giovedì 24 marzo 2016

QUALCOSA E' CAMBIATO: ESSI SONO TORNATI E IL TERRORISMO...NELLA NOTTE DELLE DEMOCRAZIE


https://uniticontrounsistemamalato.files.wordpress.com/2015/01/g-orwell.jpg?w=520&h=326

1. ...E quindi la guerra agli Stati nazionali sovrani deve essere incessante e condotta con ogni mezzo



2. Ripubblico, opportunamente montate, le informazioni e analisi complessive, provenienti da diversi post, sulla correlazione tra insorgere del terrorismo, - cioè circa le sue cause che, se rimosse, consentono di combatterlo realmente-, e Stato sociale "pluriclasse", cioè quello che si fonda sulla sovranità in senso moderno e democratico, e che, dunque, pone al centro dei propri valori la tutela dei diritti sociali il cui epicentro è il diritto al lavoro (inteso come politiche economiche di pieno impiego). 
Avvertenza: i links inseriti, consentono di estendere i dati in modo da avere un quadro completo degli elementi culturali, economici e ideologici rilevanti per la comprensione.





3. Questo vale sul fronte delle evidenti cause del terrorismo quando si trova a colpire Stati de-sovranizzati in nome della "costruzione €uropea" e, quindi, in nome di politiche ordoliberiste che ne limitano a tal punto la capacità d'azione, che si produce un'orda (multi-etnica) di disperati in cerca di dignità identitaria: un fenomeno prevedibile e meccanicistico, tanto da essere praticamente un costo programmatico, comunque considerato tollerabile, se non "necessitato", dalle teorie liberiste: un costo dovuto al combinato tra mercato del lavoro-merce, deflazione salariale realizzata mediante massiccia immigrazione e limitazione del deficit pubblico, da una parte, e conseguente assetto oligarchico con eliminazione strutturale della mobilità sociale:

"...gli immigrati in Occidente, scacciati dalla loro terra per gli effetti di impoverimento permanente determinato dalle ex e post colonizzazioni, imposte dagli spietati "mercati". 
Siano essi di prima o di seconda generazione, questi immigrati non soffrono "soltanto" della mancata integrazione determinata da omissione o fallimento di presunte politiche sociali e culturali (ovviamente cosmetiche), quanto della IMPOSSIBILITA' strutturale di un'integrazione che deriva da impostazioni di politica economica rigide e insensate, incentrante sull'idea della deflazione, della competitività e della connessa riduzione dello Stato sociale.

Tutti insieme, immigrati e strati crescenti della stessa popolazione autoctona dei paesi occidentali, soffrono di impoverimento e della arrogante imposizione della "durezza" del vivere da parte di una governance che vive nel più sfacciato privilegio della rendita economica (anche in Italia). 
  Gli immigrati, specie della seconda generazione, finiscono per sbattere contro il muro della FINE DELLA MOBILITA' SOCIALE IMPOSTA DAL PARADIGMA NEOLIBERISTA:  quando si accorgono di essere destinati a un irredimibile destino di lavoratori-merce, che si aggiunge, in sovraccarico, alla continua tensione razziale e culturale con gli strati più poveri della popolazione del paese "ospitante", sono nella condizione "ideale" per abbracciare l'Islam integralista.    
L'adesione a ideologie radicali islamiche restituisce loro dignità, identità e una risposta alle frustrazioni della tensione con gli "impoveriti" del paese ospitante. Questa tensione è tanto più acuìta quanto più questi ultimi, gli "autoctoni", sono essi stessi assorbiti nella voragine del lavoro-merce. Come esito di tale processo ormai ultraventennale, gli immigrati sono posti, pur essendo (teoricamente) in condizioni materiali diverse da quelle dei disperati concittadini (o ex tali) delle terre di orgine, nella stessa attitudine di rabbia e disperazione dei diseredati dei paesi più impoveriti del mondo.

Lo scatenarsi, anche nella forma del fanatismo religioso terroristico, di sub-conflitti "sezionali", tra credenze teologiche, stili di vita, pregiudizi razziali e etnici, sono solo il sottoprodotto di società globalizzate votate a destrutturare gli Stati democratici pluriclasse dell'Occidente (ex illuminista?): questi sono, o erano, gli Stati aventi come obiettivo sia la mobilità e la giustizia sociali "interne", in Occidente (dove si era affermato questo tipo di democrazia), sia quello di autolimitarsi dall'intraprendere azioni che stabilizzassero tali ingiustizie  nel c.d. Terzo Mondo."

4. Questo vale sul versante dell'onda di emigrazione dal medio-oriente e dall'Africa e per le sue evidenti implicazioni con il manifestarsi, attuale e futuro, del terrorismo stesso. 
Aggiungo delle traduzioni dei passaggi non in lingua italiana, vista anche la richiesta di lumi pervenutami su twitter a seguito di questa mia intervista:

"Ma "l’eau tiède de George W. Bush" (traducibile in "scoperta dell'acqua calda), l'idea dello scontro di civiltà, come l'ha definita Alain Chouet, ex capo dei servizi segreti francesi (non un borghese radical-chic, credo), ha il fascino della semplicità, nonostante "les résultats désastreux de cette politique aux États-Unis."

Quanto all'aspetto culturale, credo potrebbero tutti riconoscere che "Tout le monde peut nourrir des pensées mauvaises, horribles ou dégoûtantes. Mais elles restent de simples fantasmes à moins que l’on ne trouve un moyen de les manifester concrètement dans le monde qui nous entoure.

