sabato 18 aprile 2020

SOLIDARISMO IMMAGINARIO E FINANZA €UROPEA ESPROPRIATRICE: LA CRISI ITALIANA CHE SVELA IL VERO VOLTO DEI TRATTATI



1. L'evoluzione della crisi del covid-19 si avvicina alla fase in cui non potrà più funzionare, in tutta la sua "geometrica" potenza finora manifestata, l'inibizione, psicologica ed emotiva di massa, a riflettere su cosa stia veramente accadendo intorno a noi e nelle proprie rispettive esistenze. Un'inibizione di massa creata dalla capillare insistenza mediatico-televisiva sui pericoli alla salute (col contorno del balletto delle cifre sui morti giornalieri e il battibecco continuo dei virologi "di Stato" in chief, insofferenti a qualsiasi interrogativo sull'attendibilità dei dati e delle informazioni, pure ondivaghe, che hanno alimentato la strategia).
Insomma, entro poche settimane, gli italiani saranno posti a confronto con la durezza del vivere senza alcun diaframma di protezione,  non dico materiale e legalitario quale offerto dal "fu" Stato democratico costituzionale (con il welfare e l'intervento dello Stato nell'economia), ma neppure mediatico-virtuale; cioè quello innnescato dal clima da serial televisivo, distopico horror, in cui la comunicazione ufficiale li aveva immersi a reti unificate.

2. Il fatto è che occorrerà affrontare i due ordini di problemi economici e sociali che, connessi ma distinti (qui, pp. 6-8), si stanno per rivelare come i compiti prioritari che gli Stati dovranno, giocoforza, affrontare per evitare una depressione economica e una destabilizzazione sociale devastanti: il ripristino conservativo, mediante trasferimenti incondizionati di liquidità, della capacità produttiva e dei livelli occupazionali, e, immediatamente dopo, la riorganizzazione delle filiere produttive riconsiderate (in profondità) come strategiche e essenziali e, come tali, da riaccentrare e rilocalizzare nel territorio degli Stati stessi.
Si tratterebbe della riedizione, sia pure in condizioni eccezionali, epocali, dello Stato inverventista: l'eccezionalità della situazione fa molto vulgata neo-keynesiana non priva di ambiguità su cosa veramente significhi "cambio di paradigma".

3.Ma, al di là della giustificazione sul piano macroeconomico, dal punto di vista istituzionale, (e, se vogliamo, geo-politico), si profila il recupero della funzione essenziale di ogni Stato sovrano: quella di tutela dell'ordine pubblico economico.
Questa tutela, variabile nel suo contenuto a seconda delle forme di Stato, contrappone gli ordinamenti liberal-liberisti, - come quelli forgiati a colpi di "fate presto!" dall'adesione alla moneta unica-  a quelli democratici in senso sostanziale.
Nei primi tipi di ordinamento, l'ordine pubblico economico si proietta essenzialmente nell'imponente repressione poliziesca delle classi subalterne (i famosi "agitati sociali" di Einaudi, laudator dell'ordoliberismo tedesco come fondamento dell'europa federale di mercato) per il disturbo arrecato alla (presunta) libertà dell'iniziativa economica e all'assetto della proprietà che fotografano uno status quo timocratico
Invece, l'ordine pubblico economico in senso democratico, assunto come consapevolezza normativa di livello supremo, cioè costituzionale, dell'esigenza di risolvere il conflitto sociale come primo obiettivo del processo ordinativo Costituente,  è sostanzialmente definibile come potere, spettante alla sovranità popolare e, per essa, alle sue istituzioni democraticamente rappresentative, di perseguire, in piena autonomia da condizionamenti esterni provenienti da potenze politico-militari e poteri privati economico-finanziari, di perseguire lo sviluppo più ampiamente condiviso dalla comunità sociale, in base al principio di eguaglianza sostanziale.


Macron, nel suo misterioso ravvedimento (che, c'è da temere, non andrà oltre il Consiglio Ue del prossimo 23 aprile, dove presumibilmente riconquisterà l'aplomb instillatogli dal suo maestro Attali), ha comunque il pregio di individuare proprio nelle regole dell'eurozona, con tanta solerzia edificate, per decenni e decenni, dalla Francia, per non apparire da meno della Germania nella gara all'ordoliberismo elitario transnazionale, l'ostacolo principale, per il continente intero, alla soluzione (secondo le due predette "fasi", conservativa e riorganizzativa) del colossale problema di recessione, disoccupazione, distruzione massiccia di unità produttive e di coesione sociale che sta per abbattersi su tutti noi.

5. L'Italia, invece, con regolarità statistica degna dell'asseverazione, in chiave orwellian-comunicativa, della Legge di Murphy, si distingue per essere il paese in cui persino l'appello (o editto enfatico) di Draghi, affidato al megafono del Financial Times, è stato metabolizzato e poi rimosso, nell'inconscio collettivo di un solidarismo europeo del tutto immaginario.
In Italia, i media mainstream e la larga maggioranza dei partiti, nonché le stesse associazioni corporative dei principali interessi economici, continuano a ragionare come se le regole dell'eurozona, e il suo assetto istituzionale unico al mondo, basato sulla banca  centrale indipendente pura, non siano IL problema e come se, anzi, non esistano affatto, pensando che, - pur in presenza di un vincolo da diritto €uropeo impostoci in forma di travolgente prevalenza su qualsiasi limite legalitario costituzionale-, istituti, soluzioni di politica finanziaria ed economica pubblica, misure anticicliche adeguate, siano liberamente proponibili e negoziabili!
Ma così non è: e, appunto, lo conferma (lo ribadiamo perché ci pare importante, al di là della sua natura tattica o...autentica) proprio il discorso di Macron.

6. Prendiamo ad esempio, gli articoli selezionati e enfatizzati da questi twit


Cosa li accomuna in un'omogeneità di presupposti che li rende espressione dello stesso atteggiamento culturale, pur essendo delle più che ragionevoli indicazioni di misure e vie d'uscita sensate (per cui pure ne consigliamo la lettura)?
L'inconsapevolezza, o la non realistica considerazione, che esistono delle regole, a partire da quelle contenute dei trattati, che pongono divieti e limiti molto espliciti e che sono state, e sono più che mai tutt'ora, considerate essenziali per la partecipazione all'Ue e all'eurozona della Germania (e dei suoi paesi "satellite"), regole per cambiare le quali occorre l'unanimità. Un'unanimità che non sarà mai raggiungibile e in assenza della quale i principi inesorabili dell'eurozona possono essere mutati cosmeticamente tramite un diverso  nomen o essere proposti in un apparente e lambiccato adattamento, ma senza mai mutare nella sostanza applicativa.

