Orizzonte48

Le Istituzioni riflettono la società o esse "conformano" la società e ne inducono la struttura? In democrazia, la risposta dovrebbe essere la prima. Ma c’è sempre l'ombra della seconda...il "potere" tende a perpetuarsi, forzando le regole che, nello Stato "democratico di diritto" ne disciplinano la legittimazione. Ultimamente, poi, la seconda si profila piuttosto...ingombrante, nella sintesi "lo vuole l'Europa". Ma non solo. Per capire il fenomeno, useremo la analisi economica del diritto.

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domenica 24 settembre 2017

ELEZIONI IN GERMANIA TRA RIFORM€ DEI TRATTATI...E HAZARD CIRCULAR



1. Cerchiamo di percepire le cose dalla "giusta distanza", avendo razionalmente a riferimento lo scenario complessivo degli avvenimenti economico-istituzionali in fieri sulla scena L€uropea. Merkel-Schulz oggi stravinceranno, sapendo in anticipo che la Große Koalition si "ha da fare".
Soprattutto perché non ci sono sostanziali differenze tra le politiche economiche ordoliberiste (in continuità mercantilista, rispetto a L€uropa), che intendono perseguire i due rispettivi partitoni filo€uropeisti. 
Questa convenienza prioritaria a stare insi€me - dopo qualche il rituale balletto nelle trattative per formare il governo (da tirare per le lunghe quanto basta in una tradizionale cosmesi)- può essere sintetizzata da questo slogan elettorale abilmente utilizzato:

"Rafforzare l'Europa significa rafforzare la Germania"
Non si può dire che da quelle parti non abbiano le idee chiare pic.twitter.com/0GOWjUoo2K
— Massimo D'Antoni (@maxdantoni) 23 settembre 2017

2. Come dovremmo ormai sapere, appena messa nel sacco la conferma dell'attuale "governabilità", la Germania, assicuratasi l'essenziale appoggio di Macron (cioè delle elites francesi; sarebbe troppo dire "della Francia"), passerà alla fase accelerativa delle riforme dei trattati in senso ancor più stringente dell'antisolidarietà interstatale che li caratterizza, passando a un regime finanziar-poliziesco ancora più duro e colpevolizzatore dei paesi che difettino di una competitività millimetricamente modellata su quella tedesca. 
E' da presumere che, qualunque sia l'attuale orientamento governativo e, inoltre, qualsiasi sia l'esito delle prossime elezioni, i "negoziatori" pro-tempore italiani appoggeranno senza sostanziali riserve questa riforma: sì, verrà fatta qualche obiezione, ma la sostanza sarà valutata positivamente, dato che tutti i principali rappresentanti politici, tutti gli espertologi chiamati in causa, e tutti i media, concordano già ora sul fatto che il problema è l'enorme debito pubblico, e che è giunto il momento di affrontarlo con decisione per...promuovere e favorire "la ripresa". 
E infatti, con grottesca coerenza, gli parrà naturale accelerare l'insostenibilità di tale debito pubblico, accettando il rating dei titoli del debito (risk weighted), come pure, astutamente, l'incremento di contribuzione (netta) al neo-bilancio federale dedito alle condizionalità...

2.1. Insomma, dentro la moneta unica, i dogmi del liberoscambismo, della crescita senza "puntare" sulla domanda interna, e la logica della scarsità di risorse, - in pratica la Hazard Circular- tengono in pugno le istituzioni di tutti i paesi coivolti nell'eurozona e i relativi partiti sono ridotti a fedeli esecutori di questa "madre di tutti i dogmi" (antidemocratici), costantemente ritirata fuori in ogni fase cruciale del capitalismo. 

3. Proprio perché parla della Hazard Circular e del suo ruolo essenziale all'interno del "federalismo interstatale", - assunto come inevitabilmente omogeneo a qualsiasi federalismo- riporto questo commento di Bazaar, che non solo ci delinea sinteticamente la genesi storica del modello politico-sociale che stiamo subendo, in tutto l'Occidente sottoposto all'ombrello atlantista (v. la "premessa), ma anche le sue proiezioni in un prossimo futuro. 
Storicamente, la ricostruzione di Bazaar, prende le mosse dalla guerra civile USA di Secessione, le cui fratture furono, in parte, ricomposte proprio introducendo la "solidarietà" FISCALE centralizzata, nello Stato federale, cioè nello US Governement, così odiato dagli anarco-liberisti e dai tea-party, ma pure dai mondialisti "liberal", in vista dell'agognato momento in cui tutto il globo sarà governato da ONG private controllate da ESSI. 
Quella stessa solidarietà fiscale - c.d. "di trasferimenti", che in realtà, secondo la nostra Costituzione, dovrebbe comporsi di politiche di investimento e industriali di interesse comune a tutta la Nazione (v. qui, p.4) - che il federalismo L€uropeo, come pure quelli "local-secessionisti", si fanno un punto d'onore di voler eliminare:
"Chang fa notare che il fronte liberoscambista è rappresentato dagli stati del sud, economicamente fondati su schiavitù e latifondi e, di conseguenza, strutturalmente collaborazionisti coi britannici a causa dei "vantaggi comparati".

