domenica 5 novembre 2017

MONETA E MERCATI: LE VERE OPZIONI ELETTORALI DISPONIBILI (per voi)

http://franklycurious.com/media/1/20140707-feudalismthennow.jpg

Ripubblico in continuità la Parte II del post di Bazaar dedicato a Imperialismo e ruolo della moneta nel determinare l'assetto sociale. 
Consiglio vivamente di leggere pure le note: attengono a dei "fondamentali di base" che danno definizioni del profitto sub-ottimale preferito dal capitalismo istituzionalizzato secondo Kalecky, al meccanismo dell'equilibrio della sottoccupazione secondo Keynes, alla curva di Phillips e alla sua connessione con Haveelmo, e il vero effetto del taglio della spesa pubblica, fino agli effetti dei vantaggi comparati secondo la sempre attuale teoria ricardiana, e alla teorizzazione dell'individualismo metodologico da parte di Adam Smith. Per dare al discorso maggior "concentrazione", ho eliminato la parte relativa al concetto di "istituzione" (altro concetto "base" che potete comunque leggere sull'originale). 
Un nodo essenziale va sottolineato: lo schema descritto è già quella attualizzato, non un mero "pericolo incombente". L'oligarchia bancaria, per di più sostanzialmente estero-controllata, è già sovrana e realizza il suo schema redistributivo invertito. L'invarianza delle politiche corrispondenti a questo assetto oligarchico, viene amplificata dagli "agganci valutari", cioè dall'euro con i suoi automatismi, e porta a uno schema Ponzi inarrestabile. 
Quindi, quando votate per le (supposte) elezioni politiche, - in questo contesto istituzionalizzato dai trattati €uropei-, vi esprimerete soltanto per diverse soluzioni accelerative di uno schema Ponzi in cui, in gioco, tuttavia, vi sono (proprio e solo) i vostri risparmi e il valore decrescente del vostri redditi - qualunque sia la vostra attività, in quanto sia diversa dalla contitolarità  dell'attività oligopolistica di intermediazione finanziaria. 
Se qualcuno coltivasse diverse illusioni, è solo a causa della lentezza con cui, per propria volontà (omissiva), prenderà atto dei rapporti causa/effetto inesorabilmente in atto. Siamo nel neo-feudalesimo delle istituzioni free-trade e non importa per chi "parteggiate": siete comunque dalla parte sbagliata. Anche se non lo volete sapere...



Preambolo di raccordo col precedente post
Riprendiamo il filo... dialettico.

« [L'Istruzione in una Società Scientifica:] Gli uomini e le donne ordinarie, saranno, secondo le attese, docili, industriosi, puntuali, spensierati e contenti. Di queste qualità probabilmente il contegno sarà considerato la più importante. Per produrlo saranno chiamati in causa tutte le ricerche in psicoanalisi, comportamentismo e biochimica […] Tutti i ragazzi e le ragazze impareranno in tenera età ad essere ciò che si dice “cooperativi”, cioè disposti a fare ciò che fanno tutti gli altri. La propria iniziativa sarà scoraggiata in questi fanciulli ordinari, e l’insubordinazione sarà scientificamente abolita in essi, senza l’uso di punizioni. [...]
In quelle rare occasioni in cui un ragazzo o una ragazza, che abbia superato l’età entro la quale è agevole determinare lo status sociale, mostri una marcata abilità tanto da sembrare un pari dei dominanti, si presenterà una situazione difficile, che richiederà un’attenta considerazione.
Se il giovane sarà contento di abbandonare i suoi compagni e di gettarsi di tutto cuore nel campo dei dominanti, potrà, dopo opportune valutazioni, essere promosso; ma se mostrerà una qualche forma deprecabile di solidarietà con i suoi compagni d’un tempo, i dominanti dovranno in modo riluttante concludere che nulla può essere fatto per lui all’infuori di spedirlo alla camera letale prima che la sua intelligenza indisciplinata abbia il tempo di diffondere il seme della rivolta. Questo sarà un compito doloroso dei dominanti, ma penso che essi vi lavoreranno senza cedimento » Bertrand Russell, 1931, “The Scientific Outlook” [...e le teiere kalergiche]

 Nella puntata precedente abbiamo cominciato a introdurre il concetto di moneta evidenziandone l'endogenità, e alcuni aspetti fondamentali di organi, enti ed istituti che la controllano e la gestiscono, a loro volta oggetto di contesa tanto istituzionale quanto extra-istituzionale. Si è ripreso il concetto degasperiano di “quarto partito”. L'arena di lotta politica rappresentata dallo Stato-nazione, emerge per essere l'unica cornice istituzionale dove effettivamente possono manifestarsi con evidenza, [tale cioè da essere criticamente percepibile], la doppia verità, l'amoralità e, necessariamente, la massima delle illegalità ad opera delle classi dominanti, ovvero quella costituzionale.
L'obiettivo è individuare la centralità della moneta nel conflitto tra classi. In questa puntata si introdurrà la teoria del circuito monetario in modo da delineare il conflitto distributivo in funzione dell'istituzione monetaria e integrarla con alcune fondamentali dinamiche sociologiche.

