martedì 12 gennaio 2016

L'ERF CI ATTENDE ALLA FINE DEL QE? E SE ARRIVA PRIMA IL BAIL-IN CON L'ESM? O ANCHE ENTRAMBI


http://www.unavignettadipv.it/public/blog/upload/Cornuto%20%26%20mazziato%20Low.jpg

1. Nell'attuale situazione dell'Unione monetaria europea si intrecciano una pluralità di questioni
Nell'insieme, tutte risultano determinate da una conduzione "sovranazionale" (formalmente della Commissione UE, ma sostanzialmente imposte dai paesi dominanti la stessa UEM) delle polItiche economiche e fiscali
Questo insieme di politiche economico-fiscali (fondate ormai su trattati "derivati" da quello principale di Maastricht-Lisbona, quali il c.d. fiscal compact, il two-packs, l'Unione bancaria e, in prospettiva, come vedremo, il fondo eropeo di redenzione deldebito sovrano, c.d. ERF) espropria, ormai, i singoli Stati dell'eurozona di qualunque rilevante e utile margine nel porre rimedio al ciclo economico negativo in cui sono bloccati (recessione o stagnazione, comunque essenzialmente dovute alla stessa permanenza nella moneta unica). 
Una simile paralisi a livello statale  nasce cioè dall'insieme dei vincoli europei che vietano l'esplicazione di qualsiasi politica "anticiclica" nell'interesse dell'economia nazionale, e dunque, degli stessi cittadini e delle loro aspettative di vita.
Queste aspettative consisterebbero (il condizionale è d'obbligo)  nell'essere tutelati secondo le prescrizioni delle rispettive Costituzioni: per l'Italia, vengono in rilievo, a titolo esemplificativo di priorità,  il diritto al lavoro come aspettativa giuridicamente obbligatoria di politiche di piena occupazione, art.4, 35 e 36 Cost., la tutela del risparmio "diffuso", altrettanto obbligatoriamente posta a carico delle istituzioni di vertice dell'ordinamento repubblicano dall'art.47 Cost., il diritto alla salute, art.32 Cost., e quello a un adeguato trattamento previdenziale, art.38 Cost.
Questo blocco delle politiche economiche anticicliche e delle tutele costituzionalmente vigenti, viene giustificato in nome di un unico valore prevalente che è la conservazione stessa della moneta unica.

2. Quest'ultima, invero, finisce per essere, come dovrebbero rendersi conto a questo punto le Corti costituzionali investite del problema in modo crescente nei vari Stati, non più uno strumento, (in astratto di benessere delle popolazioni coinvolte), ma un fine
Un fine enunciato come assolutamente prevalente negli artt. 3, par.3, TUE e 127 TFUE, e che si compendia nella priorità e unicità della direttrice politico-economica della "stabilità dei prezzi" e del favor assoluto per la "forte competizione" tra Stati che si vuol incentivare.
Tale competizione, che è commerciale, cioè agisce sui prezzi "relativi" delle rispettive merci esportate o importate,  si manifesta proprio sulla base dei rispettivi tassi di inflazione, i quali caratterizzano, nel medio-lungo periodo, i differenziali di competitività dei rispettivi sistemi economici nazionali; e questo senza che tali differenziali abbiano altra possibilità di correzione, - secondo trattati la cui modifica è considerata "fuori questione" dagli Stati dominanti-, che non sia la contrazione dei livelli salariali(e dell'occupazione e della domanda interna): livelli salariari "reali" e, ormai, anche nominali, in intenzionale assenza, di altri strumenti di normale politica economico-fisclae correzione degli squilibri di competitività che si sono, com'era previsto, innescati all'interon del'eurozona).

E' questo valore-cardine della stabilità dei prezzi unita e della connessa forte competizione tra Stati-sistemi economici, - e a questo punto della vicenda europeista non dovrebbe sfuggire a nessuno-, quello che preserva la moneta unica e che è divenuto istituzionalmente monopolizzatore di ogni direttiva, raccomandazione, e, appunto, trattato derivato, che inasprisce le condizioni economiche degli Stati dell'eurozona. 
Il fine ultimo dell'UE, nella sua parte più avanzata (ma non certo più "coesa") che è l'eurozona, è dunque la conservazione della moneta unica a qualsiasi costo che debba essere sopportato dai cittadini, lavoratori, consumatori e risparmiatori dei singoli Stati aderenti.

3. Questa premessa dovrebbe essere stata chiarita in modo eloquente dai fatti (economici e sociali) a cui stiamo assistendo: 
- la creazione di una disoccupazione strutturale a due cifre praticamente irrisolvibile, se si sconta l'accrescimento sia della massa dei "non attivi" che la crescita esponenziale di precari e working-poors, cioè di lavoratori apparentemente riducenti il tasso di disoccupazione, ma in condizioni socio-economiche equipollenti a quelli di un disoccupato, in termini di rispetto degli artt. 4 e 36 Cost.;
- la messa ad alto rischio degli stessi conti correnti di ogni livello di risparmiatore, beninteso anche sotto la soglia dei 100.000 euro.
Tuttavia, il gap informativo sulle autentiche finalità e priorità dell'eurozona, è tale da non consentire, ai comuni cittadini, e persino a coloro tra questi che sono dotati di una cultura e di una professionalità di livello superiore, di cogliere razionalmente e in modo esauriente l'intera gamma dei meccanismi che stanno agendo inesorabilmente sulle loro vite.

4. Un chiarimento illuminante e pregiudiziale della situazione descritta, può aversi ove si ponga bene attenzione a quanto è emerso dalla rivelazione delle mails "non protette" dell'ex Segretario di Stato USA Hillary Clinton, divulgate dalla stampa statunitense a seguito dell'inchiesta avviata dal General Attorney (mediante la prassi della nomina di uno "special prosecutor") e riportate da "Scenari economici"
La mail che interessa direttamente l'eurozona, e l'Italia più di tutti, in base a quanto abbiamo sopra tratteggiato, è stata, appunto, recentemente pubblicata dal noto sito economico italiano. Si tratta di una mail sulla crisi dell'eurozona inviata a Mrs. Clinton da una "fonte confidenziale" e contenente due "memos" riassuntivi delle intenzioni della Germania, risalenti al maggio 2012.
Questo il tenore dei suoi passaggi salienti, che traduciamo in italiano:
 "La presente informativa è basata su conversazioni col Ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble e con persone a lui vicine. FONTE:  fonti con un accesso di eccellenza ai più alti livelli delle comunità europee di politica e sicurezza.LA SEGUENTE INFORMAZIONE PROVIENE DA UNA FONTE ESTREMAMENTE SENSIBILE E DEVE ESSERE USATA CON ATTENZIONE. QUESTA INFORMAZIONE NON DEVE ESSERE CONDIVISA CON NESSUNO CHE SIA ASSOCIATO AL GOVERNO TEDESCO” (il documento è identificato come "Case No. F-2014-20439 Doc No. C057", come ci riporta il citato sito che ne è venuto a conoscenza grazie a Ulrich Anders).

5. Particolarmente attuale (o meglio, al tempo, "profetica") è la visione di Schauble sulla Grecia esposta nei "memos":
“In coerenza, Schauble e altri esponenti delle autorità finanziarie a Berlino, Londra a Bruxelles, cominciano a vedere le prossime elezioni greche come un plebiscito sul se la Grecia rimarrà o meno nella euro-zona. Schauble ha affermato in privato che se, nonostante l'impegno da loro professato sull'euro, i greci voteranno per un governo condotto dal partito anti-austerità Syriza, essi devono sopportare le conseguenze delle loro azioni".

Nel 2013, Syriza, com'è noto, non vinse le elezioni, ma la "sopportazione delle conseguenze" si è ampiamente vista a seguito della successiva vittoria elettorale del gennaio 2015, fino alla nuova elezione del successivo settembre, ove l'elettorato greco ha dovuto fronteggiare, e continua a farlo, tali "conseguenze", piegandosi, per il voler rimanere nella moneta unica, a un'ondata intensiva di nuova austerità che ha ripiombato in recessione il paese e che ne aggraverà progressivamente non solo le condizioni economiche strutturali, ma anche la futura possibilità di restituzione dei crediti erogati "a un passo dal default" dalla c.d. Trojka (che vede compartecipe la stessa Italia come fndamentale contribuente al fondo di stabilità-ESM, con prospettive praticamente nulle di rivedere i fondi erogati e prelevati dai contribuenti italiani, più che mai vigendo il principio del pareggio di bilancio). 
E questa dunque è l'attuale situazione instauratasi a seguito della "resa" di Tsipras-Varoufakis nel luglio 2015. Come si può vedere confermato da questo grafico (che riporta dati e proiezioni della Commissione UE) sull'andamento del PIL, aggiornato alla seconda parte del 2015 (linea azzurra):

Greece_3

E tutto ciò senza alcuna seria prospettiva di diminuzione del rapporto debito/PIL: anzi, in base all'attuale tendenza che sconta la inevitabile contrazione del PIL medesimo dovuta alle misure imposte col memorandum del lugliio 2015 (e si tratta di stime prudenziali, cioè moderatamente ottimiste, proprio perché della stessa Commissione UE), si sta verificando che:
Greece_4

6. Nel 2012, sempre dalla stessa fonte "sensibile", emerge come si ritenesse, e con evidenza tutt'ora si ritiene, di far fronte a una crisi come quella greca e, più in generale, dell'intera eurozona, secondo lo stesso (fondamentale decidente) Schauble (traducendo le parti in inglese tratte da "scenari"):
"Schaeuble pensa di avere due vie, che gli permetterebbero di evitare la soluzione per lui più dolorosa. Le due vie sono:
a) La via suggerita dai 5 saggi tedeschi, lo “European redempion fund”, quello che, con il two pack ed il six pack, avrebbe dovuto riassorbire il debito oltre il 60% del PIL e che, inizialmente Schaeuble aveva osteggiato
b) “Il secondo corso d'azione è più ancora problematico per Schauble, poiché involge la pianificazione di una divisione dell'UE in due noccioli diversi, con un'unione monetaria più ristretta". Cioè la seconda soluzione si riferisce all’ euro a due velocità, o euro sud ed euro nord, soluzione che però viene vista come difficile dopo l’elezione di Hollande.
Quello che Schaeuble vuole evitare a tutti i costi è la terza soluzione:
“In ogni caso Schauble continua a credere che un completo collasso dell'unione monetaria sia inaccettabile per la Germania, perché un ricostituito marco tedesco risulterebbe considerevolmente rivalutato rispetto all'euro (ndr; attenzione, proprio rispetto all'euro, non rispetto al dollaro, poichè Schauble è evidentemente preoccupato del vantaggio di competitività attribuito alla Germania dal valore fisso dell'euro rispetto alle valute correnti negli altri Stati dell'UEM, rimanga o meno l'euro per taluni di esso; infatti, in caso di un "collasso" della moneta unica, questa - o le neovalute comunque risultanti- si svaluterebbero simmetricamente rispetto al neo-marco, facendo perdere alla Germania gran parte della competitività di prezzo accumulata a svantaggio dei partners europei con cui principalmente commersia, esportando), danneggiando seriamente l'economia tedesca guidata dalle esportazioni". La fine dell’euro è inaccettabile per la Germania perchè il nuovo marco sarebbe troppo rivalutato e danneggerebbe l’economia tedesca basata sull’esportazione. Quindi tutti i sacrifici che i tedeschi dicono di fare, o di aver fatto, non esistono. Stanno agendo solo nel proprio interesse e chi in Italia continua a difendere l’euro, in realtà, sta continuando a difendere gli interessi dei tedeschi! Semplice, chiaro e lineare."

7. Prosegue il commento del sito sopra citato (sempre integrato dalla traduzione in italiano):
"Il problema in quel momento poteva essere l’indecisione della Merkel sullo ERF:
“Nell'opinione di un individuo ben informato, la Merkel proseguirà a studiare  lo European Redemption Plan e altre opzioni politiche, ma Schauble teme che ella ritarderà ogni azione decisiva".  Schaeuble temeva che la Merkel non prendesse  una iniziativa a favore del ERF. Allora chi entra in campo? “Egli (Schaeuble) fa notare che il primo ministro italiano Mario Monti, che è vicino alla Merkel, stia dando l'allarme sul bisogno di un'azione mentre l'UE scivola nella recessione” Quindi Schaeuble utilizzerà Monti per convincere il proprio cancelliere a muoversi sul ERF.
Come sapete ERF, Two Pack, Six Pack, obbligo di pareggio di bilancio etc., sono stati fatti cosi come voleva Schaeuble, ed allo stesso modo fu guidata la politica nei confronti della Grecia nei sei mesi del governo Varoufakis/Tspiras del 2015. ERF rimane una specie di “Minaccia Fantasma” che oggettivamente impedisce lo sviluppo dell’Italia, insieme all’euro che, ora sappiamo dalla sua stessa diretta voce, è per Schaeuble, il principale regalo fatto ai tedeschi."
8. Per chi non avesse ancora acquisito le corrette informazioni, chiariamo la genesi e il funzionamento dello European Redemption Fund.
L'idea è nata da un gruppo di esperti istituito dalla Commissione europea e presieduto dall'ex governatore della Banca Centrale Austriaca, Gertrude Trumpel-Gugerell, sulla base della proposta originaria avanzata alla fine del 2011 dal consiglio di esperti economici tedeschi (German Council of Economic Experts) per trovare una soluzione alla crisi dei debiti sovrani.
Questa iniziativa, ha avuto una prima approvazione (su un progetto "preliminare", quello del Consiglio del esperti economici della Merkel) del parlamento europeo il 13 giugno 2012, nell'ambito della discussione sul two-packs (che definisce i poteri della Commissione stessa di verifica e controllo preventivo sui bilanci annuali dei singoli Stati dell'euro-zona), in base alla c.d. Relazione Ferreira (approvata col voto favorevole del 74% del PE inclusa la maggior parte degli europarlamentari italiani). 

La proposta, a monte di tutto, dunque, era stata formulata dal Consiglio degli esperti economici della Cancelleria tedesca Angela Merkel, e prevedeva, in linea di massima, di far confluire nel Fondo l’importo dei debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona per la parte eccedente il 60% del PIL.

