martedì 7 maggio 2013

"continua": LE DONNE E LA GUERRA DELL'EURO A MAMME E BAMBINI- ADDENDUM COSTITUZIONALE

Donne, forza donne, questi scritti sono per voi!
Qua ci sono troppi uomini che paiono troppo "prevalenti" nel prendersi a cuore questo turno della "resistenza": abbiamo bisogno soprattutto di voi. Perchè siete le più interessate sulla vostra stessa pelle. Diffondete queste riflessioni tra le altre donne: "loro" non potranno dire che siate portatrici di "violenza eversiva" se sarete voi, madri e lavoratrici, a essere le più attive. Il riscatto della democrazia costituzionale passa principalmente per voi! E la guerra dell'euro è principalmente contro di voi!

Avrei voluto farne un mero addendum, ma mentre lo scrivevo mi sono reso conto che, per richiamare l'attenzione sul tema, così fondativo del nostro Stato democratico, occorreva un apposito post. Ovviamente, per la sua evidente connessione col post di ieri, questo va letto congiuntamente.
ADDENDUM DEL 7 MAGGIO: la Costituzione italiana all'art.3, comma 2, dice (lo ripeto perchè dovrebbe essere stampato a caratteri cubitali sopra le fotografie dei Presidenti della Repubblica e sopra i crocifissi nelle varie scuole):
"E' compito della Repubblica (cioè è il suo compito primario ed essenziale, come Stato, che DEVE LEGITTIMARE OGNI azione dei pubblici poteri ndr.) rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, LIMITANDO DI FATTO, la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Partiamo dal tema di ieri.
La Costituzione ammette che gli esseri umani dovrebbero essere tutti di pari dignità sociale ed "eguali di fronte alla legge": che è il comma 1, dell'art.3.
Ma SA, senza false ipocrisie tipiche dell'età liberista (di nuovo oggi in auge, se riferita all'ossessione contra constitutionem che il lavoro sia l'unica merce soltanto soggetta alla legge della domanda e dell'offerta), che NON E' COSI' NEI FATTI.
Ed allora precisa, senza ombra di dubbio, che la nostra forma di Stato, cioè quella Repubblica democratica che non si può mutare (art.139 Cost.) ha un dovere primario, uno scopo irrinunciabile e che giustifica ogni suo altro compito. Il quale può dunque giustificarsi solo se è raccordato a questo. E cioè che occorre attivarsi, con l'insieme di tutte le istituzioni costituzionali, per rimuovere gli ostacoli che impediscono una effettiva eguaglianza.
Di questi ostacoli il primo evidenziato, sempre per scalzare l'ipocrisia dei precedenti ordinamenti, si evidenzia quello "economico" e, lo si correla alla "persona umana" nel suo sviluppo e alla "partecipazione di tutti i lavoratori" a quello che è, riassumibile, nella formula di "governo del Paese".
Allora, per rimanere in tema, l'ipocrisia riaffiorante in questi tempi, si appunta proprio sulla condizione della donna, coessenzialmente vista anche come "lavoratrice" (il che ci rinvia anche a chi lavoratrice non è, ma non "può" esserlo nonostante la sua volontà). La nuova idea di parità, nascente dal politically correct e trasfusa a piene mani nei diritti cosmetici europei, è frutto di questa ipocrita "rimozione" delle differenti condizioni economiche e sociali di partenza delle persone umane.
Non ogni donna può richiamarsi allo stesso modo alla parità, cioè alla eguaglianza sostanziale, perchè la Costituzione, è ben conscia della realtà che non si può celare se non per ipocrisia manipolatrice: lo possono fare, prima di tutte, le donne che si trovino nelle condizioni di "ostacolo economico e sociale" che ne impediscono il pieno sviluppo della persona umana, concetto che include anche quello dei figli di cui come madri hanno la cura, e di "lavoratrici".
Le altre, perciò, non possono invocare una generica condizione unificante di "donna", per reclamare lo stesso livello di rivendicazione e, prima ancora, di tutela prioritaria della loro condizione.
E questo un vizio estremamente comune tra le "notabili" che compaiono in televisione e, hanno come privilegiate prima ancora che come donne, la notorietà e la "voce" sproporzionata che gli conferisce il far parte nelle istituzioni o l' essere (molto) ben remunerate esponenti politiche e del mondo dell'informazione.
Queste donne, hanno senza grandi problemi l'accesso al settore di mercato costituito dai servizi all'infanzia, ove siano madri, e sono garantite da posizioni professionali dirigenziali o comunque molto ben guarnite di tutele legislative e contrattuali. Al più hanno dovuto combattere ostacoli culturali e psicologici, al cui superamento ha provveduto essenzialmente l'evoluzione del costume e la cui forza deterrente è stata spesso deteminante per condizioni di (privilegiata) pigrizia personale.

