lunedì 28 ottobre 2013

IL SARCHIAPONE DI PESCARA: LA "NON" NOTIZIA.

Si sa che sono logorroico, involuto (chiedo perdono, once and for all, per gli "incisi"), e che non si capisce bene quello che dico.
Perciò sono il meno indicato per fare un commento "a caldo" sul convegno di Pescara. E allora, non lo farò: questo dunque non è un commento. Chiamiamolo piuttosto un Sarchiapone, così non ci scervelliamo a definirlo.
Quindi non mi dilungherò nell'illustrare i vari interventi: mi limito a dire che sono stati tutti di un livello scientifico e di approfondimento che meritava...il prezzo del biglietto.
Di più: la sensazione generale era quella della, già esistente, forza di un movimento democratico di conoscenza critica e di opinione informata che, attualmente, in Italia non ha paralleli.
Per questo, ha risaltato il momento di "dibbbattito" fornitoci dagli esponenti della "informazione".
Questi, con qualche felice eccezione, - segnatamente Massimo Rocca e Vito Lops, che hanno rispettivamente offerto un quadro del "vincolo europeo" in salsa finanza al controllo dei media e della problematicità dei trattati (per quanto un pò "understated")- ci sono parsi un pò, come dire, "indietro".
E' il concetto di "notizia" che ne viene fuori a dir poco, eufemisticamente, ridimensionato, nel suo senso più autentico: offrire una rappresentazione del "fatto", per come si presenta nell'ordine sociale via via che accade e si connette ai suoi antecedenti ed alle sue (prevedibilissime) conseguenze.

L'impressione nettissima è che se si dice che il dissentire, attraverso una ormai stratificata accumulazione di dati e analisi impressionanti, dalla versione continuativa data dai media circa la "costruzione europea" sia una "non notizia", siamo al paradosso.
La notizia, in verità, a questo punto, la diventano loro, i media.
E infatti, il "sistema" dei blog (e non solo: diciamo il dibattito scientifico libero), ha decostruito la loro versione della crisi in modo tale che i "loro" concetti di "politica" e di "economia", assunti in una rigida separazione che renderebbe la prima un qualcosa che, anche solo in ipotesi, sarebbe separabile dalla seconda, sono la vera notizia.
La notizia sta nell'ostinazione di questa versione "scissa", che porta dritti alla totale incomprensione dei problemi. Una incomprensione semplificatrice, controfattuale, e come tale, inadeguata e, in definitiva, rozza.
La suggestione di questo circolo vizioso che si autoalimenta, creando fattoidi che vivono fuori dalla realtà, quindi simulacri esclusivamente a dimensione mediatica - italiana (nel resto d'Europa e del mondo le cose vanno diversamente) è tale che abbiamo sentito dire che l'euro, con la crisi industriale, comprese le questioni ILVA o Alitalia, non c'entra.
Basterebbe ricostruire la storia della privatizzazione dell'Alitalia, €uro-imposta (almeno nelle proposizioni dei nostri governi), o della competitività del manifatturiero italiano che UTILIZZA L'ACCIAIO (forse c'entrano le scelte della Fiat, e sicuramente la perdita da delocalizzazione e da chiusura definitiva, di larghi settori industriali che manifatturavano con macchinari e prodotti che utilizzavano l'acciaio), per capire la "singolarità" di questa affermazione.
Ma non entrerò ulteriormente nel merito: si fatica a pensare che un giornalista, per quanto "economico", liquidi con tanta apodittica sicurezza quanto esposto da Cesare Pozzi, uno dei più attenti e profondi economisti industriali italiani. Che, oltretutto, non era riuscito a completare la sua esposizione, che aveva delineato un poderoso quadro teorico proiettato a illustrare come dei modelli risalenti alla crisi del '29 e intrecciati con problematiche industriali, e sociali, sopravvenute nella contemporaneità, rendesse insostenibile la finanziarizzazione autoreferenziale dell'economia. E quella europea, dominata dal welfare bancario, quanto e più di quella USA, ne costituisce un esempio eloquente. Direi che, cercando le notizie...economiche, sarebbe stato naturale incuriosirsi per sapere come quelle linee strategiche arrivassero a porsi nelle dinamiche dei settori industriali italiani, cioè la parte dell'esposizione che Cesare, per motivi di tempo, non era riuscito a completare.

Tutto ciò pare figlio di un atteggiamento che, dichiaratamente, è ancora nella fase del dubbio. Dubbio se con la crisi italiana l'euro c'entri qualcosa. E, insieme, con l'euro, il liberismo incentrato sulla banca centrale indipendente pura, strumento di realizzazione "gold standard constrained", per usare le parole di Minsky, del tanto invocato e "progressivo" small government-lassez faire, che corrisponde al programma dei trattati europei, realizzato a colpi di shock economy..."un giorno ci sarà una crisi".
Questo dubbio, alla cui base sta un assetto di cui Massimo Rocca ha fornito una spiegazione velata ma allusivamente molto chiara, spiega come si possa dare alla "politica" ancora quello spazio autonomo e "scisso" - dall'€uropa-, che la nostra informazione continua a ritenere addirittura prioritario.
Ma, in fondo, come ho cercato di evidenziare, anche nel mio intervento, e come sottolineato da Claudio Borghi nella sua introduzione, seguita da quella di Alberto Bagnai, tutto ciò è figlio della non conoscenza dei trattati europei e della stessa nostra Costituzione. Esistevano (e ancora esistono) dei "valori non negoziabili". E, invece, sono stati negoziati, eccome. Solo che il mondo dei media non se n'è accorto.
Ma gli italiani, in una massa inarrestabilmente crescente, se ne stanno accorgendo: perchè negoziati e compromessi i valori fondanti della Costituzione, la politica è ridotta a guerra per bande per...il "nulla" del posizionamento di cariche e postazioni nelle istituzioni elettive, governative e paragovernative (poteri locali).
Postazioni e cariche in cui, lamentandosi genericamente contro un destino cinico e baro (di cui gli italiani sarebbero comunque "colpevoli"), la politica esegue i diktat europei, mentre non rinuncia, come dimostrano le stesse vicende politico-bancarie (sempre più palesi), a quel clientelismo e a quello scambiarsi le poltrone, in un infinito riposizionamento che viene chiamato "casta". Ma senza interrogarsi sulle ragioni che veramente stanno alla base del fenomeno.
Perciò, quando l'Italia continuerà ad oscillare tra stagnazione e recessione, in omaggio ai programmi €uropei di "risanamento", per i nostri media sarà sempre una sorpresa, dovuta all'effetto, cioè casta e clientelismo (concetto che, a ben vedere, oggi significa invocazione delle esigenze privatrizzatrici e organizzative volute dall'Europa), e non alla causa: la costruzione €uropea.
E saranno sempre lì a stupirsi che non agganciamo la ripresa ed a colpevolizzare questa o quella banda che lotta per questo nulla applicativo di veline sovranazionali.
Insomma, saranno sempre lì: rigorosamente indietro sulla "notizia".
Il problema, alla fine, sarà il debito pubblico. Che, secondo loro, non c'entra nulla con l'€uropa, neanche adesso.