Successivamente, essendo rimasto sulla carta (a differenza della procedura che introduce lo stringente potere di "veto" della Commissione sulle finanziarie annuali dei singoli Stati) per i motivi di "esitazione" tedesca sopra indicati (risalenti al 2012), la questione è stata approfondita nei suoi meccanismi e, nella nuova veste di proposta più operativa, è stata riapprovata dallo stesso Parlamento europeo nel 2014.  
Vediamo come ci si è arrivati.

9. Il 2 luglio 2012, la Commissione UE incaricava un gruppo di studio composto da esperti austro-tedeschi di elaborare un ulteriore draft di dettaglio dello stesso fondo di "redenzione", lungo le linee della prima proposta dei consiglieri economici della Merkel, culminata nella sopra menzionata relazione Ferreira, appunto approvata dal parlamento UE pochi giorni prima, nel giugno 2012).
Lo studio veniva consegnato nel marzo 2014 alla Commissione ("committente"), "ma poi, a seguito delle forti critiche e delle imminenti elezioni europee, era stata archiviato.
. .  

Peraltro, passate le elezioni "il (neo)presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha tolto la polvere ai cassetti e ha ripreso in mano la proposta. In una lettera inviata...al Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker l'ERF viene citato come elemento chiave della riforma dell'attuale sistema di governance economica europea. Ecco il documento, all'ultimo punto del paragrafo 4 il riferimento al Fondo di Redenzione.
Attualmente, tuttavia, va detto che nonostante il (doppio) parere favorevole del parlamento UE, la Commissione non ha ancora proceduto a formalizzare una proposta da tradurre in una nuova bozza di trattato "derivato", come il fiscal compact (di cui, come vedremo, l'ERF è un sostanziale strumento di esecuzione coattiva), ovvero in una direttiva obbligatoria per gli Stati dell'Eurogruppo, come nel caso della Unione bancaria e del conseguente meccanismo del bail-in (notoriamente recepita, tale direttiva, nel settembre del 2015 mentre il relativo decreto delegato è operativo, con le conseguenze cui stiamo appena assistendo, dal 1° gennaio 2015).

10. Va detto che un motivo "assorbente" per cui, attualmente, non si spinge in modo attuale sull'ERF, da parte della Commissione e dell'Eurogruppo, pare risiedere nel Quantitative easing lanciato dalla BCE e operativo da marzo
Recentemente, il QE è stato esteso, secondo quanto annunciato dallo stesso Draghi, dalla sua originaria scadenza, settembre 2016, a quella del marzo 2017
 
La caduta dei rendimenti (e quindi l'aumento dei prezzi di collocamento) dei titoli sovrani dell'eurozona (eccettuati quelli dello Stato greco, non ammissibile al programma perché monitorato nell'attuazione dei memorandum rientranti nella condizionalità speciale imposta in cambio delle linee di cresito dell'ESM, come visto prima), fanno sì che l'immediata utilità del fondo di "redenzione" non sia spendibile per indurre gli Stati ad attualizzarne il funzionamento.  
Venuto, transitoriamente, meno l'unico e parziale vantaggio prospettabile (la diminuzione dei tassi di rendimento dei titoli sovrani), rimarrebbe infatti, con tutto il suo peso, il resto del meccanismo di esecuzione forzata. 
Ma questo, appunto, può valere solo fino alla fine del QE, cioè ancora per circa 15 mesi (allo stato delle decisioni della BCE).

11. Quanto al funzionamento dell'ERF, per chi non lo avesse ancora approfondito, si articola sui seguenti punti:
a) ciascuno Stato conferisce al fondo il debito eccedente il limite del 60% del PIL;
b) il fondo prende in carico tali titoli emettendo in loro sostituzione titoli garantiti, verso i sottoscrittori, dall'egida di una istituzione finanziaria europea (e che quindi possono fruire, presso gli investitori delle istituzoni finanziarie internazionali private, di alti prezzi di collocamento e non sottoposti agli spread differenziati che avrebbero subito i vari Stati UEM separatamente impegnati a emettere propri titoli);
c) tuttavia, ciascun Stato aderente, a fronte del risparmio sugli interessi passivi, garantisce, a sua volta, verso il Fondo, l'esatta applicazione del fiscal compact nella parte in cui prevede la diminuzione nella tendenziale misura di 1/20° annuo del proprio debito eccedente il 60% del PIL. Questo, dunque, è lo scopo effettivo dell'ERF: un'attuazione puntuale e garantita dello stesso fiscal compact. Infatti:
c.1) ogni anno, il fondo (una volta a regime entro un periodo di avvio di 5 anni), divenuto comunque il nuovo e unico creditore dello Stato per quanto riguarda i titoli conferiti, pretende la restituzione definitiva del relativo ammontare nella prevista misura di 1/20° e si premunisce della immancabilità di tale estinzione progressiva del debito mediante una serie di garanzie immediatamente escutibili (cioè incassabili; a fronte di ciò dovrebbero complessivamente diminuire in misura corrispondente di 1/20°, e fino alla totale estinzione in 20 (o 25) anni, dei titoli, cioè delle passività, che emette il fondo medesimo;
c.2) queste garanzie sono, infatti, costituite da:
a) dal gettito delle imposte nazionali in una misura adeguata, vincolata al pagamento verso il Fondo nello stesso modo in cui lo sono uno stipendio o un conto corrente che vengano pignorati in attesa dell'assegnazione al creditore; tale "pignoramento" (preventiuvo e potenzialmente ultraventennale) dovrebbe essere stabilito  intorno al 5/6% annuo delle entrate statali (privilegiando l'imposizione indiretta; ad es, l'IVA);
b) il ricavato della vendita, mediante privatizzazione, di ogni genere di assets pubblici dello Stato garante; le privatizzazioni avrebbero così una destinazione vincolata e privilegiata a favore del fondo e immancabilmente nella misura di volta in volta necessaria (calibrata sulla discrezionale misura in cui il Fondo stesso non si approprierà integralmente del gettito fiscale di cui al punto a), lasciando cioè allo Stato la scelta tra quante entrate sottrarre ai compiti essenziali di erogazione di servizi essenziali ai propri cittadini e la devoluzione del risultato di privatizzazioni obbligate e, in condizioni di carenza di liquidità degli operatori nazionali, destinare a fnire n svendita a mani estere (v. aeroporti greci, questa stessa estate);
c) l'oro e la valuta pregiata detenute dalla banca centrale dello Stato aderente.

12. Va subito detto che, una volta divenuto debitore non più per i propri titoli (che verrebbero estinti dal conferimento al Fondo) ma in forza del rapporto, coattivo e "garantito", instaurato col Fondo stesso, dovrà restituire la somma dovuta annualmente (ciascuna rata ventennale) in valuta sottoposta alla disciplina europea, quindi in euro o, in caso di euro-break, nella valuta stabilita dalle clausole di dettaglio dello statuto (o trattato) ERF. 

Quindi, per una parte consistente del suo debito, - per l'Italia si tratta di più della metà (allo stato, circa il 75% del PIL)-, lo Stato coinvolto non potrà più avvantaggiarsi dell'eventuale ritorno alla propria valuta nazionale e della conseguente "svalutabilità" del debito da restituzione dei propri titoli sovrani, in base alla lex monetae che contraddistingue(va) la stragrande maggioranza dei contratti di emissione dei titoli del debito pubblico.
Ciò costituisce un ulteriore appensantimento del vincolo monetario connesso all'euro e un aggravamento della sua privazione di sovranità, non giustificabile in alcun modo alla luce dell'art.11 Cost., mettendo a repentaglio le sue possibilità di ripresa in caso di uscita dalla moneta unica: il debito in valuta estera (da sommare ai debiti commerciali privati a breve termine per le precedenti transazioni commerciali con ogni tipo di partner, non soggette alla lex monetae), arriverebbe infatti ad una tale misura da aggravare le condizioni di ristabilimento di un corso adeguato della neo-valuta nazionale, ponendosi un'esigenza disperata di avere riserve di valuta "pregiata.
Ma questa disponibilità di valuta estera sarebbe già erosa, se non del tutto annullata, dall'averla offerta in garanzia al Fondo stesso, come visto sopra.

13. Ma, va detto, difficilmente, , sarebbe realizzabile una restituzione della rata annuale essendo, per di più simultaneamente assoggettati al pareggio di bilancio (cosa inscindibile dal fiscal compact, recepito in parte qua in Costituzione).
Va infatti tenuto presente che l'Italia, attualmente, realizza un saldo primario di pubblico bilancio pari a circa 2 punti di PIL (3 nella migliore delle ipotesi pronosticabile nelle attuali condizioni di bassa crescita). 
Va poi ricordato, che l'onere degli interessi passivi è oggi mitigato dal QE (cioè dagli acquisti della BCE): ma, con ogni probabilità, salvo quanto vedremo tra un poco, l'ERF si applicherebbe solo una volta che fosse terminata tale politica monetaria espansiva "non convenzionale" (si dice).
Risultato: se pure si potesse fruire di minori interessi sulla parte del debito "eccedentaria"conferito all'ERF, tuttavia,sul rimanente 60% il livello dei tassi, cioè degli spread, sarebbe comunque potenzialmente crescente, e proprio dopo la fine del QE e per le condizioni economiche che deriverebbero dall'applicazione dell'ERF medesimo, come nel caso della Grecia visto più sopra.

14.Basti dire, nell'ipotesi più lineare, che immaginando benevolmente un onere complessivo del debito pubblico, almeno nei primi e cruciali anni di applicazione dell'ERF, non superiore a quello attuale (in pieno QE), cioè di circa 5,5 punti di PIL, dovremmo simultaneamente:
a) raggiungere il pareggio di bilancio.. Teoricamente dal 2017, ma comunque, anche se così non fosse (proroga al 2018 del "pareggio", per concessione di "flessibilità" da parte della Commissione UE), sempre dovendo realizzare forti riduzioni del deficit annuo, (altrimenti essendo sanzionati con procedura di infrazione e strali dei "mercati" nel collocamento del debito non conferito);
b) corrispondere la rata annua della restituzione di 1/20° del debito conferito pari a circa 2/3 del nostro PIL, attraverso la "assegnazione" al Fondo creditore del 5/6% delle entrate tributarie, equivalenti a circa 2,5-3 punti di PIL.

15. Questo insieme di obblighi, derivanti dall'agire simultaneo del pareggio di bilancio-fiscal compact e dal Fondo come strumento coattivo di escussione della riduzione del debito pubblico, ci obbligherebbero a dei surplus di bilancio, cioè a dei saldi primari del settore pubblico, pari a circa 8 punti di PIL (cioè pari all'intero ammontare dell'onere degli interessi più la rata di restituzione in ventesimi del 75% del PIL).

Una misura mai realizzata da nessun paese nella storia dell'economia e che andrebbe ad assomarsi al cumulo record mondiale di precedenti saldi primari registrati dall'Italia a partire dal 1992, a costo di una forte compressione del PIL, rispetto al pieno impiego dei precedenti fattori della produzione nazionali (che ha determinato un costante out-put gap, cioè di minore crescita e di deindustriliazzazione, all'interno dell'UE e dei suoi criteri fiscali, di convergenza prima e di mantenimento della moneta unica poi).

Ma siccome sottoponendoci immediatamente, e "a regime", (almeno per i primi anni) a una simile politica di bilancio, ne deriverebbe una feroce recessione,  come accade in Grecia ma in misura ancora più violenta (dato che la Grecia non è tenuta, per evidente impossibilità, a realizzare tali livelli distruttivi di avanzo primario),  la flessione del PIL farebbe riaumentare il rapporto debito pubblico per caduta del numeratore del rapporto, riportandoci rapidamente oltre il 60% nella parte di debito non conferita all'ERF! 
Una follia talmente evidente che non ci vorrebbe un genio dell'economia per comprenderla.

16.  Questa evenienza era stata ben segnalata da Krugman sul caso Grecia, in questi termini che, per i "conti pubblici" che presenta l'Itali,a sarebbero da "traslare" verso un effetto recessivo di dimensioni ben maggiori, dato che, come abbiamo visto, il nostro saldo primario sarebbe da incrementare annualmente di circa 6 punti, nelle condizioni attuali:
"Supponiamo...che si parlasse di aumentare permanentemente il saldo primario di un punto di PIL. Come ho scritto in precedenza, e come rileva Simon Wren-Lewis, data la mancanza di una politica monetaria indipendente, ottenere un surplus primario richiede molto più di un'austerità in "rapporto 1 a 1". In effetti, una buona ipotesi è che occorra tagliare la spesa pubblica del 2% del PIL, dato che l'austerità riduce l'economia e le entrate tributarie. Ciò, a sua volta, significa che si riduce l'economia intorno al 3%. Così, un 3% di colpo inferto al PIL per aumentare il saldo primario di 1.
Ma un'economia ridotta implica che il rapporto debito/PIL vada inizialmente in aumento. Ed infatti, dato il punto di partenza della Grecia, con un debito al 170% del PIL, l'effetto avverso dell'austerità significa che cercare di innalzare di 1 punto il saldo primario determina la crescita del rapporto debito/PIL di 5 punti (0,03x170). Questo suggerirebbe che ci vorrebbero 5 anni di austerità per avere la ratio del debito nuovamente al livello in cui sarebbe stata in assenza di austerità. Ma, aspettate, c'è di più. Associamo Irving Fischer alla discussione. Un'economia più debole porterà a minor inflazione (o a una più intensa deflazione), che, anch'essa, tende a innalzare il rapporto debito/PIL.

