martedì 7 maggio 2013

"continua": LE DONNE E LA GUERRA DELL'EURO A MAMME E BAMBINI- ADDENDUM COSTITUZIONALE

Donne, forza donne, questi scritti sono per voi!
Qua ci sono troppi uomini che paiono troppo "prevalenti" nel prendersi a cuore questo turno della "resistenza": abbiamo bisogno soprattutto di voi. Perchè siete le più interessate sulla vostra stessa pelle. Diffondete queste riflessioni tra le altre donne: "loro" non potranno dire che siate portatrici di "violenza eversiva" se sarete voi, madri e lavoratrici, a essere le più attive. Il riscatto della democrazia costituzionale passa principalmente per voi! E la guerra dell'euro è principalmente contro di voi!

Avrei voluto farne un mero addendum, ma mentre lo scrivevo mi sono reso conto che, per richiamare l'attenzione sul tema, così fondativo del nostro Stato democratico, occorreva un apposito post. Ovviamente, per la sua evidente connessione col post di ieri, questo va letto congiuntamente.
ADDENDUM DEL 7 MAGGIO: la Costituzione italiana all'art.3, comma 2, dice (lo ripeto perchè dovrebbe essere stampato a caratteri cubitali sopra le fotografie dei Presidenti della Repubblica e sopra i crocifissi nelle varie scuole):
"E' compito della Repubblica (cioè è il suo compito primario ed essenziale, come Stato, che DEVE LEGITTIMARE OGNI azione dei pubblici poteri ndr.) rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, LIMITANDO DI FATTO, la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Partiamo dal tema di ieri.
La Costituzione ammette che gli esseri umani dovrebbero essere tutti di pari dignità sociale ed "eguali di fronte alla legge": che è il comma 1, dell'art.3.
Ma SA, senza false ipocrisie tipiche dell'età liberista (di nuovo oggi in auge, se riferita all'ossessione contra constitutionem che il lavoro sia l'unica merce soltanto soggetta alla legge della domanda e dell'offerta), che NON E' COSI' NEI FATTI.
Ed allora precisa, senza ombra di dubbio, che la nostra forma di Stato, cioè quella Repubblica democratica che non si può mutare (art.139 Cost.) ha un dovere primario, uno scopo irrinunciabile e che giustifica ogni suo altro compito. Il quale può dunque giustificarsi solo se è raccordato a questo. E cioè che occorre attivarsi, con l'insieme di tutte le istituzioni costituzionali, per rimuovere gli ostacoli che impediscono una effettiva eguaglianza.
Di questi ostacoli il primo evidenziato, sempre per scalzare l'ipocrisia dei precedenti ordinamenti, si evidenzia quello "economico" e, lo si correla alla "persona umana" nel suo sviluppo e alla "partecipazione di tutti i lavoratori" a quello che è, riassumibile, nella formula di "governo del Paese".
Allora, per rimanere in tema, l'ipocrisia riaffiorante in questi tempi, si appunta proprio sulla condizione della donna, coessenzialmente vista anche come "lavoratrice" (il che ci rinvia anche a chi lavoratrice non è, ma non "può" esserlo nonostante la sua volontà). La nuova idea di parità, nascente dal politically correct e trasfusa a piene mani nei diritti cosmetici europei, è frutto di questa ipocrita "rimozione" delle differenti condizioni economiche e sociali di partenza delle persone umane.
Non ogni donna può richiamarsi allo stesso modo alla parità, cioè alla eguaglianza sostanziale, perchè la Costituzione, è ben conscia della realtà che non si può celare se non per ipocrisia manipolatrice: lo possono fare, prima di tutte, le donne che si trovino nelle condizioni di "ostacolo economico e sociale" che ne impediscono il pieno sviluppo della persona umana, concetto che include anche quello dei figli di cui come madri hanno la cura, e di "lavoratrici".
Le altre, perciò, non possono invocare una generica condizione unificante di "donna", per reclamare lo stesso livello di rivendicazione e, prima ancora, di tutela prioritaria della loro condizione.
E questo un vizio estremamente comune tra le "notabili" che compaiono in televisione e, hanno come privilegiate prima ancora che come donne, la notorietà e la "voce" sproporzionata che gli conferisce il far parte nelle istituzioni o l' essere (molto) ben remunerate esponenti politiche e del mondo dell'informazione.
Queste donne, hanno senza grandi problemi l'accesso al settore di mercato costituito dai servizi all'infanzia, ove siano madri, e sono garantite da posizioni professionali dirigenziali o comunque molto ben guarnite di tutele legislative e contrattuali. Al più hanno dovuto combattere ostacoli culturali e psicologici, al cui superamento ha provveduto essenzialmente l'evoluzione del costume e la cui forza deterrente è stata spesso deteminante per condizioni di (privilegiata) pigrizia personale.

Quando udite richiamare la sua condizione di donna, con un certo che di allusivo e furbesco sorriso non disgiunto da una soddisfatta aggressività, da parte di una "privilegiata", specialmente in TV, ricordate che la previsione costituzionale non è proprio per loro, almeno allo stesso modo con cui lo è per chi effettivamente subisce gli ostacoli "economici e sociali" sopra detti.
Non è perciò proprio per quelle poche donne che, per condizione familiare o di matrimonio, e frequentazioni che fin dall'infanzia, a questa condizione si accompagnano, siano sempre state in grado di scegliere il proprio destino professionale e di qualità della vita.
Andate sempre a controllare il curriculum di queste donne e la storia di "classe" che, se questi curricula sono completi e non astutamente tagliati di parti determinanti dei loro autoproclamati "meriti", i loro percorsi normalmente illustrano. La omogeneità in questo senso è impressionante (di figlie o mogli o compagne di...). In Italia e in Europa.
E non vi fate ingannare dalle politiche cosmetiche lanciate in forma propagandistica per tutelare "le pari opportunità": queste sono intenzionalmente affidate a risorse fantasmatiche, che servono solo a nutrire uno stuolo di consulenti e di studiose (nella migliore delle ipotesi) che alimentano discorsi senza fine, norme senza o con ridicola copertura, e autoreferenziali e autoperpetuanti "giri" di intellettualoidi al soldo del "sogno europeo".
Quella stessa UE che al qui "ben noto" art.3, par.3, secondo alinea, del Trattato sull'Unione, dice di promuovere (non di "assumersi il compito di agire per", cosa che accomuna ciò alla presunta promozione dell'"alto livello di occupazione"), "la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra generazioni e la tutela dei diritti del minore".
Questa UE-UEM ha fallito, senza alcuno scrupolo, di far rispettare ed applicare le, ben più regolate, politiche comuni sulla tutela del lavoro, sulle politiche fiscali e di coordinamento commerciale. 
E dunque certo non si preoccupa, se non con la consueta logica di qualche "fondo" irrisorio e alimentante il "giro" delle agit prop UE, che sono le uniche che sopra vi prosperano, di definire e attuare le sue politiche (cioè tutte trasversalmente) contro le discriminazioni "fondate sul sesso, la razza (c'è scritto così!) e l'origine etnica", come predicano gli artt. 9 e, ancor, più 10 del Trattato sul funzionamento UE. Che questa sia una mera aspirazione cosmetica senza alcun effetto reale nella vita delle popolazione europee, donne e bambini su tutti, colpite dalla crisi determinata dalla demenziale austerity è sotto gli occhi, anzi "sulla pelle" di tutti. 
E d'altra parte, come dissero gli Andreatta e i Padoa Schioppa, e come ripete ogni volta che può ogni rappresentante della trojka europea, a cominciare da Draghi, lo Stato sociale è esattamente, per loro, il nemico da combattere. "A prescindere" da cosa diavolo risulti scritto nei trattati (che credo che ben pochi siano in grado di leggere, ammesso che li abbiano mai letti integralmente, compito che, programmaticamente, come ammettono gli Amato e gli Attali, doveva essere reso praticamente impossibile...e, ormai, di fatto completamente inutile, data la desuetudo irreversibile delle immaginarie politiche sociali UEM). 