70 commenti:

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    1. Dovere di...informazione :-)

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    2. Non c'entra niente ma devo approfittare: quando ricomincia classical night?

      Comunque è stata una soddisfazione vedere che anche il mio beniamino radiofonico è tra quelli che hanno ben chiara la situazione :-)

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  2. Caro Quarantotto, è la prima volta che commento.
    Con questo sarchiapone mi hai levato le parole di bocca. Ho seguito ieri in streaming i lavori della conferenza dalla "alta bionda e produttiva" Olanda dove vivo e lavoro e le parole della maggioranza dei giornalisti mi hanno lasciato sgomento.
    Ti lascio con un ringraziamento per la tua preziosa e originalissima opera di divulgazione.

    Guglielmo

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    1. Ma da quelle parti iniziano a capire, sulla loro pelle, cosa significhi ridurre il deficit pubblica in funzione prociclica?

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    2. La risposta che posso darti è parziale, perchè legata al giro delle mie conoscenze. Difatti mastico appena il Nederlands e non riesco ad essere informato sul dibattito pubblico (e potremmo ricollegarci al noto fatto che la mancanza di una lingua comune impedisce la formazione di un'opinione pubblica comune).

      Secondo me i miei colleghi Nederlands non hanno capito molto. Si lamentano della crisi e dei suoi effetti in termini di incertezza su pensioni e investimenti, ma tendono ad attribuire la colpa agli zozzi del Sud. Non mettono in relazione il deterioramento della situazione all'austerità. Peraltro non hanno la minima idea delle notizie drammatiche che arrivano dalle periferie: quando racconto di quello che so della Grecia, della Spagna o anche dell'Italia sono stupefatti e increduli.
      Essendo nati in un Paese che al singolo garantisce molte opportunità, tendono infine ad avere una fiducia ingenua nelle istituzioni: non abbracciano facilmente una narrazione in cui "le crisi sono intenzionalmente lasciate accadere per rendere politicamente possibile il cambiamento in senso regressivo".

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    3. Siccome dovrebbero sapere che sono in fase recessiva e che l'€uropa gli ha imposto di tagliare il deficit, http://it.ibtimes.com/articles/55954/20130916/paesi-bassi-olanda-tetto-deficit-2013.htm
      potesti fargli leggere questo: non è italiano, non è neppure PIGS, ma, magari, gli apre gli occhietti azzurri
      http://digitalcommons.bard.edu/hm_archive/50/

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  3. Ri-grazie e le mie scuse a Cesare (che se non fermato starebbe ancora parlando, di fronte a 450 persone attente)!

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    1. Detto fra noi: se avesse cominciato con le parole (pronunciate circa a metà), "nel 2008", avrebbe fatto in tempo a finire (sull'influenza della finanziarizzazione nella crisi del '29, raccordata al tradimento del modello fordista da parte di un capitalismo sfrenato, Minsky si era un tantino dilungato "lui meme" e avrei fatto un rinvio...trovandomi di fronte a un pubblico colto o che si sarebbe andato comunque a documentare. Insomma hai creato un "mostro"...col pubblico intendo).

      Ma non è una critica: è che lui è torrenziale e estremamente generoso. Per questo gli voglio "un zacco bbbbene" :-)

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  4. Senza astio, io accomuno i giornalisti italiani - salvo rare eccezioni - ai politici italiani. Non riesco a distinguerli, per me sono un'unica "pappa" autoreferenziale. Per giustificarli, nel migliore dei casi, possiamo pensare a pigrizia intellettuale.

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  5. Ciao Quarantotto, dalla Svizzera, è la prima volta che lascio un comento su questo blog. Ti dico GRAZIE per questo blog.
    Ho seguito la diretta streaming di Pescara e, i "giornalisti" mi hanno deluso per le analisi superficiale della crisi dell'Euro. Feltri, se non sbaglio, ha detto che ci sarebbero troppe variabili per uscire dall'euro ... Ho l'impressione che la parola "libertà" non faccia parte delle sue priorità ...
    Un saluto
    Mario

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  6. Caro Quarantotto, condivido al 100% quanto da te scritto, soprattutto quando lamenti la volontà dei media (inseriti nella corrente di pensiero così bene descritta da Rocca ieri) di tenere separate artificiosamente economia e politica.
    Del dibattito di ieri con i proeuro e i nonsoeuro mi ha stupito come quelli in teoria "giovani" suonassero così terribilmente vecchi dentro nel senso del conservatorismo. Come se il trentennio iniziato con Reagan li avesse forgiati a non mettere in discussione la verità rivelata, a non rinunciare alla loro amata copertina che, per giunta, alcuni di loro credono essere rossa. In un certo senso mi fanno tristezza perché negano la realtà e non hanno coraggio di aprire gli occhi perché ciò che vedrebbero distruggerebbe le loro certezze. Sono anche loro figli di un regime, in fondo, e chi ha creduto in un regime si sveglia solo con le cannonate vicino casa.

    Mi sono persa il suo intervento in streaming. Spero sia disponibile presto per recuperarlo.

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    1. Guarda nel mio intervento, ho detto molte cose che coincidono proprio con la tua analisi sulla "guerra dei 30 anni" alla verità e alla Costituzione...
      Alberto mi ha detto che comunque tra 5 o 6 giorni verrà immesso in rete il filmato dell'intervento (per quello che conta, nevvero)

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    2. Conta eccome, e rimarrà agli atti. Quando ci saranno quelli che andranno in giro con il segno della cimice appena tolta gridando "l'abbiamo sempre detto" glielo sbatteremo in faccia. Grazie ancora.

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    3. vorrei un po' difendere i giovani citati da barbara prima parlo per quelli che hanno dai trent'anni in giù che quindi sono nati tra la metà degli anni '80 e l'inizio dei '90. per noi è molto più difficile immaginare un ritorno ad una sovranità nazionale anche solo per il fatto che in fondo non l'abbiamo mai vissuta, specialmente per chi è nato all'inizio degli anni '90 ha vissuto più di metà della sua via con l'euro, inoltre posso assicurarvi che ha scuola anche la maggior parte dei professori ti insegna come ormai siamo avviati al fogno agli USE (per non parlare di come mamma tv abbia influito) e 20 anni o più di propaganda lasciano il segno. quando ormai più di un anno fa, parlando con un mio coetaneo della crisi cominciai a parlargli di euro del ciclo di frenkel e così via dopo due ore di discussione mi disse, io lo so che probabilmente hai ragione ma non ci posso(/voglio) credere perchè va contro tutto quello che mi hanno insegnato.
      piccola postilla, guardando il sondaggio su un'eventuale voto per un partito no-euro è vero come la maggior parte degli universitari sia contraria all'uscita e anche qui parlo per esperienza personale. per prima cosa se votano PD-Udc(Monti è stato votato da molti studenti della facoltà di economia ad esempio)-sel è perchè il loro partito è contrario all'uscita. per quelli di destra c'è un misto tra la storia del ffogno e la propaganda. per quelli di estrema sinistra che ti aspettano al varco per parlare dei vari argomenti loro sono rimasti fermi alla contrapposizione URSS-USA e se gli domandi un loro parere o non ce l'hanno o cominciano a partire con una supercazzola infinita. quelli che hanno votato M5S-Giannino l'hanno votato per il 90% per la propaganda anticastastatobruttoladro. invece sarà che la crisi a vivono sulla propria pelle, sarà perchè lavorando già vivono meno in un mondo protetto di quello dell'ambiente universitario, però chi ha un'istruzione medio-bassa di solito capisce prima e ha un'approccio molto più pragmatico al problema cosa che invece soprattutto hai PDdini è praticamente inutile chiedere perchè rifuggono schifati la vile manualità...

