lunedì 27 febbraio 2017

I CONTI IN TASCA A TRUMP PRESIDENTE: LA "BOLLA" TRA YELLEN, CONGRESSO E DEBT CEILING


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1. Giochiamo d'anticipo su lo scenario probabilmente più importante nei prossimi mesi. 
Comprensibilmente, la linea di politica economica seguita da Trump, in quanto presidente esponenziale (per appartenenza) di un "ragionevole compromesso", non è allo stato decifrabile.
Solo le pratiche misure di politica fiscale e, almeno a prenderlo sul serio, industriale, che verranno dopo il grande cimento del ban agli islamici, potranno chiarire il punto.
Come vedremo la volontà di Trump, anche ad accordargli la fiducia di una coerenza e una "visione" ben chiara, potrebbe non risultare, in concreto, decisiva. E non certo a causa della "rivoluzione arancione" spostata nei confini del più importante paese capitalistico del mondo, condita da corporates media (p.2) e Hollywood parties (dal tenore di vita stratosferico rispetto agli odiati populisti dell'America profonda...).

2. Intanto, si può argomentare tutto e, praticamente, il contrario di tutto:





Traduzione: Il Pres. Trump usa lo stratagemma di apparire contro l'elite mentre imbottisce i loro portafogli. Quando il tea-party se ne renderà conto?
R: Il tea-party è stato finanziato per anni dai fratelli Koch. L'intera linea dei tea-party è di far passare le politiche per l'1% come anti elite.

3. Verrà mai risolto questo nodo? 
Ovviamente sì, perché Trump dovrà, via via, adottare misure da portare al voto del Congresso e del Senato su tutto il fronte delle politiche che ha annunciato di voler fare. Non può, cioè, per ovvii motivi di "Rule of Law" (in soldoni: l'Esecutivo, per previsione costituzionale, ha poteri normativi circoscritti ed eccezionali, se non delegati dal Legislativo) cavarsela limitandosi a emettere executive orders (come il ban selettivo sull'immigrazione).
Il problema è che questa prospettiva rivelerà la curiosa, quanto ignorata dai media €uropei, consonanza tra democratici e repubblicani in seno alle assemblee legislative.