17. Ma, va anche aggiunto, la prospettiva di essere assoggettati a questo grado di condizionalità, rispetto al 2017, cioè rispetto a quando finirà il QE (si suppone), potrebbe essere ancora più imminente, poichè essa non è legata solo al probabile "ritorno di fiamma" tedesco (cioè delle istituzioni UE-M che comunque sono sollecite ad realizzare le strategie di Schauble, come abbiamo visto dai memo della Clinton) sull'ERF nel 2017.
.
Infatti, l'attuale situazione bancaria, con il dilagare inarrestabile di sofferenze bancarie e della loro incubatrice degli incagli (le prime giunte a 210 miliardi, i secondi intorno ai 380 miliardi), potrebbero metterci in condizione di avere due alternative tragedie altrettanto incombenti. 
Ovvero la prima è quella di assistere alla crisi sistemica del settore bancario, che potrebbe, ad esempio, essere innescata dai casi Monte dei Paschi e Carige, visti i drammatici eventi borsistici che si stanno attualmente registrando, ma senza poter effettuare alcun bail-out: e non solo perché non sarebbe consentito dal "meccanismo di risoluzione" bancaria detto bail-in, ma perché i vincoli di bilancio che ci mettono in difficoltà crescenti con la Commissione già in questi primi giorni del 2016, non ce lo consentirebbero.
E dunque, la distruzione di risparmio di obbligazionisti e correntisti, cioè di piccoli risparmiatori si presume non ad alto reddito, innescherebbe una recessione altrettanto pandemica a seguito della c.d. propensione marginale al consumo della ricchezza (mobiliare) che incide direttamente sul PIL appunto, in termini di repentina contrazione dei consumi. 
Effetto recessivo non trascurabile pure nella seconda ipotesi, che si verificherebbe egualmente se, in alternativa al lassez-faire, che tanto amano i liberisti nostrani, si decidesse di intervenire, in bail-out,  ricapitalizzando per mano pubblica il sistema bancario (per evitare il super-contagio), ricorrendo, per finanziare tale intervento, ad una forte imposizione patrimoniale straordinaria.

18. Rimane poi anche l'ulteriore prospettiva di anticipato effetto di liquidazione del sistema Italia (rispetto alla evenienza di adesione all'ERF): quello auspicato da Lars Feld (un "eminente" membro del Consiglio degli esperti del governo tedesco che ha escogitato l'ERF) che, dicendosi (ridendo) certo che il nostro sistema bancario entrerà in crisi, prevede che dovremo rivolgerci allo European Stability Mechanism- ESM, cioè quello che opera come parte europea della trojka nel caso Grecia
In questo caso, al "salvataggio" di parte dei conti correnti, si accompagnerebbero le condizionalità già viste nel caso Grecia con gli effetti sopra riportati indicati da Krugman.

19. Infine, ma di non minore importanza, non  ho affrontato, - in presenza di tale situazione di vincoli intrecciati determinati dal far parte della moneta unica,in particolare determinata da austerità fiscale intransigente unita al divieto di bail-out bancario -, il problema dell'assunzione di rischio da default posto a carico delle singole banche centrali nazionali, del sistema europeo (SEBC), a seguito del modo in cui è stato congegnato il Quantitative easing: le banche centrali, quale che sia il "destino" dei titoli sovrani nazionali a cui la BCE la fornito la liquidità per acquistarli, sono comunque tenute, alle varie scadenze, a restituire esattamente la provvista in euro che erano state autorizzate ad emettere (provvista che, però, figura fin dall'emissione come debito, espresso in euro e restituibile solo in tale divisa, della banca centrale nazionale verso quella europea).

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E non è detto che, - poiché a quanto pare non si può uscire dall'euro perché altrimenti, si dice, avremmo grandi difficoltà economiche (inflazione, non ben indicata e mentre non riusciamo  uscire dalla deflazione, nonché presunte difficoltà di collocamento del debito pubblico sui mercati)-, non riceveremo tutto il trattamento che l'ostinazione a rimanere nell'euro ci riserva: prima la crisi bancaria col ricorso alla tassazione patrimoniale straordinaria e distruttiva o il ricorso all'ESM (trattamento Grecia), e poi, dal 2018 anche una "intelligente" adesione all'ERF e il trattamento del "pignorato", con la smobilitazione definitiva dell'economia italiana 
 ...
Ma anche con la liquidazione finale del benessere minimo dei cittadini italiani che, come minimo dovrebbero rinunciare a pensioni e sanità; pubbliche naturalmente, perché col TTIP comunque dovremo privatizzarle.

64 commenti:

  1. "Lebensraum" was the new "sacro egoismo". "ERF" is the new "Endlösung".
    Da notare anche l'uso del termine "redemption", che, indicando economicamente l'ammortamento di un debito, rimanda chiaramente al concetto religioso della redenzione, del doversi riscattare da una colpa, dalla condizione di impurità, per potersi elevare ad uno stato superiore di salvezza dell'anima con Dio e per Dio; è un punto d'incontro fra essoterico ed esoterico. Roba che mette i brividi, considerando di quale religione parliamo...

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    1. La parola SCHULD in tedesco ha 2 significati: Debito è COLPA.

      - Ich bin schuld(ig) -> io sono colpevole.
      - Ich habe schuld(en) -> ho debiti.

      Il 90% dei tedesci vede chi ha fatto debiti è non è più in grado di ripagarli come colpevole che deve vinire castigato. In che maniera si siano fatti questi debiti non gli interessa un cazzo, sono colpevoli è devono essere castigati. Negli USA non sono così rigidi. Non solo in USA praticamente in tutto il mondo.

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    2. Grazie, Paolo, per la tua competente precisazione. Ho provato a fare una ricerca sull'etimologia della parola tedesca Schuld per approfondire il concetto. Ho trovato questo (leggete la nota n. 5 che parte da pagina 96 e giunge fino a pagina 100) ed è abbastanza interessante (senza tirare in ballo luteranesimo, calvinismo e zwinglismo).

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    3. La Cosa grotesca è che se i debiti gli annullano a loro. (vedi debiti annullati dopo la IIGM) è tutto a posto ed è giusto che sia così.
      Se i debiti gli fanno gli altri devono essere puniti a tutti i costi. Vedi Grecia.

      Herrhausen che volle annullare i debiti die paesi del 3° mondo in difficoltà venne assassinato, fino ad oggi non si sà da chi. (Attenzione che sul caso Herrhausen ci sono tante Theorie del complotto nel INET).

      Herrhausen un tedesco in gamba, fuori dal comune.

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    4. Heinrich von Fichtenau descriveva bene il convincimento illusorio dei Franchi "che essi fossero veramente il popolo eletto, creato da Dio stesso e destinato al dominio su tutta l’Europa”. Ora, non so se nell'augusta querelle tu parteggi per Karl der Große o per Charlemagne, ma quale che sia dei due hai ora una valida spiegazione del comportamento di certi popoli nei confronti del resto del mondo.

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    5. Hai colto esattamente il punto.

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  2. Risposte
    1. Denghiu: avrei supposto si trattasse del Department of Justice.
      Si vede che hanno scelto la "esecuzione in forma specifica"...Senza retorica autorazzista, ma da noi sarebbe impensabile, se pensi a scandali come Mafia-Capitale ("giustizia ad orologeria": il bello è che probabilmente è pure vero).
      Lascio a Bazaar eventuali debunking della mia "botta" di luogocomunsimo :-)

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  3. Ma constatata la situazione quale è la strategia di uscita da questo incubo?

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  4. Riesco sempre meno a parlare con le persone che mi circondano, e quando lo faccio trovo sempre di fronte a me persone che sanno di sapere; inevitabilmente il saper di sapere è direttamente proporzionale alla pigrizia intellettuale, all'avere il proprio sedere al sicuro (o al pensare di averlo) e all'assorbimento passivo degli slogan pop che vanno per la maggiore.
    Ieri mi trovavo a parlare con un impiegato pubblico della mia situazione di mancanza di lavoro e del problema che in Italia i diritti costituzionali sono sempre meno tutelati; lo sai cosa mi ha risposto costui? Che lui quando va al ristorante vede sempre la fila e deve aspettare fuori; gli ho detto che anche io quando vado a prendere un pacco di pasta fuori dalla Caritas trovo sempre la fila di fuori e mi tocca aspettare anche un'ora; gli ho detto che forse i ristoranti che frequenta lui sono frequentati da persone come lui, cioè impiegati pubblici che hanno ancora uno stipendio garantito, ma la realtà che vive lui non è la realtà che stanno vivendo sempre più persone ridotte in povertà; gli ho detto che la gente come lui vive ancora in una realtà protetta che se ne frega di quello che gli accade intorno; gli ho detto che non si misura l'economia di una nazione in base ai ristoranti che si frequenta; costui insisteva dicendo che bisogna pensare positivo... vedrai che tutto si sistemerà...avrei voluto prenderlo a pugni e a calci questa feccia umana col culo al sicuro e tanto certo delle sue certezze, indifferente alle disavventure dei suoi simili e a quelle della sua nazione; questa feccia umana il cui massimo sforzo intellettuale è quello di andare a mangiare al ristorante e da lì trarre conclusioni cosmiche sul nostro paese fa parte della categoria degli IMPIEGATI PUBBLICI. Ma come è possibile che si siano ridotti così?? Ma non ci sono solo gli impiegati pubblici. Non riesco più a parlare con le persone "normali" che dopo appena 5 minuti già la mia rabbia monta fino alla furia di prenderli a calci e pugni e mi devo trattenere a stento tutte le volte.

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    1. Sinceramente: ho a che vedere con impiegati pubblici e in media non se la passano così bene da andare (spesso) al ristorante.
      Certo, ci sono situazioni di privilegio, non in senso hayekian-libbberista, piuttosto strane, specie presso enti locali e società controllate pubbliche o semi-pubbliche.

      Ma la marea sta arrivando, anzi è già arrivata, alla schiacciante maggioranza di loro (si può dire che l'impiegato pubblico non coinvolto è, per usare categoria burocratica, un "ruolo a esaurimento").
      Ma la voluta disinformazione che evidenzi può spiegare l'ottusità della percezione: sono "rane in bollitura", come sappiamo...

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  5. Credete forse che tutti questi zoticoni ignoranti e menefreghisti anche nel momento in cui saranno ridotti alla fame faranno il salto intellettuale e capiranno improvvisamente il sistema euroschiavista in cui siamo immersi? No, No e poi NO! Perché quando non sono menefreghisti (cioè piddini) allora sono grillini, perché ti dicono che la colpa è dei corrotti, di quelli che rubano, di quelli che non hanno voglia di lavorare, ecc. Io sono anni che studio queste cose, è un'attitudine intellettuale quella di informarsi, non credere di sapere tutto, leggere libri, sforzarsi di capire cose difficili, trovare il tempo per studiare; pensate che questi zoticoni ignoranti che avranno letto si e no qualche numero di topolino in tutta la loro vita possano d'un tratto capire, all'improvviso, che l'Europa è la causa dei nostri problemi? Pensate che arriveranno mai a capire che siamo di fronte ad un'élite capitalista transnazionale che sta distruggendo le nazioni e sta riportando la società indietro di centinaia di anni? Non credo, piuttosto seguiranno passivamente i "rivoluzionari" che i capitalisti daranno loro in pasto, come Grillo o altri che solo un Soros potrà inventarsi. Quali speranze ci restano di invertire una rotta autodistruttiva che sembra oramai inevitabile? Io cerco sempre di dirmi che la speranza è l'ultima a morire, ma devo fare grossi sforzi per mantenere la lucidità e la speranza quando, quotidianamente, mi trovo a dover discutere con persone ripetitori di slogan pop, luogocomunisti, la cui sostanza umana non esiste; sono tutti vuoti, dentro di loro c'è il nulla, parlare con loro è come discutere con un TG di prima serata o un giornalone di grossa tiratura, le stesse frasi, gli stessi slogan, detti con lo stesso tono di quelli che sanno di sapere, perché è così, perché è ovvio, perché lo ha detto la televisione.

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  6. Invece di 6 milioni di ebrei, stanno deportando 60 milioni di Italiani.

    È talmente mostruoso quello che hanno fatto e stanno facendo agli Europei, che i cittadini non riescono ad accettarlo: camminano accompagnati dai sonderkommando pensando di andarsi a fare la doccia.

    Mi spiace essere così duro e che la gente si spaventi: per quanto lo sia non lo è abbastanza. Chi davanti al pericolo rimane paralizzato è naturale che subisca la legge darwiniana.

    D'altronde cosa aspettarsi? I baby boomers sono vissuti in un mondo che non è mai esistito, a settant'anni credono ancora di essere figli dei fiori.

    La prole è cresciuta nel nulla del post-ideologico, senza Scuola, senza Cinema, senza Musica, senza Arte: crede che la vita sia "consumare", "arrivare", mentre il sistema funziona autonomamente, comunque, paternamente.

    Tanto sono venticinque anni che il tempo si è fermato, che la Storia è finita: centinaia di milioni di persone con il cervello stracotto dalla TV, da Scalfari e da YouTube.

    In tutto il resto del mondo da sempre la miseria, le privazioni più intollerabili, la violenza, il terrore: qui a far gli sciur, infarciti di letame razzista.

    (D'altronde se i bambini africani morivano di fame era perché erano negri: i neri sono sempre morti di fame: è un miracolo che siano arrivati al XXI secolo)

    Possibile che nessuno sapesse come funzionava questo sistema nazista?

    Altro che mafia.

    Se sento ancora una reductio ad Hitlerum o ad Riinam mi altero: il nazismo è un semplice consiglio di amministrazione di una banca d'affari.

    Oggi un ingegnere piddino, dopo anni che gli passo link, dopo aver letto il Tramonto dell'euro, e dopo averlo utilizzato più volte come correttore di bozze... con cosa se ne esce?

    È tutto colpa di Berlusconi.


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    1. Risposta praticamente in thema al commento right above di stopmonetaunica.
      Il problema, peraltro, simmetricamente al teorema dello spillo per l'elefante, è quello delle elites "intellettuali" ("culturame"...a propria incoscienza) e della loro incredibile capacità di creare l'opinione pubblica autorazzista

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    2. Riguardo al caso italiano, il titolo del post potrebbe essere benissimo "come terzomondizzare un'economia avanzata". Il fine ultimo di questa politica pare evidente, ossia distruggere un intero Paese assoggettandolo ad un regime di pseudo-occupazione (con la moneta unica al posto dei panzer, ma nulla esclude, a mio avviso, che "quelli" vengano dopo "questa".....).
      L'utilità per la Germania appare evidente. Quello che non capisco è l'inerzia americana. Vero che sono "contaminati" dall'ordoliberismo anche loro, vero pure che la terzomondizzazione di un paese come l'Italia, in posizione così strategica nel mediterraneo, grande contributore (anche con caduti sul campo), agli interessi occidentali, non so quanto gli giovi.....

