lunedì 22 gennaio 2018

CIO' CHE LO STATO FU E, SI PENSA, POTREBBE ANCORA ESSERE: STRATEGI€ DI OPPRESSION€ & STATOBRUTTO

Quelli sopra riportati sono gli effetti dell'euro alla prova della prima, scontata, crisi esogena (infatti Prodi disse: "Ma un giorno ci sarà una crisi..." e s'è visto).
Quelli sotto rappresentati costituiscono gli effetti del "sostegno" PROCICLICO che lo Stato ha dato alla stremata società italiana per tornare...ai livelli di prodotto anteriori alla crisi (trattasi di evidente eufemismo):

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/dossier/1044880/index.html?part=dossier_dossier1

Ora l'€uropa chiederà all'Italia, dopo le elezioni, dosi massicce di ulteriore austerità. E la maggior parte degli italiani avrà votato per questa soluzione. Senza aver mai capito nulla di quanto è accaduto.


Duccio ci sta dando grandi soddisfazioni :-). 
Ritengo utile, perciò, ai consueti fini di "non dispersione" incorporare in un apposito post questo suo commento. Come leggerete, ha il pregio di riassumere in sintesi fenomenologica ciò che, sul piano storico e politico-economico (e naturalmente, trattandosi di strategie neo-liberiste, tattico-ideologico), abbiamo approfondito sul blog a partire (in special modo) da settembre 2017. 
Lascio a voi di "integrare", con l'eventuale citazione di post che trattano i singoli passaggi (il neretto dovrebbe indirizzare e agevolare la ricerca), un approfondimento che consolidi il suo intervento. Un approfondimento che risulterebbe, prima di tutto, un'arma di sopravvivenza in questi tempi bui-bui (Duccio ha ragione: intentando la vostra "coscienza civile", il tema è affascinante):
Si rischia di finire nella dietrologia, eppure il tema è affascinante.
L'approvazione della Costituzione può essere riferita a una difficilmente ripetibile molteplicità di elementi di debolezza e di strategia in capo ad Essi.
Tra questi, il primo è la gradualità con cui sanno muoversi, quando occorre. 
Come si poteva, negli anni '40, dopo l'esperienza fascista, nel bel mezzo di quella sovietica che tanti attraeva, appena finito il new deal roosveltiano ... insomma come si sarebbe potuto, in un periodo storico in cui l'intervento dello Stato nell'economia era considerato scontato, scrivere una Costituzione liberista? Troppo sarebbe stato lo stridore con il comune sentire.

In secondo luogo, l'Italia era in macerie. C'era la necessità di risollevarla, almeno fino al punto da creare un benessere sufficientemente diffuso da costituire uno stabilizzatore sociale, e questo non lo poteva certo fare il liberismo.

In terzo luogo, come evidenziato dai commenti precedenti di Danilo e Luca, c'era la sicurezza, rivelatasi fondata, di poter 'amministrare' e minimizzare i rischi di un possibile 'socialismo compiuto' ponendo uomini di fiducia ai vertici delle istituzioni, "legando" lo Stato a convenzioni internazionali di segno contrario (CECA/CEE/CE/UE in primis), impedendo una normale alternanza democratica, creando fattori di divisione sociale quali una diffusa corruzione, "rivolte" borghesi (vedi '68), la strategia della tensione etc...

In quarto luogo, un interesse strumentale a un transeunte aumento dei poteri dello Stato e dell'affidamento dei cittadini ad esso
Mi spiego meglio. 
Oggi lo Stato-apparato è un fedele ed efficiente esecutore di normative e indirizzi chiaramente oppressivi e contrari all'interesse generale
Le strade devono essere a pezzi ma l'autovelox deve esserci dietro ogni curva. L'attesa al pronto soccorso dev'essere insostenibile, eppure lo Stato è in grado di liquidare in poche settimane milioni di dichiarazioni redditi e IVA, incrociarne i dati con i pagamenti effettuati, chiedere il pagamento del residuo eventualmente mancante.