7. In sintesi estrema, consapevoli che, tanto, di fronte alla cieca fiducia nel diritto europeo immaginario, qualsiasi accurata analisi normativa, fondata su approfonditi elementi letterali e sistematici è del tutto vana: comunque, il permeismo aggressivo la butterà in caciara):
- i "paesi la cui moneta è l'euro" non dispongono di una banca centrale che abbia il potere/dovere di ricorrere alla monetizzazione;
- infatti, il finanziamento diretto degli Stati ad opera di tale banca centrale è vietato (art.123 TFUE);
- in aggiunta, gli Stati (e le stesse istituzioni Ue) non possono avere alcun accesso privilegiato alle istituzioni finanziarie (art.124 TFUE), e pertanto possono ricevere credito soltanto secondo i criteri prudenziali, usati dal prestatore, ai quali sono assoggettati tutti gli ordinari debitori, ed in funzione della concreta garanzia patrimoniale che gli Stati stessi possono offrire ai fini della restituzione;
- Gli impegni assunti da uno Stato non possono in alcun caso essere estesi agli altri Stati (fatte salve le "garanzie finanziarie reciproche per la realizzazione in comune di un progetto economico specifico": art.125 TFUE)
Da ciò deriva che non può aversi (cioè è vietata) una finanza federale comune, volta a operare trasferimenti compensativi  (delle differenze di crescita, di competitività, e di conseguente livello di indebitamento fiscale e verso l'estero) all'interno dell'eurozona. E, dunque, non può aversi neppure la condivisione del debito pubblico, che implica, quantomeno, la sopportazione da parte di uno Stato-membro di parte dell'onere finanziario legato al servizio del debito (interessi) di un altro Stato: cioè non possono essere emanati gli eurobond, comunque li si voglia denominare; a meno che non li si inserisca in uno dei due sistemi di finanziamento oneroso ed espropriativo che stiamo per esaminare; e  che ricomprendono pure la foglia di fico delle garanzie per un progetto economico in comune, che daranno pur sempre luogo a un pesante credito privilegiato all'istituzione Ue prestatrice.
E non possono, questi, a loro volta, ed inoltre, essere finanziati direttamente dalla creazione monetaria della BCE alla loro emissione (vi ostano gli artt.123 e 124 appena menzionati).

8. Da questo complesso, intenzionale e sistematico, di regole intangibili, discendono una serie di meri corollari vincolati e inevitabili (in primis il c.d. fiscal compact e le regole di sorveglianza condensate nei regolamenti del twopacks), che nessuna escogitazione negoziale politica di facciata potrà mai eludere nella sostanza.
E ciò vale per  tutti gli istituti e organismi finanziari esistenti in Ue (ad es; il quadro finanziario pluriennale, la Bei), anche specificamente mirati all'area euro (ESM), nonché tutti gli strumenti regolatori della politica monetaria (Target-2, Outright Monetary Transaction, programmi di acquisto variamente sintetizzati in complessi acronimi e riconducibili al c.d. Quantitative Easing). Tutte queste soluzioni possono solo essere più o meno riprodotte con un cambio di nomen, ma non variate nella sostanza.

8.1. Questo insieme di mezzi di finanziamento, sempre in sintesi, si contrappone, come polarizzazione (c.d. divieto di bail-out degli Stati, considerato fondante della nuova europa federale fin dall'Atto Unico; v. qui, p.7), alla vietata monetizzazione.
E tale meccanismo polarizzato si condensa, sul piano istituzionale ed organizzativo dell'Ue-Uem, in due meccanismi impositivi di oneri che conformano ed esauriscono la finanza pubblica "comune" dell'eurozona. 
Finanza €uropea che, lungi dal presentare qualsiasi traccia del vietatissimo solidarismo, è in realtà null'altro che una finanza di prelievoex ante o ex post, o, più spesso, in entrambe le modalità - sui singoli Stati; cioè un onere finanziario che questi gestiscono prelevando dalle tasche dei propri cittadini e in assenza della sinergia con un tesoriere emittente della moneta e un prestatore di ultima istanza. 

8.2. I due meccanismi di finanziamento (volutamente) oneroso sono:
a) il principio di bilancio (tendenziale) o della (quasi) neutralità contabile e finanziaria dell'azione gerarchica dell'Ue
- cioè l'Ue trae una provvista finanziaria esattamente pari alla contribuzione pro-quota imposta ai singoli Stati e sempre pro-quota restituisce tali contribuzioni con un duplice limite di oneri a carico degli Stati:
a1) la quota di restituzione non è necessariamente pari a quella di contribuzione ed inoltre quanto restituito è soggetto all'ulteriore impegno finanziario di co-finanziamento a carico dello Stato contribuente;
a2) in ogni caso, e ancorché la restituzione comporti (come nel caso dell'Italia) un deficit rispetto alla contribuzione (posizione del contribuente netto), la disciplina di questo bilancio si accompagna all'imposizione di ulteriori condizionalità (rispetto delle regole di bilancio dell'eurozona e, più in generale, vincolo "di scopo" cioè la predeterminazione politica centralizzata, e obbligatoria per lo Stato contribuente, delle finalità economiche e sociali a cui va rivolta la spesa pubblica relativa...e cofinanziata!);

b) il principio del creditore (euro-federale) privilegiato e pre-finanziato dal debitore
- cioè, lo Stato, non solo è sempre un debitore inesorabilmente condizionato da parte dell'istituzione federale creditrice, ma, prima ancora, è chiamato a costituire con la propria finanza (cioè contraendo debito sul mercato finanziario privato ovvero inasprendo l'imposizione o tagliando la spesa pubblica in servizi, a carico dei propri cittadini) -e quindi in forma di versamento diretto di liquidità monetaria o di garanzia (di tipo fideiussorio "a prima richiesta") - il capitale operativo di un istituto federale, erogatore di credito in senso lato.
Questo organismo, alla stregua di una sorta di banca cooperativa, erogherà credito ai propri partecipanti, disponendo di un plafond complessivo formato dalle quote di partecipazione al capitale (degli Stati contribuenti ma anche futuri debitori) e dalla propria capacità di raccolta di ulteriore liquidità, mediante emissione di obbligazioni, (peraltro garantite, in un certo rapporto, dai versamenti di capitale liquido e dalle garanzie di versamento degli Stati contribuenti).

Da notare che, con certezza, nessuno di questi due sistemi di finanziamento è, per gli Stati membri dell'EZ, più conveniente del (pur di per sè oneroso) sistema ordinario di finanziamento sul mercato. Con quest'ultimo, infatti, finché ha "l'accesso" ai mercati stessi, lo Stato sopporta sostanzialmente il solo onere degli interessi.
Coi due euro-meccanismi sopradetti, anche senza contare gli effetti pro-ciclici e depauperanti delle condizionalità, lo Stato deve restituire all'Ue-M sia gli interessi che le quote di ammortamento del capitale.
8.2.1. - La ratio dunque è che lo Stato dell'eurozona, già istituzionalmente privato del (potenziale) finanziamento diretto della banca centrale può e deve, come conseguenza, rivolgersi al solo finanziamento sul mercato in assenza di una stabile garanzia della stessa banca centrale (art.123 TFUE)Qualora tale Stato rischi di perdere o perda l'accesso al mercato stesso - rischio che ci concretizza (rispetto ai titoli emessi in euro) proprio in virtù dell'assenza di garanzia della BCE e a fronte dei parametri (esclusivamente) fiscali di "salute" dell'economia artificialmente e arbitrariamente fissati nell'eurozona (complesso di elementi che dà luogo al c.d. spread) -, l'istituzione Ue-m, lo costringe a un finanziamento di "ultima istanza" talmente più oneroso, nel complesso delle condizionalità a cui si accompagna, di quello dell'accesso al mercato, da indurre lo Stato medesimo a rientrare al più presto nei parametri fiscali a "qualsiasi costo" (per riconquistare appunto quell'accesso ai mercati, che, però, in assenza di garanzia della banca centrale, rimane di per sé un sistema comunque più oneroso del medesimo tipo di finanziamento accompagnato dai poteri di garanzia e di monetizzazione dell'istituto emittente).

