giovedì 4 aprile 2013

LA DOTTRINA DELLE BANCHE CENTRALI. LA SOLUZIONE FINALE ALLE PORTE

I. Per capire cosa stia succedendo con la farsesca storia dei "crediti alle imprese", dobbiamo partire dalla dottrina delle banche centrali indipendenti, quale fissata nei trattati UE-UEM in un modo che non ha paralleli al mondo.
Ribadiamo alcuni passaggi essenziali illustrati nel post sopra linkato, relativamente al vero significato di tale "dottrina":
In realtà la neutralità della politica monetaria (affidata alla BC indipendente) non svolge gli EFFETTI DIRETTI DICHIARATI nel contenere-ridurre l’inflazione.
Questo perché la sottesa teoria quantitativa della moneta (eccesso di offerta come causa dell’inflazione, abbracciata da Bundesbank e imposta a BCE), ovvero la teoria della presunta rigidità della curva LM (rispetto a al tasso di interesse) nei fatti E’ SMENTITA DALLA NATURA ENDOGENA DELLA MONETA. Cioè, empiricamente tutto conferma che la quantità di moneta complessiva dipende dalla formazione e dal livello dei prezzi e non viceversa.
Piuttosto il vero obiettivo di tale dottrina è L’EFFETTO COLLATERALE, FINANZIARIO PUBBLICO, ritenuto capace di AGIRE SULL’INFLAZIONE nel modo redistributivo voluto. Più specificamente è l’effetto sul contenimento salariale e quindi sulla crescita, vista come obiettivo recessivo in favore della “stabilità finanziaria e dei prezzi”. Cioè:
1)        la BC non finanzia-monetizza il deficit pubblico, il che comprime naturalmente il risparmio privato perché
2)        rende più costoso l’onere del debito ed induce a comprimere la spesa pubblica primaria (il che riafferma il valore ideologico del crowding-out, cioè della ipotizzata maggior efficienza dell’allocazione delle risorse ai privati, derivata dalla presunta elasticità degli investimenti rispetto al tasso di interesse);
3)        si ottiene così di sterilizzare progressivamente l’intervento pubblico e di avere una crescente disoccupazione, (non correggibile con espansione fiscale)
4)        la quale disoccupazione crescente (intesa come naturale) diminuisce come tale il livello salariale e quindi l’inflazione.
DA NOTARE: tutti gli effetti così perseguiti confermano implicitamente la Curva di Philips keynesiana, che di facciata tale teoria intende confutare.
Inoltre, si disattivano ex post, cioè come imposizione istituzionale (self-fulfilling prophecy) e non come tendenza empiricamente verificabile, 2 casi su 3 di validità (ammessa) della teoria keynesiana:
1)        curva IS rigida: cioè investimenti poco sensibili al variare del tasso di interesse. “Sensibili” lo ridiventerebbero in quanto rafforzate le aspettative razionali di nulla o negativa variazione dell’inflazione. Ciò sebbene la crescita dovuta al “ripiazzamento” di risorse per investimenti privati non si sia ancora vista, cioè registrata in differenziali di crescita superiori a quelli in precedenza realizzati: le serie storiche del PIL, successive alla progressiva applicazione di tali teorie, indicano invece il contrario;
2)        rigidità verso il basso dei salari (neutralizzando le resistenze del calcolo inflattivo per l’accrescita disoccupazione).

ORA TUTTO SI IMPERNIA SU QUESTO ASPETTO COMPLEMENTARE-ISTITUZIONALE della politica monetaria “credibile” (cioè solo anti-inflattiva in funzione delle aspettative razionali “esatte”).
E, in termini pratici, SUL DIVIETO DI FINANZIAMENTO AGLI STATI DA PARTE DELLE BC. Finanziamento diretto che non descrive la funzione di “Lender of last resort”, che è, invece, una valvola di sicurezza residuale per il caso di grave crisi di liquidità e, inoltre, riguarda anzitutto il sistema bancario (e non lo Stato).
E’ INVECE UN “DIVIETO DELLA FUNZIONE DI TESORIERE DEL GOVERNO”, naturale quando questo sia titolare della politica monetaria.

EBBENE: SOLO L’UEM HA REALIZZATO IL MODELLO PURO DI BC INDIPENDENTE (MONETARISTA E NEO-MACROECONOMICO CLASSICO). PERCHE’ L’HA FATTO MEDIANTE UNA PREVISIONE SUPER-NORMATIVA, PARACOSTITUZIONALE.
Quindi solo l’UEM crede che le aspettative razionali governino effettivamente l’equilibrio economico, garantiscano la piena occupazione, intesa come “disoccupazione naturale” (multi equilibrio); e solo l’UEM crede che sia senza conseguenze per la crescita perseguire incondizionatamente la deflazione per via salariale; come pure che lo spostamento delle risorse dalla spesa pubblica al sistema privato sia garanzia incontestabile di efficiente allocazione delle risorse (e di crescita).
Nel resto del mondo ciò non vige ad un equiparabile livello normativo, con tale rigidità –se non come conseguenza dell’esportazione politica del modello UEM (paesi est europeo)- ed è stato sostanzialmente applicato come criterio di opportunità politica suscettibile di rivedibilità altrettanto politica (cioè al più cambiando una mera legge e non una fonte superprimaria).

