venerdì 3 maggio 2013

LA BANCA CENTRALE, L'INFLAZIONE E LA PIENA OCCUPAZIONE. LA GRANDE TRUFFA

Pubblichiamo questo ricco post di Flavio che cerca di dare le spiegazioni più semplici possibili a problemi non solo complessi, ma volutamente avvolti dalla cortina fumogena dei luoghi comuni con cui ci stanno schiacciando i governi, in nome dell'Europa.
Il sospetto più che fondato è che, se in una situazione come quella attuale, in Italia, cioè il mercato di esportazione più grande in UE per la Germania, si rinuncia ad un aumento dell'IVA e alla riscossione di parte dell'IMU, non sia affatto per rilanciare l'economia italiana: ma solo per avere un effetto di breve periodo di rilancio delle importazioni. Perchè, poi, i tagli della spesa pubblica che finanzieranno queste misure, ricadranno sul livello di occupazione e di reddito delle fasce sociali più deboli (quelle che non accedono ai beni da importare), amplificando la recessione e la corrispondente caduta del PIL. Da cui, con un'unica mossa, la presentazione come (ennesima) emergenza dell'innalzamento del rapporto debito/PIL, che legittimerà la svendita degli assets pubblici e privati nazionali al capitale estero. Cioè esattamente quanto predicato da Deutschebank (che ci guadagnerà pure come advisor). In sostanza, siamo governati dall'interesse tedesco, pubblico (in vista delle loro elezioni ridiamo fiato, per quanto basta, al loro export) e privato, definendo l'assetto patrimoniale di una colonizzazione.
Del lungo e appassionante excursus di Flavio (da rileggere almeno due volte :-)), sottolineo questo passaggio di Fetherston e Godley: Si presume… che la politica monetaria nazionale comporti il rifornimento di liquidità ed obbligazioni in qualunque ammontare necessario per mantenere l’equilibrio di portafoglio privato (o estero) a dati tassi di interesse.
Appunto "si presume"; e se tale politica sia "nazionale". Ma se non lo è, essendo piuttosto dettata da "controllori esteri", la politica seguita non manterrà questo equilibrio e la comunità nazionale sarà preda, per via di politiche fiscali incompatibili con il suo interesse, di tassi di interesse molto più alti e favorevoli ai creditori del Paese, direttamente o indirettamente: cioè sia come remunerazione del debito, pubblico e privato, detenuto dai creditori esteri, sia come creazione di una situazione di tale onerosità nell'accesso al credito, da parte degli operatori nazionali, da segnarne la rinuncia al controllo del proprio sistema produttivo.



La banca centrale, l’inflazione, la piena occupazione: una veloce analisi e commenti.

Sulla crisi cipriota  e sui riflessi economici per l’Italia, Piercarlo Padoan, vice segretario generale e capo economista OCSE, parlava nelle scorse settimane in questi termini: “Per l’economia italiana si conferma una crescita generalmente negativa… ma si tratta di una recessione che si sta avviando alla fine con un ritorno alla crescita positiva fra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo” in Italia ha aggiunto “il debito è sotto controllo e il mercato continua ad avere fiducia, come mostrano le aste di questi giorni” aggiungendo “Italia e Spagna hanno buoni fondamentali e non presentano alla radice cause di preoccupazione… La Slovenia è un caso diverso: un Paese piccolo con un sistema bancario da rimettere in piedi e serve un aggiustamento decisivo e tempestivo… Il rischio di indebita pressione inflazionistica associata a un allentamento monetario è basso dato che il meccanismo di trasmissione è indebolito, specialmente nei Paesi periferici in cui le banche hanno costi di finanziamento elevati. Wolfgang Schäuble si esprimeva così: “La crisi nell'eurozona non può essere risolta stampando moneta. I governi dell'eurozona non possono contare sulla politica monetaria della Bce per risolvere i problemi. Irlanda e Portogallo sono sulla strada giusta per riavere accesso al mercato per finanziarsi.”. Mario Draghi infine ribadiva poche settimane fa’: “..le banche in alcuni Paesi non prestano a tassi ragionevoli, le conseguenze per l'Eurozona sono gravi…è particolarmente sconcertante che le Pmi soffrano più delle grandi aziende, dato che fanno i tre quarti dell’occupazione”.

Nemmeno di fronte alle sofferenze della povera gente, il credo main-stream riesce ad addolcire la sua visione così paranoicamente intransigente verso la misura dell’allentamento monetario e fiscale da sembrare fuori dalla realtà e dal contesto economico.
Desta inoltre molto sospetto l’accusa di Draghi rivolta alle banche, ed abbiamo buoni motivi per sostenere che il suo sia il classico ed ulteriore scaricabarile che la tragica ballata della crisi dell’UEM mette in scena. Noi sappiamo perché lo fanno – un allentamento monetario e fiscale aumenterebbe il reddito disponibile dei residenti creando, in condizioni di cambio fisso, ulteriori pressioni sul versante delle partite correnti dei paesi periferici, essendo le importazioni in funzione del reddito disponibile stesso – ma le loro teorie per spiegare questi avvenimenti risultano, per chi ne capisce almeno un pochino, a dir poco stravaganti.
Cercheremo di comprendere come funzionano in realtà tutti o gran parte di questi meccanismi, nella consapevolezza che numerosi potranno comunque essere gli errori ed i fraintendimenti. La speranza è che in ogni caso ciò possa portare gli “esperti” del settore ad esporsi con ancora maggior vigore, sottoponendo a tutti noi i loro suggerimenti, i loro reclami, le loro spiegazioni e semplificazioni.
Apportando ulteriore ampiezza e chiarezza al dibattito, già di per sé complesso ed intricato, ci aiuterebbe a capire e smascherare ancora una volta le fallaci teorie monetariste tanto in auge presso i “capi-schiavi” che ci impongono imponenti dosi di inutile, quanto malefica per il nostro tessuto produttivo e per la nostra stessa salute, austerità .

Monetizzazione del debito: i primi difetti della teoria monetarista.
La monetizzazione del debito non ha molti legami logici connessi con pressioni inflazionistiche come Padoan o Schäuble sottintendono.
Partendo dalla chimerica storia del moltiplicatore della moneta, gli economisti neoclassici tendono infatti ad infilare nel calderone delle loro teorie il settore pubblico.
Succede, a loro parere, così: data l’equazione G-T=∆H+∆B (Spese-Tasse = differenza ammontare moneta ad alto potenziale fra tempo t e tempo t-1 sommato alla differenza fra ammontare titoli tesoro al tempo t e t-1) se il governo vuole aumentare le proprie spese deve, prima o poi, chiedere alla banca centrale di monetizzare” il suo deficit, sulla falsariga della teoria delle aspettative razionali secondo cui maggiore spesa oggi significa più tasse per “ripagare” il debito stesso nel domani.
Tutti noi oramai sappiamo che nell’ipotetico caso in cui il governo oggi le calasse, avremmo molto più reddito con cui sfamarci e quindi consumeremmo adesso, invece di essere terrorizzati dall’(incerta) esplosione delle imposte di un ipotetico avvenire. Così il Tesoro e la Banca Centrale possono decidere la quota di disavanzo che può essere finanziato mediante l’emissione di H (moneta ad alto potenziale o valuta/riserve bancarie) e B (titoli di stato e obbligazioni). Secondo la teoria monetarista, questa maggior emissione di H causerà una sequenza di eventi che porteranno ingenti spese private con inevitabile e conseguente aumento dei prezzi e dell’inflazione.

Ma accade veramente così? Abbiamo già ben visto cosa sia l’inflazione in altri numerosi post. Nello specifico rinviamo a questo studio di Matias Vernengo, utile strumento per capire ancora una volta di più come la soluzione moneta=inflazione sia oltremodo semplicistica ed irrazionale così come ci viene dipinta quotidianamente dai media main-stream.
Ma, ritornando a noi, per chiarire l’assunto delle “spese private” scatenanti l’inflazione, proponiamo un esempio terra-terra: a chi è mai capitato di andare in banca a prelevare con un bancomat, e trovarsi all’emissione 50 o 100 euro in più in tasca? A nessuno a quanto pare. Oppure che in un prestito, domandato al proprio istituto finanziario per un preciso importo da finanziare e per l’appunto sollecitato ed accettato dal richiedente come spiega bene l’economista canadese Marc Lavoie, il cliente si ritrovi con (esempio) 500euro in più sul conto elargiti amichevolmente dal proprio istituto finanziario? Ed inoltre: da quando le banche obbligano i propri clienti ad aprire un mutuo? O la BC costringe i detentori a vendere titoli del Tesoro?

Solo con queste misere e stupide constatazioni osserviamo una “piccola” incongruenza con quanto afferma in linea generale il main-stream monetarista. Contraddizione resa ancora più evidente dal fatto che:
a) per gran parte dei lavoratori, vige una contrattazione del lavoro a livello nazionale che mette in pratica una politica, soprattutto per gli statali, di salari concordati in base a parametri, ad esempio l’inflazione, antecedenti alla stipula del contratto stesso; non si capisce quindi come, ad esempio, si possa pensare che ci siano dei “soldi” in eccesso provenienti da chissà dove che verrebbero assegnati agli statali stessi (così come al tempo la scala mobile andava di conseguenza rispetto all’andamento dell’inflazione, non la anticipava affatto!) creando inflazione secondo il nesso salari--> inflazione visto che in realtà sono i contratti invece ad adeguarsi all’aumento dei prezzi secondo lo schema inflazione-->salari
b) ammesso che ci sia un eccesso di “credito” fatto dalle banche al mutuatario, questo “surplus” verrebbe regalato o ci sarebbe un interesse da pagare pure su questa “benevola elargizione”? Se pensiamo all’importo iniziale del mutuo concessoci da una banca per l’acquisto di un immobile, ed infine all’ammontare totale del debito estinto, notiamo come quest’ultimo sia ben più elevato della cifra presa in prestito alla stipula.
c) risulta oscuro capire come, all’interno di economie occidentali ben lontane dalla piena occupazione (e ci torneremo in seguito sul perché essa non sia perseguita), un maggior reddito possa portare ad una terribile fiammata inflazionistica visti i tanti, troppi fattori (lavoratori e capitale per investimenti) non utilizzati.
d) collegato al punto b), doveroso appare menzionare il fondamentale post di Istwine su Voci dall’estero  , che caldamente consigliamo, e che riassumendo velocemente (ci scuserà l’autore)  ci porta ad una domanda: che inflazione dovrebbe nascere se, anche in Italia così come in numerosi altri paesi dell’UEM, ci sono numerosi crediti in sofferenza e da cui le banche sperano di rientrare al più presto? I debitori hanno, in due righe, necessità di rientrare dai loro debiti, così come le banche devono ripagare gli interessi sulle riserve prese in prestito presso la BC…così è e così sempre sarà in quanto, se ci pensiamo bene, il nostro è un sistema di moneta credito: lo stesso imprenditore ha da sempre creato il suo valore aggiunto attraverso l’indebitamento necessario all’avvio degli impianti…

Wynne Godley e Francis Cripps nel 1983 scrissero un bel libro, intitolato Macroeconomics, in cui si può leggere: “E’ estremamente utile scegliere definizioni come … reddito totale e spesa totale in un anno, mese, giorno o secondo; essi sono… due percorsi diversi per guardare lo stesso processo. Stiamo infatti includendo nel flusso chiamato redditi l’esatta controparte di flusso chiamato spesa…”. Reddito=spesa quindi, almeno in un’economia chiusa. Non ci sono eccessi, né monete che creano inflazione. Ma andiamo avanti e cerchiamo di capire per quanto possibile nel dettaglio il meccanismo.


