venerdì 2 dicembre 2016

IL MUTAMENTO €XTRA ORDIN€M: LA "COSTITUZIONE FINALE" E' GIA' QUI (proprio perché non ve ne accorgete)


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1. Il punto di partenza è molto semplice (almeno per chi segue questo blog): la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art.1, comma 2, Cost.). 
La Costituzione si assicurò che questa titolarità non fosse espropriabile, o in qualunque modo "revocabile", fissando di una serie di diritti e principi fondamentali (artt.1-12) che determinano un indirizzo decisionale di vertice, cioè che costituisce un obbligo di attuazione (art.3, comma 2, Cost.), perenne e costante, a carico degli organi di indirizzo politico (parlamento e governo: designati in raccordo con la volontà popolare espressa dal voto, eguale e libero di ciascun cittadino). 
Dunque, per garantire la sovranità popolare nella sua "effettività", la Costituzione viene posta al di sopra della "politica", intesa come risultante, nella composizione dei corpi rappresentativi del popolo medesimo, del mutevole esito del processo elettorale.
Questo "indirizzo costituzionale"(su cui il PdR ha, o avrebbe, un potere generale di vigilanza), quindi, si pone al di sopra dell'indirizzo politico in modo tale che il secondo debba essere, nelle circostanze storiche ed economiche, la costante realizzazione concreta del primo: i margini di differenziati indirizzi politici, nel tempo, sono ristretti alla scelta di come realizzare i valori-principi fondamentali posti negli artt.1-12
Non può, tuttavia, tale indirizzo politico, mettere in discussione il "se" realizzare l'indirizzo costituzionale.

2. Il voto popolare è dunque la prima "forma" di realizzazione della sovranità popolare e, al tempo stesso, è la forma di designazione di coloro che, vincolati dai principi fondamentali inderogabili della Costituzione, sono tenuti a realizzarla. 
Il primo di questi principi è il fondamento stesso della Repubblica democratica, cioè il lavoro (art.1, comma 1), inteso come diritto a quella prestazione, dovuta dal plesso governo-parlamento, consistente nell'attuare politiche di "pieno impiego", utilizzando, altrettanto obbligatoriamente, gli strumenti di politica fiscale, industriale e monetaria appositamente previsti nella c.d. "Costituzione economica" (questo è proprio il tema de "La Costituzione nella palude").

3. Ma se la Costituzione viene mutata introducendo l'obbligo degli organi di indirizzo politico di attuare le politiche europee, la funzione di indirizzo costituzionale non è più attuabile perché l'indirizzo politico viene esplicitamente vincolato a realizzare "politiche", (termine che equivale a quello di "indirizzo politico") che sono attuative di trattati, liberoscambisti e fondati non sul lavoro ma sul "libero mercato" e sulla stabilità dei prezzi (e monetaria)
Quindi la prima e più importante forma di manifestazione della sovranità popolare viene resa inoperante e la stessa sovranità del popolo italiano privata di "effettività": i principi fondamentalissimi, imperniati sul lavoro, sono sostituiti da quei diversi e incompatibili valori cardine dei trattati europei che devono essere perseguiti a prescindere da qualsiasi orientamento espresso dal corpo elettorale (sovrano). 
Attualmente, non va sottaciuto, le cose stanno già così, essenzialmente perché:
a) da un lato, in sede elettorale, i cittadini non sono stati informati di questi effetti, derivanti dall'applicazione vincolata di principi-valori incompatibili ed opposti a quelli fondamentali della Costituzione, quali quelli €uropei della "economia sociale di mercato"
b) dall'altro, perché la nostra Corte costituzionale ha assunto una posizione di solo astratta, e mai in concreto verificabile, sindacabilità dei trattati alla luce dei principi dell'art.11 Cost. (che rientra, appunto, tra i principi fondamentalissimi ad attuazione obbligatoria). 

3.1. E la Corte lo ha fatto ragionando, per antica inerzia, sulla base di una inconfigurabile estraneità, o "neutralità", dell'applicazione di trattati economici e neo(ordo)liberisti, rispetto ai rapporti sociali ed a quelli politici: come se il conflitto distributivo, insito nell'economia di mercato e nell'ossessione deflattiva, non influisse sul livello dell'occupazione (art.4 Cost.) e della tutela del lavoro (artt.35 e 36 Cost.), nonché sulla capacità fiscale dello Stato di erogare prestazioni di welfare tali da risultare dignitose per la persona umana (artt.32, 34 e 38 Cost., su tutti).
Questo stato di cose, è stato evindenziato, in particolare con riferimento alla introduzione, nel 2012, della norma costituzionale relativa al pareggio di bilancio (su imposizione di un trattato europeo diretto a salvare l'eurozona), come una forma di "disattivazione" o "messa in sospensione" dell'essenza inderogabile della nostra Costituzione, fino al punto di svuotarla.

4. Protraendosi questo stato di sospensione e di svuotamento della Costituzione, per via del crescente e quasi totale assorbimento di ogni indirizzo politico (costituzionalmente conforme) nelle politiche economico-fiscali dettate dall'appartenenza alla moneta unica, si è ora deciso, essenzialmente in sede €uropea, un "adeguamento" della Costituzione stessa, appunto per conformarla all'evoluzione della governance €uropea e ratificare che l'indirizzo politico non discenda più da quello costituzionale e dal voto del popolo sovrano.