Quando udite richiamare la sua condizione di donna, con un certo che di allusivo e furbesco sorriso non disgiunto da una soddisfatta aggressività, da parte di una "privilegiata", specialmente in TV, ricordate che la previsione costituzionale non è proprio per loro, almeno allo stesso modo con cui lo è per chi effettivamente subisce gli ostacoli "economici e sociali" sopra detti.
Non è perciò proprio per quelle poche donne che, per condizione familiare o di matrimonio, e frequentazioni che fin dall'infanzia, a questa condizione si accompagnano, siano sempre state in grado di scegliere il proprio destino professionale e di qualità della vita.
Andate sempre a controllare il curriculum di queste donne e la storia di "classe" che, se questi curricula sono completi e non astutamente tagliati di parti determinanti dei loro autoproclamati "meriti", i loro percorsi normalmente illustrano. La omogeneità in questo senso è impressionante (di figlie o mogli o compagne di...). In Italia e in Europa.
E non vi fate ingannare dalle politiche cosmetiche lanciate in forma propagandistica per tutelare "le pari opportunità": queste sono intenzionalmente affidate a risorse fantasmatiche, che servono solo a nutrire uno stuolo di consulenti e di studiose (nella migliore delle ipotesi) che alimentano discorsi senza fine, norme senza o con ridicola copertura, e autoreferenziali e autoperpetuanti "giri" di intellettualoidi al soldo del "sogno europeo".
Quella stessa UE che al qui "ben noto" art.3, par.3, secondo alinea, del Trattato sull'Unione, dice di promuovere (non di "assumersi il compito di agire per", cosa che accomuna ciò alla presunta promozione dell'"alto livello di occupazione"), "la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra generazioni e la tutela dei diritti del minore".
Questa UE-UEM ha fallito, senza alcuno scrupolo, di far rispettare ed applicare le, ben più regolate, politiche comuni sulla tutela del lavoro, sulle politiche fiscali e di coordinamento commerciale. 
E dunque certo non si preoccupa, se non con la consueta logica di qualche "fondo" irrisorio e alimentante il "giro" delle agit prop UE, che sono le uniche che sopra vi prosperano, di definire e attuare le sue politiche (cioè tutte trasversalmente) contro le discriminazioni "fondate sul sesso, la razza (c'è scritto così!) e l'origine etnica", come predicano gli artt. 9 e, ancor, più 10 del Trattato sul funzionamento UE. Che questa sia una mera aspirazione cosmetica senza alcun effetto reale nella vita delle popolazione europee, donne e bambini su tutti, colpite dalla crisi determinata dalla demenziale austerity è sotto gli occhi, anzi "sulla pelle" di tutti. 
E d'altra parte, come dissero gli Andreatta e i Padoa Schioppa, e come ripete ogni volta che può ogni rappresentante della trojka europea, a cominciare da Draghi, lo Stato sociale è esattamente, per loro, il nemico da combattere. "A prescindere" da cosa diavolo risulti scritto nei trattati (che credo che ben pochi siano in grado di leggere, ammesso che li abbiano mai letti integralmente, compito che, programmaticamente, come ammettono gli Amato e gli Attali, doveva essere reso praticamente impossibile...e, ormai, di fatto completamente inutile, data la desuetudo irreversibile delle immaginarie politiche sociali UEM). 