Cosa determina la quantità di moneta.
Partiamo dal principio. Oltre ad essere i prestiti a creare i depositi, e non viceversa – una banca quindi non presta in base ai depositi dei suoi correntisti presenti in cassa, concede a prescindere affidandosi poi alla Banca Centrale nel caso fosse a corto di liquidità – l’economista Basil Moore parte da questo insindacabile principio: sono i redditi, e quindi i cambiamenti dell’occupazione, a determinare la domanda di prestiti e quindi di “massa monetaria” che le banche detengono.
Poniamo dei semplicissimi esempi: le domande di mutui sono maggiori quando l’economia corre ed i redditi crescono oppure quando un paese subisce uno stallo economico e gli introiti dei suoi abitanti calano? E, questione non meno importante: la banca quando deve erogare un mutuo oppure un prestito, verifica quanti depositi detiene nei c/c dei suoi clienti e poi presta, oppure verifica la “solvibilità” del mutuatario o la validità del progetto imprenditoriale, chiedendo garanzie (quali contratto di lavoro a tempo indeterminato, reddito annuo, immobili ecc.) in cambio, decidendo in seconda battuta in base a tali parametri l’apertura di una linea di credito?
Se le risposte alle due domande sono la prima e la seconda opzione suggerite, vuol dire che avete “inconsciamente” già capito.
E consigliamo di pensare ai prossimi punti esplicativi in quest’ottica.
Non è quindi la banca Centrale a stabilire la massa della moneta – quest’ultima è, ricordiamolo, misura di valore (quanto costa un bene: non due patate, cinque pomodori ma cinque $/€), mezzo per regolare le transazioni (pensiamo ai bonifici che effettuiamo per pagare una prestazione lavorativa, o l’interbancario fra istituti di credito), riserva di valore (i risparmi di una vita) – bensì il “mercato” stesso, inteso come insieme di tutti gli attori economici e, come conferma Marc Lavoie nell’articolo “Credit And Money: Overdraft Economies, And Post-Keynesian Economics” del 1985: … l’aumento dell’offerta di moneta è una conseguenza dell’aumento della maggior spesa per prestiti, non è la causa di ciò. Il prestito è il fattore causale….
Quanto dichiarato dall’economista canadese è degno di nota integrale, in quanto ci regala una prima veloce e quanto mai chiara infarinatura del comportamento del sistema bancario e del circuito monetario mettendo in luce i difetti del monetarismo: “L’economia monetaria ortodossa (cioè la teoria main-stream ndr.) è basata sul principio… del moltiplicatore monetario e delle riserve libere di cassa. Ogni banca può aumentare i prestiti al pubblico solo quando i depositanti vi aumentano i loro saldi, cioè, quando le riserve libere di cassa in quella stessa banca aumentano. Nel complesso, le banche commerciali sono autorizzate a concedere prestiti supplementari solo quando dispongono di tali riserve libere. Quest'ultime possono essere ottenute attraverso modifiche del comportamento del pubblico, come risultato di un avanzo nel conto estero, in conseguenza dell'intervento della banca centrale sul mercato aperto, o dopo una modifica nei requisiti di riserva. Nonostante il moltiplicatore del credito funzioni sulla base del principio dell’espansione del credito, nel contesto ortodosso i depositi creano i prestiti. La sequenza di eventi è la seguente: la banca centrale acquista un certo ammontare di titoli da qualcuno, i depositi di questa persona aumentano, la banca che beneficia di questi depositi maggiori dispone di riserve in eccesso e può fare nuovi prestiti ...

L’idea della “moneta-credito” respinge invece questo approccio al denaro e all'inflazione invertendo la sequenza degli eventi. Secondo la concezione non ortodossa, i prestiti creano depositi. Le banche non devono aspettare d’avere a disposizione le necessarie risorse liquide per fornire nuovi prestiti al pubblico (soprattutto imprese). I crediti sono creati ex nihilo. Il destinatario del “potere d'acquisto” è il destinatario iniziale del prestito. Quando la banca fa un nuovo prestito, il mutuatario viene immediatamente accreditato con un deposito, il cui importo è esattamente pari all'importo del prestito. Quindi, l'aumento dell'offerta di moneta è una conseguenza della maggior spesa per prestiti, non è causa di ciò. Il prestito è il fattore causale ...

Una volta che le banche commerciali hanno creato moneta-credito, come fanno a entrare in possesso delle riserve necessarie a coprire i depositi di nuova creazione o come fanno a ottenere il contante richiesto da parte del pubblico? In molti sistemi bancari europei, in Francia in particolare (in tutta l’UEM per essere precisi ndr.), le banche commerciali semplicemente prendono in prestito le loro esigenze direttamente in moneta ad alto potenziale (riserve dalla Banca Centrale ndr). La maggior parte delle banche sono sempre in debito con la banca centrale. Il mercato monetario in tali circostanze non gioca un ruolo fondamentale. Quando le banche, nel complesso, hanno bisogno di più moneta da alto potenziale, aumentano i propri passivi con la banca centrale al tasso di sconto fissato da quest'ultima. I coefficienti di riserva legale, quando esistono, non vengono utilizzati per controllare la quantità di moneta creata. Esistono solo per aumentare il costo dei prestiti concessi dalle banche visto che le riserve non hanno alcun interesse attivo ...

Si dice spesso che i sistemi bancari del Nord America e tedeschi funzionino in modo leggermente diverso... Anche se gli accordi istituzionali sono molto dissimili, il processo di espansione del credito è lo stesso... Prima … le banche concedono linee di credito giuridicamente vincolanti che implicano un futuro accesso alle riserve. In secondo luogo, le banche nord americane rispondono a successive richieste di convenzione di riserva. In terzo luogo, le banche hanno sempre accesso, anche se limitato, alla finestra di sconto della banca centrale.”.

La banca Centrale quindi si adegua alle richieste del mercato, non determina affatto la quantità di moneta. Cioè quando il settore privato ha bisogno di denaro, essa interviene per fornirglielo non avendo le banche disponibilità illimitate – apriamo una parentesi importante per spiegare velocemente che una banca è solvente quando i suoi asset quali riserve di liquidità, crediti e titoli superano le liabilities, che sono depositi, prestiti contratti ed obbligazioni; che assets – liabilities = capitale e che in caso di asset inesigibili si intacca il capitale, con banca insolvente quando quest’ultimo va “sottozero”. Consigliamo questo link  e relative slides tradotte da Voci dall’Estero per studiare bene il concetto – La banca centrale  deve quindi in qualche modo neutralizzare questo “deflusso”, impegnandosi in operazioni permanenti o temporanee di mercato aperto per i paesi anglosassoni, oppure fornendo veri e propri prestiti alle banche commerciali come nel sistema overdraft europeo. Come fa?
La banca centrale imposta/fissa un target per il tasso di interesse a breve ed agisce semplicemente in maniera difensiva per non lasciare a secco il sistema, o creare degli squilibri, acquistando dalle banche i titoli in cambio di cash, moneta, per l’ammontare che copra il deflusso di valuta richiesta dal settore privato oppure fornendo liquidità al tasso di sconto concordato. Il sistema overdraft europeo – a differenza di quello anglosassone dove la BC acquista appunto tanti titoli o obbligazioni dalla banche in cambio di moneta a seconda delle esigenze di liquidità di quest’ultime – i fondi ottenuti devono essere forniti da finanziamenti diretti da parte della BCE. Ciò avviene principalmente attraverso due tipi di operazioni: Main Refinancing Operations (MRO), e Long Term Refinancing Operations (LTRO), dove l’Eurosistema esegue delle aste per rifinanziare l’intero sistema bancario. Per i primi (MRO), le aste si tengono settimanalmente e il prestito è per una settimana. Il LTRO è in genere condotto ogni mese e la durata del rifinanziamento è di tre mesi. Come suggeriscono i nomi, i MRO sono i più usuali.

Le due visioni: Orizzontalisti contro Verticalisti.
Per capire meglio questo punto, occorre innanzitutto spiegare cosa comportano i due filoni di pensiero definiti come “verticalisti” e “orizzontalisti”, secondo la logica illustrata da Basil Moore in “Horizontalists And Verticalists: The Macroeconomics Of Credit Money”, Cambridge University Press, 1988.
Per i primi, neoclassici e neokeynesiani, nell’ipotetico schema fra offerta e domanda di moneta posto sul piano cartesiano di riferimento, il prezzo (offerta) è verticale (asse ordinate “y”) mentre la quantità (la domanda) è orizzontale (asse ascisse “x”). Il punto in cui si incontrano le due curve di domanda e di offerta è il tasso di interesse del mercato. Moore li chiama verticalisti perché per quest’ultimi appunto l’offerta di moneta è verticale (asse y) mentre la domanda è orizzontale (asse x).
Gli orizzontalisti invece credono fermamente che tutto ciò sia sbagliato. Essi concordano nell’affermare che la curva di offerta è orizzontale, al tasso determinato dalla banca centrale. La quantità di “moneta”, allora, è il punto in cui la volontà del settore non bancario di detenere “moneta” (al contrario di “domanda”) determina la quantità stessa di moneta (al contrario di “offerta”). Naturalmente, quando attestiamo ciò, dobbiamo prima aver ben presente che la moneta è endogena  al sistema economico-finanziario, cioè non è sotto il controllo dell’autorità monetaria (e ciò mette in discussione la fallace teoria dell’indipendenza della banca centrale).

