giovedì 24 settembre 2015

TTIP, DIESEL E STRUTTURA OLIGOPOLISTICA NEI MERCATI GLOBALIZZATI

http://image.slidesharecdn.com/lezione8-100319143639-phpapp02/95/lezione-8-6-728.jpg?cb=1269009573
Sulle "esternalità" derivanti dalla inefficienza del mercato...

1. Un breve "memento" argomentato sulla questione "emissioni" delle auto diesel e lo scoppio, in USA, della questione VW.
Lo spunto, (non sorprendentemente), ce lo fornisce questo commento di Arturo:
"Stavo leggendo un articolo su NachDenkSeiten sulla truffa della VW: a quanto pare si tratterebbe solo della punta di un iceberg di pratiche diffuse in tutto il settore automobilistico (c'è perfino il link a un articolo di una specie di 4 Ruote tedesco che aveva già segnalato truffe simili da parte della BMW). Le conseguenze sono potenzialmente devastanti.
L'autore osserva però che le più severe norme americane sulle emissioni sparirebbero da un giorno all'altro solo che...si firmasse il TTIP! E qui, come diceva il tale, la domanda sorge spontanea
..." 
"Non posso che dire LOL!
E ti pare che dovendosi mettere sul tavolo del negoziato una miriade di standards ambientali, primi il fracking (per dire) e gli OGM, ci mettiamo a sottilizzare sulle colpe del principale alleato - e unico con prospettive di sopravvivere- della grande "sorpresina" TTIP?
"

2. Per rammentare alcune essenziali informazioni di contesto andiamo un attimo a ritroso.
Questo è lo sfondo globalizzato dei (macro)trattati liberoscambisti "atlantico" e "pacifico" (in senso geografico, attenzione):

"Oggi si stanno lamentando della crisi dei BRICS che porrebbe in pericolo il meraviglioso mondo della crescita "tumultuosa e maravigliosa" ottenibile, a quanto pare solo con la "globalizzazione"
Almeno così leggiamo: naturalmente, riponendosi somma fiducia nel paradigma liberoscambista - (liberalizzazione dei capitali, accordi tariffari e sulle barriere non tariffarie, adozione del complementare modello "universale" di banca e, naturalmente, banche centrali indipendenti dai governi eletti, si spera, democraticamente)-, si auspica che nei BRICS si facciano più "riforme". E cioè si apra ulteriormente al commercio estero (leggi importazioni in cambio di materie prime), favorendo gli investimenti esteri (leggi mercato del lavoro totalmente liberalizzato e precarizzato e privatizzazioni delle industrie e assets pubblici degli stessi BRICS).
E tutto questo, appunto, affinchè riprenda...la crescita, nei paesi emergenti come anche, appunto, grazie alle esportazioni, nei paesi dell'eurozona e in quelli esportatori di capitali a vario titolo: gli USA, infatti, fanno un gioco a sè, pur essendo importatori di ultima istanza per tutto il mondo

Che, però, ora, vorrebbero legare a sè, e più esattamente al dollaro, attraverso i trattati "ultraoceanici" - TPP e TTIP+ TISA-, che servono essenzialmente a creare una dipendenza finanziaria delle intere aree coinvolte dal dollaro e dalla invasione a tappeto dei grandi istituti finanziari USA sui settori da liberalizzare, lasciando la specializzazione manifatturiera di Giappone e Germania in posizione di preminenza, mentre tutto il resto dei paesi coinvolti sarebbero grosso modo colonizzati, finanziariamente e industrialmente."

3. Questo poi è lo sfondo del mercato oligopolistico che tende a prevalere, nel caso di liberalizzazione della circolazione dei capitali- sistemativa delocalizzazione produttiva- creazione dimercato globale, con un ovvio rafforzamento dei suoi meccanismi tipici e praticamente inevitabili:
"Hermann Levy, uno storico economico tedesco ha evidenziato  come, nell'industria moderna, si sia passati da una fase in cui sono prevalse piccole formazioni monopolistiche, ad uno stadio concorrenziale, ad una fase in cui si è affermata la concentrazione industriale e in cui sono prevalsi grandi formazioni produttive con situazioni di monopolio/oligopolio. Queste formazioni monopolistiche al di là dei casi in cui si sono formate per effetto di specifiche politiche statali, soprattutto negli ultimi anni si sono formate ad opera di potenti coalizioni d'interessi economici privati (non è un caso che si siano formati anche in paesi molto diversi tra loro e perfino in paesi che avevano antiche tradizioni liberistiche, a dimostrazione che non si tratta di trasformazioni accidentali, bensì, di un processo).

Levy ha spiegato le ragioni per cui si è arrivati a tali concentrazioni (progresso tecnologico, incremento dei mezzi di trasporto, aumento del volume di capitale minimo necessario per avviare la produzione ecc) ed ha  chiarito che quando in molte industrie la concentrazione tecnica e quella economica sono divenute molto elevate, sono sorte le premesse per la concentrazione finanziaria, non solo fra imprese dello stesso ramo, ma anche fra imprese di rami diversi, con collegamenti che necessariamente comportano un coordinamento nella politica dei prezzi e degli investimenti delle diverse imprese.

E’ importante anche evidenziare che quando la concentrazione, in un determinato ramo produttivo, ha raggiunto un livello molto elevato, importa poco stabilire se essa sia andata aumentando o diminuendo: se le imprese grandissime, da quattro che erano in un certo momento, diventano tre, ovvero cinque, la situazione e la forma del mercato in sostanza non mutano: in esso praticamente si e raggiunto il limite della concentrazione.

L'oligopolio, dunque, non appare come un caso teorico particolare, ma come la forma di mercato più frequente, se pure variamente configurata, nella moderna realtà economica.

In particolare è l’oligopolio concentrato a rappresentare la nuova forma di mercato e sebbene questo si presenta soprattutto nell'industria manifatturiera, nei paesi evoluti, nel periodo più recente, si è verificato pure nel commercio-distribuzione di prodotti di largo consumo (grazie anche allo sviluppo dei mezzi di pubblicità).

L’Oligopolio, quindi, vede la presenza di un numero assai limitato di imprese, ciascuna delle quali controlla una quantità considerevole di produzione, di vendita di consumo di un bene (imprese petrolifere, automobilistiche, aeronautiche, assicurative, telefoniche, informatiche).

