mercoledì 22 novembre 2017

RINEGOZIARE MAASTRICHT? IL CAMMINO DEL GAMBERO QUANDO E' ORMAI TROPPO TARDI

Amato: ce l'avevano detto che non poteva funzionare...

1. In questo preciso momento, in cui eloquenti, plurimi e convergenti fatti istituzionali di origine €uropea, portano al redde rationem e allo stritolamento di ogni residua parvenza di interesse del popolo italiano all'interno di un'azione  desovranizzante di cui, per di più, s'è costantemente vantata una parte consistente della nostra classe politica di governo, risulta molto utile sgombrare il campo (per l'ennesima volta) dall'equivoco che "un'altra europa" sia possibile.
O anche solo negoziabile.

2. E questo, ben al di là della realistica ricognizione dei rapporti di forza che caratterizzano il diritto dei trattati, anch'essa del tutto assente, per il semplice fatto, che la ri-negoziazione di complessi trattati economici presuppone due elementi logico-giuridici che appaiono del tutto mancanti all'interno della nostra intera classe dirigente:
a) la riaffermazione della sovranità nazionale; 
b) la conoscenza del reale contenuto normativo e la comprensione degli effetti dei trattati.

Vediamo più in dettaglio, (con l'ausilio di immagini da cui si può oggettivamente desumerne l'assenza), questi due presupposti.


3. a) Manca la riaffermazione della sovranità nazionale, alla quale si continua a rinunciare "in assunto":  cioè come caratterizzazione ideologica irrinunciabile di chiunque sia stato finora investito di cariche istituzionali rappresentative dell'Italia, specialmente nelle sedi intergovernative €uropee. 
Questo elogio istituzionalizzato della rinuncia alla sovranità, come passato cui non si può fare ritorno, e che prelude ad ulteriori cessioni, esclude ogni "potere negoziale": poiché quest'ultimo, fin dai tempi del diritto romano come ius commune dell'intera Europa, presuppone l'attuale ed esclusiva titolarità (originaria o per mandato) di interessi disponibili (materiali, nel senso di "sociali" e giuridicamente rilevanti secondo il diritto nazionale); questa titolarità, date la pregressa acquiescenza al fatto compiuto e la preventiva dichiarazione di intenti relativa alla (irrinunciabile) ulteriore cessione di sovranità, risulta così talmente depotenziata da sottrarne, per autodichiarazione di partenza, la piena disponibilità ai rappresentanti dello Stato italiano.

http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/2014/11/MarioDraghi_SovranitaGiaPersa1.jpg
https://www.nextquotidiano.it/wp-content/uploads/2016/12/paolo-gentiloni-sovranit%C3%A0-europa.jpg
 
http://www.studiolegalemarcomori.it/wp-content/uploads/2014/11/IMG_89341.png 
https://proarisetfocis.files.wordpress.com/2012/10/sovranitc3a0-regole-e-parole-1.png
http://lucianobonazzi.altervista.org/wp-content/uploads/2016/05/5z-1-5.png

monti-tiranno
https://lh4.googleusercontent.com/proxy/FdqAlnZ6qMys09rmI9wo6oHraX5XqwP7enrNhbqv9izRjC4hYueLtXD1GNHRBPDo6zy2xYzGrK7LpIkdbsGbYFeSivAkEpCcWg=w1200-h630-p-k-no-nu

E, secondo la più elementare base di ogni negoziazione, non si possono "dedurre", in alcun tipo di accordo, interessi di cui si è già dichiarata UNILATERALMENTE la non piena titolarità o l'avvenuta cessione irreversibile. Si è, in tal caso, secondo ogni principio generale di diritto condiviso dalle "Nazioni Civili", privi di legittimazione a negoziare;

3.b) Anche superando, in qualche modo, questo colossale problema di preventivo ed autodichiarato difetto di legittimazione a negoziare (ormai divenuto vincolante, per prassi applicativa, nei rapporti con gli altri Stati e con le istituzioni UE, per facta concludentia pluridecennale; cfr. art.31, par.3, Convenzione di Vienna), bisognerebbe, poi, aver chiaro il contenuto dei trattati
E questo anche nell'ipotesi in cui il governante di "media" cultura decidesse di leggerseli e, successivamente, anche di comprenderli, superando il fatto, non trascurabile, che gli stessi sono stati appositamente scritti in modo da essere illeggibili (Amato dixit).
The Great European Rip-Off
Sul piano sempre negoziale, basato sulla buona fede commisurata alle ragionevoli aspettative suscitate nelle controparti, quindi, occorrerebbe aver compreso  il "vincolo" effettivo che i trattati pongono a carico dell'ordinamento socio-economico italiano, focalizzando quali siano i reali rapporti causa/effetti tra l'applicazione delle previsioni dei trattati, e delle fonti da essi variamente derivanti, e specifiche "lesioni" degli interessi fondamentali nazionali (secondo la nostra Costituzione, appartenenti al "popolo sovrano") che ne sono derivate.

