venerdì 18 ottobre 2013

DA RAWLS A CASTANEDA. PER LA LIBERAZIONE

1- Vi riporto, quale segnalatomi da Cesare Pozzi, un brano di John Rawls del 1999, che profetizza il naufragio dell'euro. O meglio di una "grande società", sovranazionale, basata sulla moneta unica come perno centrale, e che prefiguri un mercato "unico" (nei suoi presupposti giuridico-strutturali), la cui unica istituzione dotata di poteri decisionali rilevanti sia una banca centrale, che espropri della sovranità monetaria gli Stati aderenti; ma senza, poi, esercitarla a sua volta. Cioè "disperdendo" tale sovranità e limitandosi a tutelare la stabilità finanziaria cirscoscritta ad un sistema bancario che, in ultima analisi, ne è l'unico punto di riferimento e mandante:

Una domanda che gli Europei dovrebbero porsi, se mi è consentito azzardare un suggerimento, è quanto vincolante dovrà diventare la loro unione. Si perderebbe molto, credo, se l’Unione Europea diventasse un’unione federale, sul modello degli Stati Uniti. Qui esiste un linguaggio politico comune e una certa disponibilità a spostarsi da uno Stato all’altro.
Non vi è conflitto tra un mercato esteso, libero e aperto che comprende l’intera Europa e i singoli Stati-nazione, ognuno con le proprie istituzioni sociali e politiche separate, le proprie memorie storiche, e le proprie forme e tradizioni di politiche sociali. Di sicuro si tratta di valori significativi per i cittadini di questi Paesi, valori che danno un senso alle loro vite.
Il mercato aperto europeo è tra gli obiettivi dei grandi gruppi bancari e dei più grandi gruppi capitalistici, il cui scopo principale non è altro che aumentare il profitto.
L’idea di una crescita economica, continua e marcata, senza alcun obiettivo specifico all’orizzonte, si addice perfettamente a questi gruppi. Se parlano di distribuzione, lo fanno quasi sempre in termini di effetti a cascata o ricadute favorevoli.
Il risultato di lungo periodo di tutto questo – già manifestatosi negli Stati Uniti – è una società civile immersa in un qualche tipo di consumismo privo di senso.
Non posso credere che questo sia quello che volete

2- Non entrerò nella disputa teorica se Rawls fosse di destra o di sinistra.
Certamente, muoveva da un'idea "sintetizzata" delle società democratico-costituzionali europee, filtrata attraverso la conoscenza del welfare teorizzata piuttosto dal new Deal e dall'esperienza inglese (del rapporto Beveridge). Di questa disputa, in termini filosofici, ci dà conto una nota querelle (nota negli ambienti di sinistra di qualche anno fa), tra Rawls e Van Parijs.

L'affermazione di Rawls sopra riportata ci basta per identificare un pensiero dotato di visione e capace, comunque, di evitare la gelida differenziazione (pseudo)antropologica dell'essere umano, propria di von Hayek. Che aveva visto nel "federalismo interstatale" lo strumento di realizzazione di un sistema di mercato-istituzione autolegittimantesi, con lo smantellamento definitivo del welfare: per Hayek, "una federazione fra Stati realmente diversi porta necessariamente all'impossibilità di un intervento statale nell'economia".
Per Rawls, è un non-senso non solo economico, (con effetti disastrosi che programmaticamente non tengono conto delle crisi ricorrenti del capitalismo "sfrenato", aggiungiamo noi), ma esistenziale: i valori di Stati-nazione differenti sono una ricchezza nell'accezione più sostanziale del termine, perchè danno "un senso" alle vite di quei cittadini, di quei popoli.
Naturalmente, Rawls, nelle sue proposizioni fu prontamente attaccato dalla sinistra italiana che, da subito, in omaggio alla "imprecisione" dei propri mezzi cognitivi economici, riteneva che l'euro (seppure senza Stato federale), o comunque una pseudo-federazione, nei fatti eliminatrice del welfare, fossero invece l'unica possibile risposta alla "sfida della globalizzazione".

Da lì discussioni su discussioni su "redistribuzione ex ante" (asseritamente predicata da Rawls) e redistribuzione ex post, cioè il peso del welfare, sorgendo da ciò l'infinita querelle sul reddito minimo o reddito di cittadinanza.
Tale querelle risultò inevitabilmente colorita, nella stessa sinistra nostrana - nell'iperbolico tessere idee e sincretismi su pensatori sfaccettati e notevolmente complessi, ma letti con la lente del residuo marxismo "da riporto"-, dalla riabilitazione inconscia (forse) e acritica dello stesso Hayek. Questi, in tali forme di "reddito", vedeva, in ultima analisi, uno strumento di protezione dei proprietari-imprenditori dalle intemperanze dei diseredati in preda alla disperazione.
Tanto, appunto, che tale "reddito" veniva richiamato persino nella famosa lettera BCE dell'estate del 2011 (cosa che potrebbe far pure sospettare del disegno liberista in cui indubbiamente si inseriva).