La concentrazione su pochi soggetti porta a un significativo potere di mercato con ampia capacità di determinazione o influenza sul prezzo, spesso espresso dall’impresa considerata leader; il contesto economico può essere considerato calmierabile solo parzialmente in virtù della possibile concorrenza da parte di altre imprese già presenti o comunque desiderose di entrare nel lucroso mercato. Ma la strategia seguita da queste imprese per controllare la concorrenza (o mantenerla all’interno della cerchia degli oligopolisti presenti e non accrescerne il numero) è quella di concordare tra gli interessati, in modo collusivo, un prezzo superiore a quello marginale in danno del consumatore.
L’oligopolio tende quindi a trasformarsi in una forma di "cartello", che equivale, negli effetti economici, alla più insidiosa forma di monopolio: quello ragginto attraverso intese occultate ai consumatori."

4. Lo schema generale della struttura di mercato liberoscambista globalizzata, dunque, si può riassumere nella formula "COLLUSIONE IMPLICITA", che tende ad assumere le forme più svariate di connessione tra operatori "dominanti" onde trasmettersi reciprocamente informazioni su processi di produzione e innovazioni-caratteristiche dei prodotti (vedremo "non differenzianti").
Ad esempio; bollettini di associazione di categoria, spesso formalmente nazionali, ma riprodotti omogeneamente a livello internazionale, con illustrazione di "tendenze" commerciali, produttive e tecnologiche, apparentemente rivolte al pubblico ma "decodificabili" dagli interessati, ovvero, simultaneamente, circolazione dei top-executives e managers tra i vertici di imprese in apparente concorrenza tra loro. (Questo fenomeno "strutturale", lo abbiamo visto sintetizzato così nell'immagine di apertura di questo post).



5. Capite bene che è improbabile che una strategia di riduzione dei costi - estranei rispetto alla fase di differenziazione estrinseca del prodotto-, sia adottata unilateralmente da una sola impresa global-oligopolistica e mantenuta come vantaggio concorrenziale per un tempo indefinito e, per di più, senza reazioni di "allineamento" da parte degli altri operatori.
Naturalmente, la differenziazione di prodotto finale (nel caso l'auto) è un fatto essenziale, ma rimane compatibile con l'allineamento di costi e tecnologie riguardanti le caratteristiche e i processi produttivi non differenzianti, proprio perchè, spesso, rispondenti a quel criterio di omogeneizzazione derivante dagli standards normativi (tipici quelli "ambientali"). 
Cioè la instabilità delle "collusioni", che pure si registra in forme "cicliche"di accentuata concorrenzialità, tende a essere mitigata proprio sul terreno condiviso del nemico "comune", cioè la regolazione pubblicistica di un'autorità che tenda a conformare la produzione per ridurne le c.d. "esternalità" in danno della comunità sociale (dei cittadini, prima ancora che degli utenti, com'è evidente nel caso considerato).

Questo, spero ora sia più chiaro, spiega il contenuto dell'articolo citato nel commento di Arturo come pure la miglior comprensibilità della faccenda nel contesto delle strategie che spingono verso la conclusione del TTIP.
Non dimentichiamo che esso muove, dichiaratamente, dall'esigenza di abbattimento delle "barriere non tariffarie", come principale materia di agevolazione del "libero scambio", sicchè deve necessariamente risultare conveniente proprio nella forma dell'allineamento degli standards normativi, specialmente quelli in materia di concomitanti "interessi pubblici" che questi standards, teoricamente, dovrebbero considerare (ambientali, appunto, relativi alla salute pubblica o alla pubblica sicurezza, di tutela del lavoro, ecc.). 
L'allineamento tra gli ordinamenti coinvolti, per risultare "agevolativo" tenderà naturalmente a convergere sullo standard meno "elevato", cioè più favorevole all'abbassamento dei costi, comunque considerati, della "impresa globale". 
D'altra parte la concorrenza tra "sistemi", nel senso della efficienza supply side è già intrinsecamente la filosofia che ispira il trattato di Maastricht e che spiega  slogan  come "limitare il perimetro dello Stato", "deregulation" e "fortemente competitivo" ...
 

mercoledì 23 settembre 2015

ESSI RIDONO? I TRIONFI €UROPEI VERSO GLI USE (fanno le pentole ma non i coperchi)


http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/2015/09/AllWeNeedIsMoreEU.jpg

1. Mentre nell'italico "ordine sovranazionale dei mercati", invocato a tutti i livelli (contro gli Stati nazionali a Costituzione democratica, ma che sarebbero guerrafondai), si gioisce della "certa" ripresa, l'€uropa sovranazionale governata dalla moneta unica irrinunciabile, vede addensarsi una serie di nubi all'orizzonte.  
Ovviamente, ad ascoltare la grancassa mediatica italica, si stanno inanellando una serie di tappe trionfali verso la pace e la prosperità: se c'è qualche problemino si risolverà per il meglio, avendo una classe tecnocratico-politica così tanto illuminata e idealista.

2. Ecco l'inevitabile crescita €uropea nel mercato del lavoro precarizzato (e infarcito di part-time involontari e lavori a singhiozzo conteggiati come "occupazione", a quanto si vede persino più che negli USA!):

Fonte: ONS UK Labour Market, September 2015 
E i saldi target-2:

Collegamento permanente dell'immagine integrata https://twitter.com/ecb/status/645976564266573824/photo/1

3. Vi prego notare come, con l'allentamento dell'austerità, cioè la flessibilità per le riforme e la "pregressa" recessione e qualche altra emergenza cosmetica, il saldo italiano "peggioricchi". 
Insomma, in termini di posizione netta sull'estero all'interno dell'UEM - e quindi di "praticabilità" della moneta unica e di conseguenti spread che inizierà inevitabilmente a scontare il mercato -, la non-austerità è insostenibile, QE o non QE.
Ma pure quello spagnolo, - il modello di ripresa "par excellence", che non ammette repliche, nè verità rivelabili sulla dimensione del relativo deficit-, non è male nelle ultime performance.
I colori del grafico non rendono granchè, ma si vede che praticamente tutti i debitori, negli ultimi mesi, peggiorano il deficit mentre la Germania "migliora" l'attivo. 
E c'è il Qe, quello che doveva risolvere tutto-tutto. O almeno, come da mandato, riportare l'inflazione in prossimità del 2%. Un successone, come si può vedere (ma sevedeva già dal grafico sul livello di occupazione):
Euro Area Inflation Rate

