martedì 14 febbraio 2017

PRODI & ORFINI: GLI INVESTIMENTI INCROCIATI E GLI INVESTIMENTI PUBBLICI, NEL 2017 DELLE PROPOSTE €URO-BANCARIE



1. Aveva cominciato Prodi: dopo aver messo in dubbio, nel 2013, i fondamenti dello Stato di diritto, per non ostacolare gli investitori esteri, oggi lamenta che questa invocazione continua, tipica della nostra classe di governo, possa portare alla colonizzazione.
C'era stato il tempestivo avvertimento di qualche voce dissonante, ma era risultato del tutto vano.
La "religione" dell'investitore estero si affermava sullo slogan che INEVITABILMENTE essa conducesse alla maggior crescita&occupazione: un vero e proprio atto di fede che si scontrava con i dati macroeconomici italiani, regnante tale paradigma.

"Gli strumenti governativi messi in atto, dal Jobs Act alla Riforma della PA al Piano Industria 4.0, senza dimenticare le misure per risolvere il problema delle sofferenze bancarie, sono apprezzati dagli investitori, che ora si aspettano anche una maggiore stabilità politica ed efficienza nel funzionamento delle Istituzioni. Dobbiamo tener conto delle testimonianze degli imprenditori che ce l’hanno fatta a consolidare e far crescere le proprie aziende con l’apporto di capitali esteri.  In un mondo globale, la cassa è globale. Noi dobbiamo agire perché il valore aggiunto generato renda le attività che si svolgono nel nostro Paese uniche ed attrattive per storia, qualità, bellezza e capacità di crescita.”  
“Ci troviamo in un momento di grande attenzione sul tema degli investimenti” sottolinea il Presidente dell’Agenzia ICE, Michele Scannavini “e le riforme in atto vanno nella giusta direzione. L'Italia sta migliorando la propria percezione all'estero e oggi è più capace di attrarre e valorizzare gli investimenti produttivi, che inevitabilmente si traducono in maggiore crescita, sviluppo, occupazione e benessere". 

"Ho sempre pensato e tuttora penso che gli investimenti incrociati fra i diversi paesi siano un positivo contributo al progresso tecnologico e un aiuto allo sviluppo. Si deve anche in buona parte a qualificati investimenti esteri la rapidità con cui le nostre imprese hanno affrontato il processo di modernizzazione e l’apertura ai mercati che hanno fatto dell’Italia uno dei paesi industrialmente più avanzati del mondo.
Per esercitare i suoi effetti positivi questo processo deve tuttavia avere due caratteristiche. In primo luogo non si deve trattare soltanto di acquisti di imprese al semplice scopo di accaparrarsi una quota del mercato italiano ma anche di mettere in atto nuovi investimenti (i così detti greenfield). Investimenti in grado di fare progredire il nostro sistema produttivo e di assumere  e specializzare nuova mano d’opera.
In secondo luogo, in queste fertilizzazioni incrociate, vi deve essere un certo equilibrio. Le presenze estere in Italia debbono cioè essere equilibrate, o almeno accompagnate, da parallele iniziative italiane negli altri paesi. Altrimenti si finisce con l’essere progressivamente colonizzati fino a perdere la nostra identità.
Purtroppo questo è quanto sta avvenendo nel nostro paese. Gli esempi ormai non si contano più e vanno dalle più grandi aziende produttive fino a un interminabile elenco di imprese di piccola e media dimensione".
Segue (persino), l'elenco dell'industria italiana che è passata di mano, parlando di mercato di saldi (!), includendo ne "l'effettone" la cessazione del flusso di investimenti di controllo nel settore bancario, laddove gli investitori "mitologici", chissà perché, prediligono acquistare crediti in sofferenza a prezzi stracciatissimi. Ora.

4. Alla direzione PD questa linea, in qualche modo, trova una diffusa eco (più o meno cosciente). 
Certamente non possiamo dirla estranea al clima inevitabilmente pre-elettorale. Renzi ha fatto riferimento alla necessità di un piano di investimenti simile a quello attuato da Barack Obama dopo la crisi finanziara del 2008. Orfini si è poi espresso contro le privatizzazioni, che per gli investitori esteri sono state l'occasione più ghiotta di banchettare su tutti i nostri settori industriali, e ritorna sugli investimenti pubblici, che, almeno quanto alla "provvista", sono investimenti nazionali:  "Non possiamo immaginare che oggi ricominciamo una stagione di privatizzazioni, serve una grande strategia di investimenti pubblici".