1 – Il circuito monetario e il conflitto tra classi: «ma sono tra chi le dà o tra chi le prende?»
«La saggezza del mondo insegna che è cosa migliore per la reputazione fallire in modo convenzionale, anziché riuscire in modo anticonvenzionale», J.M. Keynes, “La Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta”, 1936
«I lavoratori spendono ciò che guadagnano, i capitalisti guadagnano ciò che spendono»[1],
 Michał Kalecki

1.1. Alcune ricerche hanno suggerito che parte della classe media è convinta di far parte della classe dirigente, mentre parte dell'élite non è convinta di essere tale: secondo il sociologo Charles Wright Mills, quest'ultima sarà composta da soggetti più motivati a far di tutto per rimanere i soli al potere, mentre la prima, evidenziamo noi, sarà tendenzialmente funzionale alla scarsa mobilità sociale e incapace di perseguire i propri interessi.
Avendo individuato nel controllo del credito il primum agens (ovvero “la causa prima”) nel plasmare i rapporti di produzione, possiamo concentrare l'attenzione sui soggetti coinvolti nel conflitto distributivo e, per farlo, rimaniamo con Augusto Graziani, il prestigioso economista esponente della tradizione post-keynesiana italiana: 
«[...] i meccanismi del mercato [possono       essere descritti] come un circuito monetario, rigettando la teoria marginalista della distribuzione e definendo il denaro come un'istituzione e non come un prodotto spontaneo del mercato (Lüken Klassen, 1998)». 
Ovvero la moneta non è neutrale: parteggia dal lato di chi la controlla.

1.2. Oltre alla funzione numeraria (di c.d. "unità di conto"), la moneta ha due funzioni:
a – è un mezzo di pagamento in sé e non un mero mezzo di scambio;
b – è una forma di ricchezza (c.d. riserva di valore) che può essere temporaneamente posseduta sotto forma di liquidità da investire opportunamente.
Possiamo quindi individuare tre gruppi sociali distinti in cui rapporti di produzione determinano una  subordinazione, interessi contrapposti ed una conflittualità:
1 – le banche, ovvero gli istituti di credito: valutano la (ri)concessione o meno del credito e del relativo tasso di interesse;
2 – le imprese: decidono quantità e livello dei prezzi delle merci;
3 – i lavoratori salariati: subiscono l'esito del conflitto tra banche ed imprese.
In questo modello le transazioni non sono bilaterali tra chi compra ed acquista come nell'economia di baratto, ma sono intermediate dagli istituti di credito: compratore ←→ banca ←→ venditore.  È immediato intuire la centralità che riveste il sistema bancario.
Si evidenzia che non possono esistere depositi se prima non è stato concesso un credito.
I lavoratori salariati, in funzione della loro propensione marginale al consumo, tendenzialmente non restituiranno interamente la moneta – ovvero il loro salario – al sistema delle imprese tramite l'acquisto dei beni di consumo prodotti, in quanto vi sarà una preferenza per trattenere liquida una parte del loro reddito: il risparmio trattenuto dai lavoratori non potrà quindi essere usato dalle imprese per estinguere i debiti contratti inizialmente con il sistema bancario. [cfr. nota 3 puntata scorsa].

Le imprese – ricordando che  Y = C + I + G – T + X – M, con C = Cº + cY[2]  –  dovranno quindi:
arivolgersi nuovamente al sistema bancario per veder collocate presso le famiglie emissioni obbligazionarie a fronte di un interesse (che, in partita doppia, è «un costo per le imprese E→QUINDI un ricavo per le famiglie»[3], ovvero valorizzano quel risparmio (S) tutelato dall'art.47 Cost.;
bcontare sulla spesa pubblica (G), ovvero sulla domanda di beni e servizi da parte dell'ente statale (settore pubblico);
cesportare (X), ovvero contare sulla domanda estera.

1.4. Se il popolo è democraticamente sovrano (art.1 Cost.), la rigidità salariale[4] congiunta ad un intervento pubblico di spesa a deficit, contribuisce alla stabilità del sistema economico: il sistema delle famiglie e delle imprese possono estinguere i debiti inizialmente contratti con gli istituti di credito.
La rigidità salariale viene garantita da una forte azione sindacale (art.39 Cost.) e da una decisa politica in difesa della stabilità lavorativa e del potere di acquisto salariale (artt. 35,36,37 Cost.)
L'intervento pubblico di spesa deve essere volto a favorire la piena occupazione (artt. 1,3,4 Cost.), l'erogazione di redditi indiretti in forma di Stato sociale (artt. 31,32,34,38 Cost.) e l'assorbimento della sovrapproduzione causata dal sottoconsumo.[5]
A supporto del perseguimento degli obiettivi (costituzionali e democratici), la Banca Centrale – secondo le direttive dell'Esecutivo nella forma istituzionale del dipartimento del Tesoro del ministero dell'Economia e delle Finanze – adeguerà politica valutaria (per mezzo della gestione delle riserve in valuta pregiata – vedi X-M) e, in primis, monetaria (fissando il costo del denaro, ovvero il tasso di sconto) al fine del raggiungimento degli obblighi costituzionali medesimi.