3- Troppa confusione, troppe idee strumentali, troppa adesione da smooth operators alle idee di von Hayek, culminando ciò nel far assurgere un Padoa Schioppa a simbolo di questo €uropeismo, conciliabile-con-l'essere-di-sinistra. Atteggiamento tutt'oggi prevalente e praticamente incontrastato, se non con vuote formule di facciata.

La soluzione, in realtà, come qui sosteniamo, è più semplice, quantomeno più lineare: ammesso che il livello "minimo" dei diritti fondamentali trovi, ieri e oggi, una sua realizzazione "possibile", ove abbia radici vitali nel "senso" di quei valori, che solo la coesione solidaristica e culturale delle comunità nazionali può far vivere, (quelle radici che v.H. ben capiva che occorresse recidere), la restaurazione del modello costituzionale nazionale è non solo funzionale-razionale, ma anche dovuta.
Qui rimarchiamo, in connessione allo spunto di Rawls, la dimensione esistenziale, in senso psicologico e antropologico, della Costituzione: figlia di un momento storico e di una cultura dell'Umanesimo (non "umanista" nel senso dei licei classici) che adesso vogliono seppellire per sempre "dentro" di noi.
E intendono farlo proprio parlando della Costituzione in termini di geometrie istituzionali e "decisioniste"
.
Ma come, si è mai avuta difficoltà a prendere a spron battuto tutte le decisioni che ci hanno asservito e soffocato nel "vincolo esterno"?

4- Abbiamo infinite volte, a da molteplici angolazioni, ripetuto ciò: quello che manca è semmai il grado di consapevolezza diffusa che renda di nuovo condivisa e operante questa soluzione nella società.
E per raggiungere questo obiettivo potremmo costruire un progressivo canale di comunicazione, criticamente argomentato, e proporre per mesi ed anni, idee e spiegazioni documentate: ma arriveremmo in tempo, prima che sia troppo tardi?
No: e lo sappiamo perchè. Il sistema mediatico italiano con una compattezza che non ha pari in Europa, continua e difendere l'indifendibile contro ogni evidenza e ripetendo gli stessi slogan da 30 anni, senza preoccuparsi più nemmeno di aggiornarli.
Uno spettacolo inquietante di collettiva cecità: ma se da 30 anni gli stessi "normotipi" di governanti propongono come "nuove" sempre le stesse ricette, lamentando semmai che QUELLI DI PRIMA non abbiano avuto il coraggio di realizzarle nella misura necessaria, non si scorge l'incongruenza di tutto ciò?
Se Amato, Padoa Schioppa, Monti, entrano nelle stanze del potere, ciascuno nel momento della sua bella rispettiva "crisi" e dicono che la medicina è sempre quella e solo che ne occorrevano dosaggi più elevati, non viene in mente ad alcun malato, o meglio a tutti i "malati-colpevoli" di alzarsi dal letto e fuggire?

5. Eppure non è così, in Italia: piuttosto, si assiste al giochino di prestigio dell'attacco alla pressione fiscale da attenuare con la riduzione della spesa pubblica.
Cioè i malati, non consapevoli che la medicina - riduzione e "privatizzazione" dello Stato-, ha degli effetti collaterali piuttosto pesanti- cioè, la pressione fiscale, originata dal divorzio e dai parametri di Maastricht-, si gettano a testa bassa contro questi ultimi, chiedendo a gran voce un'ulteriore aggiuntiva intossicazione dello stesso farmaco letale.
Un giochetto sfacciato e ben visibile, ma occultato con questo metodo:
- il PIL non cresce o registriamo recessione (da 20 anni a seguito di Maastricht e poi con le politiche BCE-fiscal compact);
- il diminuito - in assoluto- volume della spesa pubblica, assume però un valore addirittura crescente o pressocchè costante(cioè non più soggetto al suo incremento strutturale naturale), rispetto al PIL stesso...in quanto questo è stagnante o, ormai, in flessione (e salva la crescita degli oneri previdenziali in senso lato, dovuti all'esplosione della disoccupazione e quindi alle varie forme di "ammortizzatori sociali": che saranno il prossimo obiettivo dei tagli nel medio periodo!);
- il livello dei servizi, necessariamente si abbassa: la colpa viene data in termini morali allo Stato, come fatto collettivo solidaristico;
- e si invoca ulteriore riduzione dell'intervento pubblico; da cui ulteriore flessione del PIL e ulteriore rimprovero di incidenza eccessiva della spesa!