E, nel fare questa puntualizzazione, poi non mi sto nemmeno riferendo, in prima battuta, alle donne emigrate in Italia: queste, per lo più, vengono da realtà politico-sociali dove il solo trasferimento fisico nel nostro ordinamento implica un rilevante progresso della loro condizione (teorica, ma non del tutto), anche solo in virtù del primo comma dell'art.3, cioè della tradizionale enunciazione di eguaglianza formale, spesso assente, nei paesi di provenienza, nei termini  inequivocabili della nostra Costituzione e della legislazione che, negli scorsi decenni (mica negli ultimi), gli ha dato attuazione.
Mi riferisco alle donne italiane non abbienti e senza voce, le "invisibili" lavoratrici, disoccupate e madri, sempre più private del minimo dei diritti fondamentali che la Costituzione, sopra ad ogni cosa, riconosce loro, appunto come lavoratrici e come doverose "partecipanti" alla organizzazione economica e sociale del paese.

E il primo che obietti che questa posizione sarebbe nazionalista e razzista è un demente, affetto da "cosmetologia" del diritto (e della logica) in forma molto grave: perchè non gli viene in mente che se non si riesce a garantire alle cittadine quel minimo irrinunciabile di dovuta azione attiva, nel senso della eguaglianza sostanziale, è del tutto, ancora una volta, ipocrita e velleitario far finta di impegnarsi per garantirlo alle donne immigrate.
Di cui spesso le più solerti sostenitrici sono infatti le donne privilegiate, "figlie, mogli e compagne di...". Ma questa, attenzione, è la logica della "carità", ideologicamente antitetica a quella dell'azione pubblica di welfare, come ben evidenziarono i massimi studiosi di scienza delle finanze, Musgrave e Samuelson.
E ciò per una questione ovvia (avendo neuroni in funzione, però) di deficit dell'intervento pubblico, cioè di spesa pubblica (tanto per non incorrere in equivoci) che legittimamente prende in esame la condizione di cittadina ma anche di "residente" (cioè "regolare") e che quindi coinvolge sempre e comunque tutte le donne.
Con la non trascurabile differenza che la spinta alla immigrazione svolge un ruolo molto evidente nelle tecniche di deflazione salariale e di tutela del lavoro della condizione femminile. E, peraltro, non solo femminile.
Questo, a sua volta è un terreno cosparso di equivoci che fanno molto comodo al PUD€: nasce prima il fatto che le donne italiane "non accettano più di svolgere certi lavori" o piuttosto che "non accettano di svolgerli DOPO che il mercato del lavoro relativo ha raggiunto, per via dell'ignobile sfruttamento del lavoro emigrato e della caduta dei redditi familiari, in 30 anni di tagli spesa pubblica per le famiglie, gli attuali livelli"?

Insomma, le donne italiane, le madri e lavoratrici che la Costituzione sapeva benissimo quanto fossero in condizione di minorazione, non hanno bisogno dei diritti cosmetici europei e del politically correct: hanno solo il diritto (da non negare più) a che si ritorni alla Costituzione del '48.

lunedì 6 maggio 2013

LE MAMME, GLI INVESTITORI ESTERI E LA GUERRA DELL'EURO AI BAMBINI

Prendiamo l'esempio della "cura dell'infanzia", proprio per la sua forte presa immediata sull'immaginario collettivo. Baby-sitter e "tate", e persino la "antiche" balie, sono normalmente a pagamento. Per chi se le può permettere. E non certo in Grecia, tanto per dire.
E questo dovrebbe dare la garanzia che tutto vada per il meglio.
Naturalmente, la mamma è sempre la mamma e non c'è balia o baby sitter che possa far meglio (finchè non si deborda nel campo delle patologie disfuzionali della persona, che magari si scopre che, con la recessione, diventano patologie sociali, cioè diffuse negli strati sociali "deboli"); ma non si può pretendere che, in tempi in cui il politically correct esige che l'accesso al lavoro e la progressione di carriera delle donne siano del tutto paritari con quegli degli uomini, sia possibile ritenere che una donna sia definita "soltanto" per il suo ruolo di mamma. 
Certo, il problema è che questo ordine di idee porta al contrario: cioè a che una donna non possa neppure essere definita per il suo ruolo di "non mamma".

E questo conduce al non piccolo inconveniente non solo della denatalità ma anche della crescita dell'età media della popolazione (e naturalmente è una "colpa" e quindi i posti letto degli ospedali pubblici vanno tagliati).
Insomma, è un caso in cui il politically correct, si rivela in tutta la sua uncorrectedness logico-razionale: la donna deve essere considerata nella sua proiezione biologica di madre? O il solo fatto di considerarla anche tale ne costituisce una deminutio, che lede la sua dignità?
Parrebbe di no, ma affermare che si debba conciliare la pienezza paritaria delle sue aspirazioni lavorative col ruolo di mamma, implica, immediatamente un problema che i trattati UE non affrontano: perchè non vogliono farlo (sapete l'Europa è un grande "fogno" e non può occuparsi di queste piccole cose di pessimo gusto). E cioè una lacuna niente affatto casuale
D'altra parte, al di là della parità professionale e di carriera, l'UE, nella misura in cui ammettessimo (e ci mancherebbe) che la maternità è creazione di vita umana e che, perciò, il relativo fenomeno appartiene alla sfera dei diritti umani fondamentali (quelli dell'essere umano madre-nutrice-educatrice e quelli dell'essere umano-neonato-sommamente bisognoso di speciali cure, che ogni società ha fino a oggi istintivamente considerato essenziali), si disinteressa programmaticamente della tutela di un simile diritto fondamentale (e ne avete mai sentito parlare "veramente" come priorità da un Consiglio dei ministri UEM?).
E siccome esso è alla base della stessa conservazione della specie, dire che i diritti umani, in termini di positiva tutela siano affidati alla sola competenza degli Stati ma poi vincolare gli Stati stessi alla più rigida limitazione della spesa pubblica, non pare una proposizione molto coerente. Ma questo è proibito rilevarlo: specialmente in Italia.

E ritorniamo a quanto detto all'inizio. Per l'UE l'unica cosa che conta è che ci siano dei servizi per l'infanzia che compongono un settore di mercato e che, come la manodopera e il suo costo, siano soggetti esclusivamente alla legge della domanda e dell'offerta. 
E anche, come abbiamo visto, questi servizi, potrebbero essere preclusi a larghi strati della popolazione, o meglio delle famiglie. E lo saranno tanto più quanto i redditi che queste producono saranno considerati soggetti solo alla legge della domanda e dell'offerta, come impone l'UE e come rafforza, nella logica della deflazione competitiva, l'inesorabile meccanismo dell'euro: per cui vince la competizione commerciale tra Stati appartenenti alla UEM colui che abbassa di più e per primo i salari reali.

In un mondo governato dalla razionalità (naturale), poichè il bisogno primario di sopravvivenza della specie, è un tantinello più importante della competizione e della stabilità dei prezzi, non dovremmo perciò essere governati, con un inesorabile autoritarismo di leggi, direttive, memorandum e targets su deficit e debito,  da un sistema che ritiene inderogabili tali valori e obbliga gli Stati a colpevolizzare i propri cittadini se ritengono di affrontare il problema della "perpetuazione della specie" (detto così è brutto, ma "famiglia" è un pò troppo tradizionale e uncorrect, mentre, siccome siamo in UEM, diritto della donna alla maternità pare una deminutio e comunque è visto con sospetto di maschilismo: ma come, con tutti gli uomini che ci sono da battere nella carriera, ti metti a far figli?).
Insomma, gli Stati si trovano in una strana situazione, che viene vista però dagli "euristi" come perfettamente normale e anzi auspicabile: o consentono solo ai più abbienti (e possibilmente alti e biondi) di riprodursi, perchè sono in grado di procurarsi sul mercato i servizi di assistenza all'infanzia, oppure sono colpevoli di spesapubblicaimproduttiva-brutto, e immancabilmente di corruzione (ci sta sempre bene come correlazione inscindibile), se provvedono a questa "assurda" cosa di spendere per fornire servizi di ausilio alla maternità alle donne che lavorano o, a maggior ragione alle donne che non lavorano, sia perchè magari hanno più di un figlio (cosa che non è del tutto anormale come pare essere invalso in questi tempi di UEM), sia perchè sono disoccupate: e, in ogni caso, non appartenenti alle fasce "abbienti" della popolazione.