In modo implicito, ma obliquamente palese, si afferma, piuttosto, che questo indirizzo politico eteronomo proceda, in modo praticamente esclusivo - dati i settori socio-economici preponderanti su cui incidono le "politiche europee"-  dalle decisioni vincolanti delle c.d. "istituzioni europee", per la realizzazione del modello socio-economico dei trattati
E questi ultimi attribuiscono la titolarità della sovranità (che reclamano in erosione di quella popolare degli Stati democratici) a organi decidenti in nome dei "mercati": quindi in nome della competizione economica tra Stati e della stabilità dei prezzi, cui è obiettivamente subordinata la piena occupazione (in senso neo-classico, p.5), come obiettivo secondario (o mero corollario), dell'economia sociale di mercato (si tratta di un livello di disoccupazione ritenuto "naturale": cioè QUALUNQUE livello compatibile col livello di inflazione desiderato; v.qui, p.3).

5. In conclusione di questa panoramica riassuntiva, possiamo affermare che:
a) la sospensione de facto della Costituzione è un mutamento costituzionale extraordinem (di natura eversiva), già in corso da decenni, attribuibile al "vincolo esterno" dei trattati in quanto mai sottoposti (qui, p.5.1.) a un vaglio, accurato e consapevole, di costituzionalità;
b) tuttavia, ciò porta irresistibilmente a voler "sanare" questa situazione di fatto, a fini conservativi di uno status quo illegittimo, formalizzando l'Unione europea e le sue politiche tra le norme della Costituzione relative alle fonti di determinazione dell'indirizzo politico, e quindi mutando in via indiretta lo stesso art.1 della Costituzione circa l'appartenenza al popolo della sovranità;
c) questo processo di formalizzazione normativa del mutamento radicale della sovranità, è solo agli inizi delle sue spinte "riformatrici", dovendo proseguire, come abbiamo visto nell'introduzione a questo post, almeno finché non saranno espunti dall'ordinamento italiano, tutti i principi e diritti sanciti dalla Costituzione del 1948 ritenuti in contrasto con i principi ordoliberisti dei trattati;
d) la formalizzazione normativa a livello costituzionale, a rigore, non vale a sanare la contrarietà ai principi fondamentali della Costituzione (artt.1-12), ma tende a conservare i rapporti di forza socio-economici affermatisi coi trattati, al fine di mutare definitivamente il sistema di valori costituzionale e rendere accettabile la successiva restaurazione di principi fondanti storicamente anteriori alla Costituzione del 1948. 

5.1. In conseguenza di questa analisi, vorrei offrirvi la visione, reale e senza finzioni, sia del quadro (fattuale) effettivo di sovranità a cui siamo sottoposti, sia del punto di arrivo dell'adeguamento riformatore che dobbiamo inevitabilmente aspettarci.
Ho tratto dunque, da questo arguto e perspicuo commento di "Filippo" sul blog "Il Pedante", i principi e diritti fondamentali della €uro-Costituzione de facto (nel senso di occulta, ma non perciò meno dotata di effettività, già operativa), che discende dall'appartenenza dell'Italia all'Unione €uropea e dall'attuazione delle sue "politiche".
Risulta tragicamente comico, ma è terribilmente "reale".

Art. 1.
La Provincia italiana dell'Unione europea è una Plutocrazia oligarchica, fondata sul profitto. La sovranità appartiene al mercato, che la esercita attraverso l'oligarchia alla luce dei progressivi limiti di accettazione dell'opinione pubblica.

Art. 2.
La Plutocrazia disconosce l'esistenza di diritti inviolabili dell'individuo, sia come singolo, sia nelle reti sociali ove si palesa la sua specificità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà cosmetica, egoismo economico, e autismo sociale.

Art. 3.
Tutti gli attori del mercato hanno dignità in misura proporzionale alla loro capacità di spesa, e sono diversi davanti alla legge, dovendosi considerare il sesso, l'orientamento sessuale, la razza, la lingua, la religione, i pregiudizi politici, le condizioni personali e sociali.
E' compito della Plutocrazia rimuovere gli ostacoli di ordine etico ed ed i retaggi ideologici, che, limitando di fatto la concorrenza e la meritocrazia, impediscono il pieno sviluppo del mercato, e l'effettiva reificazione di tutti gli individui nell'organizzazione tecnocratica, economicistica e postumana della Provincia.

Art. 4.
La Plutocrazia riconosce l'immutabilità delle leggi economiche, e la necessità di una quota fisiologica di disoccupazione determinata dal ciclo economico. Ogni individuo è libero di svolgere una attività o una funzione che massimizzi la sua ricchezza materiale o la sua popolarità.

Art. 5.
La Plutocrazia, espressione dell'Unione europea, indebolisce progressivamente le autonomie locali; attua nei servizi che da essa dipendono, la massima centralizzazione amministrativa; adegua i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'Unione e dell'oligarchia.

Art. 6.
La Plutocrazia tutela con apposite buone pratiche le minoranze linguistiche della Provincia, con particolare riguardo per quella italiana.

Art. 7.
La Plutocrazia e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati alla luce della pubblica opinione. Le modificazioni dei rapporti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione formale delle norme.

Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente deprecabili e superate. Le teorie economiche diverse dal liberismo sono da considerarsi infondate ed utopiche nella misura in cui contrastino con l'ordinamento economico e giuridico della Provincia. I loro rapporti con l'Eurocrazia sono regolati attraverso la creazione di apposite categorie nel dibattito pubblico.

Art. 9.
La Tecnocrazia promuove lo sviluppo della cultura delimitandone con precisione gli ambiti e la ricerca scientifica e tecnica orientate alle esigenze del mercato e della competizione globale. E' indifferente al paesaggio e negligente verso il retaggio storico e artistico della Provincia quando essi non siano monetizzabili.