II. Sempre dal post citato possiamo trarre questa conclusione: la restaurazione del modello neo-classico, imposta dai trattati UE-UEM, si realizza tramite questa funzione di contro-distribuzione del rischio delle ricorrenti crisi economiche e in generale della ricchezza, nonchè di profonda revisione del ruolo dello Stato (in quanto questo ostacoli, con le sue proposizioni costituzionali, questa restaurazione).
In altri termini: la teoria neo-classica nelle versioni recepite in UE-UEM, non nega i fallimenti del mercato e le crisi cicliche che ne conseguono, ma esclude radicalmente di assumerli come "criticità" da risolvere, predisponendo un sistema che mira a farne sopportare stabilmente il costo a lavoratori e piccole e medie imprese, cioè ai debitori strutturali del sistema bancario-finanziario.
Quest'ultimo deve essere assolutamente salvaguardato nel suo livello di profitti-ricchezza, al punto che se anche il PIL scendesse, ciò deve comportare che salga la quota dei profitti stessi (espliciti ed impliciti, cioè retribuzioni e benefits per gli a.d. bancari) sul reddito nazionale.

III. Di questo sistema, si ha conferma dalle recenti parole di Draghi (all'ultimo Consiglio europeo del 14-15 marzo 2013): egli riafferma la assoluta esigenza che i salari non debbano crescere, neppure nominalmente, se non in corrispondenza dell'aumento della produttività. Produttività contrabbandata come un fatto tecnico, cioè dipendente dall'impegno quantitativo e dalla qualità professionale nell'applicazione del lavoro, ma in realtà dipendente dal livello della domanda e, in concreto, da quella estera, generandosi, in questa visione delirante, un inseguimento della competitività mediante abbassamento del CLUP, che amplifica la caduta della domanda simultaneamente in tutti i paesi interessati e rende impraticabile lo stesso incremento delle esportazioni che dovrebbe risolvere il tutto.
L'ostinazione in questa teoria, i cui effetti si continuano a rivelare fallimentari (la disoccupazione aumenta, la recessione si diffonde, ma la competitività predicata è irraggiungibile simultaneamente da tutti i paesi coinvolti nel diktat), parte non a caso dalla Banca centrale europea, la più "pura" tra le "indipendenti".
Il che dimostra che l'indipendenza è solo uno strumento per mascherare la più pesante delle dipendenze: quella dal sistema bancario, con la finalità programmatica di preservarne il livello di redditività e, quindi, di incrementarne la quota profitti sul PIL nel caso in cui tale preservazione sia alla base di una deliberata creazione di recessione da compressione deflattiva della domanda.

IV. Veniamo alla vicenda dei crediti alle imprese e cerchiamo di esprimere in pochi concetti (sicuramente non sarò all'altezza :-)), perchè è improbabilissimo che questi pagamenti si risolvano in un intervento a favore di imprese e occupazione.
E' una questione ideologica che può essere ritratta come corollario dalle ragioni della dottrina delle BC indipendenti.
Vediamo in cosa consiste la "manovra" messa sul piatto dal rilegittimato governo Monti: circostanza che già ci da' la sicurezza che ci muoviamo all'interno della cornice deflazionista del lavoro, e contraria all'intervento pubblico, imperniata sulla capture bancaria delle banche centrali, assunte come massima e inappellabile autorità ideologica nel campo delle politiche economiche.
Grosso modo, in base a quanto trapela dai giornali, il pagamento alle imprese è impostato così:
- regioni ed enti locali che procedano ai pagamenti debbono garantire un flusso di entrate o di risparmi equivalenti per il futuro (nel medio periodo).
Ciò, alternativamente, in un processo di definizione della copertura che non è certamente terminato, e che non terminerebbe certo col decreto attualmente in fase di elaborazione: 
- sia attraverso un possibile innalzamento dell'aliquota della sovraimposta regionale sul reddito (di 0,6 punti);
- sia attraverso incrementi di tassazione locale, attuali o futuri (v. Tares, che, comunque entrerà in vigore entro l'anno con le sue maggiorazioni, solo rinviate a fine anno, considerata, si noti, l'incombenza di nuove elezioni prima di dicembre);
- sia, ancora, attraverso il blocco degli investimenti di regioni ed enti locali nei successivi 5 anni.
Ulteriore aspetto della questione, alquanto dimenticato nell'informazione mediatica e nei proclami delle associazioni delle imprese: l'accorciamento dei tempi di pagamento, adeguandolo ai termini imposti dalla disciplina europea, dovrebbe valere anche per il futuro, cioè a regime, e quindi determinare una maggior intensità di spesa e quindi un'accelerazione dell'esaurimento delle provviste finanziarie che condurrebbe gli enti ad una stabile riduzione della capacità di spesa, in tutti i settori diversi da quelli che originino l'obbligo del pagamento dei crediti maturati e maturandi coi fornitori.
In ciò va considerato che il nuovo art.97 Cost., impone a tutte la pubbliche amministrazione di assicurare l'equilibrio dei bilanci e che  il nuovo art.119, primo comma, prevede che l'autonomia finanziaria delle regioni sia esercitata "nel rispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci" e concorrendo "ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea".
Questo nei nuovi testi introdotti insieme col pareggio di bilancio statale (nuovo art.81 Cost.) dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n.1.
Votata praticamente all'unanimità da parte degli stessi partiti che adesso dicono al governo Monti, privo di fiducia attuale, di "fare presto".