E non è tutto, una volta che considero il lavoro come una merce soggetta alla legge della domanda e dell'offerta e basta (pare proprio che sia l'unica, poi), avrò ottenuto un calo dei salari (per vendere a chi poi?), e quindi un allargamento delle fasce di "non abbienti".
E quindi delle persone umane (questi soggetti così poco interessanti e non "operatori razionali") che, se volessero mettere su famiglia, non potrebbero essere abbastanza "produttive" avendo questo imperdonabile difetto di essere donne non abbastanza "paritarie" e lanciate in carriera (quale poi, in regime di incentivata e iperlodata precarietà e instabilità lavorativa?) e di "stare dietro a li regazzini".
Sarà per questo che la Costituzione (artt. 1 e 4) considera il lavoro come oggetto di tutela al PRIMO POSTO?
Non viene a nessuno il sospetto che sia questo che afferma la Costituzione (art.36) quando dice che il salario, in uno con la evidentemente connessa stabilità del posto, deve essere tale da consentire al "lavoratore" e ovviamente alla "lavoratrice" (art.3 Cost.) di "assicurare A SE' E ALLA SUA FAMIGLIA UN'ESISTENZA LIBERA E DIGNITOSA?".

E invece si discute ancora se sia giusto, che dico "irrinunziabile", un sistema, imperniato sulla moneta unica,  ove il valore supremo della competitività (sentite parlare di altro?) è basato sulla deflazione e la deflazione è basata sulla compressione dei salari e la compressione salariale è raggiunta incentivando intenzionalmente "l'esercito di riserva dei disoccupati".
E l'argomento principe a favore di tutto ciò è: "senza l'euro non sapete che disastro si sarebbe verificato". Quale? Ditecelo bene, senza mentire e senza sparare luoghi comuni.
La guerra? Quella cosa che fa sì che una nazione cerchi di sottomettere le altre, provocandone l'impoverimento e il calo della ricchezza e appropriandosi delle sue risorse industriali e patrimoniali? Cosa sarebbe questo disastro ulteriore alla stagnazione, disoccupazione, deindustrializzazione, abbandono delle politiche per l'infanzia, con calo del risparmio e dei redditi come in un paese in guerra, CHE STIAMO GIA' VIVENDO?
Potrebbe "piovere"?
Ma piove lo stesso, solo che grazie a Maastricht e alla riduzione forzata della spesa pubblica in infrastrutture, ridotte come quelle di un paese in guerra, ogni volta che piove, succedono disastri ambientali e si hanno vittime civili: "danni collaterali"?
Peggio che in un paese in guerra...Solo che questa guerra si combatte, contro il bene comune, contro le mamme e contro i bambini, per cercare di raggiungere l'avanzo primario che consenta di pagare gli interessi passivi sul debito pubblico da collocare sul "libero" mercato dei capitali (oligopolistico), presso gli "investitori", sommi "operatori razionali" che alla stabilità finanziaria subordinano pure la "sopravvivenza della specie".
Libera banca centrale in libero mercato del lavoro, dunque, andiamo avanti così: tanto poi di soggetti alla legge della domanda e dell'offerta ci sono solo il "costo del lavoro" e le baby sitters. Per tutto il resto, prezzo della moneta (!), prezzi dei servizi pubblici essenziali, beni durevoli, tecnologie e beni di consumo venduti dalla grande distribuzione, ci sono "vincoli" e oligopoli.
Cioè gli operatori "razionali"...e guai a tradirne le aspettative "razionali": dovessero smettere di fare gli investitori...all'estero! 

domenica 5 maggio 2013

LA FALSA OPPOSIZIONE INGLOBATA NEL PUD€ NON HA NULLA A CHE VEDERE CON NIGEL FARAGE

Non si può più dire "salviamo la democrazia", implicando simultaneamente "da Berlusconi", per affermare di avere a cuore la democrazia.
Non si può più dire "difendiamo la Costituzione", pensando a Berlusconi che la vorrebbe alterare "per fare il presidenzialismo", per poter dire di comprenderne il valore di fronte alla illegittima invadenza dei trattati europei, così ostentata, così tangibile.
Non si può più dire "difendiamo il lavoro" o "combattiamo la disoccupazione", incolpando Berlusconi, dopo che, "senza" Berlusconi al governo, la disoccupazione ha raggiunto i suoi picchi e la recessione pure, mentre l'essenza dell'euro si è già manifestata come un aumento strutturale della disoccupazione e della sotto-occupazione.
E in realtà, non si può più neanche dire "debitopubblicobrutto" perchè creato da Berlusconi, per poter predicare l'austerità come soluzione.
E non certo perchè la maggioranza della gente abbia capito che con la crescita del debito pubblico Berlusconi c'entra ben poco. Quanto perchè, pur con il dovuto understatement mediatico, è venuta fuori la storia della falsificazione della ricerca che voleva dimostrare che l'ammontare del debito pubblico influenzasse negativamente la crescita (quando è piuttosto vero il contrario). 

E tutte queste cose non le si può più dire perchè chi le diceva governa insieme a Berlusconi ormai da quasi due anni ed è fermamente intenzionato a governare ancora con questa alleanza.
E non può dirle neanche la "nuova opposizione", per un motivo molto semplice: ha elaborato le sue rivendicazioni di protesta e le sue soluzioni "salvifiche" sull'idea che PDL e PD-elle, ipocritamente, fingessero di essere contrapposti.
Ma, la fine di questa ipocrisia, non consente più di identificare in "casta-corruzione-spesapubblicaimproduttiva" le cause della spaventosa crisi economica e sociale in cui siamo piombati.
La quale, in realtà, si scopre che si è prodotta in un arco di tempo così retrodatabile che esclude, se si usa il buon senso, di poter imputare il tutto a questo "inciucio" (anche se la consapevolezza esatta dei reali meccanismi non è poi così diffusa). 

Ancor più, la fine di questa ipocrisia, la cui denuncia era il "pezzo forte" per poter sostenere il "nesso causale" dello slogan anti-casta rispetto alla crisi, in realtà smaschera il vuoto del messaggio della "nuova opposizione", solo cosmeticamente diverso da quello di PDL e PDmenoL.
L'alleanza prolungata (e inevitabile) delle forze maggioritarie, infatti, fa comprendere l'unicità di contenuto delle loro politiche; ma non tanto nel sostenersi a vicenda nella creazione della "casta", che pure c'è, ed è certamente "brutta", ma non provoca la crisi pluridecennale italiana. E tantomeno autorizza a colpevolizzare gli italiani di questa crisi.
No, la "unicità di contenuto" sta nel produrre, sempre da decenni, ma ormai in modo clamorosamente evidente, cose come le manovre per rientrare nei parametri di Maastricht, l'austerità, il PAREGGIO DI BILANCIO, e anche il falso contrordine meno-austerità ma nel rispetto degli impegni assunti".
Cioè l'attuale ossimoro propagandistico che rende palese come si voglia continuare nelle vecchie politiche e come queste vecchie politiche non rispondessero tanto a "casta-corruzione", quanto agli interessi delle potenze dominanti in Europa. Interessi contrari non tanto a generici "interessi nazionali", ma ai principi e diritti fondamentali della Costituzione democratica.
La "nuova opposizione" ha fallito già e clamorosamente nel non individuare il carattere strumentale della "casta-corruzione" rispetto al vero disegno €uropeo di colonizzazione dell'Italia. E ora non ha strutturalmente gli strumenti per fronteggiare l'emergere di questa verità.

