Pubblichiamo questo ricco post di Flavio che cerca di dare le spiegazioni più semplici possibili a problemi non solo complessi, ma volutamente avvolti dalla cortina fumogena dei luoghi comuni con cui ci stanno schiacciando i governi, in nome dell'Europa.
Il sospetto più che fondato è che, se in una situazione come quella attuale, in Italia, cioè il mercato di esportazione più grande in UE per la Germania, si rinuncia ad un aumento dell'IVA e alla riscossione di parte dell'IMU, non sia affatto per rilanciare l'economia italiana: ma solo per avere un effetto di breve periodo di rilancio delle importazioni. Perchè, poi, i tagli della spesa pubblica che finanzieranno queste misure, ricadranno sul livello di occupazione e di reddito delle fasce sociali più deboli (quelle che non accedono ai beni da importare), amplificando la recessione e la corrispondente caduta del PIL. Da cui, con un'unica mossa, la presentazione come (ennesima) emergenza dell'innalzamento del rapporto debito/PIL, che legittimerà la svendita degli assets pubblici e privati nazionali al capitale estero. Cioè esattamente quanto predicato da Deutschebank (che ci guadagnerà pure come advisor). In sostanza, siamo governati dall'interesse tedesco, pubblico (in vista delle loro elezioni ridiamo fiato, per quanto basta, al loro export) e privato, definendo l'assetto patrimoniale di una colonizzazione.
Del lungo e appassionante excursus di Flavio (da rileggere almeno due volte :-)), sottolineo questo passaggio di Fetherston e Godley: Si presume… che la politica monetaria nazionale comporti il rifornimento di liquidità ed obbligazioni in qualunque ammontare necessario per mantenere l’equilibrio di portafoglio privato (o estero) a dati tassi di interesse”.
Appunto "si presume"; e se tale politica sia "nazionale". Ma se non lo è, essendo piuttosto dettata da "controllori esteri", la politica seguita non manterrà questo equilibrio e la comunità nazionale sarà preda, per via di politiche fiscali incompatibili con il suo interesse, di tassi di interesse molto più alti e favorevoli ai creditori del Paese, direttamente o indirettamente: cioè sia come remunerazione del debito, pubblico e privato, detenuto dai creditori esteri, sia come creazione di una situazione di tale onerosità nell'accesso al credito, da parte degli operatori nazionali, da segnarne la rinuncia al controllo del proprio sistema produttivo.
La banca centrale, l’inflazione, la piena occupazione: una veloce analisi e commenti.
Sulla crisi cipriota e sui riflessi economici per l’Italia, Piercarlo Padoan, vice segretario generale e capo economista OCSE, parlava nelle scorse settimane in questi termini: “Per l’economia italiana si conferma una crescita generalmente negativa… ma si tratta di una recessione che si sta avviando alla fine con un ritorno alla crescita positiva fra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo” in Italia ha aggiunto “il debito è sotto controllo e il mercato continua ad avere fiducia, come mostrano le aste di questi giorni” aggiungendo “Italia e Spagna hanno buoni fondamentali e non presentano alla radice cause di preoccupazione… La Slovenia è un caso diverso: un Paese piccolo con un sistema bancario da rimettere in piedi e serve un aggiustamento decisivo e tempestivo… Il rischio di indebita pressione inflazionistica associata a un allentamento monetario è basso dato che il meccanismo di trasmissione è indebolito, specialmente nei Paesi periferici in cui le banche hanno costi di finanziamento elevati”. Wolfgang Schäuble si esprimeva così: “La crisi nell'eurozona non può essere risolta stampando moneta. I governi dell'eurozona non possono contare sulla politica monetaria della Bce per risolvere i problemi. Irlanda e Portogallo sono sulla strada giusta per riavere accesso al mercato per finanziarsi.”. Mario Draghi infine ribadiva poche settimane fa’: “..le banche in alcuni Paesi non prestano a tassi ragionevoli, le conseguenze per l'Eurozona sono gravi…è particolarmente sconcertante che le Pmi soffrano più delle grandi aziende, dato che fanno i tre quarti dell’occupazione”.
Nemmeno di fronte alle sofferenze della povera gente, il credo main-stream riesce ad addolcire la sua visione così paranoicamente intransigente verso la misura dell’allentamento monetario e fiscale da sembrare fuori dalla realtà e dal contesto economico.