6. Sempre dimenticando ("astutamente") non solo che la rincorsa alla diminuzione della spesa pubblica si riflette sul livello dei servizi, ma che è la causa principale della flessione del PIL, cosa che...fa poi risaltare come eccessivo un livello di spesa che rimane costante o si contrae (in termini assoluti e ormai anche relativi al PIL, ed appunto in situazione recessiva, cioè in modalità pro-ciclica).
E questo tralasciando come la disoccupazione renda crescente la spesa pubblica, per l'erogazione del relativo sostegno pubblico (che è poi sostegno disperato della domanda e, fiscalmente, alla contrazione della base imponibile). E se anche tale spesa rimanesse costante, cioè già ledendo le crescenti esigenze demografiche e ambientali, quindi strutturali dell'intervento pubblico, com'è evidente in Italia, ciò può avvenire solo a discapito dell'intervento anticiclico a sostegno dell'economia reale.
Un incubo propagandistico (€urotrainato, ma realizzato con entusiasmo dai nostri governi), distruttivo dell'offerta e, in definitiva, della stessa società italiana
7- Di fronte all'inutilità di contrastare tutto questo, mi verrebbe da chiudere il blog e persino da rimuovere il fatto di aver scritto il libro. Non per ignavia (se ci credete), ma mi verrebbe da rimanere ad attendere l'esito degli eventi e l'autosconfitta a cui collettivamente, e senza mai dubitare, ci stiamo condannando.
Ma c'è un'altra storia che possiamo immaginare. Riassunta in queste parole:
"Un giorno verrà una crisi e allora gli italiani saranno costretti a riscoprire il senso profondo della democrazia costituzionale e abbandoneranno l'idea internazionalista e liberista del vincolo esterno".
Dite che nessuno le ha mai pronunciate queste parole e che, piuttosto, ne sono state pronunciate di esattamente contrarie?

Ma è proprio questo il punto:
"The sorcerer storyteller who changes the ending of the factual account, does it at the direction and under the auspices of the Spirit...The sorcerer storyteller knows without a shadow of doubt that somewhere, somehow, in that infinity, at this very moment the Spirit ha descended. (Freedom, democracy) is victorious...His goal has trascended his person". (Carlos Castaneda "The power of Silence", pagg. 135-136).
Avete forse bisogno di una traduzione?
Ognuno di voi può essere il "sorcerer storyteller". Adesso. Subito.




35 commenti:

  1. Articolo bellissimo. Da incorniciare.

    Che unisco a quest'altro interessantissimo spunto notato sul "tempesta perfetta"

    http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/10/scalfari-e-cacciari-la-democrazia.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+tempestaperfetta+(TEMPESTA+PERFETTA)

    Scalfari e Cacciari, infatti, gettano la maschera e si permettono di travisare il concetto di democrazia rivoltandolo come un guanto: "la democrazia, funziona solo quando è OLIGARCHICA". Dicono i nostri espertoni di filosofia politica, del diritto e della storia.

    Beh, meglio dire che allora non funziona affatto, perché se per funzionare deve cessare di essere tale...... e meglio, allora, lo schema prefigurato da Hobbes, secondo me. E' più onesto, perchè almeno, anche se da mero suddito, ho UN nome ed un cognome che identifica il centro di responsabilità e non un falso collegio, dove ognuno scarica le proprie colpe sui restanti e dove, in fondo, la colpa non è di nessuno.

    Ma poi, questo genere di "ologarchia", (vado a intuito), che piace tanto a Scalfari non appare straordinariamente "in linea" con quanto sostenuto da Licio Gelli nel suo "Piano di Rinascita democratica"???
    Ecco, io lo sono andato a vedere "per sommi capi":

    http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_di_rinascita_democratica

    E mi accorgo, tanto per cominciare, che buona parte delle misure "salvifiche" che ci vogliono propinare (dalla riduzione dei parlamentari al bicameralismo imperfetto, dai media "controllati" all'incentivo per i capitali esteri in entrata, dall'abolizione delle province), stanno proprio scritte lì.
    E poi: ma la loggia P2, non sosteneva, nei fatti, proprio una strutturazione "oligarchica" della democrazia?

    Beh, l'uomo della "democrazia oligarchica", non è lo Scalfari che conosco. Già da tempo non leggevo più il suo giornale. Ma adesso lo rinnego in maniera più totale ed assoluta. Se vole "condividere" nei fatti le grandi visioni che furono di Gelli, beh, la sua "immagine" di democrazia mi fa ribrezzo. Dovrebbe vergognarsi. A tanto si arriva, trasformando una moneta in ideologia?

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    1. Il bellissimo post di Piero lo ho letto e l'ho pure commentato in tale senso.

      Quanto ai "nuovi mostri" (tipo Gasmann nel fim omonimo), lasciam perdere...
      Intentiamo l'orizzonte della "liberazione"....

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    2. A me dispiace perché, almeno fino alla metà degli anni 90, lo apprezzavo. Così come apprezzai quella che ritengo la sua ultima opera degna di nota: alla ricerca della morale perduta.