La tolleranza per questo stato di cose è favorita da un diffuso ricordo di un "altro" Stato, di ciò che lo Stato fu e - si pensa - potrebbe ancora essere: fornitore di servizi, costruttore di infrastrutture, acquirente di ultima istanza, ripianatore di debiti e dissesti, pagatore di stipendi e pensioni.
Se non si fosse passati da questo stadio, la tolleranza sarebbe molto inferiore, (NdQ: chi rammenta la "rimozione del punto zero" nel paradosso €uropeo?) come lo era nei nostri avi, che, non avendo vissuto l'esperienza di uno Stato "dalla loro parte", senza remore consideravano i detentori del potere (sia pubblico che religioso) alla stregua di delinquenti.

24 commenti:

  1. C'era anche una scuola statale di buon livello che ha funzionato da ascensore sociale.

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    1. Ok...ma hai provato a fare un approfondimento sul blog esattamente eu questo tema, diciamo a partire dal 2013-2014?
      In fondo, l'occasione di autodifesa non andrebbe sprecata.

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    2. Lo farò. Seguo da poco il blog.

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  2. “Se non si fosse passati da questo stadio, la tolleranza sarebbe molto inferiore”

    Bè… mi viene in mente questo commento di 48:

    “Ma sai perchè la democrazia (chiusa in se stessa! "Coattiva" e solidale) non mancherà a coloro che la stanno perdendo?”

    Quarantotto11 maggio 2015 23:24

    Ecco il diritto rigorosamente concepito indipendentemente dalla "giustizia" (problema del tutto avulso dalla assiomatica autoaffermazione della Legge sulla legislazione).

    E' interessante (sconcertante) come la solidarietà sia una chiusura coattiva in sè della società. Coattiva.

    Di indimostrato in indimostrato, per tessere l'elogio rifondativo della "nuova economia", - senza averne mai verificato induttivamente i dati empirici in cui concretamente si manifesta- si danno per acquisiti risultati che, in realtà, sono giustificazioni di scopo, non solo quindi aprioristiche ma contraddette dai fatti.

    Certo, per ora, abbiamo il modello di una società che si rivela aver ghettizzato il 15% della popolazione stile "fuga da New York", e normalizza verso il basso il resto degli "utenti e consumatori", rendendoli fin da ora abituati ad un futuro in cui essere in Cina o negli USA sia fondamentalmente indifferente.
    Come "deve" accadere anche a noi.

    Un ottimo metodo di controllo sociale, che implica un ferreo e continuo ordinamento mediatico (overfed pop) della società.
    E naturalmente quel più generale controllo culturale (l'esaltazione della modernizzazione TINA), che permette, - esaltando nella realtà imaginata a tavolino i non trascurabili poteri di fatto (per ora) delle lobbies finanziatrici degli eletti-vedettes-, di precostituire i risultati dei sondaggi.
    Pardon, volevo dire delle para-elezioni idrauliche.
    E quindi finchè ci saranno.
    Ma sai perchè la democrazia (chiusa in se stessa! "Coattiva" e solidale) non mancherà a coloro che la stanno perdendo?

    Perchè nel futuro non ci sarà più chi rammenterà cosa sia stata e sarà in grado di riconoscerne il contrario

    http://orizzonte48.blogspot.com/2015/05/flags-of-our-father-7-la-fine-dellafine.html?showComment=1431379466209#c6955616551211922999

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  3. Affascinante, ma c’era la guerra fredda.

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    1. Ma anche volendo adire a questa banalizzazione liquidatrice di poderosi problemi storico-economico-politici, esiste una montagna di post in cui questo problema è affronta ripetutamente...un pochino più scientificamente.

      E non è inutile confrontarsi con il processo che conduce allo slogan "riduzionistico": è proprio così che si impara.
      Fermo restando che la "guerra fredda" è una creazione feneomenolgicamente lessicale di Dulles-Lippaman: e che almeno questa parte della Storia contemporanea ESIGE di essere conosciuta criticamente: non per inerzia...