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    4. Come ho più volte detto: 30 anni di propaganda non possono non aver provocato enormi danni. Ma proprio in termini di struttura emotiva delle persone, che condiziona (la famosa pre-comprensione) quella cognitiva.
      Eppure l'entità dell'euro-truffa è direttamente proporzionale alla durata di vita che ti sottrae, in termini di comprensione democratica e del valore dei diritti sociali.
      Non c'è che dire: come operazione culturale di massa è stato un lavoro riuscito orribilmente bene.

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  7. Aggiungo, se posso, che la tesi a difesa dei giornalisti è stata anche "'a gggente nun è intereSSSata, roBBa teNNica, s'annoia, cambia er canale e se mette "sub- uomini e sub- donne" de Maria De Fillippe"

    Ah sì?
    Allora dobbiamo dedurne che l'analisi giuridica sui processi di Berlusconi
    che ci siamo sorbiti per vent'anni è più semplice rispetto all'analisi economica su Ue ed Euro?

    Ci stiamo dicendo che parlare di: "anticostituzionalità", "legge ad personam", "ingerenza del giudiziario sull'esecutivo (o viceversa), "gerarchia delle leggi",
    "conflitto d'interessi", "legge Cirami", "legge Cirielli", "separazione delle carriere", "P2","pericolosità e 'anticostituzionalità del Piano di Rinascita Democratica", sia meno complicato della discussione sugli squilibri delle BdP? Per non parlare delle "società Off Shore"

    Attenzione, il tema non è su cosa abbia inciso di più sulla vita democratica del paese (qui lo sappiamo benissimo) , ma di livelli di difficoltà.

    Il discorso è semplice: l'informazione ha deciso di spostare il dibattito
    su Berlusconi e sui suoi problemi giudiziari (Travaglio è un cronista giudiziario, giusto?), mettendo in bocca alla gggente concetti giuridici per niente facili e che richiedono comunqe un certo livello di attenzione e di cultura.

    L'informazione, se vuole, può decidere di parlare di qualsiasi tema in qualsiasi momento, il resto sono chiacchiere,o, peggio, scuse.

    Il perché non l'abbia fatto, in tutta onestà, non m'interessa.
    Non ho la TV, e mi fanno schifo i Talk Show. Ho (ancora)la libertà di ignorarli ed ognuno per la sua strada.
    Io sono l'élite, dopotutto, e quindi mi prendo il lusso di snobbarli.

    A ridicoli!

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    1. La parte iniziale del ragionamento non fa una grinza. Tanto più che, ormai, Renzi sbandiera che vuole riformare il potere giudiziario. Ma se lo dice lui, non c'è alcuna sollevazione e editoriali pensosi su Repubblica o su FQ.
      Per il resto, il problema non che a noi interessi quello che dicono i media nei talk show: è che per simili speattacolini propagandistici ancora ci sia chi li vede (meno, ma pur sempre...). E lo stesso vale per i "giornaloni". Se la parte "colta" e laureata, quella che compra i quotidiani, sapesse decentemente l'inglese (e non solo in teoria, nonostante le asserzioni), fatto un facile confronto con i giornali anglosassoni, smetterebbero semplicemente di comprarli (meglio leggere Krugman il sabato sull'International NY che ridicolizza il monetarismo che sciropparsi Rampini che fa coincidere al 100% la svalutazione con l'inflazione)

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    2. Ma quanto hai ragione, Colombo: ricordo ancora lo stupore quando mi capitò di assistere in prima serata al (compianto) Vittorio Grevi chiamato a spiegare il principio di determinatezza delle leggi in materia di individuazione del giudice ex art. 25 della Costituzione rispetto alla nuova legge sulla remissione per legittimo sospetto.
      Tra le affermazioni dei giornalisti ho trovato veramente sorprendente quella sulla scarsità del dibattito economico italiano sull'euro: forse che i giornalisti economici non si interessano di quel che dicono gli economisti fuori dai patri confini? L'economia è una scienza locale? Perché sennò la notizia c'era già: euro: dibattito all'estero, silenzio in Italia.
      Un saluto a tutti, con la viva speranza che la preziosa "logorrea" del prof Pozzi possa rifluire liberamente nell'ampio bacino del blog. :-)

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    3. ...la tesi a difesa dei giornalisti è stata anche "'a gggente nun è intereSSSata, roBBa teNNica, s'annoia, cambia er canale e se mette "sub- uomini e sub- donne" de Maria De Fillippe"...
      Mi ricorda la tesi, che circola guarda caso da 20-30 anni, sul poco interesse della gggente per la cultura. La cultura non fa share. La gggente si stanca. Cambia canale. E quindi si sono tagliati i già pochi programmi di cultura. Un esempio di alcuni anni fa. Nel periodo in cui talvolta ancora si sentivano critiche sulla mancanza di programmi culturali in Rai e le combattevano a forza di "ma la cultura in tivvù stanca", ricordo (anche se non la data precisa) una puntata di SuperQuark che fece record di ascolti. Ma nessuno si prese la briga di citare il fatto.
      Ora usano questo stesso argomento per certi (solo certi) discorsi economici. Niente di nuovo insomma.
      Chissà che un giorno non si scopra che la gggente è invece mooolto interessata all'economia. Quella vera. Molto più delle trite e ritrite vicende del nano e dei vari giochini dei/tra partiti che sembrano più un mezzo per continuare a far parlare d'altro piuttosto che dei reali problemi (tanto più che sulle porcate questi nemici/amici riescono sempre a mettersi d'accordo. Insomma, un giochino che ormai annoia).
      In ciò si nota una pesante corresponsabilità dei giornalisti (televisivi e non). Anche se la confusione tra causa ed effetto dell'intervento di Giulia Innocenzi puzza di allarmante ingenuità.
      Ho avuto modo di guardare lo streaming del convegno. Ringrazio 48, Bagnai e tutti coloro che hanno lavorato per informarci. Visto che altri ritengono prioritario dell'altro (la stabilità...!).