      Che dire, con la "democrazia oligarchica", la morale è perduta davvero. E per sempre. Amen.

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    3. Dopo l'inevitabile vittoria contro il nazilib€urismo attiveremo dei corsi gratuiti di rieducazione alla democrazia riservati ai piddini desiderosi di rinsavire; saranno finanziati con spesa pubblica monetizzata (talché coloro che li frequenteranno saranno perfino retribuiti) e il video segnalato farà parte dei programmi di studio.

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    4. Desiderosi di rinsavire? Ma gente che ha dato credito a codesti personaggi non sarà mai "desiderosa"...
      E dobbiamo ringraziare il dio dei mercati, dall'ipocrita volto pietoso (per motivi di marketing: v.tutela del consumatore al posto dell'intervento dello Stato), che non abbiano finora fatto sacrifici umani e creato campi di rieducazione. Intendo per i cittadini comuni "colpevoli di debito pubblico" che hanno vissuto al di sopra ecc. ecc.
      Ma lo scorno per aver perso ogni coerenza di pensiero e di ideologia di fronte agli eventi ineluttabili (la coerenza rispetto alla logica l'hanno persa da...sempre) sarà una "rieducazione" sufficiente (psicologicamente).
      Però pensare che comprendano spontaneamente, anche "dopo", è cosa vana (il che ce la dice lunga sulle difficoltà della ricostruzione prossima ventura) :-)

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  2. Chapeau.

    Non sarà MAI troppo tardi, finché esisteranno i 48 e coloro che la pensano come lui. MAI!



    La presenza di questo blog (come di altri) e di movimenti politici e di opinione -si- come quello della Le Pen (al di la di fattori più o meno secondari), sono un punto di riferimento FONDAMENTALE verso il quale, come ben segnali in finale di post, i cittadini saranno COSTRETTI a guardare.
    Le denunce, le analisi, le (facili) previsioni qui fatte, sono una lampadina, un giorno, che non sarà mai troppo tardi, saranno accese, queste lampadine, da tante persone, ma già oggi, molte persone stanno cominciando ad accenderle...E' inevitabile!
    Pensare anche solo per un secondo che il tuo lavoro sia inutile è pura follia; quella si, sarebbe la sconfitta senza ritorno.

    Se ti guardi in giro, è del tutto evidente che le idee ultraliberiste+fogno europoide sono in rapido sfracellamento. Al di la dei giudizi certamente non sempre molto positivi su tali personaggi/movimenti -Alba Dorata, Siryza, la Le Pen, Orban (tra gli altri)- il segnale che un' epoca è al tramonto mi sembra ogni giorno più evidente. Anche fuori dall' Europa. Il "canovaccio" è assolutamente impossibile da perpetrare. Spunteranno come funghi (e già sta succedendo, mi sa) misure protezioniste più o meno occulte, insomma, rideterminazione delle politiche verso i vari mercati interni.
    Certo, noi potevamo affrontare questa nuova fase con un vantaggio enorme rispetto alla maggior parte degli altri pesi occidentali, essendo uno dei pochi paesi di quel gruppo ad avere una capacità produttiva (reale; leggasi manifatturiero) decente, ma, non sarà mai troppo tardi, ho troppa fiducia nelle capacità degli italiani (storicamente comprovate).

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    1. Così mi piaci! Domani parlerò con Cesare Pozzi e mi ritroverò di fronte alla drammatica realtà dei dati e delle prospettive industriali in termini di distruzione irreversibile di competenze e impianti adeguati.
      Ma anche lui in fondo mi dà input come quelli di Rawls :-)

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  3. Piccola nota che magari puo' servire a qualcuno : i primi 4 libri di Castaneda (fino a tales of power) sono davvero formativi

    leggendo 48 ho approcciato anche i successi (diciamo quelli successivi al primo anello di conoscenza ) che pur non essendo al livello dei primi hanno ancora dei buoni momenti gnoseologici (e perdonamenti il gnoseologico :) )

    insomma alla parete del 'secondo anello ' si arriva attraversando il sentiero ' del primo anello ' di conoscenza...

    L'impressione che ho è che il combiamento politico istituzionale e quindi della realta'
    sara' molto lento e che quindi quando si scrive qui vada rivolto alle nuove genereazioni (liceali o chi ha appena iniziato l'uni) che avranno la possibilita' di formasi su nuove idee su nuove (o anche vecchie lol) correnti di pensiero economico
    politico...per costruire una diversa realta' ....

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  4. "Un giorno verrà una crisi e allora gli italiani saranno costretti a riscoprire il senso profondo della democrazia costituzionale e abbandoneranno l'idea internazionalista e liberista del vincolo esterno".
    Caro 48 non per fare il "ganzo", ma qualcosa del genere l'avevo scritta in un commento su Goofynomics, ma non mi chieda di andarlo a recuperare, non sono un buon lurkatore. Chiederò magari a Mons Colombo.
    Quindi dopo Bauman, Dahrendorf, anche Rawls... Ah però direbbero a Bologna.