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    2. mi spiego meglio:
      mi pare che il commento di Duccio si un po' sbilanciato "a favore" della lungimiranza della strategia di Essi rispetto alle circostanze venutesi a creare con l'opposizione dei modelli di sviluppo economico USA-URSS e la dialettica dei loro rapporti di forza. Questa dialettica era del tutto nuova rispetto ai rapporti internazionali precedenti alla seconda guerra mondiale. Dubito che Essi avessero allora la "sicurezza" di poter governare il 'socialismo compiuto', penso piuttosto che le loro fossero soluzioni contingenti per "contenerlo" nell'attesa di circostanze più propizie. Tenuto conto della loro mentalità, poi, dubito che, nonostante le esigenze della ricostruzione, avrebbero rinunciato ad una costituzione di stampo liberale, magari sul modello dello statuto albertino, se ne evessero avuto l'occasione (ad esempio se al referendum avesse vinto la monarchia); dubito anche che ai tempi fossero così lungimiranti da avere "un interesse strumentale a un transeunte aumento dei poteri dello Stato e dell'affidamento dei cittadini ad esso", considerata appunto la dialettica USA-URSS e che il "comunismo" era di fatto una minaccia molto reale: penso piuttosto che abbiano dovuto bere l'amaro calice e tramare nel buio. Concordo sul fatto che "La tolleranza per questo stato di cose è favorita da un diffuso ricordo di un "altro" Stato, di ciò che lo Stato fu e - si pensa - potrebbe ancora essere", un fatto di cui ESSI hanno saputo approfittare, ma non che hanno volutamente creato (c'era una commento, che non sono riuscita a ritrovare, con una citazione a proposito della necessità di far adottare le misure impopolari di smantellamento del welfare e di compressione salariale dalle sinistre, di modo che esse fossero maggiormente tollerate dal popolo)

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    3. Rinnovo l'invito a leggersi il blog.

      Davvero: l'interpretazione storica è sempre controvertibile, ma le testimonianze (coeve) di Graziani e Basso, Di Vittorio e Calamandrei, in contrapposizione alle "candide" ammissioni di Carli e Einaudi, tutto risalente agli anni '40 e '50, sono fonti dirette documentali.

      La relativa analisi critica, estesa a quella della storia dell'avvio del federalismo €uropeo (sempre fin dagli inizi degli anni '50) non consentono "permeismi" basati su impressioni retrospettive e semplificatorie.

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    4. Ma poi questa manfrina della guerra fredda ha davvero senso?

      No. Già a Teheran USA e URSS sanno benissimo a cosa andrà incontro il mondo post-ww2: nessuno a guerra finita aveva il vero interesse a rompere la cortina di ferro, né dall'una né dall'altra parte. Per ciò ritenere il trentennio keynesiano una fase transitoria "regalata" da €ssi alle masse per tenerle al riparo dai sogni moscoviti mi pare una grossa esagerazione ex post... Erano i rapporti di forza- almeno apparenti- cristalizzati nei grandi partiti di massa e le esigenze oggettive della produzione fordista a imporre a €ssi Keynes, pena la fine del capitalismo nelle regioni ove esso è nato e prosperato.

      Paradossalmente, i subalterni... furono troppo buoni e forse troppo ingenui. La malaerba ricresce sempre se non si eliminano le radici profonde che si chiamano sfruttamento, oppressione di classe, reificazione dell'Uomo.

      Ma tanto la lotta di classe mica esiste...

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  4. “Di certo Basso nel 1957 aveva ben compreso, nello specifico, dove si sarebbe andati a parare. Message in a Bottle che non fu e non sarà raccolto, ahimè, da nessuno. Ricordiamolo”:

    Francesco Maimone23 novembre 2017 12:35

    Non c'è nessuna garanzia effettiva sul problema dello sganciamento da ogni complicità con la politica colonialista: noi veniamo associati alla vita economica di una vasta zona coloniale, senza avere alcuna possibilità di influire sull'indirizzo più o meno colonialista dei paesi che esercitano su quelle zone la sovranità politica, e perciò diventiamo corresponsabili delle sorti di Paesi e di popoli che oggi sono soggetti a un vincolo coloniale superato e condannato dallo sviluppo dei tempi. E già il solo fatto che l'associazione di queste zone coloniali al M.C. sia avvenuta senza nessuna forma di consultazione con le popolazioni interessata - cosa contro cui hanno sentito il dovere di protestare gli stessi eletti dei territori francesi d'oltremare che pur sono favorevoli al Governo metropolitano – rappresenta l'applicazione di un metodo che noi dobbiamo assolutamente respingere…

    Nessuna garanzia abbiamo ricevuto sul terreno del controllo democratico degli organi e della politica del M.C. Vero è che… i negoziatori ci hanno risparmiato questa volta quegli organi sovranazionali o, se meglio piace, metanazionali a cui favore i trattati della C.E.C.A. e più ancora della C.E.D. hanno registrato rinunzie importanti alla sovranità nazionale. noi li avversammo non perché siamo gelosi della chiusa sovranità nazionale, non perché siamo contrari ad ogni allargamento e superamento di questa sovranità, MA PERCHÉ SIAMO GELOSI DELLA NATURA DEMOCRATICA DELLA NOSTRA SOVRANITÀ, COME È AFFERMATA DALLA COSTITUZIONE, e che era invece negata dagli organismi burocratici e tecnografici dei passati trattati, sganciati da ogni effettivo controllo democratico.

