
(
Il presidente Van Rompuy riceve il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012)
In questo ricco post di Bazaar, ritroviamo le "connessioni" che risolvono le apparenti contraddizioni nel cui disorientamento generale si nutre il nuovo poter€: nomi che si intrecciano, da von Mises a Funk, e un indiavolato proletario aristocratico fa "gemmare" un profluvio di think-tank per ritrovare la dimensione neo-feudale di un'Europa senza il peso insopportabile della democrazia. Ci siete dentro, anche se vi diranno di no: siete "meticci" e dotati di visione ristretta, quindi dovete credere...e obbedire. Al più "sognare". Punto.
Idealismo pragmatico,
realpolitik e pacifismo della morte.
“Die Folge ist, daß
Mischlinge vielfach Charakterlosigkeit, Hemmungslosigkeit, Willensschwäche,
Unbeständigkeit, Pietätlosigkeit und Treulosigkeit mit Objektivität,
Vielseitigkeit, geistiger Regsamkeit, Freiheit von Vorurteilen und Weite des
Horizontes verbinden.”
(Richard Coudenhove-Kalergi, padre fondatore del
progetto pan-europeo, Praktischer
Idealismus,
1925, p. 21.)
Sul fatto che qualcosa non torni in tutto il progetto di
integrazione europea, ce ne stiamo accorgendo.
Che Maastricht sia stata solo la
materializzazione di una nuova forma di organizzazione
sociale totalitaria, da
innervare nella culla mondiale della democrazia, è patente tanto quanto tutta
l'infrastruttura ideologica della scuola austriaca, mimetizzata in
quella ORDO-liberale di Friburgo, sia dalle origini l'architettura
politico-economica che naturalmente cercava nell'Europa della cultura e della
socialdemocrazia, il punto nevralgico delle spinte mondialiste
occidentali.
Per capire cosa sia il mondialismo, è necessario
risalire almeno all'illuminismo, quando la Pace Perpetua
kantiana si sposa con le rivoluzioni americane e francesi e alla “Dichiarazione
dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino”:
poiché fino ad ora l'universo godibile coincide più o meno con il globo
terraqueo, chiamato anche “mondo”, un obiettivo ambizioso poteva essere quello
di estendere questi grandi risultati politici a tutto il genere umano, tramite
un unico “governo mondiale”.
Come sottolineò un paio di secoli dopo Schmitt
negli anni'60 del secolo breve, gli USA
avrebbero dovuto trainare quest'ultima parte del processo di globalizzazione,
difendendola e combattendo le necessarie guerre causate dalla resistenza che gli
incivili degli altri continenti avrebbero profuso spasmodicamente, nel tentativo
di sopravvivere all'importazione della democrazia: «maledetti protezionisti».
Si vis pacem para bellum.
Notare che Schmitt vede proprio negli Stati nazionali il
progresso verso la pace, proprio in quanto la nazionalizzazione dell'Europa
porta ad una “civilizzazione dei conflitti bellici” e ai primi tentativi
di regolamentare i rapporti
internazionali. (L'ordinamento giuridico nazionale già risolve i conflitti
politici senza la necessità dell'eliminazione fisica dell'avversario).
Ma perché si realizza prima la globalizzazione dei mercati
piuttosto che quella di questo illuminatissimo governo mondiale? Per lo stesso
motivo per cui ci hanno piantato il free&peace-keeping €uro prima
dell'edificazione degli altrettanti illuminati USE: «maledetti protezionisti».
D'altronde, se regole e norme ci donano la
libertà individuale, anche vincoli e condizionalità ci donano la
libertà sociale, o no? Chang e porcellini periferici potrebbero non
condividere.
Quindi, il percorso tracciato con il servo della
Corona Adamo Smith e perfezionato con Ricardo, con la migrazione London 2
Washington trova le gambe nerborute degli Yankee e la bandiera che sventola
non è più quella dell'Impero, ma quella dei 10 emendamenti e della
democrazia con la scritta “libertas, con lo scudo crociato si vince”.
Rigorosamente da esportare.
Agli inizi del '900 abbiamo quindi un allegro switch
del progetto mondialista: ovvero l'imperialismo del British Empire a
suon di liberismo e cannoniere, si riveste, si cosmetizza con la
tradizione latomistica e pacifista che ha visto le rivoluzioni liberali gettare
le basi delle democrazie.
