mercoledì 9 marzo 2016

SISTEMA MONETARIO INTERNAZIONALE E NEO-FEUDALESIMO DELLE ISTITUZIONI FREE-TRADE


http://franklycurious.com/media/1/20140707-feudalismthennow.jpg

Per chi fosse alla ricerca di un riassunto del lungo discorso che si è qui (e su Goofynomics...ma non garantisco personalmente, pur essendo amico di Alberto) svolto nel corso di questi anni, consiglio la lettura, rigorosamente reiterata, di questo ulteriore post di Bazaar, incluse le note
Ho aggiunto varie osservazioni, soffermandomi in particolare sul concetto di "istituzione", che ho colto l'occasione per focalizzare, essendo alla base della "intenzione" cognitiva posta alla base di questo blog (intendiamoci: l'ordine sociale non è totalmente assorbente della dimensione umana: anzi, l'essenza della vita, come fenomeno autoesplicativo e autosufficiente al principio di coscienza individuale, esige un intento che sappia difendersi dalla invadenza dello stesso ordine sociale. Conoscere l'essenza delle scienze sociali, può essere uno di questi modi per difendersi e ricalibrare progressivamente la percezione di sé e la descrizione del mondo che ne consegue...)

Preambolo di raccordo col precedente post
Riprendiamo il filo... dialettico.


« [L'Istruzione in una Società Scientifica:] Gli uomini e le donne ordinarie, saranno, secondo le attese, docili, industriosi, puntuali, spensierati e contenti. Di queste qualità probabilmente il contegno sarà considerato la più importante. Per produrlo saranno chiamati in causa tutte le ricerche in psicoanalisi, comportamentismo e biochimica […] Tutti i ragazzi e le ragazze impareranno in tenera età ad essere ciò che si dice “cooperativi”, cioè disposti a fare ciò che fanno tutti gli altri. La propria iniziativa sarà scoraggiata in questi fanciulli ordinari, e l’insubordinazione sarà scientificamente abolita in essi, senza l’uso di punizioni. [...]
In quelle rare occasioni in cui un ragazzo o una ragazza, che abbia superato l’età entro la quale è agevole determinare lo status sociale, mostri una marcata abilità tanto da sembrare un pari dei dominanti, si presenterà una situazione difficile, che richiederà un’attenta considerazione.
Se il giovane sarà contento di abbandonare i suoi compagni e di gettarsi di tutto cuore nel campo dei dominanti, potrà, dopo opportune valutazioni, essere promosso; ma se mostrerà una qualche forma deprecabile di solidarietà con i suoi compagni d’un tempo, i dominanti dovranno in modo riluttante concludere che nulla può essere fatto per lui all’infuori di spedirlo alla camera letale prima che la sua intelligenza indisciplinata abbia il tempo di diffondere il seme della rivolta. Questo sarà un compito doloroso dei dominanti, ma penso che essi vi lavoreranno senza cedimento » Bertrand Russell, 1931, “The Scientific Outlook” [...e le teiere kalergiche]
 Nella puntata precedente abbiamo cominciato a introdurre il concetto di moneta evidenziandone l'endogenità, e alcuni aspetti fondamentali di organi, enti ed istituti che la controllano e la gestiscono, a loro volta oggetto di contesa tanto istituzionale quanto extra-istituzionale. Si è ripreso il concetto degasperiano di “quarto partito”.

L'arena di lotta politica rappresentata dallo Stato-nazione, emerge per essere l'unica cornice istituzionale dove effettivamente possono manifestarsi con evidenza, [tale cioè da essere criticamente percepibile], la doppia verità, l'amoralità e, necessariamente, la massima delle illegalità ad opera delle classi dominanti, ovvero quella costituzionale.

L'obiettivo è individuare la centralità della moneta nel conflitto tra classi.

In questa puntata si introdurrà la teoria del circuito monetario in modo da delineare il conflitto distributivo in funzione dell'istituzione monetaria e integrarla con alcune fondamentali dinamiche sociologiche.

1 – Il circuito monetario e il conflitto tra classi: «ma sono tra chi le dà o tra chi le prende?»


«La saggezza del mondo insegna che è cosa migliore per la reputazione fallire in modo convenzionale, anziché riuscire in modo anticonvenzionale», J.M. Keynes, “La Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta”, 1936

«I lavoratori spendono ciò che guadagnano, i capitalisti guadagnano ciò che spendono»[1],
 Michał Kalecki

1.1. Alcune ricerche hanno suggerito che parte della classe media è convinta di far parte della classe dirigente, mentre parte dell'élite non è convinta di essere tale: secondo il sociologo Charles Wright Mills, quest'ultima sarà composta da soggetti più motivati a far di tutto per rimanere i soli al potere, mentre la prima, evidenziamo noi, sarà tendenzialmente funzionale alla scarsa mobilità sociale e incapace di perseguire i propri interessi.

Avendo individuato nel controllo del credito il primum agens (ovvero “la causa prima”) nel plasmare i rapporti di produzione, possiamo concentrare l'attenzione sui soggetti coinvolti nel conflitto distributivo e, per farlo, rimaniamo con Augusto Graziani, il prestigioso economista esponente della tradizione post-keynesiana italiana: 
«[...] i meccanismi del mercato [possono       essere descritti] come un circuito monetario, rigettando la teoria marginalista della distribuzione e definendo il denaro come un'istituzione e non come un prodotto spontaneo del mercato (Lüken Klassen, 1998)».
Ovvero la moneta non è neutrale: parteggia dal lato di chi la controlla.
1.2. [NdQ: appare opportuna una precisazione sul concetto di "istituzione": nell'epigrafe di questo blog, il termine istituzioni è riferito a quelle "formali", in particolare giuridicamente regolate (cioè istituzioni "visibili" regolate dal diritto prodotto dallo Stato: sul piano politico, sono le più significative, ovvero dotate di effettività secondo il criterio della legittimità). 
In teoria generale del diritto, si evidenzia che il riconoscimento del diritto positivo, cioè statuale, in modo diretto, o indiretto (ipotesi che, come più volte si è qui sottolineato, vale anche per le fonti del diritto europeo e internazionale; cfr; artt.10 e 11 Cost. ) - cioè un riconoscimento anche ex post rispetto alla realtà comportamentale regolata, in quanto preesistente, es; il "possesso" o la "famiglia" o, de facto e storicamente, la stessa moneta-  è un'aspirazione costante per la c.d. effettività dell'istituzione: ciò gli conferisce, infatti, una radicazione stabile nel determinare aspetti fondamentali dell'equilibrio o della conservazione dell'assetto sociale.
Ma sul piano dell'analisi sociologica, a cui pare obiettivamente far riferimento Graziani, il fenomeno della "istituzione" dà luogo ad una tassonomia che, per quanto controvertibile (essendo più ampia di quella ricavabile dal dato positivo di una norma statuale che la disciplina), ci consente di comprendere meglio la pluralità di attitudini al comportamento "regolato" cui dà luogo la moneta.

Come vedrete, posto sul piano delle istituzioni, l'aspetto sociale della moneta coinvolge non solo una serie di strutture fondamentali, entro cui si svolge il nostro vivere secondo determinati "ruoli" e secondo regole di comportamento, ma anche la più generale finalità di organizzare l'intero orientamento dei comportamenti sociali intorno a un equilibrio che può essere "conservato" - assetto allocativo statico e, pretesamente, ottimale, predicato dai liberisti- o "promosso" - sviluppo accrescitivo della ricchezza generale, in una dinamica di allargamento costante della sua distribuzione, secondo la teoria keynesiana. 
L'istituzione moneta può assolvere a entrambe le funzioni: e il discrimine tra "assetto allocativo" e "sviluppo-crescita-redistribuzione" è il perseguimento, o meno, della stabilità (del suo valore) che si compendia in assenza di inflazione, ovvero (ma è una pretesa che sta fallendo sotto i nostri occhi), assenza di variazione dell'inflazione rispetto a un target arbitrariamente costante:


L'istituzione è qualcosa di più generale di un ente, è un comportamento oggettivato
L'oggettivazione può avvenire tramite due tipologie di strutture:
  • le strutture visibili (organizzazioni pubbliche e private, oppure gruppi primari come la famiglia)
  • le strutture simboliche (i contenuti culturali condivisi, come l'inno nazionale, i rituali come i riti religiosi ed il linguaggio come la lingua italiana).
L'istituzione è quindi una regola di comportamento oggettivata in strutture diverse. Se un comportamento istituzionalizzato è "una cosa da fare" esso rappresenta una regola vincolante, una norma sociale a cui adeguarsi.
Le istituzioni si identificano con uno scopo e una durata che trascendono la vita e le intenzioni umane, e con la creazione e l'applicazione di regole che governano il comportamento umano. In quanto strutture e meccanismi di ordine sociale, le istituzioni sono uno dei principali oggetti di studio delle scienze sociali, tra cui sociologia, scienze politiche ed economia.
Come meccanismo di cooperazione sociale, le istituzioni si manifestano sia come organizzazioni formali, e reali, come il Parlamento della Repubblica Italiana, la Chiesa Cattolica Romana o la Banca d'Italia, che come organizzazioni e ordini sociali informali, che riflettono la psicologia, cultura, usi e costumi degli esseri umani.
[NdQ: notare che si prescinde dal carattere della positività normativa statale e si pone attenzione su quella "sociale": sul piano della decisione politico-legislativa, tuttavia, difficilmente un'istituzione formale che sia fonte di un'ampia produzione di regole di comportamento, non riceverà una regolazione statuale: è pur vero che l'istituzione si manifesta, come fenomeno di assetto comportamentale regolato, finchè è effettiva, al di là del contenuto storico delle regole statali che la disciplinano
Va però aggiunto che caratteri giuridici fondamentali, sul piano fenomenologico, si presentano costanti nei secoli se non nei millenni: il modello del diritto romano, ad es;  è ovunque osservato in forma giuridicamente cosciente o anche solo "consuetudinaria", in istituzioni che tendono a conformare i comportamente per garantire de facto, la pace sociale; ad es; il possesso di beni mobili o immobili, non necessariamente corrispondente alla proprietà formale, e la stessa famiglia, garantita dall'obbligo di fedeltà che è funzionale alla identificazione della legittimità dei figli, inscindibilmente legata all'istinto di riproduzione]

Matrimonio e famiglia, come insieme di istituzioni, coprono aspetti sia formali che informali, sia oggettivi che soggettivi. Sia le istituzioni governative che quelle religiose creano e attuano regole riguardanti il matrimonio e la famiglia, creano e regolano vari concetti su come le persone si relazionano l'un l'altra, e su quali possano essere di conseguenza i loro diritti, obblighi e doveri.