4. Sull'attivo tedesco target-2, giocherà un ruolo la questione "emissioni" delle auto
Certo, a vedere i saldi target-2, non sarà il mercato UE-M a salvare i conti con una performance compensativa: nessuno vuole innescare un afflusso di capitali tedeschi per consumo delle sue auto e i peggioramenti recenti ci dicono solo che ad ogni ripresina corrisponde un'invasione di prodotti tedeschi. Ma da qui a ripetere il fenomeno del 2001-2008 ce ne corre e pure tanto: cioè l'europa è ormai col pilota automatico, che deflaziona via riforme del mercato del lavoro, e il ciclo di Frenkel (con la fase "mi riprendo tutto" dei tedeschi...et pereat mundus), non si può ripetere, semplicemente per mancanza di redditi e di occupati.

Anche perchè, prima dell'increscioso "incidente" USA...
"Il marchio piu' venduto resta Volkswagen (+5,6% con 154.311 immatricolazioni), mentre ad aver registrato l'aumento delle vendite maggiore e' Renault (+15,3%). Fca ha immatricolato 78.957 vetture in Europa nel mese di aprile, con una crescita del 13,4% rispetto allo stesso mese del 2014. La quota di mercato e' salito dal 6,2% al 6,5%...".
Ora invece... 
"Altre case"...? Ma è il finale che è interessante, preconizzando un consistente "spiazzamento" di tecnologie, e investimenti, che può coinvolgere tutte le marche europee:
"A questo punto lo scarso successo del motore diesel negli Usa, motore di cui le case tedesche e soprattutto Volkswagen si sono fatte paladine, è destinato a subire un duro colpo. Gli americani, come del resto i giapponesi, sono convinti da sempre che il diesel sia un motore intrinsecamente sporco e inadatto alle autovetture; il caso Vw non farà che rinconfermare questa loro opinione."

Lo dice, l'OCSE, in modo indiretto ma non ci piove: e si preannuncia un'ondata di (costosi, in pareggio di bilancio) rimpatri, guidati dai notori criteri tedeschi. Nonostante che, con frettolosa superficialità, questi ultimi, per voce di Schauble (!) - e la stampa italiana accodatasi ai dominatori-, abbiano la faccia tosta di dire: "nell'ultimo paio di settimane la Germania ha salvato un po' l'immagine dell'Ue". 
Appunto, un po', diciamo con la tendenza a 1 euro l'ora per i neo-lavoratori "migranti", e non si sa quanto a lungo.

Riportiamo infatti l'analisi OCSE, che quanto a credibilità ufficiale non si può negare in sede €uropea:
"Ocse: nel 2015 in Ue quasi un milione di rifugiati E sempre dalla capitale francese arriva invece un altro allarme. E' quello dell'Ocse che nel documento sulle prospettive migratorie annuncia che l'Europa raggiungerà nel 2015 un livello senza precedenti di richiedenti asilo e rifugiati, salendo fino a un milione di procedure d'asilo. "Una stima di 350.000-450.000 persone otterrà certamente lo status di rifugiato o simile. Si tratta di una cifra superiore a qualsiasi altra crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale" afferma l' l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che prevede anche "una crisi umanitaria senza precedenti. I costi umani sono spaventosi e inaccettabili". 
Dunque, si "stima", in anticipo, e non senza un certo ottimismo, - dato che pare, anche secondo euro-Frontex (!), che ci sia un gran traffico di documenti siriani falsificati-, che poco più di 1/3 sia, realisticamente, avente diritto secondo i criteri imposti dalla Germania.

6. In margine a tutto questo, da notare che la nota di aggiornamento al DEF ammette che rispettare i criteri di riduzione dell'indebitamento non fa "tanto" bene alla crescita (ma fa male al saldo target-2): solo che per "mitigare" l'effetto recessivo ci si affida al taglio della spesa pubblica per finanziare gli sgravi fiscali. Cioè a quello che la legge di Haveelmo sconsiglierebbe di fare per via del moltiplicatore doppio. 
Ma intanto che tagliano, comunque, la riduzione del deficit sarà contenuta: solo dal 2,6 al 2,2. Sperando che la domanda mondiale continui a tirare per l'export.  Sì ma dove?
Perchè...
C'entra con la domanda estera per l'area euro e l'Italia? Se si crede nella globalizzazione, sì e molto. Specie se si crede alla domanda USA (la locomotiva!), anche al netto delle ormai angosciose vicende automotive.
7. Infatti, quanto agli effetti strutturali dei prezzi petroliferi e affini e della rivalutazione "irresistibile" del dollaro, basta vedere che:
Le imprese USA nel settore oil e gas vedono il tasso di fallimenti crescere dal 3,7 del 2 luglio al 5,1 del 15 luglio. Che stia accadendo "l'inevitabile", con tutte le sue ricadute occupazionali, in uno degli ultimi mercati del lavoro "di qualità", non wallmartizzati, rimasti agli USA?

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjH6z6-Ta3B3ev3fEP0CSfb0LPXj31KDfxqT3oSq7d37-HiHY36jG7AYsqU7MIcSQDv8wDbhyphenhyphenNYmCkOAt_pvLYYpSqFAWpg-d0bATHsQMgrkvXMKG9VD_rjLNvGQHSj9AVLtAyNlWjCLyB3/s1600/CHN+labor+market+conditions%252C+chart+Morgan+Stanley%252C+Sept+2%252C+2015.png
b) "Tu pensa che senza automobiline (da qui un "certo" interesse per rafforzare via "emissioni" i produttori interni, salvo rischio subprime, beninteso, ndr.) oltre un punto e mezzo intero mancherebbe all’economia americana nel 2015 e si vendono specialmente grazie al nuovo boom del credito “subprime”


In effetti la fiducia dei consumatori è alle stelle ed è per questo che giovedi la Fed alzerà itassi…
https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiqKJKrVIDtSb_W1so0cNxo1OcF_vIyOxOfAslEkkZ17_7XTeiuMcI1jTJ7CvrgqL7DMXB0CvwPDGhI49U09agpy-Kp0n_lpIDbA9awMVSM2Judb3L6gcnXksDX-z-DATVRlfcApDmWFw1M/s1600/gallup+economic+confidence+2015-09-15.png
Le aziende assumono ogni giorno di più …
Hewlett Packard intende licenziare altre 30.000 persone Gli esuberi si aggiungono ai 54.000 visti dal 2012."