      Da un punto di vista più generale, credo che il XXI secolo sarà il secolo del fallimento storico del capitalismo. Tutto, ormai, secondo me, propende per questo appuntamento con la storia. Il problema, è cosa lascerà dopo di sè. O meglio, quante macerie avrà prodotto......

      Sulla sinistra nostrana non mi pronuncio più. E' la sinistra della "dittatura delle minoranze", sia in senso economico, che culturale e politico. Bobbio, nel suo "destra e sinistra", identificava l'uguaglianza (se non ricordo male), come connotato politico e morale distintivo della sinistra. Ebbene, se si parte da questo presupposto, la risposta non può che essere una: la sinistra della "dittatura delle minoranze", è destra allo stato puro (e della peggiore specie) e nemica dell'eguaglianza. Punto. Tutto il resto, come diceva Califano, è noia.....

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    3. Caro quarantotto non vorrei cadere nel solito paradigma autorazzista, cerco sempre di capire le dinamiche di questa nazione (la nostra) che è stata resa prima intellettualmente monca (attraverso le varie riforme decresciste-illichiane della scuola e poi tramite il controllo dei partiti e sindacati di "sinistra") e poi espropriata.
      A volte penso che questi ingegneri sociali capitalisti che hanno in mano i mass media e la politica abbiano disseminato la verità mischiata alla menzogna proprio per fare in modo che i subalterni continuassero a litigare tra di loro senza mai raggiungere una forza d'urto in grado di scacciare i colonizzatori capitalisti dal proprio territorio.
      Hanno creato infatti una sinistra "antirazzista" e pro euro da una parte e una destra teaparty catto-nazista e antieuro dall'altra; una destra per la quale l'euro equivale a più tasse per il loro secondo villino in qualche località turistica. Una destra che, oddio, "laspesapubblicaimproduttiva", i fannulloni statali, ecc. Come potranno mai andare d'accordo le due parti? Si vedano anche personaggi fascisti-nazisti "noeuro" strampalati di cultura leghista come l'avvocato Marco della Luna; lo stesso avvocato che vuole dividere l'Italia come ai tempi preunitari e parla della "spesapubblicaimproduttiva", delle "aziendedecottestatalinoncompetitivemantenuteconsoldipubblici"
      In mezzo ci hanno messo personaggi new age-decrescisti-redditominimisti come Grillo-Casaleggio che vogliono fare il referendum sull'euro (perché a quanto pare non sanno che è un cancro, lo chiedono ai cittadini che sono informati dalla tv tutti i giorni sui benefici dell'euro) e propalano il solito mantra della castacriccacorruZZione.
      Io mi chiedo, ma come sì può prendere seriamente un personaggio come Salvini? A me sembra sinceramente che tali personaggi siano stati messi li apposta per screditare tutto il discorso sull'euro e sull'Europa agli occhi dell'opinione pubblica tendenzialmente di sinistra, da un lato, e per galvanizzare i fondamentalisti teaparty dall'altro; MA PERCHÉ, IO MI CHIEDO, NON SI PUÒ ESSERE ANTIRAZZISTI E ANTIEURO ALLO STESSO TEMPO? Sarebbe un discorso coerente. Lo stesso novo ordo seculorum che ci ha fatti diventare una colonia è anche quello che ha fatto diventare colonie i paesi africani. E' chiaro che quella in atto non è solo un'operazione ai danni dell'Italia, ma un progetto di schiavitù globale; se si rivendica la propria sovranità e la tutela dei propri cittadini lo si deve fare in nome della Costituzione e non in quello della superiorità di razza. Rigettare il paradigma dall'autorazzismo non vuol dire che io debba accogliere perciò stesso il paradigma razzista della superiorità razziale occidentale o italiana nei confronti del resto del mondo. Perché è questo che vedo in molti "noeuro" che ce la menano di essere contro l'autorazzismo.

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    4. @Lorenzo

      Gli USA a me sembrano attivissimi come gli uomini di Londra e Tel Aviv: uni e trini.

      L'utilità per la Germania è solo apparente: l'unica vera utilità è di chi controlla "gli USA uni e trini", ovvero di chi ha il monopolio della finanza, dell'informazione e dell'apparato bellico mondiali.

      La Germania, così come la BCE, fanno quello che gli è (futilmente) stato concesso di fare.

      Se il capitalismo tedesco fosse così potente ed indipendente pensi che la Merkel avrebbe potuto tener testa a tutta la konfindustrien per la questione delle sanzioni?

      Chissà perché comincio a sospettare il motivo per cui il baffetto mancato pittore abbia "follemente" aperto il fronte russo la "volta scorsa"...

      La Guerra fredda c'è ancora e si gioca come sempre a Berlino: con una faccia dell'aquilotto Cruccolandia guarda verso l'Atlantico, con l'altra guarda verso l'Eurasia. Poco importa se il confine "caldo" oggi sia angosciamente in Ucraina.

      Proveranno a dare la colpa ai tedeschi su tutto: d'altronde non sono geneticamente mercantilisti e un poco nazisti?

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    5. @Stop

      Il discorso che fai credo sia corretto: non è assolutamente un caso che la dialettica in tutta Europa sia impostata in questo modo:

      a) TESI libberisto-radicalchic-autorazzista (sostenuta da poveracci con forte amor proprio)

      b) ANTITESI thatcher-nazi-razzista (sostenuta da democratici non razzisti)

      Notare che i liberisti giocano su entrambi i fronti del dibattito politico sull'euro: o ami la filsofia, o con i giocolieri dell'ingegneria sociale non ci salti fuori.

      Perché pensi che si insista a ricordare che il conflitto sociale è in primis conflitto tra classi?

      Come se i cittadini di religione islamica avessero bisogno del mio e altrui "impucciosito" sostegno...

      Piddini e seguaci della Fallaci sono due forme di antitetico razzismo complementare: in quanto i popoli colonizzati sono antropologicamente inferiori e animaleschi, o vanno tenuti a bada e rispediti nel loro naturale stato scimmiesco (e schiavile) oppure vanno coccolati e invulvati. Ma sempre esseri inferiori sono.

      Inferiori "di grado"...

      Il meme della "bestia selvaggia" versus il meme "dell'animale di compagnia": ma sempre di animali si parla.

      Infatti l'Eurasia se la sta giocando con il nazional-bolscevismo, per trovare cosenso anti-atlantico e anti-globalista: forti politiche para-keynesiane, identitarismo, multietnicismo in un contesto sovranista ed identirista contro la "società segmentata multietnica", ordine statualista contro il caos del mercato, tradizionalismo progressivo contro il modernismo reazionario, "ideocrazia spirituale" contro "oligarchia materialista", ecc... insomma, una rivisitazione astorica della "rivoluzione conservatrice".

      «Non esitono più destra e sinistra ma sopra e sotto», l'anti-mondialismo, la riscoperta del socialismo ortodosso e del keynesismo, e tutto il repertorio della Le Pen in Francia, li si ritrovano nei testi dei teorici geopolitici russi di almeno 15 anni fa.

      Lo stesso per i messaggi magari un po' più ingenui di Salvini e della Meloni: quindi è meglio tenerseli buoni se si spera in una qualche forma di "disvincolamento esterno"....

      Non è un problema di italianità, basta vedere l'universo che esiste tra il dibattito culturale italiano e quello straniero: queste generazioni di debosciati lo sono in quanto de-italianizzate.

      È solo una questione di rapporti di forza.

      Il problema trova radice quando i veneziani impiantarono "aliena capacità di far di conto" a quei primati del nord Europa e d'Oltremanica...


      È da secoli che la nostra forza non sta nell'esercito e nella finanza usurara. E di questo sono orgoglioso e me ne vanto.





      (A proposito di "liberalismo": ho capito perché hanno chiamato una riserva di schiavi africani Liberia)

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    6. Capisco. Diciamo che la mia domanda partiva da un'impostazione (a questo punto, forse, superata anch'essa dai fatti), che vedeva il capitalismo mercantilista tedesco come prettamente "di rapina", laddove quello americano sembrava prestare maggiore attenzione al benessere dei territori coloniali, se non altro per assicurare una minima forma di consenso.

      Quanto tu dici, Bazaar, prefigura uno scenario assai cupo. Gli USA sarebbero talmente schiavi delle dottrine ordoliberiste da non rinunciare alla terzomondizzazione di paesi amici (rientranti addirittura in ambito NATO, come Italia e Grecia), pur di imporre quel modello. E' una specie di rinascita della cortina di ferro: stavolta, però, staremmo dalla parte sbagliata!

      L'uso delle politiche €uropee di austerità al fine di imporre a tappe forzate il modello sociale americano a realtà da esso distanti (come quella italiana, la cui costituzione afferma principi diametralmente opposti), mi è chiaro. Quello che mi stupisce, è l'arrivare a certi metodi (quasi da "cortina di ferro", per l'appunto), pur di imporlo. Sotto questo aspetto, la Grecia e l'Italia schiacciate dalla Trojka sarebbero assimilabili all'Ungheria del '56 e alla Cecoslovacchia del '68: un boccone difficile da digerire.....

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  7. Gli italiani, preoccupati, stanno correndo a vendere le proprie obbligazioni bancarie... se succedesse qualcosa a Mps o CariGe si richia pure un bank run vero e proprio... Il bello è che se ciò accade, il sistema bancario italiano perirà... e se fallisce il sistema italiano, cosa succederà al flight to quality che sta soffiando sulla Germania, visto che le banche tedesche fondano i loro target2...sulla NOSTRA capacità di risparmio e rimborso? RBS, forse, "vede lungo"?

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    1. Beh, RBS, pragmaticamente, la vede come la vediamo noi macroeconomicamente: i riflessi finanziari da sboom, poi, sono un percorso obbligato, se non si vuol mentire dopo che si è varcata (ormai) la soglia di non ritorno.
      Ovviamente, non mentire o non essere reticenti è impensabile in Italia...

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  8. E’ interessante come l’ordoliberismo riesca a penetrare le midolla mediante creazioni di scenari ed utilizzo di una terminologia miratamente religiosa. Termini quali debito, credito (credere), fiducia (fides), redenzione, sacrifici, veicolano in modo subliminale messaggi quasi mistici tanto da far parlare di teologia economica (D. Fusaro).

    Quanto allo scenario, nell’immaginario collettivo il vecchio paradigma era basato su una dialettica (visibile) tra l’uomo politico (i governanti) e l’uomo razionale (i governati), che avevano modo di relazionarsi con il potere mediante forme razionali di scelta (libere e democratiche elezioni secondo Costituzione). Il nuovo paradigma mondialista, invece, si in centra sulla declinazione di un potere le cui dinamiche si sono fatte invisibili (D. Estulin, l’Impero invisibile). I veri governanti sono d’un tratto “ascesi al cielo”, non sono più eletti e risiedono in una sorta di realtà iperuranica invisibile e dematerializzata; i governati, da bravi fedeli, sono invece costretti a genuflettersi in modo fideistico alle decisioni contornate sempre da un velo di mistero e lontane dalla razionalità.

    I richiami martellanti a termini propri della religione non è per niente casuale e costituisce, in uno con l’assordante propaganda tea-party porriana (che insiste non a caso anche su un debito mostruoso), alla creazione di un novello dogma post Gotterdammerung. Un nuovo incantamento colonizza prima i cervelli.

    Non è un caso se Hayek affermava che il vero liberalismo “non ha niente contro la religione” e non può che deplorare “l’anticlericalismo militante ed essenzialmente illiberale che ha animato tanta parte del liberalismo continentale del XIX secolo” (Hayek, La società libera, 451).
    Anzi, continuava, il liberalismo “è stato spesso difeso e anche sviluppato da uomini che possedevano forti convinzioni religiose” (Hayek, Studi di filosofia, politica ed economia, 297). Ed ancora, “se la frattura tra il vero liberalismo e le convinzioni religiose non sarà sanata, non ci sarà alcuna speranza per la rinascita delle forze liberali. Ci sono oggi in Europa molti segnali che indicano tale riconciliazione più vicina di quanto non lo sia stata per lungo tempo e che mostrano come molte persone vedono in essa la sola speranza per preservare gli ideali della civiltà occidentale” (ivi 286-287).

    Connotati spiccatamente fideistici dell’ordoliberismo, assunto come dogma, fanno sì che lo stesso non possa nemmeno essere discusso (e infatti non si discute) e che il suo compimento (anche fino alla tragedia) sia annoverato in una sorta di visione escatologica di disegno divino finalizzato sempre e comunque alla “salvezza” dell’uomo. La costruzione su mere basi scientifiche dell’ordoliberismo non avrebbe potuto resistere al controllo della razionalità spicciola; bisognava elevare il livello economico a divinità e creare orde di sacerdoti (collaborazionisti) che fungessero da medium con dette divinità sempre, beninteso, per il bene dei fedeli. Di razionale non vi è rimasto più nulla. Non a caso, sempre Hayek (tra le altre minchiate) parlava di “abuso della ragione”, di “costruttivismo” che non vuole tener conto del fatto che sia la legge che la società libera sono il prodotto di un’evoluzione spontanea che l’uomo non può governare, ma solo facilitare, eliminando al massimo l’intrusione della ragione politica (sul blog se n’è parlato e discusso molte volte).

    Io credo (ma forse mi sbaglio) che anche senza questa forte associazione del fenomeno ordoliberale alla semantica religiosa (cui si assimila nel reale e nell’immaginario) non possa spiegarsi l’ottusità degli italiani e la loro riottosità a capire che, mentre fanno la nanna, la culla va a fuoco. Negli ottusi fideistici annovero ovviamente anche alcuni miei colleghi la cui preoccupazione è di accumulare “crediti formativi” partecipando a convegni improponibili sulle ultime novità della finanziaria di turno. Ma nemmeno un convegno giuridico in cui si sia discusso, per esempio, del pareggio di bilancio ficcato in Costituzione. Appunto.