Gli economisti neoclassici (e molti neo keynesiani) tuttavia, insistono che questa azione sia stabilita a priori dalla banca centrale (o dalla BC sotto pressione da parte del governo) ed il processo è denominato monetizzazione del debito. La monetizzazione del debito comporta l’acquisto di titoli di Stato da parte della BC (direttamente dal Governo oppure in operazioni di mercato aperto) nell’ottica di concorrere all’aumento dello stock di moneta.
Abbiamo tuttavia visto come la decisione della Banca Centrale sia puramente basata sulla necessità del settore privato di possedere moneta o sull’esigenza da parte delle banche di detenere maggiori riserve bancarie: la BC quindi deve agire cautelativamente per garantire in tutto i modi che ciò avvenga. Ricordiamo: cosa determina la quantità di moneta? I prestiti trainati dai redditi e dall’occupazione.

Prendiamo a nostro favore quanto affermano Fetherston e Godley in “New Cambridge Macroeconomics And Global Monetarism – Some Issues In The Conduct Of U.K. Economic Policy”, 1978: “Si presume… che la politica monetaria nazionale comporti il rifornimento di liquidità ed obbligazioni in qualunque ammontare necessario per mantenere l’equilibrio di portafoglio privato (o estero) a dati tassi di interesse. Riportiamo inoltre quanto riconobbe Alan Blinder nella conferenza Public Policy in Open Economics che ben aveva inteso ciò che i due autori poc’anzi menzionati spiegavano: La politica fiscale può, quindi, non avere alcun effetto su tali richieste di attività (ce l’ha sul lungo periodo attraverso l’aumento della ricchezza netta). La BC monetizza tanto debito quanto basta per impedire che i tassi di interesse salgano, eliminando così il famoso “effetto spiazzamento”. Al giorno d’oggi ad esempio, poiché il settore privato ha un maggior benessere, la BoE acquisterà tanto debito pubblico quanto sarà la volontà del settore non bancario di detenere questa ricchezza sotto forma di denaro.

Anche la monetizzazione quindi è ENDOGENA. Nel caso in cui la BC acquisti più titoli di quanto prospettato, le banche avranno più riserve bancarie, quindi la BC vedrà il proprio target di riserve cadere verso il livello più basso del cosiddetto “corridoio” - il luogo ipotetico (prendiamo ad esempio la Fed) all’interno del primo quadrante del piano cartesiano che coincide, al limite superiore (il “soffitto” per intenderci), col tasso di interesse sui prestiti che la BC elargisce al sistema bancario in cambio di collaterali “sani” (il tasso di sconto), ed al punto inferiore (il “pavimento”) con gli interessi sui depositi che le Banche incassano depositando presso BC – e sarà costretta così a vendere titoli per un uguale ammontare.

Sistemi e mezzi a disposizione della Banca Centrale.
Cerchiamo ancora di spiegare velocemente, correttamente (per quanto possibile) e chiaramente come questo avviene: innanzitutto le banche regolano tutte le loro transazioni con moneta di BC. Le banche commerciali non saldano le posizioni fra loro con moneta da loro emessa (moneta bancaria), ma con moneta di banca centrale (il mezzo di pagamento che sta al vertice del sistema, detta anche base monetaria, high powered money, moneta ad alto potenziale ecc,), l’UNICA riconosciuta (ribadiamo: le banche non accettano moneta bancaria quando saldano le posizioni fra loro, ma esigono che i propri crediti siano regolati solo usando moneta di BC).
Per avvalorare la tesi del comportamento difensivo della BC, dobbiamo considerare due alternative: il corridoio poc’anzi menzionato ed il floor system.
Partiamo dal corridor system. Il target del tasso di deposito overnight  - l’EONIA per l’UEM cioè il tasso di interesse sui prestiti overnight fra le banche europee che vengono saldati il giorno lavorativo successivo alla data di accensione, - diverso dall’EURIBOR (Euro Interbank Offered Rate) in quanto quest’ultimo, semplificando, ha un orizzonte temporale di impiego più lungo a 1,2,3 settimane e 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 mesi (ci sono quindi “15” tassi Euribor in realtà, non uno solo) – si attesta alla sua metà esatta.
Al punto più basso, come accennato, il tasso di deposito decreta quanto le banche ricavano d’interesse sulle riserve bancarie che detengono presso la BC – esse detengono tali riserve sui propri conti in BC per due motivi molto semplici: a) con queste pagano nell’interbancario b) soddisfano le esigenze di riserva obbligatoria dove richieste.
Al punto più alto invece si attesta il tasso di sconto (l’ex Tasso Ufficiale di Sconto di Bankitalia, ora sostituito dal Tasso Ufficiale di Riferimento della BCE) applicato ai prestiti forniti alle banche dalla BC.
Questi sono i due principali strumenti con cui la BC opera sul mercato. I fondi che vengono prestati all’interno del mercato sono i saldi che le banche e le altre istituzioni detengono in deposito presso la BC.
Il terzo strumento della BC per influenzare i tassi del mercato è la possibilità di variare la quantità di riserve del sistema attraverso le operazioni di mercato aperto e cioè: acquistare titoli sul mercato per aumentare le riserve o vendere titoli per diminuirle http://www.newyorkfed.org/aboutthefed/fedpoint/fed32.html . Per dirla alla “FED” (nostro esempio in queste righe): “The Federal Reserve conducts open market operations with primary dealers – government securities dealers who have an established trading relationship with the Federal Reserve. So while the target policy rate is the uncollateralized lending rate between banks (fed funds), the Fed operates in the collateralized lending market with primary dealers (repo). This structure works because the primary dealers have accounts at clearing banks, which are depository institutions. So when the Fed sends and receives funds from the dealer’s account at its clearing bank, this action adds or drains reserves to the banking system.
Through this adjustment to the supply of reserve balances, open market operations influence the federal funds rate – the interest rate that depository institutions pay when they borrow unsecured loans of reserve balances overnight from each other. Banks borrow reserves in the federal funds market in order to meet reserve requirements set by the Federal Reserve, and to ensure adequate balances in their accounts at the Fed to cover checks and electronic payments that the Fed processes on their behalf. Changes in the federal funds rate often have a strong impact on other short-term rates.
To most effectively influence the level of reserve balances, the Federal Reserve has created what is called a “structural deficiency.” That is, it has created permanent additions to the supply of reserve balances that are somewhat less than the total need. Then on a seasonal and daily basis, the Desk is in a position to add balances temporarily to get to the desired level... Reverse repo transactions are the opposite of RPs. Instead of lending money to the dealers, the desk borrows money from the dealers versus collateral from the System Open Market Account.”. Questo è il sistema asset-based Statunitense, per quello overdraft Europeo possiamo, riprendendo quanto affermato da Lavoie, dire che qui le banche si indebitano direttamente presso la BCE dando adeguato collaterale.  
In quanto le Banche saldano le loro posizioni presso la BC (che funge da clearing-house, camera di compensazione, fra i vari istituti), ciò dà a quest’ultima la possibilità di decretare i tassi a breve ed indirettamente i corrispondenti a lungo termine (cfr. i dieci principi generali delle banche centrali di Fullwiller http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1658232).
Abbiamo già chiarito che le banche saldano le loro posizioni solo con moneta di banca centrale e non con moneta bancaria: alla fine di ogni giornata, qualche banca si ritroverà con un eccesso di riserve bancarie (se hanno visto molti più afflussi che deflussi), altre con una situazione opposta. A causa della necessità di soddisfare i requisiti di riserva obbligatoria (ove esistenti) qualche istituto deve prendere a prestito fondi dagli altri. Prendere in prestito significa restituire con gli interessi e qui entra in gioco l’abilità della banca centrale nel fissare il tasso di interesse.
Facciamo un esempio: la banca A ha bisogno di fondi e le altre banche desiderano prestare i loro fondi in eccesso ad un interesse molto alto. In questo caso, la banca A semplicemente prende a prestito dalla BC, mentre le altre banche che desideravano prestare ad alti interessi si ritrovano con un eccesso di riserve bancarie che daranno loro meno interessi del target (perché ricaveranno interessi sui depositi molto minori di quanto garantirebbe loro un prestito al tasso overnight, che si attesta nel “corridor system” alla metà del corridoio fra interessi ricavati sui prestiti ed interessi pagati sui depositi.
Tutto ciò comunque vale in periodi “normali”, meno in crisi come questa. Inversamente, il tasso con cui le banche prestano riserve fra loro non andrà (nella maggior parte dei casi, può anche non capitare) al di sotto del limite più basso del cosiddetto “corridoio”, in quanto sarebbe stupido per una banca aver prestato riserve ad altri per un interesse così basso quando avrebbe potuto ricavare di più mantenendo riserve in eccesso presso la BC.
Nella speranza di non sbagliare ed indurre così il lettore erroneamente in fallo, vedendo come agli inizi della crisi e tutt’ora l’interbancario europeo sia di fatto prosciugato (ricordiamo tempo fa quando si sentiva spesso dire: le banche non prestano più fra loro, ma preferiscono lucrare sugli overnight alla BCE?), da bene l’idea di come nel sistema Euro la fiducia (la base del buon vivere dell’economia) sia oramai un’utopia
A dire il vero, per ritornare al punto, non è ancora chiaro come e perché la BC riesca a mantenere il target a metà dei due limiti. Ma se la BC ed i banchieri capiscono bene come funziona il sistema, è possibile agire in maniera quasi chirurgica. La ragione è che la banca centrale può facilmente aggiungere e sottrarre riserve bancarie con vari mezzi. Altro esempio: supponiamo che l’interesse sulle riserve sia il 2,25%, che il target sia il 3,00% e che il tasso di sconto – il tasso a cui la banca centrale presta nell’overnight – sia 3,75%. Se la banca Centrale osserva che le banche prestano fra loro al 3,25%, a poco più del target quindi, può semplicemente aggiungere riserve in eccesso. Per farlo, due sono le vie da percorrere fra le tante: 
 - spostamenti dei depositi del Governo dal conto della BC ai conti del Tesoro presso le banche e viceversa.