V. Ora, due sono le cose da sottolineare:
1) il fiscal compact-pareggio di bilancio, in tutti i suoi corollari che devastano la Costituzione nelle sue norme sui compiti sostanziali delle istituzioni di governo, non è uno scherzo ma si manifesta brutalmente e da subito: l'intervento pubblico quale in precedenza previsto dalla Costituzione (originaria, non quella revisonata) è meramente eventuale.
Se non ci sono entrate di copertura aggiuntiva rispetto a spese comunque (già) tagliate, tagli che già danno luogo a caduta della domanda e conseguentemente, delle precedenti entrate, l'intervento pubblico semplicemente non si fa. Punto.
Quali che siano gli obblighi costituzionali e legislativi di attivare un certo livello "essenziale" di funzioni (art.97 Cost., primo comma infine) e di prestazioni pubbliche concernenti "i diritti civili e sociali"  (art.120 Cost., secondo comma);
2) considerare l'onere di pagamento delle prestazioni in precedenza eseguite a favore delle p.a. come una spesa pubblica da garantire in costante pareggio di bilancio, significa considerare le funzioni e prestazioni pubbliche a cui queste prestazioni delle imprese private (di forniture e servizi) erano funzionali come un debito "a esaurimento" e comunque immediatamente ridotto nel suo ammontare, non più riproducibile. Mai più.
Se ad es; per pagare forniture già eseguite nel campo del servizio sanitario occorra garantire per il futuro risparmi di spesa in conto capitale, vuol dire che opere e lavori pubblici, eventualmente programmati dallo stesso ente, non si faranno più per un corrispondente ammontare.
E viceversa: se si ammette l'esecuzione di un'opera pubblica regionale o locale, si dovrà rinunziare a forniture nel campo sanitario; comprese medicine di ogni genere e materiali per le sale operatorie.
Da qui non si scampa. 
Vi ricorda la Grecia? Aspettate e vedrete.

VI. Qui, in definitiva, lo scopo ultimo della dottrina delle banche centrali è stato raggiunto: tanto diviene costoso (finanziariamente prima e socialmente poi) il sistema di finanziamento del deficit pubblico che l'intervento dello Stato è drasticamente ridotto, e in modo accelerato, con una progressione geometrica, che segna la vittoria finale del processo iniziato col divorzio bankitalia del 1981, e la fine della "resistenza" inerziale del sistema dell'odiato welfare.   
Il venire meno della spesa pubblica, ormai svincolata nella sua obbligatorietà dalle norme costituzionali che prevedono i compiti che la Repubblica, a tutti i livelli territoriali di governo deve perseguire,  si accompagna alla validità operativa delle sole norme costituzionali sui limiti contabili della finanza pubblica. 
Cioè la Costituzione vede ribaltati i più elementari principi sulla gerarchia di valori (artt. 1-4 Cost., almeno) in essa originariamente stabiliti, sostituita dalla prevalenza di una neo-gerarchia finanziario-contabile stabilita in sede di revisione e che segna la fine della "forma repubblicana" di democrazia fondata sul lavoro, di cui l'art.139 Cost. prevede, invano, la immodificabilità ("revisione").  
Il risultato non è solo il "lieve" disagio a cui nei prossimi anni andranno incontro i cittadini come titolari dei diritti civili e sociali cui dovrebbe essere accompagnato un "livello essenziale" di prestazioni, ma l'ulteriore calo della domanda, l'incremento dei fallimenti delle imprese, private ormai strutturalmente dell'intervento pubblico, e scopo finale, l'aumento della disoccupazione.
Quest'ultimo non solo diminuisce in sè la capacità di resistenza dei lavoratori all'abbassamento dei livelli salariali nominali, (perchè di questo ormai si parla); tale resistenza, infatti, è ulteriormente minata dal venir meno del livello essenziale delle prestazioni sanitarie, scolastiche, di pubblico trasporto e di ogni altro genere in precedenza erogato da Stato ed enti locali, in modo tale che ai corrispondenti bisogni gli stessi cittadini provvedano solo attraverso il ricorso al reddito e al risparmio privati. Ovvero, ove tale reddito non vi sia (stato di disoccupazione) e non sia sufficiente (salario nominale drasticamente ridotto), i diritti civili e sociali (compresi quelli all'abitazione e alla formazione della famiglia) siano in stato di sospensione senza termine finale.
E quindi, la deflazione salariale, il controllo dei prezzi nel senso del loro costante abbassamento, saranno realtà vivente e irreversibile, con la corrispondente rivalutazione dei capitali e dei rendimenti dei creditori bancari.
Il disegno BCE sarà finalmente realizzato - anche in caso di uscita dall'euro, se invariate queste norme costituzionali, - e l'ordine nuovo nato dalla dottrina delle banche centrali indipendenti regnerà sovrano..sulle macerie della Costituzione del 48.


