1. Come feedback
all'articolo di Wolf appena commentato in
questo post, sul FT di venerdì 19 (pag.10), compare questa lettera:
"...Martin Wolf
(Comment, May 17) pone in luce l'influenza negativa dell'enorme surplus delle
partite correnti della Germania nell'eurozona. E, come in altra occasione ha
sottolineato Wolf, un'eurozona che cerchi di imitare nel suo insieme il
surplus tedesco ha un'influenza malefica sulla crescita della domanda globale
(ndr; growth
failure da liberoscambismo mercantilista, per dirla con Joan Robinson,
che conferma il ruolo di punta di diamante della globalizzazione incarnato
dall'ideologia dell'euro, imperniato
istituzionalmente su crescita export-led e riforme strutturali, smentendo,
ancora una volta, l'idea dell'ital-grancassa mediatica che l'euro sia una forma
di "difesa" dalla globalizzazione stessa).
Wolf esprime il
dubbio, da molti condiviso, che possa mai verificarsi in Germania l'aumento dei
salari necessario per il riallineamento della sua competitività.
Un meccanismo che
potrebbe essere utilizzabile per promuovere un tale aggiustamento è una rivalutazione
fiscale (ndr; ovviamente del tasso di cambio reale tedesco): ciò
implica che la Germania aumenti i contributi sociali e assistenziali
gravanti sui datori di lavoro e riduca le tasse sul consumo (come
l'IVA...ndr; essendone l'aumento "preventivo e competitivo", invece, misura
isomorfa a un contingentamento delle importazioni, in violazione
dell'art.34 TFUE). Una tale politica può essere definita come fiscalmente
neutra.
Si potrebbe
immaginare un rivalutazione tedesca accompagnata
da misure in opposta direzione da parte dei paesi che tendano a bilanciare il
proprio deficit verso il pieno impiego.
Paesi come la
Grecia o il Portogallo hanno già ricevuto pressioni in questa direzione, onde
aumentare l'IVA mentre si riducono gli "oneri sociali" per i datori.
Sebbene i
tentativi per via fiscale di imitare l'impatto delle variazioni dei cambi
nominali siano ben lontani dall'esserne un perfetto sostituto, l'evidenza
empirica ha suggerito che essi siano efficaci.
Lo step cruciale
per l'eurozona, comunque, è di riconoscere la necessità della simmetria
nell'aggiustamento.
La Germania
dovrebbe convenire che aumenti del costo del lavoro per unità produttiva
costantemente sotto il 2% fissato normativamente dalla BCE costituiscano un
problema che esige una correzione esattamente come quelli dei paesi che hanno
registrato costanti aumenti al di sopra di tale limite.
Malcom Barr,
Senior Western
European Economist,
JP Morgan
London...UK".
1.1.
Già: ma se i tedeschi non riconoscono questa "necessità della
simmetria"?
Beh,
si porrebbe un altro interrogativo, della massima importanza polititica, ma non
€uropea, quanto mondiale. E l'interrogativo è il seguente:
-
se, permane un vincolo istituzionale immodificabile, per
via dei "rapporti di forza" che governano l'applicazione dei trattati,
e proseguisse l'influenza "malefica" sulla crescita della domanda
globale, provocata da un'eurozona che funziona "nel suo insieme"
secondo le imposizioni tedesche, non sarebbe piuttosto, l'imporre questa
simmetria nell'aggiustamento, un affare del resto del mondo?
Per
capirne un corollario, un'ulteriore domanda: se, come certamente non si
può escludere, si verificasse una nuova crisi finanziaria globale,
l'intero pianeta potrebbe permettersi che l'area che esprime la maggior
percentuale di PIL al mondo, fosse soggetta a un'altra correzione basata
sulla "austerità
espansiva" (dunque pro-ciclica!), magari con una BCE
governata da un Weidman (le due circostanze rischiano di sovrapporsi
cronologicamente in modo inquietante)?