Nel caso in cui le banche prestino al di sopra del target, la BC aggiungerà riserve, all’inverso essa drenerà riserve. Generalmente comunque la “minaccia” di questa azione è condizione sufficiente affinché le banche prestino fra loro al tasso desiderato.
Dicevamo inoltre del Floor system: basterà dire che il target della BC sarà uguale al tasso di interesse pagato sulle riserve al posto del tasso medio del corridoio. Ciò che ad esempio ha fatto la FED negli ultimi mesi.
Mettiamo inoltre il caso che i tassi di interesse siano al 3,00% e la BC voglia abbassarli. Cosa dovrà fare? Nulla. Basterà andare in conferenza stampa e dire: abbassiamo i tassi. Dall’indomani vedremo le banche gravitare attorno al tasso indicato “a voce” dalla BC.
Cosa succede se, ad esempio, i tassi vengono tagliati per ostacolare una contrazione economica? Mentre il privato non-bancario e lo stesso bancario vendono obbligazioni e titoli per ricevere in cambio moneta, di riflesso la BC interverrà per acquistare questi titoli e non lasciare che i tassi si innalzino oltre una soglia concordata di concerto col Governo, dando così a quest’ultimo il respiro necessario per non dover agire “pro-ciclicamente” come sta accadendo ad esempio in Italia, ed in generale nei paesi periferici dell’Eurozona
A cosa sono serviti ad esempio gli LTRO in UEM? Senza di essi, le banche avrebbe avuto serie difficoltà a redimere obbligazioni in scadenza, procedendo così alla vendita di titoli per reperire fondi e, essendo questi titoli principalmente di debito pubblico dei paesi UEM, non avrebbero fatto altro che aggravarne la situazione via calo i prezzi ed aumento rendimenti. Una scelta obbligata, a tutti gli effetti.

Abbiamo quindi visto come agisce a grandi linee la BC e come il circuito del credito sia endogeno, cioè al di fuori del controllo della BC. Abbiamo inoltre visto che i due strumenti con cui la BC opera sono il tasso di sconto o di interesse ed il tasso sulle riserve bancarie (ricordiamocelo: con il primo la BC incassa interessi sui prestiti, con il secondo paga interessi sui depositi presso i conti delle banche ivi aperti).
Tentiamo di analizzare ora il terzo strumento di politica monetaria: le operazioni di mercato aperto. Esse sono uno strumento difensivo della BC. Oltre alle banche infatti, presso la BC nazionale hanno un conto il Tesoro – il braccio fiscale del governo – e altre istituzioni come le altre banche centrali internazionali, istituzioni governative internazionali ed istituzioni internazioni ufficiali (come il FMI). Quando queste istituzioni operano, ci sono addizioni/sottrazioni di riserve bancarie presso le banche centrali.

Altro esempio: supponiamo che il Tesoro trasferisca fondi per 1 milione ad un suo fornitore per il saldo di un progetto. Quando i fondi vengono trasferiti, il conto corrente bancario del fornitore aumenta di 1 milione, la sua banca vede i suoi depositi e le sue riserve bancarie aumentare dello stesso milione mentre la BC ridurrà di 1 milione i depositi del Tesoro. Ciò potrebbe portare ad uno scostamento dei tassi e per evitare ciò la BC dovrà necessariamente “drenare” riserve. La banca centrale può raggiungere questo obiettivo spostando fondi pubblici presso una banca sul conto della BC. Se la banca centrale trasferisce 1 milione di fondi, i depositi delle banche e delle riserve bancaria si riducono di 1 milione e il conto del Tesoro presso la banca centrale aumenta di 1 milione. In realtà questa non è proprio un’operazione di mercato aperto, quanto piuttosto un altro modo per aggiungere/togliere riserve. Generalmente, a seconda degli assetti istituzionali, la BC può acquistare/vendere titoli di stato o pronti contro termine. Ma tutto ciò avviene solo per mantenere lo status quo. Ecco quindi spiegato il carattere difensivo del suo operato.

Gli acquisti di Titoli su larga scala.
Negli ultimi tempi (tre anni per essere precisi), le banche centrali ed in particolare la Federal Reserve – che ha utilizzato il floor system che abbiamo descritto velocemente poc’anzi – hanno acquistato una grande mole di titoli di Stato nazionali sul mercato (e anche altri titoli come “debt agency” e MBS). Questo non è nient’altro che il famoso QE, il Quantitative Easing che tutti conosciamo e che FED, BoE e BoJ da mesi se non anni mettono in pratica. Per i monetaristi sono due parole da non pronunciare mai, perché per loro “stampare” moneta significa mettere in pratica politiche di BC non credibili, poiché esse alterano le “aspettative” di inflazione, bruciando le rendite a causa del “tiraggio” della domanda. Ma, ci chiediamo, mettere in pratica il QE significa che il settore privato ha “soldi in eccesso” da spendere?
Assolutamente no! Solo a titolo esemplificativo, poniamo una domanda implicita: di tutti i QE realizzati negli USA e dei LTRO messi in atto dalla BCE, quanti di questi “soldi” sono arrivati al privato non-bancario?
Se la risposta è poco o nulla, per vari motivi che sono facilmente sintetizzabili in:
a) acquisto massiccio titoli di Stato UEM periphery per
i) mantenerne corso destinato altrimenti a non sostenibilità con annessa
ii) “ri-nazionalizzazione” del debito pubblico di ogni paese periferico per quanto possibile
b) cauterizzazione ingenti perdite bilancio dovute a crediti/asset inesigibili/deprezzati; 
possiamo additare tale affermazione come “fallace” o destituita da ogni fondamento reale.
In primo luogo, la decisione su come e dove spendere e/o investire la propria ricchezza da parte del settore privato non-bancario dipende, innanzitutto, dalle preferenze di portafoglio tra le varie forme di spesa o investimento disponibili sul mercato. In secondo luogo, desideriamo far notare che, in quanto gli acquisti si accompagnano ad una riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine (rispetto al caso in cui il programma di acquisto di asset non venga effettuato) il settore privato ne desidererà meno in cambio di denaro, e quindi venderà le obbligazioni che la Federal Reserve, ad esempio, intende proprio acquistare.

Naturalmente il risultato è che le banche avranno più riserve bancarie di quello che vorrebbero possedere, ma nel suo complesso il sistema bancario non convertirà queste riserve in “moneta” a meno che il settore non-bancario ne desideri in maggior numero. Se il settore non-bancario privato ha bisogno di più moneta, per le banche sarà facile soddisfare questo bisogno e di conseguenza agirà pure la banca centrale, e questa necessità non sarà affatto determinata in funzione della quantità di riserve che il sistema bancario detiene in quel determinato momento, verrà concessa e basta. E non causerà un aumento dei prezzi, perché la “moneta” non porta ad inflazione. La strategia delle banche centrali nel ridurre il carico di interesse sulle obbligazioni a lungo termine si accompagna alla richiesta alle banche di detenere le riserve bancarie per qualche tempo (e rendendole felici pagando loro gli interessi sulle riserve stesse) fino al momento in cui, ad esempio, la Federal Reserve gradualmente non chiuderà il programma grazie ad una definita “exit strategy”. Tuttavia, questo non ha nulla a che fare con le “aspettative di inflazione” o con la chimerica storia dell’inflazione galoppante in arrivo preconizzata dal monetarismo main-stream.

Il fine ultimo della Federal Reserve, negli USA, è stato quello di creare più domanda riducendo i tassi a lungo termine in modo che potesse esserci una maggiore attività economica data dal miglioramento dell’elasticità degli interessi (al contrario dell’elasticità al reddito) sugli investimenti da parte del settore privato. Ma dal momento che gli effetti sull’elasticità del reddito sono più forti, le operazioni di acquisto su larga scala non hanno agito come sperato. “Il cavallo non beve” si dice in gergo: nonostante i tassi siano a zero, l’economia stenta a ripartire come dovrebbe.
Perché? Perché manca la domanda (qui l’esempio italiano) necessaria all’offerta stessa, caduta in seguito a decenni di precarizzazione del lavoro  (sempre usando come esempio l’Italia) causa di un lento ma inesorabile declino del potere di acquisto delle classi medie, costrette ad indebitarsi per mantenere il loro stile di vita. Con un piccolo inghippo di mezzo: una volta che l’indebitamento supera di troppo il reddito, scatta il famoso deleveraging, lo stop ai consumi per ripagare i debiti (se ci sono ancora i redditi) da cui l’economia di gran parte del mondo occidentale stenta ancora a recuperare.

La spesa privata, infatti, dipende principalmente dai redditi privati ​​e le operazioni di acquisto su larga scala non influenzano direttamente questi aspetti. Ci possono essere tuttavia effetti indiretti, dovuti alle preferenze di portafoglio del settore privato, perché gli acquisti possono indurre all’acquisizione di altri asset/attività, come azioni aziendali (si pensi a quanto valgono ad esempio ora le azioni della Apple o di Google) o simili, producendo un aumento dei prezzi delle azioni stesse e portando ad effetti di ricchezza tramite plusvalenze.

Ci sono stati altri effetti inoltre che non hanno funzionato come auspicato, come il rifinanziamento dei mutui in essere: tassi di interesse più bassi avrebbero dovuto determinare un aumento della domanda per il semplice fatto che, si pensava, le famiglie sarebbero state in grado di rifinanziarsi, stimolando così i consumi, grazie alla differenza guadagnata per effetto dei minori deflussi mensili di interessi verso il sistema bancario.
Naturalmente, niente di tutto ciò ha a che fare con la fantasiosa favola monetarista che afferma che vi è un eccesso di denaro che appare dal nulla e che sarà eliminato attraverso un aumento delle spese, con conseguente aumento dei prezzi. La matrice dei flussi di fondi  è lo specchio fondamentale per guardare dove e come i flussi dei vari agenti economici vengono incanalati.

In sintesi, le storie sul denaro che porta all’inflazione, sul denaro in eccesso a causa degli acquisti delle banche centrali del debito pubblico hanno portato solo a tragici dibattiti su temi macroeconomici.
Lasciamo a Marc Lavoie ed al suo studio “Changes In Central Bank Procedures During The Subprime Crisis And Their Repercussions On Monetary Theory”  le migliori parole per descrivere ancora una volta quanto queste teorie siano state screditate dagli stessi avvenimenti accaduti negli ultimi tempi:
“The financial crisis has made these features of the real world even more obvious and it should make clear that nearly all of mainstream monetary theory as applied to central banking is nearly worthless, as is for instance the infamous money multiplier fable and the presumed causal relationship running from bank reserves at the central bank to price inflation.”