Tanto che il "partito sudista" era pubblicamente tacciato di essere filobritannico.

Chiaramente, il problema di annichilire la forte aspirazione democratica dei singoli stati nazionali nordamericani prima di essere vincolati dalla federazione - che erano oggettivamente molto libertari rispetto allo stato oppressivo che la putrida "nobiltà" imponeva ai popoli europea - concentrava la discussione dell'élite americana proprio intorno al "check & balance" per produrre istituzioni "federali" che garantissero l'alternanza, nella dialettica governo-opposizioni, tra interessi della proprietà terriera del sud e della borghesia mercantile del nord.

Contemperando la comune esigenza di non permettere strutturalmente la solidarietà di classe dei lavoratori, e, quindi, la democrazia, tramite la natura divisiva della grande federazione, ed i suoi corollari di inconciliabilità di interessi molto diversi tra ceti che avrebbero gli stessi interessi di classe. Ossia, il federalismo nasce con l'intento di provocare artificialmente conflitti sezionali non di classe. Così, la sanior pars, può governare indisturbata esclusivamente su indiscutibili ed eticissimi "principi".

La tradizione hamiltoniana liberista ma non liberoscambista, volta a proteggere l'infant capitalism del nord, troverà poi naturale sbocco con Lincoln.

Certo è che la dottrina Monroe segna l'indipendenza nazionale degli USA che, in qualche modo, possono sviluppare la propria industria nazionale ed essere loro ad imporre il "libero scambio" agli altri.

Infatti, dalla Hazard Circular del 1862, si evince che al capitale britannico sta bene che gli USA si emancipino definitivamente e non rimangano ad esportare patate e cotone - come vorrebbe la logica ricardiana di specializzazione - poiché de facto hanno dimostrato la forza per entrare nell'élite delle "potenze imperialiste". Aboliscano pure la schiavitù ma che si attengano totalmente al "protocollo" liberale: scarsità delle risorse tramite controllo privatistico dell'emissione monetaria (v. "macroregioni" L€uropee). Che Lincoln la pianti col "crimine" di soddisfare la domanda di denaro per lo sviluppo dell'economia. Non si vorrà mica rischiare di arricchirsi tutti e far finire l'ordine secolare che permette esorbitanti privilegi ai pochissimi, no?

Schmitt si sgola per decenni a dire, poi, che ogni volta che si parla di Occidente e occidentali, si parla sempre e solo di dottrina Monroe.  

Quando l'Occidente avrà compreso Russia, Iran, Corea del Nord, Siria e Cina... bè, anche degli USA non ci sarà più bisogno. Tutto sarà Occidente per la gioa del Grande Oriente. E, come sapevano i Founding Fathers, l'umanità si schiavizzerà in un'impersonale tirannia a cui non parteciperanno neanche le stesse élite con la loro infantile vocazione mondialista".
Pubblicato da Quarantotto alle 12:24 25 commenti:
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domenica 30 luglio 2017

LA MACCHINA DEL PUDE HA UN BUCO NELLA GOMMA...

https://www.flashlyrics.com/image/tw/francesco-salvi/la-macchina-del-capo-95

1. Il titolo di questo post può essere anche meglio definito utilizzando il termine PUO (partito unico ordoliberista). Ma la "metrica" non sarebbe stata altrettando felice (rispetto al verso originale della nota canzoncina). 
Ai due commenti ho aggiunto dei links che consentono di richiamare nel loro pieno significato la portata del "buco" che i mandatari nazionali di ESSI non riescono a riparare...

2. Arturo 30 luglio 2017 11:39
A proposito di Ciampi (che non riuscivo a trovare): 
«Che poteri ha, quanta e quale sovranità possiede uno Stato, in regime di totale libertà dei movimenti di capitale? 
I mercati finanziari, i flussi di capitali determinano in misura significativa il prezzo del denaro, elemento fondamentale in una società moderna. 
Un paese, dunque, tanto più esercita la propria sovranità quanto più sa produrre il bene pubblico della credibilità e della fiducia (ndQ: v.sotto la voce Hazard Circular "und" scarsità di risorse). 
Si tratta di un bene immateriale, che però è ben misurabile in termini economici e politici. La fiducia e la credibilità contribuiscono ad abbassare i tassi di interesse, a fare affluire capitali esteri e a far rimpatriare capitali nazionali fuggiti, ad apprezzare il cambio, a moderare l’inflazione. 
In un regime monetario intemazionale che si basa sulla libertà dei movimenti di capitale, produrre fiducia significa migliaia di miliardi in meno di spesa improduttiva nel servizio del debito, migliaia di miliardi di minori oneri debitori per le imprese, migliaia di miliardi in meno per la rendita finanziaria» (C. A. Ciampi, Un metodo per governare, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 15).

Gli stessi concetti esposti da Einaudi nel ’14. Impressionante questa imperterrita continuità. Ha ragione Berta a dire che per questa gente la storia dell’ultimo secolo è come se non fosse esistita.