36 commenti:

  1. Risposte
    1. L'importante è non perdere l'allegria...o no?
      Fa un pò effetto vedere scritto "disperazione" sotto "allegra brigata" :-)

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  2. OT...ma fa troppo ridere!

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/saggio-onida-i-saggi-sono-inutili-903112.html

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    1. Già visto su Dagospia. Fa ridere quasi tutto...tranne l'endorsement ad Amato presidente della Repubblica. Lì entriamo nel crepuscolo del regime o, peggio, nell'orwellismo euristico (a seconda della capacità di reazione degli italiani a una cosa del genere)

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  3. Apprezzo molto il perfezionamento costante della sua opera di divulgazione, è un dono che forse non potrò mai ricambiare!
    Ci provo: per completare il discorso sul rapporto tra stato/governo e banca centrale è interessante l'ultimo post di Jacques Sapir, in francese qui http://russeurope.hypotheses.org/1106 e in inglese qui http://russeurope.hypotheses.org/1110 (chi non sa né inglese né francese è spacciato).
    In breve: Cipro ha dimostrato che lo stato può interagire con la banca centrale per controllare i capitali e facendolo ha dimostrato la realizzabilità di ciò che sembrava voler scongiurare, ovvero il controllo sui capitali che renderebbe possibile l'uscita dall'euro.
    Sapir afferma che quindi bisogna gestire accuratamente questa collaborazione fra stato e bc e implicitamente confuta ogni teoria che non ne prevede la collaborazione.
    Non so se ho capito bene, ma tutto ciò mi sembra confermare che la banca centrale indipendente non è mai indipendente, in questo senso anche Cipro lo dimostra e dimostra anche che chi non lo accetta si trova impreparato di fronte agli eventi.
    Insomma, tutte cose ovvie per chi studia 48 e Goofynomics, ma non è forse questa vicinanza con questo francese (Sapir) la vera europa che dovremmo difendere?
    Lei lo sta facendo, grazie!

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    1. Sapir solleva un punto molto interessante: dimostra che la vocazione di organo altamente tecnico della BC, più che giustificarne la separazione dalla sfera dell'operato politico-governativo, ne consiglia l'avvicinamento. Il che porta la BC ad essere un "ente-organo" ausiliario del governo, non un'autorità indipendente a sfera discrezionale insensatamente autonoma dall'indirizzo politico segnato dalla democrazia.
      Ma qui erano in gioco expertise che la BC possiede al di fuori dele funzioni monetarie di tesoriere: perchè questa è la vera posta in gioco. Chi emette moneta e se la emetta per finanziare la costruzione democratica dell'intervento politico-costituzionale, ovvero per arginare quest'ultimo perchè contrario agli interessi bancari-finanziari

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    2. Grazie del chiarimento!

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  4. Seguendo i suoi articoli mi rendo sempre più conto che le basi della democrazia sono state minate senza che ne accorgessimo. Ogni giorno che passa ci rendiamo conto di essere finiti nelle sabbie mobili dove ogni tentativo di liberarci ci fa scendere sempre più giù.
    Il vincolo di Fiscal Compact è stato votato in sordina come se fosse la cosa più naturale da farsi e invece impedirà ogni iniziativa fino allo strangolamento completo.
    Mi domando se esista un meccanismo giuridico per fermare il mostro oppure l'unica soluzione può essere politica nel decidere di rigettare i trattati.
    Ma a questa seconda possibilità ci si può arrivare solo dopo che si sia instaurata una situazione di shock palese e chiara per tutti.
    E sarà troppo tardi.