Le due fasi di decisione della spesa.
Il teorema dell’inflazione monetaria dipende sostanzialmente dal concetto fallace di un “eccesso” di moneta che appare dal nulla, causato dalla banca centrale che acquista titoli di Stato inondando i mercati finanziari di soldi. Secondo la teoria monetarista, il privato grazie ai QE si trova sul conto più moneta di quanta ne desideri ed inizia a spendere acquistando beni ed asset, come se la spesa fosse trainata dai depositi e non dai redditi come accade nella realtà.
Keynes ben intuiva questi aspetti, così come molti dalla scuola economica Post-keynesiana. Egli infatti teneva ben in considerazione due comportamenti degli agenti economici “privati”: il primo verte su quanto del suo reddito un privato decida di risparmiare. Il secondo passo è la decisione del privato di come e dove “allocare” la propria ricchezza. Per i monetaristi e molti neokeynesiani, queste due decisioni avvengono simultaneamente e vengono erroneamente mescolate. Nel loro libro Monetary Economics, Godley e Lavoie riflettono in questi termini: “Un presupposto comportamentale chiave…è che le famiglie effettuano una decisione in due stadi. Al primo stadio le famiglie decidono quanto risparmieranno del loro reddito. Al secondo stadio, esse decideranno come ripartire la loro ricchezza, inclusa la nuova acquisita o in acquisizione. Nel modello esse vengono prese nello stesso lasso di tempo. Tuttavia, queste due decisioni sono distinte e rispettano un ordine gerarchico. La decisione di quanto reddito si possa consumare determina la grandezza del (previsto) stock di ricchezza di fine periodo; la decisione di portafoglio (come ripartire la ricchezza accumulata ndt.) determina l’allocazione del (previsto) stock di ricchezza. Queste ipotesi di comportamento aiutano a capire il modello sequenziale delle decisioni delle famiglie… Nella sua simulazione, ma non nel suo lavoro teorico, Tobin ha approvato la decisione sequenziale qui proposta: “Nella versione corrente del modello le famiglie sono state rappresentate come allocanti prima come ripartitrici del reddito fra consumo e risparmio ed infine come decisori dell’allocazione del risparmio fra le varie attività disponibili.”. Partendo come sempre dal concetto fondamentale che i prestiti creano i depositi, rimane da capire come quest’ultimi vengano trasferiti: la (incorretta) intuizione è che qualcuno da qualche parte detiene il deposito dando quindi luogo al classico effetto “patata bollente”. L’errore in questo ragionamento è il fatto che si ignori che il rimborso dei prestiti estingue praticamente la “moneta” (i depositi in questo contesto).

Come affermava Kaldor nel suo articolo del 1985 How Monetarism Failed, Challenge, Vol. 28, No.2, : “Tenuto conto del fatto che la domanda di moneta rappresenta una funzione stabile del reddito (o della spesa), Friedman ed i suoi soci hanno concluso che un aumento dell’offerta di moneta, proveniente da qualunque ambito (per esempio, attraverso operazioni di mercato aperto che portano alla sostituzione di denaro in cambio di debito pubblico a breve termine nelle mani delle banche o altre istituzioni finanziarie), implicherà che l’offerta di moneta supererà la domanda rispetto l’attuale livello dei redditi (la gente "si ritroverà", con più soldi di quanti ne desidera tenere). Questo difetto, a loro avviso, sarà sanato, e potrà essere risolto solo in tal modo, da un aumento delle spese che causeranno un aumento del reddito sufficiente da eliminare l’eccesso di offerta rispetto alla domanda di moneta. 
Come descrizione di ciò che accade in un’economia moderna, e come un parte di ragionamento applicato a situazioni in cui il denaro è costituito da "moneta credito" determinato dalla creazione di debito pubblico o privato, risulta alquanto fallace. Si tratta di un’applicazione illegittima delle proposizioni originali della teoria quantitativa della moneta, che sono stati applicate a situazioni in cui il denaro consisteva di materie prime, come oro o argento, dove il quantitativo totale esistente poteva essere considerato come offerta esogena in qualsiasi momento come eredità del passato, e dove potevano verificarsi aumenti improvvisi e inattesi di approvvigionamento (come quelli dopo la conquista spagnola del Messico), il cui assorbimento rendeva necessaria una diminuzione del valore del moneta merce rispetto alle altre materie prime. Fino a quel momento, c’era sempre qualcuno che teneva più oro (o argento) di quanto avesse desiderato… la quantità totale di metalli preziosi detenuta da tutti gli utenti era indipendente della loro domanda. L'unico modo in cui l’offerta poteva essere resa consona, e tenuta in conformità, con la domanda era attraverso le variazioni del valore della merce utilizzata come moneta.”.

Nel suo saggio Keynesian Economics After Fifty Years, (in Keynes And The Modern World, ed. George David Norman Worswick and James Anthony Trevithick, Cambridge University Press, 1983), Kaldor rimarca:
“L’eccesso di offerta di moneta sarebbe comunque automaticamente estinta attraverso il rimborso dei prestiti bancari, o alla pari, attraverso l’acquisto di attività finanziarie redditizie dalle banche”. Ancora, nel suo Circuit And Coherent Stock-Flow Accounting”, (in Money, Credit, and the Role of the State: Essays in Honour of Augusto Graziani, 2004, ) Marc Lavoie dimostra precisamente come ciò avvenga usando la matrice dei flussi di fondi di Godley, si veda il punto 9.3.1. Il fatto che l’offerta di credito e la domanda di moneta appaiano indipendenti:
“…ha portato numerosi autori ad affermare l’esistenza di una discrepanza tra l’importo o i prestiti forniti dalle banche alle imprese e l’importo o i depositi bancari domandati dalle famiglie residenti. Questa visione del processo di creazione della moneta è comunque erronea. Di fatto essa omette che mentre il processo di offerta e di domanda di moneta sono indipendenti, nella realtà essi non lo sono a causa dei vincoli e della coerenza della contabilità macroeconomica. In altre parole, le decisioni delle famiglie di detenere più o meno saldi monetari ha un equivalente impatto compensativo sui prestiti che rimangono in sospeso dal lato della produzione.”. Cioè, detto in parole più accessibili, se le famiglie desiderano più depositi, le aziende devono prendere di più in prestito dalle banche. Se le famiglie desiderano detenere meno depositi, esse acquisteranno più azioni (come avviene nel modello presentato), e di conseguenza le aziende prenderanno meno a prestito dalle banche e/o ritireranno/rimborseranno i loro debiti presso le banche.

Spesa a deficit e pieno impiego: ultime considerazioni.
Abbiamo dato molto spazio a spiegazioni tecniche per tentare di capire cosa e come influenzi la quantità di moneta: il reddito, che è in funzione dell’occupazione.
Cosa impedisce quindi di arrivare al pieno impiego o alla piena occupazione?  Perché invece si tratta la moneta come una merce e si parte dal presupposto che essa debba in qualche modo essere “scarsa”?
Per tentare di capire questo aspetto ci affidiamo, per concludere, all’economista polacco post-keynesiano Michal Kalecki: “Ogni allargamento dell’ambito dell’attività economica dello Stato è visto con sospetto dai capitalisti; ma l’accrescimento dell’occupazione tramite le spese statali ha un aspetto particolare che rende la loro opposizione particolarmente intensa.
Nel sistema del laissez faire il livello dell’occupazione dipende in larga misura dalla così detta atmosfera di fiducia. Quando questa si deteriora, gli investimenti si riducono, cosa che porta a un declino della produzione e dell’occupazione (direttamente, o indirettamente, tramite l’effetto di una riduzione dei redditi sul consumo e sugli investimenti). Questo assicura ai capitalisti un controllo automatico sulla politica governativa... Il governo deve evitare tutto quello che può turbare l’“atmosfera di fiducia”, in quanto ciò può produrre una crisi economica. Ma una volta che il governo abbia imparato ad accrescere artificialmente l’occupazione tramite le proprie spese, allora tale “apparato di controllo” perde la sua efficacia. Anche per questo il deficit del bilancio, necessario per condurre l’intervento statale, deve venir considerato come pericoloso. La funzione sociale della dottrina della “finanza sana” si fonda sulla dipendenza del livello dell’occupazione dalla “atmosfera di fiducia… La sovvenzione e i consumi di massa incontrano un’avversione ancora più aspra...Ci imbattiamo qui infatti in un principio “morale” della più grande importanza: le basi dell’etica capitalistica richiedono che “ti guadagnerai il pane col sudore della tua fronte” (a meno che tu non viva dei redditi del capitale) … il mantenimento del pieno impiego porterebbe a trasformazioni politiche e sociali che darebbero nuova forza all’opposizione dei “capitani d’industria”. Infatti, in un regime di continuo pieno impiego il licenziamento cesserebbe di agire come misura disciplinare. La posizione sociale del “principale” sarebbe scossa, si accrescerebbe la sicurezza di sé e la coscienza di classe dei lavoratori. Gli scioperi per un salario più alto e il miglioramento delle condizioni di lavoro sarebbero fonti di tensione politica. E’ vero che i profitti sarebbero più elevati in un regime di pieno impiego, rispetto al loro livello medio sotto il laissez faire. Persino la crescita dei salari derivante dalla posizione più forte dei lavoratori verrebbe ad agire piuttosto in direzione di un accrescimento dei prezzi che di una riduzione di profitti e in tale maniera verrebbe a colpire soprattutto gli interessi dei redditieri.
Ma la “disciplina nelle fabbriche” e la “stabilità politica” sono più importanti per i capitalisti dei profitti correnti. L’istinto di classe dice loro che una continua piena occupazione non è “sana” dal loro punto di vista perché la disoccupazione è un elemento integrale di un sistema capitalistico normale.”…

Concludiamo il nostro lungo viaggio, nella speranza che possa essere un trampolino di lancio per future analisi ed attiri i commenti dei più esperti, con le parole del primo ministro canadese William McKenzie King, pronunciate alla vigilia delle elezioni del 1935. Sono parole importanti, che riassumono in toto e perfettamente lo spirito di questo post e, perché no, dello stesso blog: “Una volta che a una nazione rinuncia al controllo della propria valuta e del credito, non importa chi fa le leggi della nazione. … Fino a quando il controllo dell’emissione della moneta e del credito non sia restituito al governo e riconosciuto come la responsabilità più rilevante e sacra, ogni discorso circa la sovranità del Parlamento e della democrazia sarebbe ozioso e futile… Il Partito Liberale si dichiara in favore dell’immediata istituzione  di una banca nazionale debitamente costituita al fine del controllo dell’emissione di moneta rapportata ai bisogni pubblici. Il flusso di moneta deve essere in relazione ai bisogni nazionali, sociali e industriali del popolo canadese”.














26 commenti:

  1. Risulta estremamente utile evidenziare come le ideologie economiche che il post confuta sono radicate profondamente nella società occidentale.
    UK e USA, pur di fronte alle politiche di acquisti dei rispettivi titoli pubblici da parte delle BC, credendo nel carattere esogeno della moneta e nella capacità esclusiva della "fiducia" di ripristinare l'equilibrio economico (cosa che conduce a "tagliare" lo Stato come fattore di interferenza e inefficienza nel riequilibrio) sono alle prese con un persistente problema di calo della domanda.

