liberali" nazionali nell'invocare le regole che ora potrebbero coinvolgerle nei loro effetti negativi, sono i seguenti (detti brutalmente):

a) no al commissariamento "stile Grecia" dell'attività di governo e legislativa nazionale, poiché ciò implica un livello di intervento troppo intenso sulle determinazioni, normative e amministrative, adottate nell'interesse del creditore ESM, relative alla (s)vendita del patrimonio pubblico, ed all'aggressione del patrimonio privato (attraverso la linea fiscale "dettata" dall'ESM-troika), intervento che condurrebbe a un'inevitabile acquisizione estera, presso che immediata e totalitaria, del sistema produttivo e del conseguente controllo istituzionale (che è, nella vigenza dei trattati €uropei, garantito ai proprietari del capitale finanziario e grande industriale);

b) no a ipotesi di condizionalità, quale appunto quelle della linea di credito a condizionalità rafforzate (ECCL) in seno all'ESM, attualmente voluta da almeno una parte del governo tedesco, che, in base alla disciplina dell'ESM riformato - che viene perciò dato implicitamente per "approvato, sottoscritto e ratificato" - perché ciò condurrebbe inevitabilmente al default (o eufemisticamente: ristrutturazione) del debito pubblico italiano e, quindi, alla distruzione di valore nei bilanci dell'intero sistema bancario nazionale, che verrebbe perciò sottoposto a risoluzione che, a sua volta, oltre a coinvolgere i risparmiatori e gli stessi depositanti, porterebbe alla ricapitalizzazione dall'esterno degli istituti e alla conseguente perdita di controllo da parte degli attuali azionisti (che verrebbero azzerati nel valore dei rispettivi titoli).

c) una condizionalità che fosse oggetto di un compromesso rispettoso di questi "paletti" sarebbe "offribile" all'opinione pubblica e all'elettorato come "leggera", o "praticamente inesistente", anche se nel precedente post abbiamo già visto come nei fatti non possa essere così. 
Questa definizione di "levità" sarebbe solo politica, cioè condivisa nel linguaggio del negoziato, ma, sul piano giuridico e economico-finanziario la condizionalità permarrebbe come sostanzialmente "rigorosa": proprio per le ragioni esposte (punti 5.4.- 5.6.), che includono tra l'altro il fatto, da considerare conseguenza integrativa de iure di qualsiasi accordo nel quadro ESM, della imponibilità di ulteriori e più pesanti condizionalità ex post, sempre rinegoziabili via via che si procede, alle varie scadenze, alla restituzione del credito erogato all'interno delle norme del fiscal compact di cui sarà ripristinato il pieno vigore..

d) Quel che conta, comunque, è che giuridicamente, queste condizioni:
d1) possono passare il vaglio del rispetto dell'art.136, par.3, TFUE da parte della CGUE, in quanto non sarebbe difficile dimostrarne (da parte dei contraenti, e nel clima emergenziale attuale) il sostanziale carattere rigoroso (e dunque la cosmeticità della "leggerezza");
d2) in quanto appunto "sostanzialmente  rigorose, potrebbero consentire l'attivazione dell'OMT all'Italia (e agli altri aderenti all'eurozona che stipulassero analoghi accordi di compromesso) cioè del programma di acquisto di titoli del debito pubblico da parte della BCE, mirato al singolo paese, purché sottoposto a, e costantemente osservante di, un "programma di sostegno" rigorosamente condizionale.

8. Insomma, ad un compromesso che tenga conto di questi paletti,  si può arrivare.
E sempre rammentando che le condizionalità "accettabili", invece, potrebbero vedere una convergenza di interessi tra Germania e elites nazionali: ed infatti, tali condizionalità, stante l'aggravamento scontato della posizione fiscale italiana derivante dal credito dell'ESM (che implica la restituzione del capitale oltre che degli interessi, soluzione comunque più onerosa del finanziarsi sul mercato con la mera corresponsione degli interessi), consistono essenzialmente in alcune riforme strutturali che, più o meno, tutte le forze politiche italiane vedono di buon occhio ma di cui non si sono potute permettere finora di sopportare il costo elettorale.
Come conferma l'intervista di Padoan ieri al Financial Times, ove colpisce il costante collegamento tra ESM e suo costo politico ("un incubo"), non economico e sociale: dunque un costo considerato alto sul piano del consenso elettorale, fino a risultare "tossico" ("chi lo tocca muore").