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    1. Questo commento di Maimone sarebbe da incorniciare. Ha completamente ragione. Il neoliberismo è essenzialmente un costrutto religioso. Hayek stesso era un cattolico. Io qui rimarco il fatto che il cattolicesimo non è una semplice religione, ma è un sistema di potere temporale, che usa l'irrazionalità (dogmi religiosi ed economici) per il puro fine di dominio terreno. Lo stesso ordine ordoliberale che adesso viene applicato a livello sovranazionale è equivalente allo stesso ordine naziliberale applicato nelle dittatura franchista e pinochettiana, che avevano un retroterra principalmente hayekiano-gesuitico. vedere questo link:
      Story of a Death Foretold: The Coup Against Salvador Allende, September 11, 1973
      Di Oscar Guardiola-Rivera

      https://books.google.it/books?id=EKM8NiAdDPYC&pg=PA185&lpg=PA185&dq=von+hayek+jesuit&source=bl&ots=CaUiq5QbKu&sig=N7khej6D2pjGVJ58JXOBTtkE0Ho&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwji14KFxIvKAhWIzRQKHVUcDc8Q6AEIKTAF#v=onepage&q=von%20hayek%20jesuit&f=false

      Sembra che in Italia si sia creata un'opposizione controllata teaparty cattolico-fondamentalista per fare in modo che se nel caso i cittadini dovessero rigettare l'euro, l'intero paese sia dirottato verso una dittatura fascista-pinochettiana-nazionalista. Lo stesso vale per personaggi cattonazisti come Maurizio Blondet.
      Qui non stiamo parlando di ipotesi complottiste; leggete il link sopra per favore; e questo sotto, vi ho già detto che lo stesso Hayek aveva detto che Max Weber si era sbagliato e che furono i gesuiti della scuola di Salamanca a gettare le basi del neoliberalismo estremista:
      David Hume's Political Economy
      a cura di Margaret Schabas,Carl Wennerlind
      https://books.google.it/books?id=DbiDmYwNF7EC&pg=PA40&lpg=PA40&dq=%22von+hayek%22+jesuit&source=bl&ots=SWT8tSvArq&sig=0-1zJxxiynnLDAs7sNMi9TAdwLw&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiM8MqKpYzKAhVBTBoKHTCUCXwQ6AEIUTAI#v=onepage&q=%22von%20hayek%22%20jesuit&f=false

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    2. Certo, naturalmente, anche i "protestanti" americani poi lo hanno abbracciato; ma io credo che alla fine questi "protestanti" che si professavano anticattolici fossero in realtà opposizione controllata o utili idioti; infatti non è possibile essere contro il cattolicesimo e abbracciare poi le stesse idee free market della scuola austriaca dirette eredi (per ammissione degli stessi teorici della scuola austriaca, e non per ipotesi complottiste) della tradizione cattolica che risale fino al francescanesimo
      Chiesa e libero mercato. Il capitalismo l´ha inventato san Francesco
      http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/6975
      E' incredibile vedere ancora adesso i "protestanti" americani che si sperticano in lodi verso il freemarket gesuitico-hayekiano, e che dicono che l'America è diventata grande grazie al free market e non allo stato interventista. Anche costoro vivono in una realtà virtuale dove l'interventismo dello stato americano nel campo industrial-militare e nella ricerca e sviluppo è stato completamente oscurato, mentre la difesa del free market di questi protestanti avviene solo se lo stato decide di investire in scuola e sanità, per esempio, che sono viste da questi "protestanti" come fattori limitativi della infinita libertà personale; se però lo stato si imbarca in guerre imperialiste investendo miliardi con appalti ad industrie militari, allora ciò, agli occhi di questi "protestanti", non violerebbe la libertà personale di nessuno.

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    3. Il punto è che il capitalismo liberale austriaco è diverso da quello angloamericano: il liberalismo getta le radici con la contrapposizione dell'aristocrazia nei confronti dell'assolutismo monarchico (la "Gloriosa Rivoluzione" che ha permesso ai Lord di schiavizzare ancora di più i contadini), quindi con un connotato più marcatamente borghese-mercantile in quella francese: il liberalismo nasce contro l'assolutismo tanto monarchico quanto papale (la Riforma) ed è dialetticamente connesso con l'emancipazione del capitale e la constestuale de-emancipazione del lavoro.

      Le grandi "rivoluzioni" occidentali sono state "grandi" tanto come contro-rivoluzioni (cit. Losurdo).

      La scuola austriaca nasce come rigetto di tutto ciò, e nasce nel cuore più reazionario d'Occidente, l'Austria cattolica E imperiale. Tant'è che Menger aborriva l'industrializzazione prussiana.

      La scuola austriaca vede quindi nel Medioevo l'età dell'oro, quello del.... "Sacro Romano Impero"... quel coacervo che non era sacro, non era romano e non era neanche un impero. (Cit. Le Goff).

      Il liberalismo austriaco odia il capitalismo industriale.

      Hayek è, tra coloro che hanno contribuito, colui che meglio ha ricomposto ideologicamente gli interessi di FreeBurgo, Londra e CiCago.

      Sembra che dalla fina dell'ottocento, con la rivoluzione marginalista, ci siano grandi sforzi per coordinare i dissidi interni al potere cosmopolita in ottica antisocialista e antidemocratica: da cui il progetto mondialista e, finalmente, la globalizzazione finanziaria.

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    4. "Sembra che dalla fine dell'ottocento, con la rivoluzione marginalista, ci siano grandi sforzi per coordinare i dissidi interni al potere cosmopolita in ottica antisocialista e antidemocratica: da cui il progetto mondialista e, finalmente, la globalizzazione finanziaria".

      Sintesi impegnativa: sospetto che la globalizzazione antidemocratica sia ben più risalente (all'epoca della Compagnia delle Indie e post Gloriosa Revolution). Mi dirai: solo per gli anglosassoni che avevano una ben più solida padronanza del processo parlamentare (idraulicizzato in poco tempo, ma anche lì con crescenti e subentrate difficoltà...).

      Eh, allora, vatti a vedere la biograzia di Alexandre Dumas "padre" (era un nero, generale della French Revolution - non di "Napoleone" che lo affossò- e proveniva dalle colonie).

      I dissidi "interni" di fine '800, seppure dovessimo ritenerli più rilevanti di quelli del secolo immediatamente precedente (cioè dalla fine del '700: ma ne dubito), hanno forse più a che vedere con l'ampliamento della borghesia (quello che non piaceva a Malthus) che con l'antisocialismo operaista.

      Voglio dire: quest'ultimo è talmente scontato che non può essere discusso come fenomeno "centrale" accomunante.
      Ma, in termini di contendibilità dell'accesso alla oligarchia decidente, contano più i burini rifatti che venivano dal traffico dell'oppio, dalle acciaierie USA e dalle borse con i derivati sulle merci, uniti alla crescita dei servizi ausiliari (notai e farmacisti: il progresso giuridico e tecnologico).

      In questo contesto, arriva come protagonista la media borghesia e reclama un ruolo fondamentale (parlo di fine '800-iniizio '900, tra Impressionismo e epoca del Jazz, per dire) fare da controspinta, di prima linea, alla pressione delle masse urbanizzate e proletarizzate.
      In cambio questa media borghesia ampliata (non poco) vuole qualcosa.

      Di un argomento del genere (indirettamente ma pertinentemente) parlò Arturo citando le prime crociate contro partiti e corruzione (nell'apposito post).

      Poi arrivò la produzione-consumo di massa di Ford e il secolo degli USA (il jazz inizia a diventare be-bop e cool...e si afferma espressionismo e cubismo).

      Allora la piccola borghesia iniziò a fare le sue ulteriori rivendicazioni (anticomuniste, naturalmente).
      Non a caso middle-class, nell'american english, va tradotto come "piccola borghesia" e non "media", come si fa oggi in Italia per gettare orrendo fumo (puzzolente) negli occhi degli impoveriti...

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    5. Stopmonetaunica se consideri le pubblicazioni del Gruppo Editoriale L’Espresso una fonte assolutamente attendibile rischi di prendere delle grosse fregature.

      Notizie su origini e ruolo di questo gruppo editoriale —un pezzo del cosiddetto partito anglofilo italiano, di cui fa parte anche il Corriere della Sera— le puoi trovare a p. 158 e seguenti, nel paragrafo Carlo Caracciolo, «l'editore fortunato», del capitolo Influenzare gli italiani tramite i mezzi di comunicazione di massa di Colonia Italia. Giornali, radio e tv: così gli inglesi ci controllano. Le prove nei documenti top secret di Londra, Mario José Cereghino, Giovanni Fasanella, Chiarelettere, 2015 (sì, caso strano proprio l'editore di Travaglio, per niente estraneo a quel partito: se non altro per essersi formato alla scuola di Montanelli, più volte citato nel libro).

      Riguardo il libro di Giacomo Todeschini, citato nel primo degli articoli al link che hai segnalato, Chiesa e libero mercato. Il capitalismo l´ha inventato san Francesco, su L'Espresso on-line, Sandro Magister scrive:

      «Curiosamente, però, questo liberismo economico ´ante litteram´ dei teologi medievali e del Cinquecento è oggi pochissimo valorizzato in campo ecclesiastico.»

      Del libro di Todeschini ne avevo accennato in un commento su Goofynomics. In particolare la recensione che ne fa Lugino Bruni (il link è cambiato) su Nuova Umanità XXVIII (2006/6) 168, pp. 793-798, RICCHEZZA FRANCESCANA (.pdf) ne restituisce un senso alquanto diverso, direi opposto. Qualche stralcio; da p. 797:

      ‘‘La ragione principale che portò alla nascita dei Monti di pietà era la “fraternità”: aiutare quelle famiglie meno abbienti che non avevano accesso al credito ad un equo tasso d’interesse e per questo erano costrette a rivolgersi agli usurai e quindi precipitare in miseria. Per amore i francescani promossero queste istituzioni come mezzo di “cura” della miseria e di lotta all’usura. Quando in una città c’è un indigente, dicevano, è l’intera città che si ammala: occorre curare la miseria e l’indigenza!’’

      Da p. 798:

      ‘‘Infine, l’operazione di Todeschini non consiste in un ennesimo tentativo di trovare “precursori” di Adam Smith o di altri economisti moderni, ma mostra un’altra possibile storia del pensiero economico, che non fa partire dall’illuminismo scozzese (e dai suoi precursori) l’economia moderna, ma che colloca la sua origine in pieno medioevo, in stretta continuità con la riflessione sull’economico di Aristotele e degli antichi, non contro ma dentro la tradizione giudaico-cristiana. La tradizione ufficiale della Political Economy, che è quella oggi divenuta dominante in tutto il mondo, nasce e si concepisce come studio di un ambito separato e distinto della civil society, il mercato, con sue leggi e regole peculiari. In particolare, per Smith e i suoi seguaci, l’economia politica non ha nulla a che fare con l’amicizia, con la gratuità, con l’amore, con i beni relazionali, tantomeno con la povertà (tanto che è il suo opposto, la «ricchezza delle nazioni», che viene scelto da Smith e dagli economisti inglesi come l’oggetto della scienza economica). L’economia, come la racconta Todeschini, è invece faccenda civile, non è un ambito separato dalla società ma è parte integrante di essa, con le stesse passioni, le stesse virtù e gli stessi vizi.’’

      Ovviamente per capire qual è l'interpretazione corretta bisogna leggere direttamente le opere di Todeschini.

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    6. Continuate, continuate pure, ad approfondire il "problewma delle origini": poi di scrivere un (secondo) post non te lo toglie nessuno.
      Se non altro per fare il punto delle riflessioni complessivamente svolte (stopmenotaunica avrà sicuramente da replicare e magari vi dovrete coordinare) :-)

      P.S. Ma a proposito al primo post hai rinunciato?

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    7. Grazie Correttore per le precisazioni. Condivido le considerazioni sul gruppo l'Espresso e su certe forzature. Ma è comunque un dato che Hayek e la scuola austriaca si ispirassero alla scolastica spagnola, per loro stessa amissione. Questo non è perché lo dice l'Espresso, ma perché lo dicono gli stessi austriaci, molti dei quali erano anche cattolici. Dire che gli stessi austriaci si sbagliassero su loro stessi, o che abbiano mentito apposta, questo sì, mi sembra un po una forzatura e mi sembra un po complottista, ma sono aperto alle considerazioni di tutti e pronto a cambiare idea se i fatti lo dimostrano.
      "One of the main contributions of Professor Murray N. Rothbard has been to show that the prehistory of the Austrian School of Economics should be sought in the works of the Spanish scholastics of what is known as the “Siglo de Oro Español” (in English the “Spanish Golden Century”), which ran from the mid-16th century through the 17th century. Rothbard first developed this thesis in 1974 (2) and, more recently, in Chapter 4 of his monumental History of Economic Thought from the Austrian Perspective, entitled on “The Late Spanish Scholastics”.(3)

      However, Rothbard was not the only important Austrian economist to show the Spanish origins of the Austrian School of Economics. Friedrich Hayek himself also had the same point of view, specially after meeting Bruno Leoni, the great Italian scholar, author of the book Freedom and the Law .(4) Leoni met Hayek in the fifties and was able to convince him that the intellectual roots of classical economic liberalism were of continental and Catholic origins and should be sought in Mediterranean Europe, not in Scotland .(5)"
      http://www.jesushuertadesoto.com/articles/articles-in-english/juan-de-mariana-and-the-spanish-scholastics/

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    8. "The common perception is that the set of ideas known as the Austrian School of Economic emerged in the late nineteenth century with Carl Menger and came to full fruition in the early twentieth century with Ludwig von Mises and Friedrich von Hayek. When economists of the Austrian persuasion read the writings of the Spanish scholastics of the sixteenth and seventeenth centuries they recognized the ideas that were developed centuries later by members of the Austrian school. Here are some of the Spanish scholastics and the ideas they articulated:"
      http://www.sjsu.edu/faculty/watkins/scholastics.htm

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    9. Toglietemi tutto ma non il mio "property right".
      Più esattamente: toglieteGLI tutto (ai NON proprietari e "naturali" landlords), che tanto la proprietà (terriera e dell'oro) basta a difendersi da ogni tirannia (in genere modo di definire il potere esercitato nell'interesse pubblico e non dei proprietari stessi).

      In fondo, la connessione storico-genetica non fa una grinza (e il pericolo di condanna infatti non proveniva dalle gerarchie ecclesiastiche): stare dalla parte dei feudatari conviene sempre.

      Una volta che la tecnologia (principalmente militare) in Occidente, rende obsoleti i feudatari come padroni (o parte prevalente) dei rapporti di forza sociali, si passa ai nuovi anarco-(feudo)libertari, naturalmente anti-Stato, cioè contro il "qualunque" tiranno di turno: I BANCHIERI (di ogni religione purché sia monoteista).