https://i2.wp.com/scenarieconomici.it/wp-content/uploads/2014/01/gpg01-Copy-571.jpg?ssl=1

Ora questa comprensione, nella fondamentale prassi dei rapporti applicativi dei trattati, non è quella relegata a periferiche e private ammissioni, ma, per essere negozialmente spendibile con una qualche utilità, deve risultare da prese di posizione pubblicamente fatte valere nelle forme ufficiali in cui deve manifestarsi la volontà giuridica e politica di uno Stato (qui, p.8 sul principio di cui all'art.46 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati). Solo gli atti approvati e promulgati contano.

http://www.qualcosadisinistra.it/wp-content/uploads/2012/04/pareggio.jpg

Queste coerenti ed esplicite "prese di posizione", formalizzate in atti giuridicamente rilevanti secondo la Costituzione e le stesse previsioni dei Trattati (!), sono proprio l'elemento che, in modo continuo e sempre più manifesto, appare assente dagli indirizzi politici espressi dai governi italiani almeno negli ultimi 30 anni (a dir poco), sia nei rapporti intergovernativi che nelle prassi applicative di diritto interno che possano essere "opposte" in buona fede a Stati terzi.

P.S.: quand'anche non si fosse in questa condizione giuridico-negoziale, peraltro, i trattati non sarebbero rinegoziabili includendo la Germania nel nuovo accordo: sia perché il divieto di solidarietà fiscale è pre-condizione essenziale (voraussetzung) della sua adesione a Maastricht, sia perché la sua posizione ufficiale, reiteratamente affermata e nota alle controparti, è nel senso della inammissibilità, per la Costituzione tedesca, degli Stati uniti d'€uropa.
Nell'attuale composizione dell'UE, la riforma soggetta all'egemonia tedesca, potrebbe solo accentuare l'incubo del contabile.

24 commenti:

  1. La sintesi politica di questi condivisibilissimi ragionamenti (e correttissimi, peraltro), mi pare, non può che essere ciò che ha consentito alla Gran Bretagna di tirarsi fuori, pur tra mille contraddizioni e resistenze, dalla trappola infernale che è l'Unione Europea. E non mi riferisco al referendum, quello è stato solo il punto culminante della soluzione. Bensì alla fondazione dello UKIP. La formula organizzativa ce l'abbiamo già, manca solo un Farage...

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    1. Oddio, la dinamica Farage è stata quella di costringere i tory a neutralizzarne l'erosione, ma tutto all'interno di una soluzione neo-liberista e supply-side (condivisa in automatico), che non agevolerebbe, in Italia, una gestione politico-economica avulsa dal Quarto Partito.
      E cioè tale da risolvere il problema del conflitto sociale, ormai, in Italia, in acutizzazione dilagante: come ho cercato di spiegare in questa sede, le sovranità non sono tuttte eguali (se non altro per la loro derivazione storica).

      La vedo comunque difficile da risolvere per via endogena la situazione italiana. E da sempre...

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    2. “La sintesi politica di questi condivisibilissimi ragionamenti (e correttissimi, peraltro), mi pare, non può che essere ciò che ha consentito alla Gran Bretagna di tirarsi fuori, pur tra mille contraddizioni e resistenze, dalla trappola infernale che è l'Unione Europea.”

      Comunque vorrei ricordare che….

      ADDENDUM: Questo discorso, va rammentato, vale per il reclamo di sovranità giurisdizionale avanzato dall'ordine giudiziario britannico: analoghe considerazioni, sebbene politicamente più ampie (appunto perché politiche e non di ordine strettamente costituzionale), possono farsi per la Brexit, come abbiamo già evidenziato:
      "Certamente il Brexit è interessante se sostenuto in ottica nazionalista e anti-liberista. Ovvero se - più che il thatcheriano UKIP - si muovono delle forze che promuovono il keynesismo democratico.
      Altrimenti è inutile che si parli di "reliquie", visto che europeismo e thatcherismo sono aborti della medesima scuola di pensiero e dei medesimi interessi finanziari.
      La Thatcher, si ricorda, fu ostile all'Unione Europea principalmente perché temeva che il socialismo democratico gli sarebbe rientrato dalla finestra di Bruxelles.... un genio!"
      Londra invece non è praticamente più britannica, è una città globale: se non ce la fanno gli inglesi a non farsi distruggere dal progetto mondialista supportato dalla City, mi chiedo chi altro ce la possa fare".