3. Quarantotto 30 luglio 2017 12:59 
Scorgo in effetti una coerenza esemplare in tutto ciò: e si basa sulla tecnica espositiva per cui mai e poi mai vengono presi in considerazione i costi (superiori) legati a questi (presunti) benefici (come inutilmente aveva ricordato Caffè). 
Peraltro, è tragicamente divertente come, in questi giorni, GLI STESSI CHE ANCORA SOSTENGONO QUESTE COSE (cioè i vantaggi di politiche rigidamente deflattive), si stiano pateticamente affannando a creare l'apparenza di una rinnovata sensibilità per "l'interesse nazionale".

Poiché questa "sensibilità" implicherebbe di tutelare l'interesse generale del popolo sovrano ex art.1 Cost. (occupazionale, salariale, di partecipazione politica pluriclasse), e non solo quello di pochi a percepire interessi reali positivi, in realtà STANNO SIMULANDO.
Mentre gli interessi reali positivi svaniscono (più che altro per la fine generalizzata della solvibilità nazionale sistemica), e la crisi bancaria è praticamente inarrestabile, - e mentre il rapporto debito/PIL dilaga, pur riducendosi l'onere degli interessi, sicchè si vuole intaccare, direttamente in sede UE, lo stock del risparmio (e non più solo il reddito)-, semplicemente non trovano più i vantaggi della perdita del "controllo" dell'offerta nazionale e dell'esclusione progressiva dall'appartenenza all'oligarchia di chi ha promosso questa "fiducia".

Insomma, la "credibilità" verso i "mercati finanziari" - incredibilmente proposta come esercizio della sovranità!- è un servizio a favore degli investitori esteri che, alla lunga, inevitabilmente, fa svanire i vantaggi della "complicità" per chi l'ha promossa: contro l'interesse di coloro che pure, deliberatamente mal informati e fomentati, avevano fornito (ai complici pro-investitori esteri) il consenso elettorale. si corre tardivamente ai ripari, quando ormai è lo stesso controllo mediatico ad aver perso gran parte della sua credibilità...
Alla fine, il problema è tutto qui: quanto e fino a quando il sistema mediatico può arginare la perdita verticale di consenso?
Pubblicato da Quarantotto alle 13:32 7 commenti:
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mercoledì 18 gennaio 2017

IL TRAMONTO DELL'EURO: IL PERCORSO ACCIDENTATO ITALIANO TRA TRUMP E GLI SNODI INELUDIBILI


http://www.liceovallone.gov.it/nuovo/wp-content/uploads/2016/09/snodi-formativi2.jpg

1. Nel tentare di sviluppare il tema del post precedente (v. p.2 e ss.), - in particolare se e come "l'avvento" di Trump potrà influire sul recupero della sovranità costituzionale italiana, e quindi della sua democrazia sostanziale- la risposta non può essere univoca.
Da un lato, infatti, è molto incerta la stessa possibilità di Trump di consolidare, prima di tutto il suo effettivo ed autonomo potere decisionale, dall'altro, neppure è univoca la direzione in cui Trump potrà coerentemente agire, pur preannunziando, come abbiamo visto, una profonda revisione della NATO e dell'UE; entrambe, FINORA, promosse per specifici interessi degli Stati Uniti, che paiono essere finalmente mutati rispetto agli anni 40-50.

2. Sotto quest'ultimo aspetto del problema, cenniamo a quanto risposto, in sede di commenti, a Paolo Corrado, che aveva sollevato il problema delle palese orchestrazione di una vasta opposizione "di piazza" a Trump, che ricorda molto da vicino il "metodo" ukraino, cioè quello seguito, dall'establishment finanziario e globalista, nelle pseudo-rivoluzioni arancioni:
"...alla fine è un fatto di pazienza (e di coerenza) dispiegate da entrambi i fronti che si contrappongono.

Cioè, l'esito di questo "sconvolgimento" conflittuale negli Stati Uniti, dipende da quanti soldi (ESSI) sono disposti a spendere per retribuire ogni singolo manifestante (e opinion-maker mediatico) e quanto a lungo questo costo complessivo può risultare vantaggioso in un calcolo costi/benefici, mentre, per contro, il potere di Trump, con tutto l'apparato dello US Government, si consolida.

Certo, Trump può sbagliare scelte ed essere poco coerente rispetto al paradigma che è COSTRETTO, ormai, a perseguire: almeno, se vuole sopravvivere, coi risultati, a questa enorme pressione.

Può darsi, infatti, che non si renda conto fino in fondo dell'esigenza di questa coerenza, e - come già si intravede- arrivi a un grado di compromesso con l'establishment che tenga conto dei rapporti di forza che si riflettono all'interno dello stesso US Gov., inteso come enorme "apparato" di potere "policentrico", che dobbiamo supporre largamente captured dal complesso industrial-militare, come ci disse Roosevelt, e da quello finanziario, che ne è la proiezione più evoluta, specialmente dopo l'abolizione, da parte di Clinton, del Glass-Steagall.
Di certo, pochi presidenti sono stati in una posizione così poco invidiabile (almeno dai tempi di Lincoln e della Hazard Circular, v.qui, p.5,...)".