      Lo sposalizio tra anarco-darwinisti e holding immobiliar-finanziaria gerarchizzata, è perciò INEVITABILE.
      Hanno entrambi sempre un nemico comune. E, meglio, AMICI comuni: i più forti che vogliono rimanere tali (senza assumere formalmente la titolarità, perché la politica-governante è un rischio che si può evitare: il volgo puteolente se la prende sempre troppo coi "titolari")...

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    10. @ Correttore @Stop

      Non è assolutamente un caso che i grandi "divulgatori" del "liberismo cattolico" di Salamanca siano stati proprio gli austriaci.

      Che il liberismo economico sia naturale sovrastruttura di chi sposta capitali può essere comprensibile: ma il liberalismo nasce in termini ideologicamente contrappositivi all'ordine precedente.

      Ricordiamoci che costoro sono quelli che sono riusciti a scovare del proto-keynesismo in Mendeville...


      @ Quarantotto

      Interessante vedere una dialettica tra un capitalismo "sociale" - che vede positivamente la domanda aggegata - e uno "maltusiano-elitista".

      Stati-nazione, socialismo e capitalismo industriale visti contrappositivamente a "mondialismo federale", liberalismo sfrenato, e capitalismo finanziario.

      Così nel dettaglio come ci stai entrando in quel periodo - intrecciando gli elementi culturali con quelli strutturali e conflittuali - non sono in grado di contribuire utilmente.

      Che i progetti mondialisti siano ben più vecchi, dall'imperialismo anglosassone, alla prima globalizzazione o prima ancora al federalismo kantiano, è credo pacifico.

      Diciamo che ho fatto cenno a quel periodo in quanto sembra essere uno snodo importante: da una parte c'è la prima Internazionale, Lincoln e la fine della servitù della gleba zarista.

      Dall'altra ci sono i capitalisti buzzurroni (con "le mani grassocce", stando con il disprezzo di Nietzsche che andava di pari passo con l'orrore dell'emancipazione degli schiavi).

      Burini che, insieme ad una certa borghesia intellettuale, in qualche modo venivano ritenuti responsabili dell'insubordinazione agli storici padroni.

      Ma a parte questo non ho altri elementi. I primi documenti che conosco e che parlano esplicitamente di "governo mondiale" rifacendosi all'irenismo kantiano sono quelli di Paneuropa, quindi dopo la I guerra mondiale e la caduta dell'ultimo avanposto dell'"ancient regime".

      The birth of the cool.

      Il primo jazz proletario è effettivamente quello del Bebop, del proletariato della East-coast contro i piccoli borghesi bianchi della West-coast.

      Louis Armostrong, protagonista della prima "fase", era da alcuni visto come un pagliaccio che faceva ridere i bianchi (con la loro musica swingata "floscia", senza "groove")... prima dell'esplosione del Bebop che però si va a collocare nella II Guerra mondiale.

      Ma con il jazz - come con il blues - per quanto credo di non essere l'unico a considerarla la forma artistica più "alta" mai raggiunta in un contesto "non colto", rimane un'esperienza di mercificazione, uno delle tante geniali trovate di "marketing" made in USA. Blues, jazz e rock.

      L'emancipazione degli afroamericani veniva incanalato in un conflitto interetnico "fittizio", spettacolare, fatto di assoli che facevano vendere whisky e dischi, i cui ricavati finivano comunque nelle tasche dei manager bianchi.

      Gli afroamericani litigavano tra loro in funzione delle varie gradazioni di pigmentazione della pelle: si pensi alla biografia di Mingus: "peggio di un bastardo".

      I conflitti sezionali dovuti alla segmentazione sociale.

      Nel frattempo, tramite i miti del jazz si diffondevano gli stereotipi di oppressione delle classi subalterne, ovvero la diffusione di stupefacenti e il culto della negatività.

      Uno strazio per chi ha conoscenza della storia del jazz: a parte Gillespie non se ne salva uno.

      Mi pare che il fordismo sia stata una possibilità solo per il proletariato bianco.

      Ma bisognerebbe fare una ricerca approfondita...

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    11. Sì il fordismo beneficò essenzialmente i bianchi. L'esercito industriale di riserva, negli USA, è incorporato nella questione razziale.
      Tanto che quando i coloured di ogni genere raggiunsero qualche tipo di "equiparazione", si iniziò a lavorare alla piena restaurazione del lavoro merce, mediante la liberalizzazione dei capitali e la copertura alla diffusione delle droghe pesanti (la vicenda CIA-crack, quando ero negli USA era al centro del dibattito sui media...).
      Il "melting pot" e il "multiculturalismo" (che all'università sono studi sociologici propedeutici per l'accesso alla maggior parte dei corsi di major in scienze sociali, dovendosi acquisire i relativi credits presso le "extension"), nascono proprio all'indomani del consolidarsi di questa restaurazione.

      La visione che riassumi all'inizio la condivido grazie alla frequentazione di Cesare Pozzi: ma esige molte altre precisazioni.
      Il problema non è circoscrivibile a quel paese anomalo, (quanto alla vasta disponibilità e al regime di proprietà del land) che sono gli USA: l'Europa visse come uno shock la creazione progressiva della piccola borghesia (che infatti assorbì la rappresaglia della media e della grande borghesia provata dall'odio sociale che attribuivano, non a torto, al proletariato marxista).

      Così come il mio riferimento al jazz era per segnalare che esso costituisce costantemente un sedativo (illusorio) alla lotta di classe e un'alternativa tattica alla (intrapresa della) lotta di classe: muta nelle forme di conseguenza con la trasformazione di tale conflitto, via via che dalla media borghesia il manovrare le fila dell'esercito di primo impatto nello scontro viene spostato sulla piccola borghesia (ut Gramsci...).

      Ma ne riparleremo...

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    12. stopmonetaunica sinceramente non ti seguo.

      Ricapitolando: hai inserito quel link alla recensione, sull'Espresso, del libro di Todeschini. Ho messo in dubbio l'interpretazione che in quella recensione viene data agli studi di Todeschini fornendo dei link (compreso quello al commento su Goofynomics) e delle citazioni dalla recensione di Luigino Bruni allo stesso libro.

      Siamo d'accordo che la recensione sull'Espresso e quella di Bruni mostrano delle notevoli discrepanze riguardo i risultati della ricerca storica di Todeschini (Espresso in senso liberista, Bruni in senso distributivo)? Dopo di che l'attendibilità dei risultati di Todeschini è un problema diverso, su cui non mi pronuncio: primo perché non ne ho le competenze e secondo perché non ho letto il libro di Todeschini.

      In ogni caso, come ricorda Baazar, sono idee che si sviluppano in contrapposizione all'ordine precedente, feudale. Lo stesso Bruni in un suo lavoro (vedere il link al mio commento su Goofynomics) sostiene che l'economia di mercato civile precede l'economia di mercato capitalistica, sconfessando l'equazione mercato = capitalismo.

      Comunque accomunare i francescani italiani della seconda metà del Quattrocento con la tardo-scolastica spagnola dei secoli successivi non so quanto possa essere corretto.

      Quarantotto: non ho ancora gettato la spugna ma ho delle grosse difficoltà nel circoscrivere l'argomento e nel decidere quali dettagli sono necessari e sufficienti.

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    13. @ Correttore
      Riguardo al Luigino Bruni c'è da dire comunque che è un cattolico che scrive su Avvenire, è ordinario di economia politica alla LUMSA, La Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) è un'università non statale italiana d'ispirazione cattolica con sede principale a Roma e altre sedi a Palermo e a Taranto. E dal suo curriculum apprendo anche questo:
      From 2000 to 2007 I taught History of Economics at Bocconi University, Milan, cioè la stessa di Mario Monti, pure lui cattolico
      https://it.wikipedia.org/wiki/Luigino_Bruni
      http://www.lumsa.it/luigino-bruni
      Questa carriera in istituzioni private mi fa propendere alla prudenza riguardo al fatto che possa essere lui in una posizione indipendente rispetto a quella del gruppo l'Espresso.
      Detto questo, io non ho tutte le risposte; probabilmente i primi francescani avranno anche avuto intenti solidaristici, ma la loro attività andava anche vista all'interno della propaganda religiosa del tempo, che era per lo più antiebraica, come la stessa wikipedia afferma:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_di_Piet%C3%A0
      Sembra che seppur non praticassero usura i Monti di Pietà chiedessero comunque un pegno che, in caso di non restituzione del prestito, veniva messo all'asta:
      "Il monte di pietà è un'istituzione finanziaria senza scopo di lucro, di origini tardo-medievali, sorta in Italia dopo la fine del XV secolo (1462) su iniziativa di alcuni frati francescani allo scopo di erogare prestiti di limitata entità (microcredito) a condizioni favorevoli rispetto a quelle di mercato. L'erogazione finanziaria avveniva in cambio di un pegno: i clienti, a garanzia del prestito, dovevano presentare un pegno che valesse almeno un terzo in più della somma che si voleva fosse concessa in prestito. La durata del prestito, di solito, era di circa un anno; trascorso il periodo del prestito, se la somma non era restituita il pegno veniva venduto all'asta."
      Non so sinceramente quanto questi prestiti di limitata entità fossero in grado di sollevare efficacemente dalla povertà le classi inferiori, al massimo potevano configurarsi come una specie di carità. Naturalmente possiamo dire che erano meglio che niente, ma anche il reddito minimo è meglio che niente, anche la carità della Caritas è meglio che niente. Dalla carità (o dall'erogazione di prestiti a tasso agevolato) al riconoscimento di diritti effettivi, come quello al lavoro, ad una paga dignitosa, al welfare state, all'istruzione, ecc. secondo me il passo è lungo.
      Riguardo invece alla scolastica spagnola dei gesuiti, penso che qui non abbiamo ormai alcun dubbio e non vale nemmeno la pena rimarcare che, per stessa ammissione dei membri della scuola austriaca, essa fu alla base del moderno free market.

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    14. Sul Monte di Pietà, hai perfettamente supposto: funzionava su pegno. E aveva persino una diramazione a rete, a Roma, nei c.d. "rigattieri" (micro-micro-credito).
      https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_di_Piet%C3%A0_%28Roma%29

      Da tale link, si trae: "Lo scopo principale era quello di sostituirsi agli istituti di credito ebraici".
      Anche se poi:
      "Era evidente che l'attività di propaganda antiebraica dei francescani, come lo scandalo della carne macellata secondo la prescrizione ebraica e venduta a cristiani, non bastava: c'era bisogno di minare la loro economia.
      La creazione dei Monti di Pietà erano quindi preceduti da intense attività di predicazione al fine di raccogliere il consenso popolare sulla necessità di epurare la società italiana dall'usura ebraica. I tassi di interesse richiesti erano poi più bassi (5-10 per cento), considerati come una copertura delle spese di gestione ma che non mancò di suscitare riprovazione in agostiniani e dominicani. Era evidente, infatti, che al fianco delle motivazioni religiose ed ideologiche il loro sviluppo avesse pure una ratio economica. Soprattutto a partire dal Cinquecento."

      Ovviamente la sua funzione era anche di consentire la creazione di liquidità sistemica, proprio per la sua notevole diffusione: il sistema del pegno, però, indica che in buona parte - id est. le mancate restituzioni, sia cicliche che dovute a percentuali fisiologiche di insolvenza per vecchiaia, malattia e nascita figli- ciò avveniva senza creazione di nuova ricchezza e intaccando il patrimonio.
      Con ciò, tra l'altro, dando ragione a Malthus, purché, ovviamente, SI RIMANGA IN UN ORDINAMENTO CHE NON PREVEDE IMMISSIONE DI LIQUIDITA' DA PARTE DI UN'AUTORITA' PUBBLICA, e ovviamente con moneta-merce o gold-standard type.

      Inoltre, il sistema del Monte (inclusi i Monti dei Pegni), con vari rivolgimenti, fu dapprima normato dai papi, ergo fuoriuscì dalla mera iniziativa francescana per divenire un sistema in nuce di cassa di risparmio, e poi, appunto assegnato alle Casse di risparmio quando queste ebbero uno status legislativo statuale (grazie anche alla fase napoleonica che li espropriava in quanto patrimoni ecclesiastici, segnandone il destino nei secoli seguenti).

      Cioè, ben presto, dopo pochi decenni, si abbandonò la giustificazione (simile a quella dell'Islam) fondata sulla distinzione tra vero e proprio tasso di interesse e "mero" compenso del costo del servizio.

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    15. E questo costo, ben presto, fu tarato "a copertura del rischio di insolvenza" dell'organizzazione.

      Il che ci riporta proprio ad Hayek, via...gesuiti, dato che implica la pura logica del mercato.
      Ossia: se non copro i costi, inclusa remunerazione dei vertici di controllo - divenuti , oggi diremo azionisti e "management"-, esco dal mercato perchè non ci sarà un salvataggio mediante immissione di "caritatevole" liquidità dall'esterno per mantenere comunque in vita la funzione benefica promossa in origine dai francescani.

      Bisogna infatti aggiungere che, a seguito della normazione papale del XVI secolo e seguenti, divennero ANCHE, MA è FONDAMENTALE, banche di raccolta dei risparmi delle aristocrazie (v. Wiki).

      Il che ci fornisce eloquentemente, in termini di interessi sostanziali a cui si prestò quasi subito il sistema, il RACCORDO CON LA TEORIA GESUITICA che poneva in dubbio Correttore di Bozzi: la visione gesuita, dunque, proteggeva ben determinate classi sociali dominanti e questo risulta particolarmente affine a Hayek e seguaci.

      Da ciò al passaggio al vero e proprio sistema bancario (pur, a rigore, serbando alcune funzioni assistenziali compatibili col livello dei profitti), in quanto comunque il sistema era apportatore di una ragionevole aliquota di profitti, si rivela molto breve.