Ainsi, pour comprendre comment l’idéologie qui anime l’État islamique a réussi à rassembler les ressources matérielles nécessaires pour conquérir un espace plus grand que le Royaume-Uni, nous devons inspecter de plus près son contexte matériel." (qui la fonte, con una ricostruzione, per noi abbastanza risaputa ma sempre utile, di queste fonti materiali). Traduzione: "Chiunque può nutrire pensieri malvagi, orribili e disgustosi. Ma questi restano dei semplici fantasmi a meno che trovino un mezzo di manifestarsi in concreto nel mondo che ci circonda. Così, per comprendere come l'ideologia che anima lo Stato islamico sia riuscita a raccogliere le risorse materiali necessarie per conquistare un territorio più vasto del Regno Unito, dobbiamo indagare più da vicino il suo contesto materiale".

Troppo prosaico? 
Vabbeh, ci metto allora anche un riferimento più concettuale: Radical, Religious, and Violent (Cambridge-London, The MIT Press, 2009,) di Eli Berman, uno dei testi di analisi economica del fondamentalismo islamico (e non solo islamico) più importanti apparsi negli ultimi anni. 
Che ci dice Berman? 
Che l'ideologia ha un ruolo mai sufficiente a rendere pericolosi gruppi radicali, ma occorre sempre un radicamento sociale, analizzato usando il modello del club, reso possibile dalla fornitura di servizi sociali in un contesto di Stato assente ed elevata disoccupazione. 
Ma guarda tu! 
Esempi di strategie di contrasto efficaci? Per dire (pag. 191):

"As we saw in the case of Egypt, President Nasser provided a crude but positive example of this constructive approach to preemptive counterinsurgency in the 1950s. 
He nationalized the schools, clinics, and other social service institutions of the Muslim Brotherhood, effectively shutting down their organizational base for two decades." Traduzione: "Come si è constatato nel caso dell'Egitto, il Presidente Nasser fornì, negli anni '50, un crudo ma positivo esempio di questo approccio costruttivo all'eversione. Egli nazionalizzò scuole, ospedali, a altre istituzioni sociali dei Fratelli Musulmano, sopprimendo con efficacia la loro base organizzativa per due decenni"

Ma il nasserismo è oggi un lontano ricordo: le "riforme" che l'Egitto - e non solo l'Egitto, ovviamente- ha implementato negli ultimi 15 anni hanno significato massicce privatizzazioni e un attacco, per quantità e qualità, a ciò che restava del settore publico, in quanto, come dice la solita Banca Mondiale (citata da Hanieh),

"reduc[e] government employment and the wage bill [through measures such as] lowering remuneration for new entrants, adjusting the pay scale to strengthen the link between compensation and productivity, and focusing on nonwage benefits that distort labor decisions, such as generous pension systems and family allowances that add to the lure of employment in the public sector".
Traduzione: "ridurre l'impiego pubblico e il costo relativo del lavoro [attraverso misure come] l'abbassamento della retribuzione di entrata, l'aggiustamento della dinamica salariale per rafforzare il legame tra compensi e produttività, e "focalizzarsi" sui benefici non retributivi che distorcono la scelta dell'occupazione, come sistemi pensionistici generosi e benefici sul carico familiare, tali da aumentare l'appetibilità dell'impiego nel pubblico settore" 
Morale: se lo Stato non è mai la soluzione, ma sempre il problema e il divieto di ingerenza un lontano ricordo, ISIS et similia ce li teniamo.
"
5. Sull'importanza, (sempre più dimenticata in tempi di governo mondialista e di spinta alla de-sovranizzazione degli Stati-brutti),  del principio di diritto internazionale di "non ingerenza", rinvio alla lettura o ri-lettura del post sotto indicato (è "lunghetto", ma consente di comprendere come il diritto internazionale non è sempre stato come quello che oggi viene dato per scontato. Diciamo che qualcosa è cambiato: ESSI sono tornati):

"L'ECO" DELLA (NON)GUERRA CON L'ISLAM E IL PRINCIPIO DI NON INGERENZA. GOVERNANCE ECONOMICA GLOBALE VS. DEMOCRAZIA (sostanziale)






martedì 22 marzo 2016

ESERCITAZIONI DI ECONOMIA MONETARIA: VON HAYEK E I BIT-COIN PER FESSI



http://image.slidesharecdn.com/2-crescitabatteristud-120423124715-phpapp01/95/2crescita-batteri-stud-16-728.jpg?cb=1335185308

Questo post di Bazaar non si limita a indicare come una moneta "senza Stato, né legge", nè intermediazione bancaria, né banche centrali, assomigli a uno schema Ponzi (frazionato su un numero indefinito di partecipanti che vi concorrono): ci dice pure il "perché" si abbia interesse a diffondere uno strumento del genere. La "quantità" di bitcoin matematicamente emettibili  è sempre un dato insito nel sistema e a un certo punto il suo valore può crollare, perché ce ne sono troppi e qualcuno si è illuso che la sua stabilità (o, in una prima fase, crescita) di valore fosse magicamente ottenibile con la mera adesione allo schema.
L'interesse è dunque abbastanza evidente: ricreare un gold standard senza l'oro, cioè intrinsecamente ancor più deflazionista. 
La crisi di liquidità è innescata in automatico; è strutturalmente insita nel sistema, e l'economia  legata a tale "moneta", inevitabilmente, rallenta paurosamente. 
Rammentiamo che sottostanno ad essa delle transazioni, cioè la moneta si acquisisce mediante il conferimento di un valore - cioè moneta in altra valuta, prestazioni personali e di merci- e che i relativi pagamenti devono comunque essere eseguiti e, al momento della indispensabile "correzione quantitativa" i "sistemisti" dell'ultima ora, vedranno in pratica svalutata la propria controprestazione in modo repentino e distruttivo. 
E con tale inevitabile correzione, all'interno di un similie sistema, transazioni, investimenti e soprattutto, occupazione (la realtà sottostante dei controvalori immessi nel sistema), crollano.
Ma non c'è neppure uno Stato con cui potersela prendere per politiche deflazioniste che risolvono il conflitto di classe a danno della gente comune. Non c'è alcuna reazione politica organizzabile: il meravigliso mondo di von Hayek (o di Elysium) dilaga senza più alcun anticorpo nell'organismo sociale.