9. La tipologia di queste riforme l'abbiamo già passata in rassegna quando abbiamo, in vari post, esaminato l'agenda FMI e le sue proiezioni sulle potenziali manovre finanziarie adottabili da un "policy maker ideale" che sappia adottare tale agenda dando l'impressione di "salvare l'Italia".
Date le circostanze eccezionali e il livello di recessione che si profilano all'orizzonte, le riforme strutturali e le misure in questione possono potranno essere realizzate e giustificate con il crisma (passe-partout) dell'equità e l'urgenza assoluta di provvedere in una situazione di finanziamento resa difficile fino, appunto, all'intervento dell'ESM e, ancor, più dell'OMT
Dunque, sotto la pressione dell'ESM e della difficoltà di "accesso al mercato" per "finanziare a debito", si potranno fare praticamente tutte le riforme liberal-rivoluzionarie finora non consentite (dalla sconvenienza elettorale) coi precedenti "fate presto!": 
- contrattazione aziendale come nico livello ammesso di determinazione dei trattamenti salariali e ulteriore agevolazione dei licenziamenti; 
- taglio sostanziale ulteriore delle pensioni, sia in godimento che quanto all'ammontare di quelle di futura liquidazione, sancendo un tetto determinato de facto dall'applicazione super-straordinaria di un accresciuto contributo di solidarietà (intergenerazionale e per il sostentamento degli incapienti e dei disoccupati);
- taglio lineare emergenziale "pesante" degli stipendi nel pubblico impiego, eventualmente calibrato per fasce di reddito e per un periodo transitorio adeguato alla gravità della crisi, caratteristica per cui potrebbero scampare al vaglio della Corte costituzionale. Sono tutte misure che consentirebbero poi di figurare come provvista fiscale per sgravi contributivi e fiscali supply side.

10. Su un'impostazione del genere, c'è da temere che torneranno alla carica ogni giorno, in tutte le salse, finché non trovano una formula cosmetico-propagandistica adeguata. 
In questo quadro di "riforme strutturali" sottostanti all'accordo in sede Ue, in cui in qualche modo sarebbero indotte a convergere tutte le forze politiche, l'ombra minacciosa dell'ESM-creditore diventa una "manna costrittiva" e deresponsabilizzante le varie forze politiche coinvolte.
L'ottemperare a quelle stesse misure e riforme strutturali dettate dallo stato di eccezione, però, in una sorta di trade-off a salvaguardia dei "paletti" sopra definiti, consentirebbe di procedere agli eventuali ma probabili salvataggi bancari mediante ricapitalizzazione pubblica e (forse) di evitare un prelievo patrimoniale a regime sui depositi. Ma potrebbero farne almeno uno, magari con ammontare fissato sulla base imponibile attuale e scaglionato in più anni,  e poi cartolarizzato, chiamandolo Covid-tax.
A complemento: per salvare la faccia, e per non contrariare gli Usa su eventuali espansioni di ondate di investimenti cinesi, potrebbe essere allargato il golden power, cioè il potere "speciale" dello Stato di interdire, limitare e comunque condizionare, gli investimenti esteri su alcuni assets strategici (finora tipizzati in modo alquanto insufficiente e limitato) e reintrodotta (nonostante la semi-contrarietà, in passato, della Corte europea a tale strumento, per via del suo costituire ostacolo alla libera circolazione dei capitali ), la golden share, analogo potere "speciale" (ma che presuppone un compartecipazione, ancorché minima, dello Stato al capitale), posto a protezione della nazionalità del controllo delle società a partecipazione statale. 
E magari, sulla scorta di tali "poteri speciali", i fondi dell'ESM (comunque verranno poi denominati) potrebbero finire a finanziare le acquisizioni di imprese o l'allargamento di partecipazioni pubbliche di salvataggio in luogo dell'acquisizione, sotto-prezzata, da parte di investitori stranieri; con un certo effetto paradossale. Oltretutto, azioni e valori di bilancio saranno bassissimi nei prossimi mesi e quindi sarebbe molto più agevole procedere a delle quasi-nazionalizzazioni di salvataggio (che comunque troverebbero fondamento negli artt. 41, 42 e 43 della Costituzione).