      "Ma infatti il dibattito da considerare rilevante è tutto interno ai laburisti. L'UKIP, per definizione, non si occupa di correggere il mercato del lavoro-merce e le politiche deflattive.
      Ma se Londra è una città globale a pieno titolo, essa è parte, anzi punta avanzata, del progetto globalista.
      In definitiva, abbiamo due tipi di opposizione all'UE: una, però, è una spinta verso il mondialismo (più precisamente verso un mondo anglofono, non gravato dai passaggi intermedi dell'ordoliberismo), l'altra è nazionalista in senso democratico (ma il suo successo pare dipendere dall'atteggiamento degli USA)..."

      http://orizzonte48.blogspot.com/2016/06/uk-italia-e-la-sovranita-la-sua-ragion.html?spref=tw

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    3. sì, "un Farage", non "Farage". Mi volevo riferire a un leader politico capace di essere mediaticamente efficace (condizione ahinoi essenziale), organizzativamente saggio, e politicamente coerente.
      Do per scontato che il nostro orizzonte... sia 48. E non 79.
      Forse la soluzione endogena non è praticabile in Italia, ma la storia ci dice che ogniqualvolta non abbiamo fatto (anche) da noi, è andata maluccio: piaciamo troppo ai cavalieri bianchi, che poi hanno la tendenza a non volersene andare.
      Siccome, invece, penso anch'io che il partito politico sia la grande novità democratica del XX secolo in contrapposizione ai parlamenti liberali del XIX, temo che non potremo comunque sottrarci a questa dura necessità. Hic Rhodus, hic salta(mus)

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    4. Condivido anche io la tesi del fattore "esterno" quale causa di caduta dell'€regime. Naturalmente ciò non significa stare fermi e attendere il sereno mentre tutto rovina...l'operazione del "fare il partito" a mio avviso presuppone una base di massa già "preparata" ai temi cultural-ideologici su cui fondare l'azione politica e, insieme, una classe dirigente che assuma in sé gli oneri e gli onori di guidare la dinamica rivoluzionaria (naturalmente in senso costituzionale verso l'orizzonte 48).

      Per fare ciò servirebbe dunque lavorare dal punto di vista culturale e mediatico, seguendo la strategia di €ssi ben illustrata un paio di post fa (con ben altri fini, beninteso). La domanda non è quindi Che fare, ma come fare e soprattutto come riuscire.

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    5. Beh, qui si lavora dal punto di vista mediatico e, soprattutto, culturale.
      Alacremente.
      Abbiamo stabilmente superato il mezzo milione di contatti "individuali" mensili (oltre 18.000 giornalieri).

      E abbiamo individuato non solo in via logico-analitica, ma anche storico-documentale, la strategia di ESSI. Dopo avergli dato un nome "fenomenologico".

      Poi abbiamo anche, e per la verità da subito, individuato le contromisure di ripristino della democrazia. Consentendo a decine di migliaia di persone di riappropriarsene, nonostante il sistema mediatico-culturale, ed avviando un processo che potrà soltanto espandersi.

      Non mi pare poco, considerati i mezzi a disposizione e la dimensione quantitativa degli interessi opposti.

      Tutto quello che verrà, come conseguenza di ciò, lo attendiamo come benvenuto.
      (Purché non sia una brutta copia dell'originale, secondo una tendenza che si sta già manifestando e, peraltro, del tutto sterile :-)...

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    6. Orizzonte48 è benemerito, senza alcuna piaggeria. E' un'esperienza defatigante, perché non si devono seguire (e possibilmente assimilare) solo le tonnellate di spunti e informazioni dei post, ma anche quelle che ci sono nei commenti. Che in altri luoghi virtuali sono di solito piuttosto deprimenti.
      Se mai ci sarà una soluzione endogena, sono pronto a scommettere che Orizzonte48 ne avrà avuto almeno una porzione del merito.
      Sto leggendo il libro di Pasinetti su Keynes e i keynesiani di Cambridge (2010). Mi hanno molto colpito le sue riflessioni sul perché i keynesiani (titani come Sraffa, Kahn, Kaldor, Joan Robinson) non siano riusciti a concretizzare la rivoluzione keynesiana a livello accademico e scientifico pur godendo di un prestigio e di un'influenza immensi negli anni '50 e '60. Era bastato che Kahn e la Robinson snobbassero un convegno sulla Teoria generale del settembre 1936 perché il "keynesiano bastardo" (Robinson dixit) Hicks proponesse l'IS-LM che, da quel momento in poi, è stata LA teoria keynesiana. Insomma, come sottolinea Pasinetti, i keynesiani erano tutti primedonne, arroganti e spocchiosi, e non riconoscevano alcuna leadership a nessuno al proprio interno, una volta affievolitasi quella di Keynes medesimo, colpito da infarto nel 1937, e morto nel 1946.
      La conclusione che ne tiro io, è che la "nostra" parte abbia la tendenza alla "polli-di-renzizzazione", come esemplificato dai massimalisti socialisti prima durante e subito dopo la IGM e, via via, lungo tutta la storia della I Repubblica. Della II Repubblica è meglio proprio tacere. Anche adesso, mi pare, non vedo molte persone disposte a riconoscere una leadership politica a qualcuno che non sia un soprammobile, con tutto il rispetto, come alcuni "saggi" che ci hanno lasciato recentemente. Nel meraviglioso libro di Pieri sulla crisi militare italiana del Rinascimento si sottolinea come non mancò certo né il valore, né la tecnica, ma semplicemente la massa critica: non appena uno stato italiano si profilava come egemone, gli altri chiamavano i cavalieri bianchi stranieri.
      Siamo ancora lì, temo. Che questa sregolatezza faccia parte del genio italico? Spiegherebbe molte cose, ma sarebbe anche immensamente triste...