Desta inoltre molto sospetto l’accusa di Draghi rivolta alle banche, ed abbiamo buoni motivi per sostenere che il suo sia il classico ed ulteriore scaricabarile che la tragica ballata della crisi dell’UEM mette in scena. Noi sappiamo perché lo fanno – un allentamento monetario e fiscale aumenterebbe il reddito disponibile dei residenti creando, in condizioni di cambio fisso, ulteriori pressioni sul versante delle partite correnti dei paesi periferici, essendo le importazioni in funzione del reddito disponibile stesso – ma le loro teorie per spiegare questi avvenimenti risultano, per chi ne capisce almeno un pochino, a dir poco stravaganti.
Cercheremo di comprendere come funzionano in realtà tutti o gran parte di questi meccanismi, nella consapevolezza che numerosi potranno comunque essere gli errori ed i fraintendimenti. La speranza è che in ogni caso ciò possa portare gli “esperti” del settore ad esporsi con ancora maggior vigore, sottoponendo a tutti noi i loro suggerimenti, i loro reclami, le loro spiegazioni e semplificazioni.
Monetizzazione del debito: i primi difetti della teoria monetarista.
La monetizzazione del debito non ha molti legami logici connessi con pressioni inflazionistiche come Padoan o Schäuble sottintendono.
Partendo dalla chimerica storia del moltiplicatore della moneta, gli economisti neoclassici tendono infatti ad infilare nel calderone delle loro teorie il settore pubblico.
Succede, a loro parere, così: data l’equazione G-T=∆H+∆B (Spese-Tasse = differenza ammontare moneta ad alto potenziale fra tempo t e tempo t-1 sommato alla differenza fra ammontare titoli tesoro al tempo t e t-1) se il governo vuole aumentare le proprie spese deve, prima o poi, chiedere alla banca centrale di “monetizzare” il suo deficit, sulla falsariga della teoria delle aspettative razionali secondo cui maggiore spesa oggi significa più tasse per “ripagare” il debito stesso nel domani.
Tutti noi oramai sappiamo che nell’ipotetico caso in cui il governo oggi le calasse, avremmo molto più reddito con cui sfamarci e quindi consumeremmo adesso, invece di essere terrorizzati dall’(incerta) esplosione delle imposte di un ipotetico avvenire. Così il Tesoro e la Banca Centrale possono decidere la quota di disavanzo che può essere finanziato mediante l’emissione di H (moneta ad alto potenziale o valuta/riserve bancarie) e B (titoli di stato e obbligazioni). Secondo la teoria monetarista, questa maggior emissione di H causerà una sequenza di eventi che porteranno ingenti spese private con inevitabile e conseguente aumento dei prezzi e dell’inflazione.
Ma accade veramente così? Abbiamo già ben visto cosa sia l’inflazione in altri numerosi post. Nello specifico rinviamo a questo studio di Matias Vernengo, utile strumento per capire ancora una volta di più come la soluzione moneta=inflazione sia oltremodo semplicistica ed irrazionale così come ci viene dipinta quotidianamente dai media main-stream.
Ma, ritornando a noi, per chiarire l’assunto delle “spese private” scatenanti l’inflazione, proponiamo un esempio terra-terra: a chi è mai capitato di andare in banca a prelevare con un bancomat, e trovarsi all’emissione 50 o 100 euro in più in tasca? A nessuno a quanto pare. Oppure che in un prestito, domandato al proprio istituto finanziario per un preciso importo da finanziare e per l’appunto sollecitato ed accettato dal richiedente come spiega bene l’economista canadese Marc Lavoie, il cliente si ritrovi con (esempio) 500euro in più sul conto elargiti amichevolmente dal proprio istituto finanziario? Ed inoltre: da quando le banche obbligano i propri clienti ad aprire un mutuo? O la BC costringe i detentori a vendere titoli del Tesoro?
