venerdì 23 maggio 2014

PER CHI SE LO FOSSE PERSO SU RAINEWS24


L'intervista originaria è molto più ampia, per una durata di oltre un'ora (magari, un giorno, sarà recuperabile): ma il montaggio riassuntivo, abilmente fattone dall'intervistatrice Paola Erba, ci restituisce comunque un approfondimento che, penso di poter dire senza presunzione, non è mai stato svolto in questi termini su nessuna rete televisiva nazionale.
I 5' cui assisterete, in un certo senso, sono un episodio quasi "storico", sicuramente atipico, nel panorama televisivo italiano.
L'augurio è che, passate le elezioni, questi discorsi,  in sedi di informazione aperta, possano essere ripresi e dibattuti, al massimo livello di competenze giuridiche, istituzionali ed economiche: e, necessariamente, per il bene comune, senza soluzioni precostituite e facili slogan, tristemente abusati.
La democrazia italiana, e la sopravvivenza della sua Costituzione, lo meritano.

giovedì 22 maggio 2014

LA GRANDE SOCIETA': PAN-EUROPEISMO PER LA MORTE DEI POPOLI (la pace di Richard Coudenhove-Kalergi)


http://www.centrosangiorgio.com/occultismo/mondialismo/immagini/herman_van_rompuy.jpg

 (Il presidente Van Rompuy riceve il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012)

In questo ricco post di Bazaar, ritroviamo le "connessioni" che risolvono le apparenti contraddizioni nel cui disorientamento generale si nutre il nuovo poter€: nomi che si intrecciano, da von Mises a Funk, e un indiavolato proletario aristocratico fa "gemmare" un profluvio di think-tank per ritrovare la dimensione neo-feudale di un'Europa senza il peso insopportabile della democrazia. Ci siete dentro, anche se vi diranno di no: siete "meticci" e dotati di visione ristretta, quindi dovete credere...e obbedire. Al più "sognare". Punto.

Idealismo pragmatico, realpolitik e pacifismo della morte.

Die Folge ist, daß Mischlinge vielfach Charakterlosigkeit, Hemmungslosigkeit, Willensschwäche, Unbeständigkeit, Pietätlosigkeit und Treulosigkeit mit Objektivität, Vielseitigkeit, geistiger Regsamkeit, Freiheit von Vorurteilen und Weite des Horizontes verbinden.
(Richard Coudenhove-Kalergi, padre fondatore del progetto pan-europeo, Praktischer Idealismus[1], 1925, p. 21.)