8.3. La piena restituzione di ogni linea di credito, comprensiva di interessi e di rate di capitale fino all'estinzione a una data complessiva scadenza,  viene garantita dalle previsioni minuziose di una normativa pattizia - come il trattato ESM e le sue linee guida applicative e attuative -, ovvero, comunque (e anche cumulativamente), di una disciplina regolamentare Ue; es; il reg.n.472 del 2013, braccio in executivis del c.d. twopacks, a presidio del pieno rispetto del fiscal compact e delle regole di bilancio dell'eurozona. 
Questa minuziosa e gravosa disciplina complessiva sull'erogazione del credito secondo una severa valutazione preventiva della capacità di restituzione dello Stato-debitore, ed attributiva all'organismo prestatore della condizione di creditore privilegiato, prioritario su ogni altro, implica la continua sorveglianza e interferenza orientativa sull'attività funzionale pubblica del debitore-Stato, e quindi una vasta e penetrante discrezionalità decisionale che sostituisce l'esercizio delle scelte di indirizzo politico fondamentale degli organi costituzionali democratici di governo dello stesso Stato-debitore.

8.4. In pratica, con un potere di modifica unilaterale delle condizioni di restituzione e di garanzia imponibili da parte del creditore privilegiato, questo tipo di creditore degli Stati- membri dell'eurozona, (priva di una banca centrale facoltizzata al finanziamento monetario, diretto o indiretto, degli Stati), aggiorna e allarga costantemente la propria scelta degli assets dello Stato-debitore da assoggettare come garanzie e, successivamente , da sottoporre a espropriazione, cessione e/o assegnazione in pagamento; e questo, come insegna la vicenda della Grecia, fino alla completa e irrinunciabile restituzione comprensiva, oltre che del capitale, di tutti gli interessi e oneri che il creditore stesso ha il potere di inasprire periodicamente e unilateralmente nel corso della durata del credito, in funzione della situazione reddituale e patrimoniale del debitore (deteriorata proprio dall'aggravamento della propria situazione fiscale e, di conseguenza, dalla conseguenze sulla crescita dell'austerità connessa alla restituzione: si vedano, come norme emblematiche, gli artt.13,  parr. 6, 7 e 8, nonché 14, parr.6 e 7, del testo dell'ESM riformato, attualmente in fase approvativa finale; nonché il famigerato art.7, par.4, del reg. 2013/472). 

9. Questo schema, ridotto all'essenziale, è comune:
a) a qualsiasi linea di credito in qualunque "nome" e forma, erogabile dall'ESM (ad es; la linea ECCL proposta per l'emergenza sanitaria secondo un'attenta (e non incompleta) lettura del comunicato finale dell'Eurogruppo del 9 aprile 2020;
b) a qualunque altra forma di concessione di credito a uno Stato da parte di un qualsiasi organismo €uropeo, già esistente e facoltizzato a fare il prestatore, - come ad es. la Commissione nel caso del Recovery Fund, ed a latere della sua gestione del bilancio comune pluriennale, rispetto all'emissione dello strumento mirato emergenziale e finanziabile, inizialmente con quote dell'imposizione statale (e poi "centralizzata" europea) sui profitti delle società e poi con raccolta obbligazionaria sul mercato, mentre l'art.123 TFUE vieta, come abbiamo visto, la diretta sottoscrizione dei titoli da parte della BCE. Comunque, il fondo raccolto mediante tali obbligazioni, - i cui interessi sarebbero finanziati dagli Stati col loro contributo costante- creerebbe pur sempre una provvista rivolta poi alla concessione di crediti e di liquidità agli Stati, a rigorose condizionalità predeterminate (ammissive e "di scopo") e con obblighi draconiani di restituzione garantita della sorte capitale (il modello, se non è proprio il FMI, rimane sempre quello dell'ESM). O, nel caso (da supporre residuale), di concessione di trasferimenti e sussidi, con vincoli rafforzati di rispetto delle regole di bilancio dell'eurozona come precondizione di erogazione: il che significa che l'Italia contribuirebbe a finanziare il Fondo ma sarebbe poi costantemente esclusa dai suoi "trasferimenti" o, in caso di prestito, soggetta a una disciplina in tutto equivalente a quella delle linee concesse dall'ESM;  
c) a qualunque altro "strumento" erogato da organismi o "meccanismi" di eventuale ulteriore creazione; ad es; il fondo Sure, sempre finanziato dagli Stati contribuenti e sempre prestatore con diritto privilegiato di restituzione di interessi e sorte capitale.

9.1. In nessun caso, e in nessun modo, le regole fondamentali sopra enunciate, e tutti i meccanismi e apparati-corollario che li attuano e li specificano, pur nei frangenti  e negli sviluppi differenti delle crisi registratesi all'interno dell'eurozona, sarebbero derogabili: l'impianto di sorveglianza e di poteri in executivis del reg.n.472 del 2013, sarebbe comunque o direttamente applicabile o, inevitabilmente, richiamato, o riprodotto, nella disciplina regolatoria di qualsiasi forma di erogazione di fondi o crediti da parte di organismi dell'unione europea.