1.5. Se “sovrana” è un'oligarchia bancaria, la spesa pubblica verrà tagliata, l'imposizione fiscale verrà aumentata (tendenzialmente gravando maggiormente sulle classi subalterne con minor capacità di elusione, oltre che contributiva)[6], redditi (C) e risparmi (S) verranno compressi, gli investimenti (I) crolleranno e  lo Stato sociale verrà smantellato. (Punti 1 e 2) - L'unico sistema produttivo che potrà sopravvivere sarà quello che riuscirà ad esportare secondo la logica dei vantaggi comparati[7]. (Punto 3)

2 – Banca centrale indipendente, deflazione e redde rationem tra capitalisti.
« La società può permettersi un saggio di inflazione meno elevato o addirittura nullo, purché sia disposta a pagarne il prezzo in termini di disoccupazione » Robert Solow
«la valorizzazione del capitale, per i capitalisti come classe, può derivare unicamente da scambi che i capitalisti effettuino al di fuori della propria classe, e quindi nell’unico scambio esterno possibile, che consiste nell'acquisto di forza-lavoro. Soltanto nella misura in cui i capitalisti utilizzano lavoro e si appropriano di una parte del prodotto ottenuto, essi possono realizzare un sovrappiù e convertirlo in profitto.  
Il profitto dei capitalisti “può nascere soltanto dalla differenza fra quantità di lavoro totale impiegato e quantità di lavoro che torna al lavoratore sotto forma di salario reale”. Come poi il plusvalore sociale creato (in potenza) nella produzione si distribuisca tra le imprese dipenderà, di volta in volta, dallo specifico sistema di fissazione dei prezzi relativi “che riguarda esclusivamente i capitalisti nei loro rapporti reciproci» Augusto Graziani, “Riabilitiamo la teoria del valore”, citato da Marco Veronese Passarella

2.1. Il grande capitale finanziario ama la deflazione perché non vuole veder svalutati i suoi crediti, ovvero i suoi investimenti: il lavoratore preferisce veder svalutato il salario reale a causa dell'inflazione piuttosto che non goderne proprio, come accade quando si è disoccupati. Specialmente se è indebitato, magari perché ha acceso un mutuo per acquistare un'abitazione.
Il passaggio da un'economia wage-led (in cui i consumi sono sostenuti da un livello salariale che cresce adeguatamente con la produttività), ad una economia debt-led (in cui la quota salari diminuisce rispetto a quella dei profitti)[8],  può essere considerata non solo come la “sconfitta” del lavoro contro il capitale, ma, dal momento in cui la famiglia si rivolge direttamente al sistema finanziario (indebitandosi) per sostenere i consumi, possiamo individuare una “vittoria” del capitalismo finanziario su quello produttivo
Poiché la partita è sempre doppia, il fatto che le aperture di credito vengono concesse alle famiglie piuttosto che alle imprese, comporta che una parte di risparmio venga raccolto e reinvestito in attività finanziare che non rappresentano l'economia reale, quella delle imprese: si genera un “reddito fittizio” fintanto che accorrerà del nuovo risparmio a gonfiare quello che non è altro che una bolla sul modello dello schema Ponzi.

2.2. Viene trasferita ricchezza direttamente dalle famiglie agli oligopoli della gestione del risparmio o dell'intermediazione mobiliare (non più disgiunti dagli istituti di credito), mentre il sistema delle imprese, senza moneta, va “in necrosi”.
Lo strumento fondamentale per raggiungere questi obiettivi di natura oligarchica è quello che sfrutta la curva di Phillips: poiché la dinamica dei salari monetari (wage) è correlata a quella dell'inflazione – ovvero all'aumento generale del livello dei prezzi – le strette creditizie producono deflazione, in quanto le imprese avranno più difficoltà a finanziarsi e aumenteranno i fallimenti creando disoccupazione: i consumi effettivi (ovvero la “domanda aggregata”) vengono compressi[9],  quindi si producono nuovi fallimenti, nuova disoccupazione, in un circolo vizioso fintanto che l'esercito dei disoccupati avrà raggiunto una dimensione tale da comprimere il livello dei salari a sufficienza da rendere il sistema economico “competitivo”... con i Paesi sottosviluppati. Il sottosviluppo è sviluppo.[10]

2.3. Una stretta monetaria da parte della Banca Centrale (“indipendente”, ovvero controllata da un'oligarchia finanziaria) può essere funzionale ad infiammare questo processo.
L'eccesso di capacità produttiva conseguente implicherà la distruzione dei fattori della produzione per obsolescenza, perdita di competenze nel lavoro specializzato a causa della disoccupazione, e degrado dell'istruzione di massa (Art.34 Cost.↔ G, NdQ: cioè inevitabile taglio della spesa pubblica che, per prima, consentirebbe la "resistenza" alla pressione deflattivo-salariale), in un processo di deflazione da debiti che deindustrializzerà il Paese con maggior intensità tanto questo è collocato alla periferia del sistema economico internazionale. Nei Paesi periferici l'oligarchia bancaria nazionale si vedrà, in ultimo, anch'essa cannibalizzata da quella maggiormente internazionalizzata dei Paesi del centro.
Non esiste genialità imprenditoriale o finanziaria che tenga: la microeconomia è strutturalmente subordinata alla macroeconomia. (Che per i liberisti, infatti, manco esiste: essendo la doppia verità contenuta nel dogma dell'individualismo metodologico[11], una semplice arma ideologica in difesa degli interessi del Capitale).

2.4. Alla polarizzazione della ricchezza tra classi, si affiancherà la polarizzazione di potere politico, economico e militare, tra centro e periferia; la tecnologia fornisce un alto valore aggiunto alla produzione e un vantaggio militare, e le aree che vedono il proprio tessuto industriale irreversibilmente compromesso dovranno esportare tendenzialmente materie prime, nel caso non ne fossero in possesso, dovranno esportare il fattore lavoro: ovvero favorire l'emigrazione.