    Comunque sia, abbiamo di fronte la sovrapposizione del problema dell'euro, vincolato all'imperialismo mercantilista tedesco, e del paradigma deflazionista-monetarista. L'insostenibilità ormai conclamata del primo http://vocidallestero.blogspot.it/2013/05/sapir-quale-futuro-per-la-zona-euro.html, non per questo sta persuadendo del carattere fallimentare del secondo. Eppure sono entrambi figli della stessa ideologia (ben evidenziata da Kalecky).
    La sfida di comprensione e di reazione democratica (aspetto indisgungibile qui da sempre sostenuto) che abbiamo di fronte è come ripristinare con una coerenza integrlae la razionalità economica in "occidente".
    Per far questo, occorre una NUOVA CLASSE DIRIGENTE che abbia, anzitutto, la cultura economica per non essere preda di questa ideologia. Solo se saremo attenti e vigili su questo punto, potrà tornare a parlarsi di democrazia...

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    1. Ti ringrazio per l'endorsement 48!! Io direi solo ideologie, togliendo economiche. Per dire: Friedman (keynesiano convinto in gioventù) stesso aborriva la costituzione di una moneta unica in Europa!!
      Ora non vorrei sbagliare, e qui mi rimetto all'erudito amministratore di questo blog, ma liberalismo (Locke) e liberismo, di per loro, non volevano l'interferenza dello Stato nell'economia come attore "principale", dandogli però la competenza ferrea sul rispetto delle leggi. Quindi possiamo dire che queste due dottrine uno Stato forte lo contemplavano, anche se in una accezione che non condivido. I potenti di oggi lo stanno annichilendo anche sotto questo versante!!!
      Sorprendentemente Marx invece affermava chiaramente che lo Stato sarebbe stato superato dai lavoratori uniti!!! Ma almeno lui, ai lavoratori ci pensava.
      Quello che voglio dire è: i "nuovi potenti" strumentalizzano a loro vantaggio parti di teorie economiche per raggiungere i loro scopi...non sono nemmeno degni di essere chiamati "liberisti"...sono dei truffatori (per essere buoni) e basta...

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    2. E' difficile trovare una linearità di sviluppo che consenta la piena analogia tra liberalismo 600-700centesco e quello neo-classico successivo al porsi della "questione sociale" (anche successivo alla stessa rivoluzione francese).
      Il razionalismo empirico di Locke, predicava un contratto sociale che limitava lo Stato in quanto ASSOLUTO, incarnato dal potere del monarca, non in quanto tale. Era cioè un LIMITE ALLA TIRANNIA.

      E invece il suo "contrattualismo" implicava la NECESSITA' che lo Stato intraprendesse tutte le azioni necessarie e garantire i diritti che garantivano la coesistenza civile.
      Tra questi la proprietà (e quindi la ricchezza e il profitto) non era il primo,unico e prevalente. Ma anzi, la libertà e il benessere raggiungibile solo con uno sforzo comune, organizzato nello Stato, erano considerati antecedenti sul piano pragmatico.

      Quindi la sua limitazione dello Stato era anche "progetto razionale" di evoluzione dello stesso verso una STRUTTURA DI GARANZIA DEI DIRITTI L'antecedente del moderno costituzionalismo, altro che liberismo :-)!.
      E la evoluzione storica, come lui stesso preconizza in chiave di empirismo (rigettando il giusnaturalismo che piace tanto alla sinistra europeista), consente di volta in volta di individuare il novero dei diritti che lo Stato deve garantire.
      Il che lo avvicina molto di più ai democratici statalisti del 900 che ai liberisti ante-crisi del '29, ora prepotentemente indaffarati a ribaltare l'idea dello Stato democratico pluriclasse.
      Idea liberista che è poi una negazione del potere contrattuale (contratto sociale) paritario di larghi strati della popolazione.
      Tant'è vero che la Costituzione USA, considerata di matrice lockiana, non è affatto superata e incompatibile col new deal.

      I negatori del nostro tempo sono anti-empirismo razionale, come ben sai (e come evidenzia, a torto incompreso, lo stesso Popper). Sono "deduttivisti", cioè reclamano, senza troppi scrupoli di legittimazione, la "innata" superiorità di idee elitarie: "l'operatore razionale" è l'imprenditore, status privilegiato di riferimento della soggettività. E non si preoccupano del patrimonio comune, accumulato in secoli di progresso sociale, della ragione applicata.

      Quindi hai perfettamente ragione sui nuovi potenti: sono dei reazionari alla stessa stregua del pensiero liberale correttamente inteso.
      E grazie per avermi dato modo di fare questa ulteriore riflessione.
      Magari la estendiamo in un altro post... :-)

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    3. Infatti la tua replica ha ampliato perfettamente il pensiero logico-mentale che volevo seguire...non sono liberali nè liberisti, neppure mercantilisti, diciamo che questo è una specie di "mercatismo predatorio", che utilizza spezzoni di teorie economiche adattate ai propri fini inoculate al "pubblico" attraverso il controllo dei media. Con questo non voglio dire che c'è un complotto "demo-pluto-massonico" ;) ai nostri danni, ma che una determinata classe sociale, avendo il controllo dei mass-media, influenza a Suo favore larghi strati di popolazione "inerme" per imporre leggi e pensieri favorevoli ai loro interessi... E' questa distorsione o asimmetria informativa che impedisce una visione critica del grande pubblico in merito ai grandi quesiti che questa crisi "pilotata" ci pone di fronte. Per dire: nel 1933 (OTTANTA anni fa) Joan Robinson ed Edward Chamberlin avevano ben chiaro che le imprese non operano, in realtà, in un mercato perfettamente concorrenziale, ma, come se fossero "piccoli monopoli", possono imporre il prezzo ciascuna in un proprio mercato, grazie alla differenziazione di prodotto ed alla pubblicità. Diedero vita così ad una teoria dei mercati che non sono assolutamente promotori della concorrenza perfetta...ed è una visione che ha OTTANTA anni!!Ed è più attuale del monetarismo che, come abbiamo visto, tratta la moneta come l'oro e l'argento al tempo della scoperta delle miniere del Potosì!!! Altro che mercati perfetti allora!! E perchè quindi Joan Robinson, Sraffa, Garegnani, Graziani, Kaldor nessuno li conosce? Perchè non sono funzionali al "sistema"! Perchè Friedman si invece? Perchè attraverso le sue teorie, è più facile "avversare Kalecki"... Prendiamo ad esempio lo stesso Krugman: è un grande economista. Ma perchè ha spazio? Perchè è si keynesiano, ma tratta la moneta come un fattore esogeno...

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  2. Io credo che l'ideologia dominante abbia anche, non so come dirlo con parole efficaci, sfruttato a suo favopre un paradigma filosofico -prettamente novecentesco- che vede le varie branche del sapere come universi autonomi, auto-referenti e non comunicanti.
    Provo a spiegarmi meglio. Oggi, secondo me, politici, giuristi ed economisti si parlano poco. E credo che lo studio delle stesse scienze umane si sia appiattito su categorie oggettivistiche che non gli sono del tutto proprie. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi.
    Si è sostanzialmente ritenuto che l'economia fosse una scienza in senso forte non influenzata dal mutevole (e spesso non prevedibile), operare dell'uomo e dalle idee e leggi dallo stesso promananti (vedi teoria delle aspetattive razionali). La conseguenza di questo modo di vedere le cose è che si è accettato come dato naturale incontrovertibile, (come se si fosse stati in presenza di una legge fisica o chimica e quindi non soggetto a giudizi di valore), una descrizione del mondo, quella neo-classica, non solo tecnicamente discutibile ma addirittura ideologicamente viziata!!!!
    Allo stesso tempo, "separando l'economia dalla politica", e precludendo alla seconda ogni ingerenza nella prima, si è privata la politica stessa di una delle variabili essenziali del suo agire per modificare la vita dei consociati. Il risultato è stato duplice: da un lato, si è uniformato l'agire politico ad una ideologia predeterminata (vedi sopra), svuotando i concetti di democrazia e di alternanza di ogni significato sostanziale e dall'altro la politica stessa si è appiattita sulla ricerca del consenso e sul mantenimento del potere, trasformandosi nell'arte della menzogna e dell'autoreferenzialità.
    Infine, anche il diritto, visto come mera teoria della validità logico formale di una norma, ha perso quella sua funzione -essenziale- di argine contro lo strapotere delle ideologie e di collante civile della società che garantisce la certezza e l'ampia condivisione delle regole che la società stessa intende darsi. Anche in questo caso, possiamo osservare come la costituzione materiale, intesa come decisione politica di base, sia di fatto cambiata con contestuale svuotamento di quella formale senza che la comunità giuridica -intrappolata in una visione asettica di tipo positivista- si renda conto di essere in presenza di un disvalore altamente regressivo.

    Quindi, in conclusione, il mio personalissimo pensiero è che questo approccio culturale "per vasi non comunicanti" abbia avuto il suo ruolo nell'affermazione della reazione neo-liberista. Infatti, una chiara portata del disegno della stessa può emergere, come ho scoperto in blog come questo, solo considerando politica economia e diritto non più come scienze separate ma come facce dello stesso dado.
    Per farla breve: post come questo, ad esempio, dimostrano che la politica monetaria e l'indipendenza della BC non costituiscono un argomento meramente tecnico-economico, ma anche politico e giuridico, con rilevanti aspetti sostanziali! E che è impossibile, per una corretta comprensione del fenomeno, considerare l'uno senza aver presenti anche gli altri.
    La nuova classe dirigente, dovrebbe quindi avere e favorire -a mio avviso- anche un approccio culturale che cerchi e favorisca la ricerca di una visione omnicomprensiva delle cose e non abbia paura di formulare giudizi di valore.

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    1. La proposizione (di facciata) della separazione tra politica e economia è, in sè, LA SCELTA POLITICA creativa di un'apparenza controideologica.

      O meglio un'ideologia tesa a neutralizzare tutte le altre, relegando l'ambito della politica ad aspetti applicativi dell'assetto socio-economico, cioè alla ricerca dei spazi residuali di privilegio personale o di gruppo, ma mai raccordabili a equilibri generali.
      Questi sono tutti risolti nella sfera "superiore" dell'europa, che, a sua volta, è edificata sul dogma dello "scientismo economico", come giustamente evidenzi.