"E voi che siete i paladini del bit coin, e siete certi che non sia uno schema di Ponzi, dite sinceramente, perché lo comprate? Perche vi aspettate che aumenti di valore, suppongo. 
Ovvero esattamente come in uno schema di Ponzi in cui si spera sempre che la catena, lo schema continui e tu guadagni sull'aumento di prezzo di quelli che vengono dopo di te... solo che ad un certo punto c'è sempre il solito problema: nessuno vuole più comprarlo, il mercato si satura e gli ultimi malcapitati iniziano a vendere.  E così il prezzo crolla. 
Vi ricorda qualcosa? A me ricorda tanto una delle ultime tre grandi bolle dell'ultimo anno. Solo che siccome il bit coin non è palesemente basato su una truffa come l'originario schema di Ponzi, mantiene sempre quel minimo di affidabilità che permette agli avventori più spregiudicati o ingenui di entrare di nuovo, fino alla nuova bolla.
In questa prospettiva le chiacchiere dal sapore molto "no global" antisistema sulla nuova moneta "libera e decentralizzata", sarebbero l'equivalente delle chiacchiere da imbonitore con l'unico scopo di far entrare nuova gente nello schema. 
E non si tratta di truffati, perché anche in uno schema di Ponzi ci sono quelli che si arricchiscono, anche se entrati a metá. Per questo semplice motivo io ho deciso di investire, perché spero di essere uno di quelli che entrano ed escono in attivo quando sono ancora in tempo. Ma non è detto che sia così. La bolla potrebbe continuare ad espandersi per mesi o per decenni o esplodere domani."
Ma ben si tratta di un esperimento, di una prova generale: di cui, come vedremo nel post (e come abbiamo visto), anche l'euro fa parte. 
La progressione inarrestabile verso la moneta privata senza Stato(brutto), e la deflazione come condizione strutturale dell'economia globalizzata e del capitalismo anarchico. L'acme dell'assetto oligarchico e della devastazione sociale...

“Esercitazioni” di economia monetaria...  Friedrich August von Hayek e i Bitcoin per fessi.

«Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d'uomo; e il suo numero è seicentosessantasei»
Apocalisse 13:16-18
Come approfondimento riguardo alle riflessioni sull'istituzione monetaria,  si propone come caso di studio una particolare tipologia di moneta alternativa che occupa da anni le colonne dei giornali, fornendo una visibilità le cui conseguenze non sono così scontate e – soprattutto – non necessariamente auspicate da chi abbia interiorizzato il valore della democrazia: la democrazia fondata sull'impegno dello Stato-nazione ad emancipare le classi oppresse tramite la tutela del lavoro.
  
1 – Il caso di studio: non c'è niente di più oscuro di ciò che ci è familiare.

«I peggiori malfattori sono coloro che non ricordano, semplicemente perché non hanno mai pensato e – senza ricordi – niente e nessuno può trattenerli dal fare ciò che fanno. […] pensare a cose passate significa muoversi nella dimensione della profondità, mettere radici e acquisire stabilità, in modo tale da non essere travolti da quanto accade – dallo Zeitgest, dalla Storia, o semplicemente dalla tentazione. Il peggior male non è dunque il male radicale, ma è un male senza radici. » Hannah Arendt, “Alcune questioni di filosofia morale”, ET Saggi, pagg.54-55
Ci sono due attività che gran parte della popolazione occidentale svolge quotidianamente: pagare un qualsiasi bene di consumo, ed usare un calcolatore elettronico; [→] immancabilmente ci si ritroverà a confrontarsi con torme di economisti monetari E amministratori di sistemi operativi. 

Insomma, esiste un forte rischio di assistere ad un trionfo di espertologia (al quadrato).

Prima di affrontare i possibili scenari strutturali a cui possono essere propedeutici certi fenomeni del costume e della tecnologia finanziaria, ci concentreremo su questo “caso di studio” perché porta  a riflessioni, tanto di carattere strutturale, quanto sovrastrutturale; ad iniziare dal fatto che ci troviamo di fronte ad un interessante fenomeno di modernismo[1], di cui si possono scorgere tanto determinate spinte (contro)rivoluzionarie caratterizzanti il neomalthusianesimo “di Gaia”, quanto di quello che contraddistingue i  "visionari" di distopie alla Bertrand Russell.

Sia appassionati di tecnologia digitale, sia commentatori di fatti economici – direttamente o indirettamente – promuovono curiosità sul progetto, che – stando con i suoi creatori – è riassumibile in: “liberarsi dalle banche cattive tramite le crittomonete inventate degli hacker buoni”.

Bene: si proverà invece ad argomentare come la via della schiavitù[2] ci stia conducendo alla destinazione finale.

Che cosa sia di per sé il Bitcoin non interessa più di tanto: viene definito una “crittovaluta”; ovvero si usa quell'arma potente che è la crittografia - nata per tutelare integrità, confidenzialità  e disponibilità delle informazioni e delle comunicazioni – per produrre in modo decentralizzato “base monetaria” con una funzione che dipende da variabili esogene come lo stato della tecnologia (la potenza di calcolo di un processore commerciale, o il numero di nodi dedicati al calcolo parallelo, ad esempio) o endogene, come la difficoltà  implicita presente in un algoritmo nel risolvere problemi di calcolo complessi.

L'informazione da tutelare, in questo caso, consiste nel sistema di transazioni economiche che debbono essere registrate in una base di dati distribuita tramite protocolli che permettono di ridondare le informazioni su un numero indefinito di nodi (i nodi sono formati dai diversi calcolatori con i relativi programmi che compongono la rete Bitcoin).
Questa base dati è un libro mastro digitale in cui sono registrate le transazioni, e in cui il bitcoin viene usato come unità di conto. 

Chi consuma energia elettrica (!) per risolvere questi problemi complessi – la cui soluzione consiste in in un blocco di chiavi crittografiche che possono essere raffigurate come i “numeri seriali” delle “monete coniate” – viene remunerato con un compenso pari ad una frazione dell'unità di conto.