5. Insomma, la crescita, che lo stesso Renzi indica come la vera cura per i conti pubblici, si fa con gli investimenti pubblici, anche se non si sa come finanziarli in misura realisticamente adeguata all'interno della moneta unica e della sua "costituzione materiale": problemino non da poco, in una fase in cui Moscovici, parlando di "non ultimatum", conferma che di questo si tratta e che, passate le elezioni, ne vedremo di tutti i colori.
Ma Prodi, con un'ottimistismo della volontà che pare dimenticare come oggi vengano intesi, più che mai, gli "aiuti di Stato", suggerisce che:  
"Si tratta di costruire, in collaborazione fra governo, Confindustria, Cassa Depositi e Prestiti, Banche e Fondi di Investimento italiani, gli strumenti che possano favorire le scelte indispensabili per garantire lo sviluppo ottimale del nostro sistema produttivo. Nessun dirigismo, nessuna programmazione forzata ma la costruzione di un establishment che affianchi le nostre imprese e le aiuti ad affrontare il futuro".
6. Peccato che banche e fondi di investimento italiani - il versante che non sarebbe tacciabile di aiuto di Stato a priori e che, comunque, sarebbe monitorato occhiutamente sulle condizioni di mercato non discriminatorie relative all'offerta di credito alle imprese italiane- saranno presto alle prese con un piccolo €uroproblemino.
Parliamo della proposta della Commissione UE di ulteriore regolamento e (anche) direttiva sui requisiti patrimoniali delle banche che, in mezzo a un oceano di bla-bla-bla, per cui si vuole uscire dalla crisi e aumentare la stabilità finanziaria, senza dire una parola sulla generazione della crisi €uropea da parte della stessa...disciplina €uropea (e fingendo sfacciatamente di non vedere l'applicazione discriminatoria e distruttiva, unicamente per Italia, dell'Unione bancaria), si parla, con nonchalance, di "ridurre i costi di emissione/derivanti dalla detenzione di determinati strumenti (obbligazioni garantite, strumenti di cartolarizzazione di alta qualità, strumenti di debito sovrano, derivati a fini di copertura)
Insomma, si vuol introdurre una graduazione di rischio, una sorta di rating, concernente il debito sovrano, e porre l'intero sistema bancario italiano (o, più o meno, rimasto tale) di fronte all'obbligo di cederne comunque la parte eccedente un certo ammontare "limite", nonché, in aggiunta, di cedere i titoli, deprezzati drasticamente in base a tale indicizzazione di rischio, se non si sia in grado di aumentare in misura adeguata, - e oggi impensabile, senza ricorrere a capitale estero, e quindi perdendo il controllo proprietario del capitale-, il capitale di "garanzia".

7. C'è da presumere che, durante questo 2017, la proposta procederà spedita, tra pareri del parlamento UE gioiosamente favorevoli e Ecofin dove l'Italia garantirà un'adesione "nell'interesse primario dell'€uropa", salvo poi accorgersi, come nel caso dell'Unione bancaria, che l'applicazione di regolamento e direttiva ha i concreti effetti di un'autentica tempesta perfetta messa sulla residua politica fiscale italiana.
I rendimenti del debito pubblico italiano, magari a QE terminato, andrebbero immediatamente alle stelle e le banche a tutto dovrebbero pensare fuorché ad aumentare il credito alle imprese, che, a loro volta, a tutto potrebbero pensare fuorché ad investire in una situazione in cui si privatizzerebbe, per ridurre immediatamente il debito, persino il Colosseo (minimo), e le manovre di rientro (aggiuntive a quella che comunque si dovrà fare per il già disposto, e insufficiente, salvataggio bancario), sterminerebbero la domanda interna fino a livelli in cui Monti sembrerà un moderato keynesiano (a sua insaputa).

8. Ed è forse (forse) per questo, in preparazione della mattanza post elettorale, che Orfini, ieri sera, a "Porta a Porta", ha dichiarato che i problemi che oggi si trovano a fronteggiare sono in gran parte il frutto della scelta della "terza via" compiuta dalla sinistra "vincente" degli anni '90
Ma il ripensamento di linea, oltre alla opposizione alle privatizzazioni, passerebbe per una cosa che, a dirla oggi, pare tutta-bella, e per un'altra che non si può dire prima delle elezioni. 
La cosa è perfettamente coerente nella pratica ma contraddittoria sul piano delle misure di "rimedio" invocate: nel senso che, vista l'effettiva natura della "terza via" (qui p.6), cioè l'ordoliberismo, cavallo di battaglia della sinistra ulivista, trova non la sua correzione ma il suo compimento, ben progettato dagli Hayek e dai Friedman, nella lotta alla povertà "nell'interesse degli abbienti" e nella denazionalizazione privatizzata della moneta.