Non la otterranno, finché non verrà formalizzato un piano di aggiustamento macroeconomico lacrime e sangue (cioè la famosa  e inevitabile condizionalità ex post)...ma se anche la ottenessero, non sarebbe affatto il vantaggio che, imprudentemente, pensano che sia...Come stiamo per vedere...
10. E, in definitiva, questo vale pure per l'OMT, cioè per il programma di assistenza della BCE mediante acquisto di titoli del debito pubblico, mirato su un singolo Stato con difficoltà di accesso al mercato nel finanziarsi: come abbiamo visto:
a) qui, nel 2014, sulle modalità peculiari di rimessione alla CGUE della questione della sua legittimità, da parte della Corte tedesca di Kalrsruhe, la quale ha immediatamente e autonomamente fissato le condizioni di restrizione/svuotamento dello stesso OMT (assegnandogli limiti quantitativi, di durata e di modalità di intervento che ne vanificano ogni seria efficacia originariamente ipotizzabile, in base alla facciata del whatever it takes di Draghi del 2012, già comunque imprigionato nel regolamento effettivamente emanato, nello stesso anno, dal Board della BCE);
b) condizioni e limiti poi sostanzialmente accettati nelle conclusioni dell'Avvocato generale presso la Corte Ue;
c) infine, ratificati, dalla sentenza della stessa CGUE del 2015, e, per converso, ulteriormente tipizzate e rese vincolanti dalla simmetrica risposta della Corte tedesca remittente,
Si veda, in particolare, il "decalogo" di limitazioni, specificative del dictum della CGUE, secondo Kalrsruhe, qui, al punto e).
In conclusione: l'OMT non conduce a un'eccezione al principio dell'onerosità di qualsiasi beneficio finanziario concesso dalle istituzioni Ue ad uno Stato appartenente all'eurozona, ma anzi, essa culmina in un intervento non illimitato, per tipologia di titoli acquistabili (scadenze a breve termine) e loro ammontare delimitato dall'inizio, con pronta rivendita sul mercato dei titoli stessi non appena venuta meno l'esigenza agevolativa. Tali misure, prima restrittive e poi addirittura "restitutorie" della liquidità in precedenza concessa, pongono lo Stato "aiutato" in una condizione immediata e durevole di obbligo rafforzato di disciplina di bilancio, e quindi di austerità fiscale a prescindere dal ciclo economico e dall'effettivo ritorno alla crescita.

11. E limitazioni analoghe, mutatis mutandis, - cioè sempre tese a garantire che non derivi, dalla stessa azione della BCE, alcun tipo di stabile e incisivo sollievo della situazione finanziaria degli Stati in difficoltà - la stessa Corte di Kalrsruhe si accinge a imporle, a definitivo regolamento dei conti con la gestione Draghi, anche rispetto al già ondivago programma di acquisti del Quantitative easing, sia "bis" che da emergenza sanitaria

La Corte tedesca potrà fare tutto un conto e chiudere la partita della "solidarietà" finanziaria tra Stati dell'eurozona che, vietata dall'art.125, si tenta di far rientrare dalla finestra della violazione, tacita e de facto, dell'art.123
Karlsruhe liquiderà entrambi questi "espedienti" (il QE e la sua indiretta funzione di finanziamento strisciante a vocazione discrezionale e condizionale operato dalla BCE), costringendo l'Italia (a seguito del dilagare degli spread, per l'indebolimento dell'ombrello - tutt'altro che un bazooka- della BCE), a scegliere tra il trattamento Grecia, immediato e senza pretenziose finzioni di eccettuazione, e l'assumersi la responsabilità di attivare il potere spettante allo Stato membro, anche dell'eurozona,  in base all'art.65 TFUE...
Vi direte: l'art.65 TFUE? "Chi era costui?".
Ecco, se ve lo state chiedendo, non è un caso.
Non è un caso, che siamo sull'orlo del baratro e nell'incapacità di fare la cosa giusta (prevista dai trattati!). 
Si tratta del potere di adottare misure che possono arrivare fino al blocco dei movimenti dei capitali giustificate da motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza (non difficili da prevedere come imminenti, in caso di profonda recessione e disoccupazione accoppiata a difficoltà di accesso al finanziamento sui mercati della Repubblica e alla simultanea costrizione proveniente da istituzioni dell'eurozona di inasprire l'austerità fiscale ampliando le difficoltà di ripresa dal già tremendo ciclo economico). 


PS. Inutile dire che, per fronteggiare l'intero spettro dei problemi di policies posti dalla recessione post-corona virus, la semplice attivazione dell'art.65 non è sufficiente: ma è certamente necessaria, perché consente intanto di evitare il disastro irreversibile dell'assoggettamento ai "finanziamenti espropriativi" dell'€uropa. Subito dopo, poi, consente pure almeno di porsi il problema di "cosa fare" con il finanziamento dello Stato che verrebbe pienamente ripristinato, riattivando il circuito dell'investimento del risparmio nazionale (delle famiglie e dei soggetti non finanziari) nei titoli di Stato.
Ma questo "cosa fare" pertiene ad un'altra partita: che tutti dovremmo augurarci di potere presto giocare...

23 commenti:

  1. sarebbe possibile,per l' immediato , emettere moneta fiat (come le cinquecento lire con l' intestazione REPUBBLICA ITALIANA invece che Banca d' Italia) per intenderci)evitando di richiedere interventi dall' ue?

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    1. A me risulta proprio di sì! In effetti.
      Ma sarebbe interessante esaminare i contenuti normativi della UE in materia.

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  2. Sempre puntuale e tagliente, Ill.mo Presidente Luciano.
    Dal canto mio temo che in fretta accederemo al Mes, poi arriveranno i liquidatori in uno alla stretta del Qe, la Grecia si avvicina a gran velocità, come la nemesi, il peccato di non aver voluto vedere la tragedia a cui abbiamo condannato i nostri cugini, ricadrà presto sui nostri figli.

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  3. Buongiorno, so che questo intervento può sembrare velleitario dato il contesto convulso in cui ci troviamo, ma vorrei attirare l'attenzione su una possibile soluzione dell'attuale crisi. Soluzione già sperimentata in passato con buon successo, ma anche stroncata dalla autorità statali di competenza. Mi riferisco alla creazione di moneta con demurrage così come la propose a suo tempo Silvio Gesell. Fra la fine dell'ottocento e gli inizi del novecento, Gesell inventò questo tipo di moneta che, in sostanza, svolge la funzione di mezzo di scambio ma non quella di riserva di valore. Infatti la moneta con demurrage perde valore con il passare del tempo fino ad azzerarsi. Il caso più noto e documentato di questa innovazione monetaria è quello del villaggio tirolese di Worgl, quando nel 1931, in piena depressione economica, il sindaco Untergugenberger, che conosceva gli scritti di Gesell, decise di mettere in pratica la sua proposta. I risultati furono spettacolari. All'inizio dell'esperimento la disoccupazione nel villaggio era circa del 30%. Il sindaco decise quindi di emettere una moneta locale con demurrage che chiamò Worgl, come il nome del paese; perché fosse valida a questa moneta veniva apposto a intervalli prefissati un francobollo annullato presso il locale ufficio postale. Questo imponeva alle persone di utilizzare la moneta il più presto possibile; è stato calcolato che il Worgl abbia avuto una velocità di circolazione maggiore di 12-14 volte rispetto alla moneta normale. Grazie a quella singola emissione, che si esaurì nell'arco di dieci mesi, furono realizzate diverse opere pubbliche e altre iniziative, pubbliche e private, erano in cantiere, e la disoccupazione fu interamente riassorbita. Diversi villaggi limitrofi adottarono la loro moneta con demurrage, ma il Governo austriaco, sollecitato dalla Banca Centrale, impose la fine dell'esperimento. La letteratura su questo e altri simili esperimenti è scarsa, ma la moneta ideata da Gesell ebbe a suo tempo un importante riconoscimento dal grande Irving Fischer, il quale in una lettera a The New Republic apparsa il 12 aprile del 1933 affermò. "Free money may turn out to be the best regulator of the velocity of circulation of the money, which is the most confusing element in the stabilizazion of the price level. Applied correctly it could in fact haul us out of the crisis in a few weeks".Detta così, può sembrare molto semplicistica, dati anche i non irrilevanti problemi tecnici per una sua implementazione, ma una distribuzione/immissione di moneta gratuita sia sul lato dell'offerta (imprese) che sul lato della domanda (famiglie), potrebbe essere l'unico moto per riavviare la macchina produttiva senza generare nuovo debito, visto che questa moneta è destinata comunque a scomparire nel giro di diversi mesi.