Solo con queste misere e stupide constatazioni osserviamo una “piccola” incongruenza con quanto afferma in linea generale il main-stream monetarista. Contraddizione resa ancora più evidente dal fatto che:
a) per gran parte dei lavoratori, vige una contrattazione del lavoro a livello nazionale che mette in pratica una politica, soprattutto per gli statali, di salari concordati in base a parametri, ad esempio l’inflazione, antecedenti alla stipula del contratto stesso; non si capisce quindi come, ad esempio, si possa pensare che ci siano dei “soldi” in eccesso provenienti da chissà dove che verrebbero assegnati agli statali stessi (così come al tempo la scala mobile andava di conseguenza rispetto all’andamento dell’inflazione, non la anticipava affatto!) creando inflazione secondo il nesso salari--> inflazione visto che in realtà sono i contratti invece ad adeguarsi all’aumento dei prezzi secondo lo schema inflazione-->salari
b) ammesso che ci sia un eccesso di “credito” fatto dalle banche al mutuatario, questo “surplus” verrebbe regalato o ci sarebbe un interesse da pagare pure su questa “benevola elargizione”? Se pensiamo all’importo iniziale del mutuo concessoci da una banca per l’acquisto di un immobile, ed infine all’ammontare totale del debito estinto, notiamo come quest’ultimo sia ben più elevato della cifra presa in prestito alla stipula.
c) risulta oscuro capire come, all’interno di economie occidentali ben lontane dalla piena occupazione (e ci torneremo in seguito sul perché essa non sia perseguita), un maggior reddito possa portare ad una terribile fiammata inflazionistica visti i tanti, troppi fattori (lavoratori e capitale per investimenti) non utilizzati.
d) collegato al punto b), doveroso appare menzionare il fondamentale post di Istwine su Voci dall’estero , che caldamente consigliamo, e che riassumendo velocemente (ci scuserà l’autore) ci porta ad una domanda: che inflazione dovrebbe nascere se, anche in Italia così come in numerosi altri paesi dell’UEM, ci sono numerosi crediti in sofferenza e da cui le banche sperano di rientrare al più presto? I debitori hanno, in due righe, necessità di rientrare dai loro debiti, così come le banche devono ripagare gli interessi sulle riserve prese in prestito presso la BC…così è e così sempre sarà in quanto, se ci pensiamo bene, il nostro è un sistema di moneta credito: lo stesso imprenditore ha da sempre creato il suo valore aggiunto attraverso l’indebitamento necessario all’avvio degli impianti…
Wynne Godley e Francis Cripps nel 1983 scrissero un bel libro, intitolato Macroeconomics, in cui si può leggere: “E’ estremamente utile scegliere definizioni come … reddito totale e spesa totale in un anno, mese, giorno o secondo; essi sono… due percorsi diversi per guardare lo stesso processo. Stiamo infatti includendo nel flusso chiamato redditi l’esatta controparte di flusso chiamato spesa…”. Reddito=spesa quindi, almeno in un’economia chiusa. Non ci sono eccessi, né monete che creano inflazione. Ma andiamo avanti e cerchiamo di capire per quanto possibile nel dettaglio il meccanismo.
Cosa determina la quantità di moneta.
Partiamo dal principio. Oltre ad essere i prestiti a creare i depositi, e non viceversa – una banca quindi non presta in base ai depositi dei suoi correntisti presenti in cassa, concede a prescindere affidandosi poi alla Banca Centrale nel caso fosse a corto di liquidità – l’economista Basil Moore parte da questo insindacabile principio: sono i redditi, e quindi i cambiamenti dell’occupazione, a determinare la domanda di prestiti e quindi di “massa monetaria” che le banche detengono.
Poniamo dei semplicissimi esempi: le domande di mutui sono maggiori quando l’economia corre ed i redditi crescono oppure quando un paese subisce uno stallo economico e gli introiti dei suoi abitanti calano? E, questione non meno importante: la banca quando deve erogare un mutuo oppure un prestito, verifica quanti depositi detiene nei c/c dei suoi clienti e poi presta, oppure verifica la “solvibilità” del mutuatario o la validità del progetto imprenditoriale, chiedendo garanzie (quali contratto di lavoro a tempo indeterminato, reddito annuo, immobili ecc.) in cambio, decidendo in seconda battuta in base a tali parametri l’apertura di una linea di credito?
Se le risposte alle due domande sono la prima e la seconda opzione suggerite, vuol dire che avete “inconsciamente” già capito.
E consigliamo di pensare ai prossimi punti esplicativi in quest’ottica.