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    7. Sono molto contento dei dati di traffico del blog, e resto fermo nella convinzione che questa sia la piattaforma primaria di "Resistenza" culturale in Italia. Senza dubbio non è poco.

      Senza quanto fatto in questa sede, il cd. "sovranismo" si affloscerà su sé stesso, perché ad oggi manca di qualsivoglia struttura metodologica (parlo della parte politica che in Italia si professa, o viene professata, tale. Che poi sia in fondo fedele al dettato costituzionale è un'altra e più amara questione...)

      Vedremo, i tempi corrono: cercheremo di andargli dietro :)

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    8. Quando "i tempi corrono", purtroppo, in Italia si verifica quel fenomeno di massa critica autofaga di cui parla la seconda parte dell'ultimo commento di Giovanni.

      Il "sovranismo" (spesso solo sedicente e transitoriamente tale) che non sia fondato sulla coscienza e sulla sua diffusione, e che non pertanto non sia fondato sulla LEGALITA' COSTITUZIONALE, si sta GIA' afflosciando su se stesso.

      Ma tutto faremo fuorché "andargli dietro"...ai tempi: se la risposta non può che essere culturale e diffusiva di coscienza, non potremo altro che anticiparli.

      Poi non si può costringere la gente a leggere ciò che è nel suo stesso interesse leggere e a divenire "cosciente": e, peraltro, non c'è un modo migliore di INDURRE a leggere che non sia quello che sta già dando i suoi frutti.

      L'alleanza si fa sulle azioni possibili (cioè quelle "più" possibili in base all'evidenza del "reale"): la continua rigenerazione in "manifesti" e "nuove inziative" finisce solo per rinviare la massa critica necessaria...

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    9. prima di tutto, a tutti voi grazie, per il lavoro preziosissimo (Lelio Basso mi ha fatto innamorare della Costituzione)
      Condivido alcune riflessioni: l'UE viene dalla CEE che viene dalla CECA che viene dal Piano Marshall che viene dal fatto che abbiamo perso la guerra (come la Germania). Come da voi molto bene evidenziato, UE trascende dal controllo dei Paesi che la compongono ed è guidata da "tecnici" educati dal "mercato". Non è stato sempre così. La storia dell'integrazione europea ci dice che originariamente gli Stati si opposero alla cessione di sovranità e all'idea di un governo tecnico (la Commissione). DeGaulle tenne fuori gli inglesi dalla CEE per dieci anni dicendo semplicemente "no". Nel frattempo, grazie alla presenza e ai soldi dell'URSS, la socialdemocrazia diventa una realtà: gli europei decidono di risolvere il conflitto sociale attraverso la politica. Questo è un passaggio fondamentale, secondo me, che distingue il modello europeo dal modello americano: mentre per gli americani il socialismo, Marx, Lenin eccetera erano e sono tabù, e la teoria dello stato minimo attecchisce facilmente, noi abbiamo appreso la lezione marxiana, anche solo per via empirica (scioperi, welfare) e/o folkloristica (l'occupazione a scuola, Don Camillo e Peppone), e ricomposto il conflitto sociale attraverso la politica (il primato della politica). Questo è chiaro a tutti i cittadini europei, compresi i ventenni, e spiega gran parte del "distacco dalla politica": in sostanza, quello che tutti rimproverano oggi alla politica è di essersi fatta "sostituire dall'economia", di non "contare nulla". Morta l'URSS, viene a mancare il sostegno finanziario ed ideologico ai partiti della sinistra europea, che si appiattiscono sul modello americano (Clinton, Obama) mentre la Germania assume un ruolo chiave per la conquista ad est. L'ordoliberismo avanza quasi indisturbato ma i cittadini europei cominciano a mostrare sempre più insofferenza per un modello ostile che li riporta indietro di almeno tre generazioni. Siamo schiacciati in una morsa infernale di ricatto economico (il "mercato"), politico (l'"alleato") e culturale (la "scienza") che si rafforzano e alimentano vicendevolmente grazie ai media di massa, ricatto di cui sono soprattutto i nostri politici a fare le spese e di conseguenza tutti noi. In Europa stiamo ad accapigliarci per EMA mentre Putin e Trump si mettono d'accordo su come spartirsi le "sfere di influenza". In questo quadro, le alternative che ci vengono prospettate (USE vs guerra civile) sono entrambe un danno per noi, e una soluzione win-win per chi ce le propone.
      Sulla mancanza di alternative, il post precedente mi ha fatto riflettere sul ruolo del conflitto per il perpetuarsi del capitalismo e come, a mio parere, esso sia elemento essenziale della narrazione ordoliberista. Esso parte da una unità di intenti, la riduce in un conflitto e lo risolve a suo favore a suon di slogan e frasi fatte (i geni del marketing). Per esempio: la protesta dei tassisti chiedeva "certezza della legge"(buona per tutti, non solo per i tassisti) ed è stata ridotta al conflitto vecchio vs nuovo (non ci si può opporre al nuovo che avanza, non c'è alternativa); la protesta contro l'obbligo vaccinale chiedeva il rispetto del diritto al consenso libero e informato (buono per tutti, non solo per alcuni genitori) ed è stato ridotto al conflitto novax vs vax (la scienza non è democratica, non c'è alternativa); la protesta per la mancanza di una gestione seria dei flussi di immigrazione in un conflitto tra razzisti e solidali (sono il nostro futuro, non c'è alternativa), e così via.
      Mi chiedo se allora la soluzione non stia proprio nel riportare il conflitto alla sua unità originaria, per annullarne gli effetti perversi.