11. Si può ipotizzare che, se si concorderà sulla condizionalità minimal, cioè, in pratica facendo intervenire l'ESM (esclusivamente) non ricorrendo alla ECCL, i paesi "virtuosi" dell'eurozona potrebbero ritenersi soddisfatti di una imposizione coattiva della svalutazione interna, via regime del mercato del lavoro ed ulteriore limitazione (liquidatoria) del welfare. Tipo Spagna, più che Grecia

Per questo, si può ritenere che alla fine, le "minimal conditions" saranno bilateralmente ben viste; devono solo trovare il quadro giuridico adatto per aggirare l'art.136 par.3 TFUE (e abbiamo visto come sia sostanzialmente possibile) e poter dunque innescare collateralmente l'OMT
Naturalmente tutto questo vale, come abbiamo sopra accennato, rebus sic stantibus, poiché il lock down dell'attività produttiva causato dall'epidemia, potrà generare effetti recessivi e di soccorso sanitario e finanziario all'economia reale, nonché ovviamente al substrato sociale, non solo in Italia, e tali da rendere inadeguato qualsiasi ipotetico volume di intervento che l'ESM potrebbe mettere in campo. Condizionalità rigorose o leggere che siano.
Ed allora, con molto più buon senso, potrebbe aprirsi la via della monetizzazione e della ripresa della sostanziale sovranità monetaria dei governi, in luogo dell'armamentario (basato su un anacronistico bias antiinflazionistico), sempre più farraginoso, delle banche centrali. 
Ma purché una banca centrale al servizio della comunità sociale vivente su un certo territorio, la si abbia...
(P.S: forse nei prossimi giorni, se sarà necessario, augurandoci di no, dovremo illustrare perché l'art.122, par.2, TFUE, costituisca una via impervia, non meno di un'applicazione derogatoria della disciplina dell'ESM, o della stessa modifica dell'art.123 TFUE).



1 commento:

  1. Al filone di analisi dell’”europeismo reale” di Caffè aggiungerei anche l’articolo che avevo riportato qui: https://orizzonte48.blogspot.com/2016/05/caffe-avvertiva-o-keynes-o-il.html?showComment=1464216468472#c6998786451553477600

    Il fenomeno, che se non mi sbaglio era quello evocato recentemente da Fassina nella vostra intervista su Radio Meglio di Niente, è quello generalizzato dagli autori di questo lavoro: https://orizzonte48.blogspot.com/2019/11/esm-2-la-volonta-del-popolo-italiano.html?showComment=1574116036768#c5730260361011044077

    Naturalmente chi è consapevole di queste dinamiche è, o dovrebbe essere, il primo a riconoscere anche l’irriformabilità dell’UE: “The fact that conventional forms of democracy and representative government are difficult to apply at the level of the EU is not so much exceptional as symptomatic, and if the Union could be democratized along such lines, then it probably would not be needed in the first place.” (questo è Peter Mair, a pag. 68 di un libro che ho già citato diverse volte, per esempio qui: https://orizzonte48.blogspot.com/2017/12/anno-nuovo-costituzione-democratica.html?showComment=1514494257513#c1340052442336805480 Mi scuso per le ripetizioni, ma se la malattia è sempre la stessa non è che la diagnosi possa cambiare…).

    Quindi, per dire, un MES senza condizionalità non serve a niente (e così via, mutatis mutandis, per tutte le varie funzioni dell'UE). Speriamo nella rigidità dei tedeschi: https://twitter.com/Marcozanni86/status/1242545556049797121

    (Tra l’altro riflettevo: per i nostri politici avere i soldi subito, per poi giugulare il paese dopo, non è proprio una paradossale manifestazione di quella famosa time inconsistency che proprio l’indipendenza della banca centrale sarebbe chiamata a scongiurare?)

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