1. Per capire come si sia arrivati alla situazione di collasso simultaneo delle infrastrutture e dell'ambiente urbanistico di fronte alle intemperie, che si registra ormai annualmente - sempre che non si voglia credere che la causa sia il cambiamento climatico e che perciò si vogliano ignorare pervicacemente i livelli di definanziamento raggiunti dalle più essenziali funzioni costituzionali dello Stato -, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo: quindi, esaminare la teoria della c.d. Public Choice quale concepita negli USA nella evoluzione impressale da James Buchanan (quello dei residui fiscali per intenderci), premio Nobel per l'economia nel 1986 (intendiamoci: se tale premio Nobel "collaterale & bancario-centrale" fosse esistito quando Beardsley Ruml era ancora in vita, difficilmente gli sarebbe sfuggito).
2. L'intera teoria svolge una critica alla politica ex sé in quanto assurdamente preoccupata di captare il consenso degli elettori. Ed è in definitiva una teoria della inefficienza delle classi politiche in presenza del suffragio universale (che rimane "la" spina nel fianco dell'efficienza allocativa elitista-paretiana).
In questo post, abbiamo visto come il successo di tale visione abbia trasformato la stessa capacità della democrazia (ridotta in senso formale e idraulico) di (non) realizzare gli interessi maggioritari e invece di creare una continua legiferazione ad hoc per gli interessi dell'elite e dei vested interests.

In questo post, abbiamo visto come il successo di tale visione abbia trasformato la stessa capacità della democrazia (ridotta in senso formale e idraulico) di (non) realizzare gli interessi maggioritari e invece di creare una continua legiferazione ad hoc per gli interessi dell'elite e dei vested interests.
Questo esito, che oggi negli stessi Stati Uniti, si sta rivelando come una pentola a pressione sociale vicina al suo punto di esplosione, è stato naturalmente propiziato innestando, sui processi democratici, dei meccanismi istituzionali rigidi e invalicabili che ben conosciamo e che, esaminando i "rimedi" proposti da Buchanan alla presunzione assoluta e insuperabile di Stato sprecone e fonte di privilegi, portano alla giustificazione culturalmente incontestabile, (e condivisa da parte dello stesso elettorato!), dello Stato minimo.
3. Ai nostri fini, cioè per comprendere come si arrivi al collasso di un intero territorio in un crescendo di riduzione del bilancio pubblico e di inni allo "spreco", prendiamo in esame la parte della teoria della Public Choice inerente alla burocrazia. La riportiamo da wikipedia perché tutto si può dire tranne che tale fonte non sia meticolosa ed entusiasta nel riportare le teorie neo-liberiste e liberal-rivoluzionarie:
"I burocrati
Le assemblee legislative delegano la responsabilità dell'implementazione delle loro iniziative politiche a vari dipartimenti e agenzie composte da funzionari di carriera che sono pertanto nominati e non eletti a ricoprire quel ruolo.
In questo ambito la Public choice ha per lungo tempo seguito un modello, detto di massimizzazione del bilancio, proposto da William Niskanen (1971), tentando nuove strade solo recentemente (v. ad esempio il modello Bureau-shaping sviluppato nel 1991 da Patrick Dunleavy). Nell'idea di Niskanen gli uffici pubblici potrebbero utilizzare le informazioni e le conoscenze acquisite per ottenere un finanziamento più elevato del necessario da parte di parlamentari relativamente disinformati e inesperti.(NdQ: il perfezionamento nel ridisegno organizzativo e "culturale" degli apparati esecutivo-burocratici porta oggi al fenomeno inverso: il che deve essere considerato un assoluto successo della €uropeizzazione della Repubblica fondata sul lavoro). La massimizzazione del bilancio viene assunta quale obiettivo dei burocrati in quanto più risorse significano maggiore prestigio e maggiori opportunità di carriera per i dipendenti di quell'ufficio pubblico.
Un altro campo di ricerca è il cosiddetto "rent-seeking". Questa disciplina unisce gli studi del mercato con quelli del governo. Per questo motivo viene anche spesso chiamata "nuova politica economica". La sua tesi basilare è che quando sia un'economia di mercato e un governo sono presenti, i burocrati e i politici sono la fonte di numerosi privilegi. Pertanto, sia gli attori del mercato che i rappresentanti del governo cercano di ottenere siffatti privilegi in modo da partecipare ai profitti che i monopoli conseguono (gli attori del mercato e i governanti vengono pertanto nominati "rent seeker, i.e. cercatori di rendita"). Quando questi privilegi sono concessi, riducono l'efficienza del sistema economia. Inoltre, i rent-seeker fanno uso di risorse che sarebbero state valutate in modo differente dai consumatori.
La teoria di Buchanan
Buchanan presume, in conseguenza a quanto visto finora, un Fallimento dello stato che è impossibilitato a fornire beni e servizi efficienti senza incappare in ingenti sprechi di risorse finanziarie.
In particolare la critica è rivolta contro chi realmente detiene il potere di realizzare le scelte pubbliche, ovvero la categoria dei burocrati. Questi ultimi, vista la loro posizione vantaggiosa, cioè quella di essere gli unici a poter determinare il budget di spesa dei loro uffici, tenderanno a ingrandirli in misura sempre maggiore, per raggiungere il prestigio sociale di "imprenditori capaci", dal momento che non possono appropriarsi dei profitti conseguiti del loro lavoro e poiché le loro capacità non vengono riconosciute dallo stato, il quale però riconosce le capacità di imprenditori privati.