Art. 10.
L'ordinamento giuridico della Provincia si conforma alle norme del diritto europeo ed internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica del migrante è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Il migrante, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà economiche garantite dalla Costituzione della Provincia italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Tecnocrazia, secondo le legittime necessità di deflazione salariale dei padroni. Non è ammessa l'espulsione del migrante per formalità giuridiche.

Art. 11.
La Provincia italiana riconosce la guerra come strumento di salvaguardia dei propri interessi e di quelli dei suoi alleati e come mezzo didattico verso i popoli non democratici; si adegua alle scelte europee e transatlantiche per assicurare l'espansione del blocco occidentale che assicuri la stabilità della propria influenza; promuove interventi unilaterali nelle aree contese.

Art. 12.
La bandiera della Plutocrazia è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Può essere utilizzata esclusivamente insieme alla bandiera dell'Unione europea, rispettando il parametro numerico massimo di una a dieci.

30 commenti:

  1. “… è necessario prima avere chiaro in mente che cosa si intende con questa espressione “REGIME”... Parlando alla Camera … avevo cercato di definirne alcune caratteristiche.

    Possiamo dire che questo clima di regime è caratterizzato in primo luogo da una TOTALE CONFUSIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO e, più in generale, tra ciò che appartiene alla sfera statale e ciò che non le appartiene, sia nel campo degli interessi che degli istituti; CONFUSIONE TRA GOVERNO E PARTITO DI MAGGIORANZA; CONFUSIONE TRA GRANDI INTERESSI PRIVATI E ATTIVITÀ ECONOMICA DEGLI ENTI E DELLE AZIENDE PUBBLICHE…; confusione tra Stato e Chiesa, tra politica e religione, tra diritto dello Stato e diritto ecclesiastico.

    In secondo luogo, questo clima è caratterizzato da una generale omertà, in alto e in basso, per tollerare e proteggere gli infiniti abusi che quella confusione è destinata a consentire o ad dirittura provocare: in alto, ministri, gerarchi del partito di maggioranza, grandi personaggi del mondo della finanza, grandi personaggi della Chiesa; in basso, tra tutti i minori rappresentanti di queste stesse categorie”.

    In terzo luogo caratterizza questo regime un clima di generale sfiducia del popolo verso le leggi dello Stato e verso i poteri costituiti, e conseguentemente di rassegnazione, donde un rafforzato convincimento che le leggi esistono solo a favore dei potenti, che non vi è difesa per il debole, che l’arbitrio e la prepotenza sono sempre leciti purché possano contare su protettori abbastanza influenti per consentire l’impunità: il clima del qualunquismo, il clima che apre la strada a qualunque abuso di potere, il clima che apre la strada al crollo dei regimi democratici.

    È questo appunto che dà al fenomeno l’aspetto pericoloso di una degenerazione in regime: questa confusione tra governo e partito (governo che è di tutti e partito che è per definizione di una parte), tra pubblico e privato, tra autorità civile e autorità ecclesiastica; questa confusione che annulla ogni distinzione di funzioni e di responsabilità, annulla l’efficacia ed il funzionamento della legge, annulla come dicevamo, la natura stessa dello Stato di diritto…

    Il quadro del “regime” è così completo: dietro a una facciata democratica, che può tranquillamente essere mantenuta perché anche il suffragio universale è praticamente svuotato di contenuto, stanno I POTERI DI FATTO Che Dominano Tutta La Vita Pubblica A Proprio Vantaggio, il meccanismo legale delle istituzioni non funziona più, la distinzione e l’equilibrio delle funzioni sono annullati, la certezza del diritto non esiste e perciò non esiste lo Stato di diritto, ogni possibilità effettiva di un’alternativa, è esclusa perché il regime funziona in modo da assicurare la propria permanenza e negare i mezzi della propria distruzione…

    Se si vuole esprimere tutto questo con UNA FORMULA PIÙ GENERALE, si può dire che il regime è caratterizzato da UN CENTRO DI POTERE EXTRA-COSTITUZIONALE CHE SI SOVRAPPONE E SI SOSTITUISCE AI POTERI COSTITUZIONALI, creando confusioni di organi e di funzioni, e che questo centro di potere e rappresentato da una oligarchia, formata da grandi esponenti del Vaticano, del partito di maggioranza…donde in ultima analisi il prevalere di poteri irresponsabili che paralizzano l’azione degli organi legali… che fanno sparire i confini fra il lecito e il libito, che distruggono le basi dello Stato di diritto e della sovranità popolare” [L. BASSO, Verso il regime? in Problemi del socialismo, febbraio 1959, n. 2, 83-98].

    Sintesi, oggi fenomenologica, perfetta e che direi coincide con il tema come sempre cristallino del post.

    Un regime che da 35 anni dura DI FATTO, ed è stato beatificato, con la deforma costituzionale è sancito DI DIRITTO, cioè viene definitivamente santificato. Questa è la riforma per la quale si andrà a votare. Se qualcuno non capisce questo, si suicida letteralmente, svende la propria carne e quella di chi gli sta attorno.

    Volete voi santificare il regime? La risposta, come al solito, richiede un grammo di coscienza


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    1. La formula, rispetto a quei tempi, fu in realtà brutalmente semplificata: abolizione dei partiti di massa, percepiti ormai come mediatori inefficienti e superflui, privatizzazioni in nome dello stato di eccezione €uropeo (divenuto permanente, senza che la Corte cost. riesca ad accorgersene), e Poteri di Fatto esteri, tramite le istituzioni UE, che fissano l'indirizzo politico e dettano le leggi fin nei più minuti particolari.