Sul fatto che qualcosa non torni in tutto il progetto di integrazione europea, ce ne stiamo accorgendo. 
Che Maastricht sia stata solo la materializzazione di una nuova forma di organizzazione sociale totalitaria[2], da innervare nella culla mondiale della democrazia, è patente tanto quanto tutta l'infrastruttura ideologica della scuola austriaca, mimetizzata in quella ORDO-liberale di Friburgo, sia dalle origini l'architettura politico-economica che naturalmente cercava nell'Europa della cultura e della socialdemocrazia, il punto nevralgico delle spinte mondialiste occidentali.
Per capire cosa sia il mondialismo, è necessario risalire almeno all'illuminismo, quando la Pace Perpetua kantiana si sposa con le rivoluzioni americane e francesi e alla “Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino[3]: poiché fino ad ora l'universo godibile coincide più o meno con il globo terraqueo, chiamato anche “mondo”, un obiettivo ambizioso poteva essere quello di estendere questi grandi risultati politici a tutto il genere umano, tramite un unico “governo mondiale
Come sottolineò un paio di secoli dopo Schmitt[4] negli anni'60 del secolo breve,  gli USA avrebbero dovuto trainare quest'ultima parte del processo di globalizzazione, difendendola e combattendo le necessarie guerre causate dalla resistenza che gli incivili degli altri continenti avrebbero profuso spasmodicamente, nel tentativo di sopravvivere all'importazione della democrazia: «maledetti protezionisti».
Si vis pacem para bellum
Notare che Schmitt vede proprio negli Stati nazionali il progresso verso la pace, proprio in quanto la nazionalizzazione dell'Europa porta ad una “civilizzazione dei conflitti bellici” e ai primi tentativi di  regolamentare i rapporti internazionali. (L'ordinamento giuridico nazionale già risolve i conflitti politici senza la necessità dell'eliminazione fisica dell'avversario).
Ma perché si realizza prima la globalizzazione dei mercati piuttosto che quella di questo illuminatissimo governo mondiale? Per lo stesso motivo per cui ci hanno piantato il free&peace-keeping €uro prima dell'edificazione degli altrettanti illuminati USE: «maledetti protezionisti».
D'altronde, se regole e norme ci donano la libertà individuale, anche vincoli e condizionalità ci donano la libertà sociale, o no? Chang e porcellini periferici potrebbero non condividere.
Quindi, il percorso tracciato con il servo della Corona Adamo Smith e perfezionato con Ricardo, con la migrazione London 2 Washington trova le gambe nerborute degli Yankee e la bandiera che sventola non è più quella dell'Impero, ma quella dei 10 emendamenti e della democrazia con la scritta “libertas, con lo scudo crociato si vince”. Rigorosamente da esportare[5].
Agli inizi del '900 abbiamo quindi un allegro switch del progetto mondialista: ovvero l'imperialismo del British Empire a suon di liberismo e cannoniere, si riveste, si cosmetizza con la tradizione latomistica e pacifista che ha visto le rivoluzioni liberali gettare le basi delle democrazie. 
Dal progetto più rivoluzionario e progressista della storia umana, a quello più reazionario ed elitista mai concepito, anche se con le dovute eccezioni e sfumature: eccezioni e sfumature che semplicemente richiamano ad un'eterogenesi di questa distopia incipiente.   
Il progetto politico della mondializzazione nasce, quindi, nel momento in cui a nostro Signore viene sostituito il Grande Architetto;  e qui una serie di ingegneri si presta a fornire gli strumenti “tecnici” per far star in piedi la Grande Società mondializzata.
Come è noto, per far star in piedi certi progetti architettonici sono necessari bravi ingegneri: più il progetto è bislacco e insensato, più l'ingegnere deve scervellarsi[6]
Quando il progetto è veramente demenziale – per quanto disegnato con squadre e compassi[7] - è dirimente un grandissimo finanziatore: l'ingegnere firma il progetto, si intasca la busta e tanti saluti. 
Chi sono quindi i moderni finanziatori del mondialismo? Ovviamente collettivisti e socialisti che, nel periodo che ci interessa, si chiamano Warburg, nella persona di Max, e finanziano con 60000 marchi un "proletario" democratico di nome Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi.
Da bravo cittadino cosmopolita ripropone una Giovine Europa, con un po' meno passionarietà[8] mazziniana, ma sicuramente con uno stile e delle movenze molto più glamour: 1923, nasce il manifesto pan-europeo[9]. Quali dovevano essere i suoi principi fondanti? Liberalismo (ma pensa...), Cristianità (???), responsabilità sociale (vabbè) e pro-europeismo (ma dai?).
Kalergi proponeva pragmaticamente come risolvere il problema dell'eterogeneità antropologico-culturale affinché sia possibile un governo stabile: quale miglior pace per i popoli se non la morte degli stessi, no? Pratico!
Ma non con rozzissime guerre, démodé, ma con un bel progetto eugenetico.  Pacifico.
Nel 1901 è un antisemita convinto, pubblica i suoi strali xenofobi in un trattato: Das Wesen des Antisemitismus, sulle orme di suo padre, vero cosmopolita antisemita e poliglotta che parlava correttamente 16 lingue.
Come vuole la tradizione distopica del '900, Kalergi entra nella loggia massonica di Vienna all'inizio degli anni'20[10].
Il socialismo viene da costui identificato come affermazione politica degli ebrei dell'Europa orientale in una lotta fratricida con l'aristocrazia capitalistica, di cui la figura di spicco, negli anni '20, è Trotskij.
(Il matrimonio tra plutocrazia ebraica e nobiltà europeo-cristiana sembra trovi in quegli anni  celebrazione con la genesi nel sionismo
«L'uomo del futuro sarà un bastardo. Le razze di oggi e le classi spariranno a causa della scomparsa di spazio, tempo e pregiudizi [e frontiere, ndt]. [...] La razza eurasiatica - negroide del futuro, simile nel suo aspetto esteriore a quello degli antichi Egizi, sostituirà la diversità dei popoli con una diversità di individui» (Praktischer Idealismus, 1925, p. 22.)
Non vuoi la guerra tra popoli? Elimina i popoli.
Vuoi la pace sociale? Elimina le classi.
Questa è concreta utopia: non quella dei programmi costituzionali moderni che hanno rischiato di far governare la democrazia addirittura al demos stesso![11]
D'altronde, riprendendo la citazione  iniziale tradotta in lingua periferica:
«Il risultato è che nei meticci si uniscono mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, crudeltà, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale, assenza di pregiudizi e ampiezza d’orizzonti.»
Contrapposto ai consanguinei che, invece: «[...] ereditano tratti comuni, la volontà, le passioni, i pregiudizi, le inibizioni con un grado sempre maggiore nella discendenza. Si distinguono per lealtà, pietà filiale, senso della famiglia, appartenenza. Saranno dotati di resistenza, testardaggine, energia caratterizzati da ristrettezza mentale, pregiudizi, mancanza di obiettività, ristrettezza di orizzonti». (Praktischer Idealismus, 1925, p. 20.) 
Quindi cosa propone il simpatico architetto genetico dopo svariate argomentazioni di indubbia qualità scientifica?
“Sanguemisti” e “purosangue” hanno pro e contro: si riproduce artificialmente una classe unica di prolet bastardi, senza carattere, senza scrupoli, instabili, crudeli, infedeli, forzatamente ignoranti e che accettino senza troppe paturnie la loro condizione di sub-umani e li si fa governare da una aristocrazia dove il sangue è quello della vecchia nobiltà europea e quello degli ebrei (?). 
Nella sua pan-visione della società, il nostro pacato elitista rappresenta un'Europa cristiana in cui la selezione darwiniana avrebbe fatto emergere due genie superiori: una militarmente vincente, su cui edificare la costruzione europeista, quella germanica e una spiritualmente vincente, fondante l'etica occidentale, che nel male e nel bene è emersa in tutte le maggiori arene competitive dell'intelletto umano, dalle arti alle scienze, dal pensiero politico all'affermazione capitalistica: quella semitica, da cui ha origine l'etica cristiana stessa. (In oriente la forza militare sarebbe invece rappresentata dai Giapponesi mentre quella etica sarebbe rappresentata dai Cinesi).
La nuova aristocrazia sarebbe dovuta quindi risultare dalla fusione della nobiltà di sangue con quella emersa per nobiltà di spirito, in particolare quella ebraica. (Anche Lenin, come intellettuale passionario, rappresenterebbe questa nuova aristocrazia dello spirito).
D'altronde l'antisemitismo nasce, secondo il nostro, dal claustrofobico limite culturale e spirituale e dall'invidia per i risultati nelle scienze e nella finanza dei figli di Sion (Sion, il monte della Pace, che per traslazione è anche Gerusalemme,  città della Pace): gli ebrei hanno le doti sia dei “sanguemisti”, essendo cosmopoliti forzatamente, sia le doti dei “purosangue”, avendo conservato tramite l'appartenenza culturale-religiosa e il matriarcato, un fortissimo senso identitario, nonostante non fosse esistito per millenni una qualsiasi forma statuale di riferimento, se non una Terra Promessa.