3. Come dire: siamo nelle mani della...Provvidenza (in quanto italiani). 
E lo siamo perché, in Italia, l'effetto Trump, - considerato nella sua essenza di ritorno alla tutela dell'interesse nazionale, e quindi all'unica dimensione in cui la democrazia, inclusiva e distributiva, ha un senso effettivo (in mancanza di qualunque riscontro in termini di organizzazioni sovranazionali)-, rischia di essere attutito dallo stesso difetto di "risorse culturali" che abbiamo più volte evidenziato. 
Indubbiamente, cioè, il frutto di 39 anni (almeno) di vincolo esterno istituzionalizzato, e limitatore della sovranità democratica, è stato ingurgitato a livello di massa e di opinione pubblica, e si stenta a ritrovare, nel proprio passato, qualcosa che non sia la visione di Carli (o di Einaudi: grosso modo, in continuità, v.p.6) quando si passa a considerare la funzione intrinsecamente solidaristica dell'interesse nazionale, in un ordinamento, come quello costituzionale italiano, fondato sulla sovranità popolare.

4. E, a tal punto, questa difficoltà emerge dallo scenario italiano che persino Bloomberg considera appena "medio" il "rischio elettorale" italiano (cioè la curiosa idea che le elezioni, in tempi di crisi economica irreversibile del modello neo-ordo-liberista €uropeo, siano una minaccia all'ordine costituito sovranazionale dei mercati, in quanto ad esito non idraulicamente controllabile dalle oligarchie):

#Bloomberg aggiorna la mappa del "rischio elezioni" in Europa \\ Votare è un rischio. La democrazia è un rischio. Tenetelo bene a mente. pic.twitter.com/9ANwz2Wo01
— Grim (@gr_grim) 18 gennaio 2017
Consideriamo, infatti, che l'Italia, non solo, - ad eccezione della Grecia che è un caso del tutto "a parte"-, è di gran lunga il paese più danneggiato dall'adesione alla moneta unica (lo stesso Trump ne dà atto...), ma che, a differenza della Francia, ad esempio, è quello che più di ogni altro ha costituzionalizzato esplicitamente il modello di equilibrio keynesiano e di democrazia "sociale" che esso implica.

http://www.lastampa.it/2017/01/07/esteri/trump-cerca-un-alleato-in-italia-per-rilanciare-la-partnership-con-gli-usa-QTYtmZagBagSkP456CvgYP/pagina.html

5. La perfetta sintesi di questo ossimoro italiano - cioè il Paese che avrebbe le difese costituzionali più elevate contro il vincolo esterno, è al tempo stesso quello che ha più difficoltà a riappropriarsene e a riattivarle- ce la dà questo intervento di Stefano Fassina, certamente da elogiare sul piano della consapevolezza di questo aspetto decisivo:

6. E quindi?
Quindi, qualsiasi soddisfacente soluzione al problema democratico, e come conseguenza economico (perché sovranità costituzionale e realizzabilità del modello keynesiano di crescita sono inscindibili), che l'Italia si trova a fronteggiare, dovrà realmente passare per un lungo e tortuoso cammino che, certamente, sarà tanto più accelerato quanto più troverà la sua sponda in una coerente e rafforzata visione della cooperazione democratica tra Stati sovrani che gli USA sapranno affermare nei prossimi mesi.
Non di meno, vorrei rammentare almeno alcuni "snodi fondamentali" che questo cammino, verso la democrazia e il benessere (ritrovati), non potrà eludere.