Non è quindi la banca Centrale a stabilire la massa della moneta – quest’ultima è, ricordiamolo, misura di valore (quanto costa un bene: non due patate, cinque pomodori ma cinque $/€), mezzo per regolare le transazioni (pensiamo ai bonifici che effettuiamo per pagare una prestazione lavorativa, o l’interbancario fra istituti di credito), riserva di valore (i risparmi di una vita) – bensì il “mercato” stesso, inteso come insieme di tutti gli attori economici e, come conferma Marc Lavoie nell’articolo “Credit And Money: Overdraft Economies, And Post-Keynesian Economics” del 1985: “… l’aumento dell’offerta di moneta è una conseguenza dell’aumento della maggior spesa per prestiti, non è la causa di ciò. Il prestito è il fattore causale…”.
Quanto dichiarato dall’economista canadese è degno di nota integrale, in quanto ci regala una prima veloce e quanto mai chiara infarinatura del comportamento del sistema bancario e del circuito monetario mettendo in luce i difetti del monetarismo: “L’economia monetaria ortodossa (cioè la teoria main-stream ndr.) è basata sul principio… del moltiplicatore monetario e delle riserve libere di cassa. Ogni banca può aumentare i prestiti al pubblico solo quando i depositanti vi aumentano i loro saldi, cioè, quando le riserve libere di cassa in quella stessa banca aumentano. Nel complesso, le banche commerciali sono autorizzate a concedere prestiti supplementari solo quando dispongono di tali riserve libere. Quest'ultime possono essere ottenute attraverso modifiche del comportamento del pubblico, come risultato di un avanzo nel conto estero, in conseguenza dell'intervento della banca centrale sul mercato aperto, o dopo una modifica nei requisiti di riserva. Nonostante il moltiplicatore del credito funzioni sulla base del principio dell’espansione del credito, nel contesto ortodosso i depositi creano i prestiti. La sequenza di eventi è la seguente: la banca centrale acquista un certo ammontare di titoli da qualcuno, i depositi di questa persona aumentano, la banca che beneficia di questi depositi maggiori dispone di riserve in eccesso e può fare nuovi prestiti ...
L’idea della “moneta-credito” respinge invece questo approccio al denaro e all'inflazione invertendo la sequenza degli eventi. Secondo la concezione non ortodossa, i prestiti creano depositi. Le banche non devono aspettare d’avere a disposizione le necessarie risorse liquide per fornire nuovi prestiti al pubblico (soprattutto imprese). I crediti sono creati ex nihilo. Il destinatario del “potere d'acquisto” è il destinatario iniziale del prestito. Quando la banca fa un nuovo prestito, il mutuatario viene immediatamente accreditato con un deposito, il cui importo è esattamente pari all'importo del prestito. Quindi, l'aumento dell'offerta di moneta è una conseguenza della maggior spesa per prestiti, non è causa di ciò. Il prestito è il fattore causale ...
Una volta che le banche commerciali hanno creato moneta-credito, come fanno a entrare in possesso delle riserve necessarie a coprire i depositi di nuova creazione o come fanno a ottenere il contante richiesto da parte del pubblico? In molti sistemi bancari europei, in Francia in particolare (in tutta l’UEM per essere precisi ndr.), le banche commerciali semplicemente prendono in prestito le loro esigenze direttamente in moneta ad alto potenziale (riserve dalla Banca Centrale ndr). La maggior parte delle banche sono sempre in debito con la banca centrale. Il mercato monetario in tali circostanze non gioca un ruolo fondamentale. Quando le banche, nel complesso, hanno bisogno di più moneta da alto potenziale, aumentano i propri passivi con la banca centrale al tasso di sconto fissato da quest'ultima. I coefficienti di riserva legale, quando esistono, non vengono utilizzati per controllare la quantità di moneta creata. Esistono solo per aumentare il costo dei prestiti concessi dalle banche visto che le riserve non hanno alcun interesse attivo ...
Si dice spesso che i sistemi bancari del Nord America e tedeschi funzionino in modo leggermente diverso... Anche se gli accordi istituzionali sono molto dissimili, il processo di espansione del credito è lo stesso... Prima … le banche concedono linee di credito giuridicamente vincolanti che implicano un futuro accesso alle riserve. In secondo luogo, le banche nord americane rispondono a successive richieste di convenzione di riserva. In terzo luogo, le banche hanno sempre accesso, anche se limitato, alla finestra di sconto della banca centrale.”.