9. La prima di queste misure, accennate da Orfini a "Porta a Porta", è il reddito di inclusione, cioè la versione (provvisoriamente) mild, - ma opportunamente da calibrare, nella sfera di applicazione e nelle modalità di finanziamento -, del reddito di cittadinanza. 
Il che significa che di fronte a tanta dilagante povertà, che si prevede in aumento, data anche l'acquiescenza implicita e preventiva ad ogni inconstestabile dis€gno €uropeo, - cui si giura rinnovata e indeclinabile fedeltà (anti-Trump, per di più, che non guasta)-, il sistema del welfare, sanità e pensioni pubbliche, andrà in soffitta per sempre.

10. La seconda misura di "salut€ pubblica di fed€ltà irrinunciabil€" all'€uropa, sarà una maxi-patrimoniale che, dentro l'euro, cioè dentro il fiscal compact, ancorchè vagamente flessibile, nessuno potrà evitare.
D'altra parte anche D'Alema, in caso di scissione perché non gli piace "l'assenza di progetto" di Renzi, non è di quelli che "danno la colpa all'euro" e ci tiene a rimanere "dentro l'€uropa" come progetto irrinunciabile e sempre migliorabile (perché la stabilità monetaria è un po'...troppa e si può immaginare un altro euro orientato alla crescita e alla giustizia sociale: basta dirlo e la Merkel lo accetterà).
Renzi, per conto suo, viene quindi additato come colui (che afferma) che "il tema (anti) europeo resta cruciale per Renzi, e lo sarà anche nella campagna elettorale che ha in mente di fare".
Ne vedremo delle belle: altro che politiche industriali con "investimenti pubblici"!
Questa è una corsa (incosciente) contro il tempo...di un nuovo 25 luglio...

24 commenti:

  1. Il Mortadella ha già vestito i panni del Revenant (prima ancora del 25 luglio). Qualche giorno fa si era messo a pregare presagendo una qualche Norimberga, ma poi fidando sul dato storico che qui la memoria non ha mai avuto futuro (e prendendo ad esempio il suo maestro che da fautore dell'intervento pubblico in economia si trasformò in monetarista e smantellatore dell'impresa pubblica) si è rasserenato. Questo è pur sempre il Belpaese dei tarallucci e vino e lui ormai da almeno tre anni va dicendo in giro che è tutta colpa di quella Kulona teteska. L'opera di rimozione delle proprie gesta è quasi completata: la responsabilità delle svendite è di D'Alema e della sua merchant bank non masticava l'inglese (Rondolino, Velardi e soci entrati a Palazzo Chigi, tramite complotto, con le pezze al c. e usciti impaccati di soldi). E' indubbio che aspira ad essere il novello Bonomi o forse De Nicola. Baffino invece lo vedo davvero male. La sua scarsa duttilità lo rassomiglia a Bombacci.

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    1. Puoi fornire un link sul momento di "preghiera" di Prodi di qualche giorno fa? Per capire meglio di cosa si trattasse (dal suo punto di vista)...

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    2. http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2017/01/18/prodi-mia-europa-morta-non-resta-che-pregare_qTBpTWB6IJdvawzHp8UHSN.html

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  2. Bersani in direzione col suo "dobbiamo garantire di fronte all europa e ai mercati" mi ha provocato una quasi disgustosa voglia di un renzi bis piuttosto.

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    1. Sì emerge eclatante la irrisolta questione di mancata autocritica che Fassina aveva così bene riassunto qui
      http://www.huffingtonpost.it/stefano-fassina/prodi-e-dalema-ora-scaricano-renzi-ma-e-figlio-loro_b_14428732.html

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    2. Probabilmente mi prenderete per pazzo ma personalmente su D'Alema, Bersani e compagnia non riesco a fare alcun affidamento. Troppo compromessi, troppo supini e con troppi scheletri nell'armadio. Si sono spinti talmente oltre nell'assecondare l'assetto esistente che una loro conversione a U, mi pare impossibile. Eppoi talmente intrisi di materialismo storico meccanicistico (ossia fatalismo), convinti che i rapporti di forza siano sfavorevoli, non avrebbero mai il coraggio necessario per lo sganciamento last minute. Preferiranno sempre il mortale abbraccio con la Germania, fantasticando su inesistenti e miracolistiche vie di uscita (Euro a due velocita, altra Europa ecc.) esattamente come il Predappiofezzo si cullava fino all'ultimo sulle armi segrete del Führer per ribaltare l'esito della guerra. Paradossalmente il Bomba, nella sua cinica superficialità, era l'unico da cui potevo aspettarmi l'agognata Italexit, anche se frattalicamente parlando, mi ricordava più Galeazzo Ciano che Badoglio.