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    10. @ Mr SME - USE vs. guerra civile?

      Considerando i precedenti storici (blocco continentale, III Reich) tutti i tentativi recenti per la creazione di un impero continentale hanno condotto a guerre civili.

      Nel teatro italiano ci sono già stati due precedenti nefasti, in cui fuono protagonisti intellettuali di rango, al tempo ministri in carica: Giovanni (1944) e Giuseppe (1814).

      Considerando l'ignoranza crassa dei ministri in carica, con la sola eccezione di Pier Carlo, direi che solo quest'ultimo rischia (come ancora si dice a Milano) che "l'ha faa la finn del Prina".

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    11. OT - Inquietante.

      https://www.rt.com/politics/410646-putin-orders-all-russian-companies/

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    12. @mrsme

      « ricatto economico (il "mercato"), politico (l'"alleato") e culturale (la "scienza") »

      In categorie: Liberismo, Atlantismo/Occidente/DottrinaMonroe, positivismo.

      Gran parte dello spazio riservato alla tradizione di lotta del movimento operaio, al pensiero marxiano riconducibile al metodo di Marx stesso piuttosto che a gran parte del marxismo, è volto a fornire le categorie di interpretazione della realtà a partire dall'identificazione dell'agente primo del conflitto.

      Qualsiasi dialettica che non ruota intorno al conflitto tra classe egemone e dominata, tra controllori e controllati - in breve - tra ceto padronale e classi asservite, non è una dialettica socialmente progressiva, volta allo sviluppo democratico e alla pace internazionale.

      Il kratos puro è un potere primigenio, riferito ai rapporti di proprietà, che non comporta responsabilità.

      Chi nasce o viene cooptato in quella parte della struttura sociale che corrisponde alla cosiddetta élite, diventa artefice di scelte politiche di cui non si prende la responsabilità.

      Il concetto di responsabilità nel liberalismo - come fa notare Leo Strauss - è un precetto morale, come quello di liberalità stesso, assolutamente individualistico e di pertinenza della sfera privata: la responsabilità del padrone non è subire le conseguenze delle decisioni politiche, ma tutelare l'ordine sociale classista (generare profitto a scapito dei salari, insomma, farsi gli affari suoi- la libertà!); la responsabilità dello schiavo è servire diligentemente il suo padrone (produrre efficientemente, consumare il meno possibile, e crepare malthusianamente quando non più efficiente).

      Il concetto di responsabilità come comunemente inteso ha senso tendenzialmente solo nell'ambito del diritto, ossia nella sovrastruttura politico-giuridica, dove ad azione personale la collettività (sotto forma di ente statale) può rispondere con una sanzione: sanzione in termini legali ma anche in termini politici: ad esempio, togliendo "il voto".

      Questo, rimanendo sempre nelle riflessioni sul potere desumibili dalla Repubblica di Platone, porta al concetto politico-istituzionale di arché, quindi di ritorno all'unità, alla ricomposizione del conflitto sociale tramite la politica.

      Ma se questo "potere istituzionalizzato" (archè) è il semplice riflesso (sovrastruttura) del potere primo derivante dal tipo di struttura sociale, e non si pone in dialettica per temperare il "potere originario" - la forza bruta - dovuta alla semplice appartenenza alla classe dominante, il conflitto non potrà essere ricondotto alla sua unità originaria (avremo una hayekiana demarchia e non una democrazia), e questo sarà il risultato.

      Lelio Basso, al di là della sua personale capacità di ridurre la complessità delle analisi socio-politiche in sintesi comprensibili a chiunque, senza essere "populista" e, di conseguenza, costringendo ad uno sforzo intellettuale indipendentemente dal grado di istruzione, ha la caratteristica di essere stato esempio vivente - per teoria e prassi - di coincidenza tra socialismo massimalista (si collocava politologicamente a "sinistra" del PCI) e democrazia come comunemente intesa da tutti gli oppressi.