La sociologia ha tradizionalmente analizzato le istituzioni sociali in termini di ruoli e aspettative sociali interconnesse. Le istituzioni sociali sono create e composte da gruppi di ruoli o comportamenti attesi. La funzione sociale delle istituzioni è servita dal soddisfacimento dei ruoli. 
Le richieste biologiche basilari per la riproduzione e la cura dei giovani, sono servite dall'istituto del matrimonio e della famiglia, creando, elaborando e prescrivendo i comportamenti attesi da marito/padre, moglie/madre, figli, eccetera.
L'istituzione, intesa come complesso di valori, regola non solo i rapporti reciproci nel gruppo, ma anche quei rapporti e comportamenti che un insieme di soggetti terzi hanno ed avranno nei confronti di tale gruppo. In tal senso, una istituzione come quella del matrimonio, definisce da un lato i rapporti fra i coniugi e gli obblighi esistenti fra loro come nascenti dal vincolo istituzionale, dall'altro i rapporti che gli altri soggetti estranei al matrimonio debbono tenere nei confronti degli sposi ogni qualvolta ne abbiano a che fare.
Tra le istituzioni più importanti vi è la "proprietà", che può essere pubblica o privata. Queste, considerate in astratto, possiedono sia aspetti oggettivi che soggettivi: esempi comprendono il denaro e il matrimonio
L'istituzione del denaro [NdQ: rectius: della moneta] abbraccia molte organizzazioni formali, comprese le banche, i dipartimenti governativi del tesoro e le borse, che possono essere denominate "istituzioni", così come esperienze soggettive, che guidano la gente nella propria ricerca del benessere economico personale. 
Istituzioni potenti sono in grado di attribuire un certo valore ad una valuta cartacea, e ad indurre milioni di individui alla produzione cooperativa e al commercio, per perseguire i fini economici che tale valuta rappresenta. L'esperienza soggettiva del denaro è così penetrante e persuasiva, che gli economisti parlano di "illusione del denaro" e cercano di liberare da esso i loro studenti, in preparazione all'apprendimento dell'analisi economica.

L'analisi economica identifica comunemente le istituzioni con i "padroni del gioco". Secondo questa visione comune, le istituzioni possono essere considerate come le creatrici ed attuatrici di norme, leggi e regolamenti, e le creatrici, in effetti, di un gioco in cui gli individui agiscono in modo strategico, ma prevedibile. Le istituzioni ben funzionanti dirigono e contengono questo comportamento auto-interessato, in modi che producono risultati positivi che scaturiscono dalla cooperazione sociale. Altre istituzioni, come i feudi, possono essere considerate come risultati negativi di un fallimento nello sviluppare forti istituti di cooperazione sociale. La teoria della scelta pubblica, una branca dell'economia strettamente legata alla scienza politica, analizza il comportamento delle istituzioni politiche nel compiere le proprie scelte, applicando concetti della teoria dei giochi per identificare le fonti di difetti sistematici. (NdQ: le asserzioni di quest'ultimo periodo, sono da prendere col beneficio d'inventario: solo una rigorosa analisi storica, non appiattita sulla reinterpretazione delle fonti secondo il criterio selettivo imposto dalle ideologie del presente, consente di ritenere accertate simili conclusioni, della cui pretesa "universalità" è compito delle scienze sociali proprio dubitare, per spingersi ad un costante recupero di dati interdisciplinarmente trattati che consentano di (tentare di) ricostruire la vera fenomenologia di fenomeni diversi e non costanti nel tempo passato]

1.3. Oltre alla funzione numeraria (di c.d. "unità di conto"), la moneta ha due funzioni:

1 – è un mezzo di pagamento in sé e non un mero mezzo di scambio;

2 – è una forma di ricchezza (c.d. riserva di valore) che può essere temporaneamente posseduta sotto forma di liquidità da investire opportunamente.

Possiamo quindi individuare tre gruppi sociali distinti in cui rapporti di produzione determinano una  subordinazione, interessi contrapposti ed una conflittualità:

1 – le banche, ovvero gli istituti di credito: valutano la (ri)concessione o meno del credito e del relativo tasso di interesse;

2 – le imprese: decidono quantità e livello dei prezzi delle merci;

3 – i lavoratori salariati: subiscono l'esito del conflitto tra banche ed imprese.

In questo modello le transazioni non sono bilaterali tra chi compra ed acquista come nell'economia di baratto, ma sono intermediate dagli istituti di credito: compratore ←→ banca ←→ venditore. 
È immediato intuire la centralità che riveste il sistema bancario.
Si evidenzia che non possono esistere depositi se prima non è stato concesso un credito.

I lavoratori salariati, in funzione della loro propensione marginale al consumo, tendenzialmente non restituiranno interamente la moneta – ovvero il loro salario – al sistema delle imprese tramite l'acquisto dei beni di consumo prodotti, in quanto vi sarà una preferenza per trattenere liquida una parte del loro reddito: il risparmio trattenuto dai lavoratori non potrà quindi essere usato dalle imprese per estinguere i debiti contratti inizialmente con il sistema bancario. [cfr. nota 3 puntata scorsa]

Le imprese – ricordando che  Y = C + I + G – T + X – M, con C = Cº + cY[2]  –  dovranno quindi:

arivolgersi nuovamente al sistema bancario per veder collocate presso le famiglie emissioni obbligazionarie a fronte di un interesse (che, in partita doppia, è «un costo per le imprese E→QUINDI un ricavo per le famiglie»[3], ovvero valorizzano quel risparmio (S) tutelato dall'art.47 Cost.;

bcontare sulla spesa pubblica (G), ovvero sulla domanda di beni e servizi da parte dell'ente statale (settore pubblico);

cesportare (X), ovvero contare sulla domanda estera.

1.4. Se il popolo è democraticamente sovrano (art.1 Cost.), la rigidità salariale[4] congiunta ad un intervento pubblico di spesa a deficit, contribuisce alla stabilità del sistema economico: il sistema delle famiglie e delle imprese possono estinguere i debiti inizialmente contratti con gli istituti di credito.

La rigidità salariale viene garantita da una forte azione sindacale (art.39 Cost.) e da una decisa politica in difesa della stabilità lavorativa e del potere di acquisto salariale (artt. 35,36,37 Cost.)

L'intervento pubblico di spesa deve essere volto a favorire la piena occupazione (artt. 1,3,4 Cost.), l'erogazione di redditi indiretti in forma di Stato sociale (artt. 31,32,34,38 Cost.) e l'assorbimento della sovrapproduzione causata dal sottoconsumo.[5]

A supporto del perseguimento degli obiettivi (costituzionali e democratici), la Banca Centrale – secondo le direttive dell'Esecutivo nella forma istituzionale del dipartimento del Tesoro del ministero dell'Economia e delle Finanze – adeguerà politica valutaria (per mezzo della gestione delle riserve in valuta pregiata – vedi X-M) e, in primis, monetaria (fissando il costo del denaro, ovvero il tasso di sconto) al fine del raggiungimento degli obblighi costituzionali medesimi.

1.5. Se “sovrana” è un'oligarchia bancaria, la spesa pubblica verrà tagliata, l'imposizione fiscale verrà aumentata (tendenzialmente gravando maggiormente sulle classi subalterne con minor capacità di elusione, oltre che contributiva)[6], redditi (C) e risparmi (S) verranno compressi, gli investimenti (I) crolleranno e  lo Stato sociale verrà smantellato. (Punti 1 e 2)

L'unico sistema produttivo che potrà sopravvivere sarà quello che riuscirà ad esportare secondo la logica dei vantaggi comparati[7]. (Punto 3)


2 – Banca centrale indipendente, deflazione e redde rationem tra capitalisti.


« La società può permettersi un saggio di inflazione meno elevato o addirittura nullo, purché sia disposta a pagarne il prezzo in termini di disoccupazione » Robert Solow

«la valorizzazione del capitale, per i capitalisti come classe, può derivare unicamente da scambi che i capitalisti effettuino al di fuori della propria classe, e quindi nell’unico scambio esterno possibile, che consiste nell'acquisto di forza-lavoro. Soltanto nella misura in cui i capitalisti utilizzano lavoro e si appropriano di una parte del prodotto ottenuto, essi possono realizzare un sovrappiù e convertirlo in profitto.  Il profitto dei capitalisti “può nascere soltanto dalla differenza fra quantità di lavoro totale impiegato e quantità di lavoro che torna al lavoratore sotto forma di salario reale”. Come poi il plusvalore sociale creato (in potenza) nella produzione si distribuisca tra le imprese dipenderà, di volta in volta, dallo specifico sistema di fissazione dei prezzi relativi “che riguarda esclusivamente i capitalisti nei loro rapporti reciproci» Augusto Graziani, “Riabilitiamo la teoria del valore”, citato da Marco Veronese Passarella.
2.1. Il grande capitale finanziario ama la deflazione perché non vuole veder svalutati i suoi crediti, ovvero i suoi investimenti: il lavoratore preferisce veder svalutato il salario reale a causa dell'inflazione piuttosto che non goderne proprio, come accade quando si è disoccupati. Specialmente se è indebitato, magari perché ha acceso un mutuo per acquistare un'abitazione.