Questo processo viene innescato dal free trade, ovvero dal libero scambio, ovvero dallo scambio libero dalla repressione finanziaria a tutela dell'equilibrio della bilancia dei pagamenti nei rapporti commerciali tra Stati nazionali.
Se poi in un'area di free trade così descritta si aggiungono degli agganci valutari, si innescherà amplificato quel ciclo minskyano chiamato “ciclo di Frenkel”, portando il fenomeno economico alle sue estreme conseguenze neocoloniali
Poiché l'emissione monetaria della banca centrale può essere considerata come una “corda”, una stretta monetaria può distruggere valore e tasso di inflazione  (“trattenendo”), ma – poiché la moneta non è una “merce” – non potrà creare valore “spingendo” (la cordicella monetaria de) l'economia: ovvero dalle spirali deflattive si esce generalmente con l'economia “keynesiana” di guerra. Di Keynes ci si ricorda solo sul campo di battaglia. Quando è troppo tardi.

3 – Conclusioni, tra epistemologia ed esoterismo .
« Il poeta conduce solennemente i suoi pensieri sul cocchio del ritmo: di solito perché non sanno andare a piedi », F. Nietzsche, “Umano, troppo umano”
Non dovendoci noi preoccupare di far carriera nella professione economica, possiamo evitare il paradosso di Zenone (Bagnai, 2012) che potrebbe portare ad un'esoterica matematizzazione del piccolo modello che stiamo sviluppando: infatti, tramite un'analisi multidisciplinare, possiamo essere assertivi come Logica impone, identificando  la matematizzazione neoclassica stessa come mero strumento volto al controllo delle carriere accademiche e al relativismo “scientifico”; ovvero a quel cancro culturale che ci ha regalato il “permeismo”: data una giusta dose di astrazione infondata, si può “dimostrare” anche che l'emissione di moneta generi sempre inflazione, che il liberismo persegua gli interessi generali, che l'austerità sia espansiva e che  «il movimento non esiste»
Ma a noi il buon senso – e l'istinto alla sopravvivenza – ci fa affidare a Diogene mentre si attende l'avvento di Leibniz.
«[...] Se il simbolo, in quanto conforme allo scopo, raggiunge lo scopo, esso è realmente indivisibile dallo scopo - dalla realtà superiore che esso rivela; se esso invece non rivela una realtà, ciò significa che non ha raggiunto lo scopo, una forma, e significa che, mancando questa, non è un simbolo, non è uno strumento [...]
[Nella formalizzazione, ndr] come in ogni strumento della cultura, è compresa strutturalmente la sua conformità allo scopo: ciò che non è conforme allo scopo non è neanche un fenomeno della cultura
Pavel FlorenskijIconostasis, 1922.
Ovvero, che l'economia mainstream sia una pseudoscienza, è naturale conseguenza delle scienze sociali stesse.  Qualsiasi correzione e falsificazione di questa modellizzazione non può che migliorare la stessa. Fintanto che il Capitale non ci avrà comprato. (Ma anche questo scenario è compreso nel modello → e lo convaliderebbe...)
_____________________________


[1]    Kalecki sinteticamente spiega che “maggiore è il livello della produzione, maggiori saranno i profitti”.
[2]     Il PIL, ovvero il Prodotto Interno Lordo (Y), è uguale ai consumi (C), più gli investimenti (I), più la spesa pubblica (G), più le esportazioni (X) meno le importazioni (M), ricordando che la propensione marginale al consumo (c) dipende dal reddito. Tanto basta per analizzare gli aspetti politici ed istituzionali in esame.
[3]     Un'identità contabile (I) è un'identità (I): I→I . Ovvero Dio odia i moralisti perché ama la logica formale.
[4]     «La teoria [neo]classica ha infatti generalmente fondato il supposto carattere autoriequilibratore del sistema economico sull’ipotesi di flessibilità dei salari monetari; e, nel caso di salari rigidi, ha attribuito a questa rigidità la responsabilità dello squilibrio.[…]» J.M.Keynes, “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”.
[5]     Il sottoconsumo è il tipico risultato del conflitto nel distribuire il reddito tra i fattori della produzione [ricordando che, usando un'elementare annotazione neoclassica, la quantità prodotta y = ƒ (K,L) ]: se i lavoratori hanno la peggio nella lotta di classe, il salario perde la propria quota sul reddito prodotto in beneficio del capitale.
[6]     Si ricorda il teorema di Haavelmo per cui per cui in pareggio di bilancio –  ovvero in situazione di saldo nullo nella differenza tra entrate ed uscite del bilancio pubblico – ogni taglio della spesa pubblica ΔG = ΔT = ΔY: ovvero il taglio (Δ, delta, il differenziale, ovvero la variazione)  della spesa pubblica corrisponde ad uno sgravio fiscale di medesimo importo e ad una uguale contrazione  del PIL. Ovvero, col pareggio di bilancio in Costituzione, «chi  vuole eliminare gli “sprechi dello Stato spendaccione” per alleviarti dalla pressione fiscale, ti sta contestualmente togliendo  dal portafogli una somma di pari importo» (Bazaar, 2016). In generale, poi, poiché il moltiplicatore (keynesiano) del reddito della spesa pubblica è maggiore di quello fiscale, è molto più dannoso per il PIL tagliare la spesa pubblica che, in proporzione, inasprire il sistema fiscale.
[7]     La logica ricardiana dei vantaggi comparati impone che – date le disomogeneità del fattore tecnologico in un'area di libero scambio –  secondo un processo di causazione circolare e cumulativa , progressivamente si deindustrializzeranno le aree periferiche, specializzandosi in prodotti a basso valore aggiunto: sostanzialmente estrazione di materie prime, turismo e lavoro a basso livello di competenze (ovvero “si specializzeranno a non specializzarsi”, se non nella fornitura di abili da arruolare). Di converso il centro si specializzerà sempre più nei settori ad alto contenuto tecnologico (come quello militare) e ad alto valore aggiunto. Se in un'area di free trade così descritta si aggiungono degli agganci valutari, si innescherà amplificato quel ciclo minskyano chiamato “ciclo di Frenkel”, portando il fenomeno economico alle sue estreme conseguenze neocoloniali.
[8]     Per una trattazione più articolata, “L'Italia può farcela”, A.Bagnai,  2015, Imprimatur
[9]     O “distrutti”, se i tuoi idoli sono Himmler ed Eichmann.
[10]    Noto brocardo dell'economia sociale di mercato. (Soc€m)
[11]     «L'uomo ha bisogno continuamente del sostegno degli altri e se lo attendesse unicamente dal beneplacito degli altri lo attenderebbe invano. Sarà molto più sicuro rivolgersi al loro interesse personale, e persuaderli che il loro stesso vantaggio personale richiede che essi facciano ciò che egli desidera da loro. Negli altri uomini ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro egoismo; a loro non parliamo mai dei nostri bisogni, ma sempre del loro vantaggioAdam Smith, che anticipa come l'etica del padrone debba essere necessariamente introiettata da chi si desidera totalmente schiavo: questo verrà portato proprio alle sue estreme conseguenze con il consumismo, che è stato proprio funzionale all'omologazione morale dei servi rispetto ai signori; ovvero si è fatto leva sull'egoismo individualista per vendere la morale-merce “egoistica-individualista”. Geniale.