E, nel fare questa puntualizzazione, poi non mi sto nemmeno riferendo, in prima battuta, alle donne emigrate in Italia: queste, per lo più, vengono da realtà politico-sociali dove il solo trasferimento fisico nel nostro ordinamento implica un rilevante progresso della loro condizione (teorica, ma non del tutto), anche solo in virtù del primo comma dell'art.3, cioè della tradizionale enunciazione di eguaglianza formale, spesso assente, nei paesi di provenienza, nei termini  inequivocabili della nostra Costituzione e della legislazione che, negli scorsi decenni (mica negli ultimi), gli ha dato attuazione.
Mi riferisco alle donne italiane non abbienti e senza voce, le "invisibili" lavoratrici, disoccupate e madri, sempre più private del minimo dei diritti fondamentali che la Costituzione, sopra ad ogni cosa, riconosce loro, appunto come lavoratrici e come doverose "partecipanti" alla organizzazione economica e sociale del paese.

E il primo che obietti che questa posizione sarebbe nazionalista e razzista è un demente, affetto da "cosmetologia" del diritto (e della logica) in forma molto grave: perchè non gli viene in mente che se non si riesce a garantire alle cittadine quel minimo irrinunciabile di dovuta azione attiva, nel senso della eguaglianza sostanziale, è del tutto, ancora una volta, ipocrita e velleitario far finta di impegnarsi per garantirlo alle donne immigrate.
Di cui spesso le più solerti sostenitrici sono infatti le donne privilegiate, "figlie, mogli e compagne di...". Ma questa, attenzione, è la logica della "carità", ideologicamente antitetica a quella dell'azione pubblica di welfare, come ben evidenziarono i massimi studiosi di scienza delle finanze, Musgrave e Samuelson.
E ciò per una questione ovvia (avendo neuroni in funzione, però) di deficit dell'intervento pubblico, cioè di spesa pubblica (tanto per non incorrere in equivoci) che legittimamente prende in esame la condizione di cittadina ma anche di "residente" (cioè "regolare") e che quindi coinvolge sempre e comunque tutte le donne.
Con la non trascurabile differenza che la spinta alla immigrazione svolge un ruolo molto evidente nelle tecniche di deflazione salariale e di tutela del lavoro della condizione femminile. E, peraltro, non solo femminile.
Questo, a sua volta è un terreno cosparso di equivoci che fanno molto comodo al PUD€: nasce prima il fatto che le donne italiane "non accettano più di svolgere certi lavori" o piuttosto che "non accettano di svolgerli DOPO che il mercato del lavoro relativo ha raggiunto, per via dell'ignobile sfruttamento del lavoro emigrato e della caduta dei redditi familiari, in 30 anni di tagli spesa pubblica per le famiglie, gli attuali livelli"?

Insomma, le donne italiane, le madri e lavoratrici che la Costituzione sapeva benissimo quanto fossero in condizione di minorazione, non hanno bisogno dei diritti cosmetici europei e del politically correct: hanno solo il diritto (da non negare più) a che si ritorni alla Costituzione del '48.

25 commenti:

  1. Quarantotto che te posso di'?
    Mi commuovi ogni volta che ti leggo e mi sento meno pazzo e meno solo

    RispondiElimina
  2. Risposte
    1. Si ragazzi, ma speriamo che anche le "donne" si facciano sentire. Mica ci vorremo commuovere solo tra di noi? :-)

      Elimina
  3. Monumentale, 48, monumentale, questo post.

    Di la verità, 48, mentre scrivevi pensavi alla "figlia di-moglie di" che scrive su "La Stampa"

    sono sicuro di non sbagliarmi :-)

    ------------------------------------------
    La chicca della "discriminazione sulla razza" è veramente rivelatrice di questi tecnorati.
    ------------------------------------------

    prossimamente "su questi schermi" (cioè nella crisi sociale italiana con relativa guerra tra poveri) la caccia all' immigrato (quello che..."gli danno la casa" ..."ci ruba il lavoro"...)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh ma lo sai che non pensavo a UNA in particolare? In realtà c'è solo l'imbarazzo (vero) della scelta...
      Quanto alla caccia all'immigrato: noooo! Speriamo mai, poi chi li sente i puddini? E chi li riuscirà più a mandare via? Sarebbe quasi meglio, per loro, che scatenare il "terrorismo" (anche per quello non vedono l'ora). Per risaltare come "democratici", per quegli zombies telecomandati che sono, hanno bisogno di absolutely decerebrati.
      Per questo fanno propaganda da 30 anni :-)

      Elimina
  4. Fatemi anche commuovere io già ho il baby blues :)
    Però cerchiamo anche di ridere : ad esempio l'incipit è un plagio. Donne forza donne...(che è arrivato l'arrotino?)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda volevo aggiungere "..che me ne vado!" Ma pensavo che già così fosse un citazione ironica sufficiente! Oh, Sandrina! :-)

      Elimina
  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Laddove si vede che la stupidità neo-classica (rigorosamente super-accreditata a livello accademico) è oltre l'euro. OLTRE IL PUD€...