7. Il primo ce lo ha segnalato Arturo, di recente, nei commenti alla decisione della Cassazione sul "licenziamento per profitto" e sulla lettura post-costituzionale dell'art.41 Cost.; riguarda il problema di come e chi possa far valere i "controlimiti", cioè la teoria, più o meno coerentemente enunciata (e mai applicata) dalla Corte costituzionale, per cui esistono delle norme fondamentali e intangibili della Costituzione che nessun trattato internazionale può derogare o, peggio, abrogare. 
Arturo ci riporta la sintesi saliente, in argomento, tratta dal pensiero del più importante costituzionalista italiano attuale, Massimo Luciani, di quanto selezionato da Arturo, (sia pure con accenti critici, che condividiamo, sulla piena comprensione del profilo economico della "questione" da parte dell'illustre costituzionalista, i cui rilievi sono sotto riportati in corsivo). 
Preavverto che il passaggio più importante, in quanto si raccorda alla novità costituita dalle parole di Fassina (per quanto, purtroppo, possano contare), oltre a enfatizzarlo in neretto l'ho pure sottolineato (togliendo le parentesi alla importante precisazione finale):
"[Nell'analisi di Luciani...] mi pare significativo, oltre al saggio che hai poi linkato tu, questo sui controlimiti. E' piuttosto evidente che da un lato ritiene che i controlimiti siano stati superati, o comunque siamo ormai fuori dalla copertura dell'art. 11, dall'altra non intende dichiararlo "globalmente" (l'occasione del saggio è infatti una questione in materia penale): 
"Solo il più inguaribile degli euro-ottimisti potrebbe non avvedersi che siamo di fronte a una costruzione sbilenca. Nessuno ha ancora risposto all’interrogativo su come possa reggere un sistema con moneta unica e debiti plurimi. 
Nessuno ha mai spiegato come possa darsi uno spazio senza frontiere quando la sicurezza nazionale è riservata agli Stati (art. 4.2 TUE) e ci sono forze armate e sistemi di intelligence separati (la recente catastrofe della sicurezza pubblica belga, se qualcuno si fosse distratto, sta lì a ricordarcelo). Nessuno ha ben compreso quanto sia inaccettabile il prezzo che in termini di certezza del diritto si paga alla continua in-decisione sulle fonti di tutela dei diritti. 
Personalmente, penso che da questo ginepraio si possa venir fuori meglio in avanti (con una forte iniziativa politica che ridia sangue all’idea di Europa) che all’indietro (con una progressiva chiusura degli Stati membri), ma è ben ora di uscire dall’equivoco di una situazione in cui gli interessi egoistici degli Stati (di quelli più forti, ovviamente) sono spacciati per interesse generale." (pag. 6).
Se è ben difficile sostenere che un quadro del genere sia compatibile con l'art. 11, è ovvio che non si tratta di esprimere augurii su più o meno realistiche soluzioni politiche, ma una valutazione "giuridica" sull'"attuale" compatibilità del quadro dei Trattati con la Costituzione. Luciani lascia cadere en passant:  
"Si sa che l’attenzione della dottrina è costantemente rivolta alla garanzia giurisdizionale del rispetto dei controlimiti. 
È evidente, invece, che l’opposizione dei controlimiti può spettare (sempre secondo le regole costituzionali di ciascun ordinamento, ribadisco) anche a organi diversi: in primis al capo dello Stato, ma anche al Parlamento e allo stesso Governo." 
8. Una volta chiarita la dimensione essenzialmente politica di ogni soluzione che possa risolvere il disastro, ormai evidente, determinato dal "vincolo €uropeo", ne discende, con altrettanta chiarezza, che, ancor più a monte, il problema è, guarda caso, sia di comprensione dell'attuale modello costituzionale (l'atto politico supremo di una comunità sociale), sia di "risorse culturali": cioè di ideologia e "filosofia" sul modello di società, e di rapporti di forza al suo interno, che si intende perseguire.
Ai più attenti lettori, a questo proposito, forniamo dunque uno schema interpretativo generale e un glossario, plasticamente scolpiti da Bazaar, che ci paiono particolarmente appropriati per comprendere la visione diffusa che denota il difetto di "risorse culturali" in Italia.
Ecco lo schema generale, tratto dal post sulla "democrazia diretta":
"...la particolarità di una democrazia moderna, che, per essere tale "nella sostanza" - come faceva notare Mortati - necessitava un ordinamento lavoristico con una forte Stato sociale. Ovvero, si fondava l'intero ordinamento, con convergenza di tutte le forze politiche, sulla Sinistra economica (in senso contenutistico e non partitico, ndr.): sinistra economica che propugna la necessità della giustizia sociale affinché la democrazia possa essere chiamata tale.
I liberali - ovvero la destra economica - oltre alla "giustizia commutativa" storicamente non chiedono altro: anzi.
Quindi, la domanda che sorge spontanea consiste in: « ma se tutti convergono sui caposaldi storici "socialisti", che legittimità e che spazio hanno nel panorama costituzionale le "istanze liberali"» (in democrazia "compiuta", beninteso, ndr.)?

Risposta: tendenzialmente nessuna.