D'altronde, «[...] tutti i promotori di una moralità cristiana, religiosa e non religiosa, da Augustine a Rousseau, da [quel “federalista cosmopolita”, ndt] di Kant a Tolstoij, erano spiritualmente ebrei per scelta. Nietzsche è stato l'unico non ebreo, l'unico Europeo laico.»
Quando nei primi anni '30 venne proposta l'idea pan-europea ad Adolf Hitler, noto pittore del giro pan-viennese, pare non l'abbia presa molto bene...
Inutile dire che il potente finanziere Hjalmar Schacht, indeciso su come conseguire il medesimo risultato tramite il nuovo progetto di Sacro Romano Impero, faceva sia parte del e finanziava il movimento federalista pan-europeo sia il partito nazista. Di rifa o di rafa...

Se non si considera il legame tra nobiltà e Impero Carolingio non si comprende il fantomatico asse(immetrico) franco-tedesco: soprattutto non si comprende il mitico premio Carlo Magno[12].

Come si può immaginare, il progetto federalistico pan-europeo piacque molto ai pacifisti della scuola austriaca tanto che il Conte Kalergi, preoccupato da altre eterogeneità, ovvero quelle che infastidivano il progetto di moneta unica, si rivolse nell'immediato dopoguerra ad un simpatico economista per la consulenza tecnica, certo von Mises.

E il cerchio si chiude.

La visione aristocratico feudale dei federalisti mondialisti, sposa la gioia dei nipotini degli Asburgo della Scuola austriaca che si fonda sul “neo-feudalesimo” di Carl Menger (1840-1921), fermo oppositore delle politiche di industrializzazione prussiana, simili a quelle esecrate degli USA.
Un altro cuginetto di von Hayek, Eugen von Böhm-Bawerk si trovava allineato con il marxista Nikolai Bukharin[13], in quanto erano accomunati, in quegli “estremi che si toccano”, dalla passione per  la “teoria della sovrapproduzione” marxiana che avrebbe fatto esplodere il capitalismo.

Un altro simpatico intellettuale germanico, fu il “filosofo individualistico” Jacob Burckhardt, inspiratore prima di Friedrich Nietzsche e poi di Martin Heidegger che constatava la superiorità intellettuale tedesca: in piena sintonia con Kalergi, disprezzava profondamente il risultato finale del Rinascimento, considerandolo uno dei peggiori momenti della storia poiché pose fine all'alleanza medioevale delle oligarchie aristocratiche con la Chiesa che, dal suo punto di vista, rappresentava il punto più alto di civilizzazione. Egli prevedeva l'avvento dei totalitarismi come il naturale distillato di “industrializzazione”, “Stato nazionale” e “demagogia”. Hayek riprenderà questi temi sia in The Road to Serfdom ma, in particolare, in Counter-Revolution of Science (1952).   

L'uso della tecnica per eliminare la tecnica stessa. Fantastico.

E' proprio in questo rifiuto dell'industrializzazione che la scuola deflazionista austriaca si differenzia dalla scuola classica, del liberismo angloamericano o da quel pastrugno teutonico che è l'ordoliberismo, l'assetto economico ordinamentalizzato con Maastricht.  

Il movimento pan-europeo e la Società di Mont Pelerin che condividono figure guida come von Hapsburg e Walter Lippman, sono strutture gemellate
La seconda si ramifica negli anni in un numero sterminato di think tank che formeranno gli intellettuali, gli spin doctor e le future classi dirigenti per la realizzazione della Grande Società hayekiana, la pan-terra (senza terùn) kalergiana e la “Grande Democrazia” spinelliana (poraccio, lui che era un sincero socialista![14]). 
Uno di questi privatissimi consessi diventerà quel parto della mente di Ribbentrop[15] chiamato Commissione Europea, organo destinato a realizzare quel progetto ben più ampio che nasce in seno alla Commissione Trilaterale[16].