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    1. Il fiscal compact è stato "votato in sordina", esattamente come la ratifica di Maastricht per tutti quelli che seguono i media detenuti dalla comunità del potere finanziario-grandindustriale. E sono gli stessi che stasera stanno guardando Santoro e domani ci litigheranno pure su sul blog del FQ.
      Speranza o non speranza di altre vie d'uscita (una improbabile presa di coscienza della Corte costituzionale?), gli italiani se volessero potrebbero iniziare a pensare. Ma non lo faranno: si ribelleranno quando dall'estero altri faranno precipitare la situazione. E anche allora, molti non saranno diventati coscienti dei propri errori: è già successo con "tangentopoli" (cambiamento per le ragioni sbagliate, consentendo ad Amato-Ciampi di fare praticamente tutto quel che volevano)

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    2. La Banca Centrale indipendente è una contraddizione in termini: Indipendente da chi? Il Post lo mostra : non c'è una reale indipendenza, ma una ben più preoccupante dipendenza, colpevolmente occultata dai "divorzisti".

      La pantomima di Servizio pubblico , visto che lo hai citato, è come la lite sulla gestione delle pulizie condominiali mentre il palazzo crolla per cedimenti strutturali: utilissima.

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  5. Ora capisco il tuo "battere" sul ruolo e le finalità delle BC..!!
    Questo è il quadro di un dominio. Il "piccolo problema" è che lo abbiamo scritto nero su bianco nei nostri ordinamenti, un po' come quei condannati a morte ai quali si chiedeva di suicidarsi, che pareva brutto chiamare il boia.

    Con un esercito, per quanto piccolo, sarebbe il momento di attaccare. Morire in trincea non è mai piaciuto a nessuno.

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    1. BEh questi qui non meritano che gli si faccia il piacere di attaccarli in campo aperto mentre sono rintanati nei bunker del potere con tutte le armi puntate e alla massima potenza di fuoco.
      Meglio aspettare che da qualche parte inizino a bombardarli sul serio e che presi dalla loro vigliaccheria finiscano per scannarsi tra di loro. E' già successo col 25 luglio 1943: più vanno avanti nel concretizzare di fare un governo, più le loro politiche saranno distruttive, più è facile che troveranno un Badoglio e poi un 8 settembre.
      C'è da seguire la situazione di bundesbank e l'evoluzione USA sulla "stabilità" europea, allorchè Francia e Olanda inzieranno ad essere sempre più nei guai. Poi non so perchè ma credo che in UK Cameron non durerà a lungo...Da tutto questo scaturirà il bombardamento e l'inizio della fine. Allora occorrerà essere pronti e con le idee ben chiare sul come far rivivere la democrazia

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    2. A proposito del fatto che l'uscita dall'euro è una condizione necessaria ma NON assolutamente sufficiente, se non ripristiniamo una BC nazionale e magari nazionalizziamo le prime 3-4 banche:
      ecco che succede nella penisola felice ai confini della virtuosa Tedeschia, che con spirito fiero ed indipendente ha rifiutato i trattati EU e l'€uro.
      Isola felice?

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  6. E che cosa non ti tira fuori stasera il Michele Santoro in TV? Ma la decrescita ovviamente. Dovremo riparlarne meglio aggiunge, col tono chi vuole fare l'endorsment.

    La propaganda si allarga, gioite che il prossimo cetriolo possiamo pure coltivarcelo da soli.

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    1. santoro campa su queste cose fin da, mi pare di ricordare, Samarcanda. E si trattava dell'era SME-divorzio-Atto unico (cioè liberalizzazione dei capitali in UE). Ha mai detto una parola su queste cose? MAI.
      Santoro è una garanzia: qualunque cosa appoggi si può star certi che è sbagliata per la democrazia

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    2. Alla fine, anche Santoro testimonia il totale svilimento dell'informazione nell'età dell'euro. Se la politica è ridotta al ruolo di notaio di decisioni dalle quali è stata espropriata, i media sono ormai sempre più degli squallidi agit-prop.

      Quella che fanno non è più informazione. E' solo "eccitazione della coscienza collettiva" mirata a generare un "tutti contro tutti", volto ad impedire la formazione politica di un'opposizione al potere costituito.

      Vorrei rinascere tra cent'anni solo per leggere le analisi degli storici sul periodo che viviamo. Non credo di essere molto lontano dal vero nel dire che saranno decisamente inclementi. Posto, ovviamente, che la professione sopravviva all'€uropa dell'€uro....