Il passaggio da un'economia wage-led (in cui i consumi sono sostenuti da un livello salariale che cresce adeguatamente con la produttività), ad una economia debt-led (in cui la quota salari diminuisce rispetto a quella dei profitti)[8],  può essere considerata non solo come la “sconfitta” del lavoro contro il capitale, ma, dal momento in cui la famiglia si rivolge direttamente al sistema finanziario (indebitandosi) per sostenere i consumi, possiamo individuare una “vittoria” del capitalismo finanziario su quello produttivo
Poiché la partita è sempre doppia, il fatto che le aperture di credito vengono concesse alle famiglie piuttosto che alle imprese, comporta che una parte di risparmio venga raccolto e reinvestito in attività finanziare che non rappresentano l'economia reale, quella delle imprese: si genera un “reddito fittizio” fintanto che accorrerà del nuovo risparmio a gonfiare quello che non è altro che una bolla sul modello dello schema Ponzi.

2.2. Viene trasferita ricchezza direttamente dalla famiglie agli oligopoli della gestione del risparmio o dell'intermediazione mobiliare (non più disgiunti dagli istituti di credito), mentre il sistema delle imprese, senza moneta, va “in necrosi”.

Lo strumento fondamentale per raggiungere questi obiettivi di natura oligarchica è quello che sfrutta la curva di Phillips: poiché la dinamica dei salari monetari (wage) è correlata a quella dell'inflazione – ovvero all'aumento generale del livello dei prezzi – le strette creditizie producono deflazione, in quanto le imprese avranno più difficoltà a finanziarsi e aumenteranno i fallimenti creando disoccupazione: i consumi effettivi (ovvero la “domanda aggregata”) vengono compressi[9],  quindi si producono nuovi fallimenti, nuova disoccupazione, in un circolo vizioso fintanto che l'esercito dei disoccupati avrà raggiunto una dimensione tale da comprimere il livello dei salari a sufficienza da rendere il sistema economico “competitivo”... con i Paesi sottosviluppati.


2.3. Una stretta monetaria da parte della Banca Centrale (“indipendente”, ovvero controllata da un'oligarchia finanziaria) può essere funzionale ad infiammare questo processo.

L'eccesso di capacità produttiva conseguente implicherà la distruzione dei fattori della produzione per obsolescenza, perdita di competenze nel lavoro specializzato a causa della disoccupazione, e degrado dell'istruzione di massa (Art.34 Cost.↔ G, NdQ: cioè inevitabile taglio della spesa pubblica che, per prima, consentirebbe la "resistenza" alla pressione deflattivo-salariale), in un processo di deflazione da debiti che deindustrializzerà il Paese con maggior intensità tanto questo è collocato alla periferia del sistema economico internazionale. Nei Paesi periferici l'oligarchia bancaria nazionale si vedrà, in ultimo, anch'essa cannibalizzata da quella maggiormente internazionalizzata dei Paesi del centro.

Non esiste genialità imprenditoriale o finanziaria che tenga: la microeconomia è strutturalmente subordinata alla macroeconomia. (Che per i liberisti, infatti, manco esiste: essendo la doppia verità contenuta nel dogma dell'individualismo metodologico[11], una semplice arma ideologica in difesa degli interessi del Capitale).

2.4. Alla polarizzazione della ricchezza tra classi, si affiancherà la polarizzazione di potere politico, economico e militare, tra centro e periferia; la tecnologia fornisce un alto valore aggiunto alla produzione e un vantaggio militare, e le aree che vedono il proprio tessuto industriale irreversibilmente compromesso dovranno esportare tendenzialmente materie prime, nel caso non ne fossero in possesso, dovranno esportare il fattore lavoro: ovvero favorire l'emigrazione.



Questo processo viene innescato dal free trade, ovvero dal libero scambio, ovvero dallo scambio libero dalla repressione finanziaria a tutela dell'equilibrio della bilancia dei pagamenti nei rapporti commerciali tra Stati nazionali.

Poiché l'emissione monetaria della banca centrale può essere considerata come una “corda”, una stretta monetaria può distruggere valore e tasso di inflazione  (“trattenendo”), ma – poiché la moneta non è una “merce” – non potrà creare valore “spingendo” (la cordicella monetaria de) l'economia: ovvero dalle spirali deflattive si esce generalmente con l'economia “keynesiana” di guerra. 
Di Keynes ci si ricorda solo sul campo di battaglia. Quando è troppo tardi.

3 – Conclusioni, tra epistemologia ed esoterismo .


« Il poeta conduce solennemente i suoi pensieri sul cocchio del ritmo: di solito perché non sanno andare a piedi », F. Nietzsche, “Umano, troppo umano”

Non dovendoci noi preoccupare di far carriera nella professione economica, possiamo evitare il paradosso di Zenone (Bagnai, 2012) che potrebbe portare ad un'esoterica matematizzazione del piccolo modello che stiamo sviluppando: infatti, tramite un'analisi multidisciplinare, possiamo essere assertivi come Logica impone, identificando  la matematizzazione neoclassica stessa come mero strumento volto al controllo delle carriere accademiche e al relativismo “scientifico”; ovvero a quel cancro culturale che ci ha regalato il “permeismo”: data una giusta dose di astrazione infondata, si può “dimostrare” anche che l'emissione di moneta generi sempre inflazione, che il liberismo persegua gli interessi generali, che l'austerità sia espansiva e che  «il movimento non esiste»
Ma a noi il buon senso – e l'istinto alla sopravvivenza – ci fa affidare a Diogene mentre si attende l'avvento di Leibniz.

«[...] Se il simbolo, in quanto conforme allo scopo, raggiunge lo scopo, esso è realmente indivisibile dallo scopo - dalla realtà superiore che esso rivela; se esso invece non rivela una realtà, ciò significa che non ha raggiunto lo scopo, una forma, e significa che, mancando questa, non è un simbolo, non è uno strumento [...]
[Nella formalizzazione, ndr] come in ogni strumento della cultura, è compresa strutturalmente la sua conformità allo scopo: ciò che non è conforme allo scopo non è neanche un fenomeno della cultura
Pavel FlorenskijIconostasis, 1922

Ovvero, che l'economia mainstream sia una pseudoscienza, è naturale conseguenza delle scienze sociali stesse.  

Qualsiasi correzione e falsificazione di questa modellizzazione non può che migliorare la stessa.

Fintanto che il Capitale non ci avrà comprato. 



(Ma anche questo scenario è compreso nel modello → e lo convaliderebbe...)





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[1]    Kalecki sinteticamente spiega che “maggiore è il livello della produzione, maggiori saranno i profitti”.
[2]     Il PIL, ovvero il Prodotto Interno Lordo (Y), è uguale ai consumi (C), più gli investimenti (I), più la spesa pubblica (G), più le esportazioni (X) meno le importazioni (M), ricordando che la propensione marginale al consumo (c) dipende dal reddito. Tanto basta per analizzare gli aspetti politici ed istituzionali in esame.
[3]     Un'identità contabile (I) è un'identità (I): I→I . Ovvero Dio odia i moralisti perché ama la logica formale.
[4]     «La teoria [neo]classica ha infatti generalmente fondato il supposto carattere autoriequilibratore del sistema economico sull’ipotesi di flessibilità dei salari monetari; e, nel caso di salari rigidi, ha attribuito a questa rigidità la responsabilità dello squilibrio.[…]» J.M.Keynes, “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”.
[5]     Il sottoconsumo è il tipico risultato del conflitto nel distribuire il reddito tra i fattori della produzione [ricordando che, usando un'elementare annotazione neoclassica, la quantità prodotta y = ƒ (K,L) ]: se i lavoratori hanno la peggio nella lotta di classe, il salario perde la propria quota sul reddito prodotto in beneficio del capitale.
[6]     Si ricorda il teorema di Haavelmo per cui per cui in pareggio di bilancio –  ovvero in situazione di saldo nullo nella differenza tra entrate ed uscite del bilancio pubblico – ogni taglio della spesa pubblica ΔG = ΔT = ΔY: ovvero il taglio (Δ, delta, il differenziale, ovvero la variazione)  della spesa pubblica corrisponde ad uno sgravio fiscale di medesimo importo e ad una uguale contrazione  del PIL. Ovvero, col pareggio di bilancio in Costituzione, «chi  vuole eliminare gli “sprechi dello Stato spendaccione” per alleviarti dalla pressione fiscale, ti sta contestualmente togliendo  dal portafogli una somma di pari importo» (Bazaar, 2016). In generale, poi, poiché il moltiplicatore (keynesiano) del reddito della spesa pubblica è maggiore di quello fiscale, è molto più dannoso per il PIL tagliare la spesa pubblica che, in proporzione, inasprire il sistema fiscale.
[7]     La logica ricardiana dei vantaggi comparati impone che – date le disomogeneità del fattore tecnologico in un'area di libero scambio –  secondo un processo di causazione circolare e cumulativa , progressivamente si deindustrializzeranno le aree periferiche, specializzandosi in prodotti a basso valore aggiunto: sostanzialmente estrazione di materie prime, turismo e lavoro a basso livello di competenze (ovvero “si specializzeranno a non specializzarsi”, se non nella fornitura di abili da arruolare). Di converso il centro si specializzerà sempre più nei settori ad alto contenuto tecnologico (come quello militare) e ad alto valore aggiunto. Se in un'area di free trade così descritta si aggiungono degli agganci valutari, si innescherà amplificato quel ciclo minskyano chiamato “ciclo di Frenkel”, portando il fenomeno economico alle sue estreme conseguenze neocoloniali.
[8]     Per una trattazione più articolata, “L'Italia può farcela”, A.Bagnai,  2015, Imprimatur
[9]     O “distrutti”, se i tuoi idoli sono Himmler ed Eichmann.
[10]    Noto brocardo dell'economia sociale di mercato. (Soc€m)
[11]     «L'uomo ha bisogno continuamente del sostegno degli altri e se lo attendesse unicamente dal beneplacito degli altri lo attenderebbe invano. Sarà molto più sicuro rivolgersi al loro interesse personale, e persuaderli che il loro stesso vantaggio personale richiede che essi facciano ciò che egli desidera da loro. Negli altri uomini ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro egoismo; a loro non parliamo mai dei nostri bisogni, ma sempre del loro vantaggioAdam Smith, che anticipa come l'etica del padrone debba essere necessariamente introiettata da chi si desidera totalmente schiavo: questo verrà portato proprio alle sue estreme conseguenze con il consumismo, che è stato proprio funzionale all'omologazione morale dei servi rispetto ai signori; ovvero si è fatto leva sull'egoismo individualista per vendere la morale-merce “egoistica-individualista”. Geniale.