      Elimina
    2. Che me lo elimini mentre ti rispondo? :-)

      Elimina
    3. Scusate, avevo inserito il link errato. Correggo: "tax and benefit reforms introduced since April 2010 can account for almost all of the increases in child poverty projected over the next few years"...questo è quello che accadrà in the UK da qui al 2020...credo che basti, per risvegliare l'istinto materno (e paterno) più profondo...per non lasciare in mano a questi strozzini la vita nostra e dei nostri cari... gran post 48, mi associo ai vari complimenti! Però devo ammettere che anche io avevo pensato all'arrotino! ;)

      Elimina
    4. No scusa è che non avevo inserito il link esatto! I Apologize!

      Elimina
    5. Doppio errore allora. Perchè sai che quando inizi a sparare links su problemi anglosassoni, poi te tocca fare un post, mica te la puoi cavare con le battute dell'arrotino.
      Oltretutto era un "magliaro" non l'arrotino: "forza donne, forza che me ne vado! Cinque magliette dieci euri! Forza che non siamo qui in pubblica piazza per bisogno, perchè di bisogno ne abbiamo abbastanza! Forza che me ne vado!" "Bella siora guardi che mano, senta che tesciuto! Forza donne!"

      Elimina
    6. No no, avevo proprio pensato che fra un po', se continua così qua in Italia con sti eurocrati burini, l'arrotino me tocca dovello fa' pe' davero!!! ;)

      Elimina
  6. Alla poesia del tuo post vorrei aggiungere solo quella della Merini

    A tutte le donne

    Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
    sei un granello di colpa
    anche agli occhi di Dio
    malgrado le tue sante guerre
    per l'emancipazione.
    Spaccarono la tua bellezza
    e rimane uno scheletro d'amore
    che però grida ancora vendetta
    e soltanto tu riesci
    ancora a piangere,
    poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
    poi ti volti e non sai ancora dire
    e taci meravigliata
    e allora diventi grande come la terra
    e innalzi il tuo canto d'amore.

    RispondiElimina
  7. Non temere 48 se le donne non commentano non è perché si disinteressano, ma perché impegnate a portare avanti le loro battaglie quotidiane nel loro rumoroso silenzio.
    Quanto ai commenti delle donne, 48, non c’è molto da aggiungere a quello che tu hai puntualmente argomentato.
    Potrei riportarti una testimonianza, come donna (studentessa prima, lavoratrice dopo, come figlia, moglie o ex moglie, come zia di nipoti che hanno conosciuto solo il nido privato a 500 euro al mese e cognata di un’altra donna che è stata gentilmente indotta a licenziarsi a seguito della gravidanza), ma non direi niente di nuovo, che tutti già non sappiano.
    Concordo con te su tutto quanto hai esposto ed in modo particolare sulla cosmesi dei diritti delle donne, che meritano la stessa attenzione di altrettanti slogan femministi.
    Mi sento solo di aggiungere, però, che in Italia il problema femminile, è anche un problema culturale.
    Vent’anni di tagli economici e di investimenti, anche in risposta ad istanze europee, hanno toccato tutti i settori, ma il lavoro femminile è quello che ne ga pagato le maggiori conseguenze(con l’ausilio di norme che non rendono conveniente il part-time e la concessione del periodo di maternità, che non aumentano il numero dei nido pubblici…). Tutto questo è dipeso dalla mancanza di fondi, certamente, ma anche da quell’impostazione culturale cristiana che ha avuto indiscutibilmente il suo peso sulla penna del legislatore, così come sulla coscienza dell’imprenditore. Perché è difficile sradicare l’impostazione in base alla quale è per prima la donna che deve tacere e sopportare, accettare tutto e portare la croce. Una cultura che tra l’altro porta le donne ad essere spesso le prime carnefici delle altre donne.
    Sarà forse un caso che nei paesi del nord europa, di cultura luterana, tanti problemi legati alla maternità e alle rappresentanza femminile al Governo sono stati superati?
    Senza voler entrare nel merito di specifiche scelte, in Norvegia il problema del licenziamento a causa della maternità l’hanno risolto (indipendentemente dalla disponibilità o meno di fondi), rendendo obbligatoria la paternità per cui al datore di lavoro è indifferente assumere un uomo o una donna. La Danimarca è il secondo paese al mondo per rappresentanza femminile e non ha mai introdotto per legge le quota rosa (solo i partiti lo hanno fatto, circa trent’anni fa, quando le donne occupavano già il 20-30% dei seggi in parlamento).
    Concordo quindi sul fatto che non serve introdurre una discriminazione per eliminare gli ostacoli iniziali e le disuguaglianze; ed aggiungo che laddove il problema è anche culturale, è questa forma di discriminazione e di condizionamento che per prima deve essere combattuta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Sofia,
      il problema che volevo evidenziare è in gran parte come dici: con in più lo "specifico" italiano che le donne prese come categoria "generica" non sono tutte eguali. Esattamente come gli uomini. Cioè la Costituzione è fatta per rimuovere gli ostacoli che gravano sulle donne che partono da situazioni di svantaggio economico e sociale. Ma per questo l'obbligo costituzionale primario impone che ci sia un intervento pubblico. Che non si può svolgere se si taglia costantemente la spesa pubblica per ridurre un decitifi che insegue un PIL che stagna o cala a causa di questi stessi tagli. Se non si esce da questo folle circolo vizioso, blaterare di diritti delle donne è, da un lato, negare la Costituzione, dall'altro fingere che le donne privilegiate siano sulla stessa barca di quelle socio-economicamente svantaggiate in partenza, e possano perciò ulteriormente accapparrarsi tutte le posizioni di vantaggio