Dal progetto più rivoluzionario e progressista della
storia umana, a quello più reazionario ed elitista mai concepito, anche se con
le dovute eccezioni e sfumature: eccezioni e sfumature che semplicemente
richiamano ad un'eterogenesi di questa distopia incipiente.
Il progetto politico della mondializzazione nasce, quindi,
nel momento in cui a nostro Signore viene sostituito il Grande Architetto; e qui una serie di ingegneri si presta a
fornire gli strumenti “tecnici” per far star in piedi la Grande Società
mondializzata.
Come è noto, per far star in piedi certi progetti
architettonici sono necessari bravi ingegneri: più il progetto è bislacco e
insensato, più l'ingegnere deve scervellarsi.
Quando il progetto è veramente demenziale – per quanto disegnato con squadre e
compassi
- è dirimente un grandissimo finanziatore: l'ingegnere firma il progetto, si
intasca la busta e tanti saluti.
Chi sono quindi i moderni finanziatori del
mondialismo? Ovviamente collettivisti e socialisti che, nel periodo che ci
interessa, si chiamano Warburg, nella persona di Max, e finanziano con 60000
marchi un "proletario" democratico di nome Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi.
Da bravo
cittadino cosmopolita ripropone una Giovine Europa, con un po'
meno passionarietà mazziniana, ma sicuramente con uno stile
e delle movenze molto più glamour: 1923, nasce il manifesto pan-europeo. Quali dovevano essere i suoi principi
fondanti? Liberalismo (ma pensa...), Cristianità (???), responsabilità
sociale (vabbè) e pro-europeismo (ma dai?).
Kalergi proponeva pragmaticamente come risolvere il
problema dell'eterogeneità antropologico-culturale affinché sia possibile un
governo stabile: quale miglior pace per i popoli se non la morte
degli stessi, no? Pratico!
Ma non con rozzissime guerre, démodé, ma con un bel
progetto eugenetico. Pacifico.
Nel 1901 è un antisemita convinto, pubblica i suoi strali
xenofobi in un trattato: Das Wesen des
Antisemitismus, sulle orme di suo padre, vero cosmopolita antisemita e
poliglotta che parlava correttamente 16 lingue.
Come vuole la tradizione distopica del '900, Kalergi entra
nella loggia massonica di Vienna all'inizio degli anni'20.
Il socialismo viene da costui identificato come
affermazione politica degli ebrei dell'Europa orientale in una lotta fratricida
con l'aristocrazia capitalistica, di cui la figura di spicco, negli anni '20, è
Trotskij.
(Il matrimonio tra plutocrazia ebraica e nobiltà
europeo-cristiana sembra trovi in quegli anni
celebrazione con la genesi nel sionismo)
«L'uomo del futuro sarà un bastardo. Le razze di oggi e
le classi spariranno a causa della scomparsa di spazio, tempo e pregiudizi [e
frontiere, ndt]. [...] La razza eurasiatica - negroide del futuro, simile nel
suo aspetto esteriore a quello degli antichi Egizi, sostituirà la diversità dei
popoli con una diversità di individui» (Praktischer Idealismus, 1925, p.
22.)
Non vuoi la guerra tra popoli? Elimina i popoli.
Vuoi la pace sociale? Elimina le classi.
Questa è concreta utopia: non quella dei programmi
costituzionali moderni che hanno rischiato
di far governare la democrazia addirittura al demos stesso!
D'altronde, riprendendo la citazione iniziale tradotta in lingua periferica:
«Il risultato è che nei meticci si uniscono mancanza di
carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, crudeltà,
infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale, assenza di pregiudizi
e ampiezza d’orizzonti.»
Contrapposto ai consanguinei che, invece: «[...]
ereditano tratti comuni, la volontà, le passioni, i pregiudizi, le inibizioni
con un grado sempre maggiore nella discendenza. Si distinguono per lealtà,
pietà filiale, senso della famiglia, appartenenza. Saranno dotati di
resistenza, testardaggine, energia caratterizzati da ristrettezza mentale,
pregiudizi, mancanza di obiettività, ristrettezza di orizzonti».
(Praktischer Idealismus, 1925, p. 20.)