8. Insomma, la nota di aggiornamento al DEF, con la sua "moderata" austerità flessibile, (a parole), appuntata sul taglio della spesa pubblica (improduttiva), può contare sulla crescita 2016 (e a mantenere il dichiarato 0,9 2015) a condizione che sia vero che:

"MA DOVE SI VA PUNTANDO SULLA DOMANDA INTERNA"? E ALLORA, PIU' GLOBALIZZAZIONE (SELETTIVA: TTIP) E RIFORME PER TUTTI

ast month we reported that the global nuclear reactor market was growing slowly at 2.26% annually through 2019. However, the nuclear power market in the BRIC region is booming, as this region is home to 65% of the nuclear power reactors that are currently under construction. - See more at: http://www.technavio.com/blog/brazil-russia-india-and-china-are-looking-to-nuclear-power-to-meet-skyrocketing-energy-demand#sthash.bOS2QXya.dpuf
Mercato europeo dell’auto positivo a luglio 2015
Mercato europeo dell’auto positivo a luglio 2015
Mercato europeo dell’auto positivo a luglio 2015
Il totale delle immatricolazioni di luglio, sommando Unione europea (meno la Bulgaria) a Svizzera e Norvegia, secondo la Jato è stato di 1.180.078 vetture, cioè quasi 100 mila in più rispetto al luglio del 2014, che significa il 9,1% d’aumento. Ciò aggiunto a quanto registrato nei precedenti sei mesi porta il totale dell’anno a quota 8.595.528, cioè quasi 666 mila in più nei confronti dello stesso periodo dell’anno scorso, con una percentuale di crescita dell’8,6%. Il che significa che luglio ha impresso un’accelerata rispetto ai mesi precedenti.
IRLANDA E SPAGNA IN FORTE CRESCITA - Il paese che ha registrato l’incremento più forte è l’Irlanda, che a luglio con 27.633 vetture immatricolate ha archiviato un aumento del 47,6% rispetto il 2014. Con il che il mercato irlandese appunta un notevole 30,3% di crescita nei sette mesi da gennaio a luglio. Dato assolutamente da sottolineare è poi quello della Spagna che con 104.360 vetture immatricolate a luglio e 665.032 nei sette mesi dall’inizio del 2015 registra un aumento rispettivamente del 23,7% e del 22,2%. Un po’ sotto alla media del mercato è stata invece la crescita avutasi a luglio in Germania, con 290.196 unità registrate, pari al 7,4% in più nei confronti del luglio 2014. 
PERCENTUALI A DUE CIFRE - Per quel che concerne gli altri grandi mercati, l’Italia come noto si fa notare per la sua crescita a due cifre: 14,6%, cioè 132.256 unità; la Gran Bretagna con 178.420 immatricolazioni limita la sua crescita al 3,2% e la Francia fa ancora meno, aumentando del 2,3%, con 147.014 vetture immatricolate. Infine, va detto che nel complesso a luglio sono stati 13 i paesi che hanno fatto registrare incrementi a due cifre. Nel bilancio dei sette mesi sono invece 12 questi mercati virtuosi.
VOLKSWAGEN DOMINATRICE - La Jato fornisce anche dati relativi all’andamento delle varie marche. A svettare è la marca Volkswagen, con 152.160 auto immatricolate a luglio, pari a un aumento del 7,7% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Ancora maggiore è poi l’incremento della Volkswagen nel periodo da gennaio a luglio, in cui con 1.052.218 unità immatricolate è cresciuta dell’8,9%. Al secondo posto c’è la Ford con 84.450 immatricolazioni a luglio (+7%) e 633.845 da gennaio a luglio (+6,7%). Da sottolineare sono i risultati conseguiti a luglio da Peugeot (+10,6%), Mercedes (+12%) e Fiat (+11,3%).
- See more at: http://www.alvolante.it/news/mercato-europeo-automobili-luglio-2015-342547#sthash.wB5DAGnZ.dpuf

lunedì 21 settembre 2015

MUSEI E...CAFFE' (FEDERICO), IKEA E SVALUTAZIONE SALARIALE: SENZA MENZIONARE L'EURO?

https://nuovosoldo.files.wordpress.com/2010/09/26-cartellone-dittatura-c2a9nuovosoldo.gif?w=780
http://www.lettera43.it/upload/images/11_2011/l43-eurotower-111129220520_big.jpg

1. Cominciamo dalla questione dei musei chiusi che possiamo riassumere così: «Una vergogna che rimangano turisti in fila davanti agli occhi di tutto il mondo»? Certo. Così come è una vergogna che non siano state pagate «le indennità di turnazione e delle prestazioni per le aperture straordinarie dei luoghi della cultura (primo maggio, aperture serali, etc.), dopo quasi un anno solare di inutile attesa».
Allo stesso link, trovate il comunicato integrale delle più ampie (e non per questo infondate) rivendicazioni di categoria che erano oggetto dell'assemblea incriminata. 
Insomma, l'assemblea era stata preventivamente comunicata e, a rigor di logica, spettava alla organizzazione dei servizi museali comunicare ai potenziali utenti il suo verificarsi e la momentanea chiusura: sul piano contrattuale (dell'acquisto del biglietto on line e della eventuale di fila che poteva crearsi da parte di chi voleva acquistarlo sul posto), si tratta di un'informazione essenziale sull'oggetto della prestazione offerta e che poteva agevolmente essere messa a disposizione in via telematica sugli stessi siti dell'amministrazione (visto, oltretutto, che ci si vanta della crescente digitalizzazione che, comunque, per l'acquisto dei biglietti è attivata). 