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    3. Almeno renzi vuole durare in politica e qualcosina per evitare di attirarsi addosso l odio delle masse se la inventa.
      Con la minoranza al governo tempo 6 mesi siamo come la grecia. Per fortuna non succederà perché Bersani e D Alema più che un cespuglio non fanno. E difatti sono sncora lì dove sono

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    4. @Guido Mepozzino Carica'

      Vabbè... ma che Bersani e D'Alema, esponenti di spicco della (più incolta) estrema destra economica italiana, possano solo maneggiare strumenti cognitivi complessi come il "materialismo storico", mi pare ben difficile.

      Ancora più difficile è però poter pensare che la logica hegeliana su cui si fonda il "materialismo storico" marxiano possa mai in qualche modo essere meccanicistica e determinista.

      La logica "determinista" è quella dell'economia classica e neoclassica, a causa delle fondazioni epistemologiche di tipo empiristico della tradizione inglese (e, soprattutto, per ovvi motivi di interesse di classe su cui la religione protestante e l'empirismo liberale sono sovrastrutturate).

      Comunque, i primi elementi per comprendere il "materialismo storico" si imparano su Goofynomics; in questa sede si approfondisce.

      Il "determinismo" a cui credo tu ti riferisca è da imputare a tutt'altre correnti di pensiero, parti di ciò che viene chiamato "storicismo".

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    5. Chiedo venia per le imprecisioni. Non sono filosofo, ma praticone del diritto (o visti i tempi è più esatto dire del dirittoArovescio). Ma Bersani e D'Alema pare che lo siano entrambi. Filosofi intendo. Addirittura il Baffino avrebbe compitato una tesi su "Produzione di merci a mezzo di merci", e quindi sarebbe filosofo ed economista eterodosso. L'altro invece avrebbe approfondito la figura di Gregorio Magno. Quindi sicuramente sono più avvezzi di me con gli strumenti cognitivi filosofici. Comunque convinti di marciare trionfalmente con il verso della Storia (o se volete, specie Baffino, con il vento in poppa e lo spinnaker bello gonfio) almeno fino al 1980 e che il socialismo si sarebbe realizzato da sè, son divenuti fans della globalizzazione perchè pareva loro che il verso della Storia si fosse messo loro improvvisamente di traverso. Piroetta (o strambata, se preferite) e oplà eccoli di nuovo a favore di vento. Sarà l'età (che non consente più rapidi voltafaccia), sarà che valutano le forze della globalizzazione irreistibili, ma non li vedo in grado di compiere ulteriori piroette. Oddio, l'altra sera alla tivvì il Bersani ci ha quasi provato in faccia a Formigli (son due anni che vado dicendo in giro che ci vuole più "protezione" che a ben vedere è ad un passetto da "protezionismo"), ma l'altro no, l'altro crede ciecamente ancora nell'EU come un tempo nell'URSS.

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  3. L’articolo di Fassina è in effetti la sintesi migliore di un’analisi che per la verità molti al di fuori del PD avevano già svolto da tempo – basti leggere molti post e relativi commenti su questo blog. Fassina, pur con un certo ritardo, individua con efficacia il problema del gruppo dirigente piddino, ma non compie il passo conclusivo (forse troppo doloroso per uno che ha militato in quel partito): D’Alema, Prodi, Napolitano non sono a mio avviso responsabili di “colpe gravi verso quelli che dovrebbero essere gli interessi di riferimento della sinistra” ma di precise scelte dolosamente volte a perseguire quei risultati che così efficacemente Fassina stesso descrive. Ovvio quindi che non vi siano margini perché a questi personaggi possa essere accordata alcuna fiducia per eventuali inversioni di rotta, che d’altronde si guardano bene dal proporre. E del resto l’autoproclamatosi ‘vincitore’ del referendum del 4 dicembre (che gli è servito per tornare in campo contro Renzi, non certo per difendere la Costituzione) ha dichiarato pochi giorni fa che “se si votasse subito lo spread salirebbe a 400” , come dire: se e quando votare lo decidono i mercati.