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    4. Sulla prima parte del tema da te sollevato, ti rinvio ai commenti al..post successivo: in particolare alla risposta da me data a Francesco. VI si introduce l'argomento della riforma dei media. Cosa che, se vorrete, sarà al centro di una prossima trattazione funditus: riformiamoli! :-)

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  8. Ciao 48,
    da ieri hai finalmente un volto ed una voce. Ho apprezzato molto il tuo intervento...nonostante l'orario e la stanchezza. ;-)
    Purtoppo il quadro che descrivi è desolante e fornisce la spiegazione di come un paese come il nostro si sia potuto ridurre in questo stato di estrema sofferenza.
    Sono convinto che con una corretta informazione i nostri politici sarebbero stati costretti a percorrere strade diverse rispetto a quelle che ci hanno condotto a questo punto.
    Ignoranza o malafede? Alla prima si può rimediare (ma ci deve essere la volontà...se guardi solo allo share non fai molta strada e rischi di ritrovarti a fare le televendite se il quadro cambia improvvisamente), la seconda ahimè rimarrà arroccata fino al rompete le righe dovuto al crollo del sistema.
    Al riguardo, voi che ne penZate?

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    1. Pensiamo (tutti e 48 :-)) che è la seconda che hai detto...con variante (ignoranza e malafede sono miscelate in affascinanti mix)

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    2. Quando ascolti video come questi ti viene difficile pensare all'ignoranza.

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    3. Ah! Ah! Ah! Un mito! L'avevo visto: ma sai qual'è il punto?
      Finchè lo dico io (tra i pochi che si vanno a leggere i trattati e sono anche in grado di decodificarli e non è una vanteria: lo stato dei giuristi e della loro cultura economica è quello che è), che i giornalisti se ne sbattano è il meno (non lo sarebbe in un paese normale). Ma è quando lo dice "lui" che il silenzio di Ballarò, formigli, santoro, 8 e 1/2 e compagnia varia, diventa inquietante. Ora poi si sono attestati su "l'errore è fatto, il costo eccessivo è uscire": ma Santoddio, se "lui" vi dice che non funziona, oggi, adesso, ciò non è forse un danno che si perpetua giorno per giorno, fino a distruggere tutto? No, è peggio l'inflazione immaginaria e i "mercati" che chissà cosa possono fare. E come quando il poveraccio continua a rattoppare il vestito buono che cade a pezzi: "N'zia mai, un domani viene gggente..."

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  9. Questa storia dell'involuto è diventata un simpatico tormentone autoironico:) Io un po' perché allenata con gli "oscuri " della scuola di Francoforte e un po' per tigna ho letto tutti i tuoi post : che ho vinto qualche cosa?
    Il tuo intervento conta, e attendiamo che venga caricato in rete.
    Soprattutto per chi non era presente a Pescara (come me:).
    Ho visto gli altri interventi tutti di altissimo livello davvero coinvolgenti.
    Quello sulla Grecia quasi struggente.
    Cesare Pozzi oltre alla notevole competenza è altresì gradito per le numerose incursioni in ambito filosofico.
    Ma ripeto tutti sono stati entusiasmanti ed è stato un vero peccato non esserci, mio malgrado.
    Un saluto a tutti

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    1. Vabbè, ma ti sei prenotata per il 13 novembre? :-)

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    2. Sì ma non mi hanno risposto per conferma.
      Tu sai qualcosa?

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    3. Oggi ci parlo e vedo quando e per chi partiranno gli inviti...

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  10. Ti ringrazio tantissimo per il tuo intervento che ho seguito fino all'ultimo momento nonostante la stanchezza ed il viaggio che mi aspettava. E' stato veramente interessante ed illuminante.

    Farai uscire il libro in formato Kindle? Sono curioso di trovare domanda alla mia risposta sulla possibilità di intervenire tramite corte costituzionale.

    Un saluto dalla Germania.

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    1. Se intendi un formato digitale scaricabile, nein (per quanto mi dice l'editore).
      Della possibilità di intervenire con la Corte cost., si parla in progressione in tutto il libro, fino al culmine finale :-) E si parla abbondantemente di quello che fa la Corte cost. dei crukken-auto-lokomitiv (cioè locomotive di se stessi con la domanda degli altri)...

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  11. Vabbè; tra Pozzi che parla di creare valore attraverso una "parabola culturale" e il rag. Feltri...insomma, de che stamo a parlà? Un abisso!

    Sul Feltri non voglio sprecare troppe parole, solo la disinvoltura spoccioso-bocconiana (un vero e proprio Scalfari con la barba ancora nera) è da rimarcare.
    Se a far pressioni per addomesticare l' informazione sono dei (residuali) grandi gruppi NAZIONALI (ha citato ENI e Coop), "noi del FQ le denunciamo e utilizziamo tali denunce a scopo di MARKETING"...se "certe informazioni" arrivano "da certi ambienti"...invece....ponderiamo se pubblicare e cosa scrivere.....ma solo "per non fare gli utili idioti"...s' intende.....

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    1. Ci sono certi ambientacci in giro!
      Ma per fortuna, la barra è dritta verso il risanamento e la crescita, verso il pareggio di bilancio che farà diminuire il debito...misure indispensabili e, con tutta evidenza, direttamente influenti sulla crescita.
      Ma che altro voi sape' pure tu? Con tutte ste manie di capire e di non fidarti dell'informazione seria...
      Voglio proprio vedere che faccia farai quando nel 2014, grazie al consolidamento, cresceremo dell'1% e poi nel 2015 dell'1,7 e nel 2016 dell'1,9! Lo dice il tesoro nella nota di accompagnamento della l. di stabilità e, com'è noto, ci azzecca sempre...

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  12. Ciao Quarantotto, sono dispiaciuto che il tuo intervento in streaming sia saltato, speriamo venga presto recuperato. Eccezionale Diego Fusaro considerata anche la giovane età, sempre chiaro e concreto Claudio Borghi. Per quanto riguarda Cesare Pozzi sarebbe bello se potesse fare qualche articolo di approfondimento riguardante il suo intervento.. E un grande grazie ad Alberto Bagnai.
    Per quanto concerne i giornalisti io sono come un toro che carica a testa bassa per cui è meglio che mi zittisca, però alcune cose lasciamele dire.
    La Innocenzi:gli argomenti economici sono troppo complessi il pubblico non capirebbe. Scusa il francesismo, ma sono 30 anni che ci scassano la minchia con il debbbbitopubbblico, quello non è un argomento economico? oppure mi sbaglio io è un argomento culinario?
    L'altro giornalista, di cui non ricordo il nome:quelli che hanno l'età compresa tra i 30 e 40 anni sono favorevoli all'uscita dell'euro perchè non hanno mai conosciuto il valore della lira. Caro giornalista negli anni 70 con lo stipendio di un giovane apprendista si potevano fare 24 giorni di ferie in albergo in Agosto a Jesolo. Quello era il potere d'acquisto della liretta da voi tanto disprezzata. Ai giorni ns un apprendista con un mese di lavoro può permettersi 24 giorni di ferie in albergo in agosto?