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  2. Il liberismo e' un tumore. Non riesco a trovare un termine diverso. Speriamo di arrestarlo (nella speranza che sia rimasto sufficiente tempo) perche' l'alternativa mi fa paura: metastasi, morte lenta e dolorosa della democrazia costltuzionale

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  3. Breaking news: CONSIGLIO DI STATO SOSPENDE ITER RIFORMA BANCHE POPOLARI, ATTESA CONSULTA... però...

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  4. Questo Filippo è stato così preciso nel recitare la Costituzione materiale che, diciamocelo, se un paio di professionisti e studiosi seri non avessero aperto dei blog e avessero scritto un paio di libri, dubito che ci sarebbe stata tal coscienza critica.

    Chi vota SÌ lo fa perché o ha simpatia per Renzi (de gustibus...) o ha in odio Grillo/Salvini, ecc.

    Che dire. Le magie della TV.

    Sono contro e lotterò contro la libera informazione; l'informazione non deve essere "libera" tout court. Deve essere in armonia con i fini "sociali", come qualsiasi attività o funzione.

    Non deve essere "libera", "illimitata": deve essere LIMITATA dagli interessi generali.

    Chi non lo ha ancora capito è fascista. O liberale.

    Che è la stessa cosa.

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    1. Ed infatti, in generale “l’imperialismo culturale” (come Lelio definiva il fenomeno e come lo stesso è stato sviscerato fino alla nausea da anni in questo blog) non potrebbe esistere senza il controllo dei circuiti d’informazione. Senza un tale controllo, il metodo Juncker-Amato avrebbe fallito o non avrebbe potuto fare i danni che conosciamo:

      “… Se democrazia significa sovranità del popolo, e quindi di tutti i cittadini, se pertanto in un regime democratico ogni cittadino deve essere posto in condizione di esercitare i diritti che gli derivano dalla sua partecipazione alla sovranità collettiva, se la nostra Costituzione (art. 3 cap.) riconosce che questa democrazia rimarrà una vuota parola fino a quando tutti i cittadini non saranno messi in condizione di poter partecipare di fatto alla gestione della cosa pubblica, mi pare che se ne possa concludere che la collettività ha l’obbligo di dare a ciascun cittadino la concreta possibilità di tale partecipazione. Ora tale concreta possibilità non significa soltanto liberare ogni cittadino dagli assillanti problemi della fame, della miseria o della disoccupazione, non soltanto eliminare le stridenti disuguaglianze e gli squilibri perturbatori del tessuto sociale, MA ANCHE FORNIRE A CIASCUNO I MEZZI PER ESSERE IN GRADO DI APPREZZARE I VASTI E COMPLESSI PROBLEMI IN CUI SI ARTICOLA LA VITA COLLETTIVA E TALI MEZZI SONO TANTO SOGGETTIVI (adeguato livello di istruzione e di coscienza civile e democratica) quanto oggettivi (un’informazione per quanto possibile seria e imparziale). Sarebbe infatti impossibile concepire una democrazia reale, un effettivo governo di popolo, se al popolo non fossero dati gli strumenti per accedere alla conoscenza della vita associata che esso deve governare e dei problemi che ne risultano ch’esso deve risolvere.

      Ad assolvere a questo compito non è certamente sufficiente la libertà della stampa e dell’informazione in generale: LA LIBERTÀ DELLA STAMPA È CERTO UNA GRANDE CONQUISTA DEL PERIODO LIBERALE che va strenuamente difesa anche oggi, in un regime democratico più avanzato, ma è ben lungi dall’esaurire la materia. Essa infatti ha radice in una concezione individualistica della società e riflette il diritto di ogni individuo ad esprimere la propria opinione: riguarda di più cioè il diritto di chi vuole scrivere che quello di chi vuole leggere per essere obiettivamente informato, risponde assai più al concetto di libertà in senso tradizionale che a quello di servizio pubblico. In altre parole la libertà di stampa rappresenta il diritto del singolo cittadino di “fare” qualche cosa e il correlativo dovere dello Stato di “lasciar fare”, mentre il servizio pubblico dell’informazione rappresenta un dovere della collettività di “fare” essa positivamente qualche cosa e il correlativo diritto di tutti i cittadini di ottenere dalla collettività la prestazione dovuta. (segue)

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    2. D’altra parte la progressiva evoluzione della realtà sociale moderna ha profondamente modificato i termini del problema della libertà di stampa: OGGI LA STAMPA, SOPRATTUTTO PER QUANTO ATTIENE ALL’INFORMAZIONE, E QUINDI LA STAMPA DEI GIORNALI QUOTIDIANI IN PRIMO LUOGO O ANCHE DEI SETTIMANALI, IMPLICA UN TALE INVESTIMENTO DI CAPITALI CHE PARLARE DI “LIBERTÀ DI STAMPA” DIVENTA UN’IRRISIONE. Solo chi dispone di un forte potere economico può permettersi l’esercizio di questo diritto teoricamente spettante a tutti i cittadini: di fatto siamo quindi in presenza di un oligopolio dell’infrmazione e non di una reale libertà. E poiché chi dispone di un forte potere economico ha anche naturalmente dei forti interessi economici da difendere, ne deriva che in realtà la stampa quotidiana nella sua grande maggioranza è di fatto legata alla difesa di determinati interessi economici, che sono ovviamente gli interessi economici di chi detiene il potere economico di fondare e mantenere in vita giornali, cioè dei grandi gruppi capitalistici. La libertà di stampa nelle condizioni attuali si risolve quindi di fatto contro il diritto dei cittadini all’informazione obiettiva, perché manca anche la possibilità che l’obiettività, impossibile in assoluto, scaturisca dal contrasto delle informazioni e delle interpretazioni dato che, con l’eccezione di pochissimi giornali di partito, tutti gli altri riflettono gli stessi interessi fondamentali pur attraverso sfumature e accenti particolari… (segue)