11 commenti:

  1. “Quindi, quando votate per le (supposte) elezioni politiche, - in questo contesto istituzionalizzato dai trattati €uropei-, vi esprimerete soltanto per diverse soluzioni accelerative di uno schema Ponzi in cui, in gioco, tuttavia, vi sono (proprio e solo) i vostri risparmi e il valore decrescente del vostri redditi - qualunque sia la vostra attività…”

    I più efferati tra gli “Essi” riuscirebbero a far credere che in realtà la morte è l’aspetto più felice della vita.

    Neppure Giacomo Leopardi sarebbe arrivato ad immaginare un simile vicolo cieco.
    Siamo costretti a bere un’intera brocca colma di veleno, tuttavia possiamo scegliere se berla tutta ad un fiato, oppure se sorseggiarla un poco per volta.

    L’esito è lo stesso ma la scelta è filosofica.

    La speranza in un “miracolo” entra in gioco se scegliamo di ritardare la nostra dipartita.
    Ma se questa è il nostro orizzonte inevitabile, si potrebbe decidere di togliersi il dente subito, senza troppa agonia.
    L’importante è che nel “The day after” l’alba sia quella del Sole della Costituzione.

    Fermo restando il rifiuto a priori verso l’astensionismo elettorale - per la ragioni che conosciamo bene -, ci troveremo ben presto di fronte ad uno shakespeariano dilemma.

    Per Hayek e Co. sono certo che Dante avrebbe riservato un girone speciale nel suo inferno.

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  2. Grazie per l'ennesimo post di qualità eccelsa.

    La lettura mi ha fatto tornare in mente un alterco che ebbi con i manager francesi del gruppo multinazionale che aveva da poco acquisito il controllo della PMI per cui lavoravo da oltre venti anni e che, col senno di poi, credo abbia contribuito non poco alla loro decisione di 'non avvalersi più della mia collaborazione'.

    Il conflitto nacque dalla mia decisa opposizione (in qualità di responsabile contrattuale) ad avallare la 'competitivity clause' in un contratto di fornitura intra-gruppo (committente estero, fornitore piccola società italiana).

    La 'competitivity clause' (che ora però compare praticamente in tutti i contratti delle multinazionali in ambito EU) consiste nell'accettare che, in caso di nuovi ordinativi, si trasferisca automaticamente al committente, sotto forma di riduzione di prezzo, qualunque risparmio futuro si riesca ad ottenere a seguito di aumenti di produttività.

    Se per esempio un qualunque 'deliverable', a seguito di deflazione salariale e/o di aumento della produttività, potrà essere domani venduto ad un prezzo piu' basso del 10% di quello odierno mantenendo il margine, allora tale prezzo più basso andrà automaticamente applicato alle nuove forniture.

    La natura della mia opposizione di principio consisteva nel fatto che un tale meccanismo contrattuale, rigidamente deflazionista, avrebbe impedito la possibilita' di fare investimenti R&D autonomi (che infatti cessarono del tutto entro due anni dall'acquisizione) ed avrebbe esasperato la dipendenza dalle banche della società rendendola più fragile.

    Ricordo pure che nella foga della discussione gli parlai anche del ciclo di Frenkel (di cui il tizio però non aveva mai sentito parlare).

    Col senno del poi, siccome intuii in successivi contatti che si era informato sul ciclo di Frenkel, fu un grave errore, che sto ancora pagando....