I liberali alla Einaudi avrebbero potuto difendere gli interessi di classe in una dialettica che avrebbe dovuto escludere la radicalità sostanziale della ideologia storica del liberismo, risultata definitivamente screditata dalla crisi del '29 e dalla seconda guerra mondiale: avrebbero dato un eventuale contributo nel "come" raggiungere gli obiettivi. 
Non più "quali" obiettivi.
Infatti, a differenza degli stati liberali "classici" come USA e UK, che avevano adottato le politiche keynesiane nel trentennio d'oro senza "obblighi costituzionali", arrivando poi a smantellare tutto lo stato sociale in breve tempo e senza troppi problemi (Reagan e Thatcher), per l'Europa il vecchio ordine (a vertice USA) ha tenuto "un piede nella porta" con la Germania ordoliberista: tramite i trattati di libero scambio dipinti di rosso da Spinelli, Rossi e utili geni del caso, tramite il "vincolo esterno", ovvero il "balance of payment constraint", ovvero tramite SME ed euro, la classe dominante internazionale, con il capitale nazionale "vassallo" e per definizione collaborazionista, si sono avviati a "ricordarci la durezza del vivere". Perché la democrazia è tale se, e solo se, esiste lo Stato sociale con le sue protezioni (v. Mortati).
Il fatto che, nonostante la scelta unanime verso il keynesismo, Einaudi potesse godere di tali "riconoscimenti", potrebbe essere proprio considerata come il segnale della scelta extra-istituzionale, di un determinato gruppo sociale, di influenzare la politica nazionale al di fuori della legalità costituzionale. Obiettivo poi efficacemente perseguito a livello "tecnico" a fine anni '70."
Postilla: sulla giustizia "commutativa", rammentatemi semmai di tornare, perché, in essenza, è quella idea che, trasposta sul piano ordinamentale-normativo (se non elaborata da...Rawls, ma sarebbe un discorso lungo), implica che le "tasse" pagate debbano esattamente corrispondere alla quantità/valore di utilità e servizi pubblici che si ricevono, e che porta dritti al "pareggio di bilancio", al rigetto della solidarietà tra classi sociali e comunità viventi su territori diversi, e, dunque, all'assetto allocativo ottimo-paretiano delle risorse "scarse & date". In una parola: la neo-liberismo.
8.1. Ed ecco, nella sua (lucida) vis ironica, il "glossario" di Bazaar:
1 - modernismo reazionario: il progressista vede la macchina a servizio dell'uomo (lavorare di meno e guadagnare di più...), il modernista vede la macchina come inevitabile strumento di sfruttamento dell'uomo sull'uomo (aumentare i profitti ed asservire i lavoratori tramite masse di disoccupati e sottoproletari che si scannano...).
(Per quelli che non si scannano tra loro e vanno a rompere le uova nelle ville degli sciur, Milton Friedman e von Hayek proponevano... un "reddito di cittadinanza"... solo se c'era spazio nel bilancio... altrimenti più Malthus per tutti)

Un keynesiano sa che nonostante il progresso tecnologico sia un fattore aggravante del fattore occupazionale e delle crisi da domanda, queste rimangono crisi di domanda, quindi attribuibili al conflitto distributivo, quindi attribuibili ad una scelta politica.
La globalizzazione è una scelta politica: il non comprenderlo è parte degli effetti della propaganda "futuristica" e reazionaria di Casaleggio.

2 - neoliberismo: il confondere la crisi di domanda con una crisi dal lato dell'offerta in riferimento dell'aumento di produttività (tramite il progresso tecnologico), è teoria neoclassica.
Un keynesiano - ovvero un democratico conforme a Costituzione - è consapevole che i salari reali devono crescere marginalmente con la produttività. (Ovvero la quota riservata ai salari nominali deve crescere insieme al PIL).

3 - livore - propensione livorosa verso una generica borghesia o un generico "padronato" che, in realtà, si trova nella medesima condizione del proletariato. Funzionale al divide et impera.

Il livore è strettamente connesso all'ignoranza dei presupposti minimi delle dinamiche economiche e politiche subite: ti hanno mentito e la rabbia non ti permette di approfondire ciò che da carne da macello ti trasformerebbe in un civile e consapevole "uomo politico". (Non un "cittadino con il secchio in testa" usato come "elmetto", che non vede nulla, sbraita, e nessuno lo sente).
Pubblicato da Quarantotto alle 17:40 31 commenti:
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domenica 1 gennaio 2017

PER L'ANNO NUOVO: ATTUARE LA COSTITUZIONE


L’ha dichiarato a Bloomberg David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank e non poteva dirlo in modo più chiaro e a noi favorevole pic.twitter.com/j9BsRVXecI
— Bruno de Giusti (@VaeVictis) 31 dicembre 2016



1. Facciamola semplice e riduciamo il "messaggio" di augurio per il prossimo anno all'essenziale.
I temi che come nodi "giungono al pettine", con tutto il loro significato riassuntivo di un paradigma in crisi, ma non meno deciso a proseguire nella sua opera di distruzione, sono la Banca centrale indipendente, per di più sovranazionale, il welfare, e la sovranità democratica: ergo, per risolvere la crisi abbiamo bisogno di ATTUARE LA COSTITUZIONE.
Fino in fondo. Ricominciando ad avere come programma di indirizzo politico-economico la pura e semplice legalità costituzionale.
Questo richiede forti istituzioni democratiche, costituzionalmente orientate, e la volontà di riprendere insieme il cammino verso il benessere e la democrazia di tutti gli italiani; un cammino di sviluppo su tutto il territorio nazionale, di una Repubblica fondata sul lavoro, una e indivisibile, che riconosca e promuova, attraverso gli strumenti della c.d. Costituzione economica, le autonomie locali (art.5 Cost.).
Ed è questa, e null'altro, la sovranità. 