37 commenti:

  1. Bel post.
    Mi pare di capire che il processo si estrinseca nella traduzione matematica di quella che in fondo è una semplice opzione politica (società 20:80),che trasforma la medesima opzione in pretesa verità tecnica sulla quale far riposare OGNI opzione politica consentita (con conseguente neutralizzazione di tutte le opzioni contrastanti).
    Anche in questo caso, peraltro, non posso non notare -a livello metodologico- la complementarità tra destra del denaro e sinistra del costume. Speculare a questo,si pone infatti l'affermarsi della morale basata sul politicamente corretto, mirabilmente descritta da Luigi Pecchioli sul blog di Blondet.

    E quindi: laddove, come rileva Pecchioli, il politicamente corretto attacca l'uomo in quanto "mette a confronto la sua percezione di fatti, il proprio principio di realtà, inevitabilmente diverso dalla visione “ufficiale”, e censura se stesso, si considera cattivo, malvagio in quanto giudica altrimenti, e, nella maggioranza dei casi, si conforma, sino ad introiettare come giusto e vero quello che il suo proprio convincimento rifiuterebbe." (cit), dall'altro, come giustamente osserva Luciano, la matematizzazione dei principi politici neoliberisti crea quella "giusta dose di astrazione infondata" volta a dimostrare "che «il movimento non esiste»" (cit).
    Ed anche in questo secondo caso, l'uomo è costretto, da una sottile opera "linguistica", a rinnegare quello che anche la semplice (ma inequivocabile) evidenza fattuale (es. le file di negozio chiusi e di clochard per la strada) gli suggerisce, introiettando come "giusti" i principi del "rigore+crescita".

    Chiudo con una domanda. Questa "matematizzazione" esoterica non si estende, per caso, anche alla cosiddetta "valutazione delle politiche pubbliche", tanto in voga negli ultimi tempi? Perno della stessa, infatti, altro non è che la ricostruzione credibile del c.d. dato controfattuale, ossia la matematizzazione di un dato..... non osservabile!

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    1. Cavolo: chi "osserva" è Bazaar. Mi ero limitato a fare le NdQ (per addensare bene il tutto) e l'introduzione in corsivo: ma mi fai accorgere che non ho specificato che il post è di Bazaar. Mò 'o correggo.

      Sulla domanda finale: certo che sì. Una volta "azzeccato"un format "matematizzato", e quindi spendibile come espertologia inoppugnabile, si batte il ferro finchè è caldo e lo si estende ovunque si possa.
      Perchè limitarsi quando si può limitare la democrazia?

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    2. Allora vedi che "servo" a qualcosa? :-)

      Preciso. Non diconosco il lavoro degli statistici e degli econometristi. Tuttavia, ci dovrebbe essere almeno la garanzia che la "ricostruzione credibile" del dato controfattuale sia effettuata senza risentire di eventuali approcci ideologici. Gli attuali organismi europei e/o nazionali, offrono questa garanzia? La domanda, vista l'ultima piega degli eventi, mi pare legittima.....

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    3. Chi ha osato dirti che non servi? Dimmelo e lo perseguirò... :-)

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    4. Ciao Lorenzo, giusto una precisazione: quando si parla di "matematizzazione" - come si evince dall'articolo di Paul Romer linkato - non ci si riferisce tanto alla scienza econometrica in sé, basata sull'elemento "positivo" per definizione (come si evince dall'etimologia, "metro", "misura").

      Ci si riferisce a quello sforzo in primis teorico di ricondurre ad un modello "statico" e in "equilibrio" la struttura sociale, cercando di "ottimizzare paretianamente" l'allocazione delle risorse.

      Ovvero, mi sia concesso (tanto di "licenze" me ne sono già concesse una moltitudine...), si tenta di risolvere il conflitto distributivo con un'orgia di equazioni differenziali che dovrebbero sancire a priori (ovvero "normare") la distribuzione del reddito - e l'ordine sociale conseguente - funzionalmente come nelle gerarchie naturali.

      Quindi si equipara la scienza naturale (completamente "positivizzabile", secondo l'empirismo della tradizione aristotelica e - formalmente - dalla logica conseguente ) alla scienza sociale, che ha a che fare con l'arbitrio politico, con il conflitto, e con la logica che descrive il divenire come "contraddizione dialettica", postulando come necessariamente da superare tanto la logica aristotelica quanto il formalismo kantiano.

      Se la geometria euclidea è stato uno strumento necessario per descrivere la fisica classica, con la fisica moderna e la teoria della relatività generale si dovette introdurre ciò che fino ai primi del '900 era risultata praticamente un gioco dell'intelletto: la geometria curvilinea.

      L'empirismo aristotelico nelle scienze sociali degenera nel funzionalismo sociologico che tendenzialmente supporta una società del tipo: oratores, bellatores, laboratores.

      Mentre dalla logica hegeliana nascono "il materialismo storico" e la sociologia conflittualista, che, insieme (su tutti!) alla "teoria del valore", rendono "positivo" (scientifico) ciò che prima era appannaggio solo della filosofia morale.

      Menger, Jevons e Walras usano la medesima arma (scientifica) delle rivendicazioni socialiste e democratiche per rivoltarla contro i lavoratori e le classi che stavano lottando per l'emancipazione: l'approccio scientifico del marxismo permetteva di de-relativizzare il "valore" e "l'etica sociale" in funzione di una nuova giustizia sociale in cui di nuovo l'Uomo, come con l'umanesimo, tornava centro assoluto del sistema di valori della comunità sociale.

      L'attacco alla teoria del valore è stato un attacco ai "principi universali", all'Etica socratica ed evangelica, quella della dignità umana, del riconoscimento di quella tensione contro "l'entropia" in cui consiste il lavoro, generando la vita: tutto ciò trovava sostanza politica nelle battaglie socialiste.

      La "matematizzazione" è stata necessaria per disgiungere «il simbolo dallo scopo», determinando anche quel fatto per cui le teorie neoclassiche non possono neanche essere ascrivibili «ad un fenomeno della cultura».

      Questa destrutturazione della dialettica intorno alle questione economiche a livello teorico, ed il riportare mainstream la "soggettivizzazione del vaolore", ha come presupposto etico quello che è, poi, il nichilistico relativismo morale.

      Ma poiché la teoria neoclassica è una "sovrastruttura", ovvero è il prodotto dei rapporti di forza di una particolare struttura sociale contraddistinta da particolari rapporti di produzione, il "relativismo" etico-scientifico che ne risulta è perfettamente "ri-positivizzabile" a livello sociologico, fornendo strumenti a livello cognitivo... e morale.

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    5. Inoltre, oltre all'astruso formalismo inano a raggiungere lo scopo dichiarato, si aggiunge quella che Caffè chiamava «retoricume liberista, con quei «chiari e insinuanti inviti ad arricchirsi», quello di quegli slogan da esaltati che girano nei vari Tea Party che impestano di patenti idiozie il pianeta.

      Ovvero quella retorica che fa da "cocchio" quando i "pensieri" "non sanno andare a piedi".

      Stando sempre con Caffè, «Si giunge a negare anche le conseguenze sociali delle disparità dei punti di partenza individuali, attribuendole unicamente a fattori biologici, genetici, e di originaria dotazione intellettuali...».

      Ovvero, se nasci nobile (dai "bellatores"), rimarrai nobile, se nasci schiavo (il vero senso di "lavoratore" per la classi dominanti), rimarrai schiavo.

      È un fattore genetico.

      Almeno che tu non abbia delle doti «da sembrare un pari dei dominanti»: e si torna alla citazione iniziale.

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  2. Leggendo il post sono rimasto colpito da questo paragrafo:

    «Se il giovane sarà contento di abbandonare i suoi compagni e di gettarsi di tutto cuore nel campo dei dominanti, potrà, dopo opportune valutazioni, essere promosso; ma se mostrerà una qualche forma deprecabile di solidarietà con i suoi compagni d’un tempo, i dominanti dovranno in modo riluttante concludere che nulla può essere fatto per lui all’infuori di spedirlo alla camera letale prima che la sua intelligenza indisciplinata abbia il tempo di diffondere il seme della rivolta. Questo sarà un compito doloroso dei dominanti, ma penso che essi vi lavoreranno senza cedimento » Bertrand Russell, 1931, “The Scientific Outlook” [...e le teiere kalergiche]»

    Ho fatto una ricerca su google e ho trovato questo articolo pubblicato da Movisol. Siccome B. Russel è stato un autore che nella mia prima adolescenza avevo apprezzato, e poi dimenticato, il contenuto mi ha trasecolato.