    PS ma quindi il festival depudeinizzato ha mosso qulche passo? Devo rivolgermi alla pasionaria di Viareggio direttamente?

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    1. Ma dai che sei "ganzo"!
      Quanto al festival, aspettiamo rivolgimenti organizzativi e movimentistici epocali (forse, chissà). Se ci sarà, sarà una cosa ben fatta...La pasionaria è in stallo attualmente :-) Ma si riprenderà

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  5. Robert, non è questa la sede per un poderoso problema di ermeneutica ma la conclusione sui primi 4 libri "più migliori" è quanto di più affrettato e soggettivo...Castaneda ebbe modo di ridicolizzare questa idea nelle conferenze e nei seminari che ebbero luogo a partire dalla metà degli anni '90. E per comprendere ciò occorre rileggersi varie volte "Il lato attivo dell'infinito". Ma poi, non è indispensabile nè agevole arrivarci, perchè richiede una serie di presupposti diciamo energetici, che la mera lettura non consente facilmente :-)
    Sulla lentezza del cambio di paradigma, veditela con Bargazzino che ha ragioni da vendere in senso opposto...

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    1. concordo con bargazzino , ma all'inivitabile caduta o fallimento del paradigma
      euro/libersimo/globalizzazione no limits non vedo sostituirsi un nuovo paradigma che stai deliniando nei tuoi scritti...mi sembra invece che si prospetti un periodo di transizione lungo ...pieno di contraddizioni
      con fortissime resistenze e ben poca consapevolezza dello zeitgeist

      Rimane un fatto che il paradigma dominante nell'universita' in chi si è formato in europa (!) non è certo quello che stai delineando : vuoi per pigrizia mentale per conformismo per interesse ...questo in un certo senso
      mi stupisce , c'è una forte resistenza ...si tende anche a negare l'evidenza...

      quanto a castaneda mi sembra che in effetti abbiamo un approccio epistemologico diverso riguardo ai suoi libri (e sarebbe interessante approfondire l'aspetto 'ermeneutico' del tuo approccio)
      ^l'energia^ che emerge nei tuoi scritti nel tuo stile è comunque eccezionale
      non l'avevo ancora associata ad un approccio da ^sorcerer e uomo di conoscenza^ alla realta'
      ma solo ad un intelligenza straodinaria

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  6. Solo 3 piccole riflessioni:

    1. NUN CE LASCIAAAAA'!!!
    La Grecia ha bisogno anche di noi! (e qui sono molto serio e anche piuttosto inca...volato) E' indecente, vergognoso, oltraggioso, schifoso (aggiungi pure qualche decina di sinonimi a piacimento) quello che è stato imposto ad un paese che per mille motivi è la madre che ha dato il nome al nostro continente e la mancanza di sensibilità storica che rinnega la nostra origine antropologica per affermare la supremazia della razza... Meglio che fermo il fiume in piena dettatomi dall'indignazione che provo.

    2. Questi da v.H. prendono un po' quello che gli fa comodo per i loro fini: quando hanno abbassato i tassi di sconto per favorire la ripresa della Germania con la Spagna che marciava come un treno, a v.H. si sarebbero quantomeno drizzati i capelli...

    3. Non riesco a vedere chiaro il passo successivo: se da un lato il consenso va costruito attraverso un processo di contro-disinformazione, da un'altra parte quando finalmente questo si formerà e senza un adeguato catalizzatore rappresentativo (e di cui ci si possa fidare per competenza e intenti), non potrebbe esserci il pericolo che tale cosenso si disperda intorno a forze che fanno mera campagna elettorale, senza una sostanziale volontà d'intenti? Che ne so, una a caso, l'ortottero capo in vista delle europee...

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    1. 1. Lo sconforto a radice italica è una posizione purtroppo del tutto sensata. Ma non ci arrendiamo (v. la parte veramente finale del post).
      2. Si, certamente, v.H. non va considerato nella sua ortodossia economica ma nella sua strategia multi-strumentale di instaurazione del suo modello di (non) Stato. Vexata quaestio su cui suggerisco il link apposito e lo stesso libro (ove il problema è ripreso e ampliato).

      3. Lasciam perdere l'ortottero capo e tutto il cucuzzaro. Quello che si prospetta è un simultaneo precipitare degli eventi in Francia e Germania, come riflesso della stessa situazione USA e un maturare di forze autenticamente resistenziali, in modi che ora si stanno abbozzando e che forse avranno un'accelerazione.
      Di sicuro vaste scissioni in vista, nelle principali forze di governo, che via via si impernieranno sull'euroquestione anzichè sulla "nanologia".
      Su questo si creeranno spazi spontanei di opportunismo stile "post 8 settembre". Dovremo vigilare...