      IN UNA SOCIETÀ DEMOCRATICA TUTTI I CITTADINI HANNO UN DIRITTO ALLA VERITÀ, E CIOÈ ALL’INFORMAZIONE PER QUANTO POSSIBILE OGGETTIVA, e correlativamente lo Stato ha il dovere di fornire questa informazione come un servizio pubblico. Questo servizio pubblico non può considerarsi assolto attraverso la concorrenza di fonti d’informazione privata, perché si tratterebbe di concorrenza oligopolistica dominata da interessi privati di grandi gruppi capitalistici; e neppure può considerarsi assolto attraverso un monopolio statale che sia sotto la direzione del governo, cioè, in pratica, di un partito politico. È necessario che il servizio pubblico sia per quanto possibile garantito da interferenze governative e dotato di indipendenza, ma è in ogni caso non meno necessario che il servizio sia articolato in modo da offrire al pubblico non soltanto quanto la direzione del servizio ritiene di dover dare nell’interesse di tutta la collettività, ma anche regolari trasmissioni curate autonomamente dalle grandi formazioni in cui si esprime la vita della collettività graduandone il tempo messo a disposizione a seconda del peso e dell’importanza che ciascuna di queste formazioni ha nella realtà. Questa disciplina sarebbe già oggi attuabile nel campo radiotelevisivo … credo che il concetto di servizio pubblico e l’idea che le prestazioni di questo servizio debbano essere in parte fornite dalle grandi formazioni in cui si realizza la personalità del cittadino, aventi ciascuna un diritto autonomo non assoggettabile a censura, siano le strade maestre di una democrazia moderna che non può esistere se non è articolata appunto in una serie di autonomie…” [L. BASSO, Per una disciplina organica dell’informazione, in Rassegna parlamentare, maggio-giugno 1963]. (segue)

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    3. Ed ancora:

      “… Io NON SONO PERSONALMENTE FAVOREVOLE ALLA MOLTEPLICITÀ DELLE TV, SOPRATTUTTO DELLE TV PRIVATE: la libertà d’informazione ha oggi assunto un significato diverso che nell’Ottocento. Che cosa significa parlare di libertà di stampa nel senso di riconoscere a ciascuno il diritto di fondare un giornale, quando si sa che in realtà solo pochi magnati, o un grandissimo partito, possono permetterselo? Mi sembra più giusto parlare di un DIRITTO DEL CITTADINO ALLA VERITÀ, cioè all’informazione più ampia e spregiudicata che gli fornisca tutti gli elementi per FORMARSI UNA SUA IDEA DELLA VERITÀ: ciò significa soprattutto che i partiti, i sindacati, le organizzazioni civili devono avere libero e incontrollato accesso alla radio e alla TV, per un tempo che corrisponda alla loro reale rappresentatività. Questo mi sembra il modo migliore di garantire la libertà dell’informazione, almeno nel settore radio-televisivo …” [L. BASSO, Affinché il Paese migliori, Il Giorno, 12 ottobre 1974].

      Quello sopra riportato sarebbe, sul punto, un programma di governo già pronto e rigorosamente costituzionale. Ma, caro Bazaar, a parlarne purtroppo siamo rimasti solo una manciata di pericolosi sovversivi

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    4. Stessissima. E proprio nell'inabilitazione di massa a capirlo, sta la natura fascista (in doppiopetto) del liberismo.
      Basta vedere la consueta performace di "chicche" offertaci poco sotto da Arturo...

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    5. Come vedi, caro Francesco, senza capire la natura irresistibilmente oligopolistica dei "mercati", di qualunque settore, ogni disquisizione sulle "libertà" è una squallida pantomima.

      E lo è più che mai laddove sia in gioco un mercato caratterizzato dal preminente pubblico interesse del bene/servizio offerto: la cosa sarebbe agevolmente risolvibile con una legge sull'informazione conforme all'art.21 Cost. Di cui abbiamo in passato indicato, su questo blog, alcuni principi irrinunciabili.

      Ma poi vedendo che la "classifiche" internazionali (invariabilmente finanziate dai Soros) fanno coincidere la "libertà di informazione" con il numero di operatori privati(in oligopolio!) e con l'assenza di interferenza statale su di essi, non rimane che una sola soluzione: vietare lo svolgimento di servizi di informazione privata da parte di chi non sia, in modo accertato con totale rigore, un editore PURO.
      Cioè privo di qualunque altro interesse commerciale.

      E non solo: ma un editore puro che sia finanziato ESCLUSIVAMENTE da un istituto di credito specializzato di proprietà pubblica ma amministrato da funzionari imparziali, a requisiti di qualificazione predeterminata, e sorteggiati da un elenco aggiornato costantemente.

      Poi sull'entertainment, facessero quello che vogliono (nei limiti delle leggi penali) e massima apertura del mercato: compresi i "film di interesse culturale".
      La precondizione per la loro produzione e distribuzione deve essere SOLO la diffusione della cultura, per tutti, da parte di un imparziale e rafforzato sistema della pubblica istruzione.

      Pubblica istruzione, (forte e imparziale), libertà di informazione, ontologicamente separata da interessi privati di altro tipo, compresa la reverenza verso la MORALE DEI BANCHIERI, e eguaglianza sostanziale, sono praticamente la stessa cosa vista in momenti e angolazioni differenti.