    Dobbiamo aggiungere fra i motivi della nostra disapprovazione sotto questo profilo anche lo scarso peso attribuito alle organizzazioni sindacali, sicché è lecito concludere che allo stato delle cose manca qualsiasi seria garanzia, non diciamo di effettiva direzione ma anche di semplice controllo democratico, di quella che sarà la politica del M.C.. E, poiché in effetti una politica ci sarà, non abbandonata alle forze cieche del mercato, ma oculatamente diretta dalle forze che il mercato dominano, così possiamo concludere che il M C. nasce sotto il segno del dominio dei grandi interessi monopolistici, cioè di forze squisitamente antidemocratiche e antipopolari.

    Infine la terza garanzia che noi chiedevamo riguarda i lavoratori italiani, le cui condizioni di vita sono, almeno per larga parte di essi, così penose e così precarie da poter essere difficilmente esposte ad ulteriori peggioramenti. Debbo dire che sotto questo profilo permangono in noi le più gravi preoccupazioni. Non ho bisogno di ricordare quel che da altri oratori è stato già ampiamente illustrato, che se il M.C. dovesse essere regolato dalla spontaneità delle forze economiche capitalistiche, ciò non significherebbe affatto una tendenza all'omogeneizzazione, un livellamento delle condizioni del mercato ad uno stesso grado di sviluppo ma al contrario accadrebbe che i capitali accorrerebbero là dove sussistono le condizioni del massimo sviluppo, e quindi di maggiore sicurezza e redditività, perché massimo sviluppo significa presenza di tutte le condizioni interne ed esterne che consentono al capitale di sfruttare o, se piace meglio, di impiegare il lavoro in condizioni di più alta produttività. (segue)

    https://orizzonte48.blogspot.com/2017/11/rinegoziare-maastricht-il-cammino-del.html?showComment=1511436929191#c369749790329435996

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  5. Ciò avrebbe per naturale risultato l'accrescimento delle distanze tra la diverse parti del M.C.: la Ruhr e la valle del Reno riceverebbero un ulteriore formidabile impulso mentre le regioni arretrate d'Italia rimarrebbero disperatamente distanziate o anche le zone oggi più progredite del nostro Paese rischierebbero di trovarsi ben presto in condizioni di sottosviluppo perché gli stessi capitali italiani avrebbero tendenza ad affluire nelle zone più progredite soprattutto nella Germania. Solo un ottimismo cieco e di maniera, un ottimismo francamente irresponsabile può nascondersi che questo è in potenza il più grave pericolo per l'Italia e per i lavoratori italiani nell'ambito del M.C. Contro questo pericolo, che, ripeto, è rappresentato dal gioco spontaneo delle forze capitalistiche, occorre un intervento cosciente diretto a ostacolare e, in ultima analisi, a capovolgere le tendenze spontanee del capitalismo…

    Non solo i trattati non offrono nessuna garanzia in questa direzione, ma essi comportano altresì il rischio di rendere più difficile l’applicazione non dirò del Piano Vanoni, che ormai langue dimenticato in qualche cassetto o accumula polvere su qualche tavolo ministeriale, ma di qualunque politica che tenda ad una maggiore occupazione. Le nostre ragioni di non approvare il trattato sono precise e categoriche, perché riteniamo che esso non tenga sufficientemente conto degli interessi dei lavoratori italiani…” [L. BASSO, Votato il Trattato per il Mercato Comune, Avanti!, 26 novembre 1957].

    https://orizzonte48.blogspot.com/2017/11/rinegoziare-maastricht-il-cammino-del.html?showComment=1511437040773#c3875750490809141750

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    1. Richiesta rivolta non solo a te: cerco un recente commento di Arturo o Francesco (credo) in cui Gramsci definisce il concetto di "male minore"...