La banca Centrale quindi si adegua alle richieste del mercato, non determina affatto la quantità di moneta. Cioè quando il settore privato ha bisogno di denaro, essa interviene per fornirglielo non avendo le banche disponibilità illimitate – apriamo una parentesi importante per spiegare velocemente che una banca è solvente quando i suoi asset quali riserve di liquidità, crediti e titoli superano le liabilities, che sono depositi, prestiti contratti ed obbligazioni; che assets – liabilities = capitale e che in caso di asset inesigibili si intacca il capitale, con banca insolvente quando quest’ultimo va “sottozero”. Consigliamo questo link e relative slides tradotte da Voci dall’Estero per studiare bene il concetto – La banca centrale deve quindi in qualche modo neutralizzare questo “deflusso”, impegnandosi in operazioni permanenti o temporanee di mercato aperto per i paesi anglosassoni, oppure fornendo veri e propri prestiti alle banche commerciali come nel sistema overdraft europeo. Come fa?
La banca centrale imposta/fissa un target per il tasso di interesse a breve ed agisce semplicemente in maniera difensiva per non lasciare a secco il sistema, o creare degli squilibri, acquistando dalle banche i titoli in cambio di cash, moneta, per l’ammontare che copra il deflusso di valuta richiesta dal settore privato oppure fornendo liquidità al tasso di sconto concordato. Il sistema overdraft europeo – a differenza di quello anglosassone dove la BC acquista appunto tanti titoli o obbligazioni dalla banche in cambio di moneta a seconda delle esigenze di liquidità di quest’ultime – i fondi ottenuti devono essere forniti da finanziamenti diretti da parte della BCE. Ciò avviene principalmente attraverso due tipi di operazioni: Main Refinancing Operations (MRO), e Long Term Refinancing Operations (LTRO), dove l’Eurosistema esegue delle aste per rifinanziare l’intero sistema bancario. Per i primi (MRO), le aste si tengono settimanalmente e il prestito è per una settimana. Il LTRO è in genere condotto ogni mese e la durata del rifinanziamento è di tre mesi. Come suggeriscono i nomi, i MRO sono i più usuali.
Le due visioni: Orizzontalisti contro Verticalisti.
Per capire meglio questo punto, occorre innanzitutto spiegare cosa comportano i due filoni di pensiero definiti come “verticalisti” e “orizzontalisti”, secondo la logica illustrata da Basil Moore in “Horizontalists And Verticalists: The Macroeconomics Of Credit Money”, Cambridge University Press, 1988.
Per i primi, neoclassici e neokeynesiani, nell’ipotetico schema fra offerta e domanda di moneta posto sul piano cartesiano di riferimento, il prezzo (offerta) è verticale (asse ordinate “y”) mentre la quantità (la domanda) è orizzontale (asse ascisse “x”). Il punto in cui si incontrano le due curve di domanda e di offerta è il tasso di interesse del mercato. Moore li chiama verticalisti perché per quest’ultimi appunto l’offerta di moneta è verticale (asse y) mentre la domanda è orizzontale (asse x).
Gli orizzontalisti invece credono fermamente che tutto ciò sia sbagliato. Essi concordano nell’affermare che la curva di offerta è orizzontale, al tasso determinato dalla banca centrale. La quantità di “moneta”, allora, è il punto in cui la volontà del settore non bancario di detenere “moneta” (al contrario di “domanda”) determina la quantità stessa di moneta (al contrario di “offerta”). Naturalmente, quando attestiamo ciò, dobbiamo prima aver ben presente che la moneta è endogena al sistema economico-finanziario, cioè non è sotto il controllo dell’autorità monetaria (e ciò mette in discussione la fallace teoria dell’indipendenza della banca centrale).
Gli economisti neoclassici (e molti neo keynesiani) tuttavia, insistono che questa azione sia stabilita a priori dalla banca centrale (o dalla BC sotto pressione da parte del governo) ed il processo è denominato monetizzazione del debito. La monetizzazione del debito comporta l’acquisto di titoli di Stato da parte della BC (direttamente dal Governo oppure in operazioni di mercato aperto) nell’ottica di concorrere all’aumento dello stock di moneta.
Abbiamo tuttavia visto come la decisione della Banca Centrale sia puramente basata sulla necessità del settore privato di possedere moneta o sull’esigenza da parte delle banche di detenere maggiori riserve bancarie: la BC quindi deve agire cautelativamente per garantire in tutto i modi che ciò avvenga. Ricordiamo: cosa determina la quantità di moneta? I prestiti trainati dai redditi e dall’occupazione.