    Devo dire che, nel corso degli anni, ero giunto a conclusioni straordinariamente coincidenti con il punto di vista tratteggiato nell'articolo linkato ma, ciò nonostante, tornare a riflettere su queste cose mi ha sconvolto. In particolare, a mia discolpa, ci tengo a sottolineare che dalla metà degli anni 80, dopo aver approfondito i miei studi universitari di logica matematica, ero giunto alle conclusioni sintetizzate da questa frase (tratta dall'articolo citato): "nel 1931 Kurt Gödel, impiegando lo stesso suo linguaggio e la stessa logica, dimostrò che l’approccio di Russell non avrebbe mai funzionato: anche se penso che Planck ed Einstein l’avessero già dimostrando lavorando a una vera scienza."

    Mi permetto (ovviamente senza impegno da parte tua) di consigliartene la lettura. Ovviamente anche ai lettori del blog.

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    1. Que viva Leibnitz!
      La logica è lo studio delle forme (deduttive) del pensiero critico, individuandone tipologie di argomenti che garantiscano la verità delle conclusioni tratte da "date" premesse.
      Sinteticamente, ha a che fare con la deduzione e con la pretesa "neutralità" (etica) rispetto al dato delle premesse utilizzate.

      Forse non dovrei aggiungere altro, per evidenziare come nelle scienze di ogni tipo, e sociali in particolare, la logica si sia rivelata così idonea a produrre (e a matematizzare), modelli "convenienti" (all'oligarchia) di descrizione dei "fatti" complessi: l'interdipendenza tra fattori costitutivi del "fatto", regolata dalle inferenze deduttivistiche, dipende evidentemente dalla selezione degli elementi costitutivi-premesse che opero.

      E questa selezione non ha nulla a che vedere con la logica, perchè ne costituisce il prius cognitivo, nonché l'oggetto di una scelta che verrà dissimulata dall'utilizzo delle regole e delle forme del pensiero logico-deduttivo.

      Non ti stupirà che sapere che la disattivazione della Costituzione del '48 è stata operata, (per di più con inferenze logiche piuttosto deboli, preferendosi l'asserzione emotiva al rigore delle "forme-formule"), esattamente in questo modo.

      Prima stabilisco dunque i fini (assertivi) che devo perseguire, poi accomodo gli elementi costitutivi del fatto da cui sviluppo il ragionamento deduttivo, in conformità a tali obiettivi dimostrativi (la scelta che è il "dato" dissimulato).
      E quindi, inevitabilmente, dimostro il nuovo senso della "norma" che, persino dal punto di vista letterale, na un'intenzione completamente diversa da quella che andrò a dimostrare.

      Si può anzi dire che tutto il processo di ridisegno ordoliberista dell'assetto sociale è basato su questo procedimento: senza farla lunga, la paralogica si nutre di arbitrio irrazionale.
      E la razionalità (ove la volessimo neutrale) dipende sempre dalle premesse (rationalia) che mi prescelgo.

      Se l'arbitrio sulle premesse è inconsapevole, avrò la "PRECOMPRENSIONE" (di cui abbiamo a lungo parlato in questa sede: l'UE che ha assicurato, e assicura, la pace in Europa ne è il massimo esempio).

      Se, invece, avrò coscientemente alterato la mia selezione di antefatti-assiomi-rationalia, avrò la PROPAGANDA: è il caso dell'euro e di tutte le antinomie dissimulate della regolazione europea, che, come dice Bazaar, si manifesta in asserzioni di obiettivi complementari a realizzazione simultanea tecnicamente impossibile, al fine di rendere operativo solo quell'unico obiettivo conforme alla (altrettanto dissimulata) prevalenza politica dell'oligarchia.

      Senza estendere eccessivamente il discorso, l'atomismo e il molecolarismo delle proposizioni di Russel (in sè utile dal punto di vista descrittivo, nelle operazioni ermeneutiche), serve quegli obiettivi deliranti che, probabilmente, un aristocratico gallese, vissuto alla fine della parabola imperial-colonial-mercantilista, doveva sentire come ANGOSCIE PERSONALI.

      Se invece utilizziamo l'approccio fenomenologico di Husserl, il castello di carte paralogiche, cade da sè: ma ciò esige una "purezza" di INTUITO (che è la sostanza dell'allineamento sulla razionalità "pura" e non pre-finalizzata), privo della precostruzione di assiomi e scelte arbitrarie a priori, nell'approccio alla realtà: una purezza che è estremamente difficile da preservare.

      Siamo esseri umani mediatizzati, da sempre (cambiano i media e la forza vitale di chi li controlla, semmai).
      Grazie per lo spunto di riflessione...

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    2. Solo una precisazione, Fiorenzo: l'articolo che hai linkato è proprio quello posto in calce alla citazione come fonte.

      Al di là di alcune "debolezze" psicologiche segnalate da qualche sua amante del giro del Bloomsbury group, questa citazione è uno dei tanti interessanti esempi per comprendere l'etica della classi dominanti.

      Che non ha nulla a che fare con quella delle classi subalterne.

      L'eugenetica, il darwinismo sociale e la visione della società strutturata in caste a secondo del gene-razza, emerge essere mentalità comune dell'élite.

      Lo si ritrova nella sua algida violenza in un Russell vicino al laburismo fabiano, nel fondatore di Paneuropa prettamente aristocratico-imperiale o in un Carnegie, il capitalista all'americana self-made man: e, anche in quest'ultimo caso, si finisce con il massacro dei lavoratori-bestia nelle fabbriche.

      Sulla Logica, faccio notare che Russell - sulle orme di Popper - trova "la metafisica di Hegel e Marx senza senso".

      D'altronde, se la logica aristotelica non è stata più sufficiente a descrivere i fenomeni quantistici, non lo è mai stata a descrivere i fenomeni sociologici, fondati sul conflitto e sulla dialettica politica.

      Per questi - che piaccia o meno - è funzionale la logica hegeliana.

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    3. La citazione di Russell evidenzia uno dei punti di forza del sistema, che lo blinda da possibili rivolte interne, e cioè il fatto che il sistema è aperto (la famosa società aperta...), per cooptazione, ai peggiori.
      Ciò determina un continuo rinnovamento delle sue schiere e una apparente comunanza di interessi al mantenimento e 'sviluppo' del sistema tra alto (elites) e basso (tutto il resto, che pensa di stare per diventare elite, o di esserlo già), ma soprattutto consente di 'lavorare' su un istinto umano che, una volta attivato, rende irrilevante e quasi corroborante ogni aporia logica interna.
      Sottomissione al superiore, finché non se ne intravede una debolezza che renda plausibile sostituirlo con se stessi o con un altro capo branco emergente, da un lato.
      Odio paranoico verso il prossimo che occupa o potrebbe occupare il nostro (o quello che vorremmo nostro) posto nella società, dall'altro lato. Un tempo era il rivale diretto nella riproduzione, oggi, nella società di massa, è indistintamente 'chiunque'. Competition is competition, diceva Prodi...
      Una volta attivato, con abbondante somministrazione di metamfetamina pop (ma ricordiamoci che le droghe fanno solo emergere ciò che già c'è in prfondità...). questo istinto 'predatorio', la partecipazione al sistema sarà convinta, istintiva, animalesca, indiscutibile.
      Le fuffose giustificazioni ex post del sistema sono un'irrisione per noi untermeschen. Non so voi, ma quando leggo qualche pagina di Von Hayek mi sembra sempre di sentire, come sottofondo, una stridula risatina...

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    4. @Bazaar

      Non avevo aperto il link associato al nome di Bertrand Russel per avere erroneamente supposto che portasse a qualche pagina biografica. Chiedo venia.

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    5. La contrapposizione fra Russell e Leibniz, nel modo in cui è posta nell'articolo citato, non mi risulta essere veritiera. Nelle introduzioni alla logica (intesa come disciplina, perché di logiche, intese come sistemi formali, ce ne sono diverse) Leibniz viene presentato come precursore nello sviluppo della logica formale e celebre è il suo invito Calculemus! come metodo per risolvere controversie filosofiche.

      Citando da Alcune citazioni di Leibniz (tratte da un’opera di Massimo Mugnai) (pdf), p. 2:

      «Mathesis universalis, calculus ratiocinator:

      Una caratteristica della ragione, mediante la quale le verità, in qualsiasi dominio, si presenterebbero alla ragione in virtù di un metodo di calcolo come nell’aritmetica e nell’algebra, purché essa si sottoponga al corso della deduzione.

      Di conseguenza, quando sorgeranno controversie fra due filosofi, non sarà più necessaria una discussione, come [non lo è] fra due calcolatori. Sarà sufficiente, infatti, che essi prendano in mano le penne, si siedano di fronte agli abachi e (se così piace, su invito di un amico) si dicano l’un l’altro: Calculemus!

      … non è degno di uomini eccellenti perdere ore come schiavi nella fatica della computazione.
      »

      Sorvoliamo sulla confusione fra inferenza deduttiva (gli enunciati usati come esempio di "logica") e inferenza induttiva (dove, in seguito, si descrive la generalizzazione: dalle osservazioni al principio generale).