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    2. luca sant19 gennaio 2018 00:52

      E in particolar modo….con chi ha voluto negare questo……visto su twitter… grazie a Alessandro Del Prete

      Ecco infine le parole di Gramsci precedentemente annunciate, nota 25 del Quaderno 16 (XXII), sulle quali invitiamo tutti a meditare, specialmente dopo le elezioni francesi che hanno visto Macron prevalere su Marine Le Pen, grazie alla pratica ormai non solo più italiana del “turatevi il naso e votate…” di montanelliana memoria:

      Il male minore o il meno peggio (da appaiare con l’altra formula scriteriata del «tanto peggio tanto meglio»). Si potrebbe trattare in forma di apologo (ricordare il detto popolare che «peggio non è mai morto»). Il concetto di «male minore» o di «meno peggio» è uno dei più relativi. Un male è sempre minore di un altro susseguente possibile maggiore. Ogni male diventa minore in confronto di un altro che si prospetta maggiore e così all’infinito. La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste).

      http://www.pci-genova.it/il-male-minore-o-il-meno-peggio/

      ci sentiamo 48… e un saluto a tutti

      https://orizzonte48.blogspot.com/2018/01/la-fakenews-di-putin-le-elezioni-e-il.html?showComment=1516319569420#c1550180164839780025

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    3. Questo?

      luca sant19 gennaio 2018 00:52

      E in particolar modo….con chi ha voluto negare questo……visto su twitter… grazie a Alessandro Del Prete

      Ecco infine le parole di Gramsci precedentemente annunciate, nota 25 del Quaderno 16 (XXII), sulle quali invitiamo tutti a meditare, specialmente dopo le elezioni francesi che hanno visto Macron prevalere su Marine Le Pen, grazie alla pratica ormai non solo più italiana del “turatevi il naso e votate…” di montanelliana memoria:

      Il male minore o il meno peggio (da appaiare con l’altra formula scriteriata del «tanto peggio tanto meglio»). Si potrebbe trattare in forma di apologo (ricordare il detto popolare che «peggio non è mai morto»). Il concetto di «male minore» o di «meno peggio» è uno dei più relativi. Un male è sempre minore di un altro susseguente possibile maggiore. Ogni male diventa minore in confronto di un altro che si prospetta maggiore e così all’infinito. La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste).

      http://www.pci-genova.it/il-male-minore-o-il-meno-peggio/

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  6. Proviamo a cercare alcuni punti chiave per "sopravvivere".

    «Tra questi, il primo è la gradualità con cui sanno muoversi, quando occorre.»

    Qui potrebbe essere utile rileggere:

    1.2 c) "lo stesso instaurarsi del consumismo di massa in sè, che il sistema conteneva già in sè e consentiva, quindi, un'evoluzione adattativa che restaurasse il modello capitalista auspicato (quello del famoso passaggio di Kalecky).
    E questo nella coscienza che ciò potesse farsi con la dovuta gradualità necessaria per attendere sia il consolidarsi della imminente vittoria definitiva sul socialismo "reale", sia lo sfaldamento della linea politico-elettorale incentrata su diversi livelli di concessione sul fronte del welfare..."




    «In secondo luogo, l'Italia era in macerie. C'era la necessità di risollevarla, almeno fino al punto da creare un benessere sufficientemente diffuso da costituire uno stabilizzatore sociale, e questo non lo poteva certo fare il liberismo.»

    Su questo passaggio credo di avere un buon collegamento:

    "Tuttavia, se la caduta del fascismo è "l'occasione" di instaurazione del nuovo potere costituente democratico, occorre una seria cultura storico-giuridica per comprendere quale fosse, in base al chiaro tenore dei lavori della Costituente, il modello antagonista effettivamente "sconfitto", individuabile come causa prima dello stesso avvento del fascismo.
    Questa indagine a ritroso rende ben chiare le ragioni per cui, come garanzie essenziali di preservazione della democrazia dal modello antagonista sconfitto, si misero al centro i diritti fondamentali di tipo "sociale" (cioè quelli che compongono il welfare), costruendo come inderogabile una forma di democrazia che previene e neutralizza i pericoli di ritorno del regime sconfitto e condannato dalla Storia."

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    1. Oh, ecco. Il primo commento che raccoglie il mio (improvvido?) invito.

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  7. OTC

    oggi mi sono commosso con lacrime che non ho più.