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    1. In effetti, hanno creato il mito al contrario della lira. E quanto se stava peggio, e quanto si viveva male, e quanto l'inflazzzzione ti faceva stare sotto i ponti....? Fondato sul fatto che "lo dicono loro": punto e basta. So ggiovani, però, si riferiscono a quando c'era la lira nel 1002-1999 e si facevano la manovrone di convergenza per entrare nell'euro. Mica possono ricordarsi di com'era vivere, lavorando, prima del divorzio...
      Su Cesare: ormai dispero di riuscire a fargli scrivere qualcosa...:-)

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    2. Apprendo con una certa mestizia la indisponibilità del prof. Pozzi a rilasciare contributi scritti. Sentendolo parlare più volte mi aveva
      preso la speranza che potesse essere contrastato l'andazzo ideologico che vuole stravolgere la struttura portante delle aziende presenti in Italia.
      L'ha enunciato senza tanti infingimenti il prof. Dececco. L'ha ripreso il prof. Brancaccio. Lo vogliono anche le istituzioni ue-uem e tutti i "padri" italiani dell'euro non fanno certo mistero di condividere questo disegno.
      Tutti questi lavorano alacremente, nei rispettivi campi, per rimodellare il tessuto aziendale italiano. Non tenendo nel minimo conto la diversità italiana rispetto al capitalismo "mainstream".
      A questo proposito credo sia ammissibile una digressione storica.
      K. Wicksell è tra i primi a rilevare che concorrenza e monopolio sono agli estremi opposti di uno spettro che contiene in posizioni intermedie varie forme di organizzazioni di mercato.
      A. Berle e G. Means attaccano frontalmente il sistema classico (che ha nella concorrenza un punto fondamentale) mostrando come nell'industria americana del tempo (1933) fosse statisticamente accertabile l'evidenza della concentrazione in corso. Di più. In USA si andava verso un modello societario in cui gli azionisti (proprietari, capitalisti) avevano cessato di svolgere un qualsiasi ruolo significativo: il potere era passato ai professional manager. Dato l'impatto sul sistema classico di questa visione (scardinamento) l'opera di Berle e Means è stata praticamente rimossa.
      Poco dopo una visione più mainstream si affaccia a dire cose analoghe senza impatti dirompenti.
      E. Chamberlin e J. Robinson (separatamente) definirono una condizione di oligopolio (intermedia tra concorrenza e monopolio) in cui il protagonista era ancora l'imprenditore (secondo J. Schumpeter). Tale interpretazione ricucì lo strappo ed è arrivata indenne fino a noi.
      In realtà il sistema di aziende a cui tende il sistema ue-uem ha ben poco a che vedere col sistema classico puro di cui von Hayek è il portabandiera da prima della IIWW in qua.
      Domenica a Pescara ho sentito il prof. Pozzi dire qualcosa del tipo : L'Italia può stare senza grande industria? Si certo, però bisogna
      prepararsi bene (o qualcosa di simile). Ed è l'unico economista che io abbia sentito argomentare in tali temini.
      L'Italia ha ancora un tessuto di aziende (per quanto tempo ancora?) "ma" sono piccole e medie per circa il 99% della consistenza. Ci
      converrebbe pensare che "piccolo è bello" e lavorare per questo? Nella consapevolezza che parecchie cose vanno riviste e quindi bisognerebbe prepararsi bene?

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    3. Sante parole Neri. Non solo la struttura del capitalismo italiano è tale per cui applicare un "mondo di von Hayek" ha una portata distruttiva di quei valori antropologici e culturali che ne caratterizzano l'identità, ma provova la conseguenza di un impoverimento (da modello finanziarizzato di oligopolio in posizione abusiva) ancora più devastante rispetto ai nostri concorrenti euroti.
      Proverò a far scrivere Cesare (una.."impresa" :-)).
      Ma il tuo intervento merita una lode. Grazie

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  13. Ciao 48!
    leggo ora la seconda cattiva notizia in due giorni. Non solo il ritardo accumulato ha fatto si che io non potessi assistere al tuo intervento, ma é pure saltato lo streaming e non potrò vederlo. :(

    Un vero peccato. Grazie di tutto come al solito, articolo molto toccante... nel sensoche va a toccare prprio il bubbone purulento del principale complice del pude, ovvero l'insieme dei media mainstream italiani e le loro sordide motivazioni.

    per tacere della classe intellettuale, di cui ha ben parlato Diego fusaro, e non serve aggiungere altro.

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    1. Spero che Alberto mi faccia sapere quando sarà disponibile per tutti il filmato...(manco mi ricordo bene cosa ho detto: ero veramente stanco :-))

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  14. Condivido pienamente la tua analisi. La voglia di scrivere un post mi è venuta pure a me ascoltando i giornalisti senza diritto di replica (diritto di replica opportunamente negato, forse, perché è evidente che avrebbero rischiato il linciaggio). Da quelle bocche è veramente uscito di tutto. L’intervento più onesto è quello che in fondo ha ammesso che sanno, ma non possono dire; atteggiamento in parte comprensibile e in linea con quei meccanismi già analizzati sul blog anche nell’articolo sul monopolio dell’informazione . Oltre a quanto da te evidenziato, ho trovato alcuni interventi davvero offensivi. La santorina si è presentata davanti una platea di oltre 400 persone (sicuramente con grande coraggio) ignorando che in quella sala c’era gente di destra e di sinistra e che è riuscita a mettere da parte lo spirito accecato ed ottuso da stadio che tifa solo e soltanto per il proprio colore e condanna il PUD€ unanimemente. Il riferimento a Berlusconi (monopolizzatore dell'informazione) pertanto, non solo è stato fuori luogo, ma davvero irrispettoso nei confronti di tutti quelli che (contrariamente a quanto riesce a fare lei) sono andati oltre da un bel pezzo. Così come dire che l’euro è un argomento troppo difficile per poterne parlare. Condivido quanto ha detto Mons Colombo, ed anche in questo caso l’uscita è stata davvero becera e sconveniente. Credono davvero che gli italiani siano solo quelli che guardano il Grande Fratello o Uomini e Donne? La platea dei presenti non è una piccola rappresentazione del pubblico televisivo? Alcuni hanno capito tutto, altri hanno capito meno, ma erano là con l’intento di capire meglio sacrificando tempo libero che avrebbero potuto dedicare alla famiglia e al riposo (con sacrificio – perché la conoscenza richiede sempre un sacrificio) . La corretta e plurima informazione non serve proprio a formare, istruire, incrementare il senso critico e la libertà mentale di fare una scelta? E ancora, e scusami se sono prolissa, Feltri che tra le tante cazzate che ha detto è riuscito pure a fare l’allusione che tutti quelli che vogliono uscire dall’euro sono disperati e disoccupati e quindi gente non consapevole ma solo in cerca una via d’uscita? Può pure essere che a volte la disperazione rende i neuroni più sensibili, ma io credo di più nella modestia, nel principio socratico che è più saggio colui che sa di non sapere…e infatti tanti disoccupati ognuno per una strada diversa ma hanno scoperto qual è il cancro che ci sta uccidendo, mentre persone come lui, bocconiani sedicenti colti ma invece solo pieni solo di protervia, ripetono solo un mantra, e pure male.