E per questo, che la "nuova opposizione" denuncia il suo vuoto: proprio perchè è grottescamente inadeguata a fronteggiare la VERITA'. La verità su cosa sia accaduto veramente in Italia negli ultimi 30 anni e, in particolare, da Maastricht in poi.
Questa verità sta emergendo sotto la spinta dei dati economici, delle spiegazioni di essi date in tutta Europa, che dico, in tutto il mondo, tranne che in Italia: e la "nuova opposizione" non è capace di dire questa verità, se non alludendovi con confuse allocuzioni infarinate di luoghi comuni, che colpevolizzano gli italiani esattamente come i nostri aguzzini europei. Cioè obiettivamente la nega. 
Ed è perciò prigioniera della sua "ascesa" e dei suoi slogan e, come tale, non all'altezza di proporre scelte coerenti con questa verità. Di cui, sebbene a diversi livelli, sempre più italiani si stanno accorgendo, con una crescita esponenziale.
Rendendo fastidiosamente connivente con gli interessi dominanti, antidemocratici e anti-costituzionali, che questa verità rivela, l'atteggiamento rabbioso e urlato di questa "nuova opposizione".
La quale non sarà riducibile a questo atteggiamento, nelle "intenzioni" composite che lo hanno sostenuto, ma in parlamento e nelle sue espressioni visibili non riesce e esprimere e a proporre altro.

In una estrema sintesi, il PUD€ è riuscito a compiere una clamorosa trasformazione: mutare l'identità della falsa opposizione piegandola al suo inesorabile disegno, superando strategicamente la precedente contrapposizione politica di facciata, e creandone una nuova.
Ma il complesso di ciò risulta oggettivamente al servizio degli interessi della oligarchia sovranazionale che distrugge la democrazia italiana.
Dunque una situazione in cui la mera presenza di questa "nuova opposizione" (presunta) nulla frappone al rafforzamento delle strategie di "pestaggio" euro-tedesche.
E risulta così funzionale a questi interessi, non tanto per la consapevolezza di chi si presta ai suoi slogan in buona fede, ma per insufficienti mezzi culturali di comprensione (fenomeno di sfondo ovvio e diffuso in tutta l'area UEM); questa "insufficienza" produce l'obiettiva irrilevanza nel contrastare tali interessi, se non la convergenza con essi, di tutte le soluzioni che la "nuova opposizione" sforna, come rafforzamento del suo slogan centrale "debitopubblicocastacorruzionespesapubblicaimproduttivabrutto".

E quindi no, caro Dagospia, Nigel Farage e l'UKIP non hanno nulla a che vedere con ciò che esprime Grillo, ma proprio nulla: perchè l'UKIP è un partito "fondato nel 1993, come reazione al trattato di Maastricht e alla nascita dell'euro", non per assecondarne, come Grillo, le parole d'ordine che colpevolizzano gli italiani e fanno il gioco delle oligarchie bancarie al potere in Europa.
E questo buttare le cose in "caciara", questa incapacità di distinguere e capire, è esattamente l'atteggiamento che consente la prosecuzione incontrastata dello smantellamento della democrazia. Mentre Nigel di cose che parlano della sovranità dei popoli e dei loro diritti costituzionali ne ha dette tante. Difendendo persino, come nessun altro ha mai fatto nel parlamento UE, la posizione italiana. E con un coraggio che in Italia non appartiene certo alla "nuova opposizione".

venerdì 3 maggio 2013

LA BANCA CENTRALE, L'INFLAZIONE E LA PIENA OCCUPAZIONE. LA GRANDE TRUFFA

Pubblichiamo questo ricco post di Flavio che cerca di dare le spiegazioni più semplici possibili a problemi non solo complessi, ma volutamente avvolti dalla cortina fumogena dei luoghi comuni con cui ci stanno schiacciando i governi, in nome dell'Europa.
Il sospetto più che fondato è che, se in una situazione come quella attuale, in Italia, cioè il mercato di esportazione più grande in UE per la Germania, si rinuncia ad un aumento dell'IVA e alla riscossione di parte dell'IMU, non sia affatto per rilanciare l'economia italiana: ma solo per avere un effetto di breve periodo di rilancio delle importazioni. Perchè, poi, i tagli della spesa pubblica che finanzieranno queste misure, ricadranno sul livello di occupazione e di reddito delle fasce sociali più deboli (quelle che non accedono ai beni da importare), amplificando la recessione e la corrispondente caduta del PIL. Da cui, con un'unica mossa, la presentazione come (ennesima) emergenza dell'innalzamento del rapporto debito/PIL, che legittimerà la svendita degli assets pubblici e privati nazionali al capitale estero. Cioè esattamente quanto predicato da Deutschebank (che ci guadagnerà pure come advisor). In sostanza, siamo governati dall'interesse tedesco, pubblico (in vista delle loro elezioni ridiamo fiato, per quanto basta, al loro export) e privato, definendo l'assetto patrimoniale di una colonizzazione.
Del lungo e appassionante excursus di Flavio (da rileggere almeno due volte :-)), sottolineo questo passaggio di Fetherston e Godley: Si presume… che la politica monetaria nazionale comporti il rifornimento di liquidità ed obbligazioni in qualunque ammontare necessario per mantenere l’equilibrio di portafoglio privato (o estero) a dati tassi di interesse.
Appunto "si presume"; e se tale politica sia "nazionale". Ma se non lo è, essendo piuttosto dettata da "controllori esteri", la politica seguita non manterrà questo equilibrio e la comunità nazionale sarà preda, per via di politiche fiscali incompatibili con il suo interesse, di tassi di interesse molto più alti e favorevoli ai creditori del Paese, direttamente o indirettamente: cioè sia come remunerazione del debito, pubblico e privato, detenuto dai creditori esteri, sia come creazione di una situazione di tale onerosità nell'accesso al credito, da parte degli operatori nazionali, da segnarne la rinuncia al controllo del proprio sistema produttivo.



La banca centrale, l’inflazione, la piena occupazione: una veloce analisi e commenti.

Sulla crisi cipriota  e sui riflessi economici per l’Italia, Piercarlo Padoan, vice segretario generale e capo economista OCSE, parlava nelle scorse settimane in questi termini: “Per l’economia italiana si conferma una crescita generalmente negativa… ma si tratta di una recessione che si sta avviando alla fine con un ritorno alla crescita positiva fra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo” in Italia ha aggiunto “il debito è sotto controllo e il mercato continua ad avere fiducia, come mostrano le aste di questi giorni” aggiungendo “Italia e Spagna hanno buoni fondamentali e non presentano alla radice cause di preoccupazione… La Slovenia è un caso diverso: un Paese piccolo con un sistema bancario da rimettere in piedi e serve un aggiustamento decisivo e tempestivo… Il rischio di indebita pressione inflazionistica associata a un allentamento monetario è basso dato che il meccanismo di trasmissione è indebolito, specialmente nei Paesi periferici in cui le banche hanno costi di finanziamento elevati. Wolfgang Schäuble si esprimeva così: “La crisi nell'eurozona non può essere risolta stampando moneta. I governi dell'eurozona non possono contare sulla politica monetaria della Bce per risolvere i problemi. Irlanda e Portogallo sono sulla strada giusta per riavere accesso al mercato per finanziarsi.”. Mario Draghi infine ribadiva poche settimane fa’: “..le banche in alcuni Paesi non prestano a tassi ragionevoli, le conseguenze per l'Eurozona sono gravi…è particolarmente sconcertante che le Pmi soffrano più delle grandi aziende, dato che fanno i tre quarti dell’occupazione”.