Si avrà quindi una simpatica “base monetaria” che si espanderà “asintoticamente” verso un limite prefissato che verrà raggiunto[3] entro una certa data (che, a differenza degli asintoti senza “virgolette”, non è “infinito”, ma è “tra circa centotrent'anni”). Cioè, il numero totale di unità di conto è limitato e determinabile in base ad una funzione che ha in ascisse il tempo e in ordinate la “quantità di moneta”[4].
A quel punto il simpatico sistema continuerà a deflazionare ad libitum.

(Fare un bel respiro, e provare a continuar la lettura...)
Per poter gestire la contabilità, i moduli non si dovranno preoccupare di gestire molte cifre dopo la virgola, ma di quanti decimali gestire prima (per un limite di otto).  
Una moneta che deflaziona per natura.

(Quando lo hanno riferito a Krugman, gli è venuto uno s'ciopone[5]...)
Si può pensare, “bè, cosa vuoi che capiscano dei geek di economia e finanza...”.

La questione, però, è che chi ha trovato la soluzione matematica – in coincidenza con l'esplodere della crisi finanziaria – per risolvere svariati problema di natura tecnica e teorica, è anonimo,[6] e si hanno elementi per desumere che non fosse un hacker (ad iniziare dal fatto che pare sia difficile trovare un hacker che usi prodotti Microsoft...).

Inoltre, coloro che hanno iniziato da almeno metà anni novanta a studiare un sistema per creare crittovalute pare proprio fossero stati i Servizi statunitensi.
«Recentemente [2013, ndr] un report dell'NSA emerso [1996, ndr], ‘prevede’ una moneta critto-elettronica molto simile al Bitcoin. Così simile, che, conoscendo il loro principale obiettivo, il problema sorge nel comprendere se questo report è una previsione, o un progetto.»[7]

Questa storia per cui tutte le “previsioni” distopiche paiono avverarsi  è, quantomeno, un must della letteratura scientifica e divulgativa di chi appartiene alla classe che “prende le decisioni che contano”.
Magari, si può pensare, ci si trova di fronte ad un subdolo tentativo di creare un false flag da parte della totalitaristica intrusività dello spionaggio anglo-americano per bloccare un progetto di emancipazione, o, viceversa, si è di fronte ad una certa abilità in tecniche d'anonimato da parte dell'autore del paper.

D'altronde, gli scopi enunciati appaiono così nobili, così cool. O no?
Vediamo.

2 - Se la moneta è un'istituzione, che struttura sociale sottende la diffusione delle crittovalute?
«Una versione puramente peer-to-peer di denaro elettronico permetterebbe di inviare pagamenti tramite Internet direttamente da una parte all'altra senza passare attraverso un istituto finanziario», cit. dall'abstract del paper per implementare il sistema di pagamenti in crittovalute.

«Il problema principale con la moneta convenzionale è tutta la fiducia che è necessaria per farla funzionare. La banca centrale deve essere credibile per non indebolire la moneta, ma la storia delle valute fiat è piena di incrinature di questa fiducia. Le banche devono essere affidabili per tenere il nostro denaro e trasferirlo elettronicamente, ma queste lo prestano a ondate di bolle di credito con appena una frazione come riserva. Dobbiamo fidarci di loro per la nostra privacy, fidarci di loro affinché ladri di identità non vengano lasciati prosciugare i nostri conti. I loro enormi costi di struttura rendono impossibili i micropagamenti», dalla presentazione del paper.

Sul manuale del software del 2011, possiamo leggere: « [...] Il Bitcoin è una valuta digitale peer-to-peer. Peer-to-peer (P2P) significa che non c'è autorità centrale ad emettere nuova moneta o a tracciare le transazioni. Invece, queste operazioni sono gestite collettivamente dai nodi della rete.  Vantaggi:
- i Bitcoin  possono essere spediti facilmente tramite Internet, senza la necessità di affidarsi all'intermediario.  Le transazioni sono progettate per essere irreversibili. Stai al sicuro dall'instabilità causata dalla “riserva frazionaria” e dalle banche centrali. L'inflazione limitata causata dall'offerta di moneta del sistema Bitcoin, è distribuita imparzialmente (dalla potenza della CPU) tramite la rete, non monopolizzata dalle banche ».

Insomma, possiamo ragionevolmente identificare che la teoria economica dietro agli obiettivi dichiarati coincida con quella descritta dal celebre documentario entrato negli annali della produzione multimediale cospirazionista, Zeitgeist[8]: un bel miscuglio tra teoria quantitativa della moneta e allarmismo sul funzionamento di un'economia a moneta creditizia come nella tradizione della scuola austriaca di von Hayek, Rothbard e von Mises, a cui il creatore della crittovaluta espressamente si rifà.

E noi sappiamo che, storicamente, dove c'è "complottismo"[9] c'è complotto[10], e l'obiettivo politico della letteratura pseudoscientifica pare essere sistematicamente l'opposto di quello che certi valorosi eroi cognitivi propongono come soluzione a favore degli interessi generali.

Innanzitutto – come già dal 2011 fece notare Paul Krugman – il sistema Bitcoin è il ritorno del gold standard contro cui Keynes si battè strenuamente.