      Tant'è che oggi, e certamente non da poco, il sistema è direttamente gestito da comuni istituti bancari (universali, con l'irruzione dell'UE).
      https://www.unicredit.it/it/privati/prestiti/creditosupegno/Agenziecreditosupegno.html
      Con effetti ciclici che ci danno la conferma della fondamentale "propensione marginale della ricchezza (stock)", nel caso del risparmio:
      http://orizzonte48.blogspot.it/2014/02/tre-uomini-in-barca-renzi-mentana.html
      http://www.agoravox.it/Nuovo-boom-dei-pegni-c-e-la-fila.html

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    16. @Bazaar & 48 "americani" (brainstorming, mi ci ficco).
      Il richiamo, massiccio, "alle armi" dell'esercito industriale di riserva in USA fu dovuto al più grosso intervento di politica industriale keynesiana della storia (WW II).
      Qui un ritratto, commovente nella sua "falsità", di un proletariato che può almeno cominciare a immaginarsi come piccola borghesia.
      Qui e qui due link ad una campagna di comunicazione poco nota presso di noi.

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    17. Quarantotto: ma quel raccordo possiamo farlo (non ho dubbi sul fatto che sia possibile) a posteriori, dalla prospettiva di persone viventi nel 2016, che hanno conosciuto gli effetti concreti del corso forzoso (fiat money per quelli che hanno litigato con l'italiano), di un Signore (Banca Centrale dipendente dal potere politico) che "batte moneta" perseguendo (a periodi, quando è abbastanza democratico dal voler rispettare il dettato costituzionale) l'obbiettivo della piena occupazione, gli effetti della moneta endogena e del moltiplicatore keynesiano.

      In economie con monete controllate da un'aristocrazia, variamente agganciate a riserve, variabili ma limitate, di metalli preziosi, è possibile la moneta endogena? E il moltiplicatore keynesiano? Ovvero, in ultima analisi, la moneta in tale regime funge da stimolo o da freno allo sviluppo dell'economia? È funzionale più alla distribuzione o alla concentrazione della ricchezza? I francescani del Quattrocento, ammesso che fossero in possesso di tali conoscenze di dottrina economica, che possibilità avevano di sovvertire quest'ordine?

      Sono tutte domande non retoriche che, salvo quella sui francescani, mi ponevo in relazione alla nostalgia di certi soggetti per il gold standard.

      Riguardo l'articolo sull'Espresso: ho voluto sollevare dubbi perché mi è sembrata un'operazione per la conquista, tramite la figura di un santo molto amato, dei catto-piddini più ingenui e contro eventuali (mi fido di Alberto) aspetti scomodi, per il liberismo, della dottrina sociale della Chiesa.

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    18. A ben vedere si possono fare da subito raccordi e "ora per allora" cioè non a posteriori e a non ceteris paribus.
      Infatti, in situazione di moneta-merce, se non si fossero volute favorire le aristocrazie proprietarie, - per non costringere al pegno, cioè al risparmio negativo, chi moriva di fame (e morivano letteralmente)-, dei "religiosi" (almeno loro) avrebbero ben potuto immaginare il rimedio logico e naturale: la tassazione dei possidenti (oligarchi).

      Invece, questi teorici non solo non lo sostennero mai, ma diedero vita a un sistema in cui gli stessi aristo-oligarchi coincidevano con gli investitori dei loro risparmi rispetto al profitto ricavabile dall'attività di pegno su credito!

      E la prova che ben si poteva immaginare una qualche forma di redistribuzione sta:
      a) nel fatto che teorizzarono come escluderla: vedi il documento riportato e tradotto da stopmonetaunica nei commenti al successivo post;
      b) appoggiarono politicamente tutte le opposizioni e rivolte dei possidenti contro i monarchi prima e poi contro gli Stati post-ancine regime (in senso lato).

      Ci furono altri religiosi che sostennero cose diverse, è innegabile: ma poi la Chiesa agì, e agisce invariabilmente, a livello ufficiale, come soggetto cointeressato in quanto super-possidente dotato di un'enorme ricchezza patrimoniale. E tale è il filone in cui si inserisce l'approvazione teoretica dei liberisti e degli austriaci in particolare.
      http://orizzonte48.blogspot.it/2015/12/il-giubileo-degli-avanzi-e-degli.html (da rileggere con attenzione)

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    19. Quarantotto: ho l'impressione mi vogliate attribuire una difesa d'ufficio della Chiesa cattolica che non è nelle mie intenzioni (per la cronaca: sono ateo).

      È evidente che, volendo usare uno schema concettuale moderno, fazioni dominanti all'interno della Chiesa (più in generale, in molte religioni) nel conflitto distributivo hanno scelto di porsi dalla parte del capitale e non del lavoro.

      Non sorprendentemente, aggiungerei: penso sia un'ovvietà affermare che il Potere (inteso come schema) cerca di soffocare qualsiasi cosa possa metterlo in discussione e quando non ci riesce cerca di cooptarlo e snaturarlo dall'interno; oppure s'inventa catalizzatori di dissenso che poi cerca di gestire a piacimento.

      Ho letto il post successivo e il passaggio riportato da stopmonetaunica: in entrambi non riesco a trovare il nesso fra i francescani (fra l'atro leggo in rete che si suddividono in tre famiglie) e gli scolastici spagnoli; lo stesso prospetto nel post li indica appartenenti agli ordini dei gesuiti e dei domenicani.

      Questo si concilia con quel poco che mi è capitato di leggere riguardo gli equilibri di potere all'interno della Chiesa e l'atteggiamento dei vari ordini nei confronti del potere temporale e del "popolo". Comunque ammetto la mia ignoranza in materia.

      Ribadisco: il mio intervento riguardava esclusivamente l'operazione di cooptazione della figura del santo, operazione che continua a sembrarmi sospetta e finalizzata a sterilizzare all'interno della Chiesa (intesa nel complesso della comunità dei credenti) qualsiasi tendenza, per quanto debole, non compatibile col liberismo. Questo in aggiunta a quanto la Chiesa stessa ha fatto per disinnescarne (presunte o reali) potenzialità "sovversive".

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    20. Nessuno collettivamente ti vuole attribuire nulla.
      Ognuno fa qui i suoi interventi a titolo personale e, normalmente, senza spirito polemico.
      Meno che mai attributivo malizioso.

      Comunque, spero che tu non prosegua a negare ciò che appare evidente: cioè che AL TEMPO in cui furono formulate le teorie in questione, - da parte di religiosi in connaturale e istituzionalizzato contatto (siamo nel '600 in Spagna! E i francescani del tardo XV secolo non sono EVIDENTEMENTE più i poverelli di S.Francesco; basta fare un po' di ricerche...che Rothbard e Hayek hanno ritenuto sufficienti e non erano certo studiosi poco esigenti, suvvia!) con coloro che intendevano favorire filosoficamente (o teologicamente).
      AL TEMPO E NON RETROSPETTIVAMENTE CON L'OTTICA DI OGGI, specie considerando l'intensificazione inquisitoria della Controriforma, che aveva una finalità autoconservativa (in un mondo in trasformazione dalla fine del '400: appunto).

      Non so cosa ti manchi per fare la connessione: il fenomeno della sinergia/alleanza della Chiesa, - incluso il suo apparato di pensatori "ordinati", cioè elaboratori di pensiero "ufficiale", specie dopo la controriforma-, con l'aristocrazia feudale (via via esistente nelle sue trasformazioni) nell'era del mercantilismo, a me pare così ovvio che sarebbe ingenuo attaccarsi alle parole di questo o quel commento: che non sono "contro" di te o nessuno. Sono solo ricostruzioni.

      Se si vuol uscire dall'ottica divulgativa, ed è ciò che sta emergendo, la conferma di questo ovvio svolgimento storico, semmai si rafforza (ma bisogna voler ricercare, studiare, analizzare criticamente avendo solidi rationali di Storia, economia e diritto): il fenomeno ha a che fare con la simultanea resistenza del sistema feudale (oligarchico per definizione) all'affermarsi del potere statale centrale (naturalmente alternativo alla stessa forza di influenzamento della Chiesa).

      Quanto a San Francesco in sè considerato, è ovviamente fuori dall'analisi, per epoca (di circa due e, successivamente, più secoli anteriore ai fatti) e per contenuto (per quanto noto) di pensiero da egli espresso.
      Ma questo è del tutto ovvio in questo contesto di contributi...

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    21. ma si quarantotto, la mia intenzione non è far polemica con nessuno, e sono grato a te e a tutti gli altri per tutti i contributi che fornite a questo meraviglioso blog.

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    22. Quarantotto: non "collettivamente" e non "contro di me"; intedevo dire che avevo l'impressione che, indipendentemente, tu e stopmonetaunica concordavate sul fatto che io volessi negare (senza malizia) il contributo di dottori della Chiesa di varia estrazione al pensiero liberista (non era mia intenzione negarlo, avevo delle perplessità solo sui francescani).

      Ma leggendo la tua precisazione «il fenomeno della sinergia/alleanza della Chiesa [...] con l'aristocrazia feudale [...] [che] ha a che fare con la simultanea resistenza del sistema feudale (oligarchico per definizione) all'affermarsi del potere statale centrale (naturalmente alternativo alla stessa forza di influenzamento della Chiesa)» ho compreso l'errore che mi impediva di capire le tue obbiezioni.

      Mi sono concentrato su quanto fossero effettivamente liberisti i francescani e l'articolo sull'Espresso. La questione principale però è l'affermarsi del potere statale centrale e le resistenze a questo cambiamento, comprese quelle della Chiesa; resistenze esercitate anche grazie al passaggio ad una economia di mercato d'impostazione liberista a cui l'aristocrazia feudale si adattava, trasformandosi, per non perdere i suoi privilegi (se ho compreso bene la tua argomentazione).

      Ci siamo risintonizzati o non ho capito/ho tralasciato ancora qualcosa?

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  9. "Il punto è che il capitalismo liberale austriaco è diverso da quello angloamericano"; siamo d'accordo che il capitalismo della scuola austriaca abbia come fine ultimo quello del ritorno al medioevo; però sarà un diverso medioevo, secondo me; a me pare sempre più evidente che il modello del free market sia stato usato nel corso della storia più come ideologia da applicare ai colonizzati, che come ideologia applicata dalle nazioni colonizzatrici; è essenzialmente usato come un sistema per scardinare le sovranità nazionali che si vogliono colonizzare; nello stesso tempo i paesi colonizzatori applicano parametri molto a loro uso e consumo di "free market", come ho illustrato sopra questi "protestanti" usa tendono a invocare il "free market" quando si tratta di redistribuzione del reddito, scuola e sanità pubblica, ed in generale fare concessioni alle classi subalterne; mentre diventano improvvisamente statalisti quando si tratta di aiuti alle loro multinazionali, quando si tratta di appalti militari come quelli delle guerre infinite in Medio Oriente, ecc.. A me pare quindi che il cosiddetto "free market" sia solo un'ideologia religiosa da dare in pasto alle masse disgraziate ed impoverite (per dirgli che è essenzialmente colpa loro se non hanno un buon lavoro o un buon reddito, colpa loro perché non hanno aperto la startup nel "mercato libero") che non è nemmeno applicata dalle élite dei paesi capitalisti dominanti.
    La Halliburton di Cheney ha fatto 39,5 miliardi di dollari con la guerra in Iraq
    http://znetitaly.altervista.org/art/10358
    "La settimana scorsa il Progetto sui Costi della Guerra dell’Istituto Watson per gli Studi Internazionali della Brown University ha affermato che la guerra in Iraq è costata 1,7 trilioni di dollari, senza contare i 490 miliardi di dollari di indennità una tantum dovute ai veterani della guerra e di quelle a vita che saranno dovute loro o a i loro familiari prossimi. "
    Alla fine penso che la stessa oligarchia capitalista multietnica unita nel governo mondiale continuerà a foraggiare le poche megacorporation globali (militari, informatica, fast food, ecc.) in mano a pochi monopolisti, con soldi, ricerca e incentivi pubblici (dovremmo vedere se il "pubblico" in futuro sarà ancora gestito dai paesi dominanti oppure da un'ONU riformata, come nell'obiettivo dei globalisti) , mentre la gran massa di poveracci avranno la religione del "free market" abbinata a quella della "decrescita felice" e abiteranno vasti slum deindustrializzati e privi di servizi essenziali, come scuola e sanità pubblici; magari gli si potrà dare un reddito di cittadinanza globale hayekiano per farli sopravvivere, non certo per farli vivere decentemente. La stessa scuola e sanità privati saranno accessibili solo ad un'élite. Non sto dicendo nulla di strano, mi sembra solo la proiezione nel futuro di quello che sta ora accadendo. E' possibile anche uno scenario perpetuo di guerra infinita contro tutti i dissidenti e paesi canaglia, finanziato da con appalti pubblici, come adesso del resto.

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    1. La tua conclusione è simile a quella della distopia orwelliana.

      Comunque, più semplicemente, la religione "liberista" si divide "esternamente" con il liberoscambismo (free trade), "internamente" con il liberismo anti-interventista (laissez-faire): due facce della stessa medaglia.

      Intervento statale e "dogana" quando fa comodo a fini di lotta di classe "interna" e a fini imperialistici "esterni".

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    2. una cosa non mi è chiara se bisogna presumere la diffusione e la partecipazione al progetto in tutte le elite mondiali anche ,quelle di paesi come russia e cina. o sono paesi rimasti fuori per motivi storico culturali? o sono semplicemente lotte intestine per quale fazione debba avere l'egemonia?

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    3. @Matteo Arca

      Una piccola nota metodologica: l'analisi dei processi storici è talmente complessa che, generalmente, si adotta un approccio riduzionistico.

      I modelli più noti sono il marxismo e il liberalismo, che strutturano fondamentalmente le dinamiche sociali in funzione dell'economia. Uno adotta una prospettiva "conflittualista", l'altro tendenzialmente "funzionalista".

      Esiste l'analisi geopolitica, esiste la descrizione dei processi storici tramite "le teorie razziali". Anche le religioni hanno il proprio metodo "ruduzionista" per descrivere la storia delle civiltà. (Cit. A.Dugin)

      La "presunzione della partecipazione ad un progetto" esula da questi "paradigmi analitici", e tende ad essere dominio di indagine di inquirenti, intelligence o, più propriamente, degli storici.

      Poiché generalmente queste informazioni sono in gran parte sconosciute e non facilmente desumibili, si incorre nella semi-certezza di finire in un approccio di tipo "cospirazionista", che Popper descriveva come non avente carattere di scientificità.