      Riguardo il libro di Russell, The Scientific Outlook, vi si può leggere questo a p. 7 (foglio 15):

      «PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

      In questa edizione non ho fatto cambiamenti importanti, ma ho corretto allusioni all'attualità che sono diventate fuori moda. Il materiale degli ultimi capitoli può sembrare oggi più familiare rispetto al periodo della prima edizione, dal momento che è stato reso popolare in due libri molto letti,
      Il Mondo Nuovo (Brave New World) di Huxley e The Managerial Revolution di Burnham. Non voglio suggerire che il mio libro ha avuto alcuna influenza su uno di questi, ma i paralleli sono interessanti, e convincerà il lettore, spero, che i miei timori sono più di una fantasia individuale.»

      A p. 12 (f. 20):

      «Se, dunque, una civiltà scientifica vuole essere una buona civiltà è necessario che l'aumento di conoscenza sia accompagnato dall'aumento della saggezza. Intendo con saggezza una giusta concezione dei fini della vita. Questo è qualcosa che la scienza in sé non fornisce. Maggior scienza di per sé, quindi, non è sufficiente a garantire un progresso genuino, anche se fornisce uno degli ingredienti che il progresso richiede.»

      Notare che alla trascrizione originale, in inglese, della conversazione riportata sul sito di MoviSol è stato dato il titolo Leibniz's Loving Wisdom, not Russell's Evil Logic (L'amorevole saggezza di Leibniz, non la logica maligna di Russell).

      Dato che non è la prima volta che osservo queste lievi imprecisioni negli scritti di esponenti del movimento di Lyndon LaRouche, consiglierei prudenza nel maneggiare il loro materiale.

      Concordo sul fatto che logica e matematica possano essere abusate per finalità fra le più bieche, in quanto creazioni umane. Però se per discuterne attingiamo in modo poco critico a materiale del MoviSol rischiamo l'autogol (ho fatto la rima).

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    6. Hai ragione.
      E d'altra parte, l'estensione a pensatori multidisciplinari dell'interesse a ricostruire il pensiero contemporaneo del "potere" (assunto nel senso tolstoiano e, dunque, genericamente strutturale) è qualcosa che lascio ad altri: i contributi costruttivi sono comunque ben accetti, in quanto volti a fornire un quadro indiziario.

      Nella mia risposta a Fiorenzo, avrai notato, parlo di ciò che conosco e che ho ricostruito in base alle mie cognizioni disciplinari.

      In sostanza: la distorsione della logica, trascurando la validazione oggettivata delle sue premesse, è un procedimento tipico del deduttivismo economicistico neo-macroeconomico classico (che in €uropa assume una connotazione strumentale "ordoliberista").

      Cercare il riscontro di tale caratteristica metodologica, strumentale e ideologico-politica, in antefatti "ambientali" (in senso storico) della cultura ascrivibile in senso lato alla elite, rimane comunque un'indagine interessante e fruttifera.

      Poi, sul piano filologico, è un lavoro a risvolti infiniti e continuamente perfettibile e aggiornabile.
      Lo lascio ad altri, ma non lo precludo; è giusto, e ne convengo, che, in questa sede, non si sia accusabili di quella precostituzione dei fini dell'indagine che si critica versus alios.

      Un "metodo", quello su cui si sta indagando, che in campo giuridico-economico mi pare sufficientemente assodato: anche perchè concorda con gli esiti sociali che sono sotto i nostri occhi (e anche altrove...).

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    7. Grazie per lo spunto di riflessione, @Correttore: però un conto è una fonte che presenta una sua autorevolezza, un altro conto è un'analisi filologica.

      Qui l'analisi filologica non è stata fatta, e non è manco stata riportata quella del Movisol, di cui ho una certa idea sia dei pregi, sia delle debolezze.

      Le debolezze, converrai, sono evidenti.

      Ma poiché dispone di un suo centro studi da cui spesso esce del materiale pregevole - o quanto meno al di sopra della media, proprio in quanto a finalità divulgative - credo possa essere di supporto proprio nel momento in cui pubblica delle fonti.

      Se documenti come quelli del fondatore di Paneuropa non fossero stati ripresi in questa sede, sarebbero rimasti di dominio esclusivo di siti para-nazistoidi ed anti-semiti: ora possono trovare una collocazione anche tra "democratici e keynesiani", magari proprio come sovrastruttura ideologica volta a giustificare la libera circolazione dei fattori della produzione, e da ricondurre al federalismo anti-democratico dei maggiori Padri Costituenti americani fondato sul divide et impera.

      Sui diversi tipi di logica, se hai seguito il dibattito, si è fatto cenno (e Fiorenzo, che riscontro essere un dottore in matematica, potrebbe fornire una serie di chiarimenti): si è presentata la citazione di Russell come espressione dell'etica dei dominanti a cui, come Huxley, appartiene, e che ha possibilità di conoscere per esperienza diretta.

      E dietro questa citazione ci sta un certo percorso filologico che è stato compiuto. Nel senso che si son trovate fonti di quel periodo in cui veniva dipinto un futuro distopico che si è nei tratti principali realizzato.

      Le porcherie fatte dai servizi statunitensi (e non solo!) sono documentate.

      Se la morale di Russell sia conforme o meno a quella dei dominanti, è una questione secondaria.

      Il punto è, però, che anche la tua analisi filologica non è sufficiente a fare un'ermeneutica efficace e a trarre delle conclusioni di profilo etico sull'autore.

      La stessa sociopatia di un Nietzsche o di un Hayek, viene tendenzialmente ipotizzata più dalla corrispondenza privata o dalle pubbliche interviste che dalle opere pubblicate. Diventando le prime una chiave di lettura delle seconde.

      Su un'ulteriore questione vorrei proporre un spunto di riflessione: la distopia dipinta da Orwell, ha delle differenza - dal punto di vista strutturale, umano ed espressivo - da questi passi paventati (o meno) da un Russell o da un Huxley?

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    8. «I Russi, quando subirono la privazione della vodka durante il tempo di guerra, fecero la Rivoluzione; cosa farebbero gli Europei occidentali privati della loro droga serale di Hollywood?», pag. 201

      Che gran figlio di una buona donna....

      A proposito dell'eugenetica:

      «Nessun esperimento è stato fatto per testare l'effetto dei raggi X sull'embrione umano. Immagino che tali esperimenti potrebbero essere illegali, in comune con molti altri che potrebbero apportare importanti miglioramenti alla nostra conoscenza. Prima o poi, comunque, probabilmente in Russia, questi esperimenti verranno fatti», pag.176

      Comunque, non voglio per forza avallare le conclusioni di Strauss sulla "scrittura reticente", ma dopo che il nostro logico ci mette in guardia dal darwinismo sociale da cui lascia intendere il problema "scientifico" del conflitto di interessi, ci regala questa perla:

      «Come le tecniche scientifiche progrediscono, i margini di profitto per la maggior parte delle organizzazioni aumenta. Per un gran numero di aspetti, i confini nazionali diventeranno delle assurdità tecniche, e prima o poi sarà necessario che vengano ignorati. Sfortunatamente, il nazionalismo è immensamente forte, e l'aumento crescente della propaganda le cui tecniche scientifiche sono messe nelle mani degli Stati nazionali sarà usato per rafforzare le forze anarchiche». pagg.204-205

      Compris?

      E, indovina un po' dove va a parare...

      «I vantaggi di un'organizzazione mondiale, entrambi nel prevenire il disastro della competizione economica e il rimuovere il pericolo della guerra [la pace ventoteniana!!!, ndr] sono così grandi da diventare una condizione essenziale per la sopravvivenza di società che posseggono tecniche scientifiche. Quest'argomento è assolutamente preponderante in paragone ad altri contro-argomenti, e rende per lo più senza importanza se la vita in un Governo Mondiale sia più o meno soddisfacente rispetto alla vita al giorno di oggi.», pag. 219

      (Giusto per chi crede che il "modernismo reazionario" fosse esclusivo monopolio dei nazisti.)

      E continua, continua...

      Mi sembra più preoccupato dal fatto che sia lo Stato brutto e fasciocomunista a monopolizzare la tecnologia piuttosto che i saggi Landlord.

      Non mi pare così chiaro il senso che dà Russell a "saggezza": che la scienza di per sé non provveda a fornire ciò che è bene e ciò che è male, ci si arriva agevolmente (da quando ci viene insegnato da infanti ad usare le posate).

      Un martello lo posso usare per piantar chiodi o per romper dei parabrezza. Anche noi della plebe ci si arriva.

      Che posizione il nostro logico prenda, invece, non la do per scontata: anzi... io un'idea ce l'avrei.

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    9. Quarantotto hai colto perfettamente il senso del mio commento, che non voleva essere un'esibizione di espertonismo: sono il primo a cascare a volte in queste trappole, chi ha il tempo e le conoscenze per leggere e controllare tutto?

      Riguardo l'abuso della logica, un esempio per rendere più chiaro a tutti ciò di cui stiamo parlando: la falsa dicotomia fra austerità e il ci vuole più Europa, con l'uscita dall'eurozona non ammessa come possibile opzione. È un esempio di imposizione surrettizia del principio del terzo escluso, che in questo caso non si applica.

      Il principio del terzo escluso non è una legge di natura: esistono infatti logiche che lo rigettano, come, ad esempio, le logiche a molti valori (fino all'estremo della logica fuzzy, degli insiemi "sfuocati"). Con l'invenzione di nuove logiche si cerca di catturare schemi di ragionamenti che si ritengono corretti, che sono fuori dalla portata di logiche precedenti. Il ragionamento è fonte della logica, non il contrario.

      Posta così la questione, si comprende immediatamente che la scelta di una logica (che può servire, utilitaristicamente, per verificare un ragionamento) necessita la validazione di quella logica per un dato ambito di applicazione; ovvero si assumono corretti certi schemi e se ne rigettano altri con motivazioni extra-logiche.