2. Insomma, con un'amministrazione efficiente, in ogni suo livello, sul piano della trasparenza e immediatezza della dovuta comunicazione agli utenti, il problema non si sarebbe posto, in modo diverso dal resto del mondo civile, in cui cose del genere si verificano normalmente (e sempre per gli stessi motivi):

Torre Eiffel, Louvre, National Gallery: anche nel resto del mondo gli scioperi fanno chiudere i musei

Lo sciopero a oltranza della National Gallery di Londra. Di cui, in Italia, nessuno parla."...Ma nonostante ciò l'opinione pubblica, contrariamente a quanto spesso accade in Italia, è nettamente schierata con i lavoratori: i più riconoscono l'importanza dello sciopero e supportano i lavoratori, augurano loro buona fortuna, e c'è anche qualcuno che auspica che i media parlino di più della protesta".


3. La questione ci rammenta un elementare principio di buona organizzazione e di gestione, conforme all'art.97 della Costituzione (almeno quello immaginato dai Costituenti del 1948), che venne enunciato da Federico Caffè in un tempo non molto distante: un tempo, ormai, potremmo dire, sepolto sotto i cannoneggiamenti dell'€uropa dell'euro. 
Quell'€uropa per cui, alla fine, si deve mantenere una moneta in quanto la sua voluta insostenibilità "costringe" a svalutare il lavoro e, quindi, a limitare in ogni forma non solo la retribuzione ma la stessa rivendicabilità dei suoi livelli in forma giuridica (il principale strumento è proprio diffondere, per via di manovra fiscale, un tale livello di disoccupazione da sottrarre anzitutto ai lavoratori qualsiasi potere contrattuale, sia in fase di assunzione che di gestione del rapporto instaurato). Ecco la illuminante frase di Federico Caffè:

"E la burocrazia tradizionale ha bisogno non di profeti dello «sfascio», ma di artefici della tempra di un Riccardo Bianchi o di un Meuccio Ruini (ndr; il relatore di maggioranza dell'art.11 Cost.), creatori o ricostruttori di apparati efficienti, in quanto non ignoravano che il primo dovere di chi amministra, nei confronti dei dipendenti, è di esserne il responsabile, non il denigratore." (da "Scritti quotidiani", 12 gennaio 1984: p. 99).

4. Ma poi la questione "museale" ci rammenta un'altra questione molto simile. E sempre di lavoratori in agitazione per prestazioni straordinarie e extraorario contrattuale di base; una questione parallela che peraltro che nessuno pare ricordare e collegare alla prima, pur essenso quasi coeva. 
Un pacchetto di 16 ore di sciopero contro la decisione del gruppo svedese dei mobili low cost Ikea, che in Italia ha 21 negozi e più di 6mila dipendenti, di disdettare unilateralmente il contratto integrativo...Mesina denuncia “la pretesa di Ikea di abbassare i livelli retributivi dei dipendenti, operando su elementi fissi della busta paga e rivedendo al ribasso le maggiorazioni per le prestazioni festive e domenicali“...Il gruppo svedese ha risposto spiegando che “crede che sia importante avere un dibattito costruttivo con i propri collaboratori e con i loro rappresentanti sindacali, al fine di creare buone condizioni lavorative e sociali che a loro volta rendano sostenibili le attività aziendali”. Ma ritiene anche che la reazione dei sindacati sia “sproporzionata e intempestiva dal momento che il contratto integrativo continuerà ad essere applicato vista la prosecuzione delle trattative.”

5. Insomma, l'euro ci obbliga a limitare l'inflazione, il che si realizza limitando l'intervento dello Stato a sostegno della domanda e riformando il mercato del lavoro in senso precarizzante e, quindi, determinante minor qualificazione della manodopera e minori livelli retributivi che, inesorabilmente, si trasmettono al lavoro non (ancora) oggetto di riforma: ciò provoca compressione della domanda interna che, a sua volta, determina maggior disoccupazione che, ulteriormente, determina abbassamento delle tutele del lavoro e delle retribuzioni.
Per chi volesse ragguagli più tecnici, basta leggersi con attenzione questo post di Alberto sulla flessibilità e sul funzionamento (contestato sapendo di farlo "tatticamente") della curva di Phillips
Per tutto questo concordo con Alberto quando dice, ai sindacati dei lavoratori museali, - ma il discorso vale per quelli dei lavoratori IKEA come per il "comparto insegnanti"- che è inutile parlare di inadempimenti e disdette ai contratti collettivi (integrativi) quando non si vuole neppure menzionare l'euro.

sabato 19 settembre 2015

L'ISEE E IL FUTURO. DEGLI ITALIANI

http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bcf/10100/2/l/1264_sup_10100_0001367.jpg

Riceviamo e pubblichiamo questo post di A.P., che ci mostra una tendenza senza dubbio paradossale.
Insomma, per ottenere le "prestazioni sociali agevolate", a carico del bilancio dello Stato, bisogna essere in una condizione socio-economica che giustifichi questa erogazione. Gli abusi sono ovviamente una cosa deprecabile: se agevolo studenti universitari la cui famiglia dissimula il suo effettivo benessere, avrò certamente ridotto la possibilità di estendere tale agevolazione a chi sia in stato di effettivo bisogno.
Ma c'è sempre il "modus in rebus": la prestazione diventa una vera e propria corsa ad ostacoli, per il richiedente (provate anche solo ad ottenere un PIN dall'INPS, specie se siete anziani...): la radiografia della situazione patrimoniale e reddituale cui si è sottoposti si allarga a considerare la consistenza media annuale dei conti correnti e si invoca l'adeguamento dei valori catastali immobiliari. E "todos caballeros", ricchi possidenti, coming soon!

La logica è limitare le prestazioni ponendo l'asticella a un livello sempre più irraggiungibile. 
E questo, finchè non esisteranno più, o quasi, potenziali aventi diritto. 
L'esistenza stessa di "nuclei" familiari di originaria cittadinanza italiana è un fenomeno in sparizione; le prestazioni sanitarie che, "a monte", dovrebbero tenere in vita i cittadini -prima che diventino anziani bisognosi-  si riducono; le strutture ospedaliere sul territorio si riducono; le università, specialmente al sud, si ridurranno inesorabilmente; ma la stessa prospettiva di permanere al sud, nella terra natìa, di nuove generazioni sempre meno numerose, è destinata a sparire.
Mentre la corsa ad ostacoli per prestazioni sociali agevolate diviene sempre più strenua, il problema, entro pochi anni, si risolverà da solo: la vita media si accorcerà, le famiglie (italiane) diverranno un fenomeno del passato; individui disgregati e precarizzati, al limite sussidiati dal reddito di cittadinanza, vagheranno tra territori desertificati (nel sud d'Italia) e "città globali" in cui trovare un lavoro sul mercato "dualistico", negli interstizi del mondo lucente delle elite finanziarizzate; laddove l'ultimo dei loro pensieri sarà di avere (avuto) un futuro e di poter a lungo sopravvivere senza potersi permettere un'assicurazione sanitaria, un mutuo e un senso dignitoso dell'esistenza.
Ma, come ci insegna von Hayek, sarà un logico e naturale processo selettivo.