Prendiamo a nostro favore quanto affermano Fetherston e Godley in “New Cambridge Macroeconomics And Global Monetarism – Some Issues In The Conduct Of U.K. Economic Policy”, 1978: “Si presume… che la politica monetaria nazionale comporti il rifornimento di liquidità ed obbligazioni in qualunque ammontare necessario per mantenere l’equilibrio di portafoglio privato (o estero) a dati tassi di interesse”. Riportiamo inoltre quanto riconobbe Alan Blinder nella conferenza Public Policy in Open Economics che ben aveva inteso ciò che i due autori poc’anzi menzionati spiegavano: “La politica fiscale può, quindi, non avere alcun effetto su tali richieste di attività (ce l’ha sul lungo periodo attraverso l’aumento della ricchezza netta). La BC monetizza tanto debito quanto basta per impedire che i tassi di interesse salgano, eliminando così il famoso “effetto spiazzamento”. Al giorno d’oggi ad esempio, poiché il settore privato ha un maggior benessere, la BoE acquisterà tanto debito pubblico quanto sarà la volontà del settore non bancario di detenere questa ricchezza sotto forma di denaro.
Anche la monetizzazione quindi è ENDOGENA. Nel caso in cui la BC acquisti più titoli di quanto prospettato, le banche avranno più riserve bancarie, quindi la BC vedrà il proprio target di riserve cadere verso il livello più basso del cosiddetto “corridoio” - il luogo ipotetico (prendiamo ad esempio la Fed) all’interno del primo quadrante del piano cartesiano che coincide, al limite superiore (il “soffitto” per intenderci), col tasso di interesse sui prestiti che la BC elargisce al sistema bancario in cambio di collaterali “sani” (il tasso di sconto), ed al punto inferiore (il “pavimento”) con gli interessi sui depositi che le Banche incassano depositando presso BC – e sarà costretta così a vendere titoli per un uguale ammontare.
Sistemi e mezzi a disposizione della Banca Centrale.
Cerchiamo ancora di spiegare velocemente, correttamente (per quanto possibile) e chiaramente come questo avviene: innanzitutto le banche regolano tutte le loro transazioni con moneta di BC. Le banche commerciali non saldano le posizioni fra loro con moneta da loro emessa (moneta bancaria), ma con moneta di banca centrale (il mezzo di pagamento che sta al vertice del sistema, detta anche base monetaria, high powered money, moneta ad alto potenziale ecc,), l’UNICA riconosciuta (ribadiamo: le banche non accettano moneta bancaria quando saldano le posizioni fra loro, ma esigono che i propri crediti siano regolati solo usando moneta di BC).
Per avvalorare la tesi del comportamento difensivo della BC, dobbiamo considerare due alternative: il corridoio poc’anzi menzionato ed il floor system.
Partiamo dal corridor system. Il target del tasso di deposito overnight - l’EONIA per l’UEM cioè il tasso di interesse sui prestiti overnight fra le banche europee che vengono saldati il giorno lavorativo successivo alla data di accensione, - diverso dall’EURIBOR (Euro Interbank Offered Rate) in quanto quest’ultimo, semplificando, ha un orizzonte temporale di impiego più lungo a 1,2,3 settimane e 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 mesi (ci sono quindi “15” tassi Euribor in realtà, non uno solo) – si attesta alla sua metà esatta.
Al punto più basso, come accennato, il tasso di deposito decreta quanto le banche ricavano d’interesse sulle riserve bancarie che detengono presso la BC – esse detengono tali riserve sui propri conti in BC per due motivi molto semplici: a) con queste pagano nell’interbancario b) soddisfano le esigenze di riserva obbligatoria dove richieste.
Al punto più alto invece si attesta il tasso di sconto (l’ex Tasso Ufficiale di Sconto di Bankitalia, ora sostituito dal Tasso Ufficiale di Riferimento della BCE) applicato ai prestiti forniti alle banche dalla BC.
Questi sono i due principali strumenti con cui la BC opera sul mercato. I fondi che vengono prestati all’interno del mercato sono i saldi che le banche e le altre istituzioni detengono in deposito presso la BC.