ADDENDUM-QED. Per dire: questa, qui sotto, è la traiettoria attuale che può solo autoaggravarsi per via degli effetti sui conti pubblici della compressione ulteriore della domanda interna e può divenire tragica in caso di shock esterno come nel 2011. E tutto ciò, mentre il complesso delle forze politiche si preoccupa solo di una legge elettorale che consenta la formazione di un governo capace di sopravvivere alla impopolarità esiziale di una legge di stabilità con un volume di consolidamento senza precedenti dal 2011: cioè a 6 anni di distanza dal governo Monti che doveva risolvere facendo presto! :
ADDENDUM-QED. Per dire: questa, qui sotto, è la traiettoria attuale che può solo autoaggravarsi per via degli effetti sui conti pubblici della compressione ulteriore della domanda interna e può divenire tragica in caso di shock esterno come nel 2011. E tutto ciò, mentre il complesso delle forze politiche si preoccupa solo di una legge elettorale che consenta la formazione di un governo capace di sopravvivere alla impopolarità esiziale di una legge di stabilità con un volume di consolidamento senza precedenti dal 2011: cioè a 6 anni di distanza dal governo Monti che doveva risolvere facendo presto! :
NON FA SOSTA L’EURO-SUPPOSTA - IN ARRIVO DA BRUXELLES LE “RACCOMANDAZIONI” AL GOVERNO ITALIANO. VOLETE SAPERE QUALI? TASSARE LA PRIMA CASA E AUMENTARE L'IVA - L’EUROPA CI VUOLE MORTI: LA PRESSIONE FISCALE ITALIANA, SOMMANDO LA COMPONENTE TRIBUTARIA A QUELLA CONTRIBUTIVA, È AL 64,8% CONTRO MEDIA EUROPA 40,6%
2. In realtà, la
proposta del gagliardo
Barr (giovane 28enne laureato in marketing e già rugbysta di discreto
successo nella nazionale di...Hong Kong), risponde a ipotesi ed analisi che
ritrovate nel post di goofynomics sopra linkato (e, in generale, ne "Il
tramonto dell'euro", nonché, anche
qui, estendendo l'analisi all'assetto giuridico inderogabile dei trattati).
L'obiezione che
svolgeva Alberto, al tempo (2012!), entro una polemica che gli anni hanno
rivelato priva di oggettivo fondamento (appunto per l'irremovibilità tedesca), era
la seguente:
"Ora ci
dicono che loro sono virtuosi e che dobbiamo fare come loro. Cioè violare il
Patto di stabilità, chiederà Pierino? No, Pierino, noi (noi) dobbiamo essere
virtuosi....
Ma se il loro scopo
non fosse stato quello di fotterci, perché, di fare le riforme, non ce l’hanno
proposto mentre loro si accingevano a farle?
Se lo scopo di queste riforme è
vincere insieme la guerra santa contro la Cina (una delle due ossessioni degli
ortotteri, l’altra essendo la castacoruzzzzzzionebrutto), perché, chiedo,
perché i virtuosi alamanni
non hanno voluto che le decidessimo insieme? Questo nessuno se lo chiede,
perché la risposta a questa domanda che nessuno si pone (i Giannino, i
Cruciani, gli Alesina, i Polito, i Gramellini) è tanto semplice quanto sgradita
agli occhi degli errand boys e dei loro Castle hacks:
perché chi picchia per primo picchia due volte (soprattutto se
l’avversario è bendato), e loro volevano fotterci.
Bene: a queste persone che
evidentemente volevano fotterci, ora tu vai a chiedere di aderire a uno
standard retributivo? Suvvia... siamo seri!
Del resto, non
so se noti il paradosso.
Il paradosso
consiste nel fatto che noi dovremmo costringere i custodi europei
dell’ortodossia e del libero scambio a fare quello che naturalmente accadrebbe
(rivalutare in termini reali) se essi lasciassero liberamente agire le forze di
mercato, che invece reprimono. Perché col culo degli altri son tutti
(libero)scambisti. Chiaro, no? Qui ovviamente non ci può essere buona
fede."
3. Le obiezioni
che, in questa sede, abbiamo mosso alla soluzione consistente nella
rivalutazione "reale" tedesca (proponibile in svariate modalità),
sono, sul piano giuridico, perfettamente in linea con quella logico induttiva
basata sui fatti concludenti; tali obiezioni, risultano, ci permettiamo di
dire, giuridicamente assorbenti:
i)
(qui,
p.5): Per poter ottenere un qualche risultato in questa direzione, occorrerebbe
che il sistema sanzionatorio attuale, praticamente a effetti nulli, fosse
profondamente rivisto: invece della
procedura avviata, nel 2013 (!) dalla Commissione per lo squilibrio eccessivo
dei conti esteri tedeschi non s'è saputo più nulla e la Germania continua
imperterrita nel suo atteggiamento mercantilista.
Il quadro attuale, fondato sugli artt.articoli 119,
121 e 136 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), conduce
al massimo, e senza alcuna garanzia che ciò debba essere portato a tali
conseguenze, alla comminatoria di un deposito infruttifero, trasformabile in
equivalente sanzione, dello 0,1% del PIL a carico della nazione che
inadempia a piani di correzione e reiterate (negli anni!) raccomandazioni.
In pratica, il quadro legale europeo, sugli squilibri da avanzo eccessivo delle
partite con l'estero, è un mero palliativo sprovvisto di qualsiasi persuasività
normativa.
Questo quadro di soft-law, cioè di giuridicità incompleta
derivante dall'inesistenza, nonché dalla mancata e perdurante
inapplicazione, di sanzioni dotate di effettività, non è casuale o
episodico: è parte di un assetto consolidato, coerente e corrispondente alla politica
della forza che caratterizza, storicamente, i trattati liberoscambisti-
ii) Va poi
precisato che, se non si può intaccare questo pseudo-sistema di inefficace
correzione del più anticooperativo degli squilibri macroeconomici (ed anche
il meno conforme alla funzione, teorica, di un trattato economico dichiarato
federalista e unionista), cioè arrivando a una revisione dei trattati e
delle fonti da esso derivanti (in particolare del regolamento concernente la Macroeconomic
Imbalance Procedure — MIP), l'Italia non ha, e nemmeno Macron, se per questo, alcun speranza di vedere
accolta la proposta avanzata, anche
di recente, di "avere margini di flessibilità per tagliare
l’Irpef e per effettuare (i mitici) investimenti".