    Mai far capire al padrone, per di più estero, che sai qualcosa di macroeconomia ed hai una percezione dei tuoi interessi di classe e nazionali!

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  3. La moneta è un'istituzione: perchè funzioni, è indispensabile la fiducia di chi la usa. Ad Essi si sta rompendo il giocattolo. Sanno che a breve la maggior parte di noi chiederà a gran voce di cambiare le regole del gioco, addirittura nessuno ha più il coraggio di investire in obbligazioni bancarie. Faranno di tutto per concederci il meno possibile.

    Stanno studiando la CBDC (la maggior parte degli studi sono del 2017). Potrebbe riempire il gap tra moneta come sola unità di conto (con tutti i paradossi che ne conseguono, come NPL e conseguente Bail-in) e moneta come strumento legale di pagamento, ai sensi dell'art 1277cc.

    Il trionfo esponenziale (che porterà al collasso) della moneta-Ponzi-unità-di-conto è stato possibile proprio grazie all'abuso delle nuove tecnologie che permettono ai conti di essere svolti: una situazione assurda come quella attuale sarebbe stata impossibile 'a mano' (non ci sarebbero stati nemmeno i bancomat).

    Dov'è l'inghippo della CBDC? La maggior parte degli studi si focalizza su CBDC basate su DLT. In pratica dei bitcoin che non vengono 'minati', ma vengono comunque emessi e distrutti da un'autorità centrale (pubblica spero...). Così finalmente la smettiamo di romper Loro le scatole con le banche private cattive che creano moneta a debito.

    Sebbene il fatto di non dover minare snellisca la blockchain, ritengo che comunque la sua gestione rimanga troppo pesante per rimanere distribuita, con gli effetti già descritti qui. Una soluzione in cui l'intero circuito monetario elettronico (e non solo l'immissione e la distruzione) sia gestito da banche PUBBLICHE mi sembra l'unica possibilità democratica (oltre che tecnicamente la più semplice e meno pericolosa): la nostra Costituzione è chiara su come deve circolare la moneta e solo il pubblico può garantirne l'attuazione.

    Stiamo attenti che, dopo aver chiesto a gran voce il pane, ci inganneranno con le brioches.

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  4. Siamo nel neo-feudalesimo delle istituzioni free-trade e non importa per chi "parteggiate": siete comunque dalla parte sbagliata. Anche se non lo volete sapere...

    Perché?......

    Quel "free", dunque, non è mai la libertà del gruppo sociale che - chissà come e perchè- è finito nella maglie dell'altrui trade, ma è, immancabilmente, una "free-competition" industriale e poi commerciale che impegna i sistemi sociali apertisi reciprocamente ad uno sforzo collettivo contrastante gli interessi dell'altro gruppo, sforzo del tutto omogeneo a quello espresso durante la guerra.
    Pure il conflitto armato, come tutti dovrebbero sapere, è essenzialmente vinto attraverso uno sforzo industriale: sia per produrre le armi, sia per supportare e finanziare l'azione bellica dei propri, tesa ad eliminare e ad uccidere abbastanza soldati e cittadini "nemici" da indurli alla resa, cioè alla sottomissione.
    L'apertura delle economie al free-trade - lo abbiamo tante volte detto, come pure Bazaar- è dunque un vincolo (da trattato) allo scontro permanente.
    Nella guerra vera e propria muoiono i lavoratori delle classi economiche subalterne divenuti soldati.
    Nello scontro industrial-commerciale fra "economie aperte", sono sempre i lavoratori a subire le perdite; sia con la disoccupazione, cioè con la miseria, sia con la costrizione all'emigrazione, sia col subire la propaganda dell'oligarchia del proprio regime che, comunque, riduce il loro benessere e la rappresentatività generale dello Stato, come pure le loro aspettative di vita e persino di riprodursi, mettendo su famiglia in condizioni di dignità e sopravvivenza.

    5. Ma riprecisato questo, l'Italia non era, fino all'irrompere del "vincolo esterno", un paese così "debole" da essere destinato a soccombere in ogni scontro industriale e commerciale con altri sistemi-paese (come si dice oggi, in tecno-pop, per dissimulare la conflittualità inesorabile che deriva dalla "apertura delle economie"...per trattato free-trade, cioè un trattato free-fighting one-against-each-other, che è poi esattamente l'opposto di quello che ammette l'art.11 Cost., come saprà ormai chiunque abbia letto "La Costituzione nella palude"...o anche solo abbia veramente seguito questo blog).
    Per porlo in condizioni di debolezza, cioè per far sì che la situazione divenisse tanto sfavorevole, per il popolo italiano, - e tanto favorevole per l'elite capitalista (nazionale e sovranazionale: in ciò naturalmente solidali) che vede sempre con favore questa situazione (per i motivi che vedremo, ben indicati da Kalecky e Caffè), si è dovuto inventare il vincolo esterno: al suo meglio, l'euro. Che ha epigraficamente gli effetti che segnala più sopra la frase di Padoan.