      (Democrazia formale, liberale o "demarchia" potrebbero essere riconducibili alla medesima realtà sociale)

      La guerra fredda è stata vinta ideologicamente dall'atlantismo liberale (positivista) ribaltando l'interpretazione storiografica: i "liberali" non sono mai stati (almeno in Europa) democratici, rispetto ai "fanatismi" degli estremismi di destra e sinistra (finanziati da sempre dai "liberali" stessi).

      Marx si professava democratico quindi denunciava il classismo antidemocratico del liberalismo borghese.

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  2. “La vedo comunque difficile da risolvere per via endogena la situazione italiana. E da sempre”..

    Per forza… e concordo con Bazaar :

    La Costituzione del '48 non la capiscono fino in fondo neanche i costituzionalisti stessi: che unità ci può essere intorno ad una coscienza che non c'è?

    Esiste un problema di ordine ideologico, educativo e morale allarmante.

    Gli stramboidi che compongono gran parte del ridicolo antagonismo che si propone antisistema, sono ovviamente la componente più insidiosa del sistema stesso: la natura anticognitiva e divisiva di questi inquietanti settarismi sono il principale problema da affrontare.

    La tradizione politica tipica della lotta della classe lavoratrice ed il poderoso armamentario analitico-cognitivo che vantava, è completamente perso, ormai, da generazioni.

    La gente infarcita di cazzate da Mosler - a livello educativo, ovvero a livello di atteggiamento da tenere verso la scienza, prima ancora che in senso squisitamente "tecnico" - che va in giro per l'Italia a delirare come Testimoni della Moneta, sono un cancro. E lo sono perché, per ovvi motivi marxiani, l'euro è - stando con Engels - l'agente primo dell'oppressione in Italia.

    La Costituzione non è un totem, un simbolo fine a se stesso da piddinismo alla Beningni: è in primis una sintesi etico-scientifica strumentale a riplasmare la struttura sociale (in termini propriamente marxiani).

    Concetti come sovranità, unità nazionale, lavoro o diritti sociali, sono scientificamente e organicamente rapportati tramite concrete dottrine economiche, giuridiche e sociologiche orientate da una comune Weltanschauung etico-democratica.

    Essere "sovranisti" non significa nulla nel momento in cui non vengono acquisiti questi principi fondamentali e non si è minimamente formati sulle scienze sociali come educazione civica vorrebbe. È nostro compito non avere "cittadini grillescamente informati", ma fare in modo di lottare politicamente con "persone coscienti".

    Come organizzare e, soprattutto, "finanziare" il momento formativo?

    È necessario realizzare una "scuola di partito" in un contesto in cui non esistono più né scuola né partito. »

    http://orizzonte48.blogspot.com/2017/11/luxemburg-gramsci-basso-e-caffe-la-via.html?showComment=1510766122917#c5946219047304742779

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    1. Forse serve, prima ancora, una educazione scolastica di base, che consenta poi ad ogni persona di discernere il significato celato dietro ogni tentativo di mistificazione, che tradendo persino la logica più elementare sovente riesce ad inculcare, nelle menti impreparate, nozioni funzionali al dispiegamento dei Loro progetti di dominio, in somma una scuola che educhi al senso critico.
      Diceva Eumenio:
      Le lettere sono il fondamento di tutte le virtù, in quanto maestre di moderazione, di spirito di disciplina, di diligenza e di pazienza.
      Tutte doti queste che, una volta venute in consuetudine nei verdi anni, prendono di mano in mano vigore per far fronte a tutti gli impegni della vita ed agli stessi incarichi della vita militare e del campo, che pure sembrano occupazioni di tutt'altro genere.

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    2. Ma come fai?... Essi hanno in mano tutto… basta leggere questo post

      http://orizzonte48.blogspot.com/2017/11/la-lunga-marcia-segreta-della.html?spref=tw

      comunque:

      "I colleges e le università americani...erano controllati molto rigidamente dagli interessi commerciali di società che facevano sentire i loro voleri attraverso i consigli di amministrazione. Le opinioni dei docenti venivano esaminate con grande attenzione alla ricerca di possibili eresie, le quali venivano definite come qualsiasi cosa si opponesse ai bisogni percepiti dalle grandi società industriali"
      Aggiunge Galbraith. "Benchè nel frattempo le cose siano molto cambiate, un'eco di quegli atteggiamenti un tempo dominanti si avverte nella convinzione tuttora persistente che l'orientamento ultimo della cultura accademica debba essere fornito da uomini d'affari - oggi dirigenti dei grandi gruppi societari- in quanto dotati di una formazione adeguata nell'amministrazione pratica..."

      Ebbene, chiunque si trovi ad effettuare il test di Orwell sui vari espertoni mediatici, specie di estrazione accademica, si troverà a realizzare come le cose siano alquanto peggiorate, in Italia, (rispetto ai tempi - circa 30 anni fa- in cui Galbraith ipotizza che fossero, invece. "molto cambiate"): più esattamente, a livello di espertoni mediatici, non è più possibile distinguere tra accademici divenuti "dirigenti di grandi gruppi societari" (o costantemente aspiranti tali) e "dirigenti di grandi gruppi societari" divenuti tout-court - e in base a tale esclusiva qualificazione- docenti universitari: con immancabile proiezione mediatica.

      http://orizzonte48.blogspot.com/2015/03/lorientamento-ultimo-della-cultura.html?spref=tw …

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  3. OT: Splendido tweet "sommesso" oggi.