Possiamo quindi credere al nostro Coudenhove-Kalergi che nel'43, in "Crusade for Pan-Europe: Autobiography of a Man and a Movement", scrisse che: «Haushofer, Schacht, e Funk hanno fatto e probabilmente ancora fanno qualsiasi cosa per convincere Hitler della necessità di creare qualcosa di simile ad una federazione europea sotto l'egemonia teutonica

L'uso del capitale per eliminare il capitale:

«Nella penuria di sangue e nobiltà d'animo, non era sorprendente che una terza classe di persone prese temporaneamente il potere: la plutocrazia. La forma di costituzione che ha sostituito il feudalesimo e l'assolutismo è stata la democrazia; una forma di governo plutocratico.
Oggi la democrazia è la facciata della plutocrazia [cfr. Hayek il sistema “idraulico sanitario”]: perché la gente non avrebbe tollerato una plutocrazia palesata
Nelle democrazie repubblicane e monarchiche gli statisti sono i burattini, i capitalisti la mente che detta le linee guida della politica; essi governano attraverso l'acquisto di opinione pubblica, degli elettori, attraverso le imprese e le relazioni sociali con i ministri [tramite attività di lobby, ndt].
Al posto della struttura sociale feudale abbiamo quella plutocratica: la nascita non è più determinante per la posizione sociale, ma il reddito. La plutocrazia di oggi è più potente della aristocrazia del passato: perché nessuno è al di sopra di lei come lo Stato, che è suo strumento e complice.
Quando c'erano vera nobiltà di sangue, il sistema di aristocrazia per nascita era proprio come quello di oggi dell'aristocrazia per quantità di denaro: la prima casta dominante era dotata di buon senso, di responsabilità, di cultura, di tradizione mentre la classe che governa oggi non ha sentimenti di responsabilità e ha cultura e tradizione da bar. Le poche eccezioni non cambiano questo fatto.
Mentre l'ideologia del feudalesimo era eroica e religiosa, la società plutocratica non conosce valori superiori al denaro e alla bella vita: il valore di una persona è in funzione di ciò che ha, non secondo di ciò che è.
Tuttavia, in un certo senso, i dirigenti della plutocrazia hanno formato un'aristocrazia, una élite: per accumulare grandi fortune sono necessarie un certo numero di eccellenti qualità: l'energia, la prudenza, la saggezza, la presenza di spirito, l'iniziativa, il coraggio e la generosità. A causa di queste qualità, gli imprenditori di successo su larga scala legittimano la loro natura di conquistatori moderni tramite la loro volontà superiore e il loro potere mentale che li ha portati vittoriosamente sopra la concorrenza.
Tuttavia, questa superiorità dei plutocrati è valida solo all'interno del popolo della classe operaia, che scompare immediatamente quando questi affaristi si misurano contro i rappresentanti di spicco delle professioni ideali.
Come l'aristocrazia del sangue e dello Spirito, così anche quella del denaro è attualmente in un periodo di decadenza. I figli e nipoti di coloro che sono stati grandi imprenditori, la cui volontà è stata temprata dalle difficoltà e dal lavoro, avevano portato dal nulla al potere,  per lo più sono rampolli che si danno alla vita godereccia e all'inazione. Solo raramente ereditano la capacità dei propri padri. […] Potenza ed efficienza entrano in conflitto: e così minano la giustificazione interna del capitalismo. Lo sviluppo storico ha accelerato questo decadimento naturale. […]
La plutocrazia europea è squallida al contrario della missione etica americana tanto quanto quello che riguarda la loro estetica. [...]
Una volta che la classe dirigente cessa di essere un simbolo di valori etici ed estetici, la loro caduta è inarrestabile. La plutocrazia è, rispetto ad altre aristocrazie, povera di valori estetici. Essa svolge le funzioni di un'aristocrazia politica, senza gli stessi valori culturali della nobiltà da offrire.
La ricchezza è tollerabile, ma solo in veste di bellezza, giustificata solo come portatore di una cultura estetica. […] non è mai successo che in Europa continentale il feudalesimo e l'assolutismo abbiano abdicato volontariamente, se non per paura del ripetersi del terrore giacobino che portò alla  fine della nobiltà francese e del re. Così è la spada di Damocle del terrore bolscevico che riesce ad ammorbidire più velocemente i cuori dei plutocrati e a fare più concessioni alle richieste sociali, che in duemila anni il vangelo di Cristo[17].» (Praktischer Idealismus, 1925, p. 39-43)

Le prime considerazioni che si possono fare sono:

1 - l'essenza della superiorità razziale non sta quindi nell'etnia di per sé, ma in quella selezione di sangue di qualità cosmopolita che è la vera natura di classe, che non può essere comprata neanche con il denaro.

2 – emergono almeno due grandi blocchi di pensiero reazionario che si contrappongono nel progetto mondialista: uno che trova nella scuola classica del pensiero angloamericano, del capitalismo sfrenato, del consumismo obeso promosso da una classe dirigente “antiestetica”, “ignorante” e poco “spirituale” che, nella sua espressione europea, trova completa amoralità e irresponsabilità. (Come dargli torto...). Il suo imperialismo è sfacciatamente guerrafondaio. (Il ruolo “estetico” degli USA cambia del tutto con lo switch definitivo dopo il secondo grande conflitto?)