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  4. Quello che mi lascia ancora più perplesso è che di fronte ad una classe dirigente alla "Schettino" non si sia formata ancora una forza politica degna di questo nome in grado di convogliare le forze sane del Paese nella giusta direzione (che è quella della riespansione dei principi e dei dettami della Carta costituzionale).
    Qui occorre il "fate presto"; ci vuole un partito/movimento che porti l'Italia fuori dalla deriva. Occorre ora, occorre subito prima che la situazione peggiori perché essa è così subdola che è in grado di devastare in maniera peggiore di un conflitto bellico ma in grado di nascondersi dietro una narrazione fiabesca.
    Mai come ora risulta più azzeccato per noi cittadini il paragone con il mito della caverna di Platone.
    Sperando che le coscienze del popolo italico si risveglino dal torpore ringrazio chi per puro spirito patriottico e con alto senso di giustizia dedica il suo tempo alla causa.

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  5. Ciao Quarantotto in caso si verificasse la ventilata ipotesi di una Patrimoniale, (sembra per favorire la Merkel alle prossime elezioni tedesche) questa si trasformerebbe in una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti del Popolo Italiano, ancora formalmente Sovrano, da parte dei propri governanti al soldo d'interessi stranieri.

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    1. La patrimoniale è robbba da dopo elezioni (almeno per Renzi che la questione l'ha capita benissimo, mentre Bersani pare di no).
      I titoli sovrani regolati come risk weighted assets invece, potrebbero intervenire prima, come presupposto TINA e "fate presto" della patrimoniale.

      La Merkel potrebbe semmai vantare proprio questo risultato sul piano elettorale.
      E i nostri governanti potrebbero more solito dire di non essersene accorti quando votavano...Specialmente se la cosa emergerà dopo le elezioni.

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  6. Sulla proposta di nuovo regolamento, segnalo, fosse sfuggita a qualcuno, la pregevole intervista a Marco Zanni realizzata da Messora.

    Vale la pena linkare anche l'intervento di Benoît Cœuré di cui parla Zanni: il nostro ammette candidamente che la rischiosità del debito pubblico dei paesi dell'eurozona dipende esclusivamente dall'assetto istituzionale di quest'ultima: "And in most advanced economies, as well as in most macroeconomic models, government debt is always perceived to be safe, too. There is (effectively) full consolidation between the balance sheet of the central bank and that of the fiscal authority, making government debt risk-free in nominal terms. The central bank can guarantee its payment in cash and at par in all states of the world. As such, there is no credit risk attached to sovereign bonds, although they may still carry inflation risk if the central bank is pressured by the government into financing inflationary deficits.

    In the euro area, however, the same institutional relationships cannot apply. There is one central bank and nineteen different fiscal authorities, the member countries do not assume responsibilities for each other’s debt, and the European Central Bank (ECB), for very good reasons, is forbidden by the Treaty from “monetary financing” – which means purchasing directly the debt of governments or directly lending to them.
    "

    E quali sono queste "very good reasons"? Presto detto: "Sovereign debt in the euro area is thus exposed to credit risk in a way other advanced economies are not.

    And this is indeed by design
    . The construction of the euro area – the monetary financing prohibition enshrined in the EU Treaty, the “no bailout clause”[12] – is deliberately intended to encourage markets to differentiate between euro area sovereigns based on their fiscal sustainability. The idea is that the exercise of market discipline will provide a continuous assessment of government actions, which will in turn lead to sounder policies.
    "

    Insomma, la cara dottrina delle banche centrali indipendenti, effettivamente "nuova" solo in apparenza, secondo cui lo Stato deve mettersi in mano ai mercati finanziari, severi ma infallibili giudici della "soundness" delle politiche pubbliche.

    Basterà quanto sopra per risolvere finalmente il "mistero" di Zagrebelsky o continueremo ancora a lungo a sentire il ritornello finanza kativa/Europa buona?

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    1. Ahahaha!
      Rammento il "mistero misterioso" per cui Zagrelbesky non aveva (ha, a quanto pare) ancora capito che il dominio dei mercati sul lavoro discende dai trattati come intenzionale e diretta previsione.
      Il costruttivismo implicito nell'ideologia neo-liberista di Ventotene gli sfugge completamente nella sua univoca direzione.

      Lui continuerà col "più €uropa" per curare, nella versione più a la page, "questa €uropa"...

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    2. In effetti questo è un fenomeno molto singolare.
      Zagrebelsky (ma anche, ad esempio, l'ANPI, per fare altro nome eccellente), si rende perfettamente conto del fenomeno "a valle": vale a dire dell'involuzione autoritaria della forma di governo. Prova ne è il fatto che si sono opposti alla riforma renziana.
      Eppure, non collegano il fenomeno 'a monte' (Costituzione materiale ordoliberista), con quello 'a valle' (involuzione in chiave antidemocratica delle forma di governo). Ciò nonostante le alte cariche europee (vedi, se non erro, M.Schultz), si erano schierate apertamente per.......la riforma involutiva!