    PUNTO

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    1. Risparmia le lacrime per il momento della vittoria finale.
      Oggi possiamo solo sperare un pochino-pochino di più...

      Ogni tanto, nel corso della Storia, accade - non casualmente- che il finale tragico, e frutto di meschinità sotto mentite spoglie, venga cambiato dalla verità e dal coraggio. Sometimes...
      https://t.co/5tugBU6tj0

      Abbiamo ancora bisogno di molta concentrazione e di un inflessibile determinazione prima di abbandonarci alle emozioni :-)

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    2. Sempre OTC parlando, naturalmente

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    3. OTC

      anche, allora, mi commuoverò con le "stesse lacrime": sono un EMOTIVO ..

      grazie .. :-)

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    4. Anche io….

      E in fondo la questione dell'euro va vista solo su questo piano: uscirne per rimanere nel dominio incontrastatto dei "nipotini di Von Hayek" è un'operazione di facciata. Una beffa. Uscirne per ripristinare la sovranità dei diritti, costituzionale e universalistica, è la vera frontiera della democrazia.

      http://orizzonte48.blogspot.com/2013/11/il-rilancioliberoscambista-ue-usa.html?spref=tw

      aggiungo giusto la parte finale di questo commento di Bazaar, (e io sono d’accordo con lui):

      “Che poi tra "i nostri" (?) ci sia un branco di cretini ideologicamente antisocialista, quindi lontano dallo spirito della Costituzione che è ciò che ha unito e unisce gli Italiani, è risaputo ed è stato segnalato.

      Vedi, chi non si rifà coscientemente alla Costituzione, potrà essere parte del gregge sovranista e noeuro, ma non potrà mai essere democratico. Ossia rimarrà de facto collaborazionista ed eurista.”

      https://orizzonte48.blogspot.com/2017/09/cntri-di-irradiazion-vs-legalita.html?showComment=1504684280952&m=1#c6471139853260937586

      p.s. ma stiamo a vedere…. Io continuo a pensarla così… Quello che mi interessa è la Costituzione… tutto il resto son balle. PUNTO.

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  8. al pensiero occorrono le sponde ove rimbalzare per trovare la "buca"
    Discorso agli anarchici
    (L'Ordine Nuovo, 3-10 aprile 1920, I, n.43)
    (tratto da raccolta L’Ordine Nuovo 1919-1920, ed. Einaudi pag. 396-401)
    Gli anarchici italiani sono molto permalosi perché sono molto presuntuosi: sono stati sempre persuasi di essere i depositari della verità rivoluzionaria rivelata; questa persuasione è diventata «mostruosa » da quando il Partito socialista, per influsso della rivoluzione russa e della propaganda
    bolscevica, si è impadronito di alcuni punti fondamentali della dottrina marxista e li divulga elementarmente e pittorescamente in mezzo alle masse operaie e contadine. Da un po' di tempo gli anarchici italiani non fanno che risciacquarsi la bocca soddisfatta con la constatazione: « Noi l'abbiamo sempre detto! Avevamo ragione noi! », senza mai tentare di porsi queste domande:Perché, avendo ragione, non siamo stati seguiti dalla maggioranza del proletariato italiano? Perché
    la maggioranza del proletariato italiano ha sempre seguito il Partito socialista e gli organismi sindacali alleati del Partito socialista? (Perché il proletariato italiano si è lasciato sempre «ingannare» dal Partito socialista e dagli organismi sindacali alleati del Partito socialista?) A queste domande gli anarchici italiani potrebbero rispondere esaurientemente solo dopo un gran gesto di umiltà e di contrizione: solo dopo aver abbandonato il punto di vista anarchico, il punto di vista della verità assoluta, e aver riconosciuto di aver avuto torto quando... avevano ragione; solo dopo aver riconosciuto che la verità assoluta non basta per trascinare le masse all'azione, per infondere
    nelle masse lo spirito rivoluzionario, ma è necessaria una «verità» determinata, dopo aver riconosciuto che ai fini della storia umana è «verità» solo quella che si incarna nell'azione, che gonfia di passione e di impulsi la coscienza attuale, che si traduce in movimenti profondi e in reali conquiste da parte delle masse stesse. Il Partito socialista è stato sempre il partito del popolo
    lavoratore italiano: i suoi errori, le sue manchevolezze sono gli errori e le manchevolezze del popolo lavoratore italiano; le condizioni materiali della vita italiana si sono sviluppate, si è sviluppata la coscienza di classe del proletariato, il Partito socialista ha acquistato una maggiore distinzione politica, ha tentato di conquistare una sua dottrina specifica. Gli anarchici sono rimasti fermi, continuano a rimaner fermi, ipnotizzati dalla persuasione di essere stati nel vero, di essere tuttora nel vero: il Partito socialista si è mutato insieme al proletariato, è mutato perché è mutata la coscienza di classe del proletariato: in questo suo muoversi è la profonda verità della dottrina
    marxista che oggi è diventata la sua dottrina, in questo movimento è anche contenuta la caratteristica « libertaria » del Partito socialista, che non dovrebbe sfuggire agli anarchici intelligenti, e dovrebbe indurli alla meditazione. Gli anarchici potrebbero, meditando, giungere alla
    conclusione che la libertà, intesa come svolgimento storico reale della classe proletaria, non si è mai incarnata nei gruppi libertari, ma ha sempre parteggiato per il Partito socialista.L'anarchismo non è una concezione che sia propria della classe operaia e solamente della classe operaia: ecco la ragione del « trionfo » permanente, della « ragione » permanente degli anarchici. L'anarchismo è la concezione sovversiva elementare di ogni classe oppressa ed è la coscienza
    diffusa di ogni classe dominante. Poiché ogni oppressione di classe ha preso forma in uno Stato,l'anarchismo è la concezione sovversiva elementare che pone nello Stato in sé e per sé la cagione di tutte le miserie della classe oppressa. Ogni classe diventando dominante ha realizzato la propria concezione anarchica, perché ha realizzato la propria libertà.