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  4. Esaustivo e prezioso come sempre. Nulla da eccepire - sfido chiunque a farlo - nel merito del “solidarismo europeo” virtuale e del “finanziamento oneroso” in prelievo. Vieppiù, una banca centrale “indipendente pura” dalla sovranità del popolo italiano, non può che essere *sporca dipendente* di altre sovranità auto-nominate economico-finanziarie (i.e. anti-democratiche).
    Da medico, invece, vorrei spingerLa a riflettere sui “pericoli alla salute” che nell’accenno iniziale appaiono ridicolizzati per meglio sottolineare la strumentalizzazione dell’emergenza sanitaria da parte dei mass-media.
    Da un lato è evidente che il potere anti-democratico di cui sopra non tema certo l’emergenza sanitaria (cui dà ampio spazio), ma l’emergenza economica, che viene largamente sottaciuta, e che avrà ovvie implicazioni per la tenuta dell’euro e dell’UE.
    Dall’altro, però, davvero non capisco quale vantaggio possa trarre l’Italia dallo sminuire l’emergenza sanitaria da SARS-CoV-2 (l’agente eziologico di COVID-19), specie alla luce del fatto che:
    (1) ad oggi, nessuno studio peer-reviewed ha dimostrato che in Italia possa essere stato contagiato più dell’1% della popolazione. Quindi l’epidemia è in atto e all’inizio;
    (2) SARS-CoV-2 sta colpendo anche paesi dove la temperatura supera i 30 gradi (Repubblica Dominicana, Indonesia) e, ad oggi, gli studi peer-reviewed di cui disponiamo mostrano che l’aumento della t° ambientale ha un impatto marginale sull’epidemia (Tosepu et al., Sci Total Environ 4 Apr 2020; 725:138436; Yao et al., Eur Respir J 8 Apr 2020 2000517). Quindi l’epidemia potrà anche calare, ma non si arresterà col caldo;
    (3) ad oggi, la mortalità in atto da COVID-19 nel mondo è 6,9% e nei 15 paesi con più di 25000 contagi è in media del 7,7% (peraltro, scorporando la Russia che ci propina un’incredibile mortalità dello 0,85%, la media degli altri 14 paesi sale a 8,2%). Tanto per avere un raffronto, lasciando stare l’algoritmo FluMOMO e suoi giochini, le morti accertate da influenza in Italia consentono di calcolare una mortalità inferiore allo 0,05%. Quindi l’epidemia di COVID-19 non è “poco più di un’influenza”.
    Ciò che cerco di dire è che se per rimarcare che i mass-media non concedono spazio a una corretta informazione in tema di euro-europa-crisi-economia (come sempre), NEGHIAMO la gravità dell’emergenza sanitaria, ci diamo la zappa sui piedi da soli due volte.
    In primis perché così facciamo il gioco dei “riapertisti tuttosubitisti” che sperano di salvare l’economia col “fate presto” (e anche qui, come in altre occasioni, c’è la fregatura), quando invece serve un piano coordinato e graduale con annesso monitoraggio e screening dei lavoratori (tamponi e sierologia) per evitare di schiantarci di nuovo (non ci è bastato il disastro in Lombardia?). In secundis perché così facciamo il gioco dei tedeschi e di tutti coloro che negano l’eccezionalità della situazione per rifiutare misure economiche di contrasto parimenti eccezionali.
    E se da un lato potremmo pensare che tale insufficiente risposta in EU (dovrebbe già scorrere un fiume di migliaia di miliardi di euro a sostegno dell’economia, e invece c'è un dosatore col contagocce) giochi a nostro favore facilitando il break up dell’eurozona, ho il serio timore che si stia giocando col fuoco.
    L’italtacchino è già nel forno: difficile scacciare gli indesiderati ospiti quando sono già seduti a tavola e nell’aria c’è profumo di default.
    Forse è meno rischioso far fronte comune con Francia (costretta dagli eventi a salire sul nostro carro) e Spagna e scontrarsi con Germania-Olanda-Austria *pretendendo* misure *davvero* eccezionali *perché* la situazione *è* drammatica. Ciò porterà ovviamente il nodo al pettine (qualsiasi modifica cooperativa e/o solidarista dei trattati è impossibile, pena inutilità per la Germania) in modo forse meno “inculinario” et periglioso per l’Italtacchino. Resto comunque pessimista, soprattutto perché non c’è molta vita intelligente in parlamento… mi aggrappo a Bagnai, basterà?
    Dr Sbrenna

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  5. "Coi due euro-meccanismi sopradetti, anche senza contare gli effetti pro-ciclici e depauperanti delle condizionalità, lo Stato deve restituire all'Ue-M sia gli interessi che le quote di ammortamento del capitale." di quale capitale stiamo parlando? Quello della linea di credito di cui si sta facendo riferimento nel parlare di interessi, o del capitale versato all'"istituto federale" citato poco sopra, descrivendo il meccanismo b)? L'incipit del punto 8.3 sembra propendere per la prima lettura, ma potrebbe anche essere la seconda.

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    1. Hai ragione: è difficile mettere a punto una proposizione esplicativa che riassuma un principio comune unitario oltre a quello della maggior onerosità rispetto al finanziamento autonomo dello Stato sul mercato.
      La restituzione del capitale, oltre che degli interessi (unilateralmente inaspribili come inoltre le stesse scadenze, nel senso che si può essere dichiarati scaduti anzitempo, con revoca della linea e inasprimento degli interessi, in funzione della sorveglianza), riguarda tutte le forme di "linea di credito". Compresa quella a cui, inevitabilmente, SE si vuole rispettare l'art.125, condurrebbe la raccolta a livello federale della provvista mediante bonds "comuni" comunque denominati.
      La restituzione del capitale è la parte inevitabile: che uno Stato possa poi effettuarla, alle scadenze, ricorrendo alla liquidità raccolta sul mercato...bè, mi pare una contraddizione in termini. Infatti, il presupposto dell'operazione è la difficoltà conclamata o imminente di mancato accesso al mercato.

      La fisiologia dell'operazione, cioè di ogni linea di credito ex parte Ue-m, è dunque che lo Stato sia capace di restituire attraverso l'estrazione di valore dai propri cittadini e la svendita del proprio patrimonio.