«In effetti, il Bitcoin ha ricreato nel suo mondo privato il gold standard, in cui l'erogazione di moneta è fissa invece che soggetta ad essere incrementata dallo stamparne altra.
Quello che noi vogliamo da un sistema monetario non è che le persone si arricchiscano tenendo la moneta; noi vogliamo che faciliti le transazioni e renda ricca l'intera economia. E non è assolutamente ciò che sta accadendo con i Bitcoin [...] L'economia dei Bitcoin ha subìto materialmente una forte deflazione. E, a causa di questo, ci sono incentivi a trattenere la moneta invece di spenderla. [...]
Così nella misura in cui l'esperimento non ci dice nulla sui regimi monetari, rinforza le ragioni contro qualsiasi cosa come un nuovo gold standard - perché mostra, appunto, quanto sia vulnerabile un sistema di questo tipo all'accumulare moneta, alla deflazione e alla depressione»

(Si presti attenzione al collegamento tra modernismo e reazione, imponendo la conservazione dell'ingiustizia sociale tramite scienza e tecnologia)

In pratica, quello che Keynes chiamava «relitto barbaro», viene riproposto restaurato, aggiornato alla “sovrastruttura 2.0”, e spacciato come soluzione ad ogni male finanziario.

Se l'idea keynesianamente assurda di dover estrarre oro per poter emettere moneta aveva almeno come contropartita l'accumulo di un metallo prezioso dotato di valore intrinseco, l'energia spesa per produrre bitcoin non permette nemmeno alla crittovaluta di essere in alcun modo una stabile “riserva di valore”.

Un blocco di bitcoin non è altro che un lingotto virtuale: infatti, la produzione di bitcoin viene chiamata mining, ovvero “estrazione”.

Abbiamo quindi un numerario che non è stabile riserva di valore e che, come mezzo di pagamento, viene tendenzialmente trattenuto perché alimenta l'aspettativa di crescere di valore con il tempo.

Bene: ma cosa dà valore a queste monete?
La struttura di diffusione è quella simile ad un marketing piramidale ma, stando con la World Bank, non avremmo a che fare con uno schema Ponzi[11]: per forza, dice, questo non è truffaldinamente “deliberato”, ovvero i Charles Ponzi sono tanti inconsapevoli e sono stati tutti i pionieri che hanno costruito e promosso il sistema, accumulando la moneta a costi irrisori rispetto a quando, magari, è stata venduta anni dopo: e gli ultimi arrivati?



Notare che i Bitcoin sono stati promossi prima della crisi bancaria di Cipro, con  questo effetto: una bella impennata prima di crollare rovinosamente.

Ma dopo Cipro, in quale altro Paese è stata promossa la valuta?

In Grecia....

E da chi?

Dal mitico Yanis Varoufakis!

(In Italia pare invece che il genitore “uno” potrà pagare gli alimenti al genitore “due” tramite crittovalute grazie a SEL...)

Ma non è finita: la World Bank è stata allertata da ricercatori della Boston University dei pericoli derivanti da questo prodotto di reazione modernista; in particolare evidenziano che (v. punto 10): il bitcoin è un attacco allo Stato sovrano, «minando il legame tra moneta e sovranità», creando gravissime situazioni di instabilità finanziaria.
Soprattutto, «chi ha creato l'algoritmo, il protocollo, e chi gestisce il libro mastro ed estrae le monete virtuali, diventerebbe il nuovo banchiere centrale, controllando una base monetaria. Un immenso potere e responsabilità».

Ovviamente, di queste crittomonete, ci sono già diversi progetti in concorrenza...
« [Come per la moneta unica...] dalla proposta di Hayek [di]: "togliere allo Stato il monopolio della moneta e sostituirlo con una competizione fra banche private che forniscono moneta esattamente come qualsiasi altra impresa fornitrice di beni o servizi. La sua proposta va quindi ben al di là di quanto avevano visto quasi tutti i Paesi occidentali sino alla fine dell'Ottocento, quando vi erano diversi istituti di emissione, perchè tali istituti stampavano comunque banconote denominate nella valuta nazionale, mentre Hayek propone di dissolvere completamente il concetto di banca centrale di emissione.», introduzione a F.A.Hayek, “La denazionalizzazione della moneta”, nella traduzione italiana, ETAS, 2001


3 – Conclusioni
Alcune delle colonne portanti della struttura su cui pare si voglia edificare la nuova organizzazione sociale dell'ecumene globale, pare facciano capolino.
È interessante focalizzarsi sul processo.

Dialetticamente il coas è gravido di un nuovo ordine: magari all'anarchia finanziaria e monetaria verrà proposta come auspicata soluzione stabilizzatrice, chessò...  una moneta unica mondiale[12]?

Chiaramente, poiché pare che nei piani alti della City e di Wall Street (e dell'NSA...) studino con gran impegno Marx ed Hegel (essendo, nell'opinione dello scrivente, gran parte della letteratura liberale apparentemente inutile ed inservibile), il sistema sembra essere sempre lo stesso: la dialettica.
Possiamo schematizzarlo come segue:

a) la struttura, in ottica conflittualista, viene gestita marxianamente con la dialettica hegeliana;

1 – si sceglie una sintesi-obiettivo: “la conquista del mondo” (no, perché il livello è questo..)

2 – si sceglie una antitesi e la si chiama orwellianamente tesi: “lo Stato-nazione brutto porta alla guerra”, “le banche centrali sono lo strumento dei Rothschild con cui fanno er signoraggio e impongono la peggiore delle imposte, l'inflazione!, stampando i biglietti co' er torchio”

3 – si promuove una tesi e la si inietta mainstream in modo capillare e bipartisan, chiamandola orwellianamente antitesi: “Il federalismo kantiano porta cosmopolita pace e fa felici grandi e piccini”, “la democrazia diretta dei Bitcoin ci fa tutti più anarcolibertari[13]”

b) la sovrastruttura, in ottica funzionalista – ovvero statica e conservatrice –  viene gestita con la tecnica alchemica della “complementarità degli opposti”:

1 – la sintesi è per definizione nulla – ovvero non esiste –  cioè si produce stabilità politica nell'accezione di sedazione del conflitto tra classi;

2 –  non esiste contrapposizione dialettica su questioni sostanziali, ovvero strutturali (relative ai rapporti di produzione) – ma solo su questioni formali, ovvero il cui esito – facilmente manipolabile tramite i mezzi di comunicazione di massa –  incide esclusivamente sui fenomeni del costume e sulle sovrastrutture;

3 – l'energia “potenzialmente costruttiva” che proviene dall'aggressività sociale, ed utile nella lotta per l'emancipazione che coincide con la lotta per la difesa sovrana delle istituzioni democratiche, viene scaricata in forma di sterile livore in conflitti sub-sezionali: “giustizialisti vs garantisti”, “berlusconiani vs anti-berlusconiani”, “liberali per i diritti civili vs bacchetton-conservatori”, “terzomondisti vs xenofobi”, e via cosmetizzando il conflitto distributivo.