      Da cui l'etichetta da appiccicare a chi non si conforma alla propaganda.

      Chi nella contro-informazione ha venduto libri descrivendo la storia come un complotto di "massonerie" buone contro quelle cattive - facendo inchieste senza supporti documentali - è stato in vario modo deriso come cialtrone.

      Rispetto alla tua curiosità si portavano recentemente questo tipo di riflessioni.

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    4. Chiedo scusa, ma in questi giorni ho poco tempo. Mi limito quindi a un'osservazione molto terra terra: all'inizio di questo documentario sulla spoliazione in corso in Grecia ci sono alcune interviste a imprenditori cinesi. Capita di rado di sentirli, quindi può essere interessante dare un'occhiata per constatare come abbiano introiettato un bel po' degli stereotipi imperialisti occidentali (fa quasi ridere sentirli dire che il problema greco sarebbe la demagogia elettorale che ha gonfiato un welfare impigrente), di cui il loro stesso paese è stato vittima fino a tempi non così remoti. Tra l'altro si arriva all'assurdo di predicare un'integrale privatizzazione come ricetta salvifica mentre loro lavorano per un'impresa di proprietà pubblica. Eeeh, purtroppo non tutti gli Stati son capaci di intervenire bene nell'economia (servisse una conferma all'osservazione fatta sopra da "stopmonetaunica"). Faranno un uso socialmente più costruttivo rispetto al capitale occidentale delle strutture che hanno acquisito? Speriamo. Io però sono incline a condividere il pessimismo espresso da Lapavitsas nell'intervista. La morale è che, quali che siano le complessità geopolitiche, alla difesa dell'indipendenza nazionale, fatte salve fuga o schiavitù, di alternative proprio non ce ne sono. E' l'unica TINA degna di questo nome.

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    5. Hai pienamente ragione nella metodologia.
      Leggendo la vostra riflessione (tua e di 48) posso dire di condividerla ,avendo tratto anche io tali conclusioni, anche se non ritengo la cina infiltrata se non a livelli marginali,il crollo finanziario è causato dai capitali esteri che avversano il cambiamento di modello economico.
      Comunque che le oligarchie mondialiste occidentali vogliano giocarsi tutto dal punto di vista finanziario e bellico inizia a filtrare nei media statunitensi in modo palese,stanno preparando la popolazione all'idea della guerra ogni giorno di piú,anche perche la restaurazione del loro impero mondiale se subisce arresti faplisce ,il protrarsi di una situazione geopolitica e socioeconomica come quella attuale alla lunga darebbe sicuramente origine a una resistenza e allo stesso tempo indebolirebbe la loro capacitá di reazione.

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  10. Oltre a vedere gli effetti di una politica, mi piace cercare di capire i motivi, i fini di coloro che quella politica hanno ideato. Secondo alcuni questo è un qualcosa di ridondante, 'moralistico', inutile e solipsistico ... personalmente ritengo invece che, insieme agli elementi fattuali, capire il movente aiuti molto a capire le prossime mosse dei nostri amici e, se possibile, ad agire proattivamente.

    Ora, in teoria, un creditore può avere uno o più dei seguenti fini, anche in base ai rapporti di forza col debitore:
    * CREDITORE BUONO: vuole semplicemente un ritorno dall'investimento del proprio capitale. Ha interesse a che il proprio debitore viva bene e a lungo, per potergli restituire capitale e interessi
    * CREDITORE USURAIO: presta al fine di rovinare il debitore. Si comporta in maniera tale che il debitore non possa restituire il debito, che egli inventa e moltiplica ogni giorno. Lo scopo è impossessarsi dei beni del debitore.
    * CREDITORE SCHIAVISTA: è una variante del creditore usuraio, ma in tal caso lo scopo è impossessarsi della persona del debitore, cioè renderlo uno schiavo permanentemente al suo servizio.
    * CREDITORE OMICIDA: è il creditore per il quale la rovina patrimoniale del debitore è lo strumento o il pretesto per l'annientamento fisico del debitore stesso.
    È, quest'ultima, una figura di creditore che fatichiamo a rappresentarci, perché ci sembra qualcosa di illogico, paranoico, folle anche sotto il profilo della vulgata economica che vorrebbe il creditore interessato alla lunga salute del debitore ...
    Eppure, se poniamo mente agli effetti di distruzione dei popoli europei e di loro sostituzione che discendono dalle politiche economiche di UE e Stati nazionali, vediamo che è il profilo del creditore-omicida a essersi incarnato nei meccanismi di funzionamento del sistema di governo.

    Non si fermeranno, non faranno ponti d'oro, non accetteranno armistizi, non ci vorranno nemmeno come schiavi, a noi poveracci. Degli attuali italiani, si salveranno soltanto quelli che già da secoli sono stati selezionati come le migliori razze servitrici.

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  11. Interessante scontro tra l'UE a trazzione tedesca, la Germania stessa, BCE è la Polonia 100% pro NATO è estremamente atlantista ma anti UE è estremamente anti Germania.

    - La Polonia ha praticamente riformato completamente i loro media, scambiando completamente i dirigenti. Ci sono voci in Polonia che dicono che i media polacchi erano controllati al 90% da Bertelsmann è Springer (Germania). È io ci credo. In Italia i media probabilmente sono controllati al 100% dai tedesci. Basta solo guardare quanto spazzio si dia a Piller/Gumpel è ai giornalisti germanofili. Dopo queste riforme che si è incazzato di più ? giusto, Öttinger, Schulz, altri 2/3 commissari UE tedesci è un paio di politici tedesci sono andati su tutte le furie. La risposta secca polacca non si è fatto attendere. Oppositiopn stützt Regierung im Streit mit Berlin

    - La Polonia vuole introdurre una tassa bancaria è spendere il ricavato per procetti sociali. Polen plant Banken-Steuer und will Geld für soziale Zwecke verwenden È questo ha fatto molto incazzare la BCE.

    È poi mi sono imbattuto su un articolo sulla visita di Renzi in Arabia Saudita. Se questi Se questi pirla sono quelli che stanno guidando l'Italia, per l'Italia la vedo nera, molto nera. Sempre sè l'articolo sia vero eh, perchè finanzalambursco ha già più volte portato articoli un pò deliranti, forse anche loro vengono pagati da Bertelsmann, mah.


    Adesso la domanda da 1 millione, perchè la Polonia atlantista si fà i futtuti cazzi suoi è non vuole assolutamente intromissioni da parte del UE è della Germania sulle sue facende interne ? è i pirla italiani obbediscono ed eseguono passivamente a testa bassa ad ogni intromissione del UE è della Germania ?

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    1. La risposta sta nei post su Einaudi e in quello sul "quarto partito" che hanno dominato l'Italia del II° dopoguerra e il filoeuropeismo autorazzista(che non si presenta mai alle elezioni). Che è poi la stessa risposta che spiega perché e come il fascismo, privo di qualunque attendibilità politica e culturale (semmai è stata creata dopo la sua estinzione) fosse riuscito a prendere il potere...

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    2. In effetti qualche giornale polacco sembra esprimere posizini non troppo filotedesche...

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    3. Ma in Polonia hanno potuto eleggere un Primo ministro che ha risposto in maniera esemplare alla Commissione UE che ha provato a interferire su questioni sulle quali il trattato chiaramente non le affida la competenza (se non in via marginale e comunque sussidiaria, per cui di tale interferenza arbitraria e discriminatoria, - cioè non attivata in casi più eclatanti di paesi ordoliberisti e asserviti all'UE-, non ricorreva alcun presupposto legale).
      https://twitter.com/KellerZoe/status/687220783714820096

      Naturalmente, data la "estorsione" continuata e permanente cui è sottposto ogni Stato aderente all'UEM, una rivendicazione di democrazia e sovranità siffatte, sarebbero impensabili all'interno dell'eurozona!

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  12. @ Paolo Corrado

    Non direi che la Polonia sia propriamente pro-NATO: direi che sia più che altro anti-russa.

    Questa risposta della Polonia credo che vada collegata con il riavvicinamento geopolitico di Orban a Putin.

    Certi rancori di imperialismi passati, possono essere messi momentaneamente da parte quando è evidente che se ne è ripresentato uno di gran lunga peggiore, con la camicia bruna e con il colletto tornato del suo colore naturale.

    Bianco.

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    1. Mah, non so.

      La russophobia della Polonia è nota a tutti. Roba che va indietro, se non mi sbaglio centinaia di anni. Come secondo mè il delirante antistatalismo è esterofilismo italico.

      Da quanto ho letto io, la Polonia è specialmente l'attuale governo è pro-NATO è atlantista, contemporaneamte estremamente anti-UE è anti-Germania. La NATO in Polonia è molto attiva.

      Sulla Germania secondo mè c'è poco da discutere.
      I soliti megalomani che vogliono il posticino al sole, come già sucesso con Wilhelm II, del altro pazzoide che disse "Heute gehört uns Deutschland und morgen die ganze Welt (oggi ci appartiene la Germania è domani tutto il mondo) non ne parliamo nemmeno.
      Voglio ricordare che i tedesci già diverse volte si sono scontrati con gli USA, anche sul attuale crisi ci furono duri scontri. Ogni volta i tedesci se ne sono fregati degli ammerigggani, per dirla in parole miti.
      Anche VW se ne infischiata quando 1 anno prima dello scoppio del Dieselgate venne ammonita dal EPA di mettere in ordine i loro motori Diesel in circolazione negli USA, niente da fare tirarono dritto, poi venne il botto. :-))))


      Il problema secondo mè non sono gli USA, ma il complesso militare-industriale amerciano con la loro delirante dottrina del FULL SPEKTRUM DOMINANCE. Dal 2000 il complesso militare-industriale americano ha preso il pieno controllo degli USA.
      Il complesso militare-industriale non sono gli USA, è tanti americani sono contro.

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    2. @Paolo Corrado

      Non capisco il senso dell'intervento e infatti ti ripropongo le considerazioni fatte a Matteo Arca qui sopra.

      Innanzitutto la UE è parte dei progetti NATO.

      Quindi la contraddizione del comportamento della Polonia ho provato a cercarla da questo punto di vista.

      Direi che la confusione - ben registrata da un ideologicissimo "ammerigggani" - sia riassumibile in:

      «Il complesso militare-industriale non sono gli USA, è tanti americani sono contro.»

      Quindi abbiamo a che fare con il complesso militare-industriale della Germania? del Canada?

      Kissinger nel 2011 parla chiaramente (nonostante il suo solito disprezzo per il complesso militare), dichiarando che i "ragazzi" avevano fatto un ottimo lavoro in medioriente: il braccio armato va dove va la mente (e la pancia) economica.

      Bravi: continuate ad alimentare sentimento anti-tedesco (e anti-islamico...).


      D'altronde come ha detto Obama, l'ISIS non è un problema di sicurezza per gli USA.

      Così come non lo è neanche la Germania...

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    3. Insomma: usare come "modello analitico" la "teoria delle razze" mi sembra di cercare supporto in strumenti lievemente obsoleti e, contestualmente, mi pare che si rischi di infiammare ideologicamente le tensioni sociali in Europa, che non vorrei si trasformasse in un nuovo Medio Oriente.

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  13. Mi chiedo - proseguendo una riflessione che in precedenti commenti non ha incontrato molto successo :) - se, preso atto della impossibilità materiale di opporsi con efficacia allo stato delle cose (non si può fermare il vento, o un tram, con le mani diceva Seneca, lo stesso che diceva che non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare), non sia più utile trovare 'attorno al sistema' dei modi per andare avanti e riorganizzarsi.
    Penso al modello dei monasteri che nel periodo alto-medioevale furono rifugio e presupposto di sviluppo di uomini e conoscenze. Organizzarsi, condividere, aiutarsi, diffondere le conoscenze. Sarebbe dare un senso e una prospettiva al nuovo Medioevo incombente.

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    1. Ma in un Monastero di tal genere (mutatis mutandis), quanto alla funzione, ci hai appena scritto...
      Diverso discorso è quello per cui, in questa epoca, i monasteri (in effetti pochi blog, rispetto ad una massa sterminata di tutt'altra funzionalità informativa), non sono inseriti in un sistema istituzionalizzato che li ponga al centro della conservazione e della elaborazione della conoscenza (e della memoria).

      Senza il sistema feudale, il recepimento dei privilegia canonici e capitolari, e l'enforcement garantito dalla forza dei feudatari alleati con la gerarchia ecclesiastica, non sarebbero certo sopravvissuti a lungo, i Monasteri.

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  14. Buongiorno. Ho studiato il suo ultimo scritto( e relativi commenti) le due ultime notti. A me serve tempo . il PUNTO :" Tuttavia, il gap informativo sulle autentiche finalità e priorità dell'eurozona, è tale da non consentire, ai comuni cittadini, e persino a coloro tra questi che sono dotati di una cultura e di una professionalità di livello superiore, di cogliere razionalmente e in modo esauriente l'intera gamma dei meccanismi che stanno agendo inesorabilmente sulle loro vite." Poi di giorno scorro le pagine per lavoro e per "tastare" sui gruppi di colleghi: consulenti,fiscalisti, revisori, ragionieri, dottori...ecc. e trovo questo" Cortellazzo; quindi è in atto una vera e propria battaglia culturale – che lui stesso porta avanti su Twitter grazie all’hashtag #vericommercialisti – dalla quale dipenderà la sopravvivenza stessa della categoria. “I professionisti devono avere il coraggio di intraprendere questa battaglia e di non chiudersi a riccio – conclude –. Bisogna capire che oggi il mercato pretende servizi a prezzi ridotti, ma che permettano comunque un guadagno seguendo il modello di Uber, che vince non perché è low cost, ma perché offre un servizio migliore a un prezzo competitivo”.Questo il link: http://www.mysolutionpost.it/archivio/fisco-e-societ%C3%A0/2016/01/cortellazzo-menocarta.aspx#.VpdUuUKH62k.twitter. Bene . Si CERTIFICA la volontà con scienza e coscienza di un ...allegro e spensierato..... ritorno al secolo scorso, come minimo. Che dire di altro? Dicono già tutto ESSI. Buona giornata.E grazie ancora. Almeno si"conosce"...E "conoscere" come affermava il mio saggio e defunto padre serve sempre. E io ci conto. Bruna

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