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    1. Sofia hai ragione: mi sa che occorre fare un convegno su "Europa e media". Ma senza i giornalisti: parlano e discutono solo i "citttadini informati". E, se vogliono, vengono ad ascoltare. Se non gli andasse, pensassero a quello che ci fanno subire ogni giorno, 24 ore su 24, da anni.

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    2. "perché la conoscenza richiede sempre un sacrificio". Grandissima! Vero, capire è anche fatica ma è anche vero che "più sai e più ti diverti", diceva un satiro. Hanno creato un esercito di obnubilati (colti e meno colti). E non ho potuto fare a meno di notare "coso", quello della radio di confindustria, ma sì, come si chiama, quello con la barba (nera),Spemia.. Spezia...Spelia...che ha citato Fusaro così: "...coso lì...Fusaro". Ma che bravo! Siamo al dileggio della cultura, che fa scopa con Michele Boldrin che scrive (su twitter) a Claudio Borghi "vai a spiegare quadri". Quanta bruttezza in questi attegiamenti, e, chi non riesce a coglierla, è perduto. È questa la nostra vera battaglia, riportare la cultura nella politica e nell'economia, che è quello che fa 48 con con questo blog o Cesare Pozzi nei suoi interventi

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    3. Concordo in toto.
      Il discorso sull'informazione è indispensabile, è complementare a quello sull'economia.
      Va articolato e documentato bene, per spiegarci (e poi avere gli strumenti per spiegare) come l'informazione mainstream è stata completamente asservita. Tempi, processi, magari episodi chiave, lavoro quotidiano, ecc.

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  15. Pensavo di essere l' unico, neanche a me hanno ancora risposto... :(

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  16. Ottima idea, mi piace! o magari invitiamo i giornalisti esteri, che qualche cosa di più mostrano di sapere o hanno il coraggio di riportare

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    1. Dovremmo invitare (frattal)Lutwak e magari Krugman.
      Ma a parte gli scherzi (e 'ndo li prendiamo li sordi?), l'idea di fare un convegno molto aperto al dibattito SOLO su questo tema, significa andare al cuore del problema PUD€.

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    2. secondo me la cosa migliore sarebbe invitare giornalisti italiani E esteri. così da sbattere in faccia almeno la differenza di vedute italia-resto del mondo...dato che sui teleschermi vengono invitati sempre quei 3-4 fedelissimi al regime.

      mi unisco cmq a quelli che sperano di poter vedere il tuo intervento in streaming al più presto.

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  17. Credo che andrebbero seguiti sul loro terreno i ragionamenti dei giornalisti . A Feltri Se la notizia del giorno è ,per es la vendita di un pezzetto di Eni,allora vorrei sapere perchè lo fanno, se è giusto farlo,se non ci sono alternative a non farlo e a fare uno sforzo di immaginazione e guardare a dopodomani: che ci porterà ?
    Anche se credo che sia corretto affermare che parlare DOPO delsuccesso prima è spesso improduttivo, vorrei sapere con cosa lo sostituirebbe...

    Invece da ignorante totale in corso di aggiornamento rapido ,penso che se proprio di dovesse fare un sondaggio lo farei sul recupero della sovranità nazionale non sull'Euro: scommetto che si raggiungerebbero percentuali molto più alte. Non ha senso un referendum sulla soluzione tecnica (quella che poi va fatta all'improvviso).

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  18. LOGORROICI, INVOLUTI, MONO-NEURONICI, MONO-TEMATICI, GONADISTI .. UN POCO DISPERSI NELLA CONSAPEVOLEZZA .. CERTA

    Non c’ero anche se "cero", con quei “lumi” caparbiamente accesi oltre le “siepi”, oltre i “tunnel” come abbiamo imparato dalla Storia.
    Una bella considerazione l’ha scritta un “musico” delle a/simmetrie dei tramonti - conosce la ” note” che aiutano a connettere emisferi “destri” e “sinistri” oltre gli “automatismi condizionali“ e quelli “vincoli esterni”:
    NON VOLEVO PRESENTARE LORO A VOI, MA VOI A LORO
    e qualcuno di “loro”, più consapevole “di pria”, inzia a fare qualche riflessione che molti fanno da tempo, beyond, tra Madams & Knights ..

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  19. Galeotto fu lo streaming... mi dispiace che il tuo intervento, a cui tenevo particolarmente, sia saltato: spero sia recuperabile.
    Il prof. Pozzi è veramente una persona speciale, con una preparazione e una generosità impareggiabili: sono convinto che sarebbe rimasto in sala a continuare l'esposizione, senza pranzare, anche per un manipolo di persone; ad un certo punto aveva anche preparato qualcosa su Georgescu Roegen ( che trattasti nel post "Produttività, falso mito della concorrenza perfetta...) ma si è autostoppato:-).
    L'ottima impressione che mi fece quest'estate a Viareggio è stata confermata appieno.

    Non mi è sembrata molto indovinata la tavola rotonda con "l'informazione" che, di fatto, vi/ti ha tolto tempo prezioso; da casa ho avuto l'impressione che - salvo Massimo Rocca e Vito Lops - gli altri siano venuti per cambiar aria alle terga, con qualcuno "in altre faccende affaccendato": ci sono centinaia di persone che si sono mosse da tutta l'Italia per essere lì, per comprendere e far comprendere, e "quel qualcuno" trova più interessante giochicchiare con lo smartphone per sapere "quanto fa aa Roma"; che professionalità!

    Piccolo aneddoto: poco prima che iniziasse il dibattito (la camera e i microfoni sempre accesi) si sono seduti Angelini e Lops; i due hanno incominciato a parlare del più e del meno, delle tematiche che avrebbero affrontato di lì a poco: ne è risultato un formidabile fuorionda con Angelini che, balenando l'ipotesi di parlare del famoso aumento della benzina di 7 volte - cavallo di battaglia dell'esimio Plateroti del Sole24 Ore - ha fatto venire i sudorini freddi al giornalista del Sole che lo ha pregato - come favore ad un amico - di soprassedere: ciò avrebbe scatenato la platea che "non aspettava altro".
    Come fai notare sempre più italiani cominciano a unire quei famosi puntini e il tempo degli infingimenti è finito; i giornalisti devono decidere da che parte stare e soprattutto che informazione dare: qualcuno sembra averlo capito, qualcun'altro un po' meno.

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  20. Purtroppo a causa del ritardo accumulato nel programma non sono riuscito a vedere la presentazione del libro e sono dovuto andare via prima; spero nei video promessi dal Cavajere Nero.
    Mi ha fatto molto piacere averti conosciuto di persona e aver scambiato due parole direttamente.
    Avrei voluto che Pozzi avesse avuto più tempo per finire la sua presentazione anche perché la sua analisi ha un punto di vista un po' diverso e ci avverte che più passa il tempo e più il tessuto produttivo del paese viene distrutto o svenduto più sara dura la strada per uscire.
    Cosa dire dei giovani giornalisti, sembra che le loro menti siano state plagiate dal "sistema" perché nate e cresciute nel sistema, sembrano talmente rigide, da impedirgli di pensare che esista un passato diverso, tant'è che reputano inutile di parlare di cosa sarebbe successo se le cose fossero state fatte diversamente. (forse conoscere la storia ti permette di capire il presente? e saper agire per il futuro?). Ridicolo poi chi dice che non si può protestare sempre a posteriori. Come potrebbe, la massa, protestare di una cosa che non conosce perché il mainstream non la reputa una notizia e quindi la dà solo dopo, tra l'altro deformandola, quando ormai la frittata è fatta? Perché sembra che la scelta delle notizie i media le subiscano dal metodo auditel...insomma pura malafede in crosta di plagio.