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  9. “Risparmia le lacrime per il momento della vittoria finale.
    Oggi possiamo solo sperare un pochino-pochino di più”...

    Direi…. grande mossa:

    «Oggi ho ricevuto l'invito dai leader del centrodestra a candidarmi come Governatore della Regione Lazio», ha scritto Parisi su Facebook. «Abbiamo deciso di accettare - ha continuato spiegando la scelta del suo movimento Energie per l'Italia di non andare più da solo alle elezioni - perché siamo un partito nuovo, costruito in solo un anno di lavoro e dobbiamo innanzitutto consolidare la nostra presenza in tutta Italia, nelle comunità, nei territori. Una sfida al di fuori dalla coalizione avrebbe proposto gli evidenti rischi connessi alla poca visibilità mediatica nel breve periodo della campagna elettorale».

    I motivi per cui si è scelto Parisi, con l'accordo di tutti, sono svariati: «Allarga il consenso, va a pescare anche a sinistra e nei moderati delusi dal Pd», sostiene Berlusconi. In più non appartiene a nessuno dei partiti del centrodestra e questo li rende più liberi di appoggiarlo senza gelosie e consente loro di non addossarsi una eventuale sconfitta.

    E ancora: è un romano capace - anche se è stato candidato sindaco a Milano e ha perso con Beppe Sala ma battendosi molto bene - e può dare filo da torcere al favoritissimo governatore uscente. Il problema è che Pirozzi, sindaco di Amatrice, non vuole rinunciare alla sua corsa solitaria e questa impuntatura può costare il 3 per cento alla coalizione che sostiene Parisi. A sbloccare questa scelta su Parisi è stato tra l'altro un report che ha commissionato Berlusconi, secondo cui il leader di Energie per l'Italia, rispetto agli altri nomi possibili del centrodestra, ha cinque punti di vantaggio.

    Chissà se è proprio così. Di certo, garanzie di collegi ne ha avute Parisi, mentre Berlusconi e i suoi alleati hanno avuto la certezza di poter contare per le politiche sui voti (tanti, pochi?) di Energie per l'Italia, e così si è sbloccata la decisione di puntare su di lui. Ora serve al centrodestra recuperare il tempo perduto, che è stato tanto. E occorre da parte dei vari partiti e dei vari leader - Berlusconi, Salvini, Meloni - un impegno vero in una partita a dir poco rischiosa qual è quella del Lazio.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/parisi_candidato_centrodestra_lazio-3506427.html

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    1. Ahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha!
      (segue poi superca...la tapioca come fosse antani che il vero pericolo è...Casa Pound che fa disperdere i voti...muoro!)

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