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    6. A fondare Nietzsche, Heidegger e Schmitt, ci si trova con un tal armamentario decustruttivista, storico concettuale ed ermeneutico che il complesso si fa leggere come un segno stradale.

      (Ed è per questo che i più pericolosi e - se si vuole - "culturalmente inutili", sono i liberali: questi hanno una visione organicistica della realtà "empiristicamente fondata"; segnatamente sull'economia, ovvero sulla teologia economica che - come prova Arturo con l'ennesima strepitosa fonte - è a sua volta esponente di una ben precisa filosofia morale che permette - cfr Hobbes - una ben precisa Costituzione materiale ed un ordine tanto delocalizzato quanto ben precisato: quello del "mare finanziario")

      "Libero" per i liberali colti e coscienti, significa privato. Ovvero libero dal pubblico. Ovvero libero dalle sudice mani della plebaglia proprietaria esclusivamente delle proprie catene.

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    7. Art.3, comma II, Cost.: nemmeno quattro righe e mezza per distinguere la vera democrazia dalle supercazzole ordoliberiste. Capolavoro assoluto.

      Tutto e' veramente legato a tutto, Presidente, un'armonia complessa. Quando cominci a capirlo, non puoi non amare questa Costituzione, chi l'ha scritta e chi ha dato tutto perche' quelle quattro righe fossero scritte.

      Allacciamo bene le cinture. Il volo sara' turbolento in questo fine settimana

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  5. Tanto per chiarire, al di là di ogni possibile dubbio, che il “nuovo” euroindirizzo non è altro che la meccanica riproposizione del paradigma liberista pre-’29, ennesimo ripassino di storia con questo importante paper di Clara Mattei, che elenca i dogmi dell’ortodossia finanziaria del primo dopoguerra elaborati nelle conferenze di Bruxelles (1920) e Genova (1922).

    Quella di Bruxelles, richiesta dal consiglio della Società delle Nazioni, fu la prima conferenza finanziaria mondiale. Qualche citazione: “The examination of these statements brings out the extreme gravity of the general situation of public finance throughout the world, and particularly in Europe. Their import may be summed up in the statement that three out of every four of the countries represented at this Conference, and eleven out of twelve of the European countries, anticipate a Budget deficit in the present year. Public opinion is largely responsible for this situation. The close connection between these Budget deficits and the cost of living; which is causing such suffering and unrest throughout the world, is far from being grasped. Nearly every Government is being pressed to incur fresh expenditure; largely on palliatives which aggravate the very evils against which they are directed. The first step is to bring public opinion in every country to realize the essential facts of the situation and particularly the need for re-establishing public finances on a sound basis as a preliminary to the execution of those social reforms which the world demands.” (questa è la prima risoluzione della Commissione sulla finanza pubblica).

    La seconda: “The country which accepts the policy of budget deficits is treading the slippery path which leads to general ruin; to escape from that path no sacrifice is too great

    La quinta: “Conference considers that every Government should abandon at the earliest practicable date all uneconomical and artificial measures which conceal from the people the true economic situation; such measures include: (a) The artificial cheapening of bread and other foodstuffs, and of coal and other materials by selling them below cost price to the public, and the provision of unemployment doles of such a character as to demoralize instead of encouraging industry. (b) The maintenance of railway fares, postal rates and charges for other government services on a basis which is insufficient to cover the cost of the services given, including annual charges on capital account (Resolution V, 14)”

    La sesta: “Fresh taxation must be imposed to meet the deficit and this process must be ruthlessly continued until the revenue is at least sufficient to meet the full amount of the recurrent ordinary expenditure,” (Resolution VI, 14).”

    (Spero non sfugga l’analogia fra queste continue invocazioni di spietatezza e ferocia e la determinazione inflessibile a onorare pienamente la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali” a cui si sono impegnati i capi di Stato e di Governo dei paesi dell’eurozona nel vertice del 21 luglio 2011, ricordato nella celebre lettera di Draghi e Trichet).

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  6. La Commissione sulla valuta e gli scambi si focalizza sull’inflazzzione (chi l’avrebbe detto!): “Inflation is an "unscientific and ill adjusted mode of taxation" that produces higher living costs and consequent “labour unrest”.”

    “Secondly, Banks, in particular Banks of Issue, should be independent of political pressures in order to act solely “on the lines of prudent finance,” (Resolution III, 28). More specifically, the interest rates should rise in order to restrict the volume of credit available. Indeed “if the wise control of credit brings dear money, this result will in itself help to promote economy,” (Resolution VII, 29). The commission is aware that such measures increase the cost of repayment of floating debt; yet it states
    “we see no reason why the community in its collective capacity (i.e., the Government) should be subjected less to the normal measure for restricting credit than the individual members of the community,” (Resolution IV, 28).”
    Cioè lo Stato deve mettersi in mano ai mercati finanziari: lo sappiamo benissimo che il senso dell’indipendenza delle banche centrali è questo, ma le conferme fan sempre piacere.

    Ovviamente “at Brussels it was already agreed that “It is highly desirable that countries that have lapsed from an effective gold standard should return thereto,” [Resolution VIII, 19].”

    Passiamo a Genova: “The necessity of political independence of central Banks in order to conduct prudent finance is proclaimed in the second resolution of the Currency Commission. However the Genoa commission expands on the need for cooperation and coordination amongst Central Banks in order to obtain monetary stability. See Resolutions III and XII of the Currency Commission. The principle of free trade is central to the Exchange Commission.”