Nemmeno di fronte alle sofferenze della povera gente, il credo main-stream riesce ad addolcire la sua visione così paranoicamente intransigente verso la misura dell’allentamento monetario e fiscale da sembrare fuori dalla realtà e dal contesto economico.
Desta inoltre molto sospetto l’accusa di Draghi rivolta alle banche, ed abbiamo buoni motivi per sostenere che il suo sia il classico ed ulteriore scaricabarile che la tragica ballata della crisi dell’UEM mette in scena. Noi sappiamo perché lo fanno – un allentamento monetario e fiscale aumenterebbe il reddito disponibile dei residenti creando, in condizioni di cambio fisso, ulteriori pressioni sul versante delle partite correnti dei paesi periferici, essendo le importazioni in funzione del reddito disponibile stesso – ma le loro teorie per spiegare questi avvenimenti risultano, per chi ne capisce almeno un pochino, a dir poco stravaganti.
Cercheremo di comprendere come funzionano in realtà tutti o gran parte di questi meccanismi, nella consapevolezza che numerosi potranno comunque essere gli errori ed i fraintendimenti. La speranza è che in ogni caso ciò possa portare gli “esperti” del settore ad esporsi con ancora maggior vigore, sottoponendo a tutti noi i loro suggerimenti, i loro reclami, le loro spiegazioni e semplificazioni.
Apportando ulteriore ampiezza e chiarezza al dibattito, già di per sé complesso ed intricato, ci aiuterebbe a capire e smascherare ancora una volta le fallaci teorie monetariste tanto in auge presso i “capi-schiavi” che ci impongono imponenti dosi di inutile, quanto malefica per il nostro tessuto produttivo e per la nostra stessa salute, austerità .

Monetizzazione del debito: i primi difetti della teoria monetarista.
La monetizzazione del debito non ha molti legami logici connessi con pressioni inflazionistiche come Padoan o Schäuble sottintendono.
Partendo dalla chimerica storia del moltiplicatore della moneta, gli economisti neoclassici tendono infatti ad infilare nel calderone delle loro teorie il settore pubblico.
Succede, a loro parere, così: data l’equazione G-T=∆H+∆B (Spese-Tasse = differenza ammontare moneta ad alto potenziale fra tempo t e tempo t-1 sommato alla differenza fra ammontare titoli tesoro al tempo t e t-1) se il governo vuole aumentare le proprie spese deve, prima o poi, chiedere alla banca centrale di monetizzare” il suo deficit, sulla falsariga della teoria delle aspettative razionali secondo cui maggiore spesa oggi significa più tasse per “ripagare” il debito stesso nel domani.
Tutti noi oramai sappiamo che nell’ipotetico caso in cui il governo oggi le calasse, avremmo molto più reddito con cui sfamarci e quindi consumeremmo adesso, invece di essere terrorizzati dall’(incerta) esplosione delle imposte di un ipotetico avvenire. Così il Tesoro e la Banca Centrale possono decidere la quota di disavanzo che può essere finanziato mediante l’emissione di H (moneta ad alto potenziale o valuta/riserve bancarie) e B (titoli di stato e obbligazioni). Secondo la teoria monetarista, questa maggior emissione di H causerà una sequenza di eventi che porteranno ingenti spese private con inevitabile e conseguente aumento dei prezzi e dell’inflazione.

Ma accade veramente così? Abbiamo già ben visto cosa sia l’inflazione in altri numerosi post. Nello specifico rinviamo a questo studio di Matias Vernengo, utile strumento per capire ancora una volta di più come la soluzione moneta=inflazione sia oltremodo semplicistica ed irrazionale così come ci viene dipinta quotidianamente dai media main-stream.
Ma, ritornando a noi, per chiarire l’assunto delle “spese private” scatenanti l’inflazione, proponiamo un esempio terra-terra: a chi è mai capitato di andare in banca a prelevare con un bancomat, e trovarsi all’emissione 50 o 100 euro in più in tasca? A nessuno a quanto pare. Oppure che in un prestito, domandato al proprio istituto finanziario per un preciso importo da finanziare e per l’appunto sollecitato ed accettato dal richiedente come spiega bene l’economista canadese Marc Lavoie, il cliente si ritrovi con (esempio) 500euro in più sul conto elargiti amichevolmente dal proprio istituto finanziario? Ed inoltre: da quando le banche obbligano i propri clienti ad aprire un mutuo? O la BC costringe i detentori a vendere titoli del Tesoro?

Solo con queste misere e stupide constatazioni osserviamo una “piccola” incongruenza con quanto afferma in linea generale il main-stream monetarista. Contraddizione resa ancora più evidente dal fatto che:
a) per gran parte dei lavoratori, vige una contrattazione del lavoro a livello nazionale che mette in pratica una politica, soprattutto per gli statali, di salari concordati in base a parametri, ad esempio l’inflazione, antecedenti alla stipula del contratto stesso; non si capisce quindi come, ad esempio, si possa pensare che ci siano dei “soldi” in eccesso provenienti da chissà dove che verrebbero assegnati agli statali stessi (così come al tempo la scala mobile andava di conseguenza rispetto all’andamento dell’inflazione, non la anticipava affatto!) creando inflazione secondo il nesso salari--> inflazione visto che in realtà sono i contratti invece ad adeguarsi all’aumento dei prezzi secondo lo schema inflazione-->salari
b) ammesso che ci sia un eccesso di “credito” fatto dalle banche al mutuatario, questo “surplus” verrebbe regalato o ci sarebbe un interesse da pagare pure su questa “benevola elargizione”? Se pensiamo all’importo iniziale del mutuo concessoci da una banca per l’acquisto di un immobile, ed infine all’ammontare totale del debito estinto, notiamo come quest’ultimo sia ben più elevato della cifra presa in prestito alla stipula.
c) risulta oscuro capire come, all’interno di economie occidentali ben lontane dalla piena occupazione (e ci torneremo in seguito sul perché essa non sia perseguita), un maggior reddito possa portare ad una terribile fiammata inflazionistica visti i tanti, troppi fattori (lavoratori e capitale per investimenti) non utilizzati.
d) collegato al punto b), doveroso appare menzionare il fondamentale post di Istwine su Voci dall’estero  , che caldamente consigliamo, e che riassumendo velocemente (ci scuserà l’autore)  ci porta ad una domanda: che inflazione dovrebbe nascere se, anche in Italia così come in numerosi altri paesi dell’UEM, ci sono numerosi crediti in sofferenza e da cui le banche sperano di rientrare al più presto? I debitori hanno, in due righe, necessità di rientrare dai loro debiti, così come le banche devono ripagare gli interessi sulle riserve prese in prestito presso la BC…così è e così sempre sarà in quanto, se ci pensiamo bene, il nostro è un sistema di moneta credito: lo stesso imprenditore ha da sempre creato il suo valore aggiunto attraverso l’indebitamento necessario all’avvio degli impianti…

Wynne Godley e Francis Cripps nel 1983 scrissero un bel libro, intitolato Macroeconomics, in cui si può leggere: “E’ estremamente utile scegliere definizioni come … reddito totale e spesa totale in un anno, mese, giorno o secondo; essi sono… due percorsi diversi per guardare lo stesso processo. Stiamo infatti includendo nel flusso chiamato redditi l’esatta controparte di flusso chiamato spesa…”. Reddito=spesa quindi, almeno in un’economia chiusa. Non ci sono eccessi, né monete che creano inflazione. Ma andiamo avanti e cerchiamo di capire per quanto possibile nel dettaglio il meccanismo.