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    2. Quindi non attraverso l'accesso al mercato.
      Tra l'altro, anche se si accedesse alla (per me fantasiosa e ingannevole) ipotesi che linee di credito siano concesse quando sia ancora conservato l'accesso al mercato (ciò che in questo frangente dipende sempre più dall'atteggiamento discrezionale della BCE che, invece, sappiamo essere "a termine"), il creditore istituzione Ue-m sarebbe privilegiato prioritario su ogni altro: ergo, per il (molto teorico) finanziamento residuo, lo Stato vedrebbe automaticamente aumentare il premio di rischio, poiché i tdp da esso emessi sarebbe sostanzialmente obbligazioni subordinate.

      Ma a tagliare la testa al toro, c'è la disciplina dell'ESM con le sue LINEE GUIDA, nonché del reg.1472/2013, che implica, per chi abbia accesso a una linea di credito, e al tempo stesso non rispetti tutti i parametri macroeconomici (in particolare la regola del debito pubblico), l'inevitabile valutazione di sostenibilità del debito pubblico, preventiva e periodicamente rivista (attraverso il monitoraggio mensile della finanza pubblica del debitore e tramite i report semestrali che legittimano la revisione delle condizioni del credito)

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    3. Interessante. Ma quindi se il capitale a cui fa riferimento in quella frase è chiaramente quello della linea di credito, non mi spiego la frase precedente "... sistema ordinario di finanziamento sul mercato. Con quest'ultimo, infatti, finché ha "l'accesso" ai mercati stessi, lo Stato sopporta sostanzialmente il solo onere degli interessi.". Il capitale di un titolo venduto va comunque restituito a termine. Ci sono modi per rinnovare il titolo o per saldare tramite nuove emissioni, o per abbassarne il "valore" tramite svalutazione, ma escludendo queste possibilità, un titolo dovrebbe comportarsi essenzialmente come una linea di credito (con la differenza che la linea di credito è ammortata, quindi l'interesse applicato viene calcolato sulla quota parte rimanente). Quindi mi aspetterei che in entrambi i casi gli oneri siano essenzialmente gli stessi. (Escludo dal discorso, pur avendo una certa rilevanza, il fatto che l'ESM è un prestatore privilegiato o che lo stato debitore venga sottoposto a sorveglianza, sono interessato a capire il perché di questa differenza)

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    4. Uno Stato che ha l'accesso al mercato è in grado (per fisiologia generalizzata del sistema, che in realtà si completa con la garanzia dell'istituto emittente, come tutti ben sanno) di rinnovare costantemente i suoi titoli alle scadenze, godendo appunto della fiducia dei mercati, e quindi ripaga il "capitale" attraverso la contrazione di altro debito (che comunque garantisce col suo flusso di entrate e, nel caso dell'Italia, a fortiori, con avanzo primario costante e, cumulato nel tempo, costituente record mondiale: ciò è prova di un'elevata capacità di restituzione).

      L'evidente differenza col sistema ESM. o qualunque altro sistema di finanziamento speciale e privilegiato Ue-m, è che, invece, la restituzione delle quote di ammortamento del capitale non è finanziabile mediante una provvista ottenuta sul mercato (cioè in sostanza contraendo altro debito a prescindere da chi sia il creditore-prestatore).
      Il sistema, presupponendo, e in realtà determinando (per le ragioni esposte), il mancato accesso al mercato del debitore, esige che la restituzione sia effettuata mediante liquidità non ricavata aliunde da un prestatore finanziario, ma estratta dal substrato sociale in forza dei poteri di imposizione e di consolidamento di bilancio (svendita di asset patrimoniali e taglio delle entrate) propri dello Stato.
      Questo è peraltro non solo ricavabile dalle esplicite espressioni della disciplina normativa, - in cui l'intero sistema delle condizionalità è volto proprio ad attivare la specifica garanzia apprestata dal valore estrabibile mediante draconiane politiche di bilancio - ma, è reso evidente da tutta la vicenda del ricorso all'assistenza finanziaria (EFSF e ESM) per la Grecia.

      Ma ho come il sospetto, da come stanno procedendo le sue obiezioni, che lei voglia celiare un pochino: la vicenda dell'ESM, in Grecia e altro, per imporre la correzione dei saldi di bilancio e, comunque, della struttura della spesa pubblica in funzione di precisi obiettivi di riforme strutturali, è troppo nota per pretendere di non capire di cosa si sia trattato

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    5. Comunque il suo ragionamento muove da un presupposto platealmente sbagliato sul piano delle regole contabili e finanziarie.
      La sottoscrizione di titoli del DP di uno Stato non è assimilabile a una "linea di credito": è un investimento per il sottoscrittore (si parla appunto di "investitori" che, per definizione, non sottopongono il creditore alle regole prudenziali sulla valutazione di merito; esiste semmai un sistema privato di rating che, peraltro, è di dubbia trasparenza e affidabilità).
      E tale investimento finanziario è considerato appetibile in funzione del suo ordinario (fisiologico) carattere risk free (iscrizione per un valore pari a quello di rimborso nominale), ai fini dell'appostamento fra gli attivi di bilancio dell'investitore (salvo che non voglia farne anticipato trading spostandolo dai titoli mantenuti fino a scadenza; ma questo, in concreto, è una scelta che fa parte del gioco speculativo sul mercato secondario, per aumentare i futuri rendimenti tramite, appunto, gli spread).

      L'ESM invece è un istituto di credito "speciale": non investe, ma invece, muove dal presupposto di avere un debitore in difficoltà finanziaria e di prestargli un supposto "aiuto", imponendogli un linea di credito CONDIZIONALE, appunto, fortemente garantita da un privilegio che tende ad assicurare la integrale restituzione, della sorte capitale e degli interessi unilateralmente fissati (art.20 Tr.ESM); CIOE' IMPONE il conformarsi del debitore ad una serie di comportamenti fiscali di prelievo e/o di ristrutturazione della sua spesa o valendosi direttamente del privilegio sugli assets reali nel patrimonio del debitore.

      Provi a chiedere a un istituto di credito di potere restituire una rata di mutuo o di fido (comprensiva di interessi e quota capitale) con la contrazione di altro debito alle stesse condizioni e senza mutare la propria capacità reddituale e l'impiego del proprio patrimonio, considerati in partenza non sufficienti a garantire la restituzione.
      La risposta del creditore sarebbe ovviamente negativa e si avrebbe una sua proposta unilaterale di ristrutturazione accoppiata all'attualizzazione della garanzia di escussione privilegiata dei beni del creditore che appunto ha "titolato" l'erogazione originaria del credito.

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    6. Ed infatti, l'ESM, sia in sede di concessione, sia, COMUNQUE (PER REGOLE INDEROGABILI), in occasione del monitoraggio e della sorveglianza può imporre al debitore-Stato la ristrutturazione del debito (che significa, inevitabilmente, l'originaria o sopravvenuta impossibilità di ulteriore ricorso al mercato per finanziarsi).
      A quel punto, il meccanismo manifesta chiaramente il suo scopo disciplinatore: si ripaga estraendo valore aggiuntivo, rispetto alle precedenti politiche fiscali, che vanno inevitabilmente inasprite.