      Elimina
  8. Come ogni guerra anche la guerra dell'euro e dell'€uropa ai cittadini per lo sterminio dei diritti e dei cittadini stessi miete vittime tra i più indifesi: prima le donne e i bambini (e gli anziani).
    Anche questa guerra, come tutte le guerre colpisce i più poveri, tagliando il welfare l'onere della cura ricade sulle donne, si taglia la possibilità di ogni emancipazione e la base da cui partire per l'eguaglianza. Hanno tagliato il sostegno ai bambini disabili o in difficoltà a scuola, l'assistenza sanitaria domiciliare, mettendo migliaia di donne a correre come dannate per tentare di arginare la valanga, altro che "carriera"! E non solo, stanno cercando di mantenere una vita "dignitosa" per loro e le loro famiglie, intorno a me, e anche io, stiamo tutte riparando, verniciando, mantenendo le nostre case, ci trasformiamo in idraulici ed elettricisti. Se "ancora in Italia si vive bene", come dice il nazistone carogna, si deve alle tante donne che lavorano sfruttate, a nero, in casa, curano i figli, i nonni, i nipoti, la casa e si battono i piedi nel c. dalla mattina alla sera.

    Nonostante questo sono però le donne che spesso si impegnano nelle battaglie (piccole) per mantenere qualche diritto, nella mia attività di divulgazione le più interessate sono loro, loro che discutono e si informano, e magari non hanno tempo per scrivere, o non se la sentono.

    E' chiaro che tutta la pubblicità data ai temi "femminili", delle quote, ecc, è qualcosa che non riguarda la gran parte delle donne, francamente sappiamo bene che ai posti di comando, di rilievo (e non solo) si arriva per nepotismo, "amicizie" o letto, raramente per merito, il quale deve essere così evidente e "prepotente" che non possono negarlo.

    Secondo i nostri goveranti fantocci, i collaborazionisti e che odiano il nostro Paese, è meglio che nessuno entri nei fatti loro, in meno "partecipano" meglio è. Cosa gliene frega a questi de "l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"? Ormai questi vivono scollegati dalla realtà, anzi, ne hanno paura. Infatti parlano di post-democrazia...