      Quale è, mi domando, l'anello mancante che gli impedisce di 'collegare'?

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  7. Percepisco la realizzazione ,da parte dell' elite del paese egemone nell'Ue,di una strategia già collaudata con il dissolvimento della DDR illustrata nell' intervento del prof. Giacchè ad assimmetrie di alcuni anni fa .Percepisco poi la confusione ,invece in Italia,dell' elite che si contende il partito di governo, indotta dall' impossibile sopravvivenza dei partiti di massa(intesi come organizzazioni atte alla realizzazione dei diritti sociali in costituzione) conseguente la deindustrializzazione dovuta al "free trade".L' inquietudine prende poi il soppravvento se si considera fino a qual punto siano "catturati" i dirigenti delle formazioni politiche italiane,non solo quelli del pd,dal paradigma ordoliberista ,tanto da rendere calzante il paragone che il prof.Bagnai fa in un recente post su Goofynomics con il capo del consiglio ebraico del getto di Lodtz .La spiegazione di tali comportamenti con un fatalismo conseguente ad un approccio "senile" materialismo storico descrive l' abito mentale di una burocrazia politica(da ragazzo "facevo il troskista e qualcosa è rimasto)CHE DEVE PRESERVARE LA PROPRIA CONDIZIONE SOCIALE BENCHE'ABBIA PERSO LA SUA FUNZIONE

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  8. Ritengo ci sia un motivo se la direzione PD e la grancassa di contorno sono state un lungo e complessivo dirsi e contraddirsi della sinistra di governo sulle misure per affrontare le conseguenze dell’ordoliberismo. I nostri le vedono vedono proprio come res novae che vanno perciò affrontate con idee nuove, cose mai tentate, ardite, coraggiose (http://orizzonte48.blogspot.it/2014/10/vrso-la-schiavitu-dallordoliberismo-al.html par. 7)! Le affermazioni di Prodi sugli investimenti incrociati (!), il reddito di inclusione di Orfini (!), addirittura questo: “NESSUN DIRIGISMO, nessuna programmazione forzata MA LA COSTRUZIONE DI UN ESTABLISHMENT che affianchi le nostre imprese e le aiuti ad affrontare il futuro” (e qui risuonano le parole di Gramsci sul liberismo imposto dallo stato).

    Il motivo si riconduce in ultimo all’ipotesi frattalica, cui vorrei ricollegare gli eventi narrati nel post.

    Sono reduce da una lunga preparazione di un esame di matematica il cui argomento principale è il moto browniano, e il suo omologo in tempi discreti, la martingala. Esso possiede, oltre alla nota caratteristica di autosimilarità che insieme ad altre lo avvicina alle strutture frattali, un’altra interessantissima caratteristica: percorre traiettorie di lunghezza infinita in tempi finiti (variazione prima infinita), allontanandosi però di una lunghezza quasi certamente finita dal punto di partenza (variazione quadratica finita e pari al tempo di percorrenza). Ossia: il MB si muove con la classica sembianza della particella impazzita (ci sono diverse foto in internet) ma non arriva mai a raggiungere distanze infinite, sempre invece dell’ordine di grandezza del tempo percorso. Ecco; i nostri governanti, vivendo il tempo che gli (ci) resta nell’impeto del frattale autosimile alle vicende pre1945, e simile ad esse per tempi variamente accelerati, le proveranno tutte, proveranno anche a minacciare investimenti pubblici mentre nel contempo il ministro Padoan contratterà per una stretta maggiore del cappio, e saranno costretti un istante dopo a ri-riposizionarsi appunto brownianamente, per provare a non contraddirsi… ma rimarranno sempre al palo e sotto il tiro di provvedimenti “assorbenti”, con una “deriva negativa” per la traiettoria del nostro declino, come per esempio il coinvolgimento della EBA di cui si parla in questo post, e non si periteranno di evitare che le soluzioni e i programmi “nuovi” che essi prospettano per problemi “nuovi” rimarranno puntualmente gestiti rispetto a tutt’altri intenti, perché ESSI hanno già preso le misure, e sanno che il tacchino impazzito comunque non può correre troppo lontano dal recinto.

    La matematica ci rende onore del suo pennello di simboli e forme.

    PS: mi scuso con Quarantotto per l’assenza e se mi sono perso qualche puntata del blog; ho qualche giorno per tornare al passo. Ma credo ne sia valsa la pena visto il 30 e i complimenti di prof e colleghi.