Cosa determina la quantità di moneta.
Partiamo dal principio. Oltre ad essere i prestiti a creare i depositi, e non viceversa – una banca quindi non presta in base ai depositi dei suoi correntisti presenti in cassa, concede a prescindere affidandosi poi alla Banca Centrale nel caso fosse a corto di liquidità – l’economista Basil Moore parte da questo insindacabile principio: sono i redditi, e quindi i cambiamenti dell’occupazione, a determinare la domanda di prestiti e quindi di “massa monetaria” che le banche detengono.
Poniamo dei semplicissimi esempi: le domande di mutui sono maggiori quando l’economia corre ed i redditi crescono oppure quando un paese subisce uno stallo economico e gli introiti dei suoi abitanti calano? E, questione non meno importante: la banca quando deve erogare un mutuo oppure un prestito, verifica quanti depositi detiene nei c/c dei suoi clienti e poi presta, oppure verifica la “solvibilità” del mutuatario o la validità del progetto imprenditoriale, chiedendo garanzie (quali contratto di lavoro a tempo indeterminato, reddito annuo, immobili ecc.) in cambio, decidendo in seconda battuta in base a tali parametri l’apertura di una linea di credito?
Se le risposte alle due domande sono la prima e la seconda opzione suggerite, vuol dire che avete “inconsciamente” già capito.
E consigliamo di pensare ai prossimi punti esplicativi in quest’ottica.
Non è quindi la banca Centrale a stabilire la massa della moneta – quest’ultima è, ricordiamolo, misura di valore (quanto costa un bene: non due patate, cinque pomodori ma cinque $/€), mezzo per regolare le transazioni (pensiamo ai bonifici che effettuiamo per pagare una prestazione lavorativa, o l’interbancario fra istituti di credito), riserva di valore (i risparmi di una vita) – bensì il “mercato” stesso, inteso come insieme di tutti gli attori economici e, come conferma Marc Lavoie nell’articolo “Credit And Money: Overdraft Economies, And Post-Keynesian Economics” del 1985: … l’aumento dell’offerta di moneta è una conseguenza dell’aumento della maggior spesa per prestiti, non è la causa di ciò. Il prestito è il fattore causale….
Quanto dichiarato dall’economista canadese è degno di nota integrale, in quanto ci regala una prima veloce e quanto mai chiara infarinatura del comportamento del sistema bancario e del circuito monetario mettendo in luce i difetti del monetarismo: “L’economia monetaria ortodossa (cioè la teoria main-stream ndr.) è basata sul principio… del moltiplicatore monetario e delle riserve libere di cassa. Ogni banca può aumentare i prestiti al pubblico solo quando i depositanti vi aumentano i loro saldi, cioè, quando le riserve libere di cassa in quella stessa banca aumentano. Nel complesso, le banche commerciali sono autorizzate a concedere prestiti supplementari solo quando dispongono di tali riserve libere. Quest'ultime possono essere ottenute attraverso modifiche del comportamento del pubblico, come risultato di un avanzo nel conto estero, in conseguenza dell'intervento della banca centrale sul mercato aperto, o dopo una modifica nei requisiti di riserva. Nonostante il moltiplicatore del credito funzioni sulla base del principio dell’espansione del credito, nel contesto ortodosso i depositi creano i prestiti. La sequenza di eventi è la seguente: la banca centrale acquista un certo ammontare di titoli da qualcuno, i depositi di questa persona aumentano, la banca che beneficia di questi depositi maggiori dispone di riserve in eccesso e può fare nuovi prestiti ...

L’idea della “moneta-credito” respinge invece questo approccio al denaro e all'inflazione invertendo la sequenza degli eventi. Secondo la concezione non ortodossa, i prestiti creano depositi. Le banche non devono aspettare d’avere a disposizione le necessarie risorse liquide per fornire nuovi prestiti al pubblico (soprattutto imprese). I crediti sono creati ex nihilo. Il destinatario del “potere d'acquisto” è il destinatario iniziale del prestito. Quando la banca fa un nuovo prestito, il mutuatario viene immediatamente accreditato con un deposito, il cui importo è esattamente pari all'importo del prestito. Quindi, l'aumento dell'offerta di moneta è una conseguenza della maggior spesa per prestiti, non è causa di ciò. Il prestito è il fattore causale ...

Una volta che le banche commerciali hanno creato moneta-credito, come fanno a entrare in possesso delle riserve necessarie a coprire i depositi di nuova creazione o come fanno a ottenere il contante richiesto da parte del pubblico? In molti sistemi bancari europei, in Francia in particolare (in tutta l’UEM per essere precisi ndr.), le banche commerciali semplicemente prendono in prestito le loro esigenze direttamente in moneta ad alto potenziale (riserve dalla Banca Centrale ndr). La maggior parte delle banche sono sempre in debito con la banca centrale. Il mercato monetario in tali circostanze non gioca un ruolo fondamentale. Quando le banche, nel complesso, hanno bisogno di più moneta da alto potenziale, aumentano i propri passivi con la banca centrale al tasso di sconto fissato da quest'ultima. I coefficienti di riserva legale, quando esistono, non vengono utilizzati per controllare la quantità di moneta creata. Esistono solo per aumentare il costo dei prestiti concessi dalle banche visto che le riserve non hanno alcun interesse attivo ...

Si dice spesso che i sistemi bancari del Nord America e tedeschi funzionino in modo leggermente diverso... Anche se gli accordi istituzionali sono molto dissimili, il processo di espansione del credito è lo stesso... Prima … le banche concedono linee di credito giuridicamente vincolanti che implicano un futuro accesso alle riserve. In secondo luogo, le banche nord americane rispondono a successive richieste di convenzione di riserva. In terzo luogo, le banche hanno sempre accesso, anche se limitato, alla finestra di sconto della banca centrale.”.

La banca Centrale quindi si adegua alle richieste del mercato, non determina affatto la quantità di moneta. Cioè quando il settore privato ha bisogno di denaro, essa interviene per fornirglielo non avendo le banche disponibilità illimitate – apriamo una parentesi importante per spiegare velocemente che una banca è solvente quando i suoi asset quali riserve di liquidità, crediti e titoli superano le liabilities, che sono depositi, prestiti contratti ed obbligazioni; che assets – liabilities = capitale e che in caso di asset inesigibili si intacca il capitale, con banca insolvente quando quest’ultimo va “sottozero”. Consigliamo questo link  e relative slides tradotte da Voci dall’Estero per studiare bene il concetto – La banca centrale  deve quindi in qualche modo neutralizzare questo “deflusso”, impegnandosi in operazioni permanenti o temporanee di mercato aperto per i paesi anglosassoni, oppure fornendo veri e propri prestiti alle banche commerciali come nel sistema overdraft europeo. Come fa?
La banca centrale imposta/fissa un target per il tasso di interesse a breve ed agisce semplicemente in maniera difensiva per non lasciare a secco il sistema, o creare degli squilibri, acquistando dalle banche i titoli in cambio di cash, moneta, per l’ammontare che copra il deflusso di valuta richiesta dal settore privato oppure fornendo liquidità al tasso di sconto concordato. Il sistema overdraft europeo – a differenza di quello anglosassone dove la BC acquista appunto tanti titoli o obbligazioni dalla banche in cambio di moneta a seconda delle esigenze di liquidità di quest’ultime – i fondi ottenuti devono essere forniti da finanziamenti diretti da parte della BCE. Ciò avviene principalmente attraverso due tipi di operazioni: Main Refinancing Operations (MRO), e Long Term Refinancing Operations (LTRO), dove l’Eurosistema esegue delle aste per rifinanziare l’intero sistema bancario. Per i primi (MRO), le aste si tengono settimanalmente e il prestito è per una settimana. Il LTRO è in genere condotto ogni mese e la durata del rifinanziamento è di tre mesi. Come suggeriscono i nomi, i MRO sono i più usuali.