Quindi cosa propone il simpatico architetto genetico dopo
svariate argomentazioni di indubbia qualità scientifica?
“Sanguemisti” e “purosangue”
hanno pro e contro: si riproduce artificialmente una classe unica di prolet
bastardi, senza carattere, senza scrupoli, instabili, crudeli, infedeli, forzatamente
ignoranti e che accettino senza troppe paturnie la loro condizione di sub-umani
e li si fa governare da una aristocrazia dove il sangue è quello della vecchia
nobiltà europea e quello degli ebrei (?).
Nella sua pan-visione della società, il nostro pacato
elitista rappresenta un'Europa cristiana in cui la selezione darwiniana avrebbe
fatto emergere due genie superiori: una militarmente vincente, su cui edificare
la costruzione europeista, quella germanica e una spiritualmente
vincente, fondante l'etica occidentale, che nel male e nel bene è emersa in
tutte le maggiori arene competitive dell'intelletto umano, dalle arti alle
scienze, dal pensiero politico all'affermazione capitalistica: quella semitica,
da cui ha origine l'etica cristiana stessa. (In oriente la forza militare
sarebbe invece rappresentata dai Giapponesi mentre quella etica sarebbe
rappresentata dai Cinesi).
La nuova aristocrazia sarebbe dovuta quindi risultare
dalla fusione della nobiltà di sangue con quella emersa per nobiltà di spirito,
in particolare quella ebraica. (Anche Lenin, come intellettuale passionario,
rappresenterebbe questa nuova aristocrazia dello spirito).
D'altronde l'antisemitismo nasce, secondo il nostro, dal
claustrofobico limite culturale e spirituale e dall'invidia per i risultati
nelle scienze e nella finanza dei figli di Sion (Sion, il monte della Pace,
che per traslazione è anche Gerusalemme,
città della Pace): gli ebrei hanno le doti sia dei “sanguemisti”,
essendo cosmopoliti forzatamente, sia le doti dei “purosangue”, avendo
conservato tramite l'appartenenza culturale-religiosa e il matriarcato, un
fortissimo senso identitario, nonostante non fosse esistito per millenni una
qualsiasi forma statuale di riferimento, se non una Terra Promessa.
D'altronde, «[...] tutti i promotori di una moralità
cristiana, religiosa e non religiosa, da Augustine a Rousseau, da [quel
“federalista cosmopolita”, ndt] di Kant a Tolstoij, erano spiritualmente ebrei
per scelta. Nietzsche è stato l'unico non ebreo, l'unico Europeo laico.»
Quando nei primi anni '30 venne proposta l'idea
pan-europea ad Adolf Hitler, noto pittore del giro pan-viennese, pare non
l'abbia presa molto bene...
Inutile dire che il potente finanziere Hjalmar Schacht,
indeciso su come conseguire il medesimo risultato tramite il nuovo progetto di
Sacro Romano Impero, faceva sia parte del e finanziava il movimento federalista
pan-europeo sia il partito nazista. Di rifa o di rafa...
Se non si considera il legame tra nobiltà e Impero
Carolingio non si comprende il fantomatico asse(immetrico) franco-tedesco:
soprattutto non si comprende il mitico premio Carlo Magno.
Come si può immaginare, il progetto federalistico
pan-europeo piacque molto ai pacifisti della scuola austriaca tanto che il
Conte Kalergi, preoccupato da altre eterogeneità, ovvero quelle che
infastidivano il progetto di moneta unica, si rivolse nell'immediato
dopoguerra ad un simpatico economista per la consulenza tecnica, certo
von Mises.
E il cerchio si chiude.
La visione aristocratico feudale dei federalisti
mondialisti, sposa la gioia dei nipotini degli Asburgo della Scuola austriaca
che si fonda sul “neo-feudalesimo” di Carl Menger (1840-1921), fermo oppositore
delle politiche di industrializzazione prussiana, simili a quelle esecrate
degli USA.
Un altro cuginetto di von Hayek, Eugen von Böhm-Bawerk si
trovava allineato con il marxista Nikolai
Bukharin, in
quanto erano accomunati, in quegli “estremi che si toccano”, dalla passione
per la “teoria della sovrapproduzione”
marxiana che avrebbe fatto esplodere il capitalismo.