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    2. Che si inquadri in questo processo la defenestrazione di Monti in Scelta Civica? Forse perché "politicamente compromesso"? Chissà.....

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    3. Ma non lo so Lorenzo; occorrerebbe attribuire a Casini un opportunismo e un fiuto strategico che non è proprio di un "tattico". PAre invece un tentativo di riunirsi coi fuoriusciti ex dc dall'alveo del caimano per tornare a contare fiutando il vento e senza compromettersi rispetto alla linea del "prendiamo tempo e facciamo finta di allentare l'austerity". Cioè avere le mani liber di restare al governo e di mettersi con chi risulterà meno screditato in esito ai prossimi rivolgimenti. Ma nessuna consapevolezza che il consolidamento fiscale, in qualsiasi misura e intensità, siano distrittuvi dell'economia. Almeno fino anche non lo dicesse Confindustria (stiamo freschi!)

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  7. Quarantotto ha scritto: Di fronte all'inutilità di contrastare tutto questo, mi verrebbe da chiudere il blog e persino da rimuovere il fatto di aver scritto il libro.

    Per parafrasare Don Juan, fino a che quarantotto danzerà attraverso il suo blog e noi con lui, la morte( cioè il potere dominante che si esprime dalla finanzia, alla politica,ai media,) sarà costretta a guardarci fino a che non smetteremo. E noi ci arrenderemo un minuto dopo di loro, la Vittoria è nostra e sarà il trionfo dell'intelligenza del buon senso e dell'onestà

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    1. Grande Mauro!
      Oh, aspetto il post su..l'oro :-)

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  8. Un dettaglio, e magari anche sbagliato: piuttosto che "internazionalista e liberista" suggerirei "multinazionalista e..." o anche, impropriamente ma chiaramente, "multinazionale e liberista". Rende più evidente a cosa ci stiamo opponendo.

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    1. Comprendo che tu, presumibilmente, ti riferisci al potere delle multinazionali.
      Ma questo culturalmente e politicamente, nell'analisi di questo blog (e non solo, anche di Sapir e dello stesso Rawls, di Habermas and so on), assume proprio la veste di "internazionalismo" (etichetta con cui si sdogana a sinistra il liberismo sfrenato e la denigrazione dello Stato democratico sovrano). Su cui vedi:
      http://orizzonte48.blogspot.it/2013/06/il-trattato-di-westfalia-bravo-grazie.html

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    2. Veramente pensavo più agli imperi, entità multinazionali preesistenti alle "multinazionali" odierne.
      Il problema che vedo, comunque, è quello di NON far scattare un riflesso quasi pavloviano della mia generazione (be', almeno di una parte) alla parola "Internazionale" ("Compagni, avanti...").
      Non servono le alchimie della Spinelli per i vecchi "de sinistra", l'equazione internazionale = compagno, buono, vs. nazionale = nazionalista, cattivo, è radicata piuttosto a fondo.
      Magari "internazionalista - liberista", con il trattino a enfatizzare che non c'è un solo tipo d'internazionalismo?

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  9. sto già leggendo il suo libro che trovo superlativo: complimenti e....grazie GFC

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  10. Ho segnalato su Twitter il suo post così: Mo vengo,devo capì "un" liberal socialista con gli Yaqui.-)) Spero non me ne vorrà,ma appena ho letto di Rawls e Castaneda mi son detto, oibò quel "liberlal-socialista" - che mi colpì tanto un paio di anni leggendo La giustizia come equità - di cui pochi parlano in rete e altrove ha forse trovato un valido e attento disquisitor.X il 2° può darsi che i Nostri siano sotto l'effetto "allucinato" di qualche germicida vegetale europeo e non riescono a venirne fuori o quanto meno arrivare alla consapevolezza che in giro ci sarà pure qualche Centro Specializzato di Reale Evidenza dove approssimarsi per un pronto ricovero disintossicante e detossinante.Detto questo,di John Rawls mi ha letteralmente impressionato la semplicità dell'osservazione sui concetti di eguaglianza e di pari opportunità alla stregua di diritti naturali immodificabili in un contesto di Libertà tra individui eguali ma non uguali anche con i doveri nei confronti della comunità in cui vivono.Grazie sempre.
    A proposito,la G€rusalemme liberata mi arriva da Ibs martedì e poi,mi frulla per la testa ovunque mi giri il termine "saturo" e con esso il concetto di saturazione di tutto e di più dai beni materiali sprecati e dissipati sino all'aria stessa satura e soffocante quasi irrespirabile e ammorbata dal perpetuo cinismo insulso dei Nostri.Società e Comunità forse saturata di tutto...e aspettiamo sempre che salti il Tappo sennò non se ne esce.

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  11. ERRATA CORRIGE

    .. "Istituzioni" dotate di potere decisionale sovranazionale che espropriano, cioè depredano, il DIRITTO DECISIONALE degli Stati con l'uso, cioè arma, di una moneta "indipendente".
    This shit must go out!