Le due visioni: Orizzontalisti contro Verticalisti.
Per capire meglio questo punto, occorre innanzitutto spiegare cosa comportano i due filoni di pensiero definiti come “verticalisti” e “orizzontalisti”, secondo la logica illustrata da Basil Moore in “Horizontalists And Verticalists: The Macroeconomics Of Credit Money”, Cambridge University Press, 1988.
Per i primi, neoclassici e neokeynesiani, nell’ipotetico schema fra offerta e domanda di moneta posto sul piano cartesiano di riferimento, il prezzo (offerta) è verticale (asse ordinate “y”) mentre la quantità (la domanda) è orizzontale (asse ascisse “x”). Il punto in cui si incontrano le due curve di domanda e di offerta è il tasso di interesse del mercato. Moore li chiama verticalisti perché per quest’ultimi appunto l’offerta di moneta è verticale (asse y) mentre la domanda è orizzontale (asse x).
Gli orizzontalisti invece credono fermamente che tutto ciò sia sbagliato. Essi concordano nell’affermare che la curva di offerta è orizzontale, al tasso determinato dalla banca centrale. La quantità di “moneta”, allora, è il punto in cui la volontà del settore non bancario di detenere “moneta” (al contrario di “domanda”) determina la quantità stessa di moneta (al contrario di “offerta”). Naturalmente, quando attestiamo ciò, dobbiamo prima aver ben presente che la moneta è endogena  al sistema economico-finanziario, cioè non è sotto il controllo dell’autorità monetaria (e ciò mette in discussione la fallace teoria dell’indipendenza della banca centrale).

Gli economisti neoclassici (e molti neo keynesiani) tuttavia, insistono che questa azione sia stabilita a priori dalla banca centrale (o dalla BC sotto pressione da parte del governo) ed il processo è denominato monetizzazione del debito. La monetizzazione del debito comporta l’acquisto di titoli di Stato da parte della BC (direttamente dal Governo oppure in operazioni di mercato aperto) nell’ottica di concorrere all’aumento dello stock di moneta.
Abbiamo tuttavia visto come la decisione della Banca Centrale sia puramente basata sulla necessità del settore privato di possedere moneta o sull’esigenza da parte delle banche di detenere maggiori riserve bancarie: la BC quindi deve agire cautelativamente per garantire in tutto i modi che ciò avvenga. Ricordiamo: cosa determina la quantità di moneta? I prestiti trainati dai redditi e dall’occupazione.

Prendiamo a nostro favore quanto affermano Fetherston e Godley in “New Cambridge Macroeconomics And Global Monetarism – Some Issues In The Conduct Of U.K. Economic Policy”, 1978: “Si presume… che la politica monetaria nazionale comporti il rifornimento di liquidità ed obbligazioni in qualunque ammontare necessario per mantenere l’equilibrio di portafoglio privato (o estero) a dati tassi di interesse. Riportiamo inoltre quanto riconobbe Alan Blinder nella conferenza Public Policy in Open Economics che ben aveva inteso ciò che i due autori poc’anzi menzionati spiegavano: La politica fiscale può, quindi, non avere alcun effetto su tali richieste di attività (ce l’ha sul lungo periodo attraverso l’aumento della ricchezza netta). La BC monetizza tanto debito quanto basta per impedire che i tassi di interesse salgano, eliminando così il famoso “effetto spiazzamento”. Al giorno d’oggi ad esempio, poiché il settore privato ha un maggior benessere, la BoE acquisterà tanto debito pubblico quanto sarà la volontà del settore non bancario di detenere questa ricchezza sotto forma di denaro.

Anche la monetizzazione quindi è ENDOGENA. Nel caso in cui la BC acquisti più titoli di quanto prospettato, le banche avranno più riserve bancarie, quindi la BC vedrà il proprio target di riserve cadere verso il livello più basso del cosiddetto “corridoio” - il luogo ipotetico (prendiamo ad esempio la Fed) all’interno del primo quadrante del piano cartesiano che coincide, al limite superiore (il “soffitto” per intenderci), col tasso di interesse sui prestiti che la BC elargisce al sistema bancario in cambio di collaterali “sani” (il tasso di sconto), ed al punto inferiore (il “pavimento”) con gli interessi sui depositi che le Banche incassano depositando presso BC – e sarà costretta così a vendere titoli per un uguale ammontare.

Sistemi e mezzi a disposizione della Banca Centrale.
Cerchiamo ancora di spiegare velocemente, correttamente (per quanto possibile) e chiaramente come questo avviene: innanzitutto le banche regolano tutte le loro transazioni con moneta di BC. Le banche commerciali non saldano le posizioni fra loro con moneta da loro emessa (moneta bancaria), ma con moneta di banca centrale (il mezzo di pagamento che sta al vertice del sistema, detta anche base monetaria, high powered money, moneta ad alto potenziale ecc,), l’UNICA riconosciuta (ribadiamo: le banche non accettano moneta bancaria quando saldano le posizioni fra loro, ma esigono che i propri crediti siano regolati solo usando moneta di BC).
Per avvalorare la tesi del comportamento difensivo della BC, dobbiamo considerare due alternative: il corridoio poc’anzi menzionato ed il floor system.
Partiamo dal corridor system. Il target del tasso di deposito overnight  - l’EONIA per l’UEM cioè il tasso di interesse sui prestiti overnight fra le banche europee che vengono saldati il giorno lavorativo successivo alla data di accensione, - diverso dall’EURIBOR (Euro Interbank Offered Rate) in quanto quest’ultimo, semplificando, ha un orizzonte temporale di impiego più lungo a 1,2,3 settimane e 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 mesi (ci sono quindi “15” tassi Euribor in realtà, non uno solo) – si attesta alla sua metà esatta.
Al punto più basso, come accennato, il tasso di deposito decreta quanto le banche ricavano d’interesse sulle riserve bancarie che detengono presso la BC – esse detengono tali riserve sui propri conti in BC per due motivi molto semplici: a) con queste pagano nell’interbancario b) soddisfano le esigenze di riserva obbligatoria dove richieste.
Al punto più alto invece si attesta il tasso di sconto (l’ex Tasso Ufficiale di Sconto di Bankitalia, ora sostituito dal Tasso Ufficiale di Riferimento della BCE) applicato ai prestiti forniti alle banche dalla BC.
Questi sono i due principali strumenti con cui la BC opera sul mercato. I fondi che vengono prestati all’interno del mercato sono i saldi che le banche e le altre istituzioni detengono in deposito presso la BC.

giovedì 2 maggio 2013

C'E' VERAMENTE TROPPA GENTE IN GIRO PER L'ITALIA. SEGUIAMO L'ESEMPIO EURO-LITUANO. TANTO ABBIAMO SACCOMANNI.

La situazione sta precipitando.
Più cercano di rassicurarci mediante vuote parole d'ordine cosmetiche, più cercano di propinarci il miraggio di presunte nuove geometrie istituzionali salvifiche, più ci confermano che proprio non sono capaci.
Martin Wolf sul Financial Times si occupa di darci le cifre (di una pregressa depressione che nelle percentuali è una delle più grandi registrate nella storia), in base a cui l'esempio dei paesi baltici non possa considerarsi un modello per l'aggiustamento che tutt'ora e senza tentennamenti sostanziali (al netto delle concessioni che non signficano nulla all'allentamento dell'austerità) si predica in UE.
Un dato, tra i tanti che potete trovare nell'articolo linkato fa veramente impressione. "Tra il 2007 e il 2012 il deficit di parte corrente della Lettonia si è ridotto di un 21%. Lo stesso aggiustamento equivale allo 0,3% del PIL italiano. I suoi partners commerciali difficilmente notano l'aggiustamento della Lettonia. Ma notano quello comparabilmente enorme dell'Italia. E ancora, la popolazione della Lettonia (a seguito di emigrazione e contrazione delle nascite) si è ridotta, nello stesso periodo, del 7,6% e quella della Lituania del 10,1%. Certo questo favorisce il quadro della disoccupazione. Se la Spagna e l'Italia ne avessero perduta nella stessa proporzione, avrebbero avuto 11 milioni di abitanti in meno".