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  4. Rinegoziare lasciando intatta la causa liberoscambista del trattato (purpose) significa solo accettare che livello di schiavitù si è disponibili ad accettare. Se cioè decido di patteggiare, ho già acconsentito alla pena; si tratta solo di determinare la misura della pena. Quarantotto dixit. Elementare Watson.

    L’unica cosa che deve fare una classe dirigente fedele al proprio Popolo è quella di invocare l’estinzione del trattato per mutamento fondamentale delle circostanze esistenti al momento della conclusione del trattato (la c.d. clausola “rebus sic stantibus” di cui all’art. 62 della Convenzione di Vienna). Il tema, neanche a dirsi, è stato ampiamente esaminato ne “La Costituzione nella palude”:

    Circostanze sopravvenute e non pienamente previste e prevedibili dalle parti possono sempre verificarsi, a maggior ragione se si debba valutare la permanenza di un «beneficio» liberamente richiesto secondo le norme che ne disciplinano la concessione: tipicamente può sopravvenire una prassi applicativa dei trattati, praeter ac contra legem, intesa secondo la buona fede in senso oggettivo (cioè consapevole del significato del consenso, e delle ragionevoli aspettative, della controparte), che…renda insostenibile il mantenimento dell’insieme congiunto dei «criteri di convergenza»”.

    In tal senso, certo “occorrerebbe aver compreso il “vincolo effettivo che i trattati pongono a carico dell’ordinamento socio-economico italiano”. E, aggungo, bisognerebbe anche aver chiari gli effetti devastanti, in termini di distruzione ed immiserimento, che sono già derivati per l’Italia in tutti questi anni di applicazione del diritto l€uropeo. Effetti che vengono sistematicamente occultati e/o falsificati dal sistema mediatico-culturale servo.

    Di sovranità nemmeno a parlarne. Se la sovranità è elemento naturale e necessario di una vera democrazia (cioè sociale e pluriclasse), allora essa è un lusso che la massa ignorante non può permettersi. Elitismo, e quindi razzismo, impongono revisioni ideologiche del termine in senso spregiativo (sovranismo),

    Di certo Basso nel 1957 aveva ben compreso, nello specifico, dove si sarebbe andati a parare. Message in a Bottle che non fu e non sarà raccolto, ahimè, da nessuno. Ricordiamolo:

    … Dicemmo allora che il P.S.I. …subordinava il suo giudizio definitivo sul trattato del M.C.E., allora non ancora firmato, alle garanzie di una sufficiente tutela degli interessi dei lavoratori italiani, di un adeguato controllo democratico sul suo funzionamento e dello sganciamento da ogni complicità con la politica colonialista. Il senso della nostra risoluzione era chiaro: se il trattato avesse offerto le garanzie richieste, i socialisti avrebbero votato a favore…anche del M.C., perché, favorevoli al principio, sarebbero stati favorevoli anche alle modalità di attuazione. Ma purtroppo nei testi non abbiamo trovato le garanzie che chiedevamo, sicché un voto favorevole dei socialisti non poteva neppure essere preso in considerazione per quanto riguarda il M.C.E. Le ragioni per le quali non possiamo votare favorevolmente, cioè le ragioni per le quali il trattato del M.C. non offre a nostro avviso le garanzie da noi richieste sono state illustrate nel corso della discussione generale… (segue)

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  5. Non c'è nessuna garanzia effettiva sul problema dello sganciamento da ogni complicità con la politica colonialista: noi veniamo associati alla vita economica di una vasta zona coloniale, senza avere alcuna possibilità di influire sull'indirizzo più o meno colonialista dei paesi che esercitano su quelle zone la sovranità politica, e perciò diventiamo corresponsabili delle sorti di Paesi e di popoli che oggi sono soggetti a un vincolo coloniale superato e condannato dallo sviluppo dei tempi. E già il solo fatto che l'associazione di queste zone coloniali al M.C. sia avvenuta senza nessuna forma di consultazione con le popolazioni interessata - cosa contro cui hanno sentito il dovere di protestare gli stessi eletti dei territori francesi d'oltremare che pur sono favorevoli al Governo metropolitano – rappresenta l'applicazione di un metodo che noi dobbiamo assolutamente respingere…

    Nessuna garanzia abbiamo ricevuto sul terreno del controllo democratico degli organi e della politica del M.C. Vero è che… i negoziatori ci hanno risparmiato questa volta quegli organi sovranazionali o, se meglio piace, metanazionali a cui favore i trattati della C.E.C.A. e più ancora della C.E.D. hanno registrato rinunzie importanti alla sovranità nazionale. noi li avversammo non perché siamo gelosi della chiusa sovranità nazionale, non perché siamo contrari ad ogni allargamento e superamento di questa sovranità, MA PERCHÉ SIAMO GELOSI DELLA NATURA DEMOCRATICA DELLA NOSTRA SOVRANITÀ, COME È AFFERMATA DALLA COSTITUZIONE, e che era invece negata dagli organismi burocratici e tecnografici dei passati trattati, sganciati da ogni effettivo controllo democratico.