Un altro simpatico intellettuale germanico, fu il “filosofo
individualistico” Jacob Burckhardt, inspiratore prima di Friedrich Nietzsche e
poi di Martin Heidegger che constatava la superiorità intellettuale tedesca: in
piena sintonia con Kalergi, disprezzava profondamente il risultato finale del
Rinascimento, considerandolo uno dei peggiori momenti della storia poiché pose
fine all'alleanza medioevale delle oligarchie aristocratiche con la Chiesa che, dal suo punto
di vista, rappresentava il punto più alto di civilizzazione. Egli prevedeva
l'avvento dei totalitarismi come il naturale distillato di “industrializzazione”,
“Stato nazionale” e “demagogia”. Hayek riprenderà questi temi sia in The
Road to Serfdom ma, in particolare, in Counter-Revolution of Science (1952).
L'uso della tecnica per eliminare la tecnica stessa.
Fantastico.
E' proprio in questo rifiuto dell'industrializzazione che la
scuola deflazionista austriaca si differenzia dalla scuola classica, del
liberismo angloamericano o da quel pastrugno teutonico che è l'ordoliberismo,
l'assetto economico ordinamentalizzato con Maastricht.
Il movimento pan-europeo e la Società di Mont Pelerin
che condividono figure guida come von Hapsburg e Walter Lippman, sono strutture
gemellate.
La seconda si ramifica negli anni in un numero sterminato di think
tank che formeranno gli intellettuali, gli spin doctor e le future classi
dirigenti per la realizzazione della Grande Società hayekiana, la pan-terra
(senza terùn) kalergiana e la “Grande Democrazia” spinelliana (poraccio, lui
che era un sincero socialista!).
Uno di questi privatissimi consessi diventerà quel parto della mente di Ribbentrop
chiamato Commissione Europea, organo destinato a realizzare quel progetto ben
più ampio che nasce in seno alla Commissione
Trilaterale.
Possiamo quindi credere al nostro Coudenhove-Kalergi che
nel'43, in
"Crusade
for Pan-Europe: Autobiography of a Man and a Movement", scrisse che: «Haushofer, Schacht, e Funk hanno fatto e
probabilmente ancora fanno qualsiasi cosa per convincere Hitler della necessità
di creare qualcosa di simile ad una federazione europea sotto l'egemonia
teutonica.»
L'uso del capitale per eliminare il capitale:
«Nella penuria di sangue e nobiltà d'animo, non era
sorprendente che una terza classe di persone prese temporaneamente il potere:
la plutocrazia. La forma di costituzione che ha sostituito il feudalesimo e
l'assolutismo è stata la democrazia; una forma di governo plutocratico.
Oggi la democrazia è la facciata della plutocrazia [cfr.
Hayek il sistema “idraulico sanitario”]: perché la gente non avrebbe tollerato
una plutocrazia palesata.
Nelle democrazie repubblicane e monarchiche gli
statisti sono i burattini, i capitalisti la mente che detta le linee guida
della politica; essi governano attraverso l'acquisto di opinione pubblica,
degli elettori, attraverso le imprese e le relazioni sociali con i ministri
[tramite attività di lobby, ndt].
Al posto della struttura sociale feudale abbiamo quella
plutocratica: la nascita non è più determinante per la posizione sociale, ma il
reddito. La plutocrazia di oggi è più potente della aristocrazia del passato:
perché nessuno è al di sopra di lei come lo Stato, che è suo strumento e
complice.
Quando c'erano vera nobiltà di sangue, il sistema di
aristocrazia per nascita era proprio come quello di oggi dell'aristocrazia per
quantità di denaro: la prima casta dominante era dotata di buon senso, di
responsabilità, di cultura, di tradizione mentre la classe che governa oggi non
ha sentimenti di responsabilità e ha cultura e tradizione da bar. Le poche
eccezioni non cambiano questo fatto.
Mentre l'ideologia del feudalesimo era eroica e
religiosa, la società plutocratica non conosce valori superiori al denaro e
alla bella vita: il valore di una persona è in funzione di ciò che ha, non
secondo di ciò che è.