Una tale pretesa,
infatti, allontanerebbe l'Italia dalla strada della correzione svalutativa
interna imposta dal bench mark della produttività reale e del CLUP tedesco,
portando l'Italia stessa, e non la Germania, a reflazionare e, quindi, a subire
ancora di più la pressione competitiva dei prodotti tedeschi (e non solo) sul
nostro mercato interno, rimangiandosi, mediante un ritorno al disavanzo estero,
la poca crescita che tali misure, comunque molto limitate nelle dimensioni che
sarebbero consentite, potrebbero innescare. Per la Francia...idem (e a fortiori);
iii) anche
ammettendo che "il riconoscimento di un'esigenza di ripristino della
simmetria" (con rivalutazione fiscale autonomamente promossa), da parte
della Germania, sia ragionevolmente sostenuto da molta parte degli economisti
(cosa che neppure rispetto alla sua attuale forma tardiva è pacificamente
affermabile), rimangono sul tappeto tutte,
e proprio tutte, le ragioni sui presupposti fondamentali, di natura ideologica,
dei trattati e sui loro contenuti.
Presupposti e ragioni
"graniticamente" avallati
dalla Corte di giustizia UE (che ha sempre evitato di prendere in esame una
possibile violazione tedesca dei trattati, interpretandoli in un modo che ne
prescinde e si adegua alle loro "esigenze"), e culminanti in
questo fuoco di sbarramento giuridico (p.14). Si tratta di
una diatriba "riformistica" di lunga data, sempre infrantasi
sull'effettivo costo della solidarietà fiscale per la Germania (e gli altri Stati in forte surplus dei conti con
l'estero), stimato
realisticamente da Sapir ad esempio.
3.1. Ed infatti, a questa
ormai poco convinta rivendicazione "solidale" viene opposto (con
successo):
a) il pacta
sunt servanda, cioè l'irrevocabilità (più o meno correttamente sostenibile
sul piano delle regole del diritto dei trattati) di vincoli assunti
volontariamente dagli Stati, per quanto onerosi possano poi rivelarsi;
b) ai fini di
adozione di regolamenti o "risoluzioni" (v. ad es; l'OMT, cioè il whatever
it takes annunciato da Draghi) che introducano la flessibilità e/o la
"solidarietà", si eccepisce l'essenzialità stessa delle clausole sul
divieto di solidarietà fiscale, che giustificherebbero, comunque, la
legittimità del richiamo tedesco alla teoria della "presupposizione";
e quindi alla nullità di ogni modifica dei principi dei trattati che ne
costituiscono Voraussetzungen: cioè presupposti essenziali della stessa
conclusione del trattato, tali da risultare invocabili davanti alla
stessa Corte GUE, e, prima ancora, davanti alla Corte costituzionale tedesca,
per sancire la nullità/inefficacia dell'introduzione di ogni meccanismo
solidaristico di tal genere;
c) l'esigenza
dell'unanimità per poter comunque introdurre una sostanziale modifica del
trattato UE e FUE (a prescindere dall'invocabilità della procedura ex art.48
TUE, in forma ordinaria o semplificata)".
4. Ma probabilmente, il miglior contributo al dibattito sulla sostenibilità
dell'euro e sulle ragioni, culturali prima che economiche, della sua irriformabilità, viene proprio dalla
Germania; e non lo diciamo ironicamente.
Anzi, la realtà
dei fatti (economici, storico-ideologici e istituzionali) emerge con chiarezza
proprio dalla viva voce della parte non...elitaria del popolo tedesco, cioè da
dei kabarettisti, dei comici, che esprimono una chiarezza di idee anzitutto
impensabile da parte dei propri omologhi italiani ma che, più ancora, non
supererebbe neppure il filtro implicito (e censorio della realtà) che viene
imposto da decenni sulle televisioni italiane:
5. Allo "stato dell'arte", questo video rappresenta il condensato della miglior comunicazione di massa raggiunta in argomento (tranne, forse, per il "credito" attribuito, con un ottimismo un po'....prematuro, alla ragionevolezza delle richieste di Macron): si può ridere o sorridere, ma senza dimenticare che sottostante a tutta la "scenetta" c'è un senso di disperazione, di impossibilità ad indurre alla ragione, che fa onore ai suoi autori.
Ma che mostra anche che la insostenibilità dell'ordoliberismo mercantilista, a guida tedesca, consente risposte che si limitano alla tragica risata del popolo che per primo la subisce e che, in definitiva, si appella alla "intelligenza" di tutti gli altri popoli coinvolti. Ma anch'essi disperati...