    Dobbiamo aggiungere fra i motivi della nostra disapprovazione sotto questo profilo anche lo scarso peso attribuito alle organizzazioni sindacali, sicché è lecito concludere che allo stato delle cose manca qualsiasi seria garanzia, non diciamo di effettiva direzione ma anche di semplice controllo democratico, di quella che sarà la politica del M.C.. E, poiché in effetti una politica ci sarà, non abbandonata alle forze cieche del mercato, ma oculatamente diretta dalle forze che il mercato dominano, così possiamo concludere che il M C. nasce sotto il segno del dominio dei grandi interessi monopolistici, cioè di forze squisitamente antidemocratiche e antipopolari.

    Infine la terza garanzia che noi chiedevamo riguarda i lavoratori italiani, le cui condizioni di vita sono, almeno per larga parte di essi, così penose e così precarie da poter essere difficilmente esposte ad ulteriori peggioramenti. Debbo dire che sotto questo profilo permangono in noi le più gravi preoccupazioni. Non ho bisogno di ricordare quel che da altri oratori è stato già ampiamente illustrato, che se il M.C. dovesse essere regolato dalla spontaneità delle forze economiche capitalistiche, ciò non significherebbe affatto una tendenza all'omogeneizzazione, un livellamento delle condizioni del mercato ad uno stesso grado di sviluppo ma al contrario accadrebbe che i capitali accorrerebbero là dove sussistono le condizioni del massimo sviluppo, e quindi di maggiore sicurezza e redditività, perché massimo sviluppo significa presenza di tutte le condizioni interne ed esterne che consentono al capitale di sfruttare o, se piace meglio, di impiegare il lavoro in condizioni di più alta produttività.
    (segue)

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  6. Ciò avrebbe per naturale risultato l'accrescimento delle distanze tra la diverse parti del M.C.: la Ruhr e la valle del Reno riceverebbero un ulteriore formidabile impulso mentre le regioni arretrate d'Italia rimarrebbero disperatamente distanziate o anche le zone oggi più progredite del nostro Paese rischierebbero di trovarsi ben presto in condizioni di sottosviluppo perché gli stessi capitali italiani avrebbero tendenza ad affluire nelle zone più progredite soprattutto nella Germania. Solo un ottimismo cieco e di maniera, un ottimismo francamente irresponsabile può nascondersi che questo è in potenza il più grave pericolo per l'Italia e per i lavoratori italiani nell'ambito del M.C. Contro questo pericolo, che, ripeto, è rappresentato dal gioco spontaneo delle forze capitalistiche, occorre un intervento cosciente diretto a ostacolare e, in ultima analisi, a capovolgere le tendenze spontanee del capitalismo…

    Non solo i trattati non offrono nessuna garanzia in questa direzione, ma essi comportano altresì il rischio di rendere più difficile l’applicazione non dirò del Piano Vanoni, che ormai langue dimenticato in qualche cassetto o accumula polvere su qualche tavolo ministeriale, ma di qualunque politica che tenda ad una maggiore occupazione. Le nostre ragioni di non approvare il trattato sono precise e categoriche, perché riteniamo che esso non tenga sufficientemente conto degli interessi dei lavoratori italiani…
    ” [L. BASSO, Votato il Trattato per il Mercato Comune, Avanti!, 26 novembre 1957].

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    1. L'ottimismo cieco e di maniera è poi divenuto il nuovo indirizzo politico-post-costituzionale.

      E pensare che all'inizio di questo viaggio le "responsabilità" di quelli che non hanno mai nemmeno tentato di difendere la Costituzione - e la democrazia- non mi erano ancora ben chiare.

      Questo pezzo non dovrebbe mancare nel prossimo libro :-)

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  7. Se non erano chiare a Lei, si immagini come stavo e sto messo male io :-)
    Speriamo di poter leggere presto il nuovo libro

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  8. Riguardavo il video di Amato. Ma perché lo ha fatto (il video intendo)? Sfotte? Così, tanto per saperlo.

    Come è possibile che, a fronte di affermazioni pubbliche di questo tenore, gli sia permesso di fare il giudice costituzionale?

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    1. In realtà pare versato in questo genere di esternazioni rivelatrici (v. interviste su sottrazione inavvertita della sovranità e sulla illeggibilità dei trattati).

      Evidentemente vuol far a tal punto far vedere (show-off) di "capire tutto" che non si preoccupa del whistleblowing.
      Che infatti, a onor del vero, lascia piuttosto indifferente la schiacciante maggioranza degli italiani.
      Che dire?

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