E veniamo alla Cina. I dati sono eloquenti. "China's factory-sector growth eased in April as new export orders fell for the first time this year, a private survey showed on Thursday, suggesting the euro zone recession and sluggish U.S. demand may be risks to China's economic recovery".
Un punto appare in stridente contrasto con la follia UEM: "I dati dell'osservatorio HSBC mostrano un sottoindice che misura che le aspettative di crescita dell'occupazione sono scese sotto 50 in aprile, per la prima volta in 5 mesi, sebbene sia detto che le perdite di posti siano marginali, parzialmente causate da dimissioni e pensionamenti" (formula che indica che almeno le pensioni in Cina intendano conservarle e, come si arguisce, anche in modo da sostenere la domanda interna).
L'occupazione è un fattore decisivo che modella la politica del governo che lo ritiene cruciale per la stabilità sociale. Al picco della crisi finanziaria globale del 2008/2009, si stima che persero il lavoro 20 milioni di migranti dalle aree rurali, inducendo Pechino a uno stimolo di 4000 miliardi di yuan per sostenere l'economia e l'occupazione. Il governo ha posto un obiettivo di crescita del 7,5%, ritenuto sufficiente per creare posti di lavoro e dare spazio a riforme dell'economia che diano forza alla domanda interna, mediante maggiori consumi, e riducano l'affidamento sull'export."
La Cina, lo spauracchio della "competizione mondiale" agitato dagli euro-decerebrati, dà lezioni all'Europa su come si debba affrontare una crisi ormai manifestamente dovuta alla domanda. Non all'offerta-competitività di costi, non al debito pubblico. E che si risolve con l'aumento della spesa pubblica: non tagliandola per dare spazio a misere sovvenzioni alla disoccupazione mentre non si fa nulla perchè questa veramente non cresca.

Persino i commentatori conservatori irlandesi (!) focalizzano, ora, il problema e si accorgono che la crisi non è più "finanziaria" e affrontabile con la deflaziona salariale e gli investimenti esteri che concentrano i redditi verso l'alto e verso l'estero. E per dirlo in Irlanda, l'altro paese "modello", insieme ai paesi baltici, dell'esperimento del "mattatoio Europa" dei diritti fondamentali!. Sentite: "FIRST of all, an apology. Over the past 12 months, I have written several times that I believed the economy was recovering. Every day, more and more evidence shows that I was probably wrong. Mea culpa". Non credo che ci sia bisogno di traduzione.
Fatta una rapida analisi sui dati che voi ben conoscete (crollo dei consumi e della domanda interna che alla fine si ritorce contro il deleveraging pro-banche: perchè alla fine sono creditrici di grandi imprese, con CEO strapagati che però non rendono profitti e fatturati capaci di garantire alcunchè, tanto che spremendo i contribuenti e diminuendo i salari la cuccagna è comunque finita) conclude: "Sta accadendo qualcosa di più "grande" e probabilmente sta accadendo a partire dalla fine della Guerra Fredda: il collasso della middle-class e la perdita di potere d'acquisto che ciò comporta."
"Lo constatiamo ovunque, in questo giorni (in questi giorni? Ma non ti potevi svegliare prima, visto che ti rendi conto che il tutto parte almeno dagli anni '90'? Oddio, in Italia non danno cenni di ravvedimento neppure tardivo, su questo piano), ma specialmente negli USA, un altro paese che continua a deludere quando si arriva alla "crescita"e dove ci si perde in infinite discussioni e "monitoraggi". 
Eh, già, ma là bisogna trattare coi deflazionisti anti Stato, anti-welfare (e pro-armi), e coi tea-party, cioè i modelli ancora ammirati incondizionatamente in UEM. Come dimostrano Draghi e Saccomanni. Cioè almeno lì Obama ha posto in discussione, con alterne fortune, l'idea che solo diminuendo la spesa pubblica e sottraendo il sostegno dello Stato a famiglie e occupazione si otterrebbe maggior efficienza. E ripetiamo: di fronte a 20, meglio 30, anni di politiche di questo tipo, e alla mitizzata "efficienza-della deflazione-che porta-alle-aspettative razionali-degli operatori privati-che-con minori-tasse-investiranno-nell'economia-reale", solo riespandendo la spesa pubblica si ottiene la ripresa mondiale. Quella politica di spesa che i cinesi hanno compreso benissimo che la governance UEM, specialmente, e "in parte" quella USA, non sono neanche capaci di concepire.

E continuano a non esserne capaci.
Letta, con totale incosciente soavità ci propina questa meravigliosa dichiarazione, dopo aver sentito le rassicurazioni della Merkel (del tutto immaginarie) e di Van Rompuy e Barroso (che non hanno detto nulla sul cuore vero del problema. Ma proprio nulla):
"Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo". 
Dopo aver rafforzato l'asse con la Francia sul tema della crescita, Letta prima di recarsi a Bruxelles ha spiegato che "confermerò la scelta del nostro governo su cui ho ottenuto il voto di fiducia di mantenere impegni presi con l'Ue e fare all'interno di quegli impegni le scelte necessarie perché l'Italia abbia più spazi per la crescita".
Insomma, conferma piena degli impegni sul deficit pubblico assunti a livello europeo e una richiesta precisa: "all’interno di quegli impegni occorrono scelte perché l’Italia abbia più spazi per la crescita". È questa la linea che il neopremier sta cercando di costruire nei primi contatti con le cancellerie europee."
Se avete seguito questo blog finora (ma certamente anche gli altri che vi hanno dato la spiegazione della crisi dell'euro) vi direte "Ma come, "conferma piena degli impegfni sul deficit? E "spazi per la crescita all'interno di quegli impegni?" Ma sta scherzando?
Il fatto è che non scherza.
E ha fatto esattamente la dichiarazione a suo tempo rilasciata da Bersani il 27 dicembre 2012 al Financial Times. Andatevi a vedere tutto quello che avevamo detto e previsto in quel frangente.
Ora tornerà e, credendo che il lavoro si rilanci riaggiustando i nomina (...sunt consequentia rerum) del labour-welfare senza aumentarne il volume, ma anzi dimuendone i costi in previsione della dilagante disoccupazione, e alleggerendo "un pochetto" le tasse (ci dessero almeno le aliquote e la pressione degli USA capirei), si affiderà a Saccomanni, il maggior specialista e propugnatore del crowding-out, cioè del taglio della spesa pubblica.

Oh, e intanto, grazie al sostegno acritico dei media "tutti eccitati", faranno la riforma della Costituzione. Per "ammodernarla", prevedendo quel maggior decisionismo del governo che proprio proprio ci è mancato da Maastricht in poi. Che tanto poi i principi fondamentali formalmente non saranno toccati.
Semplicemente si procederà a istituzionalizzare quello che "da Maastricht in poi" è stata la regola (eversiva): creare un'ingegneria istituzionale che impedisca a chicchessia di denunciarne la massiccia violazione e disapplicazione.
Ma niente paura: ci diranno che come rimedio avremo "più Europa"...Anche perchè l'euro è garanzia di prosperità e democrazia e va conservato ad ogni costo (v. par. B).
Anche a costo di fare come in Lituania, perchè no? Un bel 10% di popolazione in meno. Sti vecchietti devono levarsi di mezzo velocemente e tagliamo la spesa sanitaria (e non è che l'inizio, tanto c'è Saccomanni), i giovani devono smetterla di pesare sulle famiglie e devono emigrare (dice Saccomanni);  con la denatalità siamo già ai vertici mondiali.