L'altro trova un nuovo “giusnaturalismo desecolarizzato in un nuovo progetto elitista, che si rifà all'organizzazione medioevale, assolutista, agricola e che fonda il diritto di governo tramite il diritto divino che si compie con la selezione darwiniana che avrebbe permesso di conservare il senso identitario: una aristocrazia dello spirito, formata dalla classe cosmopolita dell'antica nobiltà e da coloro che professano discipline ideali, in cui si sono distinti gli ebrei e l'altra che è stata selezionata dalle “leggi della jungla” del mercato

Entrambi i progetti si poggiano in Europa sul ruolo del panzer teutonico: il primo pare abbia cercato un nuovo ordine mondiale tramite il mostro nazista, il secondo tramite il pacifismo cristiano-liberale[18] ordoliberista. (Il progetto federalistico spinelliano, proprio perché viziato in origine dagli stessi elementi di politica economica del pensiero neoclassico, ovvero condividendo gli ideologemi che presuppongono federalismo e liberalismo destrorso freedom from, viene inglobato, senza colpo ferire, nella balena bianca che da De Gasperi si riproduce sino ad Andreatta, figliando quel coso politicamente bianchiccio e rossastro, esteticamente mortadelloso[19], che ci ha ficcato in questo macello con l'aiuto degli elitisti Ciampi, Amato, Padoa Schioppa, Monti e Draghi, che sembra essere il vero cervellone della banda italica)

3 – questa favola bucolica e decrescista si diffonde tramite Kalergi in tutti (ma proprio tutti) gli ambienti che contano: dall'aristocrazia, alla finanza e agli intellettuali tramite le istanze “pacifiste” propugnate come realpolitik. Problema enormemente sentito in tutti gli strati sociali.

Il problema viene imputato ovviamente agli Stati nazionali democratici, espressioni cosmetiche della plutocrazia: d'altronde, se gli scarafaggi da imbastardire definitivamente sono tutti gli altri, tutto ciò che è brutto e antiestetico è la causa dei conflitti bellici, cioè del non plus ultra del male e del brutto. E in questo troviamo le origini della convergenza dell'estrema sinistra marxista con l'estrema destra neo-aristocratica hayekiana.

Identitarismo cosmopolita di classe versus identitarismo dei popoli?

Che il problema sia proprio la loro stessa esistenza come classe, non gli viene neanche in mente. Che il problema sia proprio la risoluzione del conflitto distributivo, a partire dall'istruzione e dall'informazione, non gli passa proprio per la zucca reale. L'apoteosi della nevrosi e del fenomeno proiettivo.

D'altronde, un male non può curare sé stesso.

Kalergi argomenta che la tecnologia è il vero problema, in quanto i conflitti bellici diventeranno talmente distruttivi che passeranno il punto di non ritorno dell'estinzione della specie. La seconda guerra mondiale conferma apparentemente tutte le sue teorie: lo stesso Churchill entra nel movimento federalista pan-europeo. (Gesto che pare venga – (in)spiegabilmente - visto dai progressisti spinelliani come il passaggio da un pensiero reazionario ad uno progressivo...).

A fine anni '70 il mitico Gunnar Myrdal, colui che per aver contributo enormemente alla socialdemocrazia e alla inclusione sociale fu obbligato a condivire il Nobel con Hayek, definendo il concetto di “circular causation with cumulative effects[20] in cui analizza le conseguenze dello stallo nucleare, argomenta esattamente proprio il contrario.

Vai a convincere a chi si guarda allo specchio che il braccio destro è in realtà quello sinistro: cosa ha combinato l' Albertone relativistico!

4 – il deprecato «capitalismo improduttivo» dei figli dei plutocrati, che si aggiunge alla naturale «cachistocrazia» del plutocrate (selezionato dalla natura “forte fuori” - le capacità - ma “brutto dentro” - lo spirito), rivela lo stesso sdegno morale che la neo-aristocrazia avrà dei parassiti che nelle moderne socialdemocrazie godranno dell'immeritata spesa pubblica improduttiva.

Per quel principio quantistico per cui sia i liberali che i marxisti non seguono il principio di non contraddizione, il capitale dei finanzieri parassitari non olet alla causa.

5 – un altro spunto di riflessione è che l'esperimento sovietico ha creato un sistema di successione al potere svincolato da legami di sangue in tutto il blocco orientale. Problema, grave problema.

La Rivoluzione russa e i Bolscevichi stanno alla aristocrazia plutocratica come la Rivoluzione francese e i giacobini stanno all'aristocrazia feudale.

Non so voi, ma ad un personaggio così, che si vanta di appartenere ad una classe purosangue che non ha mai «annusato l'odore di fattoria» e che propone a differenza di una guerra lampo nazistoide, un nuovo ordine mondiale tramite le atroci sofferenze di un lento processo eugenetico, che spazio gli dareste al di fuori del Paolo Pini?

Per capire l'influenza che ha avuto costui nella costruzione della UE, si ricorda che l'Inno alla Gioia che viene vilipeso durante le cerimonie del Sacro Romano Tecno-Impero, è stato suggerito dal nostro elitista che conta una mescola di sangue di assoluta qualità. Annata 1894.