      La riprova? Nel bilancio annuale (previsionale) degli Stati figurano tra le passività solo gli oneri degli interessi sul DP, non certo gli obblighi di rimborso dei titoli del DP delle scadenze del periodo.
      Invece, una linea ESM, alla stregua delle regole che la determinano, figurerebbe per intero tra tali passività, per la sua complessiva incidenza annuale, imponendo un corrispondente consolidamento aggiuntivo di bilancio in pari misura (escludendosi che l'ESM possa consentire un aumento del fabbisogno annuale, essendo questo esplicitamente contrario al suo scopo dichiarato).

      Ulteriore riprova: se il vantaggio dato dall'ESM fosse il risparmio degli interessi e tale vantaggio fosse netto (cioè esente da altri oneri aggiuntivi), al momento della restituzione, lo Stato che emettesse debito corrispondente (sia pure pro-rata, ma complessivamente il risultato non cambia), vanificherebbe del tutto il vantaggio, poiché sul debito contratto per adempiere pagherebbe i più alti interessi (che, almeno si dice, chiederebbe il mercato) sull'intera somma per interessi e capitale dovuti all'ESM. Vanificando ogni possibile vantaggio della soluzione (anzi rendendola più costosa).

      La differenza tra le due situazioni salta agli occhi.
      Ma solo per chi vuole scorgerla

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  6. https://fondazionenenni.blog/2020/04/15/coronavirus-nella-fase-2-servira-soprattutto-buon-senso-col-caldo-tutto-tornera-alla-normalita-e-il-governo-si-avvalga-di-persone-di-maggior-valore-conversazione-con-il-prof-giulio-tarro/amp/?fbclid=IwAR1FrwL_mp9NKvgHlEmRUKmLkRTeWkTZm623INlwfS9cBePaLlnKVlOTJFw&__twitter_impression=true

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    1. https://swprs.org/a-swiss-doctor-on-covid-19/#latest

      (Ex multis)
      "In a new analysis, the Centre for Evidence-Based Medicine (CEBM) at the University of Oxford argues that the lethality of covid19 (IFR) is between 0.1% and 0.36% (i.e. in the range of a severe influenza). In people over 70 years of age with no serious preconditions, the mortality rate is expected to be less than 1%. For people over 80 years of age, the mortality rate is between 3% and 15%, depending on whether deaths so far were mainly with or from by the disease. In contrast to influenza, child mortality is close to zero. With regard to the high mortality rate in Northern Italy, the research group points out that Italy has the highest antibiotic resistance in Europe. In fact, data from the Italian authorities show that around 80% of the deceased were treated with antibiotics, indicating bacterial superinfections."

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    2. Ho visto solo ora i due link che ha allegato e che parlano di “estate” e di “mortalità” (non sono collocati in calce al mio precedente commento che però è l’unico dove se ne parla). Mi scuso se Le offro in ritardo ulteriori delucidazioni. L’intervista del prof. Tarro non è un articolo scientifico: se le sue congetture si riveleranno esatte avrà dimostrato un buon intuito, ma la “evidence based medicine” cui dovremmo fare riferimento (e a cui afferma di ispirarsi il sito del secondo link, Swiss Propaganda Research) ci obbliga a basarci per l’appunto su pubblicazioni scientifiche peer-reviewed (la US National Library of Medicine ne conta 5200 in merito a COVID-19, fino ad oggi). Swiss Propaganda offre una overview corredata da un solo articolo scientifico sulla mortalità, quello di Wu e colleghi su Nature Medicine, dove si parla di inferenze preliminari (“we infer a preliminary set of clinical severity estimates”) basate sui dati poco attendibili forniti dal governo cinese (si veda la recente “aggiunta” di circa 1300 decessi rispetto a quelli inizialmente rendicontati per Wuhan). Per il resto, Swiss Propaganda Research non solo usa come referenze la stampa non specializzata, ma è viziata da evidenti bias di conferma e talvolta scade nel ridicolo, tipo quando cita come autorevole forte “a message from an observer in Italy”. Studi di sierologia peer-reviewed che dimostrino decine di milioni di contagiati in Italia non ne vedo. Vedo invece un link a euromomo, il team di esperti che moltiplicano per oltre 60 volte (oltre 60 volte!) i morti annuali accertati da influenza in Italia mediante il discutibile algoritmo FluMOMO. Più sotto, nella sezione “medical updates” troviamo un articolo di Bendavid e colleghi caricato su MedRxiv (sito che ospita pubblicazioni scientifiche non peer-reviewed) dove si afferma che in Santa Clara County i contagiati da COVID-19 sono “50-85-fold more than the number of confirmed cases”. In base a tale stima gli autori ipotizzano che la “seroprevalence of antibodies to SARS-CoV-2 in Santa Clara County is between 2.49% and 4.16%”. Sarà vero? E soprattutto, sarà un valore universalmente valido (quindi applicabile pari pari anche in Italia)? Nello studio si precisa che “We consider our estimate to represent the best available current evidence, but we recognize that new information, especially about the test kit performance, could result in updated estimates. For example, if new estimates indicate test specificity to be less than 97.9% our SARS-CoV-2 prevalence estimate would change from 2.8% to less than 1%”. Ops. Quindi? Ecco cosa vuol dire muoversi in territorio non peer-reviewed. Forse può essere utile leggere la peer-review “donata” allo studio di Bendavid e colleghi da un PhD, il dr Balaji S. Srinivasan, https://medium.com/@balajis/peer-review-of-covid-19-antibody-seroprevalence-in-santa-clara-county-california-1f6382258c25
      dr Sbrenna (ah, a proposito, anch’io sono un PhD)