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  12. PARALOGISMI & AFASIA

    Un prologo (doveroso per rendere comprensibile - prima a me che da consapevole monoreuronico una , due .. cose assieme, siano fisiologiche o funzionali, sono difficili da “gestire” se non con l’allenamento dell’ “unico” muscolo che ci differenzia in tanti - leggo 490.000 contatti in 9 mesi nella casa di '48, the Knight .. with complimets ) su
    PARALOGISMO: un sillogismo (= ragionamento concatenato) che è falso nella forma, cioè fallace, cioè che induce inconsapevol(mente) all’errore;
    AFASIA: incapacità, patologica o indotta, di comprendere, produrre, ripetere, strutturare, confrontare un “pensiero”.

    Mi sono imbattuto causal(mente) nel “Manifesto capitalista” (più efficace il paralogico “A capitalism for the people”) di L Zingales, una eminenza “sovranazionale” di “menti” in esilio che bacchettano ora Bozoli in assemblea ABI, poi la corruzione, poi ancora le lobbies cooptate infondendo il lume dell’efficacia e efficienza del "libero mercato" nei think-tanks internazionali, sollevando il problema della “rendita” di posizione sostenuta dallo Stato clientelare, concusso e corrotto e dall’associazionismo corporativo che limitano la libera e legittima iniziativa individuale del “people”.

    Quello che a me “mi” lascia basito e perplesso sono le narrazioni degli skill premium meritocratici, del miglior impiego rispetto ad altre redditualità creati dalla propaganda efficente e efficace del monopolistica per un pubblico consenso (Lippman) verso e contro questo o quello potere occulto, star system, sindacati, PUD€ ..

    Una afasia “pubblica” indotta dal paralogismo “privato” quando a me "mi" viene da riesumare, parafrasando un D F Wallace traguardato con Rawls e Castaneda, che LA CONCORRENZA TI RENDERA’ LIBERO. MA SOLO QUANDO AVRA’ FINITO CON TE.

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    1. Ma l'impressione è che la prepotenza e la sicumera del laudatores "scientifici" del mercato, sia alle soglie del crollo; come l'Unione sovietica a metà degli anni '80.
      Basta leggersi l'editoriale di oggi di Krugman sull'International New York Times (sostitutivo dell'Int. Herald Tribune, assorbito); fa un discorso, relativo all'austerità espansiva imposta dal 2010 dai repubblicani che è del tutto analogo, sul punto della spesa pubblica, a quanto detto in questo post.
      Non lo dico per vantarmi, ma per sottolineare come "i conti che non tornano" iniziano a divenire oggetto di una public exposure sempre più ampia. E si inizia anche a chiedere di "rendere conto"...

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    2. Più che "laudatores" si sono sempre proposti come " conquistadores" con il sofismo dell'inganno.
      Sull'altra sponda, senza vanto, cioè il profitto "unico" personale, quello dei tante/i consapevole//i hanno e continuano a condividere la verità dei "conti che non tornano" e che non torneranno mai per l'inganno dei "fattori" che "qualcuno", sofistica(mente), vuole far quadrare con il vincolo esterno" e delle "condizionalità automatiche".

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    3. "Ma l'impressione è che la prepotenza e la sicumera del laudatores "scientifici" del mercato, sia alle soglie del crollo; come l'Unione sovietica a metà degli anni '80."

      ESATTO!
      E' così. E...Non si ferma il vento con le mani...

      Per quel poveraccio di Zingales stiamo assistendo alla degenerazione del capitalismo.
      NO!!!! Stiamo assistendo alla NATURALE EVOLUZIONE del capitalismo (senza freni e CONTROBILANCIAMENTI; tipo: Lo Stato che agisce secondo logiche diverse anzi INVERSE a quelle del capitalismo, ovvero del profitto).

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    4. Assolutamente daccordo con bargazzino. La "NATURALE EVOLUZIONE" del capitalismo: cioè puro Hayek (complimenti a Quarantotto che ci è
      arrivato subito). E quindi nessun ruolo dello Stato. Per motivi puramente teorici: nel "sistema classico" (Smith, Ricardo, ...) lo Stato non è previsto se non per le forze armate e la protezione degli interessi nazionali (dopo aver dato un calcio alla scala secondo List). Ciò comporta anche, secondo me, la fine di tutto col collasso dei proventi dell'"economia reale" (e i PIL in calo generalizzato sono sintomo). In pratica negando il ruolo del moltiplicatore (che non esiste nel "sistema classico") si ignora il ruolo dello Stato (si ritiene di poterne fare a meno: ah, come si stava bene prima di Keynes). E'un sogno, una sognata età dell'oro (Traumnovelle). Il risveglio sarà brusco (anche per essi: ©Poggio). Perché senza il moltiplicatore i soldi (anzi: le risorse) sono destinati a finire. Il sistema
      classico non è evolutivo (non ammessa gestione crisi, dato che la crisi non può esistere). In questi ultimi trenta anni si è voluto mettere alla prova la pazienza della storia ...con un doppio sogno.