    RispondiElimina
  9. (2) - ho scritto troppo

    Sono riusciti in una operazione abile, hanno svuotato la democrazia, come tu ci hai mostrato, sospendendo i diritti, instaurando di fatto una dittatura, e i risultati sono quelli soliti delle dittature: profitti altissimi per pochissimi, mantenimento di una "corte" servizievole utile al potere che si scanna per un posto più o meno di rilievo, uno stuolo di riserva di pseudo privilegiati che vive grazie alla corte, miseria per la maggioranza dei cittadini che deve sottostare e sopportare il resto. In queste condizioni "i mercati", l'€uropa, ovvero le multinazionali, le banche, la finanza internazionale, decide quello che gli pare. Sono stati abili perché il dittatore non ha faccia, è invisibile, non si può uccidere, il comando non ricade su uno, come ad esempio Pinochet, anche se l'ideologia che li guida è la stessa dei Chicago Boys/von Hayek che guidava Pinochet. Infatti anche a lui, contemplando il disastro a cui era ridotto il Cile dopo soli tre anni, continuavano a dire che "non aveva fatto abbastanza" (riforme?).

    Non hanno avuto bisogno dei carri armati, ma alla fine stiamo contando i morti e ne conteremo in futuro, pagando il tributo che la miseria richiede in termini sanitari, di malattie, di impossibilità di cura, di crescita della malnutrizione, di sviluppo mancato, di possibilità perdute, di donne e uomini che non hanno avuto la possibilità di "concorrere al progresso materiale e spirituale della nazione".

    Il loro disprezzo per gli "altri" non è diverso da quello degli altri dittatori, anche se sono dei semplici Eichmann, anzi, proprio perché abbiamo memoria e coscienza, lo rende ancora più odioso. E quello che è incredibile è che loro hanno ceduto la nostra "sovranità" per essere più comodamente dei burattini

    "coloro che si dedicano a uccidere detengono il potere" Elis Canetti - Massa e Potere

    Da Il Boia soddisfatto: "...E' importante aver chiaro questo punto: gli uccisori ufficiali sono tanto più soddisfatti dentro di sé, quanto più direttamente quanto i loro comandi portano alla morte... E' vero che la società ripaga con una sorta di proscrizione il boia per la soddisfazione che egli ricava dalla sua attività. Ma anche a ciò non s'accompagna un vero e proprio svantaggio per lui. Egli sopravvive a tutte le sue vittime "senza poterci fare nulla". Su di lui, che è solo uno strumento, ricade in qualche misura l'ammirazione per il sopravvivente, e compensa appieno quella proscrizione."

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mo' me fai commuove tu...

      Elimina
    2. Perché te lo immagini che ci ho messo 3 ore a scrivere così tanto, vero?

      Anche "Il boia soddisfatto" è tratto da Massa e potere di Elias Canetti

      Elimina
  10. Luciano, il mio gruppo di ARS piemonte, che ha la fortuna di avere alcune cazzutissime donne attiviste molto sensibili a questo tema, fra cui la mia giorgia, sta raccogliendo informazioni per creare un documento sulle pari opportunità costituzionali fra uomo e donna. Post come questo sono oro puro.

    Se avessi altre informazioni o precisazioni in materia (o se ne avessero i lettori di questo blog) siete i benvenuti :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per questi argomenti, in un ulteriore approfondimento, la "specialista" è Sofia (e mi pare pure logico :-))

      Elimina
    2. Lo immaginavo, ma guarda che pure tu non scherzi. E per inciso, ho appena finito di beccarmi insulti da alcune vetero-feministe per aver sottolineato il parallelismo fra:

      -Quote rosa e reddito di cittadinanza: molto spesso sono implementate per NON voler davvero affrontare il problema, e danno un contentino molto umiliante e sessista alle poche che possono goderne (spesso rinunciando nel farlo al loro ruolo di madri).

      -Quote rosa e legge di say: essendo una politica lato OFFERTA di posti di lavoro, non necessariamente (ahahahah) questa genera la sua domanda, nel caso in cui le aspettative delle donne potenziali lavoratrici siano negative per il loro futuro lavorativo e di madri, vessate da una situazione insostenibile per la maternità durante il lavoro.

      Conosco zilioni di attivistE dei diritti femminili colpevoli di aver danneggiato la categoria più dell'intera categoria maschilista e sciovinista messa insieme. Le tue posizioni sono decisamente all'avanguardia (il che probabilmente implica che la Boldrini ti darebbe del truce maschilista per questo) :D

      Se in pvt mi passi un contatto di Sofia, la metto in comunicazione con Giorgia ^^ Credo che quelle due abbiano molto da dirsi (alle ns spalle) :D

      Elimina