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    3. La "professione sopravviva2? E' la professione più antica del mondo (adulazione del potere e repressione dell'opposizione ad esso assecondandone anche i desideri inespressi)

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  7. Ciao Quarantotto dal fondo valle della mia cultura sono qui sul pezzo dal primo giorno sul tuo blog, a testimonianza che se certe dinamiche, dal discorso del 13 dicembre del 1978 di Napolitano per passare alle lettere di Andreatta-Ciampi, al trattato di Maastricht per arrivare ai giorni nostri, le ho comprese io, non è ammissibile che una intera classe dirigenziale non se ne sia ancora accorta.
    Per natura sono un inguaribile ottimista per cui sono convinto che i bombardamenti ci saranno, avremmo il nostro 25 luglio e 8 settembre in forma farsesca per nostra fortuna, poi entrerà in campo la nostra resistenza ( penso che prima o poi la resistenza nel Web dovrà strutturarsi in uno o più partiti) per attuare quei programmi governativi che già sono scritti sul tuo Blog e sul libro Il Tramonto dell'euro di Bagnai, che vanno dal ripristino sostanziale della COSTITUZIONE del 48, dall'Uscita dall'Uem e dalla Ue, dalla Banca d'Italia dipendente dal Tesoro, che monetizzi una parte del defcit Statale, dalla nazionalizzazione delle principali banche nazionali, alla separazione fra banche commerciali e banche d'affari, a un certo controllo sui movimenti dei capitali, al ritorno di un regime di repressione finanziaria, alla ricostruzione di un industria pubblica che controlli i settori nevralgici del paese ( comunicazioni, energia, risorse idriche ecc. ecc.) , una Pubblica amministrazione che torni ad essere Pubblica amministrazione, il cui compito è erogare servizi efficienti ai cittadini, un impegno a livello internazionale per costituire un nuovo ordine finanziario e monetario, insomma una nuova Bretton Woods, che istituisca una moneta di unità di conto per gli scambi internazionali, la quale avrebbe il compito di favorire l'equilibrio delle Bilance dei pagamenti, delle nazioni ecc. ecc ecc.
    Premesso che tutto questo mio sogno si realizzi,poi ci troveremmo ad affrontare lo stesso problema che ebbero i nostri padri dopo il 1945: che fare della classe dirigente che occupò i gangli vitali del paese durante il ventennio? Allora giusto o sbagliato che fosse a parte qualche eccezione la reintegrarono nei posti chiave del paese. Apro una piccola parentesi, tanti partigiani ( mio suocero classe 25 ancora vivo) finita la guerra furono ricompensati per la loro opera con enormi difficoltà lavorative, le grosse industrie del nord Vicentino, Lanerossi,
    Marzotto e altre, non li assumevano in quanto "comunisti".
    E se noi vincessimo che faremmo della nostra classe dirigente che in 30 anni, per complicità o per ignavia o più semplicemente per fare i propri interessi e spianare per bene la strada a figli e nipoti, ha permesso che il paese cadesse in questo buco nero dove per adesso non si vede nessuna luce in fondo al tunnel? Sara' ancora premiata con posti nei gangli più importanti della società civile e della Pubblica amministrazione, pronta ad essere sostituita da figli e nipoti? Secondo me questo è un argomento che chi dovrà governare il Paese dopo il 25 aprile del 2015, per restare in tema frattalico, non potrà eludere.

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    1. Hai ragione il problema ci sarebbe ove mai il regime euro-deflazionista-oligarchico-finanziario fosse sconfitto. Ma dipende come lo sconfiggi, come già è accaduto col fascismo. Se viene sconfitto essenzialmente per la sconfitta militare propria e del proprio alleato "dominante", e non per sicura e tempestiva repsa di posizione collettiva dei cittadini, la legittimazione dei "resistenti" a proporre e a proporsi come classe dirigente intermedia (non di vertice) sarà alquanto scarsa.
      Nel 1945, la Fiat e le altre maggiori imprese che avevano stretto il patto col fascismo, erano forse passate di mano, cambiando proprietà?
      Quello che in un sistema capitalistico segna la continuità è il permanere della proprietà del capitale privato, i cui titolari sono la classe dirigente reale.
      Gli altri componenti "intermedi" della classe dirigente riflettono tale continuità (o meno): come si suol dire, all'esercito (il capitale coi suoi generali) "segue l'Intendenza".
      Ma poi come faresti a dire che giornalisti come santoro o floris, e professoroni di diritto costituzionale e di economia erano complici del regime, se a saper identificare cosa effettivamente fosse il regime sarà sì e no il 2-3% della popolazione, mentre il resto se la prenderà solo direttamente con chi gli SEMBRERA' che ha attaccato le sue tasche e il suo c/c (cioè il boambardamento)?