    “So long as there is deficiency of the annual budget of the State which is met by the creation of fiduciary money or bank credits, no currency reform is possible and no approach to the establishment of the gold standard can be made. The most important reform of all must therefore be the balancing of the annual expenditure of the State without the creation of fresh credit unrepresented by new assets. The balancing of the budget requires adequate taxation but if government expenditure is so high as to drive taxation to a point beyond what can be paid out of the income of a country, the taxation therefore may still lead to inflation. Reduction of Government inflation is the true remedy. The balancing of the budget will go far to remedy an adverse balance of external payment, by reducing internal consumption. [Resolution VII, 3]” Questa “distruzione” della domanda interna però mi ricorda qualcosa…:-)

    D’altra parte tanta severità è inevitabile: “The Conference is of opinion that the strict application of the principles outlined above is the necessary condition for the re-establishment of public finances on a sound basis. A country which does not contrive as soon as possible to attain the execution of these principles is doomed beyond hope of recovery.” Anche questo catastrofismo non mi risulta del tutto nuovo…

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  7. Lascio per ultimo il mio coté preferito: quello morale.

    Questo il discorso del delegato francese: “There are some who have smiled at a reference to monetary and financial principles, saying that what was needed was not a course of moral instruction, but the discovery of practical remedies. Such persons fail to recognize that morality has a practical application. A man who wishes to strengthen or rebuild a house must first ascertain that the foundations are secure. The foundations of all monetary and financial construction are moral. To adjust normal expenditure to normal resources; to honour obligations incurred; to pay debts in a currency which is not depreciated at the very moment it is used because it is artificially created by all too rapid printing…(W.N. Medlicott & D. Dakin 1974, First Series Vol. XIX, 710)”

    E non poteva mancare il lirismo del delegato italiano (Shanzer): “We are recommended to stabilize public expenditure in order to avoid the opening of new credits, we are advised to reduce expenditure. But is not the reduction of expenditure a moral problem? The reduction of expenditure means the abandonment of all selfish and excessive claims and pretensions of the individuals, groups and classes which are all eager for improved conditions [... ] In many countries the concessions which are thus rendered necessary result in increased expenditure, which cannot be compensated with increased taxation beyond the limit. In all countries since the war, instead of a tendency towards thrift and careful living, there has been unfortunately a tendency towards luxury, pleasure and dissipation....(W.N. Medlicott & D. Dakin 1974, First Series Vol. XIX, 712)”

    Grazie al cielo che c’è il clero bancario a rimetterci sulla via della virtù!

    In Italia l’”adeguamento” a quella “governance economica”, come spiega l’autrice, consistette nel fascismo. Ricordiamolo nell’imminenza del referendum.

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    1. Ricordiamolo soprattutto perché lo stiamo costituzionalizzando.

      Se non si comprende la morale del banchiere, non si comprendono i Lager.

      (Non è semplice mostruoso cinismo: "il lavoro rende liberi" significa che il lavoro nell'era del "libero commercio" ti dà la possibilità di diventare proprietà privata dell'investitore - per la gioia di Mengele)

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    2. È impressionante come il "cotè morale" assomigli a quello del pauperismo solo per i subalterni, dell'accettazione della "durezza del vivere" e delle privazioni del cattolicesimo classico.

      (La burocrazia dei celibi che racconta di un "Gesù bambino nato al freddo e al gelo" che però, nel Vangelo, magna, beve vino ed è circondato da donne come un Dionisio)

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  8. "Boom di affluenza all'estero..." Alfano: "non ci saranno brogli elettorali".

    Excusatio non petita

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  9. Ciao Bazaar sono totalmente in sintonia con te. Speriamo bene per domenica, anche se guardando la ns borsetta di nani, ballerine e caporali mi verrebbe da dire che girano sondaggi riservati i quali danno la sicura vittoria del Si. Auguro a loro, di CUORE, di bruciarsi le manine lunedì mattina.

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  10. “LE LEGGI DEVONO PRODURRE UN EFFETTO, NON DEVONO ESSERE COMPRENSIBILI”

    E' l'Amato-Junker del nuovo che avanza e tu, bellezza, t'ostini, t'incaponisci, t'arrovelli a credere, sperare, studiare altro che non è, che non bisogna che sia.

    E si, o forse NO, «me l[]a portarono a casa un mattino di [luglio] dicembre, spoiolat[]a e smembrat[]a a colpi di scure come un maiale ... L[]a stesi sul tavolo di granito del cortile, quello che usavamo per le feste grandi, e l[]a lavai col getto della pompa ... Pthù! Maledetti siano quelli che gli hanno squarciato il petto per strappargli il cuore con le mani e prenderl[]a calci come una palla di stracci!».

    E NO, cari d'un cane, non s'uccidono così neppure i cavalli.

    E NO, bellezza, che sia ciò che dev'essere e NO, bellezza mia, stavolta NO.

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  11. CARO PRIMO MINISTRO

    «Caro Primo Ministro,
    Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
    Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
    Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.
    Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:

    1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed é cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.

    a) E' necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.

    b) C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
    c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

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  12. [segue 2/3]
    2. Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
    a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E' possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.

    b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.

    c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.

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  13. [segue 3/3]

    3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'é l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
    Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.

    Con la migliore considerazione,

    Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

    5 agosto 2011

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    1. Caro Poggio,
      Direi che i compiti i collaborazionisti li hanno fatti bene (a spese delle nostre terga). La macchina fascista ha funzionato alla grande! Oppure NO? :-)

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    2. Cari Poggio e Francesco: vi rinvio al post appena pubblicato.
      In un pragmatismo "radicalmente democratico" è bene concentrare le forze su QUELL'aspetto. E' l'essenza fenomenologica del problema...