[5]     Ma siamo sicuri che Londra non c'entri più niente? Così solletichiamo chi ha letto “Il Golpe Inglese” e chi si sollazza leggendo il padre dei cospirazionisti LaRouche....
[7]     Guardate che hanno inventato Autocad
[9]     http://www.paneuropa.org/ Si notano le traduzioni in tutte le lingue d'Europa, dialetto bergamasco compreso.
[10]    Il rito iniziatico era costituito dall'ascolto del compositore Schoenberg per diversi giorni consecutivi, senza orologi, cercando di cogliere i segnali di quando il fraseggio avrebbe indicato la fine dell'esibizione.
[17]    L'avvento del socialismo viene accostato ad un tentativo di ritorno alla moralità del capitalismo come lo fu il cristianesimo con l'ebraismo.

martedì 20 maggio 2014

SALARIO MINIMO TRA VON MISES, IMMIGRAZIONE E SUPPLY SID€ UE (La "lezione" Svizzera)


Retribuzioni dei top-manager bancari

 

Questo post di Sofia si richiama ad un discorso già intrapreso su questo blog e lo aggiorna mostrandoci un percorso di pragmatico buon senso, tanto evidente quanto geograficamente vicino alla nostra realtà.
Come controcanto all'€urofollia, disgregratrice del livello di occupazione con le monomaniache politiche supply side che persegue, ci pare un'ottima introduzione questo passo di von Mises ("maestro" dello stesso von Hayek) tradotto dalla segnalazione di Arturo. Rammenta quasi alla lettera quanto affermato oggi dai nostri partiti di governo (!):
"Se i lavoratori non agiscono in unione sindacale, ma riducono le loro richieste e cambiano le proprie dimore e occupazioni secondo quanto richieda il mercato del lavoro, essi alla fine troveranno lavoro [...] E' necessario ripristinare la possibilità del lavoro di muoversi liberamente da un'industria all'altra e da un paese all'altro.
Non è il capitalismo che è responsabile dei "mali" della disoccupazione di massa permanente, ma le politiche che paralizzano il suo funzionamento." (L. von Mises, Socialism, New Haven, Yale University Press, 1951, pp. 485 e 487).



E’ interessante, alla luce dei vari approfondimenti fatti in vari post sul salario minimo (conseguenti ai dibattiti sull’introduzione o meno dello stesso in Italia), come ad esempio questo, ma anche questo  e questo; successivamente a quel "ciclo" di post, è seguita l’introduzione del salario minimo in Germania (8,50 euro all’ora in base ad una legge che sarà avviata nel 2015, ma si applicherà a tutte le categorie di lavoratori a partire dal 2017) e la bocciatura da parte del Senato USA dell’aumento del salario minimo a 10,10 dollari l’ora, rispetto ai 7,25 dollari attuali, voluto da Obama: al riguardo rinviamo al Corriere della Sera  per questo recentissimo articolo.
Pare poi che, secondo i sondaggi, non passerà il referendum per introdurre il salario minimo in Svizzera (i contrari sono dati al 77%). Però rispetto al salario minimo di cui si parla in Italia o che è passato in Germania o a quello americano, quello proposto in Svizzera ha la particolarità di essere molto alto. Si parla di 22 franchi (18 euro) all’ora, uno stipendio minimo pari a 4 mila franchi, cioè 3.270 euro
In Svizzera il lavoro non trova le garanzie costituzionali che si  enunciano nella nostra carta costituzionale e, nonostante i datori di lavoro possano interrompere in qualsiasi momento il rapporto d’impiego con i propri dipendenti,  il tasso di disoccupazione è il più basso d’Europa
Al momento non esiste un salario minimo nazionale e le retribuzioni sono concordate individualmente o collettivamente. I negoziati collettivi avvengono tra le parti sociali per un intero settore o per singole aziende. Ma, d'altra parte, risulta che solo il 40% delle professionalità è coperto da contratto collettivo
L’iniziativa popolare sembra che avesse l’intenzione di superare questi particolarismi per applicare il «maxi salario» a circa 330.000 posti di lavoro (il 9% del totale), concentrati soprattutto in settori quali il commercio al dettaglio, la ristorazione, i servizi alberghieri, l’economia domestica, l’agricoltura.
Nei vari post è stato chiarito come il salario minimo non è da considerare  mai un beneficio in nessun paese civile e a maggior ragione in Italia, dove il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito. Compito della politica (intesa come istituzioni di governo democratiche), quindi, è quello di creare posti di lavoro anziché concedere l’elemosina col salario minimo. Se poi il salario minimo diventa anche uno strumento per abbassare il costo del lavoro (come qui pare "sfuggito di mano" al Sole24ore), questo deve essere ripudiato nella maniera più assoluta.
Si è anche visto, però, nei post linkati all'inizio, che maggiore è il salario minimo maggiore è l’occupazione. Inoltre in Svizzera c’è uno dei tassi di disoccupazione più bassi d’Europa (4,6%, che però è aumentato al 4,8% nell’ultimo anno ed era al 3,1-3,5 nel 2012).
Viene allora da chiedersi come mai gli svizzeri preannunciano di mostrarsi contrari all’introduzione del salario minimo più alto al mondo ( e pari a più del doppio di quello americano).
La Federazione delle imprese capitanata da Stephanie Ruegsegger, si oppone al salario minimo proprio perché troppo alto. In questo modo, sostiene, in un Paese dove il tasso di disoccupazione è più basso d’Europa e i salari più alti del mondo, e  il sistema si basa su contratti collettivi che funzionano, introdurre un salario minimo di tale entità  potrebbe distruggere il sistema. Quindi il motivo che sostiene le tesi degli oppositori al referendum è palese, non è che non vogliono il salario minimo, ma non lo vogliono soltanto perché troppo alto, e all’occorrenza (e si ribadisce il tasso di disoccupazione sta salendo anche da loro e quindi potrebbero avere necessità di strumenti di manovra), non potrebbero utilizzarlo come strumento di deflazione salariale. Ed ecco quindi che sostengono come il salario minimo bloccherebbe crescita e assunzioni.
Da questo punto di vista, quindi, il fatto che il referendum non passi può sembrare come un dato negativo e che quelli che volevano introdurre una forma di tutela generalizzata (che abbiamo visto, potrebbe portare anche ad un aumento dell’occupazione), stiano per portare a casa un grossa sconfitta. 
La verità è che questo referendum va visto nell’ambito di una panoramica più vasta (e qui ci ricolleghiamo anche a quanto riportato da quarantottosull’immigrazione).
Quello sul salario minimo è solo l’ultimo di una serie di referendum che si sono svolti negli ultimi tempi in Svizzera. A febbraio il Paese approvò l’introduzione di tetti e quote agli ingressi di lavoratori stranieri nella Confederazione, anche se il referendum passò con il solo 50,3% dei voti.  
Le conseguenze di questo esito referendario non sono immediate: scatterà una sorta di numero chiuso, nelle assunzioni nei luoghi di lavoro dovrà essere data la precedenza ai cittadini elvetici e solo in mancanza di disponibilità da parte di questi ultimi potranno essere accettati stranieri. 
A ciò si aggiunge un elemento importantissimo in chiave di "costituzionalismo" e tutela degli Stati nazionali al diritto fondativo del lavoro. Il referendum, infatti,  impegna altresì il governo svizzero a rinegoziare entro tre anni tutti i trattati internazionali inconciliabili con le nuove disposizioni costituzionali sulla circolazione degli stranieri nel paese. Tra questi l’Accordo di libera circolazione (ALC) del 21 giugno 1999 tra Svizzera e UE (a cui, negli anni, hanno aderito sempre più paesi dell’UE ) che tuttavia resta in vigore fino a quando non sarà definita una nuova situazione giuridica.
Quindi di fronte al problema della disoccupazione che mostra di aumentare, gli svizzeri hanno in primo luogo limitato l’accesso al mercato del lavoro, riservandolo prevalentemente ai cittadini, e penalizzando gli stranieri, e solo dopo hanno provato ad introdurre un salario minimo che in verità si avvicina ad un salario vero e proprio e che comunque, quasi certamente, non è stato concepito come strumento di abbassamento dei salari. Come invece propongono, senza una seria analisi sul funzionamento del mercato del lavoro, forze politiche vecchie e nuove in Italia.
 