      Quanta distanza dal dibattito dei lavori preparatori della Costituzione, dove i politici dell'epoca ponevano sul tappeto, senza ipocrite deleghe, gli interrogativi fondamentali alla base dei modelli economici, riconoscendone la centrale valenza politica!
      Paradossalmente la classe politica "ideale", capace di ripristinare il giusto primato della res pubblica è espressa proprio da coloro che oggi sono in grado di presenziare il dibattito consapevole in rete.
      Vi garantisco che voi frequentatori di questo blog, in particolare (e lo dico con orgoglio e senza nulla togliere ad altri), siete quanto di più vicino alla vera "costituente" del 48 come attitudine culturale e visione.
      Spetta veramente a voi di provare in ogni modo a ereditare il compito di ricambiare la classe politica e di sostituire con successo quelli che da oltre 20 anni stanno calpestando la democrazia, con un misto di insipienza e arroganza dogmatica

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  3. Questo post rappresenta un vero e proprio "Dialogo sui massimi sistemi del mondo" in pieno regime tolemaico. Spero che Flavio non venga costretto ed abiurare ;-).
    Mi trovavo in questi giorni a leggere alcuni articoli dei trattati europei, attuali e passati, per poterne poi discutere in una serata tra amici.
    Sono andato a ripescare il vecchio trattato sull'istituzione della CEE, datato 1957. Mi ha molto colpito l'art. 104:

    - Ogni stato membro attua la politica necessaria a garantire l'equilibrio della sua bilancia globale dei pagamenti e a mantenere la fiducia nella propria moneta, pur avendo cura di garantire un alto livello di occupazione e la stabilità del livello dei prezzi.

    Siamo nel 1957 e si parla, in un unico brevissimo articolo, di politica monetaria e politica occupazionale come di due cose strettamente interdipendenti. Non solo: quel "pur avendo cura..." pone in aperta e dichiarata contrapposizione la "fiducia nella propria moneta" (svalutazioneimmoralebrutto) e la capacità di mantenere un adeguato livello di occupazione. In altre parole, si dà apertamente per scontato che quella scelta la si potesse fare sulla base di decisioni squisitamente politiche, in quanto è alla politica che spetta il ruolo di decidere da che parte tirare quella coperta.
    Insomma ci tocca dover discutere oggi di argomenti che nel '57 erano lapalissiani.

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    1. Bravi Carlo. Tecnicamente "qualcosa" era accaduto perchè si arrivasse allo SME: ma qui ne abbiamo abbondantemente parlato. POi Maastricht, sulla scia dell'Atto unico, ha ratificato la prevalenza della finanza e del capitale che circola allegramente libero, con la BC indipendente.
      Quel che conta è che voi siate ormai così abili da accorgervi del cambiamento a livello normativo, sapendo leggere le norme con l'adeguata "analisi economica del diritto"...e senza "precomprensione".
      Ormai, tu, come altri, siete molto più capaci di capire della stragrande maggioranza dei "giuristi" che straparlano ascoltati come soloni.
      Mi consenti di andarne un pochino fiero? :-)

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    2. Siine fiero fino ai limiti del narcisismo. E ti pare che io, umile biologo, mi metterei a parlare di trattati europei di fronte ad una piccola platea di persone se non fossi anche "figlio" di questo blog? ;-)

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    3. Ma ti pare che, dopo aver aqcuisito la cultura economica e giuridico-costituzionale patrimonio indispensabile della democrazzia, sei rimasto un "umile biologo"? :-)
      Sei un raro cittadino consapevole e come tale hai la intrinseca responsabilità di propagare la semplice verità "che ci renderà liberi". Esattamente quello che fecero i resistenti che diedero vita alla Costituzione: mica solo in "malus" si ripete la Storia :-)

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  4. Bel post tecnico, comprensibile con ampi riferimenti, grazie a Fabio, che, accanto a quelli diffusi da Irwine, penetra la nebbiosa coltre delle “teorie” monetaristiche rivelandone la “filosofia” (ndr, il (in)solito eufemismo tanto per non citare H Ford “Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione” o M Allais, Nobel economia 1988 per i paradossi dell’utilità attesa, "L'attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto" oppure il meno economico B Brecht “Che cos'è una rapina in banca a confronto della fondazione di una banca ?" .. quelle che con ’48, the knight, aprono le analisi economiche del diritto :-) ) .
    Come sempre è accaduto, bisogna prima desiderare conoscere poi con l’umiltà dello studio sapere per poi “confrontarsi” con le autoreferenti “cupole” della tecnocrazia.

    Potrebbe essere utile per la soluzione delle “piste crittografiche” di questa Storia barbarica aggiungere qualche sequenza numerica ufficiale (ndr, la solita litania di dati www.bis.org, www.imf.org, www.oecd.org .. la farmacopea ufficiale aggiungendo qualche considerazione sempre più evidente e diffusa) per comprendere le recenti disposizioni “politiche” dei commissari UE (sempre meno ministri eletti e sempre più manifesti garzoni, maggiordomi, caporali, azionisti di “bottega”), la ferma opposizione tedesca alla sorveglianza unica bancaria UEM e le concessioni alle possibili allenze continentali a Francia e Spagna (ndr, “basta che si magna”) prima della risoluzione finale (ndr, l’Oberkommando ha pronto il piano B, C e, ancòra da decifrare, le lerrete successive, essi son pragmatici e obbediscono ai comandi che in caso di sconfitta son “attenuanti”).

    Potrebbe essere utile camminare sulle “verdi” colline di Taunus Corp, dellle voragini attorno a Deutsche Bank AG (che ha raggiunto il primato di OTC posseduti strappandoli a JP Morgan), a Commerzbank AG, a Credit Agricol SA (che nelle ultime settimane supera DB AG nel systemic risk, http://vlab.stern.nyu.edu/analysis/RISK.WORLDFIN-MR.GMES), a MPS Spa ...

    Di vitale sopravvivenza, è oggi aumentare l'attenzione verso le continue minaccie, aggressioni alla Costituzione Italiana, minacciata, minata, assediata, villipesa da “repubblichini” coalizzati, dalle bande dei “dispersi” nell’ignavia, nell’indifferenza, nella diffidenza.
    Occorre recuperare, trovare, inventare, ideare questo “catalizzatore”, non c ìè più tempo.

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    1. Non sai quanto sono d'accordo con te. Speriamo di poter superare le difficoltà a "inventare il catalizzatore"!

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  5. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/mentre-draghi-fa-felice-le-banche-la-fed-pompa-soldi-nelleconomia-e-gli-usa-55164.htm
    Rampini, rendiamoci conto...quello che non solo condivideva le politiche scellerate di Monti ma gridava addirittura più Europa. Allora l'8 settembre è alle porte? Di solito quando comincia la rincorsa al carro del vincitore...

    Inoltre :
    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-lo-tsunami-grillino-spazza-anche-la-gran-bretagna-i-grillini-inglesi-del-partito-55167.htm
    Questi dimenticano che Farege rispetto a Grillo si è schierato apertamente contro l'euro e la trojka, mentre Grillo solo ogni tanto si sveglia per dire che non vuole l'euro: poi lo smentisce il giorno dopo.

    Farage è sempre stato coerente sull'Euro, ed ancora lo ringrazio per averci difeso qui:
    https://www.youtube.com/watch?v=SkMD15zKFKw
    https://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=v-vgp0g42xI
    Sentiremo ancora parlare di lui.
    Abbiamo già espresso (commenti in post precedenti) i dubbi su aspetti non condivisibili delle politiche di Farage, ma qui ovviamente ho riportato ciò che condivido.

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    1. Sandrina sei in forma!
      Su Farage è già pronto il prossimo post... :-)
      Volevo intanto lasciare che il dibattito decollasse su questo bel post di Flavio. e ci stiamo riuscendo (pochi ma mooooolto buoni)...

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    2. Sono in netta ripresa:)
      Io immaginavo:) che ne avresti parlato, io ho linkato i video per contrapporlo ai premier italici, che vanno a colloquio dalla Merkel come docili camerieri.
      Flavio è bravissimo come sempre. Aumenteremo vedrai:)

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  6. Ciao, interessantissimo blog che scopro da poco.
    Non ho competenze specifiche in economia, ma trovo davvero interessante il dato che emerge, purtroppo quasi solo in rete, di nuclei di "addetti" estremamente competenti che motivano la loro totale disapprovazione verso le politiche economiche europee degli ultimi anni, e la loro indignazione verso un'opinione pubblica che gestisce le informazioni a senso unico.
    Quello che da "non esperto" riesco a dedurre tramite la logica è che ci sia un condizionamento che tende a sotterrare le criticità della moneta unica, e a far passare la vulgata popolare che l'euro sia una specie di dogma.
    In questo contesto sono molto interessato a capire, a livello antropologico, modalità e intenti, che muovono gli attori di questa disinformazione.
    Tenendo in considerazione da una parte il fatto che la manipolazione di un bagaglio di conoscenze tecniche (come può essere in parte l'economia) può avere buon gioco grazie alla disinformazione generale riguardo all'argomento, e quindi che anche menti lungimiranti ma ignoranti rispetto ai principi economici possano essere sviate. E dall'altra parte l'evidenza che spesso ai fatti storici che emergono se ne sovrappongano altri, sottotraccia, che influenzano gli eventi, in maniera strisciante e diciamo, per semplificare, "massonica". Credo che un misto di motivazioni, dall'interesse di alcuni attori, all'ignoranza in buona fede di altri, alla prassi consolidata intorno a luoghi comuni, come quello ad es. di ammantare di presunto razzismo chi si pone in modo critico verso un certo assetto germanocentrico dell"UE, per finire al fatto che l"EURO come concetto ha funzionato come uno dei pochi collante di una parte politica in cerca di sostanziare una propria inesistente identità (parlo del centrosinista italiano), concorrano a creare il quadro della situazione in cui ci troviamo.
    A questo punto mi chiedo in che modo si possano coordinare approcci che non abbiano a che fare semplicemente con quello economico, anche se è lì il fuoco del discorso, per cercare di far diventare "mainstream" questo dibattito, evitando che questo venga depredato a mò di slogan da qualche matto che intenda dietro questi buoni propositi cavalcare onde populiste/razziste/guerrafondaie.