    Gran sorpresa da Massimo Rocca, lo seguirò con più attenzione ora.

    Grazie ancora per la disponibilità e il lavoro che stai/state facendo!

    Saluti

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  21. Quarantotto, ho una stima infinita.

    L'apparente involuzione e la digressione sono, per esperienza, l'espressione di una mente che ha un approccio sistemico all'analisi che, per natura "spaziale/dimensionale", è ricorsiva. Credo sia inutile sottolineare la rarità di questa dote, che porta alla modellizzazione coerente del reale.

    La tua produttività (a quattro mani :-)) è invece evidente espressione di un motore intellettuale e passionale fuori dal comune... ma la domanda da sfamare è da inflazione a due cifre! Grazie!


    p.s.

    Lops e Rocca erano gli unici giornalisti presenti.

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    1. Oh ma grazie: mi ritrovo nella tua analisi funzionale-cognitiva. Te ne intendi di funzioni cognitive e di strutture logico-emotive delle persone. Torna a sintonizzarti su queste frequenze. Mi consola non dover prendere come bench-mark la descrizione del mondo e la categorie del buon Guerani...

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  22. sì giusto poi volevo anche io dire che Massimo Rocca, che forse colpevolmente non conoscevo, ha detto delle cose proprio limpidamente vere. compresa la chiosa finale sul "ci manca un testimonial politico".

    Stendiamo un velo sulla Innocenzi invece che pensa che l'istanza economica, oltre che scissa dalla politica, sia addirittura così inferiore in importanza da meritare di essere oscurata ogni volta che c'è un fatto da lei definito politico.
    Non capisco perchè Bagnai sia così politically correct con lei...forse perchè spera di tramutare servizio pubblico in trasmissione potenzialmente utile alla causa...ma con questi presupposti non penso proprio sia possibile.
    Questa è gente che non solo scinde politica da economia...ma addirittura non sa cosa sia la politica (le donne di Berlusconi sono un fatto politico?).

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    1. Restando insondabile e insindacabilmente personale il public relation di Alberto, altrettanto personale è l'intuizione sostanziale che la categorizzazione concettuale della "tipa" è troppo al di sotto dello standard qui condiviso per poter essere considerata rilevante. Ci penserà lo sviluppo degli eventi. Tante giornaliste, come accadde alle vestali del craxismo, rischiano di divenire poi irriciclabili.
      Come ho già detto, quando la Gabbbbbanelli riceverà gli spernacchiamenti diffusi, il ripristino della democrazia costituzionale del 48 sarà finalmente vicino (ma potrebbe non accadere mai nella forma pura legale-razionale che sarebbe asupicabile per il bene comune, purtroppo)... :-)

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  23. Aspetto le registrazioni degli interventi di Pescara con la stessa impazienza con cui ho atteso l'arrivo del suo libro.

    Per non limitare questo commento ai ringraziamenti, vado leggermente OT.

    Tratto dal dizionario della lingua ITALIAna 'Bagnai & co'.

    COLLABORAZIONISTA: Colui/colei che guardando l'immagine qui, pensa ed esclama "che schifo. Ci meritiamo l'invasione teutonica".

    Mavaffanculo collaborazionista.

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    1. Svissero, come va l'attività di de-puddinizzazione sul territorio?
      Devo venire a Venezia (o dintorni)?

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    2. Venezia centro storico è così tanto 'tedesca' nel suo modello economico che i concetti depudinizzatori non hanno attecchito granché.

      Ma basta attraversare il ponte della libertà che ci si trova immediatamente su un terreno reso 'fertile' dalla mancanza dei 25 milioni di turisti su cui l'isola costruisce il proprio pil fatto di solo export.

      Ho puntato sui membri di associazioni cittadine con ambizioni alle comunali del 2015 che soffiano sulle conseguenze del tutto export, che si stanno traducendo in termini di tagli ai servizi per i residenti.

      Ma non uniscono i puntini anche perché sono tutti o quasi in conflitto di interesse.
      In terraferma il discorso è più grave perché oltre agli stessi tagli si aggiunge la depressione da mancanza di domanda interna.

      Duri i banchi.

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  24. Il problema, in effetti, è proprio la disinformazione fatta dai media. O meglio, l'informazione di regime.

    Un caso esemplificativo, è dimostrato dal danno provocato dai "Bignami di economia e di storia di Eugenio Scalfari", lamentato, a suo tempo, anche da Emiliano brancaccio qui.

    http://www.emilianobrancaccio.it/2013/02/26/leuro-e-ormai-un-morto-che-cammina-occorre-tentare-una-exit-strategy-da-sinistra/

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    1. Non a caso, nel mio intervento ho detto che, in base all'operazione mediatico culturale dell'euro-costruzione, si è avuta un'operazione di traslazione concettuale: l'economia politica è divenuta oligarcia politica e la democrazia rappresentativa è divenuta oligarchia rappresentativa

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    2. Che, ovviamente, può "rappresentare" al massimo se stessa, come tutte le oligarchie. ;-)

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  25. Che coraggio......
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-29/olivetti-%E2%80%93-carlo-de-benedetti-mix24-radio-24-se-capitani-coraggiosi-sono-colaninno-e-bernabe-allora-preferisco-partecipazioni-statali-101454.shtml?uuid=ABLA63Z

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  26. Caro 48, condivido il tuo giudizio sulla qualità dei giornalisti convenuti.
    Nella pausa caffè seguita all'incontro con loro, a Feltri che cercava di declinarmi ILVA e Alitalia nella versione castacorruzione, ho avuto il piacere di raccomandare: "studia, studia..." con il tono di chi dice "beato te che non capisci un ...". E dall'espressione un po' smarrita con cui mi ha guardato sarei quasi tentato di credere che l'ha percepito, come se un conato di resipiscenza gli avesse restituito la dimensione della sua pochezza.
    La signorina Giulia, non pervenuta.
    Spetia idem, ma a lui almeno si potrebbe concedere l'attenuante dei postumi della notte precedente e sospendere il giudizio. Volendo essere generosi, of course.

    I brusii di biasimo che seguivano puntualmente ogni cazzata sparata da costoro mi hanno però consolato, vuol dire che tanto spazio per raccontarcela ormai non ce l'hanno, almeno non più con noi.

    Un rammarico: il vulcanico Pozzi, che proprio nunjafà a esporre in maniera coordinata e continuativa. Alla fine ti lascia come se avessi assistito a un film erotico: hai un'infinità di stimoli, ma sei inappagato.
    E a proposito: ho trovato il tuo intervento perfetto, per chiarezza e logica nello sviluppo. Se sostieni che a quel punto eri stanco, allora va bene che nelle scalette tu intervenga per ultimo!