L'alimentare i conflitti sub-sezionali – come nella migliore tradizione federalista e liberale – produce quella politica del divide et impera necessaria a disgregare la coesione sociale, destrutturando l'identità nazionale e, in definitiva, la coscienza di classe. Ovvero il sotto-sistema (b) è un sistema di gatekeeping per la realizzazione del  sotto-sistema (a): questo non è altro che il processo di riforme strutturali volte alla pacificazione cartaginese del conflitto tra classi con l'obiettivo di vittoria sempiterna di una classe sulle altre: la fine della Storia.

(Mi ribello usando i bitcoin, 'cause I wanna be Anarchy!)



[1]      Cfr. con la citazione della Arendt all'inizio del paragrafo.
[2]      “The road to serfdom”, F.A. Hayek, 1943, dedicato dall'austriaco controrivoluzionario «ai socialisti di tutti i partiti».
[3]      Il limite massimo, nel caso del Bitcoin, sarà 21 milioni.
[4]      Si nota che in realtà la quantità di moneta in circolazione – risolto l'ultimo problema matematico – non sarà descrivibile da una retta parallela all'asse temporale, ma da una curva che tenderà a zero con t che tenderà ad infinito: se viene persa una moneta, (ovvero, “non hai fatto il backup del file che custodisce le tue preziose chiavi crittografiche, e ti si guasta il disco del pc di casa”), queste monete saranno definitivamente perse e non spendibili.
[5]      I non padani possono chiedere lumi lessicali al Poggio.
[6]      Il famoso pseudonimo è Satoshi Nakamoto, e, curiosa coincidenza o meno, ha una vicina assonanza con Tatsuaki Okamoto, ricercatore  nel campo della crittografia e coautore del report dell'NSA. 
[7]      Come antefatto, dobbiamo tenere a mente che le istituzioni finanziarie sono sempre state consapevoli del fatto che la deregolamentazione della finanza derivata fosse una scelta politica lievemente “rischiosa”.
[8]      Dopo averlo visto non ho dormito per diverse notti; un effetto peggiore sul mio stato onirico lo ha ottenuto solo “Alien”, ma ero fanciullo...
[9]      Il fatto che esistano le “teorie della cospirazione” - a maggior ragione se sono realistiche - non significa che queste siano funzionali a livello cognitivo: sono in qualsiasi caso utili a confondere intellettualmente e – soprattutto – emotivamente chi ricerca liberamente.
[10]    Ovvero convergenza di interessi oligopolistici: «People of the same trade seldom meet together, even for merriment and diversion, but the conversation ends in a conspiracy against the public, or in some contrivance to raise prices»; cioè «Persone che operano nel medesimo mercato raramente si incontrano –  anche solo per divertirsi e far festa – senza che la conversazione finisca in una cospirazione contro la collettività, o in qualche espediente per alzare i prezzi». Adam Smith, il padre dei liberisti, è notoriamente anche il padre dei complottisti: infatti, procede: «It is impossible indeed to prevent such meetings, by any law which either could be executed, or would be consistent with liberty and justice»; ovvero «È infatti impossibile evitare questo tipo di incontri per mezzo di atti aventi forza di legge che possano essere conformi ai principi di libertà e giustizia».  Insomma, il problema con i complotti - secondo il grande economista e filosofo morale – è che non ci possono non essere e non si possono evitare.
         
[11]    Si noti che gli austriaci non vanno mai e poi mai d'accordo l'uno con l'altro... che le basi epistemologiche siano lievemente “ballerine”?
[12]    Otto anni dopo, nel 2012: «La mia visione è semplice – dice Mundell – abbiamo bisogno di una valuta globale, o di quanto più vicino ci possa essere a una valuta globale. L'euro è un pilastro di questo nuovo ordine monetario insieme al dollaro e allo yuan. Oggi l'economia globale poggia ancora su un ordine monetario che fa punto di riferimento sul dollaro. Ma è chiaro che è un sistema che riflette il passato, oggi siamo in un equilibrio economico molto diverso con un peso specifico dell'America sull'economia globale già molto ridimensionato».  
Mundell dunque vede delle ragioni strutturali e politiche che vanno al di là dell'Europa per la sopravvivenza dell'euro. Ma lo stesso vale per l'Europa: «La scelta di creare l'euro fu una scelta politica. Non fu l'evoluzione naturale di un fenomeno economico. E le ragioni politiche e storiche prevalgono. L'Europa ha costruito il suo futuro sull'euro. Ci sono litigi e differenze per come ci si posizionerà guardando in avanti. Ma mi colpisce la miopia dei mercati, o di coloro che parlano di caduta dell'euro: qui non stiamo parlando di numeri o di statistiche, stiamo parlando di una visione politica [il Fogno al cubo, ndr]. Chi scommette contro l'euro lo fa a suo rischio e pericolo»
[13]    Video da guardare assolutamente per capire in che mani siamo. Sponsorizza Vivienne Westwood.

domenica 20 marzo 2016

PADOAN E LA SPESA PUBBLICA: I TECNICONI-ESPERTOLOGI IN FUORIGIOCO (ma la grancassa non se ne accorge)


http://www.infodata.ilsole24ore.com/wp-content/uploads/sites/82/2016/02/debit-pubblico.jpg
Come premessa guardate questo grafico e tenetelo a memoria ogni volta che un espertone ci viene a raccontare, a reti unificate, che il problema italiano è il debito pubblico.