      Bazaar è proprio perché sono convinto che in quegli ambienti certe idee sono circolate e continuano a circolare ed ad essere prese seriamente —e messe in atto, come possiamo ragionevolmente desumere dal fatto che ne riscontriamo sulla nostra pelle gli effetti da ESSI previsti/auspicati— che non mi è piaciuto quell'intervento sul sito di MoviSol.

      È più che legittimo avanzare delle riserve su un autore, alla luce di opportuni approfondimenti sul suo pensiero. Infatti tu giustamente fai riferimento anche alla corrispondenza privata, oltre che alle opere pubblicate e alle interviste.

      Per essere chiari: ciò che scrive Russell nella prefazione e nell'introduzione potrebbe essere una foglia di fico (fingere di temere le conseguenze di una certa impostazione sociale ma in realtà prospettarne, ai "pari grado", un'evoluzione favorevole ai propri interessi).

      Ma se si vuol sostenere questa interpretazione non si può, come è stato fatto in quell'intervento su MoviSol, omettere quelle parti introduttive (che lasciano aperta la possibilità che si tratti di distopia paventata e non di "utopia" auspicata) e limitarsi ad una singola citazione (quella sull'istruzione), una condanna della logica formale come strumento quasi demoniaco ("evil", non "wrong") e una contrapposizione col pensiero di Leibniz, che nei termini esposti non esiste (e sarei curioso di sentire il parere di fisici e matematici sulla ulteriore contrapposizione con Planck e Einstein).

      Anche perché, come tu sottolinei, è interessante fino ad un certo punto capire davvero da che parte stava Russell, che è defunto da un pezzo; è più importante occuparsi di quali idee sono ancora in circolazione e come rimediare ai danni che fanno.

      Ciò proprio per evitare che tutto poi sia equiparato (approfondimenti seri e cose bislacche) e agevolmente derubricato a "bufala", come in questo articolo de Linkiesta su Kalergi: Cos’è il piano Kalergi, la bufala dei migranti che uccideranno gli europei.

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    10. Te prego l'inkiesta no! Rimaniamo umani e non ci preoccupiamo de debunking propagandistico che confuta ciò che non viene sostenuto, per avvalorare ciò che non si dice (per mancata capacità interpretativa della fonte) che è propugnato

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    11. Gli ignorerei volentieri se non si trovassero al momento al secondo posto su Google facendo una ricerca col cognome Kalergi. All'8* (sempre al momento) c'è un articolo del BUTAC (bufale un tanto al chilo) che è anche più infido, se possibile.

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    12. E che cambia?
      1) Chi non aveva capito non avrebbe capito lo stesso.
      2) Chi ha capito, viceversa, troverà ulteriore rafforzamento della bontà della sua comprensione in ragione di queste fonti "confutative" (se così non fosse non avrebbe capito e si ritorna all'ipotesi n.1)

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    13. Errata corrige: è rimasto che "gli" all'inizio del commento che non si può vedere. Ovviamente è un "li", scusate.

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    14. @Correttore

      Guarda che, come ho scritto, io son partito proprio con l'intenzione di "salvare" il documento dalla dialettica tra "sinistra-terzomondista" e nazistume.

      Che, per quello che mi riguarda, sono la stessa farina di sacchi diversi (giusto per non infierire...).

      Su Paneuropa un abbozzo di analisi filologica l'ho fatta: e quadra.

      L'obiettivo è stato quello di alzare il tiro.

      Solo un tontolone può pensare che un personaggio di alto profilo culturale potesse scrivere che "dobbiamo ammazzare gli europei" nello stesso stile di un Mein Kampf qualunque. Giusto?

      Il punto è che chi ha studiato veramente, sa con assoluta certezza che non si possono unire gli Stati europei senza contestualmente distruggere i popoli che li abitano.

      Vuoi che chi appartiene alle élite queste banalità non le sappia?

      Siamo tutti "visionari" quando si frequentano i salotti veramente buoni...

      Bisogna finirla col credere che le classi subalterne siano viste in modo diveso da quelle asiatiche, mediorientali o africane.

      Se questi popoli sono stati oppressi in un modo così disumano - almeno di non condividere anche noi la logica razzista - non c'è nessun motivo per cui le classi dominanti non ripropongano il medesimo trattamento agli Europei.

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    15. Bazaar forse non si è capito, ma sono d'accordo con te su Paneuropa e in generale con l'analisi che è stata sviluppata sul tema immigrazione, da angolazioni diverse, sia qui che su Goofynomics. E di conseguenza d'accordo anche, per esempio, con Marco Rizzo, dato che l'essenza del discorso è la stessa.

      Non volevo mettere in relazione la tua analisi con gli spensierati temini svolti su Linkiesta e su BUTAC, ma questi con l'intervento su MoviSol, di cui stiamo discutendo, proprio perché quest'ultimo si presta facilmente a quel tipo di "confutazioni".

      Detto questo è stato utile segnalare quella trascrizione perché il libro di Russell è interessante, qualsiasi intenzione si voglia attribuire al suo autore.

      P.S.: comunque quando vado di fretta dovrei evitare di usare la tastiera, sono riuscito a sbagliare anche la mia correzione sopra.

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  3. @AP: inavvertitamente devo aver cancellato invece che pubblicato il tuo ultimo commento: ripostalo se lo ritieni, scusandomi per l'inconveniente

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  4. Un bell'articolo pubblicato su "Appello al Popolo" di Davide Parascandolo, che giustamente "si meraviglia" di quali fossero le posizioni dei socialisti "ortodossi", cioè non liberali: ovvero coloro la manifestavano la propria sostanziale democraticità con la condanna politica e morale delle classi dominanti atlantiche, supportata dai federalisti - ovvero dai liberisti - di destra e sinistra dell'Emiciclo.

    Pietro Nenni:

    «...che ognuno si assuma le sue responsabilità senza voti platonici, senza evasioni sul giardino d’infanzia delle illusioni federaliste... Apriamo una carta geografica. Onorevoli colleghi, cosa è l’Unione europea di cui parlano Churchill, De Gasperi e purtroppo anche Léon Blum? È la Germania alla testa dell’Europa... Onorevole Sforza, noi saremo isolati, e nel modo più completo, il giorno in cui saremo o nel Patto di Bruxelles, o nel Patto atlantico, o in quello mediterraneo, o nell’Unione europea; allora saremo isolati, e non oggi, che conserviamo una certa possibilità di manovra. Quando avrete concluso l’alleanza, forse qualcuno ripeterà col Di Robilant del 1887: «Adesso l’Italia è in una botte di ferro». E non saremo, onorevoli colleghi, in una botte di ferro, saremo il vaso di creta che viaggia con i vasi di ferro: e non v’è bisogno di molta sapienza per sapere qual è il destino del vaso di coccio in compagnia dei vasi di ferro.»

    Lelio Basso:

    «l’internazionalismo proletario non rinnega il sentimento nazionale, non rinnega la storia, ma vuol creare le condizioni che permettano alle nazioni di vivere pacificamente insieme»

    E ancora:

    «Desidero anzi elevare da qui con tutta la massima energia la mia indignata protesta contro l’uso e l’abuso che si fa di questa parola "civiltà", adoperata da una classe che ha veramente rivelato il suo volto barbarico e incivile, una classe che non riesce a vivere se non gettando periodicamente il mondo nella guerra, una classe che non riesce a vivere se non provocando la miseria e la morte di decine di milioni di uomini, una classe che non riesce più a reggere civilmente le sorti del mondo».

    Ovazione.

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  5. La seconda parte.

    Galante:

    «A questo fine essi [ESSI, ndr] avevano bisogno di una copertura ideologica [la doppia verità, ndr] che permettesse loro di indebolire, nel sentire dei popoli, il principio della sovranità nazionale e che giustificasse ogni loro impresa di asservimento imperialistico. I gruppi dominanti dell’imperialismo americano tentavano perciò di diffondere prevalentemente tra gli intellettuali le ideologie cosmopolite, con le quali essi cercavano di mascherare i loro piani di egemonia mondiale»

    Tra Spinelli ed Hayek ho più stima di Hayek.

    Il che è tutto dire...

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    1. Elogio all'autore della ricerca sulle radici consapevoli della resistenza che si fu all'internazionalismo ordoliberista (a trazione USA), indubbiamente.
      Peccato che l'unico commento da me rinvenuto sia poi un'esempio di autogoal-inversione (logica) della comprensione...
      Ma la testimonianza utile rimane.

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    2. Ed erano discorsi del '47....

      A proposito di fonti, direi poi che lo Schiller Institute si dimostra sempre più un valido supporto.

      Cita altre fonti su Russell, del medesimo tenore, ed altroo, tra cui la scuola di Francoforte: legandoli insieme al maltusianesimo e alla società in caste.

      Cita anche Schoenberg... su cui avevo provato a scrivere quel post sul nichilismo e sul relativismo etico che si è deciso di non pubblicare:

      «Si deve comporre in modo atonale poiché l’atonalismo è patologico» e «la malattia, dal punto di vista dialettico, è anche la cura...»

      Di giorno rifiutano Hegel e Marx, la notte li studiano.

      C'è tutto (o comunque molte delle analisi che sono state già fatte in questi spazi a corollario degli argomenti "core"), compreso l'uso del pop, della propaganda e della droga come strumento di controllo sociale.

      Peccato per l'inevitabile americanismo.

      Ma questa chicca su Russell, va riportata interamente:

      “L’impatto della scienza sulla società”, Lord Bertrand Russell, 1951:

      «La fisiologia e la psicologia aprono domini scientifici che devono ancora essere esplorati. Due grandi uomini, Pavlov e Freud, ne hanno gettato le fondamenta. Non accetto l’idea che questi due domini siano in profondo conflitto, benché la struttura che sarà eretta su tali fondamenta deve ancora essere definita. Penso che il tema che assumerà una grande importanza politica, è la psicologia delle masse, il cui ruolo è cresciuto enormemente da che i metodi moderni della propaganda si sono imposti maggiormente.