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  9. Mi complimento per le conclusioni deduttive di 48 rispetto alla dialettica interna nella direzione PD.Le cronache rilasciate dai media dominanti riducono il tutto al piu' classico dei linguaggi irritanti per i dominati:il politichese.Un parlarsi addosso dando l'impressione finale di una violenta lotta di potere in cui si trattano di striscio i problemi del paese,mentre peraltro le posizioni su politica economica,industriale e monetaria delle varie correnti sono praticamente identiche,ferme e prive di vie d'uscita alternative.Domina l'inadeguatezza di questo ceto dirigente e lo sgomento.Molti adombrano un 25 Luglio, a me pare piu'un graduale avvicinamento al 24 ottobre 1917 ,il riferimento storico piu' adatto.Caporetto.Generali ottusamente convinti di dominare la tattica quotidiana,privi di strategia a lungo termine,incapaci di vedere i loro errori,sordi agli allarmi degli ufficiali che conoscono l'esercito di cui condividono le trincee,sprezzanti e autoritari fino alle estreme conseguenze con la truppa.E cosi' dopo immensi sacrifici,su posizioni statiche,di quell'immobilismo suicida,un misto di finta sicumera e vigliaccheria davanti al piu' forte,si rischia la rotta,con un altro abile colpo di mano alla Rommel che apra il varco decisivo per una disfatta,si spera non irreparabile.

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  10. La storia meravigliosa degli investimenti esteri, della moneta unica e degli afflussi di capitali stranieri.

    Einaudi aveva tratteggiato con entusiasmo come avrebbe funzionato il sogno €uropeo in stile Prodi ma, come a quest’ultimo, gli era forse sfuggito qualche macabro dettaglio (oggi, di fronte alla devastazione totale, il mortazza cerca di correggere il tiro):

    “… Se, grazie, all’unificazione della moneta e della circolazione monetaria, l’Istituto centrale federale eserciterà una influenza notevole sulla distribuzione del credito in un’Europa unificata, sarà altresì ovvio e razionale che LE CORRENTI DI CREDITO SIANO DA ESSO DIRETTE DAGLI STATI E DAI CENTRI DOVE SI ACCUMULA, per la maggior parte del risparmio possibile e dove è meno probabile trovare nuove vie all’investimento dei capitali, VERSO GLI STATI PIÙ POVERI, dove esistono ancora possibilità di investimenti per il grado più basso, a cui è giunto il livello della vita economica.

    … Si vuol soltanto dire che I RISPARMI AFFLUISCONO DAI PAESI GIÀ CIVILIZZATI, dove le occasioni di investimento sono forse più facili ed ampie ma meno allettanti, per la maggior concorrenza ed il più diffuso spirito di iniziativa, VERSO I PAESI PIÙ ARRETRATI, dove le occasioni di investimento, per la minore disponibilità di risparmio e la minore educazione industriale degli abitanti, sono più promettenti, e non viceversa. L’Italia, tra il 1860 ed il 1890, ha costrutto la sua attrezzatura ferroviaria, stradale, portuale, ha iniziato le prime bonifiche (esempio classico quella ferrarese, arditamente intrapresa da capitali stranieri, precipuamente svizzeri, e chiusa infelicemente come accade quasi sempre ai pionieri, per passare a mani italiane, che ne godettero poi i frutti con una saggia amministrazione, sinché nel dopoguerra le azioni caddero in mano a filibustieri) in parte con risparmi propri; ma in parte con capitali presi a prestito all’estero.

    Capitali che poi furono restituiti. La Federazione, facilitando al massimo i rapporti finanziari fra stato e stato, accrescendo la sicurezza degli investimenti, garantendo l’osservanza delle leggi con un imparziale tribunale federale, non potrà non giovare grandemente a un tale processo di trasfusione di capitali dagli stati più ricchi a quelli più poveri…”.

    E poi, in un sistema con mon€ta unica associata ad area valutaria non ottimale (deflazionista), per la bilancia dei pagamenti è un toccasana … importare:

    “… LE ESPORTAZIONI SONO IL COSTO, LA FATICA; LE IMPORTAZIONI SONO IL COMPENSO, LO SCOPO DELLA FATICA DURATA NEL LAVORARE. Posti così, nella loro nudità, i fatti, è evidente essere errata la concezione che comunemente si espone nel parlare e nello scrivere quotidiano, delle importazioni e delle esportazioni. Per lo più, giornalisti ed uomini politici si rallegrano quando possono annunciare che le importazioni dall’estero sono diminuite e le esportazioni verso l’estero sono aumentate, sia in volume che in denaro. Sembra che il paese arricchisca perché incassa molto e spende poco. Può darsi che ci sia del vero nell’opinione così esposta; se ad esempio ciò vuol dire che noi esportando un miliardo di più di quanto non abbiamo importato, abbiamo esportato macchine locomotive, rotaie, ecc. ed abbiamo così fatto investimenti di capitale all’estero, senza subito ottenere il pagamento. Lo otterremo poi, si spera con utile, ricevendo negli anni futuri interessi, dividendi e quote di ammortamento. (segue)