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  14. Frederik Erikson, direttore del centro europeo per la politica economica internazionale a Brüssel su Matteo Renzi.

    Falsch verstanden

    Selbst EU-kritische Äußerungen werden Italiens Ministerpräsident zugestanden - in der keineswegs unzutreffenden Annahme, er könne damit bei der italienischen Bevölkerung punkten. "Die europafeindliche Rhetorik", der Renzi sich zeitweise befleißige, sei "harte politische Kalkulation", wird der Leiter des European Centre for International Political Economy in Brüssel, Fredrik Erixon, zitiert: "Es ist eine politische Scharade" - "und alle wissen, dass das so ist". Zuletzt haben sich Berliner Diplomaten allerdings genötigt gesehen, Renzi öffentlich daran zu erinnern, dass es bei seiner Rettung um eine Rettung des Euro, nicht aber um eine reale Aufwertung Italiens geht. "Wir haben den Eindruck, dass Renzi die Illusion hatte, den französisch-deutschen Motor mit Italien zu einem Trio zu machen", äußern deutsche Diplomatenkreise mit Blick auf die Ausrufung eines neuen EU-Führungstrios durch Bundeskanzlerin Merkel: "Da hat Renzi wohl etwas falsch verstanden. Der deutsch-französische Motor steht für sich."[7]

    fonte: http://www.german-foreign-policy.com/de/fulltext/59494


    Cerco di tradurre.

    La retorica anti-europea di Renzi è nient'altro che un "duro" calcolo politico, una farsa poltica è tutti lo sanno. L'obiettivo è "fare punti" o meglio impressionare elettorato italiano. Diplomati tedeschi recentemente hanno dovuto far ricordare in pubblico a Renzi che l'intenzione della Germania non è fare entrare l'Italia nel duo o come lo chiamano loro "il motore" franco-tedesco che attualmente rapresenta la leadership in Europa. La leadership rimarrà tale è non si trasformerà sicuramente in un trio, fanno ricordare diplomati tedeschi a Renzi. L'interesse o il supporto della Germania a Renzi a solo un unico motivo, salvare l'euro è sicuramente NON l'Italia. Abbiamo l'impressione che Renzi abbia l'illusione che l'Italia possa far parte della leadership franco-tedesca che attualmente domina l'europa, non è cosi, qui Renzi a frainteso qualcosa, dicono diplomati tedeschi.

    Qualcuno si ricorda l'incorntro in una portaeri italiana tra Renzi, Holland è Merkel è come era ogoglioso il cazzaro. Per Merkel è Holland era semplicemente un "non event" o meglio un giochetto, niente di più.
    Non capirò mai come i governanati italiani si possano abbassare fino a tale punto ed essere ancora orgogliosi. Il problema è questi idioti non si rendono ridicoli solo loro ma rendono ridicola tutta l'Italia.

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    1. Preciso che si tratta di "diplomatici" tedeschi...
      Per il resto, siamo stati i primi a evidenziarlo i
      n Italia, praticamente in tempo reale parlando di Vaudeville
      http://orizzonte48.blogspot.it/2016/08/ventotenes-vaudeville-la-penosa-agonia.html

      Come pure abbiamo rammentato il fatto che tale "motore" (Franco-teutonico, ormai patto leonino pro-crucchi) corrisponde a un preciso placet degli USA: almeno fino ai tempi di Obama.

      Con Trump vedremo se e come le "pressanti indicazioni" (alla priorità manutentiva dell'euro) muteranno: ma non certo per far piacere all'Italia.

      Un vantaggio per noi, potrebbe indirettamente prospettarsi solo se ciò fosse di convenienza alla nuova strategia USA: e solo se avessimo, ipotesi particolarmente remota, una classe politica capace di negoziare con Washington una nuova prospettiva di reciproca convenienza.

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    2. Sorry per le'errore.

      Comunque, leggendo un pò i giornali tedeschi noto un elevato nervosismo nel Etablishment tedesco. Hanno una paura pazza che l'euro possa saltare. Sono letteralemnte terrorizati di perdere il loro cavallo di troia Renzi.

      Come i mercati potrebbero reagire in caso di un euro break-up c'è l'ho dimostra questo grafico. Linea nera è il FTSE/MIB, linea blu il DAX. Qui si nota una certa insucurezza sopratutto nel DAX ed un euforia nel FTSE/MIB. Questa è la direzione che potrebbero prendere i mercati azionari, non subito dopo il break-up ma sicuramente dopo un paio di settimane. La spiegazione è semplice, i mercati sanno benissimo cosa succederebbe al economia tedesca è italiana in caso di break-up.

      Trump non farà il piacere del Italia, ma nemmeno quello dei tedeschi. È sopratutto Merkel perderà il suo più importante alleato, il sig. Obama.

      Con Trump al portere, secondo mè succederanno 5 cose:
      - Trump lascerà l'euro-zona a se stessa.
      - Litigi è differenze tra i paesi del euro-zona aumenteranno.
      - Merkel perde il suo più importante alleato, gli USA.
      - EU è euro-zona su pressione tedesca andrà a scontrarsi con gli USA.
      - Germania verrà sempre più isolata.

      Credo che per l'Italia al momento è di assoluta importanza di togliere il potere a questo cabineto del orrore nominato PD. Credo che di più in Italia non si possa aspettarsi, almeno per il momento.





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    3. Non so se tu sia un "italiano all'estero" con diritto di voto; tuttavia, se lo fossi, mi pare che, a sentire i rumors attuali sull'orientamento di voto degli italiani all'estero, avresti un'opinione piuttosto minoritaria

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