      Di questi metodi, il più influente si chiama istruzione. Benché la religione svolga un proprio ruolo, è inferiore in termini di importanza. Ormai, sono la stampa, il cinema e la radio ad avere un ruolo di primo piano. Possiamo sperare che nel tempo, chiunque potrà convincere chiunque di qualunque cosa, a patto che possa lavorare con pazienza sin della sua giovane età e che lo Stato gli dia il denaro e i mezzi per farlo. La questione evolverà a lunghi passi allorché sarà posta in opera da scienziati sotto una dittatura scientifica.

      I socio-psicologi del futuro avranno a loro disposizione un certo numero di classi di scolari, sui quali collauderanno differenti metodi per far insorgere nel loro animo la incrollabile convinzione che la neve sia nera. Si constaterà rapidamente qualche problema. In primo luogo, che l’influenza della famiglia è un ostacolo. In seguito, che non si andrà molto lontano se l’indottrinamento non sarà iniziato prima dell’età dei dieci anni. In terzo luogo, che dei versi messi in musica e eseguiti a intervalli regolari sono assai efficaci [i pensieri che devono andare sul cocchio!, ndr]. In quarto luogo, che credere che la neve sia bianca dovrà essere visto come il segno di un gusto malato per l'eccentricità
      ».

      No comment.

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    3. Bazaar, non mi rimproverare pure tu :-)
      Quel post andava solo leggermente ristrutturato secondo lo stile con cui attualmente ci stai nutrendo...

      Nel merito, poi, in effetti, li si può convincere di tutto (e bravo Bertrand!)
      http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/conversazioni-private-marc-prato-killer-luca-varani-scriveva-120317.htm

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    4. E pensa che ho usato l'anonimo "si" riflessivo perché mi sembrava arrogante e poco umile scrivere "ho deciso di non pubblicarlo". :-)

      Uno dei punti che mi fecero desistere è stato appunto il fatto che non avevo fonti sul "significato etico-politico" della musica atonale.

      Se trovo l'originale di questa citazione la ripropongo in versione più amica del lettore.

      Comunque sono illuminanti queste citazioni, perché sono su famose pubblicazioni che tutti conoscono ma che... nessuno legge.

      E questo, oltre a rivelare molto della psicologia "dell'uomo qualunque", rivela molto della psicologia elitista.

      Dei sociopatici.

      ...una classe che ha veramente rivelato il suo volto barbarico e incivile.

      Ora starebbe a noi a far comprendere al "grande pubblico" perché "non verremo risparmiati" e perché non si fermeranno fino all'orrore....

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    5. Intanto mi hanno invitato a parlare della illegittimità costituzionale dell'unione bancaria a un consesso dove dovrebbero confluire settori del sistema bancario interessato.

      Ma "far comprendere" mi pare un'impresa disperata: se nessuno legge quello che, pure, è ampiamente reperibile, e neppure sa più distinguerlo dal mostro che divora ogni traccia di intelligenza critica (v.risposta a Fiorenzo), non vedo perché dovrebbe addirittura ascoltare con attenzione.
      E ricordare. E riflettere. E saper distinguere.
      Ma bisogna tentare lo stesso: non c'è alternativa...

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    6. Quarantotto, è vero che tutto quello che serve per capire è ampiamente e facilmente reperibile, ma solo quando qualcuno ti fa notare che esiste ... L'opinione pubblica, e in particolare quella parte di essa che costituisce la classe dirigente, subisce un surplus di quotidiano lavaggio del cervello rispetto alla massa, stante l'essenzialità della funzione svolta e il fatto che sono necessariamente in pochi e non immediatamente sostituibili a svolgerla.
      Qualche giorno fa ho trovato su Trentino Mese l'intervista a una neo-giudice costituzionale con cui anni addietro avevo brevemente collaborato in ambiente universitario e di cui ho una buona opinione sotto il profilo umano. Sollecitata dal giornalista a esprimere un parere critico sui precedenti della Corte che avrebbero minato il bilancio dello Stato ("... ci sono alcune critiche che potremmo definire "storiche". Una è quella di avere autorizzato, con la sentenza del 1966, il Governo e il Parlamento a procedere a una spesa pubblica più elevata rispetto alle entrate dichiarate dal bilancio, producendo così un aumento sconsiderato del debito pubblico"), la giudice così risponde: "Sulla questione del disavanzo direi che il nuovo articolo 81 ha risolto tutti i problemi ponendo un vincolo di pareggio al quale il legislatore si deve attenere. Tanto è vero che, per esempio, nella recente sentenza sulla Robin Tax la Corte ha compiuto un'operazione di bilanciamento facendo operare gli effetti della sua decisione solo per il futuro e non per il passato proprio a tutela dell'articolo 81".
      Ora, quello di cui sopra è solo un esempio di una opinione resa in buona fede, da parte di una persona che pure avrebbe tutti gli strumenti per capire... quello che qualcuno dovrebbe spiegargli.
      Insomma, insisti :)

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    7. Ci sono due categorie di espertoni: quelli che sanno ciò di cui parlano e quelli che non ne hanno la minima idea. Ad ogni modo, chi vuol capire, capisce (ora); chi non vuol capire, capirà lo stesso (dopo). Dunque, caro Quarantotto, se posso permettermi, ti consiglio di lasciar perdere i concioni in favor di banchieri: dagli buca, poiché non meritano il tuo tempo. Vai piuttosto a dialogare con "la vedova e l'orfano" ai mercati generali, per maggiore soddisfazione tua e dei tuoi interlocutori. Il ferro va battuto finché è caldo e, in tutta onestà, in questo momento a me pare incandescente. ;-)

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    8. Per i banchieri, mi affiderei ad Adam Smith: «[a]gli altri uomini ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro egoismo».

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    9. @Quarantotto
      Suo commento del 10 marzo 2016 20:38

      "Intanto mi hanno invitato a parlare della illegittimità costituzionale dell'unione bancaria a un consesso dove dovrebbero confluire settori del sistema bancario interessato.

      Ma "far comprendere" mi pare un'impresa disperata: se nessuno legge quello che, pure, è ampiamente reperibile, e neppure sa più distinguerlo dal mostro che divora ogni traccia di intelligenza critica (v.risposta a Fiorenzo), non vedo perché dovrebbe addirittura ascoltare con attenzione.
      E ricordare. E riflettere. E saper distinguere.
      Ma bisogna tentare lo stesso: non c'è alternativa..."

      Se il consesso del quale Lei scrive è lo stesso che ho rinvenuto tramite i mezzi di comunicazzzzzione internettttiani, mi permetto di segnalarLe che qualcuno (ordinary people - gente comune) potrebbe partecipare solo perché interessata al Suo intervento.

      Quindi condivido il "Insomma, insisti" di Duccio Tessadri.

      Da quando seguo i Suoi scritti sul blog (da poco, in verità, purtroppo) - libri compresi - apprendo e comprendo: è un esercizio difficilissimo, ma appagante, e Le sono profondamente grata.

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  6. In nome del Cielo, che si pubblichi quel post sul nichilismo! Se tanto mi da tanto...
    M.

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  7. Nota alla redazione...

    Mi sono accorto che c'è un inciso fuorviante: - poiché la moneta non è una “merce” che viene automaticamente acquistata -

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  8. Nella mia irrilevanza vorrei segnalare un refuso: nella nota [8] l'editore de L'Italia può farcela non penso sia Imprimatur (TdE), ma Il saggiatore.

    La discussione sotto al post è magnifica. I passi sull'istruzione di Russel da incorniciare, a fianco per esempio di questi (dalla mia piccola collezione personale):

    «Non bisogna coltivare la ragione del popolo ma i suoi sentimenti, e formare il suo cuore e non la sua ragione. Esso deve essere tenuto nel suo stato naturale di debolezza: leggere e scrivere non conviene alla felicità fisica e morale del popolo, anzi non corrisponde nemmeno al suo interesse.»
    Conte De Maestre, circa 200 anni fa.

    «A Modena si era installato Francesco IV, figlio dell’arciduca Ferdinando, a sua volta fratello dell’Imperatore. [..] Era un giovanotto tutt’altro che sprovveduto, a cominciare dai mezzi [..] Subito dopo la catastrofe di Napoleone, a Francesco avevano guardato molti patrioti lombardi nella speranza che, essendo egli un principe della sua dinastia, l’Austria gli affidasse il regno italico, e che poi Italianizzandosi sempre di più, egli realizzasse sotto il suo scettro l’unità nazionale. Ma sarebbero occorse due cose: che Metternich fosse d’accordo, e invece non lo era, appunto perché prevedeva con chiarezza quello sviluppo di situazione; e che Francesco andasse incontro alle generali aspirazioni di libertà, e invece fece proprio il suo contrario. Il suo programma di governo si compendiava nelle parole che più tardi pronunciò al Congresso di Lubiana:
    “Il pareggiamento di tutti in faccia alle leggi, la soverchia spartizione delle ricchezze, la libertà di stampa, la via delle carriere aperta a chiunque, l’eccessiva considerazione accordata agli scienziati e agli uomini di lettere, la diffusione delle scuole, il libero passo accordato a tutti d’imparare a leggere e a scrivere: ecco i cattivi semi da cui germogliano le rivoluzioni”.»
    Indro Montanelli - L’Italia Giacobina e Carbonara 1789-1831

    «Tenerli sotto controllo non era difficile. Perfino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento (il che, talvolta, pure accadeva), questo scontento non aveva sbocchi perché privi com’erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi»
    da 1984, di George Orwell.

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