1. Anche se la notizia è passata senza che le fosse dato un particolare risalto, - considerando che le TV a reti unificate continuano a spiegarci che il male dell'Italia è l'enorme spesa pubblica, chiamando puntualmente espertologi, sedicenti economisti, a spiegarcelo- una specie di clamoroso "contrordine" è arrivato.
Venerdì 18 marzo, tornando da Milano, mi imbatto, su vari quotidiani, in un "annuncio a sorpresa" di Padoan; "La Repubblica" gli dedica un trafiletto, ma su "Il Messaggero", (pag.13), c'è un vero e proprio articolo con tanto di commento.
Padoan, mentre starebbe per essere approvata la "flessibilità" di bilancio per il 2016, si arma di dati, che sono sempre stati disponibili, per dare "una risposta alla lettera con la quale l'Unione europea ha messo sotto osservazione l'Italia, sottolineando, tra i punti a sfavore, proprio i risultati poco brillanti della spending review".

2. Di questo argomento, in realtà abbiamo parlato, da anni, in lungo e in largo: citando Haveelmo, il moltiplicatore, l'incidenza della spesa pubblica corrente sul PIL; la causazione effettiva, per via di interessi cumulati conseguenti a divorzio e "vincolo esterno", dell'innalzamento del rapporto debito pubblico su PIL, e via dicendo.
Ma è estremamente interessante vedere le argomentazioni e i dati richiamati da Padoan a sostegno della propria risposta.
Anzitutto: "Sui tagli alla spesa l'Italia non ha fatto poco, ma tanto. Anzi troppo. Al punto che oggi potrebbe non essere più possibile effettuare nuove profonde sforbiciate al bilancio dello Stato".
I dati forniti dal Ministero dell'economia sono eloquenti: 
"tra il 2009 e il 2014, secondo le tabelle del Tesoro, l'Italia ha contenuto l'incremento della spesa primaria corrente all'1,4%, l'aumento più basso tra tutte le economie del mondo. In Germania e in Francia, nello stesso periodo, la spesa è salita del 12%, con una media nell'Unione europea del 9%.Tra il 2014 e il 2016, come evidenzia un'altra tabella, i risparmi, grazie alla revisione della spesa, sono stati di 25 miliardi di euro".



3. E si tratta di aumenti nominali, cioè che se fossero depurati dall'inflazione segnalerebbero, per l'Italia, una contrazione della spesa in termini reali. Una contrazione che ci pone in controtendenza, VIRTUOSA (secondo la logica europoide-tecno-pop), rispetto a tutta l'eurozona:

 http://www.genitoritosti.it/wp-content/uploads/2015/02/perri-realfonzo.jpg
 https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgHkRZyjXLCFWfhQXNX8KDNYiqtFS9o9-1qiDyFIJYYJfN1rP4ST5-M6f29PDGHpwAJTTwZtMRUklAEK6Sh8F5YY-ExDiuXGq7tZv_Jwp_cVpLWzAD6ExEEO69PgMJuhXHYV1AyBl0RaF2-/s1600/sp-reale.png

Ma, in modo tristemente scontato, politici ed espertologi hanno fatto riferimento alla spesa pubblica in ammontare assoluto, per dare una cifra di "millemila miliardi" di sprechi sottintesi, o, al massimo, si rifanno, i più tecniconi, al rapporto spesa su PIL: dimenticando che, proprio perchè è un rapporto, l'ammontare assoluto (che, se costante, segnala una contrazione in termini reali, cioè al netto dell'inflazione) cresce, se considerato in percentuale sul PIL, se il PIL stesso si contrae o rimane largamente stagnante, appunto com'è accaduto tra il 2009 e il 2015.

4. Ma anche i più tecniconi-espertologi dimenticano questo fatto, che implica una serie di deduzioni aritmetiche evidentemente troppo complesse, e, soprattutto, dimenticano il dato comparato della spesa pubblica primaria con gli altri paesi membri dell'UE-UEM, laddove la crescita (tranne che per la Grecia) è stata superiore a quella italiana: e proprio perchè il deficit, cioè la spesa pubblica, sono stati superiori rispetto all'Italia.
Il che, tra l'altro spiega il "miracolo spagnolo", in una realtà fiscale che non si sogna neppure, DOPO LA CRISI DEL 2007, aggiustamenti dei conti come quelli intrapresi in Italia, come attesta la enorme differenza tra saldi primari che vedete sotto riportata (eccedenza delle entrate-pressione fiscale sulla spesa primaria, al netto dell'onere degli interessi). 
Notare che la tabella sottostante, per i maggiori paesi dell'eurozona, quindi anche per la Spagna, ci riporta il solo deficit primario (cioè, tranne che per Italia e Germania, non un avanzo corrente ma un disavanzo), per cui per quantificare il deficit effettivo di bilancio bisogna assommare il rispettivo onere degli interessi sul debito pubblico. 
Il debito pubblico, come vedete più sotto in base alla tabella del FMI, in Spagna è praticamente triplicato dopo la crisi, e non promette nulla di buono per il futuro...nonostante le smanie di Salvati di imporre, solo agli italiani, una restituzione forzosa del debito, che distruggerebbe la nostra economia con una deindustrializzazione da bombardamento su Dresda:


http://it.actualitix.com/grafico/esp/spagna-debito-pubblico-per-cento-del-pil.png