    6. Dunque, per Costituzione, questo non si sarebbe potuto fare:

    http://orizzonte48.blogspot.com/2017/03/v-behaviorurldefaultvmlo.html?spref=tw

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  5. "Dunque, per Costituzione, questo non si sarebbe potuto fare":

    tutto questo mi porta a questa conlusione(ma lei lo sa già):

    “E in fondo la questione dell'euro va vista solo su questo piano: uscirne per rimanere nel dominio incontrastatto dei "nipotini di Von Hayek" è un'operazione di facciata. Una beffa. Uscirne per ripristinare la sovranità dei diritti, costituzionale e universalistica, è la vera frontiera della democrazia.”

    http://orizzonte48.blogspot.com/2013/11/il-rilancioliberoscambista-ue-usa.html?spref=tw

    aggiungo giusto la parte finale di questo commento di Bazaar, (e io sono d’accordo con lui):

    “Che poi tra "i nostri" (?) ci sia un branco di cretini ideologicamente antisocialista, quindi lontano dallo spirito della Costituzione che è ciò che ha unito e unisce gli Italiani, è risaputo ed è stato segnalato.

    Vedi, chi non si rifà coscientemente alla Costituzione, potrà essere parte del gregge sovranista e noeuro, ma non potrà mai essere democratico. Ossia rimarrà de facto collaborazionista ed eurista.”

    http://orizzonte48.blogspot.it/2017/09/schmitt-gramsci-e-laufhebung-impossibile.html?showComment=1504432009052#c6382559275288397887

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  6. Ciao Quarantotto, prendendo spunto dall’interessantissimo post di Bazaar vorrei evidenziare un ulteriore aspetto dell’attuale sistema monetario. Siccome l’argomento da trattare non è semplice e io non sono un accademico, mi scuso in anticipo se non sarò abbastanza chiaro ed esplicativo. Parto da una considerazione, o meglio da un dato di fatto; la moneta è emessa a debito, per cui su di essa grava un interesse (composto) che deve essere corrisposto da parte di chi la riceve, e l’interesse composto cresce in modo esponenziale. Ne discende che il prezzo di ogni prodotto, merce, servizio, che ogni singolo cittadino acquista è gravato di un interesse, che si somma lungo tutta la filiera produttiva. Qualcuno ha calcolato che la media degli interessi che gravano sul prezzo di ogni prodotto si aggira dal 35%/40%.
    Siccome ogni Cittadino, teoricamente titolare della Sovranità, è allo stesso tempo consumatore e risparmiatore, da un punto di vista teorico l’aggravio per l’esborso di interessi che è costretto a versare per l’acquisto di merci e servizi, dovrebbe essere compensato dagli interessi che riceve come risparmiatore e così il sistema tornerebbe in equilibrio e in perfetta armonia marginalista, ad ognuno il suo.
    Questo nel magico mondo teorico, in realtà si concretizza una distribuzione del reddito diseguale che va dalle classi più povere a quelle più ricche. La stragrande maggioranza dei cittadini, l’80% circa, pagherà come consumatore molti più interessi di quelli che percepirà come risparmiatore, una piccola parte sarà in equilibrio e una ancora più piccola classe privilegiata ( Essi) riceverà nella veste di risparmiatore molti più interessi di quelli che pagherà nel ruolo di consumatore.
    Inoltre con la globalizzazione dei mercati questa iniqua tassa rischia di trasmettersi dai paesi periferici ai vari centri dell’impero.
    Insomma la moneta debito, oltre ad essere insostenibile nel lungo periodo a causa degli interessi composti che crescono in modo esponenziale molto più velocemente della crescita reale, è profondamente iniqua in quanto estorce una tassa occulta alla maggioranza della popolazione a favore di una minoranza parassitaria, ed infine è fortemente antidemocratica, incompatibile con una democrazia sostanziale.
    Domanda, un sistema bancario nazionalizzato, una Banca centrale dipendente, e una tassazione progressiva possono essere i rimedi per sanare questa sperequazione di reddito? Resta sempre il problema della crescita esponenziale degli interessi, ma questa si potrebbe sanare una volta ogni tot anni con la cancellazione dei debiti.
    O sarebbe più opportuno pensare a un nuovo sistema monetario più democratico, più equo e più sostenibile in sintonia con il nostro modello Costituzionale? Non è pensabile percorrere il sentiero della Democrazia sostanziale, che mira a ridurre le disuguaglianze all’interno di un sistema sociale e nel contempo mantenere un sistema monetario privato che amplifica queste disuguaglianze.

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    1. Beh, dipende dal livello degli interessi reali e quindi da quello dell'inflazione.

      E' noto che finchè, in una certa qual forma, abbiamo conservato la sovranità monetaria, il fenomeno della moneta "debito", - cioè dell'interesse da corrispondere sui titoli rappresentativi della nuova liquidità immessa nel sistema (oggi, nella sostanza non ne viene immessa più dato che siamo in saldo primario e che il resto degli interessi vanno in trasferimenti ai soggetti finanziari detentori dei titoli)-, è stato limitato.

      Appunto: sia perché l'inflazione era superiore agli interessi corrisposti e che, inoltre, lo Stato poteva mantenere al livello prescelto (attraverso l'intervento della banca centrale a copertura marginale: LOLR), sia perché in parte gli interessi erano comunque riversati allo Stato attraverso la "monetizzazione", sia perché, in generale, la "repressione finanziaria" allora provvidamente vigente, faceva sì che fossero le famiglie i principali detentori del debito (sicché la quota di interessi ritrasferita ai piccoli risparmiatori era molto più elevata).

      Questo modello dovrebbe essere ripristinabile ove potesse essere applicata la Costituzione: ma non sono sicuro che ci sia un sufficiente consenso nel paese per riapplicarla.
      E neppure sono sicuro che, ove vi fosse, ci farebbero votare veramente.
      Ma almeno ci ci può provare...