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  13. E oltretutto, visto che il suo schema di funzionamento è palesemente in contrasto con i suoi stessi obiettivi (sviluppo economico equilibrato! solidarietà! piena occupazione con l'inflazione all'1%!!!), come può poi in forma collegiale imporre qualcosa a qualcuno? Se manca un meccanismo teso a riequilibrare il diverso costo "a prezzo di mercato" del finanziamento del proprio fabbisogno, come può dirsi solidale o equilibrata o addirittura, quando sono gli stessi contraenti a poter influenzare il costo di finanziamento della spesa pubblica degli altri aderenti, non presentarsi l'opportunità di un azzardo morale e un evidente ed intrinseco conflitto di interessi nel momento in cui è anche parte di un organo collegiale? Cioè, seppur espresso frettolosamente, dato che queste cose sono note e stranote, siamo di fronte non ad un discorrer ragionevole ed in buona fede, ma si è giunti ormai ad un puro e semplice braccio di ferro in cui comanda il più forte, dove ciò determina sempre minor fiducia tra i contraenti e mi sembrano mutate ragioni che ad averle saputa in precedenza, non mi avrebbero mai portato al matrimonio così costoso

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    1. Con il che hai descritto la "teoria della presupposizione", ovvero, della clausola rebus sic stantibus; che nei negozi plurilaterali, ovvero nei trattati, va considerata motivo immanente di risoluzione del vincolo.
      Cosa che presupporebbe che i rappresentanti italiani avessero come punto di riferimento...gli interessi italiani che, aderendo, dovevano tutelare ai sensi dell'art.11 Cost.
      Noi qui ne abbiamo ampiamente discusso.

      Il punto interessante: fino a quando potranno i nostri "rappresentanti" NON farlo e non renderne conto?
      Sì perchè ormai stanno oltre il "punto di non ritorno", oltre il quale la propaganda non può più nascondere i numeri e i risultati contrari a quanto continuano a dichiarare. Sarà un finale di inverno e un inizio di primavera molto particolare...

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    2. Si, sto cercando di rileggere tutto dall'inizio per cui capiterà sicuramente che prenda qualcosa di già trattato finché non avrò finito, ho dall'altra anche necessità di capire con il confronto se mi sto allineando, se sto seguendo criticamente o se non ci ho proprio capito nulla!

      Sui rappresentanti, Sarkozy è stato di fatto sostituito da Hollande, cioé le forze che si propongono in opposizione finiscono poi per essere riassorbite o isolate, dando luogo ad un fenomeno non è risolutivo, ma gestito. Per riprendere il tuo intelligentissimo metodo di analisi per ricorsi storici, la Cina giocherà la parte della Russia perché si sentirà minacciata dal mercantilismo dell'"Asse", ormai intorno all'apice rispetto al precedente storico, dando vita ad una nuova Stalingrado, o deciderà invece di giocare il ruolo del Giappone, stravolgendo totalmente i rapporti di forze precedenti e dando vita ad un immenso blocco eurasiatico che potrebbe essere invece indicativo di una fase di decadenza statunitense?

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    3. Belle domande (che in sè dimostrano che hai capito: l'ipotesi frattalica qui proposta è "amatematica" e vive di intuizioni fenomenologiche). In ogni modo, le tue osservazioni sono sempre acute e stimolanti :-)

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    4. Arrampicandomi sulle spalle dei giganti le cose sono molto facili, ma al momento, sono fortemente preoccupato dal fatto che ci si mettono di mezzo pure i risultati sportivi dell'AS Roma :-O:

      1940-41 - 11ª in Serie A.

      >>Finale di Coppa Italia<< (l'anno scorso!)

      >>>>>1941-42 - Scudetto Campione d'Italia (1º titolo)<<<<<

      Se si avvera, rispolvererò la cabala accettando che come può uscire la stessa faccia di un dado più volte, altrettanto può accadere in sistemi complessi e senza che le profezie che si autoalimentano ne siano poi la causa portante! :-)

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    5. Detto fra noi: l'ASR che vince con una squadra con dentro Totti, De Rossi, Florenzi (e con tanti giocatori stranieri e non romani che smettono e rimangono a vivere a Roma) è un esempio di IDE...come dovrebbe andare. Non perdi il controllo (Pallotta non è così forte), tieni dentro e valorizzi le competenze "locali", e sale la ricchezza-redditività aziendale che rimane sul territorio d'origine. Ergo, mi pare veramente un buon segno, anche frattalico (comunque ci aggiriamo in vicinanza dell'8 settembre e della Liberazione) :-)

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