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  11. “… Ma, parlando in generale, che cosa vuol dire importare? Evidentemente, ricevere merci e derrate che noi desideriamo e che godremo; le quali ci serviranno a soddisfare nostri diretti bisogni od a fare impianti industriali o migliorie agricole fruttifere in avvenire. Cosa vuol dire esportare? Altrettanto evidente, dare merci e derrate che a noi costano fatica, privarcene, rinunciare a farne uso. LE ESPORTAZIONI SONO IL SACRIFICIO, IL COSTO DA NOI SOSTENUTO; LE IMPORTAZIONI SONO IL VANTAGGIO, IL BENE DA NOI DESIDERATO. Razionalmente discorrendo, i nazionali di qualunque paese hanno interesse a ridurre al più possibile le esportazioni ad aumentare il più possibile le importazioni.

    Le esportazioni sono il costo, che noi vorremmo minimo, delle importazioni che noi vorremmo massime. Se noi discorressimo, cosa che è fuor di luogo, IN TERMINI MORALI, DOVREMMO DIRE CHE LE ESPORTAZIONI SONO IL MALE E LE IMPORTAZIONI SONO IL BENE. NELLA VITA PRIVATA QUANDO DI SOLITO RAGIONIAMO BENE, TUTTI DESIDERIAMO ESPORTARE POCO, ossia dare pochi pareri d’avvocato, pochi stipi o vestiti ed importare in cambio assai, ossia l’avvocato uno stipo preziosamente intarsiato, il sarto un parere ben elaborato, che gli faccia vincere la causa col cliente, e lo stipettaio un vestito di lana pura ben confezionato.

    Poiché tutti desideriamo la stessa cosa: esportare molto ed importare assai, i desideri non possono per nessuno essere pienamente soddisfatti. Il mercato deciderà quali siano le ragioni di scambio, ossia il prezzo dei pareri degli avvocati, degli stipi più o meno bene intarsiati o dei vestiti di lana pura o mista. RESTA IL FATTO CHE NESSUNO, NÉ INDIVIDUO, NÉ QUELLA ACCOLTA DI INDIVIDUI CHE È DETTA STATO, corre il pericolo, che sarebbe augurabile, di restare soffocato dalla inondazione delle merci. Ognuno compra, ai prezzi del mercato, solo quella quantità di beni e servigi che uguaglia quella che può dare in cambio e nessuno, a meno che egli sia un mendicante od un lestofante, gli darà mai nulla in cambio di niente…” [L. EINAUDI, I problemi economici della federazione europea, Ed. La Fiaccola, Milano, 1945].

    Non fa una piega

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    1. « NÉ QUELLA ACCOLTA DI INDIVIDUI CHE È DETTA STATO »

      Ma come? allora tutte le volte che Luigino ed epigoni vogliono limitare lo Stato (Stato ladro!).... significa che vogliono limitare il popolo sovrano e le istituzioni in cui si organizza, si amministra e si governa?

      Cioè: i liberisti vorrebbero limitare la democrazia a favore degli oligopolisti dell'industria e dell'usura?

      Cioè: chi blatera di "idea di libertà" senza "fondarla" eticamente, nasconde l'intenzione di materializzare un'opaca moralità in cui i più grandi, grossi e prepotenti (i monopolizzatori del "mercato") possono liberamente schiavizzare il resto dei cittadini che vivono grazie al frutto del proprio lavoro?

      Ma chi lo avrebbe mai detto...

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    2. Rammento che "accolta" è termine anticheggiante per "accolita" che, usato in senso prevalentemente spregiativo, significa adunanza o raggruppamento di mascalzoni.
      http://www.treccani.it/vocabolario/accolta/
      Un uomo "con la schiena dritta" non giurerebbe fedeltà alla Repubblica italiana e alla sua Costituzione se ne avesse questa considerazione.
      Eppure lo fece: c'è da domandarsi per quale motivo

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  12. Luigino era un odiatore nato, dello Stato e della democrazia. Lo hanno fatto Presidente della Repubblica.

    Fai proprio bene, caro Bazaar, ad invertire senso di marcia quando incontri una via con impresso il suo nome :-)

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