Tuttavia, in un certo senso, i dirigenti della
plutocrazia hanno formato un'aristocrazia, una élite: per accumulare grandi
fortune sono necessarie un certo numero di eccellenti qualità: l'energia, la
prudenza, la saggezza, la presenza di spirito, l'iniziativa, il coraggio e la
generosità. A causa di queste qualità, gli imprenditori di successo su larga
scala legittimano la loro natura di conquistatori moderni tramite la loro
volontà superiore e il loro potere mentale che li ha portati vittoriosamente
sopra la concorrenza.
Tuttavia, questa superiorità dei plutocrati è valida solo
all'interno del popolo della classe operaia, che scompare immediatamente quando
questi affaristi si misurano contro i rappresentanti di spicco delle
professioni ideali.
Come l'aristocrazia del sangue e dello Spirito, così
anche quella del denaro è attualmente in un periodo di decadenza. I figli e
nipoti di coloro che sono stati grandi imprenditori, la cui volontà è stata
temprata dalle difficoltà e dal lavoro, avevano portato dal nulla al
potere, per lo più sono rampolli che si
danno alla vita godereccia e all'inazione. Solo raramente ereditano la capacità
dei propri padri. […] Potenza ed efficienza entrano in conflitto: e così minano
la giustificazione interna del capitalismo. Lo sviluppo storico ha accelerato
questo decadimento naturale. […]
La plutocrazia europea è squallida al contrario della
missione etica americana tanto quanto quello che riguarda la loro estetica.
[...]
Una volta che la classe dirigente cessa di essere un
simbolo di valori etici ed estetici, la loro caduta è inarrestabile. La
plutocrazia è, rispetto ad altre aristocrazie, povera di valori estetici. Essa
svolge le funzioni di un'aristocrazia politica, senza gli stessi valori
culturali della nobiltà da offrire.
La ricchezza è tollerabile, ma solo in veste di bellezza,
giustificata solo come portatore di una cultura estetica. […] non è mai
successo che in Europa continentale il feudalesimo e l'assolutismo abbiano
abdicato volontariamente, se non per paura del ripetersi del terrore giacobino
che portò alla fine della nobiltà francese
e del re. Così è la spada di Damocle del terrore bolscevico che riesce ad
ammorbidire più velocemente i cuori dei plutocrati e a fare più concessioni
alle richieste sociali, che in duemila anni il vangelo di Cristo.»
(Praktischer Idealismus, 1925, p. 39-43)
Le prime considerazioni che si possono fare sono:
1 - l'essenza della superiorità razziale non sta quindi
nell'etnia di per sé, ma in quella selezione di sangue di qualità cosmopolita
che è la vera natura di classe, che non può essere comprata neanche con il
denaro.
2 – emergono almeno due grandi blocchi di pensiero
reazionario che si contrappongono nel progetto mondialista: uno che trova nella
scuola classica del pensiero angloamericano, del capitalismo sfrenato, del
consumismo obeso promosso da una classe dirigente “antiestetica”, “ignorante” e
poco “spirituale” che, nella sua espressione europea, trova completa amoralità
e irresponsabilità. (Come dargli torto...). Il suo imperialismo è sfacciatamente guerrafondaio. (Il
ruolo “estetico” degli USA cambia del tutto con lo switch definitivo
dopo il secondo grande conflitto?)
L'altro trova un nuovo “giusnaturalismo desecolarizzato”
in un nuovo progetto elitista, che si rifà all'organizzazione medioevale,
assolutista, agricola e che fonda il diritto di governo tramite il diritto
divino che si compie con la selezione darwiniana che avrebbe permesso di
conservare il senso identitario: una aristocrazia dello spirito, formata
dalla classe cosmopolita dell'antica nobiltà e da coloro che professano discipline
ideali, in cui si sono distinti gli ebrei e l'altra che è stata selezionata
dalle “leggi della jungla” del mercato.