I. La modifica della normativa riguardante la compilazione e la presentazione dell’ISEE coinvolge  tutti coloro che richiedono “prestazioni sociali agevolate”: di natura socio-sanitaria rivolte a minori e maggiorenni e per il diritto allo studio universitario.
Tutto ciò che segue è ripreso dai riferimenti citati appresso (cherry picking tuttavia):
servizi.inps.it/servizi/isee/
Norme Integrate DPCM 7 Maggio 1999, 4 Aprile 2001
Norme Integrate Decreti Legislativi 109/1998 e 130/2000
Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 109
Decreto Legislativo 3 maggio 2000, n. 130
Circolare INPS n. 153 del 31 luglio 2001
Legge 4 novembre 2010, n. 183 art. 34
Circolare INPS n. 2 del 12 gennaio 2011
DPCM 5 dicembre 2013 n. 159
Circolare INPS  n. 171 del 18 dicembre 2014
Le citazioni riportate alla lettera sono in corsivo, l’eventuale commento no.
II. Circolare INPS numero 153 del 31-7-2001
... Il sistema unificato di valutazione della situazione economica per la richiesta di prestazioni assistenziali legate al reddito è stato introdotto, in via sperimentale, dal decreto legislativo n. 109 del 31 marzo 1998. Tale decreto ha previsto, all’art.2, che la valutazione della situazione economica del richiedente (ISE) sia determinata con riferimento al nucleo familiare e definita dalla somma dei redditi, combinata con l’indicatore della situazione patrimoniale. L’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) viene invece definito come rapporto tra l’ISE ed il parametro desunto dalla scala di equivalenza. ...
... Pertanto, allo stato attuale della normativa, ... ... ... il reddito è definito dal reddito complessivo ai fini IRPEF sommato al reddito delle attività finanziarie, con una detrazione in caso di residenza del nucleo in un’abitazione in locazione; il patrimonio è definito dal patrimonio immobiliare e mobiliare, con l’applicazione di una franchigia, legata alla presenza di debiti residui per mutuo o alla residenza in un’abitazione di proprietà: esso va sommato al reddito per il venti per cento del suo valore; la scala di equivalenza prevede i parametri legati al numero dei componenti il nucleo familiare e alcune maggiorazioni da applicare in casi particolari, quali l’assenza del coniuge, la presenza di figli minori o di componenti con handicap, lo svolgimento di attività lavorativa da parte di entrambi i genitori, ecc. ...
Insieme alle definizioni vengono introdotte alcune chicche a futura memoria (la Stato come azienda ... era il 2001):
... Entro la stessa data è previsto che l’INPS renda operativo il sistema informativo per la gestione del nuovo prodotto ....
Nella circolare si lasciano gradi di libertà agli enti erogatori:
... la possibilità, per gli Enti erogatori, di fissare ulteriori criteri ed un diverso nucleo familiare ai fini dell’erogazione delle prestazioni sociali agevolate; ...ponendo in capo agli stessi il controllo di veridicità dei dati forniti dal cittadino con la “Dichiarazione sostitutiva unica” che risulta, in definitiva, una vera e propria autocertificazione:
 ... la domanda per ottenere le prestazioni sociali agevolate deve essere presentata direttamente all’Ente erogatore ... ... ...  consegnandola di persona all’addetto all’Ufficio e sottoscrivendola in sua presenza . ..finalizzata alla richiesta di:
...  prestazioni o servizi sociali o assistenziali o servizi di pubblica utilità non destinati alla generalità dei soggetti o comunque collegati a determinate situazioni economiche. ...

Circolare INPS numero 2 del 12-01-2011
... La legge n. 183/10, fermo restando i soggetti a cui è possibile presentare la dichiarazione sostitutiva unica (Comuni, Centri di Assistenza Fiscale, Enti erogatori delle prestazioni sociali agevolate e INPS), introduce una nuova modalità di presentazione della dichiarazione ... ... ... Il cittadino per avvalersi di tale opportunità può, collegandosi al sito Internet dell'INPS, utilizzare il portale ISEE richiamabile dai “Servizi On-Line”, tramite il link “Al Servizio del Cittadino” o dal menu “Per tipologia di utente”, dal link “Cittadino”. Il servizio è accessibile ai cittadini possessori di utenza specifica (PIN). Le informazioni per ottenere il PIN sono consultabili sul portale www.inps.it al link “Richiesta PIN”. ...
Si intensificano i controlli (signora mia, di questi furbetti nun se ne può più):
... 2) Controlli sui dati autocertificati
2.1) Controlli dell’Agenzia delle entrate (art. 4, comma 5)
Il comma 5 dell’art. 4 attribuisce all’Agenzia delle entrate un potere di controllo sui dati autocertificati presenti nella DSU. ...
... 2.2) Controlli degli Enti erogatori (art. 4, comma 8)
Se, a seguito del controllo automatico di cui al punto 2.1, vengono riscontrate omissioni o difformità, il soggetto richiedente la prestazione ha una duplice possibilità:
1. presentare una nuova DSU, che tenga conto dei rilievi formulati;
2. richiedere ugualmente la prestazione tramite l’attestazione relativa alla dichiarazione presentata recante le omissioni o le difformità rilevate dall’Agenzia delle entrate.
La dichiarazione di cui al precedente punto 2, infatti, è valida ai fini dell’erogazione della prestazione, fatto salvo il diritto degli Enti erogatori di richiedere idonea documentazione volta a dimostrare la completezza e la veridicità dei dati dichiarati.
Gli Enti erogatori svolgeranno, singolarmente o mediante un apposito servizio comune, tutti i controlli ulteriori che si rendessero necessari e provvederanno ad ogni adempimento conseguente qualora fosse verificata la non veridicità dei dati dichiarati....
Ovviamente l’ultimo capoverso sarà piaciuto moltissimo ai responsabili degli enti erogatori che potranno finalmente dare qualcosa da fare ai dipendenti pubblici improduttivi. Per non dire della gioia delle Fiamme gialle finalmente impegnate nell’opera meritoria di stanare quei cattivoni degli evasori fiscali che affossano la nostra bella Italia:
...2.3) Controlli della Guardia di Finanza (art. 4, commi 10 e 11)...
... Per assicurare il coordinamento e l’efficacia dei controlli suddetti, il legislatore ha previsto che vengano comunicati alla Guardia di Finanza i nominativi dei richiedenti nei confronti dei quali l’Agenzia delle entrate ha rilevato divergenze nella consistenza del patrimonio mobiliare (art. 4, comma 11). ...
... 3) Convenzioni con i Centri di Assistenza Fiscale
Il comma 1 dell’art. 4 bis fa salva la possibilità che l’Istituto, per l’alimentazione del Sistema informativo ISE/ISEE, possa stipulare delle apposite convenzioni con i Centri di Assistenza Fiscale. ...
udite udite: gratis et amore dei. Per qualche motivo, l’attività pro bono (!) fa aggio sull’aziendalismo
... 4) Redditi da dichiarare ai fini ISE/ISEE
Con la modifica di cui all’art. 34 della legge 183/10 si individuano altre componenti del reddito da dichiarare, oltre quelle previste dall’art. 3, comma 1, delle norme integrate dai D.P.C.M. n. 221/99 e n. 242/01. ...
 