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  7. A proposito di “The Scientific Outlook”. Ne lessi ampi stralci durante la mia adolescenza, ricavandone l'impressione che Bertrand Russel stesse, in fondo, descrivendo l'educazione che egli aveva ricevuto in quanto membro dell'élite inglese, essendo nato in una una famiglia di antico lignaggio nobiliare. Ricordo che mi soffermai, in particolare, sul passaggio in cui egli insiste nel suggerire un atteggiamento di ironica e cortese giovialità come tratto distintivo dello stile degli individui dell'élite scientifica. Pensai: "molto british". Ma io, che ero e sono un ammiratore delle istituzioni della Roma repubblicana, non li ho mai sopportati i bellimbusti "british", ragion per cui gettai il libro in un angolo e non ci pensai più.

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    1. Sono assolutamente d'accordo: ne discussi in questi termini proprio con Correttore Di Bozzi l'anno scorso.

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    2. Concordo anch'io. Ne ho avuto diretta esperienza tramite la frequentazione di certa gente che di quel modo d'essere pieno di "ironica e cortese giovialità" faceva la sua bandiera di élite del sangue. Poi ho iniziato a leggere questo blog, e sono cambiate tante cose...

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  8. "Alla polarizzazione della ricchezza tra classi, si affiancherà la polarizzazione di potere politico, economico e militare, tra centro e periferia; la tecnologia fornisce un alto valore aggiunto alla produzione e un vantaggio militare".

    Guardiamo però anche il bicchiere mezzo pieno.

    Individuata correttamente la dinamica storica della porzione di mondo in cui ci succede di nascere e (si spera) dove si tenterà di vivere la propria vita al meglio, non sempre gli esiti sono scontati.

    E' vero che la Germania è diventata il centro d'Europa, non solo geograficamente ed economicamente, ma ancora le manca un elemento (che credo non riuscirà ad ottenere in tempo): la forza militare.

    Dico che non riuscirà ad ottenere in tempo perchè durante la sua ascesa a 'centro d'Europa' il mondo è lentamente mutato da quasi unipolare a multipolare (ed i 'fognatori' non si sono ancora accorti che ora di piramidi come quella della figura ce ne sono almeno due, se non tre o quattro).

    Il mondo ha cessato di avere un solo centro egemone (mondo quasi unipolare) una decina di anni fa.

    La parentesi del mondo quasi unipolare è durata solo un ventennio (e sarà ricordata dagli storici del futuro con lo stesso 'affetto' del nostro ventennio), grosso modo dalla riunificazione dello stato successore terzo reich fino alla guerra del Libano del 2006 (essendosi la Germania Ovest dichiarata stato successore della Germania del 1939 alla sua costituzione, ed essendo stata la fu Germania Est annessa, si devono dire le cose come stanno).

    Che la guerra del Libano del 2006 sia stata uno spartiacque lo dimostra eloquentemente l'arrogante discorso del generale USA Wesley Clark in cui (sorridendo!) dice 'apertis verbis':

    "This is a memo that describes how we're going to take out seven countries in five years, starting with Iraq, and then Syria, Lebanon, Libya, Somalia, Sudan and, finishing off, Iran."

    https://www.youtube.com/watch?v=9RC1Mepk_Sw

    (Per chi non capisce l'inglese USA sotto il video c'è la trascrizione!)

    Molti degli stati della lista (oggi pare stia toccando alla Somalia), capita qualche anno prima l'antifona, si sono attrezzati per sventare la minaccia ed il piano risulta oggi aver accumulato almeno cinque anni di ritardo.

    Al momento del suo discorso Wesley Clark dimostra, oltre che poca intelligenza politica (i generali occidentali di oggi sono a cavallo tra il penultimo ed il terzultimo gradino della piramide, e si vede...), anche una ignoranza totale dell'esito reale della guerra in Libano del 2006.

    Israele nel 2006 perse il suo primo conflitto contro gli stati vicini.

    Leggendo tra le righe il resoconto (di parte israeliana) su Wikipedia (EN) si capisce chiaramente che i carri armati mandati all'attacco del sud del Libano rischiarono l'annientamento e che gli Hezbollah erano in grado di lanciare oltre cento missili al giorno (e colpire pure Tel Aviv) in quanto i sistemi anti-missile non andavano ed i bombardamenti non riuscivano ad interrompere l'arrivo di nuovi missili (come per le V2 nella II GM).

    Israele dovette abbandonare la lotta anche perchè trovandosi a combattere forze organizzate il suo tasso di perdite fu per la prima volta uguale a quello dei nemici.

    Il cancelliere tedesco Adenauer firmò a suo tempo un protocollo segreto in cui Israele, in cambio dei finanziamenti tedeschi (e dei sottomarini di costruzione tedesca), si impegnava a condividere le future armi nucleari.

    http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/germany/11535629/West-Germany-secretly-funded-Israels-nuclear-bomb-despite-Israel-denials.html

    Ma le cose stanno andando molto diversamente dal piano....

    Se riusciremo presto ad invertire la deriva e rimettere la prua verso Orizzonte 48 (banca dipendente, partecipazioni statali, scala mobile) occorrerà anche rimettere le FF AA italiane in linea con le vere esigenze di difesa della Repubblica (altro che interventi 'fuori area').

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