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    2. Il problema, a mio avviso, non è solo sul "come" il PUD€ venga sconfitto (e sul tipo di "epurazione" necessaria alla nuova rinascita del paese). Purtroppo, è possibile che si sia costretti ancora a ragionare sul "se".

      Sotto questo aspetto, mi permetto di sottoporre all'attenzione un interessante articolo di Leonardo Mazzei (http://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/2693-leonardo-mazzei-golpista-fino-in-fondo.html), che potrebbe ben individuare il progetto politico sotteso alla strategia (anti-costituzionale e), dilatoria adottata da Napolitano.
      Progetto che, secondo l'autore, mira non solo a non compromettere le imminenti elezioni tedesche con un ulteriore shock "anti-euro" derivante da elezioni italiane a giugno, ma anche e soprattutto ad una rivincita elettorale! Testualmente, dall'articolo: «Impresa non facile, ma neppure impossibile. Essa abbisogna però di due fattori: l'alleanza preventiva del Pd con quel che resta del blocco montista e, soprattutto, il passaggio della leadership da Bersani a Renzi. Ed è quest'ultimo passaggio che si intende agevolare con il rinvio del voto in autunno»

      Interessante anche il commento rilasciato da un lettore in fondo all'articolo. Effettivamente, con il passaggio alla "guida Renzi" ed il rinnovo dell'alleanza con Monti, il PD cesserebbe -anche formalmente- di essere un partito di sinistra, adottando un programma politico di matrice ultra-liberista. Come giustamente osservato, l'elettore italiano si ritroverebbe allora a scegliere tra due estrinsecazioni politiche di destra (di cui quella "più a sinistra" sarebbe, paradossalmente, l'area berlusconiana, già etichettata però come "castacorruzionebrutto" dal monoblocco ideologico dei media, e quindi elettoralmente svantaggiata). Il risultato finale, di questa operazione politica, è ben descritto. Testualmente, dal commento: «[..] tutta la popolazione salariata, dall'operaio al quadro d'azienda, sarebbe drammaticamente priva di rappresentanza politica, con grave pregiudizio per la nostra già fragile democrazia». Drammaticamente vero.

      "Guida Renzi", poi, tipicamente "gattopardiana"! Il "young Monti", che piace tanto alla gente (e questo la dice lunga sulla "consapevolezza" della medesima... anche questo è un bel vantaggio per il PUD€), prenderebbe il potere anche con molti voti di chi si aspetta ben altra politica, rispetto a quella che farà in concreto. Ma sotto questo aspetto, l'efficace immagine del "macellaio col grembiule rosso", data a suo tempo dal prof. Bagnai, spiega già tutto e non abbisogna di ulteriori approfondimenti.

      Insomma, ben potrebbe darsi che il mostro non solo respiri ancora, ma abbia ancora qualche artiglio e forza nelle zampe. Non sottovalutiamolo.

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    3. Ribadisco: "...Ma poi come faresti a dire che giornalisti come santoro o floris, e professoroni di diritto costituzionale e di economia erano complici del regime, se a saper identificare cosa effettivamente fosse il regime sarà sì e no il 2-3% della popolazione?"
      Da questa premessa discendono tutte le conseguenze elettorali che, ALLO STATO, ci si può attendere...
      Ma, caro Lorenzo, tu dimentichi un dettaglio non da poco: da qui all'autunno farebbero tali e tanti malestri, in base alle teorie economiche deliranti che seguono, da arrivare a distruggere o quantomeno spaccare pure la base elettorale deliberatamente disinformata su cui contano con lo slogan "debitopubblicocastacorruzionebrutto"...E Renzi finirebbe solo per essere, com'è giusto che sia, solo il Pavolini di una neo-repubblica di Salò filogermanica....Non il massimo della popolarità, se come pare il massacro DOVRA' essere proseguito in escalation che ancora la gente non ha colto fino in fondo, ma che inizia ad essere palese

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    4. Per carità. Io mi auguro, "frattalicamente" parlando, che, una volta patite le conseguenze dell'otto settembre prossimo venturo, ci si possa quanto meno risparmiare i successivi "due anni di salò". Sarebbe, storicamente parlando, già un progresso.
      Anche perché, il "pavolini" Renzi, quand'anche al governo in autunno, quanto durerebbe? Due anni, per l'appunto, per poi essere cacciato, probabilmente a furor di popolo. Ma quei due anni renderebbero ancora più difficile la necessaria ricostruzione.
      Speriamo che i danni che già faranno di qui all'autunno, come tu dici, aprano sempre più gli occhi a più persone possibile. Che si veda il bicchiere mezzo pieno: pur senza consapevolezza piena, è già tanto non avere il prosciutto davanti agli occhi.

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  8. Per la patrimoniale potranno "utilizzare" i sonderkommandos della vecchia guardia PUDE. Bruciati quelli si farà avanti Renzi pulito pulito. Dove sbaglio?