In particolare la critica è rivolta contro chi realmente detiene il potere di realizzare le scelte pubbliche, ovvero la categoria dei burocrati. Questi ultimi, vista la loro posizione vantaggiosa, cioè quella di essere gli unici a poter determinare il budget di spesa dei loro uffici, tenderanno a ingrandirli in misura sempre maggiore, per raggiungere il prestigio sociale di "imprenditori capaci", dal momento che non possono appropriarsi dei profitti conseguiti del loro lavoro e poiché le loro capacità non vengono riconosciute dallo stato, il quale però riconosce le capacità di imprenditori privati.
Come soluzione Buchanan propone la ricostituzione dello stato attraverso l'apposizione di rigorosi vincoli alla spesa pubblica, alla pressione fiscale (Costituzionalismo fiscale) e all'emissione di moneta, riformulando l'intervento dello stato in economia. (NdQ; negli USA, - basti guardare i livelli di deficit "medi" realizzati negli ultimi 10 anni, e le dinamiche del debito pubblico-, questa soluzione "ideale" non si è realizzata nella forma successful che ha invece raggiunto nell'eurozona; luogo di ingegneria sociale che sfiora la perfezione buchaniana...)".
Un lettore tipico di questo blog non credo che abbia bisogno di ulteriori commenti, oltre ai neretti e alle evidenziature, per unire i puntini e capire come accada, in base ad un'irresistibile spin cultural-politico, quel che oggi sta accadendo alle infrastrutture fondamentali del nostro Paese e al territorio su cui viviamo.
ADDENDUM: per i meno perspicaci che possono capitare casualmente a leggere su questo blog.
Il "Costituzionalismo fiscale", sostenuto da Buchanan, implica il porre in Costituzione un espresso limite al prelievo fiscale (quantitativo in rapporto al PIL o comunque un criterio di determinazione indiretta). Questa misura politica (addirittura costituzionale) risponde alla ideologia più estrema del neo-liberismo Usa.
E non solo.
Può anche essere riassunto sotto la formula, in Italia apprezzatissima sui media, di Starving the Beast. Cioè, "Affamare la bestia" (o il bambino stravagante, secondo Reagan).
Il termine "Bestia" è riferito allo Stato e lo SCOPO PRINCIPALE ED ESSENZIALE E' LIMITARE LA SPESA PUBBLICA. In particolare i settori del welfare, cioè istruzione pubblica, sanità pubblica e ogni forma previdenziale-assistenziale.
In cosa consista e quali siano i suoi effetti socio-economici, ce lo dice, con tanto di interpretazione autentica di Alan Greenspan, la stessa fonte (benevola al riguardo) di Wikipedia. Da rilevare che si spiega chiaramente, senza ombra di dubbio (e Reagan usa una esemplificazione efficacissima) che lo scopo effettivo, tagliare la spesa pubblica (sociale), si fonda su un'apparente premessa concettuale opposta (cioè tagliare le tasse):
ADDENDUM: per i meno perspicaci che possono capitare casualmente a leggere su questo blog.
Il "Costituzionalismo fiscale", sostenuto da Buchanan, implica il porre in Costituzione un espresso limite al prelievo fiscale (quantitativo in rapporto al PIL o comunque un criterio di determinazione indiretta). Questa misura politica (addirittura costituzionale) risponde alla ideologia più estrema del neo-liberismo Usa.
E non solo.
Può anche essere riassunto sotto la formula, in Italia apprezzatissima sui media, di Starving the Beast. Cioè, "Affamare la bestia" (o il bambino stravagante, secondo Reagan).
Il termine "Bestia" è riferito allo Stato e lo SCOPO PRINCIPALE ED ESSENZIALE E' LIMITARE LA SPESA PUBBLICA. In particolare i settori del welfare, cioè istruzione pubblica, sanità pubblica e ogni forma previdenziale-assistenziale.
In cosa consista e quali siano i suoi effetti socio-economici, ce lo dice, con tanto di interpretazione autentica di Alan Greenspan, la stessa fonte (benevola al riguardo) di Wikipedia. Da rilevare che si spiega chiaramente, senza ombra di dubbio (e Reagan usa una esemplificazione efficacissima) che lo scopo effettivo, tagliare la spesa pubblica (sociale), si fonda su un'apparente premessa concettuale opposta (cioè tagliare le tasse):
"Starving the beast" is a political strategy employed by American conservatives to limit government spending[1][2][3] by cutting taxes, in order to deprive the federal government of revenue in a deliberate effort to force it to reduce spending.
The term "the beast", in this context, refers to the United States Federal Government and the programs it funds, using mainly American taxpayer dollars, particularly social programs[4] such as education, welfare, Social Security, Medicare, and Medicaid.[3]
On July 14, 1978, economist Alan Greenspan testified to the U.S. Finance Committee: "Let us remember that the basic purpose of any tax cut program in today's environment is to reduce the momentum of expenditure growth by restraining the amount of revenue available and trust that there is a political limit to deficit spending."[5]
Before his election as President, then-candidate Ronald Reagan foreshadowed the strategy during the 1980 US Presidential debates, saying "John Anderson tells us that first we've got to reduce spending before we can reduce taxes. Well, if you've got a kid that's extravagant, you can lecture him all you want to about his extravagance. Or you can cut his allowance and achieve the same end much quicker."[6]
The earliest use of the actual term "starving the beast" to refer to the political-fiscal strategy (as opposed to its conceptual premise) was in a Wall Street Journal article in 1985, wherein the reporter quoted an unnamed Reagan staffer