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    1. Non temere: poichè l'analisi delle cause effettive della crisi e di come incidano sui nostri diritti civili e sociali sanciti dalla Costituzione richiede cultura e pensiero, non c'è alcun pericolo che possa essere "cavalcata" da un razzista-guerrafondaio.
      Anzi, il solo porsi questa preoccupazione è dovuto al condizionamento dell'opinione pubblica, cioè a una delle idee di autoconservazione inoculate dalla propaganda oligarchica:
      http://orizzonte48.blogspot.it/2013/04/non-bisogna-mai-dimenticare.html
      Se leggerai questo blog con un pò di pazienza, scoprirai che molti "pericoli" sono solo parte di una strategia di comunicazione affidata agli influencers

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  7. Io comunque non credo che le importazioni Italiane aumenteranno più. il clima di terrore fiscale e non solo, è ormai tale che gli Italiani, se si ritroveranno qualche euro in tasca in più, lo risparmieranno. giusto i ceti agiati potrebbero spendere quei soldi, ma loro penso non abbiano neanche iniziato a risparmiare no?

    i ceti medi e quelli deboli penso si guarderanno bene dal consumare. questa almeno è la mia sensazione. poi che l'intento dei capoccia sia questo direi che è più che plausibile...ma mi sembra una prospettiva ottimistica da parte loro (soprattutto se sperano di avere effetti in un orizzonte di tempo così breve quale quello da qui alle elezioni tedesche), e spero di non esser smentito.

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    1. I ceti "agiati" (categoria un pò vaga) risparmiano anche loro: solo di meno. Comunque, è chiaro che l'effetto ventilato nell'introduzione agirebbe come una piccola fiammata per "prendere tempo" e che, altrettanto, "loro" sono facili a sbagliare i calcoli. Quel che conta è evidenziarne le intenzioni: in fondo tutte le "intenzioni" dei mainstream sono errate, irreali e velleitarie

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  8. Mentre leggevo il (gran) contributo di Flavio mi è balenata una intuizione tra moneta ed energia. Chissà se regge. Mi ci provo (ma tu, se del caso, sentiti libero di cestinare)

    Se si ragiona in termini di energia (moneta) allora l'entropia potrebbe essere assimilata all'inflazione.
    In particolare l'aumentare dell'entropia diminuisce la possibilità di eseguire trasformazioni dell'energia (l'inflazione diminuisce la
    possibilità di eseguire transazioni economiche).
    Prendiamo un sistema isolato (chiuso) in cui sia dato un certo quantitativo di energia (moneta) nelle sue varie forme.
    Ad un certo momento dell'evoluzione dei sistemi le conoscenze tecniche e scientifiche rendono possibile compilare una lista di tutte le risorse presenti (altro pallino dei neoclassici : il mercato perfetto).
    Nel sistema energetico isolato si prenderà in considerazione seriamente la necessità di attuare trasformazioni sempre più prossime al funzionamento come macchina di Carnot scartando quelle meno efficienti : inflazione dell'energia a causa della montante quantità di entropia. L'energia del sistema, in realtà, è sempre la stessa ma sono possibili un numero sempre decrescente di trasformazioni. Finché si raggiunge l'equilibrio termico.
    Nel sistema economico chiuso sarà comunque possibile l'inflazione della moneta anche in presenza di una quantità costante di moneta?
    Certo! In un sistema chiuso la quantità di materia non è illimitata e non tutto è riciclabile perpetuamente.
    Anche in questo caso i problemi verranno, comunque, dalla quantità di energia trasformabile, certamente non illimitata in un sistema chiuso. Anche qui si verranno a stabilire organismi di controllo sui materiali e l'energia disponibili. Può darsi che per la moneta si istituisca una Banca Centrale che supervisioni le transazioni gestendo i prelievi dal deposito della moneta.
    Una Banca Centrale indipendente? Forse (chi si fida dello Stato in un frangente simile!). In ogni caso siamo in presenza di moneta tenuta sotto stretto controllo. E (ma chi lo direbbe mai ...) di inflazione.
    Infatti, nonostante tutti i controlli tutti gli usi di moneta diventeranno più costosi per vari motivi : perché i materiali
    tecnologicamente utilizzabili diventano più scarsi e, soprattutto, perché la quantità di energia utilizzabile diminuisce. La moneta si
    concentrerà nelle mani di pochi, sempre più ricchi (in realtà sempre più poveri perché con i loro capitali possono fare sempre di meno, per carenza di energia). Anche in questo caso si raggiungerà l'equilibrio termico : fine delle trasformazioni dell'energia.

    Veniamo ora al sistema aperto. In questo caso cambia tutto. La disponibilità di energia è molto maggiore e così la quantità di moneta.
    Infatti questo grafico dimostra che la BCE non controlla un bel niente ( (A.Bagnai - Il tramonto dell'euro - fig 35 a pag 204)

    L'intuizione riguarda il fatto che le istituzioni dell'unione europea (la banca centrale, la commissione e tutti i trattati) sembrano agire come se il sistema economico fosse chiuso (e, non appena salta fuori l'occasione, lo chiudono per davvero : vedi Cipro). Dicono di voler tenere sotto controllo la moneta (ma la figura di prima dice che non è vero : o che non ci riescono). Agiscono sul sistema in modo tale che le ricchezze si concentrano sempre più nelle mani di pochi. Agiscono come se le risorse disponibili fossero scarse e in via di rapido esaurimento (impoverimento della maggior parte dei cittadini e conseguente crollo delle vendite e della produzione con fallimenti a catena e conseguente aumento della schiera dei sempre più poveri).

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    1. Ipotesi interessante ma con alcune precisazioni.
      L'inflazione ocme entropia, cioè distruzione di moneta valore, in realtà agisce in tali termini, come si desume proprio dal post, solo nel caso della moneta-merce (oro o argento). In caso di moneta-FIAT ovvero di moneta-credito, l'entropia sarebbe rappresentata dal pagamento del debito (cioè l'estinzione del credito). E l'inflazione induce piuttosto a contrarre debiti e agevola la moltiplicazione delle ulteriori transazioni (tanto più, anche, per evitarne l'effetto con la rapidità della trasformazione in una diversa merce-valore o con l'utilità diretta del consumo)

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  9. Gran bel post Flavio. Chissà se Draghi, dopo aver ripetuto fino alla noia, da un po' di anni, che il suo compito è quello di far ripartire il meccanismo di trasmissione monetaria, si è accorto (o forse l'ha sempre saputo) che gli impieghi delle banche, e quindi la loro propensione alla concessione del credito, dipendono dalla remunaretività dell'investimento e dalla solidità del creditore, più che dalla disponibilità di fonti di finanziamento (prestiti BCE, mercato obbligazionario o depositi). Povero Supermario, è li che ad ogni conferenza stampa ripete che il meccanismo è inceppato, che la politica monetaria non viene correttamente trasmessa, e non dice invece che non può obbligare le banche a buttare soldi in un sistema economico ormai giunto allo stadio terminale.

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    1. Grazie Francesco. Ma infatti a mio avviso, giunti a questo punto, non è possibile che "non sappiano" ciò che stanno facendo, anche perchè Draghi era allievo di Federico Caffè, ed abbiamo detto tutto. Reinhardt e Rogoff sono stati palesemente sbugiardati anche sul main stream ufficiale sui benefici dell'austerità espansiva, nonchè l'Euro stesso oramai è visto come il vero problema anche da uno dei suoi più ferventi sostenitori Oskar Lafontaine della SPD tedesca, solo l'Italia e gli italiani (classi dirigenti intendo) sembrano invece essere più realisti del re, e continuano su una linea di disinformazione a reti unificate stile "ridotta della Valtellina". Non so come valutare Fassina (uno che ne sa, ma fa finta di non sapere per ragioni politiche) sottosegretario all'Economia, però vedendo Vegas oggi sul Sole, non ti cascano le braccia a leggere ciò che afferma? Cioè, menzionando l'art. 47 della Costituzione (che ricordo essere: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.
      Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.) e le "cattive" delocalizzaioni, fa finta di non capire che:
      a) è l'Euro ad avere infilato i suoi paesi in un vincolo cieco dato dal "quartetto incoerente" come definito da Padoa Schioppa in T. Padoa-Schioppa, (1988) “The European Monetary System: a long-term view”, in F. Giavazzi, S.
      Micossi and M. Miller (eds.), The European Monetary System., Cambridge, Cambridge University Press., cioè nell'impossibilità TECNICA di : mantenere libera circolazione dei capitali, libero scambio, cambi fissi, politica monetaria "libera"
      b) il risparmio distutto dall'Euro si salva solo con...le privatizzazioni, cioè in pieno contrasto con l'art. 42 e 41 per fare un esempio.... direi quindi che "ci fanno"...che è peggio... se "ci fossero", a mio avviso avrebbero almeno l'umiltà di riconoscere i propri errori...

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    2. Grande Flavio! Puntuale il tuo riferimento alle norme costituzionali che implicano, e non per caso, ma perchè attuano in modo equilibrato i principi fondamentali, esattamente il contrario di quanto vogliono sti mostri. Ci aggiungerei il tanto bistrattato art.43 Cost., il più trascurato e violato dall'UE, che come mostrano compattamente gli studi di Florio, sarebbe una vera panacea per le nostre tasche e per la nostra democrazia (e fino a "ieri" lo è stata)

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    3. E' vero, anche quello è fondamentale, grazie a te per averlo incluso nella discussione!!! ;)

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  10. Antonio Mantero8 luglio 2015 17:22

    E' tutto chiaro e ben scritto. Purtroppo è arduo,ottenere il consenso dell'opinione pubblica, per cambiare lo status quo, con questi argomenti accessibili a pochissimi. Dubito che anche con argomenti semplici ma illuminanti si riuscirebbe a modificare l'inerzia dei popoli. Quanti resterebbero fulminati sulla strada di Damasco sentendosi dire che per esempio, le tasse non servono per pagare la spesa pubblica, che la spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro, che il disavanzo di qualcuno è sempre l'avanzo di qualcun altro e che, ovviamente, la somma dei i tre saldi settoriali è zero, che quindi se lo Stato non spende più di quanto tassa, al settore privato non resta nulla per investire e risparmiare etc.
    Che Draghi & Co si redimano, prima di farci scivolare tutti nel baratro, mi ha tutta l'aria di un'utopia se, quello che ha scritto lo stesso Draghi il 4 aprile 2013 è l'ancora che lo blocca: "La gente come me ha investito tute le sue fortune, la sua autorità, carriere e prestigio nella costruzione dell’euro. Se l’euro si spacca, noi persone veramente importanti andiamo a pallino: perdiamo tutto, prestigio, carriere, autorità, soldi e potere. Perciò non ci sarà mai un’uscita dall’euro. Troppo grande è il capitale politico che ci abbiamo investito. L’euro non è una porta scorrevole."

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