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    1. Useranno due tipi di sonderkommandos:
      1) quelli della vecchia guardia (praticamente bruciati, ma che potrebbero conquistare la Pres. della Repubblica)per il massacro spiccio immediato, che non farebbe perdere voti ai futuri "provvidenziali risolutori" (se la gente si svegliasse e capisse che il PUDE è uno solo, non potrebbe funzionare: ma che ce voi fa'?);
      2) i sonderkommando-ELBA, unità speciali della Lutwaffe, quelli che, sotto il comando di Otto Skorzeny, fecero da testa di ponte per l'occupazione militare in Italia e rimiesero in sella Mussolini dopo il 25 luglio.

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  9. Ciao Quarantotto se non ho capito male nel week-end dovrebbe riunirsi il Consiglio dei Ministri, formalmente per emettere un provvedimento sul rimborso dei crediti dello Stato verso le imprese italiane. Segnalo una anomalia: oggi i mercati borsistici europei sono tutti pesantemente in rosso unica eccezione il ns indice positivo, con le banche ben comprate, prelievo forzoso in arrivo?

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    1. Sei tu che lo dici :-)...ma, come dicono i tedeschi, tanto in Italia "siamo ricchi di famiglia"

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  10. Citazioni ad hoc (perchè la storia non si conosce, ma è sempre quella):
    “Credo sinceramente che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà degli eserciti nemici schierati. Il potere di emissione dovrebbe essere sottratto alle banche e restituito al popolo, al quale giustamente appartiene.” – Thomas Jefferson.
    “La mano che dà sta sopra quella che prende. Il denaro non ha patria; i finanzieri non hanno né decenza né amor di patria, il loro unico scopo è il guadagno.” – Napoleone Bonaparte.
    “Non mi meraviglio che certi banchieri siano in galera, mi meraviglio che tutti gli altri siano in libertà." - H. De Balzac.
    "Da quando le società esistono, un governo, per forza di cose, è sempre stato un contratto d'assicurazione concluso fra i ricchi contro i poveri."- H. De Balzac.
    E l'ultima, straordinaria per eleganza e verità:
    "Ci sono due verità che non bisogna mai separare, in questo mondo: 1° che la sovranità risiede nel popolo; 2° che il popolo non deve mai esercitarla."- Antoine De Rivarol.

    F.M.

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    1. A me quella che mi fa ridere di più, chissà perchè, è la battuta di Balzac :-)

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  11. Per chi ancora, nel main-stream monetarista e per il circolo dello "Stato Ladro", crede ancora nella bufala della detassazione ai ricchi che fa ripartire gli investimenti...

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    1. Questa farebbe ridere; ma ancora non abbastanza. Per evitare delusioni, attendo gli sviluppi :-)

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  12. Aggiungo pure questo...tanto per gradire...

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    1. Questsa fa direttamente ridere tanto; specie se pensi a Hollande e alla fuga degli ad che si meritano...

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  13. Se ho capito bene, la BCE persegue una politica di controllo dell'inflazione agendo, indirettamente, sulla compressione dei salari attraverso il debito pubblico.

    In pratica impone una politica che la Germania ha applicato direttamente. Ma così, per i paesi periferici dell'eurozona, è la fine. Ritengo che si debba intervenire, ma come? Come creare un CLN? Il rischio è che se andiamo a nuove elezioni, non rimangano che 3 possibilità:

    1)Non votare. Ma così subiamo e basta.

    2)Votare movimento 5 Stelle come voto di protesta. Ma cosa serve?

    3)Aggregare tutti quei movimenti e quelle associazioni che sono per la riconquista della sovranità monetari e fiscale, per tornare a un rapporto di dipendenza della Banca centrale dal tesoro, ecc. ecc.

    Per concludere porrei una domanda:
    E' vero che la FED e le Banche centrali del Giappone e dell'Inghilterra comprano direttamente i titoli di Stato del loro paese?

    Grazie.


    Valerio, Modena

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    1. La soluzione 3 è l'unica che abbia un senso anche per rendere praticabile, con la forza della rinascita democratica, la soluzione 2. Simul stabunt simul cadent, by now.
      Sulle altre BC: sì, attraverso meccanismi vari, di anticipazioni di credito a breve su pegno e altre operazioni analoghe, utilizzando pool di banche di sistema, lo fanno.

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  14. Scusa l'OT ma non potresti eliminare l'enorme spazio bianco in testa al post?

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    1. Nun sai quanto me piacerebbe. Per correggere il colore della scrittura in bianco trascinata dal precedente modello-blog si è creato questo deprecabile effetto, ma sul quadro layout non trovo il modo di correggerlo. Sono desolato

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