5. Insomma, il fiscal compact, secondo la Commissione UE, è un canovaccio da applicare solo all'Italia.
O alla Grecia. 
Spedendo inevitabili "lettere, memorandum e moniti", accigliati e sussiegosi, da parte di personaggi assolutamente improbabili che, però, si aspettano di essere presi sul serio dai nostri media; e ci riescono. 
E va considerato che, mi piace rammentarlo, nel nostro universo mediatico, i fatti sono un optional e, come diceva Caffè, il "ricatto dell'appello allo straniero" è il metodo di governo italiano instauratori non appena è stata emanata la Costituzione del '48; per vanificarla e colpevolizzarci.
Da notare che questa classifica della spesa pubblica pro-capite si riferisce al 2013, avendo nel frattempo, ad es; la Spagna, avuto tutto il tempo per aumentare la propria spesa pro-capite in forza di altri due anni di deficit, come vedrete subito sotto, e per una media di 2 punti di PIL all'anno di variazione incrementale rispetto all'Italia. 
Ovviamente ciò non vuol dire che tale spesa sia stata "sociale", in Spagna, trattandosi di sgravi sul costo del lavoro e misure di aiuti alle imprese, cioè politiche supply side che servono per attirare "investitori esteri" (in sostanza perseguendosi il "modello Irlanda" di crescita fondata sull'aumento del debito privato...fino a nuova crisi da bolla finanziaria in qualche parte del mondo globalizzato):


http://www.infodata.ilsole24ore.com/wp-content/uploads/sites/82/2015/02/20150226-Bilanci-Eu.png


http://www.magdicristianoallam.it/public/Immagini/Senza%20titolo6.png

6. Poichè i dati che vi ho fornito, e ve ne risparmio altri, sono di fonte AMECO (cioè banca dati della Commissione UE) o FMI, questi dovrebbero essere ben noti alla stessa Commissione, quando si accinge a esternare i suoi solenni rimproveri contro l'Italia.
Allora sorge spontanea la domanda: come le scrivono le "lettere"? Sentendo prima un astrologo o basandosi sui luoghi comuni standardizzati sull'Italia, "per sentito dire" di corruzione-cricche-sprechi, che vengono inventati in Italia o ivi ridiffusi con entusiasmo dalle "classifiche" delle ONG finanziate da Soros?

Ma forse questa non è la domanda più importante. 
Il punto sono i nostri governanti che, durante questi anni, hanno compattamente alimentato l'eco mediatica del taglio della spesa pubblica per poter tagliare le tasse. E che ancora non ci rinunciano del tutto.
Il cambio di paradigma, peraltro, cioè la resistenza "improvvisa" alla spending review "selvaggia" - che, come evidenzia persino la Corte dei conti, ha portato a un tale abbassamento del livello di funzioni e servizi publici da non poter essere ulteriormente sostenibile-, pare una necessità disperata.
Il fatto è che, seguendo i desiderata dell'UEM, in primis dell'impostazione continuamente richiamata da Draghi, le riforme strutturali, cioè la svalutazione interna salariale (quella che non basta a Salvati perché ne vuole molta di più), le abbiamo intraprese.  
Con un piccolo particolare che possiamo vedere descritto qui, come immediato effetto del Jobs Act (e siamo solo agli inizi del "processo" di aggiustamento innescato):

7. Cosa vuol dire? 
Significa che la base contributiva della maggior componente del gettito fiscale dello Stato, cioè le ritenute alla fonte sul lavoro dipendente, tenderà INESORABILMENTE a ridursi; e con ciò le entrate dovrebbero diminuire. 
Se a questo effetto di medio-lungo periodo, determinato dalle riforme strutturali considerate più importanti, si aggiungesse anche un ulteriore taglio della spesa pubblica, ciò vorrebbe dire qualcosa di socialmente pauroso.
Oltre che sancire un'enorme difficoltà a far quadrare i conti e specialmente, a realizzare un avanzo primario di bilancio nella misura voluta dall'€uropa per rispettare il fiscal compact.
Di fatto, questa tendenza delle retribuzioni - non solo, si noti, cadono i compensi orari, ma anche il numero di ore lavorate, essendo in costante diffusione il part-time involontario e i famosi vouchers- porta al simultaneo scenario di una netta mancata ripresa dei consumi; o, in alternativa, alla crescita esponenziale di credito al consumo, ma di quello che diviene diffusamente sub-prime, cioè non restituibile, innnescandosi sulla "crisi bancaria" indotta dall'omonimo "Unione" in odore continuo di bail-in.

8. Infatti, in questa situazione, il trend dei "conti in ordine" dovrebbe essere quello amato da Boeri, cioè ulteriore taglio delle prestazioni pensionistiche, e accelerazione della disattivazione del servizio sanitario pubblico universale, tagliato nei trasferimenti alle Regioni in maniera costante e tanto più rilevante, in termini reali, quanto più la popolazione anziana accresce il suo peso demografico percentuale.
Per compensare le minori entrate e "avere i conti a posto" (per l'€uropa), secondo il trend del mercato del lavoro che si sta consolidando, dunque, occorrebbe intensificare la tassazione, cioè inasprire e non attenuare le aliquote sul lavoro; oppure, tagliare drasticamente la spesa pubblica in sanità, pensioni, servizi sociali e infrastrutturali sul territorio e via dicendo.
Torme di pensionati/e sotto il livello minimo di sussistenza, (e private della pensione di reversibilità, com'è ormai inevitabile), sarebbero senza prestazioni curative decenti e gratuite, mentre i disoccupati - cioè, i potenziali licenziabili senza remore, inclusi i contratti a tempo indeterminato una volta finito l'effetto degli sgravi contributivi-, e i precari e i part-time involontari, non sarebbero certo in grado di pagare i premi delle assicurazioni private sanitarie e previdenziali (a tacer d'altro).

Vi pare una situazione senza via d'uscita? Padoan, probabilmente, se ne rende conto benissimo. 
La Commissione UE, di certo dispone dei dati per comprenderlo. 
Ma nessuno pare demordere da questa tendenza: dire che bisogna rallentare e rimodulare la spending review, orientandola su sprechi e "riforme strutturali" della p.a., non cambia di molto questo futuro orwelliano in cui siamo proiettati: al massimo lo ritarda o lo attenua leggermente.
Eppure una via d'uscita molto semplice, almeno sul piano della comprensione economica, esiste...