A questo aggiungiamoci pure l’ulteriore referendum svizzero che si è tenuto lo scorso  novembre, dove si chiedeva di ridimensionare i salari dei manager, imponendo un limite legale ai salari dei dirigenti, che non avrebbero dovuto superare di 12 volte quello più basso fra i dipendenti. Anche in questo caso si è avuta la vittoria dei no al referendum.
Insomma la Svizzera, non solo prende sempre più le distanze dall’UE (anziché predicare “sempre più Europa”), ma se pure direttamente e/o indirettamente finisce per risentire della situazione europea e della crisi economica, e sebbene si riveli, per il momento, restìa ad adottare norme di tutela del lavoro fortemente anticicliche (cioè a sostegno della domanda), si guarda bene dall’applicare misure che vanno in direzione della compressione dei salari e dei consumi e delle teorie supply side che paiono l'unica formula concepibile in UE: ed infatti, anche nel 2014 il Pil è cresciuto del 2,6%.
                                 

domenica 18 maggio 2014

E MO' BASTA CON LA REDISTRIBUZIONE PROCICLICA! ("von Hayek per fessi")

La impagabile Barbara-Lameduck, - di cui consiglio caldamente la lettura di questo post tragicamente esilarante (solo, però, grazie al suo frame comunicativo)- mi perdonerà se riciclo in questa sede un mio commento a tale suo post.
E lo faccio per diffondere ancor più lo sdegno e la nausea che suscitano, in me e in tutte le persone dotate di senno, gli ottusi slogan dei livorosi "odiatori dell'umanità", al servizio degli ordoliberisti. 
Il tutto prende spunto da un commento OT che si colloca nella sotterranea linea - da condizionamento ordoliberista subito senza difese critiche- che unisce ogni aspetto livoroso all'autorazzismo: dall'immigrazione colpevolizzatrice di un'Italia allo stremo, alla "redistribuzione" dei redditi tra diversi gradi di impoveriti, tutti accomunati, nel contribuire a ridurre domanda interna e occupazione, da un disegno internazionalista dettato dai creditori €uro-germanizzati.