2. Per uscire dal ricatto del debito pubblico che giustifica lo stato di sospensione extraordinem della Costituzione:

Un tempo c'era la Hazard Circular.
Ora la dottrina della BC indipendente (sovranazionale)https://t.co/wDQ2Z3Cklrhttps://t.co/3nrSxmsZnC
— LucianoBarraCaraccio (@LucianoBarraCar) 31 dicembre 2016
3. Per restituire a tutti l'effettività dei diritti garantiti dalla Costituzione nella effettiva eguaglianza sostanziale dei cittadini, e per far ripartire, lo sviluppo nella sua dimensione ottimale sull'intero territorio, risolvendo il problema del Mezzogiorno perché conviene a tutti gli italiani (ma non ad altri popoli che ci vogliono colonizzare):

IL MIO AUGURIO PER L'ANNO NUOVO
1) https://t.co/wRfsIiYBvX
2) https://t.co/ElyjUIDffu
C'ho lavorato tanto. Regalo per chi sostiene int naz.le
— LucianoBarraCaraccio (@LucianoBarraCar) 30 dicembre 2016
4. Per il resto, in molti sempre di più, hanno capito (anche grazie al nostro amato H.J. Chang). Vi offro una rassegna, solo apparentemente casuale, che riflette una crescita positiva dell'opinione pubblica:


  1. massimiliaNO ‏@natolibero68 1 h1 ora fa
    @VaeVictis @VitoLops @LucianoBarraCar

🔵 ‏@GrecOfficial 25 dic
«Se l'Italia esce dall'Euro la sua economia andrà meglio, per noi sarebbe un disastro». Firmato: gli economisti di Angela Merkel.


🔵 ‏@GrecOfficial 23 dic
Per regalo di Natale vi lascio @SkaKeller - politica tedesca - che a Ballarò il 06/05/14 spiegò cosa succede se si rompe l'€uro. Fate girare
27 risposte 496 Retweet 340 Mi piace
♠️♥️♦️
♣️ ‏@ZioKlint 21 dic
L'orrore talvolta merita screenshot. Schiavismo reloaded. Special thanks to @gr_grim

  1. Grim ‏@gr_grim 21 dic
    #Bloomberg | Sistema bancario italiano necessita di almeno €52mld per ripulire i bilanci dagli NPL \\ #statesereni https://www.bloomberg.com/news/articles/2016-12-21/italy-bank-rescue-won-t-fill-54-billion-hole-on-balance-sheets …
  2. In risposta a Alberto Bagnai
    Alessandro Greco®🔵 ‏@GrecOfficial 20 dic
    @AlbertoBagnai @VaeVictis @xabax999 sei pure ingeggggniere
  3. Giuse ‏@rubino7004 20 dic
    @CremaschiG guardi come i teologi del pensi€uro unico fingono di fingere di accorgersi dell'ovvio




  4. Class CNBC @classcnbc
    Economisti tedeschi contrari a #Italia fuori da #Eurozona: da sondaggio Faz-Ifo largo margine (61%) contro uscita Roma #Germania
    1 risposta 1 Retweet 2 Mi piace

  5. Ora Basta ‏@giuslit 18 dic
    Ah, quindi banca centrale indipendente non è un dogma irreversibile? (Che sarà presto spazzato via..)

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massimiliaNO ‏@natolibero68 49 min49 minuti fa
@VaeVictis @VitoLops @LucianoBarraCar
0 risposte 2 Retweet 1 Mi piace



  • massimiliaNO ‏@natolibero68 1 h1 ora fa
    @VaeVictis @VitoLops @LucianoBarraCar
    1 risposta 4 Retweet 2 Mi piace

  • massimiliaNO ‏@natolibero68 2 h2 ore fa
    @VaeVictis @VitoLops @LucianoBarraCar




  • In risposta a Bruno de Giusti
    massimiliaNO ‏@natolibero68 2 h2 ore fa
    @VaeVictis @VitoLops @LucianoBarraCar il "solito" Chang
  • In risposta a Alberto Bagnai
  • lim bo ‏@theBsaint 9 h9 ore fa
    #QED Amb.US descrive miti reazioni a programma di austerità del Governo di "solidarietà" nazionale. @EuroMasochismo https://wikileaks.org/plusd/cables/1976NAPLES00517_b.html …
    5. Con implicazioni derivanti da una ampia gamma di dati e notizie tutt'altro che fake...
  • Bruno de Giusti ‏@VaeVictis 15 h15 ore fa
    Il nostro caro @VitoLops avrebbe una domanda su una faccenduola che ben presto riguarderà molti di noi...





  • Erasmo Partenopeo ‏@ErasmoPartenope 18 h18 ore fa





  • Giuse ‏@rubino7004 22 h22 ore fa
    La domanda ha fiducia nell'offerta, l'offerta non ha fiducia nella domanda


    lim bo ‏@theBsaint 29 dic
    @NazarenoGalie @AlbertoBagnai @EuroMasochismo mi sembra la solita Austerità: disciplina salariale, pareggio di bilancio, riforme...
    2 risposte 9 Retweet 10 Mi piace


  • Flà ‏@flabel82 29 dic
    Sempre dal 1998, questo è Theo Waigel. Più chiaro di così...