4. E il "nodo" verrà al pettine in tempi piuttosto brevi.
Per capirlo, partiamo dal rally borsistico innescatosi, contro ogni logica, all'indomani dell'insediamento di Trump.  
Ci dice David Stockman, direttore dell'ufficio del bilancio della Casa Bianca ai tempi di Reagan, che questo è il rally degli stupidi ("suckers") più grande di tutti i tempi, poiché è basato su una certa idea di libertà/fattibilità delle politiche fiscali attuabili nell'immediato da Trump: mentre prescinde da ciò che implicherebbe realmente una politica di big tax cuts, cioè di forti tagli della tassazione.
Stockman riassume così la situazione che, come vedrete, si chiarirà tra il 15 marzo e il principio dell'estate. E non sarà una passeggiata:
Quello che sfugge alla gente è il termine del 15 marzo. In quel giorno la vacanza (nel senso di tregua) del tetto al debito pubblico andrà a scadenza: era stata concordata da Obama e Boehner in 20 trilioni (20mila miliardi di dollari). Il debito attuale è di 10 triliardi (106% del PIL USA), ma le spese a regime derivanti dall'attuale legislazione, "già a libro", cioè la spesa già deliberata e incomprimibile, a legislazione invariata, determina di per sè il raggiungimento del tetto di 20 triliardi (nella traiettoria, legalmente scontata, dei prossimi anni di esercizio di bilancio).
Il 15 marzo, dunque, il tetto al debito, scontato nella legislazione e dunque nella spesa già autorizzata, sarà automaticamente congelato a 20 triliardi. E questo tetto, nei criteri di proiezione pluriennale della legislazione comportante spesa pubblica, diverrà legge.
E, prosegue Stockman, ci sarà un duro stop. Il Tesoro avrà all'incirca in cassa 200 miliardi. E il governo USA "consuma" liquidità al ritmo di 75 miliardi al mese.
Per l'estate (ndr: a legislazione attuale, e quindi senza forti correzioni di taglio agli impegni di spesa attuali) la liquidità sarà esaurita. E ci sarà la madre di tutte le crisi di debt ceiling. Tutti gli ingranaggi si fermeranno. Penso, dice Stockman, che ci sarà un "government shut down". Dunque non ci sarà una riforma e una sostituzione dell'Obama care; non ci sarà alcun taglio delle tasse; non ci sà alcuno stimolo fiscale con un programma di investimenti pubblici in infrastrutture. 
Ci sarà soltanto un unico gigantesco bagno di sangue fiscale su un tetto al debito pubblico che dovrebbe essere aumentato e che nessuno vuole votare.
5. Gli effetti di questa "calamità" da bilancio fiscale saranno quantomeno sia l'emergere della illusorietà delle aspettative su cui si basa l'insensata crescita attuale dei mercati azionari, - un pericolo persino acuito dall'ambiguità della Yellen sul rialzo dei tassi, in effetti ipotizzabile proprio per marzo (sulla scorta della sua dichirazione che l'andamento dei conti pubblici USA non è sostenibile!) - sia un frenetico periodo di anarchia fiscale, una sorta di trattativa "impazzita", in cui potrebbe saltare ogni connessione tra il (pur confuso) programma di Trump e l'attività legislativa che si riuscirà effettivamente a "negoziare" tra Esecutivo e Legislativo (bi-partisan nell'avere interesse, ideologico contrapposto ma convergente, nel non autorizzare un più elevato tetto al debito).
E tutto questo rivelerà da che parte sta la "casta" eletta nel Legislativo, con tutti i suoi finanziatori (mission: "to stop Trump") e le sue connessioni bipartisan col big business, che contrasta le aspettative di un elettorato sempre più inquieto e incoercibile. 
Cosa ne uscirà fuori, in una primavera di frenetiche trattative, rivelerà quali carte ha veramente in mano Trump: e, peraltro, per conto di chi le giocherà.
Sempre che la situazione dei mercati finanziari non sfugga prima di mano (è il caso di dirlo).

5 commenti:

  1. sulle bolle dei crediti agli studenti e per l'acquisto dei beni di consumo durevoli quali fonti si possono consultare?

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    1. http://orizzonte48.blogspot.it/2016/11/superdollar-janets-accidentally-self.html p.11

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  2. Dezzani è piuttosto ottimista ,sostiene che Trump già si trova in condizione di non poter effettuare un passo indietro ,portando quindi lo scontro anche alle estreme conseguenze (primavera colorata USA ), Iceberg invece che non andrà da nessuna parte ;avendo messo "delle volpi a guardia del pollaio ", quindi sarà proprio la Trupnomics a dare l'avvio alla "tempesta perfetta ", tempesta che si abbatterà sull'intero globo e suggerisce di tenere d'occhio il DAX , sarà da lì che arriveranno i prossimi segnali, soprattutto per la germagna , i cui titoli dovrebbero subire un crollo. Sinceramente non so più cosa augurarmi (ci).

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    1. Ma le tesi sono entrambe compatibili: dipende tutto dal concetto di "passo indietro" di Trump e dall'enorme wishful thinking che ha affrettatamente circondato le sue ambigue e parziali linee di politica economica.

      Se ben può, in effetti, mettere "le volpi a guardia del pollaio", può altrettanto NON considerare un passo indietro ciò che, invece, così appare a un suo entusiasta sostenitore, che ha scorto in lui cose diverse da quelle che oggettivamente rappresenta.

      Ed è poi vero che tra Yellen e, appunto, passi indietro "apparenti" (spinto da rapporti di forza che non certo voglia di combattere "per appartenenza"), Trump è la vittima sacrificale per eccellenza, onde addossargli (posticciamente) le future responsabilità della prossima bolla finanziaria.

      Solo allora, quando avranno, questa volta, irreversibilmente esagerato - e la situazione sociale sarà andata VERAMENTE FUORI CONTROLLO-, ESSI si dovranno rendere conto che invece Trump era un accettabile compromesso.
      Poi magari ci sorprenderà: ma queste sono le dinamiche REALI...

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