III. Schematizzando la lista riportata nell’art. 3 del DPCM n. 221/99 si ottengono le seguenti voci:
"Art. 3 – Criteri di valutazione della situazione reddituale.
1. L'indicatore della situazione reddituale è determinato sommando per ciascun componente del nucleo familiare:
a) il reddito complessivo risultante dall'ultima dichiarazione presentata ai fini delle imposte sui redditi delle persone fisiche,
b) i redditi di lavoro prestato nelle zone di frontiera
c) i proventi derivanti da attività agricole
d) il reddito figurativo delle attività finanziarie
2. Ai fini della determinazione del patrimonio mobiliare devono essere considerate le componenti di seguito specificate, possedute alla data del 31 dicembre dell'anno precedente alla presentazione della dichiarazione sostitutiva
a) depositi e conti correnti bancari e postali
b) titoli di Stato, obbligazioni certificati di deposito e credito, buoni fruttiferi e assimilati
c) azioni o quote di organismi di investimento collettivo di risparmio (Oicr) italiani o esteri
d) partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate in mercati regolamentati
e) partecipazioni azionane in società non quotate in mercati regolamentati e partecipazioni insocietà non azionarie
f) masse patrimoniali, costituite da somme di denaro o beni non relativi all'impresa
g) altri strumenti e rapporti finanziari ... nonché contratti di assicurazione mista sulla vita e di  capitalizzazione
h) imprese individuali
...
4. Il modello di dichiarazione sostitutiva di cui all'articolo 4, comma 6, del decreto legislativo n. 109 del 1998 individua classi di valore della consistenza del complessivo patrimonio mobiliare del nucleo familiare; ai fini del calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente il valore del complessivo patrimonio  mobiliare del nucleo familiare di cui al comma 2 è assunto per un importo pari alla classe di valore più vicina per difetto all'effettiva consistenza del patrimonio stesso.

"Art. 4 - Criteri di valutazione della situazione patrimoniale
 1. Gli enti erogatori possono integrare l'indicatore della situazione reddituale, come definito dall'articolo 3, comma 1, con la situazione patrimoniale di ciascun componente del nucleo familiare, considerando a tal fine i seguenti valori patrimoniali:
a) il valore dei fabbricati e terreni edificabili e agricoli, intestati a persone fisiche diverse da imprese, quale definito ai fini Ici al 31 dicembre dell'anno precedente a quello di presentazione della dichiarazione sostitutiva di cui all'articolo 6. indipendentemente dal periodo di possesso nel periodo d'imposta considerato. Dal valore complessivo così determinato si detrae l'ammontare dell'eventuale debito residuo alla stessa data del 31 dicembre per mutui contratti per l'acquisto di tali immobili o per la costruzione dei predetti fabbricati;
 b) il valore del patrimonio mobiliare determinato secondo i criteri di cui all'articolo 3, commi 2, 3 e 4."

Gli enti erogatori possono ...
"3. Dalla somma dei valori del patrimonio mobiliare e immobiliare si detrae, fino a concorrenza, una franchigia pari a lire 50 milioni, elevata a lire 70 milioni qualora il nucleo familiare risieda in una abitazione di proprietà."
Le franchigie sono state più volte bersagliate di critiche in quanto favorevoli ai possessori di abitazione rispetto agli affittuari.
"4. L'importo così determinato è moltiplicato per lo specifico coefficiente stabilito dall'ente erogatore, entro il valore massimo di 0.20".
che costituisce ulteriore discrezionalità in capo all’ente erogatore.

IV. Nel  DPCM  4 aprile 2001, n. 242 vengono indicati adeguamenti vari tra i quali un incremento della detrazione per affitto, la diminuzione delle franchigie, e viene modificato l’articolo 4 sostituito dal seguente:
“Art. 4. Indicatore della situazione patrimoniale
1. L'indicatore della situazione patrimoniale è determinato sommando, per ciascun componente del nucleo familiare i seguenti valori patrimoniali:
a) il valore dei fabbricati e terreni edificabili ed agricoli, intestati a persone fisiche diverse da imprese, quale definito ai fini ICI al 31 dicembre dell'anno precedente a quello di presentazione della dichiarazione sostitutiva di cui all'articolo 6, dipendentemente dal periodo di possesso nel periodo d'imposta considerato. Dal valore così determinato di ciascun fabbricato o terreno, si detrae, fino a concorrenza, l'ammontare dell'eventuale debito residuo alla stessa data del 31 dicembre per mutui contratti per l'acquisto dell’immobile o per la costruzione del fabbricato. Qualora il nucleo risieda in abitazione di proprietà, dalla somma dei suddetti valori si detrae per tale immobile, in alternativa alla detrazione del debito residuo, se più favorevole e fino a concorrenza, il valore della casa di abitazione, come sopra definito, nel limite di L. 100.000.000. ... ... ...(dettagli di attribuzione)
b) il valore del patrimonio mobiliare calcolato secondo i criteri di cui all'articolo 3, commi 2, 3 e 4.
Da tale valore si detrae, fino a concorrenza, una franchigia pari a L. 30.000.000. Tale franchigia non si applica ai fini della determinazione del reddito figurativo di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d).
2. I valori patrimoniali di cui alle lettere a) e b) del comma 1 rilevano in capo alle persone fisiche titolari di diritti di proprietà o reali di godimento.”.