Entrambi i progetti si poggiano in Europa sul ruolo del
panzer teutonico: il primo pare abbia cercato un nuovo ordine mondiale tramite
il mostro nazista, il secondo tramite il pacifismo cristiano-liberale
ordoliberista. (Il progetto federalistico spinelliano, proprio perché viziato
in origine dagli stessi elementi di politica economica del pensiero
neoclassico, ovvero condividendo gli ideologemi che presuppongono federalismo e
liberalismo destrorso freedom from, viene inglobato, senza colpo ferire,
nella balena bianca che da De Gasperi si riproduce sino ad Andreatta, figliando
quel coso politicamente bianchiccio e rossastro, esteticamente mortadelloso,
che ci ha ficcato in questo macello con l'aiuto degli elitisti Ciampi, Amato,
Padoa Schioppa, Monti e Draghi, che sembra essere il vero cervellone della
banda italica)
3 – questa favola bucolica e decrescista si diffonde tramite
Kalergi in tutti (ma proprio tutti) gli ambienti che contano:
dall'aristocrazia, alla finanza e agli intellettuali tramite le istanze
“pacifiste” propugnate come realpolitik. Problema enormemente sentito in
tutti gli strati sociali.
Il problema viene imputato ovviamente agli Stati nazionali
democratici, espressioni cosmetiche della plutocrazia: d'altronde, se gli
scarafaggi da imbastardire definitivamente sono tutti gli altri, tutto ciò che
è brutto e antiestetico è la causa dei conflitti bellici, cioè del non plus
ultra del male e del brutto. E in questo troviamo le origini della convergenza
dell'estrema sinistra marxista con l'estrema destra neo-aristocratica
hayekiana.
Identitarismo cosmopolita di classe versus identitarismo dei
popoli?
Che il problema sia proprio la loro stessa esistenza come
classe, non gli viene neanche in mente. Che il problema sia proprio la
risoluzione del conflitto distributivo, a partire dall'istruzione e
dall'informazione, non gli passa proprio per la zucca reale. L'apoteosi
della nevrosi e del fenomeno proiettivo.
D'altronde, un male non può curare sé stesso.
Kalergi argomenta che la tecnologia è il vero
problema, in quanto i conflitti bellici diventeranno talmente distruttivi che
passeranno il punto di non ritorno dell'estinzione della specie. La seconda
guerra mondiale conferma apparentemente tutte le sue teorie: lo stesso
Churchill entra nel movimento federalista pan-europeo. (Gesto che pare venga –
(in)spiegabilmente - visto dai progressisti spinelliani come il passaggio da un
pensiero reazionario ad uno progressivo...).
A fine anni '70 il mitico Gunnar Myrdal, colui che per aver
contributo enormemente alla socialdemocrazia e alla inclusione sociale fu
obbligato a condivire il Nobel con Hayek, definendo il concetto di “circular
causation with cumulative effects”
in cui analizza le conseguenze dello stallo nucleare, argomenta esattamente
proprio il contrario.
Vai a convincere a chi si guarda allo specchio che il
braccio destro è in realtà quello sinistro: cosa ha combinato l' Albertone
relativistico!
4 – il deprecato «capitalismo improduttivo» dei figli
dei plutocrati, che si aggiunge alla naturale «cachistocrazia» del
plutocrate (selezionato dalla natura “forte fuori” - le capacità - ma “brutto
dentro” - lo spirito), rivela lo stesso sdegno morale che la neo-aristocrazia
avrà dei parassiti che nelle moderne socialdemocrazie godranno dell'immeritata
spesa pubblica improduttiva.
Per quel principio quantistico per cui sia i liberali che i
marxisti non seguono il principio di non contraddizione, il capitale dei
finanzieri parassitari non olet alla causa.
5 – un altro spunto di riflessione è che l'esperimento
sovietico ha creato un sistema di successione al potere svincolato da legami di
sangue in tutto il blocco orientale. Problema, grave problema.
La
Rivoluzione russa e i Bolscevichi stanno alla aristocrazia
plutocratica come la
Rivoluzione francese e i giacobini stanno all'aristocrazia
feudale.
Non so voi, ma ad un personaggio così, che si vanta di
appartenere ad una classe purosangue che non ha mai «annusato l'odore di
fattoria» e che propone a differenza di una guerra lampo nazistoide, un
nuovo ordine mondiale tramite le atroci sofferenze di un lento processo
eugenetico, che spazio gli dareste al di fuori del Paolo Pini?
Per capire l'influenza che ha avuto costui nella costruzione
della UE, si ricorda che l'Inno alla Gioia che viene vilipeso durante le
cerimonie del Sacro Romano Tecno-Impero, è stato suggerito dal nostro elitista
che conta una mescola di sangue di assoluta qualità. Annata 1894.