    Davvero un enorme grazie, a voi come relatori ma anche alle bellissime persone che hanno assistito all'evento.


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  27. Forse lievemente OT ma...... Oooops!!!! E questo cosa è!?

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/10/29/Deutsche-Bank-frana-utile-trimestre-94-_9536105.html

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  28. Così come la storia aiuta a capire le dinamiche economiche, essa stessa aiuta a capire anche le dinamiche del mainstream informativo. Quelli che oggi dicono che dall'euro non è possibile uscire, che ormai è fatta, e che la crisi delle nostre imprese non dipende dall'euro ricordano chi confidava nella supremazia e nella protezione dei nazisti . Due anni dopo il vento era cambiato ed anche il mainstream si era adeguato

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  29. Premesso che sono state due giornate non descrivibili attraverso la sintetica generalità degli aggettivi, non ho ancora capito cosa ho capito. Condivido pienamente la scelta di porre alla fine il discorso giuridico: primo perché l'elaborazione dell'ultima cosa impressa tende un po' a sommergere ciò che viene prima, ponendolo quindi in risalto, secondo perché per seguirlo e formarsi un'idea, non sono necessarie mille nozioni tutte legate tra loro... Alla fine, mi sono fatto due piaceri a partecipare. :-)

    Traendo un filo conduttore, la mia sensazione è che partendo dalla semplice analisi della realtà circostante, si sia giunti ad una critica del nostro modello razionale, fermo per il suo ostinarsi a cercare vanamente di rappresentare un solido su un piano cartesiano.

    Riprendo il discorso dalla funzione di produzione, nella sua forma y=f(K, L), che a livello aggregato altro non è che la funzione di crescita del modello di Solow dove L è sostituito da N. Notiamo la dualità marxista quando si tratta di intendere il capitale come più legato al fattore terra, originando un sistema a capitalismo industriale, in cui il processo di creazione della ricchezza è dato dalla capacità di generare profitto attraverso l'impiego di questo capitale fisico e dell'altro fattore, il lavoro. Dall'altra parte, intendendo il capitale K come maggiormente legato al risparmio e quindi in grado di creare profitti da esso, abbiamo un processo di capitalismo più propriamente finanziario e la contrapposizione tra L e K simboleggia ora l'aggressività del capitalismo finanziario su quello più propriamente industriale.

    Rappresentando un'idea più o meno tridimensionale, l'equazione di Solow la vedo più corretta come Y=f(K,L,T) e per rappresentarla in veste grafica ci serve anche un terzo asse, la profondità, data dal fattore T(erra). Sugli altri assi: L(avoro) sulle ascisse e K(capitale) sulle ordinate.
    Intuitivamente dovremmo visualizzare tre facce, la cui base è data da L e T. Lavoro e Terra, fanno pensare al popolo e al territorio, elementi costitutivi dello stato, ma anche alle prime tribù o ai primi fattori di base con cui l'individuo primitivo produce ricchezza, intesa come capacità di provvedere al soddisfacimento dei propri bisogni, necessari e via via più voluttuari. Fa anche pensare alle grandi opere della spesa pubblica: la metropolitana di Mosca o la Cupola del Giglio e via via.
    K e L danno come già detto l'idea di capitalismo attraverso il processo produttivo, mentre la relazione più interessante è data da K e T, dove il fattore lavoro scompare e ben rende l'idea della produzione di ricchezza non attraverso un processo produttivo, ma attraverso la sua estensione nello spazio, cioé attraverso lo scambio.
    Ponendo l'origine dei tra assi come punto di partenza, obiettivo della crescita è che avvenga sui tre fattori produttivi in una logica di ottimo paretiano, cioé tendendo verso un'ipotetico vertice opposto a quello di origine.
    I rendimenti dei fattori sono decrescenti sul fattore mancante: tipo un uso eccessivo di capitalismo industriale, produce a seconda del livello tecnologico, un determinato effetto via via decrescente e negativo sul fattore terra, tipo l'inquinamento. Un eccessivo capitalismo finanziario produce un effetto via via decrescente sul fattore lavoro, mentre un eccessivo "assolutismo statalista", produce via via un effetto negativo sull'accumulo sul capitale.

    Infine, sarebbe interessante inserire qualcosa di simile alla dimensione temporale, come un'origine traslata in grado di modificare l'orientamento relativo del trend di crescita rispetto agli assi primari, a seconda del modello di sviluppo dominante.

    Non lo so, comunque, dopo questi due giorni, ho fondamentalmente in testa queste riflessioni e che serva un modello razionale di crescita, reazionario rispetto a questo attuale e per certi versi parzialmente opposto.

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    1. Grande! Hai provato a metterci in mezzo il fattore antropologico "organizzazione collettiva" (Stato, nella moderna accezione)? Sia la dimensione finanziaria-spaziale-commerciale sia la distruzione di T ne sono stati finora limitati. Ed è questa la ragione per cui, aumentando la tecnologia e le vie di comunicazione, per definizione, lo Stato è indispensabile. K finanziario e profitto-rendita itinerante ti verranno sempre a...cercare e questa difesa Immunitaria dell'essere umano-sociale ha costantemente funzionato: ora pare che vogliano eliminarla....

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    2. Hai subito colto il punto mancante. Il sistema stato dovrebbe restare esogeno per fornire capacità previsionale e venga rappresentato attraverso variabili descrittive di un determinato indirizzo di sviluppo: a naso, qualcosa di simile al Gini, all'inflazione e una serie di variabili descrittive a grandi linee dell'indirizzo alla spesa pubblica (welfare, ricerca, infrastrutture etc).

      Sarebbe poi interessante la possibilità di traslare gli assi, che rappresenta la variazione dell'indirizzo ecnomico nel tempo: cambiando le variabili esogene, le forze endogene darebbero luogo ad un diverso sviluppo e sarebbe quantificabile lo spostamento sul fronte dell'accumulo di capitale, del fattore ambientale e sull'occupazione sia in termini relativi che assoluti. Non so se si capisce.

      Pensa alla Cina: finché la sua economia non si è aperta al mercato, cambiando quindi politica che nel modello significa traslazione degli assi e variazione delle variabili, di fondo non si è fortemente sviluppato il manifatturiero e il problema inquinamento non era così rilevante come oggi, per cui il modello, per come l'ho in testa io, dovrebbe essere capace di quantificare e prevedere sia la crescita dell'accumulo di capitale che il danno ambientale e fornire una previsione occupazionale.

      Infine, il modello andrebbe calibrato rispetto all'esperienza storica, per trovare le giuste curve analitiche: plotti i dati e in base a ciò ne ricavi la relazione. Solo che ci vorrebbe un ingeNIERE aerospaziale. Immagina di muovere attraverso un joystick una pallina in un cubo e, a seconda dell'intensità e della direzione, le forze contrastanti (no free lunch) ti portano in direzioni diverse da dove vorresti andare.

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