"...tra l'altro la progressività redistributiva l'ha praticamente inventata la scienza delle finanze italiana.
Agli "odiatori dell'umanità" che credono che la redistribuzione AGGIUNTIVA E PRO-CICLICA avvantaggi qualcuno, tramite la diminuzione generalizzata dei redditi "alti" che ancora esistono (secondo una soglia in costante "aumento relativo" per prolungata contrazione del PIL e ormai...deflazione!), fino a intaccare strutturalmente il patrimonio (dei non ricchi, che NON hanno esportato i capitali "pesanti"), occorre ricordare che:
a) l'incremento dell'imposizione fiscale in situazione di recessione-stagnazione crea ulteriore disoccupazione (e ancor più, il doppio, il taglio di ogni forma di spesa pubblica) http://www.sbilanciamoci.info/content/pdf/20423;
b) l'insolvenza diffusa determinata da tale situazione fiscale, deindustrializza irreversibilmente l'Italia, rendendo negativi risparmio e investimento, sicchè la RICCHEZZA sottratta per via fiscale viene SEMPLICEMENTE DISTRUTTA, SENZA AVVANTAGGIARE NESSUNO a conti ben fatti (es; gli 80€ coperti in pareggio di bilancio "corrente");
c) la super-imposizione auspicata da costoro, non tiene conto che esiste una propensione marginale al consumo dei beni patrimoniali, propria delle classi meno abbienti alle quali la Costituzione (violata dall'UEM) ha consentito la conquista del diritto alla casa (art.47 Cost.): http://orizzonte48.blogspot.it/2014/02/tre-uomini-in-barca-renzi-mentana.html;
d) la stessa superimposizione attuale, LUNGI DAL PROMUOVERE LA REDISTRIBUZIONE, SERVE SOLO a incrementare il saldo primario di bilancio che viene, pressocchè interamente, devoluto al PAGAMENTO DEGLI INTERESSI SUL DEBITO AI CREDITORI FINANZIARI ESTERI (cui gli odiatori dell'umanità-livorosi sono particolarmente sensibili): http://orizzonte48.blogspot.it/2013/11/i-gattini-ciechi-figli-del-fiscal.html
 
Un bacione a Barbara"

sabato 17 maggio 2014

SOVRANITA' MONETARIA, CRESCITA, DOMANDA INTERNA E DISOCCUPAZIONE

 

 DIBATTITI / IL PREMIO NOBEL STIGLITZ ''CON LE ELEZIONI EUROPEE VA RIDATA AUTONOMIA AI POPOLI, LA UE NON FUNZIONA

Dei concetti espressi da questo ultimo post di Alberto Bagnai vi consiglio un'attenta lettura. Ci rende l'idea di quanto sia tetragona la politica italiana a prendere atto delle cause della crisi e degli strumenti di sua risoluzione praticabile.
Si tratta quindi di rendersi conto che non basta ripetere i concetti, per anni, in tutte le salse, per ottenere una qualche ragionevole risposta nell'indirizzo politico-economico del nostro Paese.
La crescita, in una crisi da domanda innescata da squilibri commerciali strutturali tra Stati che usano la stessa moneta - e che è quindi una crisi solo UEM che, semmai, rischia di far precipitare il resto del mondo- , soltanto la crescita, risolve tutti gli altri problemi, che sono la conseguenza e non la causa della crisi stessa.

Del post di Alberto vi porgo questi "estratti" per me significativi, che dicono, molto bene cose che, insieme con la proposizione di alcuni aspetti a dir poco problematici dei trattati, sono state (in modo sicuramente meno "lineare" di quanto non sappia fare lui), trattate in vari post su questo blog (accanto a ciascuna citazione il link col post relativo).
Insomma la perorazione di Alberto è ed è stata anche la nostra e questa occasione ci consente di fare una sorta di briefing riepilogativo; se non altro, per non perdere la lucidità mentre il voto europeo rischia di mettere una pietra tombale sulla democrazia italiana:
- i capitalisti tedeschi sono disposti a fare qualcosa di più che un'elemosina ai loro proletari, ora che hanno vinto la battaglia?

- se l'Europa volesse fare una politica industriale comune, perché non menzionarla nei Trattati?
- il problema è che la crescita dei salari reali va parametrata su quella della produttività, e la Germania non l'ha fatto
- La disoccupazione si riassorbe con la crescita della domanda, quella domanda interna che viene strozzata dal cambio rigido mediante un meccanismo simple comme bonjour, che perfino i liberali liberisti mi hanno lasciato spiegare e hanno capito 

- Ma quando xxxx mai c'è stato il coordinamento delle politiche fiscali in Europa, se in più di 60 anni non siamo riusciti ad armonizzare nemmeno le imposte indirette, se i problemi che l'Irlanda si è tirata in capo derivano dal suo noto tentativo (fallito) di forzare il mercato col dumping fiscale? Coordinamento de che? Ma se lo sappiamo tutti che un altro fattore scatenante degli squilibri europei è dato dalle politiche sociali scoordinate della Germania, che ha fatto leva sul finanziamento mediante fiscalità generale del prelievo contributivo per abbattere i suoi costi del lavoro e fotterci con un colossale dumping salariale?
v. ai links nn,2) 3) e 4)

- quelli che ci hanno messo in crisi non sono i movimenti di capitale "speculativi" (parola che vuole dire tutto per non dire niente), ma quelli strutturali, i deficit esteri persistenti dei paesi del Sud, che si sono potuti permettere un simile indebitamento solo perché il cambio fisso li aveva resi credibili.
 - il problema del debito si risolve solo con la crescita (che ovviamente presuppone repressione finanziaria, che ovviamente presuppone...la sovranità monetaria, aggiungendoti alla truce lista dei riscrittori dell'art. 1 della Costituzione)
- La ristrutturazione del debito, il default, significa dare indietro meno soldi e tenersi lo squilibrio competitivo. Il riallineamento dei cambi significa dare indietro meno soldi (soldi più "leggeri") ma ripianare lo squilibrio competitivo.