V. E con ciò si pone termine alla discrezionalità (siamo ad inizio 2001).
Ma ora basta menare il can per l’aia. 
Veniamo al clou della narrazione (si fa per dire ..). Signore e signori, forse per l’ultima volta su queste scene, la casa di proprietà (di grandissima parte) degli  italiani. 
E se non dovesse bastare il combinato disposto delle progressive modifiche alla normativa ISEE, le esortazioni di Landini, ripetute negli studi la7 per la gioia della augusta sopravvissuta (alle vacanze) Dietlinde e per quella di noi tutti, alla riforma (rintocchi a morto in vicinanza) del catasto metteranno il carico da undici: grazie compagno Landini.

VI. Mi sembra necessaria una nota introduttiva, che rispecchia esclusivamente il mio sentire in proposito, sulla questione nauseabonda dei furbetti che traggono indebiti vantaggi dalla normativa
C’è un che di complottismo in tale modo di pensare. 
Ma, in fin dei conti si ricade sempre lì: i trattati europei sono buoni, siamo noi cattivi che li stravolgiamo a nostro vantaggio. E meno male che c’è la germagnia (bionda, giovane e bella, con gli occhi azzurri) che ce lo impedisce. 
Nel caso dell’ISEE potrebbe suonare più o meno così: i parlamentari e i governi avevano fatto una norma bella e buona e voi cattivoni evasori che non siete altro l’avete stravolta a vostro vantaggio e ci avete costretto a mostrare la faccia feroce. D’altra parte questo coinciderebbe con una sostanziale irresponsabilità da parte dei governanti che sarebbero esentati dall’usare il cervello (?!) quando fanno norme o aderiscono a trattati. Unicuique suum. E da qualche anno sono state cambiate in fretta e furia le caratteristiche dei reati contro lo Stato (non mi badate: sono complottista).

VII. Vediamo quali sono i più gettonati:
-  Non tutti i flussi di denaro diretto verso il richiedente  erano prima considerati reddito (ad es. Le provvidenze assitenziali, previdenziali  e indennitarie). 
La nuova normativa tappa questa falla. Tutti contenti di aver spuntato una delle frecce dei furbetti? No.Tre sentenze del Tar del Lazio (Sezione Prima del TAR del Lazio, n. 2454/15, n. 2458/15 e n. 2459/15) modificano parzialmente l’impianto di calcolo dell’Indicatore della Situazione Reddituale (ISR) voluta da dal diversamente empatico e (dai cloni) seguenti.  
Le ambiguità permarrebbero e favorirebbero questa volta le famiglie che aiutano personalmente i familiari non autosufficienti (o che, magari, usano servizi esterni senza pagarli in modo regolare), contro le famiglie che utilizzano servizi esterni a pagamento;
- Conti correnti e loro consistenza. Nel passato in molti avrebbero dichiarato nell’ISEE di non possedere alcun conto corrente bancario o postale, altri avrebbero lasciato il conto a zero il 30 dicembre per indicare nell’ISEE di avere il conto a secco al 31 dicembre (data di riferimento presa dalla vecchia normativa). La nuova normativa azzera l’autodichiarazione di tali consistenze richiedendo sia il saldo al 31 dicembre sia la consistenza media annuale dei conti. Tali certificazioni devono venire rilasciate dallo sportello bancario e postale. Per chi dichiara di non possedere conti correnti ci sono i controlli dell’INPS in unità con l’Agenzia delle entrate;
VIII. - Ovviamente il patrimonio immobiliare che si tratta di seguito.



Le due tabelle precedenti sono tratte dalla pubblicazione CGIL – Confronto fra vecchio e nuovo ISEE – Roma febbraio 2014 (se vi fate sangue marcio leggendola non maleditemi non serve a niente). 
Se mi è concessa una nota personale aggiungerei che a trastullarsi con la giustizia (virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno quel che gli è dovuto... cit. Treccani), si perde notoriamente la vista e si perde altresì di vista il diritto, specie quello costituzionale. 

IX. Comunque sia le due tabelle riportano il seguente commento: 
I nuclei familiari che risiedono in una casa di proprietà con rendita catastale non aggiornata hanno, a parità di reddito e di valore commerciale dell’abitazione, un vantaggio competitivo (è una vera patologia! Come ci è del resto già ben noto – NdE) legale nel caso d’indicatore calcolato con il vecchio Dpcm pari ad un 3,0% ogni cento euro di minore importo della rendita base da quella corrispondente al valore di mercato. Tale percentuale si raddoppia nel caso in cui l’indicatore è calcolato con il nuovo Dpcm in cui il valore dell’abitazione pesa di più a causa della rendita rivalutata moltiplicata per 1,6 e per la franchigia che non è più fissa, ma proporzionale.”  
Dottorlivore liberato.
A queste tabelle se ne può affiancare un’altra (che ho riassunto schematicamente sotto), in cui il cambiamento tra ICI e IMU (dettato ovviamente dal non esistere più l’ICI sostituita dall’IMU) rende evidente che i cittadini saranno assoggettati ad un trattamento maggiormente uniforme.
 Valore ICI
Rendita
Valore IMU
70 000
700
110 000
200 000
2 000
320 000

La tabella completa a : http://www.arpe.roma.it/materialeaggiornamenti/imu_2.pdf
Che non ha bisogno di troppi commenti (s’intende che posso aver troppo schematizzato e anche sbagliato: in tal caso ...)
Con la riforma (campane a morto in vicinanza) del catasto Landini e tutta la dirigenza CGIL saranno contenti e anche il ministro del tesoro: l’ISEE fornirà il magico numeretto superiore a 25000 e tutti i vecchietti saranno diventati abbastanza ricchi da pagarsi la badante.