  • Vladimiro Giacché ‏@Comunardo 29 dic
    Ringrazio @KellerZoe per questo grafico definitivo. Sul tema euro non serve altro
  • lim bo ‏@theBsaint 29 dic
    Conversazione AMB. US - La Malfa. Su comp. storico, PCI, macelleria e grembiule rosa @AlbertoBagnai @EuroMasochismo https://wikileaks.org/plusd/cables/1977ROME21019_c.html …





  • Ora Basta ‏@giuslit 28 dic
    #BCE sa qualcosa che non sappiamo o ha agito su comando del socio tedesco di maggioranza. Tertium non datur https://europaono.com/2016/12/28/zingales-ecb-decision-on-monte-paschi-economically-correct-politically-dangerous-decisione-bce-su-monte-paschi-economicamente-corretta-politicamente-pericolosa/ …





  • Ora Basta ‏@giuslit 28 dic
    Prima BdI li ha imbottiti di obbligazioni, poi li ha condotti al macello del #bailin. Punto http://pllqt.it/NS36Vs 





  • (questo va riportato due volte, v. in fondo, perché i fake mediatici sono troppi al riguardo).
    In risposta a Fabrizio Galluzzi
    Giuseppe Drago ‏@GiuseppeDrago76 27 dic
    @FabGalluzzi @rubino7004 @frank9you insostenibile così?
  • Leonardo Sperduti ‏@spe1977 27 dic
    TRUMP: “LA GERMANIA TRAMITE L’EURO HA ILLEGALMENTE SVALUTATO IL DEUTSCHEMARK E, O CESSA TALE FURTO, O METTERO’ DAZ…
  • Luca Gonnelli ‏@GonnelliLuca 27 dic
    Luca Gonnelli ha ritwittato Ultime Notizie
    @borghi_claudio @PatriziaRametta @fdragoni @LucianoBarraCar @Comunardo la ricetta non cambia e non puo' essere diversa: tagli
    Luca Gonnelli ha aggiunto,

    Ultime Notizie @ultimenotizie
    La #Raggi taglia i fondi a sostegno della disabilità, passano da 95 a 60,5 milioni di euro: -30% in un solo anno.
  • Ora Basta ‏@giuslit 26 dic
    Il weekend lungo della Befana mi pare perfetto per farla finita con questa indegna gazzarra di #BCE, #UE, #UEM. Change over fulmineo.
    4 risposte 61 Retweet 71 Mi piace

  • Ora Basta ‏@giuslit 26 dic
    Alla #Bce si son ricordati il giorno di Santo Stefano che c'era lo sciortfoll..nello scenario avverso.
  • Umberto Molini ‏@molumbe 26 dic
    I disoccupati e i nuovi poveri italiani ringraziano l'Unione Monetaria Europea #Euro
    4 risposte 109 Retweet 75 Mi piace

  • Alberto Bagnai ‏@AlbertoBagnai 25 dic
    Il Jobs Act distrugge produttività, un cambio flessibile la favorisce: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0954349X15000788 …
    0 risposte 143 Retweet 107 Mi piace

  • Alberto Bagnai ‏@AlbertoBagnai 25 dic
    Un'altra dimostrazione del fatto che il Jobs Act distruggerà la poca produttività rimasta: Damiani e Pompei (2010) http://eaces.liuc.it/18242979201002/182429792010070207.pdf … 😱
  • Vladimiro Giacché ‏@Comunardo 25 dic
    Attendiamo fiduciosi che i sapientoni della @faz_Redaktion ci spieghino le tecnicalità del bailout di HSH con 10mld ancora nel 2016
  • Stefano Crosara ‏@StefanoCrosara 25 dic
    Stefano Crosara ha ritwittato Dr G
    Dalla parte dei terroristi
    Stefano Crosara ha aggiunto,

    Dr G @Sal_T_S
    LA CIA ammette ruolo degli Stati Uniti nella guerra alla Siria - World Affairs - L'Antidiplomatico http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_cia_ammette_ruolo_degli_stati_uniti_nella_guerra_alla_siria/82_18369/ …





  • LaSte ‏@stefaniami 24 dic
    LaSte ha ritwittato vocidallestero
    Il Telegraph su Mps " La banca è in crisi a causa della situazione generale imposta dall’eurozona all’Italia : recessione e austerità ".
    LaSte ha aggiunto,

    vocidallestero @vocidallestero
    AEP: il salvataggio di stato di Monte dei Paschi è una catarsi http://vocidallestero.it/2016/12/24/aep-il-salvataggio-di-stato-di-monte-dei-paschi-e-una-catarsi/ …





  • Valeria S. ‏@valy_s 22 dic
    3/10 #Padoan "il piano di #MPS sarà un SUCCESSO,NESSUN intervento del Gov" 25/11 #Padoan "il piano FUNZIONA" 22/12 #MPS "piano fallito"


  • In risposta a Bread Giuseppe
    Giuse ‏@rubino7004 21 dic
    @itbread i paesi in grigio? Tutti in default? Un paese sovrano non può fare default @MarcoBarbieri77 @VittorioBanti
  • In risposta a Bread Giuseppe
    Vittorio Banti ‏@VittorioBanti 21 dic
    @itbread @rubino7004 Ora ce l'ha.

  • Pubblicato da Quarantotto alle 13:40 4 commenti:
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