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    3. Aggiungo, sempre sperando di esserLe utile (rinnovo l’assoluta stima per la sua persona sia dal punto di vista umano che come giurista e costituzionalista, non esitando a definirLa un mio idolo) che nei tamponi effettuati, l’Italia regista un positive rate di 12,4% (187327 positivi su 1513251 tamponi) e che è stato testato il 2,50% della popolazione generale (una percentuale decisamente alta). In Veneto (la regione dove vivo) il positive rate è 6,0% (16738 positivi su 277543 tamponi) ed è stato testato addirittura il 4,6% della popolazione generale (277543 su 4,9 milioni). In Germania, il positive rate è 8,7%, è stato testato “solo” il 2,06% della popolazione totale (meno della metà del Veneto e 15-20% in meno dell’Italia) e davvero non si capisce in base a quale logica i dati tedeschi sulla mortalità (CFR 3,5%) dovrebbero essere più affidabili di quelli del Veneto (CFR 7,1%) o di quelli Italiani in generale (CFR 13,4%). Peraltro, basta osservare il grafico sui casi chiusi tedeschi, *artatamente* piatto, per capire che i simpatici crucchi “aggiustano i dati” per evidente tornaconto della Merkel (in politica interna) e della Germania (sullo scacchiere europeo) https://www.worldometers.info/coronavirus/country/germany/). Perché insisto coi numeri? Perché lo studio Islandese di Gudbjartsson e colleghi (NEJM, April 14, 2020) ci fornisce due informazioni fondamentali. La prima è che il positive rate sui casi *sospetti*, cioè selezionati secondo i medesimi criteri usati in Italia (“mainly those who were symptomatic, had recently traveled to high-risk countries, or had contact with infected persons”) è in Islanda del 13,3% (1221/9199), un valore molto vicino a quello italiano (12,4%). La seconda è che tale positive rate di 13,3%, corrisponde in Islanda a una prevalenza di positivi nella popolazione complessiva (calcolata mediante screening randomizzato) dello 0,76% (100/13080). E’ credibile che anche in Italia la prevalenza di positivi nella popolazione generale si aggiri attorno a tale valore. Per contro, partire dalla mortalità per inferire la prevalenza di positivi nella popolazione non tiene conto di: (1) “differences in COVID-19 testing and death reporting between countries” (Lippi et al., J Med Virol, 10 Apr 2020), (2) “different rates of infection among individuals aged 70 years or older” (Onder et al. JAMA 23 Mar 2020), (3) “different genetic predisposition to pathogenic complement activation in different populations” (Campbell and Kahwash, Circulation, 9 Apr 2020), e infine che (4) “distinct viral clades modify COVID-19 virulence and explain the discrepancy in predicted deaths from COVID-19” (Brufsky, J Med Virol, 20 Apr 2020). In tal senso, è in arrivo uno studio importante di Yao e colleghi dove si dimostra che le frequenti variazioni di singoli nucleotidi di SARS-CoV-2 “are directly linked with significant changes (up to 270-fold) in cytopathic effects and viral load”. Pertanto, al momento consiglierei di prendere con le pinze le astratte stime della *letalità* di COVID-19 fornite dagli “esperti” oxfordiani. Chiedo di nuovo venia se sono stato inopportuno o troppo prolisso.
      dr Sbrenna MD PhD

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  7. @Armando: forme di monete a scadenza sono esiste in realtà molto prima delle interessanti proposte di Gesell. Come racconta Fantacci (La moneta, Marsilio, Venezia, 2005, pag. 201, nota 7): "le lettere di cambio spiccate su Lione possono essere considerate una forma di «denaro a scadenza». Fornendo il mezzo di regolamento internazionale del commercio europeo per oltre un secolo, fra Quattro e Cinquecento, le lettere di cambio costituiscono un tipo di «denaro a scadenza» ben più antico e significativo di quelli che saranno disegnati da Silvio Gesell all’inizio del Novecento e che raccoglieranno anche il plauso di Keynes." nella Teoria generale.

    Forse meno noto è che Keynes considerò alla stessa stregua, come rimedi contro la tendenza del denaro a divenire riserva di valore e ad impedire il pagamento dei debiti, le mutazioni monetarie d’antico regime. Addirittura, la facoltà del denaro di deprezzarsi, alleggerirsi, sparire, diventa per Keynes il vero tratto della moneta in quanto istituzione.” (Ibid., pag. 268).

    L’idea di fondo risale ovviamente ad Aristotele: "...perciò si ha pienissima ragione a detestare l'usura, per il fatto che in tal caso i guadagni provengono dal denaro stesso e non da ciò per cui il denaro è stato inventato. Perché fu introdotto in vista dello scambio, mentre l'interesse lo fa crescere sempre di più [...]: sicché questa è tra le forme di guadagno la più contraria a natura." (Aristotele, Politica, 1258 b).

    Citazione da cui non credo sia difficile intuire che il problema non è mai solo, e nemmeno essenzialmente, tecnico. ;-)

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    1. Il sistema delle lettere di cambio è stato pensato come mezzo di pagamento internazionale, con le lettere che viaggiano in senso contrario alle merci e vengono distrutte una volta che la transazione si è conclusa. Se vogliamo un tipo di moneta che abbia una valenza pratica e sia in grado di reflazionare l'economia, perché non rifarsi alla proposta di Gesell? Gennaro Zezza ha proposto l'emissione di una moneta fiscale (che se non sbaglio era il piano B di Varoufakis) ma visto che si fa trenta, perché non fare trentuno? Così facciamo contenti anche i monetaristi... Sono rimasto sorpreso di non sentire proposte in tal senso. Se lo studio non serve a cercare di incidere sul mondo reale, allora a che serve?

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    2. Nessuno dice che non serva (altrimenti qui che ci staremmo a fare?); si dice che non basta. Se non mi sono perso qualcosa c'è già una delibera parlamentare unanime relativa all'introduzione di mini-bot. Se non viene attuata non è certo per un difetto di studio. Ma non è ovvio?

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    3. https://bastaconleurocrisi.blogspot.com/2020/04/ordine-del-giorno-andrea-de-bertoldi.html?m=0

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    4. https://www.italiaoggi.it/news/la-moneta-fiscale-per-risolvere-i-problemi-di-liquidita-202004202007429076

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  8. Mi pare che il MES costituisca un esempio da manuale di quella che Steuart, ripreso da Marx, chiamava “accumulazione per espropriazione”, categoria molto valorizzata da David Harvey (https://en.wikipedia.org/wiki/Accumulation_by_dispossession): “In sum, financial profit could result from subdividing the newly produced flow of surplus value per period, but it could also emerge from expropriating the income and the money stocks of others through the operations of the financial system.

    In broad historical terms, financial expropriation represents a throw-back to ancient forms of capitalist profit-making that are independent of the generation of surplus value. Some of the conceptual issues involved in pre-capitalist profit making are further examined in the following section. In financialized capitalism, however, profit-making that is unrelated to surplus value no longer represents a survival of ancient pre-capitalist relations. On the contrary, it stands for the spreading of new and exploitative relations across society as financial markets grow and as individuals are increasingly drawn into the formal financial system. Present-day extraction of financial profit reaffirms the relatively remote and predatory disposition of finance toward accumulation in mature capitalism. In this respect, financial profit is reminiscent of elemental money-making activities that go back at least to classical antiquity.” (C. Lapavitsas, Profiting Without Producing, Verso, Londra, 2014, s.p.).

    Precedenti meno remoti potrebbero essere forse individuati nell’assegnazione di competenze fiscali a creditori privati/pubblici (es.: https://it.wikipedia.org/wiki/Banco_di_San_Giorgio).

    Quanto all’oggi, se sono meccanismi se non giustificabili almeno ben conosciuti per paesi che hanno un forte indebitamento estero (penso alla povera Grecia), per chi ha una NIIP prossima alla zero come noi, ed è pure contributore netto nella valuta oggetto di credito, mi pare rappresenti un uso così puramente e platealmente eversivo che non saprei trovare dei precedenti.

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